Salerno scende in campo per Carola Rackete e per essere liberi di dissentire

di Erika Noschese

“Liberi e libere di dissentire”: all’appello lanciato in questi giorni da numerosi cittadini salernitani che questo pomeriggio, alle 18.30 scenderanno in piazza per esprimere solidarietà alle 12 persone indagate dopo la contromanifestazione organizzata in occasione della passeggiata per la Legalità della Lega, nel mese di settembre, si unisce anche Potere al Popolo, in queste ore presente in tutta Italia per contrastare gli atti di prepotenza e di propaganda assunti da questo Governo. Intanto, sia Potere al Popolo che il Coordinamento Salerno contro la legge (in)sicurezza, promotori dell’iniziativa Liberi di Dissentire questo pomeriggio scenderanno in piazza anche per esprimere solidarietà all’equipaggio della Sea Watch3. «Manifestiamo contro la politica della barbarie imposta dal Ministro Salvini, vogliamo gridare il nostro dissenso contro il progetto nazista di lasciare morire migliaia di persone in mare, contro gli sgomberi di progetti culturali e spazi sociali, contro l’idea della donna oggetto espressa dalla Legge Pillon e dal Congresso delle Famiglie; contro chi vorrebbe mettere da parte i valori di antifascismo, antirazzismo e antisessismo», dichiarano i membri di Potere al Popolo. «Saremo in piazza al fianco di chi è stato ingiustamente indagato per aver contrastato una marcia apertamente xenofoba, sessiste e omofoba – ha dichiarato Gerardo Ragosa responsabile dipartimento povertà e immigrazione di Pap Salerno – Siamo con i 12 indagati, con la comunità senegalese che ogni giorno subisce discriminazioni e repressione, al fianco degli attivisti dello Centro Popolare Colapesce di Catania sgomberato brutalmente nelle scorse settimane e della capitana della Sea Watch che ha salvato vite disobbedendo una legge ingiusta». E proprio il coordinatori di Salerno contro la legge (in)sicurezza questo pomeriggio daranno vita non solo ad un momento di riflessione collettiva ma esprimeranno vicinanza all’equipaggio della Sea Watch e alla capitana Carola Rackete. Intanto, continuano ad arrivare messaggi di solidarietà da parte di esponenti del mondo dello spettacolo, politico o semplici cittadini. Tra questi il consigliere Dante Santoro che, attraverso i suoi canali social, esprime solidarietà alle 12 persone indagate e la squadra di Zona Orientale Rugby Popolare Salerno pronti a scendere in campo per esprimere la loro vicinanza.




Sempre liberi di esprimere il proprio dissenso ovunque

Di Erika Noschese 

«Liberi di dissentire». Un coro, un appello, un invito ad esprimere sempre e comunque il proprio pensiero, senza
temere ripercussioni. La manifestazione prende il via da Salerno, dopo i fatti accaduti in occasione del comizio di
Matteo Salvini quando in piazza Portanova è stato affisso lo striscione “Questa Lega è una vergogna”. Due gli
indagati la cui posizione, pochi giorni fa, è stata archiviata su disposizione del Gup
Marilena Albarano. Il giudice per le udienze preliminari infatti non ha riconosciuto l’accusa di turbativa di
propaganda elettorale a carico delle due persone coinvolte. Da allora, molti salernitani hanno scelto di non tacere e
di imporsi per esprimere liberamente il loro dissenso. Nasce così la manifestazione in programma domani, alle 18.30, in piazza Cavour, accompagnata da una serie di videomessaggi di solidarietà da parte di vari esponenti salernitani e non. Tra questi spicca il nome di Marco Zurzolo, sassofonista napoletano: «La censura è un argomento che pensavo sepolto da
tempo ma a distanza di ottant’anni ce ne
troviamo ancora a parlare – ha detto
nel videomessaggio il musicista –
Un diritto che avevamo conquistato, un diritto di cui i miei genitori mi avevano sempre parlato. Nella mia famiglia si è parlato sempre di diritti umani, diritti al pensiero, cosa che oggi mi ritrovo a riparlarne e mi sembra un sogno, un tuffo nel passato». Da qui l’appello di Zurolo a partecipare a questa manifestazione per i diritti del pensiero e per gridare il proprio no alla censura. «E’ tutto sbagliato quello che succede in questo momento», ha poi aggiunto il sassofonista. Ad esprimere solidarietà anche il cantante Alberto Bertoli: «Io sto con i ragazzi di Salerno perché credo che tutti devono avere il diritto di manifestare e spero sarà sempre così». Tanti dunque i messaggi di solidarietà da parte di volti noti del mondo dello spettacolo. A questi si aggiunge l’attore salernitano Claudio Lardo: «Sto con le donne e gli uomini di Salerno perché esprimere le proprie idee non può essere considerato reato. Non si può più tollerare questo clima di oppressione e soppressione del dissenso Io sono per la libertà. Sempre per la libertà di dissentire». Intanto, tanti sono i cittadini che hanno espresso la loro solidarietà, uniti sotto un unico coro: liberi di dissentire.

«E’ assurdo che io a 19 anni non possa esprimere il mio dissenso»

«E’impensabile che io, a 19 anni, non abbia il diritto di manifestare e di esprimere il mio dissenso nei confronti
di chi é al potere». A pronunciare queste parole è Mario Novelli (nella foto), studente maturando del liceo scientifico “Severi” di Salerno, tra le 12 persone che la questura ha deciso di indagare con l’ipotesi d’accusa di manifestazione non
autorizzata per aver preso parte alla contromanifestazione in occasione della
Passeggiata della legalità tenutasi l’11 settembre 2018, organizzata dalla Lega di
Salerno. «Penso sia evidente la volontà di reprimere criminalizzare il dissenso ed,
evidentemente, l’aria di repressione che si respira in tutta Italia è arrivata anche
nella nostra città – ha dichiarato il giovane 19enne – E’ inaccettabile oltre che anticostituzionale negare il diritto di manifestare ai cittadini e alle cittadine».
Per Novelli, infatti, nonostante braccia tese e cori nostalgici del ventennio «la
questura di Salerno ha ritenuto fossimo noi i fuorilegge quel giorno», facendo partire così gli avvisi di garanzia giunti subito dopo il comizio del leader della Lega, a Salerno, Matteo Salvini.




Corteo anti-Salvini, presentato un esposto contro la Digos

di Erika Noschese

Un esposto alla Procura della Repubblica di Salerno per verificare eventuali illeciti commessi dagli uomini della Digos. Sono gli ultimi sviluppi della vicenda – poi divenuta a tutti gli effetti giudiziaria – che ha avuto inizio lo scorso 6 maggio, in occasione del comizio tenutosi in piazza Portanova del leader della Lega Matteo Salvini, in vista delle europee. In quell’occasione, infatti, fu esposto lo striscione “Questa Lega è una vergogna” dal balcone di un’abitazione privata. A bloccare sul nascere la protesta pacifica degli oppositori della Lega gli uomini della Digos che fecero irruzione all’interno dell’abitazione dell’anziana donna per imporre la rimozione dello striscione. Una vicenda che vede ora sotto indagine due giovani contestatori, Ennio Riviello e Giampietro Russo. Entrambi però hanno preso le distanze dalla conferenza stampa convocata per ieri mattina dal giornalista salernitano Marco Giordano, firmatario dell’esposto. «Abbiamo appreso dell’appuntamento con i giornalisti solo dopo la convocazione dell’incontro e non ne condiviamo contenuti, modi e finalità e ne sottolineamo la totale inopportunità», hanno dichiarato i due “protagonisti” di questa vicenda a tratti quasi drammatica. «Ci dissociamo da ogni azione atta a confondere e mischiare eventi autonomi, non correlati e soprattutto non coordinati – hanno poi aggiunto Riviello e Perruso – Le vicende giudiziarie che riguardano noi, e soltanto noi, restano secretate, pertanto ci dissociamo da ogni ricostruzione che non trova la sua fonte nelle nostre dichiarazioni e negli atti di indagini». Da qui l’attacco diretto agli organizzatori dell’incontro di ieri mattina al bar Verdi di piazza Luciani: «Le azioni politiche sono quelle che si mettono in campo, mettendoci la faccia, condividendo contenuti e metodi e non quelle su cui si tenta di mettere il cappello limitandosi a “notiziare” i protagonisti dell’indizione di una c o n f e r e n z a stampa a soli due giorni dal tenerla». Nel frattempo, Giordano va avanti per la sua strada e parla di “anomalie” che si sarebbero verificate in quell’occasione. «Ci sono stati atti contestabili e in Italia c’è un clima ostile alla libertà di dissenso che viene portata avanti attraverso disegni di legge che poi diventano, a tutti gli effetti, legge», hanno dichiarato gli organizzatori dell’evento, Lambros Andreou e Matteo Zagaria, oltre al giornalista giordano, che il prossimo 28 giugno, alle 18.30 daranno il via al primo dibattito in strada sulla libertà di dissenso. «Sia chiaro, la nostra non è una crociata contro le forze dell’ordine – ha dichiarato Giordano, difeso dagli avvocati Armando Maria De Nicola e Riccardo Bucci, entrambi dell’associazione Alter Ego – Vogliamo solo che venga fatta luce, è una battaglia ad ampio raggio» che mira, di fatti, ad analizzare «il rapporto tra istituzioni e libertà dei cittadini e forze dell’ordine e libertà dei cittadini». Alla questura, in sostanza, è stato richiesto se l’intervento degli uomini della Digos era autorizzato o meno e, in caso di risposta affermativa, perchè non è stato sequestrato lo striscione. «Fino a che punto gli indagati hanno commesso reato? Gli ordini ricevuti dalla Digos erano legittimi o meno?», si chiedono ancora gli organizzatori della conferenza che attendono ora nuovi risvolti in merito alla denuncia presentata.




Questa Lega è una vergogna, la protesta culturale

Lo si è “urlato” con la tranquillità della protesta culturale fatta di contenuti e non di odio scriteriato, lo si è fatto unendo volti, testimonianze e voci provenienti da mondi diversi che hanno voluto unirsi, a Campagna, nel coro unico da rivolgere alla Lega. “Questa Lega è una vergogna” recita l’appello apparso sul web per raccogliere adesioni da tutto il mondo della cultura, delle associazioni, del giornalismo, ma soprattutto del mondo civile per contribuire alla protesta culturale e parlare di testa e di cuore per contrastare chi invece parla di pancia alla pancia, rispondendo alle urla della propaganda perenne firmata dall’esecutivo a guida gialloverde con la forza delle idee e delle proposte. Con questo appello, che ha raccolto migliaia di firme sul sito web, si è dato il via all’organizzazione di una due giorni di eventi che avrebbe dovuto realizzarsi in concomitanza con il raduno della Lega proprio a Campagna e proprio nello stesso weekend: una due giorni di dibattiti, un concerto, la firma di una “Carta di Campagna” che coinvolgesse tutti gli attori protagonisti dell’appello e della contro-manifestazione che poi, di fatto, è diventata una manifestazione-contro il governo visto che l’evento della Lega è stato ufficialmente rimandato. Due i dibattiti organizzati durante la mattinata di ieri presso la sede della coopoerativa agricola sociale “R-Accogliamo” di Campagna: il primo ha visto la partecipazione del saggista e scrittore Rubino Luongo, della docente universitaria nonché cofondatrice ed ex presidente dell’associazione genitori omosessuali “Famiglie Arcobaleno” Giuseppina La Delfa, il direttore del Museo della Memoria e della Pace “Ebrei a Campagna” Marcello Naimoli con la ricercatrice dell’Università dell’Aquila Luisa Corona a fare da moderatrice; il secondo ha invece messo al tavolo il docente univesitario Gennaro Avallone, il delegato alle politiche del welfare e agli immigrati della Cgil di Salerno, Anselmo Botte, il presidente del Consorzio Format Antonio Vecchio ed il presidente del circolo Arcigay “Arci Mediterraneo” di Napoli Antonello Sannino, con la presidente della cooperativa agricola sociale “R-Accogliamo” e co-promotrice dell ‘ a p p e l l o “questalegaeunavergogna” Teresa Di Giuseppe. Assente il presidente della comunità senegalese di Salerno, Daouda Niang. Tra i vari che si sono susseguiti negli interventi, l’attenzione è ricaduta sul prof. Rubino Luongo prima e sulla prof.ssa Giuseppina La Delfa poi. «Credo che questa manifestazione sia estremamente utile, perché serve a confermare alcuni di quei valori fondanti di democrazia, libertà e rispetto della dignità dell’uomo che sono fondanti la nostra Repubblica e quindi la nostra Costituzione. Valori che un tempo erano sicuricerti, li abbiamo creduti definitivi, ma che adesso non appaiono più tanto sicuri poiché continuamente insidiati» – ha commentato il prof. Luongo, che durante il suo intervento ha evidenziato la differenza con i “fascistelli” del Ventennio – «Fascistelli in senso stretto non se ne vedono. Quando però vengono messi in giro certi disvalori, la storia procede attraverso i percorsi imprevedibili che possono portare ad esiti anche mostruosi. La storia non sempre si ripete in modo uguale, non è che oggi ci possono essere dei Farinacci o Mussolini, fascistelli di questo tipo non ne vediamo in giro ma quando certi valori iniziano ad essere disconosciuti noi non sappiamo a quali approdi la storia ci potrà portare». «Questi sono i personaggi che rendono incerti i fondamenti della nostra Costituzione e della nostra Repubblica. Non sono fascisti in senso stretto, ma quando si mettono in dubbio certi valori, innescano percorsi difficilmente prevedibili. Quando la Lega parla di democrazia diretta, pensa di ampliare i margini della democrazia ma in effetti apre la strada a possibili approdi dittatoriali e addirittura tirannici. Lo dicevano già i filosofi antichi: la degenerazione della democrazia può portare all’oligarchia, ma direi più alla tirannide. Lo stiamo già vedendo in Europa con esempi come Putin, Erdogan, Orban che nascono dal suffraggio universale, ma sono personaggi che limitano molto le libertà democratiche». Sulle differenze tra M5S e Lega: «Il M5S non possiede i pregiudizi discriminatori razziali che ci sono nella Lega, però non li contesta. La Lega esprime l’anima popolare, diciamo, però c’è una grande insicurezza ideologica nel Movimento 5 Stelle, sicché poi si possono trovare insieme anche opposti inconciliabili che stanno insieme per opportunità politiche». La professoressa La Delfa, invece, ha parlato ovviamente dei diritti Lgbti+, argomento più che naturale di cui discutere visto che era prevista la presenza del ministro Fontana a Campagna: «La premessa fatta da Fontana sulle famiglie arcobaleno era una specie dichiarazione di guerra, ma non solo a loro ma a tutto ciò che non rientra nella sua idea di famiglia, poiché si è visto anche un attacco alle mamme single o a genitori separati o divorziati. Non è un caso che Pillon si stia inventando questa legge assurda sulle famiglie separate, sull’affido dei figli. Loro vogliono rendere impossibile la separazione delle coppie, dunque obbligandole a convivere anche in condizioni insopportabili. Sembra che siamo tornati agli anni Trenta, non è uno scherzo questa idea di famiglia, patria e lavoro che era il fulcro dell’idea fascista. Cosa dobbiamo fare, quindi, non solo noi famiglie arcobaleno? Loro intendono imporre con le leggi un’idea della famiglia, quindi non applicando leggi già esistenti o mettendo i bastoni tra le ruote su elementi come le unioni civili e inventando cose per renderci la vita più difficile. Non esiste da nessuna parte la bugia detta da Salvini riguardo genitore 1 e genitore 2, ad esempio. Noi vogliamo la parità di tutti i genitori, quali essi siano. Noi vogliamo vivere come pensiamo sia giusto vivere, continuiamo creare famiglie, ad essere visibili senza tornare indietro nemmeno di un passo, continuiamo a rivendicare la tutela presso i tribunali, cercando di far capire all’opinione pubblica che una famiglia è una famiglia».

Il sindaco Monaco polemico: «C’è gente che non sa nemmeno dove è il Museo della Memoria»

Durante il secondo tavolo organizzato presso la cooperativa R-Accogliamo, il sindaco di Campagna Roberto Monaco è intervenuto per salutare, dando però di fatto inizio ad una polemica. Dopo aver infatti introdotto il suo discorso con cenni storici riguardo la pluralità di vedute che ha contraddistinto la “sua” Campagna, passando da Santa Domenica a Giordano Bruno, è iniziata la parte polemica: «Trovo positivo che le idee muovano le persone, è straordinario quando ciò avviene soprattutto nei giovani: un sindaco però è obbligato al rasoterra nelle cose, e io non faccio eccezione. A parte la vostra bontà, nel dibattito complessivo a mio avviso sono emerse delle ipocrisie e per me ipocrisia è la distanza spazio-temporale che passa tra l’idea e la sua mancata attuazione. C’è tanta gente che ha tante idee ma non le sa muovere a favore del territorio, quando poi invece qualcosa si muove e agita il territorio, allora non c’è più ipocrisia». «Sul Museo della Memoria – prosegue il sindaco – ho sentito parlare delle persone che credo non sappiano neanche dove si trova, e questo mi dispiace: è l’unico museo della memoria riconosciuto a livello regionale. Qui abbiamo avuto eventi importanti, abbiamo portato il rabbino capo della comunità ebraica, insomma questa terra è stata più volte palcoscenico di idee diverse che hanno saputo confrontarsi in un clima favorevole alla discussione». «Non posso che augurarvi buon lavoro – e continua la polemica di Monaco – non omettendo di sottolineare una cosa quando un sindaco partecipa ad inaugurare, poiché io non rappresento me stesso o una parte, rappresento le istituzioni, e se le istituzioni rappresentassero solo una parte sarebbero cattive istituzioni, visto che vengo invitato istituzionalmente, non è che io abbia le idee dell’una o dell’altra parte. Io rappresento le istituzioni, e come istituzione mi tocca andare ovunque, anche laddove albergano idee diverse e lontane dalle mie. Io rappresento la città nella sua interezza ed in tutte le sue pulsioni, che devono essere espresse in maniera civile». A questo punto interviene Anselmo Botte: «Per inciso, rispetto il ruolo istituzionale, rivendico le manifestazioni contro. Non perché vengo dalla Cgil, ma perché fare una manifestazione con la collocazione “contro” ha una sua specificità e ha tutto il suo valore. Non significa fare una manifestazione perché non si ha l’idea, ma proprio perché le si hanno e le si vuole condividere». Monaco, di nuovo, replica: «Mettiamola così, mi piacerebbe molto che questo territorio che rappresento ospitasse più momenti del genere anche in non concomitanza con altri. Mi piacerebbe nascessero dei momenti per affermare dei propri valori a prescindere dal resto. Auspico che oltre questo, ne nascano altri senza essere necessariamente concomitanti. Diciamo le stesse cose ma da punti di vista diversi. Rispetto il punto di vista di tutti, infatti sono qua stamattina». Il dibattito nel dibattito prosegue per qualche altro minuto, poi il sindaco saluta e va via. Intanto l’onorevole Conte assiste allo “scambio di idee”, saluta a margine del tavolo ma non si pronuncia.