Scafati. Helios, siamo punto e a capo

Di Adriano Falanga

Non c’è due senza tre. Non solo canale San Tommaso e fiume Sarno, in contrada Cappella non si fanno mancare proprio nulla, e ritorna la denuncia sulle esalazioni del sito di lavorazione e stoccaggio rifiuti della Helios. Ammesso che il problema sia mai scemato, considerato che nel mentre in città si protestava per i miasmi estivi del Sarno, da queste parti continuavano a segnalare i disagi derivanti dall’acre e persistente puzza di spazzatura. <<Nonostante denunce, proteste ed esposti del Comitato Cappella e oltre (ultimi esposti datati rispettivamente 27/07/17 e 29/07/17 diretti alla Commissario, Ufficio Ambiente Comune di Scafati e Procura di Nocera Inferiore), l’attività del Sito di Stoccaggio Rifiuti Helios, ubicato a ridosso delle abitazioni, continua a procurare indisturbata, disagi ai cittadini>> denunciano i residenti riuniti nel corposo comitato, vero presidio di quartiere. <<Un odore nauseabondo proveniente dal Sito Di Stoccaggio Rifiuti Helios, pur ridotta l’attività, negli ultimi mesi, in alcuni giorni particolari, attraverso scarichi o attraverso il movimento di raccolta del materiale stesso, soprattutto le notti, avvolge la nostra città. Il vento sposta il cattivo odore nelle zone limitrofe arrivando in città, e quindi, non solo i residenti della zona, ma anche gli abitanti di Cappella e Mariconda accusano tale disagio, con grave rischio e gravi danni per la salute, la qualità della vita, delle attività quotidiane>>. Ad oggi nessun riscontro è ancora pervenuto dalla commissione straordinaria, che si ritrova sul piede di guerra anche gli impiegati di Palazzo Mayer, dopo che due di loro l’altro ieri sono finiti in ospedale per i disturbi legati ai miasmi del fiume sottostante le finestre. Occhi, gola e stomaco bruciano, si avverte nausea e senso di stordimento e difficoltà respiratorie, questi i sintomi maggiormente lamentati. <<L’ insopportabile odore nauseabondo proveniente dal sito costringe gli abitanti a rimanere chiusi in casa e la presenza di auto compattatori che incolonnati, lungo la strada Galileo Ferraris sostano con evidenti perdite di liquidi (presumibilmente percolato) provocano disagi per la viabilità – continuano dal Comitato – Continueremo a far sentire la nostra voce, perché di fronte a certi eventi e alla disperazione della gente che vede ferita la propria dignità, il proprio diritto alla salute, le sofferenze esplodono come un martello scalfiscono e hanno il merito di farci fare esercizio di riflessione comune>>. Infine, ancora una volta, il disperato grido di aiuto: <<Non vogliamo più essere cittadini invisibili, non vogliamo più essere spettatori di un futuro che non abbiamo scelto di costruire in questo modo, non vogliamo essere cittadini che frequentano la città solo in certe occasioni, ma vogliamo contribuire, a costruire un senso di appartenenza ad comunità protesa al servizio, capace di ascoltarsi, incontrarsi, confrontarsi, e perché no sempre pronta a ricominciare, perché sulla salute dei cittadini non si specula ma si difende>>.

MA LA HELIOS HA TUTTO “IN REGOLA”

Seppur tra una lunga lista di prescrizioni, la Helios ha visto la parola fine alla lunga Conferenza dei Sevizi chiesta dalla Regione Campania. Necessarie apportare modifiche agli impianti dopo la diffida del Comune di Scafati circa la formazione di odori, ai rilievi del Dipartimento ARPAC di Salerno a seguito di sopralluogo del 20/07/2016 e in ottemperanza delle prescrizioni impartite il 30/11/2015 dal Corpo Forestale dello Stato – Stazione di Sarno. La Conferenza di Servizi si è tenuta nelle sedute del 20/10/2016, 19/12/2016, 02/02/2017, 16/03/2017 e 19/05/2017. Il Comune di Scafati non ha mai sollevato la questione ambientale, come non ha mai evidenziato la contrarietà delle norme di attuazione dell’area Pip (dove ricade la Helios) a questo tipo di attività industriale. L’autorizzazione viene concessa nonostante il parere negativo del Comune di Scafati (rispetto alla regolarità edilizia limitatamente alle opere indicate nelle ordinanze comunali emesse). Via libera invece dall’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano e dall’Arpac. Assenti gli altri enti convocati, tra cui l’Asl, che non hanno fatto pervenire nessuna nota in merito. L’azienda dovrà sottostare a precise prescrizioni, tra cui il rispetto del Piano di Monitoraggio e Controllo sostanze chimiche in atmosfera, nonché un autocontrollo delle emissioni in atmosfera odorigene. Niente turni notturni, l’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente in orario diurno dalle ore 6 alle ore 22; in occasione di ponti festivi che non consentono il regolare conferimento verso impianti esterni, quanto al rifiuto umido biodegradabile, potrà applicare la procedura emergenziale di stoccaggio, da attuare mediante l’utilizzo di sei cassoni metallici scarrabili a tenuta, da ubicare nell’area in depressione dedicata. L’azienda avrà anche obbligo di effettuare l’autocontrollo sullo scarico procedendo ad analisi qualitative sulle acque reflue rilasciate e sull’emissione in atmosfera di sostanze chimiche, con cadenza periodica, tramite compilazione di apposito registro. Ma chi controllerà?




Scafati. Arriva l’autunno caldo scafatese. La triade chiamata a dare risposte su questi temi…

Di Adriano Falanga

Settembre è arrivato. Scafati si lascia alle spalle, lentamente e non senza strascichi, un’estate caldissima sotto ogni aspetto. Ma settembre sarà soltanto il primo di una lunga serie di appuntamenti amministrativi, politici e giudiziari, che continuerà a tenere banco l’opinione pubblica. Si parte dal 14, giorno in cui si (ri)pronuncerà il Tribunale del riesame di Salerno sulla richiesta del Pm Vincenzo Montemurro della custodia cautelare in carcere per Pasquale Aliberti, dopo il rinvio della Suprema Corte di Cassazione. Entro questo mese bisognerà anche decidere se archiviare, o rinviare a giudizio i venti indagati (o parte di questi) dell’inchiesta Sarastra, che ha scombussolato la vita socio politica della città. Dal punto di vista amministrativo la situazione non è meno delicata. La Commissione Straordinaria andrà a toccare con mano le conseguenze provocate dal taglio della spesa corrente imposto dal piano di rientro decennale, per il riequilibrio dei conti comunali. Si parte dalla mensa scolastica, portata all’aliquota massima per qualsiasi nucleo familiare, indipendentemente dal reddito. Durante i mesi estivi è stata avviata una petizione dalle mamme dei piccoli studenti. Bisognerà poi dare risposte dal punto di vista dello sviluppo economico, al momento la triade prefettizia non si è mai espressa in tal senso, limitando i suoi primi sei mesi di attività al contenimento della spesa e alla riorganizzazione della macchina comunale. Occorre nuovo atto di indirizzo quanto all’area Pip, abbandonata a se stessa e senza nessun progetto di rilancio o rivalutazione.

La città attende risposte anche sul commercio, oramai messo in ginocchio dalla totale assenza di progetti, incentivi e manifestazioni. Non calerà mai l’attenzione sulla questione ambientale, perché se da un lato scemerà la puzza del fiume Sarno, resterà dall’altro lato l’intollerabilità dei miasmi emessi dal canale San Tommaso, “operativo” sotto questo spetto per tutto l’anno. A settembre la città tornerà a riempirsi, e l’Acse sta ancora arrancando per risollevare la percentuale sulla raccolta differenziata. Il cda guidato da Daniele Meriani al momento è stato costretto a fare un passo indietro sulla decisione di lasciare i rifiuti indifferenziati a terra. Si raccoglie tutto, ogni sera, puntando però sui controlli portati avanti dalla Polizia Municipale. In tal senso i caschi bianchi, nonostante la carenza di personale, hanno già elevato decine di contravvenzioni. Poca cosa però, vista l’’stensione territoriale e la sfacciataggine dei cafoni. Occorrono telecamere, ragion per cui la commissione cerca fondi, ma occorre anche un piano industriale netto, preciso, dettagliato, che punti non solo a reprimere i cafoni, ma anche ad incentivare i virtuosi. Sotto questo aspetto la guida del dottor Meriani è ancora molto approssimativa. Sembra che l’Acse navighi a vista, e per una società con un Pef di circa 11 milioni di euro è assolutamente censurabile. Bisognerà rilanciare la struttura, migliorare la comunicazione con il cittadino e soprattutto pensare di eliminare un cda di tre componenti. In certi casi è preferibile concentrare le risorse economiche attorno alla figura di un amministratore unico o direttore generale con comprovata esperienza nel settore.

Dopo il fallimento di Aprile, è caduta nell’oblio la Scafati Sviluppo. Non sono più arrivate notizie. Il cda dichiarato fallito, nella persona dell’ex presidente Alfonso di Massa ha presentato ricorso. Poi il nulla. Al momento la società è guidata da due curatori fallimentari nominati dal tribunale, ma non è stato ancora chiarito che resta in piedi anche il cda voluto dai commissari (con relative spese). Urgente e improcrastinabile spiegare alla città le strategie per salvare l’area industriale da eventuali speculazioni immobiliari, possibili acquistando all’asta i beni della società di trasformazione urbana. In alto mare anche il Piano D’Ambito S1, di cui il comune di Scafati è capofila. La struttura che eroga i servizi sociali è ancora senza coordinatore, e questo comporta lo stallo dei servizi, tra cui l’avvio della gara d’appalto per la gestione del centro disabili Raggio Di Sole. Dato il benservito alla Publiparking, al momento la città è libera dalla sosta a pagamento. Circa venti famiglie rischiano seriamente di perdere il lavoro, e oltre al danno economico, in città sono ricomparsi gli abusivi della sosta. E non sempre diventa facile liberarsene. Un errore grave, mandare via la società che aveva regolarmente vinto gara d’appalto, senza avere alle spalle una precisa soluzione alternativa. Il servizio dovrebbe essere gestito dall’Acse, ma la società ha già difficoltà con la sola raccolta rifiuti. A Palazzo Mayer si pensa al ritorno del “grattino”, acquistabile negli esercizi commerciali.

Oppure rilevare i nuovi parcometri acquistati dal vecchio gestore e affidare il controllo alla Polizia Municipale. In quest’ultimo caso si tratta però di una soluzione più onerosa. Quanto alla Sicurezza e Viabilità il maggiore Carmine Apicella, sovraordinato prefettizio, starebbe valutando, assieme al comandante dei caschi bianchi Pasquale Cataldo, un concorso per l’assunzione di nuovi vigili urbani, a tempo determinato. Forse dieci, forse venti. Dal nuovo anno si potrà capire qualcosa di più. Resta ancora il rilancio della città, attraverso il recupero degli spazi pubblici. La Villa Comunale è oramai ridotta a poco più di una boscaglia, e le altre aree attrezzate sono stati chiuse per il forte degrado in cui erano finite. Si pensa quantomeno di attuare una buona Rassegna Natalizia, per riavvicinare i cittadini al territorio. Infine, bisognerà anche decidere cosa fare delle quote detenute al Consorzio Farmaceutico, se venderle del tutto o in parte, evitando pericolose speculazioni sulle farmacie comunali (cinque) presenti in città. Sarà quindi un anno intenso per la commissione straordinaria guidata dal prefetto Gerardina Basilicata, che seppur ha raccolto i cocci di un vaso rotto da altri, ha comunque tutta la responsabilità istituzionale di porre rimedio.

M5S: “CHI CONTROLLA ALLA EX COPMES?”

<<Sono ormai passati sei mesi dall’insediamento della Triade e a Scafati i miglioramenti ancora non si intravedono. Le partecipate più di tutte mostrano le maggiori criticità>>. Polemiche dal M5S, che si richiamano a quelle già espresse anche dal deputato Angelo Tofalo, sull’operato della triade prefettizia. <<Ci ritroviamo l’Acse con un cda che non riesce a dare le giuste risposte ai cittadini sia in termini di risparmio, che di servizi. Sarebbe opportuno eliminare il cda e affidare la gestione ad un unico direttore generale, mai rimpiazzato dopo l’uscita dell’ex ingegnere DE Vivo, andato in meritata pensione. Della Scafati Sviluppo si sono perse le tracce – continuano gli attivisti di Scafati in Movimento – il suo cda non si sa cosa stia facendo. Altro che trasparenza, abbiamo un organo che guida una società dichiarata fallita>>. I grillini incalzano sulla stu, dove sembrerebbe siano stati commessi degli abusi. <<Vengono controllati gli operatori industriali che occupano l’area? Giungono notizie di vari abusi perpetrati nell’area>>.




Scafati. Domenica la marcia, l’appello: “adesso bisogna reagire, è questa la città che vogliamo?”

Di Adriano Falanga

<<Non si manifesta contro qualcuno, ma a favore di qualcosa>>. E quel “qualcosa” è la città di Scafati. Così Arcangelo Sicignano, ingegnere Fiat, promotore e organizzatore della marcia di domenica 3 settembre. Partita in sordina, sembrava una delle tante manifestazioni nate attraverso il web, mai andate oltre le 30-40 adesioni. Obiettivo? Sensibilizzare le autorità preposte al grave disagio vissuto attraverso le esalazioni del fiume Sarno. Ma questa estate è stata una delle più difficili che la città di Scafati abbia mai attraversato. Non solo il fiume, ma anche la spazzatura per strada e soprattutto l’emergenza criminalità. E allora domenica l’occasione è buona per stringersi e quantomeno esserci. Le premesse della vigilia sono positive, tantissime le adesioni. <<La nostra città potrebbe essere uno dei posti migliori dove vivere e far crescere i nostri figli. Il fiume Sarno potrebbe essere una risorsa incredibile. Invece è ormai diventato una fogna a cielo aperto. Ho pensato che non potevamo restare indifferenti e rassegnati ma dovevamo lottare per il futuro dei nostri figli e per la nostra città>>. Sicignano, nessuna esperienza politica di partito alle spalle, racconta di aver sacrificato le ferie e la famiglia, per la riuscita della manifestazione. <<Chiediamo che il Presidente della Regione, il Ministro dell’Interno e il Ministro della Salute vengano nella nostra città e si rendano conto di persona della situazione in cui siamo costretti a vivere. Chiediamo che la Commissione Straordinaria che in questo momento rappresenta lo Stato, si faccia garante di questa richiesta – aggiunge il professionista – I cittadini di sinistra, di destra, di centro e del M5S per una volta saranno uniti sotto un’unica bandiera, quella della salute e sicurezza dei propri figli e della propria città. Tanti cittadini stanno collaborando, ai quali va il mio ringraziamento e lo faccio citando il nome di una cittadina il cui contributo è stato incredibile Teresa Voccia>>. Decine le adesioni, dai diversi gruppi Facebook alle associazioni fisiche, come “Cappella e oltre” e “Laboratori Vitrae”. Anche ex consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, hanno fatto sapere che ci saranno. Contrari Monica Paolino e Pasquale Aliberti, che oltre a ritenere politicamente strumentale la manifestazione, sul social network ha scritto di Arcangelo Sicignano: “L’ho visto solo in occasione di incarichi fiduciari nel 2013”.

Commento stigmatizzato dall’interessato: <<Non ho mai parlato con l’ex sindaco, seppur lo conosco dalle superiori. Ogni qualvolta una persona perbene cerca di fare qualcosa per il bene comune, senza avere partiti e poteri forti alle spalle, viene attaccato e accusato. Ma questo lo sapevo fin dall’inizio. Nonostante ciò ho continuato perché quando tra 10 anni mi guarderò allo specchio potrò dire di averci provato perché “chi lotta può anche perdere ma chi non lotta ha già perso”>>. Sicignano ha personalmente contattato anche esponenti della società civile, nonché i parroci delle diverse parrocchie scafatesi. <<Sia don Giovanni De Riggi di Santa Maria Delle Vergini che Don Peppino De Luca di San Francesco Di Paola hanno sposato l’iniziativa e domenica mattina ricorderanno ai loro fedeli della manifestazione. Non ho parole per ringraziarli della profonda sensibilità mostrata>>. L’appuntamento è per domenica 3 settembre, alle ore 11, in piazza Vittorio Veneto. <<Per dimostrare al mondo intero che il popolo scafatese non si rassegna e non si arrende. Due ore in cui si decide se combattere o rimanere a casa e accettare tutto. Due ore in cui si decide se Scafati può risorgere o andare lentamente ma inesorabilmente verso il declino totale>> conclude Arcangelo Sicignano.

ALIBERTI-PAOLINO: “Protestano senza un obiettivo preciso”

<<Le marce si organizzano su obiettivi precisi e non per portare la gente per strada, già disperata, semplicemente per cercare visibilità o protestare senza conoscere i problemi, lo stato dell’arte e i livelli istituzionali di riferimento>>. Censura in questo modo la marcia di domenica l’ex sindaco Pasquale Aliberti. Ricorda la marcia da lui promossa il 20 novembre 2010: <<Una grande partecipazione della città e dei sindaci di tanti comuni coinvolti. Alla marcia segui un incontro presso l’Aula Consiliare il giorno 23 di novembre a cui parteciparono l’assessore alla Regione Campania Eduardo Cosenza, l’onorevole Monica Paolino e il generale Roberto Jucci, commissario straordinario per l’emergenza del Sarno. La nostra richiesta era chiara: finanziare la rete fognaria del Comune di Scafati e il dragaggio del fiume Sarno. Ottenemmo sia il primo che il secondo finanziamento per opere di completamento pari a 250 milioni di euro. I lavori della rete fognaria sono stati inaugurati ad aprile del 2015 mentre il progetto Grande Sarno è stato più volte ostacolato dagli ambientalisti di facciata per la vicenda delle vasche di esondazione. Una marcia che aveva un obiettivo concreto e che si rivolgeva a degli interlocutori chiari e competenti. Un risultato straordinario ottenuto grazie all’impegno di tutti>>. Sulla stessa posizione anche la moglie consigliere regionale, Monica Paolino. <<Per la maggioranza dei cittadini, questa marcia ha davvero un senso e una ragione che comprendo fino in fondo, ma sembra che per una certa politica sia solo una prova muscolare per ottenere qualche momento di visibilità – fa sapere la forzista – Ecco perché non parteciperò. Per la politica, il tempo delle marce è scaduto. E’ giusto, invece, passare dalle parole alle azioni, alla luce delle opere avviate e pianificate>>.

“Scafati che fine hai fatto. Adesso reagire”

<<Sono passati 60 anni e mi ricordo che bevevo l’acqua del fiume, adesso è una fogna a cielo aperto>>. E’ un foglio A4, con nastro adesivo attaccato sui muri del centro storico. Un volantino fatto in casa che potrebbe essere stato scritto da chiunque, considerato lo sfogo in esso contenuto. Un messaggio probabilmente di stimolo alla partecipazione alla marcia di domenica mattina in piazza Vittorio Veneto. <<Adesso tutti uniti combattiamo per la nostra città. Scafati che fine hai fatto! Ti hanno portato nel degrado totale>>




Scafati. Ambiente: task force in Comune. Gli arancioni chiedono la mappatura degli scarichi

Di Adriano Falanga

Quali sono i poteri degli enti locali in merito agli sversamenti lungo i canali del fiume Sarno? Molti, in primis la facoltà di concedere autorizzazioni. Il fiume Sarno e i suoi affluenti in queste settimane sta letteralmente esasperando gli scafatesi, a causa delle incessanti e insopportabili esalazioni emanate. La puzza è quella tipica che si può avvertire passando nel perimetro delle aziende conciarie solofrane, ma considerato anche l’aumento della portata e il colore che di volta in volta assume il corso d’acqua, è facile presagire che a sversare dentro sono anche i non pochi scarichi abusivi, civili e industriali. Quest’anno il problema è certamente più insopportabile degli anni passati, e la popolazione chiede con forza controlli. In questi giorni a Palazzo Mayer i settori legati all’ambiente stanno intensificando il lavoro. Si cerca la coordinazione tra i sovraordinati prefettizi, i responsabili del settore ambiente, il presidente dell’Acse e il capo della Polizia Locale. Perché oltre al Sarno a Scafati è intensa la questione ambientale, che rende invivibile la città. Puzza certo, ma anche rifiuti, tanti, che l’Acse raccoglie con non poche difficoltà.

Scafati Arancione: <<vogliamo elenco autorizzazioni agli scarichi e loro mappatura>>

Quanto agli scarichi abusivi, protocollata ieri mattina una richiesta alla commissione straordinaria da parte degli attivisti di Scafati Arancione. <<Chiediamo alla Commissione di estrapolare e farci pervenire, vista la legge regionale n.4 del 2011 e considerando le competenze dei comuni, le autorizzazioni concesse per lo scarico nei corpi idrici superficiali, per comprendere così in questi anni chi è stato autorizzato, in che quantità. Questo può rappresentare un primo passo verso una presa di coscienza reale di quello che oggi, soprattutto nei mesi estivi, rappresenta il corso d’acqua – spiega il portavoce Francesco Carotenuto – Allo stesso tempo, vista l’attività svolta negli anni ’90, chiediamo venga pubblica una mappatura delle attività produttive presenti sul territorio scafatese per avere conoscenza degli attori economici che si muovono nella nostra città>>. E in questo modo, può diventare anche più semplice per i cittadini attivi, di monitorare e segnalare eventuali illegalità riscontrate. <<Purtroppo non basta indignarsi – per di più esclusivamente sui social – ma bisognerebbe avere la volontà di agire con fermezza e un pizzico di coraggio, se vogliamo davvero fare in modo che questo tema non sia ad esclusivo appannaggio della stagione estiva per ritornare a richiuderlo a settembre in un cassetto>>




Scafati. “Non si respira più. Andiamo via”. Lo sfogo di chi vende casa per i miasmi del Sarno

Di Adriano Falanga

<<Questa è la casa che ho ereditato da mio padre. Ha lavorato 50 anni, morendo letteralmente sul posto di lavoro, pur di riuscire a darmi una casa. Ma la situazione è insostenibile. Andiamo via da Scafati>>. Anna è nata a Scafati, sposata con un uomo di Angri, due figli sotto i dieci anni. Siamo a pochi metri da piazza Garibaldi, dal balcone si vede il rio Sguazzatoio. <<E’ pieno giorno, e già si sente la puzza. Ogni anno la stessa storia, uno scempio che si consuma ripetutamente sotto gli occhi di tutti, delle Istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni, degli ambientalisti, e dei cittadini oramai assuefatti. Ma ci si può mai assuefare a questo schifo?>>. Agosto salute mia non ti conosco, la gente va al mare, e gli sciacalli ne approfittano per sversare migliaia e migliaia di litri di sostanze nocive nel fiume Sarno, passando soprattutto per i suoi affluenti. Si cerca di far ricadere la colpa sulle industrie conserviere, perché questo è il periodo della lavorazione stagionale, ma dentro il fiume ci finisce di tutto. A monte le acque raccolgono i metalli pesanti provenienti dalle concerie di Solofra, che oramai hanno distrutto tutta la fauna del corso d’acqua, rendendola tossica e ad alto rischio malattie. Ma nei 24 km della sua estensione a sversare illegalmente sono, oltre agli scarichi abusivi civili e agricoli, anche aziende che nel loro processo produttivo adoperano acqua. Sotto accusa anche le aziende di raccolta e trasporto reflui, che per contenere i costi sversano nottetempo il contenuto delle loro cisterne, frutto degli espurghi civili ed industriali fatti durante il giorno.

Sarebbe questa una delle ragioni per cui con l’imbrunire a Scafati cala il coprifuoco, rendendo agli scafatesi impossibile tenere le finestre aperte. <<Abbiamo dovuto installare climatizzatori in ogni ambiente – continua Anna – ma questo serve solo ad attenuare il problema. Mia figlia piccola soffre d’asma e mio marito è molto insofferente, perché si vede limitato nella sua libertà personale, di decidere se dormire con finestre aperte o meno>>. Hanno messo in vendita l’appartamento, l’intenzione è di trasferirsi nella vicina Angri, città di origine del marito. Operazione non facile, soprattutto in estate. <<Chiunque è venuto fino ad oggi a vedere la casa è rimasto scioccato dalle esalazioni provenienti dal fiume. E tutti hanno rifiutato anche di fare un’offerta. Hanno paura per la loro salute. Non vogliono spendere i frutti dei loro sacrifici per respirare veleno>>. Del resto, è la stessa ragione per cui la famiglia ha deciso di andare via. L’appartamento, comprato 15 anni fa a 220 mila euro, oggi è stato messo in vendita a 170 mila. <<Cinquantamila euro in meno, e nonostante tutto, non troviamo acquirenti. Siamo stanchi, abbandonati e non tutelati>>

ANDREA: “vado via anche io da Cappelle”

In inverno le esalazioni della Helios, in estate il Sarno, in entrambe le stagioni i miasmi del canale San Tommaso. <<Lavoro a Salerno, e i miei colleghi oramai l’hanno imparato tutti “Scafati città della puzza”. E’ così che descrivono la mia città>>. Andrea è un impiegato 40 enne. Vive in località Cappelle, in una casa di proprietà della moglie, ereditata dai suoceri. La decisione di andare via dopo che più di un familiare si è ammalato di patologie oncologiche. Forse un caso, ma avendo figli ancora piccoli, prevenire è meglio che curare. <<Ogni battaglia si è rivelata inutile, adesso tutti a protestare, ma tra un mese, che la puzza sarà finita o almeno tollerabile, nessuno si ricorderà più del problema, che con o senza puzza resta assolutamente vivo e vegeto – continua Andrea – abbiamo così deciso di vendere casa. Volevamo semplicemente affittarla in un primo momento, ma la mancanza di acquirenti ci ha convinti di vendere>>. E anche qui il prezzo è basso, fuori mercato, rispetto alla media. <<Perché la puzza scoraggia gli interessati, siamo stati costretti a svendere per rendere più appetibile la casa, ma ad oggi, dopo quasi quattro mesi, decine di contatti ma zero proposte>>. Nessuno vuole venire a Cappelle, perché investire soldi, tanti soldi, in una zona ad alto rischio ambientale? <<Ciò che mi fa rabbia, è che a Scafati non esistono associazioni ambientaliste che possano seguire direttamente la problematica. Ci sfoghiamo su internet, chiamiamo i Noe, i programmi televisivi nazionali ma non esiste un’associazione che decida di agire legalmente, di fare causa, di denunciare tutto e tutti, per il grave e persistente inquinamento di aria e acqua. La politica poi, letteralmente scomparsa. La questione ambientale non può essere solo tema da campagna elettorale>> conclude un arrabbiato Andrea.

LO SFOGO: TUTTI RESPONSABILI.

<<Questi liquami non derivano dal pomodoro. Nei canali del Sarno ci scaricano di tutto! Pensate che un’azienda di autotrasporti situata vicino a un canale ha 20 autocisterne per trasporto liquami! A Nessuno dei preposti viene la voglia di controllare e sorvegliare?>> In questi giorni i social network sono diventati monotematici. Oltre alla spazzatura non raccolta, il tema è sempre lo stesso: l’aria irrespirabile impregnata dei miasmi del Sarno. Un commento però racchiude bene la sintesi degli umori degli scafatesi, e lo scrive Luigi, sul gruppo “Sei di Scafati Se”. <<Care autorità verrà il giorno in cui il cittadino denuncerà! Ma attenti, rischierete di essere denunciate anche voi per omissione di controllo! Lei Commissario, Lei Comandante dei vigili, Lei Comandante dei Carabinieri! (State proprio su uno dei canali in questione), Lei Funzionario ARPAC che è spesso in zona per controllare, appunto, le aziende, Lei direttore della Gori distratto dalla emergenza idrica, Voi politici di Scafati a cui sta tanto a cuore, forse, il nostro territorio (nostro! non vostro!) perché voi in realtà amate solo gli affari>>. Ad essere diventato poi virale in questi giorni è un video in cui è ripreso un tratto del controfosso destro, canale che proveniente da San Marzano passa per via Terze sfociando poi nel Sarno. Taglia in due la fertile campagna che lo circonda. Immagini eloquenti, contadini intenti a lavorare i campi coltivati, che confinano direttamente sugli argini del canale, mentre scorre in esso una sostanza biancastra, densa, e la puzza è simile a quella di fognatura. Un pericolo per le coltivazioni, e nessuno ancora è in grado di dare rassicurazioni. O anche solo spiegazioni.




Scafati. Fiume Sarno: la puzza regna sovrana. E’ allarme sanitario…da trent’anni

Di Adriano Falanga

Il mese di Luglio per gli scafatesi segna un appuntamento importante, quello con la festa patronale. Ma da almeno trent’anni viene ricordato anche per la stagione conserviera, che si apre nello stesso periodo. Un’importante occasione per l’indotto economico, perché centinaia di stagionali trovano lavoro presso le decine di aziende dislocate nell’agro nocerino. Ma luglio è anche il mese della puzza. Le prime “avvisaglie” ci sono state già durante i giorni della festa, dove il centro città ha subito le esalazioni emesse sia dal Sarno che dai canali attigui. Seppur la nomea la portano le aziende conserviere, la responsabilità deve essere estesa anche agli scarichi dell’indotto agricolo e civile, quasi sempre abusivi.  Sono decenni oramai, tutti sanno ma nessuno vede. E così, da oggi e fino ai primi di settembre, dormire con le finestre aperte sarà impossibile per chi vive lungo le sponde del fiume e dei suoi affluenti, dalla periferia al centro città. O meglio, l’acre odore di marcio è avvertito anche in zone distanti centinaia di metri dal corso d’acqua più vicino. E oltre a creare problemi al vivere comune, la puzza diventa un “ottimo repellente” per chi decide di fare una passeggiata in città, tenendo lontana la movida e portando con se insetti, topi e sporcizia di ogni genere. E così Addio ad ogni buono proposito di organizzare eventi o manifestazioni tipicamente estive. Perché, e lo scriviamo senza tanti giri di parole, la questione ambientale legata alla puzza del Sarno ha allontanato, negli anni, la gente dalle strade molto più della questione sicurezza. Chiaramente contribuendo al persistente stato di disagio economico delle attività commerciali locali.

<<L’usanza criminale degli scarichi all’interno del fiume riprende ferocemente e ritornano in azione quel manipolo di criminali convinti che quel corso d’acqua sia di loro proprietà e di conseguenza utilizzabile per i loro sporchi sversamenti>> così Francesco Carotenuto, di Scafati Arancione. <<Non vogliamo che la questione torni ad essere solo un modo di fare retorica per riempire qualche pagina di giornale o per riempire qualche post su Facebook nel bel mezzo della calura estiva ed è per questo che ci appelliamo alla grande sensibilità della commissione straordinaria, che non ha mai fatto mancare in questi mesi>>. La speranza è che i commissari, lontani da ogni logica elettorale e interessi di parte, possano contribuire a dare una svolta all’annoso problema. <<Alla Commissione chiediamo non solo maggiori controlli e un tavolo di concertazione con i sindaci dell’intero bacino per contrastare con azioni forti, dalle sanzioni alle ordinanze di chiusura di opifici e industrie che si macchiano di questi crimini – continua Carotenuto – ma chiediamo di monitorare le realtà industriali che operano e producono nella nostra città>>. Parte il primo esposto alle autorità competenti. <<Anche quest’anno invieremo denuncia non soltanto alla Procura della Repubblica, ma anche alle autorità competenti come Arpac, Asl e Noe. Saremo un tarlo continuo in difesa della nostra città e della nostra gente>>, conclude l’attivista.

SARNO, ALLARME SANITARIO SEMPRE ATTUALE

Oltre ai reflui della rete fognaria, immessi in maniera più o meno legale, a creare pericolo sanitario sono soprattutto le sostanze chimiche che contaminano pericolosamente il corso d’acqua. Sostanze che rischiano di compromettere seriamente la salute pubblica qualora finissero a contatto con le tante colture che costeggiano il letto del fiume. E questa non è certamente una realtà astratta, anzi. L’Arpa Campania ha già lanciato l’allarme, nel corso dei controlli del mese di giungo sono emerse infatti concentrazioni di cromo e mercurio potenzialmente superiori agli standard di qualità ambientale ammessi. Il Dipartimento di Prevenzione Igiene e Sanità Pubblica della Asl Salerno ha così sollecitato il Comune di Scafati ad emettere ordinanza per impedire l’utilizzo “a qualsiasi scopo” delle acque contaminate, compresi gli usi irrigui e zootencici. Un divieto prontamente emanato dalla triade commissariale. Certo è che da anni nessuno beve l’acqua del Sarno, ma in tempi di siccità non è raro imbattersi in agricoltori che attingono dal Sarno (o da pozzi collegati) per irrigare i loro raccolti. Le campionature sono state effettuate lungo il tratto che va da San Pietro-Via Lo Porto a via Fosso Dei Bagni. Un’area vasta e quasi interamente dedita all’agricoltura. E la foto che ritrae il corso d’acqua coperto da una torbida e maleodorante sostanza biancastra, è stata scattata in questi giorni proprio in via Lo Porto, in piena area agricola. Il rischio per la salute pubblica è altissimo, ecco perché occorre subito avviare controlli, verifiche e monitoraggio del corso d’acqua. Scarichi abusivi compresi.




Scafati. Dalla Regione il via libera definitivo alla Helios, tra obblighi e prescrizioni

Di Adriano Falanga

Seppur tra una lunga lista di prescrizioni, la Helios vede la parola fine alla lunga Conferenza dei Sevizi chiesta dalla Regione Campania lo scorso anno a seguito dell’ultima richiesta di ampliamento attività non sostanziale. Una richiesta necessaria per apportare le modifiche agli impianti dopo la diffida del Comune di Scafati circa la formazione di odori, ai rilievi del Dipartimento ARPAC di Salerno a seguito di sopralluogo del 20/07/2016 e in ottemperanza delle prescrizioni impartite il 30/11/2015 dal Corpo Forestale dello Stato – Stazione di Sarno. L’azienda di via Ferraris che stocca e lavora i rifiuti, vede chiudersi anche la fase commissariale imposta dalla Procura di Nocera Inferiore ad ottobre 2017, dopo il sequestro “in attività” e la nomina di un pool di tecnici ad affiancare l’amministratore delegato Francesco D’Auria, finito sul registro degli indagati. La Helios avrebbe regolarizzato la sua posizione e concretizzato le dovute misure per evitare il pesante impatto ambientale con l’ambiente che la ospita. La Conferenza di Servizi si è tenuta nelle sedute del 20/10/2016, 19/12/2016, 02/02/2017, 16/03/2017 e 19/05/2017. L’autorizzazione viene concessa nonostante il parere negativo del Comune di Scafati (rispetto alla regolarità edilizia limitatamente alle opere indicate nelle ordinanze comunali emesse). Via libera invece dall’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano e dall’Arpac. Assenti gli altri enti convocati, tra cui l’Asl, che non hanno fatto pervenire nessuna nota in merito. L’azienda dovrà sottostare a precise prescrizioni, tra cui il rispetto del Piano di Monitoraggio e Controllo sostanze chimiche in atmosfera, effettuare entro trenta giorni dall’ultimazione dei lavori un’indagine fonometrica lungo il perimetro aziendale finalizzato a verificare il rispetto dei valori limite previsti dalle norme di settore, nonché un autocontrollo delle emissioni in atmosfera odorigene. Niente turni notturni, l’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente in orario diurno dalle ore 6 alle ore 22; in occasione di ponti festivi che non consentono il regolare conferimento verso impianti esterni, quanto al rifiuto umido biodegradabile, potrà applicare la procedura emergenziale di stoccaggio, da attuare mediante l’utilizzo di sei cassoni metallici scarrabili a tenuta, da ubicare nell’area in depressione dedicata.

Quanto all’attività edilizia spetterà al Comune controllare (attualmente azienda ed Ente pubblico sono finiti davanti al Tar). Per quanto riguarda il trattamento delle acque nere e grigie provenienti dei servizi igienici, la Helios previa depurazione, verserà tutto nel collettore fognario posto sulla strada prospiciente l’impianto. Le acque pluviali incidenti sulle coperture dei corpi di fabbrica, raccolte mediante idonee condotte pluviali e pozzetti di raccolta saranno scaricate nella fognatura passante per via F. Ferraris. Le acque pluviali, incidenti sui manufatti presenti all’interno dei capannoni e tettoie, finiranno nel canale Fosso del Mulino, e da qui nel fiume Sarno. Le acque interne ai capannoni confluiranno in griglie di raccolta del tipo a nastro, da qui giungeranno in un pozzetto di raccolta e derivazione posto sul piazzale e dove seguiranno, poi, il percorso delle acque di dilavamento del piazzale verso l’impianto di depurazione; Le acque di dilavamento piazzali, raccolte da adeguate griglie disposte sull’intera superficie dell’impianto, fino ad essere canalizzate al pozzetto temporizzatore e da qui all’impianto di depurazione prima dell’immissione in fogna. Vietato qualsiasi altro tipo di scarico liquido non autorizzato. L’azienda avrà obbligo di effettuare l’autocontrollo sullo scarico procedendo ad analisi qualitative sulle acque reflue rilasciate e sull’emissione in atmosfera di sostanze chimiche, con cadenza periodica, tramite compilazione di apposito registro.

DAL 2011 GUERRA SENZA TREGUA

Era il 21 ottobre 2011 quando l’Igiene Urbana fu autorizzata dalla Regione Campania, previo silenzio assenso del Comune di Scafati, all’esercizio dell’impianto di stoccaggio e trattamento rifiuti pericolosi e non, ubicato in un opificio che prima ospitava un’industria conserviera, in piena area Pip. E questo, nonostante i piani attuativi degli insediamenti industriali prevedessero il divieto per lo svolgimento di attività insalubre. Il 31 luglio del 2013 l’autorizzazione è stata volturata alla Helios srl, di fatto collegata all’Igiene Urbana che ha lavorato con l’Acse, occupandosi del ritiro del rifiuto organico, fino all’anno scorso. Nel corso degli anni, più volte l’azienda ha fatto richiesta di ampliamento, sostanziale e non sostanziale, della propria attività. L’ultima autorizzazione è stata concessa il 23 dicembre 2015, relativa ad un aumento della volumetria di alcuni tipi di rifiuto, tra cui una maggiorazione del 10% degli scarti alimentari di mense e cucine. Ed ogni volta la Regione ha informato il Comune di Scafati, che puntualmente non ha opposto resistenza o presentato deduzioni. In questi anni sono molteplici gli esposti sottoscritti dai residenti contro la puzza e i rumori molesti provenienti dall’opificio. Prima dello scioglimento il consiglio comunale aveva costituito una commissione d’inchiesta per verificare la regolarità dell’iter procedurale e le autorizzazioni in possesso della Helios. Sul tema anche uno scontro politico tra maggioranza e opposizione, quest’ultima accusava l’amministrazione uscente di aver taciuto e permesso sia l’insediamento che i successivi ampliamenti dell’azienda. Ad ottobre 2016 il sequestro e il commissariamento, poi la conferenza dei servizi, ed infine il via libera definitivo alle attività, con decreto dirigenziale della Regione Campania n. 36 del 6 luglio 2017.

M5S: ORAMAI PROBLEMA POLITICO

<<Il problema Helios a questo punto diventa politico>>. Da Scafati in Movimento la promessa di investire nuovamente il gruppo di consiglieri regionali del M5S per affrontare la questione ambientale di via Ferraris. << Cambiano i musicanti ma non la musica. La Giunta regionale continua a rilasciare decreti autorizzativi alla Helios. Forse non è chiara la situazione di disagio che ancora il sito di stoccaggio per rifiuti provoca ai residenti della zona. Ci chiediamo se il Pd locale è a conoscenza di questo nuovo decreto autorizzativo>>. Il gruppo consiliare uscente dei democrat è stato molto attivo sulla vicenda, contribuendo in maniera determinante alla revoca dei permessi comunali. Ecco perché i grillini sollecitano il partito <<di chiedere ai suoi interlocutori in Regione spiegazioni in merito o quantomeno rispondere all’interrogazione del Movimento 5 Stelle che ancora chiede di calendarizzare in Commissione l’argomento Helios. È nei loro poteri farlo ed è loro dovere visto che più volte si sono schierati contro le autorizzazioni per il sito di stoccaggio. Chissà se nella conferenza stampa che terranno con gli onorevoli regionali Luca Cascone e Franco Picarone faranno luce anche su questo chiedendo di intervenire>>. L’area Pip, eterna croce degli scafatesi. <<La Regione non può ignorare la delibera di Consiglio Comunale dell’ottobre scorso in cui fu chiaro che le aziende come la Helios non sono gradite nel Pip scafatese, dunque perché dare nuove autorizzazioni?>>. Gli attivisti accusano il Comune di Scafati di aver fatto una blanda opposizione in sede di conferenza dei servizi: <<solo qualche appunto alle autorizzazioni edilizie e nulla sul tema ambientale>>. Insistono sulle norme di attuazione: <<Altri Pip si sono ben guardati da permettere l’assegnazione ad aziende come la Helios. Il bando è pubblico e sono pienamente elencate le aziende non gradite. Perché a Scafati invece questo non viene tenuto conto?>>. Infine, l’appello alla commissione straordinaria <<di emanare un’ordinanza a tutela della salute pubblica di divieto di sosta degli autocompattatori, che creano disagio alla viabilità su strada pubblica, e non area privata adibita a parcheggio. Inoltre, più volte abbiamo documentato come questi mezzi perdano liquido, similmente percolato, dai cassoni, finendo direttamente sulla nuda terra sottostante>>




Scafati. Casciello, la guerra delle lettere. Ancora polemiche sullo scambio lotti in area Pip

Di Adriano Falanga

Non si placano le polemiche nei riguardi di Mimmo Casciello, ex consigliere comunale delegato al Pip e già amministratore Agroinvest in quota Scafati. Finito nell’occhio del ciclone per aver presumibilmente favorito l’acquisizione di lotti in area Pip alla AM Tecnology-Igiene Urbana, contribuendo quindi all’ampliamento del sito di stoccaggio situato in via Ferraris, in contrada Cappella. Una transazione dai contenuti incerti, su cui la Procura antimafia ha chiesto un parere tecnico sulla sua fattibilità. Uno “scambio” di lotti, da Angri a Scafati, grazie ad un passaggio di consegne tra imprese, tutte riconducibili alla stessa proprietà della Helios srl. Una convenzione molto criticata, sulla quale Casciello ha sempre negato di esserne al corrente, fino a che non è spuntata fuori una lettera del dirigente Agroinvest Ciro Amato, in cui si riconosce la volontà politica dell’amministrazione scafatese, espressa per il tramite di Casciello, nel concludere l’operazione. E così l’ex amministratore corregge il tiro, e tira fuori dal cassetto un’altra missiva, questa volta a sua firma, datata 31 agosto 2015. Circa un mese dopo le sue dimissioni dal cda, avvenute il 4 agosto, il giorno prima della stipula della convenzione tra Agroinvest e AM Tecnology (giorno 5). Nel documento l’alibertiano prende le distanze da quanto dichiarato dal dottor Amato un mese prima. “Nessun atto di indirizzo avente carattere specifico o generale è stato mai reso dal sottoscritto essendo la materia espressamente demandata alla competenza della Giunta e del Consiglio Comunale – si legge – nella più assoluta libertà ed alla sola ed unica discrezionalità degli organi sociali competenti alla società Agroinvest spa è stata lasciata la valutazione sulla possibilità di accettare la richiesta in oggetto e le diverse modalità di pagamento”. Quindi Casciello e l’amministrazione comunale, sapevano dell’operazione. Ora, che l’abbiano saputo dopo la firma (ma è inverosimile credere che non siano mai stati informati dell’iter avviato) sorge comunque la domanda: Perché Casciello invece fino a pochi giorni fa ha sempre chiarito di essere andato via prima? Perché non ha mai reso noto i contenuti di questa sua missiva, denunciando un’operazione ambigua che avrebbe di fatto comportato l’ampliamento del sito di stoccaggio Helios, nel momento in cui le proteste dei residenti erano già sonore e consistenti? E perché sia la Giunta, che le commissioni e lo stesso Consiglio Comunale non sono mai stati informati di quanto stava accadendo? <<Pur non essendo in AgroInvest ho sempre informato i miei cittadini di ogni dinamica, mai nel chiuso di una stanza.  Insieme abbiamo scelto il da farsi anche nelle Conferenze dei Servizi – chiarisce l’ex consigliere comunale – Opporsi? Ad un insediamento che non può essere realizzato perché privo di opere di urbanizzazione. E’ l’azienda la parte danneggiata: 10 mila mq di suolo industriale senza la possibilità di poter realizzare un opificio. Altro che vantaggio>>. Appare però paradossale che un cartello di aziende, leader nel settore dei rifiuti, decidano di investire oltre 1,5 milioni di euro per un terreno in cui è impossibile edificare e fare impresa. Facciamo notare che in area Pip sono già due le aziende che sono riuscite ad edificare e avviare l’attività, nonostante non ci sia mai stato l’avvio delle necessarie opere di urbanizzazione.

1-casciello <<Hanno avuto il permesso a costruire non per opera dello spirito santo, ma in quanto i propri lotti erano in una posizione del tutto marginale rispetto alle opere di urbanizzazione che dovranno essere realizzate, essendo presente già una strada. Un’altra licenza, è stata invece da me bloccata perché a causa di un procedimento “discutibile” che dovrà chiarire chi prima di me ricopriva il ruolo in AgroInvest, ed oggi quotidianamente mi attacca>> una frecciatina rivolte probabilmente a Mario Santocchio. Secondo Casciello la presenza di un sito di stoccaggio non è motivo di scoraggiamento per altri investitori. <<I bandi espletati in passato hanno visto la forte partecipazione delle imprese. Segno evidente che gli imprenditori sono più preoccupati da un PIP mai decollato e da una crisi economica asfissiante>>. Respinge ogni accusa, e invoca il complotto politico nei suoi confronti. <<Sono un uomo del fare. Le critiche senza senso basate sull’ arte dell’insinuazione dove non occorrono prove, riscontri certi ma dove quello che conta è il non dire la verità ma semplicemente insinuare il dubbio non mi scalfiscono – ribatte Mimmo Casciello – Sono stato continuo bersaglio mobile di una certa opposizione consiliare ed extraconsiliare, troppo spesso su questioni personali e non politiche. Oggi con l’uscita della scena politica di Pasquale Aliberti, era facile immaginare che nei miei confronti si sarebbe intensificato quello stesso odio di cui in questi anni è stato vittima Pasquale, sua moglie Monica e l’intera famiglia>>. Poi puntualizza ancora: <<In Agroinvest le stipule delle convenzioni avvengono da parte dell’amministratore delegato, in piena liberta, nel rispetto delle regole e senza condizionamenti, da chi ricopre incarichi nel consiglio di amministrazione. Tra l’altro nel periodo in questione ero dimissionario, avendo accolto l’invito del presidente della provincia all’azzeramento del cda in favore di un amministratore unico e con la promessa di un cospicuo finanziamento per il PiP di Scafati. Non essendo legato ad alcuna poltrona, non esitai. Priva di fondamenta è anche la notizia dell’indagine della Dia sulla vicenda>>. Resta il fatto che, indipendentemente dalle responsabilità di chi ha sottoscritto l’operazione, da Scafati, seppur a conoscenza, nessuno ha mai opposto diniego.

SUI PIP IL COMUNE RISCHIA IL DEFAULT

1-pipI Piani di Insediamento Produttivi affondano le radici nel lontano 1981, quando fu elaborata la prima bozza del progetto per la reindustrializzazione dell’area al confine con Sant’Antonio Abate. Nel tempo la sua realizzazione passò ad Agroinvest, con la stipula di una convenzione tra il Comune di Scafati e la società a partecipazione pubblica. Ad Agroinvest si sono avvicendati altri amministratori scafatesi, come Cristoforo Salvati e Mario Santocchio, entrambi sono stati amministratori delegati. Nessuno però è mai riuscito a riportare il progetto sulla giusta via. La società nel frattempo ha accumulato debiti su debiti, nei confronti degli imprenditori interessati e soprattutto delle decine di espropriati. Una serie di cause legali terminate in Cassazione hanno stabilito che il debito di Agroinvest e Comune di Scafati è pari a circa 15 milioni di euro. I due enti, essendo senza soldi, continuano a nicchiare ma oramai i gradini della Magistratura per appellarsi e prendere tempo sono finiti. Cominciano infatti a fioccare i ricorsi al Tar e a Palazzo Mayer più volte è arrivato un commissario ad acta che ha deliberato il pagamento del dovuto. Prima o poi il Comune di Scafati vedrà pioversi addosso decine di richieste di rimborso, oltre a spese legali ed oneri accessori, per il mai partito Pip. Una somma, dicevamo, che sembra aggirarsi attorno ai 15 milioni di euro, e che purtroppo, non risulta neanche iscritta a bilancio. Una delicatissima situazione su cui l’ex amministrazione ha pressoché sorvolato, anzi, ha in parte concentrato pure la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015. E così, tra gli ultimissimi atti prodotti dalla vecchia giunta, una delibera, la numero 363 del 13 dicembre 2016, in cui si dà mandato ad un legale di valutare lo stato dei rapporti tra il Comune di Scafati e l’Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno, già Agroinvest. Un incarico affidato all’avvocato Felice Laudadio per 7.300 euro circa. A confermare la difficile e incerta situazione in essere tra espropriati e Comune, è la stessa delibera, sottoscritta dal vicensindaco Giancarlo Fele. “Ad oggi il Pip non risulta essere stato attuato e si è verificato un contenzioso rilevante sia con le ditte espropriate che con alcune ditte assegnatarie – si legge nell’atto – in particolare diverse ditte espropriate non indennizzate hanno avviato azioni legali nei riguardi del Comune di Scafati, per l’esecuzione di sentenze passate in giudicato con le quali sono state determinate in via definitiva le indennità di esproprio nonché è stato condannato l’ente in solido con l’Agenzia al pagamento di spese legali ed oneri accessori”. La delibera non fornisce cifre, è piuttosto vaga sui numeri, ma decisamente realista nella situazione. Il contenzioso è definito “rilevante” e le sentenze passate in giudicato rischiano seriamente di mettere in ginocchio le casse, già precarie, del Comune. Insomma, lo spettro del default non è assolutamente così lontano. E gli scafatesi ne pagheranno le conseguenze. Una patata bollente che la triade commissariale guidata dalla Prefetto Gerardina Basilicata sarà chiamata a sbrigare.




Scafati. Helios, verso la riduzione dei materiali da lavorare

Di Adriano Falanga

Helios, si va verso una parziale diminuzione della quantità di materiale da lavorare, più adeguata alle dimensioni e capacità del sito di via Ferraris. E’ quanto emerge dopo la conferenza dei servizi tenuta, dopo due rinvii chiesti dall’azienda, presso la sede salernitana della Giunta Regionale. La seduta si è svolta regolarmente, presenti tutti gli enti preposti, tranne la Asl, oltre ai vertici dell’azienda e all’amministratore giudiziario nominato dalla Procura di Nocera Inferiore. Prossimo appuntamento previsto al 16 marzo. Presente per il comune di Scafati il sub commissario Francesco Prencipe, e i tecnici Vittorio Minneci (Ambiente) e Nicola Fienga (Urbanistica). “Sono stati fatti passi in avanti sulle misure gestionali da prendere e rispettare per evitare impatto ambientale – spiega Minneci – come ad esempio la creazione di zone di decompressione, ambienti a tenuta tipo stagna, lavaggio automezzi in uscita, installazione di scrubber”. Quanto alla puzza, ancora fastidiosa per i residenti di Cappella, Minneci rassicura: “dovrebbe attenuarsi ulteriormente quando saranno operative le misure dettate dall’Arpac e che sono in attesa di autorizzazione regionale”. E molto probabilmente si parla di una parziale revoca della quantità massima da poter stoccare nel sito. “Continuiamo a ribadire la necessità della revoca dell’autorizzazione tenuto conto dell’impatto ambientale e della contiguità dell’impianto nel centro del paese e che insiste in un area dove sono vietate le attività insalubri – insiste Mario Santocchio, ex presidente della commissione consiliare straordinaria sul tema – Ancora una volta siamo costretti a chiederci come mai l’Asl non era presente alla conferenza dei servizi? Ci attiveremo per la prossima seduta del 16 marzo 2017 affinché venga revocata l’autorizzazione alla società Helios”. L’ultimo esposto dei residenti è stato depositato presso la locale Tenenza dei Carabinieri o scorso 14 gennaio. E’ stato sottoscritto da una trentina di residenti. Nei giorni scorsi la Helios ha invitato ufficialmente una delegazione di consiglieri regionali del M5S, autori di un’interrogazione sul tema, a visitare l’impianto. “Sia chiaro, noi siamo la soluzione, non il problema” si leggeva in una nota della Helios.




Scafati. La Helios apre le porte al M5s: “noi siamo la soluzione, non il problema”

Di Adriano Falanga

La Helios apre le porte ai consiglieri regionali del M5S. “Invitiamo il M5S a visitare l’impianto. Aziende come la nostra rappresentano la soluzione, non il problema. Forniremo dati e chiarimenti sulla natura delle attività” così i tecnici dell’azienda di via Ferraris in una nota stampa. “Le porte della nostra azienda sono e resteranno aperte: i rappresentanti del Movimento 5 Stelle sono invitati a visitare lo stabilimento di via Galileo Ferraris. In tal modo potranno rendersi conto delle buone pratiche e delle tecnologie avanzate in uso della Helios srl – prosegue la nota – È comprensibile lo spirito con cui il M5s ha diramato la nota stampa del 19 gennaio scorso, sottolineando di aver depositato una richiesta di audizione in Regione Campania ma, come affermato dai vertici di Helios, l’azienda assolve ad un ruolo essenziale nella gestione e valorizzazione dei rifiuti della stessa regione Campania.
In forza delle sue autorizzazioni e grazie alle tecnologie in uso, l’impianto è in grado di garantire alti livelli di raccolta differenziata presso tutti i Comuni serviti della Regione. Inoltre, grazie agli accordi intrapresi negli anni con i consorzi di filiera (Conai, Corepla ed altri), trasferiamo oltre l’80% dei rifiuti lavorati direttamente presso impianti di valorizzazione merceologica, dislocati sul territorio nazionale”. Gli esponenti regionali grillini, dopo un’interrogazione andata a vuoto del settembre 2015, ha chiesto l’audizione degli enti preposti e dei vertici aziendali. “La presenza dell’impianto crea notevoli disagi ai residenti per gli odori nauseabondi e fastidi acustici – spiegavano Michele Cammarano, Vincenzo Viglione e Luigi Cirillo – che rendono la zona invivibile e costituiscono un pericolo per la salute. I residenti hanno documentato la fuoriuscita di percolato dagli autocompattatori sporgendo anche segnalazioni alla Procura. Per questi motivi il Movimento ha ritenuto utile e proficuo svolgere un’audizione”. L’intervento penta stellato, sostenuto dagli attivisti locali di Scafati in Movimento, ha sortito un primo effetto quindi. “Siamo consapevoli delle problematiche ambientali connesse alla gestione dei rifiuti, ma è bene chiarire che le piattaforme logistiche come Helios rappresentano la soluzione e non il problema alla storica questione dei rifiuti in Campania –si legge ancora nella nota della Helios – È per questo che invitiamo i consiglieri del M5s ad una visita presso il nostro impianto durante la quale forniremo dati e chiarimenti sulla natura delle attività svolte all’interno dell’azienda”.