Allo Stir di Battipaglia altre 2000 tonnellate di rifiuti

di Andrea Pellegrino

A Battipaglia arrivano altri rifiuti. Così come annunciato nei giorni scorsi, nuova frazione umida arriverà, durante lo stop del termovalorizzatore di Acerra, nel sito battipagliese. Il presidente della Provincia di Salerno, Michele Strianese ha già firmato l’ordinanza. I rifiuti resteranno provvisoriamente a Battipaglia per poi essere trasferiti in Austria. Stando ai numeri, si tratta di un quantitativo massimo pari a 2.000 tonnellate e per un periodo temporale non superiore a 180 giorni. «La Provincia di Salerno – dichiara il presidente Strianese – in stretta sinergia con la Regione Campania, l’Ente d’Ambito per i Rifiuti e la società provinciale EcoAmbiente Salerno, sta gestendo l’emergenza creata dalla chiusura temporanea dell’impianto di Termovalorizzazione dei rifiuti di Acerra, necessaria per la manutenzione delle tre linee di lavorazione, prevista per un periodo di almeno 6 settimane e iniziata nei giorni scorsi. Per quanto riguarda il nostro territorio, abbiamo quindi affrontato la prioritaria necessità di costante evacuazione dei residui prodotti dallo stabilimento Tmb di Battipaglia, che deve poter accogliere quotidianamente i rifiuti provenienti da tutti i 158 comuni della provincia. La saturazione degli spazi potrebbe portare a un fermo impianto che non possiamo permetterci, nell’interesse di tutto il territorio. Ci siamo da subito fatti carico di evitare accumuli di rifiuti nelle nostre città, davanti alle nostre case, agli ospedali, con problemi igienico sanitari, tra l’altro in piena estate e in alta stagione turistica. Abbiamo messo in campo azioni concrete, in assoluto rispetto delle disposizioni vigenti in materia di tutela ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza. EcoAmbiente ha espletato una gara per il trasporto e il recupero di 14.000 tonnellate di Gta destinate a impianti con sede in Austria. Nell’attesa però dei tempi tecnici relativi all’iter di notifica transfrontaliero, abbiamo individuato una soluzione che ci permette di scongiurare il fermo impianto e, conseguentemente, lo stato d’emergenza nella gestione del ciclo rifiuti urbani in Provincia di Salerno». «È stato individuato – prosegue Strianese – un capannone denominato “post raffinazione” all’interno dello stesso Tmb di Battipaglia che presenta volumetrie disponibili e che risulta idoneo allo stoccaggio della Futa, nelle more delle evacuazioni transfrontaliere ad opera della ditta affidataria». Incalza Giovanni Romano, già assessore regionale all’ambiente: «Battipaglia sempre più pattumiera della provincia di Salerno. Questo è l’unico concreto risultato della disastrosa gestione del ciclo dei rifiuti della Regione Campania. Una domanda: con tutti questi rifiuti stoccati, lo Stir di Battipaglia è ancora in linea con le norme antincendio e con i limiti autorizzativi dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) considerato che nell’impianto sono già stoccate oltre 15.000 tonnellate di rifiuti trattati e stabilizzati non smaltiti da oltre un anno?».




Geometri truffati, Di Salvatore: «Proveremo a chiarire la vicenda». Il silenzio di Amendola

Brigida Vicinanza

Dopo aver effettuato l’iscrizione al Politecnico di Chiasso in Svizzera e dopo aver effettuato i bonifici utili a frequentare il corso accademico per la laurea in ingegneria civile, l’università sparisce senza lasciare tracce e soprattutto senza rimborsare chi si era iscritto per frequentare i 3 anni accademici. Questa la questione sollevata su queste colonne ieri e che riguarda circa 35 geometri salernitani che a quanto pare si sono sentiti truffati. Ma dopo aver capito che la Polisi in realtà era finita nell’oblio, dal collegio dei geometri stipulano una nuova convenzione con l’università privata Pegaso. E qui, i geometri, non solo giovanissimi ma anche con anni di esperienza alle spalle pagano una nuova somma per l’iscrizione per frequentare gli anni accademici utili a conseguire la laurea triennale in ingegneria civile. Dunque, somme pagate due volte, e nessun rimborso. Ma i 35 “truffati” avrebbero voluto almeno una tutela da parte del collegio dei geometri che però non è mai arrivata a distanza di 5 anni dalla stipula del contratto di convenzione con l’università svizzera e poi con quella privata italiana. L’attuale presidente del Collegio Felice Di Salvatore, non avrebbe colpe in tal senso, ma cerca di prendere una posizione in merito, in quanto probabilmente ad essere parte lesa è anche lo stesso Collegio dei geometri: «Non so fino a che punto il Collegio con il presidente dell’epoca avrebbe potuto tutelare gli iscritti – ha dichiarato Di Salvatore – ma fatto sta che è stato da subito tutto fermato quando abbiamo capito che con la Polisi le cose non stavano andando per il verso giusto, ma proveremo a chiarire la vicenda». Dopo il danno anche la beffa per i 35 salernitani, che hanno dovuto pagare due volte l’università per la propria specializzazione, ma molti dopo aver conseguito la laurea hanno addirittura optato per il cambio di Ordine di appartenenza, passando a quello degli ingegneri, soprattutto dopo l’accaduto che sembra aver minato il rapporto di fiducia tra il Collegio e i malcapitati iscritti. A dimostrazione di ciò anche la mancata risposta dell’ex presidente, Franco Amendola, che all’epoca dei fatti firmò proprio la convenzione con l’istituto in Svizzera, contattato telefonicamente non ha voluto dichiarare oltre, non giustificandosi e non prendendo nemmeno posizione se non “contro” la testata giornalistica. Ad oggi però nulla è stato detto sul perchè il Collegio stesso non abbia preso posizione all’epoca dei fatti ma anche in seguito per tutelare l’immagine propria e dei propri iscritti.




Magistrati e social, l’ira di Montera

Presidente Montera cosa l’ha fatto infuriare?

«Nulla mi ha fatto infuriare. Ma sono fortemente sdegnato ( disprezzare non mi piace)».

Si riferisce ad un post letto su Facebook?

«Non sono un fan di facebook e quindi mi manca la conoscenza del tecnicismo dello “strumento”ovvero del suo funzionamento. Non ho mai avuto particolare passione per i social network in genere, in quanto preferisco affrontare “de visu”, “da uomini”, la persona o l’istituzione dalla quale ritengo di aver ricevuto uno sgarbo o ritengo che abbia posto in essere azioni criticabili, e non nascondermi vigliaccamente. E’ poi facile mezzo per diffondere calunnie, camuffandole con un “post” (mi pare che si dica così: mi manca anche il gergo… ) , per evitare fastidi giudiziari e ciò è ancor più facile in mancanza del rispetto del contraddittorio, noto anche all’ultimo studentello di giurisprudenza ma spesso violato proprio da chi , invece, dovrebbe per il mestiere che esercita, ben conoscerlo. Chi ha dichiarato errori da parte di un Ente ha detto menzogne, ha mentito sapendo di mentire ed ha dimostrato anche ignoranza».

Ma al post sono seguiti dei commenti?

«Sia gli articoli che i commenti spesso sono frutto di invidiuzze, risentimenti e, se vogliamo, complessi di inferiorità. Ma nel caso che ci interessa sono stati il massimo dell’ipocrisia, del lecchinaggio e della subalternità. Robert Musil diceva “Il lecchino ha origine dall’autocompiacimento: senza ossa, al posto dell’anima ha un clistere oleoso”. Ebbene deve sapere che chi ha inneggiato ed ha insinuato collegamenti e favoritismi, è la stessa persona che è stata beneficiata con un incarico, ovviamente bene che chi ha inneggiato ed ha insinuato collegamenti e favoritismi, è la stessa persona che è stata beneficiata con un incarico, ovviamente ben retribuito. Se i lettori mi contatteranno dirò nomi, cognomi e fatti che si nascondono dietro la vicenda e sulla quale al momento preferisco mantenere il riserbo».

Secondo lei i Magistrati possono utilizzare facebook?

«Tutti hanno il diritto di esprimere, nell’alveo della correttezza, della verità, del rispetto degli altri, le proprie opinioni. Ovviamente al Magistrato viene richiesta una particolare cautela ed il rispetto morale che talune regole impongono».

Cosa propone?

«Io non ho lo status per proporre qualcosa; rivolgo solo un invito a chi ha “critiche” da muovere nei confronti dell’Ordine Forense: me le venga a dire personalmente ed a dimostrarle. Sono pronto a qualsivoglia confronto, anche pubblico; rispondo io di tutti i Consiglieri dell’Ordine, che rappresentano oltre quattromila Avvocati salernitani. Non porta a nulla ricorrere a “mezzucci”» .




Prosegue con successo la XXll edizione della Manifestazione della Civiltà Contadina a Palomonte Soddisfatto il Presidente della Pro Loco Angelo Parisi

Quintino Di Vona

Terzo giorno per la manifestazione clou della estate palomontese, questa edizione va oltre il successo delle edizioni precedenti, un evento che riesce a portare in località Piano Martino di Palomonte circa un migliaio di estimatori delle tradizioni e del gusto. In mostra mezzi agricoli dal secolo scorso perfettamente funzionanti e tanti animali tra cui buoi, pecore, capre, cavalli, pony per la gioia dei bambini che stringono un contatto affettivo con gli animali attraverso una carezza. E’ una festa per le famiglia, all’ombra delle secolari querce di Piano Martino dove, in tutta tranquillità, si possono gustare i piatti della tradizione contadina, rigorosamente realizzati con prodotti a chilometro zero che hanno reso soddisfatto anche il presidente della Pro Loco, Parisi, proprio grazie alla genuinità dei prodotti tipici locali. Dopo l’apertura ufficiale degli stand, venerdì, nella serata di sabato, si è tenuta la particolare e applaudita lV ediz. dello spettacolo equestre, a cui a fatto seguito l’incontro con la Prof.ssa Maria Rosaria Pagnani che forte delle sue conoscenze sulla storia delle donne e della sua collezione private di indumenti e biancheria femminile, introdotta della presentatrice Francesca Bruzzese, ha deliziato il numeroso pubblico, con aneddoti e usanze della civiltà contadina poco conosciuti. A sorpresa in occasione del suo compleanno è arrivata sul palco una torta a tributare gli auguri alla Prof.ssa da parte di tutto lo staff della Pro Loco. La serata è poi proseguita con la performance dei “piccoli” del Gruppo Folklorico Gregoriano e con la serata danzante a cura della “Simpatik Band”. Intensa la mattinata di domenica, con un momento di preghiera, con la Santa Messa officiata da S.E. Mons. Don Luigi Moretti, Arcivescovo Metropolita e Primate della Diocesi Salerno-Campagna-Acerno, che ancora una volta visita questa particolare manifestazione a Palomonte. “Ritrovare un po’ le radici da dove un po’ proveniamo – commenta S.E. Mons. Moretti – recuperando la ricchezza di queste radici affinché possano alimentare anche la vita oggi, molto diversa da come si viveva la civiltà contadina; ma credo che soltanto portando il retaggio della ricchezza di ieri possiamo trovare la ricchezza di domani. Soprattutto questo ritrovarsi insieme aiuta a costruire le relazioni perché se c’è una difficoltà oggi è proprio vivere le relazioni serene e positive, quindi, penso che ritrovarsi per condividere fa crescere proprio lo stare insieme, ben venga che questo si possa ripetere per molti altri anni.” Alle riflessioni di S.E. Mons. Moretti fanno ecco i pensieri di Don Angelo Maria Adesso, Parroco di Palomonte: “Noi siamo legati alla terra; se riscopriamo questo nostro essere legati alla terra, ci porta ad essere più umani e, perché no, anche più cristiani, la presenza del Vescovo ci ricorda anche questo anche quei valori cristiani non fanno altro che innestarsi che in quei valori umani che sono insiti in ognuno di noi.”




«Non toglieteci il Vestuti», l’appello di Roberto Manzo

Erika Noschese

Non accenna a placarsi la polemica circa i lavori che dovrebbero tenersi allo stadio Vestuti e che vedrebbero l’abbattimento della curva Sud ed il trasferimento della palestra Senatore ad Ogliara. A lanciare l’allarme, stavolta, è Roberto Manzo, presidente dell’Arechy Rugby. Un preoccupazione concreta, quella del presidente Manzo che esordisce così: «Non toglieteci il Vestuti». Il settore giovanile della storica società di rugby, infatti, da sempre si allena all’interno dello stadio Vestuti pur essendo costretti a migrare al campo di Casignano per disputare le partite a causa della non idoneità campo. «A Salerno non esistono strutture per altri sport all’infuori del calcio. E’ tutto concentrato là e i pochi campi che ci sono come il Settembrini o il De Gasperi sono tutti in gestione della Figc e tutti utilizzati o finalizzati per l’utilizzo del calcio», ha dichiarato il presidente Manzo. Sport come il Rugby, sia da punto di vista sociale sia da un punto di vista educativo, istruttivo, formativo sono importanti a Salerno, pur non avendo spazi idonei per praticarlo. «Per il Vestuti c’è questo progetto di finanza che al momento è bloccato ma a quanto pare dovrebbe andare avanti quindi se ci tolgono anche il Vestuti saremo sempre costretti a migrare altrove. La cosa grave è che l’Arechi Rugby è una società che storicamente ha raggiunto un traguardo importante, con la serie B che è un campionato nazionale e giochiamo con squadre siciliane, laziali, dell’Abruzzo e nella fase finale ci incontriamo con squadre di tutta Italia, anche del nord ma non abbiamo un campo idoneo per disputare un campionato di serie B», ha poi aggiunto il numero uno dell’Arechi Rugby. Una difficoltà da non sottovalutare, dunque, se non altro per permettere alla squadra giovanile – linfa vitale di qualsiasi associazione sportiva ma a maggior ragione per il rugby che richiama molto di più degli altri sport sotto il punto di vista del valore, dello spirito di lealtà e della collaborazione – di continuare ad allenarsi in città. Valori ma anche tradizioni quelle del rugby e della squadra salernitana, da sempre fedeli al cosiddetto “terzo tempo”: dopo gli 80 minuti di partita, fin da bambini, si brinda con gli avversari, commentando la partita. «Se ci tolgono il Vestuti il settore giovanile non sappiamo dove farlo allenare», ha chiosato poi Manzo.




De Luca vs Luigi de Magistris: «Gli dovete sputare in faccia»

Brigida Vicinanza

Che se le dicano tutti giorni e non velatamente, è un dato di fatto. Come fare l’abitudine all’atteggiamento di Vincenzo De Luca, è oramai certo, soprattutto per i salernitani. Ma contro De Magistris, il governatore della Campania, idea comune è che ha oramai sorpassato il limite. Come si sente in un audio pubblicato su Il Mattino infatti, Vincenzo De Luca non le manda proprio a dire durante un incontro avvenuto a Napoli qualche giorno fa, in cui il governatore si è confrontato con i lavoratori socialmente utili del Comune. I fuori onda oramai fanno parte delle uscite pubbliche e non del Governatore, ma da qui ad “offendere” con parole forti il sindaco di Napoli ne passa. Eppure il presidente non lascia spazio all’immaginazione e come si sente nel dialogo avuto con i lavoratori, i toni sono alti e le parole forti: “Questo è un mentitore nato, piglia e scarica sulla Regione, ma come si può immaginare che la Regione debba occuparsi degli Lsu che lavorano al Comune di Napoli? È una chiavica. Gli dovete sputare in faccia – dice De Luca ai lavoratori che gli chiedevano rassicurazioni – non è possibile, voi li dovete stringere nella sala del Comune, li dovete sequestrare, gli dovete sputare in faccia. Voi dovete andare dal vostro datore di lavoro e gli dovete dire: “Senti, non mi devi rompere, io lavoro e tu mi devi stabilizzare. Con i soldi tuoi”. E che sia chiaro: appena parla della Regione, voi tappategli la bocca, perché è un modo per menare il can per l’aia, per farvi fessi, ma queste sono cose da pazzi”. E alla fine però rimane sempre la risposta elegante di De Magistris: “E’ una persona che va aiutata, oramai è fuori controllo”.

La replica/ Dante Santoro: «De Luca si vergogni per le parole usate e abbassi i toni»

“La Campania è tra le prime regioni d’Italia per minacce ed intimidazioni ai politici, ma l’ultima vicenda di intimidazione non proviene da camorristi o delinquenti, ma addirittura dal governatore pro tempore della Regione Campania – queste le parole del consigliere di Giovani salernitani-Dema Dante Santoro, in risposta alle dichiarazioni di Vincenzo De Luca nei confronti del primo cittadino di Napoli Luigi De Magistris – “Sequestratelo e sputategli in faccia”: quando persone che dovrebbero rappresentare le istituzioni arrivano ad usare parole del genere allora vuol dire che si è arrivati al capolinea. Le parole di esortazione alla violenza usate da Vincenzo De Luca contro Luigi de Magistris sono ignobili e dimostrano una bassezza umana, prima che politica, inidonea con il ruolo che ricopre. Solidarietà al sindaco de Magistris, il governatore pro tempore deve vergognarsi per le parole usate ed è ora che abbassi i toni”. Il consigliere che proprio sabato scorso ha ospitato il primo cittadino di Napoli a Salerno per l’iniziativa “La Fabbrica delle idee” e che fa parte proprio del gruppo di De Magistris, dunque, non ci sta e critica duramente le parole utilizzate dal Governatore della Campania. Ma a scendere in campo è anche il consigliere di opposizione in quota Forza Italia Roberto Celano: “Un personaggio simile andrebbe allontanato dalle Istituzioni per indegnità – scrive Celano – De Magistris non mi è politicamente simpatico, tutt’altro ma gli esprimo comunque la mia solidarietà per l’indecente e volgare aggressione verbale subita”. Tutti con De Magistris quindi, nonostante non sia un salernitano. Ma degli atteggiamenti di Vincenzo De Luca, i salernitani e soprattutto i politici probabilmente ne conoscono ogni dettaglio e soprattutto ogni volta, sono costretti a prenderne decisamente le distanze, perchè sono lontani dal modo di fare politica.




L’Ordine dei medici si “schiera” con Longo: «Inopportuni tentativi di interpretazione»

“Il Consiglio dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Salerno esprime piena solidarietà ai vertici dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona“ e sottolinea la inopportunità di alcuni tentativi di interpretazione dei fatti relativi alla vicenda del rapimento del neonato, che spettano a organi specifici”. L’ordine dei medici si schiera con l’azienda ospedaliera, tentando di isolarsi dal pensiero di Mario Polichetti e dunque prendendo le distanze da quest’ultimo così come fatto dalle altre sigle sindacali all’interno del San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Che Polichetti stia conducendo una battaglia da solo è oramai noto, ma probabilmente è l’unico che sta provando a cercare una soluzione ai problemi di sicurezza e sorveglianza che gli episodi del passato e questi ultimi ci sottolineano. “Va sottolineata invece la disponibilità e la sensibilità di tutti gli operatori del Reparto di Terapia Intensiva Neonatale del Ruggi – dichiarano in una nota i medici e gli odontoiatri – e dei vertici aziendali nell’assicurare un percorso sereno e normale al piccolo neonato, consentendogli un fisiologico rapporto con la madre, pur nell’ambito di una non fortunata condizione familiare”. E infine il presidente D’Angelo non fa a meno di complimentarsi con le Forze dell’Ordine, che celermente hanno fatto sì che il neonat o venisse ritrovato e portato subito al Ruggi: “Un plauso a tutte le forze dell’ordine per la rapidità e la professionalità dimostrate nella risoluzione felice di questa vicenda – conclude il presidente nella nota ufficiale – che vede una giovane vita inconsapevolmente privata dei momenti felici legati alla nascita e con un futuro probabilmente pieno di incertezze e di difficoltà”.




Soldi per eventi fantasma, 9 a processo

Pina Ferro

Finanziamenti a go go e false onlus. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Salerno Mariella Zambrano ha rinviato a giudizio l’ex presidente della Provincia Angelo Villani, il braccio destro Vittorio Aliberti, Fulvio Aliberti, padre di Vittorio e legale rappresentante della Congrega della Madonna delle Grazie; Mario Bisogno, accusato di aver incassato quasi 490 mila euro quali contributi che la Procura ritiene fittizi, Luigi Calenda, Michele Cammarota dirigente del servizio presidenza, Luigia De Carolis all’epoca dipendente della giunta regionale della Campania distaccata presso la provincia di Salerno, Antonino Fausto Delli Santi dirigente del settore finanziario della Provincia e l’imprenditore Nicola Fortunato. Tutti sono accusati in concorso di peculato. Nel collegio difenziovo gli avvocati Felice Lentini, Bianca De Concilio, Aniello Feleppa, Francesco Saverio Dambrosio e Silverio Sica. L’operazione denominata “Re Mida” risale al 2012. All’epoca, gli inquirenti svelarono un giro di illeciti finanziamenti facendo scattare cinque misure cautelari che che coinvolsero palazzo Sant’Agostino. Alla guida della giunta vi era Angelo Villani. Secondo la tesi del sostituto procuratore Guglielmo Valenti, gli imputati avrebbero messo in piedi un sistema che prevedeva l’erogazione di finanziamenti provinciali a fittizie associazioni no-profit per finanziare progetti che secondo gli inquirenti esistevano solo sulla carta. Il danaro, sarebbe invece finito sui conti personali degli imputati ai danni dell’ente Provincia. Tra i progetti definiti dalla Procura “fantasma”, si va da una campagna di sensibilizzazione del ruolo della donna”, per la quale fu- rono erogati ben 12mila euro finalizzati a “rafforzare il ruolo femminile nella societàtradizionale”, ad imprecisate iniziative “tese a inco- raggiare esperienze locali”, “inizia- tive culturali e di spettacolo”, “inter- venti promozionali per l’artigiana- to di qualità”, “iniziative nel settore turistico”




Alfonso Menna, il sindaco che disegnò la nuova Salerno

Alfonso Andria

Apprezzo molto la sensibilità espressa dal Direttore Tommaso D’Angelo che ha voluto ricordare, attraverso le colonne del suo giornale, Alfonso Menna a vent’anni dalla scomparsa. Dico subito che mi onoro di aver avuto con Menna un legame molto forte, alimentato particolarmente da quando mi affacciai all’esperienza politica con la prima elezione a Consigliere comunale nel 1985. In realtà già in precedenza, per ragioni innanzitutto familiari, avevo avuto modo di avvicinarlo e di scoprire che il suo rapporto con la mia famiglia d’origine risaliva alla sua prima giovinezza: mi raccontava spesso di aver sostenuto un severo esame di Segretario Comunale davanti ad una commissione presieduta da uno zio di mio padre, il Prefetto Giordano. Inutile dire che a distanza di settant’anni distintamente ricordava le domande che gli vennero poste nella circostanza! Mi è rimasta impressa una scena che colloco nei primi anni ’80: un giorno, entrando di buon mattino in ufficio all’EPT di Salerno, trovai il Commendatore seduto alla mia scrivania. “Scusami se mi sono messo al tuo posto. Avrei bisogno…” e mi descrisse il contenuto di uno scambio epistolare risalente ad un paio di decenni addietro tra lui, allora Sindaco della città, e Girolamo Bottiglieri, Presidente dell’Ente, in relazione alla vexata quaestio della localizzazione del costruendo porto commerciale di Salerno. Ed invece, un frammento di memoria molto più recente, quando Menna era già ultracentenario ed io avevo l’abitudine di andare spesso a trovarlo nella sua modesta casa di via Nicola Maria Salerno, a Torrione. In quegli anni già il suo studio-soggiorno era spoglio, a seguito della donazione dell’intera sua biblioteca a Domicella, il comune irpino che gli dette i natali. Ma quello restava il suo luogo di lavoro e di, persino, elaborazione progettuale. Ad un’età così avanzata, veneranda come si suol dire, ancora progettava; aveva iniziato in quegli anni una serie di pubblicazioni su Salerno ed indicando delle piccole pile di fascicoli, libri e carteggi che erano poggiati a terra in vari angoli della stanza mi spiegava “quello è il materiale per il prossimo libro, poi attaccherò quell’altro, poi…”. E poi soggiungeva di aver bisogno dell’aiuto di una sua nipote, Gemma Criscuoli, che scriveva quanto egli dettava “perché – vedi – la mano è lenta ma il pensiero corre!”. Come non ricordare la mia campagna elettorale del ‘95 per la presidenza alla Provincia. Nel comizio che tenni sul Corso, nei pressi della Standa, sul palco si presentò Menna per sostenermi. Delineare la figura di Alfonso Menna, accennare alla sua lezione morale e politica, elencare le opere legate al suo nome significa apprezzare la statura di un personaggio di straordinaria caratura. Il legame con la città di Salerno, di cui fu sindaco dal 1956 al 1970, si manifestò in maniera intensa e, vorrei dire, passionale dato il suo particolare carisma, che rafforzava due elementi apparentemente opposti: un piglio, oltre che autorevole, autoritario e la capacità di stabilire un rapporto vero con le persone, con i singoli cittadini di qualunque estrazione. La dimostrazione di ciò si ebbe nel giorno della sua morte, quando tanti avvertirono il bisogno di rendere un commosso saluto all’uomo che aveva risollevato le sorti della città (dopo la catastrofe dell’alluvione del ’54), che aveva costruito il futuro degli Orfani dell’«Umberto I», con la grande intuizione di una formazione professionale ante litteram. Per tanti Salernitani Menna ha impersonato la figura paterna smarrita, perduta o mai, purtroppo, conosciuta. Da Sindaco e prestigioso Presidente dell’ISVEIMER disegnò la nuova Salerno e gettò le basi per un modello di sviluppo che – con le sue luci e con le sue ombre, come è tipico delle grandi opzioni – avrebbe prodotto occupazione e benessere, ponendo le premesse per il raggiungimento di traguardi significativi. Negli anni precedenti del suo impegno di amministratore locale aveva volto lo sguardo ad altre realtà viciniori, per esempio fondando il Comune di Battipaglia. Per un lungo periodo dall’istituzione (1983) del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, che ha sede in Ravello, fu Presidente del Collegio di Revisione contabile. Menna è stato e continuerà ad essere un riferimento fondamentale per chi vuole porsi il problema del rapporto tra azione politico-amministrativa ed interesse della comunità, tra senso di responsabilità personale ed incarnazione dei valori istituzionali. Nel ripercorrere la tappe del suo luminoso percorso, non si rileva alcuna divergenza tra attuazione del disegno politico, della pratica amministrativa e ricerca del bene comune. È questo il profilo che emerge con evidenza sullo sfondo di una vita spesa al servizio dei cittadini amministrati, con un occhio sempre attento verso i poveri, i sofferenti, i disagiati. Per capire l’umanità di Menna basterebbe ascoltare il racconto di chi è passato per quell’istituto che egli riuscì a rendere solidale e vivibile. Menna ha rappresentato il volto solare e ottimista della gente del Sud, l’orgoglio delle proprie radici, la saggezza di una storia millenaria attraversata da sconfitte e da prodigiose rinascite. Menna è stato prima di tutto un costruttore di speranza, capace di rivitalizzare le coscienze della gente, di ritrovare la dignità troppo a lungo calpestata e il desiderio di scrivere con le proprie mani le pagine della storia locale. Egli seppe coniugare la forza della volontà con la necessità di immaginare il futuro e poi di costruirlo! La sua storia personale ha accusato il colpo di laceranti tragedie familiari, come quella della prematura scomparsa del figlio, professor Filiberto. Ma anche nel dolore la sua dignità e la sua forte personalità emersero, dandogli la spinta giusta per continuare fino all’ultimo il suo ‘servizio’ e il suo impegno sociale.

20 anni fa la morte di Menna

di Fedele Di Nunno

Ricorrono oggi i 20 anni dalla morte di Alfonso Menna, il sindaco di Salerno che ricoprì questa carica per oltre quindici anni. Nacque a Domicella, nel 1890 e conseguì il diploma di segretario comunale. Fu assunto con la funzione di vice segretario ragioniere presso il Comune di Sarno. A seguito di alcuni concorsi, passò a quello di Salerno con le funzioni di vice segretario di sezione dove prese servizio presso la segreteria generale. In trent’anni conseguì il posto di vice segretario generale, poi raggiunse il vertice della carriera con la qualifica di segretario generale di prima classe. Il suo impegno civile nell’alluvione di Salerno del 1954 è tutt’ora nella memoria della popolazione che vide Menna come primo soccorritore, tanto da meritarsi, nel 1958, la decorazione di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana. L’impegno politico, invece, fu caratterizzato dalla militanza nella Democrazia Cristiana e accettò nel 1956 la proposta di candidarsi al consiglio comunale di Salerno nelle elezioni indette. A causa di un grave infortunio che lo trattenne in ospedale a Roma, non potè partecipare a gran parte della campagna elettorale. Questo lo tagliò fuori dai giochi di alleanze sui voti di preferenza del suo partito, ma, quando giunse a Salerno pochi giorni prima del voto, gli bastò pochissimo per sovvertire ogni pronostico: pur essendo il 23° della lista, fu il primo eletto, contro il deputato Carmine De Martino. È morto a 108 anni ed è stato il padre dello storico dell’arte Filiberto Menna F




Canottieri, si dimette il presidente

Pina Ferro

Circolo Canottieri: il presidente Gulletta e l’intero consiglio rassegna le dimissioni. Un atto dettato dal clima che si era venuto a creare nelle ultime settimane tra i soci i quali avevano anche promosso una tezione al fine di ottenere la convocazione di un’assemblea con all’ordine del giorno la presa d’atto delle dimissioni di un componente il Consiglio. Invece il presidente aveva convocato per domenica scorsa un’assemblea con all’ordine del giorno il solo debito che vanta il Circolo Canottieri pari a un milione e 200mila euro. Si tratta, come qualcuno ha tenuto a sottolineare di debiti a lunga, media e breve scadenza. Domenica scorsa si è riunita l’assemblea dei soci, durante la quale il presidente Gulletta e l’intero consiglio hanno rassegnato le dimissioni. Per statuto del circolo quando tra i soci vi è una situazione di tensione bisogna riportare la serenità con gli atti dovuti. E, le dimissioni del presidente pare fossero mirate proprio a questo: riportare una situazione di armonia. A partire da domenica, entro 40 giorni bisiognerà indire l’assemblea dei soci per l’elezione del nuovo organismo. L’assemblea ha anche già stabilito che il neo eletto consiglio dovrà convocare, dopo l’insediamento l’assemblea dei soci e presentare un piano di risanamento del circolo. Piano che pare dosse anche già stato redatto in passato ma mai portato all’attenzione dell’assemblea. I debiti accumulati fino ad oggi pare siano per Iva non versata, Tfr da corrispondere ai dipendenti (una decina) e spese varie. Per quanto concerne il debito con l’erario pare sia anche già in atto un piano di rateizzazione con l’agenzia di riscossione. Ora, azzerate le polemiche ci si è già messi al lavoro per individuare il nuovo consiglio che dovrà pensare ad un piano di rilancio del circolo e quindi di risanamento economico. Secondo alcune indiscrezioni sembra anche che i soci si autotasseranno per cercare di rientrare o comunque ridurre il debito.