«Sconfitta pesante ma ora serve unità» De Luca jr detta l’agenda ai consiglieri

Andrea Pellegrino

Piero De Luca raggruppa i consiglieri comunali di Salerno, detta l’agenda e invita all’unità. Nelle vesti di neo deputato, il primogenito del governatore della Campania è entrato a gamba tesa all’interno della maggioranza consiliare. «Rilancio dell’azione amministrativa», ha affermato De Luca jr, alla luce di «un risultato non soddisfacente in città». Colpa di una città sporca, per una errata organizzazione della società “Salerno Pulita” e di alcune opere di riqualificazione dei quartieri non ancora partite. Poi l’inchiesta Fanpage che avrebbe fatto perdere terreno e punti alla vigilia dell’apertura delle urne. Una sconfitta non solo personale ma dell’intera squadra di governo cittadino. Ora «maggiore compattezza e più gioco di squadra», l’appello che lancia De Luca jr ad assessori e consiglieri comunali del capoluogo. Presente anche il primo cittadino Enzo Napoli mentre in chiusura si è visto anche Franco Alfieri, prossimo a rientrare a Palazzo Santa Lucia. Deleghe ai consiglieri comunali, rimpasto e turn over delle presidenze delle municipalizzate, la proposta di alcuni esponenti della maggioranza che spingono già da alcune settimane per una messa a punto degli incarichi politici. Una proposta in parte accolta dallo stesso Piero De Luca che non ha chiuso le porte a possibili cambi. A partire dalle società partecipate del Comune di Salerno. Non nell’immediato ma ben presto non si escludono cambi ai vertici. Quanto alla giunta aggiustamenti dovrebbero riguardare gli alleati (tra tutti c’è il caso Falcone ancora in piedi, sollevato dai Moderati per Salerno) ma anche qualche esponente del Partito democratico, ritenuto “affaticato”. Tra i “nominati” c’è Mimmo De Miao. Per lui troppe deleghe pesanti (viabilità e sicurezza) e poca presenza. Si valuta, invece, l’eventuale nomina dell’assessore al bilancio, dopo le dimissioni di Roberto De Luca, finito al centro dell’inchiesta di Fanpage e destinatario di un avviso di garanzia per corruzione. Tra i possibili successori c’è Luigi Della Greca, già dirigente comunale del settore finanziario ed attuale consigliere politico del governatore De Luca. Infine sulla puntata di “Fuori Roma” andata in onda domenica sera, De Luca jr ha parlato di «una offesa e un duro attacco per tutta la città».




La proclamazione ancora non c’è, ore d’ansia per i neo eletti

Si apre la settimana della verità per i nuovi eletti, che attendono la proclamazione ufficiale e l’ingresso a Montecitorio e a Palazzo Madama. Un iter che, però, complice il Rosatellum, sconta ritardi e potrebbe avere una coda di ricorsi. Basta un giro di telefonate tra gli eletti per capire che, a due settimane dal voto, in molti non hanno ancora ricevuto una comunicazione ufficiale dagli uffici elettorali presso le corti d’appello. “Con la vecchia legge elettorale – afferma Vito Crimi, M5S – già 5 giorni fa vi sarebbe stata certezza dei conteggi e delle proclamazioni. Il Rosatellum, con le sue tante novità, ha rallentato i meccanismi” appesantendo il lavoro delle corti d’appello che “hanno dovuto anche sospendere delle udienze”. La questione si scioglierà nelle prossime ore, anche perché oggi dovrebbe partire la registrazione dei nuovi eletti con dati anagrafici, foto e firma; e venerdì 23 marzo ci sarà la prima seduta dei due rami del parlamento per la costituzione dell’ufficio di presidenza e della giunta delle elezioni provvisori e per l’avvio delle votazioni sui presidenti. Se sull’uninominale il risultato è pacifico – ha vinto chi ha preso più voti – il segmento critico è quello della quota proporzionale dove la suddivisione dei voti non è perfetta e bisogna tener conto dei resti, in base ai quali seggi eccedenti possono essere redistribuiti, e non necessariamente nell’ambito dello stesso collegio. Alla Camera, dove la suddivisione è su base nazionale, il Rosatellum prevede un meccanismo di compensazione che permette di pescare eletti da altri collegi. Al Senato, suddivisione su base regionale, la legge non offre sponde. Eppure contestazioni sono già scattate anche per la Camera. Ricorsi annunciati anche per un seggio senatoriale in Campania rivendicato da Giosy Romano, sempre di Fi. “Il successo è l’eccezione”, “ma io volevo vincere”, scrive su facebook Luca De Carlo, il sindaco di Calalzo (Belluno) che pensava di avercela fatta con Fdi e invece al riconteggio si è visto escluso. Così come resta aperto il caso del seggio siciliano al Senato per i Cinquestelle, che hanno esaurito l’elenco dei loro candidati.




Stefano Caldoro: «Io le politiche le vinsi, De Luca invece le ha perse. Il centrodestra è ancora in campo per risolvere le problematiche reali dei cittadini e del Sud»

“Mentre si discute ancora dei risultati elettorali e di analisi del voto, arrivano le notizie che poi contano per gli italiani e soprattutto per i meridionali: la disoccupazione tocca ancora tassi altissimi. Aumenta il divario tra Nord e Sud, la differenza della qualità della vita, non solo dei posti di lavoro”. Con queste parole Stefano Caldoro, capo della opposizione di centrodestra in Consiglio regionale, in un video su Facebook introduce la riflessione sul voto alle elezioni politiche. “Il Mezzogiorno è – ha dichiarato Caldoro – il grande tema nazionale, non si trovano soluzioni la crisi ha peggiorato la situazione. Oggi commentiamo questo risultato elettorale che ha visto crescere molto il voto di protesta e di cambiamento rispetto ad una situazione oggettivamente difficile”. “Abbiamo svolto la conferenza dei capigruppo – sottolinea l’ex presidente per introdurre il dato campano – qui in Consiglio regionale per riattivare i lavori, per risolvere i problemi e fare qualcosa di utile per la nostra Regione. Abbiamo una grande questione evidente: la sconfitta elettorale di questa maggioranza che ha avuto un risultato molto negativo. Io ricordo che nel mio periodo, dopo tre anni di amministrazione, affrontammo le politiche 2013 e la mia coalizione vinse le elezioni, prendemmo il premio di maggioranza”. “Oggi, dopo tre anni, l’amministrazione De Luca – ricorda – non solo perde ma viene sonoramente sconfitta. Diventa difficile quindi lavorare, risolvere i problemi con un’amministrazione ‘irrilevante’, riprendendo un termine usato durante la direzione nazionale del Pd. Gli stessi militanti, gli stessi dirigenti, la stessa direzione del Partito Democratico definiscono il governo regionale, riferendosi a De Luca, con le parole ‘irrilevanza amministrativa’. Al di là del Governo che garantisce risorse ed occasioni, qui non si sa amministrare, qui c’è un’incapacità a risolvere i nodi: ecoballe, rifiuti, lavoro, sanità, trasporti. In questa campagna elettorale l’amministrazione regionale si è sovraesposta. La giunta e il suo presidente sono andati in giro per tutte le province a promettere risorse, finanziamenti, opere faraoniche. Non sono stati creduti. In questo scenario la sconfitta diventa più seria”. “In questo contesto di difficoltà oggettiva, noi siamo interessati a risolvere le criticità. Abbiamo proposto di fare un Consiglio regionale su determinate materie per affrontare e risolvere i temi su sanità, rifiuti, trasporti. Un Consiglio sul grande tema degli scandali sullo smaltimento dei fanghi, sul ritorno di aree malavitose nel ciclo dei rifiuti. Siamo molto preoccupati, perché purtroppo questa amministrazione, definita dal suo stesso partito ‘irrilevante’ dal punto di vista amministrativo, è incapace. Noi siamo interessati a dare una mano per risolvere i problemi, noi faremo un’opposizione costruttiva”.




De Luca jr deputato “a scavalco”: «Grazie Renzi»

di Brigida Vicinanza

Ringrazia, non risponde alle domande e va via. Non è il presidente della Regione Campania a cui tutti sono abituati, ma il figlio Piero De Luca, che nella sua prima uscita da deputato, non si stacca tanto dall’atteggiamento di famiglia.  Una conferenza stampa, ieri pomeriggio, nella sede di via dei Principati in cui il neoeletto con il proporzionale a Caserta, ha voluto ringraziare quanti lo hanno sostenuto. In una sala gremita (di amministratori locali soprattutto) ha sottolineato ancora una volta di volersi impegnare per il territorio, ma ha voluto anche “dribblare” quelle critiche e quei commenti che lo mettono tra i “ripescati”. Non vuole passare alla storia come “un ripiego” dunque, come un eletto per un caso fortuito e non per “matita” degli elettori. Quegli stessi elettori che, però, a Salerno lo hanno  abbondantemente lasciato nell’angolo. Ma De Luca jr prova a saltare l’ostacolo, valutando la sua campagna elettorale e il suo risultato come “straordinario”. “Di padre in figlio, le parole si tramandano”: canterebbero in Curva Sud. Così come non risulta originale nemmeno l’accenno agli attacchi mediatici e la “violenza” subìta durante la campagna elettorale, quasi come una scusante per gli scarsi risultati ottenuti all’apertura delle urne. “Abbiamo mantenuto la barra dritta, nonostante tutto, parlando non contro qualcuno ma di qualcosa – ha dichiarato Piero De Luca – abbiamo parlato di idee, programmi e progetti per lo sviluppo del nostro territorio, della provincia di Salerno, di Caserta, della regione e del nostro Paese. Sono davvero tante le persone che in questi giorni mi sono state vicine e hanno contribuito a da quel forte entusiasmo e quella forte mobilitazione che ho riscontrato in questi 30 giorni”. E dopo la lunga lista di ringraziamenti, portata come trofeo, Piero De Luca ha continuato con il suo “impegno”, tralasciando quell’importante dato che lo vede sconfitto nella città dove papà Enzo ha sempre trionfato: “Mi sento comunque vicino ai nostri candidati che si sono battuti in un contesto difficile ma credendoci sempre, a Matteo Renzi che ringrazio per avermi fortemente voluto come candidato del partito democratico a Salerno e Caserta, spero che continui a guidare il partito. Il risultato ottenuto a Caserta – ha continuato – non è scontato, ma straordinario che abbiamo ottenuto tutti quanti insieme.  Quello di Salerno è un risultato che non ha nulla a che vedere con l’amministrazione locale, ma è un dato registrato a livello nazionale. Non sono un ripescato – ha concluso – non c’è stato nessun resto, nessun ripescaggio.  I 3 seggi sono stati ottenuti grazie ai voti che sono risultato di un impegno serio e forte della nostra battaglia”. Non manca la commozione infine, frutto di una fibrillazione e di una tensione, che non ha precedenti, soprattutto per un De Luca.




Perdono nei collegi ma poi vincono sempre. La doppia partita, un algoritmo salva tutti

di Andrea Pellegrino
Tirando le somme hanno perso Franco Alfieri, Costabile Spinelli, Lello Ciccone, e Tino Iannuzzi. Per il resto, sconfitti o no sull’uninominale, con alte o basse percentuali, un posto al Parlamento non è stato negato a nessuno. Ad eccezione, dunque, di coloro che si sono cimentati nella vera sfida elettorale, quella che prevede la ricerca del consenso sul proprio territorio d’appartenenza. Insomma, come si faceva qualche tempo fa. Quando esistevano la politica, i partiti, le segreterie e tutto il resto.

Ci sono volute oltre 24 ore per avere i risultati definitivi. Tempi inimmaginabili in qualsiasi altro Stato della Terra. Oltre un giorno per, poi, consegnare due votazioni diverse, quasi in contrasto tra di loro. Quella uscita dal maggioritario e l’altra emersa dal proporzionale. Nella prima la fotografia del popolo che si è espresso chiaramente, compreso in feudi come quelli di Salerno o di Agropoli; nell’altra quella fuoriuscita da un sistema matematico, basato su un algoritmo e su conti che finora nessuno ha capito. Confrontando i listini plurinominali d’Italia i conti sono complessi da decifrare. Ed a conferma di ciò ci sono le ore ed ore impiegate dal “cervellone” del Viminale. Per molti, però, l’attesa è stata ben compensata con un posto alla Camera dei Deputati o al Senato. Ad eccezione di chi era sprovvisto di paracadute. Salvati i ministri uscenti, salvato De Luca, gli esclusi avevano già segnato il proprio destino all’uscita delle liste. Come Enzo Amendola, sottosegretario uscente agli Esteri, o Assunta Tartaglione che ha dovuto cedere il passo a Gennaro Migliore.

Una tavola probabilmente già imbandita. Qualsiasi cosa accadesse, compresa la solenne bastonatura del Partito democratico. Ed è per questo forse che anche le epurazioni della notte (tragica) del Nazareno per la presentazione delle liste, sono state definite a tavolino. Come quella di Simone Valiante, deputato uscente che non ha avuto l’onore o l’onere di ripresentarsi all’elettorato cilentano.
Ed a proposito di Cilento, i quattrocento nomi a sostegno di Franco Alfieri non sono mai usciti allo scoperto. Un documento servito al Nazareno per giustificare la discesa in campo del «re delle fritture» e sbarrare le porte all’intera famiglia Vassallo che invano ha atteso una risposta da Matteo Renzi. Almeno, ad onor del vero, Alfieri non ha chiesto paracadute e può entrare a pieno titolo nella lista degli esclusi eccellenti di questa tornata elettorale.



Candidatura Andrea Lembo:«E’ uno scivolone»

Erika Noschese

La candidatura a sindaco di Campagna del figlio del procuratore Capo, Andrea Lembo ha spaccato l’opinione pubblica. Dopo giorni di chiacchiericci e polemiche la questione sembra essere giunta al termine eppure così non è stato. A risollevare il polverone delle polemiche, stavolta sembra essere stato proprio il capogruppo di Campania Libera, Corrado Naddeo, che – a tal proposito – parla di “scivolone”: «Certamente, nell’ambito giudiziario, avvocati e giudici legati da parentela, non possono operare nello stesso distretto. Certo la politica non è la stessa cosa ma si comprende la discussione pubblica sull’opportunità di certe scelte. Non temo, comunque, per la tenuta democratica», ha dichiarato infatti il consigliere di maggioranza. La polemica iniziale era però stata sollevata dal capogruppo di Forza Italia, Roberto Celano riproponendo uno scritto in cui si parlava di un video che girava nelle chat whatsapp di alcuni magistrati che vedeva come protagonista proprio Andrea Lembo, per favorire la sua canidatura a sindaco. «Ed allora non siamo solo noi a sdegnarci, a denunciare la evidente inopportunità di un giovane che fa politica e si candida nella circoscrizione in cui il padre è il capo della Procura. Ed appare ancora più inopportuno se i suoi compagni di viaggio ed i suoi principali sponsor sono imputati (nella Procura in cui il papà è il capo) o suscitano sdegno per essere considerati l’esempio delle “clientele come Cristo comanda”. E lungi da noi essere giustizialisti. Chi controlla è in stretto legame di parentela con chi è in squadra con chi è “sotto controllo”», ha dichiarato Celano che ha poi aggiunto: « è un’evidente anomalia. Chi controlla non solo deve essere terzo (e non ho dubbi nella circostanza che lo sia) ma deve anche apparire tale. Immagino cosa si direbbe se una partita di calcio fosse arbitrata da un arbitro, il più bravo in assoluto, che però è il padre di un calciatore. Si è certi che la squadra avversaria potrebbe sentirsi del tutto garantita? E cosa penserebbero i suoi tifosi?». La candidatura di Andrea Lembo era stata resa nota ai più nel corso dell’incontro alla Leopolda, suscitando la dura reazione di Forza Italia, prima di dar vita ad un lungo ed immediato botta e risposta con il Pd che ha tentato di difendere Lembo Junior e la sua candidatura. Dal canto suo, il procuratore capo non si è mai espresso se non in occasione di una conferenza stampa tenutasi in Procura diverse settimane fa, liquidando la polemica con una semplice dichiarazione: « m i a madre diceva sempre il silenzio è d’oro e poi aggiungeva anche paga sempre. Io preferisco mantenere il silenzio su questa vicenda. Non aggiungo nient’altro». E da allora, il procuratore non ha più rilasciato alcuna dichiarazione. La vicenda sembra dunque non riuscire a finire nel dimenticatoio e ormai le chiacchiere si sprecano.




L’Udc alle grandi manovre

Da tempo sono iniziate le grandi manovre per le prossime politiche 2018. Dopo il 7% dell’Udc in Sicilia, la Campania si prepara ad accogliere Cesa e lo scudo crociato per una lista che si ispira al Ppe e alla Democrazia Cristiana, con il supporto delle forze di centro, a partire da Rivoluzione Cristiana di Rotondi. Lo stesso Lorenzo Cesa, dopo lo strappo con Ciriaco De Mita e Luigi Cobellis, organizza le sue forze anche in provincia di Salerno. I vecchi nomi della politica centrista e moderata, da Manlio Torquato a Massimo Cariello, da Luigi Cobellis ad Antonio Aloia sono passati al centrosinistra, alla corte di De Mita. Al centrodestra, sotto lo scudo crociato, restano i fedelissimi Antonio Piccirillo, da poco referente nazionale Udc per l’agricoltura; il consigliere comunale di Nocera, Saverio D’Alessio; quello di Eboli, Emilio Masala, legato al senatore Esposito ed altri che stanno lavorando sotto traccia in attesa di capire l’aria che tira. Non mancano volti nuovi, primo fra tutti quello della giornalista Maria Rosaria Sica, coordinatrice provinciale di Rivoluzione Cristiana, federata con Udc, che pare abbia già chiuso accordi territoriali con il candidato sindaco di Pontecagnano Faiano, Francesco Pastore, individuando come referente locale l’avvocato Silvia Di Dato D’Aquino. A Battipaglia, la Sica avrebbe invece chiuso accordo con il movimento Cristiano “Sulla Tua parola”, forte di oltre mille voti alle scorse amministrative, che raccoglie le forze cattoliche del territorio. A Capaccio Paestum, referente di rivoluzione Cristiana, sempre facente capo alla giornalista ebolitana, c’è il candidato sindaco alle scorse amministrative, Angelo Quaglia. A Bellizzi ci sarebbe Pino Salvioli, ex sindaco, con cui Maria Rosaria Sica ha lavorato per anni. Appoggi, incroci, strategie politiche sono ormai all’ordine del giorno. La giornalista potrebbe rappresentare quella figura nuova, forte della presenza sul campo e della simpatia dei cittadini, comune a chi racconta le tematiche quotidiane, a difesa del territorio e delle sue comunità. Una figura che si smarca dai vecchi politici e non lo nasconde. A sud di Salerno Forza Italia potrebbe schierare Antonio Fasolino, da sempre accanto a Stefano Caldoro; Giovanni Fortunato, attualmente sindaco di Santa Marina, Costabile Spinelli, sindaco di Castellabate, l’imprenditore Antonio Lombardi. Qualcuno parla anche dell’ex sindaco di Battipaglia, Fernando Zara, ma al momento non sembrano esservi conferme. Non sembrano esserci dubbi, invece, sulla presenza del Senatore Franco Cardiello o del figlio Damiano. Certa anche la candidatura di Federico Conte, figlio dell’ex ministro, in Mdp. Su Franco Alfieri, nel Pd, regna l’incertezza, in tavola balla ancora l’assessorato regionale. Ugo Tozzi, vicesindaco di Battipaglia, dovrebbe invece essere nelle liste di Fratelli di Italia. Nomi che si susseguono alla ricerca di quelle figure che uniscono l’opinione pubblica e possano fare incetta di voti.




A Baronissi: sarà volata a quattro Moscatiello sprint

BARONISSI. Sarà una corsa a quattro per il Comune di Baronissi. Il quadro politico che si è andato delineando in questi mesi non è ancora ben chiaro e sarà lecito aspettarsi nuovi ed inaspettati risvolti. Il sindaco uscente Giovanni Moscatiello si è rivelato particolarmente tempestivo nell’organizzazione delle due liste civiche che ad oggi risultano le uniche già state presentate. Il primo cittadino ha dal primo momento ostentato serenità ed ottimismo forte, a suo dire, del lavoro svolto fino ad ora. Le altre tre liste che dovrebbero affiancarsi sono ancora in via di costruzione e mentre a quella di Fratelli d’Italia del dottore Raffaele Petta manca solo l’ufficialità, ancora in via di completamento sono quelle del consigliere Angelo Napoli e Forza Italia di Carmen Roma. In netto ritardo il Partito Democratico che nel corso dei mesi ha pagato le tante frizioni all’interno a scapito delle primarie prima annunciate e poi cancellate. La nomina successiva del consigliere regionale Gianfranco Valiante non accontenta proprio tutti nel centro sinistra: mentre Rifondazione Comunista, l’associazione politico culturale Civico Uno, Udc e Sinistra e Libertà hanno quasi immediatamente appoggiato la nomina, Scelta Civica del consigliere Giuseppe Sabatino, ha fatto un passo indietro; sarà da capire a chi andrà ad affiancarsi. Un’altra compagine di primo piano è senz’altro quella del consigliere Gennaro Esposito la cui candidatura è supportata dal neonato gruppo consiliare Azione Civica e Nuova Baronissi del giovane consigliere Tony Siniscalco. Una campagna elettorale, quella di Esposito, fatta di pesanti attacchi all’ex alleato Moscatiello, ma soprattutto di proposte concrete: Baronissi a zero rifiuti, disagi e sprechi è il motto che il candidato di Azione Civica sta presentando agli elettori. Altra forza in campo sarà quella di Giovanni Sessa per la lista Socialisti Riformisti; l’ex sindaco di Fisciano si è immediatamente posto in una posizione di equidistanza tra le parti e dai partiti politici in generale. Banchetti informativi e raccolte firme in questi giorni per il Movimento Cinque Stelle; questa domenica gli attivisti hanno consegnato volantini contro il rincaro della Rc auto in Campania e presentato il lavoro svolto fino ad ora sul territorio. In verità a Baronissi il movimento non sembra avere la forza d’impatto che ha sconvolto la politica in ambito nazionale. Le liste per i grillini risultano essere ancora in alto mare, la loro candidatura nel comune di Baronissi a tre mesi dalle elezioni, è quindi ancora un grande punto interrogativo.

Gianna Jun