Scafati. Si scrive Paolino si legge Aliberti, la tesi del riesame e le testimonianze della difesa

Di Adriano Falanga

<<Ancora oggi, tutt’ora in carica come consigliere regionale è la moglie Monica Paolino che ha beneficiato, durante le elezioni regionali del 2015, dell’accordo del marito con il clan ed è stata lei a tenere il comizio nella proprietà della sorella di Ridosso Romolo, padre di Luigi e zio di Gennaro, oltre che fratello di Salvatore, ucciso in un agguato di camorra>>. Il Tribunale del Riesame accentra l’attenzione, accogliendo le richieste della DDA, sull’attività politico istituzionale della Paolino. Secondo i giudici infatti <<Tale circostanza rende, di fatto, perdurante e quindi attuale e concreta la possibilità per l’Aliberti di attuare, attraverso l’influenza politica della moglie, accordi con i clan in cambio di ulteriori favori politici>>. Il profilo delineato dagli ainquirenti restituisce un consigliere regionale “di facciata”, si scrive Paolino ma si legge Aliberti e a rafforzare la tesi, il pm Montemurro ha depositato le dichiarazioni di Patrizia e Raffaele Sicignano, assieme a quelle di Daniela Ugliano. Gli ultimi due di fatto ex assessori e consiglieri della giunta sciolta per infiltrazioni camorristiche. E’ stata Patrizia Sicignano ad accompagnare personalmente Monica Paolino nei comizi organizzati dal clan Ridosso-Loreto, il primo presso un noto bar di Scafati (ritenuto un flop) e il secondo presso l’abitazione di Anna Ridosso. Della caratura criminale di queste persone il comitato elettorale ne era a conoscenza, in quanto, secondo la Sicignano, sulla scarsa presenza di persone nel bar la moglie di Giovanni Cozzolino avrebbe esclamato: “stai zitta! Non sai chi sono queste persone, potrebbero essere 6 o 7 persone che portano 6-700 voti”. Secondo Raffaele Sicignano invece, ogni decisione politica della Paolino non avveniva senza il preliminare assenso del marito. Secondo il riesame, Aliberti merita quindi il carcere perché <<da casa ha la possibilità di continuare a influenzare le scelte politiche della moglie convivente e utilizzare anche diverse persone di fiducia quali l’ex staffista Giovanni Cozzolino e a mantenere attiva l’attenzione politica della cittadinanza sulla sua persona interagendo sul profilo istituzionale Facebook, sia personale che della moglie>>.

l’ex assessore Raffaele Sicignano

A testimoniare il contrario la difesa dell’ex sindaco ha presentato le testimonianze di Mirra Antonio, responsabile della segreteria della Paolino, di Vincenzo Paolillo, ex politico paganese, Domenico Di Giorgio, già sindaco di Montecorvino Pugliano e Martino Melchionda, ex sindaco di Eboli. Secondo il riesame però queste dichiarazioni <<non mutano il dato che l’Aliberti possa utilizzare la moglie per attuare i patti politici che ha stretto con la criminalità, anche per favorirne l’elezione>>. Melchionda inoltra avrebbe ammesso l’appoggio elettorale alla Paolino in cambio dell’incarico di presidente del Consorzio Farmaceutico propostogli da Aliberti. Paolillo avrebbe sì confermato l’autonomia dell’azione politica della consigliera regionale, ma ammesso pure che in ogni caso esaminato si è sempre arresa alle scelte del marito. Scriverà più avanti il riesame <<Si rammenta che seppur Aliberti si mostra contrariato a parlare con Andrea Ridosso che si vuole addirittura candidare nelle sue liste, candida poi Barchiesi, zio di Alfonso Loreto, esponente apicale del clan. E fa partecipare la moglie ad un comizio organizzatole proprio da Andrea Ridosso e ad un altro a casa di Anna Ridosso, zia dei cugini Luigi e Gennaro>>.

LA “BOCCIATURA” DELLE TESTIMONIANZE

Avendo la Suprema Corte di Cassazione confermato parzialmente la precedente ordinanza, come nel caso di specie sui gravi indizi di colpevolezza e sulla qualificazione giuridica dei fatti, il Tribunale è deputato a deliberare soltanto sul punto della decisione che ha costituito oggetto di annullamento con rinvio, e cioè l’esigenza della custodia cautelare in carcere. E’ per questo motivo che vengono definite “irrilevanti” le dichiarazioni raccolte dal collegio difensivo e depositate a favore dell’ex sindaco. Tra i testi figurano gli ex consiglieri comunali Andrea Granata, Nicola Acanfora, Antonio Pignataro, Brigida Marra, Teresa Formisano e Berritto Carmela. C’è poi l’ex presidente Acse Eduardo D’Angolo, il presidente della Scafatese calcio Vincenzo Cesarano, dell’ex direttore generale Acse Salvatore De Vivo e ancora i componenti della famiglia Semplice: Salvatore, Aniello e Laura, quest’ultima consulente legale della Scafati Sviluppo, dichiarata fallita. <<Si tratta di dichiarazioni che non ineriscono il profilo delle esigenze cautelari bensì quello della ricostruzione indiziaria dello scambio elettorale politico mafioso>> scrive il riesame. In parole semplici, trattano di circostanze che involgono la configurabilità dei reati ascritti all’ex sindaco, sui quali il Collegio non è chiamato ad esprimersi. In questa sede infatti i giudici sono chiamati esclusivamente a decidere sulla misura restrittiva da applicare.




Nocera. Eseguiti gli ultimi sequestri dell’operazione “Ipervigile”

NOCERA INFERIORE. Operazione “Ipervigile”: i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno hanno dato esecuzione al “decreto di sequestro preventivo per equivalente” emesso dal gip del Tribunale di Nocera Inferiore nei confronti di Fernando De Santis, Filomena Paolino e Filomena Vicidomini, su immobili del valore di oltre 1,3 milioni di euro. Si tratta, in particolare, di un appartamento in località Sant’Ambruoso di Nocera Superiore, un grande ufficio nella centralissima piazza Amendola a Nocera Inferiore e un deposito commerciale a vico Giardinetto ad Avellino, ufficialmente intestati alla società “Enterprise Sat Srl” di Nocera Inferiore, dei quali i De Santis continuavano ad avere la disponibilità e a riscuotere gli affitti. E’ stato così raggiunto il totale dei sequestri disposti dall’autorità giudiziaria, per quasi 8 milioni di euro. L’azione di servizio che ha portato ai sequestri di ieri, coordinata dal sostituto procuratore Roberto Lenza, è il frutto dell’azione di ricerca dei beni riconducibili ai De Santis, che è stata condotta ininterrottamente dai militari della Guardia di Finanza. Sono stati esaminati, tra gli altri, i documenti concernenti la stipula dei contratti di locazione registrati dalla società “Enterprise Sat Srl”, le cui quote sociali avevano già costituito oggetto di sequestro preventivo, ed escussi in atti alcuni soggetti, che erano e o erano stati locatari degli immobili intestati alla citata impresa, i quali confermavano, in proposito, di aver avuto rapporti diretti con Fernando De Santis, Filomena Vicidomini ed altri membri della famiglia, precisando di aver corrisposto a questi ultimi, anche con denaro contante, il canone di locazione degli immobili condotti in fitto. L’operazione “Ipervigile”, eseguita a novembre 2015, aveva portato all’arresto di Fernando De Santis, Filomena Vicidomini, Filomena Paolino, Maria Assunta Scarpati e Pierdonato Gallitelli, nonché alla denuncia di numerosi altri soggetti per le ipotesi contestate a vario titolo di bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita aggravata per oltre 9,8 milioni di euro, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di Iva, omesso versamento all’Inps di ritenute previdenziali ed assistenziali, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate e violenza privata. In tale contesto, l’autorità giudiziaria aveva disposto sequestri per oltre 12 milioni di euro. Nel gennaio scorso, inoltre, il Tribunale del Riesame di Salerno, prendendo atto dell’entrata in vigore della riforma dei reati tributari dal 1° gennaio 2016 e della “depenalizzazione” per alcune delle condotte commesse dai De Santis, ha rideterminato l’entità delle somme da sequestrare in circa 8 milioni di euro. Entità che è stata interamente raggiunta con i sequestri eseguiti in data odierna e che si aggiungono a denaro, depositi bancari, autoveicoli, immobili e quote societarie di 21 società già apprese nel novembre 2015. Come si ricorderà, le attività investigative dell’operazione Ipervigile sono state avviate a seguito della segnalazione, effettuata dalla Banca d’Italia nell’ottobre 2013, per l’ammanco di oltre 9,8 milioni di euro nel caveau della società Ipervigile Srl. Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, sono state affidate al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno, che ha svolto un minuzioso lavoro di ricostruzione delle vicende di oltre 20 società, tutte amministrate formalmente da prestanome e riconducibili alla famiglia De Santis di Nocera Inferiore, operante da decenni nel settore della vigilanza privata, al fine di accertare eventuali ipotesi di reato poste in essere dagli amministratori e o da altri soggetti nella gestione della stessa impresa. E’ stato così accertato come il meccanismo delittuoso consistesse dapprima nello “spogliare” le società di tutte le componenti produttive (attraverso cessioni di azienda o rami di azienda) e, successivamente, nel lasciarle fallire e o farle cessare, gravate da considerevoli debiti tributari che, in conseguenza della spoliazione, divenivano inesigibili, con grave danno per l’Erario. Il metodo scientifico adottato dalla famiglia De Santis era il seguente: le cariche societarie venivano intestate a dipendenti e o consulenti delle società del Gruppo De Santis, i quali nella maggioranza dei casi erano intimiditi e costretti ad accettare quanto proposto per conservare il posto di lavoro, non versavano alcuna contribuzione previdenziale e assistenziale ne tantomeno i “tributi” delle società fino a portare le stesse al “fallimento”. Le società venivano fatte fallire distruggendo od occultando le scritture contabili o venivano messe in liquidazione, in modo da rendere impossibile per l’Agenzia delle Entrate riscuotere i crediti: operazione ostacolata anche dal fatto che i soggetti formalmente rappresentanti legali – teste di legno – non risultavano avere disponibilità finanziarie per far fronte al debito contratto dalla società, solo formalmente amministrata. Gli accertamenti hanno permesso di rilevare 11 casi di fallimento di società del gruppo, nei quali non sono mai state prodotte e consegnate ai curatori fallimentari le prescritte scritture contabili, al fine di non consentire agli organi del fallimento la ricostruzione delle vicende imprenditoriali con specifico riferimento al periodo cronologico antecedente alla declaratoria di fallimento. Nel frattempo il Gruppo De Santis creava nuove società, con denominazioni simili a quelle delle società morienti, oppure ne acquisiva altre operanti nello stesso settore della vigilanza privata. Il meccanismo consentiva anche di incassare i contributi per la riassunzione agevolata di lavoratori in mobilità o licenziati, nella forma degli sgravi contributivi. I De Santis, infatti, licenziavano i propri lavoratori e li riassumevano con un’altra società apparentemente estranea (in modo da avere diritto alle sovvenzioni) e in realtà sempre gestita dai medesimi, con un meccanismo che ha consentito di percepire indebitamente ai danni delle casse pubbliche centinaia di migliaia di euro. In sintesi, tutte le società facenti parte del Gruppo De Santis sono state ritenute costituire una struttura apparente, dietro la quale si celava in realtà un’impresa unitaria gestita dai componenti della famiglia De Santis stessa e, primo tra essi, da Fernando De Santis. E le indagini potrebbero ancora continuare su questo fosco scenario.




Nocera/pagani. «Chiedo solo il rispetto delle regole». Vincenzo Paolillo replica alle accuse del Cogmo

PAGANI. «Non intendo entrare in polemica con nessuno e quella del Consiglio di amministrazione non è una presa di posizione contro qualcuno ma solo il rispetto delle regole». Il presidente del mercato ortofrutticolo Nocera-Pagani, Vincenzo Paolillo (nella foto), risponde alle accuse piombate sulla dirigenza del Consorzio in seguito ai fatti che hanno visto il Cogmo sfrattato dalla propria sede per il mancato versamento dei canoni di locazione. Per Paolillo è stato necessario e doveroso porre fine al comodato d’uso a titolo gratuito dei locali utilizzati dal Consorzio Operatori Grossisti del Mercato Ortofrutticolo per il bene della stessa struttura:«Le richieste avanzate dall’associazione di categoria, la maggiore parte sono state tutte evase tranne quella del fitto gratuito anche perché noi non siamo un Ente di beneficenza come altri ma manteniamo questa struttura, sia nella manutenzione sia nei lavori, proprio perché i proventi vengono dai flussi dei veicoli in entrata e dai canoni dei fitti che consentono di offrire i servizi al mercato, di far fronte ai debiti contratti in passato e di fare nuovi lavori di manutenzione». Precisazioni chiare quelle del presidente Paolillo che probabilmente daranno il via a una nuova serie di polemiche con il Cogmo, il cui direttivo aveva protestato per una mancanza di patti che lo stesso Paolillo avrebbe stipulato un anno e mezzo fa per affidare a titolo gratuito la sede in cui tutt’ora risiede. In tal senso, Paolillo si rivolge al presidente dell’associazione dei commissionari, Domenico Rosario Tortora, soffermandosi su una dichiarazione rilasciata durante la conferenza stampa di lunedì mattina:«Penso e spero che il Presidente del Cogmo quando afferma che questa è una “via senza ritorno” si riferisca a tutt’altro perché per noi parlano i fatti».
E ancora, Paolillo risponde anche al consigliere regionale Alberico Gambino, intervenuto questa mattina in favore del Cogmo e contro il Cda del mercato, reputando giuridicamente scorretti gli incassi per proventi derivanti dall’utilizzo della struttura mercantile da parte dei concessionari:«Gambino? Non mi stupisce in quanto anche in un consiglio comunale di fronte a un pagamento dichiarò  “Per pagare e morire c’è sempre tempo!”. Gambino tra l’altro ha dichiarato che questa città, con tutte le sue attività, può risorgere solo se si sogna: pregherei qualcuno di andare a svegliarlo! Gambino sa cosa significare amministrare: è vero che deve fare la politica ma il rispetto delle regole viene prima di tutto».  E infine: «Sono aperto ad ogni pubblico confronto e ad ogni chiarimento in ogni sede opportuna o indicata dagli attori».




Nocera/Pagani. Mercato ortofrutticolo, è guerra Cogmo-Consorzio

Dopo la richiesta di sfratto da parte della dirigenza del mercato ortofrutticolo Nocera-Pagani e le accuse di morosità legate al mancato pagamento dei canoni di locazione per due anni, arriva la risposta del Cogmo che respinge le accuse convocando, questa mattina, una conferenza dove il presidente Domenico Rosario Tortora e il consiglio dell’associazione dei commissionari spiegano la loro verità, puntando il dito il presidente del Consorzio Vincenzo Paolillo, il quale non avrebbe mantenuto vecchi accordi che avrebbero permesso al Cogmo di usufruire della struttura in cui risiede a titolo gratuito.

«I canoni di locazione non venivano pagati in attesa di una delibera di Consiglio che approvasse l’utilizzo in comodato d’uso gratuito – spiega Tortora – A tal proposito, oltre un anno e mezzo fa è stata protocollata una richiesta di uso gratuito della sede, concordata con impegno personale del Presidente Paolillo che sosteneva fosse assurdo e illogico che il Cogmo pagasse per l’utilizzo della sede che riteneva, tra l’altro, non idonea per spazi e condizione strutturale tanto da prometterci l’assegnazione dei vecchi locali della Direzione. Se questo accordo tacito non fosse mai esistito, questo denota ancor più l’incapacità gestionale di chi, avendo la legge dalla sua parte, non opera in modo proficuo. Sia chiaro dunque una cosa: non abbiamo pagato perché morosi ma perché ci era stato chiesto di farne a meno». Tortora precisa che tale decisione è arrivata in maniera paradossale visto che gli avvocati delle due parti avevano raggiunto un accordo atto ad evitare lo sfratto che, alla fine dei conti, è stato comunque firmato.

Oltre al caso delle presunte morosità, il Cogmo ha anche lamentano la mancanza dei dovuti interventi di manutenzione e riqualificazione non solo della sede ma anche di buona parte della struttura mercatale, considerata insicura e pericolosa. Ed è proprio su questo particolare che Tortora ripassa la mano visto che di recente l’Ente Gestore avrebbe impiegato 15mila euro per organizzare l’evento “Benvenuto 2016”: «Denunciamo pubblicamente il totale lassismo di questo Ente che, anziché provvedere alla ristrutturazione del Mercato, pensa a sponsorizzare feste, festini non ultimo “Benvenuto 2016”, con il quale se ne vanno in aria bel oltre 15 mila euro che in maniera sicuramente più proficua avrebbero portato benessere al mercato. Per questo motivo abbiamo fatto richiesta di rendicontazione e copertura economica: vogliamo capire in quel verbale del consiglio di amministrazione è stata approvata tale cosa ma soprattutto perché questo spreco di denaro quando a noi serve una pezza di asfalto? Perché ci viene detto che i fondi non ci sono? Qui si parla di ordinaria amministrazione». Calcoli alla mano, il presidente Cogmo spiega che di questi 15 mila euro, solo due sarebbero stati sponsorizzati, mentre gli altri 13 proverrebbero dalle casse del consorzio ortofrutticolo e dei commissionari. E ancora: «Ci siamo visti costretti a denunciare al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, lo stato di abbandono di tutti noi commissionari che continuiamo a lavorare in una struttura diventata uno scheletro di cemento vista l’assenza delle più elementari misure di sicurezza».

Il Cogmo smentisce anche una presunta spaccatura tra i suoi soci in seguito alla scelte di sostenere Confcommercio mettendo a disposizione del neo presidente Luigi Amendola i locali di via Mangioni per aprire la prima riunione: «E’ falso sostenere che questa associazione di sia frantumata. Sosteniamo Confcommercio perché molti nostri associati sono parte di esso e uno dei nostri consiglieri, Marcello Sforza, fa parte del neonato direttivo di Confcommercio ed è anche per questo che abbiamo deciso di mettere a loro disposizione, in comodato d’uso, la nostra sede. Il una situazione di tale immobilismo abbiamo deciso insieme di aderire a Confcommercio allo scopo di condividere le problematiche degli investitori privati. La nostra partecipazione ci consente di avvicinare gli imprenditori alle Banche, alla Camera di Commercio, Inps, Inail ed Enti che possono coadiuvare gli operatori del commercio».

Infine, conclude Tortora: «Siamo a un punto di non ritorno. Qualcuno vuole scatenare delle guerre al nostro interno per poter agire sottobanco e fare i propri interessi. Siamo soci del mercato e non possiamo far finta di nulla: bisogna intervenire».

 

Dopo la richiesta di sfratto da parte della dirigenza del mercato ortofrutticolo Nocera-Pagani e le accuse di morosità legate al mancato pagamento dei canoni di locazione per due anni, arriva la risposta del Cogmo che respinge le accuse convocando, questa mattina, una conferenza dove il presidente Domenico Rosario Tortora e il consiglio dell’associazione dei commissionari spiegano la loro verità, puntando il dito il presidente del Consorzio Vincenzo Paolillo, il quale non avrebbe mantenuto vecchi accordi che avrebbero permesso al Cogmo di usufruire della struttura in cui risiede a titolo gratuito.

«I canoni di locazione non venivano pagati in attesa di una delibera di Consiglio che approvasse l’utilizzo in comodato d’uso gratuito – spiega Tortora – A tal proposito, oltre un anno e mezzo fa è stata protocollata una richiesta di uso gratuito della sede, concordata con impegno personale del Presidente Paolillo che sosteneva fosse assurdo e illogico che il Cogmo pagasse per l’utilizzo della sede che riteneva, tra l’altro, non idonea per spazi e condizione strutturale tanto da prometterci l’assegnazione dei vecchi locali della Direzione. Se questo accordo tacito non fosse mai esistito, questo denota ancor più l’incapacità gestionale di chi, avendo la legge dalla sua parte, non opera in modo proficuo. Sia chiaro dunque una cosa: non abbiamo pagato perché morosi ma perché ci era stato chiesto di farne a meno». Tortora precisa che tale decisione è arrivata in maniera paradossale visto che gli avvocati delle due parti avevano raggiunto un accordo atto ad evitare lo sfratto che, alla fine dei conti, è stato comunque firmato.

Oltre al caso delle presunte morosità, il Cogmo ha anche lamentano la mancanza dei dovuti interventi di manutenzione e riqualificazione non solo della sede ma anche di buona parte della struttura mercatale, considerata insicura e pericolosa. Ed è proprio su questo particolare che Tortora ripassa la mano visto che di recente l’Ente Gestore avrebbe impiegato 15mila euro per organizzare l’evento “Benvenuto 2016”: «Denunciamo pubblicamente il totale lassismo di questo Ente che, anziché provvedere alla ristrutturazione del Mercato, pensa a sponsorizzare feste, festini non ultimo “Benvenuto 2016”, con il quale se ne vanno in aria bel oltre 15 mila euro che in maniera sicuramente più proficua avrebbero portato benessere al mercato. Per questo motivo abbiamo fatto richiesta di rendicontazione e copertura economica: vogliamo capire in quel verbale del consiglio di amministrazione è stata approvata tale cosa ma soprattutto perché questo spreco di denaro quando a noi serve una pezza di asfalto? Perché ci viene detto che i fondi non ci sono? Qui si parla di ordinaria amministrazione». Calcoli alla mano, il presidente Cogmo spiega che di questi 15 mila euro, solo due sarebbero stati sponsorizzati, mentre gli altri 13 proverrebbero dalle casse del consorzio ortofrutticolo e dei commissionari. E ancora: «Ci siamo visti costretti a denunciare al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, lo stato di abbandono di tutti noi commissionari che continuiamo a lavorare in una struttura diventata uno scheletro di cemento vista l’assenza delle più elementari misure di sicurezza».

Il Cogmo smentisce anche una presunta spaccatura tra i suoi soci in seguito alla scelte di sostenere Confcommercio mettendo a disposizione del neo presidente Luigi Amendola i locali di via Mangioni per aprire la prima riunione: «E’ falso sostenere che questa associazione di sia frantumata. Sosteniamo Confcommercio perché molti nostri associati sono parte di esso e uno dei nostri consiglieri, Marcello Sforza, fa parte del neonato direttivo di Confcommercio ed è anche per questo che abbiamo deciso di mettere a loro disposizione, in comodato d’uso, la nostra sede. Il una situazione di tale immobilismo abbiamo deciso insieme di aderire a Confcommercio allo scopo di condividere le problematiche degli investitori privati. La nostra partecipazione ci consente di avvicinare gli imprenditori alle Banche, alla Camera di Commercio, Inps, Inail ed Enti che possono coadiuvare gli operatori del commercio».

Infine, conclude Tortora: «Siamo a un punto di non ritorno. Qualcuno vuole scatenare delle guerre al nostro interno per poter agire sottobanco e fare i propri interessi. Siamo soci del mercato e non possiamo far finta di nulla: bisogna intervenire».

 




NOCERA. Bancarotta azienda del gruppo Ipervigile: arrestati i De Santis

AGGIORNATO COI NOMI

Bancarotta: I De Santis ai domiciliari. Questa mattina sono stati arrestati in cinque per la bancarotta di una società della galassia Ipervigile, uno dei gruppi più importanti in Italia nel settore della vigilanza privata in Italia. Ai domiciliari sono andati Ferdinando De Santis, la moglie, la madre, una dipendente e un amministratore di una delle aziende del gruppo.

In corso la conferenza stampa del pm Roberto Lenza e della guardia di finanza

Domani, su Le Cronache, tutti i particolari

 

Su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione delle misure cautelari degli arresti domiciliari emessa dal G.I.P. del citato Tribunale nei confronti di DE SANTIS Fernando, PAOLINO Filomena, VICIDOMINI Filomena, SCARPATI Maria Assunta e GALLITELLI Pierdonato, al sequestro preventivo — disposto ai sensi dell’art. 321 c.p.p. — finalizzato alla successiva confisca di valori, beni mobili ed immobili per oltre 12 milioni di euro ed al sequestro di quote azionarie e di partecipazione di n. 21 società sull’intero territorio nazionale.

Le attività di indagine sono state avviate dalla segnalazione, effettuata dalla Banca d’Italia, nell’ottobre 2013, per l’ammanco di oltre 9,8 milioni di euro nel caveau della società IPERVIGILE S.r.l..

Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore (SA) sono state affidate al Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Salerno, che ha svolto un minuzioso lavoro di ricostruzione delle vicende di oltre 20 società, tutte amministrate formalmente da prestanome e riconducibili alla famiglia DE SANTIS di Nocera Inferiore (SA), operante da decenni nel settore della vigilanza privata, al fine di accertare eventuali ipotesi di reato poste in essere dagli amministratori e/o da altri soggetti nella gestione della richiamata impresa.

Le attività, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Roberto Lenza sono state finalizzate alla raccolta di elementi conoscitivi che consentissero di individuare compiutamente le società gestite di fatto dai De Santis e costituenti il c.d. “GRUPPO DE SANTIS”. Sono state raccolte notizie attraverso le dichiarazioni di oltre 80 dipendenti, è stata esaminata la documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni locali; sono stati eseguiti rilevamenti ed acquisite notizie presso l’Agenzia delle Entrate, l’I.N.P.S., la Camera di Commercio e la Prefettura.

All’esito delle investigazioni, eseguite dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Salerno. è stata ricostruita in dettaglio l’esistenza di una organizzazione, facente capo ai componenti la famiglia DE SANTIS di Nocera Inferiore (SA) (DE SANTIS Fernando, VICIDOMINI Filomena e PAOLINO Filomena), attivi da fin dagli anni ’80 nel settore della vigilanza privata, i quali, con la fattiva collaborazione di SCARPATI Maria Assunta e GALLITELLI Pierdonato, per mezzo di un sistema di soggetti-schermo, si sono resi autori della creazione di una ‘galassia societaria” strutturata come una holding di tipo personale – costituita da numerose imprese di cui avevano direttamente o indirettamente (tramite soggetti prestanome. per lo più ex dipendenti) la gestione – attraverso la quale hanno posto in essere una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di condotte penalmente rilevanti riconducibili a bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita aggravata per oltre 9.8 milioni di euro. emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di I.V.A., omesso versamento all’I.N.P.S. di ritenute previdenziali ed assistenziali, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. spendila e introduzione nello Stato di monete falsificate e violenza privata. È stato accertato come il meccanismo delittuoso perpetrato consistesse dapprima nello “spogliare” alcune di tali società di tutte le componenti produttive (attraverso cessioni di azienda o rami di azienda) e, successivamente, nel lasciarle fallire e/o farle cessare. gravate da considerevoli debiti tributari che, in conseguenza della spoliazione. divenivano inesigibili, con grave danno per l’Erario.

Le cariche societarie venivano intestate a dipendenti e/o consulenti delle società del Gruppo DE SANTIS, i quali nella maggioranza dei casi erano intimiditi e costretti ad accettare quanto proposto per conservare il posto di lavoro. Chi non accettava veniva sottoposto a turni di notte, umiliazioni, minacce ed emarginato.

In particolare, per quanto riguarda i “lavoratori”. la strategia era quella di non versare alcuna contribuzione previdenziale e assistenziale e di far fallire le società.

Anche il mancato versamento di “tributi’ delle società costituiva un vera e propria costante, un vero e proprio metodo scientifico adottato dalla famiglia De Santis.

Le società venivano fatte fallire distruggendo od occultando le scritture contabili o venivano messe in liquidazione, in modo da rendere impossibile per l’Agenzia delle Entrate riscuotere i crediti: operazione ostacolata anche dal fatto che i soggetti formalmente rappresentanti legali – teste di legno – non risultavano avere disponibilità finanziarie per far fronte al debito contratto dalla società, solo formalmente amministrate.

Gli accertamenti hanno permesso di rilevare 11 casi di fallimento di società del gruppo. nei quali non sono mai state prodotte e consegnate ai curatori fallimentari le prescritte scritture contabili, al fine di non consentire agli organi del fallimento la ricostruzione delle vicende imprenditoriali con specifico riferimento al periodo cronologico antecedente alla declaratoria di fallimento.

Nel frattempo il GRUPPO DE SANTIS creava nuove società. con denominazioni simili a quelle delle società morienti, oppure ne acquisiva altre operanti nello stesso settore della vigilanza privata.

 

Il meccanismo consentiva anche di incassare i contributi per la riassunzione agevolata di lavoratori in mobilità o licenziati, nella forma degli sgravi contributivi. I De Santis infatti licenziavano i propri lavoratori e li riassumevano con un’altra società apparentemente estranea (in modo da avere diritto alle sovvenzioni) e in realtà sempre gestita dai medesimi, con un meccanismo che ha consentito di percepire indebitamente ai danni delle casse pubbliche centinaia di migliaia di euro. Sono stati accertati anche episodi in cui nel caveau della società IPERVIGILE venivano sostituite banconote genuine con altre false, su ordine di DE SANTIS Fernando e con la collaborazione dei suoi familiari e dei dipendenti capi-conta. Per le banconote false veniva quindi chiesto il rimborso alla Banca d’Italia, mentre quelle genuine venivano sottratte.

In sintesi, tutte le società facenti parte del GRUPPO DE SANTIS sono state ritenute costituire una struttura apparente, dietro la quale si celava in realtà un’impresa unitaria gestita dai componenti della famiglia DE SANTIS stessa e. primo tra essi, da DE SANTIS Fernando.

L’attività costituisce prosecuzione e sviluppo dell’indagine nei confronti della società BSK SECURMARK SERVIZI FIDUCIARI SALERNO s.r.I., condotta anch’essa nel febbraio 2015 a dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore avvalendosi del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Salerno, per la quale alcuni componenti della famiglia sono stati ristretti agli arresti domiciliari.




PAGANI. «Rimpasto in giunta? solo dopo il bilancio»

DA LE CRONACHE IN EDICOLA OGGI

PAGANI. «La giunta? Ne riparliamo dopo il bilancio». E’ chiaro e categorico il sindaco Salvatore Bottone, che si prepara a portare in consiglio comunale, convocato per il prossimo 4 agosto, il bilancio comunale. Le casse del Comune certo non godono di buona salute e gli amministratori, a detta del primo cittadino, hanno dovuto fare salti mortali ed un tour de force per far quadrare i conti. «Per ora lascerei da parte l’idea della giunta – spiega Bottone – Io, invece, direi di parlare di quelle che sono le delibere di questo esecutivo, le azioni messe in campo dagli attuali assessori, e non per ultimo dalla proposta di bilancio che ci apprestiamo a portare in consiglio comunale. Questo è solo il momento per dare un riscontro positivo al lavoro fatto da questa giunta». Del rimpasto chiesto a più voci dai una parte della sua maggioranza, il sindaco della cittadina dell’Agro, è pronto anche a discuterne, ma solo dopo l’approvazione dello strumento finanziario. «Ora siamo in fase bilancio – chiarisce. Tutti gli incontri con i consiglieri e la parte politica della maggioranza si stanno svolgendo solo sul bilancio. Ci hanno lavorato tutte le partiti politiche, nessuna eslusa. Non riuscivamo a rientrare nei conti, ma lo abbiamo fatto e ne sono soddisfatto. Nonostante il piano di riequilibrio, i 20 milioni di euro che abbiamo dovuto togliere dal bilancio e rimodellarli nei 30 anni, nonostante un milione e 100 in meno da tenere ogni anno in considerazione per le casse dell’ente, abbiamo messo su un buon bilancio». Solo dopo, pronto al dialogo con i partiti per l’esecutivo cittadino. «Dopo il bilancio – aggiunge il sindaco di Pagani – ci sediamo con le parti politiche e se c’è da rivede, rimodellare, sostituire, cambiare, inoltrare.. insomma facciamo tutto quello che vogliamo fare, perché ritengo che la politica deve dare il proprio supporto e sono certo lo farà in questa fase». Dunque, una pausa estiva per Salvatore Bottone che senza mezzi termini dirime anche le voci che lo vedono in contrapposizione con quel gruppo di civici, Grande Pagani, da sempre considerati la sua «spina nel fianco». «Non ci sono polemiche in atto con Grande Pagani – ci tiene a chiarire il primo cittadino – Se pur oggi mi facessero un nome da inserire nella giunta, di una persona gradita e capace, non esisterei un attimo a nominarlo in giunta. Ma credo debbano fare prima chiarezza tra loro. Io sono pronto ad aprire le porte dell’esecutivo a loro rappresentanti».
Lucia Trotta




Fasano vuole la Guarino Fi, la lista è incompleta

di Andrea Pellegrino

Forza Italia è ancora alle prese con la lista regionale. All’appello mancherebbero cinque persone ed il rischio di restare a bocca asciutta è abbastanza concreto. Al momento le candidature certe sono quelle di Monica Paolino, Valentino Di Brizzi, Sonia Senatore e Gigi Casciello. Per il resto è tutto in alto mare, tra trattative, incontri e promesse. Enzo Fasano, attuale commissario provinciale di Forza Italia vorrebbe il colpo a sorpresa. E spera soprattutto che Carmen Guarino non trovi posto nella coalizione di Vincenzo De Luca. Il senatore, infatti, avrebbe riallacciato i rapporti con la direttrice di Rete Solidale, da mesi ormai in piena campagna elettorale. Guarino, che avrebbe già rifiutato un precedente invito forzista, attende e spera ancora in una candidatura democrat, con il supporto di Andrea Cozzolino. Ma Fasano pare voglia tentare fino alla fine.
Nessuna riserva sciolta da Attilio Pierro, l’ex assessore provinciale, ed ex Fratelli d’Italia, che Forza Italia vorrebbe in lista per coprire la zona sud del salernitano. Ma al momento il consigliere provinciale ancora non avrebbe dato il suo via libera. Trattative in corso anche con Enzo Pasca di Vallo della Lucania. Il tutto mentre si cercano di capire le mosse della senatrice Eva Longo che ancora si deve esprimere sulla composizione della lista azzurra.

La carfagna detta la linea
Mara Carfagna, intanto, dalla sua contesta i sindaci candidati. Ed in particolare coloro che hanno avviato la procedura per la decadenza. Il deputato afferma che «saremo lontani da questi sette sindaci campani». Seppur nella lista di Fratelli d’Italia ci sia Nunzio Carpentieri – sindaco di Sant’Egidio del Monte Albino – che così come Alfieri e Russomando (Pd) ha utilizzato lo stesso sistema per candidarsi. «Questo ingarbugliato percorso – contesta la Carfagna – nasce per aggirare la citata legge varata dal Consiglio Regionale, che impone ai primi cittadini di scegliere: o si è sindaci, o si è candidati, una scelta di chiarezza verso i cittadini. La riflessione che impone questa vicenda è: quale è il rispetto che hanno queste persone per la politica? Per gli incarichi che rivestono? Ma soprattutto che peso hanno i voti e quindi la conseguente fiducia che hanno ricevuto dai loro elettori? Dove sono finite l’etica e la legalità?». E, concludendo, «ma soprattutto, in questa vicenda, dove è finita la voce di Renzi il rottamatore? Nel Mezzogiorno il Presidente del Consiglio e il “suo decisionismo” sono dei corpi estranei. E lui se ne lava le mani, fa finta di non vedere e non sentire. Renzi già con il caso De Luca ha asfaltato “alcune” regole. E noi, da garantisti, ci sforziamo di comprenderlo. In questo caso però il cuore del problema è differente: la politica dovrebbe dare un segno concreto di serietà. Che ne dici Matteo, vogliamo chiudere definitivamente la stagione della doppia morale e dei due pesi e delle due misure?».

Gli alleati
Sviluppi intanto nelle altre liste della coalizione che sarà a sostegno di Stefano Caldoro. A quanto pare Clemente Mastella sia intenzionato a ritornare all’idea originaria: ossia quella di riproporre una propria lista, semmai in accordo con Enzo Rivellini. Così pare che nell’ultime ore sia tramontata l’ipotesi di accordo con il Nuovo Centro destra di Alfano.
Per ora l’uomo di punta di Clemente Mastella nel salernitano resta Pasquale Citro, seppur l’imprenditore di Nocera Inferiore pare che sia corteggiato dalla civica “Caldoro Presidente” che è in trattativa, tra l’altro, anche con il sindaco di San Valentino Torio Felice Luminello e con il presidente del mercato ortofrutticolo Enzo Paolillo.




Pagani. Politica: caos nel centrodestra. La sinistra ancora divisa

PAGANI. Caos centrodestra, mentre a sinistra sembra che stiano decidendo di far politica nel prossimo millennio. Tra liti all’interno delle stesse famiglie politiche, divisioni, posti in giunta da cambiare, partiti che si ricompongono il centrodestra paganese vive una fibrillazione, in attesa delle elezioni regionali. Partiamo da Fratelli d’Italia. Non è in maggioranza in città e a muoversi, in questi giorni, pare essere solo Alberico Gambino a suon di iniziative e scontri a destra e a manca. Non è certo più il sindaco super votato che si presentava, anche se condannato in secondo grado per l’uso improprio della carta di credito, imponendo la sua candidatura alle regionali, e facendo messe di voti. Da allora l’arresto nell’operazione anticamorra “Linea D’Ombra” (conclusasi con la sua condanna ma anche dall’assoluzione dai capi d’imputazione più importanti, ed ora in appello), la nuova inchiesta “Criniera sulla malavita paganese con un’altra richiesta di arresto pendente sul suo capo, il non essere in giunta a Pagani, lo sfaldamento del gruppo dei cirelliani in provincia di Salerno rischia di ridimensionare pesantemente il potenziale elettorale di Gambino. L’ex sindaco ha perso tutto quello che poteva perdere: elezioni alla provincia di un suo supportato, la possibilità del controllo del mercato ortofrutticolo finito nelle mani di Vincenzo Paolillo che vuole candidarsi al consiglio regionale, e del comune con la sconfitta al ballottaggio di Massimo D’Onofrio, anche quest’ultimo sotto il rischio di arresto per l’operazione Criniera. Nello stesso gruppo Fratelli d’Italia, ci sono due candidature forti, quello del sindaco Nunzio Carpentieri di Sant’Egidio del Monte Albino e di Salvatore Arena che potrebbe far man bassa di voti a Nocera Inferiore e che ha ottimi rapporti anche in Cilento.

Passando in maggioranza c’è il nodo Alfonso Marrazzo, attuale assessore comunale in quota “Grande Pagani”. Il patron della civica azionista dell’amministrazione del sindaco Salvatore Bottone, Paolillo ha bisogno di fare il pienone di voti a Pagani. Nei grossi comuni dell’Agro nocerino, infatti, la battaglia è aspra e non si sa quanto dell’appoggio vantato da Paolillo del sindaco di Scafati Pasquale Aliberti riesca ad ottenere: l’obiettivo principale del primo cittadino scafatese è quello di far rieleggere la moglie Monica Paolino e potrebbe stringere più accordi nell’area nord della provincia. Per fare il pienone, Paolillo vuole tutti i fedelissimi al suo posto e pare che Marrazzo non sia più in questo elenco. Infatti, come è noto, nei giorni scorsi, tre consiglieri comunali di “Grande Pagani” hanno chiesto le dimissioni di Marrazzo e la sostituzione con un nome più vicino alla lista civica. Ma Marrazzo tiene duro e non si dimette. La richiesta è anche necessaria per stanare Bottone e verificare se appoggerà o meno Paolillo alle regionali.

Bottone deve destreggiarsi tra le richieste di sfiducia avanzata dai tre consiglieri Pietro Sessa, Luisa Paolillo e Goffredo Iaquinandi, e Marrazzo che non vuole dimettersi. Una scelta che non può più procrastinare all’infinito. Bottone, probabilmente, spera che Marrazzo attendi le dimissioni dell’assessore sfiduciato.

Forza Italia è alle prese con tentativi di ricompattamento e da Pagani potrebbe emergere una candidatura che certamente rischierebbe di rovinare la festa a agli “amici” di Grande Pagani.

Tra le varie anime della sinistra ancora non c’è una strategia comune e le ferite delle elezioni comunali dello scorso anno sono ancora vive. Intanto eletto all’unanimità il nuovo coordinatore della sezione paganese “Scannicchio e Spagna” di Sinistra Ecologia Libertà. Si tratta di Pierantonio Grimaldi, che prende il posto dell’uscente Giuseppe Mariconda eletto presidente del circolo. vicecoordinatore Marco Sbailò.




Agro. E’ scontro sul Grande progetto Sarno

SCAFATI. E’ scontro tra ambientalisti e Regione sul Gps. Il Grande progetto Sarno, pensato per la risistemazione idraulica del bacino compreso tra l’area vesuviana, l’Agro nocerino e il montorese divide sempre più le varie fazioni in campo. Sul progetto pende una sospensiva davanti al Tar. Su questo punto, Pasquale Aliberti, sindaco di Scafati, ha affermato:  «Con l’istanza di sospensiva accolta dal Tar è stato apportato un danno enorme al nostro territorio, in quanto tale provvedimento ha per il momento bloccato il Grande progetto di completamento, recupero e riqualificazione del fiume Sarno. Perdere il finanziamento di 210 milioni di euro, significa continuare a subire la presenza di melma e acqua nelle case e nei negozi dopo le piogge e di perdere definitivamente la possibilità di mettere fine ad uno scempio ambientale di dimensioni enormi. Stiamo valutando la possibilità di costituirci parte civile con la Regione nel ricorso al Consiglio di Stato». A questo si è aggiunta una nota del consigliere regionale Monica Paolino, moglie di Aliberti, nella quale si legge: «Sappiamo che la risoluzione definitiva degli allagamenti e delle esondazioni del fiume può avvenire solo attraverso il Grande progetto Sarno. Rischiamo di far tornare in Europa 210 milioni e di vanificare l’altro importante finanziamento di 37 milioni, stanziato con la delibera per l’accelerazione della spesa, per la realizzazione della rete fognaria di Scafati, Boscorale, Calvanico e Siano». Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Nocera Inferiore, Manlio Torquato: «La seduta ha visto come cuore del dibattito il ricorso al Tar del comune e dei comitati “no vasche”, ricorso su cui il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva in merito alla documentazione v.i.a. La relazione dell’assessore Cosenza, che ha avuto qualche caduta di stile nei confronti degli amministratori locali, ci conferma nelle nostre perplessità. L’assessore si è detto pronto ad incontrare l’amministrazione nocerina. Il nostro percorso si accompagnerà a quello del comitato. Non siamo contrari a opere di contenimento idraulico, ma vogliamo essere sicuri che il problema inquinamento acque e terreni sia prioritario o parallelamente affrontato. Debbo ringraziare Emiddio Ventre e Gianfranco Valiante. Era presente il consigliere Antonio Iannello». Gli ambientalisti, riunitesi in diversi comitati, sono preoccupati per l’impatto che le varie opere previste dal Gps avranno sul territorio, specie per la costruzione di grandi vasche di laminazione e per la mancata previsione di fondi per il disinquinamento del fiume, tra i più inquinati d’Europa. Il braccio di ferro continua e le pomeiche rischiano di inasprirsi.

Gennaro Avagnano




Castellabate, Vincenzo Paolillo torna a casa

CASTELLABATE. E’ stato ritrovato Vincenzo Paolillo il 45enne scomparso da 24 ore dalla sua abitazione a SantaMaria di Castellabate.  Grazie alle segnalazione giunta nella tarda serata di mercoledì alla centrale operativa della Compagnia di Battipaglia da parte di alcuni ragazzi che lo avevano riconosciuto è stato rintracciato nella stessa mattina a Castellabate. Immediatamente un’autoradio del Nucleo Radiomobile è riuscita ad intercettarlo all’interno del Maximall di Pontecagnano prelevandolo ed accompagnandolo presso la Compagnia dei Carabinieri di Battipaglia dove, dopo essere stato rifocillato, ha potuto riabbracciare i suoi famigliari. L’uomo sta bene e ha confermato la volontarietà del suo allontanamento anche se non ha voluto chiarire i motivi che lo hanno spinto ad andare via di casa. Una scelta che aveva messo in allarme tutti e che aveva non poco preoccupato famiglia e forze dell’ordine. Fortunatamente il tutto si è risolto con un nulla di fatto e Vincenzo ha fatto ritorno a casa.