Carenza di personale al reparto di ostetricia e ginecologia

di Erika Noschese

Carenza di personale che attanaglia il reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Ruggi d’Aragona. E’ quanto denunciano i delegati Rus della Cisl Fp degli stabilimenti dell’azienda ospedaliera universitaria locale Raffaele Iannone, Giovanni Lopez e Antonio Napoli che sottolineano come la dotazione organica non sia coerente al fabbisogno assistenziale della figura del Cps Ostetrica. Secondo i sindacalisti della Cisl Fp, infatti, il reparto è ormai al collasso nonostante la decisione del direttore dell’Uoc Gru che – nel corso di un incontro sindacale dei giorni scorsi – ha dato segnali di apertura con lo scorrimento della gratuatoria. Una situazione di disagio soprattutto per le ostetriche che – a causa della carenza di personale – sono chiamate a svolgere le proprie funzioni nel reparto assegnato, ossia la Uoc di Ostetricia e Ginecologia, Pronto Soccorso ginecologico e la sala operatoria, ma anche a praticare assistenza attiva del Roomin In. «Da premettere, fin da subito, la forte raccomandazione per quest’ ultima procedura, in quanto è buona pratica per assicurare una forte ed efficace creazione del legame madre-bambino e per sviluppare un efficace allattamento al seno, con la garanzia del supporto sanitario, in primis delle ostetriche e degli infermieri pediatrici, ma deve essere altrettanto forte la preoccupazione nel predisporre un adeguamento dell’organico con personale aggiuntivo a quello già in essere, per poter attivare e mettere a disposizione un’assistenza virtuosa, efficiente ed efficace, nel nostro plesso ospedaliero», hanno dichiarato Iannone, Lopez e Napoli che sollecitano la direzione strategica dell’azienda ospedaliera Ruggi d’Aragona a dare un impulso determinante per mettere in atto tutto quanto in suo potere e dare mandato immediato al Direttore Sgru a velocizzare lo scorrimento di graduatoria della mobilità Cps Ostetriche, «attesa la conclamata carenza, e dall’altro si chiede di reclutare Cps Infermieri Pediatrici per gestire i neonati nella Uocdi Ostetricia e Ginecologia – hanno poi aggiunto i sindacalisti – Con la speranza che venga fatto tutto il possibile per garantire alle neo mamme e ai neonati un’adeguata assistenza a 360°, si richiede un confronto urgente al fine di poter mettere in sicurezza operatori sanitari ed utenti».




Carenze e disservizi al Ruggi Sindacato sul piede di guerra

di Erika Noschese

Carenza di personale, riorganizzazione dei percorsi assistenziali e accordi mai raggiunti con la precedente gestione: sono queste, in sintesi, le criticità denunciate – presso l’aula sindacale dell’ospedale Ruggi d’Aragona – dalla Uil Fpl Salerno che ha puntato l’attenzione anche sulla relativa gestione commissariale. «Essendoci una nuova gestione, le criticità non sono indicate come responsabilità ma semplicemente come contributo che il sindacato vuole dare alla soluzione delle criticità su due aspetti fondamentali. Una su tutti la carenza di organico ma è necessario passare ad una fase riorganizzativa dei percorsi assistenziali dell’azienda», ha dichiarato il dottore Raffaele Albano della Uil Medici Salerno secondo cui ampliamento dell’organico e riorganizzazione devono andare di pari passo. «Per le questioni aperte dal comparto sanità ci sono degli accordi precedenti che davano una riorganizzazione complessiva delle varie aree invece l’amministrazione, per ora, ha fatto soltanto interventi tampone – ha poi aggiunto il dottor Albano – Noi chiediamo che questi interventi vengano sospesi perché devono essere inquadrati in un percorso complessivo e condiviso». Si tratta, dunque, di un discorso portato avanti con la vecchia gestione, come ha sottolineato anche Angelo Rambaldi, segretario della Uil Fpl: «Con i continui cambi di gestione andiamo in grosse difficoltà perché chi arriva con la nuova gestione ha difficoltà a portare avanti il discorso fatto con la vecchia gestione – ha dichiarato Rambaldi – Noi abbiamo accordi chiusi da un paio di anni che non riusciamo a portare a compimento». Ma quali sono le maggiori criticità che si riscontrano presso il nosocomio locale?

Radioterapia pediatrica: Testimone oculare di quanto accade quotidianamente Guido Martana, infermiere prossimo alla pensione grazie a Quota100. Da febbraio ad oggi, infatti, l’unità operativa soffre una grave carenza di personale infermieristico. Pur essendo centro di riferimento per tutto il meridione, attualmente, lavorerebbero solo 3 infermieri. «In cantiere non ci sono assunzioni, al momento, perché invece di mettere gli infermieri in turnazione assistenza clinica infermieristica ha messo gli Oss violando norme basilari del ministero della Sanità. Dopo varie denunce hanno messo solo gli infermieri», ha spiegato Martana.

Ufficio accoglienza: Ancora oggi non vi è stata alcuna riorganizzazione aziendale interna e progressione del personale nonostante gli accordi siglati nel mese di dicembre 2017. A ciò va aggiunta la chiusura serale del punto accoglienza che porta visitatori e pazienti a brancolare nel buio. «La situazione è grave soprattutto se si tiene conto che, spesso, a brancolare nel buio sono le persone che devono raggiungere il pronto soccorso pediatrico e, di conseguenza accedere ai corpi C-D», ha dichiarato Lucia Rallo, operatore tecnico dell’ufficio accoglienza.

Servizio cucina: ormai al collasso. La Soresa è attualmente in corsa per l’affidamento esterno del servizio ma, in contemporanea, ci dovrebbe essere un bando per l’assunzione del personale tramite il collocamento. Il servizio cucina potrebbe diventare punto cottura – tramite gara d’appalto dei locali – per il trasferimento esterno dei pasti sia per l’Asl che per i presidi ospedalieri.

Cardiochirurgia: in questo caso, si potrebbe dire AAA infermieri cercasi. Si tratta di un reparto che necessiterebbe di 16 operatori, tra infermieri e strumentisti e che – attualmente – può contarne solo 11, a disposizione della sala operatoria, nonostante la presenza di decine di cardiochirurghi.

Pagamento ticket: con la chiusura serale e festiva degli sportelli per i pazienti il pagamento del ticket diventa quasi impossibile, nonostante la presenza di un totem. Da qui la richiesta di spostare il macchinario nei pressi del punto accoglienza così da aiutare, chi ne ha bisogno, con il funzionamento di uno strumento sicuramente utile.

Ostetricia e ginecologia: soprattutto con la chiusura dell’ospedale di Battipaglia, in occasione del disinnesco della bomba il Ruggi ha ospitato circa 30 pazienti con una sola infermiera ed una sola ostetricia. Al momento, il rooming in è aperto e conta 18 posti letto a cui dovrebbero sommarsi i 26 posti del reparto di ginecologia che, ancora oggi, non riesce ad aprire a causa della mancanza di personale. «Chiediamo una svolta all’attuale gestione per assicurare il benessere lavorativo dei dipendenti», ha dichiarato Lorenzo Conte, segretario provinciale della sigla sindacale.




«Un’esperienza inverosimile»: viaggio nel reparto di ginecologia

di Brigida Vicinanza

“Un’esperienza scioccante”. E’ questo il commento delle mamme ricoverate al reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Si accendono ancora una volta i riflettori sull’ospedale salernitano, proprio dove il “mai più ultimi” doveva essere al primo posto delle priorità. “Ultimi” sicuramente secondo pazienti e accompagnatori del reparto “rosa” che dovrebbe essere quello da vivere al meglio, il più all’avanguardia. Ma spesso diventa un incubo. A partire dalla posizione. Al primo piano vi è il reparto in questione, dove si trovano le stanze delle partorienti, al sesto invece il Nido, dove le donne si recano più volte al giorno per l’allattamento. Fin qui tutto bene se non fosse che l’ascensore per salire dal primo al sesto piano è quello che comunica tutti i reparti e spesso è anche rotto, come in questi giorni: “Le mamme hanno un orario preciso per andare ad allattare, se perdono tempo ad aspettare l’ascensore che sale e scende non possono farlo più, e addirittura tre giorni fa era anche rotto”, segnala un’ospite del reparto, che voleva assistere un’amica neomamma. Che una mamma abbia subìto un taglio cesareo o abbia partorito naturalmente non importa, dovrà fare cinque piani a piedi per raggiungere all’orario stabilito il proprio bambino. E le scale non sono nemmeno ben curate: “sporche con cicche di sigaretta ovunque e anche macchie di sangue, che raramente lavano”, continua, sottolineando: “La chiusura del reparto maternità in alcuni ospedali della provincia, in più, ha portato un esubero di pazienti che si recano al Ruggi e di conseguenza i posti non ci sono, costringendo quindi medici e infermieri a mandare subito a casa le pazienti, tre giorni e via”. All’interno del reparto ora il bagno funzionante è uno solo. Con una porta che non si chiude. Quindi circa 10 stanze, per una media di 5 pazienti a stanza e un unico bagno: “La pulizia e l’igiene lasciano a desiderare, il bagno è unico, gli altri due sanitari sono fuori uso e addirittura non ci sono carta e sapone all’interno, anzi uno spazio è adibito a ripostiglio per le scope e in un altro angolo ci sono i bidoni per la differenziata. E a proposito di differenziata, un cartello dice che se si sbaglia a farla le pazienti pagheranno una multa. Ad una donna che ha appena partorito potrebbe capitare di sbagliare”, ha dichiarato una neomamma. Ma i disagi sono tanti, forse troppi, secondo le testimonianze infatti addirittura non ci sono cuscini e la carta igienica manca nel bagno. “Sono rimasta allibita, un’esperienza orribile in un momento così bello”, racconta poi una ragazza che ha accompagnato l’amica nei momenti di degenza, che ha continuato: “Non ci sono i campanelli nelle stanze per chiamare le infermiere, ma nessun parente o amico può affiancare le pazienti durante la notte, quindi come si fa ad essere soccorse in caso di problemi? Un giorno mancava anche la sedia a rotelle e la mia amica che ha avuto un parto cesareo non sapeva come fare, è dovuta salire con difficoltà a piedi per allattare il suo bambino. Davanti all’ingresso poi cani e gatti randagi, blatte e piccioni. Una situazione inverosimile”. Insomma, si continua ad essere “ultimi” e chissà quando sarà possibile scalare la classifica.




Nocera. Ginecologia dell’“Umberto I” l’invasione delle napoletane

di Gianfranco Pecoraro

NOCERA INFERIORE. Il 30% delle partorienti proviene dal napoletano e il reparto di ginecologia dell’Umberto I è sottoposto a un superlavoro che potrebbe portarlo al collasso. Dati impressionanti per l’attività del reparto di ginecologia dell’ospedale  “Umberto I”, il secondo per nascite in Campania, destinati ad aumentare per l’arrivo in massa di donne provenienti da Cava de’ Tirreni e Mercato san Severino, il cui ospedale non offre più questo servizio.
Ad impressionare, in particolare, non sono solo i 1500 parti annui ma anche l’entità dei pronti soccorso ostetrico-ginecologici e delle prestazioni rese in urgenza, in porticolare per le gravidanze a rischio. A destare interesse è la provenienza delle donne. Il 30% delle partorienti, infatti è dell’area napoletana. Di queste, poco più del 50% proviene dalla fascia costiera, da Torre del Greco ­­­­a Torre Annunziata, l’area boschese e Castellammare di Stabia, e paesi limitrofi, dove insistono tre ospedali e diverse cliniche private, mentre la restante parte arriva da Somma vesuviana, San Giuseppe vesuviano e comuni confinanti. Una situazione diventata insoppportabile per il personale dell’Umberto I che va diminuendo e con maternità sempre più coplesse. Le media delle partorienti, infatti, supera i 30 anni di età e molte le donne in dolce attesa che sono a una seconda e terza gravidanza, specie quelle che, divorziate, sono incinte di un secondo compagno. Parti che si presentano, quindi, con maggiori difficoltà e che impegnano il personale in lunghe pratiche anche operatorie. Aumentano anche le  mamme che partoriscono senza legami stabili né con un compagno né tantomeno con un marito. Il 10% ha ricorso all’iseminazione artificiale, in alcuni casi fatta anche all’estero.
Il dato, quindi, su cui riflettere è l’alto numero di donne che sceglie di partorire all’ “Umberto I” e non nella provincia di Napoli. «Questo di Nocera è un ospedale all’avanguardia, che ha una rinomata Tin e molti buoni servizi -afferma una neo mamma di Torre Annunziata che ha scelto l’ospedale nocerino per dare alla luce il primo figlio-Molte mie amiche scelgono di venire qui perchè anche l’ambiente è più tranquillo».
Un po’ il passaparola sulla qualità del servizi resi, le notizie di salvataggi di bambini nati anche prematuri, e del buon esito anche di parti difficili richiama sempre più donne incinte all’ospedale nocerino. E ciò accade anche a causa dell’improvvida chiusura del “Mauro Scaralato” di Scafati e per i disservizi che i cittadini ritengono di ricevere dalle strutture sanitarie del napoletano.
Fatto è che l’ospedale nocerino non può reggere a questi ritmi di lavoro se non saranno incrementati il numero del personale addette al reparto e quello della Tin, la terapia intensiva neonatale, dove potrebbero esser curati più piccoli pazienti di quelli attualmente assistiti.
Va anche, però, ridisegnata e ricurata la sanità campana. Bisogna comprendere che l’area nord dell’Asl Salerno non serve più solo l’Agro nocerino come previsto in partenza con una popolazione di 300mila abitanti ma anche i cittadini della parte sud del napoletano arrivando ad un bacino di 800 mila persone.
La struttura sanitaria nocerina, quindi, dev’essere dimensionato non ai residenti della zona ma ad un’area più vasta.
A questo si aggiunge che vanno “rafforzati”, in termini di attrezzature e personale, le strutture sanitarie dell’area vesuviana per non costringere i cittadini a rivolgersi a quelle dell’Agro nocerino.




CAVA. Il Tar “riapre” il reparto di ostetricia e ginecologia

CAVA DE’ TIRRENI. Il Tar sospende la chiusura del reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale metelliano: per i giudici amministrativi viene prima la continuità nell’erogazione di prestazioni sanitarie di primaria necessità per i cittadini delle ragione di organizzazione dell’azienda universitaria. Un provvedimento d’urgenza, quello adottato dalla seconda sezione salernitana del tribunale amministrativo campano, che ha accolto l’istanza di sospensione cautelare “ante causam” dei provvedimenti impugnati, fissando la trattazione dell’istanza cautelare in sede collegiale, nella camera di consiglio del 3 febbraio prossimo. Tanto urgente che la decisione è arrivata poche ore dopo il ricorso presentato dal sindaco Vincenzo Servalli. Il reparto di ostetricia e ginecologia di cui era stato disposto la chiusura immediata, tornerà pienamente operativo. Dopo le proteste di questi giorni, il primo cittadino cavese aveva deciso la via del ricorso alla giustizia amministrativa contro le disposizioni dell’Azienda Sanitaria Universitaria Ruggi D’Aragona. «La nostra serietà ed il nostro impegno sono stati premiati –ha commentato a caldo il primo cittadino metelliano-. La strada del ricorso al Tar che abbiamo seguito è stata la scelta giusta. Restituiamo al mittente con forza il fango che ci hanno buttato addosso.  W Cava de’ Tirreni, la battaglia continua». Nell’udienza di ieri mattina, il Tar ha ritenuto che «il pregiudizio lamentato dalla Amministrazione comunale ricorrente presenti – alla luce di un obiettivo bilanciamento degli interessi in conflitto – il carattere della estrema gravità ed urgenza, che giustifica la temporanea sospensione dell’efficacia dei provvedimenti impugnati nelle more della fissazione della camera di consiglio preordinata alla delibazione, nella ordinaria sede collegiale, della articolata istanza cautelare»; ed ha considerato che «la continuità nella erogazione di prestazioni sanitarie di primaria necessità in favore della comunità locali interessate appare, nella prospettiva del sommario e liminare apprezzamento delle ventilate ragioni di danno, meritevole di salvaguardia a dispetto delle motivazione di matrice essenzialmente organizzatoria addotte dalle resistenti autorità sanitarie». Un provvedimento più unico che raro e che potrà essere invocato anche da altre realtà nella stessa regione e fuori da essa che si trovano alle prese con la chiusura di reparti o di intere strutture sanitarie. Il Comune di Cava de’ Tirreni  aveva chiesto l’annullamento della disposizioni del “Ruggi” che hanno disposto la chiusura di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Maria Incoronata dell’Olmo, a partire dal primo gennaio di quest’anno. «Atti, secondo l’Amministrazione comunale, che mettono a repentaglio la salute di una utenza di circa 92 mila persone atteso che al nosocomio cavese afferiscono i cittadini non solo di Cava de’ Tirreni, ma anche dei Comuni della costiera amalfitana e dell’Agro nocerino sarnese», ricordava il Comune metelliano. «Come abbiamo sempre sostenuto e detto fin dall’inizio di questa ulteriore crisi che riguarda il nostro ospedale – dice  Servalli – siamo e resteremo in campo per difendere in tutti i modi e ad ogni livello, istituzionale e politico, il diritto della nostra città a mantenere i livelli di assistenza assicurati da circa 500 anni dal nostro ospedale. Non solo, stiamo lottando anche per risolvere, una volta e per sempre,  una questione che non può trascinarsi da una emergenza all’altra, senza mai trovare una soluzione definitiva. Rivendichiamo il diritto della piena efficienza e del rafforzamento anche strutturale del Santa Maria Incoronata dell’Olmo. Di certo non si fermeremo e siamo in testa a quanti con orgoglio e grandissimo senso civico stanno lottando per il diritto della salute».




Nocera. ospedale: solo due ostretiche per turno. In 14 presentano una denuncia

NOCERA INFERIORE. Una media di 600 interventi al mese e solo due ostetriche per turno al posto delle tre previste fino a giugno scorso. Sono questi i primi numeri, che da soli sono già allarmanti, del reparto di ostetricia e ginecologia dell’Umberto I, ormai al collasso. Due ostetriche che devono gestire il pronto soccorso ostetrico, le esigenze naturali del reparto, le emergenze legate alle gravidanze a rischio, la sala travaglio e quella operatoria oltre all’ambulatorio di ostetricia e di ginecologia. Se a questa realtà si aggiunge che l’ospedale di viale San Francesco gestisce un bacino d’utenza che si estende in tutto l’Agro nocerino sarnese e la cinta cittadina dei paesi vesuviani, siamo oltre i 300 mila utenti, il quadro assume tinte sempre più fosche e di enorme pericolosità, oltre che di stress, per chi deve poi gestire (e curare) i pazienti. Basti qui pensare che anche i posti letto riservati alla Ginecologia, circa 15, sono utilizzati da Ostetricia per sopperire alla carenza di posto. Da gennaio ad oggi sono stati registrati quasi 900 parti, una media di circa quattro al giorno (in due giorni di questo meso sono stati addirittura 21 le nascite), e ognuno impone la presenza di figure professionali adeguate. Con la vita nascente si sa, non si può scherzare. Eppure, si continua a lavorare nella precarietà e sottodimensionati. Così allora i dipendenti della struttura ospedaliera si sono auto tutelati presentando un esposto alla procura della repubblica di Nocera Inferiore per denunciare lo stato dell’arte nel reparto. «Lo scorso primo luglio – dicono – abbiamo provveduto a inoltrare alla dirigenza una nota analitica che denunciava lo strato di precarietà senza che ci venisse fornita una spiegazione accettabile da parte della direzione. Così lo scorso 27 luglio abbiamo provveduto ad informare, tramite una denuncia contro ignoti, la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore. È impensabile che si possa continuare a lavorare in queste condizioni. Ogni giorno dobbiamo affrontare delle difficoltà gestionali e organizzative visti i numeri che ci troviamo a registrare. Siamo sotto organico e questo causa enormi problematicità specie ai nostri utenti come è capitato qualche giorno fa ad una partoriente che aveva subito un intervento subito dopo il parto cesareo e che si è sentita male. Qualcuno ha pensato bene che una mano poteva arrivarci da alcune tirocinanti, dimenticando che, per legge, esse vadano seguire dal proprio tutor e che non possono in alcun modo prendere decisioni autonome. Chiediamo alla Procura di intervenire subito per evitare che possa capitare da un giorno all’altro l’irrimediabile».




L’Amdos a favore dell’accorpamento degli ospedali di Eboli e Battipaglia

L’Associazione Meridionale Donne Operate al Seno di Battipaglia, con una nota del 07/08/2014 inviata al Sindaco di Eboli Martino Melchionda e per conoscenza alla direzione generale dell’Asl e al Commissario ad Acta della Regione Campania on. Stefano Caldoro, invitava il Sindaco di Eboli a non sostenere nessuna iniziativa di associazioni o di cittadini tendente a riportare le Unità Operative di Ostetricia e Pediatria presso il Presidio Ospedaliero di Eboli anzi, la stessa Associazione, interpretando correttamente delibere e dettati dell’Organo di Governo Regionale invitava questa Direzione a proseguire nell’azione di accorpamento dei Presidi Ospedalieri di Eboli e Battipaglia.

 

La nota termina con una frase, che ci  sentiamo di condividere in toto e che è stata il principio ispiratore dell’Atto Aziendale adottato da questa Azienda: “…l’accorpamento delle funzioni degli ospedali è essenziale ed è impensabile pensare di avere l’ospedale fuori casa o tre reparti con le stesse funzioni a pochi km di distanza…”

La moderna concezione della Sanità che ha ispirato i Decreti Regionali, prevede la riconversione degli Ospedali di piccole dimensioni  puntando al potenziamento delle realtà ospedaliere dotate di un numero adeguato di posti letto e delle Unità Operative necessarie a garantire il trattamento di tutte le patologie.

 

Tale apprezzamento che proviene da un’Associazione “indipendente” di donne, certamente sensibili al problema della salute della donna e del bambino, conferma che l’Azienda ha operato bene nel rispetto delle normativa regionale individuando percorsi terapeutici finalizzati a garantire un’assistenza sanitaria adeguata.

 

Il direttore generale Antonio Squillante dichiara: “Sono lieto della condivisione e dell’apprezzamento dell’operato di questa Direzione proprio perché proviene da una associazione di donne ed anche in virtù di questo  ritengo che probabilmente non sono solo i direttori generali che devono dimettersi…”