Ospedale del Mare, Verdoliva mette alla porta 120 precari

Manifesteranno sotto la sede della Regione Campania a Santa Lucia mercoledì 24 aprile. Vogliono risposte dal governatore Vincenzo De Luca i 120 precari, tra infermieri e operatori socio-sanitari – in forze all’Ospedale del Mare di Napoli – che nei giorni scorsi si sono visti recapitare lettere di “benservito” dal direttore sanitario su disposizione del commissario straordinario dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva. L’invito era quello di procedere alla programmazione delle ferie del personale con contratto a tempo determinato con scadenza nell’anno in corso. La Asl ha intenzione di reclutare i nuovi infermieri per gli ospedali, compreso quello del Mare, attingendo alla graduatoria che risulterà dal concorso bandito dal Cardarelli quando ai vertici dell’azienda sanitaria locale c’era ancora Mario Forlenza. I migliori sessanta saranno assunti dal Cardarelli, mentre tutti gli altri, fino a esaurimento della platea di 1.800 idonei, entreranno nelle varie strutture dell’Asl e nell’Ospedale del Mare. Prenderanno il posto, dunque, anche di questi 120 “avvisisti” che quattro anni fa risposero a un bando pubblico dell’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno per poi essere dirottati sul nascente nosocomio della periferia orientale di Napoli. Contribuirono alla sua apertura, esoprattutto all’avvio del Pronto Soccorso in una zona di frontiera per Napoli e dintorni, mandando avanti reparti totalemente sguarniti. In assenza di proroghe o altri provvedimenti, l’emergenza è dietro l’angolo: con 120 unità in meno il rischio non riguarderebbe solo le difficoltà nel prestare assistenza al pronto soccorso con un numero inferiore di sanitari ma si potrebbe persino arrivare alla chiusura forzata di alcuni reparti. “Ci sono 120 sanitari che vedranno scadere il proprio contratto di lavoro presso la Asl Napoli 1 Centro senza alcuna possibilità di rinnovo e a breve, all’ospedale del Mare verrà a mancare il loro prezioso contributo – denuncia una nota sindacale inviata da Fp Cgil, Cisl, Uil, Nursind, Ugl Sanità, Fials, Fsi e Nursing up alla direzione dell’Asl e alle principali istituzioni regionali oltre che alla Prefettura di Napoli – La loro assenza rischierebbe di portare al collasso l’intero nosocomio e non ci sono garanzie sulla conclusione in tempi ragionevoli ed entro le imminenti scadenze dei contratti a termine, delle procedure concorsuali dell’azienda Cardarelli, da cui dovranno arrivare nuove e definitive assunzioni”, si legge nel documento.Che punta il dito anche sulla necessità di formare i neoassunti “prima di essere pienamente operativi, come previsto dalle vigenti norme contrattuali. Le probabilità che alle ormai croniche carenze di personale si aggiungano quelle del personale che a breve lascerà l’azienda sono molto alte”. Per questi motivi la rete dei sindacati ha formalmente richiesto l’intervento del Presidente della Giunta regionale della Campania, del Commissario straordinario dell’Asl, del Prefetto di Napoli e di tutti i livelli istituzionali coinvolti nell’amministrazione della regione e del comparto sanitario, affinchépossa essere individuata una soluzione.




Giampaolo, via vai di amici e parenti

Erika Noschese

Nella sala d’attesa del reparto di chirurgia d’urgenza, al quarto piano dell’ospedale Ruggi d’Aragona, non si parla d’altro: “Povero ragazzo, così giovane”, “sono degli assassini”, “devono marcire in galera” e così via. Giampiero Delli Bovi è al centro dell’attenzione di tutti. La sala d’attesa già alle 11.30 di ieri mattina è un via vai continuo di amici, parenti, colleghi che vogliono far sentire la propria vicinanza al giovane avvocato, ferito gravemente da un pacco bomba la mattina di lunedì scorso. Mamma Carmela e papà Alberico non lasciano mai da solo il figlio, sempre presenti nella stanza, insieme alla fidanzata di Giampiero, con cui ha una relazione da diversi anni. La prima ad arrivare è zia Maria, sorella della mamma del giovane civilista. Suo nipote, da quella tragica mattina, non lo ha ancora visto e non vuole vederlo ma del resto, in stanza l’accesso è interdetto a tutti, parenti e amici, per evitare che Giampiero possa prendere qualche infezione. Le sue gravi condizioni di salute, infatti, non gli permettono di stare a contatto con nessuno, ad eccezione dei genitori e della sua compagna che mai lo ha lasciato da solo in questi terribili giorni. Giampiero ancora non parla, sotto shock per quanto gli è successo quella mattinata quando, dinanzi la sua abitazione, ha trovato un pacco e – vinto dalla curiosità – lo ha aperto. Un pacco avvolto nella carta dell’agenzia di trasporto Bartolini Corriere Espresso, dunque, apparentemente nulla di strano. Giampiero non poteva saperlo. Non poteva sapere che qualcuno era così tanto arrabbiato con lui da volere la sua morte. Perchè quel pacco bomba, come si è più volte vociferato anche nei corridoi della sala d’attesa del nosocomio locale, era stato creato ad hoc con l’obiettivo di togliergli la vita. E ci sarebbe anche riusciuto, l’autore di questo folle gesto, se non fosse che il 29enne di Montecorvino Rovella ha aperto la scatola al contrario. Secondo indiscrezioni, infatti, se fosse stata aperta dal lato giusto, forse Giampiero sarebbe morto sul colpo. Proprio come voleva chi ha fatto di tutto per privarlo del bene più prezioso: la vita. Mamma Carmela, giovane donna esile, è ancora sconvolta. Non parla con nessuno, chiusa nel suo dolore. Papà Alberico si intrattiene con il cognato e la cognata, qualche chiacchiera per trascorrere il tempo, forse. Nel frattempo, le ipotesi si sprecano tra chi crede che sia tutto riconducibile alla politica e chi, invece, al suo lavoro mentre i parenti, chiedono fermamente di consegnare i malviventi alla giustizia. Un via vai di forze dell’ordine interrompono, per qualche secondo, le chiacchiere dei parenti di altri pazienti che, appresa la tragica notizia, cercano di ottenere informazioni in più circa lo stato di salute dell’avvocato, presidente del Forum dei Giovani di Montecorvino Rovella. Intanto, Giampiero alterna momenti di apparente serenità a pianti disperati, come giusto che sia quando un ragazzo di soli 29 anni si ritrova a perdere entrambe le mani per un vile atto “in stile camorristico”, come qualcuno ha voluto sottolineare. Le sue condizioni cliniche sono stazionarie anche se gravi poichè oltre al grave sfacelo traumatico ad entrambi gli arti superiori, Delli Bovi ha riportato anche lesioni da barotrauma agli organi di senso, ustioni all’arto inferiore destro e lesioni cutanee multiple da scoppio, ragion per cui la prognosi resta riservata. Giampiero Delli Bovi è supportato da una psicologa che gli fa visita, più volte al giorno. Ancora presto per parlare di dimissioni eppure i medici si sono già raccomandati: quando torna a casa, mai deve essere lasciato solo, ha bisogno della vicinanza di tutti: genitori, amici, colleghi, della fidanzata. Avrà bisogno di distrazioni per non pensare a quanto possa essere perfido un uomo; spregievole fino a volere la morte di un giovane che si è sempre battuto per gli altri, i più deboli, gli indifesi. Ed ora, sembra essere lui ad aver bisogno di conforto. E non gli manca: tanti i messaggi di solidarietà a lui giunti, da conoscenti e non che vogliono invogliarlo a non mollare. Secondo quanto trapelato dal Ruggi, sarebbero stati chiesti presidi delle forze dell’ordine dinanzi la casa perchè la paura che quella folle mano possa tornare a colpire è troppo forte. Ora, tocca a Giampiero: deve reagire, rialzarsi e impadronirsi nuovamente di quella vita che qualcuno ha provato a sottrargli, nel modo più crudele.

Il sindaco D’Onofrio: «La nostra comunità sta vivendo uno dei momenti più brutti della storia Dobbiamo agire con determinazione e alzare la testa»

L’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, da lunedì mattina, è un via vai di persone che vogliono portare la propria solidarietà al giovane avvocato 29enne Giampiero Delli Bovi. Dopo la visita del governatore Vincenzo De Luca di lunedì sera e del neo sindaco di Montecorvino Rovella, Martino D’Onofrio di martedì mattina, ieri ha fatto visita ai familiari il consigliere regionale Franco Picarone. Giunto presso il nosocomio ad orario di visita è entrato in reparto, ha saluto i genitori ed ha scambiato qualche parola con loro. «E’ una situazione molto delicata», ha detto al medico con cui si è accompagnato fuori dal reparto. «Sono venuto a trovarlo in gesto di solidarietà. Non ho visto Giampiero perché l’accesso è interdetto per questioni sanitari ma mi sentivo di venire». Poche parole, quelle pronunciate da Picarone dopo la visita che ha poi lasciato l’ospedale. In sala d’attesa, ieri, tanti giovani avvocati che volevano salutare la famiglia di Giampiero, esprimere solidarietà e vicinanza alla mamma e al papà. Intanto, il primo cittadino di Montecorvino Rovella, Martino D’Onofrio, si appella ai suoi concittadini dopo il tragico evento che ha colpito il suo giovane collaboratore e avvocato Giampiero Delli Bovi. In un video postato su facebook, il sindaco D’Onofrio, lancia l’appello a montecorvinesi affinchè non si lascino sopraffare dalla paura e superino un momento così drammatica alzando la testa e magari testimoniando, proprio perché qualsiasi testimonianza può essere preziosa alle indagini che stanno portando avanti gli inquirenti. “La nostra comunità sta vivendo uno dei momenti più brutti della sua storia. L’atto compiuto ai danni dell’amico Giampiero Delli Bovi ci lascia senza parole – ha dichiarato nel video sulla sua pagina facebook D’Onofrio – ed è difficile trovare qualcosa per giustificare un simile gesto. Dopo simili avvenimenti c’è bisogno di una risposta forte da parte di tutta la comunità. Gli inquirenti stanno lavorando egregiamente al fine di assicurare il responsabile alla giustizia e fargli pagare per quello che ha fatto”. Poi ha concluso, in un appello preciso, ai suoi concittadini: “Ora più mai però Montecorvino Rovella sente il bisogno della legalità, quello che è accaduto è una ferita forte inferta a tutta la comunità, ma è in questi momenti di crisi che escono i nostri valori, valori forti di chi crede all’unità e crede nella sua forza. Ed è proprio in questi casi che dobbiamo agire con determinazione, con senso di appartenenza soprattutto senza paura. Voglio ribadirlo senza paura. Lo dobbiamo a Giampiero, lo dobbiamo a tutti noi per il futuro della nostra Montecorvino, andiamo avanti a testa alta, orgogliosi di essere montecorvinesi. Io sono qui pronto ad ascoltarvi e a rappresentare qualsiasi istanza”.

Fra’ Gianfranco: «La comunità scelga di parlare su ciò che è accaduto» di Marcello D’Ambrosio

Al bar San Pietro, accanto al Duomo, due ragazze evidentemente toccate si rifiutano di parlarne. Il titolare Michele Lupo invece dopo qualche esitazione si apre. “Siamo tutti sconvolti per quanto accaduto – afferma – Giampiero è un bravissimo ragazzo, non si è mai detto nulla di male sul suo conto che io sappia, è stato un atto orribile. Siamo tutti scioccati. Lo conosco bene, anche la sua famiglia, davvero non c’è che dire. Giampiero è amico di tutti, sempre disponibile, non so come sia successo tutto questo. È successa una cosa terribile, spero che si riprenda quanto prima, gli siamo tutti vicino, il paese gli è vicino.” Natalia, al bar Centrale, nel cuore del paese si lascia andare: “La politica non c’entra. Lui non è una persona che si meritava questo. E’ strano che sia successo a lui perché non è una persona che si mette nei guai, anzi, è proprio un bravo ragazzo. Sembra strano che sia successo a lui perché poteva succedere a tanti altri. Frequenta questo bar, io ci sono rimasta malissimo, come tutti. Per tutta la giornata ne hanno parlato. Sembra di essere tornati indietro, come la mafia. Gli auguro tutto il bene, spero che si riprenda presto”. Al convento dei frati cappuccini fra’ Gianfranco racconta: “ Giampiero fa un cammino di fede, è un bravo ragazzo, la cosa drammatica, assurda, di questa vicenda è che è stato colpita tutta la comunità. Quando viene colpito un membro della comunità viene colpita tutta una comunità. Però Gianpiero, nello specifico, per l’esperienza che ho di lui, è una persona buonissima, come il pane, è una persona di cuore, di un’attenzione fuori dall’ordinario. Infatti è questo che ha creato tanto disagio e tanto scompiglio tra le persone perché Giampiero è una persona meravigliosa. Non si è mai arrabbiato, in questi ultimi giorni si era proposto di pulire una zona di Montecorvino, Santa Sofia, per restitutirla alla società. Una persona sempre presente in maniera proattiva, anche ora poteva inserirsi nella campagna politica, e fare un discorso di tornaconto personale però lui ha pensato più al suo aspetto personale, di portare avanti la sua attività in quanto avvocato. . Chi ha fatto questa maledetta scatola non è una persona sana mentalmente, ha grossi problemi, grossi traumi. Montecorvino sta reagendo. I giovani montecorvinesi, molti parlano con me, sono in fermento perché vorrebbero organizzare, far sentire non la voce, ma la scelta, la capacità di poter scegliere nella vita e optare per scelte di coraggio, optare per scelte di giustizia, di legalità, di unità, unità che supera le differenze non che le annienta ma che fa in modo che le differenze diventino una ricchezza. Si può avere un orientamento religioso, politico, colore diverso, ma insieme si dà una risposta di coraggio, non vogliamo cedere alla paura ma diciamo al mondo, a quel mondo violento, che utilizza quei mezzi infami. Più volete incuterci timore e più ci mettiamo in gioco. La comunità non si è assolutamente fermata ma, come dicevo c’è grande fermento, come vedi il convento è pieno di ragazzi. Stamattina con i bambini abbiamo pregato, i bambini sono a conoscenza della notizia, come sa il mondo dell’informazione oggi consente a tutti di conoscere. Ho visto Gianpiero qualche giorno fa, eravamo davanti al bar, abbiamo scherzato con il nuovo sindaco che è anche un amico comune e suo collega. Pochi minuti fa ho ascoltato una testimonianza pubblica del neo eletto sindaco che appunto richiama all’unità e al coraggio e alla forza di risposta civica e civile del paese. Non voglio dire che la comunità aveva perso l’identità e grazie a questa tragedia l’ha ritrovata, io credo sempre che di fronte a certe situazioni si può rispondere in due modi, o con il terrore, la paura, l’omertà o con la comunità che si organizza. Permettiamo alle indagini di andare avanti serenamente, senza altro chiasso. La fondazione Madre Teresa di Calcutta gestisce questo bene mettendolo a disposizione del territorio, io sono qui da quattro anni e mezzo, per attività non solo religiose, ma culturali, accogliamo gruppi, come il campo di Libera contro le mafie due anni anni fa, qualsiasi attività per qualunque fascia d’età. Ci sono gruppi teatrali, corsi di coro, corsi di fotografia, ci sono quaranta adolescenti che tutti i giorni vengono qui, mangiano, studiano, giocano, vedono la televisione, dormono vivono. E’ un luogo di incontro, di comunione. Tutte le fasce sociali, in maniera particolare ai più poveri ai più bisognosi”.

Svolta nelle indagini: nuove immagini acquisite, fondamentali anche i dati del cellulare di Giampiero Delli Bovi di Brigida Vicinanza

Continuano senza sosta le indagini da parte delle forze dell’Ordine che battono il territorio di Montecorvino Rovella senza mai fermarsi. Potrebbe esserci però una svolta e potrebbero non mancare sorprese dell’ultimo minuto. Acquisite infatti nuove immagini del sistema di videosorveglianza nei pressi di via Fratelli Rosselli, dove abita Giampiero con la sua famiglia. L’idea comunque rimane quella: quel pacco bomba era stato creato per uccidere. Ma prendere ancora più piede la pista privata e ci potrebbe essere una svolta anche nell’acquisizione dei dati personali all’interno del cellulare dell’avvocato 29enne. Sul caso però ieri è intervenuto anche il procuratore Corrado Lembo. “Un fatto sicuramente grave, tutto il mio ufficio in tutte le sue articolazioni è impegnato su questo caso e non escludiamo nulla, nessuna pista”. Queste le parole del procuratore Corrado Lembo, che ha commentato ieri il tragico evento di Montecorvino ai danni del 29enne Giampiero Delli Bovi, che versa in gravi condizioni ancora oggi. “Immediati accertamenti sono stati già disposti sulle tracce del reato e precisamente sulle polveri da sparo, sul meccanismo di innesco e quindi anche da questo potremmo prendere indicazioni importanti e naturalmente sono state già attivate tutte le indagini tradizionali – ha continuato Lembo – noi speriamo che si possa giungere in breve tempo alla risoluzione di questo caso che è drammatico per un giovane che ha perso entrambe le mani e anche una parte del braccio e quindi il fatto che ha colpito la sensibilità anche di noi magistrati che siamo molti impegnati sulla risoluzione di questo caso. Il confezionamento dell’ordigno ci induce a delle riflessioni, che sono state però affidate al Racis di Roma a cui già sono stati consegnati i reperti e sono state fatte le opportune sollecitazioni per avere in tempi brevissimi l’esito delle indagini. Non posso ancora dire se c’è collaborazione tra i cittadini e né posso escluderlo, mi auguro che chiunque sappia qualcosa sulla matrice di questa vicenda si faccia avanti perché soprattutto nelle zone interne di questa provincia incredibilmente ci sono delle sacche omertose che stentano a scomparire, nei paesi piccolini della provincia di Salerno si riscontra questo atteggiamento, una sorta di disinteresse civico nei confronti di quello che accade oppure di una condotta tipicamente omertosa che lascia anche pensare ad una certa contiguità con ambienti diversi tra quelli della criminalità organizzata. Il che ci spiega anche forse perché la criminalità di tipo mafioso proprio in questo territorio che sembrava esente da queste forme criminali stenta ad essere estirpata”.




Prende un pacco ma invece era una bomba

Brigida Vicinanza

Giampiero Delli Bovi, a soli 29 anni, ha perso l’uso di entrambe le mani. Il giovane avvocato civilista del Tribunale di Salerno, è stato vittima ieri di un “attentato” dinanzi alla sua abitazione durante le prime ore del mattina. Un pacco, avvolto nella carta dell’agenzia di trasporto Bartolini Corriere Espresso, che non poteva lasciare spazio all’immaginazione e nemmeno a ciò che stava per accadere, è stato lasciato prima delle 8 del mattino davanti al cancello dell’abitazione di via Fratelli Rosselli a Macchia di Montecorvino Rovella. In un attimo, non appena Giampiero è stato chiamato all’interno della sua abitazione da chi aveva notato la presenza della scatola indirizzata proprio a lui e ha aperto quel pacco, gli è esploso tra le mani procurandogli così la perdita della mano sinistra. Un ordigno costruito proprio per “uccidere” o almeno per distruggere la vita del giovane. Alcuni pallettoni contenenti la polvere da sparo, creati proprio per azionarsi all’apertura del pacco. Giampiero è un ottimo collaboratore del neoeletto sindaco di Montecorvino Rovella, Martino d’Onofrio, nonchè suo collaboratore all’interno dello studio legale. Ma a Macchia di Montecorvino come è arrivato il pacco-bomba nessuno lo sa. Un paese sotto choc per l’accaduto e nessuno che riesce a spiegarsi i motivi del terribile gesto. Subito dopo l’esplosione, avvenuta dinanzi l’abitazione del giovane dove vive con i suoi genitori, è stato allertato il 118 che ha trasportato il giovane al San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, dove fino a ieri sera Giampiero è stato indotto ad un coma farmacologico, dopo l’intervento chirurgico e ortopedico durato fino a tardo pomeriggio. I medici, tra cui il primario del reparto di rianimazione Renato Gammaldi, hanno tentato fino all’ultimo di salvare la mano destra, in quanto per l’arto sinistro – quando il giovane è arrivato in ospedale – non c’è stato nulla da fare, avendolo già perso durante la deflagrazione. Per le dita della mano destra è stata necessaria l’amputazione, lasciando al giovane soltanto il palmo per permettere poi l’installazione di una protesi. Sul posto ieri mattina i carabinieri della Compagnia di Battipaglia, guidati dal maggiore Erich Fasolino, ma ad indagare c’è anche la Digos. Le indagini sono affidate al pubblico ministero Katia Cardillo della Procura di Salerno. Il giovane, oltre ad essere presidente da tempo del Forum dei Giovani di Montecorvino Rovella e ad avere un “peso” politico, ha seguito passo dopo passo il neoeletto D’Onofrio durante la sua campagna elettorale. Ed è proprio la pista politica che stanno seguendo gli inquirenti, nonostante non si escludano tutte le altre. Il folle gesto potrebbe infatti essere di matrice politica legata soprattutto alla campagna elettorale appena conclusa con l’elezione proprio di Martino d’Onofrio. Conosciuto quasi da tutti a Montecorvino, Giampiero lavorava anche all’interno di uno studio di un famoso commercialista a Salerno e stava seguendo le cause di alcuni decreti ingiuntivi. Nelle prossime ore saranno ascoltate tutte le persone vicine al giovane avvocato anche se sia D’Onofrio che l’ex primo cittadino Egidio Rossomando hanno escluso sin da subito la pista politica, allontanandosi dai riflettori accesi proprio sull’attività svolta da Delli Bovi. Ma anche in famiglia, pare che nessuno abbia problemi di nessun tipo. Un papà autista di scuolabus e una mamma fisioterapista. A Giampiero adesso si potrà soltanto dare la speranza per andare avanti, senza arrendersi mai per non darla vinta a chi avrebbe voluto vederlo a terra, senza la possibilità di rialzarsi.

Rossomando esclude la pista politica D’Onofrio sotto choc: «Mi affido alle indagini» di Marcello D’Ambrosio

“Un atto compiuto in questo modo è pericoloso. Bisogna stare attenti e alzare la guardia. La politica non è questa, è dibattito è discussione. Sono senza parole ma sono convinto che la politica in questo episodio non c’entra”. Queste le parole dell’ex primo cittadino Egidio Rossomando, recatosi ieri davanti all’abitazione del giovane: “Non riesco a capire e non ho parole – ha dichiarato l’ex sindaco Egidio Rossomando – sono cose che non devono succedere e mi sento solo male. Un bravissimo ragazzo che collabora con l’amministrazione ed è presidente del Forum dei Giovani. Spero per lui che vada tutto bene”. Dunque, una Montecorvino sotto choc ieri, che ancora oggi continua a sperare che l’autore del gesto possa essere consegnato alla giustizia quanto prima. Ad essere preoccupato per le condizioni del suo collaboratore, ieri, è stato Martino D’Onofrio, il primo cittadino eletto soli 10 giorni fa che durante la giornata di ieri, dopo essere stato ascoltato dai carabinieri, è corso all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona per accertarsi delle condizioni del giovane, ma spera che le Forze dell’Ordine possano lavorare al meglio. Intanto, ieri pomeriggio, un messaggio su facebook da parte della lista “Insieme per Cambiare” proprio di D’Onofrio, esprime la solidarietà a Giampiero: «In questi momenti è difficile trovare le parole per esprimere ciò che tutti stiamo provando. Quello che è accaduto al nostro amico Giampiero ci ha sconvolto nel profondo. La nostra attenzione, ora, è rivolta solo ed esclusivamente a lui ed ai suoi cari, ai quali ci stringiamo come un’unica grande famiglia. La nostra fiducia massima è riposta negli inquirenti, che hanno il delicato compito di individuare ed assicurare alla giustizia chi si è macchiato di questo orrendo gesto». Parole di conforto anche dal Partito democratico: «Il vile attentato ai danni di un giovane avvocato di Montecorvino Rovella, Giampiero Delli Bovi, gravemente ferito, suscita profondo sgomento e dolore nell’intero Partito Democratico della provincia di Salerno. Quello che colpisce di più è l’efferatezza del gesto che lascia intendere un tentativo di terrorizzare un’intera comunità. Noi, peró, siamo convinti che Montecorvino Rovella saprà reagire, con il suo nuovo Sindaco e l’intero Consiglio, e non si lascerà intimidire da tanto orrore e tanta violenza». Infine il deputato Piero De Luca, affida le sue parole ai social network: «Quanto accaduto rappresenta non solo un attentato all’incolumità di Giampiero, ma anche un attacco alla vita democratica dell’intera comunità di Montecorvino Rovella, del sindaco neo eletto, e del Consiglio comunale. Esprimo la più ferma condanna per questo vile gesto, che sottende una logica criminale rispetto alla quale lo Stato deve tenere alta la guardia, a difesa della sicurezza e della libertà nel nostro territorio». Infine il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, nella giornata di oggi si riunirà «in via straordinaria e d’urgenza per esprimere vicinanza e solidarietà al giovane collega Giampiero Delli Bovi – scrivono in una nota – fatto oggetto di un vile e sanguinoso attentato».

Enzo Fasano prepara l’interrogazione parlamentare: «Si adottino provvedimenti urgenti per scongiurare che si ripetino tali eventi»

«L’attentato compiuto stamane (ieri per chi legge) a Montecorvino Rovella in modo così violento e brutale obbliga le istituzioni a intervenire in maniera rapida e incisiva». Queste le parole del parlamentare e coordinatore provinciale di Forza Italia, Enzo Fasano che ha commentato il grave episodio avvenuto ieri mattina a Montecorvino Rovella dove l’avvocato Giampiero Delli Bovi, 29enne è rimasto ferito da un pacco bomba. «Nell’attesa che magistratura e forze dell’ordine facciano il proprio corso e assicurino alla giustizia gli autori materiali e i mandanti di questo vile e brutale attentato, esprimo vicinanza e soprattutto auguri di pronta guarigione al giovane professionista. Un abbraccio alla sua famiglia, al sindaco Martino D’Onofrio e all’intera comunità di Montecorvino Rovella, colpita nel profondo da un gesto inqualificabile e criminale. Formalizzerò ai ministri competenti un’interrogazione perché siano adottati tutti i provvedimenti urgenti per scongiurare il ripetersi di simili e dolorosi eventi», conclude il parlamentare Enzo Fasano. Dopo Piero De Luca dunque, anche Fasano scende in campo, ma non solo. Tutti i sindaci della provincia di Salerno si sono stretti attorno al giovane ricoverato al Ruggi e soprattutto attorno alla famiglia e al primo cittadino di Montecorvino Rovella Martino D’Onofrio. Un attentato all’amministrazione, alla politica, a chi il territorio lo conosce dal punto di vista sociale e lo vive a 360gradi, nonostante gli ostacoli e le difficoltà. «Quanto accaduto a Montecorvino Rovella è inqualificabile. Non ne conosciamo i motivi, evitiamo di presupporre cose e lasciamo lavorare gli inquirenti ma indigniamoci e gridiamo a gran voce che questa non è la realtà nella quale ci riconosciamo – ha dichiarato il primo cittadino di Bellizzi Mimmo Volpe, comune dove è comandante della polizia municipale un parente stretto di Delli Bovi – la violenza non è mai giustificata e giustificabile. A maggior ragione questo tipo di violenza, vile, atroce. A Giampiero, alla sua famiglie ed ai suoi amici va la mia più profonda vicinanza e quella della comunità di Bellizzi». Ad intervenire è anche il sindaco di Salerno, Enzo Napoli: «E’ un attentato feroce che esige una risposta ferma e rapida delle Istituzioni, delle Forze dell’Ordine e della Magistratura. Confidiamo che le indagini possano rapidamente assicurare alla giustizia i mandati e gli esecutori materiali del vile gesto. Il pacco bomba è un attentato alla convivenza civile e democratica, un tentativo di condizionare la vita personale e pubblica che non possiamo accettare e tollerare».

“L’avversario” D’Aiutolo: «Se la politica si riduce a questo io non ho mai capito niente», Intanto il Governatore fa visita al Ruggi

«E’ un atto ignobile che io non amo commentare perché non posso immaginare tanta cattiveria nei confronti di un ragazzo perbene, pulito che penso di conoscere bene». Lo ha dichiarato Giuseppe D’Aiutolo in merito a quanto accaduto ieri mattina quando una bocca carta ha gravemente ferito l’avvocato civilista Giampaolo Delli Bovi. «Resta il fatto ignobile che non si può colpire così una persona, neanche al peggiore degli uomini si può fare – ha dichiarato ancora D’Aiutolo – E’ una cosa che non ha eguali, non ha precedenti anche perché Delli Bovi è un caro, bravo ragazzo». Al momento, gli inquirenti non escludono nessuna pista, ragion per cui si passa al setaccio anche il movente politico. Montecorvino Rovella ha eletto il nuovo sindaco lo scorso 10 giugno, Martino D’Onofrio e Delli Bovi è suo stretto collaboratore: «Spero di no perché se la politica si riduce a questo io non ho capito niente, dopo 28 anni di attività politica attiva. Presumo che se la politica è questa vuol dire che c’è qualcosa che non va. Spero di no anche perché le votazioni si sono concluse e c’è un vincitore, tra l’altro anche di una certa misura». Intanto durante la serata di ieri, a fare visita all’interno del nosocomio salernitano al giovane Giampiero Delli Bovi è proprio il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che ha poi affidato i suoi pensieri in un post su facebook: «Sono andato in ospedale al “Ruggi” per portare la solidarietà al giovane avvocato di Montecorvino Rovella rimasto vittima di un gravissimo attentato: un atto di barbarie e di violenza inaudita, perché di questo si tratta. Siamo vicini a lui e ai suoi genitori. Un ordigno costruito per uccidere. E se il pacco bomba fosse stato aperto all’interno dell’appartamento, avremmo avuto conseguenze terribili. Una tragedia inimmaginabile. Non abbiamo nulla da aggiungere rispetto alle cause di questo attentato – ha dichiarato il presidente della Regione Campania – intanto faremo l’impossibile per dare il massimo di assistenza al giovane, in relazione soprattutto alle ferite gravissime che ha riportato agli arti superiori. Quindi bisognerà capire chi è stato capace di una barbarie come questa».




La terapia intensiva per i neonati è piena, i piccoli a rischio trasferimento dal Ruggi

Brigida Vicinanza

La terapia intensiva neonatale è al collasso. I neonati prematuri che nasceranno in questi giorni al San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, rischiano di essere trasferiti altrove. Toccherà dunque all’ospedale di Battipaglia o di Nocera ospitare i piccoli, unici due presidi ospedalieri che in provincia di Salerno dopo il nosocomio di via San Leonardo posseggono il reparto di terapia intensiva neonatale. Una situazione quella interna al Ruggi che è al collasso e che, nonostante le parole del governatore della Regione Campania e i suoi “proclami” pare non portare ai risultati sperati. Dopo le vicende che hanno visto coinvolto il reparto di neonatologia, con il “rapimento” del neonato da parte della mamma, che aveva soltanto il permesso per l’allattamento e dopo il piccolo ustionato dalle puericultrici, il reparto sembra essere ancora una volta nell’occhio del ciclone. Ma con l’estate e come già riportato su queste colonne, il pronto soccorso ancora una volta rischia di essere pieno e senza possibilità di posti letto per i malati, che hanno bisogno di essere ricoverati all’interno dei reparti. Nodo ancora da sciogliere al Ruggi rimane quello dell’accorpamento dei reparti di oncologia ed ematologia, con la conseguente riduzione dei posti letto. Le richieste di un Tavolo da parte dei sindacati con il direttore generale Giuseppe Longo, a quanto pare non hanno messo un punto fermo sulla questione, ma anzi hanno creato altri dubbi in merito alla situazione. Due reparti così delicati non potrebbero essere accorpati, se non fosse che il reparto di oncologia è un reparto ad alto rischio, ma soprattutto che ha bisogno di posti letto a sè e di una privacy “diversa” rispetto al reparto di ematologia che comunque è un reparto che dovrebbe essere isolato, dato lo stretto contatto con tutto ciò che riguarda il sangue. E ancora la questione della climatizzazione all’interno di reparti e sale operatorie che ancora non è stata risolta, con i sindacati che già tempo fa avevano lamentato l’assenza di un adeguato ricambio di aria soprattutto in quei luoghi in cui medici e infermieri sono a stretto contatto con le sostanze chimiche. Per quanto riguarda invece dall’altro lato i dipendenti che si occupano di manutenzione, rimane incerto il loro futuro. Per adesso continua il loro affiancamento ai dipendenti della nuova ditta (esterna) che ha vinto l’appalto con il bando messo in campo dalla Società regionale per la sanità (So.Re.Sa). Insomma, un ospedale e tanti dubbi ancora da sciogliere. Ma adesso l’emergenza di sposta sicuramente all’interno del reparto di terapia intensiva neonatale che rischia il collasso con i piccoli che saranno “costretti” ad andare altrove.




Nessuna molestia sessuale alla paziente

Pina Ferro

Nessuna molestia sessuale da parte del medico durante la visita alla giovane paziente. Ribaltata la sentenza di primo grado a carico del dottor Giovanni De Vita in servizio al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. I giudici della Corte di Appello di Salerno hanno assolto dall’accusa di violenza sessuale il camice bianco, difeso dall’avvocato Silverio Sica. In primo grado al medico era stata inflitta una pena di 2 anni (pena sospesa). A rivolgersi alla magistratura era stata una giovane salernitana che all’epoca dei fatti aveva 17 anni. Secondo il racconto della vittima, questa il 17 aprile del 2005 si sarebbe recata al pronto soccorso del Ruggi in quanto avvertiva dei forti dolori dovuti, come sarà appurato in seguito ad una colica renale. A visitare la 17enne fu il dottor De Vita. La giovane racontò che nel corso della visita il camice bianco le effettuò anche delle pressioni sulla zona zona pelvica procurandole del dolore. Sempre secondo il racconto della denunciante, al termine della visita la ragazza si ritrovò tra le mani un bigliettino dove era stato annotato il numero di telefono del sanitario, l’invito ad un incontro seguito dalla promessa di un regalo di 500 euro. Il perito nominato dalla Corte ha attestato che nella valutazione finalizzata ad una diagnosi di colica renale è normale che il medico vada ad effettuare delle pressioni anche sulla zona pelvica ed è altrettanto normale il dolore che l’allora adolescente ha affermato di aver sentito. Si tratta, appunto di manovre necessarie alla formulazione della diagnosi. Inoltre, il perito ha anche attestato che il pronto soccorso non ha a disposizione le gocce che, secondo il racconto della 17enne, sarebbero state somministrate alla giovane paziente. Particolare questo dell’assunzione del farmaco riferito in un secondo momento. Dimessa dal pronto soccorso la ragazza si recò immediatamente al drappello di polizia dove denunciò solamente la consegna del bigliettino da parte del camice bianco ma non le presunte molestie. Cosa che fece successivamente. I giudici della Corte d’appello alla luce della perizia hanno assolto il sanitario salernitano.




Caos al Ruggi, dipendenti in sciopero per mancato aumento

Erika Noschese

E’ ancora caos presso l’azienda ospedaliera di Salerno. Nella giornata di venerdì a scioperare saranno i dipendenti delle aziende Gesap e Epm che – per svolgere i lavori di pulizia e sanificazione – si sono unite in Ati. Il motivo del presidio – indetto dalle 6 alle 20 è riconducibile allo start up della gara d’aoppalto vinta lo scorso 16 ottobre per la pulizia dell’ospedale Ruggi d’Aragona. Un bando per l’assegnazione in cui non sono mancate diatribe e che è giunto a conclusione definitiva dopo un anno e mezzo. Dunque, pulizia della struttura sanitaria che preveda maggiori servizi e, di conseguenza, un maggior carico di lavoro per i circa 80 dipendenti della Gesap e 20 dell’Epm, le due aziende divenute Ati, che si stanno occupandp delle pulizie nei vari reparti, ad eccezione di oncologia, centro trapianti e radioterapia che si sono rifiutati di permettere ai dipendenti addetti alle pilizie di accedere ai reparti per questioni di sicurezza, trattandosi di reparto ad alto rischio e, dunque, dotati di dipendenti socio sanitari adetti a questi specifici casi. A gravare sui dipendenti non solo l’aumento delle ore di lavoro ma soprattutto il mancato aumento dello stipendio, come era stato inizialmente promesso dopo la vincita della gara d’appalto per un totale di 3 milioni e 400mila euro. Il carico di lavoro è arrivato ad un totale di 18 ore per 500 euro al mese, almeno per la maggior parte dei dipendenti. Un aumento non dovuto per una mancanza di espansione, ovvero l’aggiunta dei servizi che avrebbe portato anche alla fornitura di carta igienica e non solo. Nei giorni scorsi, i dipendenti si sono recati in Procura con i sindacati per verificare l’attuale situazione che avrebbe portsto inevitabilmente ad uno stato di agitazione. Per gli aumenti erano stati stanziati 1 milione e 400mila euro in più, mai pagati ai dipendenti delle due aziende che si stanno occupando di pulizie all’interno dell’ospedale Ruggi. Intanto, in attesa del presidio che inizierà alle 10 di venerdì, quest’oggi i dipendenti avranno un incontro con il direttore sanitario Longo, insediatosi da poche settimane, con le sigle sindacali ed i dipendenti delle due aziende.




Lo straordinario no degli infermieri

Adriano Rescigno

E’ polemica al Ruggi d’Aragona dove gli infermieri contestano la riduzione del monte ore in strardinario. Nel mirino di infermieri ed operatori sanitari, che si dicono già pronti a manifestare, c’è la direttiva “in materia di superamento del limite annuo individuale di lavoro straordinario” che porta la firma del direttore amministrativo Oreste Florenzano. Attualmente il personale dell’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona oltre al normale carico di lavoro devono sopperire ad una mancanza cronica di personale che si trascina da anni e posso provvedere alle cure dei degenti attraverso il monte ore in straordinario senza permettere l’implosione della stessa azienda che non sembra essere riconoscente, colpendo proprio chi ha egregiamente fronteggiato le emergenze estive e che adesso vede ridursi in busta paga la voce relativa allo straordinario. Si dicono “maltrattati” gli infermieri che ad oggi possono rimanere nelle corsie del Ruggi per quarantotto ore aggiuntive al mese, tetto massimo stabilito in una riunione della direzione strategica, quindi per un totale di 576 ore di straordinario annue, mentre la nuova direttiva voluta da Florenzano che risale allo scorso 6 dicembre, prevede la possibilità per lavorare aggiuntivamente per solo 180 ore annue in straordinario. Impossibile contenere il malumore, ed infatti, indiscrezioni dincano che per la giornata di mercoledì è stata indetta una riunione in direzione generale alla quale parteciperà anche Giuseppe Longo, il nuovo direttore generale, che dovrà prendere posizione sulla vicenda. Quello che più preoccupa i sanitari non è tanto la perdita delle ore di straordinario ma è il provvedere alle esigenze di reparto che attualmente, con sacrificio vengono portate a compimento alla luce di una conclamata mancanza di personale alla quale si sta cercando di porre fine attraverso appositi concorsi. Maggior rispetto chiedono dunque i dipendenti che proprio per non venire meno alla propria missione, ed al prestare cure agli allettati, in tanti, ancora devono chiedere periordi di ferie non godute relative agli anni 2015, 2016 e parte del 2017. C’è bisogno di rafforzare le unità operative dei vari reparti fanno sapere, non ridurre le ore di straordinario ai dipenti, che proprio grazie a quest’ultimo riscono a sopperire ad una mancanza di personale che va a colpire tutti i reparti ed i vari dipartimenti. Brutta gatta da pelare quindi per il direttore generale che a poche settimane dal suo insediamento già si trova a dover affrontare una criticità resa ancora più aspra, quasi dallo sconfinare nel conflitto da una direttiva definita da molti operatori sanitari come “sciagurata”. Adesso non resta che attendere mercoledì e l’esito di una riunione che si preannuncia infuocata e che stabilirà la nuova cronaca circa il Ruggi d’Aragona, di qui l’appello dei dipendenti a Giuseppe Longo nella speranza di una revoca delle richieste del direttore amministrativo.




Giù dal container, risarcito Emilio Leone

Pina Ferro

Precipitò da un container mentre lavorava al porto commerciale di via Ligea, Emilio Leone, 59anni, per settimane ha lottato contro la morte. Per quell’incidente sul lavoro ieri, i giudici del Tribunale di Salerno hanno condannato i tre fratelli, imprenditori, Amoruso, difesi dallo studio Lentini, della compagnia portuale. I giudici al termine della camera di consiglio hanno inflitto a ciascuno la pena di un anno, una provvisionale di 20mila euro e ed il risarcimento dei danni alla parte civile rappresentata dall’avocato Luigi Gargiulo. L’incidente avenne nel settembre del 2012 nello scalo portuale di Salerno. Emilio Leone era intento ad agganciare un container ad una gru, per sistemarlo più avanti ed effettuare le attività di scarico e carico merce, quando perse l’equilibrio cadendo nel vuoto. L’operaio in seguito al volo di 2 metri e 20 riportò un trauma cranico – ed un vasto ematoma celebrale – oltre alla frattura di diverse costole che compromisero l’attività polmonare. Furono i colleghi – sopra il container insieme all’allora 54enne vi era un altro operaio – ad allertare l’intervento della pronta assistenza, contattando il 118, e gli agenti della polizia di frontiera. Trasportato al Ruggi l’operaio fu sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico. Furono giorni di grande apprensione per i familiri dell’operaio che è stato per giorni in pericolo di vita. Intanto la Polizia di Frontiera aprì un’inchiesta tesa a ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. L’area fu sequestrata per i rilievi di rito. Originario del quartiere Fornelle, Emilio Leone è molto conosciuto non solo nel centro storico ma anche nella zona orientale della città – assiduo frequentatore della comunità parrocchiale di Mariconda e degli eventi religiosi più importanti – oltre che per la sua fede calcistica per la Salernitana. Una vera passione la sua squadra, che che condivideva con il figlio che lavorava con lui nello scalo portuae e che il giorno dell’incidente era di riposo. Il decorso post incidente è stato lunghissimo per Emilio Leone che è rimasto in ospedale per settimane




Un concorso di idee per il nuovo Ruggi La Regione dà l’ok per i finanziamenti

Andrea Pellegrino

Via libera dalla giunta regionale alla realizzazione del nuovo “Ruggi d’Aragona”. Da riqualificazione e ristrutturazione si passa a realizzazione ex novo. Questa la modifica che è stata deliberata, nel corso di una recente giunta, da Vincenzo De Luca. A sostegno del nuovo corso c’è uno degli ultimi atti firmati da Nicola Cantone, il dg revocato ai primi di novembre proprio attraverso una delibera di giunta, oggi impugnata dal manager davanti al giudice del lavoro di Napoli. Il 20 ottobre scorso, in me- rito al progetto di riqualificazione del “Ruggi d’Aragona”, Cantone scriveva: «Rispetto alle funzioni istituzionali del “Ruggi”, punto di riferimento per la provincia di Salerno e per l’intera regione, le dimensioni dell’attuale struttura sono inadeguate; inadeguatezza resa ancor più evidente a seguito dell’approvazione del Nuovo Piano Ospedaliero, che ha programmato una dotazione di nuove discipline, quali Chirurgia plastica, Reumatologia, nonché Unità spinale e Neuroriabilitazione; la costruzione dell’attuale struttura, risale agli anni ‘50, ed è stata realizzata secondo i criteri di sviluppo del modello verticale, ritenuto da anni altamente inefficiente, in quanto ospitalità, efficienza e flessibilità si realizzano solo quando un edificio si sviluppa in orizzontale; i costi da sostenere nell’attuale sede per consentire il rispetto della normativa antincendio e per un completo adegua- mento alla normativa antisismica, sono tali da renderne economica- mente svantaggiosa la ristrutturazione radicale». Quindi: «La costruzione ex novo di un ospedale consentirebbe di realizzare consistenti risparmi per il sistema sanitario, stimabili fino al 30% dei costi di gestione, in quanto i servizi logistici e tecnologici di una nuova struttura, grazie a radicali soluzioni innovative non altrimenti realizzabili in strutture pre- esistenti, consentirebbero significative economie gestionali. Ciò in linea con percorsi, già intra- presi da altre Regioni che stanno programmando la costruzione di nuovi ospedali in sostituzioni di ospedali oramai inefficienti». Dall’esecutivo regionale ora il via libera al nuovo ospedale di via San Leonardo: «Demandando agli uffici preposti ogni attività necessaria alla progettazione del Nuovo complesso ospedaliero,anche attraverso l’indizione di un concorso di idee».




Ex dipendente minaccia suicidio

Carmine De Chiaro minaccia di lanciarsi nel vuoto. L’ex sindacalista è entrato nei locali della direzione generale e, scavalcata la balaustra, ha minacciato il suicidio attraverso il lancio nel vuoto. De Chiaro protesta contro quella che ritiene essere stata una disparità di trattamento nell’ambito dei provvedimenti susseguenti all’inchiesta della magistratura che individuò una lunga serie di dipendenti assenteisti. De Chiaro fu licenziato mentre altri dipendenti furono sospesi in attesa di tutti i gradi di giudizio. La protesta di De Chiaro è nei confronti della direzione generale del ‘Ruggi’. La vicenda degli assenteisti ebbe vasta eco nazionale e fu ereditata dal Dg Nicola Cantone, peraltro oggi in via di esautoramento da parte della Giunta regionale della Campania.