I vertici del Pd ancora al Nazareno: possibili cambiamenti in corso

Due ore di tempo per tagliare il traguardo delle candidature. Salvo nuovi slittamenti. I maggiori rappresentati del partito democratico sono ancora riuniti al Nazareno per completare le liste dei candidati alle elezioni politiche. Al terzo piano della sede del Pd, oltre al segretario Matteo Renzi, ci sono il ministro dello Sport Luca Lotti, la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, il presidente Dem Matteo Orfini, il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, il capogruppo alla Camera Ettore Rosato, Piero Fassino. Sul tavolo gli ultimi ritocchi alle liste, con le minoranze in rivolta. Anche per questo Michele Emiliano è arrivato oggi pomeriggio al Nazareno, ma secondo fonti Dem si è fermato al secondo piano. Orlando (con cui Renzi al momento non prevede nuovi incontri) è stato molto critico, stamani, con il segretario: “Non mi pare che nella maggioranza ci siano solo proposte di grande rinnovamento”, ha detto. Ancora più duro Giuseppe Lumia, parlamentare Dem che non sarà ricandidato. “Stanotte – ha scritto su Facebook – è stato dato un altro colpo mortale all’idea di partito progressista, plurale” e “l’area Emiliano e l’area Orlando sono state colpite alle spalle perchè hanno un’idea di partito progressista, plurale e aperto”. Parole che danno il senso di una spaccatura grave tra i Dem, tanto che un deputato di primo piano della maggioranza renziana, per la prima volta, mette in forse la possibilità di siglare la pace interna. “Ci lavoriamo, vediamo”, dice. La scadenza, al momento, è per le 19, ora in cui il Pd, secondo quanto comunicato, pubblicherà online le liste. Salvo slittamenti che, dopo il continuo rinvio della direzione da ieri mattina fino alla tarda notte, non è possibile escludere.




Nocera I. “Street Life” mostra al Moss

NOCERA INFERIORE. Il tema del viaggio è di per sé complesso perché chi lo intraprende approda inevitabilmente dove meno si aspetta di mettere piede. Per di più chi parte è consapevole di esporsi a imprevedibili cambiamenti ed è forse proprio per questo il viaggiatore porta sempre con se un taccuino dove fissare emozioni e particolari  anche minuti che lo aiutino in qualche misura a ricordare gli eventi di cui è stato partecipe. Il viaggiatore di oggi più che scrivere fotografa perché la fotografia, specie quella in bianco e nero, si presta assai bene a fermare quello che non si vorrebbe “scordare” ovvero, come indica il verbo appena usato, far “ uscire dal cuore”. Vero cacciatore delle emozioni che non si vorrebbero mai perdere è Carmine Orlando, fotografo per diletto e per istinto, come già suo padre, che espone le sue fotografie d’autore nella mostra “Street life” aperta dal 14 febbraio scorso nell’ambito di un ciclo sul viaggio, organizzato al Moss di Nocera Inferiore, in via Amato, da Simona Pagano.
Rosanna Ascione




Caso De Luca. Il ministro Orlando: “Sono preoccupato”

“Sono preoccupato, perche’ per quello che si capisce si tratta di una vicenda non particolarmente esaltante, ma sarei cauto nel trarre delle conclusioni perche’ siamo ai primi indizi”: il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha commentato cosi’ l’inchiesta della Procura di Roma in cui sono indagati per concussione il governatore della Campania Vincenzo De Luca, il giudice di Napoli Scognamiglio, e altre cinque persone. “Purtroppo la vicenda colpisce anche la giurisdizione – ha detto Orlando con riferimento all’ipotesi di reato formulata dai pm di Roma, che vede coinvolta anche la giudice Anna Scognamiglio – e da questo punto di vista non posso che essere rammaricato”.




Angri. Muore folgorato nel garage di casa mentre effettua una saldatura

ANGRI. Mentre salda una gabbia per gli uccellini nel garage di casa muore folgorato. Probabilmente, non avrebbe maneggiato con cura la saldatrice elettrica e una scarica lo avrebbe colpito. Così sarebbe morto il 18enne Angelo Orlando di Angri. Inutile la corsa verso l’ospedale: a quello di Pagani, il giovane sarebbe giunto già morto.
L’incidente domestico che ha stroncato la vita del 18enne si è verificato intorno alle 16 di ieri. Angelo si trovava nel garage di casa, in via Orta Longa, nella periferia di Angri intento a saldare un gabbia per uccellini. Un piccolo lavoro di bricolage che prevedeva l’uso di una saldatrice. Probabilmente, la scarica lo ha colpito poco tempo dopo l’uso dell’attrezzo. Una scarica così forte che lo ha scaraventato a terra. Il ragazzo è stato immediatamente trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale Tortora di Pagani, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono giunti anche i carabinieri di Angri.
Il sindaco Cosimo Ferraioli e l’amministrazione comunale hanno pubblicato su facebook un post per sottolienare il dolore per una tragedia assurda che ha colpito l’intera città. «Il sindaco Cosimo Ferraioli e l’amministrazione comunale si stringono al dolore che ha colpito una famiglia angrese che oggi piange la prematura scomparsa di un figlio diciottenne. Partecipando al dolore il primo cittadino, Cosimo Ferraioli, pur consapevole degli sforzi e della programmazione già stilata, intende rivolgere un invito agli organizzatori della “OkDoriaFest” affinché si possa assumere un comportamento rispettoso nei confronti di un lutto che ha sconvolto l’intera comunità angrese».
Uno degli organizzatori della festa della birra artigianale, Mimmo Esposito, ha assicurato che la festa terrà conto del dolore che ha colpito la comunità angrese e che non è possibile rinviar l’OkDoriaFest atteso che è già avviata la macchina organizzativa, impossibile da fermare.




Cciaa, fidejussione misteriosa per l’Intertrade

di Peppe Rinaldi Dopodomani la giunta della Camera di Commercio di Salerno potrebbe non esser più la stessa. E potrebbe non esserci più nemmeno lo stesso presidente: ma questo, paradossalmente, è un aspetto secondario rispetto alle ragioni che hanno condotto sin qua. E’ la storia dell’azienda speciale per l’internazionalizzazione delle imprese, Intertrade, la causa dell’implosione del gruppo dirigente Cciaa e del conseguente, prevedibile benservito al presidente Guido Arzano. Una storia che conosciamo, per averla raccontata all’inverosimile e che, in sintesi, potremmo riassumere con pochi numeri: un buco in bilancio con una forbice tra i 4 e i 6 milioni di euro (tra crediti inesigibili, debito netto e deficit corrente) che si riverbera nel bilancio generale della Cciaa, la quale, a sua volta, non può che scaricare la perdita sulla generalità delle imprese costrette dalla legge a versare tributi e subire gabelle. Per capirci, è come la nota questione della scuola fatta per gli insegnanti e non per gli studenti, degli ospedali per i medici e non per i pazienti, delle camere di commercio per dirigenti e apparati politico-imprenditoriali e non per le imprese. Questo racconta, tra l’altro, la parabola di quest’azienda che avrà senz’altro avuto meriti e successi che, però, non ne cambiano l’esito. Cui si aggiunge una rogna grande quanto una casa: una misteriosa fidejussione per 500mila euro nel mutuo contratto con Mps nell’ottobre 2014 da Intertrade, a bilancio già malaticcio, che sarebbe stata concessa dalla Cciaa ma della quale si sapeva poco. In linea teorica, non ci sarebbe nulla di strano dal momento che la Cciaa è la ‘mamma’ di Intertrade, i soldi ce li ha sempre messi lei, anticipazioni su anticipazioni fino a scavare quel fosso che rende poco invidiabile la posizione di chi sarà chiamato a risponderne. Se ci sarà. Concretamente, invece, c’è il “giallo” degi atti a supporto di questo stravagante avallo bancario. Per essere fidejussori in un contratto di mutuo così significativo, e saltando ora la legittimità della richiesta nel momento storico dato, una delibera autorizzativa o qualcosa del genere, da parte della giunta avrebbe dovuto esserci per forza. Se non c’è, non si trova o ha fatto un giro diverso, a Houston hanno più di un problema. La questione appare seria a rifletterci. Non spetta a Cronache ricordare che, contrarre mutui con quegli zeri significa assumere impegni pluriennali, che debbono obbligatoriamente passare per gli organi statutari: tant’è che uno dei guai veri di Intertrade (e non solo) deriva dalla disinvoltura nel rapporto con le norme, elaborando ipotesi ‘contrattuali’ (incarichi, consulenze, obbligazioni, etc) su base annuale, di volta in volta rinnovabili. Se qualcuno andasse a scartabellare nelle carte della Cciaa o delle aziende speciali, nelle fondazioni, nelle organizzazioni di categoria, nei consorzi vari, nelle miste, ne troverebbe tonnellate di carte così. Senonché il diavolo fa le pentole eccetera. Infatti, la “scoperta” della fidejussione a Intertrade (non senza, presumiamo, i vari avalli dei responsabili Mps d’area e via salendo, almeno questa è la via crucis che le banche impongono a tutti noi…) avrebbe azionato un meccanismo a catena che annuncia traumi: dagli uffici della segreteria generale sarebbe stata formalizzata una segnalazione alla Corte dei Conti per far luce su questa storia. Il che vuol dire, se confermata in toto l’indiscrezione, che lo scontro si è spostato su livelli ancora più alti della fisiologica e legittima lotta tra le associazioni di categoria per il controllo della Cciaa. In parole povere è rottura totale tra il segretario generale Raffaele De Sio e il presidente Guido Arzano, cosa ben diversa dalle maggioranze variabili. La strada ora potrebbe essere questa: il presidente (non l’unico ma, inesorabilmente, il principale responsabile) va via e se ne trova un altro o si commissaria tutto. E chi dovrebbe commissariarla? La Regione, in questo momento intenta a fronteggiare le paturnie di 60 milioni di giuristi nel disquisire di sospensioni e decadenze. E’ tutto da vedere.




Intertrade, il direttore lascia

di Peppe Rinaldi

E’ la classica situazione «grave ma non seria»: il consiglio di amministrazione di Intertrade ha approvato l’altra sera, lunedì, il famoso bilancio 2014. Quello che non si riusciva ad approvare, quello delle sedute aggiornate a data da concordarsi, quello che, tra l’altro, in una prima stesura avrebbe sorvolato sulla registrazione di un mutuo di appena mezzo milione di euro contratto a dicembre (2014) con il Monte dei Paschi di Siena. Una distrazione capita a tutti.
Il Cda, monco di due componenti (Casola e Cantarella, da settimane sono dimissionari) e con i tre quinti validamente in funzione -il presidente e i rimanenti due consiglieri- ha dunque chiuso un capitolo che stava sfuggendo di mano. Si vedrà ora quando tutte le carte saranno pubbliche cosa ci sarà scritto. Sul bilancio che nessuno voleva e sulle altre cose sin qui raccontate nel corso di questa lunga inchiesta: che, a quanto pare, si rifiuta di morire per via dell’alimentazione quasi forzata di notizie.
Come questa, forse la più forte del momento, al netto del rimbambimento quotidiano che assorbe noi giornalisti: il direttore di Intertrade, Innocenzo Orlando (foto in alto) si è dimesso. Non dall’incarico di direttore in attesa di nuova collocazione ma, a quanto è dato di capire dalle frenetiche voci di queste ore, proprio dal posto di lavoro, fuori cioè dal sistema pubblico della Cciaa. Se confermate e se non negoziate in vista di altre opzioni, queste dimissioni aggiungono e non sottraggono curiosità sull’argomento: Orlando ha rappresentato il cuore del sistema, attorno al quale girava quel che girava e che abbiamo raccontato fino alla noia. L’ascesa del superdirettore che sfidò i ‘fondamentali’ facendosi rimborsare da Intertrade il costo di una decina di euro per un parcheggio privato non ha conosciuto limiti, specie negli anni della gestione ‘politica’ del centrosinistra. Naturalmente, si capisce subito che potrebbe aver pagato per tutti, è lecito supporre che qualcuno almeno qualche domanda se la sarà fatta nel corso degli anni. Il punto sono le risposte però.
Durante la gestione di Augusto Strianese, Giovanni Rusticale e, solo dopo, di Guido Arzano si è via via scavato il fosso nel bilancio Intertrade. Qualcosa che viaggia tra i 4 e i 6 milioni di euro più -forse- quel che troveremo nel bilancio 2014. Come l’assunzione di tre membri già in qualche misura ‘interni’ all’azienda: assunzioni che, pare, abbiano seguito traiettorie diverse dalle prescrizioni di legge e che ora, drammaticamente, sarebbero state annullate per correre ai ripari. Il rischio di verdersi appioppare l’accusa (di chi?) di assumere personale non tanto per “vie traverse” quanto in costanza di una situazione economico-finanziaria così opaca, è dietro l’angolo.




Il Pd non vuole le primarie Ora spunta Andrea Orlando

di Andrea Pellegrino

E’ costretto nuovamente all’occupazione. Un po’ come accade a scuola, anche nel Pd campano pare che per ottenere qualcosa ci sia bisogno di azioni eclatanti. E a Guglielmo Vaccaro lo invitano a nozze. Non fosse altro che per settimane è stato già rinchiuso nella sede di via Manzo a Salerno, all’indomani dei risultati delle primarie che hanno portato all’elezione di Assunta Tartaglione. Il deputato scafatese era tra i competitors della renziana. Ma da allora – nonostante l’occupazione finita con una promessa – nulla si è mosso. Nessuna direzione regionale, nessuna presidenza. Solo qualche assemblea andata a vuoto. Così Vaccaro, a quattro mesi dalla conclusione del congresso regionale ed in vista delle primarie (semmai si faranno, il vento sta cambiando, ndr), vuole occupare nuovamente il Pd. Ma questa volta quello napoletano. «Se non ci saranno, entro il 16 luglio, la riforma del sistema delle primarie, l’insediamento della direzione regionale, la nomina del Presidente dell’assemblea e la nomina della commissione di garanzia mi vedrò costretto ad intraprendere un’azione forte non escludendo l’occupazione della sede del partito regionale con tutte le conseguenze, anche a livello nazionale, che ciò comporterà» – avverte Vaccaro che però spiega -: «Se invece la segretaria ottempererà a quanto richiesto dallo statuto e da lei promesso, nel prossimo mese anche noi ci determineremo in ordine al sostegno alla candidata o al candidato più adeguato, auspicando di poter fare anche in Campania quello che Renzi ha fatto a livello nazionale in merito alla compilazione delle liste e al rispetto della parità di genere». Ma forse Vaccaro più degli altri conosce bene la situazione e sa bene che può giocarsi quel 30 per cento incassato alle scorse primarie per la segreteria regionale. Il problema di fondo sono e restano le elezioni regionali. Anche perché se prima tutti brindavano ed invocavo le primarie, con la sola contrarietà del sindaco di Salerno e dei deluchiani, oggi la scena si è ribaltata: a Napoli si studia per trovare un candidato unitario con tanto di benedizione di Renzi, Nicodemo e Topo e a Salerno spingono per le primarie per la scelta del Governatore. In fin dei conti anche Landolfi lo ha capito. Meglio, in questa fase, accelerare le primarie (anche se qui alle ultime amministrative non si sono fatte in nessuna parte) che piegarsi alla linea napoletana che non vuole in nessun caso la riproposta di Vincenzo De Luca. L’unica speranza, dunque, per il sindaco di Salerno sarebbe quella, con qualche accordo qua e là (vedi Caputo a Caserta) ed azzardando anche una intesa con Bassolino su Napoli, di giocarsi il tutto e per tutto alle primarie. E poi si vedrà quel che accadrà, con la consapevolezza di tener ben pronto anche il piano B: una candidatura fuori dai partiti con civiche di sostegno, a partire da Campania Libera. Il piano democrat napoletano, invece, sarebbe un altro: superare le primarie, considerato il momento storico locale, e andare dritti verso una candidatura certa, unita e benedetta. Il tutto giustificato dalla considerazione che “la Campania è una regione di destra, attualmente amministrata dalla destra”. Così i big partenopei, avrebbero già passato in rassegna diversi nomi, tra cui Luisa Bossa, già sindaco di Ercolano ed attuale parlamentare, ben vista dall’apparato democrat. Ma al momento sarebbe solo un nome nella rosa, perché Nicodemo (responsabile nazionale della comunicazione Pd e napoletano) vorrebbe un “Maradona” alla guida della compagine Pd. Così si starebbe lavorando su una soluzione esterna che vedrebbe meno piazzato il magistrato Raffaele Cantone (ora impegnato su più fronti) e in pole position in ministro Andrea Orlando che a Napoli ci è già stato come commissario del partito dopo la bufera che si scatenò con le primarie cittadine. A quanto pare l’attuale ministro ha conservato buoni rapporti con i napoletani, tant’è che il suo nome starebbe circolando con insistenza. Resta il nodo Picierno, che probabilmente resterà in Italia, rinunciando al seggio europeo, proprio per controllare la sua regione. Anzi la deputata casertana avrebbe tutta l’intenzione, reduce al successo elettorale delle Europee, di scendere in campo in prima persona per la guida della Regione Campania. Naturalmente il tutto dovrà passare sempre sotto il vaglio di Matteo Renzi che a quanto pare, proprio per l’assenza degli organi dirigenziali regionali, condurrà il gioco in Campania. Ed i problemi da risolvere sono già innumerevoli.