Astensioni e no,«deluchismo con i giorni contati»

“Il deluchismo ha i giorni contati”. Così i consiglieri comunali d’opposizione Antonio Cammarota, Roberto Celano, Ciro Russomando e Giuseppe Zitarosa, commentano il Consiglio comunale di venerdì. «I continui e marcati disimpegni, nel corso di questi mesi, su temi e punti di assoluto rilievo, dei vari Domenico Ventura, Giuseppe Ventura, Pietro Stasi, Corrado Naddeo, Nico Mazzeo e Horace Di Carlo, la posizione politica dei socialisti e dei verdi, e il voto addirittura contrario sulla Tari anche di Sara Petrone, ma ancora di più l’incapacità di gestire le divergenze, facendole esplodere in Consiglio Comunale, sono segnali forti e inequivocabili dello sfaldamento dei numeri e della coesione politica della maggioranza che governa la città. E’ di tutta evidenza che la maggioranza ha perso, se mai lo abbia avuto, il timone e la spinta propulsiva di governo, cartina di tornasole del tramonto del deluchismo. Ed è di tutta evidenza che, questa maggioranza, oggi si regge esclusivamente su una inerzia ormai alla fine e sul collante di qualche gestione e di aspettative, non solo politiche, ma individuali». Il centrodestra al Comune di Salerno denuncia «l’arroganza del potere deluchiano e i guasti del governo cittadino, così come ha sempre proposto alternative e fornito contributi, come è avvenuto ieri quando è stata recepita l’istanza di Cammarota sulle vendite degli immobili, solo nell’esclusivo interesse della nostra città. Il conto alla rovescia è iniziato, e il centro destra si farà trovare pronto quando il sistema Salerno imploderà».




Opposizione unita contro il Puc: «Pronti anche a ricorrere al Tar»

Andrea Pellegrino

Salerno continua a perdere abitanti ma il numero delle costruzioni residenziali aumenta. I consiglieri comunali d’opposizione fanno muro contro il Puc e sono pronti a fare ricorso al Tar. Per la prima volta, senza distinzioni d’appartenenza, l’opposizione in Consiglio comunale siede allo stesso tavolo per segnalare le anomalie e le carenze riscontrate nella revisione decennale del Piano urbanistico di Salerno. Un Puc che – secondo Antonio Cammarota, di La nostra libertà – «è palesemente falso, perché si fonda su dati vecchi, risalenti al 1999, non verificabili e sbagliati. Chiediamo, innanzitutto, la revoca in autotutela del provvedimento. Poi, saremo pronti ad andare al Tar, perché qui siamo dinanzi a una vera e propria emergenza democratica, figlia dell’arroganza del potere». La revisione del Puc presenta numerose pecche, come sottolineato dal consigliere di Salerno ditutti, Gianpaolo Lambiase: «Gli abitanti sono diminuiti, c’è crisi nel settore immobiliare ma il numero degli alloggi previsto è in crescita: oltre ai 6.000 già esistenti ma vuoti, ce ne saranno altrettanti con il nuovo Puc. Soprattutto non rispetta, per numerosi aspetti, la legge regionale: non ci sono atti di programmazione; non c’è adesione al Piano casa; le nuove abitazioni saranno costruite dappertutto, anche in terreni agricoli, e in zone non servite da alcun tipo di servizio. Per non parlare dell’assoluta assenza degli standard: basti pensare, ad esempio, che il Comune è proprietario di 400mila metri quadrati di aree da destinare a standard ma non ha una lira per attrezzarli». Insomma, un documento che, secondo il forzista Roberto Celano, «dà ancora mandato alla devastazione di questa città. Noi non siamo assolutamente disponibili a dare deleghe in bianco a nessuno, perché, con la revisione del Puc, di fatto, a tutti sarà consentito di fare tutto a prescindere dall’area cittadina. In tal modo, si priva anche Salerno di un’identità: un’identità che questa città avrebbe potuto avere se non avesse perso un numero così elevato di cittadini». L’obiettivo è quello di “imporre” edificazione di parte pubblica perché, secondo Celano, «per anni abbiamo assistito alla realizzazione sempre prima degli inteventi privati:Marina d’Arechi, Eden park e Crescent sono solo alcuni degli esempi. Prendiamo Piazza della libertà e i parcheggi: gli interventi pubblici vengono sempre relegati in un angolo. Eppure, Salerno è una città con un commercio ormai in ginocchio e che sta vivendo una crisi causata dalle scelte dell’amministrazione comunale». Amministrazione comunale il cui «fallimento è certificato» – secondo il consigliere di DemA, Dante Santoro, «dalla perdita di 20mila abitanti in 10 anni. Serve un cambio di metodo e l’opposizione che fa fronte comunque è un buon inizio. Il Comune sta cercando di mascherare, con mezzucci lessicali, una nuova cementificazione selvaggia». Dunque, opposizione compatta (eccezion fatta per l’assenza, per impegni precedenti del consigliere della Lega, Giuseppe Zitarosa) ma sempre nei corridoi. Già, perché esattamente come nell’occasione precedente, è stato negato l’utilizzo della sala Giunta. «Una mancanza di rispetto nei confronti dei consiglieri comunali- ha precisato l’esponente di Attiva Salerno, Ciro Russomando – Noi siamo eletti dai cittadini, per portare le loro istanze. Non è questo l’atteggiamento corretto».




Appalto, assunzioni, ticket per la piscina Le accuse ai Cesaro

Vengono fuori le accuse della Procura a Luigi Cesaro e suo figlio e alla consigliera regionale Beneduce. Promesse di appalti, nomine e assunzioni. Dal piccolo favore alla maxi commessa. E qualche volta sarebbero girati soldi. Sono dodici i casi di voto di scambio che la Procura di Napoli Nord contesta. Dodici capi di imputazione riassunti nelle dodici pagine dell’avviso conclusa indagine firmato dal pm Simone De Roxas e notificato a 29 indagati. Fatti e circostanze risa- lenti alla campagna elettorale delle regionali 2015, quella della cavalcata trionfale di Armando Cesaro, primo eletto in Forza Italia con 27.937 preferenze. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere interrogatorio, presentare memorie e illustrare le ragioni delle loro difese e solo dopo il pm deciderà se chiedere il rinvio a giudizio o proporre archiviazione. Ecco l’elenco delle presunte clientele dei Cesaro e dei loro complici. Situazioni che sarebbero avvenute per lo più nel comune di Marano, dove i fratelli Aniello e Raffaele hanno costruito il Piano di insediamento produttivo finito nel mirino della Dda di Napoli che a maggio ne ha ottenuto l’arresto con l’accusa di aver realizzato l’affare insieme alla camorra del clan Polverino. I due fratelli Cesaro sono ancora in carcere (misura confermata dalla Cassazione), e dalle intercettazioni di quell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Ros di Napoli agli ordini del tenente colonnello Gianluca Piasentin, sono stati scoperti gli episodi di voto di scambio. In assenza di aggravanti mafiose, questa porzione di indagine è stata stralciata e trasmessa per competenza a Napoli Nord. Si va dalla ‘garanzia’ di un mega- appalto da 10 milioni di euro nell’Area di Sviluppo Industriale del casertano, che avrebbe dovuto procurare un “guadagno netto di almeno 2 milioni di euro” all’imprenditore Antonio Di Guida, ex assessore provinciale e coindagato insieme ai fratelli Cesaro nella ‘inchiesta madre’, alla promessa di far nominare V. C. a direttore del distretto sanitario 38 dell’Asl Napoli 2 grazie all’aggancio di un direttore di dipartimento. A una famiglia sarebbe stato promessa un’assunzione a Poste Italiane in cambio di 30 voti, da documentare con la foto delle schede, una pratica vietatissima che prevede, se il presidente di seggio se ne accorge, la denuncia immediata all’autorità giudiziaria. Ad un altro ‘sostenitore’ di Cesaro jr, L.D.B., fu promessa e poi fatta ottenere la nomina di componente dell’Oiv, l’organismo di autovalutazione interna della Regione Campania. Due capi di imputazione riguardano i nulla osta ottenuti con l’assenso dei vertici politici e amministrativi del comune di Marano per lo spostamento di un dirigente e di un agente di polizia municipale verso altri impieghi, il primo al Demanio e il secondo presso lo staff di un capogruppo consiliare della Campania. I due avrebbero dovuto ricambiare il piacere con il sostegno elettorale a Cesaro jr. A un medico, precario, fu assicurata la stabilizzazione del contratto presso l’ospedale di Giugliano, a un sottotenente di polizia municipale invece furono date rassicurazioni per la figlia dottoressa: un’assunzione all’ospedale San Raffaele di Milano, dove forse i Cesaro vantavano buoni agganci (ma l’assunzione non si perfezionò). Un uomo di Portici, C. G., per portare un po’ di preferenze ad Armando avrebbe ricevuto due abbonamenti gratuiti al Centro Sportivo locale ‘Aquilasport’ amministrato da Aniello Cesaro. E ad una signora, dipendente della partecipata “Armena sviluppo” fu promesso che sarebbe stata promossa da addetta al verde pubblico a impiegata. Due capi di imputazione sono contestati a Flora Beneduce, consigliera regionale di Forza Italia eletta con 14.373 preferenze, indagata anche lei per voto di scambio. Era in ticket con Armando Cesaro. Secondo la prima accusa, in concorso con Raffaele Cesaro, avrebbe consegnato a un uomo, A. S., 2mila euro, “in cambio dell’assicurazione di almeno 300 voti promettendo, ad elezione avvenuta, l’ulteriore remunerazione di 10.000 euro”. Il pm inoltre le contesta di aver partecipato a una trama di Luigi e Armando Cesaro: far assumere un avvocato nello studio legale del nipote della signora Beneduce “in cambio della convergenza di voti a favore di entrambi”. Ovvero far scrivere sulla scheda Cesaro-Beneduce.




Enzo Napoli tradito dai suoi, ben otto i franchi tiratori

di Andrea Pellegrino

Enzo Napoli torna a casa con 12 voti, compreso il suo. Sono 8 quindi i franchi tiratori della maggioranza del Comune di Salerno che non hanno seguito le indicazioni di voto per il sindaco del capoluogo. Rispetto alle aspettative sono molti di più i franchi tiratori per il primo cittadino di Salerno. Tra le preferenze si registrano quelle a Rescigno, a Stanziola, a Servalli e a Paolo Vuillemier. Il gruppo Fiore conferma le due preferenze alla lista Cittadini per la Provincia. Un voto è andato al sindaco di Angri Cosimo Ferraioli e un altro ad Apolito. Quattro i voti che ha conquistato Davvero al Centro, due preferenze per Antonio Anastasio, due per Pasquale Mauri. Tre i voti al Partito socialista, Sorrentino, Passa e Rizzo. Un voto a Giuseppe Giuseppe Fabbricatore di Fratelli d’Italia, quattro voti per Forza Italia: due a Mormile e due a Fiscina. Due voti a Provincia di Tutti, uno soltanto alla lista e un’altra preferenza ad Aceto. Una situazione politica all’interno della maggioranza del Comune di Salerno che si complica dopo lo scrutinio delle elezioni provinciali di ieri sera. A livello provinciale si delinea questa attribuzione dei seggi: per la lista del Pd sono 8 mentre per il Partito socialista italiano soltanto uno. Per la lista Davvero al centro 3 e per i Cittadini per la Provincia invece 1. Zero seggi invece per la lista la Provincia di tutti. Per quanto riguarda la lista di Fratelli d’Italia invece attribuiti due seggi, Forza Italia soltanto uno. Tra le schede scrutinate tantissimi i consensi per il candidato della lista del Pd, sponsorizzato da Franco Alfieri, Luca Cerretani vice sindaco di Torchiara. Il Partito democratico conta 8 consiglieri eletti tra i banchi del nuovo consiglio provinciale: il più votato tra tutti il vice sindaco di Torchiara Luca Cerretani, secondo in classifica Enzo Napoli, il sindaco di Centola Carmelo Stanziola terzo come preferenze, quarto il sindaco di Bracigliano Antonio Rescigno, il primo cittadino di Cava Vincenzo Servalli che arriva quinto. A seguire Antonio Giuliano sindaco di Giffoni Valle Piana, Michele Strianese di San Valentino Torio e Imparato sindaco di Padula. Per la lista Cittadini per la Provincia eletto Cosimo Ferraioli sindaco di Angri. Mentre per i centristi della lista Davvero al Centro Marcello Ametrano di Vallo della Lucania, Pasquale Mauri (ex sindaco di Angri) e il primo cittadino di Eboli Massimo Cariello. La lista di Forza Italia vedrebbe vincitore Gregorio Fiscina, mentre per Fratelli d’Italia certa a scrutinio chiuso la vittoria di Giuseppe Fabbricatore e del consigliere comunale di Battipaglia, Angelo Cappelli. Mentre per il Psi, eletto consigliere provinciale Pasquale Sorrentino. A seguire lo spoglio delle schede in serata c’è il primo cittadino di Salerno Enzo Napoli e il consigliere di Salerno di tutti Gianpaolo Lambiase insieme al coordinatore regionale di SI-Sel Tonino Scala. Presente anche la senatrice Angelica Saggese. E come piccola nota di colore dello spoglio serale, all’interno del seggio 1, c’è la simpatia di chi sulla scheda al posto del candidato ha annotato un ironico a tratti polemico commento, molto duro: “Sparatevi”. Con un’affluenza di circa il 90% e con un numero pari a 1644 tra sindaci e consiglieri comunali dei 1833 elettori, la “casta” ha votato per tutta la giornata ed ha eletto i suoi rappresentanti provinciali. Di una Provincia che però stenta ad assicurare i servizi minimi. Dalle strade al riscaldamento delle scuole. O meglio dal riscaldamento anche del suo stesso Palazzone che ieri è rimasto al freddo ed al gelo, almeno durante la. Sedici rappresentanti che siederanno ora, sostituendo quel precedente Consiglio provinciale (già eletto con elezioni di secondo livello) che sostanzialmente non ha lasciato nessun segno, se non fosse per le svariate nomine che sono state imposte nei vari consigli d’amministrazione. Alcune delle quali finite dapprima davanti alla giustizia amministrativa e poi dinanzi a quella penale. E’ il caso, in particolare, di Canfora e Di Nesta, rispettivamente presidente e direttore generale della provincia di Salerno che rischiano il processo per concussione, per aver esercitato pressioni sull’allora presidente dell’Asi Gianluigi Cassandra. L’udienza preliminare si terrà il 19 gennaio. Quanto alle elezioni, si è consumata una nuova prova di forza tra i partiti e le coalizioni della provincia di Salerno. I Cinque Stelle, in provincia di Salerno rappresentanti da cinque consiglieri comunali (Praiano e Valle della Lucania) non si sono recati al voto. Ha mantenuto la sua linea di “dissenso” anche il consigliere di opposizione del Comune di Salerno Antonio Cammarota che non si è recato alle urne, commentando con poche parole la situazione: “Uno spettacolo indegno, ho lasciato che il potere si votasse da solo”.




Scafati. Aliberti lascia, Fele: “finisce un’era”. E Pagano invoca le larghe intese

Di Adriano Falanga

“Dopo aver preso atto della decisione del Tribunale del Riesame, pur ribadendo la mia completa estraneità rispetto ai fatti che mi vengono contestati, ritengo doveroso, per correttezza e rispetto delle istituzioni e nell’interesse della città e dei cittadini tutti, fare un passo indietro e lasciare ogni impegno politico, per cui presento le mie irrevocabili dimissioni dalla carica di sindaco. Grazie a tutti per l’affetto e la vicinanza umana di questi giorni”. L’ultimo post da sindaco sulla sua pagina Facebook, Pasquale Aliberti comunica così alla “sua” città le sue dimissioni. Le ha protocollate alle 16:17, con protocollo interno n°52167. Aliberti lascia la fascia tricolore dopo la richiesta d’arresto confermata dal riesame di Salerno, così come chiesto dalla Procura Antimafia. Voto di scambio politico mafioso l’accusa, gli arresti motivati dalla concreta possibilità di reiterazione del reato, in quanto ancora sindaco e considerata la sua propensione a fare accordi con i clan. Una scelta, le dimissioni, suggerite sia dal suo stesso partito Forza Italia, ma anche dai suoi fedelissimi, che in questi giorni non lo hanno mai lasciato solo. Anche gli avvocati De Caro e D’Amaro hanno consigliato al sindaco di lasciare la fascia tricolore, in modo tale da arrivare in Cassazione rimuovendo la possibilità di reiterazione, in quanto non più primo cittadino. Un periodo buio, non certo facile sia dal lato umano, che politico e giudiziario. Il riesame ha smontato l’intero memoriale difensivo di Aliberti, e questo non solo ha complicato le cose, ma ha restituito un quadro accusatorio più complesso di quanto non lo era già prima, ragion per cui, gli avrebbero suggerito i suoi legali, occorre lasciare Palazzo Mayer e studiare ogni strategia utile lontano dai riflettori mediatici. Esattamente un anno fa Aliberti accarezzava il sogno di un terzo mandato consecutivo, attuando la strategia della decadenza “pilotata”, grazie anche all’avallo di quasi tutta la sua maggioranza, e il supporto degli uffici comunali competenti. Sogno svanito, e oggi si concretizza l’addio. Un addio burrascoso, con la città attonita e confusa e le forze politiche che “accendono i motori”. Ma parlare di nuove elezioni è assolutamente prematuro, il commissariamento non durerà meno di un paio d’anni, soprattutto in previsione, oramai certa, di scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Non solo, il terzo comune della provincia e primo comune dell’agro nocerino rischia concretamente di non avere un rappresentante nell’ente Provincia e neanche di poterne esprimere uno. La tornata elettorale si terrà il prossimo 8 gennaio 2017. Con la legge Delrio possono votare i sindaci e i consiglieri comunali della Provincia di Salerno. Possono essere eletti alla carica di componenti del Consiglio Provinciale i sindaci e i consiglieri comunali. Le liste dovranno essere presentate presso l’ufficio elettorale di Palazzo Sant’Agostino entro le ore 12 di lunedì 19 dicembre 2016. E il commissariamento del Comune lascia Scafati fuori rappresentanza diretta, un buco legislativo forse non previsto che rischia di non vedere nessun esponente scafatese in lista, e non solo, nessuno potrà votare, non essendoci più consiglieri comunali in carica. Brutta cosa.

GIANCARLO FELE: SI CHIUDE UN’ERA

1-fele-alibertiGli alibertiani lo considerano l’erede naturale politico di Aliberti. Giancarlo Fele è il vicesindaco, “l’uomo del silenzio”, abituato a stare lontano dai riflettori. Toccherà a lui trainare l’ente in questi venti giorni, tanti quanti necessitano affinchè le dimissioni siano irrevocabili. Tecnicamente infatti Aliberti può ancora ritirarle. “Finisce sicuramente un’era. Nel modo purtroppo più triste e più brutto. Le dimissioni un atto di responsabilità. Oggi, seppur davanti ad un fatto così eclatante e raro, vorrei peró non parlare di politica ma augurare sinceramente all’uomo Pasquale Aliberti di poter affrontare il prosieguo delle vicende giudiziarie in maggiore serenità ed accompagnato dagli affetti familiari. La partita che si gioca adesso è ben più grande ed importante della politica, che seppur non di secondo piano per me oggi non riesce a prevalere sul rispetto verso la persona ed il dramma che sta vivendo”. Vicinanza umana, ma con un occhio a ciò che è possibile portare avanti prima dell’arrivo del commissario. “Nonostante il disorientamento del momento ovviamente si deve anche pensare a cosa fare nelle prossime ore. Priorità all’accordo di programma relativamente al PIU Europa e alla Rassegna natalizia. Il sindaco intendeva accelerare dopo che la Regione aveva riaperto questa possibilità, quindi nonostante il tempo risicatissimo proveremo a produrre questi atti per accedere ai fondi comunitari – continua Fele – Lavorerò sicuramente insieme alla giunta per le cose urgenti in quanto non potremmo fare nessuna programmazione, visto che tra 20 giorni non saremo più in carica”. Dall’esecutivo fanno eco anche le parole di Nicola Acanfora, assessore all’Urbanistica e Sicurezza: “il sindaco ha dimostrato ancora una volta di avere grande senso di responsabilità, lasciamo una città migliore di quella che abbiamo ereditato quasi nove anni fa, abbiamo lavorato con passione e dedizione in questi anni sempre e solo nell’interesse dei cittadini, sono orgoglioso di aver fatto parte di questa squadra straordinaria, ringrazio tutti i miei amici, elettori e sostenitori per l’affetto e l’appoggio accordatomi. Il mio più grande in bocca al lupo va a Pasquale Aliberti e alla sua famiglia affinché possano risolvere i problemi con la giustizia, e ritrovare la serenità perduta in questi mesi”.

I FEDELISSIMI: un uomo perbene

1-maggioranza“Condivido appieno la scelta del sindaco il quale, con un atto di amore, ha fatto quel passo indietro tanto agognato dai suoi rivali. La vera sconfitta, in proposito, è quella di una opposizione da sempre incapace di un contraddittorio politico, paradossalmente anche con la maggioranza dei numeri – così Diego Del Regno – Una scelta importante per il destino del comune soprattutto sulle ricadute, perché uno scioglimento per infiltrazione mafiosa dilaterebbe i tempi di ritorno alle urne e rallenterebbe ogni attività amministrativa. Non mi resta che augurare al primo cittadino di risolvere quanto prima i suoi imprevisti giudiziari e tornare più motivato di prima ad occuparsi di politica”. Dimissioni come atto d’amore per la sua città, secondo Teresa Formisano: “Aliberti è un uomo prima ancora di essere un politico, che vive per la sua città e di sicuro dimettersi sarà stata per lui una dura prova. In ogni caso ha ancora la Cassazione per dimostrare la sua estraneità dai fatti contestati. Massima fiducia nell’uomo e nel miglior sindaco di sempre”. Per Carmela Berritto: “una passione troppo forte per la politica, la stessa che lo ha voluto fuori dai giochi perché troppo capace. Un uomo perbene, ha sempre operato per la città, pur subendo tanti tradimenti – la Berritto non ha dubbi – è stato punito ingiustamente, perché è estraneo ai fatti che gli vengono contestati”.

PAGANO FA SALTARE I 13. “LARGHE INTESE”

Bruciati sul tempo, le dimissioni di Pasquale Aliberti arrivano prima delle loro. Erano in tredici, l’appuntamento da un notaio di Salerno. Il tutto è rimasto nel segreto per evitare eventuali defezioni, ma alla fine, comunque c’è stato il passo indietro. L’intera opposizione, a partire dal Pd: Nicola Pesce, Michele Grimaldi, Michelangelo Ambrunzo, Marco Cucurachi; poi Fdi con Cristoforo Salvati, Mario Santocchio, Angelo Matrone. E poi loro, i dissidenti eletti in maggioranza: Pasquale Coppola, Pasquale Vitiello, Alfonso Carotenuto, Daniela Ugliano e Stefano Cirillo. Ha “tolto” la sua adesione solo  poche ore prima Bruno Pagano.  L’appuntamento era stato fissato già da venerdi scorso, ore 18:30 presso il noto bar Moka di Salerno, e una volta “fatto 13“, tutti da un notaio nelle vicinanze. E’ stato Pagano a far saltare il tavolo, facendo fare dietromarcia al Pd, che pure era già in viaggio. Ha sempre avuto remore nello sfiduciare il sindaco, ma questa volta, dopo l’ok agli arresti, sembrava aver capito che tutto era compromesso. “Sono stato eletto con la maggioranza che ha vinto le elezioni – ha fatto sapere Pagano una mezz’ora prima delle dimissioni di Aliberti – ad un certo punto ho preferito insieme con gli amici di Identità Scafatese, allontanarmi dalla stessa maggioranza non condividendo certe logiche, non condividendo la mancanza di dialettica sui vari problemi e temi amministrativi. Nel giorno in cui siamo stati eletti, ci siamo caricati di responsabilità verso la Città e i cittadini tutti. Ritengo quindi che la grave crisi politica e amministrativa che attanaglia la nostra comunità, vada risolta nelle sedi politiche e con ogni sforzo da parte di tutti e di tutte le forze”. Sogna le larghe intese Bruno Pagano. “Sarebbe a mio avviso utile e necessario un ragionamento politico leale e sincero tra tutte le forze presenti in Consiglio Comunale. Verificare se vi è una possibilità di intesa collettiva, di portare avanti alcuni ed importanti problemi della comunità. Tutti insieme , senza logica di appartenenza se non quella della Città e della comunità”. Tutto questo con una maggioranza ridotta a 9 consiglieri, un sindaco su cui pende una richiesta d’arresto per voto di scambio politico mafioso, e un clima di quelli al vetriolo. Fatto sta che Aliberti brucia tutti sul tempo. Diversa la posizione dei suoi colleghi Cirillo e Ugliano. “Ci dispiace che le dimissioni arrivino ora, dopo la pronuncia del riesame. È sicuramente un atto da apprezzare, ma sarebbe stato di gran lunga più apprezzabile se fossero arrivate prima, come presa d’atto politica della mancanza di una maggioranza. Dal punto di vista personale siamo particolarmente dispiaciuti e confidiamo sempre nel buon operato della magistratura che riesaminerà in Cassazione”. Anche il Pd  aspettava molto tempo prima le dimisisoni: “dispiace che giungano solo ora, dopo la pronuncia del Riesame, per ragioni evidenti di opportunismo e non certo per  il bene della città. Ed è per questo che, ora più che mai, siamo convinti di presentare una mozione di sfiducia da poter discutere in Consiglio Comunale difronte alla città, in maniera libera e trasparente, come abbiamo sempre fatto”. E la mozione di sfiducia arriverà, perché non deve essere un Tribunale a decidere il fallimento, politico, di un’amministrazione comunale.

L’EREDITA’

2-cantiere poloLa città di Scafati si appresta a vivere una delle pagini più difficile della sua storia. Ha già vissuto il commissariamento, ma questa volta il contesto è molto diverso, e sullo sfondo una città “lasciata a metà”, con molte priorità rimaste irrisolte. Non c’è stato il tempo per portare avanti la questione sicurezza, non c’è stato tempo per affrontare fino in fondo le politiche ambientali, cercando di dare risposte immediate al problema allagamenti e all’inquinamento del fiume Sarno. La speranza è che i lavori per la nuova rete fognaria non vedano una battuta d’arresto. Chi verrà, troverà davanti la sfida di un ente in pre dissesto finanziario, e opere incompiute da portare a termine. Il Polo Scolastico, la grande sfida dell’amministrazione Aliberti, assieme alla riqualificazione dell’area Ex Copmes. Entrambe finite nel vortice giudiziario e sotto esame dall’antimafia. Poi c’è il Pip, e quel finanziamento di 24 milioni di euro tanto reclamato in campagna elettorale per le regionali del 2015, e mai arrivato. Finito nel dimenticatoio il Puc: “abbiamo scritto la storia” dichiarava soddisfatto Aliberti quando il lo strumento urbanistico fu approvato. Da allora però il nulla. Il Puc è stato rimandato indietro dalla Provincia perché non è conforme alla normativa provinciale di riferimento. Ritornato all’anno zero. E come non citare la riapertura del Pronto Soccorso, e lo stallo dei servizi sociali, passando per la Villa Comunale. Tutto andato, forse, perduto. Ci restano le piazzette, il centro sociale a san Pietro, l’isola ecologica, le palestre di via della Resistenza e plesso Pisacane, la riqualificazione degli Iacp di Mariconda e via Martiri D’ungheria. I campi di calcio A e B, il canile, la strada del liceo, la messa in sicurezza dei cavalcavia completati, gli asfalti e la segnaletica stradale orizzontale e verticale, la riqualificazione delle scuole di via Lo Porto, via Martiri D’Ungheria medie ed elementari, le elementari di Mariconda e medie di San Pietro. E poi lei, la fontana rotonda sul corso Nazionale. Sullo sfondo, la mancanza di idonea e programmata manutenzione. Magari ci penserà il commissario. Scafati finisce nel tunnel.




Scafati. L’opposizione dispone, la maggioranza si adegua. E’ stallo istituzionale

Di Adriano Falanga

L’opposizione dispone e propone, e la maggioranza si adegua. Definitivamente cambiato lo scenario nel consiglio comunale scafatese. C’erano una volta gli alibertiani, oggi restano una manciata di intrepidi consiglieri comunali, convinti ancora di poter approvare proposte, mozioni e regolamenti da loro proposti. Tutto un ricordo, perché oggi un argomento passa soltanto con il voto dell’opposizione, arrivata a 13 consiglieri, mentre gli alibertiani si fermano a 9, volendo contare anche Roberto Barchiesi, ieri assente pare per motivi di salute. Letteralmente scomparso il gruppo Cotucit di Michele Raviotta e Filippo Quartucci. I due, dopo aver votato il bilancio a giugno ed essere passati in maggioranza, hanno poi fatto mancare la loro presenza, e voto, in Assise. “Sindaco prenda atto di non aver più una maggioranza, la smetta con la strategia dello struzzo” così Mario Santocchio. Impossibile anche riformulare le commissioni, ferme da oltre 4 mesi oramai, comportando lo stallo istituzionale. Resta in piedi la sola giunta, ieri sera per la prima volta presente in toto. Ma senza maggioranza consiliare l’esecutivo rischia di passare per illegittimo, unito solo dalla buona volontà e perché no, da una discreta retribuzione. E’ chiaro, a questo punto, che Pasquale Aliberti è chiamato a prenderne atto, a meno che non vada avanti, convinto che debba essere sfiduciato. Tutto ciò che viene approvato, è possibile solo grazie alla condivisione dell’opposizione, mentre tutto ciò che non aggrada viene rinviato.

1-sorteggioPassa la mozione presentata da Michele Grimaldi, Pd, inerente la scelta del metodo del sorteggio per la nomina degli scrutatori, così come chiesto dalle associazioni “Scafati in Movimento” e “Uniti si può”, entrambe presenti in sala con tanto di striscione. Contrariamente a quanto espresso in occasione delle regionali 2015, Aliberti è costretto a cambiare idea, e condividere il sorteggio. Propone però che sia esteso a tutte le oltre 8 mila domande giacenti. Inutile, la maggioranza che siede all’opposizione boccia. Passa la mozione con emendamento di Identità Scafatese: sorteggio tra ragazzi con età massima 35 anni. Neanche destinare l’immobile confiscato in via Vitiello alla Caritas Diocesana riesce agli alibertiani, “bisogna approfondire” tuonano dall’opposizione, che vota il rinvio. Alla fine il primo a lasciare la sala consiliare è proprio il sindaco, palesemente scuro in volto. Il messaggio è chiaro: “se la maggioranza propone deve anche avere i numeri per approvare” sottolinea l’ex alibertiano Pasquale Vitiello. C’era una volta la matematica a Palazzo Mayer, poi arrivò il “tirare a campare”.

DECADENZA: CASCIELLO E CUCURACHI A RISCHIO

1-maggioranzaE’ durata poco la discussione sulla decadenza di Mimmo Casciello, il consigliere comunale è chiamato, nei prossimi dieci giorni, a decidere se restare vicepresidente Acse o conservare scranno consiliare. Opterà per quest’ultimo. I suoi colleghi hanno provato a rinviare: “aspettiamo il parere dell’Anac” chiede Brigida Marra, ma siccome c’è già il parere della segretaria comunale Immacolata Di Saia, l’opposizione si oppone, e vota per il proseguo del procedimento. Gli alibertiani si allineano. Va avanti anche il procedimento per Marco Cucurachi, nonostante il parere dell’ufficio Avvocatura, che legittimava una sospensione avendo il piddino prodotto ricorso. “Chiediamo alla segretaria se esiste lite pendente” la richiesta di Pasquale Vitiello. La Di Saia però non si sbottona, aggira l’ostacolo: “i pareri dei dirigenti sono agli atti, decide il consiglio comunale”. Resta il dubbio. “Non è una questione personale – interviene Aliberti – è chiaro che non siamo di fronte a una lite pendente (che di fatto sospende il procedimento, ndr) Cucurachi ha fatto ricorso e proposto una mediazione. Se c’è mediazione non si può fare ricorso, o l’una o l’altra”. MIchele Grimaldi però prova a chiarire: “aspettiamo l’esito del ricorso, se Cucurachi ha ragione si chiude, altrimenti si va avanti, c’è il parere dell’avvocatura che ci informa della lite pendente”. Ma l’opposizione si spacca, la proposta di deliberazione infatti non tiene conto del parere della dottoressa Anna Sorrentino, dirigente ad interim dell’Avvocatura, arrivato solo il giorno prima. E così, nel dubbio, una fetta decide di astenersi, dando modo ai solo 7 votanti della maggioranza di approvare il deliberato. Cucurachi sarà chiamato adesso o ad estinguere il proprio debito, oppure a dimostrare l’iscrizione a ruolo del ricorso, onde non essere dichiarato decaduto. Tempo dieci giorni e nuovo consiglio comunale, che deciderà definitivamente sia sul piddino che su Mimmo Casciello.




Scafati. L’opposizione vuol fare 13. “Poniamo fine a questa agonia”

Di Adriano Falanga

“Bisogna aprire una nuova stagione politica a Scafati, non è possibile assistere all’agonia di un’amministrazione, mentre la città attende risposte”. Non ha dubbi Mario Santocchio, bisogna restituire la parola alle urne e agli scafatesi, e questo indipendentemente dall’azione della magistratura e dalle decisioni del Ministero Dell’Interno sull’opportunità di sciogliere o meno il consiglio comunale. Mandare a casa Aliberti è certamente possibile, e ad un anno esatto dalla fase della decadenza, questa volta a voler dimettersi non è la maggioranza ma le forze di opposizione. Occorrono tredici firme, tanto quanto sono i consiglieri comunali che siedono tra i banchi opposti a quelli degli alibertiani. “Sono pronto a firmare per chiudere una volta per tutte questa bruttissima pagina di storia locale – spiega Santocchio – Scafati ha bisogno di una nuova alba e senza dubbio bisogna archiviare questa gestione della cosa pubblica che ha prodotto solo danni sotto tutti i punti di vista”. D’accordo anche il capogruppo di Fdi, Cristoforo Salvati: “Credo che rappresenti l’unica via di uscita dalla grave caduta di immagine della nostra città che subisce quotidianamente con le gravi accuse dei collaboratori di giustizia per il presunto voto di scambio politico elettorale di tipo mafioso di Aliberti e Company. Dobbiamo rimettere in gioco la fiducia nella politica libera da parte della città sana per poter ricostruire il senso dello Stato e della buona istituzione scevra da condizionamenti della criminalità’ per riportare la serenità’ nella macchina comunale e nei dirigenti liberi ed autonomi dalla politica”. La sensazione è che l’inerzia sia dovuta all’attesa di chissà cosa, da parte della magistratura. Salvati però prende le distanze: “Non possiamo delegare alla magistratura e ai tempi della giustizia le decisioni che spettano alla politica, pur rispettando la loro opera ma dobbiamo assumersi la   responsabilità che la comunità ha voluto darci con il loro voto libero e non inquinato e che attende risposte chiare ed immediate per poter archiviare la pagina più brutta della politica dal 92 ad oggi”. Pronto a dimettersi anche Michele Grimaldi, Pd: “E sono anche pronto a discutere una mozione di sfiducia in consiglio comunale. La nostra città è bloccata da un punto di vista politico e amministrativo, causa l’attaccamento alla poltrona del Sindaco: credo sia ora di guardare avanti”. A Grimaldi fa eco il collega di partito Michelangelo Ambrunzo: “La città è senza guida da due anni. La politica Scafatese è diventata una continua faida. Di certo il commissariamento non mi appassiona, ma a questo punto chiedo sia necessario. Per questo motivo, e non altro, sarei pronto a dimettermi. Una decisione che dovrò però condividere con il mio partito”. Disponibilità anche dagli ex di maggioranza, in primis quella di Alfonso Carotenuto: “ero e sono fortemente critico sull’operato di questa amministrazione. Al di là di qualche sacchetto dei rifiuti fatto rimuovere (atto dovuto) non vedo da mesi nulla di concreto. Se dovesse essere estrema ratio per sbloccare la situazione credo che potrei seriamente prendere in considerazione l’ipotesi”.

4-coppolaPasquale Coppola, presidente del consiglio comunale, è stato più volte schernito dallo stesso Aliberti per il suo “attaccamento” alla poltrona, il primo cittadino durante il voto bilancio di giugno disse ironicamente: “sono certo che Coppola starà pregando affinché io non cadi”. Oggi l’ex alleato inverte la rotta, e si dice pronto alle dimissioni. “Se ci sono i 13 consiglieri sicuramente sì, la città è ferma sta subendo tutte le conseguenze di una gestione che di fatto non c’è più. Paghiamo le troppe campagne elettorali. Fu uno dei motivi che mi fece allontanare dal primo cittadino”. Più cauto il collega e braccio destro Pasquale Vitiello. “Dopo il voto al bilancio che ha consegnato una maggioranza diversa e comunque risicata al Sindaco, con l’ingresso nella stessa del gruppo del Cotucit quali “salvatori di Scafati”, gli stessi non hanno presenziato, forse per senso di responsabilità, gli ultimi due consigli comunali mettendo in difficoltà numerica l’amministrazione cittadina – spiega il capogruppo Pdl – Infatti con i voti dell’opposizione, anche quella “violenta” , sono passate non solo le proposte dalla stessa presentate ma anche quelle proposte dalla maggioranza. Alla luce di ciò, con una mancanza palese della maggioranza più che le dimissioni dei consiglieri sarebbe opportuno, con un atto di “dignità politica” nei confronti della città, che il Sindaco rassegnasse le dimissioni”. Vitiello poi svela: “Comunque l’opposizione di centro destra, elettiva e sopraggiunta, sta lavorando per presentare una mozione di sfiducia all’amministrazione come momento democratico. Se poi, si dovesse passare per le dimissioni, sarei personalmente pronto, a condizione che i dimissionari appartengono tutti all’attuale opposizione”. Un “ni” anche da Stefano Cirillo, con Daniela Ugliano e Bruno Pagano da poco passati in minoranza. “Tocca ad Aliberti prendere atto che non ha più una maggioranza. Se davvero ci fossero i numeri e un progetto di ripartenza nel centrodestra, io ci sto, ma il fine non può essere solo quello di far cadere il sindaco. E poi?” ammonisce Cirillo. Noi restiamo dell’idea che invece occorre una scelta consapevole di tutto il consiglio comunale, una semplice presa d’atto, di una maggioranza che non c’è più, e di un consiglio comunale oramai esaurito. Dimissioni di tutti.




Scafati. E’ uno scontro senza fine! Addio buon senso

Di Adriano Falanga

Oramai il consiglio comunale a Scafati, da un anno pieno, non è più solo sede istituzionale ma palcoscenico di scontri, liti, sfottò, spesso anche dai contenuti piuttosto pesanti. Il tutto esula da quello che invece dovrebbe essere un ordinario scontro politico. I temi sono spesso forti, e non di rado si assiste anche a pesanti interventi da parte del pubblico. Tutto ciò, collocato in un contesto delicatissimo, su cui pendono le scure della magistratura antimafia e lo spettro dello scioglimento, contribuisce ad aizzare pericolosamente i toni del confronto, sfociando in rissa verbale. Pensavamo che con la fase della decadenza del primo cittadino avevamo tutto quanto di peggio potesse esprimere la politica, ma a Scafati si va ancora oltre. E bisogna ammettere che se da un lato l’opposizione non riesce a contenersi, dall’altro neanche la maggioranza, sindaco in testa, favorisce la moderazione dei toni. E così è accaduto ieri sera, almeno stando a quanto dichiara il primo cittadino. “Questo consigliere, ieri sera, non potendo intervenire nel dibattito consiliare, dal pubblico, dov’era seduto, con una violenza verbale inaudita, ha inveito contro la mia persona, appellandomi in modo grave e offensivo: ‘fallito’, ‘camorrista’, ‘farabutto’, ‘indagato’, ‘vergogna di Scafati’, ’Ti devono fare un c… così’ – scrive il sindaco sulla sua pagina Facebook, con riferimento a Marco Cucurachi – Lo stesso consigliere che ha lasciato si avviasse la decadenza dalla carica per un debito di 20 mila auro mai pagato sulla tassa dei rifiuti; un procedimento che potrebbe fermare se solo pagasse una, dico solo una rata, di circa mille euro. La decadenza non è un fatto personale E’ stata votata all’unanimità dalla maggioranza e dall’opposizione. Gli unici a scappare sono stati i suoi colleghi di partito”. Aliberti non ha freni: “E’ lo stesso consigliere che ha minacciato il Sindaco di denunciarlo alla Procura, per il mancato pagamento (dovuto?), (legittimo?), (normale?), da parte dell’Acse (si parla di circa 50 mila euro confermate anche dall’avv. Santocchio) per aver accompagnato un dipendente ad un interrogatorio presso il PM. E’ lo stesso consigliere che ha ottenuto circa 400 mila euro di incarichi in questi anni”. Poi il primo cittadino racconta di un episodio, accaduto, a suo dire, all’esterno della sala consiliare. “Una signora alle mie spalle, mi ha raggiunto con uno sputo, come se non bastasse la violenza verbale del consigliere. Resto dell’idea che io mi potrò difendere nelle sedi opportune. Nulla, invece, ti difende da una doppia morale”.

SOLIDARIETA MAGGIORANZA

1-maggioranza“Quanto accaduto ieri in consiglio comunale, relativamente alla incompatibilità dell’esponente del PD, l’avvocato Marco Cucurachi, crediamo sia gravissimo – così in una nota stampa la maggioranza consiliare – L’invito del medesimo rivolto al consiglio comunale di non avviare la procedura di decadenza sostenendo di aver presentato un ricorso due giorni prima contro la Geset, alla quale, contesta una presunta irregolarità della notifica della tassa dei rifiuti, è un fatto ancora più grave del non aver pagato poiché, pur non smentendo di non aver versato la tassa sui rifiuti, vuole tentare di appellarsi ad presunto difetto di procedura per evitare il pagamento alle casse comunali. Un consigliere dovrebbe dare il buon esempio e il fatto che il PD abbia abbandonato l’aula, sottraendosi al voto sulla incompatibilità del collega di partito, è gravissimo e sinonimo di una doppia morale di chi la legge la applica per i nemici e invece la interpreta per gli amici di partito. Siamo davvero delusi e spaventati dal comportamento violento, con cui si è rivolto urlando contro il primo cittadino e contro questa maggioranza, accusandolo dinanzi ai cittadini presenti in aula, di essere indagato. Peccato che il consigliere Cucurachi al solo fine di distogliere l’attenzione sulla sua morosità, ha infierito contro il primo cittadino dimenticando il principio costituzionale di cui all’art 27 della Costituzione Italiana”.

REPLICA CUCURACHI E GRIMALDI

1-cucurachi grimaldi“In cinque passano dalla maggioranza all’opposizione. La già precaria e risicata maggioranza diventa minoranza. Il dato politico è questo, il resto sono mistificazioni e demagogia di chi, il sindaco ancora per poco, è il medico della Helios e non adotta provvedimenti urgenti per tutelare la salute dei suoi cittadini contro la Helios. Altro che inopportunità, questa è incompatibilità accertata”. Quanto alle accuse degli alibertiani: ” che hanno manifestato il loro livore mediante offensive e diffamatorie affermazioni, tutelero’ dinanzi alle competenti Autorita’ Giudiziarie la mia reputazione e quella della mia famiglia – dichiara -. Siamo noi ad avere paura per questo clima di violenza e di attacchi da chi e’ accusato di essere colluso con la camorra ed eletto con metodi corruttivi”. A dargli man forte il collega di partito Michele Grimaldi. “Le certezze del Consiglio comunale di ieri sera:
approvato un dispositivo che non permetterà più ad imprese pericolose e inquinanti di insistere nella nostra area P.I.P, istituita una commissione di inchiesta sulla vicenda “Helios”; fatto un altro passo avanti nella realizzazione del Grande Progetto Fiume Sarno. Nel frattempo, sono sempre più palesi due vicende: l’incompatibilità del Sindaco Aliberti sulla vicenda Helios, che nella doppia veste di medico di quella società e di prima e massima autorità sanitaria cittadina, si ostina a non voler sospendere le attività del sito di stoccaggio, almeno fino a quando ARPAC, ASL ed altri enti competenti non daranno certezze ai cittadini sulla sicurezza ambientale. Il Sindaco non ha più una maggioranza, e non ha più i numeri, la lucidità e la doverosa attenzione per governare la nostra Città”. Grimaldi attacca il primo cittadino: “Tutto il resto sono chiacchiere, propaganda, maldestri tentativi di distogliere l’attenzione mediatica da parte di chi, incapace sotto il profilo amministrativo e indagato dalla magistratura per reati gravi di camorra, si dimena in ultimi colpi di coda prima di abbandonare definitivamente, finalmente, la poltrona cui è incollato da otto anni. Con effetti e conseguenze drammatiche per la nostra comunità”.




Scafati. Sfiducia ad Aliberti, decide Identità Scafatese

Di Adriano Falanga

Prove tecniche di sfiducia. Sulla scia di quanto accaduto nella vicina Pompei, l’opposizione consiliare, nei numeri più nutrita della maggioranza, prova a fare quadrato e raggiungere le 13 firme necessarie per sfiduciare il primo cittadino Pasquale Aliberti. Passato il periodo estivo, Scafati lentamente si “risveglia” dalle vacanze, e la città torna alla sua quotidianità. Si discute di vulnerabilità sismica, dei disagi dovuti al sito della Helios, della puzza del fiume Sarno, di Villa Comunale, e di infrastrutture extra comunali, quali il prossimo avvio dei lavori al collettore sub1 per il disinquinamento del San Tommaso e l’avanzato stato dei lavori della bretella di collocamento che in località Cappelle congiungerà la città con l’A3 e la ss268, comportando un sicuro snellimento del traffico cittadino. E si risveglia pure la politica, assopitasi sulla lotta ideologica del primo cittadino all’Islam, che ha animato il mese di Agosto. La maggioranza prova ad andare avanti, seppur di maggioranza resta solo il termine, essendo questa oramai largamente ridimensionata. Il consiglio comunale di Scafati, ricorderà il lettore, dopo l’inciucio sul bilancio ha consegnato alla città un nuovo equilibrio consiliare. Mutati gli schieramenti, l’Assise, contrariamente a quanto accade regolarmente quando un sindaco perde la fiducia di parte dei suoi consiglieri, presenta non i soliti due schieramenti contrapposti, ma tre: maggioranza, minoranza e indipendenti. Questi ultimi, assieme alla minoranza, costituisce l’opposizione. Volendo dare i numeri, in minoranza siedono oggi sette consiglieri comunali, sei indipendenti (alibertiani usciti dalla maggioranza) e undici di maggioranza. Secondo gli assetti previsti dallo Statuto comunale l’opposizione è numericamente maggiore della squadra di governo, ma nei fatti, i sei indipendenti ex alibertiani sono si all’opposizione, ma non passati in minoranza. Un’anomalia istituzionale che permette al sindaco di approvare le delibere anche con nove voti a favore, e questo perché contro non ha mai avuto oltre sette voti. I cosiddetti indipendenti infatti alla prova del nove preferiscono non votare, o assentanti o astenendosi. Con la ripresa delle attività post agostiane, le forze politiche alternative agli alibertiani stano ragionando sulla sfiducia, arrivando anche alle dimissioni collettive.

1-consiglio-comunale-scafati-e1412806648769Servono 13 consiglieri, teoricamente ci sono, ma praticamente no. Dalla minoranza elettiva sarebbero pronti a tornare alle urne il gruppo Pd: Marco Cucurachi, Michele Grimaldi, Michelangelo Ambrunzo, Nicola Pesce; con Fdi: Cristoforo Salvati, Mario Santocchio, Angelo Matrone a cui si aggiungo quasi certamente Pasquale Coppola e Pasquale Vitiello, da tempo usciti dalla maggioranza in cui sono stati eletti. Quasi certa anche l’adesione di Alfonso Carotenuto, per un totale di 10. Servono altri tre, e il pressing è tutto concentrato sul gruppo Identità Scafatese, composto da Stefano Cirillo, Bruno Pagano e Daniela Ugliano. Il capogruppo Cirillo è sicuramente il più predisposto, ma da solo non romperebbe mai il “feeling” con gli altri due colleghi. Questo perché Daniela Ugliano e Bruno Pagano, più che sfiduciare il sindaco, hanno rotto con gli ex colleghi. Inoltre, la Ugliano resta legata da una sincera amicizia alla coppia Aliberti-Paolino, oltre che essere molto vicina anche all’assessore Raffaele Sicignano, considerato da tutto il consiglio comunale espressione politica di Identità Scafatese. Insomma, i tre dissidenti costituiscono di fatto una forza alibertiana esterna alla maggioranza ufficiale, una minoranza della maggioranza. In questi giorni però la minoranza ufficiale starebbe cercando di sondare il terreno, provando a convincere Identità Scafatese a rompere il cordone ombelicale che li tiene ancora legati al primo cittadino. Uno sforzo forse vano, perché, Cirillo a parte, sia Pagano e in particolare la Ugliano, hanno garantito ad Aliberti un sostegno certamente “condizionato” ma mai il ritorno alle urne.




Scafati. Daniela Ugliano: “Con IS daremo vita a un movimento. Io sindaco? Valuterò”

Di Adriano Falanga

Riequilibrio delle commissioni consiliari, Pasquale Coppola, presidente del consiglio Comunale ha chiesto ai capigruppo di fare chiarezza sulle loro posizioni politiche. Bisogna chiarire chi è in maggioranza e chi opposizione. Lo Statuto on prevede altre posizioni, tra cui quella “indipendente”. All’appello ha già risposto Pasquale Vitiello, eletto in maggioranza è passato all’opposizione, lasciando la presidenza della commissione Urbanistica. Anche Identità Scafatese è chiamata a fare chiarezza. Il capogruppo Stefano Cirillo ha già fatto sapere che alla luce del loro non voto al bilancio, la posizione di IS è in minoranza. Resta però presidente della commissione Statuto Daniela Ugliano. “Se nell’ottica del riequilibrio riterremo giusto lasciare la presidenza della commissione, lo farò, così come già ho rimesso nelle mani del sindaco la delega all’ambiente” spiega l’ex fedelissima di Pasquale Aliberti. La Ugliano chiarisce anche il rapporto politico con il rientrato assessore Raffaele Sicignano. “Le precedenti dimissioni dell’assessore Sicignano non sono state da noi richieste, così come il suo reingresso in giunta. Le nostre proposte ricalcano in parte la sua politica di tagli, ma sono anche il frutto di scelte fatte indipendentemente da lui”. E’ stata l’anello di congiunzione tra Aliberti e il gruppo dei dissidenti, durante la travagliata fase della decadenza, oggi Daniela Ugliano è fuori dalla maggioranza, ma Aliberti continua a fare pressing politico.

1-identita scafatese “Normale che ci ‘corteggi’, anche perché sarebbe più logico far rientrare noi che altri membri dell’attuale opposizione e d’altronde da lui era stato alla fine condiviso il nostro documento programmatico – spiega la Ugliano – Quindi riteniamo di continuare a mantenere un dialogo cauto e riflessivo con la maggioranza pur mantenendo la nostra linea politica che è indipendente dalla Maggioranza stessa”. Si dice molto felice per aver scelto di fare squadra con Cirillo e Bruno Pagano, e non esclude anche ambizioni future. “La nostra volontà è comunque di dar vita a un movimento, di strutturarci ed aggregarci”. Non esclude una futura alleanza con gli alibertiani, anche se, ammette la Ugliano: “ritengo improbabile riuscire a fare gruppo con alcuni con i quali i rapporti sono davvero tesi ed il dialogo inesistente. La mancata condivisione e il difficile colloquio in maggioranza è stata proprio la principale causa del mio allontanamento dal sindaco. Avrà fatto degli errori di valutazione, ma lo continuo a stimare per la sua dedizione politica e del resto, lui ha condiviso molti dei nostri punti”. E c’è chi immagina una Daniela Ugliano probabile candidata a sindaco nel 2018. “Finora non ci ho mai realmente pensato e non è mai stata una mia ambizione, se però dal mio gruppo dovesse nascere questa esigenza, la valuterò”. Infine, un pensiero per Roberto Barchiesi, indagato anche lui per voto di scambio mafioso, e per un tempo vicino alle posizioni di IS. “Reputo queste indagini, come le altre, una forma di democrazia. Sono sicura che Roberto non ha nulla da temere e sono certo, conoscendolo, che farà chiarezza sull’intera vicenda”.