Castellammare. Protesta dei dipendenti comunali: occupato ufficio persopnale

Castellammare di Stabia. Le delegazioni sindacali “occupano” simbolicamente l’ufficio personale a causa del diniego da parte del dirigente del settore dedicato di pagamento dei salari accessori che devono essere approvati entro inizio anno ma l’Amministrazione ancora non ha provveduto per l’anno in corso. Soltanto la scorsa settimana i dirigenti hanno ricevuto dall’OIV, il “premio” del 20 % relativo al 2014

In questi minuti sono in corso le trattative con la dirigente del settore personale. Si paventa il blocco della macchina comunale




I cinque stelle chiedono dimissioni di De Luca (aggiornamento su occupazione Consiglio regionale)

I sette consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle hanno chiesto le dimissioni del presidente Vincenzo De Luca in seguito al’inchiesta della procura di Roma che lo riguarda. Occupati i banchi della presidenza del consiglio regionale, il presidente del Consiglio, Rosetta D’Amelio, ha sospeso i lavori delle assisse. In corso una riunione die capigruppo per decidere sul da farsi

La tensione nel Consiglio regionale della Campania è forte. Da questa mattina i consiglieri M5S hanno occupato i banchi della presidenza al grido “Acqua pubblica, acqua pubblica”.

Il presidente  D’Amelio, ha dichiarato aperta la seduta tra le contestazioni chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine ”per identificare chi ha abusivamente occupato il Consiglio”. Dopo il ricordo delle vittime di Parigi, il presidente del Consiglio ha sospeso la seduta.

All’ordine del giorno, questa mattina c’era il voto sulla nuova legge sul ciclo della acque e le comunicazioni del governatore sull’inchiesta della Procura di Roma che riguarda De Luca, Nello Mastursi (ex capo staff del presidente),  il funzionario del Santobono Guglielmo Manna e sua moglie Anna Scognamiglio, giudice del collegio che a luglio ha sospeso gli effetti della legge Severino su De Luca.




Scafati, emergenza lavoro: dati allarmanti

Di Adriano Falanga

Non cresce l’occupazione a Scafati, con una media di disoccupati superiore anche alla media provinciale. Lo mostrano i dati Istat relativi al 2013, dove la cittadina più popolosa dell’Agro Nocerino Sarnese registra un sostanziale stallo, che non vede crescere e neanche calare il dato occupazionale. Scafati si conferma al 47° sui 158 comuni salernitani. La media provinciale è del 17,3% mentre da queste parti tocca il 18,6%. Tra i comuni più rilevanti dell’Agro troviamo Sarno con il 20,4%, Pagani (20,9) Cava dei Tirreni (18,8). Va decisamente meglio a Nocera Inferiore, 115esima con il 15,1% di disoccupati. Scorrendo i dati scopriamo che nel 1991 a Scafati si registrava un allarmante 34% di senza lavoro, sceso a 21,5 nel 2001 e al 18,7 nel 2011, restando suppergiù in questi limiti fino al 2013. Secondo gli esperti, l’elevato tasso del passato è un dato fittizio, in quanto risale ai tempi del “lavoro nero”. Un’epoca in cui frodare l’Inps era la prassi nel meridione d’Italia. L’inversione si è avuta con l’introduzione di leggi e controlli più restrittivi.

Nel 2011 la disoccupazione femminile era al 30,1% mentre quella giovanile al 53,8. Le politiche lavorative adoperate negli ultimi anni vedono la realizzazione dell’area Pip (passata da Agroinvest al Comune), progetto però arenato in Regione Campania, e la realizzazione del progetto di riqualificazione industriale Ex Copmes, ma che, dati alla mano, se realizzato potrebbe apportare poche decine di unità lavorative, vista la consistenza dell’opera, che dovrebbe vedere la cessione dei primi capannoni nei prossimi mesi. Nei mesi scorsi il consiglio comunale votò una delibera che impegnava al rispetto delle clausole sociali le diverse aziende impegnate nei cantieri Più Europa, o meglio, si chiedeva l’assunzione di manovalanza locale. Nulla di fatto. L’unica azienda locale che teneva impegnate diverse decine di maestranze scafatesi era la Tyche srl, appaltatrice del Polo Scolastico. Poi il contenzioso con il Comune e la rescissione del contratto.




Caso “Cedisa” e “La quiete”: I lavoratori denunciano Calabrese in Procura

Alla fine le vertenze del centro diagnostico “Cedisa” di Salerno e della casa di cura “La quiete” di Capezzano  sono arrivate in procura con una denuncia-querela sottoscritta, nel caso de  “La quiete”, da tutti i lavoratori. Una denuncia nella quale si chiede un immediato intervento della procura della repubblica e nella quale i lavoratori chiedono di essere sentiti quale persone informate dei fatti. Una richiesta dell’intervento della magistratura che arriva nel giorno dell’occupazione anche  del Cedisa. Qui gli stipendi vantati dai 32 lavoratori sono ormai 15.  Un filo comune unisce le due strutture situate ad un paio di chilometri di distanza l’una dall’altra.
La rabbia nei confronti di Leonardo Calabrese, l’imprenditore salernitano che viene accusato di essere il principale artefice del dramma che in questi giorni stanno vivendo tutti i dipendenti delle due strutture.
Al centro diagnostico Cedisa ieri mattina i lavoratori minacciavano il suicidio, accusando le istituzioni di essere stati attenti alla vertenza che li riguarda. «Dov’è il sindaco di Salerno?» – si chiedevano – «Questo  centro è nel territorio salernitano» – hanno gridato a gran voce appellandosi infine anche al neo governatore Vincenzo De Luca come facevano a due chilometri i loro colleghi de “La quiete”.
Nel frattempo, sempre nella mattinata di ieri, Antonio De Sio, dipendente della casa di cura appena fuori Salerno e sindacalista della Cisl, si è recato presso la Procura della Repubblica a depositare la richiesta di intervento della magistratura. «Abbiamo detto tutto quello che è accaduto  in questi anni  e vogliamo  che chi ha sbagliato paghi» – afferma De Sio.
Intanto questa mattina un altro dossiere sarà consegnato al procuratore capo Corrado Lembo: a stilarlo e consegnarlo Angelo Di Giacomo della Cgil. Le vertenze procedono solo apparentemente separate, come conferma anche il segretario generale della funzione pubblica della Cgil di Salerno Angelo De Angelis. «Non ci resta che  chiedere l’intervento della procura della Repubblica. E non finisce qui» – dice il numero uno della funzione pubblica cigiellino – «Scriveremo anche ai ministri della sanità e degli interni, perché la situazione è grave e drammatica e noi temiamo che alla fine possano esserci problemi di incolumità pubblica. L’incontro fallito in prefettura ci ha lasciati senza parole».
Cosa ci sarà  domani nel dossier che sarà presentato a Lembo? Facile immaginarlo se si prende in considerazione ciò che dice Angelo de Angelis alla domanda su cosa pensa del patron Calabrese: «L’atteggiamento dell’imprenditore Calabrese  è irresponsabile e secondo me, e mi assumo tutte le responsabilità, anche truffaldino. I lavoratori stanno continuando a lavorare e con i loro stipendi pagano le tasse evase da Calabrese. Quello che sto dicendo risulta da atti ufficiali».
Insomma, la vertenza rischia così di passare dalle strutture sanitarie e dalle sale della prefettura alle aule di tribunale.
Alessia Bielli

 

Il dramma dei dipendenti: «Ho il cancro ma non ho i soldi per curarmi»

Ogni lavoratore ha una storia da raccontare. Storie di disagio. Storie di persone perbene che con dignità cercano di guardare avanti e di sbarcare il lunario.
Più di un anno senza stipendio si è tradotto, per molti ,in debiti, umiliazioni, privazioni per sé e per la propria famiglia.
C’è chi non ha paura di dirlo e lo scrive anche sui social network come  Raffaele Romeo, uno dei tanti dipendenti della Quiete: «Sono senza parole…i detti non si smentiscono. “O sazio nu crer o riun”: questo messaggio vorrei che lo recepissero i signori dell’Asl, dell’Agenzia delle Entrate, Equitalia e Inps, i quali avrebbero dovuto trovare una soluzione affinché si sbloccassero queste somme per erogare dopo ben 11 mesi e tra poco 12. I nostri sacrosanti diritti è cioè il salario, fermo oramai a guigno 2014. Del nostro datore di lavoro non vale la pena neanche parlarne; non ci sono aggettivi per definirlo: sono semplicemente disgustato. Volevo terminare nel dire attenzione perché la soglia di sopportazione a tutto ciò ha superato di molto il livello massimo di allerta. Una sola parola: “vergogna”». Uno sfogo durissimo, chiaro segnale di un’esasperazione senza precedenti e più che mai motivata.
C’è stato anche qualcuno che, per ricevere gli stipendi arretrati, cosa che era data per certa, qualcuno ha dovuto farsi una nuova carta di credito e per farlo si è dovuto far prestare i soldi da amici rimettendoci anche 15 euro.
Scendendo giù al Cedisa la storia non cambia. Liliana Alfano che ha dato tutta se stessa al lavoro parla di «istigazione al suicidio».
Una coppia, marito e moglie, tutti e due impiegati al Cedisa, con una figlia che ha avuto problemi di salute, parlano del dramma senza fine, di un’assenza di reddito che dura quasi da un anno e mezzo.
Ed infine un dramma nel dramma, perchè uno dei 31 lavoratori ha scoperto di essere malato di cancro: «Ho dovuto rinunciare ad andare la settimana scorsa a curarmi – racconta – non avevo i soldi per farlo».
(al.bi)




Pellezzano. Occupata “La Quiete”

Occupata dai lavoratori la casa di cura La Quiete. Da questa mattina, alle 7,30, i lavoratori sono in agitazione e preannunciano un’ipotesi di denuncia alla procura della repubblica contro l’Ispettorato del lavoro di Salerno per inadempienza. Ben 70 dipendneti sono senza stipendio da 11 mesi. Altri lavoratori del comparto sanità privata in grande difficoltà che si aggiungono a quelli del Cedisa , raggiungendo un totale di oltre 120 persone.




Vietri. Mancanza di lavoro, su suicida un giovane ad Albori

I familiari di un giovane di Albori, questa mattina, hanno ritrovato impiccato il figlio nella cantina di casa . Il egsto mare sia maturato a causa di una depresione per mancanza di lavoro.




#Kong: gli studenti si “prendono” il Da Procida

di Marta Naddei
Si ispirano alla protesta degli studenti di Hong Kong e chiedono il rispetto dei loro diritti e chiarezza sulla riforma della scuola.
Da mercoledì, il liceo scientifico Giovanni Da Procida di Salerno è “occupato” dagli studenti che hanno deciso di dar vita ad una forma di protesta senza però tralasciare l’aspetto didattico. Gli studenti del liceo Da Procida, infatti, proseguono con le attività scolastiche, seppur a modo loro: per la mattinata sono stati organizzati corsi  alternativi autogestiti dagli stessi ragazzi, vertenti su tematiche di attualità o comunque inerenti materie quali la filosofia mentre per quanto riguarda le attività pomeridiane sono stati organizzati dei veri e propri eventi culturali che hanno come protagonisti sempre gli stessi alunni dello storico liceo salernitano che, in tal modo, possono anche dare libero sfogo alla loro creatività. La serata è prevalentemente dedicata alla guardiania dell’istituto.
Insomma, un’occupazione “costruttiva” che non prevede l’interruzione di un pubblico servizio.
Alla base della protesta del liceo Da Procida due aspetti, uno prettamente di carattere nazionale – che ha comunque ripercussioni sulla realtà locale – ed un altro che riguarda più da vicino la realtà salernitana.
«Ci siamo ispirati alla protesta di Hong Kong – spiega il rappresentante d’istituto Luca Di Giuseppe – e la nostra attenzione è focalizzata sulla riforma della scuola del Governo Renzi, in particolar modo per quello che riguarda il punto 6, ovvero la questione dei finanziamenti che non è molto chiara. Ci dicono che soldi pubblici non ce ne sono e che quindi possono essere lasciati aperti spiragli all’ingresso dei privati, ma non è chiaro in che modo e che misura e soprattutto questo dove porterà. Per quanto attiene il livello locale, ci stiamo prendendo uno di quegli spazi sociali che a Salerno mancano nella maniera più totale».