Scafati, stadio ko ma presto i lavori, Iovane: “Non facciamo morire lo sport”

Finalmente si è trovato il giusto piglio ed a breve inizieranno i lavori per il restyling e la rimessa in funzione degli spogliatoi dello stadio comunale di Scafati. Dopo una lunga battaglia portata avanti dal Comune di Scafati su richiesta delle associazioni sportive ed in particolare, il San Vincenzo Unitis, arriva la svolta. Sono stati affidati i lavori per la ristrutturazione degli spogliatoi e delle strutture all’interno dello stadio “28 settembre”. Una buona notizia per tutti coloro che utilizzano l’impianto sportivo di via Catalano. In particolare, il campo A non era più utilizzabile proprio in virtù dell’assenza dei servizi. Un intervento sui beni comunali, da circa 30 mila in totale. “Siamo soddisfatti dell’avvio di lavori presso gli spogliatoi lo stadio comunale, una necessità per cui ci siamo battuti tanto – spiega il presidente del San Vincenzo Unitis, Alfonso Iovane – Eppure, i problemi restano soprattutto perché l’amministrazione comunale deve fare i conti con una situazione di personale ridotto all’osso che è davvero preoccupante. Il punto è che purtroppo, l’amministrazione comunale dell’ex sindaco Pasquale Aliberti ha lasciato questa struttura pubblica davvero nel degrado più totale per non parlare poi, dei debiti comunali che mettono in ginocchio il Palazzo e bloccano qualunque azione. Siamo schiavi dei suoi debiti e della malagestione politica”.
Proprio in virtù dell’assenza della personale, c’erano stati problemi sulla gestione degli allenamenti presso lo stadio comunale. “Abbiamo trovato l’accordo con l’ufficio sport per riuscire a garantire l’allenamento almeno una volta a settimana presso lo stadio comunale, in uno sforzo reciproco. E’ l’unico modo per continuare ad utilizzare le strutture pubbliche e non farle morire totalmente – spiega Iovane – Però, è evidente che i disagi restano. È inutile puntare il dito solo sui commissari prefettizi, che pure hanno la colpa di aver dimenticato di inserire lo stadio tra le priorità. La verità è che né le opposizioni consiliari nel corso degli ultimi 8 anni, che tanto meno quella extra consiliari oppure le forze di governo cittadino, si sono interessate minimamente a garantire l’utilizzo delle strutture sportive. Mai è stato chiesto un corretto piano di manutenzione certo. I cittadini di Scafati – una città dalla tradizione sportiva immensa – non possono assolutamente permettere che venga cancellata la nostra storia sportiva e agonistica, per la negligenza e l’incuria di politici e amministratori. Dovremmo tutti quanti pretendere i nostri diritti. I servizi essenziali al comune di Scafati sono garantiti solo dall’impegno dei funzionari e di pochi cittadini che continuano ad impegnarsi sul territorio con l’associazionismo sportivo e non solo, al di là della politica. E’ bene riflettere su quanto c’è da fare in questa città” conclude Alfonso Iovane.




Confiscato il “tesoro” dei Viviani

Pina Ferro

Confiscati i beni dei Viviani. Nel mirino della Procura sono finiti un bar, un immobile e le quote di una società oltre a un’autovettura e tre autocarri. Il provvedimento scaturisce da un’indagine patrimoniale che avrebbe fatto emergere una sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore de beni che secondo gli inquirenti sarebbero provento di attività illecite. L’avvocato della famiglia Viviani, Felice Lentini ha già preannunciato ricorso in appello, avverso alla confisca de: il bar “Lady Caffè” di Salerno, nonchè le quote d ietà, intestate alle stesse donne; un appartamento ubicato in via Cappelle Superiore a Salerno, intestato a Carlo Viviani; tre autocarri e un’autovettura intestati a Carlo Viviani. Il valore complessivo dei beni confiscati si aggira intorno ai 500mila euro,
Sono stati i carabinieri del comando provinciale, nei giorni scorsi, ad eseguire il decreto di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca, previo sequestro dei beni della famiglia Viviani. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Salerno, su richiesta della Procura, nei confronti di Raffaele Viviani e dei figi Emilio e Carlo Viviani.
I Viviani sono ritenuti a capo di un sodalizio criminale a base essenzialmente familiare, operante nella frazione salernitana di Ogliara e nei comuni di San Mango Piemonte, San Cipriano Picentino, Baronissi e Pellezzano dedito principalmente ai furti e alle estorsioni in danno di imprenditori, nonchè alla ricettazione di autovetture e all’usura.
Il provvedimento scaturisce da una indagine patrimoniale condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, con conseguente proposta di confisca a carico dei In particolare, le indagini, hanno consentito di documentare la sproporzione tra il valore dei beni oggetto di confisca e i redditi dichiarati dagli interessati, quindi la loro riconducibilità alle attività illecite svolte dai componenti della famiglia Viviani.




Vacanze alle Maldive dopo i colpi

di Pina Ferro

Riuscivano a guadagnare fino a 4000 euro al mese, si vantavano di assicurarsi un reddito “da politico” e non lesinavano di trascorrere periodi di vacanze alle Maldive insieme ai familiari. Vacanze e “stipendi” di tale portata erano a discapito delle famiglie prese di mira e derubate di tutto. A mettere la parola fine sono stati i carabinieri che hanno assicurato alla giustizia tre dei quattro componenti la gang dei furti nelle abitazioni. In manette sono finiti Ciro Romano 52 anni, il figlio Giuseppe 30 anni e Ciro Guillari 52 anni tutti residenti nel quartiere Traiano di Napoli. Un quarto soggetto è in fase di identificazione. L’arresto è stato effettuato su ordine di custodia emessa dal Gip del Tribunale di Salerno Pietro Indinnimeo. I tre sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di furti in appartamento, furti e tentati furti posti in atto in Campania con particolar riguardo nelle province di Salerno, Napoli ed Avellino. I colpi, nella maggior parte dei casi, venivano posti in atto durante il periodo estivo. L’indagine è stata seguita dalla Procura di Salerno per competenza territoriale in quanto il primo furto accertato è stato posto a segno a Salerno in via Irno nel luglio dello scorso anno. In tutto sono dieci i furti accertati dai carabinie 5 a Salerno, 2 ad Avellino, 1 a Volla ed 1 a Napoli. Non è da escludere che a questi possano aggiungersene altri.
Le zone prese di mira a Salerno erano via Irno, via Trento (dove a settembre scorso furono arrestati in due sopresi mentre forzavano un’abitazione), Mercatello, zona industriale e la litoranea.
La gang prima sceglieva le abitazioni che sapevano essere disabitate per qualche giorno. Poi posizionavano un foglietto di carta davanti alla porta d’ingresso e ritornavano il giorno dopo: se quel pezzetto di carta era ancora lì, era il lasciapassare per la banda per indicare che i proprietari non c’erano. “Un gruppo di quattro persone che avevano un programma delinquenziale indeterminato e consumava una pluralità di reati contro il patrimonio con modalità sempre uguali – scrive il gip di Salerno Pietro Indinnimeo nell’ordinanza – sopralluoghi per verificare presenza di proprietari o vicini di casa, apposizione di complici all’esterno con il ruolo di palo che avvertivano dell’arrivo di forze dell’ordine”. Quando erano sicuri di poter entrare in azione davano il via alle procedure per scassinare le serrature delle porte e nessun modello aveva segreti. L’unica cosa che metteva ansia alla banda erano le telecamere di sicurezza. In un’occasione, uno di loro entrò in un’abitazione in provincia di Avellino, ma si accorse di essere inquadrato da una telecamere notturna. La scena viene immortalata sequenza dopo sequenza nelle immagini acquisite dai carabinieri. Il ladro quando si accorge di essere stato ripreso, tenta di smontare l’impianto di registrazione e non ci riesce. Di fondamentale importanza per le indagini sono state le intercettazioni telefoniche perchè i ladri si tengono in contatto l’uno con l’altro durante il colpo proprio con i telefoni cellulari captati dalla forze dell’ordine. “Cerca qualcosa di buono”, dice Ciro Romano il 6 luglio 2016 a proposito di un furto un’appartamento a Salerno. “Ci stanno, ci stanno, come non ci stanno, ad una parte che tengo è grossa”, la risposta del suo interlocutore. Quella mattina furono portati via tre orologi, due paia di occhiali, una borsa Louis Vuitton, 380 euro e diversi anelli e bracciali in oro e argento. In un altra casa, il gip sostiene che le intercettazioni sono di una “chiarezza disarmante” in quanto ad un certo punto si sente finanche l’allarme dell’appartamento suonare. Solo dopo la disattivazione arriva la frase: “iniziamo ad entrare dentro con la tenaglia”. I carabinieri hanno poi accertato un altro modus operandi della banda: mentre il complice sale le scale che portano all’abitazione, un altro bussa al citofono per essere certi dell’assenza dei proprietari. In un altro caso, in un furto perpetrato al Vomero il 29 luglio 2016, qualcosa va storto: “Ci sono persone per le scale”. La risposta e’ rapida: “Appena se ne vanno questi qua andiamo a vedere un’altra via, e mi fai uno squillo, va bene?”.
Insomma la banda di ladri era ben organizzata, agiva con destrezza e non lesinava di portar via dagli armadi anche vestiti griffati. Sono in corso le ricerche per identificare il quarto componente la. Dalle prime indagini pare che il gruppo non avesse nessuna talpa in città, arrivava qualche giorno prima e percorrendo le strade a bassa velocità individuava gli immobili da prendere di mira poi ci si organizzava per il colpo.




Ospedale Cava de Tirreni: Mazzeo «c’è un disegno interno di depotenziamento»

DOMANI SUL CRONACHE DEL SALERNITANO

<< Bisogna manifestare la massima preoccupazione in merito alla sanità >>. E’ così che l’ex consigliere comunale ed esponente del Partito Comunista, Michele Mazzeo, ha esordito dinanzi agli eventi che stanno caratterizzando la vallata metelliana e, nello specifico, l’ospedale Santa Maria Dell’Olmo.

Continua…

DOMANI SUL CRONACHE DEL SALERNITANO

Michele Mazzeo

Michele Mazzeo




FdI – Città Democratica, l’intesa c’è

di Andrea Pellegrino

CAVA DE’ TIRRENI. E’ cosa quasi fatta l’accordo tra Città Democratica ed i Fratelli d’Italia. In pratica tra il gruppo dell’ex sindaco Luigi Gravagnuolo ed Edmondo Cirielli. La scorsa sera – nel corso dell’incontro promosso dal Mo! di Luigi Cretella – il primo approccio politico che avrebbe posto le basi ad una possibile trattativa che dovrebbe portare ad una “sintesi” tra le due componenti in campo per le prossime elezioni amministrative di maggio. Naturalmente c’è da superare lo scoglio dei candidati sindaco già in campo: ed in particolare Renato Aliberti, presentato solo sabato scorso per i Fratelli d’Italia e Stefano Cicalese, già da tempo individuato dal gruppo civico di “Città Democratica” come leader dello schieramento. Tra l’altro “Città democratica” avrebbe già liste pronte ed in campagna elettorale ormai da mesi, rispetto a Fratelli d’Italia che tenta di riorganizzarsi e rimettersi in campo dopo lo strappo con l’amministrazione Galdi e la fuoriuscita di alcuni suoi componenti, tra cui l’ex capogruppo consiliare Germano Baldi, ora in maggioranza con l’Udc. Non è un mistero che già da tempo tra i Fratelli d’Italia ed il gruppo di Gravagnuolo corresse un buon sangue. Ed ora il patto potrebbe concretizzarsi, riducendo così il numero di candidati e di liste in corsa per la successione a Marco Galdi. Al momento la convergenza è su alcuni punti e quel che resta da individuare è il nome del candidato unico che possa rappresentare entrambe le componenti, che di fatto sono distanti politicamente. Se accordo ci sarà, naturalmente saranno superati gli attuali nomi in campo, quindi Renato Aliberti e Stefano Cicalese. Più probabile, però, che venga individuato un terzo nome. In questo caso, il maggiore indiziato è Fabio Siani, portavoce dei Fratelli d’Italia, il quale finora ha accuratamente evitato che il suo nome venisse gettato nella mischia nonostante Cicalese e Aliberti avessero fin da subito dato la piena disponibilità a farsi da parte. Ma non si esclude una soluzione istituzionale che possa prevedere il ritorno di Luigi Gravagnuolo. Per ora l’ex sindaco smentisce: «Come al solito, quando si apre una prospettiva – dice Gravagnuolo – qualcuno a Cava de’ Tirreni mi mette in mezzo come aspirante candidato sindaco. Non ci penso proprio. Sto, umilmente e con spirito operaio, lavorando perché i cavesi abbiano la possibilità di scegliersi un’amministrazione di persone serie, forti di un progetto comune e libere da sudditanze a logiche di potere extraterritoriali. Finita la campagna elettorale, comincerò a preparare la spedizione in Himalaya. Magari vi invierò qualche foto». Ma in politica mai dire mai. Le trattative, intanto sono in corso nel mentre la fibrillazione e l’agitazione sono altissime anche negli altri schieramenti, soprattutto all’interno della maggioranza guidata da Galdi, ancora in cerca della quadratura del cerchio. In tal senso si continua a lavorare su una possibile candidatura a sindaco di Giovanni Baldi ed una discesa in campo per le Regionali (al posto di Baldi, appunto) dell’attuale sindaco metelliano. Ma anche in questo caso le trattative sono in corso e frenetiche.




Salerno Sistemi andrà avanti

Salerno Sistemi andrà avanti per la sua strada. La società partecipata del Comune di Salerno, confluita nella Salerno Energia holding, manterrà la linea nazionale e seguirà la procedura indetta dal governo Renzi in caso di morosità. Infatti provvederà alla sospensione idrica per l’utenza che non pagherà il bene di prima necessità e non risulterà realmente in difficoltà economiche. L’acqua è purtroppo al giorno d’oggi una risorsa scarsa e in quanto tale va tutelata, rispettata e pagata, ma forse non può diventare un bene lussuoso per la popolazione. La conferma della decisione giunge dal direttore generale della Salerno Energia holding, Matteo Picardi. “C’è una parte consistente della popolazione che ha capito l’importanza di questo bene, ma c’è un’altra parte che non ha chiaro il concetto e che purtroppo marcia su un problema come la crisi economica che sta vivendo il nostro Paese” – commenta Picardi. I comitati contrari al distacco delle forniture dell’acqua hanno protestato per la nuova normativa, ma la direzione generale di Salerno Sistemi aveva provveduto già ad un incontro prima di Natale, nel quale venivano spiegate le motivazioni, le nuove decisioni e possibili soluzioni, dove i dirigenti della ditta che si occupa della fornitura pubblica avrebbe mostrato piena disponibilità e soprattutto dimostrato l’attenzione alle problematiche dei meno fortunati. “Il comitato ha chiesto un atteggiamento elastico verso le famiglie disagiate, atteggiamento già adottato in quanto esiste la possibilità di rateizzare l’importo della bolletta, uguale per tutti, ma solo in seguito ad una dimostrazione effettiva delle difficoltà economiche che vive un nucleo familiare, per evitare che di questi tempi chi vuole fare il furbo se ne approfitti” – continua Picardi. Si costruirà quindi sulle basi gettate dal governo: “La linea che seguiremo sarà quella di recuperare il credito partendo dalle risorse primarie come l’acqua, bene prezioso, che va rispettato ma dall’altra parte troveremo un punto di incontro tra le esigenze delle vittime della crisi economica e le esigenze della nazione, infatti le persone con difficoltà avranno sicuramente un margine di respiro e potranno usufruire della fornitura dell’acqua rateizzando gli importi”. Inoltre il direttore generale di Salerno Energia ha evidenziato i numeri della morosità generale che riguarda tutta la nostra nazione e ha sottolineato: “La morosità dell’acqua è il doppio della morosità dell’elettricità e della fornitura del gas, quasi il 5%. Come mai in Italia quindi non si rispetta il pagamento di tutti i beni in egual modo?” e continua: “per quanto riguarda Salerno e i comitati, ci tengo a precisare che siamo sempre disponibili all’incontro e al dialogo, in quanto persone che gestiscono un bene pubblico e di vitale importanza”. Si può forse dichiarare conclusa la battaglia, che vede trionfare probabilmente la giustizia e tutta la cittadinanza.

Brigida Vicinanza




Rifiuti, il due di picche di De Luca alla Regione

di Marta Naddei

Vincenzo De Luca rifiuta e va avanti. Di fare il commissario dell’Ato Salerno, il sindaco non ne ha alcuna intenzione anche perché ritiene che l’indicazione del suo nome – da parte della Regione Campania – sia «un atto di provocazione». Il primo cittadino salernitano, dunque, come facilmente preventivabile non accetterà l’incarico che la Regione avrebbe voluto dargli per risolvere la questione della costituzione degli Ato e dunque per l’applicazione della legge regionale 5 sul riordino del ciclo integrato dei rifiuti in Campania. Basti ricordare, infatti, che De Luca – così come larga parte degli amministratori afferenti all’Ato Salerno – in più di un’occasione ha espresso il proprio disappunto nei confronti della legge regionale, stilando due documenti con cui si chiedevano all’esecutivo Caldoro dei chiarimenti in merito alle conseguenze che l’attuazione della legge 5 del 2014 avrebbe avuto. Così, ieri, Vincenzo De Luca ha ufficialmente risposto picche: «Apprendo che la Regione Campania, dopo cinque anni di vuoto assoluto sulle politiche ambientali e sul ciclo dei rifiuti, ha proceduto a nominarmi Commissario ad acta per l’attuazione della legge regionale sui rifiuti. È del tutto scontato il mio rifiuto di tale nomina, che appare un atto solo provocatorio, alla scadenza imminente del Consiglio Regionale. Ribadisco, nel merito, la posizione espressa già da me e da quasi tutti i sindaci interessati». Tre i punti fondamentali su cui, anche ieri, è tornato ad insistere il primo cittadino. In primis, l’entità dei debiti di consorzi di bacino e società provinciali: «Come si può procedere, senza che la Regione comunichi questo dato essenziale per qualunque scelta organizzativa?». Da questo assunto anche la stoccata a Giovanni Romano, assessore regionale all’ambiente e sindaco di Mercato San Severino: «Ad esempio – chiede De Luca – a quanto ammonta il debito della società del Comune di Mercato San Severino (Ge.se.ma., ndr)?». Nel mirino anche i commissari liquidatori dei consorzi che – afferma De Luca – «hanno fatto assunzioni clientelare i cui costi graverebbero sui cittadini». Secondo il sindaco di Salerno, la «Regione vuole scaricare i debiti accumulati sui tanti comuni virtuosi e sulle bollette delle famiglie, perché le tariffe devono coprire tutti i costi». «In queste condizioni, la Regione si assuma tutte le sue responsabilità. Vedrà la nuova Giunta Regionale di dare una soluzione seria e definitiva al problema dei rifiuti» – chiosa De Luca.




Occupy Sant’Agostino dipendenti contro Renzi

di Francesco Carriero

Un venerdì nero per i lavoratori della Provincia. La giornata di ieri ha visto alternarsi sotto i cancelli di palazzo (mentre a pochi metri di distanza gli operai di Montecorvino occupavano gli uffici del Consorzio di bacino)Sant’Agostino da prima i lavoratori dell’Arechi Multiservice e poi gli stessi dipendenti dell’ente, ancora in assemblea permanente, hanno manifestato la loro preoccupazione per il futuro, visto i tagli alle risorse e le dichirazioni provenienti dal governo centrale, rigurdante gli esuberi di personale. Solo in Campania, diviso tra le cinque province, sarebbero a rischio 1.700 lavoratori, il tutto nella totale indifferenza del Governo Renzi. Di qui la decisione di occupare le sedi della Provincia da parete dei lavoratori. Intanto, si è svolto a palazzo Santa Lucia un incontro tra l’assessore alle Autonomie locali Pasquale Sommese, il presidente dell’Anci Campania Francesco Iannuzzi e i segretari delle organizzazioni sindacali di categoria della Funzione Pubblica di Cgil, Cisl e Uil Alfredo Garzi, Doriana Buonavita e Enzo Martone, il cui scopo è quello di siglare un protocollo che garantisca il ricollocamento dei lavoratori in eccesso: «Lavoriamo – ha detto l’assessore Sommese al termine della riunione – d’intesa con l’Anci e con le organizzazioni sindacali nel solco di un percorso di condivisione che la Giunta Caldoro si è dato e che ha prodotto importanti risultati in questi anni. L’obiettivo è scongiurare gli esuberi e valorizzare al meglio il personale di ruolo degli enti locali provinciali». Lo stesso presidente Canfora ha voluto incontrare i lavoratori per portar loro solidarietà ed informarli sulle ultime decisioni provenienti da Roma, relative all’iter di approvazione della Legge finanziaria al Senato. Il Governo, recependo le numerose preoccupazioni espresse da più parti e accogliendo le proposte migliorative, si avvia a licenziare un testo con misure meno drastiche per il personale delle Province: ossia il rinvio della mobilità alla fine del 2016 e ulteriori 2 anni di stabilità lavorativa. Un duro attacco al Governo Renzi arriva dall’ex inquilino di palazzo sant’Agostino Antonio Iannone, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia – An: «Ho denunciato per due anni gli effetti disastrosi che avrebbero avuto i tagli del governo centrale sulle Province: caduta dei servizi per i Cittadini e gravi rischi occupazionali per i dipendenti. Ho passato nottate all’Unione delle Province a sollecitare l’interesse di forze parlamentari e sindacati ma c’è stato un assordante silenzio perché non doveva disturbare la demagogia del manovratore: è una responsabilità storica che peserà su Renzi ed il Pd nelle sua articolazioni locali e nazionali. È ridicolo, infatti, che oggi i Presidenti delle Province del Pd si schierano (a comunicati stampa) con i dipendenti e contro i tagli; sono complici politicamente dell’azione del governo che sostengono; sono le stesse persone che prima di entrare nel ruolo di governo delle Province le etichettavano come inutili ed osannavano la riforma Delrio; hanno fatto campagna elettorale alle europee con la storia degli 80 euro in busta paga che sono stati pagati praticando 1miliardo di tagli ai servizi erogati dalle Province. Se vogliono essere credibili e schierarsi al fianco dei dipendenti debbono fare ammenda chiedendo scusa per ciò che hanno sostenuto ed uscire dal partito di Renzi. Diversamente ci risparmino altre pagliacciate perché il tempo è sempre galantuomo e già ci sta fornendo dimostrazioni»




Dirigenti, esposto alla Corte dei Conti

di Andrea Pellegrino

L’assemblea tra i sindacati ed i vigili urbani si sarebbe conclusa con una fumata bianca. Almeno per ora. Perché quanto richiesto dai caschi bianchi – naturalmente in termini economici – sarebbe stato concesso, per il momento, dall’amministrazione comunale. Altra cosa, invece, il fondo del salario accessorio, sul quale prosegue il braccio di ferro tra sindacati ed amministrazione comunale. E non si escludono eclatanti forme di protesta. Il tutto mentre sotto la lente d’ingrandimento delle varie sigle sindacali passano i concorsi per nominare i nuovi dirigenti di Palazzo di Città, dopo alcuni ed importanti pensionamenti. Gli atti sarebbero stati già trasmessi alla Corte dei Conti. E probabilmente, da quanto si apprende, anche altrove. Il motivo? Sempre lo stesso. Appesantire le casse comunali, quando poi le indicazioni in merito alla riduzione della spesa vanno in tutt’altra direzione. Non fosse altro che il comune di Salerno ha 22 dirigenti, oltre coloro che sono andati in pensione dal 1 dicembre scorso. In pratica, secondo quanto denunciano i sindacati, si sarebbe potuto accorpare i settori ed affidare le competenze rimaste scoperte agli altri dirigenti ancora in carica. Così da evitare nuove assunzioni e soprattutto nuove spese. Anche perché, sostengono sempre le sigle sindacali, nel mentre si pagano nuovi dirigenti, si diminuiscono i compensi a tutto il resto. I concorsi in atto, attualmente riguardano il settore amministrativo, finanziario e quello i servizi informatici. Per ora, seppur a costo zero, Luigi Della Greca (dirigente settore finanziario) ed Annamaria Barbato (area amministrativa) resteranno al servizio dell’ente, almeno fino a quando non verranno nominati i nuovi.




Caldoro: «C’è macchina del fango» Le Luci? «Penso ad altro per Salerno»

Sul clima della campagna elettorale e il rischio di nuovo dossieraggio «c’è una preoccupazione che nasce dalla presenza di un asse Salerno-Napoli dove ci sono continuamente azioni che chiaramente noi registriamo in chiave di una vera e propria azione di macchina del fango». A dirlo il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro (già vittima di un falso dossier prodotto e divulgato cinque anni fa), che conferma quanto dichiarato ieri (e pubblicato in esclusiva su queste colonne) dall’avvocato Antonio Fasolino, esponente di punta del Nuovo Psi.  «Certo – dichiara Caldoro – qualcuno utilizza mezzi non corretti e non propri che noi riteniamo negativi e non giusti». Ieri Stefano Caldoro ha preso parte a Salerno al convegno “Infrastrutture e trasporti – Aeroporti e porti”, tenutosi alla Camera di Commercio,  ed  ha parlato anche di Luci d’Artista, non risparmiando accuse al primo cittadino. «Costano più degli interventi per tutelare i prodotti campani – ha detto il Governatore –   Saranno anche utili ma credo sia necessario fare cose più incisive». Rispondendo indirettamente a Vincenzo De Luca, Caldoro ha detto: «Mi occupo di cose più concrete. Ad esempio a Salerno, del Grande progetto del porto, dell’aeroporto, della facoltà di medicina, della tutela della fascia costiera e dell’avvio delle metropolitana che altri avevano bloccato. Tutte grandi opere strategiche. Mi occupo io di queste cose – ha concluso – Con me Salerno ha avuto quello che merita ma chi sta qua a fare politica di vertice da 20 anni cosa ha fatto?». Sulle primarie del Pd, invece, Caldoro dice: «Sono match pugilistici, lotta tra persone e non tra programmi».  «Di programmi – ha affermato, infatti, il Governatore della Campania –  non ne ho visti e mi dispiace e in più c’è critica strumentale su argomenti di cui non dovrebbero proprio parlare. Mi auguro che ci siano programmi – ha aggiunto – gli unici che ne avevano iniziato a parlare erano quelli della Fonderia. Avevano iniziato bene aprendo una discussione senza, però, concluderla. Lì avevano aperto una campagna d’ascolto con i tavoli e vedo che i candidati delle primarie li stanno scimmiottando – ha sottolineato – Ma è ancora molto poco. Ci vogliono l’ascolto, la proposta, la leadership, qui mancano tutti questi passaggi – ha concluso – Si arriva a candidarsi senza programma, a dire: ‘Mi candido, ma voglio sentire’. E’ un limite di approfondimento e serietà».