Scafati. Quarantenne, sposato con un figlio: ecco lo scafatese medio. Scafati città di giovani

Di Adriano Falanga

Ha quarant’anni ed è sposato con un figlio: è questa la fotografia dello scafatese medio secondo l’Istat.  Un paese di giovani Scafati, complice anche il positivo indice di natalità, in gran parte dovuto anche alla presenza della quinta comunità di stranieri residenti della provincia. L’età media degli scafatesi è di 40 anni, mentre il dato provinciale si attesta a 43. L’indice di natalità era di 8,8 nel 2015, nel 2016 è salito a 9,5 e rappresenta il numero medio di nascite in un anno ogni mille abitanti. La media provinciale segna 8 nati per ogni mille abitanti, e il dato è leggermente in calo rispetto al 2015 (8,1). L’indice di mortalità nel 2015 era di 7,6. Nel 2016 è sensibilmente salito, attestandosi a 7,7. Rappresenta il numero medio di decessi in un anno ogni mille abitanti. In provincia si muore di più, perché la media arriva a 9,7 nel 2016. Nel 2017 l’indice di vecchiaia per il comune di Scafati dice che ci sono 101 anziani ogni 100 giovani. Molto più basso rispetto al dato provinciale che riporta ben 146,2 anziani ogni 100 giovani. È il rapporto percentuale tra il numero degli ultrasessantacinquenni ed il numero dei giovani fino ai 14 anni. A Scafati nel 2017 ci sono 46,4 individui a carico, ogni 100 che lavorano. Rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva (0-14 anni e 65 anni ed oltre) su quella attiva (15-64 anni). L’indice di ricambio è 86,3 e significa che nella popolazione in età lavorativa prevalgono i giovani. Rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (55-64 anni) e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro (15-24 anni). La popolazione attiva è tanto più giovane quanto più l’indicatore è minore di 100. Anche questo dato è in forte controtendenza rispetto alla media provinciale che registra 115,3 a significare che la popolazione in età lavorativa è abbastanza anziana.

MENO SCAFATESI PIU’ STRANIERI

Continua ad avere segno negativo il flusso migratorio, seppur sensibilmente migliorato rispetto all’ultimo biennio, tanto quanto basta per far aumentare il numero di iscritti all’anagrafe. Erano 50.787 nel 2015, sono saliti a 50.833 al 31 dicembre 2016. Sono 17.276 le famiglie e una media di quasi tre componenti ciascuna. Secondo i dati Istat, aggiornati al 31 dicembre 2016, nel 2015 sono arrivati a Scafati 1.104 nuovi residenti, mentre hanno lasciato la città, per destinazioni italiane o estere, 1.208 iscritti all’anagrafe. Un saldo migratorio di -214 unità. Dato migliorato nel 2016, dove sono arrivati 1.213 nuovi residenti, a fronte di 1.256 trasferiti. Un saldo migratorio di -43 unità. Parliamo di cittadini trasferiti, perché il tasso di natalità è di contro in aumento, grazie anche alla crescita della popolazione straniera regolarmente residente. Nel 2015 a Scafati sono nati 447 bambini, morti 388 cittadini, saldo +59. Nel 2016 sono nati 482 e morti in 393, saldo: +89. Una città quindi giovane, dove gli ultrasettantenni sono appena in 5.205, pari al 10,3%. Centenari? Al primo gennaio 2016 risultano iscritti all’anagrafe 6 nonni a “tre cifre”, sono le femmine però a vivere più lungo, il rapporto è infatti 5 a 1. Il 51,2% dei residenti è donna. Si divorzia poco a Scafati, sono infatti 389 gli individui che hanno almeno un matrimonio finito alle spalle. Oltre 22.600 sono i celibi (chiaramente, neonati compresi) mentre portano la fede nuziale al dito quasi 25 mila residenti. Poco meno di 2.900 sono i vedovi.




Nocera. Ginecologia dell’“Umberto I” l’invasione delle napoletane

di Gianfranco Pecoraro

NOCERA INFERIORE. Il 30% delle partorienti proviene dal napoletano e il reparto di ginecologia dell’Umberto I è sottoposto a un superlavoro che potrebbe portarlo al collasso. Dati impressionanti per l’attività del reparto di ginecologia dell’ospedale  “Umberto I”, il secondo per nascite in Campania, destinati ad aumentare per l’arrivo in massa di donne provenienti da Cava de’ Tirreni e Mercato san Severino, il cui ospedale non offre più questo servizio.
Ad impressionare, in particolare, non sono solo i 1500 parti annui ma anche l’entità dei pronti soccorso ostetrico-ginecologici e delle prestazioni rese in urgenza, in porticolare per le gravidanze a rischio. A destare interesse è la provenienza delle donne. Il 30% delle partorienti, infatti è dell’area napoletana. Di queste, poco più del 50% proviene dalla fascia costiera, da Torre del Greco ­­­­a Torre Annunziata, l’area boschese e Castellammare di Stabia, e paesi limitrofi, dove insistono tre ospedali e diverse cliniche private, mentre la restante parte arriva da Somma vesuviana, San Giuseppe vesuviano e comuni confinanti. Una situazione diventata insoppportabile per il personale dell’Umberto I che va diminuendo e con maternità sempre più coplesse. Le media delle partorienti, infatti, supera i 30 anni di età e molte le donne in dolce attesa che sono a una seconda e terza gravidanza, specie quelle che, divorziate, sono incinte di un secondo compagno. Parti che si presentano, quindi, con maggiori difficoltà e che impegnano il personale in lunghe pratiche anche operatorie. Aumentano anche le  mamme che partoriscono senza legami stabili né con un compagno né tantomeno con un marito. Il 10% ha ricorso all’iseminazione artificiale, in alcuni casi fatta anche all’estero.
Il dato, quindi, su cui riflettere è l’alto numero di donne che sceglie di partorire all’ “Umberto I” e non nella provincia di Napoli. «Questo di Nocera è un ospedale all’avanguardia, che ha una rinomata Tin e molti buoni servizi -afferma una neo mamma di Torre Annunziata che ha scelto l’ospedale nocerino per dare alla luce il primo figlio-Molte mie amiche scelgono di venire qui perchè anche l’ambiente è più tranquillo».
Un po’ il passaparola sulla qualità del servizi resi, le notizie di salvataggi di bambini nati anche prematuri, e del buon esito anche di parti difficili richiama sempre più donne incinte all’ospedale nocerino. E ciò accade anche a causa dell’improvvida chiusura del “Mauro Scaralato” di Scafati e per i disservizi che i cittadini ritengono di ricevere dalle strutture sanitarie del napoletano.
Fatto è che l’ospedale nocerino non può reggere a questi ritmi di lavoro se non saranno incrementati il numero del personale addette al reparto e quello della Tin, la terapia intensiva neonatale, dove potrebbero esser curati più piccoli pazienti di quelli attualmente assistiti.
Va anche, però, ridisegnata e ricurata la sanità campana. Bisogna comprendere che l’area nord dell’Asl Salerno non serve più solo l’Agro nocerino come previsto in partenza con una popolazione di 300mila abitanti ma anche i cittadini della parte sud del napoletano arrivando ad un bacino di 800 mila persone.
La struttura sanitaria nocerina, quindi, dev’essere dimensionato non ai residenti della zona ma ad un’area più vasta.
A questo si aggiunge che vanno “rafforzati”, in termini di attrezzature e personale, le strutture sanitarie dell’area vesuviana per non costringere i cittadini a rivolgersi a quelle dell’Agro nocerino.




Nocera. ospedale: solo due ostretiche per turno. In 14 presentano una denuncia

NOCERA INFERIORE. Una media di 600 interventi al mese e solo due ostetriche per turno al posto delle tre previste fino a giugno scorso. Sono questi i primi numeri, che da soli sono già allarmanti, del reparto di ostetricia e ginecologia dell’Umberto I, ormai al collasso. Due ostetriche che devono gestire il pronto soccorso ostetrico, le esigenze naturali del reparto, le emergenze legate alle gravidanze a rischio, la sala travaglio e quella operatoria oltre all’ambulatorio di ostetricia e di ginecologia. Se a questa realtà si aggiunge che l’ospedale di viale San Francesco gestisce un bacino d’utenza che si estende in tutto l’Agro nocerino sarnese e la cinta cittadina dei paesi vesuviani, siamo oltre i 300 mila utenti, il quadro assume tinte sempre più fosche e di enorme pericolosità, oltre che di stress, per chi deve poi gestire (e curare) i pazienti. Basti qui pensare che anche i posti letto riservati alla Ginecologia, circa 15, sono utilizzati da Ostetricia per sopperire alla carenza di posto. Da gennaio ad oggi sono stati registrati quasi 900 parti, una media di circa quattro al giorno (in due giorni di questo meso sono stati addirittura 21 le nascite), e ognuno impone la presenza di figure professionali adeguate. Con la vita nascente si sa, non si può scherzare. Eppure, si continua a lavorare nella precarietà e sottodimensionati. Così allora i dipendenti della struttura ospedaliera si sono auto tutelati presentando un esposto alla procura della repubblica di Nocera Inferiore per denunciare lo stato dell’arte nel reparto. «Lo scorso primo luglio – dicono – abbiamo provveduto a inoltrare alla dirigenza una nota analitica che denunciava lo strato di precarietà senza che ci venisse fornita una spiegazione accettabile da parte della direzione. Così lo scorso 27 luglio abbiamo provveduto ad informare, tramite una denuncia contro ignoti, la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore. È impensabile che si possa continuare a lavorare in queste condizioni. Ogni giorno dobbiamo affrontare delle difficoltà gestionali e organizzative visti i numeri che ci troviamo a registrare. Siamo sotto organico e questo causa enormi problematicità specie ai nostri utenti come è capitato qualche giorno fa ad una partoriente che aveva subito un intervento subito dopo il parto cesareo e che si è sentita male. Qualcuno ha pensato bene che una mano poteva arrivarci da alcune tirocinanti, dimenticando che, per legge, esse vadano seguire dal proprio tutor e che non possono in alcun modo prendere decisioni autonome. Chiediamo alla Procura di intervenire subito per evitare che possa capitare da un giorno all’altro l’irrimediabile».