Successo per “Origami”, l’ultimo lavoro dello scafatese Hitesan

Il “rap” non è per tutti gli uditori e non è da tutti , i cantautori. E’ un genere in continua evoluzione che negli ultimi anni sta attirando sempre più proseliti , penetrando anche nelle fasce di età “più tenere”. Nando Avagnale , in arte Hitesan è un trentenne dall’aria da eterno “Peter Pan” che coltiva la passione per la musica rap ,hip –hop, funk e reggae, crescendo professionalmente giorno dopo giorno .Dopo essere stato parte di vari gruppi , tra cui “La Congrega “, gruppo dell’ hinterland napoletano-salernitano a partire dall’anno 2002 (tuttora è negli “Happy M.I.L.F) si muove anche come solista , e lo fa da gigante. Venerdì 30 ottobre , presso il circolo culturale “Ferro 3.0” , sulla via principale della cittadina scafatese Hitesan ha presentato il suo ultimo progetto musicale “Origami” dando un assaggio del contenuto viscerale delle canzoni che lo compongono. “Origami” rappresenta un insieme di frammenti , pezzi di vita vissuta , piegata e spiegata attraverso un sound deciso e dei testi dove ogni parola sembra essere l’ultimo pezzo di un grande puzzle .Due anni di preparazione hanno partorito questo album, in cui si mischiano lingua italiana e dialetto napoletano, tante le collaborazioni con mc’s e strumentisti. Tanti e diversi i titoli delle canzoni (“Amor crur” , “Senza limit” ,”Delusioni” , “Brutti sogni”, solo alcuni) , ognuna delle quali racchiude rimorsi , sentimenti e delusioni ,portati sulle spalle per anni e poi riversati in questo contenitore artistico.  La serata è stata aperta da altri artisti dello stesso campo musicale quali SIBA , MAURIX E RANDOM , T-CAMEL .L’aria che si respirava era di grande coinvolgimento emotivo e carica provocati dall’intensità della voce di Nando , accompagnato musicalmente da alcuni componenti degli Happy M.I.L.F  e altri artisti che hanno collaborato al suo progetto.

Ilaria Cotarella




Scafati. Angelo Vitaliano vince il Music Film Festival di Parma

Di Adriano Falanga

Il musicista scafatese Angelo Vitaliano con Sonderkommando, vince il Music Film Festival 2015 di Parma. Concorso internazionale che premia la migliore colonna sonora, e dunque il migliore compositore di musica per immagini, ha come Gran Prix “La violetta d’oro”, fiore simbolo di Parma ma anche nome dell’eroina Verdiana più conosciuta e amata dal pubblico. Alla premiazione sono intervenuti il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti e l’attrice Barbara Bouchet. Vitaliano è stato allievo del Direttore di Orchestra Mariano Patti, anche lui scafatese doc. ” Questo premio è il meritato riconoscimento al lavoro di una squadra come il regista Nicola Ragone e Vincenzo Paolella altro scafatese doc – commenta il musicista, con una vena polemica –  la nostra cittadina vanta innumerevoli artisti a cui le istituzioni locali dedicano pochissima attenzione”.




Concerti in Villa a Vietri sul Mare: appuntamento il 15 Luglio con Marina Pellegrino e Vincenzo Meriani

Hanno ufficialmente avuto inizio i “Concerti in Villa” a Vietri sul Mare, la prima edizione della rassegna concertistica promossa dal Comune di Vetri sul Mare, sotto la direzione artistica del Maestro Luigi Avallone, con la collaborazione della  provincia di Salerno, dell’ente Provinciale per il Turismo e del Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno.  Il cartellone si divide in dodici concerti, che avranno come cornice due meravigliose strutture di Vietri sul Mare, l’affascinante Villa Comunale e il mozzafiato terrazzo di Villa Guariglia di Raito. Dopo l’inaugurazione di sabato 11 luglio presso la Villa Comunale, con il Taipei Philharmonic Youth&Children’s Choir, direttamente da Taiwan, verranno aperte le porte di Villa Guariglia – mercoledì 15 luglio alle ore 21.00 –  dai giovani musicisti Vincenzo Meriani, violinista salernitano, e la pianista vietrese Marina Pellegrino, entrambi allievi della prestigiosa Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.

Vincenzo Meriani, si diploma in Violino al Conservatorio ‘D. Cimarosa’ di Avellino con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale sotto la guida del M° Vincenzo Corrado. Viene ammesso a frequentare i Corsi Speciali di Violino della Scuola di Musica di Fiesole tenuti dal M° Felice Cusano e i Corsi di Perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia tenuti dai Maestri Sonig Tchakerian (Violino) e Carlo Fabiano (Musica da Camera). Si è esibito da solista e in complessi cameristici per prestigiosi festival ed istituzioni concertistiche italiane quali: Settimana Musicale al Teatro Olimpico di Vicenza, Mantova Chamber Music Festival, Accademia Nazionale di Santa Cecilia Roma, Scuola di Musica di Fiesole, Mikrokosmos Ravenna, Musei Vaticani Roma, Circolo Artistico Politecnico di Napoli, Fondazione William Walton Ischia, Estate Fiesolana.
E’ risultato vincitore del Primo Premio Assoluto al XIII Concorso Europeo “Mendelsshon Cup”, del Primo Premio al I Concorso di Esecuzione Musicale “Gesualdo da Venosa” e del Primo Premio al “Concorso Europeo di esecuzione musicale Jacopo Napoli”. Fa inoltre parte dei corsi di alto perfezionamento presso l’Accademia Stauffer di Cremona sotto la guida del Maestro Salvatore Accardo.
Marina Pellegrino è nata a Salerno nel 1991 e si è avvicinata allo studio del pianoforte all’età di 11 anni sotto la guida della mamma, la prof.ssa Nella Pinto. Nel 2010, si è diplomata con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale al Conservatorio “ Domenico Cimarosa” di Avellino sotto la guida del Maestro Francesco Nicolosi. Solo due anni dopo, si è laureata presso lo stesso Conservatorio in Discipline Musicali con specializzazione in pianoforte e musica da camera conseguendo 110 lode e menzione ad honorem. Da alcuni anni prende parte assiduamente a corsi di perfezionamento internazionali, sotto la guida dei maestri Nicolosi, Canino, Turini, Skovorodnikov, Krpan, Margarius, Melmuka, Pollini e Campanella.

Si esibisce nell’ambito di prestigiosi festival, istituzioni concertistiche italiane e importanti teatri nazionali ed internazionali, sia nel ruolo di solista che di camerista: Associazione Euterpe (Avellino), XII edizione del Premio Fanzago (Napoli), Villa Pennisi in Musica (Acireale), Fondazione Paolo Grassi (Martina Franca), Lyceum Club (Catania), Amici della Musica (Siracusa e Floridia), Spazio Risonanze, Sala Petrassi e Sala Sinopoli – Auditorium Parco della Musica (Roma), Teatro Palladium – Associazione Roma Tre Orchestra (Roma), Fondazione W. Walton presso Giardini La Mortella (Ischia), “Il Bello del Sentire” – Musei Vaticani (Roma), Auditorium Oscar Niemeyer (Ravello) “Chamber Music Festival” (Mantova), “Yilan Performing Arts Center” (Taiwan). Ha partecipato, inoltre, a numerosi concorsi nazionali ed internazionali, classificandosi sempre tra i primi posti, sia in qualità di solista che in formazione da camera. Nel novembre 2013, è risultata vincitrice assoluta della borsa di studio nell’ambito del Premio FILDIS – Fondazione Italiana Laureate e Diplomate Istituti Superiori – Catania. E’ iscritta al terzo anno dei Corsi di Alto Perfezionamento di Musica da Camera presso l’Accademia Nazionale Santa Cecilia in Roma, tenuti dal M° Carlo Fabiano.

In occasione della serata inaugurale in Villa Guariglia, i due giovani concertisti eseguiranno un programma molto complesso, spaziando dal ‘700 al tardo ‘900, che vedrà come primo brano la Sonata per violino e pianoforte n.4 K304 in MI minore di Wolfgang Amedeus Mozart, per poi balzare a Leos Janacek e la sua meravigliosa Sonata per violino e pianoforte del 1914. La Sonata per pianoforte e violino n.3 op.108 in RE minore di Johannes Brahms aprirà la seconda parte del programma, per poi chiudere con La Polonaise Brillante op.21 in LA maggiore di Henryk Wieniawkj. Appuntamento dunque a mercoledì 15 luglio, ore 21.00, per questo frizzante primo appuntamento, de I Concerti in Villa, presso Villa Guariglia di Raito di Vietri sul Mare.



Gue Pequeno, su Instagram il racconto della giornata salernitana

Cosimo Fini alias Gue Pequeno, sceglie Salerno per una delle giornate più calde dell’estate. L’idolo indiscusso di tutti i giovani amanti del rap, membro dei Club Dogo e famoso per le sue canzoni irriverenti da solista, calca le strade salernitane e come un diario di bordo rende pubbliche le foto sul noto social network Instagram. Ai commenti dei fans e chi cerca di rincorrerlo per una foto o un autografo nessuna risposta. Relax in mattinata per il rapper e corsa da un noto barbiere della zona orientale nel pomeriggio  prima di recarsi, alle 17, alla Feltrinelli per un incontro con i fan.

Brigida Vicinanza 




Nocera Inf. Movida: Torna la musica all’aperto ma solo per due giorni la settimana

NOCERA INFERIORE. Torna la musica a piazza del Corso ma con limitazioni, per compenetrare gli interessi sia dei locali pubblici sia delle persone che abitano in zona.

L’area di piazza del Corso si è trasformata, fortunatamente, in una delle zone più vive della città, con molti locali pubblici e tantissima gente che si trattiene fino a notte inoltrata. E’ bastato sistemare la piazza che è subito diventata luogo di ritrovo. Un ritrovo molto al suono della musica che arrivava ad alti livelli e fino alle tre di notte, rendendo impossibile la vita dei numerosi residenti. Molte le proteste di chi abita in tutto il centro cittadino. Il Comune aveva dato lo stop alla musica.

Gli uffici comunali hanno, però, proposto al sindaco Manlio Torquato una disciplina degli orari in cui è possibile fare musica anche all’aperto da parte dei tanti locali che hanno aperto i battenti in questi mesi, nella rinnovata piazza al centro della città.

Secondo una prima modulazione, sarebbe possibile fare musica all’esterno dei bar, ritrovi di vario genere e attività di ristorazione solo il giovedì e il venerdì sera fino alle 24, nel perimetro della piazza, il corso Vittorie Emanuele nel tratto compreso tra via Barbarulo e via Papa Giovanni XXIII , via Giovanni XXIII e la galleria tra via Garibaldi e la piazza. Nelle aree contigue, invece, sarà possibile sempre “suonare” due giorni la settimana, a scelta a partire dal giovedì alla domenica. Tutto questo nel periodo dal primo giugno al 30 settembre. Dal primo ottobre al 31 maggio, invece, non sarà possibile fare musica all’esterno dei locali.

Ovviamente, è possibile fare intrattenimento musicale all’aperto previo pagamento dell’occupazione di suolo pubblico anche nel caso si tratti di un’area privata ma gravata da servitù pubblica (ad esempio la galleria e il porticato della piazza).

Ricordiamo che i gestori dei locali che voglio fare intrattenimento musicale all’aperto devono chiedere ed ottenere la relativa autorizzazione.

Questa la disciplina al vaglio del primo cittadino che dovrebbe accettarla così com’è o apportare delle modifiche.

Dai primi controlli è emerso, inoltre, che alcuni locali pubblici che avevano approntato gli intrattenimenti musicali non avevano pagato l’occupazione di suolo pubblico o non erano autorizzati.

 




Una tecnologia invisibile

Nasce Ultrahaptics, una tecnologia touchless con la quale sarà possibile scegliere il volume della musica senza toccare alcun tasto.

Sriram Subramanian, professore all’università di Bristol, ha sviluppato la tecnologia e spiega come funziona: “Quando andate in discoteca o a un concerto rock, sentite la musica sul petto. È lo stesso principio: il suono vibra sul petto. Noi, al posto dei bassi, usiamo ultrasuoni a bassa frequenza – circa quaranta chilohertz – e in questo modo siamo in grado di indirizzare il suono in un punto preciso sulla punta del dito o sul palmo della mano, così che si sente il palmo vibrare e lo si percepisce in modo preciso”.

“Uno dei vantaggi di un sistema touchless -dice Subramanian – è che l’interazione viene verso di te: invece di andare a toccare l’interruttore della luce, basta agitare la mano e la luce si accende”.

Tale tecnologia è applicabile all’elettronica di consumo, agli elettrodomestici e alle automobili.

 

di Letizia Giugliano




I 50 anni di Disclan: mezzo secolo di musica a Salerno

di Michele Amoruso

L’eredità di un cinquantennio di musica è un fardello difficile da caricarsi addosso. Specie quando la musica, la Musica, è diventata un terreno accidentato, travagliato da subbugli, nuove tecnologie, avanguardie, talent show. Eppure, nonostante tutto, c’è chi questa eredità l’ha accettata e difesa, anche a costo di sacrificare la propria vita privata, gli affetti, la famiglia. Mario ed Elisabetta Maysse sono Disclan. Istituzione musicale salernitana che ha aperto i battenti mezzo secolo fa e senza sosta alcuna ha rappresentato il crocevia di tanti aficionados del disco. La loro eredità è il lascito incredibile di Luciano Maysse, una storia indubbiamente fuori dal normale. Nel 1959 vince il Musichiere, condotto dal grande Mario Riva, premio della serata: un milione e 150.000 lire. Vola poi come testimonial Rai ad Hollywood: qualche scatto abbracciato a Walt Disney e le case discografiche nazionali pronte a contenderselo. Ricordi, gigante assoluto, la spunta e gli produce un 45 giri. Milano, in quel periodo come ora, è il cuore pulsante della musica che conta e la nota casa discografica lo vuole lì. Luciano Maysse però, ha altro per la testa. Dal suo rifiuto a trasferirsi, nasce l’idea di aprire a Salerno, in Piazza Malta, un negozio di dischi. O forse il rifiuto, il gran rifiuto, ne è semplicemente la diretta conseguenza. Dopo mezzo secolo Disclan ha cambiato tre sedi, ha visto albeggiare e tramontare più o meno sei decenni di musica, il vinile è diventato mp3. (Per poi ritornare nostalgicamente vinile). Il tempo non s’è per nulla fermato, con l’incedere inclemente di chi ha continuamente fame di evolversi. La musica, coinvolta e spesso aggredita, s’affanna a stargli dietro, a volte sorpassarlo. Eppure Mario ed Elisabbetta, figli di quel Luciano, figli di un’altra epoca, trovano ogni giorno la forza e l’entusiasmo per portare avanti quel lavoro, che è missione, passione, croce e delizia. La linfa, afferma Mario, è soprattutto il desiderio del pubblico di Disclan, un pubblico di nicchia e caparbietà, a masticare musica perché di musica, dopotutto, si nutre. Così si spiega, e non è affar semplice farlo, come un negozio nato negli anni 60 sia ancora qui, cinquant’anni dopo, a procacciare dischi. Proprio quando tanti chiudono. Il filo che (col)lega il 1965 al 2015 è tutto intrecciato intorno all’uomo che l’ha intessuto: Luciano. E la sua grande passione: la musica. Mario ed Elisabetta puntano, orgogliosamente, a ristampare quel famoso 45 giri, “Nun è peccato”: è l’omaggio al personaggio, all’uomo, all’eredità raccolta. Ci scappa qui la confessione, bella per chi scrive e per chi legge, di Mario: “Avremmo voluto lavorare con nostro padre, era un uomo brillante, istrionico e forse queste cose non gliele abbiamo mai dette”. Chissà come avrebbe vissuto questi giorni Luciano, al fianco dei figli nella lotta alla crisi: “Salerno vive un momento difficile per il commercio ed i commercianti sono in ginocchio – afferma Mario – ma noi non ci vediamo a fare nessun altro lavoro sinceramente, preferiamo essere in bolletta, ma in questo negozio, a vender dischi”. Oggi alle 18 ci sarà un po’ di bisboccia, garantiscono i Maysse. Ci saranno i brindisi, verrà messo su qualche bel disco, tante generazioni così diverse, così lontane, così distanti, si troveranno tutte unite sotto lo stesso grande tetto. Ad unirle, i proprietari di Disclan non hanno dubbi: è l’amore per la musica. Quello che sembra così diverso si mescola, nella rotazione ipnotica dei vinili che girano sul piatto, fino a formare il suono limpido e psichedelico della passione. E di tutto questo, del duro lavoro di Mario ed Elisabetta, dei risultati e dei riconoscimenti, dei complimenti e dei giusti incensi, Luciano Maysse ne andrebbe sicuramente fiero. Disclan a Salerno resiste. La musica a Salerno, esiste.




Martha Argerich: piano solo

Belvedere di villa Rufolo esaurito in ogni ordine di posti per l’addio all’estate del Ravello festival, che si trasferirà dal prossimo week-end, tra i legni dell’auditorium Oscar Niemeyer. Un saluto in grande stile, quello di quest’ estate, affidato alla tastiera di Martha Argerich, la quale ha inteso dedicare alla memoria di Claudio Abbado, il Concerto per pianoforte e orchestra n°1 op.23 in Si bemolle minore di Petr Il’ic Cajkovskij. E’ questa una partitura popolarissima, un mondo musicale così generosamente estroverso, descritto con un’accuratezza che non sembra lasciare margini all’interpretazione, ma che, allo stesso tempo, pone problemi nuovi per quell’epoca, richiede doti di coraggio e atletismo, ma anche una stretta collaborazione tra solista e direttore. I tre grandi passi di ottave martellate sottolineano questa necessità: arrivano al culmine di tre perorazioni dell’orchestra e lasciano completamente scoperto il pianista, il quale deve subentrare alla massa e reggere la tensione dinamica che la formazione ha progressivamente accumulato. La Argerich, la quale meritoriamente si è presentata all’esigente platea del Ravello Festival  con l’Orchestra Giovanile di Bahia  che fa parte del programma educativo Neojiba (Nuclei Statali di Orchestre Giovanili e Infantili di Bahia) fondato dal pianista e direttore Ricardo Castro, sulla falsariga di “El Sistema” venezuelano di educazione musicale pubblica, ideato da José Antonio Abreu, ha dovuto fare tutto da sola, volteggiando su di una lama di rasoio, per la difficoltà della sua parte, per la mancanza di sostegno da parte della formazione, non ancora all’altezza delle richieste del genio russo, che pretende un’orchestra che comincia ad articolarsi in modo sfaccettato e  non ultima, per la brezza di metà settembre che si è fatta  sentire raggelando fisico e anima. Nel primo tempo Martha Argerich e Ricardo Castro hanno percorso strade che non si sono incrociate neppure per un momento, il mai eccessivo turgore magniloquente e la brillantezza di un virtuosismo esibito alla ricerca di un’intimità espressiva non considerando però l’integrazione sistematica della parte solistica nel tessuto sinfonico è risultata, purtroppo la caratteristica del binomio Argerich-Castro. Orchestra tecnicamente non perfetta, guidata da un direttore poco attento agli equilibri timbrici e alla nitidezza degli attacchi, né molto fantasioso, né scattante, che rischia battuta dopo battuta il baratro dell’anonimato, ha lasciato tutto nelle mani della pianista, che ha stregato il pubblico per la sua lucentezza di suono, la precisione assoluta degli accenti e della dizione, risolvendo il fuoco d’artificio finale  con una sottigliezza addirittura diabolica. Applausi scroscianti, tre chiamate al proscenio per la  Argerich con il pubblico in visibilio che è riuscita a strapparle il Traumes Wirren dai Fantasiestucke op.12 di Robert Schumann, in cui l’ossessione per l’iterazione ritmica, lontana eco della scrittura barocca si colora di tonalità drammatiche e quasi sinistre. Ancora applausi per Martha e secondo tempo affidato all’orchestra che si è dedicata al proprio compositore Heitor  Villa-Lobos con la Bachianas Brasieliras n°4 e le danze sinfoniche da West Side Story di Leonard Bernstein, in cui gli episodi sono stati sagomati con vivacità, vivificate da una sottile ironia, per pagine che sono diventate l’abbeccedario di queste orchestre giovanili che si pongono sulle orme di “El sistema” venezuelano, che raggiunge ben altri vertici. Abbraccio caloroso del pubblico e finale con il samba ancora di Lennie e un funambolico Tico-Tico, in una ridda infernale finale, in cui il suono si è fatta sfida e danza.

Olga Chieffi




Il ritorno di Martha Argerich

Il settembre del Ravello festival regala alla esigente platea di Villa Rufolo, forse uno degli ultimi concerti della pianista Martha Argerich, la quale, a 73 anni ha rivelato in un’intervista rilasciata alla rivista Suonare di meditare il ritiro e dedicarsi ai nipotini. Domenica la pianista si presenterà quale madrina della Neojiba Orchestra, la formazione giovanile dello Stato di Bahia, diretta da Ricardo Castro, nata sulle tracce del famoso “El Sistema” venezuelano ideato da Josè Antonio Abreu, dopo aver lanciato nel 2012 all’auditorium Niemeyer i Bohemian Virtuosi. Domani sera, alle ore 19,55, i riflettori si accenderanno sul palcoscenico di Ravello per illuminare il gran coda, al quale si assiderà la Argerich per dedicare alla memoria di Claudio Abbado, uno dei suoi cavalli di battaglia, il concerto in Si bemolle op.23 di Petr Il’ic Cajkovskij, composto e revisionato tra il 1874 e il 1879. I concerti per pianoforte che pareggiano la popolarità di quest’opera si contano sulle dita di una mano. Dalla melodia della imponente introduzione che è un vero e proprio tema con prima variazione, cadenza, seconda variazione e coda, fino alla melodia esposta dapprima dal flauto nel secondo movimento, e fino al secondo tema del finale, che viene portato all’apoteosi nella coda, è tutto un insieme di punti culminanti in una caleidoscopica varietà di atteggiamenti espressivi. Un uso consolidato, che partiva addirittura da Haydn, riguardava l’inserimento di temi popolari nei finali dei concerti. Cajkovskij non solo segue quest’uso, ma su di una canzone popolare ucraina, basa il primo tema del primo movimento. E la parte centrale del secondo, su di una canzonetta francese molto popolare in Russia, “Bisogna divertirsi, danzare e ridere”. Il concerto op.23, il cosiddetto concerto “russo”, che divenne popolarissimo in breve volger di tempo, diventava così un manifesto del diritto che la Russia avanzava ad allargare con la sua presenza il club delle grandi civiltà musicali che comprendeva all’epoca, Francia, Germania e Italia. L’orchestra, proporrà, poi, la quarta bachiana Brasileira composta dal brasiliano Heitor Villa-Lobos, che prevede quattro movimenti Preludio, Corale, Aria e Danza. Le buone intenzioni e l’impegno a testimoniare l’amore per Bach, portano Villa-Lobos lontano dal suo humus caratteristico e gli consentono di essere simpaticamente se stesso unicamente nella incantevole danza. Ricardo Castro per concludere il programma ha scelto le Symphonic Dance di “West Side Story” opera certamente più conosciuta di Leonard Bernstein, accolta con favore dal pubblico e con perplessità dalla critica ufficiale per la tragicità della vicenda, e quindi, in contrasto con la spensieratezza e la leggerezza del musical commerciale di Broadway. Le Symphonic Dances, che sono di comune esecuzione per gli allegri ritmi latini tra le orchestre giovanili sud-americane, furono presentate nel 1961, per un gala. E’ una suite orchestrale formata da sette brani preceduti e conclusi, rispettivamente, da un Prologo (Allegro moderato) e da un Finale (Adagio). Dopo il Prologo, dove figure secche e dure delineano l’atmosfera nella quale si svolgerà la vicenda, si dispiega la melodia di “Somewhere”, uno dei momenti più lirici della partitura, affidato, dapprima, agli archi, per poi coinvolgere tutte le sezioni in un crescendo che, pur concedendo qualcosa all’effetto è di innegabile fascino. Segue un’ampia sezione di danze alla quale il trattamento sinfonico conferisce un piglio ancor più trascinante, soprattutto nel Mambo e nel Cha-Cha-Cha che contiene un’altra pagina di struggente melodismo, “Maria”, sullo sfondo della prima parte della Meeting Scene. L’ampio Allegretto di Cool Fugue, si riferisce al song di Riff “Boy,boy, crazy boys”, che sfocia nel drammatico Rumble, racchiudente in rapidissima sequenza le morti di Bernardo e di Tony. La suite si chiude con un canto di speranza, sia pure dolente: nel Finale marcato Adagio, gli archi divisi ripropongono il tema di “Somewhere there’s a place for us”.
Olga Chieffi




Lo swing che viene dal mare

Uno dei titoli più ricordati, tra i brani di Duke Ellington, è anche uno dei suoi più divertenti e sospesi: “It don’t mean a thing, if it ain’t got that swing”, cioè “Non significa niente (Non vuol dire niente), se non ha quel certo swing”. Swing è una di quelle parole assolutamente americane di cui è una grana dare una soddisfacente resa in italiano. Si salta dai ballabili popolarissimi della “Swing Era”, al mistico swing dei giocatori di golf, degli sportivi americani che cercano la scioltezza, la naturalezza e l’efficacia del gesto atletico. Lo swing (qualsiasi traduzione se ne possa dare – e anzi, solitamente lo si lascia tale quale in inglese) ha dunque a che fare con un’idea di equilibrio e musicalità, con un’oscillazione perfetta e sensata, incorruttibile, un’immagine da cui si ricava l’impressione affascinante che la vita stessa, la nostra famosa esistenza, sia dotata di un suo proprio swing. Quale poi sia il significato – per ritornare al titolo di Ellington – di questo swing, non si può dire, e anzi stabilirlo non ha nessuna importanza: l’essenziale è coglierlo, accorgersene, registrarlo. Salerno, martedì sera, ha colto in pieno il senso di questa misteriosa parola, come la fece sua, 71 anni or sono, quando quell’8 settembre gli americani misero piede sulle nostre spiagge e con essi questo genere di musica. Si è iniziato intorno alle 17 con la visita al Museo dello sbarco di Salerno. Lì siamo stati accolti dai padroni di casa Edoardo Scotti e Nicola Oddati, che continuano a ricevere sempre nuove donazioni, documenti fotografie, tanto da non avere più spazio espositivo. In platea la Sig.ra Graziella Di Gasparro figlia di Giacomo, la quale ha speso per intero la sua vita per lasciare traccia della strage di Conca della Campania, in cui fu fucilato suo padre e che è divenuto un film “Terra bruciata”, dal saggio curato da Gabriella Gribaudi e Salvo Ascione. Al museo tra lo Sherman, il ponte di barche e il vagone merci, uno degli ultimi quattro, ancora in essere, adibiti al trasporto di militari italiani nei campi nazisti di sterminio in Germania e in Polonia, si è esibito lo stellare brass quintet della Nato. Corno, tuba e due trombe per un ensemble di eccezionale eleganza e amalgama, esempio di come il suono d’estrazione classica possa esaltare standards quali Blue Skies, Blue moon, blu Bossa e la delicata Satin Doll ellingtoniana, musica che chiede d’oltrepassare i limiti della sintassi per far vivere l’ascoltatore in un mondo particolare, un corpo da indagare, nelle sue pieghe più ascose, attraverso una “conversazione ragionevole” quale è stata quella del nostro quintetto, la cui prima tromba ha elevato anche il Silenzio in onore di tutti i caduti militari e civili della seconda guerra mondiale. Di corsa a Salerno per assistere alla sfilata della banda per le vie del centro storico, guidata dal tamburo maggiore, in perfetto allineamento, sulle note di Anchors aweigh. Dietro una banda si può arrivare dove si vuole, e nel codazzo che ha seguito i lucenti ottoni, la “summa” del nostro conservatorio con l’ex-direttore Fulvio Maffia, Antonello Mercurio e su tutti il trombonista Antonio Marzullo, a cui in seguito si è aggiunta la neo-direttrice Imma Battista. La grande festa musicale è continuata nell’anfiteatro all’aperto del Teatro dei Barbuti, ospiti del cartellone allestito da Giuseppe Natella e dalla sua Bottega San Lazzaro. Da Sing,sing,sing! All’omaggio al blues, a quelle 12 battute da cui tutto è partito, con un inusuale assolo di ottavino di Francesco Desiato, il quale ha schizzato poi con il flauto, una personale Girl of Ipanema, sempre alla ricerca di preziosità timbriche e stilistiche, dalla luminosa cantabilità, in duo con la nuova voce maschile dell’orchestra Bill Anderson. Attesa protagonista della serata Erin Strickland, e la sua voce fatta di pietra chiara, friabile e malleabile, gioiosa e di rara sensualità, che ha spaziato dal Gershwin di “S’Wonderful”, a una versione jazzata di ‘O sole mio”, passando per “Somewhere over the Rainbow” e bissando con “Yes Sir, that’s My Baby”. Bene l’orchestra, agli ordini di Thomas “Tommy” Lawrence, nei grandi classici, quali “In the mood” o “Sweet Georgia Brown”, che ha posto in luce interessanti solisti, a partire dal flicorno soprano, anche cantante e direttore dello splendido arrangiamento di “Autumn lives” e la first line delle ance, con sonorità morbida e rilassata. Applausi a scena aperta e appuntamento all’anno prossimo, alla XXX edizione della rassegna teatrale dei Barbuti, con la convinzione sempre più forte che il pubblico, nei confronti di questo genere, ma possiamo dire delle musiche afroamericane in genere sta vivendo un periodo significativo di sempre maggior gradimento.

Olga Chieffi