Scafati. La città è una mega discarica, l’Acse decide di non ritirare l’indifferenziato. E’ polemica

Di Adriano Falanga

Non ci sono più dubbi, la raccolta differenziata a Scafati è certamente al di sotto del 50%. Per chi magari avesse avuto dubbi, negli ultimi giorni il dato appare evidente e incontestabile. Già, perché l’Acse su disposizioni del cda presieduto da Daniele Meriani, ha deciso che il rifiuto non differenziato, o male conferito, va lasciato a terra. E nulla importa se siamo in piena estate e la temperatura sfiora i 40 gradi. Non importa neanche se in alcuni punti le mini discariche ostacolano la circolazione o contribuiscono al proliferare di animali e insetti, pure in pieno centro. Anzi, soprattutto in centro. I “cafoni” devono essere smascherati, secondo i vertici dell’azienda comunale che si occupa della raccolta dei rifiuti. E così già da diversi giorni la città è piena di cumuli di rifiuti lasciati presso i numeri civici. Sono quintali di spazzatura su cui gli operatori Acse hanno lasciato una scritta adesiva “fuori regolamento”. Un modo certamente per svegliare le coscienze civiche dei cittadini, ma un modo anche per punire, indirettamente, chi invece con dedizione e scrupolosità differenzia i propri rifiuti. A parte qualche caso isolato, vengono lasciati a terra i rifiuti indifferenziati o conferiti nel giorno sbagliato. Parecchia roba, che ha trasformato la città in una enorme pattumiera a cielo aperto. A quanto pare, dalla sede di via Armando Diaz altre soluzioni non sono previste, magari una raccolta porta a porta attraverso sacchetto codificato.

Un numero identificativo della famiglia, così da punire con certezza solo i trasgressori, e non mettere tutti “nel secchio” dei cafoni. Gli scafatesi però si dividono in pro e contro. C’è chi apprezza, perché “solo l’estremo rimedio può sensibilizzare” e chi contesta, perché oltre a rappresentare un pericolo igienico sanitario, così facendo si spara nel mucchio e non si punisce mai chi ha il vizietto di fare lo scostumato. Ma lasciare i rifiuti a terra è anche un modo per l’Acse di dimostrare che non è il servizio ad essere scadente, bensì il cittadino ad essere cafone. Una differenza importante, perché mette al riparo da eventuali, quanto possibili contestazioni e richieste riduzioni della bolletta.

“SCAFATI ORAMAI UNA DISCARICA”

<<Scafati adesso è una discarica, ma nessuno ne parla perché anche la monnezza luccica quando il sole brilla>>. Non usa mezzi termini l’ex sindaco Pasquale Aliberti, commentando la città come si presenta oramai da diversi giorni. Non meno polemico anche il fedelissimo Mimmo Casciello. <<La munnezza è sui marciapiedi al centro come in periferia: si tratta di una vera e propria emergenza sanitaria. Noi non crediamo che gli scafatesi siano diventati degli incivili all’improvviso e non crediamo che gli operai siano diventati incapaci come per miracolo. Le responsabilità è opportuno vengano assunte da chi ha compiti gestionali – fa presente l’ex vice presidente Acse – Noi riteniamo che anche alla luce dei verbali di sopralluogo effettuati dalla partecipata, i cittadini abbiano assolutamente diritto a non pagare l’intero importo della tariffa>>. Insiste Casciello nel farsi promotore della riduzione fino all’80% dell’imposta (che il 57% degli scafatesi evade del tutto, secondo i dati di bilancio 2016) <<alla luce della norma contenuta nella Finanziaria del 2014 e delle sentenze della Commissione tributaria in materia, è possibile chiedere al Comune uno sconto fino al 80% del tributo. È giusto che i cittadini paghino le imposte comunali, non è giusto si debba pagare per servizi che non esistono o che vengono male erogati>>. Intanto il Cotucit di Michele Raviotta si dice preoccupato per il rischio sanitario: <<Le strade sono invase da ratti di varie dimensioni conseguenza della mancata raccolta. Pertanto il Co.Tu.Cit chiede con urgenza la derattizzazione e disinfestazione dell’intero territorio scafatese, per evitare rischi per i cittadini, causati da una possibile emergenza sanitaria>>.




Scafati. Acse, Scafati Sviluppo, Helios “ma cosa sta succedendo?”

Di Adriano Falanga

<<Va bene, non va per nulla bene>>. Così un anziano pensionato, scuotendo la testa fuori l’ufficio postale di via Melchiade. <<La città è sporca, sembra che l’Acse sia andata in ferie>>. Ma l’aumento dei rifiuti per le strade scafatesi non è solo l’unico problema a cui ancora non è stata data risposta. Palazzo Mayer e gli uffici delle sue due partecipate, Acse e Scafati Sviluppo, sembrano essere chiusi su loro stessi e alla città non viene data contezza di niente. Restano solo i disservizi, quelli sì, sono evidenti. <<Abbiamo rispettato il lavoro della Commissione ministeriale e continueremo a farlo. Ma adesso, a distanza da un paio di mesi dal loro insediamento, credo che sia giusto un confronto con la città. Scafati ha bisogno di dialogare>>. Angelo Matrone, ex consigliere comunale in quota Fratelli d’Italia, chiede alla triade che guida il Comune di dare vita a un appuntamento pubblico con la cittadinanza. <<Sappiamo che lavorano per il ripristino della legalità, ma devono farci capire il quadro della situazione>> ha detto. <<Vogliamo comprendere, oltre il fallimento della “Scafati Sviluppo”, quante macerie nasconde Palazzo Mayer e la gestione degli ultimi anni. Basta stare nelle stanze del potere. Serve anche spiegare quello che sta succedendo, visto che all’esterno molte volte viene descritta una situazione che non è 5-matronequella reale>>. Matrone, dunque, chiede alla commissione di agire nella massima trasparenza, come già sta accadendo, senza trascurare l’aspetto legato alla comunicazione con gli scafatesi. <<Meritano di capire cosa sia cambiato davvero e cosa muterà nei prossimi mesi. Sappiamo che la loro presenza è frutto di un percorso difficile. Sappiamo che Scafati naviga in acque non buone, ma loro stanno cercando di fare il massimo. La democrazia si nutre del dialogo. Senza dialogo a Scafati ci sarà sempre una distanza tra i cittadini e chi governa la cosa pubblica>>. Nel corso dell’unico incontro avuto con la stampa un mese fa, i commissari Gerardina Basilicata, Maria De Angelis e Augusto Polito avevano fatto capire che l’intenzione era di lavorare nel silenzio, perché <<alle polemiche preferiamo i fatti>>. Ma chiudersi a riccio non è proprio l’ideale. Certo è che il confronto pubblico alla triade non serve, loro non hanno bisogno di consenso elettorale e i giudizi vengono dati sul lungo periodo, però vi sono problematiche correnti che non solo meritano, ma necessitano di risposte.

ACSE. TUTTO A ROTOLI

1-sede-AcseSembra vigere l’anarchia alla partecipata scafatese che gestisce la raccolta rifiuti, servizi cimiteriali e sosta a pagamento. La raccolta quotidiana funziona a singhiozzo, e male. In città è un continuo susseguirsi di cumuli di rifiuti, e questo accade sia al centro che in periferia, sia nelle piazze che fuori le scuole. Ma cosa succede? Dalla sede di via Diaz è un muro di silenzio, nessun riscontro ufficiale. Restano i corridoi, e questi raccontano di un braccio di ferro tra le forze sindacali e il nuovo cda guidato da Daniele Meriani. Le due componenti ancora non si sarebbero incontrate. E così, tra rifiuti lasciati a terra, mezzi fermi in deposito, assenza e malattie, la città vive pesantemente questo clima di “anarchia”. L’assenza di un direttore generale, fino allo scorso anno presente nell’ingegnere Salvatore De Vivo, oggi in pensione, complica la situazione. E in tutto questo sembra “gongolare” Mimmo Casciello, ex vicepresidente (rimosso dalla triade) meglio noto come “sceriffo del sacchetto selvaggio”. <<La monnezza la pagavamo e continuiamo a pagarla. È cambiato solo il servizio: prima la città era pulita, oggi sembra da terzo mondo – spiega l’alibertiano – È un problema di organizzazione, di passione di senso dell’appartenenza: anche in questo si vede la legalità. Davanti al grido di allarme, alle foto postate e alle implorazioni di cittadini disperati vedo solo menefreghismo e strafottenza>>. Il 2 maggio è stata presentata alla Tenenza dei Carabinieri di Scafati una denuncia per il furto di carburante avvenuto ai danni dei mezzi in uso alla società. Le attrezzature, tra camion e furgoni, sono stazionati in via Casciello. Decine di mezzi e nessuna sorveglianza.

SCAFATI SVILUPPO, NON PERVENUTA

ex copmes_LenteUna società fallita, milioni di euro di debito, un progetto di riqualificazione industriale tramontato, soldi pubblici anticipati dal Comune nella qualità di unico socio, poi il silenzio. E’ la triste fotografia della stu scafatese, fallita per insolvenza rispetto agli stessi consulenti (una trentina almeno) nominati negli anni, e incapace di restituire le caparre a diversi promissari acquirenti, delusi dai continui ridimensionamenti del progetto Ex Copmes. La sentenza emessa dal tribunale fallimentare sembra essere secretata, da qui l’impossibilità di capire quali siano le responsabilità gestionali, oltre che politiche e istituzionali. Non è nota ad oggi l’esatta entità del fallimento, e soprattutto, Palazzo Mayer nella qualità di socio unico non ha chiarito la sua posizione. Impugnerà il fallimento o presenterà un piano di ristrutturazione? E come si pensa di saldare i debiti contratti? O ancora, del progetto origianrio di riqualificazione dell’area Ex Copmes in via Catalano, cosa resta?

HELIOS, NUOVO ESPOSTO DEI RESIDENTI

1-heliosSono una ventina le firme al nuovo esposto presentato mercoledì mattina presso la locale Tenenza dei Carabinieri dai residenti di via Ferraris, contro il sito di stoccaggio della Helios. Problema vecchio, disagi vecchi, soluzioni nessuna. Oltre alla puzza e ai disagi veicolari, questa volta i residenti hanno lamentato l’inquinamento acustico provocato dai macchinari messi in funzione in orari e giorni che dovrebbero essere di riposo per la gran parte delle persone. E’ proprio l’insistenza dell’opificio in area abitata (nonostante le norme di attuazione del Pip siano chiare in proposito) che regge le proteste di chi avversa la presenza del sito di stoccaggio a Cappelle. <<La Helios srl puntualmente alle 6 di ogni mattino (spesso festivi compresi) mette in moto un impianto di lavorazione che emette un forte rumore cupo per tutta la durata della giornata lavorativa. Se a questo si aggiunge anche il forte cigolio proveniente dal carrello elevatore, anch’esso in funzione dalle 6 alle 18, la situazione diventa inevitabilmente insostenibile>> si legge nell’esposto. Con lo scioglimento del consiglio comunale l’attenzione politica è scemata e non è nota la posizione della commissione straordinaria. Il precedente commissario Vittorio Saladino aveva invece espresso una posizione più severa verso la Helios, accogliendo in pieno le proteste delle famiglie che abitano via Ferraris e via Calvanese. Nei prossimi giorni dovrebbe tenersi un’altra riunione della Conferenza dei Servizi che da mesi sta vagliando le autorizzazioni del sito di stoccaggio e che ha già obbligato la ditta all’osservazione di numerose prescrizioni.




Scafati. “La città è sporca”, multata anche la moglie di un ex assessore

Di Adriano Falanga

<<Noi facciamo regolarmente il nostro lavoro, attenendoci al regolamento e al calendario di conferimento dei rifiuti. Ma non essendoci più una pianificazione, controllo e indirizzo politico, la città finisce con il subire le conseguenze>>. Così lo sfogo di un operatore dell’Acse, addetto alla raccolta dei rifiuti. La partecipata scafatese è finita da giorni sotto accusa per l’improvviso calo del servizio, che comporta la presenza di numerose mini discariche su tutto il territorio cittadino. Cumuli di rifiuti quasi sempre indifferenziati e conferiti fuori orario, sono presenti indifferentemente al centro che in periferia. La scadenza dell’appalto esterno per lo spazzamento veloce ha fatto sì che marciapiedi e strade siano pieni di cartacce e rifiuti di altro genere. Gli scafatesi sui social network puntano l’indice contro l’Acse ma gli operatori si difendono. <<In realtà non è la raccolta ad essere cambiata o calata, ma è l’inciviltà dei cittadini che è finita fuori controllo>> puntualizza l’operatore. Incapaci di poter avere un contatto con la nuova dirigenza della partecipata, oggi guidata da Daniele Meriani dopo la revoca del precedente cda di nomina politica, sono gli stessi operatori a fornire una spiegazione. In poche parole, il servizio continua come sempre, ma i cosiddetti cafoni, complice l’assenza di controlli, si sentono autorizzati a conferire di tutto e in qualsiasi orario. Gli operatori non essendo autorizzati a ritirare di tutto, finiscono con il lasciare a terra ciò che non è di loro competenza. <<I cafoni ci sono sempre stati, soltanto che prima c’era un indirizzo politico preciso, e soprattutto chi ci autorizzava a ritirare, fuori orario e in deroga alle regole, ciò che gli incivili lasciavano per strada>>.

1-rifiuti (3)Chiaro il riferimento allo “sceriffo” Mimmo Casciello, ex vicepresidente Acse con l’abitudine di girare H24 la città in cerca del “sacchetto selvaggio”. Ma sul social i cittadini infuriati non sempre addebitano la colpa ai cafoni, secondo alcune testimonianze infatti, sono anche gli stessi operatori Acse che hanno cambiato “giro” e non entrano più con il compattatore in tutte le strade. Motivo per cui i residenti di queste traverse dimenticate finiscono con il conferire in altro luogo. A testimonianza anche i cestini situati per le strade e piazze, perennemente pieni e svuotati di rado, il più delle volte rotti. Girando per i vicoletti del centro storico, un anziano signore, seduto a fumare un sigaro al sole, sbotta ad alta voce: <<sembra quasi che qualcuno voglia vedere la città sporca, di proposito>>

MULTATA LA MOGLIE DI UN EX ASSESSORE

1-rifiuti (2)La Polizia Municipale, nonostante le note difficoltà dovute al poco organico a disposizione, fa quel che può per contrastare il fenomeno del sacchetto selvaggio. Fanno sul serio e senza fare sconti, almeno è ciò che è capitato ad una signora beccata a conferire in barba alle regole. Si scoprirà essere la moglie di un ex assessore dell’amministrazione Aliberti, sciolta per infiltrazioni criminali lo scorso gennaio. Pugno di ferro contro i furbetti, ma di contro l’Acse non sembra avere ancora una strategia che miri a potenziare il dato della raccolta differenziata, attuando non solo misure punitive per i trasgressori, ma decidendo, una volta per tutte, anche una sana politica di incentivi e premi per chi invece conferisce secondo quanto stabilito. Una misura impellente, considerato che la mancata differenziata costa ai contribuenti oltre 2 milioni di euro di costi di discarica, interamente caricati sull’imposta Tari.

ALIBERTI: “LA CITTÀ È SEMPLICEMENTE SPORCA”

1-rifiuti<<Non è una polemica, ma la città è semplicemente sporca>>. E’ l’amara constatazione di Pasquale Aliberti, che pubblica decine di foto a testimonianza, sulla sua pagina social. Ma questo conta poco, perché che la città sia trascurata è un dato di fatto, e tra la gara a cercare il responsabile si assiste al silenzio della nuova dirigenza Acse, da cui non provengono notizie certe e ufficiali. Qualcuno tutto sommato dovrà fornire una spiegazione, considerato che a breve arriveranno agli scafatesi le nuove bollette Tari. <<Al centro come in periferia, davanti alle scuole, al cimitero, alle civiche abitazioni e sui marciapiedi, questa mattina e in tardo pomeriggio, oggi come ieri e l’altro ieri, cumuli di sacchetti di immondizia, differenziata o indifferenziata, sono lì che giacciono sotto gli occhi di tutti – insiste l’ex sindaco – Non credo ci sia uno sciopero degli operatori ecologici, un complotto contro i Commissari o incapacità dei nuovi amministratori Acse. Non credo che i cittadini siano diventati zulu’. Mi preoccupa, mi mortifica questo silenzio o strana rassegnazione>>. Immancabile la stoccata verso i suoi oppositori. <<Di chi prima notava anche una carta sul marciapiede o il mancato spazzamento di una lontana traversa di periferia. Perché nonostante tutto Scafati è nostra e vederla così fa male>>




Scafati. Gli alibertiani diffidano i commissari: “la nuova segretaria non sia Candida”

Di Adriano Falanga

<<Segretaria comunale: sia una nomina chiara e non CANDIDA. Ci fidiamo dei Commissari>>. E quel “candida” volutamente maiuscolo, richiama tra le righe la dottoressa Candida Morgera, che secondo indiscrezioni, sarebbe in dirittura d’arrivo a rilevare la poltrona di Immacolata Di Saia alla segretaria generale. I commissari hanno declassato il comune di Scafati nella soglia sotto i 65 mila abitanti, onde risparmiare sullo stipendio (ma anche sulle competenze) della segretaria generale. Gli alibertiani però non vedono di buon grado l’operazione e hanno diramato un comunicato per il tramite di Mimmo Casciello. <<Da ex Consiglieri Comunali, Assessori e Membri del cda riteniamo che Il declassamento del Comune di Scafati a categoria inferiore, per volontà della gestione commissariale è un atto che ci preoccupa – si legge nella nota – Soprattutto se tutto questo deve servire, come si vocifera in ambienti del PD, ad assumere una nuova segretaria comunale che non avrebbe i titoli richiesti dalla norma per un comune con oltre 50 mila abitanti. Anche perché la nomina dovrebbe avvenire a seguito di bando pubblico e relativa valutazione di titoli. Noi continuiamo a credere che siano solo voci provenienti da un partito, il PD, a cui deve essere chiaro che Scafati si governa con il consenso popolare. Se fosse vero sarebbe un atto politico in una fase commissariale>>. Chiaramente nulla è definito ancora e le parole dell’ex squadra di governo vanno a stigmatizzare il ricorso ad eventuali “canali preferenziali”. Candida Morgera, classe 1970, è di Pomigliano D’Arco, ha prestato servizio per tre anni al comune di Volla, l’ultimo con la gestione commissariale del vice prefetto Maria De Angelis, attualmente a Scafati assieme al prefetto Gerardina Basilicata e al dirigente Augusto Polito. A sottoscrivere il comunicato Andrea Granata (ex presidente Scafati Solidale esautorato dall’Anac) Diego Del Regno, Brigida Marra, Mimmo Casciello, Carmela Berritto, Dalila Borriello, Teresa Formisano, Antonio Fogliame, Annalisa Pisacane, Antonio Pignataro, Giancarlo Fele, Nicola Acanfora, Mario Ametrano (attuale presidente Scafati Sviluppo) e l’avvocato Laura Semplice (legale alla Scafati Sviluppo). Assenti, come forse lo saranno anche alla sottoscrizione dell’esposto al Tar avverso lo scioglimento, gli ex assessori Raffaele Sicignano e Diego Chirico, oltre all’ex consigliere Roberto Barchiesi.




Scafati. Lo Stato al capezzale del Comune. L’ex assessore Sicignano: “non firmo il ricorso”

Di Adriano Falanga

Nel giorno in cui l’ex sindaco Pasquale Aliberti pubblica sulla sua pagina Facebook le sue “memorie difensive” contro il provvedimento di scioglimento del consiglio comunale, Palazzo Mayer ospita un summit molto importane, tra la prefetto Gerardina Basilicata, la vice prefetto Maria De Angelis, il generale dei carabinieri Mario Cinque, comandante della Legione Carabinieri Campania, il comandante provinciale dei Carabinieri colonnello Antonino Neosi, il comandante della compagnia di Nocera Inferiore tenente colonnello Francesco Mortari, il comandante della locale tenenza maresciallo Antonello Catapano e due ufficiali della Direzione Investigativa Antimafia, tra cui il capitano Fausto Iannaccone, oramai di casa a Palazzo Mayer. Un tavolo di confronto tra i diversi rappresentanti istituzionali dopo due settimane dall’insediamento della triade commissariale, priorità assoluta la questione sicurezza, mai scemata in città.  Le indagini dell’antimafia non si arrestano, la settimana scorsa sono stati sentiti alcuni impiegati dell’ufficio Piu Europa, in merito anche alla vicenda Ex Copmes. Nel frattempo a “casa Aliberti” si pensa seriamente all’esposto da presentare al Tar per impugnare il decreto di scioglimento. Regista dell’operazione l’avvocato ed ex consigliera Brigida Marra. Gli alibertiani ne sono certi, nella relazione presentata dal ministro Marco Minniti, sintesi di quella da 36 pagine del Prefetto di Salerno Salvatore Malfi, vi sarebbero numerose incongruenze, se non palesi inesattezze, stando a quanto chiarito dall’ex primo cittadino. <<Il ricorso è un atto dovuto>> secondo la Marra. <<In qualità di ex consigliere comunale non posso tacere rispetto a quanto sta accadendo nella nostra città. Una città che amo e per la quale ho lavorato impegnando tutte le mie energie, affinché raggiungesse risultati importanti in tutti i settori, dalle opere pubbliche al sociale – così l’ex capogruppo di Forza Italia, Teresa Formisano – Non posso tacere quando leggo ‘dicerie’ fondate sul passaparola o sul ‘Mi hanno detto che…’, non posso tacere quando si vuole gettare fango, solo per odio personale, su un’intera classe politica. Lo scioglimento del Comune è oggi un dato di fatto, ma noi presenteremo ricorso, perché crediamo fortemente nelle buone cose fatte sino ad oggi. Scafati non merita il chiacchiericcio sterile e fino a se stesso>>.

1-maggioranza A sottoscrivere il ricorso i fedelissimi, tra cui certamente Mimmo Casciello, Brigida Marra, Teresa Formisano, Diego Del Regno, Carmela Berritto. Non è esclusa anche la firma di Michele Raviotta, mentre non ci sarà la firma di Pasquale De Quattro, consigliere dimissionario nel momento dello scioglimento. In dubbio anche la firma di Roberto Barchiesi, ritenuto dagli inquirenti, e citato nello scioglimento come “l’uomo del clan”. Barchiesi fa sapere di non essere stato ancora informato di nulla, essendo preso dal lavoro. Tra l’ex giunta non mancherà la firma del vicesindaco Giancarlo Fele, e degli assessori Nicola Acanfora, Antonio Fogliame, Annalisa Pisacane, mentre in dubbio è la partecipazione di Diego Chirico e certamente non firmerà l’ex assessore al Bilancio Raffaele Sicignano, che liquida l’iniziativa con un “non ritengo sia una buona idea”. Dall’opposizione è Mario Santocchio che tuona: <<Dico al medico del gruppo Igiene Urbana, Am Tecnology e Helios che sta diventando patetico perché continua a non rispondere a tema utilizzando la tecnica del manipolatore. Relativamente al Polo Scolastico in questi anni abbiamo fatto numerose interrogazioni alle quali mai abbiamo risposte pertinenti, iniziando dall’affidamento della gestione della progettazione a finire alla gestione dell’appalto –puntualizza l’ex consigliere di Fdi – Ribadiamo il nostro giudizio negativo sul suo operato, la città esce danneggiata non è riuscito a fare le opere nonostante ci fossero le risorse. Altri aspetti deve chiarirli davanti al suo giudice naturale, troppo facile rispondere alle domande a piacere, a mezzo social network>>.




Scafati. Lo scioglimento non è un atto d’accusa diretto, però… Al via l’operazione “azzeramento”

Di Adriano Falanga

L’ex amministrazione comunale sciolta riflette sulle 36 pagine stilate dal Prefetto Salvatore Malfi a seguito delle centinaia prodotte dalla commissione d’accesso nei sei mesi di insediamento a Palazzo Mayer, l’idea è trovare i presupposti per il ricorso al Tar onde chiedere l’annullamento del provvedimento emesso dal Presidente Della Repubblica. Nel mentre però, la triade commissariale composta dal prefetto Gerardina Basilicata, dalla vice prefetto Maria De Angelis, e dal dirigente Augusto Polito avvia la fase “azzeramento” degli organi a nomina politica presenti nelle partecipate comunali. Prende corpo anche l’ipotesi cambio segretaria, e del resto, con quanto emerso dalla relazione prefettizia, appare una chimera l’idea che Immacolata di Saia possa restare al suo posto. Dalle pagine del decreto è infatti evidenziato, con palese certezza, il “sistema Aliberti-Di Saia”. “La macchina comunale risulta affetta da una forma di controllo sistematico, attuata dal sindaco congiuntamente al segretario generale. E’ evidente che il Sindaco e la Segretaria Generale hanno fatto ricorso ad un sistema di atteggiamenti condizionanti, tali da causare la perdita dell’autodeterminazione nei dirigenti e funzionari con la conseguente mancanza di autonomia gestionale e di supervisione nei settori strategici dell’Amministrazione”. Non solo, tra le pagine del decreto è ampiamente dato risalto ai trascorsi professionali della Di Saia, presente, con Scafati, in ben cinque comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, e non solo, vengono anche evidenziati ampi stralci giudiziari in cui la stessa professionista viene indicata come persona vicina al clan dei casalesi. Certamente lo scioglimento non è un atto di accusa, ma quantomeno prova un connubio tra Istituzioni e criminalità organizzata. Sarà poi la magistratura a stabilire il grado di responsabilità dei soggetti coinvolti, sindaco e segretaria compresa. Del resto, nel 1993, dopo anni di processi, tutti i protagonisti sono stati assolti o prescritti. Ciò non toglie però che nella macchina comunale non ci sia stata l’infiltrazione mafiosa. Un concetto questo forse ancora non del tutto chiaro neanche a Pasquale Aliberti, che prova a smontare i punti salienti che hanno condotto al drastico provvedimento. L’ex sindaco infatti dovrà provare la sua estraneità ai fatti in Tribunale, perché non è detto che possa esserci una sua diretta responsabilità nello scioglimento, casomai oggi l’unica certezza che abbiamo è relativa a una responsabilità certamente morale e politica, nel non essersi accorto di quanto accadeva tra i corridoi di Palazzo Mayer e all’interno delle partecipate. Volenti o meno, la G&D costruzioni era presente nell’affaire Ex Copmes, come anche i progettisti (e non la commissione di gara, come erroneamente intende Aliberti) del Polo Scolastico sono risultati essere vicino agli ambienti della criminalità casertana. E’ un dato di fatto anche la nomina di Ciro Petrucci all’Acse, e la prova è tutta nell’intercettazione telefonica tra Luigi Ridosso e l’ex vice presidente Acse. Nella conversazione il boss del clan Loreto-Ridosso sapeva già della conclusione dell’operazione, ancor prima dell’ufficializzazione. E’ un dato di fatto anche l’appalto (seppur poca cosa) alla Italy Service, riconducibile al clan. Chiaramente, anche l’architetto Luigi Nocera fu scelto per nomina diretta, forse con troppo superficialità. Tutto questo non prova, non ancora, un diretto coinvolgimento degli accusati, ma basta e sicuramente avanza pure, a far scattare lo scioglimento. Perché, ripetiamolo, lo scioglimento di un consiglio comunale è un provvedimento preventivo, e non punitivo. Non attesta le responsabilità, ma solo gli elementi, anche fortemente probatori, che provano un chiaro tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata. Non è che bisognava aspettarsi uomini con “coppola e lupara” girare armati per le stanze comunali. Tutto qui.

CADE IL CDA ACSE

2- cda acse starace, mascolo, cascielloProbabilmente qualcuno si aspettava le loro dimissioni spontanee contemporaneamente a quelle date dall’ex sindaco. Ed invece nessun incarico o cda ha rassegnato le proprie dimissioni. Tutti hanno continuato a lavorare, compreso Filippo Accardi, che nonostante sia visto come candidato “anti Aliberti” in Forza Italia, ha però tenuto ben salda la poltrona al Consorzio Farmaceutico che lo stesso ex primo cittadino gli aveva consegnato dopo averlo avuto in giunta come assessore all’Istruzione. Ufficializzato lo scioglimento, e pubblicate le motivazioni, la triade commissariale parte con l’operazione “Fuori tutti” e comincia dall’Acse. E’ stata convocata infatti per il 7 marzo l’assemblea dei soci, dove il Comune di Scafati è socio unico, con all’oggetto proprio la revoca del cda e sua nuova nomina. Non si esclude che uno dei tre commissari possa insediarsi alla guida della partecipata, da dicembre anche senza il suo direttore generale. Via quindi il cda nominato lo scorso luglio, e frutto del rimpasto politico in consiglio comunale. La poltrona di presidente, detenuta per anni dall’alibertiano Eduardo D’Angolo, andò a Gaspare Mascolo, considerato espressione di Michele Raviotta, appena passato in maggioranza. Via anche Ciro Petrucci e Nadia Infantile, sostituiti da Maria Teresa Starace e Mimmo Casciello. Non solo Acse, in agenda anche l’azzeramento dei vertici della Scafati Sviluppo, guidata dal presidente Alfonso Di Massa e dall’amministratore delegato Mario Ametrano. Entrambe le società sono ampiamente finite all’interno del decreto di scioglimento. Ironico Mimmo Casciello, al momento ancora vice presidente Acse: <<In realtà per il 7 marzo sono più preoccupato dalla partita di ritorno di Napoli – Real Madrid che della mia permanenza o meno all’ interno del cda dell’Acse. Confesso a me stesso che sarei molto più dispiaciuto di un eventuale eliminazione del Napoli, che di una mia eventuale sostituzione dal Acse”. Di contro si registra la soddisfazione di Mario Santocchio e dei grillini. << Noi vogliamo parlare del futuro della città e della sua rinascita ed in questa prospettiva che salutiamo positivamente la convocazione dell’Assemblea dell’Acse spa avente ad oggetto tra l’altro la revoca del consiglio di amministrazione e la nomina del cda – così l’ex presidente del Cstp oggi in Fdi – Scafati deve pensare al suo futuro e spero che al più presto le forze sane iniziano a parlare di proposte che migliorano la vivibilità e rilanciano l’occupazione>>. Erano pronti a manifestare fuori gli uffici Acse di via Oberdan, gli attivisti di Scafati in Movimento: <<lo chiedevamo da tempo perché questo cda era frutto di un’amministrazione che la cronaca e gli atti ci raccontano sia stata collusa con la criminalità organizzata. Ci saremmo aspettati un atto di dignità da parte degli amministratori con proprie dimissioni ma così non è stato. Fino all’ultimo si sono dimostrati attaccati alla poltrona, nonostante siano stati travolti da questa vergogna. Hanno finito di fare le loro campagne elettorali anche nell’Acse>>.




Scafati. Casciello, la guerra delle lettere. Ancora polemiche sullo scambio lotti in area Pip

Di Adriano Falanga

Non si placano le polemiche nei riguardi di Mimmo Casciello, ex consigliere comunale delegato al Pip e già amministratore Agroinvest in quota Scafati. Finito nell’occhio del ciclone per aver presumibilmente favorito l’acquisizione di lotti in area Pip alla AM Tecnology-Igiene Urbana, contribuendo quindi all’ampliamento del sito di stoccaggio situato in via Ferraris, in contrada Cappella. Una transazione dai contenuti incerti, su cui la Procura antimafia ha chiesto un parere tecnico sulla sua fattibilità. Uno “scambio” di lotti, da Angri a Scafati, grazie ad un passaggio di consegne tra imprese, tutte riconducibili alla stessa proprietà della Helios srl. Una convenzione molto criticata, sulla quale Casciello ha sempre negato di esserne al corrente, fino a che non è spuntata fuori una lettera del dirigente Agroinvest Ciro Amato, in cui si riconosce la volontà politica dell’amministrazione scafatese, espressa per il tramite di Casciello, nel concludere l’operazione. E così l’ex amministratore corregge il tiro, e tira fuori dal cassetto un’altra missiva, questa volta a sua firma, datata 31 agosto 2015. Circa un mese dopo le sue dimissioni dal cda, avvenute il 4 agosto, il giorno prima della stipula della convenzione tra Agroinvest e AM Tecnology (giorno 5). Nel documento l’alibertiano prende le distanze da quanto dichiarato dal dottor Amato un mese prima. “Nessun atto di indirizzo avente carattere specifico o generale è stato mai reso dal sottoscritto essendo la materia espressamente demandata alla competenza della Giunta e del Consiglio Comunale – si legge – nella più assoluta libertà ed alla sola ed unica discrezionalità degli organi sociali competenti alla società Agroinvest spa è stata lasciata la valutazione sulla possibilità di accettare la richiesta in oggetto e le diverse modalità di pagamento”. Quindi Casciello e l’amministrazione comunale, sapevano dell’operazione. Ora, che l’abbiano saputo dopo la firma (ma è inverosimile credere che non siano mai stati informati dell’iter avviato) sorge comunque la domanda: Perché Casciello invece fino a pochi giorni fa ha sempre chiarito di essere andato via prima? Perché non ha mai reso noto i contenuti di questa sua missiva, denunciando un’operazione ambigua che avrebbe di fatto comportato l’ampliamento del sito di stoccaggio Helios, nel momento in cui le proteste dei residenti erano già sonore e consistenti? E perché sia la Giunta, che le commissioni e lo stesso Consiglio Comunale non sono mai stati informati di quanto stava accadendo? <<Pur non essendo in AgroInvest ho sempre informato i miei cittadini di ogni dinamica, mai nel chiuso di una stanza.  Insieme abbiamo scelto il da farsi anche nelle Conferenze dei Servizi – chiarisce l’ex consigliere comunale – Opporsi? Ad un insediamento che non può essere realizzato perché privo di opere di urbanizzazione. E’ l’azienda la parte danneggiata: 10 mila mq di suolo industriale senza la possibilità di poter realizzare un opificio. Altro che vantaggio>>. Appare però paradossale che un cartello di aziende, leader nel settore dei rifiuti, decidano di investire oltre 1,5 milioni di euro per un terreno in cui è impossibile edificare e fare impresa. Facciamo notare che in area Pip sono già due le aziende che sono riuscite ad edificare e avviare l’attività, nonostante non ci sia mai stato l’avvio delle necessarie opere di urbanizzazione.

1-casciello <<Hanno avuto il permesso a costruire non per opera dello spirito santo, ma in quanto i propri lotti erano in una posizione del tutto marginale rispetto alle opere di urbanizzazione che dovranno essere realizzate, essendo presente già una strada. Un’altra licenza, è stata invece da me bloccata perché a causa di un procedimento “discutibile” che dovrà chiarire chi prima di me ricopriva il ruolo in AgroInvest, ed oggi quotidianamente mi attacca>> una frecciatina rivolte probabilmente a Mario Santocchio. Secondo Casciello la presenza di un sito di stoccaggio non è motivo di scoraggiamento per altri investitori. <<I bandi espletati in passato hanno visto la forte partecipazione delle imprese. Segno evidente che gli imprenditori sono più preoccupati da un PIP mai decollato e da una crisi economica asfissiante>>. Respinge ogni accusa, e invoca il complotto politico nei suoi confronti. <<Sono un uomo del fare. Le critiche senza senso basate sull’ arte dell’insinuazione dove non occorrono prove, riscontri certi ma dove quello che conta è il non dire la verità ma semplicemente insinuare il dubbio non mi scalfiscono – ribatte Mimmo Casciello – Sono stato continuo bersaglio mobile di una certa opposizione consiliare ed extraconsiliare, troppo spesso su questioni personali e non politiche. Oggi con l’uscita della scena politica di Pasquale Aliberti, era facile immaginare che nei miei confronti si sarebbe intensificato quello stesso odio di cui in questi anni è stato vittima Pasquale, sua moglie Monica e l’intera famiglia>>. Poi puntualizza ancora: <<In Agroinvest le stipule delle convenzioni avvengono da parte dell’amministratore delegato, in piena liberta, nel rispetto delle regole e senza condizionamenti, da chi ricopre incarichi nel consiglio di amministrazione. Tra l’altro nel periodo in questione ero dimissionario, avendo accolto l’invito del presidente della provincia all’azzeramento del cda in favore di un amministratore unico e con la promessa di un cospicuo finanziamento per il PiP di Scafati. Non essendo legato ad alcuna poltrona, non esitai. Priva di fondamenta è anche la notizia dell’indagine della Dia sulla vicenda>>. Resta il fatto che, indipendentemente dalle responsabilità di chi ha sottoscritto l’operazione, da Scafati, seppur a conoscenza, nessuno ha mai opposto diniego.

SUI PIP IL COMUNE RISCHIA IL DEFAULT

1-pipI Piani di Insediamento Produttivi affondano le radici nel lontano 1981, quando fu elaborata la prima bozza del progetto per la reindustrializzazione dell’area al confine con Sant’Antonio Abate. Nel tempo la sua realizzazione passò ad Agroinvest, con la stipula di una convenzione tra il Comune di Scafati e la società a partecipazione pubblica. Ad Agroinvest si sono avvicendati altri amministratori scafatesi, come Cristoforo Salvati e Mario Santocchio, entrambi sono stati amministratori delegati. Nessuno però è mai riuscito a riportare il progetto sulla giusta via. La società nel frattempo ha accumulato debiti su debiti, nei confronti degli imprenditori interessati e soprattutto delle decine di espropriati. Una serie di cause legali terminate in Cassazione hanno stabilito che il debito di Agroinvest e Comune di Scafati è pari a circa 15 milioni di euro. I due enti, essendo senza soldi, continuano a nicchiare ma oramai i gradini della Magistratura per appellarsi e prendere tempo sono finiti. Cominciano infatti a fioccare i ricorsi al Tar e a Palazzo Mayer più volte è arrivato un commissario ad acta che ha deliberato il pagamento del dovuto. Prima o poi il Comune di Scafati vedrà pioversi addosso decine di richieste di rimborso, oltre a spese legali ed oneri accessori, per il mai partito Pip. Una somma, dicevamo, che sembra aggirarsi attorno ai 15 milioni di euro, e che purtroppo, non risulta neanche iscritta a bilancio. Una delicatissima situazione su cui l’ex amministrazione ha pressoché sorvolato, anzi, ha in parte concentrato pure la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015. E così, tra gli ultimissimi atti prodotti dalla vecchia giunta, una delibera, la numero 363 del 13 dicembre 2016, in cui si dà mandato ad un legale di valutare lo stato dei rapporti tra il Comune di Scafati e l’Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno, già Agroinvest. Un incarico affidato all’avvocato Felice Laudadio per 7.300 euro circa. A confermare la difficile e incerta situazione in essere tra espropriati e Comune, è la stessa delibera, sottoscritta dal vicensindaco Giancarlo Fele. “Ad oggi il Pip non risulta essere stato attuato e si è verificato un contenzioso rilevante sia con le ditte espropriate che con alcune ditte assegnatarie – si legge nell’atto – in particolare diverse ditte espropriate non indennizzate hanno avviato azioni legali nei riguardi del Comune di Scafati, per l’esecuzione di sentenze passate in giudicato con le quali sono state determinate in via definitiva le indennità di esproprio nonché è stato condannato l’ente in solido con l’Agenzia al pagamento di spese legali ed oneri accessori”. La delibera non fornisce cifre, è piuttosto vaga sui numeri, ma decisamente realista nella situazione. Il contenzioso è definito “rilevante” e le sentenze passate in giudicato rischiano seriamente di mettere in ginocchio le casse, già precarie, del Comune. Insomma, lo spettro del default non è assolutamente così lontano. E gli scafatesi ne pagheranno le conseguenze. Una patata bollente che la triade commissariale guidata dalla Prefetto Gerardina Basilicata sarà chiamata a sbrigare.




Scafati. Ampliamento Helios, la lettera che “inguaia” Casciello

Di Adriano Falanga

E’ forse uno dei momenti più difficili della sua carriera politico-amministrativa. Mimmo Casciello è sotto il “fuoco” delle polemiche, per il suo ruolo da vice presidente Acse, ma soprattutto per quello che ha ricoperto nel cda di Agroinvest quando era consigliere comunale con delega al Pip. Fdi e M5S incalzano nel ribadire la sua conoscenza nell’affare ampliamento Helios del 2015. Non solo Casciello era al corrente della volontà di ampliare l’attività dell’azienda di via Ferraris, ma l’avrebbe anche agevolata, grazie al suo ruolo di componente nel cda della società di trasformazione urbana che ha curato e gestito i pip dell’agro nocerino, tra cui ovviamente Scafati. Un’accusa pesante a cui Casciello è chiamato a dare spiegazioni, non tanto ai giornali, bensì alla “sua” gente, perché il rione Cappella in cui insiste la zona Pip e l’azienda di stoccaggio rifiuti, è il “regno elettorale”, nonché il territorio di residenza dell’ex consigliere comunale. <<L’ arte dell’insinuazione nella vita come in politica, è una tecnica terribile: non occorrono prove, riscontri certi, confessioni spontanee e non estorte. No, molto più semplice, più efficace: basta una “voce”, un “si dice”, un “sembrerebbe” resa da non si sa chi e non si sa a chi. Lo sanno bene, i professionisti dell’insinuazione, che quello che conta non è dire la verità, ma semplicemente insinuare il dubbio>>. Così Casciello sulla sua pagina Facebook, replicando alle accuse dei grillini. <<E quando un giorno si dimostrerà come spesso accade, che era tutta una bufala, una notizia buttata lì senza verifiche, magari da una mano diabolica che l’ha “lavorata” faranno finta ancora una volta di nulla. Io però, sarò pronto a perdonarli. Senza odio, senza rancori>>. Secondo la difesa dell’alibertiano, la cessione di ulteriori 10 mila mq alla Helios in area Pip (poco distante dall’attuale opificio) sarebbe avvenuta dopo le sue dimissioni. Si ragiona però sul filo dei giorni, se non delle ore addirittura. Casciello si è infatti dimesso il 4 agosto 2015, mentre la firma alla convenzione tra l’amministratore delegato della Agroinvest Guido Calenda e il legale rappresentante della AM Tecnology (stessa proprietà Helios) è avvenuta il giorno successivo, 5 agosto.

1-residenti-helios I detrattori si basano sul “non poteva non sapere”, ribadendo che “impossibile che tutto sia avvenuto in sole 24 ore, e Casciello, in quota Scafati, non sapesse della trattativa in corso con l’azienda che ha portato la puzza e i rifiuti a Cappella”. A smentire l’alibertiano è anche un documento firmato dal dirigente Area Amministrativa di Agroinvest, datato 30 luglio 2015, protocollo 1441, in cui trasmette al cda la bozza della convenzione di assegnazione del lotto in area Pip di Scafati alla AM Tecnology. Il funzionario scrive testualmente: <<Con riferimento alla richiesta di AM Tecnology srl e all’indirizzo espresso da parte dello stesso Comune per il tramite del consigliere Casciello, si trasmette in allegato bozza di convenzione…>>. Sapeva quindi il Comune di Scafati, e non solo, premeva anche per la conclusione dell’operazione. Si voleva quindi concedere l’ampliamento alla società attualmente commissariata dalla Procura di Nocera Inferiore per reati ambientali. Sull’operazione (che raccontiamo nel dettaglio a parte) la Procura Antimafia avrebbe chiesto una consulenza tecnica per verificare la sua liceità. Chiaramente al momento non c’è nessuna notizia o ipotesi di reato, nessun avviso di garanzia, nessun fatto penalmente rilevante. Ma a pesare sulle spalle di Casciello è la responsabilità politica di aver eventualmente raccontato una verità parziale di quanto accaduto. Ovviamente salvo smentite.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

1-pipLa vicenda nasce nell’ottobre 2011, quando l’Igiene Urbana (oggi Helios) presenta domanda di assegnazione di lotti in area Pip, adiacente all’area industriale in cui ha avviato l’attività di stoccaggio e lavorazione rifiuti in via Ferraris. Successivamente nel dicembre 2014 l’azienda comunica ad Agroinvest di aver interesse a far confluire il progetto industriale della Igiene Urbana srl nella AM Tecnology Srl di cui sono proprietari i medesimi soci e che quest’ultima società avrebbe acquisito, tramite cessione di ramo d’azienda, la società AM Ambiente stl, in liquidazione e assegnataria del lotto industriale n.2 del pip “Taurana” del Comune di Angri. Avendo però la AM Ambiente rinunciato al lotto, il credito di 621.600 euro oltre iva vantato con Agroinvest veniva di fatto trasferito alla AM Tecnology srl. E’ da questo momento che nasce l’operazione accorpamento e recupero credito. La Stu accetta il trasferimento del credito e l’accorpamento del progetto industriale della AM Tecnology con l’Igiene Urbana e con la convenzione siglata il 5 agosto 2015, la stessa che avrebbe goduto del “beneplacito” del Comune di Scafati per “il tramite di Casciello”, viene definita l’operazione. Alla AM Tecnology viene assegnato il lotto Li22 in area pip di Scafati, per una superficie totale di quasi 10 mila mq. Il prezzo pattuito è pari ad euro 1,48 milioni oltre iva. Dalla somma viene però defalcato l’importo di euro 621 mila, derivante dalla rinuncia al lotto in area pip di Angri della AM Ambiente. Una compensazione che porta il prezzo definitivo di vendita a 861 mila euro più iva. In pratica, al Comune di Angri sono andati i 621 mila euro, e a Scafati i rifiuti. L’Igiene Urbana versa un acconto di oltre 82 mila euro contestualmente alla sottoscrizione della convenzione, il saldo tramite effetti cambiari di 30 mila euro l’uno da pagarsi mensilmente nel periodo 30.09.2015-31.08.2017. Una dilazione di pagamento concessa da Calenda contro il parere del dirigente, che nella lettera citata sopra si raccomandava di “non superare il 31.12.2016”. Il saldo dei restanti 247 mila euro iva inclusa sarebbe avvenuto solo se Agroinvest avesse dato il via alle opere di urbanizzazione nell’area scafatese. Cosa mai avvenuta.

LE DIMISSIONI DI CASCIELLO

2-aliberti-casciello-300x336Nel 2015 Mimmo Casciello ha ricoperto sia il ruolo di consigliere comunale delegato al Pip che amministratore di Agroinvest, in rappresentanza del socio Comune di Scafati. Ricordiamo all’attivo la promessa di un finanziamento milionario per avviare le opere di urbanizzazione nell’area da parte della Regione Campania. Soldi mai arrivati, nonostante le pressanti garanzie di “firma a breve” offerte in occasione della campagna elettorale di maggio, in cui erano candidati gli uscenti governatore Stefano Caldoro e la moglie del sindaco Pasquale Aliberti, Monica Paolino. Fu anche istituito un apposito settore in Staff, per la gestione del finanziamento ad opera del Comune di Scafati. <<Non essendo possibile erogare un eventuale finanziamento di tipo comunitario alla partecipata Agroinvest spa il cui capitale sociale non è interamente pubblico – così un dimissionario Casciello – la società Agroinvest è dunque svincolata dalle attività per l’attuazione del Pip di Scafati, e quindi la mia presenza nel cda era politicamente inopportuna>>. Poi rassicurava: <<I 27 milioni di euro possono essere ancora concessi in quanto per i finanziamenti superiori ai 5 milioni di euro non trova applicazione il termine del 31 dicembre>>. In realtà le dimissioni erano un atto dovuto, conseguenza della trasformazione di Agroinvest in società con amministratore unico, frutto dell’avvento in Regione di Enzo De Luca.

IL “CONFLITTO ALIBERTIANO”

aliberti tv“Si, l’ho già detto anche agli inquirenti, ho rapporti professionali con l’Igiene Urbana fin dal 2005”. Pasquale Aliberti chiarì la sua posizione professionale con l’azienda che ha aperto il sito di stoccaggio in via Ferraris, cedendolo poi alla Helios spa, comunque legata ad unico gruppo in cui esiste anche la Am Tecnology. Durante lo spazio televisivo istituzionale finanziato dal piano della Comunicazione di Palazzo Mayer sull’emittente Lira Tv, Aliberti ammise anche: <<Un sindaco dovrà vivere le pare? Abbiamo una società che svolge visite mediche del lavoro da anni e fin dal 2005, ben tre anni prima che fossi eletto sindaco nel 2008, tra i nostri clienti vi è l’Igiene Urbana, che lavora con il Comune di Scafati o la sua partecipata Acse ancor prima della mia amministrazione e attualmente si occupa dello spazzamento. Un servizio avuto tramite gara ad evidenza pubblica>> specifica Aliberti. <<Prima che facessi il sindaco avevo rapporti professionali con tre aziende dell’area industriale, da quando sono stato eletto i rapporti sono sempre quelli. Dovevamo preoccuparci se avessi incrementato il parco clienti, cosa che non ho mai fatto. Non ho mai chiesto a nessuno, da sindaco, di rivolgersi alla nostra società per le visite mediche>>. A lavorare con la partecipata Acse, di cui oggi Mimmo Casciello è ancora vice presidente, non è stata la sola Igiene Urbana però, ma tutte e tre le aziende del gruppo. La AM Tecnology si è occupata di spazzamento veloce per un anno (fino al 31.12.2016) al costo di 316 mila euro. La Helios srl ha invece un contratto di poco meno di 22 mila euro fino al 31 agosto 2017, per il servizio di selezione e pressatura di carta e cartoni.

LE ACCUSE: “VITTIME E CARNEFICI”

1-santocchio_mario<<In questi anni questi signori hanno svolto il ruolo di carnefici, vendendosi la citta alle lobby dei rifiuti per tornaconti personali, e poi mascherandosi con la menzogna partecipavano alle manifestazione di protesta per rappresentare le vittime, e quindi protestavano contro le lobby con cui si erano accordati in precedenza>>. Parole pesanti, pronunciate dall’ex consigliere comunale Fdi e già amministratore delegato Agroinvest, Mario Santocchio. <<Senza ombra di dubbio vanno inchiodati alle loro responsabilità e giusto che chi ha danneggiato paghi i danni fatti alla citta e ai cittadini. Ed hanno ancora il coraggio di recitare che fanno politica per passione – spiega ancora Santocchio – La Citta ha bisogna di discontinuità rispetto al sistema che è caduto sotto la spada dello scioglimento per infiltrazione. Impediremo con tutte le nostre forze che il Pip si trasformi nella pattumiera della Campania e da qui il nostro appello alla Commissione Straordinaria di chiedere alla Regione Campania il finanziamento del Pip vero volano della economia locale”. A puntare l’indice anche il meet up 5 Stelle di Scafati in Movimento: <<A Scafati gli interessi personali hanno prevalso sull’interesse pubblico. Questa è la colpa grave dell’amministrazione Aliberti. Responsabilità politiche che hanno gravato sulla salute e sulla vivibilità della città e che non hanno bisogno di tribunali o avvisi di garanzia per essere certificate. Il “Sistema Scafati” ha dato il colpo di grazia ad una città già martorizzata sul piano ambientale. Il Pip di via Sant’Antonio Abate da possibili volano dell’economia a pattumiera della Campania, svenduto alle lobby dei rifiuti. Per questa colpa la vostra coscienza non avrà mai assoluzione>>




Scafati. Fallimento del Pip, il comune rischia il default finanziario

Di Adriano Falanga

C’era una volta l’area Pip, c’era una volta la speranza di decine di imprenditori, c’era una volta la possibilità di creare lavoro e sviluppo, c’è invece oggi una folta schiera di espropriati che attendono, sentenze esecutive alla mano, i rimborsi degli espropri che hanno subito. Così come ci sono anche imprenditori che hanno anticipato soldi, scommettendo su un progetto nato male e finito peggio. Probabilmente l’unica azienda che prospera in area Pip, è soltanto la Helios, e non è neanche benvoluta. C’erano una volta anche 24 milioni di euro di finanziamenti regionali. Soldi fantasma usati, oggi possiamo dirlo con il senno di poi, per la campagna elettorale delle regionali 2015, che vedeva la ricandidatura dell’uscente governatore Stefano Caldoro, sostenuto in loco da Monica Paolino. Pasquale Aliberti istituì anche un settore ad hoc “area intervento pip” con tanto di dirigente in posizione organizzativa. Quest’area era necessaria, ricordiamo, affinché fosse il Comune e non la ex Agroinvest a gestire questi 24 milioni di euro. Ma dei soldi restano sono solo i comunicati stampa che annunciavano una “firma a breve” che non c’è mai stata. Proviamo a riassumere meglio. Siamo ad inizio 2015, quando un positivo Mimmo Casciello, consigliere comunale e amministratore in Agroinvest (oggi vice presidente Acse) esultava ringraziando Monica Paolino e Stefano Caldoro per l’importante opportunità data alla città di Scafati: 24 milioni di euro per portare avanti, concretamente, il progetto dei Piani di insediamento produttivi in via Sant’Antonio Abate. Agroinvest, che pure versa in agonia finanziaria, è però una società a capitale misto, e questo non le permette di gestire direttamente fondi pubblici. Deve essere Palazzo Mayer a coordinare il cospicuo finanziamento. Detto fatto, nasce così l’unità di intervento Pip. La struttura, affidata all’ingegnere Michele Russo, ha avuto il compito di preparare la documentazione richiesta ad inizio 2015 dalla Regione, lavoro svolto, finito e consegnato. Si tengono intanto le elezioni, l’ex sindaco di Salerno Enzo De Luca subentra a Caldoro, che finisce all’opposizione assieme alla Paolino, unica eletta in provincia di Forza Italia. De Luca mostra subito le sue intenzioni, addio alla Agroinvest. A gestire i Pip dell’agro nocerino sarnese sarà l’Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno, niente cda ma amministratore unico, individuato nella figura di Felice Ianniello. La nuova società essendo a capitale interamente pubblico, può adesso gestire anche i fondi provenienti dalla Regione Campania.

1-agroinvest-casciello Casciello, che sedeva nel cda della vecchia stu, è costretto, come tutti gli altri, a dimettersi. “Una nuova società con un più ampio oggetto sociale avente un capitale Interamente Pubblico. In tal modo la stessa Società avrà la possibilità di accedere in modo diretto al finanziamento del Pip di Scafati e Sarno restando braccio operativo del Comune di Scafati mediante la stipula di una nuova convenzione”. Non trovando alternative, l’amministrazione di Pasquale Aliberti decide, su invito dei vertici regionali a guida Pd, di stipulare quindi la convenzione con la nuova società guidata da Felice Ianniello. Occorre dimostrare un “rapporto” in essere tra l’ente e la società di trasformazione, diventata Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno. Nel giro di poche settimane il Consiglio Comunale si troverà a votare la nuova convenzione che però, secondo volontà di Pasquale Aliberti, ha una scadenza temporale limitata, fino a dicembre 2015. Una decisione utile per capire le reali intenzioni del nuovo vertice dell’ex Agroinvest sulla scorta degli accordi presi in Regione Campania con il primo cittadino di Scafati. Quella convenzione è scaduta un anno fa, e non s’è più saputo nulla dei 24 milioni di euro. Intanto il debito complessivo che il Comune di Scafati ha in solido con la ex Agroinvest, ammonta a circa 15 milioni di euro. Sono già diverse le delibere prodotte da un commissario ad acta nominato dal Tribunale per rimborsare gli espropriati. E certamente sarà questo l’iter che pian piano seguiranno tutti coloro che hanno in tasca una sentenza diventata esecutiva dopo pronuncia della Cassazione. Rischia grosso Palazzo Mayer, anche perché questa somma non risulta iscritta a bilancio, come forse al contrario dovrebbe essere. Certamente sarà materia su cui il pool di commissari dovrà soffermarsi e approfondire.

E PER IL PIP L’ULTIMO INCARICO LEGALE DELLA GIUNTA

1-fele con alibertiPrima o poi il Comune di Scafati vedrà pioversi addosso decine di richieste di rimborso, oltre a spese legali ed oneri accessori, per il mai partito Pip. Una somma, dicevamo, che sembra aggirarsi attorno ai 15 milioni di euro, e che purtroppo, non risulta neanche iscritta a bilancio. Una delicatissima situazione su cui l’ex amministrazione ha pressoché sorvolato, anzi, ha in parte concentrato pure la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015. E così, tra gli ultimissimi atti prodotti dalla vecchia giunta, una delibera, la numero 363 del 13 dicembre 2016, in cui si dà mandato ad un legale di valutare lo stato dei rapporti tra il Comune di Scafati e l’Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno, già Agroinvest. Un incarico affidato all’avvocato Felice Laudadio per 7.300 euro circa. A confermare la difficile e incerta situazione in essere tra espropriati e Comune, è la stessa delibera, sottoscritta dal vicensindaco Giancarlo Fele (in foto con Aliberti).“Ad oggi il Pip non risulta essere stato attuato e si è verificato un contenzioso rilevante sia con le ditte espropriate che con alcune ditte assegnatarie – si legge nell’atto – in particolare diverse ditte espropriate non indennizzate hanno avviato azioni legali nei riguardi del Comune di Scafati, per l’esecuzione di sentenze passate in giudicato con le quali sono state determinate in via definitiva le indennità di esproprio nonché è stato condannato l’ente in solido con l’Agenzia al pagamento di spese legali ed oneri accessori”. La delibera non fornisce cifre, è piuttosto vaga sui numeri, ma decisamente realista nella situazione. Il contenzioso è definito “rilevante” e le sentenze passate in giudicato rischiano seriamente di mettere in ginocchio le casse, già precarie, del Comune. Insomma, lo spettro del default non è assolutamente così lontano. E gli scafatesi ne pagheranno le conseguenze.

Adriano Falanga




Scafati. Casciello all’Acse, protesta anche la maggioranza

Di Adriano Falanga

Gli ultimi scampoli di questa amministrazione comunale regalano anche l’ultima (si spera) polemica. Mimmo Casciello ritorna alla vicepresidenza dell’Acse, dopo aver rassegnato le dimissioni da consigliere comunale. Una decisione che dimostra, a chi ancora avanzava qualche dubbio, la netta volontà di Pasquale Aliberti di non ritornare sui suoi passi, e ritirare le dimissioni. Casciello in quasi tre anni infatti mai ha potuto “godere” di un incarico, a partire dall’assessorato, perché a subentrargli sarebbe stato l’ex vicesindaco Giacinto Grandito, oggi considerato vicino a Pasquale Coppola. Casciello si è dimesso perché tra una settimana circa arriverà il commissario prefettizio, a traghettare il Comune verso le elezioni anticipate. Naturalmente il tutto in attesa della decisione del Ministero dell’Interno di sciogliere il consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, in tal caso, il ritorno alle elezioni non arriverà prima del 2019. La (ri)nomina del fedelissimo però ha sollevato molte più polemiche del previsto, percvhè avvenuta decisamente in sordina e in modi piuttosto ambigui. A nominare Casciello è stato infatti l’assessore Diego Chirico, dietro delega del vicesindaco Giancarlo Fele. E la notizia è venuta fuori grazie ad indiscrezioni, tant’è che fino a ieri mattina c’era ancora chi, tra le stesse fila della maggioranza, ammetteva di non saperne nulla. “Avrei almeno voluto dire la mia sulla opportunità temporale di questa ri-nomina. Mi auguro non porti altri malumori o bufere nella nostra città – ammette Diego Del Regno – Nulla da dire sulla scelta del componente del cda che ha già ottenuto dall’intero Consiglio meriti per il suo operato nella partecipata. Ma da qui a presumere che lo dovessimo telepaticamente sapere, ce ne passa”. Nessuna riunione, nessuna concertazione, perché il tutto parte dall’alto, è stato infatti Pasquale Aliberti a insistere su Fele, non facendo venire meno la promessa fatta al suo fedelissimo. “Se l’Amministrazione si fosse astenuta dal fare certe rinomine, in questi ultimi giorni prima del 18 Dicembre, sicuramente avrebbe fatto meglio. Il messaggio che passa, senza se e senza ma, è uno solo: attaccamento morboso alle poltrone”, a scrivere questo post su Facebook è Roberto Barchiesi. E a condividere quest’opinione è anche l’assessore Raffaele Sicignano e l’ex consigliere Pasquale De Quattro. Una nomina definita inopportuna, non tanto nel merito, ma nell’opportunità. Casciello tutto sommato è forse l’unico consigliere comunale operativo h24, ma fare nomine, nonostante le dimissioni irrevocabili del sindaco, a pochi giorni dal commissariamento e con la scure, quasi certa, dell’infiltrazione mafiosa, è decisamente un azzardo. “Questa nomina sostanzialmente non è una novità, ma un voler dare continuità all’ottimo lavoro, per altro riconosciuto anche dalle opposizioni nell’ultimo Consiglio Comunale, del Dottor Domenico Casciello all’interno della partecipata – difende così la sue scelta Diego Chirico – Lo stesso Casciello di fatto lascia il Consiglio Comunale dalle ore 14 di ieri. Dunque una scelta corretta dal punto di vista politico e dal punto di vista formale”. L’assemblea dei soci della partecipata, che ha ratificato la nomina dell’oramai ex consigliere comunale, si è tenuta alle 16:30. “Un’operazione svolta nel pieno rispetto delle norme che regolano la materia. Una nuova opportunità, per continuare a servire una città per la quale nutro un amore smisurato. D’altronde , il mio impegno è stato più volte riconosciuto ed apprezzato, non solo dalla stessa maggioranza ma anche dalle opposizioni consiliari” spiega Mimmo Casciello. Da incompatibile l’interessato passa però a rischiare l’inconferibilità, perché nella sua qualità di ex consigliere comunale la legge prescrive in due anni il tempo minimo per ricevere incarichi in società pubbliche.

UN DOCUMENTO INDIRIZZATO AL COMMISSARIO
minoranzaLe forze di opposizione stanno pensando ad un documento, da sottoscrivere anche con esponenti della maggioranza, che funga da “indirizzo politico” al commissario prefettizio, che si insedierà dopo il 18 dicembre. Sarà chiesto a chi rileverà i poteri di sindaco, giunta e consiglio comunale di revocare ogni nomina sindacale, e azzerare gli cda delle partecipate Acse e Scafati Sviluppo. Non una questione di merito, ma di opportunità, essendo questi incarichi di natura politica. Del resto, Aliberti non è dimissionario perché sfiduciato o perché stanco di essere primo cittadino, la sua scelta è conseguenza diretta della richiesta di arresto che pende nei suoi confronti, a seguito dell’inchiesta che lo vede accusato di voto di scambio politico mafioso. Secondo l’antimafia un sistema che nasce fin dal 2008 perpetrato dal primo cittadino uscente, fondato su incarichi, nomine e appalti pilotati, in cambio di voti. Ed è per questo motivo che si andrà in pressing sul funzionario prefettizio, nonostante sia sua facoltà lasciare i cda in piedi. “Con una città che a breve sarà commissariata si continuano a fare nomine in dispregio della legge – così Pasquale Coppola, presidente del consiglio comunale – è uno schiaffo ancora più forte all’immagine di questa città, alle persone oneste e capaci. Purtroppo al peggio non c’è mai fine”. Preannuncia battaglia Mario Santocchio: “chiediamo l’intervento dei revisori dell’Acse e dell’ente di verificare la legittimità della nomina, tenendo conto che in assemblea e’ andato un soggetto sprovvisto di potere perché delegato dal vice sindaco e non dal Sindaco e di riscontrare la nomina del consigliere alla luce dell’inconferibilita. Ricordo che l’Anac già sanzionò il Sindaco dimissionario per le nomine a Scafati Sviluppo e Scafati Solidale. Questi Signori non hanno alcun rispetto delle Istituzioni e della legge”. Dure le parole dell’ex alleato Stefano Cirillo: “la rovina di Aliberti sono soprattutto loro, volti nuovi ma pieni di sete di potere, disposti ai colpi più bassi verso gli avversari, e disposti a tutto pur di mantenerlo, sono letteralmente disgustato da questo modo di fare politica fatto di bassezze che arrivano anche sul personale, quindi non mi meraviglia più nulla”. Non è da meno Angelo Matrone, Fdi: “questa nomina dimostra il disprezzo che gli uomini di Pasquale Aliberti hanno per la legge ed il loro tentativo di rinsaldare il consigliere Mimmo Casciello alla poltrona come premio per la sua fedeltà. Il vicesindaco Fele ha dimostrato di essere  un degno successore di Pasquale Aliberti. Un mero esecutore delle sue volontà come sempre. Chiederò ai parlamentari di centro-destra di intervenire immediatamente sulla questione Scafati e di chiedere l’immediato scioglimento del Comune”. E promette di intervenire sui loro parlamentari anche il M5S: “Scafati va sciolta al più presto, presseremo i nostri parlamentari affinché questo accada prima possibile. Appena si insedierà il commissario, chiederemo che rimuova il cda Acse e tutte le nomine politiche riconducibili a questa amministrazione.  Per dignità e orgoglio, tutte le nomine sindacali dovrebbero presentare le dimissioni senza attendere che il prefetto le chieda o si attivi in tale senso – così gli attivisti di Scafati in Movimento – La nomina di Casciello è solo una spasmodica ricerca a qualunque costo di ruoli, medaglie e stellette”. Nulla contro Casciello da Scafati Arancione, però: “definire la sua nomina inopportuno in un momento di così grande confusione è dire poco. Eppure la sua incompatibilità è stata accertata finanche nelle sedi deputate, ma ciò nonostante si è proceduto alla sua nomina.  L’unica cosa che ci dà conforto è questa gestione del potere avrà durata per altri pochi giorni” spiega Francesco Carotenuto.