Tassi d’interesse fino al 180%: condannato La vittima è di Mercato San Severino

di Pina Ferro

Applicava tassi di interesse annui che oscillavano dal 120 all 180%. I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Avellino hanno inflitto la pena di 5 anni e 8000 euro di multa a Nicola Guarriello di Avellino. Lo stesso ha anche avuto l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Vittima di usura il salernitano, residente a Mercato San Severino C.C., difeso da Marco Martello. Nel procedimento penale a carico di Guarriello si sono costituite parti civili l’associazione onlus Antiracket e Antiusura “Emergenza Legalità” rappresentata in aula dall’avvocato Fiorenzo Pierro. Secondo l’impianto accusatorio formulato dalla pubblica accusa, Guarriello, approfittando dello stato di bisogno di C.C., determinato da pregresse esposizioni debitorie nei confronti di fornitori commerciali, si era fatto prima promettere e successivamente aveva preteso, interessi usurai per dei prestiti. Ad esempio a fronte di più finanziamenti di cui 4 da 5000 euro e uno da 3000 euro, Guarriello si era fatto consegnare dalla vittima, interessi pari al 10% mensili, pari al 106 annui. Il debito contratto nel 2013, fu rinnovato nel 2015 con pattuizioni di nuovi tassi di interesse. L’originario debito di 23mila euro lievitò a 70mila euro. In esso erano compresi anche i tassi usurai origiariamente pattuiti e non corrisposti. Inoltre, a fronte di un finanziamento da 3500 euro (giugno 2016), si faceva consegnare interessi pari al 15% mensili e quindi al 180% su base annua. E, ancora a fronte di un finanziamento di 200 euro (agosto 2016) Guarriello si fece cosegnare dalla vittima interessi pari al 15% mensili ovvero 180% annui. L’imputato non ha esistato ad usare minacce anche armate e violenza per “convincere” C.C. a versare il dovuto ed in particolare gli interessi mensili pattuiti. L’uomo accuato di usura dovrà anche versare una provvisionale alla vittima e le spese legali alle parti civili costituitesi




Costa, il sindaco Somma presenta esposto in Procura

di Erika Noschese

Una diffida alla Regione Campania e un esposto alla Procura della Repubblica. Il sindaco di Mercato San Severino Antonio Somma sembra intenzionato a mettere la parola fine ai forti miasmi che ogni giorno vivono i residenti di Mercato San Severino, a causa del malfunzionamento del depuratore di Costa e del torrente Solofrana. «Miasmi irrespirabili – ha attaccato il primo cittadino di Mercato San Severino – La Regione ha deliberato lo stanziamento di 5 milioni du euro nell’ottobre 2018 ma, ad oggi, nulla è stato fatto». Somma, già dallo scorso anno, lamenta infatti il malfunzionamento del depuratore di Costa e le criticità che si registrano sul torrente Solofrana che sono oggetto di costante preoccupazione in quanto metterebbero in pericolo anche la salute dei cittadini che, invece, sostiene il sindaco «è e deve essere al primo posto». L’amministrazione comunale di fatti lamenta i ritardi della Regione nel dare concretezza a provvedimenti deliberati oramai da dieci mesi. Il primo cittadino, riferendosi ai miasmi nell’area del depuratore della frazione Costa, ha inoltrato un circostanziato esposto alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, chiedendo di verificare eventuali profili di illecito e perseguire responsabilità soggettive. «La salute dei cittadini non può aspettare. Persistono a Costa cattivi odori irrespirabili, certificati dalle relazioni di sopralluogo dei tecnici comunali e della polizia municipale, le cui cause vere non è dato conoscere, potenziale pericolo per la salute dei cittadini e fonte di inquinamento ambientale – ha dichiarato il sindaco che già lo scorso anno ha presentato un esposto – Gli organismi competenti devono assumersi le proprie responsabilità ed adottare soluzioni urgenti ed efficaci. Nonostante siano stati approvati dalla Regione Campania, da circa un anno, provvedimenti che prevedono lo stanziamento di ben cinque milioni di euro – una somma che rende l’idea dell’entità della questione e dell’urgenza ad oggi – incredibilmente nulla è stato fatto». Con l’esposto in Procura presentato lo scorso 27 agosto, dopo giorni di odori insopportabili, il primo cittadino ha preparato anche una lettera indirizzata alla Direzione Regionale del Ciclo integrato delle acque e dei rifiuti, all’Assessorato all’Ambiente della Regione Campania, alla Gori, all’Arpac, alla Cogei (soggetto gestore del depuratore), e, per conoscenza, al Ministero dell’Ambiente, ribadendo quanto più volte richiesto, a partire dal luglio 2018. Perentorie richieste, ad horas, inviate da Antonio Somma ai competenti uffici regionali di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del complesso, di ammodernamento impiantistico e tecnologico, oltre al cronoprogramma di gestione, all’avvio della lotta agli scarichi illegali, con il controllo, costante e metodico, delle immissioni delle acque reflue nei corpi idrici superficiali. Note, quelle del luglio 2018, allora seguite dal sequestro preventivo dell’impianto il 9 agosto 2018 da parte del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno dei Carab i n i e r i (con sollecito di trasferimento dalla Reg i o n e C a m p a – nia, proprietaria d e l l ’ i m – pianto, delle risorse necessarie per completare i lavori di adeguamento), e dall’interrogazione parlamentare del 25 settembre 2018, che richiamava le gravi inadempienze della Regione, responsabile del funzionamento del Depuratore. «Il 24 ottobre 2018 una deliberazione di Giunta Regionale dispone il finanziamento di due interventi per circa 5 milioni di euro complessivi : uno per il controllo delle emissioni in atmosfera provenienti dal depuratore (3 milioni e trecento mila euro), l’altro per ottimizzare i processi produttivi di realizzazione di centrifuga e silos di stoccaggio fanghi (1 milione e cinquecentomila euro circa)», ha poi aggiunto il primo cittadino secondo cui gli stanziamenti disposti da Palazzo Santa Lucia sarebbero ancora nelle casse regionali, poiché non sono stati adottati i provvedimenti attuativi. Inerzia che ci ha costretti alla più recente diffida, quella del 27 agosto scorso, diretta alla Direzione regionale del Ciclo integrato delle acque, con la quale abbiamo chiesto anche un controllo straordinario degli scarichi industriali degli opifici per verificare i dati con la portata idrica all’ingresso dell’impianto di Costa, ed alla nota diretta all’Arpac, «per il monitoraggio delle acque del torrente Solofrana, interessato da degrado ed inquinamento provocati dalle attività industriali e dagli insediamenti urbani», come ha spiegato il sindaco. «La Procura accerterà le eventuali responsabilità ed il perché dei silenzi. Noi non ci fermeremo. Continueremo ad essere pronti, attenti e vigili, a tutela della salute dei concittadini e della pubblica e privata incolumità, attendendo dai competenti uffici regionali gli interventi programmati, che sono, lo ribadiamo con forza, urgenti ed indifferibili», ha poi aggiunto.




Irno. Dopo 7 aborti diventa mamma con una tecnica innovativa

Dopo sette aborti, finalmente diventa mamma grazie ad una terapia innovativa. Carmela Salvati, 43enne titolare di un punto SNAI, insieme al marito Arturo Aversa, 50enne agente di Polizia Municipale, entrambi di Mercato San Severino hanno visto coronato il loro sogno, dopo 5 anni di calvario contrassegnato da sette aborti spontanei consecutivi da parte della donna. Nonostante le terapie specifiche effettuate per una condizione di trombofilia presso altre strutture, nel marzo del 2018 la donna si e’ rivolta al Centro Mediterraneo Medicina della Riproduzione di Salerno, diretto da Domenico Danza, pioniere nel campo della medicina della riproduzione e tra i primi in Italia ad ottenere una gravidanza da fecondazione in vitro nel 1986. “La paziente – racconta Danza – e’ stata sottoposta ad una terapia personalizzata mirata da una parte al trattamento della patologia trombofilica e dall’altra ad aumentare la tolleranza immunologica della donna nei confronti dell’embrione. Esso, com’e’ noto, e’ generato dal patrimonio genetico della madre e del padre e proprio quest’ultimo conferisce caratteristiche di allogenicita’ all’embrione, rendendolo immunologicamente estraneo alla futura madre e pertanto suscettibile di rigetto. La donna, tuttavia, ha dei meccanismi fisiologici che permettono il riconoscimento del prodotto del concepimento consentendo l’annidamento e lo sviluppo della gravidanza. Nel caso in oggetto l’obiettivo della terapia e’ stato quello di evitare il fallimento di questi meccanismi responsabili di reazioni di rigetto e di conseguenza dei ripetuti aborti. E’ un po’ di tempo che utilizziamo questo innovativo protocollo terapeutico con risultati sicuramente incoraggianti. La peculiarita’ del caso – aggiunge il dottor Danza – e’ legata, inoltre, ad una serie di molteplici fattori negativi associati che hanno rappresentato un importante fattore di rischio. La gravidanza che si e’ evoluta con non pochi problemi, legati alle patologie presenti e all’eta’ della paziente, e’ stata seguita con grande attenzione dall’equipe del Centro Mediterraneo ed in particolar modo dal dottor Maurizio del Verme, responsabile della diagnostica prenatale. Un arresto di crescita fetale ha reso necessario un taglio cesareo eseguito a 36 settimane presso la clinica ICM di Agropoli, con la nascita di Cecilia, una splendida bimba di 2,100 chili in ottimo stato di salute”.




“A San Severino una speculazione edilizia: palazzone al posto del Palazzetto”

“Si sta realizzando una imponente speculazione edilizia a vantaggio di un privato i cui effetti devastanti di natura ambientale, estetica e finanziaria saranno pagati dalla nostra Comunità”. Questa è la denuncia del Movimento Civico Sanseverinese fondato da Giovanni Romano e portata all’attenzione dei cittadini attraverso un manifesto pubblico. “Mercoledì 27 febbraio il Consiglio Comunale ha approvato – dichiara il Consigliere Eduardo Caliano – con i voti della maggioranza che sostiene l’Amministrazione, un progetto presentato da una impresa privata(non sanseverinese) che ha proposto di realizzare un nuovo Palazzetto dello Sport ricevendo in cambio la gestione per circa 40annidella struttura e la concessione edilizia per costruire, in Via Aldo Moro, un “palazzone” di oltre 25 metri con numerosi appartamenti da vendere. Prendendo a pretesto la “provvidenziale” chiusura del Palazzetto dello Sport (che ha privato i nostri giovani di un servizio e sulla quale andrà fatta chiarezza!) l’Amministrazione Comunale intende consentire in tal modo una gigantesca speculazione edilizia il cui impatto ambientale sarà enorme”. “E’ sorprendente – aggiunge Giovanni Romano – che l’Amministrazione abbia fortemente voluto avviare questa procedura prima di attendere l’esito del contenzioso ancora in corso con il precedente appaltatore dell’opera, selezionato con una regolare gara di evidenza europea e che, in modo ancora più sorprendete e strano, non abbia fatto nulla per concluderlo con una transazione non onerosa per il Comune. Alle precise richieste del Consigliere Caliano di spiegazioni in merito, è stato presentato un laconico e insoddisfacente parere dell’attuale legale dell’Ente che, con una semplice mail, ha comunicato di ritenere di poter procedere in presenza della volontà dell’appaltatore di recedere dal contratto”. “L’ostinazione dell’Amministrazione è ancora più strana – aggiunge il Consigliere Caliano – se si tiene conto dei gravi motivi, da noi evidenziati, che rendono improcedibile la procedura approvata dal Consiglio Comunale. Infatti l’opera non è “nuova”, ma già classificata dal Piano Urbanistico Comunale (PUC) come “opera in corso”, addirittura oggetto di una procedura attuativa e presente della Programmazione Triennale e Annuale delle opere pubbliche degli anni scorsi”. Senza contare che il progetto del “palazzone” viola numerose norme del Regolamento Edilizio Comunale e diverse leggi nazionali in materia edilizia e sanitaria”. “Di fronte a tanta superficialità e ostinazione – conclude Giuseppe Vitale Coordinatore del Movimento Civico – e all’assoluta mancanza di risposte ai quesiti sollevati dal Consigliere Caliano, le  perplessità si trasformano in preoccupazione. Abbiamo l’impressione che ci siano “pressioni” per voler realizzare il “palazzone” a tutti i costi senza alcuna considerazione per i danni ambientali, estetici e finanziari che ne deriverebbero e che la nostra Comunità sarebbe chiamata a pagare. Per tale motivo stiamo predisponendo un dossier che invieremo all’Autorità Giudiziaria e alla Corte dei Conti chiedendo di acquisire tutti gli atti della procedura e di valutarli”.




«Tu devi morire, non voglio più vederti», frasi choc pronunciate da un’infermiera

Erika Noschese

«Tu devi morire, tu devi morire». Frasi choc quelle pronunciate ieri sera da un’infermiera dell’ospedale Curteri di Mercato San Severino ai danni di Souleymane Rachidi, giovane 20enne della Costa d’Avorio e residente a Baronissi. Rachidi, all’alba di ieri mattina (verso le tre circa ndr) ha accusato un dolore al petto. Così, ha contattato il 118 che lo ha condotto presso il nosocomio della Valle dell’Irno. E proprio al pronto soccorso dell’ospedale Curteri che si sarebbe verificato l’ennesimo episodio di razzismo. Secondo quanto denuncia il giovane 20enne, in Italia da diversi anni dove studia e lavora, un’infermiera avrebbe iniziato a rivolgergli offese di ogni tipo, augurandogli più volte la morte. Souleymane ha denunciato il fatto in diretta, tramite i suoi canali social e proprio mentre lui parlava la donna continuava a ripetere “Sì, devi morire”, più volte. «Io sto male, sono in ospedale e c’è una signora che mi dice di ritornare al mio paese. Mi dice che devo morire». E, ad onor del vero, dal video si sentono le terribili parole pronunciate da questa donna, verosimilmente un’infermiera che continua a ripetere «Devi morire. Ditegli che deve morire», ripete la donna in dialetto che ha poi aggiunto «Salvini ancora permette a questa gente di entrare qua». E ancora: «Qui non ti voglio più vedere, devi morire». Frasi pronunciate più volte mentre il giovane 20enne, nonostante il dolore continuava a replicare alla donna: «Va bene, signora. Grazie». Dopo l’accaduto Souleyman Rachidi ha abbandonato l’ospedale di Curteri, rinunciando alle cure, per poi recarsi al Ruggi d’Aragona, accompagnato dal suo datore di lavoro, dove è stato visitato dai medici. Il 20enne avrebbe un problema bronchiale e nei prossimi giorni dovrà tornare presso il nosocomio di Salerno per tutti gli accertamenti del caso. «Dite a Salvini che sono ancora vivo», ha aggiunto il giovane. Intanto, la Direzione Strategica dell’Aou San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona comunica di aver immediatamente dato avvio, già nella giornata di ieri, ad una indagine interna al fine di verificare la realtà dei fatti e le eventuali responsabilità interne. «Abbiamo subito avviato tutte le verifiche per appurare cosa è accaduto – ha dichiarato il direttore generale del nosocomio, Giuseppe Longo – Ma qualunque sarà l’esito è importante tener presente che nel settore sanitario è fondamentale ancor di più il rispetto della dignità e dei valori della persona umana». Nel frattempo, il segretario della Fp Cgil di Salerno, Pasquale Addesso, chiede di indagare sulla veridicità dell’accaduto, chi siano i protagonisti e se effettivamente le voci fuori campo siano di un operatore sanitario e si rivolgano proprio al ragazzo in barella. «Se fosse vero è di una gravità inaudita». Parole dure quelle pronunciate dal sindaco di Mercato San Severino Antonio Somma che condanna fermamente l’accaduto e ha annunciato che indagherà personalmente per verificare la veridicità dei fatti, dopo aver contattato, nell’immediato, la direttrice Annichiarico. «Le verifiche fino ad un certo punto, bisogna indivudare le responsabilità – ha dichiarato il primo cittadino – Se accaduto è di una gravità enorme. Che significa il colore della pelle? Assolutamente nulla». Il sindaco Somma sottolinea la situazione drammatica che si vive al pronto soccorso, a causa dei lavori attualmente in corso e «vedere poi una scena simile a me fa rabbia, tanta rabbia». Ancor più grave, per il primo cittadino, il fatto che al giovane sia stato concesso di andar via senza visita medica: «Per me ora si alarga il discorso. Io voglio tutte le responsabilità. Se davvero di tratta di un’infermiera non c’è neanche da commentare su cosa accadrà ma è grave che questo giovane sia andato via senza visita. Se c’è qualcuno che ha assistito è ugualmente responsabile, medici compresi che avrebbero dovuto comunque visitarlo». Il primo cittadino ha dunque annunciato che si occuperà personalmente della vicenda perchè «non può finire in cantiere. Questo video mi solletica parecchi dubbi sull’essenza umana. Se siamo questo, siamo veramente poco. L’assistenza umana viene prima di tutto», ha aggiunto il sindaco.




Giovanni Romano va con la Lega È nuovo responsabile regionale del dipartimento Ambiente

Giovanni Romano nuovo responsabile regionale del dipartimento ambiente della Lega. L’ex sindaco di Mercato San Severino e già assessore regionale all’ambiente, torna alla politica attiva mettendo a disposizione la sua esperienza al partito di Matteo Salvini. Da tempo Romano aveva strizzato l’occhio al Carroccio e le trattative per una sua adesione erano in corso da qualche mese. Ora arriva l’adesione ufficiale con la nomina all’interno del direttivo regionale della Lega.




Sigilli al depuratore di Costa, nove indagati Accuse su impianti industriali e conservieri

Adriano Rescigno

I carabinieri del Noe mettono i sigilli al depuratore della frazione Costa di Mercato San Severino. In totale nove indagati, tra i quali compaiono i titolari di quattro aziende con sede a Montoro che hanno ricevuto l’esito delle indagini ambientali da parte dell’Arpac, due di Mercato San Severino operanti nel settore conserviero, un’altra ancora di Montoro ed una di Fisciano. Queste ultime quattro sono ancora sotto il vaglio ambientale dell’Arpac. A seguito delle attività di monitoraggio e controllo sul rispetto della normativa ambientale coordinate dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, i carabinieri hanno ispezionato l’impianto, accertando gravi ed attuali violazioni in materia ambientale ed conclusione degli accessi ispettivi avviati nel mese di giugno, era emerso infatti che l’impianto scrubber non era attivo né funzionante, nonchè i locali destinati ai trattamenti erano risultati non in depressione, ed in ultimo gli interventi migliorativi imposti dalla Giunta regionale erano stati realizzati solo parzialmente con l’evidente diffusione di miasmi maleodoranti in atmosfera. A seguito delle numerose segnalazioni negli ultimi giorni da parte delle Istituzioni locali e dei cittadini residenti nelle aree limitrofe all’impianto di depurazione circa sversamenti illeciti nei corsi d’acqua Cavaiola e Solofrana, l’attività ispettiva si è intensificata con il supporto dell’Arpac e del nucleo dei carabinieri forestali; ed il personale specializzato al temine delle stessa ha provveduto alla denuncia di 8 titolari di opifici industriali ritenuti responsabili a vario titolo di aver “stoccato fanghi di depurazione, nonché scaricato in pubblica fognatura le acque reflue industriali e le acque meteoriche di dilavamento dei piazzali suscettibili di contaminazione, in assenza di autorizzazione”. Non solo le industrie conserviere sotto accusa quindi, ma anche impianti industriali rivolti alla lavorazione di marmi, alla realizzazione di macchinari per trivellazione, lavorazione pelli, tipografia, produzione e lavorazione materiale plastico e metallico. Facente parte della stessa condotta di depurazione, rimane sotto sequestro, come disposto dalla magistratura avellinese nell’aprile 2017, l’impianto di depurazione di Solofra al quale si aggiunge da ieri quello di Mercato San Severino. Alla vicena si aggiunge la mancanza di fondi per la gestione del depuratore. Il grido dall’arme proviene direttamente dal gestore dell’impianto che aveva già provveduto ad informare tramite missiva nei giorni scorsi la regione Campania e le sigle sindacali.




Sedati e cosparsi di alcol Poi la morte per asfissia

Pina Ferro

Sedati e cosparsi di alcol, ma la morte sarebbe giunta per asfissia e non per le ustioni riportate. Questa è l’ipotesi formulata, ieri mattina, dai medici legali che hanno effettuato l’esame sui corpi di Iole De Marco, di Franco e Donato Papa, deceduti mercoledì scorso nel loro appartamento di via Tommaso Sanseverino della cittadina capofila della Valle dell’Irno. Ad eseguire l’esame necroscopico è stato il medico legale Giuseppe Consalvo su disposizione della Procura di Nocera Inferiore che ha apeto un’inchiesta. Al momento non vi è alcuna certezza sul decesso di madre e figli anche se dall’esame eseguito è stato possibile dar forza a quella che era la pista dell’omicidio – suicidio già ipotizzato dagli investigatori già nelle ore immediatamente successive al ritrovamento dei tre cadaveri. La certezza arriverà tra qualche settimana, quando saranno pronti gli esami tossicologici sui tessuti prelevati dalle tre salme. «E’ verosimile pensare che i tre non siano morti per le fiamme ma dipo aver respirato il monossido di carbonio – ha spiegato il dottor Antonello Crisci, responsabile dell’istituto di medicina legale dell’ospedale Fucito di Mercato San Severino – Probabilmente il fratello che soffriva di depressione ha dapprima sedato la madre ed il germano e successivamente li ha cosparsi di alcol. Particolare questo che è stato ipotizzato dall’esame delle salme: presentano ustioni solo sulla parte anteriore e fino alle gambe». E’ stato pensato all’alcol per la tipologia di ustioni presentate dai corpi: non molto profonde e di secondo grado. «Ed è anche ipotizzabile che il 58enne dopo aver sedato la madre ed il fratello e posto in atto l’intento omicida si sia accucciato accanto alla madre dove poi sarebbe stato ritrovato e si sarebbe lasciato morire». Ha aggiunto Crisci. Ovviamente ora tali ipotesi dovranno trovare un riscontro negli esami tossicologici. Le salme sono state liberate e restituite ai familiari per il rito funebre che è in programma per oggi. Intanto, alcuni fedeli della Parrocchia “S.Antonio” di Mercato San Severino hanno lanciato l’idea di dedicare una sala del convento a Franco Papa. Questi era un cultore di latino e greco ed aveva una grande fede. Tutte le domeniche in chiesa leggeva le Sacre scritture. Ogni giorno, si fermava nella cappellina esterna alla chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova, in cui c’è l’adorazione permanente dell’Eucaristia




Periti nell’incendio della casa

Pina Ferro

Conoscenti e amici di famiglia della famiglia Papa di Mercato San Severino si trincerano dietro il silenzio. Nessuno vuole parlare, nessuno vuole esprimere il proprio pensiero su quanto accaduto mercoledì sera in quell’appartamento di via Tommaso San Severino dove hanno trovato la mprte tre persone. Intanto si attende il conferimento dell’incarico per l’autopsia sui corpi di Iole De Marco, 82 anni, e due suoi figli: Donato e Franco Papa, rispettivamente 61 e 58 anni. L’autopsia sarà fondamentale per capire cosa sia accaduto in quell’appartamento dove sono continuatem anche ieri, le perizie da parte dei vigili del fuoco che dovranno relazionare al magistrato della Procura di Nocera Inferiore Tania Amoruso sui rilievi effettuati. I vigili del fuoco sono stati chiamati a verificare se all’interno dell’appartamento vi è realmente stato un corto circuito, partito da qualche elettrodomestico o se vi sono tracce di dolo. Infatti, tra le varie ipotesi avanzate e sulle quali stanno lavorando i carabinierid ella compagnia di Mercato San Severino vi è quella di trovarsi di fronte ad un caso di omicidio suicidio. Una pista che ha preso forma a seguito di alcuni elementi rinvenuti nell’abitazione completamente distrutta dalle fiamme. Fiamme che hanno anche avvolto i tre corpi. Secondo la ricostruzione potrebbe essere stato il 58enne, sofferente di crisi depressive ad uccidere la madre ed il fratello e successivamente ad appiccare l’incendio prima di togliersi la vita. Intanto gli interrogativi restano nunerosi: perchè uno dei corpi era nel corridoio (voleva chiedere aiuto o voleva scappare), perchè l’incendio? e in che modo sarebbero stati uccisi la madre e il 61enne se realmente ci si trova di fronte ad un omicidio suicidio? Risposte che potranno arrivare solamente dall’esame autoptico e dalla realazione dei vigili del fuoco. Intanto, i dubbi restano. L’intera comunità di mercato San Severino non sa’ darsi una risposta su quanto accaduto ai Papa, una famiglia molto stimata ed apprezzata. Gente discreta. Al momento non si conosce neppure la data dei funerali. Il parroco Padre Leone Esposito, che conosceva bene i tre ed in partcolare il 58enne, ha invitato tutti i fedeli a pregare per le tre anime. Donato era un appassionato di musica rock e aveva una ricca e rara collezione di dischi in vinile. Franco, invece, era un appassionato della cultura classica e della storia del Cristianesimo. Conosceva, praticamente alla perfezione, il latino e il greco, grazie anche ai consigli del papà e alla biblioteca di famiglia. Pur non essendo un insegnante, impartiva ripetizioni di queste materie a decine di alunni, specie dei licei classico e scientifico, ma anche a diversi studenti universitari, dimostrando padronanza della materia e disponibilità verso i suoi allievi. Entrambi i fratelli avevano deciso di non sposarsi e di continuare a vivere con la loro mamma. Rosellina, la sorella, invece, è sposata con il dottor Ermelino Citro, tra i migliori neurochirurgi d’Italia.




Brucia la casa: morti carbonizzati madre e due figli

Pina Ferro

La donna 82enne ed uno dei figli erano a letto, l’altro era riverso nel corridoio mentre le fiamme continuavano a bruciare mobili e suppellettili. Questa la scena dinanzi alla quale si sono ritrovati, nel corso della notte tra mercoledì e giovedì i vigili del fuoco ed i carabinieri della compagnia di Mercato San Severino agli ordini del capitano Alessandro Cisternino. Quando i soccorsi sono intervenuti presso l’abitazione di via Tommaso Sanseverino, nel comune capofila della Valle dell’Irno, era già troppo tardi: Iole De Marco 82 anni, e i suoi due figli Donato e Franco Papa di 61 e 58 anni erano morti. Atroce la scena che si è presentata agli occhi dei vigili del fuoco che per primi sono entrati nell’appartamento al secondo piano. Uno dei corpi rinvenuti, pare quello riverso sul pavimento del corridoio era completamente carbonizzato mentre gli altri due erano stati parzialmente distrutti dalle fiamme sviluppatesi per cause ancora in via fase si accertamento. Tra le ipotesi maggiormente accreditate alla base del rogo vi sarebbe un omicidio suicidio posto in atto dal figlio minore dell’82enne. Franco Papa, pare che da tempo soffrisse di depressione, e, proprio il male di vivere, potrebbe aver fatto scattare il piano omicida con il conseguente suicidio. Male di vivere che diventa ancor più drammatico proprio nei periodi di festa come quello natalizio. Non è da escludere che il malessere che soffocava il 58enne sia diventato insopportabile in questi giorni dove anche le assenze fanno troppo rumore fino ad armare la sua mano e ad appiccare l’incendio in cui la madre ed il fratello e poi anche lui sono deceduti per asfissia prima di essere divorati dalle lingue di fuoco. Al momento questa è solo una ipotesi investigativa sulla quale si sta lavorando, in cerca di riscontri. Ipotesi, quella dell’omicidio suicidio, presa in considerazione dopo che gli inquirenti si sono ritrovati dinanzi ad una serie di elementi che hanno portato alla formulazione della tesi investigativa. Ma non si esclude neppure il corto circuito determinato da una stufa. L’uomo riverso nel corridoio potrebbe aver trovato lì la morte nel vano tentativo di raggiungere la porta d’ingresso per chiedere aiuto. Secondo una prima ricostruzione dei fatti sembra che il rogo sia divampato intorno alle 22,30, ma solo alle 23 i vicini hanno richiesto l’intervento dei caschi rossi. A destare l’attenzione dei condomini è stato il fumo nero che fuoriusciva da una finestra e poi un boato. Immediato l’intervento dei caschi rossi che hanno dovuto lavorare non poco per spegnere le fiamme. Una volta nell’appartamento libero dalle fiamme e da parte del fumo la triste scoperta. Messa in sicurezza la scena della tragedia sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Mercato San Severino unitamente ai colleghi della scientifica che hanno effettuato i rilievi di rito ed informato la magistratura che aperto un’inchiesta. Il sostituto procuratore presso il Tribunale di Nocera Inferiore Tania Amoruso ha disposto l’esame autoptico sulle salme ricomposte e trasferite nell’obitorio dell’ospedale “Fucito” di Mercato San Severino. L’esame autoptico, che sarà effettuato nelle prossime ore servirà a stabilire le reali cause del decesso ed eventuali ferite inferte a madre e figlio dal congiunto. Solo l’esame necroscopico potrà dissolvere ogni dubbio. Solo al termine degli accertamenti le salme saranno restituite ai familiari per il rito funebre. I carabinieri, su disposizione della magistratura, hanno anche posto sotto sequestro l’immobile in cui si è verificato il rogo. I vicini di casa hanno descritto i Papa come una famiglia molto riservata. Erano molto conosciuti e stimati a Mercato San Severino. La donna era rimasta vedova 30 anni fa, suo marito era un medico di base molto noto. A seguito della tragedia il sindaco, Antonio che nella notte tra mercoledì e giovedì si è recato sul posto, ha proclamato il lutto cittadino in occasione dei funerali.

La sorella: «Siamo stati bene a Natale non è possibile sia potuta accadere una cosa simile»

L’unica sopravvissuta della famiglia è la sorella Rosa, sposata con un medico di San Severino primario all’ospedale di Potenza, dove lei insegna lettere. E proprio dalla Basilicata la mamma e i due figli avevano trascorso le festività del Natale e fatto ritorno a casa proprio mercoledì sera. Dopo aver appreso della tragedia è giunta nella sua città natale in serata, incredula per le voci di un duplice omicidio e del suicidio del fratello. “Siamo stati bene a Natale – ha dichiarato agli amici più stretti che l’anno sostenuta- non è possibile che sia potuto accadere una cosa del genere”. Distrutta dal dolore per quello che è successo ha evitato troppi clamori recandosi all’ospedale Fucito dove ci sono le tre salme in attesa dell’autopsia. La riservatezza è stata sempre una caratteristica della famiglia – come ricorda un amico, un professore di filosofia che aveva conosciuto Donato ai tempi del liceo classico. Donato si era anche iscritto a medicina ma non aveva continuato l’Università ma gestiva le proprietà della famiglia. “Era una famiglia di altri tempi continua il professore – una famiglia perbene a cui il padre, morto oltre 40 anni fa – aveva insegnato valori e principi di una volta. E i due figli vivevano con gli insegnamenti del padre, il dottor Mario Papa, per cui mi riesce difficile credere alle voci che circolano in queste ore di un doppio omicidio e di un suicidio. Certo la verità verrà fuori”. Franco, uno studioso, dava lezioni private di italiano e latino, era un fervente credente, frequentava assiduamente i frati francescani e partecipava attivamente alla vita ecclesiale. In serata si è aggiunto al dolore della comunità anche l’ex primo cittadino Giovanni Romano: “Siamo increduli e amareggiati per la tragedia che ha sconvolto la nostra comunità. Una famiglia stimatissima e ancora oggi tutti ci ricordiamo del papà Mario”.

Franco, esperto di latino e greco e uomo di grande fede cattolica

Franco Papa era un esperto di latino e greco e impartiva lezioni di ripetizione a studenti liceali. Da cattolico praticante, leggeva i passi della Bibbia durante le Messe. Aveva una gran fede. Elementi questi che stentano a far credere a quanti lo conoscevano di aver potuto uccidere la madre ed il fratello per poi togliersi la vita. Non fa parte degli insegnamenti cattolici. E chiunque segua fedelmente la parola di Cristo non può macchiarsi di un peccato simile. I carabinieri della compagnia di Mercato San Severino hanno trovato elementi che inducono a pensare che Franco, da tempo sofferente di crisi depressive possa aver posto in atto, il piano che nella tarda serata di mercoledì ha portato al decesso della mamma e del fratello per poi uccidersi. Se tale ipotesi troverà ulteriori conferme bisognerà capire cosa abbia mai potuto scatenare il raptus omicida /suicida nella mente del 58enne. Sia Franco che i restanti componenti del nucleo familiare vengono descritti come una famiglia molto riservata. Franco da tempo soffriva di depressione, ma sembrava che il male di vivere, fino ad oggi, non avesse mai avuto il sopravvento. Il suo essere vicino a Dio e ai ragazzi a cui dava ripetizione rappresentava una marcia in più. Poi all’improvviso l’ipotesi agghiacciante. Franco probabilmente ha ucciso prima la madre ed il fratello e successivamente si è ammazzato. Resta ovviamente da chiarire in che modo abbia ucciso i congiunti e, ancora perché ha appiccato il fuoco? Cosa sia stato rinvenuto sulla scena di morte al momento non è stato rivelato dagli investigatori. In ogni caso i rilievi scientifici sono stati alquanto complicati considerato che le fiamme avevano distrutto gran parte della casa e parte di due dei tre corpi. Le indagini dovranno ora accertare se si è trattato di un corto circuito oppure di un omicidio suicidio.

Nel giorno dei funerali proclamato il lutto cittadino

Il sindaco di Mercato San Severino Antonio Somma ha proclamato il lutto cittadino nel giorno in cui si svolgeranno i funerali delle 3 vittime. “La famiglia Papa – spiega il primo cittadino – era molto nota. Mi sono recato ieri sera in via Tommaso Sanseverino, nello stabile dov’è avvenuta la tragedia, di proprietà della famiglia Papa. Ho parlato con alcuni vicini i quali mi hanno riferito di non essersi accorti di nulla fino a quando hanno sentito una forte deflagrazione che ha mandato in frantumi i vetri delle finestre. A quel punto hanno visto anche le fiamme che erano divampate in casa. A quanto pare, sempre dai racconti dei vicini, la famiglia per alcuni giorni era andata a far visita ai parenti in Basilicata e quindi, al momento del rogo, si era addirittura pensato che la casa fosse disabitata in quanto non li avevano visti far rientro. Per la nostra città è stato un risveglio amaro”.

Il precedente/ Giovanni De Vivo soffocò madre e sorella Poi tentò di togliersi la vita lanciandosi nel vuoto

Un’altra tragedia familiare sconvolse San Severino il 4 agosto del 2015. Giovanni De Vivo di 32 anni – sofferente di disturbi psichici – soffocò la madre e la sorella, Antonietta De Santis, 58 anni, e Deborah De Vivo, di 29. Dopo il duplice omicidio l’assassino tentò anche il suicidio, lanciandosi dal balcone ma riportando solo ferite non gravi. I carabinieri trovarono la ragazza nel suo letto con il cuscino sulla faccia e la donna, riversa bocconi vicino alla porta nella speranza di sottrarsi alla furia omicida del figlio. Il duplice omicidio avvenne in una abitazione al primo piano in una zona popolosa del comune di Mercato San Severino. I vicini di casa non si sarebbero accorti di niente. Il fatto si verificò in una traversa del centralissimo corso Diaz, a pochi metri dall’ufficio postale dove decine di pensionati erano in fila per ritirare la pensione. Nulla faceva presupporre una tragedia del genere. L’uomo, infatti, non aveva mai mostrato segni di violenza. Il contesto familiare, però, non era dei più gestibili. La sorella era una disabile psichica e la madre sembra che avesse sofferto in passato di depressione. Furono i vicini ad allertare i carabinieri della Compagnia di Mercato San Severino avendo visto l’uomo sul balcone in stato confusionale e insanguinato. Secondo quanto ricostruirono i militari De Vivo, dopo il duplice omicidio, si lanciò dal balcone della propria abitazione e poi, nonostante le ferite riportate, risalì in casa, come testimoniato dalle tracce di sangue nell’androne del palazzo e su per le scale. Al momento non vi sono dubbi sulla dinamica dei fatti. Il sostituto procuratore Amedeo Sessa, della Procura di Nocera, all’uscita dal sopralluogo nell’appartamento dichiarò «Le due donne – ha detto Sessa – sono state con molta probabilità strangolate, anche se è abbiamo ritrovato una forchetta vicino ai cadaveri e sono in corso accertamenti per ricostruire compitamente l’accaduto». L’omicida è fu ricoverato nell’ospedale di Salerno per le ferite riportate. Per molti una tragedia annunciata questa, in quanto l’uomo quantunque fosse seguito da un centro d’igiene mentale, dai servizi sociali del comune e da uno psichiatra di Napoli, più volte aveva dato segni di squilibrio. De Vivo fu assolto per totale incapacità di intendere e di volere. Per l’omicida fu disposta l’esecuzione di una misura di sicurezza in una Rems ovverosia una struttura residenziale sanitaria. Nell’interrogatorio Giovanni De Vivo spiegò al pm di essersi macchiato dei due delitti per salvare le due donne. Era stato sollecitato da alcune voci che continuavano ad incalzarlo. Voci che lo hanno perseguitato anche dopo aver strangolato la mamma. Tentennava, armato di forchetta, nel togliere la vita alla sorella che alla fine soffocò.