Nota/ La frittura

Andrea Pellegrino

Chissà cosa direbbe Maurizio Gasparri se sapesse (e lo saprà) che Forza Italia ha ceduto (sostanzialmente) il collegio di Agropoli al «Re delle fritture». Chissà se a lui – che nei giorni del Referendum e del famoso incontro all’Hotel Ramada (quello del patto della frittura) si era inventato perfino una canzoncina dal titolo «Meravigliosa frittura» approdando direttamente nel feudo di Alfieri – gli sarà capitata la lista salernitana di Forza Italia, scoprendo che nel collegio uninominale è spuntata la professoressa Marzia Ferraioli, più romana che salernitana. Stesso nome che compare anche al numero due del listino proporzionale della Camera dei Deputati, subito dopo Enzo Fasano. Dunque se il Movimento 5 Stelle fa rientrare la consulente della Merkel, Alessia D’Alessandro, 28enne nata e cresciuta ad Agropoli per la sfida politicamente più rilevante della Campania, Forza Italia pare che abbia già alzato bandiera bianca. Naturalmente, questo stando ai primi elementi e ai numeri fino ad ora incassati da Alfieri, poi le urne confermeranno o smentiranno.




«Gli uomini di De Luca? Tutti condannati ed indagati»

Andrea Pellegrino

Le condanne di Cantisani (compagna del governatore), di Alfieri (capostaff del presidente) e dello stesso Vincenzo De Luca rimbalzano a livello regionale e nazionale. I Cinque stelle con Valeria Ciarambino incalzano: «Nei curricula passati al vaglio di De Luca, nella scelta dei suoi più fidi collaboratori, il paragrafo più ricco non può che essere quello alla voce ‘pendenze giudiziarie’. Lo si deduce chiaramente a scorrere l’elenco di staffisti e consulenti direttamente nominati dall’ex sindaco, alcuni dei quali siedono oggi alla destra del Governatore. Che, dalla sua, può vantarsi di una lunga sfilza di pendenze. E’ attesa in primavera la sentenza Crescent, con accuse che vanno dall’abuso d’ufficio, al falso ideologico, alla lottizzazione abusiva. Ha aperto da poco i battenti un processo che lo vede imputato per falso per l’approvazione di una variante da 8 milioni di euro. Ed è dell’ultim’ora la condanna, a firma dei giudici d’Appello della Corte dei Conti, per la nomina dell’ex giardiniere Felice Marotta a vicesegretario comunale a Salerno, in palese assenza di requisiti. Una stangata da 424mila euro da spartirsi con un’allegra compagnia di dirigenti ed ex assessori. Tra questi ultimi, volti noti dell’attuale assise regio nale, come il consigliere Pd Nello Fiore, il presidente della commissione regionale Bilancio e deluchiano della prima ora Franco Picarone, il Psi Enzo Maraio, e Luigi Della Greca, attuale consigliere politico del presidente della Regione Campania su questioni, manco a dirlo, economiche. Tutti da oggi con una voce in più nei curricula che tanto piacciono al nostro presidente». «Si perde il conto di indagati e condannati alla corte di De Luca. Una collezione – sottolinea Ciarambino – lievitata a vista d’occhio negli ultimi giorni, con la condanna a 8 mesi di Maddalena Cantisani, dirigente al Comune di Salerno e compagna del governatore, per il rilascio di un’autorizzazione. La precede di appena un giorno la condanna in appello del capo della segreteria di De Luca, mister fritture di pesce Franco Alfieri, che dovrà restituire 40mila euro al Comune di Agropoli di cui è stato sindaco, per il mancato utilizzo di beni confiscati alla camorra. Lo stesso Alfieri prosciolto per prescrizione nel processo “Due Torri”, sul banco degli imputati in un altro processo per omissioni di atti d’ufficio e omessa custodia di atti sotto sequestro, e che oggi minaccia il suo partito, il Pd, di boicottaggio in campagna elettorale in caso di mancata candidatura. E come dimenticare il fido ex capostaff Nello Mastursi, inquisito per pressioni sul giudice Scognamiglio, relatore di due procedure legate all’applicazione della Severino nei confronti del governatore. Condanne e inchieste, ecco cosa producono le nomine con il metodo de Luca. Ma il Nostro ha oggi ben altro per la testa. C’è da spedire al parlamento il maggiore dei suoi rampolli, Piero De Luca, già dirigente Pd e con un curriculum, pure lui, di un certo prestigio. Il fiero erede è infatti imputato per bancarotta fraudolenta per il crac dell’immobiliare Ifil». E sulla condanna di Alfieri c’è anche il commento di Maurizio Gasparri: «Un personaggio assurto agli onori della cronaca come ‘mister frittura’ per la sua capacità di muovere voti in massa, a detta del presidente della regione Campania De Luca, in favore del Pd. La procura di Napoli, che ha aperto un’inchiesta, ha poi archiviato questo presunto caso di scambio di voti e Alfieri è diventato capo staff di De Luca in Regione. Ma poiché il diavolo fa le pentole e non i coperchi, adesso Alfieri è stato condannato in appello a restituire 40mila euro al comune di cui è stato sindaco per una storia di immobili e clan di Agropoli, oltre ad essere imputato in un altro procedimento penale al tribunale di Vallo della Lucania. Eppure resta in sella al suo posto in regione e pare addirittura proiettato alla Camera in quota Pd. Può De Luca avere come braccio destro un personaggio così discusso? Di questo, della necessità di liberare la Campania da un vero e proprio comitato che la sta affossando e del rilancio di una forte iniziativa del centrodestra unito sul territorio parleremo lunedì prossimo a Salerno, in una conferenza stampa che si terrà alle 12 al Polo Nautico».




Tommasetti tenta la scalata: vuole diventare onorevole

di Andrea Pellegrino

L’obiettivo (politico) del rettore Aurelio Tommasetti è la candidatura, meglio ancora se blindata, al Parlamento. Le voci si susseguono ormai da mesi e gli ultimi movimenti del rettore dell’Unisa confermerebbero l’ambizione di Tommasetti. L’area di riferimento sarebbe Forza Italia. Un lavoro che il rettore sta compiendo oltre i vertici provinciali, muovendosi così in ambienti più alti. Ieri mattina ha ospitato il senatore Maurizio Gasparri che ha preso parte al convegno dal titolo “Populismo o popolarismo? La globalizzazione e i suoi pericoli”. Qui il vicepresidente del Senato non ha mancato una stoccata a Vincenzo De Luca, senza risparmiare accuse allo stesso centrodestra salernitano: «Il centrodestra salernitano deve deve interrogarsi. Abbiamo criticato e continuiamo a criticare il modello De Luca – afferma Gasparri – Le polemiche non mancano, le vie delle fritture e del voto di scambio alimentano il forte consenso. Consenso che si riversa oggi nelle primarie renziane. Il centrodestra deve interrogarsi sul perché abbia da molto tempo una posizione perdente in città. Occorre riflettere per capire come ribaltare un modello che sta sfociando in monarchia, con i leader della sinistra che ormai designano direttamente i figli». Tommasetti, dunque, assiste e costruisce una rete di relazioni che potrebbero farlo decollare a Montecitorio, contrariamente al suo predecessore Raimondo Pasquino che, nonostante i vari tentativi, non è riuscito a sfondare in politica. Un primo segnale era giunto già con la nomina del nuovo direttore generale. Casella rimasta vuota dopo l’addio di Attilio Bianchi, ritornato alla guida di una struttura ospedaliera. Al suo posto Enrico Periti, pare anche lui d’area centrodestra. Periti risulta indagato a Brescia per aver assunto, all’esito di una procedura concorsuale, l’ex segretaria di Mariastella Gelmini. Intanto dalla sua il rettore taglia nastri all’interno dell’Ateneo salernitano e costruisce la sua strada verso Roma.




«In queste ore aria che non mi piace, c’è terrorismo psicologico»

di Brigida Vicinanza

“In queste ultime ore dal referendum c’è un’aria che non mi piace, nel senso che si sta diffondendo questa sorta di preoccupazione sul problema finanziario e bancario”. Maurizio Gasparri vice presidente del Senato voterà ovviamente no. Ieri ospite della nostra redazione. è passato in rassegna a tutte le motivazioni per cui gli italiani dovrebbero andare contro la riforma Renzi-Boschi il prossimo 4 dicembre. Un appello ben preciso a pochi giorni dalla chiamata alle urne e soprattutto nel territorio di De Luca, dove lo stesso governatore auspica ad un plebiscito, proprio come le elezioni amministrative che hanno visto vincente l’attuale primo cittadino Enzo Napoli. Se De Luca guarda ai grandi numeri, anche Gasparri in un certo senso guarda le percentuali e soprattutto quelle del centrodestra che pare non trovare molto spazio di gioco a Salerno e provincia e oltre a questo però Gasparri entra nel merito economico della questione, smentendo alcune “motivazioni” dei militanti per il “sì”: “Noi abbiamo già vissuto questa situazione nel 2011, quando ci dissero che la situazione delle banche ed economica era allarmante, perché non si sapeva quanti imbrogli e impicci avevano fatto col Monte dei Paschi, con il Partito democratico – ha sottolineato il vice presidente del Senato – non vorrei che si ricreasse questa sindrome, perché le banche falliscono per colpa della sinistra e non vorrei nemmeno che chi crea i problemi poi li denunciasse per influenza il voto degli italiani o di sopprimerlo”. Poi Maurizio Gasparri, ha continuato sul valore democratico di questo referendum e su una democrazia che potrebbe piano piano andare ad eliminare la riforma: “Il  restringimento degli spazi di democrazia poi non è un bene, perché questa storia del bicameralismo perfetto non è vera, anzi si tolgono spazi di democrazia agli italiani – ha rimarcato Gasparri – il problema non è che le banche falliscono se vince il no, ma le banche rischiano di fallire se rimangono nelle mani di politici o personaggi che le hanno devastate, a partire ad esempio dal papà della Boschi. Il disastro purtroppo l’hanno causato quelli che oggi sono schierati sul fronte del sì. Se perdono si può avere solo un beneficio”. Infine commenta la questione del Cnel, e soprattutto ha cercato di informare e spiegare cosa prevede, per poter permettere agli italiani di arrivare al voto domenica più consapevoli: “Io credo che il Cnel non serva a niente, nacque per creare un punto di incontro tra i lavoratori e l’impresa – ha aggiunto – l’idea inizialmente non era malvagia, poteva essere un luogo di compensazione, di incontro ma non lo è stato. Quindi credo che debba essere abolito, poi la riforma è prendere o lasciare”. Non manca di ironizzare ovviamente sul Governatore della Campania Vincenzo De Luca e sulle sue promesse tra cui le “fritture di pesce” ad Agropoli con Franco Alfieri, come si sente nell’audio registrato durante l’incontro all’hotel Ramada: “Questa riforma toglie il diritto di voto al senato, tolgono il senato e lo fanno eleggere ai vari De Luca e quante fritture dovrà fare? Noi siamo comunque per una riforma ma non questa che cancella il diritto di voto al Senato, che non fa chiarezza nelle competenze Camera-Senato, che lascia la Conferenza Stato-Regioni”. Gasparri ha poi concluso: “I conflitti tra Camera e Senato restano tutti. Si può cancellare il Senato ma De Luca c’ha la pensione da casta, il potere da casta da presidente della Regione”.




«De Luca pensionato? E’ lui il vero simbolo della casta»

di Andrea Pellegrino

«La Procura cosa fa? Ci sono, a mio avviso, tutti gli elementi per indagare su Vincenzo De Luca. Quello che è accaduto all’Hotel Ramada è gravissimo». Maurizio Gasparri, ieri, è stato ospite degli “Incontri” di Cronache, accompagnato dal senatore Enzo Fasano, da Gaetano Amatruda e da Carmine Romaniello. Sul suo tablet ha conservato l’articolo pubblicato la scorsa mattina proprio dal nostro giornale: “De Luca, il politico anti casta pensionato e stipendiato”. «E’ da ieri che condivido questo articolo», ci mostra il senatore di Forza Italia. «Nulla di illegale. Ha versato i contributi e si è ritrovato la pensione. Certo è che De Luca è la massima espressione della casta». «Caro De Luca, ora sei più “casta” tu con i tuoi figli, il comitato del Sì, l’assessore figlio – incalza Gasparri – Una vera e propria DeLucandia, come abbiamo ribattezzato questa terra che dobbiamo liberare. Lui è un “castone” perché lui è nato proprio “casta”, e non escludo che possa avere la pensione di parlamentare o il vitalizio». Domani (forse) saranno ad Agropoli con una iniziativa particolare, naturalmente per dire no alla riforma Renzi. Vorrebbero offrire fritture di pesce, oppure creare un evento che sia allo stesso tempo ironico ma anche serio. «Che sia social, in pratica», confessa Gasparri che pare che abbia ottenuto il via libera anche da Quagliariello, oltre che dai vertici locali di Forza Italia. A Roma la pattuglia forzista è tutta con lui e scommette sull’evento nel regno di Franco Alfieri, il sindaco preso d’esempio da Vincenzo De Luca durante l’ormai famoso incontro all’Hotel Ramada. «Non c’era bisogno neppure di un esposto – rincara Gasparri – sarebbe bastata l’apertura di una inchiesta di ufficio. Io mi appello alla Procura di Salerno ma anche al Procuratore nazionale antimafia (Franco Roberti, ndr) che conosce bene questa realtà». «Istiga – prosegue – al voto di scambio gli amministratori locali, ha la pensione, ha tantissime vicende giudiziarie ancora aperte e quindi era proprio da aspettarlo fuori all’hotel Ramada. Vedremo quali risultati avrà in questi comuni». Un potere, quello di De Luca, monarchico e dinastico, che neppure il centrodestra – ammette – è stato in grado di scardinare. «Mi colpì un risultato di diversi anni fa – racconta il senatore – quando votammo quasi contemporaneamente le politiche e le amministrative. Noi candidammo Marotta (alle amministrative contro De Luca) e nello stesso periodo avemmo qualche mese prima come risultato un testa a testa alle politiche, un 50 e 50 tra centrodestra e centrosinistra. Nello stesso periodo perdemmo le amministrative, invece, 70% a 30%». «Una leadership forte qui che non siamo riusciti a contrastare. Ma De Luca ha sempre fatto questo “fritto misto” – prosegue – ho frequentato Salerno e ho visto ad esempio elettori, Confindustria, aziende e imprenditori tutti piegarsi, consegnarsi nelle sue mani. Qua c’è stata una sorta di dominazione sulla società civile, sull’imprenditoria e la Camera di Commercio. Non ha piazzato il figlio come candidato sindaco per non esagerare, ma gli ha dato comunque il potere su Salerno. Uno dirige i comitati per il sì che ora sono il cuore del renzismo e l’altro fa l’assessore. I dominanti sono i figli di De Luca, c’è un sistema di potere ereditario, un potere dinastico. Tutti dicevano che Berlusconi voleva fare le dinastie, lui non ha messo in politica i figli. “Si parva licet” che non sono le alici di De Luca, è latino, ma lo ritiro sia perché De Luca non lo capirebbe, sia perché Alfieri non le tiene ad Agropoli le alici». A Salerno il fenomeno De Luca è molto più radicato di quello di de Magistris a Napoli, spiega ancora Maurizio Gasparri: «Ad esempio noi abbiamo candidato Lettieri nel capoluogo partenopeo, che si è candidato con ambizioni vincenti e poi ora è passato dall’altra parte ad esempio e voterà sì». Ma cosa ne sarà del centrodestra il 5 dicembre? «Dipende dal risultato referendario – dice ancora Gasparri – Ci auguriamo che vinca il no, credo che si farà praticamente una legge elettorale e si andrà al voto. A quel punto andando al voto si dovrà mantenere un’unità del centrodestra e soprattutto decidere una candidatura, perché la leadership è chiaro che è nelle mani di Berlusconi, padre di questo centrodestra. Berlusconi già ha detto che bisogna scegliere dal basso, ma deve essere anche uno riconosciuto dal popolo e avere un consenso. A Salerno ad esempio il potere è tutto in mano a De Luca, ovunque vada lui i salernitani votano per chi ha accanto, quelle non sono primarie. E Berlusconi diffida da queste cose qua, dove alla fine già si sa prima cosa succede». Se dovesse vincere il sì, «andremo a un’era molto lunga di Renzi, potrebbe concludere la legislatura, andare al voto forse già nel 2017 e probabilmente anche vincere, quindi il centrodestra avrebbe lungo tempo per preparare una rivincita». Ma vincerà il no, annuncia. E Renzi? Gasparri scherza: «L’ho incrociato in uno studio televisivo dicendomi che forse non l’avremmo visto per alcuni anni e io gli ho risposto che non era detto perché se perde al referendum Berlusconi potrebbe farlo sottosegretario alla presidenza, perché a noi uno giovane e dinamico potrebbe essere utile. Gli ho fatto anche una proposta di lavoro insomma».