Scafati. Intimidazione contro l’opposizione: insorgono Orfini, Paris e Cirielli

SCAFATI. «Da Aliberti intimidazioni a nostri esponenti».  la dura denubncia arriva da Matteo Orfini  presidente nazionale del Partito democratico. «Il sindaco di Scafati, indagato per reati gravissimi, ieri (venerdì, per chi legge, ndr) ha pubblicato su Facebook le foto di esponenti dell'opposizione, indicandoli come gli autori delle denunce dalle quali sono scaturite le indagini della Dia e della Procura di questi anni e di questi mesi, e il probabile arrivo della Commissione d’accesso, come annunciato dai media» scrive Orfini.  Il presidente nazionale del Pd aggiunge: «Ricordiamo a Pasquale Aliberti che le indagini e le inchieste le fanno la magistratura, non le opposizioni. Inoltre, il possibile arrivo della Commissione d’accesso sarebbe imputabile ai comportamenti poco chiari di chi amministra, non di chi li denuncia». Ed aggiunge: «Le intimidazioni nei confronti dei consiglieri democrat e di altri esponenti del Pd sono inaccettabili e non fermeranno, di certo, la nostra battaglia in difesa della trasparenza e della legalità». Dichiarazioni che contribuiranno a rendere ancor più incandescente il clima politico scafatese.
E sulla pubblicazione da parte del sindaco Pasquale Aliberti delle foto dei sui oppositori  su facebook accusandoli di essere gli autori dell’arrivo della commissione d’accesso agli atti, si esprimno anche Valentina Paris, deputato del Pd, responsabile nazionale Enti Locali del partito, ed il parlamentare Edmondo Cirielli (Fdi -An). "Sono gravi le intimidazioni del sindaco di Scafati nei confronti di Michele Grimaldi e dei nostri esponenti Pd a Scafati -dichiara Valentina Paris-. Pasquale Aliberti, purtroppo già sotto i riflettori per le pesanti inchieste che lo riguardano, ha ancora una volta oltrepassato il segno, pubblicando su Facebook le foto di dirigenti del nostro partito accusandoli di aver infangato il nome della città. A Michele e ai nostri tesserati va tutta la mia solidarietà. Purtroppo non sono le giuste denunce dei nostri iscritti a far arrivare la Dia negli uffici comunali, o la Commissione d'accesso ma la cattiva amministrazione del centrodestra scafatese”.
Ed Edmondo Cirielli scrive: “Le intimidazioni del sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, nei confronti di alcuni consiglieri comunali di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, sono incredibili e inaccettabili. Un atto gravissimo, quello compiuto dal primo cittadino, con la pubblicazione delle foto su Facebook degli esponenti dell’opposizione, indicati quali gli autori delle denunce da cui sono poi nate alcune inchieste della Dia e della Procura. Un gesto che lascia senza parole e la dice lunga sulla persona che amministra Scafati e sulla considerazione che ha della Magistratura”.




I lavori per il Grande progetto Pompei: un esempio per l’Italia. Prima parte del reportage sull’inaugurazione di sei domus, in 7 articoli e 8 foto

Le sei domus restaurate I mosaici del pavimento della domus del ricco fornaio Paquius Proculus che tentò anche la scalata al potere candidandosi alle elezioni. oppure la lussuosa domus dell’Efebo, con le sue rifiniture di pregio e le scene nilotiche del giardino per non dimenticare i quadretti erotici. E poi, il laboratorio del possidente tintore Stefanus o quelle più modeste di Fabius Amandio e il Sacerdos Amandus. Tutte e sei tornano allo splendore grazie ad un restauro costato circa 3 milioni di euro del Grande Progetto Pompei.

VISITATORI IN VISIBILIO PER LA TINTORIA DI STEPHANUS E PER I MOSAICI DEL RICCO FORNAIO PROCULO. TUTTO ESAURITO PER LE VISITE GUIDATE neanche un posto dispobile nelle ultime ore per visitare le sei domus innaugurate la Vigilia di Natale. Qui accanto le foto di Michele Amoruso degli affreschi delle bellissime dimore ritornate al loro antico splendore.

 

I lavori per il Grande progetto Pompei: un esempio per l’Italia

Riaperte al pubblico la Fullonica e le cinque case di Criptoportico, Paquio Proculo, Sacerdos Amandus e Efebo. Si tratta di sei strutture ubicate in via dell’Abbondanza, cuore pulsante dell’economia dell’antica città romana. Dopo mesi di minuziosi interventi di restauro, l’inaugurazione è avvenuta il 24 dicembre scorso. Una giornata particolare, scelta forse proprio a voler rimarcare l’eccezionalità dell’evento, percepito da molti un po’ come una sorta di regalo di Natale per il patrimonio culturale non solo italiano ma anche mondiale, perché Pompei è di tutti. A ricordarlo c’è l’Unesco. Il Grande Progetto porta a causa un altro importante risultato ed incassa il plauso della Presidenza del Consiglio. Ricco il parterre dei politici intervenuti: dal premier Matteo Renzi al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca al sottosegretario di stato alla difesa Gioacchino Alfano, fino ad arrivare all’onorevole Mario Casillo. Presenti anche l’esponente del Pd Raffaele Migliore e Pasquale Sommese, ex assessore regionale al turismo per il Nuovo centrodestra. Seduti in prima fila il soprintendente degli scavi archeologici Massimo Osanna e il generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri a capo della direzione generale del Grande Progetto Pompei dal 2012. Ci sarà però un cambio ai vertici. A Nistri subentrerà un altro generale dei carabinieri, Luigi Curatolo. Entusiasta Massimo Osanna. «E’ stato restituito un pezzo di Pompei che da anni non si vedeva e che comprende case di altissimo prestigio affacciate su via dell’Abbondanza. A marzo apriremo altre case in occasione della mostra “Mito e natura”. Si è lavorato in primo luogo sul restauro architettonico, in particolare sulle coperture in calcestruzzo armato, adeguando tutto alle normative antisismiche in vigore dal 2008. Per il recupero degli apparati decorativi sono state utilizzate nuove tecnologie, anche laser, per eliminare tutte le tracce dei vecchi restauri. Nei primi mesi del 2016 metteremo in sicurezza la metà del sito. Entro il 2017 puntiamo al 100%, che è un obiettivo straordinario se si pensa che nel 2000 si parlava solo del 30%. La data del 24 agosto 2017 sancirà la fine del programma straordinario. Inizierà poi la stagione della manutenzione programmata, della quale Pompei avrà bisogno tutti i giorni». Soddisfatto anche il generale Giovanni Nistri: «Il quadro economico post gara di ogni singolo intervento ad oggi non è stato mutato. I tempi di gara sono passati da 360-350 giorni ad una media di 60-50 giorni. Sono stati posti in tutta una serie di filtri che auspicabilmente hanno ridotto le possibilità di movimento della malavita. Abbiamo cercato di evitare questo. Ma solo l’autorità giudiziaria potrà eventualmente chiarire tutto in futuro. Abbiamo cercato di rispettare i crismi della legalità».NUOVO COMMISSARIO IL GENERALE LUIGI CURATOLI

generale Luigi Curatoli, nuovo commissario per Pompei

generale Luigi Curatoli, nuovo commissario per Pompei

IL NUOVO COMMISSARIO IL GENERALE LUIGI CURATOLI: «Continuare nel solco tracciato e rispettare gli impegni»

Con la chiusura del cantiere che ha ridato al pubblico le 6 domus, parla il Generale Curatoli (nella foto), che proprio nel giorno dell’ inaugurazione, segue nell’incarico di commissario straordinario per i beni archeologici al generale Giovanni Nistri, in vista anche dell’apertura di altre domus a marzo. Generale, le è stato affidato un compito difficile… «Sarà nu impegno gravoso, che porteremo avanti con determinazionecome ha detto il Presidente del Consiglio in conferenza stampa» Quali sono secondo lei le difficoltà che troverà sul campo? «Spero di incontrarne il meno possibile. Mi confronterò con il mio predecessore per farmi fare un quadro completo della situazione in modo da essere quanto più risolutivo possibile» E’ necessario che l’Arma dei carabinieri subentri in tutti questi momenti importanti per il paese? «E’ importantissimo che l’arma entri in questi contesti, anche per camminare insieme verso un obiettivo comune». Per i beni culturali, anche in virtù del prosieguo del Grande Progetto Pompei, la guida è stata affidata ad un ufficiale dei carabinieri, anche perchè ormai è noto, l’Arma dà un pizzico di legalità e rigore ad ogni progetto che le viene affidato».

 

 

 

 

«Il Grande progetto Pompei va  integrato. Bisogna fare sistema per tutta l’area»

di Ciro Serrapica

Parla di offerta integrata di sviluppo del territorio, il capogruppo del Pd in Regione, Mario Casillo. Pompei sta vivendo una nuova stagione, non soltanto un rilancio culturale ma anche economico per tutta questa area. E’ necessario fare rete, sistema, tra i vari comuni tra le varie realtà archeologiche dell’ Agro nocerino e dell’area vesuviana. -Diciamo innanzitutto che Pompei, grazie all’intervento del Ministro Franceschini e del governo e passata da 2600000 visitatori a 3200000 visitatori. C’è stato un grande incremento, ed è la dimostrazione che gli investimenti e l’impegno portano a grandi risultati. Questi risultati però devono trasformarsi anche in un risultato economico per il territorio. Bisogna fare rete. Il Grande Progetto Pompei va bene ma va un attimino integrato, va rivisto. Pompei è sempre stata una grande risorsa, ma non deve solo servire per andare in giro a portare il suo nome, ma deve diventare una grande risorsa anche per il territorio circostante. Stiamo lavorando ancora adesso per questo progetto, ed a maggior ragione io che sono di questo territorio, più di altri mi sto dedicando a questo progetto. E’ necessario recuperare anche ospitalità, perchè in queste zone l’ospitalità alberghiera non sempre sufficiente. In queste zone poi molte famiglie si sono attrezzate all’interno delle proprie abitazioni creando Bed&Breakfast. Tra le priorità della Regione, c’è l’ idea di favorire questo tipo di ospitalità e che cosa intende mettere in campo l’ente per aumentare la capienza dei posti letto? «Un po’ quello che dicevo prima. Bisogna fare sistema, bisogna fare rete. Ci sono bed&breakfast ma non c’è una visione d’insieme e strategica. Ogni comune si attrezza di suo progetto senza un progetto integrato. Pompei non può essere frutto di iniziative estemporanee di singoli imprenditori, che certamente ringraziamo per gli investimenti che mettono in campo, ma è ancora poco. C’è bisogno di progettualità. Il Grande Progetto Pompei va bene, ma bisogna perfezionarlo perché deve essere un progetto di insieme, di sviluppo del territorio e non solamente la visione un po’ parziale. Noi abbiamo dato entusiasmo e risalto a quello che era l’intervento di costruzione della stazione di interscambio tra Ferrovia dello Stato e Circumvesuviana, ma non basta solo questo, c’è bisogno di avere un progetto che prevede la nascita di nuovi alberghi, ma non che nascano sporadicamente, devono essere intesi come visione d’insieme. A Pompei deve aumentare la ricettività alberghiera, ma deve aumentare anche l’offerta turistica. Va bene aprire nuove domus, ma c’è bisogno anche di altro. In questi mesi, in Regione, stiamo lavorando su questo». L’obiettivo principale non è soltanto avere più visitatori ma anche allungare i tempi di soggiorno e visita, quindi la necessità per Pompei di collegarsi anche alle realtà vicine è fondamentale «Si. Appunto ci vuole un’offerta turistica integrata. Basta pensare che in una giornata di pioggia, a Pompei un turista non sa cosa fare, quindi si potrebbe pensare alla creazione di un museo. Bisogna trovare un’alternativa agli scavi, che si sa, sono all’aperto. Vicino Pompei c’è tanto: c’è Castellammare, c’è il Faito, c’è Oplonti, Ercolano, tutto potrebbe rientrare in un progetto integrato di offerta turistica e con una visione d’insieme dello sviluppo dell’intero territorio!.

 

 

Un viaggio tra sei stupende domus, tra le più belle della città

Oggi, probabilmente, la chimaeremmo il “corso”, questa era via dell’abbondanza a Pompei con le sue case e betteghe e perfino ville urbane. Di questa stupenda strada, riaperte al pubblico  la vigilia di Natale sei domus di ricchi e potenti pompeiani ma anche di artigiani. Quella dell’Efebo racconta di un ricco signore che ìopo il terremoto del 63 d.C. axquistò e restaurò diverse abitazioni contigue realizzando una sorta di villa urbana. La domus del Criptoportico era una prestigiosa dimora, con le stanze decorate con scene dell’Iliade, pitture di altissima qualità e le terme interne. Dopo il terremoto del 63 d.C. la meravigliosa dimora  venne probabilmente ceduta e trasformata con il criptoportico chiuso e utilizzato come cantina. Su questo tratto di strada, non abitavano solo ricchi ma anche più semplici come Fabius Amandio e il Sacerdos Amandus, con le loro abitazioni più modeste: più piccole ma sempre decorate con raffinatezza.  Imperdibile la visita al laboratorio Fullonica di Stephanus, noto in città per essere uno dei più importanti per il lavaggio e il trattamento dei tessuti scoperti. L’edificio era dotata di grandi vasche in muratura per il risciacquo, alimentate da un flusso di acqua ininterrotto, di bacini di pietra per la tintura, per il lavaggio e la smacchiatura (che veniva fatta con dei particolari tipi di argilla o con l’urina). Al primo piano,  sulle grandi terrazze, le stoffe venivano stese ad asciugare e trattate e una pressa (il torcular), una sorta di ferro da stiro. Stephanus pare fosse anche attivo nell’influenzare le elezioni politiche. E come non sostare a casa del fornaio Proculo (il suo celeberrimo ritratto accanto alla moglie è una delle icone del sito campano ed è esposto a Napoli al Museo Archeologico Nazionale). Per la sua dimora su tre piani, il propiretario aveva voluto un pavimento con stupendi mosaici e un salone e un peristilio con le pareti dipinte con soggetti ‘nilotici’ in omaggio all’egittomania  in voga in quegli anni.  A colpire il visitatore è atrio con un pavimento eccezionale, tra i più estesi e meglio conservati di Pompei, dove spicca il celeberrimo mosaico del cane alla catena fra porte semiaperte a cui seguono riquadri geometrici con animali, remi, timoni, testine umane. Uan visita mozziafiato.

 

Irlando: «Si pianifichi già la manutenzione ordinaria delle opere»

«Il fatto che siano state riconsegnate alla fruizione pubblica, dopo un periodo di restauro, altri sei edifici è certamente una buona notizia. La questione però a mio avviso è anche un’altra. Mi chiedo cosa sarà fatto dopo, quando gli interventi straordinari promossi dal Grande Progetto Pompei saranno terminati. Mi domando se ci sarà quell’attenzione necessaria affinché i risultati raggiunti, in termini di recuperi strutturali, non vadano perduti. Ritengo che l’inaugurazione dello scorso 24 dicembre, avvenuta nella meravigliosa cornice di via dell’Abbondanza, alla presenza di un parterre politico molto variegato, non debba essere letta come un punto d’arrivo ma, piuttosto, come un’occasione per ripartire definitivamente. Bisogna seguire la strada della manutenzione sistematica». Ha le idee chiare Antonio Irlando, assessore alla cultura per il Comune di Torre Annunziata e presidente dell’osservatorio patrimonio culturale, da sempre molto attento alle problematiche che afferiscono alla tutela,  del patrimonio artistico dell’area di Ercolano, Oplonti, Pompei e Stabia. «Molti risultati sono stati raggiunti. C’è da augurarsi che durino nel tempo»                    MarDiPa

 

Cronista di Sydney: «Pompei non si presenta bene»

Impressioni tutto sommato positive quelle della stampa estera in riferimento all’organizzazione della conferenza stampa di presentazione per la riconsegna ufficiale alla fruizione pubblica, dopo la conclusione dei lavori di restauro, dei sei edifici di via dell’Abbondanza. Sono accorsi giornalisti da ogni parte dell’Italia e del mondo. Per l’occasione l’ufficio stampa del Mibact ha coperto persino rimborsato i costi dei biglietti ai cronisti che, per raggiungere Pompei, hanno viaggiato ad esempio in treno. «L’ufficio stampa del ministero dei beni culturali oltre a chiamarmi per confermarmi l’accreditamento per la visita di Renzi, si è sincerato che potessi raggiungere la città e, se fossi stato impossibilitato, mi avrebbero offerto il biglietto in andata e ritorno per la tratta Roma-Pompei». Questo il commento di un giornalista della stampa nazionale. Raccogliendo un po’ di impressioni tra gli operatori della stampa estera, è risultato molto interessante il pensiero di un cronista di Sidney, il signor Desmond O’ Grady, corrispondente per la testata Sydney Morning Herald. In un ottimo italiano, l’australiano ha espresso le sue impressioni. «Gli interventi dei politici sono stati molto interessanti. Hanno tutti pronunciato discorsi molto accattivanti, ad effetto. Speriamo sia tutto vero. Pompei è bella, però non si presenta molto bene. Ci sono molte cose da migliorare all’interno del sito archeologico, soprattutto per rendere più agevole la fruizione. Devo dire inoltre che, arrivando all’ingresso delle antiche rovine, all’istante non ho percepito che ci fosse anche una città moderna a poca distanza». MarDiPa

 

 




Castel San Giorgio. Caso Faiella, ne discuterà il consiglio dell’ordine degli avvocati

CASTEL SAN GIORGIO. Con una lettera datata 13 novembre l’ordine degli avvocati di Salerno risponde ai quesiti dei consiglieri comunali Salvati e De Caro sulla vicenda del capostaff del sindaco Sammartino, Mattia Faiella. L’ordine comunica ai due consiglieri che il consiglio discuterà della vicenda e chiede i documenti a cui i due facevano riferimento. Come si ricorderà la questione riguardava la qualifica di avvocato usata da Mattia Faiella e non quella di abogado stabilito così come realmente è essendo lo stesso abilitato alla professione in Spagna e non in Italia. Oltretutto la questione si tinge ancor più di giallo perchè Faiella da capostaff risulta ora dipendente pubblico cosa che dovrebbe portarlo ad una sospensione dall’ordine per il periodo relativo.




Matteo Vaccaro va in Cassazione Nuova istanza per la revisione della misura cautelare dopo il no dei giudici del Riesame

Dopo il no dei giudici del Tribunale del Riesame i legali di Matteo Vaccaro chiederanno di rivedere la misura cautelare nei confronti del boss di Ogliara alla Cassazione o meglio cercheranno di impugnare quanto disposto dal Tribunale della Libertà di Salerno. Il legale difensore deposità nuovi elementi per dimostrare l’estraneità dei fatti del suo assistito ma soprattutto per evidenziare come il materiale probatorio a disposizione della Procura, Vincenzo Montemurro è il pm titolare delle indagini, sia assolutamente insufficiente per acclarare la colpevolezza di Vaccaro. Il dispositivo informativo a disposizione dei magistrati non permetterebbe un riconoscimento dei soggetti che alla guida della moto inseguirono Antonio Procida ed Angelo Rinaldi. Da verificare se anche gli altri legali difensori depositeranno analoga istanza alla Suprema Corte di Cassazione che, in ogni caso, discuterà il ricorso a settembre alla ripresa dell’attività. Nel frattempo si attende l’esito delle perizie disposte dai legali difensori per cercare di chiarire dai video a disposizione se effettivamente, sia sotto l’aspetto temporale (anche sui tempi d’azione e di rilevamento ci sono delle discrepanze) che sotto l’aspetto meramente fisico, ci siano elementi a carico dei tre soggetti finiti in carcere (per questa vicenda c’è anche un quarto indagato). I giudici del Riesame definirono “granitica” l’ordinanza di arresto precisarono nelle motivazioni, attraverso le quali confermavano la misura cautelare che a sparare era stato Roberto Esposito lo scorso 5 maggio in via Magna Grecia. Secondo la ricostruzione dei giudici del Tribunale della Libertà: “Le riprese filmate non sono seriamente contestabili nè sull’individuazione dei soggetti filmati, riconosciuti in diretta. Peraltro una telecamere è del ministero degli Interni: per le altre, l’accusa ha dato conto del sistema, empirico ma efficace ed in questa fase sufficiente, per misurare in tempo reale lo scarto orario e risalire a quello effettivo. Secondo il tribunale, fatto salvo ogni più opportuno approfondimento, quelle riprese danno anche conto dei ruoli delittuosi: Matteo Vaccaro è il mandante, presente sui luoghi del delitto probabilmente per recuperare dalle mani del killer, la pistola che Roberto Esposito aveva poco prima prelevato dalla Ford Ka di Guido Vaccaro”. I giudici del Riesame evidenziano “la fretta con la quale egli si allontanava dal posto. Roberto Esposito ha sparato”. Ora il ricorso in Cassazione dell’avvocato difensore di Matteo Vaccaro.




De Luca, Tribunale ha accolto ricorso urgente: ora si può insediare

di Andrea Pellegrino

La prima sezione civile del Tribunale di Napoli ha accolto il ricorso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca contro la sospensione dalla carica prevista dalla legge Severino. La decisione del Tribunale permetterà al neo presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca di partecipare alla seduta di insediamento del Consiglio regionale, inizialmente prevista per il 29 giugno e poi slittata, e di nominare la Giunta regionale. Il Tribunale ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dai legali del governatore due giorni fa; i giudici decideranno poi nel merito della vicenda che coinvolge il governatore campano, la sospensione effetto del decreto firmato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi secondo quanto previsto dalla legge Severino.

La decisione è stata assunta con un provvedimento monocratico del presidente della sezione, Guglielmo Cioffi. Il Tribunale ha fissato per il 17 luglio l’udienza collegiale per la conferma, la modifica o la revoca dello stesso.

De Luca ha appreso la notizia mentre era a Roma presso la sede del Pd. Nicola Landolfi, segretario provinciale del Pd ha accolto così la notizia: “Abbiamo vinto. Il tribunale con decreto monocratico ha sospeso il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri. La settimana prossima consiglio regionale per l’insediamento della giunta. E’ stata ripristinata la democrazia e la legalità costituzionale”.

Il ricorso ordinario, invece, incardinato alla prima sezione, sara’ invece discusso il prossimo 20 novembre

 




Renzi sospende De Luca Se vuole faccia la Giunta

di Andrea Pellegrino

«Ho provveduto a sospendere Vincenzo De Luca». Sono le parole di Matteo Ren- zi al termine del Consiglio dei Ministri, ini- ziato in forte ritardo rispetto all’orario di convocazione. Nessun provvedimento ad hoc, ha detto il premier: «A norma della legge Severino abbiamo firmato il decreto di sospensione di De Luca da governatore della Campania». Nessun provvedimento ad hoc, dice il premier. Per quanto riguarda la giunta ed il vicepresidente, Vincenzo De Luca potrà o dovrà rifarsi al parere espres- so dall’avvocatura dello Stato. Tant’è che Renzi spiega: «Il presidente – ha detto il premier – può fare gli atti consentiti dal pare- re medesimo, noi abbiamo proceduto alla firma del decreto di sospensione senza fare ricorso ad alcuna normativa ad hoc». «Abbiamo seguito l’iter – ha detto ancora Renzi – penso che ci sarà il ricorso da par te del presidente De Luca. Io mi attendo il ricorso avverso questo atto, poi sarà il presidente De Luca ora a valutare gli atti secondo quanto espresso dall’avvocatura dello Stato nel recente parere espresso sulla vicenda. Dalla nostra avevamo sempre detto che avremmo mantenuto ogni tipo di in- tervento necessario, senza fare ricorso ad alcuna normativa ad hoc. Lo abbiamo dimostrato una volta di più come era doveroso fare». Nessun “salva De Luca” in pratica da parte della presidenza del Consiglio dei Ministri che era stata diffidata dal grup- po campano del Movimento 5 Stelle. Insomma, De Luca dovrà valutare da solo se compiere o no gli atti. «Ora tocca al presidente della regione Campania – ha ribadito il premier Matteo Renzi – valutare se procedere o meno alla nomina della giunta, seguendo il parere dell’avvocatura dello Stato». Tecnicamente ora il dispositivo di sospensione sarà trasmesso dalla presi- denza del Consiglio alla Prefettura di Napoli ed in seguito il Consiglio regionale ne dovrà prende atto. E con molta probabilità il dispositivo dovrà giungere in aula già lunedì mattina. Dopodiché il governatore sospeso farà ricorso utilizzando la strada tracciata da Luigi de Magistris. Nel contempo, però, gli atti che eventualmente compirà – comprese le nomine degli as-sessori e del vicepresidente – potrebbero essere oggetto di ricorso, ora più che mai che non c’è stato nessuno scudo da parte del Consiglio dei Ministri. In dubbio, dunque, la presenza o meno di Vincenzo De Luca alla prima seduta del Consiglio regionale. «De Luca non potrà entrare – dice l’avvocato Oreste Agosto, legale del Movimento 5 Stelle – era sospeso ed è sospeso. Non può compiere nessun atto. Abbiamo già pronte le diffide. Con il nostro originario ricorso avevamo annunciato il caos istituzionale in Campania». Ed anche Antonio Iannone, presidente regionale dei Fratelli d’Italia dice: «Stando così le cose De Luca lunedì non potrà neanche presentarsi in Consiglio. Se dovesse farlo provvederò stesso lunedì mattina a denunciarlo alla Procura della Repubblica di Napoli». Intanto sono ore concitate nei partiti della maggioranza e soprattutto del Pd. In attesa di notizie da Roma, giunte in serata, consiglieri e gruppi dirigenti sono stati per l’intera giornata di ieri alle prese con le nomine ed i posizionamenti. Un primo vertice ha riguardato, presso la sede del Pd di Napoli, tutti i segretari regionali dei partiti che hanno sostenuto la candidatura alla presidenza di Vincenzo De Luca. Poi a seguire il neo governatore, presso il suo quartier generale partenopeo a via Toledo, ha incontrato i trenta consiglieri regionali che compongono la maggioranza. All’ordine del giorno l’indicazione per l’elezione del presi- dente del Consiglio regionale e la composizione dell’ufficio di presidenza, nonché le commissioni regionali. Il governatore, in merito alla poltrona più alta dell’Assise ha espresso un’indicazione in favore di Rosetta D’Amelio, il consigliere che già presenzierà la seduta di lunedì e che ha provveduto alla convocazione e alla stesura dell’ordine del giorno.




Caso De Luca. Iannone (Fdi): «Denuncerò Renzi e De Luca alla Procura se non rispetteranno le disposizioni della Legge Severino»

 
Iannone (FDI-AN): “Denuncerò Renzi e De Luca alla Procura della Repubblica se non rispetteranno le disposizioni della Legge Severino”
 
Il Presidente Regionale di FDI-AN, Antonio Iannone, in una nota stampa, ha dichiarato: “Se Renzi non dovesse far giungere entro lunedì mattina il decreto che accerta la sospensione di De Luca lo denuncerò alla Procura della Repubblica. Se De Luca dovesse nominare la giunta in assenza di poteri lo denuncerò alla Procura della Repubblica. Con la Legge non si gioca, la Legge deve essere uguale per tutti ed applicata nello stesso modo per tutti”.
 



Il conflitto di Renzi, esposto all’Antitrust. M5S scrive anche all’Anac: «Non può decidere su sospensione De Luca»

di Marta Naddei

Presidente del Consiglio e segretario nazionale del Pd. Sul caso De Luca, Matteo Renzi è in conflitto di interesse. Lo sostengono i parlamentari del Movimento Cinque Stelle che pongono questo assunto alla base dell’esposto presentato all’Autorià anticorruzione ed all’Antitrust in merito a quello che è ormai diventata una questione nazionale: la sospensiva che pende sul capo di Vincenzo De Luca, governatore in pectore della Campania, in odore di stop per la legge Severino. Un esposto che reca la firma dei parlamentati campani Isabella Adinolfi, Andrea Cioffi, Silvia Giordano, Girolamo Pisano e Angelo Tofalo, supportati da quelle del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, del presidente della commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico e del consigliere regionale Valeria Ciarambino.
In sostanza, Renzi è colui che da un lato, da segretario nazionale del partito, ha fatto sì che De Luca si presentasse alle primarie (per poi vincerle) e diventasse il candidato alle Regionali e a favore del quale ha poi preso parte anche alla campagna elettorale; dall’altro è la stessa persona che – in qualità di presidente del Consiglio dei ministri – dovrà firmare la sospensiva per la “Severino”. Per i pentastellati si configura un chiaro caso di “conflitto di interessi”.
«De Luca non può nominare un vice né una giunta regionale, lo abbiamo ribadito in più occasioni: non può svolgere il ruolo di presidente della Regione Campania. Per questo dopo aver presentato nelle scorse settimane un esposto in Procura chiediamo anche che Anac e Antitrust si esprimano con parere in merito alla vicenda» – affermano. Una “vacatio” che fa dei Cinque stelle i più ferventi sostenitori del ritorno alle urne, come sottolinea Pisano: «Si smetta di prendere in giro i cittadini campani: bisogna tornare subito al voto per fare scegliere ai campani il proprio presidente».




Renzi vuole Barca vice Resiste l’ipotesi Pasquino

di Andrea Pellegrino

Le riunioni si susseguono e le caselle da riempire sono ancora molte. La corsa contro il tempo per la composizione della nuova giunta regionale a guida De Luca non ha dato ancora i risultati sperati. Colpa di Roma che vorrebbe un suo vicepresidente di peso e di caratura nazionale anche per controbattere il colpo della sospensione di Vincenzo De Luca (primo caso nella storia di questo Paese) dalla carica di presidente della Regione Campania. Così Matteo Renzi avrebbe fornito la sua rosa di nomi. E tra questi pare che stia prendendo piede l’ex ministro (governo Monti) Fabrizio Barca. Un nome di spessore, che sostanzialmente commissaria (politicamente) Palazzo Santa Lucia, strappandolo totalmente al “sospeso” Vincenzo De Luca. Sul tavolo del neo governatore resterebbero, invece, due nomi a lui più vicini: il primo quello di Fulvio Bonavitacola. Ma a quanto pare sia il deputato salernitano che lo stesso premier avrebbero scartato l’ipotesi. Il secondo quello di Raimondo Pasquino, già rettore dell’università di Salerno e presidente del Consiglio comunale di Napoli. Per lui l’ostacolo da superare sarebbe rappresentato dal veto posto da Ciriaco De Mita. Seppur, anche nel caso di Pasquino, Roma sarebbe abbastanza fredda. Troppo vicino alle posizioni di Vincenzo De Luca e troppo distante da Palazzo Chigi, secondo il pensiero dei vertici nazionali del Pd. Meglio Barca, a parere del Nazareno, esperto di Fondi europei e vicino a quella sinistra del partito che non è però in aperto contrasto con Renzi.
Quanto agli altri nomi in campo, resta in piedi l’ipotesi del generale Carmine De Pascale all’ambiente e alla Terra dei Fuochi mentre si sussurra, invece, il nome del salernitano Corrado Martinangelo all’agricoltura. L’ex assessore provinciale sarebbe sponsorizzato direttamente dal ministro Martina. Tra gli altri salernitani Luigi Cobellis, sostenuto da De Mita. A lui potrebbe andare l’assessorato al turismo e spettacolo diretto fino ad oggi da Pasquale Sommese (ex Udc). All’appello mancherebbe il nome di cozzoliniani e bassoliniani mentre prede quota l’ipotesi di Mario Casillo presidente del Consiglio regionale.
Intanto ieri è stata anche una giornata di incontri operativi per Vincenzo De Luca. Il primo per ripristinare le vie del Mare, indispensabili – ha detto il neo governatore della Regione Campania «per il turismo». Nel pomeriggio, invece, durante un incontro a Caivano non ha risparmiato accuse a Giovanni Romano: «E’ delle mie zone e fa il sindaco a Mercato San Severino, la cui società – ha spiegato Vincenzo De Luca –  ha 25 milioni di euro di debiti e la legge che abbiamo fatto serviva solo a scaricare i debiti accumulati sui comuni magari virtuosi per aumentare ancora di piu’ le bollette alle famiglie. Metteremo mano anche a questo».




Omicio di via Magna Grecia: fermati mandante ed esecutori

Omicio di via Magna Grecia: fermati mandante ed esecutori. I due sarebbero stati uccisi dopo una lite per gestire le affisisoni elettorali.

In poche ore la polòizia ha individuato i presunti responsabili del duplice assassinio di ier pomeriggio,, intorno alle 16.20, in via Magna Grecia a Fratte-Salerno. Le due vittime, il 42enne  pregiudiocato Antonio Procioda e il 38enne incensurato Angelo Rinaldi. mandante del duplice omicidio sarebbe stato il 57enne pregiudicato Matteo Vaccaro di Salerno, già leader dell’omonimo gruppo criminale operante nella zona delle frazioni collinari di Salerno; esecutori sarebbero il 35enne figlio pregiduicato Guido Vaccaro, e il 44enne Roberto Esposito, amch’egli  pregiudicato di Salerno. La Squadra mobile della questura di Salerno ha individuato i tre attraverso l’interrogatorio di  persone informate sui fatti, perquisizioni ed analisi dei sistemi pubblici e privati di videosorveglianza. Nella tarda serata di ieri, asottoposti a fermo di indiziato di delitto dei tre indagati. Il movente dell’ omicidio è stato individuato in una violenta lite verificatasi nella mattinata di ieri tra Procida  e  Matteo Vaccaro, scaturita da contrasti per l’accaparramento del servizio di affissione manifesti per la prossima campagna elettorale per le elezioni regionali. 101