Umberto Accettullo: voleva le tracce del concorso da notaio

di Andrea Pellegrino

Nell’inchiesta P3 (quella del dossier contro Caldoro), Umberto Accettullo era l’incaricato di Sica per diffondere via fax l’articolo on line che denigrava l’ex governatore della Campania. Accettullo (oggi direttore amministrativo dell’Adisu Orientale, Parthenope e Federico II di Napoli) viene beccato grazie ad una intercettazione telefonica ma la sua posizione non è stata oggetto di indagine penale. A Pontecagnano è stato assessore comunale proprio della giunta Sica. Ora è al centro dell’inchiesta napoletana ed è finito ai domiciliari per un giro di appalti e mazzette. Tra gli episodi finiti sotto la lente d’ingrandimento della procura partenopea, l’incarico affidato al commercialista Giuseppe Carulli, in cambio delle tracce d’esame per il concorso nazionale per l’accesso alla professione di notaio che avrebbe dovuto sostenere la figlia. Carulli, secondo l’accusa, avrebbe dovuto, poi, far pressioni anche su un membro della commissione per garantire il buon esito del concorso.




Tangenti nella sanità e università: 6 arresti e 4 obblighi di soggiorno, tra i quali anche Guglielmo Manna

Nuova inchiesta sulla sanità in Campania ed ancora arresti e perquisizioni nel capoluogo. Sono 10 complessivamente le misure cautelari eseguite, tra le quali l’arresto ai domicliari dell’avvocato Guglielmo Manna, il marito del giudice Anna Scognamiglio (che non figura in questa inchiesta), nome noto per essere stata coinvolta nelle indagini su presunte induzioni indebite alla vigilia della decisione sul l’applicazione della legge Severino al governatore Vincenzo De Luca.
Indagine di questa mattina con arresti e perquisizioni è diretta dai pm Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Enrica Parascandolo riguardano presunte tangenti pagate per appalti dell’azienda ospedaliera Santobono-Pausillipon.

All’obbligo di soggiorno nel comune di residenza Danilo Bernardi, già direttore divisone pubblico e poi divisione mercati internazionali della Manutencoop, mentre altri dirigenti della società sono indagati.
In carcere è finito l’infermiere Giorgio Poziello
In cinque ai domiciliari: oltre a Manna anche il dirigente Sicurezza, prevenzione e protezione del “Santobono”, Pasquale Arace, l’impiegato Gaetano Russo e Umberto Accettulo, direttore amministrativo dell’Adisu Orientale, Parthenope e Federico II e il geometra Pasquale Greco, coinvolti in altro filone dell’indagine, che prende in esame appalti di pulizia e facchinaggio presso gli istituti universitari.

Quattro sono all’ obbligo di soggiorno, fra i quali l’imprenditore napoletano Pietro Coci. Quest’ultimo, presentatosi spontaneamente in Procura il 19 maggio scorso confessò agli inquirenti di aver ricevuto da Poziello la richiesta di una tangente pari al 4% per l’aggiudicazione di un appalto e di averne parlato con due dirigenti della Manutencoop (fra i quali non c’è Berardi). Questi dirigenti, secondo Coci, gli avrebbero dettoche  Manutencoop era solita pagare tangeti pari al 2-2,5% del prezzo di aggiudicazione e non il 4%.




La Scognamiglio s’interessò anche delle altre vicende di De Luca

di Andrea Pellegrino

«L’interessamento della Scognamiglio alla vicenda De Luca/Manna emergeva anche da una serie di contatti intercorsi con la dottoressa Silvana Sica, magistrato». La procura di Roma traccia un profilo completo del giudice e dei rapporti con suo marito, Guglielmo Manna. Al vaglio, infatti, ci sarebbero intercettazioni telefoniche che dimostrerebbero l’interessamento della Scognamiglio anche verso altre istanze che riguardano Vincenzo De Luca ed in discussione sempre al Tribunale Civile di Napoli.
In particolare la Scognamiglio (giudice relatore dell’udienza che ha sospeso la sospensiva per Vincenzo De Luca) si rivolge ad una sua collega, Silvana Sica, che segue l’istanza presentata da alcuni ex consiglieri regionali del centrodestra contro il provvedimento pronunciato il 22 luglio a favore del governatore della Campania. Alle 14,27 del 13 agosto – giorno dell’udienza – la Scognamiglio contatta la Sica: «Ciao come è andato il reclamo De Luca?». Solo alle 19,12 la Sica risponde: «Ci siamo riservati». Alle 19,13 la Scognamiglio replicava: «Come va in generale? Fammi sapere quando depositate». Alle 19,36 la Sica scriveva: «Tutto bene ci risentiamo».
Pochi minuti dopo è Manna (il marito) che contatta Giorgio Poziello (“un mediatore della trattativa”, anche lui iscritto sul registro degli indagati della procura di Roma), riferendo di «essersi informato e di aver appurato che i consiglieri del centro destra avevano fatto reclamo contro De Luca e che il collegio, formato dalla Sica, da Sorrentino e da un altro giudice, si era riservato e che comunque non si sarebbero distaccati dalle precedenti linee adottate”. Manna, infatti, al telefono con Poziello dice: «Giorgio, non c’è nessun problema, ormai non cambia niente. Si sono riservati, non ti preoccupare». Ed ancora: «Non si staccheranno dalle linee precedentemente adottate. Hanno ammesso il reclamo del centrodestra ma è normale, normale amministrazione». E Poziello replica: «Mi hanno detto ‘sta cosa e mi sono allarmato». Manna cerca di tranquillizzarlo: «No, no, no, normale amministrazione. Il reclamo sull’ordinanza è prassi ed hanno ammesso il reclamo ma non cambia nulla». Il 23 agosto è il giorno della pronuncia, con il tribunale di Napoli che respinge l’istanza presentata da un gruppo di consiglieri regionali uscenti di centrodestra (assistiti dagli avvocati Giuseppe Olivieri, Salvatore Di Pardo, Giuliano Di Pardo, Nicola Scapillati, Andrea Latessa e Francesco Percuoco), nonché dal movimento a difesa del cittadino e da Arturo Scotto, Salvatore Vozza e Franco Mari di Sel.
Qualche giorno prima, il 20 agosto, Manna cerca di tranquillizzare l’avvocato Brancaccio, altra figura chiave dell’inchiesta capitolina. Manna annuncia di «avere un ulteriore strumento nelle loro mani da utilizzare per raggiungere il loro scopo, cioè la nomina sanitaria». Parlando del reclamo già discusso dice: «Va bene il reclamo, il reclamo lo tiene Silvana ma non decideranno nulla, però chiaramente Roberta (Di Clemente, ndr) ha fatto in modo di gestire le carte in modo che Anna (Scognamiglio, ndr) trova praticamente il ricorso abbinato al Dcpm come relatore e praticamente Anna già adesso, la settimana prossima, deve fissare l’udienza sul giudizio principale. A questo punto io adesso voglio essere meno educato e meno signore e dire “uagliu ma a che gioco state giocando?”».




Al Csm gli atti che riguardano la Scognamiglio. «Si interessava alle vicende del marito»

di Andrea Pellegrino

Anna Scognamiglio conosceva bene le ambizioni del marito. Al punto che, in una conversazione con un conoscente, il giudice, parlando delle “trattative” del marito Guglielmo Manna, dice: «Non è andata bene.. ma nel senso che non è che non è andata bene.. solo che è tutto rimandato». Dall’altra parte la risposta è secca e spontanea: «Embè sono cinque anni che stanno rinviando o sbaglio». E difatti a quanto pare la scalata di Manna parte da lontano ed ora che ha la moglie giudice relatore nel procedimento che vede coinvolto Vincenzo De Luca (per la sospensione degli effetti della legge Severino) vuole arrivare all’incarico: quello di direttore generale di una azienda sanitaria. Al Csm (che dovrà esprimersi sul comportamento del giudice finito sotto inchiesta) ci sono ora le carte della Procura di Roma, dopo una ricostruzione fatta dalla squadra mobile di Napoli. Ricostruzione che dimostra che il giudice Scognamiglio – contrariamente a quanto affermato fino ad ora – con il marito aveva ancora ottimi rapporti. E non solo. S’interessava anche alle sue vicende. Lo scambio di sms e di Whatsapp (ciao tesoro, ok amore) dimostrano – secondo i pm titolari dell’inchiesta che coinvolge anche il presidente della Regione De Luca – che i rapporti non erano poi tanto tesi tra di loro. Una ricostruzione della vicenda che avviene anche attraverso il racconto di due magistrati sentiti come persone informate sui fatti dalla procura capitolina. Si tratta del presidente del collegio Umberto Antico e del giudice Raffaele Sdino che raccontano cosa è successo in Camera di Consiglio. Il 24 giugno Anna Scognamiglio, via Whatsapp, annuncia al marito: «Sto a casa. Vogliono fare un decreto per salvare gli atti di De Luca e sospenderlo dopo che fa il Consiglio e nomina vice». Il marito risponde: «Grazie..lo sapevo». Il 2 luglio, il giudice Cioffi emette l’ordinanza che sospende gli effetti del decreto firmato da Renzi e mette in salvo la consiliatura con De Luca che può nominare la giunta ed il vice. Il 10 luglio nel gruppo Whatsapp con altri magistrati scrive: «La stampa pensa che il caso De Luca sia esaurito», lasciando intendere – secondo la Procura – che il provvedimento emesso dal Tribunale, “inaudita altera parte”, poteva essere ribaltato dal provvedimento che avrebbe emesso il collegio di cui era giudice relatore. Ma al vaglio della procura di Roma ci sono gli episodi, le telefonate ed i fatti che ruotano intorno all’udienza del 17 luglio, quella che ha deciso, poi, di confermare la precedente ordinanza e congelare gli effetti della legge Severino, consentendo a Vincenzo De Luca di governare. Manna annuncia ai suoi “mediatori” che la sentenza «non uscirà prima di martedì» e che quindi non sarà resa nota il giorno stesso dell’udienza. Durante la quale contatta la moglie chiedendo se stesse andando tutto “secondo le aspettative”. Manna incontra Vetrano e Brancaccio (gli altri due indagati) quel giorno e spiega la situazione. Poi sarà Vetrano (promotore delle liste di Vincenzo De Luca ad Avellino) a contattare Nello Mastursi. Dopo una brevissima conversazione Vetrano dice: «Poi ci stanno anche delle altre cose poi ti riferirò meglio.. però martedì. Non possono fare prima.. hai capito?». «Va bene, va bene, va bene.. Geppino ci sentiamo martedì mattina». Il 20 luglio, Manna annuncia che la sentenza è in dirittura d’arrivo. Vetrano chiede di «rinviare la notifica alla tarda serata del giorno successivo, martedì 21 luglio, o finanche al dopodomani», al fine di consentigli di comunicare ad una terza persona «quei dettagli che non gli ha potuto dare». Alle 15,20 del 21 luglio a “notifica” ancora non resa pubblica, Manna a Brancaccio dice: «La storia è finita»; alle 19,28, invece, sollecita l’avvocato a fare una telefonata: «Chiama.. diciamo che la delibera è stata depositata e che quindi domani mattina è ufficiale». Brancaccio così avvisa Vetrano che a sua volta inviata un sms (alle 23,16) a Nello Mastursi: «Caro Nello, ho consegnato in serata i documenti, per cui domattina sarà data formale notizia». Il giorno 22 luglio la sentenza è resa pubblica. Per la Procura, dunque: «Manna sapeva che il collegio, in un primo moment,o aveva deciso di depositare il provvedimento sul caso De Luca il giorno 21 luglio, come riferito da Antico e Sdino; Vetrano attraverso Brancaccio chiede di rinviare la notifica del provvedimento al giorno 22; la Scognamiglio riferisce ad Antico che non ce l’avrebbe fatta a depositare gli atti martedì ma l’avrebbe fatto il mercoledì 22, cosa che effettivamente è avvenuta. Il 22 sempre la Scogmaiglio avverte il marito che la notizia dell’ordinanza era sul quotidiano “Il Mattino online”».




Il giallo del Riesame di Manna. La raccomandata non arriva

di Andrea Pellegrino

L’attenzione è tutta puntata sulla Procura di Roma. S’attende la chiusura delle indagini, con la consapevolezza che la sostanza dell’inchiesta ancora non è venuta fuori del tutto. Manna ha presentato istanza di riesame. Ma, nonostante una prima “raccomandata postale” andata persa e una successiva consegna a mano dell’istanza, pare che la data non sia ancora fissata. O meglio, gli atti (completi) non siano ancora stati trasmessi ai legali. La Scognamiglio (moglie di Manna), invece, ha fatto richiesta per essere ascoltata e pare che abbia consegnato «tutto il materiale utile all’inchiesta in suo possesso» alla polizia giudiziaria. Anche Vincenzo De Luca, già il 29 ottobre, aveva fatto richiesta al procuratore Pignatone, di interrogatorio per «chiarire la propria posizione». Ma al momento per gli indagati nulla si è mosso. Ad eccezione di una “visita romana” dell’avvocato Felice Lentini che assiste Nello Mastursi (ex capostaff di De Luca), negli uffici della Procura per l’acquisizione di primi atti.
Intanto il Csm si è espresso sul giudice Scognamiglio. «Sono i comportamenti tenuti dal marito, Guglielmo Manna, ad aver determinato per Anna Scognamiglio, “l’impossibilità di continuare a svolgere, con piena indipendenza e imparzialità le funzioni di giudice del tribunale di Napoli”; e questo a prescindere da ogni eventuale responsabilità del magistrato e dalla sua stessa consapevolezza della “strumentalizzazione” del suo ruolo che stava facendo il coniuge». Così la prima commissione del Csm che ha aperto la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale nei confronti di Scognamiglio, giudice relatore dell’ordinanza del tribunale di Napoli che consentì di restare in carica al governatore della Campania Vincenzo De Luca, congelando la sospensione prevista dalla legge Severino.Dopo aver esaminato le carte inviate dalla procura di Roma i consiglieri non sembrano avere dubbi. «E’ di tutta evidenza – scrivono- che c’è stato il tentativo di Manna di ottenere una nomina in ambito sanitario con un alternarsi di blandizie, lusinghe e minacce nei confronti di persone che rivestono ruoli influenti in ambito regionale, tutte più o meno strettamente legate al presidente De Luca. E lo ha fatto usando la sua veste di consorte della relatrice delle cause da cui dipende il futuro politico prossimo del presidente della Regione Campania». La Scognamiglio potrà difendersi dalle contestazioni il 25 novembre prossimo, data in cui è stata convocata a Palazzo dei Marescialli.




Le intercettazioni. Manna: “Se io non sono direttore, lui non sarà presidente”

di Andrea Pellegrino

«Voglio fargli sapere che se io non sono direttore generale lui non sarà più presidente della Regione Campania». Guglielmo Manna punta dritto ad una nomina pesante nel campo della sanità. Ossia quella di direttore generale dell’azienda di Avellino ed arriva perfino a mandare il suo curriculum in Regione Campania dalla posta elettronica della moglie magistrato. In una conversazione con l’avvocato Gianfranco Brancaccio, Guglielmo Manna dice: «Se lo vuoi telefonare gli dici che gliel’ho mandato con la posta di Anna (Scognamiglio, ndr)». E’ il primo settembre e questa volta Marra vuole far sentire tutto il suo “peso” che ha come marito del giudice relatore che dovrà tenere l’udienza, l’11 settembre successivo, su un ricorso presentato da alcuni ex consiglieri regionali che avevano impugnato il verbale di insediamento di Vincenzo De Luca. Questa volta vuole certezze, non come accaduto il 17 luglio. Qualche giorno prima, infatti, sempre Manna a Brancaccio diceva: «Noi gli abbiamo dato una cosa enorme a questo». Poi chiarisce: «Ho fatto un investimento il 17 luglio (udienza cautelare al Tribunale di Napoli sulla sospensiva degli effetti della legge Severino, ndr), il mio investimento ancora mi deve essere ritornato. Domanda: perché? E non sono stato chiamato per dirmi “ok stai tranquillo”, non ti preoccupare è solo una questione di tempo, ma è sicuro».  Una preoccupazione tale da spingere, confessa Marra a Brancaccio: «Io mo ho detto ad Anna aspetta e vediamo….cioè, perché Gianfranco a un certo punto…a me mi conviene al contrario, lo faccio cadere e mi gioco un’altra carta». In un’altra conversazione Marra ribadisce a Brancaccio: «Io sono stato un signore, la prima volta ho f atto il signore e voi niente. E poi però il 4 agosto avete fatto Postiglione (commissario all’Asl di Salerno). Ora voglio parlare con lui, perché se mi dice “vedremo”, vedremo pure noi e vediamo chi si fa male però».

Il ruolo di Vetrano
«Nel frattempo io quell’operazione l’ho fatta, e quindi il mio credito ormai è come quello della Germania nei confronti della Grecia». L’avvocato Giuseppe Vetrano, uno degli indagati nell’inchiesta che coinvolge il governatore De Luca, si rivolge a un interlocutore in una telefonata che viene intercettata il 20 luglio, due giorni prima che venga resa nota alle parti la sentenza del tribunale civile – nel cui collegio c’è il giudice Anna Scognamiglio – che congela la sospensione del presidente della Regione. Vetrano – coordinatore per la provincia di Avellino delle liste a sostegno di De Luca, nella campagna elettorale per le Regionali – viene indicato nell’inchiesta come uno degli intermediari che si muovono per far ottenere un incarico di rilievo nella sanità a Guglielmo Manna. «Si deve vedere come si può esigere, perché è inesigibile… comunque domani ha la notizia», aggiunge Vetrano. Gli investigatori della squadra mobile di Napoli autori dell’informativa aggiungono che l’indomani, 21 luglio, «Vetrano apprendeva da Brancaccio, che a sua volta era stato informato da Manna (il marito del giudice Scognamiglio, ndr), del deposito della sentenza sul ricorso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, sentenza che poi verrà resa nota alle parti il giorno successivo, 22 luglio 2015. Vetrano, appresa la notizia, si affrettava a comunicarla a Carmelo Mastursi , inviandogli un sms».

Scognamiglio:”Una storia infinita”

«E che palle! Non finisce mai, sembra la storia infinita». Il giudice Anna Scognamiglio si esprime così, parlando con il marito Guglielmo Manna, a proposito dell’ordinanza sul congelamento della sospensione Vincenzo De Luca, in una conversazione in auto intercettata, il 4 settembre, e finita agli atti dell’inchiesta. La conversazione tra Manna e la moglie è contenuta nell’informativa agli atti dell’inchiesta. Manna: «Mo’ l’11 che devi… l’11 pure devi fare la sentenza, no?». Scognamiglio: «L’11 devo fare l’altro pezzo no… ho un altro pezzo dell’ordinanza De Luca». Manna: «Mh». Scognamiglio: «E che palle! Non finisce mai, sembra la storia infinita!». Manna: «Eh sì, sembra un puzzle». Scognamiglio: «Quasi!».