Sentenze aggiustate: in 23 nei guai

Pina Ferro

Sentenze e favori: notificato l’avviso di conclusione indagine a 23 persone coinvolte a vario titolo nell’indagine della Procura di Napoli che ruotava intorno ad alcune sentenze “aggiustate” emesse dal giudice della sezione civile del Tribunale di Salerno Mario Pagano. Ad essere stati iscritti nel registro degli indagati sono: Carmine Pagano, Ermelinda Aliberti, Luigi Celeste Angrisani, Renato Coppola, Riccardo De Falco, Giovanni Di Iura, Luigi Grimaldi, Assunta Ingenito, Roberto Leone, Irene Miceli, Giovanni Pagano, Davide Palladino, Eugenio Rainone, Filippo Romano, Peppino Sabatino, Gennaro Saviano, Giovanni Scarano, Giacomo Sessa, Gerarda Torino e Augusta Villani. L’avviso di conclusione indagini è stato notificato anche al giudice Mario Pagano ed al cancelliere Nicola Montone, cognato del giudice. Il nome di questi ultimi due compaiono solo per completezza del capo di imputazione in quanto per loro è già stato disposto il giudizio. Era lo scorso mese di dicembre quando il Gip del Tribunale di Napoli emise nei confronti del giudice Mario Pagano, un ordinanza di custodia agli arresti domiciliari e il sequestro preventivo di circa 500 mila euro somma corrispondente al totale delle erogazioni effettuate, nel tempo, dagli imprenditori per le attività corruttive, ed all’ammontare dei finanziamenti indebitamente percepiti. Le ordinanze cautelari furono emesse a carico di sette persone. Ai domiciliari finì anche anche il funzionario giudiziario Nicola Montone. Il divieto di dimora fu notificato agli imprenditori Luigi Celestre Angrisani, Riccardo De Falco, Giovanni Di Iura e Roberto Leone. Secondo il quadro indiziario descritto nell’ordinanza cautelare, Pagano avrebbe “omesso di astenersi” dalle cause in questione “nonostante lo specifico obbligo imposto dalla legge e, prima ancora, adoperandosi perchè tali cause venissero assegnate a lui”.ra le utilità che gli sarebbero state corrisposte, A Pagano sarebbero state corrisposte “somme indebite a beneficio della società Polisportiva Rocchese direttamente e comunque per il tramite di congiunti, e, in altri casi, di forniture varie (cucine, impianti di climatizzazione) a beneficio di un agriturismo in Roccapiemonte riferibile allo stesso magistrato (quale contitolare di fatto della società Eremo, proprietaria della struttura) ed a componenti del suo nucleo familiare”.




Sentenze “aggiustate”: l’imprenditore Angrisani chiarisce la sua posizione e nega di aver ricevuto favori da Pagano

Ha chiarito la sua posizione e risposto a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, l’imprenditore dell’Agro Nocerino Sarnese  Luigi Celeste Angrisani destinatario dell’obbligo di dimora nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto del giudice Mario Pagano. L’imprenditore, assistito dall’avvocaro Silverio Sica, non si è avvalso della facoltà di non rispondere. Al giudice ha spiegato la sua posizione ed ha respinto le accuse di aver ricevuto favori dal giudice, nel corso delle udienze, in cambio di denaro. Ha fornito la propria versione dei fatti in merito alle intercettazioni ed alle contestazioni presenti nell’ordinanza emessa all’inizio del mese di dicembre.
Mario Pagano, già magistrato del tribunale di Salerno e attuamente in servizio al tribunale di Reggio Calabria, secondo l’impianto accusatorio avrebbe favorito gli impenditori amici nelle cause civili. L’indagine della procura di Napoli si è avvalsa della collaborazione della squadra mobile di Napoli e del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza.
Secondo l’accusa Pagano avrebbe ricevuto in cambio denaro a beneficio della società polisportiva Rocchese, di cui era responsabile, ma anche cucine e impianti di climatizzazione per un agriturismo a Roccapiemonte. Il giudice di Roccapiemonte era già finito sotto inchiesta nel 2016 per associazione per delinquere e rivelazione del segreto d’ufficio.  E infatti era stato trasferito a Reggio Calabria nel settembre 2016, per decisione del Csm (Consiglio superiore della magistratura) per incompatibilità ambientale.