«La criminalità organizzata? Problema che sussiste ancora»

di Erika Noschese

«La criminalità organizzata è un problema che sussiste ancora oggi». Non ha dubbi Fiammetta Borsellino, figlia del giudice assassinato nella strage di via D’Amelio 27 anni fa. La Borsellino, ieri mattina, ha incontrato gli alunni dell’istituto Galilei – Di Palo di Salerno per parlare di legalità e ruolo delle istituzioni. L’incontro “Paolo Borsellino, a difesa della legalità”, è stato fortemente voluto dal preside Emiliano Barbuto e coadiuvato dalla professoressa Antonella Mazzeo, grazie all’ associazione Nova Juris promotrice dell’evento e suo presidente, l’avvocato Luca Monaco. La Borsellino è stata accolta da un lungo applauso da parte degli studenti che hanno ascoltato, incuriositi ed emozionati, la sua storia. «E’ un evento importantissimo per noi che si inquadra in un’azione organica che stiamo facendo nel nostro piano di miglioramento dell’istituto, ovvero quello di sensibilizzare i nostri studenti, di avvicinarli alla cultura della legalità e della cittadinanza attiva», ha dichiarato il dirigente scolastico Emiliano Barbuto, secondo cui la presenza «della figlia del giudice Borsellino è importante perché queste azioni del piano di miglioramento si rifanno anche al presentare ai nostri alunni dei modelli da poter seguire. Abbiamo tanti modelli negativi, nella società, e noi vogliamo proporre dei modelli di cittadinanza attiva, di legalità, di vita civile e fornire un contro canto rispetto a ciò. E’ chiaro che il giovane, in età da pubertà, è come una spugna ed è in questo momento che vanno fatte azioni incisive, proporre questi modelli fin da adesso in modo che poi possono accompagnare i ragazzi». «Legalità non è solo il rispetto della legge ma un insieme di valori, tra cui il senso di giustizia», ha spiegato agli alunni l’avvocato Pasquale Ferrante. «I giovani sono il futuro ma sono anche la linfa di questa società – ha poi aggiunto l’avvocato – Avete l’onere e l’onore non solo di portare avanti ciò che vi è stato lasciato in eredità ma anche di fare meglio». «Non vogliamo parlare di mafia ma di anti mafia, partendo proprio da Palermo, una città fatta di persone coraggiose», ha invece detto l’avvocato Giuliano Grimaldi, da sempre sensibile a queste iniziative. Fiammetta Borsellino ha ricordato non solo l’azione di contrasto alla mafia di suo padre Paolo ma anche di Giovanni Falcone, entrambi simbolo della legalità. «La criminalità organizzata è un problema che ad oggi sussiste, sicuramente in forme diverse rispetto a 27 anni fa – ha detto Fiammetta – Quando si parla di ragazzi non ci si deve limitare ad un mero racconto di quello che è successo 27 anni fa ma bisogna fare in modo che questo esempio, che è stato dato da uomini che hanno sacrificato la loro vita per quello in cui credevano, diventi un patrimonio e che questi valori siano messi in pratica, a partire dal cambio delle coscienze delle nuove generazioni». Ed è proprio qui che la donna palermitana ricorda e cita suo padre: «mi diceva sempre “morirò quando la mafia avrà l’assoluta certezza che sarò rimasto da solo e quando altri lo permetteranno”. In una frase del genere vi è la coscienza e la sensazione forte di una solitudine e di un abbandono a partire proprio dalle istituzioni stesse e da quello Stato che doveva sicuramente difender e proteggere uomini che portavano avanti un lavoro del genere». Secondo la Borsellino, inoltre, la lotta alla mafia è un percorso legato ad una cultura nuova, ad un senso di responsabilità: «Nella vita è importante dire da che parte stare, se da quella di chi ammazza o di chi rispetta gli altri». Quello dei giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone è stato «un atto d’amore per liberare la loro terra dalla schiavitù». Ed è qui che la figlia del giudice palermitano lancia un appello ai giovani: «La mafia è una mentalità che ognuno di noi ha dentro, siamo un po’ mafiosi anche quando approfittiamo di un favore o cerchiamo una scappatoia – ha detto – Iniziamo a cambiare le cose, a non votare politici corrotti, con precedenti penali». In Italia, di fatti, la lotta alla criminalità organizzata stenta e i risultati si ottengono a fatica ma, ribadisce, «non dobbiamo mai lasciare da sole le persone che lottano contro la mafia». La Borsellino, nel pomeriggio di ieri, si è poi spostata presso il Comune di Salerno dove ha tenuto un incontro nell’ambito del convegno “Diritto alla verità e deontologia: dalla strage di via D’Amelio al giustizialismo mediatico”, organizzato dall’associazione Nova Juris




Legalità, domani a Salerno Fiammetta Borsellino

Presso l’ istituto Galilei – Di Palo di Salerno, domani , i ragazzi e i docenti incontreranno Fiammetta Borsellino per parlare di legalità e ruolo delle istituzioni. L’ incontro “Paolo Borsellino, a difesa della legalità”, fortemente voluto dal Preside, il dottor Emiliano Barbuto coadiuvato dalla professoressa Antonella Mazzeo è stato reso possibile grazie all’ associazione Nova Juris promotrice dell’evento e al suo Presidente, Luca Monaco. L’ evento sarà occasione di crescita e confronto per i ragazzi e gli educatori. Prenderanno parte all’ incontro, anche gli avvocati Pasquale Ferrante e Giuliano Grimaldi da sempre sensibili a queste iniziative.




“Legalità e territorio- Impegno cristiano”, venerdì il convegno con ad Amalfi

Si terrà venerdì 9 marzo alle ore 10 presso la cattedrale del Duomo di Amalfi, il convegno dal titolo “Legalità e territorio – Impegno cristiano”. Dopo i saluti del presidente dell’associazione “Mani Pulite” Andrea Cretella e del presidente del Centro solidarietà E. Marini Nicola Carrano, interverranno: don Antonio Coluccia, fondatore “Opera Don Giustino”, prete sotto scorta impegnato nella lotta delle organizzazione malavitose, Claudio Tringali, magistrato già presidente della III sezione penale tribunale di Salerno, l’On. Guido Milanese, docente neuropsichiatria, avvocato Michele Sarno, presidente Camera penale di Salerno,Pippo franco artista, con una sua esperienza spirituale. Modererà l’incontro il giornalista Andrea Pellegrino, socio fondatore dell’associazione nazionale “Mani Pulite”. Parteciperanno al convegno gli alunni delle scuole superiori della Costiera amalfitana.  Alla fine del convegno Don Antonio Coluccia, consegnerà un riconoscimento a tutte le Forze dell’Ordine impegnate nella lotta alla criminalità organizzata sul territorio della Costiera.




Scafati. Ancora bombe, schiaffo ai Ridosso

E’ sfida allo Stato. Una guerra a suon di bombe, nonostante l’attenzione delle forze dell’ordine sia altissima a Scafati. Non può essere certamente il racket il movente dell’attentato di ieri notte, quando una bomba carta che intorno le 3:30 ha mandato in frantumi l’entrata di un locale che ha ospitato fino a pochi mesi fa un centro scommesse, legato al clan Ridosso-Loreto. Il gestore è infatti Giacomo Casciello, classe 1988, cognato del boss Luigi Ridosso, attualmente in carcere. Il Casciello è stato colpito lo scorso dicembre da misura interdittiva del divieto di assumere incarichi direttivi presso persone giuridiche o imprese per un anno. L’accusa è di essere stato prestanome di società di fatto gestite dal clan, tra cui la Italia Service, già nota per la vicenda appalti Ex Copmes. Un boato fortissimo ha squarciato il silenzio della notte tra lunedì e martedì, facendo precipitare per strada i residenti di via Martiri D’Ungheria, dov’è ubicato il locale. Sul posto carabinieri e Vigili Del Fuoco, che hanno prontamente avviato le indagini. Non si esclude la pista della vendetta trasversale, quale risposta all’attentato, anch’esso dinamitardo, al Roxy Bar gestito dai Buonocore, familiari del boss Franchino Matrone, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Opera, sotto regime del 41 bis. Sullo sfondo la gestione degli affari illeciti, in particolare delle slot machine e delle scommesse. Il centro avrebbe riaperto i battenti a momenti, sotto una nuova gestione, quelli dei fratelli Cestra, originari di Torre Annunziata che insieme ai cugini gestiscono già diversi punti scommesse. Un colpo portato a segno nel “fortino” dei Ridosso, le loro abitazioni distano infatti poche decine di metri dal centro scommesse, nato dove un tempo c’era una concessionaria di auto. I clan si riorganizzano, e piuttosto che cercare accordi, puntano alla violenza e all’uso della forza, senza esclusione di colpi. Segno evidente che in gioco vi è la leadership su affari illeciti da milioni di euro, quali droga, slot machine, scommesse, riciclaggio, usura ed estorsioni. Un equilibrio saltato dopo gli arresti dei principali esponenti dei clan Ridosso e Matrone. La città è scossa, neanche due settimane fa c’è stata la “marcia per la legalità” promossa dal parroco Don Peppino De Luca, che ha portato un sabato sera a sfilare per corso Nazionale diverse centinaia di scafatesi.

GLI APPELLI: SERVONO PIU’ FORZE DELL’ORDINE

telecamera-videosorveglianzaLa questione sicurezza a Scafati è più che mai preponderante, sono anni che la città, anche attraverso le Istituzioni e le forze politiche, chiede con forza il potenziamento dei presidi di forze dell’ordine presenti sul territorio. Occorre una risposta veloce e soprattutto stabile della presenza dello Stato. Non basta lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, perché, a quanto pare, la criminalità organizzata è presente e tutta intenzionata a prendersi il controllo del territorio, nonostante le inchieste giudiziarie e gli arresti degli ultimi due anni. Servono uomini, mezzi, risorse, per controllare l’intero perimetro cittadino. Soprattutto di notte, quando la città diventa letteralmente terra di nessuno. Inutile anche parlare di videosorveglianza, perché l’impianto comunale è oramai superato e pressoché inutilizzabile. Presso i comandi di Polizia Municipale e Carabinieri sono presenti monitor con le proiezioni di 16 videocamere posizionate nei punti strategici della città. Fino alla settimana scorsa una decina di queste erano però fuori uso, e le restanti oramai vetuste e dotate di tecnologie superate.




Scafati. Obbligo del certificato antimafia per le nuove attività commerciali

Di Adriano Falanga

Arriva una nuova direttiva emessa dalla commissione straordinaria guidata dal Prefetto Gerardina Basilicata assieme ai commissari Maria De Angelis e Augusto Polito. Destinatari sono gli uffici preposti al rilascio, stipula, approvazione di qualsiasi contratto o sub contratto, precedentemente al rilascio di eventuali concessioni o erogazioni. A questi uffici è fatto obbligo di acquisire, sempre e comunque, l’informazione antimafia. Ciò si rende necessario per il rispetto dell’articolo 100 del decreto legislativo n: 159 del 2011. Nel dettaglio, l’articolo recita testualmente: “L’ente locale, sciolto ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni, deve acquisire, nei cinque anni successivi allo scioglimento, l’informazione antimafia precedentemente alla stipulazione, all’approvazione o all’autorizzazione di qualsiasi contratto o subcontratto, ovvero precedentemente al rilascio di qualsiasi concessione o erogazione indicati nell’articolo 67 indipendentemente dal valore economico degli stessi”. Soggetti all’obbligo quindi non solo le attività commerciali ex novo, ma anche le concessioni di costruzione e gestione di opere riguardanti la pubblica amministrazione e concessioni di servizi pubblici; iscrizioni negli elenchi di appaltatori o di fornitori di opere, beni e servizi riguardanti la pubblica amministrazione, nei registri della camera di commercio per l’esercizio del commercio all’ingrosso e nei registri di commissionari astatori presso i mercati annonari all’ingrosso; attestazioni di qualificazione per eseguire lavori pubblici; altre iscrizioni o provvedimenti a contenuto autorizzatorio, concessorio, o abilitativo per lo svolgimento di attività imprenditoriali, comunque denominati; contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee, per lo svolgimento di attività imprenditoriali; licenze per detenzione e porto d’armi, fabbricazione, deposito, vendita e trasporto di materie esplodenti.

“M5S” plaude all’iniziativa

L’obbligo del certificato antimafia per i richiedenti e i suoi familiari di licenze commerciali, disposto dalla triade commissariale, riceve il plauso del M5S. <<Ottima iniziativa soprattutto nell’ottica che questa disposizione si estenderà anche per due anni successivi alla dipartita della commissione straordinaria – commentano da Scafati in Movimento – questo indirizzo viene adottato nei comuni sciolti per infiltrazione camorristica come Scafati. Ce ne rallegriamo, così si potranno controllare tutte le persone che esercitano gli esercizi a Scafati>>. L’obiettivo è decisamente plausibile, la legge intende infatti escludere tentativi di infiltrazioni criminali anche dal tessuto commerciale e imprenditoriale, a seguito dello scioglimento dell’Ente per lo stesso motivo. I Cinque Stelle vanno però oltre, e chiedono la retroattività del provvedimento. <<Non vorremmo che la criminalità organizzata si fosse infiltrata anche nel tessuto commerciale della nostra città. Dunque per questo rilanciamo e chiediamo che a produrre il certificato antimafia siano anche gli attuali esercizi che già da tempo hanno avuto l’autorizzazione sono presenti sul territorio nostro>>.




Scafati. Scioglimento, l’inverosimile tesi del complotto politico

Di Adriano Falanga

Fino al 7 marzo Pasquale Aliberti resterà in forzato silenzio politico. Oltre ai post di stampo filosofeggiante sulla sua pagina Facebook non può andare e soprattutto non può dare l’impressione che stia ancora alla guida di una compagine politica. C’è l’esposto al Tar avverso lo scioglimento? E’ l’ex maggioranza a presentarlo. C’è il “richiamo” alla triade commissariale riguardo le voci sul nuovo segretario comunale? E’ ancora l’ex maggioranza a farlo. E le risposte agli avversari politici arrivano quasi sempre per interposta persona, a “sdoppiarsi” nel doppio ruolo è il sempre presente Mimmo Casciello, diventato oramai occhi e orecchi dell’ex sindaco. Tiene banco la tesi, naturalmente non ufficiale, del complotto politico. Da un lato Aliberti e moglie Monica Paolino continuano a romanzare fiducia piena e incondizionata nella Magistratura, dall’altro lato però i loro fedelissimi e supporter sono strenui difensori del complotto portato avanti dalle forze di opposizione, Pd in testa. Una tesi però molto inverosimile, che non tiene conto dell’enorme mole di lavoro fatto in sei mesi dalla commissione d’accesso e in un anno e mezzo dall’antimafia. Non solo, se è vero che il ministro dell’Interno Marco Minniti è espressione del Pd, è pur vero che questi ha semplicemente apposto il sigillo ad una decisione già presa e maturata nel tempo. E la riprova è sempre in quelle 36 pagine di relazione prefettizia che gli alibertiani intendono impugnare. “Il quadro generale della  gestione  del  Comune  di  Scafati,  come risultante dall’articolata relazione della Commissione  d’indagine  e riassunto nelle suindicate forme di illiceità, è stato unanimemente riconosciuto e rafforzato da tutti gli organismi statuali preposti ad assicurare la legalità  sostanziale  ed  il  rispetto  delle  regole fondamentali su cui si fonda il nostro ordinamento – scrive il Prefetto Salvatore Malfi – sia nella riunione del 16 febbraio 2016 che in quella del 28 ottobre ultimo scorso, il  Procuratore  Generale  della Repubblica, i Procuratori della Repubblica di  Salerno  e  di  Nocera Inferiore, il  Questore,  il  Comandante  Provinciale  dell’Arma  dei Carabinieri, il Comandante Provinciale della Guardia di  Finanza,  il Responsabile della  Sezione  Operativa  di  Salerno  della  Direzione Investigativa Antimafia, pur in ragione delle  specifiche  diversità di ruolo  istituzionale, nel  condividere  il  quadro  generale  del territorio  del  Comune  di  Scafati  e  la  completa  ed  articolata relazione della Commissione d’indagine, hanno unanimemente offerto il medesimo punto di vista. Gli elementi forniti hanno consentito, a tutti  i  partecipanti  al Comitato, anche in ragione  degli  ulteriori  significativi  elementi consegnati dal Procuratore della  Repubblica  DDA,  e  condivisi,  in quella sede, di poter ritenere pienamente sussistenti  i  presupposti per la proposta  di  scioglimento  dell’amministrazione  comunale  di Scafati  per  infiltrazione  e  condizionamento  di  tipo  mafioso  o similare“. E se davvero la relazione prefettizia presenta errori come sottolineato dall’ex primo cittadino, restano in piedi però le decisioni del Gip Donatella Mancini e del tribunale del riesame di Salerno. Quattro giudici che hanno sostanzialmente concordato, in tempi e fasi diverse, la tesi del patto elettorale intercorso tra Pasquale Aliberti e i diversi clan nel tempo egemoni sul territorio. Per la Mancini si tratta di corruzione elettorale, reato per il quale non è revisto l’arresto cautelare, mentre per il riesame (e per il pubblico ministero) il reato è voto di scambio politico mafioso, che prevede la misura restrittiva dell’arresto. Ed è su questo che la Cassazione è chiamata a pronunciarsi il prossimo 8 marzo. Insomma, le eventuali responsabilità e colpe emergeranno nel processo, che per altro deve ancora cominciare, e noi ci auguriamo la piena assoluzione per tutti i coinvolti. Ma una cosa è però certa, e lo è già ora: a Palazzo Mayer qualcosa comunque non andava come doveva andare. Da qui lo scioglimento

L’IMPERATIVO E’ RISPRISTINARE LA LEGALITA’

1-summit sicurezza scafatiSi avvia a conclusione il mese di Febbraio, un mese importante, il primo dei diciotto di durata dell’amministrazione straordinaria guidata dal prefetto Gerardina Basilicata con il vice prefetto Maria De Angelis e il dirigente Augusto Polito. Scafati è città commissariata, le Istituzioni elette sono state sciolte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché permeate di azioni illecite e illegittime frutto di un sodalizio elettorale, non sempre indiretto, tra amministrazione comunale e criminalità organizzata. E’ il secondo scioglimento che la città subisce dopo quello del 1993. In queste due settimane la triade commissariale si è trincerata nel più stretto riserbo e riservato silenzio. Non solo, ai dirigenti e funzionari di Palazzo Mayer è stato chiesta la piena e totale riservatezza sugli atti prodotti, e soprattutto, non deve esserci determina dirigenziale che sia resa operativa senza aver avuto prima il benestare dei commissari. L’Ente è pressochè blindato, all’ingresso un drappello di Vigili Urbani che mai c’è stato. Quotidianamente la presenza degli uomini dell’antimafia, che continuano le loro indagini ma forniscono anche supporto logistico e amministrativo alla triade commissariale. Ogni atto, ogni determinata, ogni concessione e permesso deve essere vagliato. E non si tratta di “censura”, come polemicamente qualcuno vuole lasciare intendere. La gestione straordinaria di un Ente sciolto per camorra è radicalmente diversa dalla gestione ordinaria di un Ente con sindaco dimissionario in attesa di elezioni. Lo scioglimento ha infatti decretato la sospensione della democrazia diretta, niente voto, perché l’imperativo è uno: ripristinare la legalità. Niente è più scontato e nulla può essere concesso in deroga a regolamenti o normative. Anche il semplice accesso alla casa comunale diventa complicato e non deve stupire se la tradizionale uscita dei carri di carnevale viene annullata perché ritenuta “ostacolata” dalla triade commissiarale. Se fino allo scorso anno il Comune dava il patrocinio e concedeva un contributo economico ai carri, oltre a sostenere la logistica della manifestazione e promuovere l’evento, con lo scioglimento nessun patrocinio viene concesso ma anzi, vengono chiesti migliaia di euro per l’occupazione di suolo pubblico, nessuna sorveglianza ad opera della Polizia Locale e ogni carro dovrà rispettare, con zelo, ogni minima norma che disciplina la materia. E’ lo Stato che, contrariamente alla politica, chiama al pieno rispetto di leggi e regolamenti. E non deve neanche stupire se la riapertura del centro disabili Raggio di Sole non sia così semplice come lo è statala sua gestione in quindici anni. Bisogna capire chi e come dovrà occuparsi del centro, e tutto si allunga, perché ogni nominativo e procedura deve essere scrupolosamente vagliata dai funzionari ministeriali. E le indagini in corso lasciano pensare ad una nuova cooperativa alla guida della struttura ospitata nel centro sociale di San Pietro, scelta direttamente, ed a insindacabile discrezione, dalla commissione straordinaria. E’ nei loro poteri fare affidamenti diretti anche oltre le soglie di legge, per le quali è prescritta gara pubblica. Ed è nei poteri della commissione anche annullare e revocare ogni gara già chiusa e affidata, qualora dovessero emergere anche semplici elementi che possono generare perplessità sulle procedure. Allora neanche deve meravigliare la mancata partenza del nuovo piano di sosta, nonostante il contratto sia stato già sottoscritto mesi fa tra l’Acse e la Publiparking, vincitrice della gara d’appalto e attuale gestore. Tre funzionari inviati direttamente dal Governo centrale con poteri pari a quelli di sindaco, giunta e consiglio comunale. E non deve stupire neanche se dal mese di settembre scorso i circa quaranta uomini della Polizia Municipale sono senza comandante in capo, per volontà dell’ex primo cittadino guidati dai tre capitani a rotazione quindicinale. Tre comandanti in pectore, due dei quali (Antonio Cavallaro e Ferdinando Raiola) citati nel decreto di scioglimento. Il primo è tirato in ballo dall’ex comandante Alfredo D’Ambruoso, per la sua “disinvoltura” e “autonomia” con la quale si occupa, da anni, del settore Abusivismo Edilizio. L’altro è invece sotto processo per presunti favori fatti ad un parente ritenuto vicino al clan Matrone. Quanto alle partecipate, non deve stupire se a stretto giro la commissione azzerererà ogni cda e nomina, piazzando professionisti di comprovata esperienza alla loro guida. Il 7 marzo sarà congedato il cda dell’Acse, mentre il 21 è in calendario l’azzeramento di quello della Scafati Sviluppo.




Scafati. Gli auguri di Saladino: “si abbandoni scetticismo. Si guardi al futuro con speranza”

Di Adriano Falanga

“Desidero rivolgere a tutti i cittadini di Scafati i miei più cordiali auguri di buone feste da trascorrere all’insegna della serenità, solidarietà e dei valori cristiani che devono ispirare e guidare la nostra attività nell’ambito familiare e sociale”. Il Prefetto Vittorio Saladino, neo commissario prefettizio alla guida del Comune, commissariato dopo le dimissioni di Pasquale Aliberti, esprime i suoi auguri alla popolosa città dell’agro nocerino. “So che viviamo in un momento storico difficile e complesso, particolarmente per la città di Scafati che dovrà superare tanti problemi e situazioni di criticità, dalle infrastrutture ai servizi, dalla disoccupazione alle condizioni di sviluppo – continua Saladino – So altrettanto bene che la comunità scafatese è ricca di risorse e potenzialità che dovranno essere sfruttate per superare l’empasse in cui si trova. Gli scafatesi sono persone laboriose e creative e sono sicuro che sapranno affrontare il nuovo anno con maggiore fiducia e spirito di inventiva.Questo è l’augurio che mi sento di formulare: si abbandoni ogni forma di scetticismo e pessimismo e si guardi il futuro con la speranza che ciascuno, con il proprio apporto, possa migliorare la propria e altrui condizione di vita. Da parte mia, che ho l’onore e l’onere di amministrare provvisoriamente questa Città, c’è il massimo impegno di operare, nella massima trasparenza e nel massimo rispetto delle persone e delle regole, al fine di creare le condizioni ottimali per un rilancio delle attività economiche, produttive e sociali della comunità”. Saladino lo aveva fatto capire fin dalla prima ora, la piena collaborazione con ogni comparto sociale ed economico della città è richiesta e ben accetta. “Non sarà trascurato alcun settore e, con le disponibilità economico-finanziarie dell’ente , con la collaborazione del l’apparato amministrativo e, soprattutto, con la collaborazione di Voi scafatesi, cercherò di alleviare e risolvere le varie situazioni di disagio e di crisi, in cui attualmente si trova la comunità. Auguri sinceri di ogni bene a ciascuno di voi e alle vostre famiglie, nella speranza che il nuovo anno sia foriero di pace, solidarietà e prosperità”. Il commissario sarà affiancato nel suo mandato da tre sub commissari: Francesco Prencipe, responsabile dei servizi finanziari della Prefettura di Salerno, Vincenzo Rosario Carleo, responsabile dei servizi sociali e Sergio Tortora, dell’ufficio del servizio di vigilanza. Durante la Santa messa natalizia nella parrocchia patronale di Santa Maria Delle Vergini, il funzionario Prencipe ha voluto essere presente in rappresentanza del pool prefettizio. Indossava la fascia tricolore, non per caso.




Scafati. Nominati i sub commissari, Pd E Fdi: “azzerare tutto e via la Di Saia”

Di Adriano Falanga

Nominata anche la triade di sub commissari che affiancheranno il Prefetto Vittorio Saladino nella delicata gestione commissariale di Palazzo Mayer. Il neo commissario lo ha fatto intendere, le idee sono chiare, e l’intenzione è di mettersi subito all’opera. Chiaramente, prima occorre prendere contezza della situazione delle casse comunali, e verificare il funzionamento della macchina amministrativa. Bilancio dell’ente e delle partecipate, servizi sociali, questione sicurezza, sono i settori su cui comincerà da subito l’attività commissariale, a da qui seguiranno tutti gli altri step. E per poter “scattare questa foto” dell’attuale situazione, dalla Prefettura di Salerno, si nomina del Prefetto Malfi, arrivano i tre sub commissari, tutti con specifiche competenze amministrative. Francesco Prencipe è responsabile dei servizi finanziari della Prefettura di Salerno, andrà a coordinare i servizi finanziari retti da Giacomo Cacchione, dirigente indagato nello stesso filone d’inchiesta che coinvolge l’ex primo cittadino. Vincenzo Rosario Carleo è invece responsabile dei servizi sociali in Prefettura. Toccherà la delicata gestione dei servizi sociali, a partire dal Piano Di Zona, dove il comune di Scafati è capofila, passando per la Scafati Solidale e tutti i servizi erogati. Chiude la triade Sergio Tortora, dell’ufficio del servizio di vigilanza. A lui potrebbe andare il comando della Polizia Municipale, senza comandante dallo scorso novembre, quando il maggiore Alfredo D’Ambruoso è di fatto andato in pensione (anche se rassegnò le dimissioni qualche mese prima). Da allora Pasquale Aliberti delegò i tre attuali capitani ad alternarsi, con cadenza quindicinale, alla guida del comando di via Melchiade. Un lavoro delicato, su cui la triade sub commissariale guidata da Vittorio Saladino si è già attivata. Scafati è una città importante, un centro urbano di oltre 50 mila abitanti, terzo comune della provincia di Salerno e primo dell’Agro Nocerino. Un tessuto urbano variegato, con mille sfumature diverse e un’anima di cemento armato, che lo porta ai vertici italiani dei comuni con maggiore densità demografica. E tutto questo Saladino ha mostrato di saperlo bene, avendo già operato nella vicina Boscoreale. Il traffico, così come il fenomeno degli allagamenti e dell’insufficiente rete fognaria, è diretta conseguenza della speculazione edilizia degli anni 80/90, che portò la città di Scafati a raddoppiare la sua popolazione. Una speculazione che fu causa principale del primo scioglimento dell’ente, avvenuto l’11 marzo 1993, per infiltrazioni mafiose. Nei prossimi giorni Cronache racconterà, in esclusiva, ciò che la commissione di accesso riscontrò e relazionò all’allora ministro degli Interni. Nei prossimi giorni, con ogni probabilità subito dopo le festività natalizie e dopo il primo riscontro della documentazione acquisita dai funzionari, il pool incontrerà le forze politiche e associative territoriali.

PD ed FDI: AZZERARE TUTTO E VIA DI SAIA

2- opposizioneSoddisfazione anche da Fratelli D’Italia e Partito Democratico, che però a Saladino chiedono un segnale di discontinuità con la precedente gestione. “Un Prefetto di elevato spessore istituzionale e amministrativo, siamo certi sia la persona giusta al posto giusto – così Mario Santocchio – e a cui chiediamo, da subito, un segnale di discontinuità. In particolare bisogna azzerare i dirigenti, alcuni dei quali direttamente coinvolti nelle indagini dell’antimafia, rimuovere anche la segretaria comunale Immacolata Di Saia e azzerare tutti i cda delle partecipate”. Santocchio, che è stato presidente della commissione consiliare speciale sulla Helios, al pool commissariale chiede anche di approfondire e dedicarsi della questione legata al sito di stoccaggio di via Ferraris. “E’ un tema molto sentito dai cittadini, su cui stavamo alacremente lavorando. Al dottor Saladino chiediamo di non calare la guardia, e di essere presente alla conferenza dei servizi convocata per il 13 gennaio” conclude Santocchio. Il pool di commissari soddisfa anche le aspettative del Partito Democratico. “Un vero pool per il nostro Ente, sintomatico di quanto ci sia da lavorare e soprattutto da fare in forte discontinuità con l’Amministrazione Aliberti. Un pool la cui nomina, temiamo, sia anche un forte segnale nella direzione di uno scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Auguriamo ai commissari un proficuo lavoro” così la segretaria del circolo locale, Margherita Rinaldi. I Democratici hanno chiare le loro priorità, e tutto sommato, sono le stesse di quelle di Fdi e delle forze politiche extra consiliari, la parola d’ordine è discontinuità. “Prima tra tutte l’allontanamento della dottoressa Di Saia, l’azzeramento dei CDA delle partecipate, del corpo dirigenti e di tutte le nomine nonché proroghe di contratti illegittime fatte in gran velocità prima che le dimissioni di Aliberti divenissero irrevocabili – puntualizza la Rinaldi – Poi alcune priorità per i cittadini, a cominciare dalla rottamazione delle cartelle della Geset che volevamo portare in Consiglio Comunale per venire incontro alle tante famiglie e imprenditori in difficoltà. Si apre un capitolo nuovo per la nostra città dall’epilogo ancora incerto. Sarà difficile per tutti ma era un male inevitabile”.




Scafati. Il ladro prima bussa, e poi randella la porta

Di Adriano Falanga

“Il Postino bussa sempre due volte”, il ladro pure. Si perché l’ennesimo tentativo di furto in appartamento (fortunatamente andato vano) questa volta è accaduto in circostanze curiose. Niente scasso notturno con famiglia assente, o dormiente. Siamo in via Corbisiero, qualche giorno fa, al confine con Boscoreale, nei pressi del plesso scolastico Pisacane. E’ zona di campagna, sono da poche passate le 17 e il giorno ha fatto posto alla sera. In casa, una villetta con piano rialzato, un febbricitante Antonio, 69 anni, da poco rientrato dai campi. L’uomo è stanco, e scoprendosi influenzato decide di infilarsi a letto, in attesa dell’arrivo della moglie, fuori per faccende veloci. E’ sotto le coperte, infreddolito, quando Antonio sente bussare alla porta. Un colpo, due colpi, tre colpi, poi il dito rimane incollato sul campanello per diversi secondi. Nulla, l’anziano agricoltore non intende alzarsi, ha la febbre, ed aveva appeno “preso calore”. Se importante torneranno quando ritorna la moglie, pensa tra se. Ma non fa in tempo a richiudere gli occhi che dopo l’ultimo squillo di campanello, passato qualche minuto di pausa, dalla porta cominciano ad avvertirsi colpi secchi di martello. L’uomo si spaventa, e questa volta decide di alzarsi e controllare. Arrivato nell’ingresso dalla finestra di lato sposta una tendina e guarda fuori casa. Parcheggiato di fianco al cancello scorrevole, aperto perché senza motore, un vecchio furgone tipo “Fiorino” bianco. Scrutando il portoncino di casa, nota, piegato su se stesso e intento, con scalpello e martello pesante, a forzare la porta, un uomo sui trent’anni. E’ di spalle, ha un cappello scuro e purtroppo anche l’oscurità della sera non permettono di vedere meglio. Antonio si spaventa, e preso un vecchio bastone corre verso la porta sferrando colpi pesanti contro di essa. Dall’altro lato il malvivente capisce tutto, realizza della presenza di qualcuno in casa e scappa via con il furgone con il quale era venuto. “E’ assurdo, in passato era già capitato di aver subito un furto – racconta l’uomo – ma era di notte e in casa non c’era nessuno. Furono portati via gioielli, soldi e apparecchiature elettroniche. Da allora infatti ci siamo dotati di porta blindata e sistema di allarme”. In questo caso però tutto inutile, perché essendoci qualcuno in casa, ed essendo tardo pomeriggio, il sistema era disinserito. “Meno male che feci ritorno presto a causa dell’influenza, perché, per come era venuto in furgone chiuso, quella persona poteva davvero farci danni notevoli, e noi semplici contadini”. Insomma, se siete soli in casa e bussano alla porta, andate sempre ad aprire.

SCAFATI TERRA FELIX DEI LADRI IN TOUR

telecamera-videosorveglianzaScafati terra felix dei ladri. Oramai la città, crocevia tra le provincie di Salerno e Napoli, è terra di nessuno, o meglio di pochi ladri, che stanno letteralmente razziando gli scafatesi. Nessuna zona è risparmiata, nessun bene, nessuna proprietà, che sia pubblica o privata. E’ tornato di moda anche il classico “cavallo di ritorno”, sarebbe a dire il furto del motorino con richiesta estorsiva di denaro per riaverlo indietro. Tranne i soliti noti minorenni, restano impuniti decine e decine di furti in appartamento, ad opera di diverse bande, tra cui stranieri in trasferta dalla provincia di Napoli. Ma alcune dinamiche lasciano pensare anche a bande di malviventi locali, che ben conoscono le loro vittime e i loro orari. Non c’è dubbio alcuno che ad agevolarli sia anche la precaria presenza delle forze dell’ordine, in difficoltà di uomini e mezzi per monitorare il territorio. L’attuale Tenenza dispone di qualche pattuglia appena, e una quarantina di uomini, a dividersi nei tre turni quotidiani, al momento manca anche l’ufficiale comandante in capo, dopo la partenza del Tenente Saverio Cappelluti. La Polizia Municipale conta su meno della metà deghi uomini necessari indicati dalla legge. Ma è operativa su due turni, la notte il comando di via Melchiade è chiuso. Non solo, da circa due mesi è anche sprovvista di comandante. A guidare il comando tre ufficiali a rotazione quindicinale. La Guardia di Finanza dispone di una ottantina di uomini, ma il bacino di intervento arriva fino in Costiera amalfitana. Spesso a intervenire sul luogo di un furto sono le guardie giurate private in servizio notturno, paradossalmente più presenti e meglio attrezzate delle forze dell’ordine. E’ chiaro, con questi numeri e risorse, che la città sia diventata la Mecca dei ladri, perché assolutamente facile mettere a segno un colpo, avendo dalla propria la quasi certezza che nessuno ti correrà dietro, se non uno spaventato proprietario di casa. Molto spesso le cronache registrano dei veri e propri tour mirati, dalle anziane sole in casa, alle villette, passando per le attività commerciali alle strutture pubbliche. E’ il caso delle scuole, nessuna è stata risparmiata e tutte sono state colpite a distanza di pochi giorni. In poche settimane sono finite nel mirino dei ladri le scuole di Mariconda, di San Pietro, ex via Genova, e Badia. Ad essere asportata è sempre l’attrezzatura informatica ed elettronica. Oramai gli appelli al potenziamento delle forze dell’ordine sul territorio non si contano più, e tutti caduti nel vuoto. L’ultimo è quello del consigliere di Fdi Angelo Matrone. “Mettere in funzione un valido sistema di videosorveglianza comunale è il minimo compito che spetta alla politica, specie a quella scafatese, che spende fior di quattrini per tante banalità e zero per la sicurezza”. Nei giorni scorsi a lanciare l’idea delle ronde, intese però come cittadinanza attiva, era stato Mariano Falcone, leader provinciale di Noi Con Salvini. La proposta suscitò un vespaio di polemiche, ma tutto sommato, il sapore è quello della provocazione, più che di concretizzazione.

SIM: RESCINDERE CONTRATTO CON VIGILANZA

“È davvero una vergogna quello che succede a Scafati nelle scuole. Sono avvenuti molti furti negli edifici scolastici nonostante una vigilanza privata pagata per sorvegliare gli uffici, che non riesce ad acciuffare i ladri – così Scafati in Movimento amici di Grillo – Non è possibile avere danni enormi come questi. La Stampa parla di 30 mila euro. Chiediamo che i dirigenti facciano chiarezza e nel caso in cui se ne ravvisi la necessità o il mancato servizio, di procedere alla rescissione del contratto con la vigilanza per inadempienza o mancanza di risultati. I soldi dei cittadini non devono essere sprecati in questo modo, ma devono fruttare i giusti servizi”

 




Scafati. “Inondiamo le strade di legalità”. La marcia promossa da Libera

Di Adriano Falanga

Domenica mattina in tutte le piazze della città l’associazione Libera promuove la marcia “inondiamo le strade di Legalità”. L’evento prenderà il via dalle ore 9 ed è organizzato in collaborazione con l’Azione Cattolica delle parrocchie di Santa Maria Delle Vergini, San Pietro Apostolo, SS Vergine del Suffragio, Masci Scafati 1 e Masci Scafati 2. Si parte da piazza Vittorio Veneto alle ore 10, attraversando corso Nazionale, via Giovanni 23°, per concludere in piazza Falcone e Borsellino. Un altro corteo partirà da Marra alle ore 9 e concluderà anche esso nella piazzetta intitolata ai due magistrati eroi, vittime della Mafia. Saranno presenti Anna Garofalo, referente del coordinamento di Libera a Salerno, Annamaria Torre (figlie del sindaco paganese, vittima di camorra, Marcello) responsabile Memoria per il coordinamento di Libera a Salerno. All’evento parteciperanno anche i Giovani Democratici e il Forum dei Giovani. Confermata la presenza del sindaco Pasquale Aliberti, assente in altre occasioni simili. “La marcia per la legalità promossa dai giovani, dalle associazioni e dalle parrocchie mi vedrà in prima linea come cittadino e come sindaco e spero veda analogamente la partecipazione di tutte le istituzioni – spiega il primo cittadino – Solo cosi infatti potremo abbattere il muro di omertà e di paura che è l’humus in cui l’illegalità prolifera. Questa battaglia non deve avere colori politici: è la battaglia delle coscienze, delle donne e degli uomini che provano a rendere ogni giorno migliore questa nostra terra, con gesti concreti”. Adesione anche dal Partito Democratico, e il consigliere Marco Cucurachi si lascia andare ad una vena polemica: “la legalità si pratica, non si predica”. Chiaro il riferimento.