«Se Palazzo di Città intende limitare il diritto di partecipazione allora si dimezzassero le tasse»

di Erika Noschese

«Per il Comune di Salerno se non hai almeno 5 anni di residenza non sei un cittadino salernitano». Duro attacco del parlamentare salernitano del Movimento 5 Stelle all’amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo Napoli, dopo la sentenza del Tar sul regolamento per gli istituti di partecipazione che, di fatto, ha accolto il ricorso presentato dai grillini. «Forse bisogna ricordare quali sono i dettami costituzionali, anche perché la sentenza del Tar ci ha dato ragione quindi continuiamo a combattere affinché i cittadini possano esprimere liberamente la loro opinione – ha poi aggiunto il senatore pentastellato – Presumibilmente il Comune pensa di avere 5 anni di incubazione, siamo oltre il coronavirus». Quella del tribunale amministrativo della sezione di Salerno è una sentenza esecutiva, come ha sottolineato l’avvocato Massimo Lanocita spiegando che il regolamento è annullato nella parte «in cui noi abbiamo sollevato l’attenzione, i 5 anni». In virtù della sentenza, dunque, sono automaticamente cassati i 5 anni richiesti. «Il regolamento esiste, funziona e se un cittadino vuole fare richiesta di referendum può farla», ha poi aggiunto l’avvocato salernitano. Il Comune potrebbe attendere i termini che renderebbero ingiudicata la sentenza e fare ricorso al Consiglio di Stato. Intanto, a lanciare una provocazione all’amministrazione Napoli è Francesco Virtuoso, attivista del Meet Up amici di Beppe Grillo Salerno: «se il Comune intende limitare il diritto di partecipazione a 5 anni di residenza dovrebbe rivedere anche i doveri, con una riduzione delle tasse», ha infatti dichiarato, parlando poi di una «battaglia sui diritti di partecipazione che portiamo avanti da anni». Secondo quanto emerso dal Tar, dunque, il regolamento approvato non è un atto che poteva essere approvato «perché va contro la Costituzione e contro il testo unico per gli enti locali – ha aggiunto Virtuoso – Noi lo avevamo detto più volte ma ci siamo dovuti rivolgere alla magistratura per poter difendere quelli che sono i diritti dei salernitani e spero che i cittadini di rendano conto che a Salerno abbiamo un’amministrazione che continua a legiferare contro i diritti dei cittadini».




Istituti di partecipazione: via il difensore e streaming

di Andrea Pellegrino

È prevista per il 16 settembre la seduta di Consiglio comunale che dovrebbe mettere fine alla lunga vicenda legata agli istituti di partecipazione con l’approvazione della delibera consiliare che di fatto supera anche il commissariamento disposto dal difensore civico regionale. L’ultima seduta della commissione congiunta Statuto e Trasparenza ha licenziato un ulteriore testo riservandosi, però, per i prossimi giorni ulteriori modifiche. Per ora la proposta della maggioranza pare sia distante in molti punti su quella precedentemente elaborata dal presidente della commissione trasparenza Antonio Cammarota. Il testo si incentra solo sul regolamento per la presentazione di istanze, proposte e petizioni di iniziativa popolare e rimanda alle norme nazionali tutto il resto. Insomma, nel nuovo regolamento che si compone di quattro titoli e 23 articoli, viene eliminata la displina sullo streaming per le sedute consiliari così come viene accantonata la figura del difensore civico, che nella precedente bozza, tra l’altro, prevedeva una indennità pari a quella di un assessore. Naturalmente non si escludono modifiche che possano integrare alcuni articoli del regolamento ma pare che la struttura non venga modificata. La montagna, dunque, avrebbe partorito un topolino. Dopo anni ed anni di consulti e commissioni alla fine, sotto la spada di Damocle del commissario, il regolamento sugli istituti di partecipazione si è ridotto allo stretto necessario.