Posti in piedi in Paradiso: Acunzo ci prova, dal cinema al Parlamento

Adriano Rescigno

“Posti in piedi in paradiso”, nel suo collegio, Battipaglia, chi secondo lei potrebbe godere di un colpo di fortuna ed arrivare alla camera contro ogni pronostico? 

 La fortuna aiuta gli audaci e io lo sono sempre stato perché credo nei sogni. Un sogno l’ho già realizzato. Il prossimo voglio condividerlo con il mio territorio che va risanato, ripulito. Ma non si riparte senza la cultura, senza ambiente e senza turismo. Così facciamo occupazione, esprimiamo la creatività di migliaia di ragazzi costretti ad andar via perché professionalità eccellenti private di un tessuto idoneo ad accoglierle.
Abbiamo una fascia costiera che può diventare la nostra ricchezza solo se tutti uniti i comuni che vi si affacciano fanno fronte comune contro la mediocrità. Ha idea di quanti giovani disoccupati potrebbero essere assimilati da un comparto alberghiero realmente strutturato? Ospitalità significa posti di lavoro, con il relativo indotto collegato. Deve sapere che prima di diventare un attore affermato, ho lavorato per 12 anni come cameriere al Senta Cruz di Eboli: facevamo tre matrimoni al giorno. Oggi penso ai ragazzi con un lavoro stagionale in questo settore, mortificati da contratti irregolari, sfruttati, con prospettive limitate. Tutto questo deve cambiare. Dobbiamo ripristinare i collegamenti che pure concorrono a soffocare l’economia. Perché dico questo? Chi ci deve venire qui se mancano i treni? Forse i politici hanno l’autista e non fanno caso al problema.  Io l’autista non lo voglio e non l’ho mai avuto. Per questo conosco i problemi di chi da Napoli la sera non può tornare dopo le nove. Io per tornare a trovare i miei nipoti so di avere i minuti contati per rivedere i loro occhi e le dico più precisamente, devo farcela entro le dieci e venti.

Suo nipote vive a Manchester, ovviamente lei spera in un ritorno in Italia. Con un governo a 5stelle potrebbe? Perché? 

Insegno teatro ai giovani e ascolto le loro storie che sono state anche la mia. Con un governo 5 Stelle e con me in Parlamento che ho a cuore il futuro dei ragazzi, ricuciremo questa ferita. Ce la farò perché il presidente Di Maio e il Movimento hanno una volontà che coincide anche con la mia professionalità. Ricostruiremo quanto distrutto dalla politica degli anni passati perché sappiamo da dove ricominciare.

Il suo campo professionale è il cinema e la cultura, quanto è stato fatto fin ora in Italia per loro? Cosa potrebbe e vorrebbe cambiare? L’economia può ripartire dalla cultura o in Italia è irrealizzabile questo?
Non è stato fatto nulla. Nel mondo della cultura, della televisione e dello spettacolo, ci sono lobby di potere che stritolano uomini e risorse. Siamo messi male. Ci sono sprechi sotto gli occhi di tutti: pensiamo al Teatro Verdi e alla stagione di lirica che nessuno vede. Di tutti coloro che magari leggeranno questa intervista, quanti sono andati al Verdi ad assistere? Eppure spendiamo milioni di euro per quella programmazione. Dunque penso, bene venga la lirica ma se ha un pubblico ristretto destiniamo i finanziamenti anche ad altre arti. A Battipaglia abbiamo un teatro chiuso, un teatro in cui è entrato Totò, chissà in quanti lo sanno. Si deve creare un’offerta variegata e di intrattenimento che produca anche un’economia. La cultura può fare impresa. Invece i poteri forti vogliono il popolo ignorante per continuare a fare i propri affari. Nelle mie intenzioni, se avrò la fortuna di essere eletto, c’è l’idea di inserire il cinema e il teatro tra le materie di studio nelle scuole. I giovani oggi non conoscono Troisi, Fellini, De Sica e tanti altri. Devono imparare cosa vuol dire essere uomini attraverso la conoscenza. Ma noi non curiamo più la loro anima, e perdiamo intere generazioni che vengono su senza valori, o nutrendo rabbia a e frustrazione per non riuscire a esprimersi.

Votare Acunzo perché?
Perché significa avere una voce preparata, appassionata e giovane, che svecchi la politica e faccia muro contro i piani criminali di chi non ha responsabilità.

La sua avventura politica è più un “No problem” od “un grande sogno”? 

E’ un grande sogno da realizzare tutti insieme. Lei fa riferimento al “Grande sogno” di Placido in cui interpretavo uno studente durante i moti del ‘68 che faceva valere i diritti con la spranga in mano. Se le generazioni passate facevano questo, forse abbiamo perso la passione per il nostro paese. Grazie alla mia professione non ho bisogno di avere una spranga ma solo il consenso del mio territorio. Ho vissuto anni fa l’esperienza all’interno di un’amministrazione civica di maggioranza per cinque anni, in cui sono stato consigliere comunale per cinque anni, il più giovane d’Italia nel ‘99. Presidente della commissione cultura e della commissione elettorale nel mio comune. E ci sono ancora mozioni per i giovani mai recepite da allora: la mozione Acunzo per il decoro urbano e quella sui graffiti, per realizzare un evento internazionale. Attraverso questa esperienza posso far valere i diritti degli italiani e del territorio da cui provengo. Perché a differenza di tutti gli altri non sono un uomo con la spranga in mano: non sono un uomo che vuole esercitare un potere. Io voglio liberare messaggi d’amore per questo territorio.




Una vera e propria istituzione culinaria: la mozzarella di bufala campana.

Oggi, come ieri, deve la maggior parte delle sue caratteristiche al latte fresco di bufala prodotto unicamente nella zona tradizionale di origine, è questo il caso del Caseificio Podere San Vincenzo, situato a Eboli in provincia di Salerno.

Un’azienda del settore caseario a conduzione familiare che nasce nel 1954 da nonno Vincenzo, che da generazioni è specializzata nella lavorazione e nella produzione della mozzarella di bufala campana.

Da diversi anni, questa piccola realtà è diventata il primo allevamento italiano, sia per la qualità del latte che per la produzione.

Lo scopo dell’azienda è stato sempre quello di essere altamente qualitativa e competitiva con le realtà del mercato, ha assorbito la passione e la tradizione e grazie alla professionalità acquisita è presente ad allietare le tavole di sempre più numerosi consumatori.

Un’arte antica quella del casaro ed è proprio quello ha raccontato Walter Procida, titolare con il fratello Tony, del caseificio “Podere San Vincenzo”:

 

Buongiorno SigWalterci racconti comè nata la realtà del Caseificio San Vincenzo?
“La storia del Podere San Vincenzo nasce nel 1954, il nome è una dedica a mio nonno, che appunto si chiamava Vincenzo, lui possedeva mucche e polli e per mantenere la sua famiglia vendeva ciò che producevano.

Con mio fratello, abbiamo deciso di intraprendere un percorso in questo settore per continuare la tradizione di famiglia e il grande lavoro svolto fino ad oggi, tutelando i nostri prodotti.”

Può dirci come è organizzata la filiera di distribuzione?

“Noi lavoriamo solo il nostro latte, nell’allevamento avvengono ogni giorno 20 analisi, sulla paglia, sul fieno, sull’acqua e sul latte, abbiamo installato in azienda un sanificatore d’aria con il quale viene abbattuta l’ammoniaca del 70%, e ne beneficia la salute degli animali e la qualità del latte.”

E come è strutturata la distribuzione?

“Il caseificio ha diversi punti vendita in diverse zone, essendo una piccola realtà e scegliamo noi i clienti, tra questi abbiamo deciso per i supermercati Etè gruppo Meda con i quali abbiamo stretto una partnership perchè si presentano come una boutique di prodotti di qualità piuttosto che una semplice catena di supermercati.

Quali sono le aspettative per la crescita dell’azienda?

“Quello che vogliamo fortemente è mantenere ferma la qualità del prodotto ogni giorno.”

Naturalmente non potevamo andare via senza prima provare questa eccellenza campana. 

 

Creatiwa studio




Scafati. Aliberti su Facebook cambia le interviste: si fa le domande da solo

Di Adriano Falanga

“Fatti una domanda e datti una risposta”, così diceva Gigi Marzullo ai suoi ospiti in televisione. Ed è ciò che forse avrà pensato di fare anche Pasquale Aliberti, confezionandosi a suo uso e costume un’intervista per Cronache. Il primo cittadino di Scafati ha ben pensato, come solito fare, di pubblicare sulla sua pagina Facebook il testo dell’intervista esclusiva rilasciata al nostro giornale e integralmente pubblicata. Soltanto che, chissà perché, chissà per come, decide (o chi per lui) di tagliare alcune domande per aggiungerne altre, probabilmente più gradite. Fatto sta che il sottoscritto, autore delle domande, non ha assolutamente posto quel quesito che compare, del tutto inaspettatamente, e con un chiaro riferimento alla nostro articolo (è pubblicata la foto della nostra testata) sulla pagina del sindaco. Scompaiono le legittime domande relativamente all’uscita dalla maggioranza di Alfonso Carotenuto, alle dimissioni di Antonio Mariniello dalla Scafati Sviluppo, alle grandi opere in stallo e ne compare un’altra sull’esproprio della piazzetta del Gesù, ai danni del noto pregiudicato Vincenzo Nappo, su cui oggi sorge il centro sociale San Pietro. Una mascalzonata, senza dubbio, eticamente e moralmente deprecabile e scorretta. Spiace, anche perché lo stesso Aliberti ha un passato da giornalista, e dovrebbe capire che certe “confezioni” non solo offendono la libertà di stampa, ma anche l’onestà intellettuale di chi scrive un articolo, in questo caso un’intervista. Se il primo cittadino avesse avuto a cuore di ribadire la sua posizione sull’argomento Nappo, su cui pure pende un contenzioso in Tribunale tra le parti, avrebbe potuto rilasciare una nota stampa, non certo manipolare, perché di questo si tratta, un articolo di stampa. E’ una mascalzonata anche perché il nostro giornale, su quell’argomento, già gli ha riservato un’apertura di pagina (a firma sempre del sottoscritto) pubblicata nel novembre 2014.

2-Screenshot_2016-07-14-14-47-063-nota stampa intervista




Scafati. Santocchio: “giuste le nostre tesi contro il sindaco”

Di Adriano Falanga

“Se il Comune sarà sciolto lo decideranno gli organi preposti, Io posso solo confermare che le nostre tesi si stanno rivelando giuste, come attestano gli ispettori del Mef, i Revisori dei conti, l’Anac”. Altro che denunce strumentali, Mario Santocchio ribadisce di aver semplicemente fatto la cosa giusta “nell’interesse esclusivo della città e degli scafatesi”.

Il Comune rischia davvero il dissesto? Aliberti minimizza, sostiene che la causa è nella difficoltà a riscuotere i tributi, dovuta alla crisi che attanaglia le famiglie.

“Il ritardo nell’introito delle tasse va addebitato all’incapacità amministrativa di Aliberti in quanto la tassa dei rifiuti a Scafati è altissima e il servizio scadente. Inoltre ha ritenuto di esternalizzare il servizio della riscossione che non solo non ha portato frutti ma ha aggravato i costi. Ricordo ai cittadini che la Geset costa ogni anno oltre un milione di euro, ed è pure inadempiente”.

Quali le soluzioni per rientrare nei parametri?

“Bisogna tagliare la spesa clientelare, come lo staff – la soluzione del consigliere di Fdi – bisogna eliminare le dirigenze, bisogna moralizzare gli incarichi legali e le relative transazioni; bisogna liberarsi dalla Geset”.

Partecipate: Acse e Scafati Sviluppo. Cosa si potrebbe tagliare?

“In via preliminare estinguere Scafati Solidale; Scafati Sviluppo basta un amministratore unico; All’Acse occorre un cambio di rotta: amministratore unico ed efficienza che significa riduzione dei costi e miglioramenti del servizio”.

Coppola ha chiesto le dimissioni ad Aliberti quale condizione per una nuova fase politica, è d’accordo?

“La Proposta di Coppola vuole essere quella di una disponibilità ad andare avanti segnando una grande discontinuità che passa attraverso le dimissioni del Sindaco, quasi a dire “ho fallito rimettetemi in pista”. Io ritengo che al più presto deve calare il Sipario su questa Amministrazione che sta producendo solo danni per la Città. Avere quaranta milioni di fondi Piu Europa e sprecarli è una grave responsabilità versi le presenti e per le generazioni future”.

Chi assolve dalla maggioranza, e chi invece getterebbe dalla torre?

“Ci sono diverse persone che durante la farsa sulla decadenza hanno dimostrato carattere e un plauso va fatto al nuovo gruppo di Identità Scafatese che sta mettendo in campo una proposta di discontinuità prendendo atto che la Citta vive un momento delicato”.

Alleanze future? “Finché resta in piedi Aliberti, ogni ragionamento è precluso”, conclude il noto avvocato scafatese, da coordinatore della prima campagna elettorale del primo cittadino nel 2008, a suo acerrimo avversario politico oggi.




Scafati. Cucurachi: “L’arrivo della Dia sugella il fallimento di Aliberti”

Di Adriano Falanga

“Ho sempre detto che a Scafati abbiamo il Sindaco eletto: Aliberti, e il Sindaco di fatto: Di Saia. Se il Sindaco avesse rimosso dall’incarico la segretaria comunale, avrebbe dato un grande segno tangibile di legalità”. E’ questo lo scenario politico amministrativo sintetizzato da Marco Cucurachi. Il consigliere del Partito Democratico e presidente della commissione Garanzia, ha condiviso con Cronache alcune riflessioni.

Tra commissione d’accesso e indagini della Dia, lei che idea si è fatto? Trova concreta l’ombra dello scioglimento? Temo di sì, ma spero di no in qualità di cittadino e di amministratore comunale. Sono garantista fino al terzo grado di giudizio, per cui non mi pronuncio sulla colpevolezza o meno degli indagati. Se, però, il Prefetto ha nominato una Commissione di Accesso per valutare se esistono condizionamenti nella gestione della cosa pubblica, il quadro si complica.

Quali le colpe di questa amministrazione? Per me le colpe sono solo ed esclusivamente politiche. Come ho sempre detto l’arrivo della DIA a Scafati ha suggellato il fallimento della politica di Aliberti, fatta di proclami, di annunci, di fumo negli occhi e di obiettivi non raggiunti. Basti pensare al Polo Scolastico, opera da 10 milioni di euro, bloccata con un sito adibito a discarica, al PIP, anch’esso bloccato per un debito di circa 13 milioni di euro per espropri sbagliati per i quali il Comune è stato condannato in via definitiva, la reindustrializzazione dell’area ex Copmes, anch’essa bloccata e stiamo parlando di un’opera da 20 milioni di euro, l’ospedale chiuso da 5 anni dall’amministrazione Caldoro, la rete fognaria inesistente, l’utilizzo clientelare dei Fondi Più Europa con sottrazione di 4 milioni alla riqualificazione del Centro storico, il PUC bocciato dalla Provincia di Salerno per gravi irregolarità.

Senza gli esposti dell’opposizione, crede che sarebbe comunque successo tutto ciò? L’opposizione fa il ruolo che le è stato conferito dal popolo e cioè vigilare e controllare sulla corretta gestione della cosa pubblica. Aliberti non faccia la vittima, anche perché ci sono delle notizie preoccupanti circa le collusioni criminali, non certo frutto dell’attività dell’opposizione e mi riferisco alla tangente di 50 mila euro pagata ai Ridosso per l’appalto dei parcheggi AIPA dal suo super consulente, nonché sostenitore nelle due campagne elettorali del 2008 e del 2013, Aurelio Voccia De Felice e al pentimento del figlio di Pasquale Loreto.

Lo stallo alla Scafati Solidale, la mancata nomina degli organi di controllo e valutazione, le dimissioni di Mariniello dalla Scafati Sviluppo, poi lo scontro tra la polizia municipale e l’assessore Chirico. Cosa sta accadendo?

Rientra tutto nel fallimento politico ed ora che la questione è all’attenzione degli inquirenti e della Commissione, stanno scappando tutti per paura che si possano abbattere su di loro conseguenze catastrofiche.

1-Pasquale-AlibertiStasera consiglio comunale, Aliberti dovrebbe riferire in aula? Dovrà rendere una comunicazione istituzionale sull’arrivo della Commissione d’accesso a Scafati e basta, non deve fare un’arringa difensiva, quella la faranno i suoi valenti avvocati nelle sedi competenti. Il Consiglio Comunale è il luogo massimo di partecipazione democratica di una Città e spesso è stato mortificato e violentato con attacchi e questioni personali, che non interessano ai cittadini.

Sarà lei il candidato sindaco del Partito Democratico? Sono sicuro che il Partito Democratico sceglierà il candidato migliore, chiunque esso sia, per le prossime elezioni amministrative, tenendo presente l’attività che è stata messa in campo, l’impegno profuso, le battaglie fatte, le proposte avanzate, le iniziative portate avanti per la Città. Auspico l’unità e il grande senso di responsabilità da parte di tutti i dirigenti di partito locali e territoriali per giungere all’impegno elettorale con una squadra forte, compatta e coesa che sicuramente farà la differenza.




Scafati. L’intervista, Aliberti: “io indagato per 4 anni di proroghe, gli altri per 13 no”

Di Adriano Falanga

A sette mesi dall’avviso di garanzia per corruzione, concussione, associazione a delinquere, voto di scambio politico mafioso, abuso d’ufficio, e dopo tre settimana dall’insediamento della commissione d’accesso, Pasquale Aliberti analizza con Cronache le ultime vicende politico, amministrative e giudiziarie.

Sindaco, nuove opere vengono inaugurate, ma le preesistenti sono carenti di manutenzione. Come mai il Comune non ha una propria struttura dedicata al verde e alle ordinarie manutenzioni delle infrastrutture? Non potrebbe strutturarsi l’Acse in questo? Il problema è innanzitutto economico a causa dei tagli subiti in questi anni sulla spesa corrente. I costi di gestione in house non sempre sono vantaggiosi, E’ il motivo per il quale tanti Comuni oggi provano ad esternalizzare i servizi avendo peraltro anche una difficoltà legata alle assunzioni di nuovo personale. Scafati sotto questo aspetto ha una notevole carenza di organico.

La Villa è seriamente in affanno, non è questione di pulizia dei viali, è evidente il forte stato di sofferenza della stessa. Perché non inserirla nel Piu Europa, per un serio progetto di recupero e riqualificazione? In passato abbiamo realizzato diversi lavori in Villa Comunale, sia per la vegetazione   che per i viali. E’ nostra idea inserirla nella nuova programmazione del PIU EUROPA appena saranno definite le linee guida dalla Regione.

Le verifiche della commissione d’accesso rischiano davvero di rallentare il palazzo comunale? E’ chiaro che i dipendenti hanno dovuto e devono lavorare collaborando con la Commissione d’Accesso per la verifica degli atti amministrativi. Questo sottrae inevitabilmente tempo ma è giusto fare chiarezza rispetto ad un atto ispettivo.

Sindaco, le indagini della Dia, poi la commissione d’accesso. Crede davvero che sia tutto frutto di esposti dell’opposizione? Sono indagato per una serie di reati che fanno tremare le vene ogni qualvolta provo a nominarli. Non sono indagato per fatti specifici ma per dichiarazioni rese. Rese da chi? Questo si evince dall’avviso di garanzia di settembre scorso. Posso supporre chi abbia reso le dichiarazioni contro la mia persona e allo stesso tempo sono certo di non aver mai fatto accordi o trattato con i camorristi. Tragga lei le conclusioni…

1-dia-al-comune-di-scafatiCosa pensa dei quattro anni di proroghe continue quanto alla sorveglianza immobili, e nonostante le mutate condizioni della convenzione di gara? Non potevano essere evitate? Non mi sono mai occupato di atti gestionali la cui responsabilità è in capo ai Dirigenti – spiega il primo cittadino, che poi svela un particolare interessante –  Ho però visto che la gara per la sorveglianza è stata avviata per la durata di tre anni nel 2009, con la mia amministrazione e dopo tredici anni di proroghe. Peccato che nessuno in passato si sia accorto di questi tredici anni, nessuno, compreso quelli che oggi ci processano.

La sua opposizione chiede le dimissioni, la sua maggioranza stenta a compattarsi, qualcuno sembra aver preso le distanze. L’opposizione non ha argomenti da anni se non l’arma della denuncia e la speranza di spazzarmi via con ogni mezzo dalla scena politica. Per quanto riguarda la maggioranza, è giusto che decida in libertà il proprio percorso politico. Fino ad oggi ha dimostrato sempre la sua compattezza anche nelle diversità di vedute e pensieri.

Questione sicurezza, l’appello per il comando compagnia della locale Tenenza sembra essere caduto nel vuoto. Lei cosa chiede, ritiene Scafati una città sicura? Il tema della sicurezza è una problematica oggi internazionale. Scafati è nelle stesse condizioni. Sulla trasformazione della Tenenza in Compagnia paghiamo i tagli spaventosi che gli ultimi governi hanno messo in campo e che hanno prodotto un feroce ridimensionamento di tutti i corpi delle forze dell’ordine.




Cava. «I manager ragionieri non devono bloccare la sanità salernitana»

CAVA DE’ TIRRENI. «Sanità cavese: come tutta quella della provincia non sia vittima della riorganizzazione dei manager ragionieri». A chiedere un intervento straordinario al governatore della Campania Vincenzo De Luca è l’avvocato Francesco Avagliano, amministrativista specializzato in amministrazione locale e presidente provinciale di Assoutenti.
Avvocato, nella sanità siamo tornati all’anno zero?
«La situazione ha una sua gravità e complessità. Iniziamo con il dire che i problemi vengono da lontano…»
Sarebbe a dire ? può essere più esplicito «De Luca non deluda i campani i salernitani e anche i cavesi miei concittadini nei cui confronti in particolare in pubblica piazza ha preso dei precisi impegni morali e politici. De Luca deve battersi con maggiore coraggio per il rilancio della sanità campana e deve ripartire da quelli che sono stati i suoi errori che sono anche la genesi di questa situazione di caos totale nel salernitano e non solo. Facciamo chiarezza. L’articolo 14, comma 1 della legge 161/14, abroga due precedenti norme italiane, derogatorie dalla direttiva comunitaria in tema di orari e riposi del personale sanitario dipendente, medici e non medici. Vengono quindi chiusi in conseguenza di ciò vari reparti sia a Cava che a Mercato San Severino e altri ne sono seriamente a rischio in tutta la provincia di Salerno e la Campania. Tutto ciò anche e soprattutto in virtù della circostanza che questi reparti da una decina di anni hanno visto diminuire il loro personale a causa dei vari pensionamenti e al blocco prolungato del turn over che ha afflitto la Regione, commissariata prima con governatore Bassolino e poi con Caldoro, a causa di un deficit strutturale pregresso, con una situazione debitoria molto pesante, che solo negli ultimi anni Caldoro è riuscito a diminuire in modo consistente. Si deve quindi lottare con il Governo nazionale e De Luca deve essere il nostro capitano in pectore per ottenere quello che fino ad oggi lo stesso De Luca non è riuscito ad ottenere, pur battendosi con onore e tenacia. Lo sblocco del turn over è un diritto dei cittadini campani che il Governo Renzi non ci può scippare così come ha fatto fino ad oggi. E necessario quindi ottenere lo sblocco del turn over già ottenuto da Caldoro in precedenza e ove praticabile una deroga alla legge 161 del 2014 in quanto ne sono venuti meno i presupposti per una sua applicazione sic et simpliciter».
Cosa ne pensa Avvocato delle fughe in avanti attuate dai vari direttori generali tra cui Viggiani?
«La provincia di Salerno è la seconda provincia italiana per estensione territoriale e quindi la sanità sul territorio deve essere affrontata e programmata tenendo ben presente questo aspetto molto importante che gioca a sfavore della vita dei salernitani. Ritengo quindi che non si possono mortificare i territori e i loro cittadini e i rappresentanti istituzionali e sindacali che andavano coinvolti in via preventiva in questa riorganizzazione dei servizi sanitari su base provinciale.Rivolgo quindi un sentito appello al Governatore De Luca affinché le scelte, anche se molto sofferte e dettate da aride norme nazionali ed europee, non siano imposte ai territori e alle loro comunità ex post, ma siano il frutto di una seria programmazione e condivisione delle reali esigenze dei territori, con una concertazione preventiva con tutti i soggetti a vario titolo coinvolti sia a livello istituzionale che sociale. Trovo totalmente sbagliato aver demandato tutta la programmazione sanitaria regionale e la sua riorganizzazione e gestione ai manager che hanno effettuato un riordino meramente da ragionieri e contabili della sanità campana e che nel caso di Salerno e provincia ha portato solo a confusione e gravi disservizi, frutto degli accorpamenti dei reparti imposti, senza una preventiva consultazione con i territori coinvolti dai tagli e dagli accorpamenti».
Cosa deve fare in primis De Luca?
«Il Governatore e l’intero consiglio regionale devono rivendicare con forza il ruolo di programmazione e di indirizzo che compete alla Regione e che non si può delegare ai manager e ai commissari straordinari nominati per giunta per mera appartenenza e meno per il merito».




Giffoni Valle Piana. Russomando attacca: «Tradita la comunità». E per le amministrative spunta il nome di Marotta

di Carmine Landi

GIFFONI VALLE PIANA. «Si tratta di un atto indegno nei confronti della comunità».

Paolo Russomando, sindaco di Giffoni Valle Piana, commenta così quanto accaduto nelle ultime ore in seno all’amministrazione del comune picentino.

«È stato un comportamento che ha scosso l’intera comunità perché, a causa di mere beghe personali, quattro consiglieri di maggioranza hanno deciso di non votare il bilancio e di bloccare una serie di investimenti programmati»: è questo il commento del primo cittadino giffonese sulla mossa del vicesindaco dimissionato, Antonio Giuliano, e degli altri tre membri della consiliatura che hanno abbandonato la maggioranza bocciando il piano delle opere pubbliche e il bilancio di previsione. Provvisoriamente, s’auspica il democrat: «Avremo un’altra chiamata, perché la Prefettura di Salerno chiederà la riconvocazione del consiglio comunale, e spero che, in quella sede, questi consiglieri s’astengano pur di far approvare il bilancio, che risponde a un mandato elettorale che è fondato su un vasto consenso; dopodiché possiamo anche lasciar spazio a un commissariamento».

Il sindaco renziano s’appella alla fronda dei ribelli: «Se c’è un problema politico, non prendetevela con i cittadini».

Giuliano, d’altronde, è intenzionato a scendere in campo in prima persona per lo scranno sindacale: «Lui – commenta Russomando – è il capogruppo di un gruppo di dissidenti che vorrebbe da alcuni amici della maggioranza la certezza che questi decidano di candidarsi con lui ma, data la sua inaffidabilità, è legittimo che essi dubitino».

Si va verso un commissariamento: «Abbiamo lottato tanto per raggiungere certi risultati, come quello di riuscire a garantire il servizio idrico in capo al Comune, e non vorrei che, ad esempio, un commissario tornasse al passato».

Il futuro politico di Russomando? «Sarà sempre nel Pd, in seno al quale non escluderei un mio impegno diretto in vista di ipotetiche primarie per la scelta dei prossimi candidati al Parlamento».

 

Ed è subito totosindaco. Il giovedì nero di Paolo Russomando alla vigilia della campagna elettorale.

Nell’aria giffonese s’avvertiva già da qualche mese l’odore della sfiducia.

Tra il finir d’aprile e i principi di maggio, infatti, era andato in frantumi il rapporto idilliaco tra il sindaco e Antonio Giuliano, l’uomo che, per ben nove anni, era stato al suo fianco al timone di Giffoni Valle Piana. Il primo cittadino, infatti, aveva estromesso il suo più stretto collaboratore dalla carica di vicesindaco, nominando Antonietta Buonanno.

Galeotta quella candidatura – poi ritirata – alle regionali e il disaccordo di Giuliano in merito all’iter intrapreso da Russomando per la decadenza dalla carica.

Ora è subito totosindaco. Di sicuro non sarà della partita il sindaco uscente, che era già al suo secondo mandato. Molto probabile, invece, che nell’agone elettorale possano sgomitare due suoi parenti, ossia lo zio Ugo Carpinelli e il fratello di quest’ultimo, Guido, che potrebbero contendersi in una lotta fratricida la fascia tricolore.

Chi spera di succedere a Russomando, ovviamente, è proprio lo stesso Giuliano. Nomi le cui intenzioni erano note da un bel po’ di tempo.

Ma il volto nuovo, stando ad alcune indiscrezioni raccolte da “Le Cronache”, è quello di Gerardo Marotta, sindaco di Giffoni Sei Casali, che è ben visto anche a Valle Piana.

Gerardo Marotta

Gerardo Marotta




Battipaglia e ricorsi. Bruno (Pd): «Noi facciamo politica»

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. «Noi non facciamo ricorsi; noi facciamo politica». Così parla Davide Bruno.

All’indomani della divulgazione, dalle pagine di “Le Cronache”, delle motivazioni che hanno indotto il Tar del Lazio a respingere i ricorsi contro lo scioglimento presentati da Giovanni Santomauro, Pasquale Tramontano, Pasquale Angione, Etica per il Buon Governo e Battipaglia Nostra, il coordinatore cittadino del Partito Democratico ha voluto rilasciare delle dichiarazioni ai nostri taccuini.

«Battipaglia – spiega il numero uno dei dem – non è citta di camorra, ma sarebbe da folli non riconoscere che, in passato, c’è stato un problema in rapporto ai legami tra politica, costituzione delle liste e governo della maggioranza che sosteneva Santomauro».

Vale a dire il sindaco che fu candidato tra le fila del Pd. «È vero – continua Bruno, che, all’epoca dei fatti, nel direttivo del Pd non c’era neppure – ma occorre ricordare pure che Santomauro passò all’UDC, che era il partito che, tra i 16 consiglieri della maggioranza, alla fine ne contava 10, e che era arrivato pure a ottenere 5 assessori su 10».

Per il leader democrat, allora, «il problema riguarda maggioranza e opposizione, riguarda l’intera città». E le responsabilità dem? «Noi – spiega Bruno – abbiamo gestito malissimo la fase post-elettorale, nella composizione della maggioranza come nell’aver favorito i transfughi dell’Udc».

E adesso s’avvicinano le elezioni. «Sarà il pd battipagliese a decidere modalità e tempi per l’assetto della coalizione, composizione delle liste e un programma chiaro per il rilancio della città». E il candidato sindaco? «Sarà una personalità fortemente rappresentativa per la città e in grado di attuare il programma di governo».

Eppure, all’indomani delle dimissioni di due membri della minoranza interna, Angelo Di Tore e Francesco Della Corte, dal direttivo, Bruno, a detta di qualche organo di stampa, pare isolato: «No, sto portando avanti un percorso innovativo, perché la fase congressuale è finita un anno fa, e ora bisogna aiutare il partito capendo cosa ci sia stato di buono e di sbagliato. Superiamo questo momento e lanciamo il partito verso le amministrative».




Gerlando Iorio: «No al dissesto», «per il Puc altissime aspettative», «necessari gli accorpamenti con Alba». E sul Fdg: «Non so se si costituirà»

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. In città c’è un uomo che, da un po’ di mesi a questa parte, riesce a godere del consenso di buona parte dei battipagliesi: si tratta di Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria – di cui fanno parte anche Ada Ferrara e Carlo Picone – che regge le sorti dell’azione amministrativa cittadina.

E dire che quando, lo scorso 22 aprile, la triade varcò per la prima volta la soglia d’ingresso di Palazzo di Città, i battipagliesi erano tutt’altro che entusiasti: il loro approdo in città, infatti, fu una diretta conseguenza del decreto di scioglimento del consiglio comunale a causa di infiltrazioni camorristiche. I commissari, però, si rimboccarono le maniche e, in mezzo a tanta sfiducia, decisero di mettersi al lavoro per smentire coi fatti i più lesti pessimismi.

Iorio s’è concesso ai nostri taccuini, regalandoci una lunghissima intervista – durata più di un’ora, tanto che i dirigenti comunali che avevano appuntamento con lui per un summit staranno ancora maledicendo il sottoscritto a causa della lunga attesa – in cui ha cercato di leggere a 360 gradi la realtà battipagliese.

– Il recupero del fiaschello battipagliese, la kermesse natalizia “Serre d’Inverno”, gli orti sociali, le trattative per portare i prodotti all’interno dei padiglioni di “Expo 2015”: si sta davvero innamorando di Battipaglia?

«Bisogna sempre innamorarsi del lavoro che si fa. Quando iniziai, alla Prefettura di Alessandria, mi occupavo delle patenti, ossia di una delle attività più noiose che ci sia nel nostro campo. Eppure, anche le patenti sono un servizio per i cittadini: può essere noioso, ma dall’altra parte c’è chi attende. Inizialmente, allora, cercavo di smaltire un po’ di lavoro. Poi realizzammo un ufficio che nel giro di tre giorni consegnava le patenti. Non c’è nulla di più gratificante della soddisfazione che si prova nel fare bene un servizio. Battipaglia, poi, è una città che entusiasma, perché c’è tanta energia. Ciononostante, c’è anche tanto individualismo: questa città fa tutto nell’individualità, raggiungendo vertici notevolissimi, ma quando si tratta di identità collettiva, si ingolfa un po’ la macchina, e forse ciò è dovuto alla giovane età del comune. Ad ogni modo, soprattutto quando il lavoro è pubblico, bisogna spendere il massimo delle forze, perché i soldi pubblici sono sacri».

– A proposito di individualismi, di collettività e di lavoro pubblico, meglio lavorare da soli o in terna?

«Siamo molto fortunati, perché io ho già lavorato con Picone in passato, e con la Ferrara s’è creato subito un forte affiatamento. Il clima, dunque, ci consente di realizzare tutto più facilmente. Tutti e tre, poi, abbiamo impostato il discorso su una questione di estrema trasparenza e correttezza, cercando, ad esempio, di mantenere un’assoluta equidistanza tra tutte le forze politiche in campo: a ragion di tutto ciò, mi sento di dire che lavorare in gruppo è molto costruttivo».

– Dovreste terminare il mandato a Ottobre: come vede la città fino ad allora?

«Sul piano sociale, da qui ad ottobre pensare di poter fare delle ipotesi è molto difficile, essendo il lasso temporale particolarmente ristretto. Pare, però, che a livello generale si stiano creando delle congiunture molto favorevoli: ciò potrebbe essere d’ausilio a Battipaglia. Dal punto di vista amministrativo, credo che sia in corso un’attività di dibattito nell’ambito della cittadinanza, e questo è un elemento favorevole, eppure la priorità resta quella di dover fare una riflessione seria sui problemi che ha avuto questa città, anche per quel che riguarda le questioni che hanno portato allo scioglimento dell’ente, che non vanno affatto ritenuti irrilevanti. Qui, purtroppo, ci si chiede ancora “perché a noi?”, ma accade anche nel milanese che i comuni siano sciolti per infiltrazioni camorristiche. Bisogna capire che un vulnus è qualcosa si cui bisogna riflettere, e non un motivo per piangersi addosso. Talvolta, invece pare di trovarsi in una famiglia dove si crede che trascurare i crucci sia un modo per esorcizzare. Questa critica, ovviamente, va calata anche sul contesto politico: se ci sono dei nomi da fare, vanno fatti. Se in città, ad esempio, ci sono state delle avvisaglie nei confronti dei beni confiscati, come accaduto con l’incendio a via Catania, non bisogna minimizzare, dal momento che il rogo è comunque doloso. Sul bar di via Gonzaga (confiscato all’imprenditore Antonio Campione perché ritenuto locale della camorra, NdA), l’altro giorno, c’era un manifesto che diceva “Battipaglia non è città di camorra”: si tratta di un bar confiscato per camorra! Una presa di coscienza forte ci deve essere, perché altrimenti o si è inconsapevoli o si ha paura».

– Abbiamo saputo da fonti particolarmente attendibili che a impedire l’insediamento del Forum dei Giovani sarebbe stato proprio un malcontento dell’amministrazione comunale circa delle modalità di elezione quanto meno sospette. Ci può dire qualcosa in più?

«Lì c’è stato un vizio nella procedura amministrativa: si tratta, dunque, di capire se questa debolezza nel procedimento– con minori che sono stati accompagnati da maggiorenni che non erano i genitori – può interferire sull’insediamento del Forum. D’altronde, se il punto è quello di fare progetti per i giovani, le porte sono aperte. Qual è la necessità di questo tavolo formale?»

– Cos’è cambiato da ottobre a oggi? Perché prima c’era l’esigenza del tavolo formale e oggi no? Il Forum si insedierà?

«Attendiamo gli esiti della verifica sulle procedure. Non so se il Forum si costituirà: vorrei parlarne insieme agli eletti. Discutiamo sul metodo quanto vogliamo, ma il merito delle iniziative per i giovani deve andare avanti. So di non aver detto nulla, ma per ora preferisco parlare così».

– Il 3 gennaio scorso, durante una conferenza stampa, Cecilia Francese, leader di Etica per il buon governo, disse di aver saputo da lei che siamo sull’orlo del dissesto: quanto c’è di vero?

«Di vero c’è che siamo sempre su un fil di lana. La procedura di riequilibrio è partita tra giugno e luglio, in seguito all’approvazione da parte della Corte dei conti. Ora c’è ancora un lungo e complesso percorso da fare: ad ogni modo, noi pensiamo che si debba comunque cercare di rientrare da questo deficit sulla base del piano di riequilibrio. Alla fine, tra il piano di riequilibrio e il dissesto non ci passa molta differenza: avremmo solo le mani un po’ più legate. Per la deresponsabilizzazione della commissione, dichiarare il dissesto sarebbe più agevole, perché ci scaricherebbe di un fardello che assumerebbero altri commissari. Quando ci insediammo, trovammo un discorso aperto con la Corte dei conti e con il Ministero degli Interni, e quest’ultimo si rivelò scettico a riguardo: d’altronde, finché non ci sarà una forte virata, le perplessità rimarranno sempre. Eppure, il dissesto avrebbe rappresentato un ulteriore commissariamento».

– Eppure avrebbe potuto rendere non candidabili dei vecchi amministratori…

«Per quel che riguarda questo aspetto, il dissesto avrebbe potuto provocare queste situazioni, ma io non potrei mai accettare di utilizzare la scure del dissesto per fare piazza pulita. Dovrebbero essere la classe politica e la cittadinanza a rivelarsi mature per fare delle riflessioni simili. Preferiamo dare fiducia alla città con il riequilibrio. Si tratta di stare un’ora in più al municipio? Ok, ci stiamo, tanto dicono che qui di notte ci divertiamo pure sui siti internet (il commissario ride: l’allusione ironica è alle parole pronunciate da Giuseppe D’Elia, “l’uomo del popolo”, che nel corso del comizio di venerdì scorso aveva parlato delle aule municipali che di notte farebbero da scenario a video erotici che sono sul web, NdA): l’importante è dare alla città un senso di reazione». 

– Qualche testata ha parlato dell’assorbimento da parte di Alba dell’azienda speciale “Ferrara – Pignatelli”: conferma?

«Su questo punto, abbiamo anticipato il legislatore, che solo da qualche mese ha iniziato a parlare di accorpamenti nella pubblica amministrazione: noi abbiamo cercato di partire in anticipo per eliminare le società inutili, così da risparmiare sui costi. Da un lato, quindi, abbiamo cercato di recuperare Nuova, che rischiava la dissoluzione e, dunque, il licenziamento di molte persone: abbiamo spiegato alla Corte che certi servizi vanno comunque mantenuti e che le esternalizzazioni comporterebbero costi maggiori. Abbiamo, allora, mantenuto una società, pur inglobandola. Abbiamo eliminato, però, due società. La Veicolo srl, che era nata per vendere i beni, ma che non v’era riuscita, è dovuta sparire: adesso inizieremo una nuova procedura con l’Anci attraverso una struttura del Ministero delle Finanze, per cercare di attrarre più vasti investimenti. Se avessimo chiuso Veicolo e trasmesso tutti i beni al Comune, però, avremmo dovuto pagare inverosimili tasse di successione, ed è per questo che abbiamo preferito inglobare gli immobili comunali in Alba. La Ferrara-Pignatelli, poi, è una società speciale, che negli anni ha fatto un ottimo lavoro: il Piano di Zona, tuttavia, ci impedisce di creare doppioni, per cui abbiamo comunque lasciato accompagnamenti e altri servizi a latere dell’Ambito sociale, ma abbiamo pensato di arrivare alla liquidazione della Pignatelli, con la conseguente estinzione dei debiti dell’azienda, pur lasciando comunque la funzione tra le braccia del Comune attraverso Alba, perché non sappiamo quali cambiamenti potrebbero arrivare in futuro».

– PUC: quali sono le vostre aspettative?

«Abbiamo aspettative elevatissime: stiamo cercando di creare un piano innovativo, affidandoci a un gruppo di lavoro super partes. Speriamo, in questa prima fase, di riuscire a tracciare almeno le linee strategiche, così da favorire un intervento con un impatto di grande novità, non soltanto a livello urbanistico, ma anche in prospettiva per la gestione dei beni comuni. Vi dò una notizia in anteprima: siamo in contatto con la Luiss, che, nell’ambito di un progetto denominato “Territori e nuove forme di legalità”, parlerà degli esperimenti fatti a Bologna, a Mantova, a Palermo e a Battipaglia, parlando di quanto si sta mettendo in atto a proposito di politiche urbanistiche nella nostra città come di un patto di collaborazione per la legalità organizzata. Al convegno ci saranno anche PaolaSeverino, ex-ministro della Giustizia, Gian Carlo Caselli, che è un magistrato che si occupa di ecomafie, e Antonella Manzione, che è il Capo del Dipartimento di Affari Giuridici e Legislativi di Palazzo Chigi: ogni atto del Governo passa sulla sua scrivania».

Il team di Alvisi s’incontrerà all’interno di un edificio che un’amministrazione del passato aveva bollato come inagibile, ossia la struttura che ospitò la scuola “E. De Amiciis”. Lei, poi, l’ha aperto nuovamente al pubblico. È chiaro che le domande del perché vanno fatte a chi decretò l’inagibilità, ma lei che idea s’è fatto?

«Per quel che riguarda le “De Amiciis” , io credo che siano state dichiarate inagibili come edificio scolastico. La struttura è stabile, ma chiaramente il problema si pone quando si parla di cosa volerne fare. Ad ogni modo, mi ha piacevolmente colpito il senso di attaccamento dei cittadini nei confronti di questa scuola. “Era un luogo di mia mamma, di mio padre, dei miei nonni, e quindi appartiene anche a me”: è bellissimo».

– Lei è stato accusato per aver preso all’incirca 1.100 euro come rimborso spese per i viaggi in un mese da casa sua, Caserta, a Battipaglia. Tuttavia, sull’albo pretorio, c’è l’elenco dettagliato della richiesta di rimborso: ha commenti a riguardo?

«È tutto sotto gli occhi della gente, per cui il commento lo lascio a voi. Ho già detto che per me i soldi pubblici sono sacri. Pertanto, lascio che siano gli altri a vedere come li spendiamo».

– Cosa le piace di più in questa città?

«A Battipaglia c’è una bravura nel fare tutto: sono squisiti perfino i confetti. Dalle attenzioni che ci sono nella lavorazione d’ogni cosa, si capisce come mai questa città sia diventata ciò che è diventata. Ci sono, poi, tantissime tipologie di prodotti locali: ho chiesto a molti battipagliesi se ne fossero a conoscenza, e tanti non ne sapevano nulla.Qui c’è un livello altissimo di professionalità, e il bello è che il discorso tocca tutti, e non soltanto qualcuno: pasticcerie, pizzerie, mozzarelle, aziende agricole. Sono tutti molto bravi. C’è poi questa voglia di ricercare a tutti i costi il collegamento con la città e con le tradizioni: un attaccamento del genere in una città dai natali così recenti mi ha sorpreso. Vi dirò di più: tutto ciò dà energia per andare avanti, perché quando vedi queste persone che ti spingono, capisci che investi bene il tuo tempo».

– Un messaggio per chi auspica un prolungamento della fase commissariale?

«Dobbiamo sperare che il commissariamento duri il necessario e che crei le condizioni affinché la classe politica trovi dei buoni punti di partenza. Non dobbiamo star qui per sempre, perché altrimenti ci sarebbe qualcosa di cui preoccuparsi. Questa è una città che è venuta da un commissariamento dopo l’altro, e, come se non bastasse, rischiava di essere commissariata per tre anni. È chiaro che noi, in veste di funzionari dello Stato, non abbiamo le possibilità per fare tutto ciò che invece potrebbe fare la classe politica; tuttavia, come burocrati attenti a quello che ci gira attorno, possiamo captare le esigenze della collettività e creare le condizioni per fare bene il nostro lavoro. Un commissario, d’altronde, è come un arbitro di calcio: se se ne parla poco, vuol dire che ha fatto un buon lavoro».

Troppo presto per fare le pagelle, ci mancherebbe altro. Tuttavia, c’è da dire che la terna “arbitrale” si sta comportando davvero alla grande. Sperando che, diversamente da quanto si vede troppo spesso sui campi di calcio, al termine della partita gli spettatori e i giocatori non s’azzuffino per non aver visto sul tabellone il risultato sperato.