Primo fine settimana di coprifuoco in città “I giovani devono essere responsabili”, l’annuncio del sindaco Napoli

di Erika Noschese

Primo fine settimana di coprifuoco per la città di Salerno, dopo l’ultima ordinanza del governatore della Regione Campania. Il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli si è detto disposto, dopo un’attenta verifica e una serie di incontri con il prefetto e il questore, a “limitare” le zone della movida per contrastare la diffusione dei contagi da Coronavirus.

Sindaco, stando a quanto prevede il nuovo dpcm un’eventuale coprifuoco dovrebbe decretarlo proprio il primo cittadino. Lei si è già detto disponibile a verificare la fattibilità della richiesta ed eventualmente a procedere, dopo che lo scorso fine settimana ha perlustrato la città con le forze dell’ordine. Come sta rispondendo la città?

“Intanto, non è solo nei fine settimana. Io pressoché quasi quotidianamente giro, anche se non mi si vede perché sono con le pattuglie ma alle volte succede che scendo così come accaduto sabato, con qualche risultato dal punto di vista della repressione, parola che non amo ma che va agita. Nei miei pattugliamenti, non saprei come meglio definirli perché io odio la parola ronda, abbiamo constatato che il 95% delle persone indossa la mascherina. Di sera, abbiamo fatto qualche verifica e abbiamo ravvisato che comunque il 95% delle persone indossava la mascherina ma c’era una percentuale, seppur minima, che trovano difficoltoso indossare questo minimo dispositivo. Ci sono le intemperanze giovanili, lo siamo stati tutti e magari si può avere anche un atteggiamento di sfida anarchico che però va ricondotto a ragione e da questo punto di vista io mi rivolgo sempre accortamente ai genitori affinché esercitino fino in fondo le loro funzioni genitoriali che non significano castigo e repulsione, bensì dialogo e persuasione. Con i nostri ritmi quotidiani, probabilmente questo valore del dibattito e della discussione con i figli che naturalmente è un contradditorio, una difficoltà che alla fine trova una sintesi, va esercitata fino in fondo perché è necessario far capire che sulle loro spalle grava una responsabilità che, probabilmente, è inedita. Se noi andiamo a finire in una situazione di fuori controllo ci saranno ripercussioni severissime sugli aspetti economici della città e sull’occupazione e quindi si rischia di creare una recessione dalla quale poi si farà fatica ad uscire. Da questo punto di vista ho detto che il decreto a cui lei faceva riferimento, in un primo momento demandava ai sindaci le azioni di perimentazione e recintazione mentre ora ha attenuato queste prerogative. Ad ogni buon conto, io ero già pronto: avevo preannunciato l’incontro con il questore e con il prefetto per verificare quali sono le modalità per fare degli eventuali lockdown circoscritti e limitati. Noi avevamo già deciso queste azioni per i luoghi della movida laddove non si riuscisse a contrastare azioni anarchiche. Ora, con l’ordinanza del presidente De Luca per il coprifuoco credo che questa esigenza della recintazione delle piazze degradi ad azioni più semplici. Io mi sono ripromesso, insieme al dottor Picone, vicario e questore di fare una verifica venerdì per capire cosa succede con il coprifuoco, verificare che non determini un affollamento prima delle 23 e poi orientarci di conseguenza. Noi adottiamo, e io lo faccio per cultura personale, qualche cosa di molto vicino al modello scientifico che si compone di una diade: errori e tentativi perché non esiste una cosa data una volta per tutte. E’ un work in progress, come nella scienza, che noi dobbiamo adottare, sapendo che abbiamo a che fare con questi comportamenti, con scienze storico sociali ma che si possono trattare, applicando algoritmi ragionevoli per fare in modo che si riesca a capire dove va il mondo, le cose”.

Tema caldo di queste settimana la kermesse Luci d’Artista che si farà ma in forma ridotta…

“Ormai si ragiona ad ore, non a giorni. Verificheremo come va l’andamento dei contagi, eventuali fatti allarmanti ma già da tempo avevo detto che questa sarà un’edizione di Luci d’Artista poco più che simbolica per non perdere, da un lato, il grande lavoro di marketing che è stato fatto a favore della città di Salerno; Luci d’Artista, così come immaginata dal presidente De Luca, hanno fatto conoscere Salerno anche a livello europeo. E’ stata un’intuizione geniale quella di De Luca e non possiamo perdere questo lavoro. C’è un ragionamento di marketing che va sostenuto perché il mondo non finisce nei prossimi anni; dobbiamo guardare al dopo azionando una speranza. Nell’immediato, faremo illuminazioni simboliche degli assi principali, quasi a voler donare un minimo di spirito natalizio e accendere una luce in questa situazione cupa che ci opprime”.

A Salerno la situazione Covid sembra essere ancora sotto controllo. Reduce da un isolamento fiduciario ha più volte lanciato un appello alla cittadinanza a scaricare l’App Immuni. Pensa possa essere una soluzione?

“Io credo che app Immuni, insieme ad un’altra serie di iniziative di presidi, possa essere utile, lo è. Sicuramente, è inutile non farlo perché, alla fine, un semplice gesto, bisogna caricare i dati; la gestione è complicata ma non l’attivazione ed io invito i miei concittadini a scaricare l’app Immuni. Ci vogliono, mediamente, 11 minuti ed aggiungiamo un altro tassello alle misure di contenimento del contagio”.

ART BONUS PER SISTEMARE IL SIPARIO DEL TEATRO VERDI E UN PROGETTO DI VALORIZZAZIONE ANCHE PER LA BIBLIOTECA COMUNALE

L’emergenza Coronavirus ha imposto un cambio di regole anche nello svolgimento degli spettacoli estivi con una formula poi risultata vincente. Si potrebbe pensare di replicare?

“L’esigenza di dare dei luoghi dove poter esprimere una capacità professionale, un’attitudine, un ruolo nella società con lo spettacolo, è in cima ai nostri pensieri: abbiamo avuto una fortunata esperienza durante la stagione estiva; è stata un’iniziativa sperimentale baciata dal successo. Dando uno sguardo rapido alle considerazioni degli operatori del settore è stato universalmente riconosciuto il successo ottenuto, la capacità dell’amministrazione di essere vicina al mondo dello spettacolo, anche grazie al lavoro eccellente dell’assessore Willburger e credo possa essere una formula da replicare laddove possibile e oserei dire da esportare perché credo sia intelligente, semplice ma concreta perché ha dato la possibilità a tante persone di potersi esprimere. Prima l’Arena del Mare, poi il teatro Ghirelli: è stata un’esperienza molto bella perché si sono fatti spettacoli formidabili. Il Ghirelli è un teatro d’avanguardia che svolge una funzione unica, di grande prestigio e sta facendo una programmazione di nicchia. E’ in corso Linea d’Ombra, must della nostra storia culturale urbana; si è tenuto il festival della Letteratura dedicato a Francesco Durante, la cui memoria è indelebile”.

L’amministrazione comunale ha a disposizione i fondi necessari per procedere con i lavori di sistemazione del sipario del teatro Verdi?

“Come amministrazione comunale cercheremo di promuovere e partecipare all’Art bonus. Il primo punto principale è proprio il sipario del Verdi; già negli anni scorsi avevamo avviato il progetto dell’Art bonus e l’idea è proprio di ricorrere a questo strumento. Ovviamente, associato anche a qualche fondo comunale perché la spesa è abbastanza importante”.

Si potrebbe aprire l’Augusteo agli operatori culturali?

“Lo vedremo. Ci stiamo lavorando”.

Non è di competenza del Comune di Salerno ma in questi giorni ci sono state manifestazioni da parte degli studenti che chiedono di poter usufruire della biblioteca provinciale anche negli orari pomeridiani. C’è un programma di valorizzazione, invece, per quella comunale?

“Per la biblioteca provinciale noi abbiamo fatto in modo di aprire un dibattito che poi si è arenato perché, con quello che è successo, sono saltati tutti i programmi, con Paky Memoli, consigliera comunale e provinciale. Stiamo tentando di fare, con la Scabec, un’operazione che promuova la biblioteca provinciale, infelice dal punto di vista della logistica perché non c’è neanche il parcheggio. Verificheremo quali sono le possibilità e tenteremo di procedere con un’apertura che sia degna di questo nome. Lì diventa complicato arrivarci. Io immaginavo, grazie anche al processo di digitalizzazione, il portale della biblioteca provinciale al quale si potrebbe accedere da casa; la Scabec sta curando un’azione di digitalizzazione, basato anche su programmi nazionali per poter trasferire in digitale quanto più possibile. Credo siamo ancora in affanno rispetto a questi obiettivi anche perché il Dad è complicato, a causa di una scarsa infrastruttura informatica, delle reti e altro. Noi abbiamo fatto il portale della cultura dove stiamo tentando di mettere dentro tutto ciò che accade dal punto di vista della cultura a Salerno, quanto è accaduto nel passato e quanto accadrà. Un luogo fisico dove si può andare e trovare tutto e così anche per la biblioteca comunale: mi immagino una destinazione fisica, concreta e un futuro digitale, più utile e più comodo”.




Monaco: “Offriamo discontinuità e proposte concrete”

Edilizia scolastica, viabilità, miglioramento della gestione ambientale. Saranno questi alcuni dei temi portanti su cui intende lavorare Roberto
Monaco, sindaco di Campagna, qualora dovesse raggiungere lo scranno più alto di Palazzo Sant’Agostino, in vista delle elezioni provinciali del prossimo 31 ottobre.

Sindaco, lei è il nome scelto dal centro destra. Si ritroverà a sfidare il candidato Michele Strianese, scelto dal centro sinistra che non ha risparmiato accuse, parlando di difficoltà sul territorio per non aver, almeno fino a martedì sera, avanzato il nome.
«Al contrario. Noi abbiamo dei partiti che hanno dialogato, discorso e che sono arrivati, alla fine, ad una convergenza».

Un ente, la Provincia, in pre dissesto. Da dove bisogna ripartire?
«Bisogna lavorare tanto e bisogna fare in modo di sfruttare tutte le situazioni possibili affinché da un lato si riducano le spese dell’ente e dell’altro si migliorino le capacità di far entrare quattrini. Penso alla partecipazione sistematica dei bandi e penso ad una utilizzazione razionata del patrimonio. Ora, non voglio scendere nel dettaglio ma nei prossimi giorni diremo a cosa alludiamo in particolare».
Come se lo immagina il dopo Canfora?
«Noi offriamo agli amministratori un’alternativa di discontinuità e la offriamo sui temi concreti della viabilità, della gestione dei rifiuti, della gestione del patrimonio scolastico. Insomma, su temi concreti andremo a dire noi cosa abbiamo intenzione di fare».
Gestione Canfora: una sua opinione.
«Io credo che dobbiamo dare ai nostri amministratori una discontinuità, una maggiore presenza pur all’interno di questo quadro normativo dettato dalla Del Rio in poi; dobbiamo dare una maggiore presenza della Provincia come reale ente della prossimità e non utilizzare il quadro normativo come alibi».
Qualora dovesse essere eletto, su cosa intende puntare?
«Lavorare sulla viabilità, sull’edilizia scolastica, sul miglioramento della gestione ambientale e mettere sù subito un insieme di persone capaci di captare al massimo le risorse non solo a livello sovra provinciale. Io guardo più in alto ancora».




Sanità, D’Anna all’attacco di De Luca: «Basta bugie, è stato un fallimento»

Andrea Pellegrino

«Sono stato un estimatore e un sostenitore di Vincenzo De Luca ma sulla sanità ha toppato». Vincenzo D’Anna, già senatore della Repubblica, oggi è presidente nazionale dei biologi ma soprattutto – alle scorse elezioni regionali – ha consegnato a Vincenzo De Luca circa 46mila preferenze con la sua «Campania in Rete». Ma oggi manifesta «dispiacere e preoccupazione», per quanto riguarda la sanità. «Avevamo chiesto un migliore assetto della sanità: via compiacenze, via clientele ed invece assistiamo solo a chiacchiere e bugie». L’ultima? Riguarda le prestazioni di laboratorio e l’annuncio di ieri di Vincenzo De Luca di «aver evitato ogni interruzione», grazie ad un anticipazione ai laboratori accreditati. «È un nuovo annuncio clamoroso che genera ulteriormente ambiguità. La garanzia delle erogazioni delle prestazioni non trova riscontro alcuno – rincara il senatore Vincenzo D’Anna – O De Luca ci mostra le correzioni nell’atto di programmazione sanitaria oppure sono nuove dichiarazioni campate in aria». Con un aggravante in più, continua D’Anna: «Si gioca con la salute dei cittadini della Campania». Quanto all’annuncio dei controlli e dell’intesa con la Guardia di Finanza, D’Anna dice: «Oramai i danni sono stati già fatti». E secondo gli elementi in mano all’ex senatore, il problema nasce proprio da Salerno: «Qui i controlli non sono stati mai fatti. Mentre a Napoli, Caserta ed Avellino ci sono stati dei blocchi dopo i controlli sulle prestazioni, a Salerno si è proseguito. Anzi si è permesso ai napoletani di venire a pescare qui. Quindi io credo che non occorra la Guardia di Finanza ma quella Costiera». Ancora una volta, prosegue, «lancio al presidente della giunta regionale un invito alla serietà, alla coerenza e alla concretezza. Ci faccia vedere la programmazione della sanità, ci indichi i dati e i rimedi che fino ad ora è stato tutto sbagliato». E non si dica, avverte D’Anna, «che ci sono maggiori prestazioni da parte dei campani. I dati parlano chiaro: in Campania le analisi di laboratorio ammontano a 9 esami pro capite, rispetto alla media nazionale che è di 14. Quindi non c’è nessuno sforamento, anzi siamo al di sotto del trend nazionale».




Benedetta De Luca: «Unico limite alla mia disabilità il tacco 12»

Erika Noschese

La disabilità non può e non deve essere un limite. Lo sa bene Benedetta De Luca che della sua diversità ne ha fatto un punto di forza. Giovane, bella e ambiziosa, la giovane originaria di Sala Consilina non si è mai arresa, nonostante i numerosi interventi che ha dovuto subire e la carrozzina che ormai è diventata parte della sua vita. Benedetta, sei una ragazza giovane, bella e ambiziosa.

E’ difficile convivere con la tua disabilità?

«Io sono nata con la mia disabilità, dunque forse per me questa è la mia normalità, normalità che però viene meno quando l’ambiente non è pronto ad accoglierla, quando la mia libertà viene limitata da barriere architettoniche, sociali,da poco senso civico e tanta superficialità. Ed allora diviene difficile convivere con la mia disabilità».

Barriere sociali e barriere architettoniche quanto è difficile per una persona diversamente abile adattarsi?

«Difficile. A parte il disagio fisico personale se poi aggiungiamo le barriere architettoniche di certo non è facile. Se decidessi un giorno di poter prendere un pullman in piena autonomia con la mia sedia a rotelle e passeggiare liberamente per la città, è veramente un’utopia. Ma non mi riferisco in particolare alla città di Salerno, anzi forse è tra le città più accessibili in Italia che conosco. Ed è per questo che bisogna parlarne, condividere le difficoltà che una persona disabile affronta ogni giorno, cercando di trasmettere così senso civico e l’importanza dell’abbattimento delle barriere architettoniche e sociali».

Ormai, sei un punto di riferimento per tanti ragazzi che devono affrontare non poche difficoltà nella vita di tutti i giorni. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere a loro?

«Vorrei far capire loro che non bisogna nascondersi. La disabilità è soltanto una condizione, né positiva ma né tantomeno esclusivamente negativa. Se imparassimo ad accettare i nostri “difetti” e i nostri limiti, riusciremmo davvero a puntare sulle nostre qualità e lavorare su di esse per renderle migliori».

Sei nata con un’agenesia del sacro che ti costringe a vivere accompagnata dalla sua sedia a rotelle e dalle sue stampelle ma nonostante questo tenti di realizzare i tuoi sogni ed hai anche sfilato in passerella.

«Cerco di abbattere pregiudizi e stereotipi attraverso il mondo che per antonomasia celebra bellezza e perfezione: il mondo della moda. Ed e per questo che da qualche anno organizzo e partecipo a sfilate di moda con modelle professioniste e modelle con disabilità, ma la sfilata in se è soltanto un fatto pretestuoso, spero di riuscire ad abbattere l’immagine della persona disabile necessariamente triste, poco curata e soprattutto vorrei inculcare coraggio e amore per se stesse a tante ragazze che non accettano la propria femminilità a causa della loro disabilità. La femminilità non è esclusivamente racchiusa in un’andatura sinuosa su di un tacco 12, è espressa in tanto altro: in uno sguardo, in un sorriso, nel l’intelligenza. È importante armarsi di autostima ed accettare tutto del proprio corpo».

Per una ragazza diversamente abile quanto è difficile realizzare i propri sogni? Ti è capitato di sentirti discriminata?

«Ad essere una donna disabile si rischia di subire una doppia discriminazione. Come donna per mancanza di pari opportunità che emerge nella nostra società e come persona disabile con limiti alla partecipazione sociale. Il nostro Paese ha introdotto norme migliorative, soprattutto in ambito lavorativo, ma c’è ancora molto da fare per il miglioramento della condizione delle donne disabili, partendo anche dalle basi,in primis ci vorrebbe un cambiamento radicale del pensiero comune, abbattendo così stereotipi e pregiudizi nei confronti di donne disabili. Personalmente mi sento discriminata quando la gente non comprende le mie difficoltà, anche ora che sto svolgendo pratica forense presso il tribunale di Salerno, quando trovo tutti i posti per disabili occupati nelle vicinanze e sono così costretta ad arrivare tardi alle udienze perché purtroppo per me è impossibile fare un tratto di strada troppo lungo».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«In primis terminare la pratica forense, affrontare l’esame di Stato e -spero- conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione forense. L’unico limite che la mia disabilità pone alla mia femminilità è proprio non poter calzare un tacco 12».




«Chiudere i porti? Una follia» Lamin Ceesay si racconta

Erika Noschese

«Salvini? La penso come Saviano (Lo scrittore ha definito l’attuale ministro degli Interni “ministro della Malavita” ndr)». E’ la dura risposta di Lamin Ceesay, in merito alla decisione dell’attuale governo di chiudere i porti ed evitare nuovi ingressi di immigrati in città. Lamin ha alle sue spalle, una storia da raccontare tutt’altro che felice. A soli 16 anni decide di lasciare la sua terra natale, il Gambia, dopo la morte dei suoi genitori. Ormai orfano abbandona il suo paese in cerca di un futuro migliore. Così, dopo un lungo viaggio che gli è valso un arresto perché trovato senza documenti e due settimane di galera, oltre che ad una serie di torture, il 19 luglio 2014 approda finalmente al porto di Salerno ma prima ha dovuto sostare a Tripoli, dove ha lavorato e guadagnato i soldi per imbarcarsi e venire in Italia. Ed è da qui, dalla nostra città, che Lamin ricomincia finalmente a vivere. E a sognare.

Lamin, da quanto tempo sei in Italia?

«Sono in Italia da circa 4 anni, sono originario del Gambia».

Perché hai deciso di lasciare la tua terra e venire in Italia?

«Sono qua per realizzare i miei sogni. E ce la sto facendo, piano piano».

Cosa fai nella tua vita?

«Ho sempre studiato e lavorato sia qui che nel mio paese. Ora, a 21 anni, ho due lavori: in Prefettura come mediatore culturale e in una casa famiglia a Capezzano mentre prima facevo l’orafo. Nel frattempo, però, continuo a portare avanti i miei sogni iniziati con Rosario Caliulo. Lui è venuto a mancare nel mese di settembre ed io ce la sto mettendo tutta per realizzare i nostri progetti».

Lamin, cosa pensi della decisione dell’attuale governi di chiudere i porti. Decisione, questa, fortemente voluta dal ministro degli Interni, Matteo Salvini?

«A Matteo Salvini, gli parlo da figlio; lui è padre ma credo non sappia cosa significhi veder morire un figlio, una moglie, un fratello o un genitore. Credo non sappia cosa significhi veramente la sofferenza perché, forse, non l’ha mai vissuta. Per me, chiudere i porti è una scelta folle. E sono d’accordo su quanto detto da Saviano».

Lamin ora rincorre il suo sogno, la musica: ha già inciso diverse canzoni e spesso si esibisce in serate che riscuotono sempre grande successo. Lamin, che genere musicale preferisci? «Trap, rap e R&B e anche musiche africane. Ho già scritto circa 20 canzoni, ad oggi, e ne ho registrate 5».

Nelle tue canzoni di cosa parli?

«Parlo di amore, della mia vita e di quella dei miei, morti durante il viaggio per ricominciare a vivere ma anche di politica». Insomma, la vita a Lamin Ceesay ha tolto tanto ma Salerno e la musica gli hanno restituito quella gioia ormai perduta anni fa.




Una città sull’orlo del suicidio, parla il direttore Antonio Zarrillo

Adriano Rescigno

Un’altra ondata funesta di suicidi nelle ultime 72 ore ha travolto Salerno ed i territori della provincia, un fenomeno nero che secondo il direttore del centro di igiene mentale di Salerno, Antonio Zarrillo: “A Salerno manca l’educazione alla sensibilità, manca l’ascolto e tutto viene accentuato da un uso e abuso dilagante di alcol e droghe, se a tutto questo si aggiunge famiglie assenti o incapaci di osservare cogliendo i comportamenti ed i segnali di figli depressi, non curati, anche perchè ci si vergogna di rivolgersi ad uno psichiatra, si ha un quadro chiaro di quanto ci accade sotto gli occhi”. Come è possibile evitare, prevenire tali fenomeni che ormai si susseguono con troppa frequenza? “Il suicidio è un qualcosa di imprevedibile, soprattutto nei casi di persone affette da depressione. Chi ha deciso il suicidio prima di compierlo vive sensazioni di benessere, lo vede come un qualcosa che pone fine a tutti problemi e così si giustificano anche i messaggi di ringraziamento alle persone care o amici. Quel ragazzo avrà lanciato segnali che nessuno ha raccolto. Manca una sensibilità al malessere, si sottovaluta la depressione che già è difficile da inquadrare, comportamenti, parole, passano nel silenzio. Quello che sento di dire è di rivolgersi allo psichiatra di superare questa mancanza di cultura. Si pensa allo psichiatra come quello che somministra pillole, ma non è così, noi parliamo con le persone, le persone si curano prima parlando, poi eventualmente si passa alla cura farmacologica. La vita è fluida, noi raccogliamo i cambiamenti della società, delle persone, non siamo matematici, e siamo costretti invece a combattere con l’idea che noi siamo quelli dei malati mentali”. Ci sono modi per avvicinarsi a queste persone cercando di salvarli da questa fine indotta? Salerno è pronta ad avviare questo procedimento? “Innanzitutto c’è da riconoscere che questa città fa schifo. Si è pensato ad abbellirla, a migliorarla architettonicamente ed infrastrutturalmente ma non si è pensato a chi vive la città, alle persone. Salerno è una città che isola, senza luoghi di incontro per i giovani, si vivono stress di ogni tipo e sollecitazioni emozionali difficili nelle famiglie con i problemi quotidiani e familiari, poi ci si aggiunge l’alcol, la droga, l’indifferenza e le patologie come l’obesità. Al Cim abbiamo in cura oltre 3000 persone affette da schizofrenia, bipolarismo, forme di depressione. Un cittadino su tre non sta bene, ha sintomi diffusi di malessere, ma noi facciamo finta di assistere. E’ un bluff. Quando le persone arrivano qui, evitando il settore privato che pensa a monetizzare, già sono in uno stato avanzato di problemi, bisogna intervenire prima, quindi bisogna che l’Asl metta in campo iniziative di sensibilizzazione, occasioni di incontro e discussione nei luoghi di lavoro, nelle scuole e poi mettere in campo un organico maggiore, con solo undici medici non si può assistere una città intera. Le persone hanno bisogno di sapere, vanno informate, è importante insegnare a riconoscere i sintomi per rivolgersi agli specialisti, imparare a riconoscere i sintomi delle malattie mentali significa spesso salvare vite. Questo chiedo all’Asl, come chiedo alla città di imparare a non vergognarsi, di rivolgersi a noi psichiatri abbandonando il cliche falso dei cura matti”.




Galiziano, l’intervista di Claudio Tringali: «All’arroganza della parrocchia ha risposto la quiescenza del Comune»

Brigida Vicinanza

«Un accanimento da parte della parrocchia, che con arroganza e prepotenza non ha voluto nemmeno ascoltare i cittadini». Non ci sta il giudice Claudio Tringali, l’ex presidente della Corte d’Appello di Salerno nonché attuale presidente della Fondazione Menna, che è stato tra i firmatari della petizione contro la costruzione del complesso parrocchiale che dovrà sorgere all’interno del parco del Galiziano. Una polemica che, nonostante l’approvazione in consiglio comunale di mercoledì del progetto per la chiesa, non si placherà. «Le nostre osservazioni – ha spiegato Tringali – erano state fatte nel merito giuridico, ma soprattutto non ci siamo mai opposti alla costruzione di una chiesa, ma alla costruzione di questo progetto di chiesa. Anzi, personalmente, ho sostenuto la battaglia di don Luigi Zoccola quando ai tempi di De Biase fu data in concessione l’area, quindi non c’è nessuna guerra di religione. Non trovo giusto che questo progetto che occupa tutto il parco verde, eliminandone più della metà non venga approfondito e nemmeno le nostre motivazioni sono state prese in considerazione». Insomma, tra i comitati e chi ha firmato la petizione che vanta circa 700 firme ad oggi, tutti hanno le buone ragioni per proseguire nella battaglia. «Adesso attenderemo che venga depositata la delibera e valuteremo ulteriori azioni. Non sono contro il sindaco, non mi andrebbe uno scontro, perché ho stima del primo cittadino ma c’è stato sicuramente un accanimento da parte della chiesa – ha continuato il giudice – anche durante il famoso incontro che ci fu con l’amministrazione comunale per la presentazione del progetto. Non ci è stato dato modo di parlare, siamo stati aggrediti verbalmente, c’è chi è arrivato già prevenuto nei nostri confronti e molti giovani che si trovavano in disaccordo hanno avuto paura di essere aggrediti fisicamente per aver espresso il proprio dissenso. Ma in consiglio comunale si è deciso di approvare la cosa velocemente e siamo delusi che sia avvenuto senza un approfondimento delle questioni che noi abbiamo posto, questioni di rilievo giuridico soprattutto. Il progetto approvato non è nemmeno esecutivo, quindi non sappiamo come sia possibile tutto questo». Se il progetto non è esecutivo dunque si potrebbero incorrere in non pochi problemi. A quanto pare il progetto di don Luigi, approvato dall’allora sindaco De Biase, metteva d’accordo proprio tutti, tanto che si avviò anche una raccolta fondi per aiutare a finanziare il tutto, in quanto la Cei non avrebbe coperto l’intera cifra. Raccolta fondi a cui proprio Tringali partecipò: «Ci fu una polemica anche per quella raccolta fondi, ma noi eravamo d’accordo a quel progetto, a dimostrazione che non è una questione di guerra religiosa – ha concluso Tringali – noi all’atteggiamento prepotente ed arrogante della parrocchia che si è verificato negli ultimi giorni abbiamo risposto civilmente mettendo avanti la questione di diritto. Alla prepotenza ed arroganza il Comune però ha risposto con la quiescenza».




Lembo: «Mia candidatura incompatibile con la carica di mio padre? Solo una polemica strumentale»

Erika Noschese

L’annuncio della sua candidatura a sindaco di Campagna ha suscitato non poche polemiche per via del cognome. Andrea Lembo, giovane aspirante primo cittadino è infatti il figlio del procuratore capo di Salerno, Corrado Lembo. Ma su questa vicenda dell’incompatibilità, con la carica del padre, preferisce il silenzio. Dottor Lembo, lei ha deciso di scendere in campo per candidarsi alla carica di sindaco.

Quali sono i punti più importanti del suo programma elettorale?

«Abbiamo avviato una serie di iniziative. Tra le più importanti c’è il rilancio del centro storico e dunque della ripresa di quella che attualmente è l’anima della città che sta scomparendo; parliamo degli incentivi all’agricoltura e alle famiglie che campano intorno a questo tipo di settore economico che è uno dei più rilevanti se non il più rilevante di Campagna. Parliamo di valorizzazione delle risorse naturali che abbiamo sul territorio, come ad esempio l’acqua. Ecco, noi siamo la città dell’acqua ma abbiamo avuto – negli ultimi tempi – diversi problemi rispetto all’approvvigionamento idrico nelle case, abbiamo in mente di concentrare gran parte dell’azione amministrativa per risolvere questo problema. Questa barzelletta della città dell’acqua dove manca l’acqua nelle case è una cosa che non vorremmo sentire più. Dopodiché è chiaro che forse uno dei punti fondamentali di quella che sarà l’azione amministrativa è il lavoro, quindi creare le condizioni affinché ci possa essere uno sviluppo occupazionale di un certo tipo nella nostra città e la sicurezza che è senz’altro uno degli altri temi sui quali si concentra la campagna elettorale, l’idea sarebbe anche quella. Abbiamo anche affrontato, qualche settimana fa, il tema dei beni confiscati e il loro riutilizzo, l’implementazione della videosorveglianza sul territorio comunale, la proposta di attivare una nuova tenenza dei carabinieri in città. Questi i punti più importanti del programma».

Lei, prima di dar inizio alla sua campagna elettorale, sta entrando nelle case dei cittadini, incontra le famiglie per ascoltare le loro istanze.

«Si, stiamo facendo una campagna di ascolto con le famiglie, con i cittadini di Campagna. Stiamo veramente girando casa per ascoltare prima di poter proporre perché è chiaro che i programmi elettorali spesso sono frutto di copia e incolla o di ricerche frettolose su internet tanto per consegnare qualcosa al momento della presentazione della candidatura. Noi abbiamo provato ad invertire questa tendenza e ad ascoltare e raccogliere sollecitazioni, istanze, proposte, idee, studiarle e metterle in un programma elettorale che non solo sia completo,ma che risponda davvero alle esigenze e istanze dei cittadini».

Lei sembra avere come unico rivale il sindaco uscente. Gli altri aspiranti candidati sembrano aver deciso di sostenere lei ed entrare così nella sua lista.

«Non so se è proprio così. Manca ancora del tempo ed io ho imparato che in politica gli scenari possono cambiare anche repentinamente. Ad oggi, pare sia così nel senso che l’avversario è sempre stato il sindaco uscente e altre alternative a questa maggioranza, oggi, in campo non ce ne siano. Ho sentito dire che forse il Movimento 5 Stelle stia ragionando sull’ipotesi di mettere in campo una lista però ad oggi non ho ancora notizie ufficiali. Dopo l’annuncio del ritiro della candidatura dell’ex sindaco Biagio Luongo pare sia intenzionato fare campagna elettorale per noi. L’altro candidato che dava una disponibilità di massima, ad oggi non è ancora pervenuto per cui si, credo sarà un confronto a due».

Lei non teme che il crollo registrato dal Pd alle politiche possa avere ripercussioni anche sulle amministrative?

«No, non credo. Ho fatto non molte campagne elettorali data la mia giovane età ma quelle che ho fatto mi hanno dimostrato che il voto politico con il voto amministrativo non sempre corrisponde. La dinamica del voto politico e quello amministrativo è diversa poi è evidente che quello che è avvenuto a livello di elezioni politiche rispetto a ciò che stiamo facendo a Campagna non ha nulla a che vedere anzi, se il risultato dei 5 Stelle vuole rappresentare il cambiamento allora è chiaro che il cambiamento siamo noi e non il sindaco uscente».

L’annuncio della sua candidatura ha suscitato non poche polemiche per via di suo padre, il prefetto di Salerno. Pensa che questo possa influire negativamente?

«Questo preferirei non commentarlo perché in passato ho avuto modo di esprimere la mia posizione. Preferirei ci si concentrasse su quella che è la campagna elettorale e con la politica, del ruolo di mio padre non parlo».

Lei però non crede ci sia alcun incompatibilità.

«Secondo il mio punto di vista, è chiaro che non c’è alcun incompatibilità perché lui fa un lavoro mentre io faccio politica e non ho nulla a che vedere con il lavoro di mio padre. A settembre lui andrà in pensione quindi una polemica piuttosto strumentale quella che si sta articolando».




«Io ci sono e ci sarò per il mio territorio» Passata la delusione Alfieri ricomincia

Aveva minacciato di abbandonare la politica dopo la sconfitta del Partito democratico quando all’alba del 5 marzo scorso si era sentito abbandonato dal suo territorio, ma adesso dopo che la rabbia ha lasciato il posto alla critica politica costruttiva, così si ripropone il sindaco di Agropoli Franco Alfieri: «Se si ha un progetto politico ed il supporto di così tanti sostenitori e militanti, è possibile lavorare ogni giorno per il territorio, al di là delle dinamiche politiche che sono in continua evoluzione. E’ per questo che io ci sono e ci sarò, con la passione e la concretezza di sempre».

Nel suo collegio ha convinto 34.779 voti, pari al 26,56%, tra i candidati all’uninominale della coalizione di centro-sinistra, il miglior risultato dell’Italia meridionale, qual è l’analisi della sconfitta?

«Le sconfitte sono sempre una delusione ma servono a capire e a lavorare meglio successivamente. Adesso occorre trovare motivazioni serie a questa sconfitta, con grande senso di responsabilità. Quando la proposta elettorale di un partito non trova appeal nella gente quando c’è una coalizione messa insieme all’ultimo minuto utile. Con questa legge elettorale e le candidature uninominali si pensava di vincere ma abbiamo solo potuto arginare quanto accaduto ma non si sarebbe riuscito a ribaltare quanto poi è stato l’esito delle urne».

Per riconquistare gli elettori persi per strada e che hanno preferito altre coalizioni o movimenti, da dove, il Partito democratico deve ripartire?
«Deve ripartire dai territori, dal dare voce ai militanti. C’è stata una vera e propria rivoluzione nell’elettorato, bisogna ritornare al merito, al proporre competenze agli elettori, con il maggior grado di vicinanza possibile ai cittadini ed ai territori».

Quindi per Franco Alfieri è inverosimile la proposta di Michele Emiliano di fornire un appoggio per governare al Movimento 5stelle?
«Il popolo ha sancito vincitori Lega e Movimento 5stelle, adesso devono governare loro. Devono abbassare le tasse, dare il reddito di cittadinanza, città sicure, devono fare tutto quello che hanno promesso. Il nostro ruolo è all’opposizione per controllare che tutto quanto venga svolto come deve svolgersi. Componenti del Pd pronti a governare con i 5 stelle? Se c’è stata una vocazione al martirio ma non credo proprio, non l’ho avvertita».

Per l’ex sindaco di Agropoli, la delusione del voto dello scorso 4 marzo è difficile da diferire ma, nonostante ciò, è tornato sui suoi passi, ringraziando gli elettori per quanto hanno fatto e ritrattando le sue parole circa l’addio al mondo politico. Nessuna alleanza,per il sindaco del comune cilentano. Il Pd, come già detto da Maurizio Martina nel corso della direzione del partito democratico tenutasi al Nazareno deve stare all’opposizione, proprio come stabilito dagli elettori.




Vota: «Gli estremisti cono coloro che vogliono imporci le regole»

Marco Giannattasio

Qual è il motto che lanciate agli italiani e perché questi dovrebbero votare Casa Pound?
«Prima gli italiani, noi lo diciamo da anni con convinzione, senza apparenze per conquistare i voti. Noi abbiamo una proposta diversa, coerente, andiamo in cerca di verità e degli elettori che vogliono sposare questi temi reali e non dare un voto al centro destra per poi ritrovarsi in un governo tecnico con Berlusconi. Questa legge non garantisce la vittoria a nessuno, bisogna vincere il 70% dei collegi plurinominali. È un’utopia per tutti, di conseguenza si apprestano a fare un altro governo di larghe intese e noi possiamo essere l’unica opposizione forte. Io vedo che i candidati della destra parlano di temi che io denuncio da anni in questa città, poiché vediamo un accattonaggio controllato e sistematico e siamo assaliti da immigrati che elemosinano, lavorano in nero e mettono in pericolo i cittadini. Molti dicono di venire da centri di accoglienza, noi vogliamo un controllo effettivo. La politica che oggi si propone come nuova non ha controllato, una politica che si è frammentata creando dei movimenti satelliti che cerca di intercettare i voti. Ma noi diciamo “Votate Casa Pound” perché noi non abbiamo cambiamo i nostri temi, vogliamo che la nazione non sia più soggetta ai dictat europei. Il nostro Paese ha una storia, una dignità, delle necessità. Dobbiamo fermare la tendenza di non essere più una nazione, non possiamo essere un paese governato da Bruxelles, dobbiamo avere la nostra indipendenza. Dobbiamo tornare sovrani per diventare potenza e accrescere».

Come reputate il vostro consenso nella città di Salerno e provincia?

«A Salerno e provincia stiamo avendo un ottimo riscontro, sono tanti gli elettori che ci fanno sostegno poiché la nostra proposta è coerente. Nelle nostre liste ci sono elementi del territorio mentre la stessa Lega, nonostante abbia cancellato “Nord” ha candidato elementi estranei a queste realtà. Casa Pound non è un traghetto politico che porta elementi, pronti ad oziare, in Parlamento ma candida i suoi militanti, quelli che sono sempre a disposizione del popolo. Casa Pound è una comunità che vuole aiutare gli italiani e provvedere alle loro necessità».

Cosa direste a chi vi accusa di essere un movimento “Etremista”?

«Estremista oggi sono coloro che ci vogliono imporre queste politiche e chi giustifica quest’immigrazione incontrollata, invece noi vogliamo dire “siamo l’Italia, abbiamo queste eccellenze e dobbiamo valorizzare le nostre produzioni.” Noi siamo cittadini italiani e dobbiamo la nostra cultura».

Qual è il punto centrale del vostro programma?

«Noi cerchiamo di dare risposte, siamo un movimento che si permette di mostrare il problema e dare la soluzione. Punto centrale del nostro movimento è il mutuo sociale che serve per dare una risposta concreta alle giovani coppie che devono partire da una casa per creare una famiglia senza che le banche creino un debito a costoro. Dobbiamo dare la possibilità alle famiglie di avere un immobile che negli anni riscatterà con un interesse che si paga normalmente e che non sia vessatorio, con una possibilità di lavoro concreta. Dobbiamo riappropriarci del nostro presente per avere un futuro, questa è la condizione ideale per andare avanti e dire ancora domani che noi siamo italiani»