Salerno, spiaggia di Santa Teresa inquinata da un cantiere

Forse, ma senza forse, la causa dei ricorrenti episodi di inquinamento del mare della storica spiaggia di Santa Teresa a Salerno potrebbero essere stati causati dagli sversamenti di un vicino cantiere, mai ultimato e trasformatosi in una cloaca a cielo aperto. Nascosta alla vista dauna recinzione, ma non all’olfatto, la fossa è situata vicina a quel rivolo che ogni tanto colora il mare della spiaggia. A volte bianco, a volte rosso il “chiavicone”, come lo chiamavano a ragion veduta i vecchi salernitani potrebbe essere lo sfogo del contenitore mai completato chea vrebbe dovuto contenere le cabine elettriche per l’alimentazione energetica dell’area, costo complessivo, recita un cartello caduto a terra di 3,9 milioni di euro. In pratica sembra che ogni volta che ci siano previpitazioni metereologiche abbondandi la vasca travasa i suoi liquidi nel rio e a seconda del colore dei liquami che si sono accumulati cambia di colore. Di certo, non siamo dei tecnici, ma a vista appare pieno di acqua che dall’odore di uova marce dovrebbe avere una natura sulfurea. Sembra infatti che ci siano delle sorgenti che sgorgano proprio li dal sottosuolo. Dipendono anche da ciò gli scarichi “colorati” sulla spiaggia di Santa Teresa, lo si dovrà stabilire e del resto basterebbe poco. Sel’Arpac che viene spesso chiamata per verificare l’inquinamento prodotto dallo scolo facesse controlli a pochi metri di distanza nella vasca di certo si protebbe stabilire una connessione che, ripeto, agli occhi di un inesperto appare piuttosto probabile. L’estate stà per arrivare ed i salernitani storici che non hanno la possibilità di andare in altri lidi si riverseranno sul lido “Pidocchietti”, altro nome che la tradizione affibia alla spiaggia. Per loro, per il decoro di Salerno, per la salute pubblica, sarebbe il caso, lo si chiede da anni, che si facesse luce sui quei fenomeni ricorrenti di strane colorazioni che sgorgano dal vecchio chiavicone. Altra questione sarebbe capire perchè quel cantiere, ormai abbandonato, è in quello stato, ma questa è tutta un’altra storia.




Bat e inquinamento, per l’Arpac Pisano non ancora in regola

Brigida Vicinanza

Sulle Fonderie Pisano adesso la “palla” passa alla Regione Campania. Dopo che l’ente di Palazzo Santa Lucia aveva diffidato l’azienda di via dei Greci a Fratte ad ottemperare alle criticità sollevate dall’Arpac dopo l’ispezione di novembre 2017, l’agenzia regionale per la protezione ambientale effettua un nuovo sopralluogo per capire se quelle grandi criticità sollevate inizialmente erano state poi “eliminate” definitivamente. Dal sopralluogo di luglio però – come già anticipato su queste colonne – è risultato che i Pisano hanno ottemperato soltanto in parte a quelle che erano le prescrizioni da adottare per ottenere l’autorizzazione integrata ambientale. Le “Bat” ovvero le migliori tecnologie per il contrasto all’inquinamento sono state infatti soltanto “parzialmente ottemperate” come si legge nella relazione stilata dai dirigenti e dai tecnici dell’Organo di controllo. Inquinamento dentro e in parte anche fuori per quanto riguarda quello delle emissioni in aria dei gas e vapori dovuti alla produzione di ghisa: l’Arpac infatti – secondo il verbale stilato durante la “visita” di luglio – ritiene che l’azienda non ha posto in essere tutte le ottemperanze per scongiurare l’emissione di diossina durante la lavorazione del prodotto. È emerso inoltre che a prescindere dall’inquinamento esterno infatti, non ha eliminato quelle criticità all’interno dei luoghi di lavoro. Dunque l’Arpac si è focalizzata su tutti i punti che non quadravano già da novembre e che riguardavano rifiuti, acque di scarico, inquinamento acustico e dell’aria, ma anche dei forni e della conseguente produzione di calore all’interno dello stabilimento. Per quanto riguarda invece l’inquinamento acustico, sempre secondo il nuovo sopralluogo, il rumore di 3 camini non rispetta il limite consentito dalla legge di 65 decibel e anche in questo casa la criticità sarebbe parzialmente ottemperata dai Pisano. E ancora per quanto riguarda le acque e lo scarico di quelle di lavorazione, vengono emesse in quelle del piazzale mentre secondo i tecnici per legge devono confluire in una fogna a parte che è quella comunale e non mischiarsi alle acque di raccolta della pioggia. Inoltre ci sarebbe anche l’assenza di un sistema di aspirazione che consente di non inquinare ulteriormente con l’emissione di gas e vapori. Criticità precedentemente riscontrata e che non è stata presa in considerazione in questa nuova “visita a sorpresa” e dunque risulterebbe non applicata dall’azienda. A quanto pare dunque la Regione Campania, sulla base di quanto riscontrato nuovamente dall’Arpac dovrà decidere il da farsi. Potrebbe comunque diffidare nuovamente l’azienda ad ottemperare pienamente a quanto sottolineato, in attesa poi della nuova Conferenza dei servizi che dovrà tenersi dopo la prima metà di settembre e alla quale, chissà se il Comune di Salerno vorrà dire la sua. Per adesso però un nuovo grattacapo per i Pisano, ma anche per i cittadini e i comitati che continuano la loro battaglia a favore della salute nella Valle dell’Irno.




Legambiente, il fiume Irno maglia nera per l’inquinamento

Erika Noschese

Lungomare Clemente Tafuri, Marina di Eboli, Laura, Torre di Paestum Licinella. Sono alcuni dei siti altamente inquinati a Salerno e provincia. A lanciare ancora una volta l’allarme Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane che ieri mattina, presso il circolo canottieri Irno ha presentato dati tutt’altro che rassicuranti per le foci dei fiumi ed i torrenti della provincia di Salerno. Maglia nera, in città, per il fiume Irno che si classica come altamente inquinato, stando alla fotografia scattata da Legambiente Campania. «La tutela ambientale si pone quale obiettivo primario di tutte le amministrazioni interessate. Legambiente, rappresenta l’associazionismo ambientalista per eccellenza, che tutela l’ambiente e una risorsa mare che se opportunamente salvaguardata può creare ricchezza, crescita e sviluppo per un paese che dovrebbe vivere sul mare», ha dichiarato Giuseppe Menna, mandante della Capitaneria di Porto di Salerno. «E’ compito esclusivo degli enti locali, unitamente con il Sistema Idrico Campano, quello di far sì che si organizzino i sistemi depurativi», ha invece dichiarato Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente Campania. «Organizzare questo settore non significa sovrapporre opere simili, ma far funzionare un sistema di tutela ambientale nel suo complesso – ha poi aggiunto Chiavazzo – E’importante che l’ente idrico campano e gli enti locali si diano un aiuto reciproco affinchè i depuratori campani inizino realmente a funzionare». Le coste campane continuano a subire la minaccia della mancata depurazione: su trentuno punti monitorati ben venti presentavano cariche batteriche elevate. Nel mirino ci sono ancora una volta canali, foci di fiumi e torrenti che continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati. E ci sono anche record assoluti, con situazioni che nonostante esposti dell’associazione e controlli delle forze dell’ordine mostrano un inquinamento ormai cronico, come nel caso della foce del fiume Irno a Salerno, del fiume Sarno tra Castellammare e Torre Annunziata e della foce del torrente Asa a Pontecagnano giudicati “fortemente inquinati” per il nono anno consecutivo. «La maladepurazione è un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza, visto tra l’altro che siamo stati anche condannati a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola – sottolinea Davide Sabbadin, portavoce di Goletta Verde -. E lo dimostra il nostro monitoraggio che punta ad accendere un riflettore sulle criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali. Anche quest’anno la fotografia scattata da Goletta Verde ci restituisce un’istantanea a tinte fosche per molte aree della costa campana». I dati resi disponibili dall’Arpac relativi ai controlli svolti nel 2017 sulle acque in uscita dagli impianti di depurazione confermano la cronica criticità della situazione. Infatti, su un totale di 413 controlli eseguiti in Campania il 41% è risultato “non conforme”, con punte di non conformità del 66% per gli impianti della provincia di Salerno dove foci di fiumi e canali continuano a riversare in mare cariche batteriche elevate. Su tredici punti campionati, ben 11 ricevono un giudizio di “fortemente inquinato”.




Fonderie Pisano e delocalizzazione: domani presidio dei lavoratori davanti a Palazzo Santa Lucia

Ancora dubbi sulla delocalizzazione delle Fonderie Pisano, ma soprattutto nessun futuro certo per gli operai dell’opificio attualmente in via dei Greci a Fratte. E domani, a partire dalle 9.30, i lavoratori delle Fonderie Pisano terranno un presidio a Napoli presso la sede della Regione Campania a Palazzo Santa Lucia.
“Dopo la richiesta di incontro inviata in Regione lo scorso 25 maggio dalle segreterie provinciali e regionali di Fiom e Cgil, nessuna risposta è giunta dagli uffici regionali a distanza di oltre un mese – scrivono in un nota i sindacati –  l’incontro era stato richiesto quale proseguimento del confronto, avviato già mesi fa in sede regionale, sul nuovo impianto da realizzarsi in area industriale, su quanto, nel frattempo, portato avanti dall’azienda e sulle possibili azioni a farsi per una rapida e concreta attuazione della nuova iniziativa produttiva. Quest’ultima, come è noto, rappresenta per noi la reale garanzia per il futuro delle maestranze attualmente impegnate nello stabilimento, oltre che per altri possibili sbocchi occupazionali. In concomitanza con il presidio di domani, Fiom e Cgil provinciale e regionale hanno chiesto al Presidente, al vice-presidente e all’assessore alle attività produttive della Regione Campania di essere ricevuti con una delegazione di lavoratori».
Brigida Vicinanza



Inquinamento e insicurezza, la Lega chiede monitoraggio dell’Arpac nelle zone del Porto

“Porto, livelli di inquinamento e insicurezza insostenibili”. Poche semplici parole chiave e la Lega salernitana scende in campo sulla questione del traffico in città, con alcune proposte dopo lo sciopero indetto dagli autotrasportatori. “Lo sciopero di ben cinque giorni indetto dalla Federazione Autotrasportatori Italiani e le continuative proteste degli abitanti della parte occidentale dimostrano due cose sopra tutte: le attività commerciali sviluppatesi nel porto sono per molti aspetti incompatibili con una gran parte di città – spiegano in una nota i coordinatori di Noi con Salvini Mariano Falcone, Giuseppe Zitarosa e Cristian Santoro – il Comune di Salerno ignora, di fatto, il problema. La salvaguardia del lavoro va coniugata ai pari diritti costituzionali alla mobilità ed alla salute. Principi compromessi, con quello alla sicurezza denunciato sia dagli autotrasportatori che dagli abitanti dei rioni retrostanti il porto, da un volume di traffico quotidiano che porta, in media, 5mila camion a settimana ad entrare ed uscire dal porto”. Poi continuano con le proposte di cui la Lega si farà promotrice: “Nella convinzione che il fenomeno dello sviluppo delle attività commerciali (private), per le conseguenze che determina in termini di impatto sulla città non possa prescindere da precise scelte politiche si salvaguardia dell’interesse pubblico, la Lega di Salerno si farà promotrice di una specifica richiesta all’Arpac di monitoraggio continuativo dei livelli di inquinamento da polveri sottili e acustico all’incrocio del viadotto Gatto con via Benedetto Croce, richiesta alla Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale del cronogramma di realizzazione e consegna dell’opera Porta Ovest, richiesta al Comune di Salerno di verifica statica e strutturale del viadotto Gatto, richiesta a AdSP, Comune di Salerno, Ufficio Dogane e “Fai” e operatori economici portuali di verifica fattibilità contingentamento numero quotidiano camion/Tir in entrata/uscita dal porto, e infine – concludono – di una richiesta ufficiale al Comune di Salerno di indizione di un Consiglio comunale monotematico”. Una questione che tiene banco da oramai troppo tempo e che ancora non trova soluzione, per la disperazione dei salernitani e non solo, in quanto con la stagione estiva e la presenza dei turisti, il fenomento e i disagi potranno crescere.




«Le Fonderie Pisano inquinano» la Regione Campania boccia la Via

Andrea Pellegrino

Le Fonderie Pisano non passano l’esame della Via. La Regione Campania, infatti, ha espresso parere sfavorevole di Valutazione di Impatto ambientale e di valutazione di incidenza. Si mette male per lo stabilimento di via Dei Greci, da tempo finito nell’occhio del ciclone ed ora a rischio autorizzazione ambientale. Il procedimento di Via era stato richiesto nell’ambito nel riesame dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) che a sua volta era finita al centro di una indagine penale che portò al sequestro dell’opificio. Al centro del provvedimento a firma dell’avvocato Simona Brancaccio, che boccia il progetto di ammodernamento delle Fonderie, ci sarebbero gli effetti negativi prodotti dallo stabilimento sull’ambiente circostante. Ed in particolare sulle acque del Fiume Irno e sull’aria. «L’area di influenza del progetto – si legge, infatti – è un’area caratterizzata da problematiche ambientali rilevanti nella quale, come testimoniato dai diversi rapporti e indagini dell’Arpac, sono rilevate criticità per i parametri NO2 e PM10. Risulta, inoltre, essere superato il limite di 35 sforamenti della media giornaliera di PM10, in tutto n.50 nel 2013. Ulteriori criticità si evincono dai dati relativi alle analisi effettuate sui sedimenti fluviali prelevati a monte e a valle dello scarico della Fonderia: le indagini hanno evidenziato che vi è un peggioramento delle caratteristiche microbiologiche (Escheria coli) e chimiche (presenza di metalli pesanti, idrocarburi e Ipa). Tale peggioramento è stato riscontrato altresì alla foce dell’Irno e anche, con riferimento alle caratteristiche microbiologiche, nella qualità delle acque». Infatti, si legge ancora: «Si determinano incidenze significative sulle caratteristiche qualitative del Fiume Irno e di conseguenza sulle caratteristiche ecologiche in quanto attraverso le acque di scarico possono essere immessi nel fiume metalli pesanti, idrocarburi e Ipa, ovvero proprie quei contaminati che già sono stati riscontrati nei sedimenti a valle dell’attuale scarico delle Fonderie Pisano».




Scafati. Arriva l’autunno caldo scafatese. La triade chiamata a dare risposte su questi temi…

Di Adriano Falanga

Settembre è arrivato. Scafati si lascia alle spalle, lentamente e non senza strascichi, un’estate caldissima sotto ogni aspetto. Ma settembre sarà soltanto il primo di una lunga serie di appuntamenti amministrativi, politici e giudiziari, che continuerà a tenere banco l’opinione pubblica. Si parte dal 14, giorno in cui si (ri)pronuncerà il Tribunale del riesame di Salerno sulla richiesta del Pm Vincenzo Montemurro della custodia cautelare in carcere per Pasquale Aliberti, dopo il rinvio della Suprema Corte di Cassazione. Entro questo mese bisognerà anche decidere se archiviare, o rinviare a giudizio i venti indagati (o parte di questi) dell’inchiesta Sarastra, che ha scombussolato la vita socio politica della città. Dal punto di vista amministrativo la situazione non è meno delicata. La Commissione Straordinaria andrà a toccare con mano le conseguenze provocate dal taglio della spesa corrente imposto dal piano di rientro decennale, per il riequilibrio dei conti comunali. Si parte dalla mensa scolastica, portata all’aliquota massima per qualsiasi nucleo familiare, indipendentemente dal reddito. Durante i mesi estivi è stata avviata una petizione dalle mamme dei piccoli studenti. Bisognerà poi dare risposte dal punto di vista dello sviluppo economico, al momento la triade prefettizia non si è mai espressa in tal senso, limitando i suoi primi sei mesi di attività al contenimento della spesa e alla riorganizzazione della macchina comunale. Occorre nuovo atto di indirizzo quanto all’area Pip, abbandonata a se stessa e senza nessun progetto di rilancio o rivalutazione.

La città attende risposte anche sul commercio, oramai messo in ginocchio dalla totale assenza di progetti, incentivi e manifestazioni. Non calerà mai l’attenzione sulla questione ambientale, perché se da un lato scemerà la puzza del fiume Sarno, resterà dall’altro lato l’intollerabilità dei miasmi emessi dal canale San Tommaso, “operativo” sotto questo spetto per tutto l’anno. A settembre la città tornerà a riempirsi, e l’Acse sta ancora arrancando per risollevare la percentuale sulla raccolta differenziata. Il cda guidato da Daniele Meriani al momento è stato costretto a fare un passo indietro sulla decisione di lasciare i rifiuti indifferenziati a terra. Si raccoglie tutto, ogni sera, puntando però sui controlli portati avanti dalla Polizia Municipale. In tal senso i caschi bianchi, nonostante la carenza di personale, hanno già elevato decine di contravvenzioni. Poca cosa però, vista l’’stensione territoriale e la sfacciataggine dei cafoni. Occorrono telecamere, ragion per cui la commissione cerca fondi, ma occorre anche un piano industriale netto, preciso, dettagliato, che punti non solo a reprimere i cafoni, ma anche ad incentivare i virtuosi. Sotto questo aspetto la guida del dottor Meriani è ancora molto approssimativa. Sembra che l’Acse navighi a vista, e per una società con un Pef di circa 11 milioni di euro è assolutamente censurabile. Bisognerà rilanciare la struttura, migliorare la comunicazione con il cittadino e soprattutto pensare di eliminare un cda di tre componenti. In certi casi è preferibile concentrare le risorse economiche attorno alla figura di un amministratore unico o direttore generale con comprovata esperienza nel settore.

Dopo il fallimento di Aprile, è caduta nell’oblio la Scafati Sviluppo. Non sono più arrivate notizie. Il cda dichiarato fallito, nella persona dell’ex presidente Alfonso di Massa ha presentato ricorso. Poi il nulla. Al momento la società è guidata da due curatori fallimentari nominati dal tribunale, ma non è stato ancora chiarito che resta in piedi anche il cda voluto dai commissari (con relative spese). Urgente e improcrastinabile spiegare alla città le strategie per salvare l’area industriale da eventuali speculazioni immobiliari, possibili acquistando all’asta i beni della società di trasformazione urbana. In alto mare anche il Piano D’Ambito S1, di cui il comune di Scafati è capofila. La struttura che eroga i servizi sociali è ancora senza coordinatore, e questo comporta lo stallo dei servizi, tra cui l’avvio della gara d’appalto per la gestione del centro disabili Raggio Di Sole. Dato il benservito alla Publiparking, al momento la città è libera dalla sosta a pagamento. Circa venti famiglie rischiano seriamente di perdere il lavoro, e oltre al danno economico, in città sono ricomparsi gli abusivi della sosta. E non sempre diventa facile liberarsene. Un errore grave, mandare via la società che aveva regolarmente vinto gara d’appalto, senza avere alle spalle una precisa soluzione alternativa. Il servizio dovrebbe essere gestito dall’Acse, ma la società ha già difficoltà con la sola raccolta rifiuti. A Palazzo Mayer si pensa al ritorno del “grattino”, acquistabile negli esercizi commerciali.

Oppure rilevare i nuovi parcometri acquistati dal vecchio gestore e affidare il controllo alla Polizia Municipale. In quest’ultimo caso si tratta però di una soluzione più onerosa. Quanto alla Sicurezza e Viabilità il maggiore Carmine Apicella, sovraordinato prefettizio, starebbe valutando, assieme al comandante dei caschi bianchi Pasquale Cataldo, un concorso per l’assunzione di nuovi vigili urbani, a tempo determinato. Forse dieci, forse venti. Dal nuovo anno si potrà capire qualcosa di più. Resta ancora il rilancio della città, attraverso il recupero degli spazi pubblici. La Villa Comunale è oramai ridotta a poco più di una boscaglia, e le altre aree attrezzate sono stati chiuse per il forte degrado in cui erano finite. Si pensa quantomeno di attuare una buona Rassegna Natalizia, per riavvicinare i cittadini al territorio. Infine, bisognerà anche decidere cosa fare delle quote detenute al Consorzio Farmaceutico, se venderle del tutto o in parte, evitando pericolose speculazioni sulle farmacie comunali (cinque) presenti in città. Sarà quindi un anno intenso per la commissione straordinaria guidata dal prefetto Gerardina Basilicata, che seppur ha raccolto i cocci di un vaso rotto da altri, ha comunque tutta la responsabilità istituzionale di porre rimedio.

M5S: “CHI CONTROLLA ALLA EX COPMES?”

<<Sono ormai passati sei mesi dall’insediamento della Triade e a Scafati i miglioramenti ancora non si intravedono. Le partecipate più di tutte mostrano le maggiori criticità>>. Polemiche dal M5S, che si richiamano a quelle già espresse anche dal deputato Angelo Tofalo, sull’operato della triade prefettizia. <<Ci ritroviamo l’Acse con un cda che non riesce a dare le giuste risposte ai cittadini sia in termini di risparmio, che di servizi. Sarebbe opportuno eliminare il cda e affidare la gestione ad un unico direttore generale, mai rimpiazzato dopo l’uscita dell’ex ingegnere DE Vivo, andato in meritata pensione. Della Scafati Sviluppo si sono perse le tracce – continuano gli attivisti di Scafati in Movimento – il suo cda non si sa cosa stia facendo. Altro che trasparenza, abbiamo un organo che guida una società dichiarata fallita>>. I grillini incalzano sulla stu, dove sembrerebbe siano stati commessi degli abusi. <<Vengono controllati gli operatori industriali che occupano l’area? Giungono notizie di vari abusi perpetrati nell’area>>.




Scafati. Domenica la marcia, l’appello: “adesso bisogna reagire, è questa la città che vogliamo?”

Di Adriano Falanga

<<Non si manifesta contro qualcuno, ma a favore di qualcosa>>. E quel “qualcosa” è la città di Scafati. Così Arcangelo Sicignano, ingegnere Fiat, promotore e organizzatore della marcia di domenica 3 settembre. Partita in sordina, sembrava una delle tante manifestazioni nate attraverso il web, mai andate oltre le 30-40 adesioni. Obiettivo? Sensibilizzare le autorità preposte al grave disagio vissuto attraverso le esalazioni del fiume Sarno. Ma questa estate è stata una delle più difficili che la città di Scafati abbia mai attraversato. Non solo il fiume, ma anche la spazzatura per strada e soprattutto l’emergenza criminalità. E allora domenica l’occasione è buona per stringersi e quantomeno esserci. Le premesse della vigilia sono positive, tantissime le adesioni. <<La nostra città potrebbe essere uno dei posti migliori dove vivere e far crescere i nostri figli. Il fiume Sarno potrebbe essere una risorsa incredibile. Invece è ormai diventato una fogna a cielo aperto. Ho pensato che non potevamo restare indifferenti e rassegnati ma dovevamo lottare per il futuro dei nostri figli e per la nostra città>>. Sicignano, nessuna esperienza politica di partito alle spalle, racconta di aver sacrificato le ferie e la famiglia, per la riuscita della manifestazione. <<Chiediamo che il Presidente della Regione, il Ministro dell’Interno e il Ministro della Salute vengano nella nostra città e si rendano conto di persona della situazione in cui siamo costretti a vivere. Chiediamo che la Commissione Straordinaria che in questo momento rappresenta lo Stato, si faccia garante di questa richiesta – aggiunge il professionista – I cittadini di sinistra, di destra, di centro e del M5S per una volta saranno uniti sotto un’unica bandiera, quella della salute e sicurezza dei propri figli e della propria città. Tanti cittadini stanno collaborando, ai quali va il mio ringraziamento e lo faccio citando il nome di una cittadina il cui contributo è stato incredibile Teresa Voccia>>. Decine le adesioni, dai diversi gruppi Facebook alle associazioni fisiche, come “Cappella e oltre” e “Laboratori Vitrae”. Anche ex consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, hanno fatto sapere che ci saranno. Contrari Monica Paolino e Pasquale Aliberti, che oltre a ritenere politicamente strumentale la manifestazione, sul social network ha scritto di Arcangelo Sicignano: “L’ho visto solo in occasione di incarichi fiduciari nel 2013”.

Commento stigmatizzato dall’interessato: <<Non ho mai parlato con l’ex sindaco, seppur lo conosco dalle superiori. Ogni qualvolta una persona perbene cerca di fare qualcosa per il bene comune, senza avere partiti e poteri forti alle spalle, viene attaccato e accusato. Ma questo lo sapevo fin dall’inizio. Nonostante ciò ho continuato perché quando tra 10 anni mi guarderò allo specchio potrò dire di averci provato perché “chi lotta può anche perdere ma chi non lotta ha già perso”>>. Sicignano ha personalmente contattato anche esponenti della società civile, nonché i parroci delle diverse parrocchie scafatesi. <<Sia don Giovanni De Riggi di Santa Maria Delle Vergini che Don Peppino De Luca di San Francesco Di Paola hanno sposato l’iniziativa e domenica mattina ricorderanno ai loro fedeli della manifestazione. Non ho parole per ringraziarli della profonda sensibilità mostrata>>. L’appuntamento è per domenica 3 settembre, alle ore 11, in piazza Vittorio Veneto. <<Per dimostrare al mondo intero che il popolo scafatese non si rassegna e non si arrende. Due ore in cui si decide se combattere o rimanere a casa e accettare tutto. Due ore in cui si decide se Scafati può risorgere o andare lentamente ma inesorabilmente verso il declino totale>> conclude Arcangelo Sicignano.

ALIBERTI-PAOLINO: “Protestano senza un obiettivo preciso”

<<Le marce si organizzano su obiettivi precisi e non per portare la gente per strada, già disperata, semplicemente per cercare visibilità o protestare senza conoscere i problemi, lo stato dell’arte e i livelli istituzionali di riferimento>>. Censura in questo modo la marcia di domenica l’ex sindaco Pasquale Aliberti. Ricorda la marcia da lui promossa il 20 novembre 2010: <<Una grande partecipazione della città e dei sindaci di tanti comuni coinvolti. Alla marcia segui un incontro presso l’Aula Consiliare il giorno 23 di novembre a cui parteciparono l’assessore alla Regione Campania Eduardo Cosenza, l’onorevole Monica Paolino e il generale Roberto Jucci, commissario straordinario per l’emergenza del Sarno. La nostra richiesta era chiara: finanziare la rete fognaria del Comune di Scafati e il dragaggio del fiume Sarno. Ottenemmo sia il primo che il secondo finanziamento per opere di completamento pari a 250 milioni di euro. I lavori della rete fognaria sono stati inaugurati ad aprile del 2015 mentre il progetto Grande Sarno è stato più volte ostacolato dagli ambientalisti di facciata per la vicenda delle vasche di esondazione. Una marcia che aveva un obiettivo concreto e che si rivolgeva a degli interlocutori chiari e competenti. Un risultato straordinario ottenuto grazie all’impegno di tutti>>. Sulla stessa posizione anche la moglie consigliere regionale, Monica Paolino. <<Per la maggioranza dei cittadini, questa marcia ha davvero un senso e una ragione che comprendo fino in fondo, ma sembra che per una certa politica sia solo una prova muscolare per ottenere qualche momento di visibilità – fa sapere la forzista – Ecco perché non parteciperò. Per la politica, il tempo delle marce è scaduto. E’ giusto, invece, passare dalle parole alle azioni, alla luce delle opere avviate e pianificate>>.

“Scafati che fine hai fatto. Adesso reagire”

<<Sono passati 60 anni e mi ricordo che bevevo l’acqua del fiume, adesso è una fogna a cielo aperto>>. E’ un foglio A4, con nastro adesivo attaccato sui muri del centro storico. Un volantino fatto in casa che potrebbe essere stato scritto da chiunque, considerato lo sfogo in esso contenuto. Un messaggio probabilmente di stimolo alla partecipazione alla marcia di domenica mattina in piazza Vittorio Veneto. <<Adesso tutti uniti combattiamo per la nostra città. Scafati che fine hai fatto! Ti hanno portato nel degrado totale>>




Scafati. Ambiente: task force in Comune. Gli arancioni chiedono la mappatura degli scarichi

Di Adriano Falanga

Quali sono i poteri degli enti locali in merito agli sversamenti lungo i canali del fiume Sarno? Molti, in primis la facoltà di concedere autorizzazioni. Il fiume Sarno e i suoi affluenti in queste settimane sta letteralmente esasperando gli scafatesi, a causa delle incessanti e insopportabili esalazioni emanate. La puzza è quella tipica che si può avvertire passando nel perimetro delle aziende conciarie solofrane, ma considerato anche l’aumento della portata e il colore che di volta in volta assume il corso d’acqua, è facile presagire che a sversare dentro sono anche i non pochi scarichi abusivi, civili e industriali. Quest’anno il problema è certamente più insopportabile degli anni passati, e la popolazione chiede con forza controlli. In questi giorni a Palazzo Mayer i settori legati all’ambiente stanno intensificando il lavoro. Si cerca la coordinazione tra i sovraordinati prefettizi, i responsabili del settore ambiente, il presidente dell’Acse e il capo della Polizia Locale. Perché oltre al Sarno a Scafati è intensa la questione ambientale, che rende invivibile la città. Puzza certo, ma anche rifiuti, tanti, che l’Acse raccoglie con non poche difficoltà.

Scafati Arancione: <<vogliamo elenco autorizzazioni agli scarichi e loro mappatura>>

Quanto agli scarichi abusivi, protocollata ieri mattina una richiesta alla commissione straordinaria da parte degli attivisti di Scafati Arancione. <<Chiediamo alla Commissione di estrapolare e farci pervenire, vista la legge regionale n.4 del 2011 e considerando le competenze dei comuni, le autorizzazioni concesse per lo scarico nei corpi idrici superficiali, per comprendere così in questi anni chi è stato autorizzato, in che quantità. Questo può rappresentare un primo passo verso una presa di coscienza reale di quello che oggi, soprattutto nei mesi estivi, rappresenta il corso d’acqua – spiega il portavoce Francesco Carotenuto – Allo stesso tempo, vista l’attività svolta negli anni ’90, chiediamo venga pubblica una mappatura delle attività produttive presenti sul territorio scafatese per avere conoscenza degli attori economici che si muovono nella nostra città>>. E in questo modo, può diventare anche più semplice per i cittadini attivi, di monitorare e segnalare eventuali illegalità riscontrate. <<Purtroppo non basta indignarsi – per di più esclusivamente sui social – ma bisognerebbe avere la volontà di agire con fermezza e un pizzico di coraggio, se vogliamo davvero fare in modo che questo tema non sia ad esclusivo appannaggio della stagione estiva per ritornare a richiuderlo a settembre in un cassetto>>




Scafati. “Non si respira più. Andiamo via”. Lo sfogo di chi vende casa per i miasmi del Sarno

Di Adriano Falanga

<<Questa è la casa che ho ereditato da mio padre. Ha lavorato 50 anni, morendo letteralmente sul posto di lavoro, pur di riuscire a darmi una casa. Ma la situazione è insostenibile. Andiamo via da Scafati>>. Anna è nata a Scafati, sposata con un uomo di Angri, due figli sotto i dieci anni. Siamo a pochi metri da piazza Garibaldi, dal balcone si vede il rio Sguazzatoio. <<E’ pieno giorno, e già si sente la puzza. Ogni anno la stessa storia, uno scempio che si consuma ripetutamente sotto gli occhi di tutti, delle Istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni, degli ambientalisti, e dei cittadini oramai assuefatti. Ma ci si può mai assuefare a questo schifo?>>. Agosto salute mia non ti conosco, la gente va al mare, e gli sciacalli ne approfittano per sversare migliaia e migliaia di litri di sostanze nocive nel fiume Sarno, passando soprattutto per i suoi affluenti. Si cerca di far ricadere la colpa sulle industrie conserviere, perché questo è il periodo della lavorazione stagionale, ma dentro il fiume ci finisce di tutto. A monte le acque raccolgono i metalli pesanti provenienti dalle concerie di Solofra, che oramai hanno distrutto tutta la fauna del corso d’acqua, rendendola tossica e ad alto rischio malattie. Ma nei 24 km della sua estensione a sversare illegalmente sono, oltre agli scarichi abusivi civili e agricoli, anche aziende che nel loro processo produttivo adoperano acqua. Sotto accusa anche le aziende di raccolta e trasporto reflui, che per contenere i costi sversano nottetempo il contenuto delle loro cisterne, frutto degli espurghi civili ed industriali fatti durante il giorno.

Sarebbe questa una delle ragioni per cui con l’imbrunire a Scafati cala il coprifuoco, rendendo agli scafatesi impossibile tenere le finestre aperte. <<Abbiamo dovuto installare climatizzatori in ogni ambiente – continua Anna – ma questo serve solo ad attenuare il problema. Mia figlia piccola soffre d’asma e mio marito è molto insofferente, perché si vede limitato nella sua libertà personale, di decidere se dormire con finestre aperte o meno>>. Hanno messo in vendita l’appartamento, l’intenzione è di trasferirsi nella vicina Angri, città di origine del marito. Operazione non facile, soprattutto in estate. <<Chiunque è venuto fino ad oggi a vedere la casa è rimasto scioccato dalle esalazioni provenienti dal fiume. E tutti hanno rifiutato anche di fare un’offerta. Hanno paura per la loro salute. Non vogliono spendere i frutti dei loro sacrifici per respirare veleno>>. Del resto, è la stessa ragione per cui la famiglia ha deciso di andare via. L’appartamento, comprato 15 anni fa a 220 mila euro, oggi è stato messo in vendita a 170 mila. <<Cinquantamila euro in meno, e nonostante tutto, non troviamo acquirenti. Siamo stanchi, abbandonati e non tutelati>>

ANDREA: “vado via anche io da Cappelle”

In inverno le esalazioni della Helios, in estate il Sarno, in entrambe le stagioni i miasmi del canale San Tommaso. <<Lavoro a Salerno, e i miei colleghi oramai l’hanno imparato tutti “Scafati città della puzza”. E’ così che descrivono la mia città>>. Andrea è un impiegato 40 enne. Vive in località Cappelle, in una casa di proprietà della moglie, ereditata dai suoceri. La decisione di andare via dopo che più di un familiare si è ammalato di patologie oncologiche. Forse un caso, ma avendo figli ancora piccoli, prevenire è meglio che curare. <<Ogni battaglia si è rivelata inutile, adesso tutti a protestare, ma tra un mese, che la puzza sarà finita o almeno tollerabile, nessuno si ricorderà più del problema, che con o senza puzza resta assolutamente vivo e vegeto – continua Andrea – abbiamo così deciso di vendere casa. Volevamo semplicemente affittarla in un primo momento, ma la mancanza di acquirenti ci ha convinti di vendere>>. E anche qui il prezzo è basso, fuori mercato, rispetto alla media. <<Perché la puzza scoraggia gli interessati, siamo stati costretti a svendere per rendere più appetibile la casa, ma ad oggi, dopo quasi quattro mesi, decine di contatti ma zero proposte>>. Nessuno vuole venire a Cappelle, perché investire soldi, tanti soldi, in una zona ad alto rischio ambientale? <<Ciò che mi fa rabbia, è che a Scafati non esistono associazioni ambientaliste che possano seguire direttamente la problematica. Ci sfoghiamo su internet, chiamiamo i Noe, i programmi televisivi nazionali ma non esiste un’associazione che decida di agire legalmente, di fare causa, di denunciare tutto e tutti, per il grave e persistente inquinamento di aria e acqua. La politica poi, letteralmente scomparsa. La questione ambientale non può essere solo tema da campagna elettorale>> conclude un arrabbiato Andrea.

LO SFOGO: TUTTI RESPONSABILI.

<<Questi liquami non derivano dal pomodoro. Nei canali del Sarno ci scaricano di tutto! Pensate che un’azienda di autotrasporti situata vicino a un canale ha 20 autocisterne per trasporto liquami! A Nessuno dei preposti viene la voglia di controllare e sorvegliare?>> In questi giorni i social network sono diventati monotematici. Oltre alla spazzatura non raccolta, il tema è sempre lo stesso: l’aria irrespirabile impregnata dei miasmi del Sarno. Un commento però racchiude bene la sintesi degli umori degli scafatesi, e lo scrive Luigi, sul gruppo “Sei di Scafati Se”. <<Care autorità verrà il giorno in cui il cittadino denuncerà! Ma attenti, rischierete di essere denunciate anche voi per omissione di controllo! Lei Commissario, Lei Comandante dei vigili, Lei Comandante dei Carabinieri! (State proprio su uno dei canali in questione), Lei Funzionario ARPAC che è spesso in zona per controllare, appunto, le aziende, Lei direttore della Gori distratto dalla emergenza idrica, Voi politici di Scafati a cui sta tanto a cuore, forse, il nostro territorio (nostro! non vostro!) perché voi in realtà amate solo gli affari>>. Ad essere diventato poi virale in questi giorni è un video in cui è ripreso un tratto del controfosso destro, canale che proveniente da San Marzano passa per via Terze sfociando poi nel Sarno. Taglia in due la fertile campagna che lo circonda. Immagini eloquenti, contadini intenti a lavorare i campi coltivati, che confinano direttamente sugli argini del canale, mentre scorre in esso una sostanza biancastra, densa, e la puzza è simile a quella di fognatura. Un pericolo per le coltivazioni, e nessuno ancora è in grado di dare rassicurazioni. O anche solo spiegazioni.