Umberto De Rosa: vive su una carrozzina L’Inps gli nega la pensione di accompagnamento

Erika Noschese

Ancora una storia di abbandono. Stavolta, però, da parte delle Istituzioni e dell’Inps che non concede, a chi ne avrebbe diritto, la pensione di accompagnamento per far fronte alle emergenze, quando la vita ti mette di fronte all’ennesima prova da superare. Si può riassumere così la storia di Umberto De Rosa, con gravi problemi di salute che non può più vivere senza un sussidio concreto da parte di chi è preposto a farlo. Umberto è ormai sulla sedie a rotelle, a causa della sclerosi multipla che non gli ha dato scampo. Il padre e la madre, ormai 80enni, devono provvedere ai suoi bisogni, metterlo a letto perchè non possono permettersi una donna che gli stia accanto, aiutandolo ad essere più autonomo e – cosa ancor più grave – senza alcun aiuto economico. L’Inps, infatti, dopo 4 anni di richieste non prese minimamente in considerazione, ha rigettato la sua richiesta non concedendogli di fatto la pensione di accompagnamento. Eppure Umberto è invalido al 100% e la sua famiglia per quanto tenti di non fargli mancare nulla non sembra essere in grado di sopperire a tutte le spese mediche, ragion per cui si sono rivolti all’Inps. Nonostante tutte le pratiche presentate, però, nulla è cambiato: 4 anni di battaglie per poi ottenere un sonoro rifiuto che ha dato vita ad un iter giudiziario lungo e dal percorso totalmente in salita: ad Umberto non spetta l’accompagnamento. Il perchè non è mai stato reso noto eppure non è il primo caso in provincia di Salerno. Mesi fa, proprio attraverso Le Cronache, la storia di un uomo quasi del tutto cieco a cui le istituzioni avevano sbattuto le porte in faccia.In quell’occasione, colpevole era l’Asl di Salerno che si ostinava a non procedere con il pass per disabili. Insomma, cambiano gli scenari ma la storia sembra essere la stessa: bisogna lottare per dei diritti che dovrebbero invece essere riconosciuti senza tentennamenti ma ancora così non è e presto o tardi Salerno potrebbe trasformarsi nella città con un ennesimo triste privato: quella dei diritti negati alle persone invalide, senza un perchè, senza che nessuno se ne faccia realmente carico, senza che nessuno dia vita ad una vera e propria battaglia affinché episodi del genere non si verifichino più. Siamo ancora ben lontani da tutto questo e allora non resta altro da fare che sperare in un futuro diverso, per tutti. Soprattutto per chi non ha voce, per chi non dovrebbe neanche dar vita ad una battaglia di diritti e doveri. Soprattutto per chi è già costretto a subire il tiro mancino che la vita gli ha riservato.




«Invalido al 100% ma l’Asl non mi rinnova il permesso sosta invalidi»

Erika Noschese

Invalido al 100% ma l’Asl di Salerno gli nega il permesso sosta invalidi. Parte qui, la vicenda del salernitano Paolo Cava che denuncia, attraverso Le Cronache, quanto accaduto prima di poter ottenere il permesso per parcheggiare l’auto nei posti riservati ai disabili. Ma andiamo con ordine. Nel 2010, l’Asl di Salerno certifica le patologie di deambulazione del signor Cava e concede, per tre anni, il permesso per la sosta invalidi. Alla scadenza, nel 2013, gli viene rinnovato il permesso per altri quattro anni. Così, a pochi giorni dalla scadenza, nel 2017, ha avuto inizio una lunga trafila per ottenere il rinnovo del permesso, fatto da visite mediche, richieste, pagamenti dei ticket. «Sono stato dichiarato invalido al 100% con una sentenza ma quando mi sono recato all’Asl di Salerno per ottenere il permesso il dirigente medico, Angela Carbone, mi dice – senza un perché – che io da lei non avrei mai ottenuto il permesso», racconta Paolo Cava, preoccupato perchè a giorni scade nuovamente il permesso e dovrà rinnovarlo nuovamente nonostante i suoi problemi di salute certificati. Il 26 giugno, la dottoressa Carbone, dirigente medico presso la Uoml dell’Asl di Salerno rilascia una dichiarazione al signor Cava spiegando che “dopo aver visionato la docum e n t a z i o n e sanitaria esibita e dopo la visita medica, conclude per la assenza attuale delle condizioni cliniche indispensabili al rinnovo di quanto richiesto”. Ma, sostiene il signor Cava «la documentazione è stata scritta senza alcuna visita medica se non la richiesta di alzarmi in piedi in una stanza molto piccola». Quando il signor Cava avrebbe fatto notare che quella non era una visita medica, la dottoress avrebbe esordito “invitandolo” ad andare presso il suo studio medico per una visita privata al costo di 240 euro, senza tenere in considerazione la sentenza del giudice. Successivamente, dopo il pagamento del ticket di 36 euro per la visita medica (soldi che il signor Paolo avrebbe dovuto sborsare dopo l’accettazione della pratica per il rinnovo e non prima), viene convocata una commissione medica per stabilire se il permesso è rinnovabile o meno. La commissione, ad eccezione del parere contrario del dirigente medico Carbone, esprime parere favorevole. «Più medici e più commissioni hanno stabilito che non servono altre visite mediche ma la dottoressa Carbone sostiene che da lei non otterrò mai il permesso. Allora, mi chiedo: qual è il compito dell’Asl?», si chiede il signor Cava che intende però ringraziare la dirigente che ha consentito di convocare la commissione. «Ora, bisogna vedere cosa accade in questi giorni quando dovrò ritornare all’Asl per rinnovare nuovamente il permesso. Sono preoccupato – dice Paolo Cava – perchè ciò che è accaduto nel 2017 mi ha portato non poco stress e le mie condizioni di salute non lo permettono». Il signor Cava chiede ora il risarcimento danni per lo stress subito a causa dei tanti viaggi in auto che ha dovuto affrontare per sottoporsi a visite mediche che poi non sono avvenute, convocazioni di commission solo per ottenere un permesso che gli spetta di diritto in quanto una sentenza del tribunale ha stabilito la sua invalidità al 100%, ragion per cui il permesso dovrebbe essergli concesso a vita poichè le sue condizioni di salute non possono migliorare con il passare del tempo ma, anzi, forse addirittura peggiorare e questo giro di visite mediche a cui deve sottoporsi per il rinnovo del permesso sosta invalidi può solo aggravare la situazione, anche a causa dello stress a cui viene sottoposto, non solo per i medici ma anche e soprattutto per i tempi di attesa che sono senz’altro molto lunghi.




Falsi braccianti e maxi truffa all’Inps

Pina Ferro

Falsi braccianti e maxi truffa all’Inps. Ha preso il via, dinanzi ai giudici della prima sezione penale, il processo a carico di 22 persone tra consulenti del lavoro, commercialisti, titolari di aziende, segretarie, collaboratori e perfino assistenti d’ufficio, che secondo le ipotesi investigative avrebbero partecipato al sistema fraudolento pur di intascare indennità previdenziali previste in agricoltura. A processo vi sono: A processo, dunque, Domenico Volpe, 60enne commercialista di Capaccio, insieme all’assistente del suo studio Loredana Russo, 44enne di Capaccio; Domenico Alfano, 70enne di Eboli; Gerardo Alfano, 50enne di Eboli; Abdelouahed Chatibi, 37enne marocchino residente ad Eboli; Ioan Vasile Chindris, 35enne rumeno residente ad Eboli; Italia Coppola, 53enne di Serre; Giovanni Cuffa, 66enne di Pontecagnano; Barbara D’Amato, 35enne di Eboli; Carmine Di Cristo, 49enne di Giffoni Sei Casali; Adriano Esposito, 29enne di Salerno; Antonio Guida Festosi, 49enne di Pontecagnano; Raffaella La Brocca, 45enne di Eboli; Giuseppe Limoncelli, 66enne di Eboli; Mariantonio Manzo, 56enne di Battipaglia; Carmine Memoli, 77enne di Salerno; Fabio Memoli, 38enne di Salerno; Marco Siano, 37enne di San Cipriano Picentino; Camillo Totaro, 65enne di Giffoni Sei Casali; Gianluca De Marco Tura, 41enne di Salerno; Francesca Antonia Zito, 53enne di Baronissi, Giovanni Truono di Pontecagnano. Secondo l’accusa, aveva base a Capaccio ma si estendeva in tutta la Piana del Sele la maxi truffa all’Inps scoperta dalla Procura di Salerno. Nei guai sono finiti i titolari di sette aziende di Eboli e due di Pontecagnano Faiano, contestate in tutto 797 assunzioni fittizie per un danno complessivo all’istituto previdenziale di circa 970mila euro: in particolare, nel 2007, una srl ebolitana incassò ben 409mila euro assumendo 144 persone. Tali ditte, spesso non essendo addirittura proprietarie di fondi o terreni, al fine di intascare contributi ed indennità di disoccupazione, maternità e malattia erogati dall’Inps, avrebbero assunto in maniera fitti- zia braccianti agricoli, spesso compiacenti.




La strage silenziosa dell’amianto: i decessi sono già quarantasette

Andrea Pellegrino

Quarantasette. È questo il numero dei decessi tra gli ex dipendenti della Marzotto di Salerno. Una strage (silenziosa) dell’amianto che ha colpito quasi il cinquanta per cento dei lavoratori dell’ex stabilimento della zona orientale della città, che resta ancora in bella mostra senza una adeguata bonifica. Quarantasette persone, tutte affette da patologie oncologiche. Tutte riconducibili – in parte o totalmente – all’esposizione all’amianto. Una circostanza, questa, accertata (almeno sulla carta) in quasi tutti i gradi di giudizio, senza però ottenere nessun beneficio economico. E se i lavoratori proseguono la loro battaglia per vedersi riconoscere il proprio diritto, i parenti delle persone decedute ne proseguono un’altra per vedersi riconoscere la malattia professionale. Una strada lunghissima ed in salita che si scontra con gli istituti previdenziali, pronti a farsi restituire le somme precedentemente riconosciute a parte dei lavoratori, decisi, invece, a bloccare le erogazioni. Ma gli avvocati Dante Stabile ed Anna Amantea vanno avanti con il sostegno agli ex lavoratori e alle rispettive famiglie. Ed in questa vicenda assurda, le storie e le testimonianze si susseguono. Una settimana fa Le Cronache raccontò alcuni episodi a danno di pensionati. Accanto a questi ci sono le storie più tristi. E’ il caso di Lorenzo Fioraso, uno storico dipendente dell’ex Marzotto deceduto ad agosto. La moglie, anche lei dipendente dello stabilimento, combatte la sua duplice battaglia: quella sua per il riconoscimento dei benefici e quella del marito per ottenere «giustizia». Lorenzo – racconta la donna – «è stato un punto di riferimento per tutti i dipendenti dell’azienda. Il papà è stato il custode dello stabilimento tessile». Un sindacalista attivo che per primo si è fatto carico di ogni iniziativa. La sua è una delle testimonianze contenute nella relazione redatta dal dottore Barone e portata in giudizio. L’ultima certificazione dell’Asl reca la data del 24 aprile di quest’anno, pochi mesi prima della morte. L’oncologa dell’azienda sanitaria salernitana scrive: «All’anamnesi remota risulta che il paziente è venuto a contatto con l’amianto, noto cancerogeno e la cui esposizione è correlata a varie patologie tra cui tumori polmonari». Stessa patologia che ha colpito gran parte delle persone ad oggi decedute tra gli ex operai della Marzotto di Salerno. Ma per gli istituti previdenziali, tutto questo, non conta.




Bando da 12 milioni: c’è La Rada Oggi si aprono le buste a Salerno

Andrea Pellegrino

C’è anche il consorzio “La Rada” tra i partecipanti alla gara per l’affidamento della “gestione integrata degli asili nido comunali per tre anni”. Stamattina si terrà la seduta pubblica per l’aggiudica. L’appalto – complessivo dei tre lotti – è di oltre 12milioni e mezzo di euro. Il consorzio recentemente finito al centro dell’inchiesta di Santa Maria Capua Vetere, che ha portato in manette anche i vertici, da tempo opera a Salerno città e stamattina prenderà parte anche alla mega gara bandita da Palazzo di Città. Roberto Celano, capogruppo di Forza Italia, chiede ancora una volta chiarezza, attendendo la convocazione di una seduta della commissione trasparenza. Ed in vista della gara di stamattina, il consigliere ha già scritto al sindaco e al segretario generale: «Alla luce ed in considerazione dei recenti arresti che hanno coinvolto apicali dirigenti del suddetto consorzio salernitano, di cui la stampa ha dato ampia e dettagliata risoAndrea Pellegrino nanza, ed in virtù della gravità dei rilievi mossi dagli inquirenti, che ipotizzano che l’Ente in questione abbia ricevuto vantaggi dalla politica di cui sarebbe al servizio – spiega Celano – ho chiesto che si E’ prevista per sabato 2 dicembre l’accensione dell’Albero di Natale in piazza Portanova, a Salerno. Quest’anno, il simbolo per eccellenza del Natale sarà più verde e alto più di 30 metri. Ad annunciarlo il governatore della Campania, Vincenzo De Luca che ha svelato le novità circa le modifiche apportate all’albero, quest’anno il più grande mai avuto a Salerno. Ancora top secret il nome della madrina che, quest’anno, accenderà l’albero in piazza, Lo scorso anno toccò all’attrice Manuela Arcuri, suscitando non poche polemiche a causa dell’alto cachet: circa 9mila euro che scatenarono l’ira dell’opposizione perchè ritenuta eccessiva ed inopportuna. Come facilmente prevedibile, in occasione dell’inaugurazione ci sarà anche De Luca, già presente anche nel corso dell’inaugurazione dell’edizione 2017 di Luci d’Artista. Damiano Cardiello ad Eboli porta il caso in Consiglio comunale. Ciò al fine di tutelare la onorabilità dell’ente, l’interacomunità salernitana e per evitare inutili e dispendiosi contenziosi che potrebbero eventualmente avviare gli altri partecipanti». Inoltre, prosegue Celano: «Chiederò chiarezza anche sulle passate gare e sugli affidamenti diretti». Ma anche ad Eboli, esplode il caso “La Rada”. Qui tra l’altro opera anche un altro consorzio finito nell’inchiesta caserta. Si tratta de “La Meridiana”, affidataria di alcuni servizi sociali ad Eboli. Stasera la vicenda approderà in aula consiliare. «Presenteremo un’interrogazione comunale urgente – spiega il consigliere comunale Damiano Cardiello – per capire quali provvedimenti vorrà adottare l’Ente, nella sua totale discrezionalità amministrativa. C’è un dovere da parte di ogni pubblica amministrazione: il controllo anche in corso di esecuzione del contratto. Alla luce dei clamorosi risvolti penali da parte della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, riteniamo opportuno capire se il Comune di Eboli e l’amministrazione comunale vogliano far finta di nulla oppure attivarsi con la revoca e/o sospensione del servizio. In particolare, già nel mese di luglio abbiamo lanciato l’allarme di liquidazioni anomale nei confronti della Cooperativa “La Meridiana”. Ricorderanno i lettori che il servizio per il progetto Home Care Premium è stato svolto dal mese di ottobre a dicembre 2016 ma era stato liquidato, su richiesta della stessa coop, un importo pari a 6 mesi di prestazioni. Un’evidente anomalia che, a seguito del nostro intervento, è stato bloccata sia dall’Inps che dallo stesso Comune che ha revocato la determina di liquidazione. Anche per il periodo gennaio-giugno 2017 si sta tentando di fare lo stesso percorso e presenteremo ulteriore esposto all’Anac. La legalità – conclude Cardiello – deve assolutamente tornare prioritaria nell’azione amministrativa dell’Ente. Non staremo a guardare!».




«Proseguiamo la nostra battaglia»

Andrea Pellegrino

Un dato certo c’è: gli ex dipendenti della Marzotto di Salerno sono stati esposti all’amianto durante il loro lavoro. Ed è la stessa Cassazione che, attraverso una ordinanza, certifica la documentazione prodotta e i dati epidemiologici. Insomma, in questa paradossale vicenda il presupposto dell’esposizione all’amianto c’è, solo che – al momento – non godrebbe di nessun beneficio economico. Un problema di soldi, dunque. Un enorme problema di soldi sollevato dall’Inps che, per ognuno degli ex lavoratori, ha utilizzato una strategia per farsi restituire quanto già erogato da alcuni e per non riconoscere nessun beneficio ad altri. Tutto questo mentre tragicamente la lista di ammalati e de- ceduti si allunga. E sono gran parte malattie riconducibili all’esposizione alle fibre di amianto. Gli ex lavoratori, però, non demordono e sono pronti a proseguire – con il supporto degli avvocati Dante Sta- bile ed Anna Amantea – la loro battaglia per il riconoscimento di un diritto – sancito – ma non del tutto valorizzato attraverso i benefici economici, come la legge impone.

Le storie

«Andiamo avanti – spiega Margherita Raiola – e non ci fermiamo». La signora Raiola dal 2014 si vede trattenere più di cento euro dalla sua pensione. Era stata beneficia- ria del contributo, fino a quando l’Inps (sulla base di una sentenza della Cassazione) ha ordinato la restituzione. Da allora la sua pensione arriva a 600 euro mensili. Davanti al giudice del lavoro la sua battaglia prosegue spedita. Poi c’è la vicenda del signor Giuseppe Polito che nel 2014 si è ritrovato, nella cassetta della posta, un Mav da 32mila euro da parte dell’Inps. Da allora l’istituto previdenziale trattiene più di 250 euro dalla sua pensione. Ancor più paradossale è la vicenda di una coppia di lavoratori di Cava de’ Tirreni: al tempo la moglie ottenne il beneficio ed il marito no. Ma la lista è lunga ed ognuno di loro attende quanto dovuto e soprattutto giustizia. Il tutto mentre la struttura (fatiscente) dell’ex Marzotto fa ancora “bella” mostra in un’area di Salerno e con molta probabilità necessiterebbe anche di una bonifica. Ma questa è un’altra storia.




Trattenuta del 20% sulla pensione, c’è il nuovo ricorso

di Andrea Pellegrino

Trattenuta dell’Inps pari al 20 per cento dell’intero importo lordo della rata mensile della pensione. Torna in tribunale la vicenda degli ex lavoratori della Marzotto che si sono visti richiedere indietro il contributo per l’esposizione all’amianto, benché riconosciuto e liquidato. Una pronuncia del Tribunale ha già imposto, per un lavoratore, la cessazione del prelievo mensile da parte dell’Inps che ora viene, nuovamente, tirato in ballo da parte dell’avvocato Anna Amantea per un altro ed analogo caso. Anche questa volta l’ex dipendente della Marzotto non riesce a far fronte alle spese minime. Tra l’altro, la signora è affetta da malattie patologiche ed è costretta dal mese scorso ad acquistare costosi farmaci che non vengono più rimborsati dall’azienda sanitaria. Per l’avvocato Amantea, «la quota mensile assolutamente impignorabile è pari a 672,10 euro. Ossia, onde assicurare al pensionato mezzi adeguati alle sue esigenze di vita , le somme dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà, risultando pignorabile la sola parte eccedente tale ammontare». Ma ancora, la pensionata è affetta da patologie oncologiche. Tra l’altro ricollegabili anche all’attività lavorativa, tant’è che una certificato medico attesta l’esposizione all’amianto. Patologie che comportano spese, così come descrive l’avvocato: «Così come decurtata la pensione è del tutto insufficiente a consentire alla signora di soddisfare anche le minime esigenze di vita. Inoltra a decorrere dal settembre 2016, la terapia farmacologica non è più in esenzione».




L’Inps continua a trattenere indebitamente somme dalle pensioni

di Andrea Pellegrino 

Spunta una presunta ulteriore indebita trattenuta da parte dell’Inps a un’ex lavoratrice della Marzotto che si è vista revocare il contributo “amianto” da parte dell’istituto previdenziale. Su una pensione di 874 euro la trattenuta ammonterebbe a 175 euro, facendo così raggiungere alla pensionata la somma di 650 euro circa. L’ex dipendente, tra l’altro, è affetta da due patologie legate all’esposizione all’amianto e da settembre è costretta anche al pagamento delle cure per l’assenza dei fondi da parte della Regione Campania. Ma la vicenda è simile a tante altre storie di colleghi che hanno lavorato presso lo stabilimento ha degli aspetti paradossali. La signora, dalla sua, ha una pronuncia della Cassazione che accoglie il ricorso, rinviando gli atti alla Corte di Appello di Napoli assistita dagli avvocati Dante Stabile e Anna Amantea. Secondo l’iter processuale, la ex dipendente aveva ottenuto sentenza favorevole in primo grado, ribaltata in secondo grado su ricorso dell’Inps e ribaltata ancora una volta in Cassazione, ma nonostante ciò l’istituto previdenziale continua a recuperare i suoi crediti dalla pensione dell’ex operaia. Il caso Marzotto sarà anche all’attenzione dell’Adiconsum questa mattina in una conferenza stampa, dove il responsabile di settore Antonio Galatro e il segretario generale della Cisl salernitana, Matteo Buono renderanno pubbliche le iniziative intraprese a favore dei lavoratori ex Marzotto.




Ex Marzotto, Inps pronto al confronto

di Andrea Pellegrino

Sono pronti al confronto i dirigenti dell’Inps dopo la sentenza del giudice del lavoro che ha sospeso la trattenuta mensile ad una ex lavoratrice della Marzotto di Salerno. Nei giorni scorsi i vertici salernitani dell’istituto previdenziale hanno incontrato il segretario provinciale della Cisl Matteo Buono ed il presidente dell’Adiconsum Antonio Galatro. In particolare quest’ultimo aveva già diffidato l’Inps nei mesi scorsi e si è inoltre costituito nel giudizio innanzi al giudice del lavoro. Nei prossimi giorni, con molta probabilità, l’Inps di Salerno potrebbe sciogliere la riserva. Al vaglio, tra l’altro, c’è il dispositivo del Tribunale di Salerno che reputa «illegittima la trattenuta mensile» sulla pensione di una lavoratrice dell’ex Marzotto. La vicenda riguarda i benefici per l’esposizione all’amianto prima concessi e poi revocati ai dipendenti della Marzotto di Salerno. Da qui i ricorsi da parte di alcuni ex lavoratori, assistiti dagli avvocati Dante Stabile ed Anna Amantea che, per ora, hanno incassato la prima vittoria. Ora però toccherà all’Inps ottemperare ed evitare ulteriori danni e problemi ai pensionati dell’ex opificio salernitano. Durante il vertice i funzionari dell’istituto previdenziale avrebbero portato ai sindacalisti presenti una circolare interna che stabilisce i recuperi su pensioni e stipendi. Disposizione che – secondo quanto manifestato da Buono e Galatro, anche in relazione alla decisione del giudice del lavoro – contrasterebbe rispetto alla normativa nazionale. Galatro, negli ultimi mesi, aveva più volte sollevato il problema, portando d’esempio proprio il caso della pensionata che si è rivolta alla giustizia. Alla pensionata era stata applicata una trattenuta di 182,00 euro che sottratta alla pensione e ad un finanziamento già in corso non le permetteva di vivere dignitosamente, in considerazione anche di un affitto mensile di 600 euro. «Con il serio rischio – ha evidenziato il giudice – che il ricorrente non possa più fare fronte a tali oneri a causa della trattenuta mensile, posto che l’importo della rata di pensione, al netto delle detrazioni, sarebbe all’incirca di euro 12,72 somma indubbiamente inidonea a garantire il minimo sostentamento suo e dei suoi figli, non essendo inidonea ad assicurare mezzi adeguati alle naturali esigenze di vita». E nel mentre s’attende la risposta dell’Inps, i legali sono pronti ad andare avanti, forti anche della decisione del giudice del lavoro. Della stessa opinione anche l’Adicosum e la Cisl che seguiranno attentamente tutti gli ex lavoratori della Marzotto di Salerno.




Caso ex Marzotto: il giudice ora vuole chiarimenti dall’Inps

di Andrea Pellegrino

Il giudice del lavoro ha sciolto la riserva sul ricorso presentato da una ex lavoratrice della Marzotto che si è vista sottrarre i soldi dall’Inps e che vuole indietro i benefici concessi per l’esposizione all’amianto. L’udienza si è tenuta venerdì 24 giugno ed è stata ora aggiornata all’8 luglio, quando l’Inps dovrà fornire le sue deduzioni alle eccezioni mosse dall’Adiconsum nell’ambito del procedimento. In giudizio, infatti, si è costituita anche l’associazione dei consumatori della Cisl che ha presentato una propria memoria, contestando il comportamento dell’Inps nei confronti degli ex lavoratori. La vicenda paradossale coinvolge numerosissimi lavoratori dell’ex opificio tessile che ora sono alle prese con una vera e propria battaglia legale, assistiti dagli avvocati Dante Stabile ed Anna Amantea. Non si esclude che nei prossimi giorni altri lavoratori possano rivolgersi ai legali per intraprendere nuove azioni. Nel mentre Antonio Galatro annuncia che si rivolgerà alla Procura della Repubblica per segnalare la vicenda ed il comportamento dell’istituto previdenziale. Conti alla mano, c’è chi deve restituire, sempre secondo l’Inps, circa 40mila euro per i benefici concessi e certificati fino al secondo grado di giudizio. Dalla sua, l’istituto previdenziale s’appella ad una pronuncia della Cassazione che, seppur non disconoscendo l’esposizione all’amianto, contesta la procedura amministrativa. Un “papocchio” senza precedenti che ha messo in difficoltà numerosi ex dipendenti salernitani. Nel caso specifico, la pensionata ricorrente dovrà restituire la somma di 35mila euro e dal maggio scorso si è ritrovata una trattenuta del 20 per cento sulla pensione. In numeri, sul cedolino compaiono 182 euro in meno su una pensione di 900 euro lordi. «Procedura illegittima», per Galatro: «la trattenuta del 20% sulla pensione è stata calcolata sull’intero lordo di pensione (914,76 euro), senza far salvo la quota impignorabile. Tra l’altro si tratta di una pensione già gravata da altre trattenute. Questo – prosegue Galatro – mette in pericolo la libertà della pensionata, caricata di altri oneri economici precedentemente assunti (cessione di 1/5 pari a euro 120,00; fitto mensile di 600,00 euro (contratto registrato), con l’attuale trattenuta del 20% sulla pensione ricalcolata a 914,00 euro circa mensili, sarebbe costretta a vivere con circa 13,00 euro al mese». Inoltre, «va aggiunto l’errore sulla quantificazione della somma chiesta (35.518,18 euro invece di euro 30.752,16). La somma eccedente i citati 30.752,16 euro, non riguarda il c.d. “ricalcolo amianto” ma, viceversa, attiene a “Ricostituzione contributiva per mobilità non calcolata al momento della pensione”, pertanto non andava, così come non va addebitata alla pensionata». In attesa dell’udienza dell’8 luglio Galatro sta predisponendo un’ulteriore diffida all’Inps.