Arresto choc: indagati i 5 carabinieri di Mercatello

Pina Ferro 

Sarà una perizia a stabilire se le lesioni e la frattura alle costola presente sul corpo di L.T. di Castelcivita siano state causate dalla colluttazione avuta con i carabinieri o se le stesse siano precedenti. L.T. è stato ammanettato, nei giorni scorsi dai carabinieri del nucleo operativo di Salerno dopo che lo stesso era stato sorpreso alla guida di una vettura senza pneumatici. L’uomo fu bloccato, nel corso della notte, in via San Leonardo.

A chiedere la perizia è stato l’avvocato Giovanni Annunziata, difensore dei 5 carabinieri nel Nucleo Radiomobile di Salerno iscritti sul registro degli indagati da parte della Procura di Salerno a cui si è rivolto l’arrestato attraverso l’avvocato Paolo Antico.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti operata, sembra, che i militari in servizio di controllo del territorio, dopo aver notato l’auto procedere senza pneumatici e le scintille che si sprigionavano al contatto con l’asfalto hanno tentato di fermare l’autovettura ma il conducente non ha ottemperato all’alt impostogli. Raggiunto in via San Leonardo, dove l’auto ha avuto un principio d’incendio l’uomo pare abbia tentato di sottrarsi al controllo ed all’identificazione dapprima sputando addosso agli agenti e successivamente dicendo di essere infetto. I militari per cercare di bloccare l’uomo avrebbero utilizzato lo sfollagente (una sorte di bastone) colpendolo alle gambe. Nonostante ciò L.T. ha continuato ad opporre resistenza al punto che i militari hanno avuto non poche difficoltà ad ammanettarlo. 

Mentre accadeva tutto ciò, qualcuno da qualche balcone ha ripreso l’intera scena ed il giorno dopo ha diffuso il video accusando i militari di essere stati violenti e di aver utilizzato metodi non leciti. Si sviluppa un dibattito ed una polemica sul web. Viene aperta un’indagine interna e successivamente un’inchiesta da parte della Procura che ha portato i cinque militari coinvolti ad essere destinatari dell’ avviso di garanzia.

E’ stato l’avvocato Giovanni Annunziata a chiedere che fosse eseguita una perizia sulle lesioni riportate dall’uomo. Ad eseguirla sarà il medico legale Cornetta, nominato dal difensore dei militari. L’esperto dovrà accertare se lesioni e fratture sono da attribuire all’aggressione subita oppure se le stesse l’uomo se le è procurate durante la sua folle corsa lungo le strade salernitane. Corsa che stava effettuando senza pneumatici rappresentando un pericolo per se stesso e per gli altri.




Sempre liberi di esprimere il proprio dissenso ovunque

Di Erika Noschese 

«Liberi di dissentire». Un coro, un appello, un invito ad esprimere sempre e comunque il proprio pensiero, senza
temere ripercussioni. La manifestazione prende il via da Salerno, dopo i fatti accaduti in occasione del comizio di
Matteo Salvini quando in piazza Portanova è stato affisso lo striscione “Questa Lega è una vergogna”. Due gli
indagati la cui posizione, pochi giorni fa, è stata archiviata su disposizione del Gup
Marilena Albarano. Il giudice per le udienze preliminari infatti non ha riconosciuto l’accusa di turbativa di
propaganda elettorale a carico delle due persone coinvolte. Da allora, molti salernitani hanno scelto di non tacere e
di imporsi per esprimere liberamente il loro dissenso. Nasce così la manifestazione in programma domani, alle 18.30, in piazza Cavour, accompagnata da una serie di videomessaggi di solidarietà da parte di vari esponenti salernitani e non. Tra questi spicca il nome di Marco Zurzolo, sassofonista napoletano: «La censura è un argomento che pensavo sepolto da
tempo ma a distanza di ottant’anni ce ne
troviamo ancora a parlare – ha detto
nel videomessaggio il musicista –
Un diritto che avevamo conquistato, un diritto di cui i miei genitori mi avevano sempre parlato. Nella mia famiglia si è parlato sempre di diritti umani, diritti al pensiero, cosa che oggi mi ritrovo a riparlarne e mi sembra un sogno, un tuffo nel passato». Da qui l’appello di Zurolo a partecipare a questa manifestazione per i diritti del pensiero e per gridare il proprio no alla censura. «E’ tutto sbagliato quello che succede in questo momento», ha poi aggiunto il sassofonista. Ad esprimere solidarietà anche il cantante Alberto Bertoli: «Io sto con i ragazzi di Salerno perché credo che tutti devono avere il diritto di manifestare e spero sarà sempre così». Tanti dunque i messaggi di solidarietà da parte di volti noti del mondo dello spettacolo. A questi si aggiunge l’attore salernitano Claudio Lardo: «Sto con le donne e gli uomini di Salerno perché esprimere le proprie idee non può essere considerato reato. Non si può più tollerare questo clima di oppressione e soppressione del dissenso Io sono per la libertà. Sempre per la libertà di dissentire». Intanto, tanti sono i cittadini che hanno espresso la loro solidarietà, uniti sotto un unico coro: liberi di dissentire.

«E’ assurdo che io a 19 anni non possa esprimere il mio dissenso»

«E’impensabile che io, a 19 anni, non abbia il diritto di manifestare e di esprimere il mio dissenso nei confronti
di chi é al potere». A pronunciare queste parole è Mario Novelli (nella foto), studente maturando del liceo scientifico “Severi” di Salerno, tra le 12 persone che la questura ha deciso di indagare con l’ipotesi d’accusa di manifestazione non
autorizzata per aver preso parte alla contromanifestazione in occasione della
Passeggiata della legalità tenutasi l’11 settembre 2018, organizzata dalla Lega di
Salerno. «Penso sia evidente la volontà di reprimere criminalizzare il dissenso ed,
evidentemente, l’aria di repressione che si respira in tutta Italia è arrivata anche
nella nostra città – ha dichiarato il giovane 19enne – E’ inaccettabile oltre che anticostituzionale negare il diritto di manifestare ai cittadini e alle cittadine».
Per Novelli, infatti, nonostante braccia tese e cori nostalgici del ventennio «la
questura di Salerno ha ritenuto fossimo noi i fuorilegge quel giorno», facendo partire così gli avvisi di garanzia giunti subito dopo il comizio del leader della Lega, a Salerno, Matteo Salvini.




Sigilli al depuratore di Costa, nove indagati Accuse su impianti industriali e conservieri

Adriano Rescigno

I carabinieri del Noe mettono i sigilli al depuratore della frazione Costa di Mercato San Severino. In totale nove indagati, tra i quali compaiono i titolari di quattro aziende con sede a Montoro che hanno ricevuto l’esito delle indagini ambientali da parte dell’Arpac, due di Mercato San Severino operanti nel settore conserviero, un’altra ancora di Montoro ed una di Fisciano. Queste ultime quattro sono ancora sotto il vaglio ambientale dell’Arpac. A seguito delle attività di monitoraggio e controllo sul rispetto della normativa ambientale coordinate dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, i carabinieri hanno ispezionato l’impianto, accertando gravi ed attuali violazioni in materia ambientale ed conclusione degli accessi ispettivi avviati nel mese di giugno, era emerso infatti che l’impianto scrubber non era attivo né funzionante, nonchè i locali destinati ai trattamenti erano risultati non in depressione, ed in ultimo gli interventi migliorativi imposti dalla Giunta regionale erano stati realizzati solo parzialmente con l’evidente diffusione di miasmi maleodoranti in atmosfera. A seguito delle numerose segnalazioni negli ultimi giorni da parte delle Istituzioni locali e dei cittadini residenti nelle aree limitrofe all’impianto di depurazione circa sversamenti illeciti nei corsi d’acqua Cavaiola e Solofrana, l’attività ispettiva si è intensificata con il supporto dell’Arpac e del nucleo dei carabinieri forestali; ed il personale specializzato al temine delle stessa ha provveduto alla denuncia di 8 titolari di opifici industriali ritenuti responsabili a vario titolo di aver “stoccato fanghi di depurazione, nonché scaricato in pubblica fognatura le acque reflue industriali e le acque meteoriche di dilavamento dei piazzali suscettibili di contaminazione, in assenza di autorizzazione”. Non solo le industrie conserviere sotto accusa quindi, ma anche impianti industriali rivolti alla lavorazione di marmi, alla realizzazione di macchinari per trivellazione, lavorazione pelli, tipografia, produzione e lavorazione materiale plastico e metallico. Facente parte della stessa condotta di depurazione, rimane sotto sequestro, come disposto dalla magistratura avellinese nell’aprile 2017, l’impianto di depurazione di Solofra al quale si aggiunge da ieri quello di Mercato San Severino. Alla vicena si aggiunge la mancanza di fondi per la gestione del depuratore. Il grido dall’arme proviene direttamente dal gestore dell’impianto che aveva già provveduto ad informare tramite missiva nei giorni scorsi la regione Campania e le sigle sindacali.




Morte di Lino Trezza: altri indagati

Pina Ferro

Si allarga l’inchiesta per il decesso di Lino Trezza, il 34enne di Salerno morto nel porto commerciale a seguito di un incidente sul lavoro. Le indagini si avviano alla conclusione e sul registro degli indagati sarebbero 16 le persone iscritte da parte del pubblico Ministero Roberto Penna titolare dell’inchiesta aperta all’indomani del decesso del giovane avvenuto a fine novembre del 2016. Il magistrato dopo le numerose perizie pare abbia disposto anche un accertamento su una copiosa documentazione di natura amministrativa riscontrando alcune irregolarità. L’avviso di conclusione indagini dovrebbe essere notificato a breve ai soggetti iscritti nel registro degli indagati. Lino Trezza, a seguito dell’incidente morì dissanguato nel giro di pochi minuti è morto per dissanguamento in pochi minuti per la recisione dell’arteria femorale sinistra. Trezza, operaio portuale tra i più esperti, era a bordo del suo muletto speciale per trasbordare da un ponte all’altro due container pieni di marmo su una rampa bordo nave. Per motivi tuttora sconosciuti, il mezzo che guidava iniziò una folle corsa finita su un altro gruppo di container: il braccio meccanico a collo di cigno del master tug sotto il peso del carico retrostante ha sfasciato la cabina e Trezza si è ferito mortalmente all’arteria femorale, morendo in pochi minuti. Fino a qualche tempo nel registro degli indagati erano state iscritte varie persone, tutte presenti nell’area portuale di Salerno quando s’è verificato l’incidente, compresi i responsabili dei gruppi Grimaldi e Gallozzi. Ma a seguito degli ulteriori accertamenti predisposti dal Pm Penna il numero degli indagati si è ampliato.




Morte al Ruggi, 25 gli indagati

Sono 25 i dipendenti del Ruggi iscritti nel registro degli indagati per la morte di Umberto Schettino, il parrucchiere dei Vip. Il 48enne di Castellammare è spirato giovedì scorso

nella struttura sanitaria di via San Leonardo dove era ricoverato. Il sostituto procuratore Roberto Penna, titolare delle indagini, ha iscritto sul registro degli indagati 25 tra medici e personale sanitario della struttura sanitaria. In pratica l’avviso di garanzia è stato notificato a tutti coloro che hanno avuto contatti con il paziente durante la sua degenza, ma anche il suo medico curante. A presentare denuncia è stata la moglie Caterina Iezza che vuole capire cosa sia realmente accaduto al marito da novembre al 10 gennaio, giorno della morte. Sarà l’autopsia, disposta dal magistrato, e che sarà effettuata tra oggi e domani, a chiarire le cause dei decesso e individuare eventuali responsabilità. Nel verbale denuncia la donna ha raccontato, nei dettagli, cosa è avvenuto dallo scorso mese di novembre quando il marito si rivolse all’ospedale di Salerno (su parere del medico curante) per una presunta malattia cardiaca fino al decesso. Umberto Schettino durante un primo accesso al Pronto Soccorso era stato sottoposto ad accertamenti, come riferito dalla moglie, e dopo avergli prescritto la cura fu dimesso. Durante la cura però l’uomo sentiva peggiorate le sue condizioni di salute, tanto da recarsi in una clinica privata di Pompei dove  avrebbe svolto ulteriori esami. Ritornato al Pronto soccorso del San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, Schettino fu trasferito presso la Cardiologia dello stesso nosocomio e fu ricoverato per una settimana. Una volta dimesso, il parrucchiere stabiese sarebbe dovuto ritornare al Ruggi per un nuovo controllo pochi giorni dopo. Tra sabato e domenica scorsa le sue condizioni si sono aggravate e il sui medico curante gli avrebbe consigliato un nuovo ricovero a Salerno. Dopo una prima cura antibiotica, fu sottoposto all’aspirazione del liquido dai polmoni ma nella stessa notte si aggravò e fu disposta una Tac al torace con esame batteriologico. Fu poi trasferito nel reparto malattie infettive per ulteriori cure. Questo fino al 10 gennaio quando fu ri- scontrata la presenza di liquidi ai lati dei due polmoni. Cosi il giorno dopo, giovedì scorso, fu effettuato l’aspirazione del liquido ma dopo una ventina di minuti Umberto Schettino non ce l’ha fatta ed è morto. Dall’esame autoptico sarà possibile stabilire le reali cause del de- cesso ed eventuali responsabilità da parte di coloro che lo hanno avuto in cura, compreso il medico curante. Quasi certamente in sala autoptica, oltre al medico legale nominato dalla procura saranno presenti anche i periti di parte nominati dai sanitari.




Nocera Inferiore, Voto in cambio di soldi e piaceri: Quattro gli arresti, tra questi i candidati Ciro Eboli con il centrodestra e Carlo Bianco con il centrosinistra

Pina Ferro

 

Un voto in cambio di 50 euro. Escamotage che non è servito alla rielezione ma che lo ha fatto finire nella rete della giustizia. L’asse politica e clan è stato bloccato al- l’alba di ieri dai carabinieri del Ros (reparto operativo speciale) del co- mando provinciale di Salerno. Quattro le persone finite in ma- nette con l’accusa a vario di titolo di associazione mafiosa, scambio elettorale politico mafioso ed estorsione. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del tribunale di Salerno su richiesta del pm Senatore della Dda. Nel corso dell’operazione sono state effettuate anche perquisizioni a carico di altri 19 indagati per il reato di corruzione elettorale. Al centro delle indagini del Ros i clan camorristici operanti nel- l’Agro nocerino sarnese e, in particolare, i loro interessi nel settore imprenditoriale. Uno il clan in particolare quello facente capo ad Antonio Pignataro. L’indagine è partita nel 2016 e prosegue quella che ha visto finire agli arresti i giovani protagonisti delle nuove leve criminali cittadine quelle che avevano animato la guerre per lo spaccio tra settembre e novembre dello scorso anno e riconducibili in parte ai fratelli Cuomo (Luigi cuomo è il cognato di Ciro Eboli). Seguendo queste indagini, gli uomini del colonnello Mabor sono risaliti al personaggio chiave dell’inchiesta, Antonio Pignataro tra gli ideatori dell’omicidio di Simonetta Lamberti vittima involontaria dell’agguato orchestrato nel 1982 a Cava de’ Tirreni per uccidere il padre il giudice Alfonso Lamberti, procuratore di Sala Consilina. L’uomo era agli arresti domiciliari per motivi di salute. Antonio Pignataro, detto “Zio Antonio” era riuscito a creare un nuovo nucleo associativo operando «dal balcone di casa». L’ordinanza è stata inviata anche al prefetto di Salerno per quanto di sua competenza e valutare tutti gli aspetti relativi all’inquinamento eventuale dell’attività amministrativa cittadina e della politica, trasversale alle ultime elezioni e che riguarderebbe «un sistema diffuso e trasversale a diverse formazioni politiche». L’obiettivo del clan era quello di realizzare un progetto di loro interesse per la mensa della Caritas, attraverso il cambio di de- stinazione d’uso di un terreno, cambio che sarebbe avvenuto at- traverso una delibera di giunta. Interessamento avvenuto tramite il vicesindaco della Giunta Romano Antonio Cesarano (e uno dei punti di riferimento dei Riformisti per Nocera che aveva appoggiato la coalizione Torquato nel 2012), il suo amico e candidato della lista Carlo Bianco.Nell’ultima tornata elettorale ‘Zio Antonio’ si è impegnato in prima persona per accrescere i voti di degli arrestati Ciro Eboli e Carlo Bianco. Il quarto ar- restato, Luigi Sarno avrebbe pro- curato voti al candidato Nicola Maisto, eletto nelle fila di Uniti per Torquato: Sarno era destinato agli arresti domiciliari ma, grazie al rinvenimento di cocaina nella sua disponibilità è finito in carcere.

 

Antonio Pignataro, il killer di Simonetta Lamberti condannato e liberato

Si era detto pentito per avere ucciso quella bambina di 11 anni, Simonetta Lamberti, tanto da accusarsi di aver fatto parte del commando. E così, l’anziano criminale era stato condannato a 30 anni di reclusione. Antonio Pignataro noto boss della Nuova Camorra Organizzata a Nocera Inferiore e che per un periodo era transitato anche nella Nuova famiglia, quel ultimo omicidio non lo poteva dimenticare. Ma poi, ottenuti gli arresti domiciliari, era tornato ad avere un ruolo di preponderanza nel panorama criminale e sociale di Nocera Inferiore tanto da volersi occupare di affari e di altre vicende compreso gli appoggi alla politica. È così, come hanno riferito gli stessi inquirenti, ha inventato la «camorra dal balcone», un modo nuovo che sottolinea come gli arresti domiciliari, in alcuni casi, non siano con- cedibili a persone con un curriculum pericoloso come quello di Pignataro, pure se ammalato, e che questi devono essere trascorsi eventualmente in case di cura cura, comunque lontano dal territorio che hanno contribuito con le loro malefatte a distruggere.  Un cattivo esempio anche per altri componenti della famiglia, Pignataro, come lo è stato per il figlio Alessandro. Il giovane era av- viato su una strada diversa rispetto a quella del genitore ma già nel novembre 2015 era stato arrestato per furto di pneumatici a Batti- paglia e l’anno successivo condannato per per due rapine commesse tra Nocera Superiore a Cava de’ Tirreni. Insomma l’approssimarsi dell’uscita del genitore aveva avuto probabilmente un effetto deleterio anche sui familiari. Va ricordato che Nocera Inferiore come in altre realtà dov’è la ca- morra è stata molto presente, la liberazione di taluni criminali sol- lecita sempre le fantasie delle nuove leve delinquenziali e rappresentano un punto di unione e di raccordo tra vecchie e nuove leve criminali. Per questo sarebbe necessario scontare le pene lontano dalle pro- prie città o quantomeno in luoghi protetti e non accessibili a un vasto pubblico soprattutto quando i condannati hanno molti anni di reclusione da scontare e hanno un indubbio “cursus honorum” che può diventre un’arma per realizzare nuove strategia appena li- beri. Deve essere chiaro sempre e comunque chi commette gravissimi delitti va carcerato.

Ecco il modus operandi di “Zi ‘ntonio”

Spedizioni punitive, atti intimidatori, rapine, richieste di sconti su forniture e di assunzioni. Era attra- verso queste pratiche che Antonio Pignataro, alias Zio Antonio stava imponendo il proprio volere sul territorio di Nocera Inferiore, forte del suo passato. Per affermare il suo potere Zio Antonio si avvaleva di Ciro Eboli, Guerino Prudente, Aristide Castro e di certo France- sco (ancora non identificato. I quattro erano gli esecutori materiali degli ordini impartiti dal boss ristretto ai domiciliari. Pignataro era pronto a tutto per affermare la propria volontà o, punire sgarri subiti non solo da lui ma anche dai suoi familiari. Basti pensare alla spedizione punitiva posta in essere nei confronti di Y.S., reo di aver aggredito e picchiato il figlio di An- tonio Pignataro, Alessandro durante un incontro della Nocerina Calcio. Zio Antonio aveva programmato anche, insieme a Domenico Orsini (altro nome noto) delle ritorsioni ai danni di “Peppe fallit” ed altri collaboratori di giustizia. Ma a Pignataro ci si rivolgeva anche per “rimettere a posto” certe situazioni. E’ il caso di quando Pignataro intervenne nei confronti di una famiglia per far desistere un parente dall’occupare abusivamente una casa che era nelle disponibilità di altro soggetto; e ancora per difendere una donna dall’aggressione subita. E, fu incaricato R.A. a recarsi presso la Nocerina Calcestruzzi per rappresentare che dietro la forni- tura di calcestruzzo vi era in realtà Pignataro e per questo doveva praticare uno sconto. Una volta Carlo Bianco e Luigi Sarno arrivarono a pianificare una rapina ai danni dei coniugi Vastola. Si trattava di una punizione per aver subito un torto sul luogo di lavoro. Infine Antonio Cesarano si interessò per conto di Pignataro di procurare un lavoro presso una cooperativa comunale di Nocera ad una giovane donna.

 

L’interessamento per l’“opera pia”: Bianco, Cesarano, Eboli e Pignataro tesi a far realizzare una casa famiglia della parrocchia, in cambio dei voti del clan

 

«Vedi che quella cosa (la delibera di giunta comunale, ndr) è stata votata, ho chiamato a… e gli ho detto che voglio una copia di quella delibera… la devi far vedere a zio Antonio e un’altra devo portare al prete. Io la parola mia l’ho mantenuta… questa è la dimostrazione eccola qua la delibera firmata». E’ questa l’intercettazione dei Ros che inguaia Carlo Bianco, che nel maggio scorso era ancora consigliere comunale. Bianco era a telefono con l’amico di sempre e suo grande sostenitore politico, Antonio Cesarano, già vicesindaco con la giunta del sindaco Antonio Romano. I due a telefono parlano della delibera della giunta comunale di No- cera Inferiore, del 16 maggio scorso. Per questa vicenda sono indagati per scambio elettorale politico-mafioso sia Cesarano sia Bianco ma anche Ciro Eboli e Antonio Pignataro, “zi Antonio”, che voleva rivestire il ruolo di criminale di peso atteso il suo passato.

La vicenda al centro dell’inchiesta è la richiesta del cambio di destina- zione d’uso di un terreno a Montalbino.

Secondo l’accusa, Carlo Bianco (candidato nella lista “Moderati per Torquato”  elezioni del 11 giugno scorso) avrebbe accettato da Antonio Pignataro la promessa di procurare voti (pare un centinaio) con la forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva dal nome che questi ha in quanto appartenente alla Nuova Camorra Organizzata la Nco di Raffaele Cutolo e la sua fama di pluriomicida. In cambio, Bianco si sarebbe interessato al cambio di destinazione d’uso di un fondo ubicato nella vicinanze della proprietà della diocesi di Nocera Inferiore sul quale doveva essere realizzato un edificio da destinare a mensa Caritas rispetto alla cui edificazione aveva interesse Pignataro e Ciro Eboli (attivo nella comunità parrocchiale della zona), grazie anche Antonio Cesarano che avrebbe avuto lo specifico compito di fungere da tramite tra Bianco e Pignataro che era agli arresti domi- ciliari.

La ricostruzione

Il sacerdote della parrocchia di San Giuseppe, don Alfonso Santoriello, il 15 ottobre scorso, aveva scritto al sindaco: « vengo a lei con la pre- sente, dettata dalla necessità del servizio pastorale che come par- roco svolgono nella parrocchia di San Giuseppe che abbraccia la fa- scia periferica di Nocera Inferiore dal rione Calenda fino alla zona di Montevescovado, per chiedere alla S.V.I. di poter beneficiare di una va- riante al Puc per il fondo limitrofo alla parrocchia suddetta. Si rende necessario un ampliamento delle strutture per le Opere Parrocchiali perché sono molte le richieste e pochi gli strumenti. Già da anni sia con gli operatori pastorali, sia con i giovani dell’associazione caritativa San Giuseppe ci siamo adoperati a soddisfare i bisogni del suddetto quartiere, perché sprovvisto di una casa di accoglienza una mensa e sale di catechismo e multimediale, dicevo da anni provvediamo in silenzio, senza lucro e nessuna pretesa dai vari enti, a sostegno di famiglie svantaggiate, al recupero scolastico dei bambini disagiati con attività di doposcuola e attività ludico-ricreative. Siamo in attesa di acquistare un fondo terreno rudere confinante sul lato nord con la proprietà della parrocchia. E, l’ampliamento e fondo esistente, consentirebbe la realizzazione delle suddette opere e faciliterebbe anche lo smalti- mento delle acque reflue dell’attuale chiesa parrocchiale nella fogna comunale in virtù di un avvicinamento al punto ottimale dimissione». L’area in questione è destinata ad area per verde urbano e non sono possibili gli interventi richiesti dal parroco visto il Puc in vigore. Il vescovo monsignor Giuseppe Giudice in una lettera del 9 maggio scorso, indirizzata al sindaco Manlio Torquato, in occasione della festa del Santo Patrono, scrive al Comune di Nocera Inferiore esprimendo parere favorevole alla richiesta inoltrata dal parroco e lo autorizzava la presentazione di un progetto corredato di quanto necessario.

Il 16 maggio scorso, vista la richiesta del parroco e la nota del ve- scovo, oltre al valore sociale dell’iniziativa indirizzati alle persone svantaggiate, la Giunta comunale ha dato il via libera alla valutazione della proposta del sacerdote, che a sua volta, qualora fosse stata positiva, necessitava del- l’approvazione del consiglio comunale. La Giunta ha deliberato un atto d’indirizzo ai funzionari responsabili degli uffici di piano e di area privata per l’avvio di un del procedimento di formazione ed eventuale approvazione della variante al Puc riguardo la richiesta don Alfonso Santoriello. Nella de- libera l’indirizzo la giunta evidenzia che vanno comunicate a tutti i soggetti interessati a partecipare l’avvio del procedimento, che è necessario verificare con l’ufficio preposto la sostenibilità ambientale della variante. Una variante che poi dovrà essere approvata dal consiglio comunale, a quel punto dal successivo a quello ormai “scaduto”.

Il ruolo

Bianco, a suo dire, si sarebbe interessato alla vicenda che, dalla documentazione in delibera, risulta sponsorizzata dal vescovo (tanto da scrivere al sindaco nel giorno solenne del santo patrono) e chiesta dal parroco. Una delibera che, in realtà, avviava solo un procedi- mento di valutazione e non era già il cambio di destinazione d’uso da verde pubblico a quello necessario per l’opera parrocchiale. Per questo suo presunto interessamento, Bianco si sarebbe aspettato i voti procuratigli da Pignataro che alla fine non sarebbero arrivati (da consigliere uscente, Bianco prese solo 137 voti) tanto da gridare al tradimento e prendersela con i “correi” dopo le elezioni. Sinceramente è poco credibile che fosse necessario un intervento di Bianco dopo una richiesta al cattolico Torquato da parte del vescovo che “raccomandava” un’opera di valore sociale in una delle zone più disagiate della città. Comunque sia, rimane gravissimo per un cittadino normale e ancor più per un consigliere comunale, anche il semplice aver avuto a che fare con un camorrista come Pignataro, figuriamoci fare un patto per avere i voti. Che siano arrivati o meno questi voti, per Bianco o Eboli (qualora risultassero provate le accuse) la vicenda sarebbe gravissima e senza appello.

 

50 euro a chi aveva votato quegli “Uniti per Torquato”

Erano Rocco Sileo e Luigi Sarno ad avere il compito di reclutare gli elettori, di suggerire il nome del candidato da votare, nel dare loro istruzioni su come documentare il voto dato e, all’esito, nel remunerarli su espressa richiesta di Nicola Maisto, candidato al consiglio comunale alle elezioni amministrative 2017 ed eletto nelle lista “Uniti per Torquato”. Sileo e Sarno nella giornata delle elezioni effettua- vano elargizioni di denaro a fa- vore di chi, essendosi recato alle urne, documentava di aver dato la preferenza ai candidati indicati. Nel dettaglio a tale Gennaro detto “piedone” recatosi al voto intorno alle ore 12,50 A.C., S,C, e E.C, e della cugina di queste ultime A.E. per l’importo di euro 40 ciascuna; a M.G.R. alla madre di quest’ultima al fratello Alfonso per l’importo di euro 40 ciascuno. L’inchiesta in ogni caso prosegue e non si escludono ulteriori sviluppi, tali da renderla ancor più clamorosa.

 

 

 

Il primo blitz del dicembre 2016 denominato “Un’altra storia”, dai capi ai pusher ai picchiatori

Droga, l’indagine continua sulle tre gang dello spaccio Gli organigrammi decimati dagli arresti tra Nocera e l’Agro

di Riccardo Finzi

NOCERA INFERIORE – L’indagine nasce come proseguimento di “Un’altra storia” che lo scorso dicembre, portò in carcere i fratelli Michele (37enne) e Luigi Cuomo (33enne), il 44enne Mario Passa- mano, il 29enne Antonio De Na- poli, il 32enne Luigi Vicidomini, il 31enne Domenico Rese, il 43enne Leontino Cioffi, il 40enne Diego Landino, il 35enne Mario Comitini, i fratelli Francesco D’Elia (35enne detto “Checchetto” o “checchecco”) e il 33nne Mario, il 33enne Marco Iannone (detto “Marchitiello ‘o stallone), il 24enne Mario Tortora (detto “Mario sce- sce”), il 38enne Camillo Fedele (detto “bicchierino”), il 27enne Giuseppe Abate, i 46enni Giuseppe Bergaminelli e Giuseppe Stanzione, il 33enne Riccardo Siani, il 27enne Carmine Cuomo e il 33enne Giuseppe Petti, tutti di Nocera Inferiore e il 41enne Raffaele Mellone di Pagani. Sono accusati di associazione per associazione di stampo camorristico Michele e Luigi Cuomo, Mario Passamano, Antonio De Na- poli, Domenico Rese, Luigi Vicido- mini, Leontino Cioffi, Raffaele Mellone, Diego Landino, Mario Tortora e Marco Iannone. Sono accusati di associazione dedita allo spaccio di stupefacenti Mario e Francesco D’Elia, Marco Iannone, Mario Tortora, Camillo Fedele e Giuseppe Petti. Stessa contestazione per Giuseppe Abate, Giu seppe Bergaminelli, Giuseppe Stanzione, Riccardo Siani e Carmine Cuomo. Dei pestaggi sono accusati Michele Cuomo, Mario Comitini, Raffaele Mellone. Di Rissa sono accusati Iannone, Tor- tora, Fedele e Passamano. Tre le organizzazioni di spaccio che si fronteggiavano in città. Una è quella capeggiata da Michele Cuomo con il contributo di Mario Passamano, entrambi molto vicino al clan Contaldo di Pagani, ormai disciolto. Questo aveva base a Ca- sale Nuovo e prediligeva le piazze di spaccio di piazza del Corso e dei tre Casali oltre quella di Cupa del Serio. Un’altra quella tra Giuseppe Abate e Giuseppe Bergaminelli che aveva base a Piedimonte. Sempre a Piedimonte e a Cupa del Serio operavano gli “uomini” di Francesco D’Elia, “sopra alle palazzine”, via Filangieri, dove abitano, però anche i fratelli De Napoli, vicini ai Cuomo.




Scafati. Ex Copmes, dieci indagati ma nessun sequestro. Aliberti ringrazia il Gip

Di Adriano Falanga

Ex Copmes, il progetto non rispetta le distanze dal cimitero cittadino, l’opposizione denuncia e finiscono indagate dieci persone, tra tecnici ed ex amministratori della Scafati Sviluppo. Accade però che il Gip Luigi Levita respinge la richiesta di sequestro dell’area. Secondo il consulente nominato dal Tribunale, essendo opera pubblica il Comune avrebbe la facoltà di rimuovere il vincolo, e sarebbe questa la ragione per cui Levita ha negato il sequestro preventivo. Sarà poi la Procura di Nocera Inferiore a decidere nel merito. La vicenda però può riassumersi nel classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Da un lato infatti esulta il sindaco, dall’altro contesta il Pd. “Rimaniamo perplessi perché questioni che dovrebbero essere di competenza della Giustizia Amministrativa quando riguardano questo sindacato diventano invece argomento d’inchiesta da parte della Procura – commenta Pasquale Aliberti – L’area ex Copmes e il suo piano di reindustrializzazione è per chiarezza di proprietà del Comune e quindi di tutti i cittadini scafatesi. Eppure, questa opposizione con violenza e denunce continue ne aveva chiesto il sequestro per un presunto mancato rispetto della distanza dal perimetro cimiteriale”. Il rispetto delle distanze dal cimitero ha già comportato la perdita di un capannone di 500 mq, secondo quanto dichiarò un mesetto fa l’attuale presidente della Stu, Antonio Mariniello. A denunciare fu il consigliere Mario Santocchio. “E’ chiaro, alla luce delle notizie apparse oggi sulla stampa, il disegno criminoso di questi consiglieri che più volte sui giornali e in ogni angolo di strada hanno gridato che l’opera non si sarebbe mai realizzata provando a creare timore e scoramento soprattutto tra coloro che avevano creduto nell’investimento: avevano l’asso nella manica? Puntavano a far fallire un’importante opera pubblica con lo scopo di favorire, invece, una struttura commerciale privata?”. Tesse le lodi al Gip il primo cittadino. “Il mio <<grazie>> a nome della Città di Scafati al Gip di Nocera Luigi Levita che non conosco ma che, respingendo la richiesta di sequestro e riconoscendo all’Amministrazione la volontà di rimuovere quel vincolo, ha salvato il Comune di Scafati e la sua società partecipata dal fallimento. Agli imprenditori va, invece, il nostro plauso per il fondi e la volontà di investire a Scafati in un’area della Pubblica Amministrazione – conclude Aliberti – Noi lavoriamo per costruire, loro pur di distruggere l’avversario massacrerebbero una Città intera. Non vogliono la Città ma l’uomo: vergogna”. Appare curioso che Aliberti senta la necessità di sottolineare il come “non conosco Levita”, anche perché non è propriamente così, visto che il 5 giugno 2014 entrambi sono stati relatori ad un convegno sul femminicidio patrocinato tra gli altri anche dal Comune di Scafati e tenutosi presso la Cappella Santa Barbara del Real Polverificio Borbonico.

L'OPPOSIZIONE: "SECONDO ALIBERTI IL CATTIVO E' CHI DENUNCIA, NON CHI COMMETTE VIOLAZIONI"

Ex Copmes(1)

“Aliberti è il solito mistificatore per lui il cattivo è chi denuncia non chi commette le violazioni di legge ai danni del bene comune: il cimitero”. Mario Santocchio replica alle accuse del primo cittadino. “Più volte come opposizione abbiamo denunciato diverse anomalie nella gestione della reindustrializzazione dell'ex Copmes e per questo abbiamo presentato diverse interrogazioni consiliari alle quali è stata data risposta fuori tema. Una di queste interrogazione riguardava proprio la distanza dal cimitero – continua il consigliere comunale di Fdi – Noi vogliamo la reindustrializzazione nel pieno rispetto dalla legge e ci chiediamo: e mai possibile che si commettono certi errori da chi pesa sull’opera per un milione e seicentomila euro? Alberti utilizza la città  per la carriera politica sua e  della sua famiglia. Ancora una volta come opposizione stiamo dimostrando l’incapacità amministrativa di questo Sindaco che con il suo pressapochismo sta buttando all’ortiche diverse opportunità – la stoccata –  noi continuiamo a svolgere il nostro ruolo di controllo nell'interesse della città”. A Santocchio fanno eco le parole di Margherita Rinaldi, segretaria del Pd: “Non bastava una gestione fallimentare dell'intera area di reindustrializzazione e i problemi di copertura finanziaria da noi più volte denunciati che stanno mettendo a forte rischio il progetto. Ora anche violazioni urbanistiche perché – pare – non siano state rispettate le distanze minime previste di due capannoni dall'area cimiteriale. Di qui l'ennesima indagine che vede coinvolte ben 10 persone tra cui anche funzionari del Comune. Oramai a Scafati l'illegalità regna sovrana e non vi è progetto che non finisca al vaglio della magistratura, da quella ordinaria alla DDA”. Replica anche alle accuse di Aliberti la Rinaldi: “non abbiamo mai sperato nel fallimento di nessun progetto utile alla città anche perché, quanto a fallimenti, l'Amministrazione Aliberti riesce benissimo da sola senza il contributo delle opposizioni. Da sempre ci battiamo solo ed esclusivamente perché' tutto venga fatto nel rispetto delle regole e delle norme di legge”.




Scafati. Fotoreportage e 18 articoli sul blitz contro Aliberti e la Paolino. Tutti i retroscena

Il reportage completo di Le Cronache in edicola oggi in 18 articoli e un fotoracconto

 

 

 

 

Il fotoracconto del blitz

1 blitzscafati1         1 Dia alla casa del sindaco 2 bloccate le strade di accesso 3 bloccate le strade di accesso 3 carabinieri nella piazza davanti al municipio ingresso della dia al copmune IMG-20150918-WA0031 l'arrivo di montemurro l'ingresso della Dia IMG-20150918-WA0030

 

Gli indagati

Il sindaco Pasquale Aliberti e la moglie, il consigliere regionale e presidente della commissione anticamorra della Regione Campania, Monica Paolino

2-alipao(1)

 

il fratello Nello Aliberti e lo staffista Giovanni Cozzolino

3 giovanni cozzolino a sinistra e a destra nello aliberti

 

La segretaria generale del Comune, Immacolata Di Saia

1 immacolata di saia_Public_Notizie_270_470_3

 

GLI ARTICOLI

1) Scambio elettorale politico mafioso: indagati Aliberti e la moglie Paolino

Perquisiti l’abitazione e gli uffici del primo cittadino scafatese e della moglie, presidente della commissione anticamorra della Regione. Sott’inchiesta della Dda di Salerno anche il freatello Nello Aliberti, lo staffista Giovanni Cozzolino, la segretaria comunale Di Saia. Il contributo di una collaboratrice di giustizia.

L’indagine verte su appalti e incarichi ai dirigenti. Inchiesta partita dopo una bomba al consigliere di opposizione D’Alessandro

1 IMG-20150918-WA0035 1 IMG-20150918-WA0041

SCAFATI. Sono le 6,10 di mattina quando la Dia di Salerno si ritrova in via Aquino per andare a bussare alla porta della famiglia Aliberti. L’allarme della splendida villa interrompe i sogni e i progetti quotidiani del 44enne sindaco Angelo Pasqualino Aliberti e di sua moglie, la 43enne consigliere regionale Monica Paolino. Alla porta uomini in divisa e con le pettorine con in mano un “Un avviso di garanzia” e un decreto di perquisizione per la casa dei due  politici scafatesi e i loro rispettivi uffici. Fuori dalla villa decine di agenti della Dia, i carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore coordinati dal maggiore Enrico Calandro e il capitano Michele Avagnale (entrambi presenti in borghese) e anche auto di servizio dei carabinieri di Scafati alla guida del tenente Saverio Cappelluti. Lo stesso avviso di garanzia e lo stesso decreto li riceve anche il 40enne fratello del sindaco, Aniello Aliberti (detto Nello): è indagato in qualità di amministratore unico della società “Max service srl” operante nel settore della consulenza aziendale e sicurezza dei luoghi di lavoro. Associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, concussione, corruzione e abuso d’ufficio sono i reati ipotizzati a vario titolo per cinque persone. Un presunto sistema criminoso che avrebbe usato i metodi tipici della criminalità organizzata per ottenere favori e consensi elettorali, secondo la Dda. Oltre al sindaco di Scafati, la moglie Monica Paolino, consigliere regionale della Campania e presidente della commissione regionale anticamorra e beni confiscati (sott’inchiesta solo per scambio pelettorale politico mafioso), indagata anche la 53enne segretaria generale del Comune, Immacolata Di Saia. La professionista è considerata dagli inquirenti il trade union tra Aliberti e l’ex leader Fi, Nicola Cosentino, attualmente arrestato per camorra. I carabinieri infatti hanno perquisito anche l’abitazione della Di Saia ad Aversa così come quella a corso Trieste a Scafati di Giovanni Cozzolino, staffista del sindaco Aliberti. Sono tutti nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno. E’ stato proprio il pm della Dda di Salerno, Vincenzo Montemurro a tirare quel filo sottile che legherebbe la camorra, l’imprenditoria e tutti i livelli della vita politico-amministrativa. Una sorta di disegno complesso fatto di legami e rapporti che hanno tre cose in comune: soldi pubblici, vantaggi ingiusti e voti.
Dopo circa un’ora di perquisizione nelle abitazioni, i militari hanno lasciato i coniugi ad accompagnare i figli a scuola (ma con la presenza di militari in borghese) e poi li hanno accompagnati nei rispettivi uffici. Infatti le perquisizioni sono state estese al comune di Scafati e all’isola F13 della Regione Campania. In particolare, presso il Comune di Scafati è stato eseguito un decreto di sequestro di documentazione relativa all’aggiudicazione di appalti pubblici tra cui quello relativo alla realizzazione del polo scolastico comunale di via Oberdan dell’importo di circa 6 milioni di euro, al conferimento di incarichi a tempo determinato ai dirigenti dell’Ente e alle determine inerenti i lavori di riqualificazione urbanistica e stradale presso il medesimo consesso amministrativo. Le indagini, sarebbero state avviate a seguito dell’esplosione di un ordigno rudimentale avvenuta a Scafati il primo novembre 2014 davanti all’abitazione dei coniugi Cuomo-D’Alessandro, rispettivamente cognato e sorella dell’avvocato Vittorio D’Alessandro. Il consigliere comunale di minoranza del Comune di Scafati aveva presentato il suo forte dissenso rispetto al polo e alla gestione dell’appalto e quindi si era beccato la bomba carta.
Grazie alla dichiarazione di una collaboratrice di giustizia ed alle indagini, è stato possibile focalizzare l’attenzione sull’aggiudicazione di alcuni appalti pubblici , che gli inquirenti ipotizzano sia illegittima
L’inchiesta resta aperta e potrebbe trascinare con sé numerose gare d’appalto nell’ambito del Piu Europa e dei fondi regionali.                                 Valeria Cozzolino

 

2) Palazzo Mayer vuoto e sgomento. Perquisite anche l’ex manifatture

3 IMG-20150918-WA0034

 

SCAFATI. Palazzo Meyer blindato per diverse ore. Le perquisizioni sono state effettuate nell’ufficio di segreteria, ufficio del sindaco, ufficio del personale, gabinetto del sindaco, ufficio gare e contratti nell’ex manifattura di via Diaz.
Già diverse volte la Dia e i carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore avevano effettuato diversi accessi a Palazzo Meyer su appalti di diverso genere.
Solo sul polo scolastico tra gennaio ad oggi sono stati effettuate numerose acquisizioni di atti.

 

3) Polo scolastisco e il rischio della grande incompiuta

Al centro dell’inchiesta. L’opera doveva essere conclusa e rendicontata entro dicembre prossimo dalla Tyche, obiettivo che sembra irraggiungibile

IMG-20150918-WA0063 IMG-20150918-WA0064 IMG-20150918-WA0065

SCAFATI. Polo Scolastico l’opera incompiuta. Anche l’appalto milionario del Polo Scolastico di via Oberdan sarebbe finito nelle mira  della Direzioni Investigativa Antimafia, nel blitz di ieri che ha visto coinvolti il  sindaco di Scafati  e la consorte consigliere regionale.  L’appalto da nove milioni di euro fu vinto dalla ditta “Tyche” in seguito ad una gara svolta dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e aggiudicata alla ditta scafatese Tyche con un ribasso di circa il 40 % nel 2013 . Tutto l’importo dei lavori, circa sette milioni di euro, era completamente finanziato con i fondi PIU Europa , soldi di cui la città di Scafati in pochi anni ha beneficiato per una cifra complessiva vicino ai 50 milioni di euro. Dopo varie peripezie, tra progetti visti e rivisti, validati e invalidati, finalmente, nel luglio 2014, partirono i lavori di quella che doveva essere un’opera che avrebbe dovuto accogliere migliaia di studenti della zona . Già nel 2014, il gruppo di Fratelli D’Italia in consiglio comunale chiese chiarimenti sui legami tra l’amministrazione Aliberti e la ditta Tyche dello scafatese Andrea Vaiano, proprietario anche di una squadra di calcio che sarebbe molto vicina alla famiglia Aliberti. Tra esposti sul mancato rispetto delle distanze dal Rio Sguazzatoio e problemi di natura tecnica, l’opera è proseguita sino a dicembre scorso. In quel mese fu pagato il primo acconto  alla ditta di circa 760 mila euro. Da allora i lavori si fermarono  ed è iniziato un contenzioso tra la ditta e l’Ente. La Tyche, a suo dire, avrebbe abbandonato il cantiere per il ritrovamento, durante gli scavi, di materiali di risulta non previsti e prevedibili,materiali il cui smaltimento non rientrava nel capitolato d’appalto. Il Comune, da parte sua, sosteneva  che lo smaltimento dei materiali era di competenza della ditta. Nel periodo di contenzioso si sono “inseriti” i carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico, che, avendo verificato la presenza nel cantiere di via Oberdan di materiale stoccato senza autorizzazioni per più dei tre mesi concessi dalla legge, a marzo scorso, ha sequestrato il cantiere. Solo a luglio, a seguito delle richieste del Comune, fu dissequestrato il cantiere per 90 giorni , periodo in cui Palazzo Mayer avrebbe dovuto provvedere ad una gara per affidare lo smaltimento del materiale di risulta e la bonifica dell’area, gara svoltasi all’inizio di questo mese che ha visto vincitrice una ditta di Baronissi con un importo di circa 270 mila euro a fronte del milione e duecento mila euro richiesto dalla ditta Tyche al Comune per continuare l’opera.
I lavori di bonifica ancora devono cominciare, e il polo scolastico deve essere terminato e rendicontato entro dicembre di quest’anno, ora si spera in una proroga dei finanziamenti altrimenti si tratterebbe della più grande incompiuta della storia di Scafati.
Gennaro Avagnano

 

4) Il pm della Dda Vincenzo Montemurro sul posto

Il magistrato ha seguito da vicino le perquisizioni

blitzscafati

SCAFATI. Erano le 9 in punto quando a sirene spiegate il pm della Dda di Salerno, Vincenzo Montemurro (nella foto mentre esce dal Comune) è arrivato in via Pietro Melchiade a Scafati raggiungendo i militari del reparto territoriale di Nocera Inferiore e gli agenti della Dia che da circa trenta minuti erano arrivati insieme a sindaco e Di Saia a perquisire gli uffici comunali. Circondato da giornalisti e da carabinieri, Montemurro ha suscitato la curiosità dei presenti che hanno capito che la questione al comune, stavolta, “era seria”. Il pm ha attirato su di sé e sull’inchiesta della Procura di Salerno- che svela gli intrecci tra la politica scafatese e la camorra – le attenzioni che il primo cittadino Pasquale Aliberti aveva provato a spostare ieri mattina su un’iniziativa. Infatti il sindaco avrebbe dovuto tenere una conferenza stampa sullo sportello anti-racket promosso insieme all’associazione Alilacco di Amleto Frosi. Una nota stampa ufficiale alle 10 circa ha solo specificato che la conferenza sarebbe stata rinviata. Ieri, sentir parlare di legalità da Aliberti, sarebbe stato paradossale

 

5) La città sgomenta

1 la gente attonita

In molti si sono chiesti cosa ci facessero quelle auto all’interno della proprietà degli Aliberti, in via Aquino alle prime luci dell’alba. Poi sono arrivati i primi fotografi, e una pattuglia dei Carabinieri ferma all’incrocio con via Passanti. Tra lo stupore e l’incredulità la città si è svegliata alla notizia, rimbalzata velocemente sul web, del blitz della Dia. “Normali controlli, come accadono spesso del resto” mormora un avventore di un bar nei pressi di Palazzo Mayer quando poi, a sirene spiegate, arriva il Pm della Dda Vincenzo Montemurro assieme a diverse pattuglie dell’arma dei Carabinieri. E lo stesso accade agli uffici amministrativi nella vecchia Manifattura dei Tabacchi. Si capisce che la questione è molto più seria e articolata, rispetto ai consueti controlli della Guardia di Finanza effettuati tempo addietro. L’accusa è di quelle pesanti, gravi, che possono minare la figura istituzionale di un eletto, ma anche danneggiare gravemente l’immagine di una città intera. La gente commenta poco, è alla ricerca smaniosa di una notizia certa su internet. Telefona “hai sentito? Sarà vero?”, ma c’è anche chi prende le difese a prescindere: “Il sindaco, sono sicuro, smonterà ogni accusa”. Come sempre capita, c’è colui che: “eh, ma io lo sapevo”. Tutto da accertare ovviamente, ma la città appare scossa, affamata di conoscere la verità, di capire cosa c’è dietro quelle gravi accuse. L’operazione è stata vistosa, e tra i corridoi di Palazzo Mayer l’atmosfera è cupa, di sgomento. C’è attesa, le voci sono basse e più che commenti, si odono in giro solo mormorii. Su internet girano decine di link, ma non si accompagnano a commenti. In casi come questi la faziosità politica è accantonata, il desiderio è solo di apprendere, al più presto possibile, la verità. “Al di là dell’ appartenenza politica di ognuno di noi, situazioni così non giovano all’immagine della nostra città e di tutti noi scafatesi. Rispetto per il sindaco e per questa situazione. Auguriamoci solo che sia tutto fumo, per il bene del sindaco, di noi cittadini e di tutta Scafati”, è quanto scrive, saggiamente, Melania.

Adriano Falanga

 

6) Le opposizioni: «Una vicenda gravissima»

comune scafati

SCAFATI. “É una vicenda gravissima della storia politica della città, confidiamo nello stato di diritto ma siamo preoccupati della città onesta che ha bisogno di legalità e sicurezza per progredire nello sviluppo e nella libertà”. Così Cristoforo Salvati, capogruppo Fratelli D’Italia. Dal Pd preferisce aspettare gli sviluppi dell’indagine Marco Cucurachi, mentre si dice molto preoccupato per la città il capogruppo Vittorio D’Alessandro. Chiede l’invio di una commissione d’accesso al Comune Francesco Carotenuto, di Scafati Arancione. “L’umiliazione che la città sta subendo in queste ore credo mortifichi l’orgoglio delle persone e di quanti hanno provato un nodo alla gola dopo gli ultimi servizi mandati in onda dai media, anche e soprattutto nazionali – le parole dell’attivista di centrosinistra – ed è proprio alla luce di questi ultimi e gravi fatti che stiamo seriamente valutando di scrivere al Prefettto e richiedere, se ci sono gli elementi, l’invio di una commissione d’accesso per fare luce sulla vicenda”.
(a.f.)

7)  Matrimonio a Palazzo Mayer, ma arrivano i carabinieri

La curiosità.   Solo alle 12 la coppia ha celebrato le nozze in un clima surreale

3 IMG-20150918-WA0045

Grande curiosità ha suscitato la coincidenza tra il blitz della DIA al Comune di Scafati e la contemporanea cerimonia di un matrimonio a Palazzo Mayer. Ilarità e ironia per il tappeto blu che sembrava essere messo alle porte del Comune per accogliere gli uomini della DIA e non gli sposi. Gli sposi sono arrivati con forte ritardo e i presenti invitati al matrimonio avevano anche ipotizzato una sospensione forse per il disagio. Alla fine  la coppia ė arrivata verso le ore 12 e il Sindaco ha celebrato le nozze. Una mattinata quella di Aliberti che è passata repentinamente dalla visita della DIA alla celebrazione di un matrimonio , ore che non dimenticheranno facilmente né il Sindaco, né gli sposi, né tanto meno la  cittadinanza.
Gennaro Avagnano

8) La quota rosa di Cosentino a Scafati
1 IMMACOLATA-DI-SAIA
Immacolata Di Saia è la discussa segretaria comunale. Il caso Overline

Il dirigente è più volte citato nell’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, Maria Vittoria Foschini, nei confronti di Michele Zagaria, boss dei Casalesi

 

Un triangolo tra politica, camorra e potere amministrativo. Abuso di potere, nel caso di Immacolata Di Saia. La discussa segretaria comunale, originaria di Aversa e lì residente, era arrivata a Scafati insieme al sindaco Pasquale Aliberti ed alla sua amministrazione. Subito era stato chiaro che oltre al brillante curriculum, aveva anche un pugno d ferro. Le opposizioni ben presto la identificarono come il potere occulto, il legame tra Nicola Cosentino e Pasquale Aliberti. Dal caso “Overline” smascherato da un’inchiesta giornalistica eccellente, tutto sembrò più chiaro anche al Pd di Rosaria Capacchione.

Tutto risale all’appalto sui rifiuti affidato in maniera “sospetta” alla ditta di Antonio Fontana, già interdetto dall’antimafia. Poi il legame con i casalesi. La segretaria comunale Di Saia era spuntata fuori come un fungo: negli ultimi anni ha avuto incarichi di responsabilità in alcuni comuni del casertano tra i quali Casapesenna, San Cipriano di Aversa e Casal di Principe, oltre che del salernitano come Battipaglia, tutti sciolti per infiltrazioni camorristiche. La stessa Di Saia è più volte citata nell’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Maria Vittoria Foschini, nei confronti di Michele Zagaria, boss dei Casalesi, arrestato a Casapesenna il 7 dicembre 2011, dell’ex sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria e di un consigliere dello stesso Comune, Luigi Amato, il 7 febbraio 2012.

Dal quadro investigativo relativo a questa indagine è emerso che nel febbraio 2009 l’ex sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria, in carica quale vicesindaco, promosse le dimissioni collettive di 13 consiglieri al fine di sciogliere il consiglio comunale, determinando la caduta del suo successore, il sindaco Giovanni Zara, e aprendo così la strada alla sua rielezione a sindaco, avvenuta nello stesso anno 2009, all’interno di un quadro intimidatorio promosso dal clan di Michele Zagaria, finalizzato al controllo mafioso delle attività amministrative. La segretaria generale Di Saia viene ritenuta dagli inquirenti persona vicina al sindaco arrestato per camorra Fortunato Zagaria. Inoltre la stessa segretaria, avrebbe – secondo la senatrice ‘rogato’ un contratto di appalto per 18 milioni di euro per la Stu Scafati Sviluppo, con un compenso di sedicimila euro. Il contratto sarebbe, secondo la senatrice nullo, vietato dalla normativa vigente e dalla prassi dei segretari comunali. Ma vi è di più. La segretaria Di Saia avrebbe avallato atti dichiarati illegittimi dai tribunali e dall’autorità di vigilanza, assecondando l’amministrazione creativa del sindaco di Forza Italia Pasquale Aliberti. Sempre lei è a processo per un concorso truccato a Scafati e per le “giunte fantasma” di cui è accusata insieme ad Aliberti. La segretaria, più volte contestata anche dalla minoranza politica scafatese, è coinvolta in alcuni procedimenti penali: uno per le delibere di giunta cosiddette false e l’altro per i concorsi truccati al comune di Scafati. La stessa segretaria che aveva citato – dinanzi al Tribunale del lavoro – lo stesso Ente che dirige come segretaria comunale chiedendo centomila e 511 euro per indennità di trasferta quando rivestiva l’incarico di dirigente generale. Per un periodo infatti, Immacolata Di Saia – residente in Provincia di Caserta – era contemporaneamente Dirigente generale e segretaria comunale a Scafati, questo fino a quando il sindaco non dovette revocarle il costoso incarico. Per la parlamentare Capacchione era opportuno verificare, attraverso i canali istituzionali l’attività amministrativa di Scafati e l’accesso di una commissione che accerti l’esistenza di legami tra gli organi istituzionali e elementi della criminalità organizzata. Una tesi che oggi, dopo battaglie giornalistiche prima e politiche poi, viene in parte confermata ed arricchita dalla Dda che ha identificato in Immacolata Di Saia il braccio destro di Pasquale Aliberti, la mente del suo rapporto con Nicola Cosentino. Attraverso le sue firme negli appalti e il suo sì venivano contattate e accontentate ditte, secondo le accuse del pm Montemurro. Un mosaico ancora da completare, tassello dopo tassello per un’inchiesta che va avanti oramai da più di due anni.

 

9)  Aliberti, il suo inizio come giornalista. Poi diventa forzista

Il personaggio. Sindaco a Scafati nel 2008 e nel 2013. Ora la decadenza per cercare il terzo mandato

SCAFATI. Pasquale Aliberti è l’uomo forte di Forza Italia in provincia di Salerno.  I primi anni ’90 si fa conoscere per la sua attività di giornalista sull’emittente televisiva locale Canale 3, dove conduce programmi di approfondimento politico. Contrasta fortemente la Democrazia Cristiana, che portò la città al commissariamento dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose nel marzo 1993. Aderisce a Forza Italia, nel 1994., viene eletto Consigliere  Comunale nel 94 e nel 2003. È Sindaco di Scafati nel 2008 e poi ancora nel 2013, presentandosi sempre  con una coalizione a guida PDL-Forza Italia.  È componente dell’ufficio nazionale di presidenza A.N.C.I. (Associazione Nazionale  Comuni Italiani) dal 2011. La sua biografia è stata raccolta nel libro “Passione e Tradimenti”, scritto di suo pugno, dove è raccontata la sua passione per la politica, dall’adesione a Forza Italia, agli amici di sempre, tra cui, appunto, Giovanni Cozzolino. Dalla rottura con l’area di Edmondo Cirielli, al legame con Mara Carfagna. Nel 2010, grazie alla legge sulle quote rosa e alla doppia preferenza di genere, riesce a candidare e far eleggere la moglie Monica Paolino. Una decisione che spaccò il partito, e provocò la rottura con il suo ex braccio destro, l’avvocato Mario Santocchio, che da coordinatore cittadino del partito lo indicò quale candidato sindaco nel 2008. Santocchio vide sfumare il suo desiderio di arrivare in Regione e approdò alla corte di Edmondo Cirielli, arrivando alla guida del Cstp. Da allora tra i due è una guerra politica aperta, e continua. Santocchio  ha trascinato la giunta Aliberti attuale davanti al Tar, perché non rispetterebbe la legge sulle quote rosa. Monica Paolino è stata rieletta, prima della lista e unica di Forza Italia a Salerno,  alle regionali del 2015, finendo però all’opposizione di Enzo De Luca. E’ stata eletta presidente della commissione regionale antimafia. Da pochi giorni Pasquale Aliberti ha avviato un procedimento che lo porterà alla sua decadenza da sindaco prima della metà del suo mandato, questo per potersi ricandidare per il terzo mandato consecutivo, con una nuova coalizione che, stando alle indiscrezioni, sarebbe composta da almeno 8 liste. Il primo cittadino avrebbe fatto ricorso al Tar contro un diniego amministrativo del Comune nei suoi riguardi: una Scia negata per la costruzione di una tettoia nella sua proprietà. Un’azione che lo renderebbe in conflitto con la sua posizione istituzionale. Un “sotterfugio” legale che l’opposizione ha definito come un “abuso della legge sull’incompatibilità” mentre il capogruppo Pdl Pasquale Vitiello, dissidente di maggioranza, ha parlato di “vile stratagemma” per evitare le dimissioni.
Gianfranco Pecoraro

10)La reazione: coniugi Aliberti sereni

SCAFATI. Aliberti Sereno, Paolino rammaricata. In un comunicato stampa del Comune di Scafati il sindaco Pasquale Aliberti fa sapere: «Il Primo Cittadino, stante anche la correttezza del personale operante, si è mostrato molto disponibile offrendo tutte le spiegazioni necessarie relative ai documenti rinvenuti. E’ stata ritirata presso il Comune la documentazione relativa ad alcuni appalti ma si tratta di carte di poca rilevanza che gli inquirenti hanno comunque ritenuto dover acquisire. Il dott. Pasquale Aliberti è pertanto sereno, mostrandosi, sin da ora, disponibile ad offrire alla magistratura tutti i chiarimenti che dovessero essere necessari ed utili alle indagini».
In un comunicato il presidente Monica Poalino scrive: «Stamattina, avendo ricevuto una perquisizione domiciliare e presso il mio ufficio in Consiglio Regionale, ho appreso con immenso rammarico e stupore di essere indagata per reati relativi a fatti di cui non sono assolutamente a conoscenza. Sono comunque serena e rimango fiduciosa nell’operato della magistratura».

 

11) Le altre accuse

E’ a processo per un concorso truccato a Scafati e per le “giunte fantasma” di cui è accusata insieme ad Aliberti. La stessa segretaria  aveva citato – dinanzi al Tribunale del lavoro – lo stesso Ente che dirige come segretaria comunale chiedendo centomila e 511 euro per indennità di trasferta

12) Paolino: voto di scambio. Mafioso
Questa è l’ipotesi di reato a suo carico avanzata dal pm Vincenzo Montemurro

Nel corso delle perquisizioni sequestrati i documenti relativi alle ultime nomine fatte.  All’attenzione della Procura di Salerno anche una serie di consulenze ed incarichi e alcuni appalti “politicamente” seguiti dalla consigliera

monica-paolino

SCAFATI. “Una grande squadra”: questa la forza politica di Monica Paolino Aliberti che le ha assicurato lo scranno in consiglio regionale. Non una volta, ma due. Lei stessa, nel corso della campagna elettorale per le elezioni del 2015, aveva detto che proprio la “forza della sua squadra” le aveva permesso quel risultato alle regionali. Nel 2010 la stessa Paolino, neofita della politica, si era candidata in Forza Italia ottenendo quasi 17mila voti. Secondo la Dda di Salerno però quella squadra non ha agito secondo la legge. La sua forza elettorale proveniva dal “voto di scambio di stampo mafioso”. Questa è l’ipotesi di reato a suo carico avanzata dal pm Vincenzo Montemurro della Dda di Salerno. Proprio lei che qualche mese fa era stata eletta tra le polemiche, presidente della commissione Antimafia in Regione Campania. La donna, eletta consigliera regionale nella lista di Forza Italia lo scorso maggio con 13mila voti circa, ha ricevuto ieri mattina all’alba l’avviso di garanzia in cui figura la grave ipotesi di reato e per lei sono subito state chieste le dimissioni da quel ruolo che dovrebbe garantire la totale estraneità rispetto ad episodi di cui invece la consigliera è accusata. Dopo le perquisizioni nella sua abitazione di via Aquino 12 a Scafati, i militari del reparto territoriale e gli agenti della Dda hanno anche dato il via alle perquisizioni nell’ufficio di Paolino, all’isola F13 del centro direzionale di Napoli, dove ha sede il consiglio regionale.  Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati i documenti relativi alle ultime nomine fatte dalla consigliera nel suo ufficio di staff. In questi giorni infatti erano stati scelti l’addetto stampa e due collaboratori. Ma non solo, all’attenzione della Procura di Salerno anche una serie di consulenze ed incarichi, nonché alcuni appalti “politicamente” seguiti dalla consigliera. Era la Paolino ad assicurare – secondo le accuse – alcuni aiuti a determinate ditte in cambio di voti. Consensi che le hanno permesso ottimi risultati elettorali, secondo la Dda. Nel 2010 era arrivata quarta in Forza Italia Salerno e prima dei non eletti. L’arresto di Alberico Gambino (ex sindaco di Pagani) le permise di entrare in consiglio regionale. Il giorno dell’arresto di Gambino, fu festa a Palazzo Meyer perchè “Lady Aliberti” finalmente aveva raggiunto l’obiettivo. Nel 2015 i voti si sono ridotti ma lei, stavolta, è stata la prima eletta: il suo consenso lampo ha insospettito la Dda che quindi ha iniziato ad indagare nella sua vita politica e non solo. Ieri, l’ascesa politica della Paolino ha subito una dura e discussa frenata.

(c.v.)

13) Gli aiuti alle ditte

Era la Paolino ad assicurare – secondo le accuse – alcuni aiuti a determinate ditte in cambio di voti.
Dopo le perquisizioni nella sua abitazione di via Aquino 12 a Scafati, i militari del reparto territoriale e gli agenti della Dda hanno anche dato il via alle perquisizioni nell’ufficio di Monica Paolino, all’isola F13 del centro direzionale di Napoli.

 

14) Cozzolino, da Bottoni ad Aliberti

cozzolino

SCAFATI. A raccontare chi è e cosa significa per lui Giovanni Cozzolino è proprio Pasquale Aliberti nel suo libro “Passioni e tradimenti”. Il 50enne Cozzolino è un ex “comunista nel dna” prima legato al sindaco Francesco Bottoni e poi, clamorosamente, passato con Pasquale Aliberti nel corso del mandato dell’ex primo cittadino Pd. Giovanni Cozzolino dal 2008 era nello staff del sindaco per chiamata diretta del primo cittadino a seguito di una delibera di Giunta. Era inquadrato come collaboratore amministrativo, con compiti non meglio chiariti. Lui era il “tuttofare” che adempiva a vari compiti per conto dei fratelli Aliberti, secondo la Dda è tra gli indagati nell’inchiesta che svela i legami tra politica e camorra.
Già in passato una professionista dello staff del sindaco era stata indagata e per i concorsi truccati. Ma mai la parola camorra era venuta fuori. Aliberti di Giovanni Cozzolino, però, dice di fidarsi ciecamente e racconta di quando lo scelse. «Avevo bisogno di qualcuno che fosse capace di tessere la tela, di abbassare i toni della discussione, di parlare con la politica, con i dipendenti e con la gente davanti al bar e sui marciapiedi -afferma  aliberti- Giovanni non era un guru, non era un laureato, non era un politico: era semplicemente un operaio in cassa integrazione da un decennio; lavorava la mattina presto, si svegliava alle 5 per costruire gabbie per topi e avere il resto della giornata da spendere davanti al bar». E ora nella trappola ci sarebbe finito lui per colpa del suo fedelissimo amico.

15) Nello, fratello del sindaco, e la societàdi consulenza

2 nello aliberti 2 nello aliberti2

Scafati. Una testa calda, secondo alcuni. Un brutto carattere, secondo altri. Nello Aliberti è molto conosciuto in città per due motivi: il primo è perché è il fratello del sindaco Pasquale Aliberti. Il secondo è perché era stato sposato con la nipote di Pasquale Galasso, l’ex boss poi pentito e inserito nel programma di protezione testimoni. Fino al 2012, la sua carriera era sempre stata all’ombra di “Pasquale” Aliberti. Suo fratello, brillante e molto affabile è sempre stato una sorta di interfaccia per lui con il mondo a cui Nello non aveva potuto accedere in quanto non era diventato ad esempio medico o politico come il primogenito di casa Aliberti. Poi, nel 2013, la svolta: Nello Aliberti inizia a portare avanti in pratica da solo la “bottega” di famiglia. E’ lui da quell’anno l’amministratore unico di “Max Service” in via Aquino 10 a Scafati. La società di consulenza è la sua nuova creatura: un contenitore di servizi che riesce ad avere incarichi in tutte le aziende dell’Agro nocerino più note. Un vero e proprio successo che gli consentono una vita agiata tra barche e serate mondane opportunamente pubblicate nella continua galleria fotografica di Aliberti Jr. Nemmeno ieri, è riuscito a far a meno di una delle sue iniziative e ha brindato alla sua amicizia con Giovanni Cozzolino (anche lui coinvolto nel blitz di ieri). Poco importa se hanno brindato con l’acqua minerale, l’importante è esserci. E la sua “onnipresenza” diventa scomoda probabilmente quando nel 2013 qualcuno decide di dar fuoco alle ruote della sua auto. I carabinieri ci misero poco a capire che quell’auto non era la sua ma dell’allora amministratore dell’Acse, Eduardo D’Angolo. Erano gli anni in cui il caso “Overline” aveva fatto il bello ed il cattivo tempo sulla partecipata comunale: per i carabinieri, quella fu probabilmente un’intimidazione. Ma ad oggi non è mai stato svelato il senso di quel raid incendiario. Oggi Nello Aliberti è protagonista: anche lui, come il fratello è indagato per associazione di tipo mafioso. Il 416 bis.

 

16) Capacchione, facile profeta
All’atto della nomina della Paolillo aveva dichiarato: “Un po’ come mettere un piromane a capo dei Vigili del fuoco”

Anche il Movimento 5 stelle chiede le immediate dimissioni dalla presidenza della commissione regionale anticamorra. Duro attacco di Sel. Casillo (Pd): “Motivi di opportunità politica”

rosaria-capacchione-770x520

ciarambino

 

di Andrea Pellegrino

All’atto della nomina di Monica Paolino alla presidenza della commissione Anticamorra della Regione Campania, la senatrice Pd Rosaria Capacchione non era stata morbida. Anzi si era vista rispondere dall’interessata con una minaccia di querela. «Nomina quantomeno surreale – aveva detto la senatrice, giornalista del Mattino che danni anni vive sotto scorta per le minacce del clan dei Casalesi –  Un po’ come mettere un piromane a capo dei Vigili del fuoco. Adesso attendiamo solo quella di Dracula a presidente dell’Avis». E ieri, naturalmente, la Capacchione ha rincarato la dose, poco dopo che gli uomini della Dia sono piombati nell’abitazione della consigliera regionale di Forza Italia e del marito sindaco di Scafati Pasquale Aliberti. Al suo secondo mandato, Monica Paolino nella precedente legislatura era stata “ripescata” dopo l’arresto di Alberico Gambino, per poi diventare effettiva in aula regionale dopo le dimissioni di Eva Longo, eletta nel frattempo al senato. Questa volta, invece, ha fatto il suo ingresso con una valanga di voti (13.285 preferenze) e con alle spalle naturalmente il marito sindaco, costretto ancora una volta a rinunciare al suo personale “salto di qualità politico”. Al tavolo delle trattative post voto, la coppia Aliberti – Paolino si è immediatamente imposta in Forza Italia, al punto di strappare la presidenza della commissione anticamera, oggi finita al centro delle polemiche dopo l’operazione dell’autorità giudiziaria. Una pioggia di richieste di dimissioni per la Paolino, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle che ambivano a quel posto di «garanzia». Una richiesta scritta ed inoltrata già all’attenzione del presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio. «La Paolino deve dimettersi immediatamente», dice la capogruppo del M5S Valeria Ciarambino, supportata anche da tanto di post sul blog di Beppe Grillo. «Avevamo chiesto con forza – dice ancora la Ciarambino – che la presidenza della commissione andasse al M5S perché tra di noi non ci sono né indagati né condannati e perché per quel ruolo serve una figura non ricattabile e libera da condizionamenti. Il Pd ha scelto di lavarsi le mani ed oggi è anch’esso responsabile di aver consegnato quella commissione a chi risulterebbe indagato proprio per reati legati alla camorra. Il M5S è l’unica forza di opposizione che può fare da argine alla criminalità, impedendo che entri nelle istituzioni. Alla luce di quanto accaduto, rinnoviamo la nostra richiesta di presidenza della Commissione Anticamorra e chiediamo alla maggioranza di assumersi la responsabilità di garantire che una commissione così importante sia affidata a chi non ha ombre e a chi porta avanti da sempre la battaglia per la legalità». Sempre dal Movimento 5 Stelle arriva il commento del vicepresidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio: «Qualcuno in questi giorni (Rosy Bindi, ndr) sosteneva che i napoletani avessero la camorra nel Dna. Io invece penso che la camorra sia un elemento costitutivo dei partiti che governano Napoli e la Regione Campania. Basta vedere Renzi e De Luca: si guardano bene dal chiedere le dimissioni della Paolino, un atteggiamento da omertosi fino al midollo».
«Solo qualche mese fa avevamo sollevato il tema dell’inopportunità della nomina del consigliere regionale Monica Paolino a presidente della Commissione “Anticamorra e beni confiscati”», ricorda Rosaria Capacchione, insieme a Michele Grimaldi, ambedue esponenti di Rifare l’Italia e candidati nella lista di ’Primavera non bussa’ alle scorse elezioni amministrative di Scafati. «Non e’ nostro compito giudicare la colpevolezza o l’innocenza degli indagati, compito che spetta alla magistratura. Ma ribadiamo di nuovo l’inopportunità della nomina della Paolino, per la dignità, il decoro e la trasparenza delle istituzioni. In politica – aggiungono – l’opportunità, soprattutto rispetto a certi temi, dovrebbe essere sempre valutata con maggiore attenzione e responsabilità. Per questo ribadiamo la richiesta di dimissioni del consigliere Paolino dalla carica di presidente della commissione e, al tempo stesso, pensiamo sia giunto il momento di un accesso al Comune di Scafati della commissione antimafia», concludono. Richiesta di dimissioni anche da parte di Arturo Scotto e Franco Mari, rispettivamente deputato e segretario provinciale di Sel. «Parliamo di accuse estremamente gravi, che vanno dal voto di scambio politico-mafioso per cui è indagata la Paolino al reato di associazione di stampo mafioso su cui stanno lavorando gli inquirenti relativamente al Sindaco Aliberti ed ai suoi collaboratori. Un quadro drammatico, che pure però era estremamente prevedibile, come dimostrato dal fatto che Sinistra Ecologia Libertà da mesi già chiedeva l’invio di una commissione d’accesso a Scafati. Oggi più che mai tale richiesta è attuale, perché il Governo ha il dovere di intervenire subito per ripristinare una condizione di trasparenza e legalità in un Comune della Campania così importante come Scafati. Nell’attesa che la magistratura compia il suo lavoro, inoltre, riteniamo che una carica così importante come la Presidenza della Commissione regionale antimafia non possa essere ricoperta da una persona indagata per un reato direttamente connesso alle attività della criminalità organizzato, specie in una fase delicata come quella che attraversiamo, e che quindi Monica Paolino debba rassegnare immediatamente le sue dimissioni». Anche il Pd, attraverso il capogruppo regionale Mario Casillo chiede un passo indietro alla presidente della commissione antimafia: «Ribadendo la nostra fiducia per il lavoro dei magistrati e in attesa che il consigliere possa chiarire la propria situazione, riteniamo peró che debba, per evidenti motivi di opportunità politica, lasciare l’incarico di Presidente della Commissione speciale Anticamorra e beni confiscati. Facciamo leva sul senso di responsabilità istituzionale della Paolino affinchè con le dimissioni contribuisca a tutelare l’immagine della Commissione e del Consiglio regionale».  Infine il presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio: «E’ auspicabile un gesto della consigliera di dimissioni dall’incarico attualmente ricoperto che dia un segnale di trasparenza della istituzione regionale».

 

17) Forza Italia compatta con la coppia. Manca la voce della Carfagna

Forza Italia è tutta con Aliberti e Paolino. A partire dal coordinatore regionale Domenico De Siano, il partito rinnova la fiducia al sindaco di Scafati e al consigliere regionale. «Auspichiamo – dice De Siano –  che questa vicenda possa essere chiarita in tempi brevi, ma torniamo a rammaricarci del fatto che su vicende che sono dolorose anche da punto di vista umano non manchi mai, tra le fila della peggiore politica, qualche sciacallo di turno”, conclude De Siano. Anche il coordinamento provinciale azzurro esprime solidarietà. «Siamo vicini agli amici Pasquale Aliberti, sindaco di Scafati, e alla consigliera regionale Monica Paolino, interessati dell’inchiesta della Dia e della Procura di Salerno.
Nell’esprimere al contempo piena fiducia all’attività giudiziaria, siamo però certi che Pasquale e Monica sapranno dimostrare la propria estraneità ai fatti», dice il commissario provinciale Enzo Fasano. Ancora il portavoce del partito Gigi Casciello scrive: «Non sarà un’inchiesta giudiziaria, legittima, ma ancora tutta da scrivere, a far cambiare il nostro giudizio sul sindaco di Scafati Pasquale Aliberti e il consigliere regionale Monica Paolino. Entrambi  hanno dato prova non solo di lealtà di appartenenza a Forza Italiia ma di avere la legalità come punto di riferimento nella propria azione politica ed amministrativa.La magistratura faccia il suo lavoro e lo faccia in fretta per sgombrare sospetti che le persone indagate, a notte giudizio, non meritano. Noi confidiamo nella giustizia, certi che riconoscerà l’assoluta estraneità di Aliberti e Paolino ad ogni infamante accusa». Raffaele Adinolfi, coordinatore cittadino di Forza Italia dice: «Siamo stati sempre garantisti. Ho fiducia nella giustizia e sono convinto che si chiarità ben presto tutta la vicenda». Anche il presidente del Club Forza Silvio Salerno Antonio Roscia si esprime sulla vicenda: «I contrasti nel Partito, in questi casi, devono lasciare spazio al sostegno. Sono certo che Pasquale e Monica sapranno dimostrare la loro esteaneità rispetto a qualunque ipotesi illecita, laddove sussistente.  Sono altresì certo che la Magistratura operi con serenità e dunque possa acclarare le fattispecie oggetto di indagine con celere spirito di giustizia. Auspico che Forza Italia Salerno, partito al quale tanto hanno dato Aliberti e Paolino in termini politici lungo tutti questi anni, faccia sentire la sua vicinanza ai due illustri iscritti».

(andpell)

18) Cgil: “Un’azione per mettere in salvo l’Agro”

“Le notizie delle perquisizioni stamane nelle abitazioni del Sindaco di Scafati e di suo fratello, da parte dei Carabinieri e DIA, l’avviso di garanzia su voto di scambio, destinato alla moglie di Aliberti, Consigliera Regionale e Presidente della Commissione Antimafia in Regione, le accuse di associazione di stampo mafioso, impongono un’attenzione vera e seria nei confronti della legalità nella nostra provincia e nell’intera regione.” – tuona Maria Di Serio, Segretario Generale della Cgil di Salerno.
“Non è più rinviabile un’azione decisa per mettere in salvo il territorio dell’Agro, al di  là di dove approderanno le indagini.” – continua la Di Serio – “Ci auspichiamo che le inchieste giudiziarie approdino presto ad appurare la verità. Riteniamo che solo la garanzia di Istituzioni chiare e trasparenti possa ridare fiducia ai cittadini dell’Agro e motivare una seria ripresa dell’economia dell’area.”
“La ricchezza di quel territorio, la sofferenza dei tanti che lo abitano, il lavoro regolare che viene meno, favorendo quello nero, chiedono l’impegno di soggetti che favoriscano la ripresa della legalità in maniera netta. Pertanto, chiediamo con convinzione alla Magistratura di portare presto a soluzione le inchieste aperte, chiarendo la gestione del Comune di Scafati, degli Enti e aziende collegati (non ultimo il Piano di Zona di cui Scafati è capofila), le ipotesi sul voto di scambio. Abbiamo bisogno di Istituzioni che promuovano la crescita di quell’area in piena legalità, e siamo stanchi dell’identificazione negativa che tali vicende comportano per chi abita a nord della provincia. Chiediamo che la classe politica di questa Regione, al di là dell’esito finale delle inchieste, non sottovaluti più certi fenomeni, ma li stigmatizzi e agisca perché non accada mai più di lasciare spazi ad una cultura che ammazza la democrazia ed il rispetto per le persone”.

 

 

 




TORRE DEL GRECO/NOCERA. Primi risultati dell’autopsia su Antonio Maglio

TORRE DEL GRECO/NOCERA INFERIORE. Dai primi risultati dell’esame autoptico non emergerebbero responsabilità dei medici dell’ “Umberto I” di Nocera Inferiore indagati per la morte del torrese Antonio Maglio.  Il medico legale Giovanni Zotti, incaricato dal pm Ernesto Caggiano di eseguire l’esame autoptico sul cadavere dell’ultrasettantenne di Torre del Greco. Per chiarire definitivamente le cause del decesso occorreranno gli esami istologici.
Maglio, a causa di un fortissimo colpo di frusta, era stato portato il due luglio scorso all’ospedale nocerino dove sarebbe stato immediatamente operato dai medici del reparto di neurochirurgia (sei di questi sono sotto indagine in queste ore per omicidio colposo).  L’intervento chirurgico, il due luglio scorso, pare sia andata bene anche nella parte dell’asportazione di pezzi di osso alle vertebre e l’impianto di alcune staffette di contenimento. Il periodo post operatorio è trascorso serenamente, tanto che i medici aveva già programmato le dimissioni del paziente per il successivo trasferimento in una clinica specializzata in Emilia-Romagna per  la riabilitazione.
Successivamente, i valori dell’emocromo si sono ammassati e i medici hanno riscontrato una grossa ulcera (forse da stress o da farmaci) che dava questo sanguinamento nel duodeno e lo hanno operato. L’intervento per chiudere l’ulcera sarebbe andato bene e gli sono state somministrate  delle trasfusioni. Il paziente è poi deceduto il 16 luglio scorso. Dall’esame istologico potrebbe appurarsi la causa precisa del decesso, probabilmente legata ad un infarto causato dell’emocromo abbassatosi di molto, con una conseguenziale riduzione, che potrebbe a sua volta essere ricondotta a una complicanza di un colpo di frusta. Se dovesse essere validata questa ipotesi, non ci potrebbe essere alcuna responsabilità dei sanitari nel decesso.




Blitz a casa Cipriani: il Gip ordina altri due mesi d’indagini

di Antonella Pacilio

BATTIPAGLIA. Rigettata la richiesta di archiviazione del Pm Maurizio Cardea nei confronti degli undici indagati per il blitz dello scorso 15 marzo 2013 attuato nei confronti dei figli della prof Donatella Cipriani. Accolta in pieno l’opposizione presentata dal legale della prof Cecchino Cacciatore. Il Gip Elisabetta Boccassini vuole vederci chiaro e ordina altri due mesi di indagini. Vuole riascoltare le registrazioni. Rivedere quelle immagini. All’attenzione del Gip le modalità di allontanamento attuate durante il prelievo sia da parte della polizia sia da parte degli assistenti sociali. Sono indagati per abuso d’ufficio e violenza privata i poliziotti: Giovanna Carbone, Giovanna Garasto, Angelo Carmine La Bella, Alfonso Trapanese, Francesco Angotti, Angela Autuori, Luigi Aurilio, Maurizio Volpe, Antonio Papa. Con loro sono indagati la psicologa battipagliese Rosa Di Capua e l’assistente sociale di Battipaglia Silvana Califano. Per altri due mesi l’accusa dovrà indagare meglio alcuni punti che sono rimasti oscuri nell’intera vicenda.
L’ORDINANZA. Non erano quelli i modi, così come si legge nell’ordinanza di rigetto della richiesta di archiviazione, con i quali i bambini dovevano essere allontanati. Il giudice Elisabetta Boccassini respinge punto per punto la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero nei confronti degli indagati. In effetti il Pm Maurizio Cardea ha basato la sua richiesta sulla legittimità dell’azione dovuta ad un provvedimento che partiva dal Tribunale per i minori di Salerno. Legittimità che, come scrive il Gip nell’ordinanza, non autorizza al prelievo forzato.
LE TESI DELLA DIFESA. Tenuta in totale considerazione la ricostruzione presentata dall’avvocato Cecchino Cacciatore e dalla testimonianza resa dalla prof Donatella Cipriani che appare al Gip “dettagliata e legittima”. Viene rivelata anche la “forte agitazione che ha caratterizzato le operazioni di prelievo dei bambini che si evincono anche dal pianto disperato e ininterrotto”.
IL BLITZ. Come ricordiamo il blitz è avvenuto senza precedenti, senza colloqui preventivi, senza notifiche se non al momento della “deportazione” cosa che si evince anche dall’ordinanza, di fatto il trasferimento era stato ordinato lo stesso giorno che le otto volanti della polizia con l’aiuto delle assistenti sociali e delle psicologhe hanno circondato casa Cipriani. Nelle registrazioni così come dalle immagini si evince tutto. Si sentono urla, tra gli indagati chi cercava con la forza, senza tener conto dell’età, di tirare fuori di peso la madre di Donatella dall’auto. “Lasciate stare mia madre, è una donna anziana aspettate dateci il tempo” continua a ripetere incessante la prof di Battipaglia. “Datemi modo di predisporre i bambini. Entriamo in casa datemi il tempo di fargli capire cosa sta succedendo e poi ve li porterete con voi”. Queste richieste al Gip Boccassini sono sembrate più che giuste ed evidenzia che di certo non era ipotizzabile una fuga della prof Cipriani e non si spiega neanche perché le venivano sottratte per questo le chiavi dell’auto.
LA PROCEDURA. “Ciò che chiedeva alle operanti la signora Donatella Cipriani era giusto. Anche la richiesta di andare con loro in casa famiglia per spiegare l’accaduto”. “Era un’operazione che andava programmata. Inoltre nelle fasi che si vedono attraverso il dvd i bambini chiedono solo di poter portare con loro libri e quaderni”. Nessuna opposizione si evince da parte della prof Cipriani, solo un momento per capire, per spiegare a Carlo e Luca perché quella notte non avrebbero dormito a casa. E dopo sarebbero andate le cose così come decise, non da lei. Era davvero troppo aspettare?
I VIDEO DELLA PROF. «Quanti giorni mamma quanti giorni staremo lontani». Nessuna parola dal- l’assistente sociale presente solo ordini. «Come facciamo ad andare a scuola? I nostri quaderni?» ripetono ancora Carlo e Luca. Ma niente nessuna spiegazione, si sente ancora nel video l’assistente sociale di Battipaglia che netta precisa: «Non vi preoccupate vi mandiamo sempre alla stessa scuola». Il braccino di Carlo si tende verso mamma Donatella che incessante ripete: «Mamma starà sempre con voi. Siete ometti forti mamma non si arrenderà». Intanto i lamenti della nonna che ripete «lasciatemi lasciatemi» fanno da sfondo ai video.
ULTERIORI INDAGINI. Il Gip, dopo aver sentito le parti, ha deciso: si indaga per altri due mesi e viene rigettata la richiesta di archiviazione. «Non tirate mia madre, non tirate vi prego» un altro stralcio del video, mentre anche la psicologa con toni forti urla, mentre la scena diventa sempre più concitata. “Qualora ci fosse stata una condotta poco collaborativa della signora Cipriani non sono comunque autorizzati eccessi e violenze dell’operazione. Va sempre tutelato il benessere psicologico dei minori” le persone coinvolte, così come i fatti e le altre prove che l’avvocato Cecchino Cacciatore presenterà in previsione della nuova udienza in difesa della professoressa Donatella Cipriani meritano, anche per il Giudice “un ulteriore approfondimento investigativo”. Il Gip vuole acquisire anche il video girato dalla Polizia durante l’operazione, la testimonianza del pediatra Salvatore Cipriani, padre della prof deceduto l’anno scorso. Gli atti tornano quindi nelle mani del Pubblico Ministero che dovrà indagare e acquisire ulteriori prove.