Castiglione, incendio in un’abitazione: perde la vita un anziano

Incendio in un’abitazione perde la vita l’anziano che vi abitava. La tragedia si è consumata oggi pomeriggio a Castiglione del Genovesi. Le fiamme, che hanno avvolto l’intero casolare, sono divampate all’improvviso. A dare l’allarme un ragazzo che si trovava a passare nei pressi dell’abitazione avvolta dalle lingue di fuoco. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco e dei volontari della Croce Rossa ma per Raffaele Navarro non vi era più nulla da fare. Sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri per ricostruire la dinamica dei fatti.




Ucciso il bestiame della famiglia Pennasilico e date alle fiamme le auto

Bestiame ammazzato e auto in fiamme. Non c’è pace per la famiglia Pennasilico di Sieti di Giffoni Sei Casali già costretta a fare i conti con il dolore della morte di Domenico Pennasilico, ucciso lo scorso anno mentre era su un pascolo sui monti di Sieti. Ieri la famiglia Pennasilico è stata costretta a fare i conti con l’uccisione, da parte di ignoti, di ben cinque mucche gravide e prossime al parto. E’ stato il figlio minore di Domenico Pennasilico a rinvenirle senza vita, uccise con sul colpo di arma da fuoco. Pochi giorni prima la famiglia Pennasilico aveva subito l’incendio di ben due autovetture che erano parcheggiate nella proprietà privata della famiglia. Entrambi gli episodi sono stati denun ciati ai carabinieri della locale stazione che hanno effettuato i rilievi di rito ed avviato le indagini tese a dare un nome ed un volto agli autori dei gesti.




Cinquantacinquenne muore per le ustioni ma la dinamica dell’incidente non è chiara

di Adriano Rescigno

Questa mattina nella parrocchia della località San Giuseppe al Pozzo si svolgeranno i funerali di Carmine Senatore, cinquantacinque anni, imbianchino, morto ieri mattina nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli a causa della gravità delle ustioni riportate sul corpo durante l’incendio del suo capanno. Tre le versioni che trapelano dal commissariato cittadino di polizia guidato da Immacolata Acconcia. Nella serata di lunedì – la prima versione – l’uomo cerca il suicidio ma la situazione gli sfugge di mano con conseguente incendio del suo capanno nel pressi del cavalcavia della zona industriale a via Gaudio Maiori. L’uomo avrebbe potutoanche dal fuoco – seconda versione – al capanno per motivi assicurativi. Si è trattato – ultima versione – di un incidente nel quale l’uomo si è trovato coinvolto e per il quale ha perso la vita. Per gli inquirenti però un elemento sfugge, ovvero la ritrosia dell’uomo nel farsi soccorrere. Stanto alle testimonianze dei sanitari della Croce Bianca, per primi accorsi sul posto, l’uomo non voleva farsi portar via dalle fiamme, ma solo l’intervento con la forza da parte dei vigili del fuoco lo ha salvato da una morte istantanea. «Perchè l’uomo non voleva farsi soccorrere?», l’interrogativo della polizia che indaga, interrogativo che avvalorerebbe la tesi del tentata suicidio. Dopo l’intervento dei caschi rossi dunque, l’uomo è stato trasportato al Santa Maria dell’Olmo, ma avendo riportato sul corpo ustioni gravi dal primo al terzo grado è stato trasferito nel reparto grandi ustionati del nosocomio napoletano Cardarelli dove ha trovato la morte nelle prime ore del mattino di ieri. Questa mattina quindi si svolgeranno i funerali dell’imbianchino a poche centinaia di metri dal capanno maledetto, nella parrocchia di San Giuseppe al Pozzo, al confine con Nocera Superiore mentre continuano le indagini del commissariato per stabilire le reali cause che si celano dietro all’incendio sviluppatosi nel capanno a ridosso di un fabbricato industriale.




Una bravata di sei minori ed un maggiorenne

Prima della denuncia da parte del primo cittadino in Procura le forze dell’ordine hanno già ottenuto il risultato dell’identificazione e denuncia a piede libero di 6 minorenni ed un maggiorenne ritenuti i responsabili del rogo del Saretto di Sarno. I ragazzi sono stati inchiodati alle loro responsabilità grazie alle telecamere di sorveglianza presenti sul territorio. Dopo le perquisizioni presso le abitazioni, effettuate, ieri mattina, i ragazzi sono stati ascoltati dagli inquirenti e e dal magistrato titolare del fascicolo, il sostituto procuratore presso il tribunale di Nocera Inferiore, Fasano. Alla base del disatro vi sarebbe una semplice bravata. Ci è voluta un’intera giornata, l’ausilio di 3 elicotteri, un canadair, 8 mezzi antincendio della Protezione civile nazionale e delle associazioni presenti sul territorio e 7 autobotti dei vigili del fuoco per un complessivo di cento tra uomini e donne, per domare l’incendio al Saretto. Duecento i cittadini sfollati di cui venti sono stati ospiti del plesso scolastico “Baccelli” nei pressi di Palazzo di Città. “Balordi, cretini, stupidi ed irresponsabili, inconsapevoli del danno che potevano arrecare prima a loro stessi e poi alle persone” ha commentato amaro il primo cittadino Giuseppe Canfora che ha seguito del centro di coordinamento presso il Comune le operazioni, “Ci vogliono 40 anni per rendere un bosco rigoglioso, nel giro di una notte poi va tutto bruciato”. Non ci si spiega ancora cosa ha spinto i piromani ad appiccare le fiamme e rendere Sarno un vero e proprio inferno con la gente in strada a respirare cenere e vedere i propri monti bruciare avendo l’impressione di essere quasi inghiottiti dalle fiamme visto che l’incendio grazie alle forti raffiche di vento si è spinto a poco meno di 500 metri dal centro abitato. “Quella di venerdì è stata una notte drammatica al Saretto – ha commentato il primo cittadino – una notte intensa nel salvaguardare la popolazione e le abitazioni e per questo abbiamo evacuato circa 200 persone residenti nella fascia pedemontana più prossima alle fiamme”. Con il pericolo cessato alle prime ore del mattino: “Grazie alla forza delle braccia dei tanti volontari che ringrazio singolarmente – dice Canfora – che hanno raggiunto il mio territorio da diverse zone della provincia, che con le pale hanno arginato le fiamme, un ringraziamento alla stazione dei carabinieri, agli agenti del commissariato ai Vigili del fuoco, ai Vigili urbani ed alla Protezione civile che hanno evitato il peggio. Un atto al mille per mille doloso. Il Saretto è zona rossa, in gran parte proprietà privata, è una zona demaniale, non ci sono pascoli, non è edificabile, e quindi non è ipotizzabile nessun oscuro disegno, è solo una grande cavolata da parte di non so di chi, una balordaggine”. Domani mattina dunque le contromisure amministrative da parte di Palazzo di Città. “Ci sono delle cose molto serie da fare – conclude il primo cittadino – spenti tutti i focolai dovremo bonificare tutta l’area, circa 10 ettari e bonificata la zona passeremo agli atti amministrativi con una delibera per dichiarare lo stato di calamità e sicuramente trovando sponda in Regione per le coperture economiche per far fronte all’emergenza”.

«Abbiamo rivissuto l’ansia dell’alluvione»

“Vivere le ore dell’incendio è stato drammatico. Abbiamo rivissuto gli stessi momenti dell’alluvione del 5 maggio 1998”. Parola di Alfonso Bonaiuto, figlio di una coppia di sfollati sia undici anni fa che l’altra sera. Ieri mattina Alfonso era dinanzi Palazzo di Città a seguire le ultime fasi di spegnimento dopo una notte insieme agli anziani genitori. “E’ stato drammatico ed ancora una volta si presenta un danno alla natura ed all’uomo ad opera di delinquenti sicuramente, squallidi personaggi irrecuperabili”. Alfonso però non si scaglia solo contro i responsabili del devastante incendio ma ha da recriminare anche la mancata prevenzione all’amministrazione: “Ci sono responsabilità legate alla prevenzione che molto probabilmente né la Protezione civile né l’Ente parco di cui fa parte il Saretto e l’amministrazione comunale non hanno fatto”. Un j’accuse molto duro verso le autorità competenti che in ogni caso per tutto il corso delle operazioni di spegnimento sono state impegnate in loco ed in ogni caso non avrebbero potuto nulla contro la mano criminale che ha agito. “Devo dire che non ci sono controlli – continua Alfonso – sul territorio ci sono ancora abitazioni abusive che si costruiscono. Io non ho nulla contro l’amministrazione ma la prevenzione quando viene fatta viene fatta per salvaguardare gli interessi del territorio e del cittadino, quindi quando emergono fatti di questo tipo legati ad una situazione gravissima a danno della natura e dell’uomo bisognerebbe prendere provvedimenti, organizzare la Protezione civile in termini seri con l’Ente parco a fare prevenzione”. Alfonso ha avuto i suoi genitori sfollati l’altra sera grazie all’ordinanza sindacale firmata da Giuseppe Canfora: “Sì la mia famiglia è stata sfollata da via San Martino e via Mortari, la mia famiglia, la famiglia De Vivo, io ho cercato di ospitarli a casa mia ma per la paura hanno preferito il centro di accoglienza allestito nel presso scolastico “Baccelli” “. La paura è stata tanta dunque con le ferite del ‘98 che hanno ripreso a sanguinare anche se per poche ore, con persone che hanno preferito lasciare la città, città che è tornata a pululare di mezzi della Protezione civile e Vigili del fuoco a difesa delle abitazioni che già una volta sono state violentate dall’acqua, scampando in queste ore alla furia delle fiamme.

Ferrentino:«Ora comincerà la dura fase del monitoraggio e intervento»

Circa 200 evacuati con un territorio già fortemente a rischio idrogeologico ed ulteriormente violentato con relativa maggiorazione dei pericoli per i cittadini. La tabella di marcia è dunque scandita dall’assessore ai lavori pubblici Gaetano Ferrentino: “Adesso inizierà la dura fase di monitoraggio ed intervento tenendo presente che le competenze non sono solo del Comune ma anche della Provincia e degli uffici Regionali che insieme dovranno avviare la fase di monitoraggio e programmare gli investimenti per risanare il Saretto”. La “fortuna” della città di Sarno in questa circostanza è quella di essere già inserita all’interno della piattaforma “Italia Sicura”: “A breve ci sarà un progetto esecutivo – continua Ferrentino – per la messa in sicurezza generale del territorio visto che in ogni caso siamo ancora reduci della vicenda frana ed i fondi mano mano arrivano e speriamo adesso che ci sia un’attenzione particolare da parte della Regione in quanto al di là del Saretto e di quello che si prospetta dopo questo incendio c’è tutto il discorso manutenzione delle opere idrauliche post frana che potrebbe diventare importante dopo tutto quello che è successo che ha danneggiato l’intero arco montuoso del Sarno”. Nessun danno alle condotte idriche ed alle abitazioni, strutture salvaguardate dai Vigili del fuoco visto che il fuoco è arrivato quasi a valle. Adesso dunque la priorità è mettere in sicurezza la montagna e rimboschire onde evitare il cedimento del terreno. “Prima c’è bisogno di un monitoraggio di carattere geologico – conclude Ferrentino – per capire la tenuta e poi infine rimboschire”. A coordinare le operazioni da Palazzo di Città anche il vicesindaco Roberto Robustelli, scampato miracolosamente già all’alluvione del 5 maggio ‘98 dopo 72 ore trascorse nel fango: “Ci siamo accorti che qualcosa non andava e ci siamo preoccupati di capire cosa stesse succedendo. Sono state ore frenetiche e vista la situazione abbiamo deciso di evacuare le abitazioni della fascia pedemontana del monte Saretto”. Un ricordo indelebile quello dell’emergenza alluvione del ‘98 che ha spinto il vicesindaco ed assessore all’ambiente a lavorare alacremente per i suoi concittadini coinvolti in questo ulteriore dramma ambientale vissuto dalla città di Sarno.




Battipaglia brucia ancora, due incendi in contemporanea

 

Battipaglia brucia ancora. In queste ore, due incendi si stanno sviluppando in contemporanea. Si tratta, nello specifico, di sterpaglie in fiamme, in viale dell’Industrie e via Spagna, ancora una volta nei pressi della zona industriale, già vittima – recentemente – del rogo della Mgm che ha sprigionato diossina nell’aria. Ancora pericolo per la cittadinanza: di fatti, uno dei due incendi si è sviluppato proprio nei pressi dell’impianto della Cooper Standard, costringendo i lavoratori ad uscire dall’azienda. Sul posto le squadre antincendio nel Nucleo di Protezione civile di Battipaglia e la Polizia Municipale, che ha bloccato l’accesso alla zona industriale. Chiede l’intervento dell’esercito il consigliere comunale di Salerno nonché capogruppo di Forza Italia Roberto Celano: “A Battipaglia ancora incendi. È evidente che è necessario attivare l’esercito. Difficile credere ancora alla casualità. Governo e Regione, rispettivamente demandati alla sicurezza ed al controllo, si attivino in maniera seria e risolutiva. Ai battipagliesi, seriamente preoccupati per la salute e per le presumibili ripercussioni negative sull’economia locale, le chiacchiere non bastano più”.

“Ormai i roghi partono insieme alle manifestazioni di protesta. Il prefetto afferma che non occorre l’esercito, basta la polizia che tuttavia siamo in pochi e, se sono impegnati in una manifestazione cittadina, gli sciacalli hanno campo libero”, ha dichiarato Luigi Formisano.




Longo lascia l’ospedale Ruggi Nominato Vincenzo D’Amato

Ancora un passaggio di testimone all’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Nella giornata di ieri, infatti, la Giunta Regionale della Campania ha deliberato le nomine di direttori generali di alcune aziende sanitaria e aziende ospedaliere. Nomine effettuate sulla base delle risultanze dei lavori della Commissione. L’attuale dg del Ruggi d’Aragona dice così addio al nosocomio locale: a lui spetta la guida dell’ospedale Cardarelli di Napoli. A Longo subentra, invece, Vincenzo D’Amato già Subcommissario dell’Asl Salerno, già direttore sanitario responsabile del distretto sanitario di Sarno-Pagani dell’Asl di Salerno. Un curriculum di tutto rispetto, quello del neo direttore generale dell’azienda ospedaliera locale che ha diretto il distretto sanitario dell’Asl di Salerno ed è stato anche direttore sanitario responsabile del distretto di Battipaglia e ad interim del Distretto Sanitario di Eboli. Alla guida dell’azienda sanitaria locale Mario Iervolino che ha ricoperto il ruolo di commissario. Giro di valzer anche per l’azienda ospedaliera dei Colli che sarà guidata dal direttore generale Maurizio Di Mauro; all’Azienda Universitaria Federico II ci sarà invece il direttore generale Anna Iervolino; all’azienda Universitaria Vanvitelli, il direttore generale sarà Antonio Giordano; all’Irccs Pascale confermato il direttore generale Attilio Bianchi; all’Azienda ospedaliera Moscati Avellino il direttore generale è Renato Pizzuti; all’Azienda Ospedaliera San Pio Benevento il direttore generale Mario Ferrante; all’Asl Napoli 1, direttore generale Ciro Verdoliva; all’Asl Napoli 2 Nord, direttore generale Antonio D’Amore; all’Asl Napoli 3 Sud, direttore generale Gennaro Sosto; all’Asl di Avellino, direttore generale Maria Morgante; all’Asl Benevento, direttore generale Gennaro Volpe; all’Asl Caserta, direttore generale Ferdinando Russo. E’ stato inoltre nominato Carmine Mariano commissario dell’Azienda Ospedaliera di Caserta.

L’attacco/ Tommasetti contesta la nomina: «Candidatura non in linea con le aspettative»

di Erika Noschese

«Sulla scelta del profilo non ne faccio una questione di merito: dalla lettura del curriculum mi sembra si tratti di una candidatura non in linea rispetto alle aspettative di un’azienda così complessa». Il rettore dell’Università degli Studi di Salerno Aurelio Tommasetti sembra non aver gradito la nomina di Vincenzo D’Amato alla guida dell’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. A soli un anno e mezzo dall’insediamento di Longo, infatti, la giunta regionale della Campania ha disposto un cambio al vertice che vede coinvolto anche il nosocomio locale. Una scelta non condivisa con il rettore Tommasetti: «Non era tenuto a contattarminche se sarebbe stato opportuno perchè in realtà, in un altro caso, il presidente De Luca ha nominato commissario il dottore Cantone che all’epoca chiese l’intesa». Un’amarezza di base che ha scatenato l’ira del leghista Tommasetti che tiene però a precisare che non si tratta di una polemica politica: «Quando si tratta di sanità e università non si può scherzare, non è una questione di carattere politico. Io credo sia stato un grande errore perchè la nostra provincia e la nostra università non meritava che, dopo soli un anno e mezzo, si cambiasse. Quando De Luca ha proposto la nomina del direttore Longo in un minuto ho detto sì, cambiamo dopo un anno e mezzo senza attendere la scadenza naturale ed è una mortificazione per il nostro territorio». La preoccupazione è ora relativa proprio all’incarico affidato a D’Amato che mai prima d’ora si era trovato a capo di un’ospedale.

 




«Battipaglia polo dei rifiuti per il fallimento di De Luca »

di Erika Noschese

«Battipaglia polo dei rifiuti grazie al piano flop di De Luca». Parole forti quelle pronunciate dal consigliere regionale Michele Cammarano che attacca il governatore della Regione Campania in merito a quanto accaduto sabato a Battipaglia, con l’incendio delle ecoballe. «Sono passati 4 anni dall’insediamento di De Luca in Regione Campania e ricordo gli anatemi del settembre 2015 quando in pompa magna declamava “mai più ecoballe”, “mai più terra dei fuochi”. Le ecoballe sono quasi tutte ancora lì dove erano 4 anni fa e la terra dei fuochi si è solo spostata più a sud, da Caserta a Battipaglia dove ogni anno puntuali come le ferie si incendiano capannoni e rifiuti, ha poi denunciato il consigliere del Movimento 5 Stelle secondo cui solo in questi giorni il governatore prenderebbe «coscienza dei suoi fallimenti e chiede formale aiuto al ministro dell’ambiente per risolvere l’emergenza legata alla chiusura per manutenzione del termovalorizzatore di Acerra che avverrà tra 2 mesi». Secondo il consigliere pentastellato, inoltre, «altra dimostrazione del fallimento del suo piano di gestione, perché finalizzato unicamente allo smaltimento delle ecoballe senza alcun intervento concreto sull’economia circolare e su politiche di sensibilizzazione attiva dei territori e dei cittadini sulla riduzione della produzione dei rifiuti» è la questione legata al riutilizzo e la raccolta differenziata: «in Campania anche una semplice manutenzione diventa emergenza», ha poi aggiunto Cammarano che punta il dito contro la gestione regionale dei rifiuti che, secondo il consigliere regionale, non avrebbe mai tenuto conto degli effetti cumulati che nuovi insediamenti possono determinare in aree già sottoposte a un carico ambientale notevole. «Per questo motivo, oggi, ogni comunità reagisce negativamente ai nuovi possibili insediamenti perché già martoriata dall’allegra gestione sia pubblica che privata dei rifiuti. Con l’incendio di Battipaglia siamo al paradosso – ha poi aggiunto Cammarano – De Luca e Bonavitacola, assolutamente insensibili alle sollecitazioni di una cittadinanza disperata, se ne lavano le mani. Questo atteggiamento propagandistico, di atteggiarsi a salvatori della patria per poi nascondersi dietro articoli di legge quando c’è da affrontare i problemi concreti, è l’unico retaggio dei questa giunta regionale, e i cittadini ne pagano le conseguenze”, conclude Cammarano. Ancora una volta, dunque, pesanti attacchi dai penstastellati in Regione.




Romano: “Sui rifiuti si alimenta solo l’illegalità

di Andrea Pellegrino

Da Roma a Battipaglia, la bufera politica sulla questione rifiuti è sempre più accesa. L’emergenza è appena all’inizio ma i danni già sono innumerevoli. Come il rogo che ha distrutto ecoballe a Battipaglia in un’azienda privata. Lo scontro sui rifiuti parte proprio dal governo. Tra Costa e Salvini. I due, nei prossimi giorni, saranno proprio in Campania. Il 24 agosto il ministro dell’Ambiente sarà a Battipaglia mentre a Ferragosto il vicepremier Matteo Salvini sarà a Castelvolturno. Da mesi l’allarme viene lanciato dall’ex assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano, responsabile regionale ambiente della Lega di Salvini. Romano replica a Costa: «Non basta invocare genericamente più controlli sul territorio».

A quanto pare, tutte le sue previsioni, purtroppo, si stanno avverando…

«I roghi di rifiuti provenienti dal ciclo urbano sono causati dalla assoluta incapacità della Regione di dotarsi di una adeguata rete impiantistica in grado di rendere autosufficiente la Campania. Allo stato, si sta solo alimentando il circuito dell’illegalità che punta ad aumentare i trasferimenti fuori Regione e i nostri pochi impianti di trattamento sono stracolmi di rifiuti che non trovano sbocco. I cittadini, sempre più esasperati dalle tariffe più alte d’Europa e dai disservizi, sono spinti ad abbandonare i rifiuti che, sempre più spesso, i Comuni non riescono a raccogliere».

In questo contesto è noto che gran parte dei rifiuti bruciati illegalmente deriva il più delle volte dalle filiere produttive sommerse.

«Chi produce manufatti “a nero” non può smaltire correttamente i residui delle lavorazioni perché non potrebbe dimostrarne la provenienza. Da qui la necessità di servirsi delle organizzazioni criminali che “risolvono” il problema bruciando i rifiuti speciali, con poco costo ed elevatissimi danni per l’ambiente e la salute dei cittadini. Farebbe bene il ministro Costa a sollecitare il collega di governo, il ministro dello Sviluppo Economico, affinché potenzi i nuclei investigativi della Guardia di Finanza che già tanto si adoperano per ristabilire le condizioni di legalità del tessuto produttivo della nostra Campania». Passiamo al piano di emergenza. Perché il sito di stoccaggio provvisorio si è la Regione sa che questi siti di stoccaggio provvisorio in realtà sono discariche a cielo aperto e che la rimozione e dei rifiuti non è certa. Siamo di fronte al fallimento totale del Piano Regionale e del ciclo dei rifiuti urbani. I sindaci sono stati abbandonati a se stessi e sono costretti alla mobilitazione per difendere i loro territori da una Regione nemica dei centri più piccoli e delle aree interne».




Salerno: Tre auto in fiamme, paura nella notte

Un incendio divampato all’improvviso ha rotto la tranquillità della notte e creato tensione tra gli abitanti di un quartiere della zona orientale. Tre auto completamente avvolte dalle lingue di fuoco e tanta paura tra alcuni cittadini. E’ il bilancio dell’incendio sviluppatosi nel corso della notte tra sabato e domenica in via Francesco Gaeta, in un’area di sosta ubicata a pochi metri dalla scuola ”Alfonso Gatto” a Pastena. Erano circa le 4 quando le fiamme si sono sviluppate da un’autovettura in sosta. Pochi minuti e le lingue di fuoco hanno avvolto anche altre due autovetture parcheggiate adiacenti a quella da cui è partito il rogo. Immediatamente è stato dato l’allarme da parte di alcuni residenti nella zona. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che in brevissimo tempo hanno provveduto a spegnere le fiamme. Al momento ancora non è stata stabilita la causa dell’incendio, non è da escludere che possa essersi trattato di un guasto all’impianto elettrico della vettura da cui si sono propagate le fiamme. Al momento solo delle ipotesi, le certezze si avranno solo al termine delle perizie che saranno effettuate dai vigili del fuoco. Le alte lingue di fuoco che si sono sviluppate hanno tenuto in tensione quanti si sono affacciati alle proprie abitazioni o riversato in strada.




Paura a Battipaglia, auto incendiata

Attimi di paura, la scorsa notte a Battipaglia. Intorno alle 2.10 circa, in via Dante Alighieri, si è sviluppato un incendio, le cui fiamme hanno interessato una BMW X5 3.0d del 2003, in uso ad una persona del posto. Le fiamme, risultate essersi sprigionate dal vano motore, si sono propagate sulle tre autovetture parcate accanto ed in uso a residenti del posto. Completamente distrutte una Fiat Uno del 1992 ed una Mercedes G350 D, mentre una Renault Clio ha riportato solo lievi danni.  Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Battipaglia mentre le fiamme sono state spente dai Vigili del Fuoco di Salerno i quali hanno escluso la natura dolosa. I veicoli non sono stati sottoposti a sequestro.