Blitz dei consiglieri al sito di compostaggio

Erika Noschese

La provincia di Salerno potrebbe presto ritrovarsi a dover fronteggiare una nuova emergenza rifiuti. E’ quanto sostengono i consiglieri di Salerno di Tutti, Gianpaolo Lambiase, e giovani salernitani-demA, Dante Santoro che nella mattinata di ieri hanno fatto visita al sito di compostaggio. Se non si provvede subito, sostengono Lambiase e Santoro, secondo cui in città sarebbe in aumento il grado di “sporcizia” dei nostri quartieri, a fronte di una tassa sulla “immondizia” che i salernitani pagano, tra le più alte d’Italia. Per i consiglieri comunali, infatti, la raccolta dei rifiuti a Salerno ha un costo di decine di milioni di euro, nettamente superiore a città con lo stesso numero di residenti, ma pecca di una frammentarietà forte. A tutto ciò si aggiunge la gestione “a perdere” dell’impianto di compostaggio che avrebbe una capacità di trattamento della frazione organica per 30.000 tonnellate/anno e quindi potrebbe servire una popolazione di oltre 300.000 abitanti, ma dal 2016 non è in funzione. «E’ fermo, perché la ditta Daneco che lo gestiva è stata “cacciata fuori” dall’Autorità nazionale anticorruzione: i suoi vertici (Presidente ed Amministratore delegato) furono arrestati per traffico e smaltimento illegale di rifiuti», hanno dichiarato Santoro e Lambiase, spiegando che Salerno Pulita, subentrata alla Daneco, è ancora impegnata fino ad oggi nel rinnovo dei macchinari non più efficienti, nella “pulizia” del sito e nello smaltimento dei residui di lavorazione abbandonati in loco dalla stessa ditta Daneco. Il costo complessivo dell’impianto che non funziona è superiore all’impianto in “azione”: il Comune e quindi i cittadini salernitani hanno sborsato circa 6 milioni di euro in due anni di “fermo”. Oggi la frazione “umida” raccolta nelle case dei salernitani viene trasferita al sito di Sardone (nel Comune di Giffoni) gestito dalla società Gesco che riceve 160 euro a tonnellata per accogliere e smaltire l’organico. «Pare sia un prezzo superiore a quello che, in emergenza, pagava il Comune di Roma per spedire i suoi rifiuti all’estero», hanno poi attaccato i consiglieri comunali, secondo cui i costi della vecchia gestione superavano la media nazionale, senza contare i costi di realizzazione dell’impianto, che a Salerno sembrano ormai raggiungere cifra doppia rispetto ad impianti con simile capacità di trattamento: oltre 25 milioni di euro a fronte di 12 milioni necessari. «Ma c’è altro da aggiungere: la frazione organica che veniva lavorata nel sito di compostaggio produceva un compost che “non aveva mercato”, perché impuro di migliaia di particelle di plastica ed altri materiali “indifferenziati”. Particelle ancora oggi visibili nei cumuli dei residui abbandonati dalla Daneco nei capannoni dell’impianto – hanno poi aggiunto Lambiase e Santoro – C’è chi afferma ci sia serio rischio di contaminazione dei terreni coltivati, in caso di uso di questo “compost” quale fertilizzante. Alcuni addirittura ritengono che analisi puntuali potrebbero rivelare la presenza di microinquinanti metallici». Da qui la richiesta all’amministrazione comunale di valutare con attenzione la questione poichè «ci troviamo di fronte ad un impianto costosissimo che lavora il rifiuto “organico” per produrre “materiale” inutilizzabile, che successivamente deve essere smaltito in discarica». Le soluzioni- a questo punto – sono due, stando a quanto riferiscono Santoro e Lambiase: «o si migliora radicalmente a monte la raccolta dell’organico e poi la lavorazione per rendere l’impianto “sano e produttivo”, oppure è meglio chiudere definitivamente il sito di compostaggio, così almeno i cittadini salernitani potrebbero pagare “bollette” molto più “leggere”».




La “nuova vita” dell’impianto di compostaggio, tra un mese si lavorerà a pieno regime

Brigida Vicinanza

L’impianto di compostaggio di Salerno riapre le porte, dopo i mesi in cui è stato nell’occhio del ciclone, attenzionato dall’Anac e soprattutto dopo il passaggio e l’affidamento alla società partecipata del Comune Salerno Pulita. Dalla Daneco alla società in house è un passo, ma adesso sono tutti pronti a riattivare le macchine e tra un mese sarà possibile anche cominciare con il conferimento dell’organico da trasformare in compost, parola dell’assessore Caramanno. Un impianto che potrebbe servire infatti a far rientrare in parte quell’emergenza che si sta vivendo in tutti i comuni della provincia di Salerno e per evitare che proprio a Salerno città si verifichi la stessa situazione. Ma l’impianto di via De Luca riapre soltanto previe prescrizioni dell’Arpac alle quali il Comune di Salerno ha dovuto porre rimedio. Entro 60 giorni infatti secondo la Regione Campania affinchè si potesse procedere ad avere l’autorizzazione integrata ambientale (Aia), l’Arpac doveva impegnarsi a “controllare” che il Comune effettuasse una serie di prescrizioni: “Per quanto attiene all’attuale situazione circa gli interventi necessari per il riavvio dell’ impianto, si ribadisce la necessità di un puntuale rapporto Arpac per verificare – si legge nell’elenco delle prescrizioni – l’effettiva presenza e quantità negli scrubber delle sostanze necessarie al loro funzionamento, l’avvenuta apposizione dei codici identificativi sui punti di emissione, l’avvenuto ripristino della pavimentazione diffusamente lesionata dall’area di conferimento/stoccaggio/deposito temporaneo dei rifiuti solidi, ripristino del reparto ricezione e spremitura, interno al capannone, con pavimentazione lesionata, ristabilimento dei due cassoni scarrabili in prossimità dell’uscita dei mezzi ed uno in prossimità dell ingresso, destinati al conferimento della “forsu” contenenti rifiuti indifferenziati, coperti da uno strato di polvere, ristabilimento del reparto prima manutenzione, interno al capannone, interessato da rilevanti rifiuti parzialmente lavorati nel corso della precedente gestione, ripristino dell’area sotto tettoia, destinata all’ immagazzinamento del materiale compostato, interessata dalla presenza di detto materiale compattato, ristabilimento dell’area di ricovero, mezzi sotto tettoia interessata dalla presenza di rifiuti di vario genere con la griglia di raccolta dei liquidi di percolazione quasi del tutto ostruita, ristabilimento dell’area di stoccaggio dei rifiuti liquidi, ripristino della rete di drenaggio delle acque meteoriche interessata dalla presenza di residui costituiti da terricci e fogliame”. Infine il gestore di Salerno Pulita “attesa la declaratoria dell’ Arpac di sostanziale funzionalità e conformità dell’ impianto è autorizzato ad horas al riavvio dell’ impianto previa risoluzione di tutte le criticità evidenziate nei rapporti Arpac. L’ Arpac è tenuta a svolgere attività di controllo e verifica delle suddette attività trasmettendo relazione ispettiva entro 30 giorni dall’ inizio dal riavvio dell’ impianto”. Dunque tutto pronto per la “nuova vita” dell’impianto di compostaggio tanto voluto da Vincenzo De Luca.




Il compostaggio di Battipaglia? Bloccato dai rifiuti dello Stir

Andrea Pellegrino

Potrebbero essere gli stessi rifiuti a bloccare l’impianto di compostaggio a Battipaglia. La vicenda ha tratti paradossali e, se confermata, potrebbe confermare in pieno le preoccupazioni dei cittadini battipagliesi. Secondo il cronoprogramma dei lavori per la realizzazione del contestato impianto di trattamento dei rifiuti, durante la prossima settimana dovrebbe essere posata la prima pietra. Il contratto per l’inizio dei lavori già c’è solo che pare non sia possibile iniziare l’intervento perché l’area (all’interno dello Stir) è stracolma di rifiuti che la società provinciale Ecoambiente non riesce a smaltire per mancanza di soldi. «Questa circostanza, spiega l’ex assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano, conferma che il sistema dei rifiuti è in grave crisi. Hanno ragione i cittadini Battipaglia a non volere l’impianto perché lo Stir – prosegue – non è sufficiente stante già la necessità di abbancare i rifiuti trattati nella fase ordinaria». Ed ancora ricorda: «Nel piano della precedente giunta Caldoro era prevista la sostituzione dello Stir con l’impianto di compostaggio, non una aggiunta». «Dalla nostra – prosegue Giovanni Romano – abbiamo proposto delle modifiche da noi ritenute indispensabili, tra cui l’eliminazione dei grandi impianti per il trattamento della frazione organica (come quello previsto allo Stir di Battipaglia) viste le opposizioni delle comunità locali. Secondo noi occorre realizzare impianti di compostaggio aerobico di piccola taglia lasciando ai Sindaci nei sub-ambiti il compito di scegliere dove realizzarli in modo da evitare che i territori scelti vengano gravati da un carico inquinante sproporzionato. A Battipaglia, quindi, potrebbe essere realizzato un impianto di sole 5.000 tonnellate per le esigenze della Città». Intanto non manca la replica di Vincenzo De Luca che continua a difendere l’impianto di Salerno città, nonostante le indagini in corso e il blocco ormai di un anno delle attività: «Il compostaggio in città, unico in Campania ha avuto riconoscimento come migliore pratica in Ue e l’Anac riconosce che è impianto di eccellenza ma gestito male negli ultimi tempi».




Compostaggio, ecco la ricetta: «Adeguata campagna pubblicitaria»

di Andrea Pellegrino

«Totale estraneità del Comune di Salerno». Liquida così l’ingegnere Caselli le accuse mosse dall’anticorruzione sull’impianto di compostaggio. Cantone, supportato da una relazione dell’Arpac, ha ipotizzato e ribadito anche nell’ultima delibera, reati penali ed amministrativi per il cattivo funzionamento dell’impianto (ancora chiuso) di via De Luca. All’attenzione del presidente dell’Authority, ora, sono arrivate le controdeduzioni (ultimo atto) del dirigente del settore ambiente e protezione civile del Comune di Salerno. Questo, dopo la delibera dell’Anticorruzione che aveva sollecitato nuovamente la Procura di Salerno e la Corte dei Conti con una relazione di 25 pagine. Da Palazzo di Città, invece, sostengono che «è tutto in regola» e che le «attività di manutenzione ordinaria e straordinaria – per riaprire il sito – sono in pieno svolgimento». Quanto alle azioni future per superare le criticità, oltre alla voltura dell’Aia a favore della “Salerno Pulita”, nuova affidataria della gestione dell’impianto, Caselli propone, e sottopone all’attenzione di Cantone, «una adeguata campagna pubblicitaria tesa ad un miglioramento della qualità della raccolta differenziata nel suo complesso ed in particolare per la frazione organica anche mettendo in campo altre forme di incentivazione per i cittadini, compatibilmente con le risorse economiche disponibili». Questo, in sintesi, il riscontro (di appena tre pagine) che Palazzo di Città invia a Cantone. Il tutto mentre la polemica politica non si ferma. Questa mattina sarà proprio Giovanni Romano, ex assessore regionale all’ambiente e firmatario delle denunce che hanno avviato il procedimento all’Anac, a fare il punto della situazione insieme al consigliere comunale di Forza Italia Roberto Celano.  Anche Dante Santoro, consigliere comunale del gruppo “Dema” incalza: «Purtroppo è l’ennesima beffa per i nostri cittadini. Per anni abbiamo avuto per anni i balconi requisiti o gli spazi dedicati a questa attività per differenziare il rifiuto organico dagli altri perché poi doveva essere portato all’impianto di compostaggio, quell’impianto che trasforma i rifiuti umidi in energia, compost o biogas. Però abbiamo scoperto, anche grazie alla relazione dell’autorità nazionale anticorruzione che questo impianto non ha mai funzionato. Un impianto da 25 milioni di euro di fondi comunitari che non ha mai trasformato questi rifiuti in energia. una vergogna, una presa in giro ai danni dei cittadini. La cosa più grave è che questi rifiuti venivano presi e portati alle discariche calabresi al costo di 120 € a tonnellata. Oltre al danno, la beffa. Questo è l’emblema della politiche di sole chiacchiere e soldi sprecati che abbiamo avuto in questi anni. Un’altra presa in giro tutti ai danni dei salernitani».




Miasmi a Battipaglia: ieri l’incontro in prefettura. E il Comune fa esposto in procura

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Gli odori molesti giungono fino alle narici del procuratore capo Corrado Lembo.

Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della triade commissariale che regge le sorti della città, hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Salerno in merito alla quaestio miasmi.

Dalle parti Comune di Battipaglia, dunque, si tiene alta la guardia. Ieri mattina, infatti, l’amministrazione, nella persona del commissario Picone, ha preso parte a un tavolo di confronto la cui convocazione, nei giorni scorsi, era stata invocata proprio dai vertici Palazzo di Città.

Il funzionario economico della terna è stato accompagnato all’incontro dall’architetto Angela Costantino, responsabile APO del Servizio Ambiente. Attorno al tavolo, presieduto dal prefetto Antonella Scolamiero, sedevano anche l’assessore all’Ambiente del Comune di Eboli, Ennio Ginetti, i comandanti dei carabinieri della Compagnia di Battipaglia, il maggiore Giuseppe Costa, e di quella di Eboli, il capitano Alessandro Cisternino, e i rappresentanti dell’Arpac e dell’Asl.

«Lo scopo dell’incontro – ha dichiarato Picone – era proprio quello di creare un comitato sinergico tra i tecnici dei due comuni, l’Arma, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente e l’Azienda Sanitaria Locale».

La più corposa mole di indizi continua a investire l’impianto di compostaggio di Eboli, di cui s’è parlato a lungo ieri mattina a Salerno. Dopo alcune analisi, effettuate la scorsa settimana, stamattina, in via Quattro Giornate di Eboli, torneranno i tecnici della Ladurner Ambiente, società di Bolzano che gestisce il centro di biostabilizzazione, per portare avanti ulteriori controlli, ai quali prenderanno parte pure tutte le altre autorità.

Il dito è puntato contro le modalità d’accumulo del materiale organico, custodito alla flebile ombra d’una tettoia, e dunque soggetto all’azione dei raggi solari.

I tecnici del Settore Ambiente del Comune di Battipaglia, in solidum con gli agenti di Polizia locale e con i carabinieri, hanno effettuato numerosi sopralluoghi all’interno degli impianti battipagliesi, pubblici e privati, che lavorano i rifiuti: pare che sia tutto in regola.

«Non ci interessa portare avanti una battaglia tesa esclusivamente ad individuare i colpevoli – dichiara Picone – ma il nostro unico obiettivo è la salvaguardia dei cittadini battipagliesi, ed è questo ciò che abbiamo vigorosamente rivendicato in Prefettura».

Dalle parti di piazza Aldo Moro, insomma, si lavora alacremente per risolvere la spinosa faccenda. «Continueremo a indagare – annuncia il commissario – e, oltre a noi, indagherà anche la procura, che ha già ricevuto i verbali redatti dai nostri tecnici».

Per Iorio e i suoi, dunque, va solcata la pista delle responsabilità penali. E i fatti danno ragione ai commissari. Stando ad alcuni verdetti emessi negli ultimi anni dalla Cassazione, anche le emissioni in atmosfera di cattivi odori sarebbero perseguibili penalmente sulla scorta dell’articolo 674 c.p.: il reato ravvisabile sarebbe quello di “getto pericoloso di cose”.

Inoltre l’ingegner Giancarlo D’Aco, dirigente del Settore tecnico, sta impegnandosi per far sì che anche a Battipaglia, città vicinissima all’impianto di compostaggio eburino, arrivi una quota di ristoro ambientale.




Miasmi a Battipaglia: carabinieri all’impianto ebolitano. Il commento

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Occhi e nasi rivolti a Eboli.

Il mistero relativo ai preoccupanti miasmi che da settimane affliggono gli olfatti battipagliesi pare ormai esser stato risolto.

Come già anticipato nove giorni fa tra le pagine di “Le Cronache”, l’acre odore arriva dall’impianto di compostaggio di Eboli.

Nella mattinata di ieri, infatti, il fetore è divenuto più forte del previsto: anche nelle zone nevralgiche della città di Battipaglia, s’avvertiva l’inconfondibile tanfo del pattume.

Decine di segnalazioni sono giunte alle forze dell’ordine e a Palazzo di Città.

In via Quattro Giornate di Eboli, dinanzi all’impianto di compostaggio, in un attimo è arrivata un bel po’ di gente.

Sul posto, infatti, sono accorsi i carabinieri della Compagnia di Battipaglia, al comando del maggiore Giuseppe Costa, che hanno allertato i colleghi di Eboli, timonati dal capitano Alessandro Cisternino. Su invito dei vigili urbani ebolitani, diretti dal comandante Cosimo Polito, sono giunti dinanzi al centro di biostabilizzazione pure gli agenti di Polizia Locale del Comune di Battipaglia, guidati dal colonnello Giorgio Cerruti.

E poi c’erano anche altri dipendenti del municipio di piazza Aldo Moro.

Naturalmente, trattandosi di territorio ebolitano, le autorità battipagliesi non hanno potuto varcare il cancello: a seguire la vicenda, al momento, ci sono proprio i caschi bianchi del Comune di Eboli.

E ci sono Massimo Cariello, sindaco di Eboli, e Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria che regge le sorti di Battipaglia, che nei giorni scorsi si sono incontrati di frequente e che, nelle ultime ore, stanno lavorando per cercare di risolvere la fetida quaestio. Nei giorni scorsi, il primo cittadino eburino aveva provato a rasserenare il numero uno della triade commissariale: Cariello aveva chiesto, e ottenuto, l’intervento della Ladurner Ambiente Spa, ditta di Bolzano che gestisce l’impianto ebolitano, e, dopo il sopralluogo effettuato dai bolzanesi, aveva parlato ai nostri taccuini di «un piccolo problema tecnico, immediatamente risolto».

Da Battipaglia, tuttavia, si lamentano contravvenzioni alla normativa regionale: tonnellate di materiale organico, depositate all’ombra d’una tettoia, non sono protette da alcuna barriera, ragion per cui il pattume putrescibile diviene ancor più fetido se continuamente sottoposto ai raggi del sole, in particolare in condizioni climatiche contraddistinte da elevate temperature, come quelle degli ultimi giorni.

Anche il circolo cittadino di Legambiente è intervenuto sulla vicenda: «L’impianto, da noi a lungo richiesto, evidentemente ancora non riesce a funzionare bene, come dimostrano le tonnellate di rifiuti umidi stoccate all’esterno del capannone. Se tanto è, meglio fermarlo subito, e riaprirlo solo quando riuscirà a gestire in modo perfetto la frazione organica dei rifiuti, perché se la soluzione deve essere peggiore del male, tanto vale tenerci il male».

Come già annunciato nei dì precedenti attraverso questo quotidiano, ad ogni modo, Iorio ha immediatamente interpellato il prefetto di Salerno, Antonella Scolamiero. «Il centro – ha spiegato Iorio ai nostri taccuini – non sorge sul suolo battipagliese, ed è per questo che c’è bisogno di strutture sovracomunali in grado di coordinare gli interventi». A stretto giro di posta, dunque, la Prefettura di Salerno dovrebbe convocare le autorità battipagliesi e ebolitane. Per individuare i responsabili. E scoprire chi puzza di più.

IL COMMENTO

Elena, Filottete, il cavallo di Eboli e le facce di bronzo: epici odori molesti.

 

Cronache 10 Settembre

Da “Le Cronache” del 10 Settembre

Non vanterà di certo una storia millenaria, la nostra Battipaglia, ma, in quanto a epica, dalle parti del Tusciano ci si tratta molto bene.

Accade, dunque, che i cancelli d’un impianto di compostaggio diventino comparabili alle inviolabili mura della leggendaria Ilio, e che gli Achei provenienti dal Castelluccio debbano scervellarsi per trovare un sistema che consenta loro di penetrare all’interno della fortezza ebolitroiana. Il cavallo di Eboli.

A Troia, infatti, si son presi Elena, la donna più bella del mondo, che di secondo nome fa “ristoro”. È fantastica Elena, e i prìncipi dei regni limitrofi accorreranno al suo trono con le braccia ricolme di oboli. E i troiani, allora, son felici.

Elena è bella, è vero. L’impianto di compostaggio, invece, sarà pure affascinante, ma, più che a una principessa lussuriosa, i cultori dei poemi omerici lo paragonerebbero al povero Filottete. Un implacabile guerriero che porta in spalla l’arco, la faretra e le frecce che appartennero al glorioso Eracle. Filòttete, tuttavia, è stato morso da un serpente chiamato “pattume” e, stavolta, ad abbandonarlo, non sono gli Achei, ma i figli della gloriosa Troia, che, più furbi d’Odisseo, hanno deciso di tenerlo nel proprio campo di battaglia, ché le sue frecce son micidiali, ma di schierarlo accanto alla testuggine battipagliese. Elena a Palazzo; Filòttete in campo aperto, accanto agli Achèi.

E i greci si costernano, s’indignano e s’impegnano a far la guerra a Ettore e Paride di Troia, ma non sanno che il brutto, il Tersite della situazione, è pure tra di loro, ed è un battipagliese che avrebbe dovuto prender parte alle conferenze dei servizi ma che, per tema d’esser deriso, ha preferito rimanere a casa. Agamennone e Menelao, i vecchi regnanti della Grecia, avrebbero dovuto vigilare su Tersite, ma all’epoca erano distratti dalle avvenenti schiave negli accampamenti. Iorio, che non è un eroe, ma è semplicemente un uomo dello Stato, cerca di risolvere la fetida quaestio. Ma non ha i connotati d’un eroe. Gli eroi, per gli Achei, si dividono in due schiere: i primi, a tratti, sono addirittura i cantori, che raccontano (a modo loro!) la realtà; i secondi, invece, arriveranno in primavera. E avranno le facce come il bronzo, ché nell’antica Grecia era consuetudine ritrarre gli eroi in bronzee lamine.

 




Tanfo a Battipaglia: solo alcuni dei miasmi provenivano da Eboli

di Carmine Landi


BATTIPAGLIA.
«C’era un piccolo problema tecnico, ma è stato risolto».

Queste le parole rilasciate ai nostri taccuini dal sindaco di Eboli, Massimo Cariello.

Nella giornata di ieri, come già riferito tra le pagine di questo quotidiano, la Ladurner Ambiente, ditta di Bolzano che gestisce l’impianto di compostaggio eburino, ha mandato dei tecnici in via Quattro Giornate di Eboli.

Lo scopo era quello di rasserenare Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria che regge le sorti della città di Battipaglia, che giovedì mattina aveva incontrato Cariello per manifestargli le proprie titubanze in merito al modus operandi adottato all’interno dell’impianto ebolitano.

«La Ladurner – ha spiegato Cariello – ha fatto un sopralluogo, ed è venuto fuori che c’era un piccolo problema tecnico che è stato immediatamente risolto».

A seguire le operazioni l’ingegner Giuseppe Barrella, responsabile della Manutenzione del patrimonio comunale eburino. Le anomalie, a quanto pare, erano nell’impianto di pompaggio dell’aria.

La puzza, ad ogni modo, permane: «Forse – ha dichiarato Cariello – una piccola parte di miasmi proveniva da lì, ma la fonte è un’altra, e insieme a Iorio stiamo cercando di capire di cosa si tratti».




Battipaglia, Iorio incontra Cariello per parlare di esalazioni: sospetti sull’impianto di compostaggio

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Il mistero delle esalazioni.

Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria che regge le sorti della città, sta alacremente lavorando per cercare di capire da dove provengano i cattivi odori che negli ultimi giorni stanno affliggendo l’olfatto dei battipagliesi.

Un vero e proprio giallo, che dura ormai da mesi: gli ultimi indizi portano all’impianto di compostaggio della vicina Eboli, ma, dati alla mano, i responsabili del centro di biostabilizzazione dicono che non c’è nulla di sospetto in via Quattro Giornate di Eboli.

Il mosaico, nella mattinata di ieri, s’è arricchito d’un nuovo tassello: Iorio, che sta cercando in ogni modo di risolvere il problema, ha fatto visita a Massimo Cariello, primo cittadino ebolitano.

Come anticipato ieri da Le Cronache, i due amministratori, nella giornata di mercoledì, s’erano sentiti telefonicamente. Ieri mattina il fatidico appuntamento.

Gerlando Iorio Foto esclusiva

Gerlando Iorio

Il primo a sospettare che le esalazioni venissero da Eboli è stato proprio il numero uno della triade commissariale: galeotte erano state alcune fotografie che attestavano un discutibile modus operandi all’interno dell’impianto di compostaggio.  Stando a quanto testimoniato dalle immagini, il processo sarebbe il seguente: il carico di rifiuti arriva all’interno del centro di biostabilizzazione; la rompisacchi toglie il pattume dai sacchetti; rimane una percentuale minima di frazione organica che viene portata sotto una tettoia, ed è proprio qui che la spazzatura viene raffinata.

Massimo Cariello

Massimo Cariello

Il punto è che, nei fatti, la tettoia lascia praticamente all’aperto i rifiuti che, nel frattempo, non emanano di certo un buon profumo nell’aria. Aria di Castelluccio, piuttosto che di Castello Colonna: infatti, nonostante sia ubicato in territorio eburino, l’impianto di compostaggio è molto più vicino al centro abitato in riva al Tusciano piuttosto che nelle zone in cui vive il grosso della popolazione ebolitana.

Alcuni cittadini battipagliesi, che preferiscono rimanere nell’anonimato, riferiscono che, man mano che ci si avvicina all’impianto, i miasmi che s’avvertono nell’atmosfera cittadina divengono sempre più intollerabili.

Cariello, tuttavia, ha immediatamente rassicurato Iorio. I responsabili del centro di biostabilizzazione, infatti, hanno fornito i dati relativi al sito: è tutto nella norma.

Stando ai numeri, insomma, i miasmi non dovrebbero provenire da Eboli.

Il primo cittadino di Eboli, ad ogni modo, vuol rasserenare ulteriormente il presidente della commissione straordinaria, che ha preso davvero a cuore la quaestio esalazioni.

Oggi, dunque, i cancelli di via Quattro Giornate di Eboli saranno valicati dagli uomini e dai mezzi della Ladurner Ambiente spa, ditta di Bolzano che gestisce l’impianto di compostaggio.

Nel frattempo, Iorio rimane costantemente in contatto con gli uomini dell’Arpac e dell’Asl, che, in solidum con Giancarlo D’Aco, dirigente comunale del Settore Tecnico e Ambiente, e avvalendosi del supporto degli agenti di polizia municipale e degli uomini del Nucleo Comunale di Protezione Civile, stanno analizzando a fondo la vicenda per individuare cause e responsabili.

Gli ambientalisti battipagliesi, ad ogni modo, si dicono pronti ad adire le vie legali. Stando agli ultimi verdetti della Cassazione, infatti, anche le emissioni in atmosfera di cattivi odori sarebbero perseguibili sulla scorta dell’articolo 674 del codice penale: “getto pericoloso di cose”.