Agropoli: cambio al vertice di Guardia Costiera e GdF, ma senza minoranza. «Mancanza di rispetto»

di Arturo Calabrese

Cambio al vertice per la Guardia Costiera di Agropoli. Il comandante tenente di vascello Alessio Manca subentra all’omologo Valerio Di Valerio. Il passaggio di consegne è avvenuto con una cerimonia tenutasi presso il Castello Angioino – Aragonese e quindi ospitata dal Comune di Agropoli presso un bene pubblico. Presenti, tra gli altri, il locale sindaco Roberto Antonio Mutalipassi, l’ex di Agropoli e attuale di Capaccio Paestum Franco Alfieri e il primo cittadino di Castellabate Marco Rizzo con fascia di ordinanza ed assessori e consiglieri di maggioranza al seguito.

Il caso

L’invito, dunque, per i “colleghi” di Mutalipassi c’è stato, ma lo stesso non si può dire per altri rappresentanti consiliari, la cui unica colpa è quella di rappresentare la minoranza. Stessa cosa è accaduta per la Guardia di Finanza: anche tra le Fiamme Gialle c’è stato un passaggio di consegne e infatti il maggiore Ciro Sannino ha lasciato il comando al capitano Alessandro Brongo. Nell’occasione, notizia annunciata dal sindaco sulle sue pagine social «è stato inaugurato l’albero della legalità si legge – è stato messo a dimora un ulivo e scoperta una targa commemorativa in ricordo dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a trent’anni dalla loro scomparsa – parola quest’ultima poco consona se riferita a due uomini dello Stato uccisi dalla mafia – un bel segnale, nel segno della giustizia e della legalità per due eroi dei nostri tempi, che hanno dato la loro vita per una Italia più giusta». Questo, nota a margine, mentre la memoria di Peppino Impastato, altra vittima di mafia, è continuamente vilipesa per l’abbandono in cui versa il palazzetto a lui intitolato.

Le cerimonie

Tra i non invitati, infatti, c’è l’opposizione di Castellabate, nelle persone di Domenico Di Luccia, Catina Tortora, Luisa Maiuri e Costabile Nicoletti, e quella di Agropoli, composta da Raffaele Pesce, Massimo La Porta, Bruno Bufano, Gerardo Santosuosso ed Elvira Serra. Il primo tra gli agropolesi non ci sta e manifesta la delusione per quello che viene considerato come uno sgarbo istituzionale perpetrato ai danni delle opposizioni. «Apprendo – scrive Pesce – soltanto dalla pagina Facebook dell’Ente, dell’avvenuto passaggio di consegne al comando della Capitaneria di Porto di Agropoli, con cerimonia presso il castello. Apprendo altresì, attraverso gli organi di stampa, del passaggio di consegne al comando Compagnia Guardia di Finanza. Non essendo stato invitato – aggiunge – né formalmente né informalmente, posso trarre, ancora una volta, l’assoluta mancanza di rispetto nei confronti della minoranza, la mancanza di rispetto per 2676 agropolesi che mi hanno ufficialmente votato e l’assoluta inosservanza del protocollo comunale». Come detto da Pesce, alle due cerimonie hanno preso parte soltanto i rappresentanti della maggioranza, mentre quelli dell’opposizione, che sono pur sempre dei consiglieri con gli stessi diritti di chi siede negli altri scranni, erano assenti perché non invitati. Come i consiglieri di minoranza, anche la stampa locale non ha avuto alcun invito. Il sindaco Mutalipassi, che continua ad avere evidenti problemi nell’indossare la fascia tricolore, ha però formulato il suo augurio sui social network, strumento sempre più utilizzato dall’ente agropolese per comunicare coi cittadini, ma anche per monitorare ciò che i cittadini scrivono ed eventualmente, come ha detto l’assessore al turismo Roberto Apicella, procedere con relative querele.




Bancarotta fraudolenta, due arresti

di Pina Ferro

Due arresti sono stati eseguiti dal comando provinciale della Guardia di finanza in un’inchiesta condotta dalla Procura di Potenza in cui si contesta la bancarotta fraudolenta di una società operante nel settore delle energie rinnovabili. Gli arrestati sono due coniugi di 44 e 49 anni che hanno rivestito i ruoli di amministratori e soci e che avevano interessi anche nel salernitano. Eseguito anche il sequestro preventivo del patrimonio aziendale della società a loro riconducibile, la ‘Rago Solar Technology’. Le indagini sono iniziate sul versante tributario con la contestazione da parte dei finanzieri della mancata dichiarazione di notevoli introiti derivanti dall’attività di installazione di impianti eolici, fatti appositamente figurare quali lavori in corso di esecuzione, al fine di evitare la tassazione. Ne era seguito un accertamento dell’Agenzia delle entrate che ha evidenziato un’importante posizione debitoria della società verso l’erario. A ciò si è aggiunto un notevole indebitamento societario provocato sia da investimenti non fruttuosi sia da azioni risarcitorie attivate da numerosi clienti insoddisfatti (per impianti mai realizzati, malfunzionanti o non conformi a quanto pattuito). Così nel 2018 l’impresa ha cessato tutte le proprie attività, spostando l’intera gestione e il patrimonio su una nuova impresa. A nulla è valso il tentativo di ricorrere al concordato preventivo, non accolto dal Tribunale fallimentare. Subito dopo si è attivata l’azione penale perché sono emersi, a livello di gravità indiziaria, delle attività di spoliazione del patrimonio aziendale e altre per evitare le procedure di riscossione coattiva.
Il sequestro riguarda beni immobili nelle province di Potenza, Salerno, Cosenza e Reggio Calabria, per un valore complessivo stimato in oltre due milioni e mezzo di euro.




Un bagno in piscina fa scattare di nuovo i sigilli a Villa Wenner

di Pina Ferro

Villa Wenner finisce nuovamente nel mirino della magistratura. Un tuffo in piscina, ripreso da alcuni obiettivi, alla base della nuova decisione del magistrato che ha disposto nuovi sigilli alla struttura. Era il 12 agosto, come si legge in una nota della proprietà della struttura, quando viene notificato alla famiglia Scarpa, proprietaria dell’antica dimora dei Wenner, un nuovo sequestro preventivo (area piano terra, piscina e giardino) dell’amministrazione giudiziaria. A disporre il provvedimento p stato il sostituto procuratore Claudia D’Alitto. I sigilli sono giunti a distanza di sette giorni dall’atto che stabiliva il dissequestro per un perdiodo pari a 30 giorni, (4 agosto). Il dissequestro disposto del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, Maria Albarano, aveva lo scopo di consentire l’esecuzione di attività ordinarie e straordinarie di manutenzione, regolarmente avviate dalla famiglia Scarpa. “L’origine del provvedimento di sequestro risale al 2 marzo 2020, – si legge nella nota – quando la magistratura notifica alle sorelle Scarpa un sequestro giudiziario per presunti schiamazzi e presunte irregolarità amministrative (comunicazione al portale alloggiati.web della questura, da verificare, in quanto l’estensione all’obbligo di denuncia al portale per gli affitti anche inferiori alle 24h esiste solo per le strutture ricettive, e villa Wenner non lo è mai stata). In quella data fu effettuato un blitz di nove esponenti delle forze dell’ordine (tra carabinieri del Nas e guardia di Finanza) . In quell’occasione a Rosa Scarpa fu anche sequestrato il suo computer personale, poi restituito”. Dal 3 marzo al 4 agosto la villa storica del 1862, con tele affrescate, giardino e piante secolari di particolare pregio, non ha potuto avere regolare manutenzione. Sulla base delle ripetute richieste degli avvocati, si arriva al 4 agosto, giorno della notifica del dissequestro temporaneo per la manutenzione. Cominciano le attività e i lavori, ma il giorno 12 agosto viene notificata alle proprietarie un ennesimo sequestro perché, su segnalazione della vicina, che produceva materiale fotografico autonomamente procurato insieme alla polizia giudiziaria, le sorelle Scarpa risultavano in acqua in piscina in “atteggiamento ludico”. “Che bagnarsi nella propria piscina di casa fosse cosa proibita o che il dissequestro temporaneo fosse solo un permesso esclusivo per le attività di ripristino, non risulta agli atti”. Le proprietarie intendono unicamente sottolineare il carattere vessatorio e persecutorio di alcuni esponenti del vicinato e il rischio che i continui provvedimenti di sequestro rappresentano per villa Wenner, bene storico tutelato e patrimonio di tutto il territorio. “Si fa presente con l’occasione che tutti gli introiti dovuti alle locazioni del bene sono sempre stati per la totalità investiti nel mantenimento e nel decoro della struttura”.




Difese a spese dello Stato, in 100 nei guai

di Pina Ferro

Non denunciano nulla al fisco per far pagare allo Stato la parcella dell’avvocato. Scoperti più cento falsi nullatenenti. Gli uomini delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Salerno ha eseguito un piano di controlli nei confronti di coloro che, essendo imputati in un processo penale, hanno chiesto che le spese legali siano poste a carico dello Stato. L’istituto, noto come “gratuito patrocinio”, in ossequio ai principi costituzionali di uguaglianza e di diritto alla difesa, garantisce, anche ai meno abbienti, la possibilità di essere assistiti e rappresentati in giudizio da un legale, anche quando non sono in grado di pagargli la parcella. In pratica, chi ha un reddito particolarmente basso, presenta un’istanza, corredata dalla documentazione che attesta il possesso dei requisiti necessari per il cosiddetto “accesso gratuito alla giustizia”. Le Fiamme Gialle, acquisite le autocertificazioni prodotte, ne controllano la veridicità, mediante il confronto con gli indicatori del concreto tenore di vita e le attività economiche eventualmente svolte dall’intero nucleo di familiari e conviventi. Incrociando le dichiarazioni con gli elementi reddituali e patrimoniali risultanti dalle tante banche dati informative ormai in uso al Corpo, i Finanzieri hanno così scoperto le numerose certificazioni non veritiere. Sui quasi 1000 controlli eseguiti nel 2019, infatti, un centinaio sono stati i casi di falsità o di omissioni riscontrate, finalizzate ad innalzare il tetto dell’esonero stabilito dalla legge o ad abbattere il complessivo ammontare delle entrate, così da poter rientrare nelle soglie previste per accedere al beneficio. I soggetti che con tali artifizi e raggiri hanno alterato il proprio quadro economico e familiare per avvalersi indebitamente della misura agevolativa, sono stati denunciati alla competente Autorità Giudiziaria per il reato di truffa ai danni dello Stato e rischiano ora il carcere fino a 5 anni e la multa fino a 1.500 euro. Dall’inizio dell’anno, sono già 14 le ulteriori posizioni irregolari accertate. Tra tutte, emerge quella di un cittadino che, nel chiedere di farsi pagare le spese legali, ha dimenticato di dichiarare il possesso di ben 21 fabbricati e 53 terreni di proprietà. L’azione della Guardia di Finanza nel delicato comparto costituisce un fondamentale strumento di prevenzione a garanzia dell’equa redistribuzione delle risorse, in favore di tutti coloro che realmente versano in condizioni economiche tali da giustificare il sussidio pubblico richiesto.




Evasione fiscale e false compensazioni

di Pina Ferro

Evasione fiscale e falsa compensazione: Sequestrati beni per circa mezzo milione di euro ad un noto commercialista di Sala Consilina. I Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno, a seguito di articolate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Lagonegro, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, fino alla concorrenza di un milione di euro. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Lagonegro nei confronti di tre soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di “indebite compensazioni” e di “emissione di fatture per operazioni inesistenti”. L’attività di servizio, condotta dalla Tenenza di Sala Consilina, è scaturita da una verifica fiscale eseguita nei confronti di due società con sede nella cittadina salernitana, le quali fornivano manodopera per le pulizie e per il facchinaggio a diverse società lombarde. Entrambe le società erano formalmente rappresentate da un soggetto privo di capacità decisionale, ma di fatto gestite da un noto commercialista salese, affiancato da un’altra figura che aveva il compito esclusivo di reclutare la manodopera. Le indagini condotte dai Finanzieri hanno consentito di rilevare, in capo alle predette società, un’ingente evasione dell’Iva e la sistematica compensazione di debiti tributari con crediti d’imposta del tutto inesistenti, pareggiando così i contributi previdenziali ed assistenziali di ciascun lavoratore, tra l’altro assunto con procedure irregolari. In relazione a quest’ultimo aspetto, i soggetti responsabili sono stati deferiti all’autorità giudiziaria anche per l’ipotesi residuale di “somministrazione fraudolenta di lavoro”. Al fine di individuare le disponibilità finanziarie, i beni mobili ed immobili da confiscare, sono stati eseguiti mirati accertamenti patrimoniali sul conto dei tre indagati, conclusi con il sequestro di disponibilità finanziarie sui conti correnti per 67.841,00 euro, titoli obbligazionari per quasi 200.000,00 euro, quote societarie per 110.000,00 euro e un appartamento ubicato a Sala Consilina, del valore di circa 100.000,00 euro.



Sentenze favorevoli e assoluzioni in cambio di denaro e sesso

Prestazioni sessuali, soldi in contanti, preziosi, promessi e consegnati a più riprese dagli indagati accusati di corruzione a un magistrato in servizio presso la Corte di Appello di Catanzaro. E’ quanto emerso dalle indagini avviate nel 2018, condotte dalla Guardia di Finanza di Crotone e dirette dalla Dda in esecuzione di una ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Salerno, Giovanna Pacifico, nei confronti di otto indagati, sette in carcere uno ai domiciliari. Tutti i destinatari delle misure cautelari sono gravemente indiziati, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari, in alcuni casi, aggravata dall’articolo 416 bis. Tra i destinatari della misura cautelare in carcere Marco Petrini, magistrato in servizio alla Corte di Appello di Catanzaro, e un avvocato del foro di Catanzaro, mentre a un collega del foro di Locri è stata applicata la misura degli arresti domiciliari. Quanto emerso da un’attività investigativa è una sistematica attività corruttiva nei confronti di un presidente di sezione della Corte di Appello di Catanzaro nonché presidente della Commissione Provinciale Tributaria del capoluogo di regione calabrese. Gli indagati sono accusati di aver promesso e consegnato al magistrato beni e utilità, prestazioni sessuali comprese, in cambio del suo intervento per ottenere in processi penali, civili o in cause tributarie, sentenze o comunque provvedimenti favorevoli In alcuni casi i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato e da questo promessi erano diretti a vanificare, con assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai Tribunali del Distretto di Catanzaro, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado, o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari.Oltre al magistrato, una figura centrale del sistema corruttivo sarebbe stata un insospettabile medico in pensione ed ex dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. Oltre a “stipendiare” mensilmente il magistrato per garantirsi le sue funzioni, si sarebbe dato da fare per procacciare nuove occasioni di corruzione, proponendo a imputati o a parenti di imputati condannati in primo grado, nonché a privati implicati in cause civili, decisioni favorevoli in cambio di denaro, di beni o di altre utilità. Nello specifico, le azioni corruttive documentate anche attraverso intercettazioni audio e video, sarebbero servite a far riottenere il vitalizio a un ex politico calabrese che, nel corso della V Legislatura regionale, ricopriva la carica di consigliere della Regione Calabria già condannato nel 2014 a sei anni di reclusione e quindi non più beneficiario dell’assegno vitalizio per la carica rivestita. Beni e utilità venivano anche offerti per agevolare, per alcuni candidati, il superamento del concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato. Tra i destinatari delle misure cautelari emesse dal Gip di Salerno c’è Giuseppe Tursi Prato, ex consigliere della Regione Calabria. Condannato nel 2004 a 6 anni di reclusione, aveva quindi perso l’assegno vitalizio. I soldi al giudice Marco Petrini, 347 03 58 510 Amici di LeCronache www.cronachesalerno.it LeCronache Finisce anche il processo contro il clan Soriano di Filandari, nel Vibonese, fra le contestazioni mosse al magistrato della Corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini, ed all’avvocato Marzia Tassone di Davoli (Catanzaro) del foro di Catanzaro. Secondo l’accusa della Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Salerno, giudice ed avvocato si sarebbero resi protagonisti di un episodio di concorso in corruzione in atti giudiziari in quanto il giudice Marco Petrini – presidente della Corte d’Appello nel processo “Ragno” contro il clan Soriano – non si sarebbe astenuto nel decidere sulla richiesta della Procura generale di Catanzaro di acquisire nel processo le dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso (rampollo dell’omonimo clan di Limbadi) contro il clan Soriano, pur essendo l’avvocato Marzia Tassone (legale di alcuni imputati) la sua “amante stabile”. Nell’udienza del processo d’appello del 14 gennaio dello scorso anno, il giudice non ha ammesso il verbale del pentito ed in alcune occasioni avrebbe avuto rapporti sessuali – secondo la Guardia di finanza e la Dda di Salerno – con l’avvocato Tassone. Da qui l’accusa per entrambi di concorso in corruzione in atti giudiziari. Il giudice e’ finito in carcere, l’avvocato agli arresti domiciliari. stati promessi “per far adottare dal collegio giudicante un provvedimento favorevole rispetto al ricorso presentato da Tursi con il quale si chiedeva la declaratoria di ineseguibilità della sentenza di condanna definitiva al fine di consentire allo stesso Tursi il ripristino dell’assegno vitalizio regionale quale ex consigliere, di cui aveva beneficiato dal 2008 al 2014” per un ammontare complessivo di oltre 156mila euro. Emilio Santoro, che fungeva da intermediario, “consegnava al presidente Petrini una prima somma di denaro – scrive il Gip – per l’importo di 500 euro per l’interessamento di quest’ultimo finalizzato all’accoglimento del ricorso presentato da Giuseppe Tursi Prato”. “Il 17 ottobre Santoro e Luigi Falzetta incontravano nuovamente Marco Petrini che, in quella occasione, prometteva di consegnare a Santoro un documento prima del 2 novembre 2018, raccomandando massima riservatezza,aggiungendo le espressioni ‘Mario dì all’amico tuto che è amico mio che giorno 12 si fa’ e ancora ‘lui la causa l’ha vinta al 1000 per 1000’ e, nello stesso contesto, accettava un soggiorno gratuito presso una struttura gestita dallo stesso Falzetta a Brusson in Valle d’Aosta”.




Crac dei fratelli Calluori, sigilli a beni e quote societarie

di Pina Ferro

Bancarotta fraudolente e danno patrimoniale: sequestrati beni immobili, quote societarie e rapporti bancari agli imprenditori salernitani Fabio e Nicola Calluori, operanti nel settore edile e nella gestione di strutture ricettive. Il sequestro operato dalle Fiamme gialle ammonta a 1.758.558, 72 euro. L’operazione è stata portata a termine a seguito di una attività investigativa effettuata dai finanzieri su disposizione del sostituto procuratore Angelo Rubanò del Tribunale di Nocera Inferiore. A firmare il decreto di sequestro è stato il giudice per le indagini preliminari Danise. In particolare, i militari a seguito di un’indagine hanno accertato la commissione di reati fallimentari da parte di Fabio e Nicola Calluori, industriali di Salerno attraverso la società fallita Archi Glass Service srl., la Faro srl, la Fram srl. e la Fodesa Srls quest’ultima già riconducibile alla famiglia Forino, sul cui suolo fu edificata la struttura alberghiera “Hotel dei Principati” amministrata dagli indagati le cui vicende furono già oggetto di approfondimento nell’ambito di indagini svolte dalla direzione distrettuale antimafia di Salerno sulla base, tra l’altro, di dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Antonio e Rosario Forte, riscontrate da successive acquisizioni documentali, che tuttavia all’epoca non si concretizzarono in specifiche imputazioni a causa del decorso della prescrizione. Nel corso delle indagini culminate nell’adozione dei provvedimenti di sequestro è stato accertato in particolare che Fabio Calluori e Nicola Calluori, il primo liquidatore ed il secondo socio ed amministratore di fatto della società fallita – beneficiaria di un contributo ministeriale complessivo di 1.821.431,82 euro per un progetto da realizzarsi in collaborazione con un dipartimento universitario – al fine di procurarsi un ingiusto profitto e comunque di recare pregiudizio ai creditori, distraevano liquidità dall’attivo fallimentare effettuando versamenti in favore delle altre società con diverso oggetto sociale rientranti nella loro sfera di controllo. Oltre al denaro oggetto di detti versamenti, venivano distratte dall’attivo fallimentare attrezzature e beni materiali, il cui totale ammonta a 1 . 7 5 8 . 5 5 8 , 7 2 euro. Gli elementi raccolti durante le indagini hanno comprovato la mancata destinazione dei fondi ricevuti al fine prestabilito facendo perfezionare, oltre la bancarotta fraudolenta, il reato di malversazione ai danni dello Stato.




Controlli della guardia di finanza su tutto il territorio salernitano

Nell’ambito dell’attività di prevenzione e repressione della contraffazione, i Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno sono intervenuti a contrastare, in particolare, il fenomeno della riproduzione abusiva di opere letterarie, in violazione della legge sul diritto d’autore.
La normativa in materia (la legge n. 633/1941) consente, infatti, la riproduzione di opere dell’ingegno pubblicate per la stampa, esclusivamente “per uso personale” del cliente, previo pagamento di un compenso forfettario che ciascun punto di riproduzione deve corrispondere alla S.I.A.E.; in ogni caso, non è possibile fotocopiare l’intero volume e la parte riproducibile non deve superare il 15% del singolo testo. Le Fiamme Gialle hanno così eseguito specifiche ispezioni presso cartolerie e copisterie in diversi Comuni della provincia, per accertare la diffusione, soprattutto negli ambienti universitari, dell’illecita pratica di fotocopiare testi didattici et similia.
Si tratta di condotte scorrette che, oltre a danneggiare il mercato, sottraggono opportunità e lavoro alle imprese che operano nella legalità, minando la sana e leale concorrenza.
Nel corso degli interventi, a Salerno, Scafati e Fisciano sono stati sequestrati n. 2 personal computer assemblati, n. 2 hard-disk, n. 3.414 testi coperti da copyright, in formato sia cartaceo sia elettronico. Trattandosi di illeciti di rilevanza penale, i quattro titolari degli esercizi commerciali sono stati denunciati alla competente Procura della Repubblica.
Su scala regionale, ad oggi, gli interventi nello specifico settore hanno permesso di rinvenire e sottoporre a sequestro n. 763 riproduzioni illecite di testi, n. 34779 file in formato pdf contenenti testi universitari ed altre opere librarie, n. 27 fotocopie (in fogli) di opere coperte da copyright, n. 49 pen drive, n. 4 fotocopiatrici, n. 7 personal computer e n. 3 hard-disk, con la segnalazione di n. 16 responsabili all’Autorità Giudiziaria.
L’attività di servizio testimonia il costante impegno della Guardia di Finanza nel contrasto di ogni forma di illegalità economico-finanziaria, per la tutela dei cittadini onesti, come pure delle imprese e dei professionisti che rispettano le regole.




Sentenze pilotate, in manette un consulente tributario

di Pina Ferro

Sentenze pilotate, in manette un consulente tributario. Gli uomini della Guardia di Finanza di Salerno hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare a Turivio Banchino, originario di Montoro Inferiore e con l’attività professionale a Capaccio Paestum. Le manette sono scattate su disposizione del Giudice per le indagini preliminari del ribunale di Salerno Pietro Indinnimeo che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Elena Guarino titolare dell’inchiesta sulle sentenze pilotate presso la commissione tributaria. Il provvedimento rientra nell’ambito di un procedimento relativo a presunti episodi corruttivi in alcune commissioni tributarie. Il consulente tributario è accusato di “aver pilotato l’esito favorevole di un ricorso, presso la locale sezione distaccata della Commissione Tributaria Regionale della Campania, relativo ad un contenzioso di oltre 500.000 euro con l’erario”. Per questo episodio il gip del Tribunale di Salerno aveva già emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del dipendente della commissione tributaria provinciale di Salerno, Rosario Attilio Passarella, il quale in sede d’interrogatorio ha chiamato in correità il consulente Bianchino, indicandolo quale intermediario della corruzione contestata. Dopo il fermo, il consulente, assistito dall’avvocato Federico Conte, è stato sottoposto ad interrogatorio dal magistrato e dal Gip. E, al termine gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. Il guadagno relativo al contenz i o s o “ r i s p a r m i a t o ” grazie a sentenze accomodante, per i protagonisti della vicenda si aggirava intorno al 4% dell’intero importo risparmiato. Sembra che l’inchiesta che ha già portato a diversi arresti non sia ancora conclusa.




Guardia di Finanza sequestra 360mila di bene ad imprenditore di Vietri sul Mare

La Guardia di Finanza di Cava de’ Tirreni, su disposizione di questa Procura, ha eseguito un sequestro preventivo di beni, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, fino alla concorrenza di circa 360mila euro nei confronti di una società di persone attiva nel settore farmaceutico a Vietri sul Mare, il cui socio unico e amministratore, in concorso con altri due indagati, si è reso responsabile del reato di “omessa presentazione della dichiarazione”, previsto e punito dall’art. 5 del D,Lgs. 74/2000.
Le attività investigative, svolte dai Finanzieri di Cava de’ Tirreni, sono scaturite da una verifica fiscale, i cui approfondimenti hanno portato ad accertare il concorso dei vecchi soci/amministratori con l’attuale rappresentate legale della società nella omessa presentazione della prescritta dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2015 con una imposta evasa ai fini II DD. di circa euro 360.000.
Sono stati sottoposti a sequestro le disponibilità finanziarie, diritti reali di godimento su immobili, nonché quote societarie e partecipazioni in altre società, riconducibili agli indagati, per un valore complessivo di oltre 350mila euro.