Canfora chiede pene severissime per i responsabili dell’incendio

«Sono dei giovanissimi ad aver incendiato il Saretto. La verità di oggi brucia quanto il fuoco che ha distrutto il nostro amato Monte». Sono parole amare quelle che il sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora pronuncia in merito all’incendio del monte Saretto ad opera di un gruppo di ragazzi, cinque dei quali minorenni. «Faccio una riflessione: i giovani piromani da una parte ed i giovani volontari dall’altra. Sembra – continua il primo cittadino dal suo profilo Fb – una lotta tra il bene ed il male; tra barbarie ed umanità; tra superficialità e generoso sacrificio. Sono stati giorni convulsi, difficili, complicati. Oggi si sta ricostruendo un mosaico di pezzi di verità che lascia sgomenti per i danni, le modalità, il coinvolgimento di giovani della nostra città, le confessioni rilasciate. Non parlerò di “una generazione” nel grande rispetto dei tanti figli di Sarno che sono il nostro orgoglio, il nostro futuro ed invito anche voi, miei cari concittadini, a non farlo. Chi ha distrutto la nostra terra “per uno scherzo” (cosi’ avrebbero motivato tutto), merita di essere identificato, giudicato e condannato nella sua singola responsabilità e non generalizzando. Confidiamo nella giustizia alla quale chiediamo pene severissime, esemplari, senza sconti, nella piena consapevolezza del grave crimine commesso». Infine, Canfora ha voluto “ringraziare gli investigatori per il lavoro rapido ed incessante. Attendiamo fiduciosi ulteriori chiarimenti dalle indagini”. Le indagini, immediatamente avviate dai Carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore con il supporto della stazione carabinieri Forestale di Sarno, infatti, hanno consentito di focalizzare l’attenzione su 6 giovani, 5 dei quali minorenni, già identificati. Le loro posizioni sono al vaglio della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Salernp (pm Angelo Frattini) e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Gli elementi allo stato raccolti, derivanti da rilievi tecnici effettuati sul territorio, sequestro di cose “pertinenti” al reato ed assunzione di informazioni, configurano – secondo quanto sostengono gli investigatori – un quadro indiziario significativo in ordine all’effettivo coinvolgimento del gruppo di giovani nell’origine dell’incendio.

Decisiva è stata la testimonianza resa da due persone del luogo che hanno visto i ragazzi allontanarsi

Decisive, a quanto risulta, sarebbe stata la testimonianza di due persone del luogo che avrebbero visto questa banda di ragazzini aggirarsi nella zona. Le responsabilità individuali sono tuttora oggetto di verifica al pari del movente, anche se l’ipotesi della bravata è quella accreditata in primis. Le fiamme, che avevano lambito il centro abitato, avevano portato il sindaco di Sarno Giuseppe Canfora ad ordinare l’evacuazione precauzionale di circa 200 abitanti, le cui abitazioni erano esposte a rischio, nonche’ la chiusura degli istituti scolastici per la giornata di ieri. Il sindaco, infatti, in via precauzionale, venerdì sera, aveva chiesto ai cittadini residenti a ridosso della zona pedemontana, interessata dall’incendio del Saretto, di lasciare obbligatoriamente le proprie case e recarsi presso le abitazioni di familiari e di amici, o in alternativa presso l’Istituto Baccelli in via Matteotti, dove hanno potuto trascorrere la notte al sicuro. Il primo cittadino ha anche chiesto l’intervento dell’Esercito per pattugliare le zone pedemontane in questo periodo e presentera’ un esposto alla Procura della Repubblica per chiedere lo stato di calamità naturale in quanto il 90% della pineta è andata distrutta.




Una bravata di sei minori ed un maggiorenne

Prima della denuncia da parte del primo cittadino in Procura le forze dell’ordine hanno già ottenuto il risultato dell’identificazione e denuncia a piede libero di 6 minorenni ed un maggiorenne ritenuti i responsabili del rogo del Saretto di Sarno. I ragazzi sono stati inchiodati alle loro responsabilità grazie alle telecamere di sorveglianza presenti sul territorio. Dopo le perquisizioni presso le abitazioni, effettuate, ieri mattina, i ragazzi sono stati ascoltati dagli inquirenti e e dal magistrato titolare del fascicolo, il sostituto procuratore presso il tribunale di Nocera Inferiore, Fasano. Alla base del disatro vi sarebbe una semplice bravata. Ci è voluta un’intera giornata, l’ausilio di 3 elicotteri, un canadair, 8 mezzi antincendio della Protezione civile nazionale e delle associazioni presenti sul territorio e 7 autobotti dei vigili del fuoco per un complessivo di cento tra uomini e donne, per domare l’incendio al Saretto. Duecento i cittadini sfollati di cui venti sono stati ospiti del plesso scolastico “Baccelli” nei pressi di Palazzo di Città. “Balordi, cretini, stupidi ed irresponsabili, inconsapevoli del danno che potevano arrecare prima a loro stessi e poi alle persone” ha commentato amaro il primo cittadino Giuseppe Canfora che ha seguito del centro di coordinamento presso il Comune le operazioni, “Ci vogliono 40 anni per rendere un bosco rigoglioso, nel giro di una notte poi va tutto bruciato”. Non ci si spiega ancora cosa ha spinto i piromani ad appiccare le fiamme e rendere Sarno un vero e proprio inferno con la gente in strada a respirare cenere e vedere i propri monti bruciare avendo l’impressione di essere quasi inghiottiti dalle fiamme visto che l’incendio grazie alle forti raffiche di vento si è spinto a poco meno di 500 metri dal centro abitato. “Quella di venerdì è stata una notte drammatica al Saretto – ha commentato il primo cittadino – una notte intensa nel salvaguardare la popolazione e le abitazioni e per questo abbiamo evacuato circa 200 persone residenti nella fascia pedemontana più prossima alle fiamme”. Con il pericolo cessato alle prime ore del mattino: “Grazie alla forza delle braccia dei tanti volontari che ringrazio singolarmente – dice Canfora – che hanno raggiunto il mio territorio da diverse zone della provincia, che con le pale hanno arginato le fiamme, un ringraziamento alla stazione dei carabinieri, agli agenti del commissariato ai Vigili del fuoco, ai Vigili urbani ed alla Protezione civile che hanno evitato il peggio. Un atto al mille per mille doloso. Il Saretto è zona rossa, in gran parte proprietà privata, è una zona demaniale, non ci sono pascoli, non è edificabile, e quindi non è ipotizzabile nessun oscuro disegno, è solo una grande cavolata da parte di non so di chi, una balordaggine”. Domani mattina dunque le contromisure amministrative da parte di Palazzo di Città. “Ci sono delle cose molto serie da fare – conclude il primo cittadino – spenti tutti i focolai dovremo bonificare tutta l’area, circa 10 ettari e bonificata la zona passeremo agli atti amministrativi con una delibera per dichiarare lo stato di calamità e sicuramente trovando sponda in Regione per le coperture economiche per far fronte all’emergenza”.

«Abbiamo rivissuto l’ansia dell’alluvione»

“Vivere le ore dell’incendio è stato drammatico. Abbiamo rivissuto gli stessi momenti dell’alluvione del 5 maggio 1998”. Parola di Alfonso Bonaiuto, figlio di una coppia di sfollati sia undici anni fa che l’altra sera. Ieri mattina Alfonso era dinanzi Palazzo di Città a seguire le ultime fasi di spegnimento dopo una notte insieme agli anziani genitori. “E’ stato drammatico ed ancora una volta si presenta un danno alla natura ed all’uomo ad opera di delinquenti sicuramente, squallidi personaggi irrecuperabili”. Alfonso però non si scaglia solo contro i responsabili del devastante incendio ma ha da recriminare anche la mancata prevenzione all’amministrazione: “Ci sono responsabilità legate alla prevenzione che molto probabilmente né la Protezione civile né l’Ente parco di cui fa parte il Saretto e l’amministrazione comunale non hanno fatto”. Un j’accuse molto duro verso le autorità competenti che in ogni caso per tutto il corso delle operazioni di spegnimento sono state impegnate in loco ed in ogni caso non avrebbero potuto nulla contro la mano criminale che ha agito. “Devo dire che non ci sono controlli – continua Alfonso – sul territorio ci sono ancora abitazioni abusive che si costruiscono. Io non ho nulla contro l’amministrazione ma la prevenzione quando viene fatta viene fatta per salvaguardare gli interessi del territorio e del cittadino, quindi quando emergono fatti di questo tipo legati ad una situazione gravissima a danno della natura e dell’uomo bisognerebbe prendere provvedimenti, organizzare la Protezione civile in termini seri con l’Ente parco a fare prevenzione”. Alfonso ha avuto i suoi genitori sfollati l’altra sera grazie all’ordinanza sindacale firmata da Giuseppe Canfora: “Sì la mia famiglia è stata sfollata da via San Martino e via Mortari, la mia famiglia, la famiglia De Vivo, io ho cercato di ospitarli a casa mia ma per la paura hanno preferito il centro di accoglienza allestito nel presso scolastico “Baccelli” “. La paura è stata tanta dunque con le ferite del ‘98 che hanno ripreso a sanguinare anche se per poche ore, con persone che hanno preferito lasciare la città, città che è tornata a pululare di mezzi della Protezione civile e Vigili del fuoco a difesa delle abitazioni che già una volta sono state violentate dall’acqua, scampando in queste ore alla furia delle fiamme.

Ferrentino:«Ora comincerà la dura fase del monitoraggio e intervento»

Circa 200 evacuati con un territorio già fortemente a rischio idrogeologico ed ulteriormente violentato con relativa maggiorazione dei pericoli per i cittadini. La tabella di marcia è dunque scandita dall’assessore ai lavori pubblici Gaetano Ferrentino: “Adesso inizierà la dura fase di monitoraggio ed intervento tenendo presente che le competenze non sono solo del Comune ma anche della Provincia e degli uffici Regionali che insieme dovranno avviare la fase di monitoraggio e programmare gli investimenti per risanare il Saretto”. La “fortuna” della città di Sarno in questa circostanza è quella di essere già inserita all’interno della piattaforma “Italia Sicura”: “A breve ci sarà un progetto esecutivo – continua Ferrentino – per la messa in sicurezza generale del territorio visto che in ogni caso siamo ancora reduci della vicenda frana ed i fondi mano mano arrivano e speriamo adesso che ci sia un’attenzione particolare da parte della Regione in quanto al di là del Saretto e di quello che si prospetta dopo questo incendio c’è tutto il discorso manutenzione delle opere idrauliche post frana che potrebbe diventare importante dopo tutto quello che è successo che ha danneggiato l’intero arco montuoso del Sarno”. Nessun danno alle condotte idriche ed alle abitazioni, strutture salvaguardate dai Vigili del fuoco visto che il fuoco è arrivato quasi a valle. Adesso dunque la priorità è mettere in sicurezza la montagna e rimboschire onde evitare il cedimento del terreno. “Prima c’è bisogno di un monitoraggio di carattere geologico – conclude Ferrentino – per capire la tenuta e poi infine rimboschire”. A coordinare le operazioni da Palazzo di Città anche il vicesindaco Roberto Robustelli, scampato miracolosamente già all’alluvione del 5 maggio ‘98 dopo 72 ore trascorse nel fango: “Ci siamo accorti che qualcosa non andava e ci siamo preoccupati di capire cosa stesse succedendo. Sono state ore frenetiche e vista la situazione abbiamo deciso di evacuare le abitazioni della fascia pedemontana del monte Saretto”. Un ricordo indelebile quello dell’emergenza alluvione del ‘98 che ha spinto il vicesindaco ed assessore all’ambiente a lavorare alacremente per i suoi concittadini coinvolti in questo ulteriore dramma ambientale vissuto dalla città di Sarno.




Ultima nomina per Canfora: Tarateta al Mida, domani si vota

di Andrea Pellegrino

Ultima nomina di Giuseppe Canfora a Palazzo Sant’Agostino prima di lasciare la poltrona di presidente della Provincia. E’ degli ultimi giorni la nomina di un nuovo componente del Consiglio d’amministrazione della Fondazione Mida. Nell’organismo entra l’ingegnere Raffaele Tarateta di Auletta. La Fondazione Mida – Musei Integrati dell’Ambiente – è costituita dalla Regione Campania, la Provincia di Salerno ed i comuni di Auletta e Pertosa. Gestisce diversi siti, tra cui le Grotte di Pertosa.

Intanto tra ventiquattro ore si apriranno le urne a Palazzo Sant’Agostino per la successione a Giuseppe Canfora. Ieri mattina, il candidato del centrosinistra Michele Strianese ha incontrato alcuni consiglieri comunali di Salerno città. Qui non si escludono sorprese. D’altronde la stessa elezione di Enzo Napoli, alle ultime elezioni provinciali, segnò non pochi franchi tiratori dalla maggioranza.

 Appello al voto di Fratelli d’Italia per Roberto Monaco, attuale sindaco del comune di Campagna. «Roberto Monaco rappresenta l’alternativa efficace alla cattiva gestione dell’ente provinciale a guida PD negli ultimi quattro anni – hanno spiegato i portavoce provinciali di FdI, Imma Vietri e Ugo Tozzi –. Invitiamo pertanto tutte le amministrazioni civiche e quelle deluse dal Pd a sostenere Monaco nel segno della discontinuità amministrativa rispetto al pessimo lavoro fatto da Canfora. Il tutto nell’ottica di un sicuro miglioramento della gestione dell’ente Provincia. Dopo cinque anni di amministrazione Ps ci ritroviamo con lavori pubblici fermi al palo, una manutenzione delle strade provinciali che non è tenuta in considerazione, per non parlare della precarietà delle condizioni dell’edilizia scolastica. Gli amministratori locali, quindi, nell’ambito di un’elezione di secondo livello, sono chiamati a sostenere e portare avanti il volere popolare di cui sono rappresentativi. Una volontà popolare emersa tra l’altro all’esito delle ultime Elezioni Politiche che hanno visto il Pd ampiamente bocciato. Insomma un cambio di rotta è stato chiesto a gran voce ed indispensabile che venga attuato».




«Ecoambiente passi sotto la gestione della Regione Campania»

Erika Noschese

La Regione Campania si occupi della società Ecoambiente. E’ l’appello lanciato dal sindaco di Bellizzi, nonché consigliere provinciale Mimmo Volpe nel consiglio tenutosi ieri mattina. All’ordine del giorno, oltre all’approvazione dei verbali delle sedute precedenti, la presa d’atto dell’avvio della procedura di liquidazione deliberata dall’assemblea straordinaria della società per azioni “Ecoambiente Salerno Spa”, in liquidazione; il conferimento del mandato al presidente della Provincia, Giuseppe Canfora, per quanto riguarda il bilancio relativo al 2017 e l’approvazione del bilancio consolidato relativo all’anno 2016. Minoranza completamente assente se non per la presenza di Fulvio Mormile, neo iscritto a Forza Italia. Prima di procedere con le varie votazioni, l’ingegnere Rizzo legge una lunga relazione in cui si evincono tutte le difficoltà patite dalla società che gestisce il ciclo dei rifiuti urbani nella provincia di Salerno, a causa del mancato controllo del comitato per la Sorveglianza che avrebbe dovuto riscuotere i debiti contratti dai Comuni con cui Ecoambiente aveva contratto debiti. Il processo di messa in liquidazione, come ha sottolineato Rizzo, altro non è che una procedura in linea con la legge regionale. «Fino al 2016 era impossibile accedere ai bilanci della società Ecoambiente – ha più volte sottolineato il presidente Giuseppe Canfora – Solo dopo i vari esposti presentati è stato possibile accedervi, con l’intervento della magistratura». La società che gestisce il ciclo dei rifiuti in Regione Campania, attualmente, vanta un amministratore unico che, a partire dalla prossima delibera, avrà degli indirizzi che dovrà rispettare in quanto Ecoambiente non dipenderà più dalla Provincia ma lavorerà per conto proprio. I bilanci della Ecoambiente hanno registrato perdite continue a partire dal 2015, fino a sforare gli oltre 4milioni nel 2016 anche a causa dei Comuni salernitani che non avrebbero pagato le spettanze circa il conferimento dei rifiuti, il tutto aggravato dall’assenza di controllo circa un eventuale recupero crediti che avrebbe portato la Ecoambienti a chiedere una cessione alla Sistemi Spa per tentare di far fronte alle criticità. «Nel corso degli anni non ci sono stati controlli da parte del Comitato di sorveglianza – ha attaccato il consigliere provinciale Mimmo Volpe – Ho le mie perplssità al riguardo ma il documento va approvato perchè è un atto di responsabilità, fermo restando che quando subentra la magistratura è sempre una sconfitta della politica». Volpe chiede dunque che l’Ato vada a Regime e che decida, con l’assemblea dei sindaci, i prezzi per Ecoambiente e non il contrario, oltre a chiedere che il Sistema Integrato dei Rifiuti passi sotto il controllo della Regione Campania, così che la società possa essere assorbita da Campania Ambiente, poichè «il bilancio squilibrato della Provincia è dovuto sia ai problemi relativi ad Ecoambiente sia all’Arechimultiservice», ha aggiunto Volpe che ha avuto uno scontro acceso proprio con Mormile dopo che quest’ultimo ha sollevato perplessità sulla gestione del ciclo dei rifiuti, tanto da astenersi nella votazione dei punti all’odg ma “accusando” il colpo della maggioranza che ritiene colpevole il partito degli azzurri poiché la nomina del comitato di sorveglianza era ad opera di Forza Italia. Rinviata l’approvazione del bilancio consolidato del 2016 che vieta, di fatto, alla società Ecoambiente di assumere dipendenti fino all’approvazione che dovrebbe avvenire entro un mese.




La battaglia dei sindaci salernitani: «Vaccinate i vostri figli, è indispensabile»

Andrea Pellegrino

I sindaci salernitani sono tutti concordi: «I vaccini sono indispensabili». Il più combattivo è Mimmo Volpe, sindaco di Bellizzi, che sta raccogliendo addirittura firme: «La politica non può sostituirsi alla scienza medica. Poi la testimonianza sono le innumerevoli scoperte che hanno salvato la vita a milioni di persone. In queste ore sto proponendo la sottoscrizione di firme per promuovere nelle scuole l’obbligatorietà». Giuseppe Canfora, sindaco di Sarno e presidente della Provincia, si esprime anche da medico: «Per la mia storia di medico e per le mie convinzioni personali non posso che essere favorevole alle vaccinazioni. Da medico ho visto tante persone morire pur avendo dichiarato di essere vaccinate, per questo la storia delle autocertificazioni per la frequenza scolastica non è altamente convincente. Non possiamo rinnegare la scienza e l’immunologia moderne. Le vaccinazioni sono essenziali per mantenere alta la soglia di salvaguardia di una salute pubblica senza rischi. Non si può mettere a repentaglio la salute dei bambini». Incomprensibile, per il primo cittadino di Cava de’ Tirreni Enzo Servalli, la linea del Movimento 5 Stelle: «Ritengo che l’obbligatorietà sia l’unica strada percorribile per la salvaguardia della salute dei nostri piccoli». Sulla stessa linea d’onda, Marcello Civale, sindaco di Vietri sul Mare: «Decisamente favorevole ai vaccini. Non si può scherzare con la salute pubblica e soprattutto con quella dei bambini. Le vaccinazioni vanno fatte. La scienza non può essere messa in discussione». Sì ai vaccini ma con determinati approfondimenti per Manlio Torquato di Nocera Inferiore: «Sono ovviamente favorevole alle vaccinazioni obbligatorie, anche se determinati approfondimenti scientifici sulla rispondenza dei vaccini a determinati tipi di patologie, va fatta. Bisogna però in ogni caso tutelare la salute pubblica, la prevenzione passa sicuramente dalle vaccinazioni obbligatorie, non si può correre questo rischio». Ancora Francesco Morra di Pellezzano: «In merito alle vaccinazioni obbligatorie non posso che essere favorevole. È incoscienza pura pensare di mettere a rischio la salute dei bambini agevolando casi di contagio e prestando il fianco a teorie bizzarre e contro scienza. Abbiamo l’obbligo di garantire la salute pubblica, non solo di rendere omaggio all’immunologia moderna. Non ci si può affidare al caso o ad elementi non scientificamente sperimentati. In merito alle autocertificazione circa le vaccinazioni per la frequenza scolastica non credoche si possa navigare alla cieca affidandosi alla bonarietà delle affermazioni dei genitori. Ci vuole un organo di controllo. La salute è una cosa seria». Preoccupato, infine, il sindaco di Positano Michele De Lucia: «Qui arriva tutto il mondo, è indispensabile vaccinare tutti i bambini».




Rifiuti, Canfora firma due ordinanze: «Entro fine settimana dovremmo risolvere»

Brigida Vicinanza

Entro questa settimana potrebbe rientrare l’emergenza rifiuti che sta preoccupando tutti i comuni della provincia di Salerno. Parola di Giuseppe Canfora, presidente dell’ente di Palazzo Sant’Agostino che giovedì scorso aveva provveduto a firmare un’ordinanza per il trasferimento dei rifiuti all’interno del sito di Sardone nei pressi di Giffoni Valle Piana, dato il blocco dello Stir di Battipaglia ma soprattutto il guasto ad una linea del termovalorizzatore di Acerra che ha messo in tilt e in ginocchio quasi tutto il perimetro comunale della provincia salernitana. Le ordinanze fatte però sono state due e alla fine non sono state rese nemmeno pubbliche in quanto secondo il presidente «erano ordinanze di urgenza fatte per comunicare un disagio e risolvere una situazione che si stava creando in quelle ore». La confusione però nei giorni precedenti è stata tanta. Dall’umido al secco, ai rifiuti trattati, non è stato possibile comprendere quali tipologie di rifiuti sono arrivati nella zona del comune picentino. Ma una soluzione andava trovata, soprattutto perché come già dichiarato dal primo cittadino di Cava de’ Tirreni e consigliere provinciale con delega all’ambiente, Vincenzo Servalli «non si parla più di emergenza ma di quotidianità e ci stiamo preparando ad un estate infernale». I rifiuti nelle strade andavano tolti e la situazione probabilmente sta degenerando. Tutelare i cittadini è la parola d’ordine, ma spesso la non chiarezza e la non trasparenza generano “caos”. Delle due ordinanze però nemmeno l’ombra. Il presidente della provincia Giuseppe Canfora ci tiene a precisare: «Quella non è una discarica, ma un sito di stoccaggio. In ogni caso lì arrivano rifiuti già trattati. Entro fine di questa settimana però l’emergenza dovrebbe rientrare perchè stanno provvedendo anche ad aggiustare il guasto della linea “interrotta” del termovalorizzatore di Acerra, ci stiamo impegnando affinchè il tutto vada per il verso giusto, i rifiuti non devono stare in strada, soprattutto in questo periodo – ha concluso Canfora – le due ordinanze sono state indirizzate direttamente al sindaco di Giffoni che doveva sapere, per il resto lavoreremo affinché non si verifichino più casi del genere. »




«Ti rinnovo l’invito a sospendere le nomine. Saluti Bruno Di Nesta»

 

di Andrea Pellegrino

 

Le telefonate di Canfora e gli sms di Di Nesta. Ieri in aula, Gigi Cassandra ha ricostruito tutta la vicenda legata alle presunte pressioni sulle nomine Cgs che hanno portato all’imputazione, per tentata concussione, per l’attuale presidente della Provincia Giuseppe Canfora e per l’ex componente dell’Asi ed ex direttore generale di Palazzo Sant’Agostino Bruno Di Nesta (assistito dall’avvocato Massimiliano Marotta), presente ieri in Tribunale. Durante l’udienza, l’ex presidente del consorzio (assistito dall’avvocato Marco Salerno) ha raccontato, con dovizia di particolari ed anche con una certa emozione, quanto accaduto dai giorni successivi all’elezione di Canfora fino alle sue dimissioni. La vicenda ha inizio il 12 ottobre del 2014, pochi giorni dopo la proclamazione di Canfora. L’Asi aveva provveduto ad indicare i nomi per il collegio dei revisori del Cgs (società partecipata dell’Asi) per il rinnovo dell’organo scaduto. Nomi non graditi a Canfora che, da presidente eletto, avrebbe voluto “mettere le mani” sulla partecipata. Tant’è che Cassandra – cosi come raccontato ieri mattina – riceve la prima telefonata. E’ Di Nesta che gli passa il presidente. Canfora chiede che le nomine siano sospese o revocate. Cassandra rispedisce al mittente la richiesta e chiede un appuntamento, fissato per qualche giorno dopo. La mattina dell’assemblea che avrebbe dovuto ratificare le nuove nomine è sempre Di Nesta a contattare Cassandra. Questa volta attraverso un sms. «Buongiorno Gigi, mi riferiscono che questa mattina il consigliere Gambardella parteciperà all’assemblea Cgs per completare il processo di nomina del Collegio sindacale. Ti rinnovo, dunque, l’invito del presidente Canfora a sospendere tali nomine, per ragioni di correttezza istituzionale. Saluti Bruno Di Nesta». Invito che cade nel vuoto anche stavolta con la ratifica, poi, delle nomine. Tant’è che nel pomeriggio arriva il secondo sms di Di Nesta: «Il presidente Canfora non ritiene più necessario l’incontro di domani mattina. Saluti Bruno Di Nesta». Era il 16 ottobre del 2014. Giorno precedente ad un decreto di Canfora che sospendeva tutte le nomine e le designazioni del Consiglio generale e del comitato direttivo. Da qui l’apertura del contenzioso amministrativo che, nel corso del tempo, ha dato ragione a Cassandra e torto all’amministrazione provinciale. L’ex presidente dell’Asi ricorda anche il tentativo di mozione di sfiducia, fallito in sede di approvazione di bilancio. Condotte, queste, che hanno portato a processo Canfora e Di Nesta. La prossima udienza si terrà il 4 aprile e sarà ascoltato l’ex componente dell’Asi Michele Cuozzo.

 




Angri, Ferraioli ha una leghista in maggioranza. A Cava l’Udc va a destra ma resta al governo

Andrea Pellegrino

Lo scontro interno è tutto a Sarno e ad Angri. Nel primo comune l’assessore Dea Squillante è candidata con Liberi e Uguali. Qui, l’amministrazione comunale è retta da Giuseppe Canfora che è anche il presidente della Provincia di Salerno, nonché esponente del Partito democratico. Nel secondo comune, il caso più paradossale: un consigliere comunale (di maggioranza) Carla Manzo è candidata nelle liste della Lega, con tanto di placet o comunque desistenza di Cosimo Ferraioli, sindaco della città dei Doria e consigliere provinciale del centrosinistra. La mappa dei sindaci schierati (o non) nel resto della provincia di Salerno non è ancora chiara. Di sicuro Manlio Torquato virerà verso la Lorenzin, dopo il patto con Ciriaco De Mita. Meno scontato, invece, il sostegno di Giovanni Cuofano, primo cittadino di Nocera Superiore. Nessun dubbio (o quasi) per Enzo Servalli che sosterrà il Partito democratico, senza però dimenticare un sostegno al Psi, partito che da tempo strizza l’occhio al primo cittadino metelliano. Piero De Luca, dalla sua, ha già fatto tappa a Cava de’ Tirreni, incassando anche un sostegno bipartisan. In- fatti il primogenito, aspirante par- lamentare, è stato ospite di ristorante di Renato Aliberti, consigliere comunale di Fratelli d’Italia. A Siano l’ex sindaco Sabatino Tenore si schiera con Alberico Gambino mentre il primo cittadino di Positano Michele De Lucia sarà al fianco della cavese Matilde Mi- lite, candidata nella lista di “Noi con l’Italia”. Non è escluso che l’avvocato metelliano possa avere il sostegno anche di Giovanni Del Vecchio e Marisa Biroccino, consiglieri comunali dell’Udc ma attualmente parte organica della maggioranza Servalli. Antonio Somma (San Severino) potrebbe invece virare verso Liberi ed Uguali sostenendo la corsa di Carmine Anzalone che sfida De Luca jr nel collegio di Salerno città che raggruppa anche i comuni della Valle dell’Irno. Strada scorrevole per Tino Iannuzzi a Fisciano (regno di Tommaso Amabile) e Bracigliano, due fortini elettorali del deputato uscente, ora in corsa per il Senato. Da sciogliere il caso Sica a Ponte- cagnano. Qui pesa l’esclusione dalle liste del sindaco, nonché l’approssimarsi delle elezioni amministrative. Il possibile recupero di Lello Ciccone e il lavoro del coordinatore cittadino Guido Pappalardo potrebbero ricucire gli strappi interni e sviluppare anche le prossime mosse in vista del rinnovo del Consiglio comunale. Gennaro Aievoli, sindaco di San Cipriano Picentino, candidato mancato della Lega, lascerà il partito di Salvini ma resterà nel centrodestra. «Non voterò la Lega – ha detto – perché non possono votare persone che non appartengono al territorio ma continuerò a votare e sostenere il centrodestra».




«Sogno un’Italia governata ancora da Paolo Gentiloni»

di Andrea Pellegrino

Anche se non diretto protagonista della campagna elettorale che ha preso ufficialmente il via, non può mancare il parere del primo cittadino di Sarno, Giuseppe Canfora, presidente della provincia. Dalla legge elettorale a Cesaro prima punta della formazione azzurra che gioca secondo gli schemi di Berlusconi, il commento trasversale del presidente. «Credo che una legge elettorale ha bisogno di essere contestualizzata nel luogo e nel contesto storico di applicazione e questa con la quale gli Italiani, i miei concittadini e gli abitanti di tutta la provincia, credo che sia la miglior legge elettorale possibile» Ci fornisce un parere sui componenti delle liste presentate dal Partito democratico? «Il Partito democratico ha composto delle rose di candidati formate da persone competenti, con un consenso radicato sul territorio, come si suol dire cresciuti a “pane ed amministrazione”. Persone per bene con la piena cognizione e competenza di quello che fanno e che si accingono a fare. Io – continua il presidente che vede tra i candidati di liberi e uguali anche un suo assessore, Dea Squillante – ho molta paura degli improvvisati, rimango esterrefatto quando le nuove leve non riescono a cogliere la differenza tra una delibera di giunta ed una determina dirigenziale. Fortunatamente il popolo è sovrano e sicuramente saprà scegliere il candidato ed il partito migliore tra chi realmente lavora per il territorio e chi ragiona esclusivamente in termini di propaganda» In competizione diretta sul territorio di Salerno città c’è Luigi Cesaro, prima scelta di Forza Italia, qual’è la chiave di lettura di questa scelta? «Luigi Cesare ragionando in termini di consenso potrebbe risultare il più agguerrito e pericoloso tra i diretti concorrenti del Partito democratico è un uomo di cultura e politicamente ben preparato». Quindi cosa si spera per il 5 marzo? «Di poter applaudire la vittoria di Paolo Gentiloni». Il presidente della Provincia di Salerno, dunque, esprime il suo parere sulle elezioni politiche che tanto hanno spaccato l’opinione pubblica per le scelte dei candidati ma anche – e soprattutto – per le coalizioni. Molte liste, infatti, per puntare all’obiettivo del 3% ed avere così una rappresentanza in Parlamento hanno deciso di scendere a compromessi con altri partiti ed altri movimenti. Come facilmente prevedibile, e come ampiamente raccontato, non è stato facile mettere d’accordo tante “teste” e all’ultimo non sono pochi i partiti che hanno minacciato una scissione così come non sono mancati i commenti negativi dei cosiddetti grandi esclusi tanto che, qualcuno di loro, ha deciso di lasciare anche il partito. Ma Canfora ha un solo obiettivo: esultare dinanzi la vittoria di Paolo Gentiloni che vorrebbe diventasse premier del Paese.




«Nessun termovalorizzatore sarà costruito nel salernitano»

Andrea Pellegrino

«Nessun termovalorizzatore sarà costruito in provincia di Salerno, in nessuno dei suoi comuni». Il Consiglio provinciale dà il suo atto di indirizzo politico in merito alla questione della realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione, tornata in auge dopo alcuni provvedimenti del governo nazionale datati 2016. Nel corso dell’assise tenutasi nella giornata di ieri, infatti, il presidente della Provincia, Giuseppe Canfora, ha inteso «chiudere una parentesi che ci ha angustiato per 20 anni». «Vogliamo chiuderla – ha detto il presidente – per una motivo morale, ovvero perché siamo la provincia più saggia e sana della regione e perché c’è una legge regionale che ci esorta ad andare avanti con il ciclo integrato dei rifiuti. Una volta raggiunto il target del 65% di raccolta differenziata, non ci sarà davvero necessità di parlare di termovalorizzatore. Per questo, esprimiamo la nostra assoluta contrarietà». Un provvedimento di carattere politico che ha incassato dieci voti favorevoli e l’astensione della minoranza che – tramite l’ex sindaco di Montecorvino Pugliano, Mimmo Di Giorgio – ha motivato la sua decisione puntando l’accento sulle perplessità in merito al raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata, necessaria per accantonare definitivamente i termovalorizzatori. «Il sistema dei rifiuti in Campania – ha detto Di Giorgio – non ha dato i frutti sperati, nonostante i buoni propositi. Cosa succederà se la percentuale richiesta non dovesse essere raggiunta? Siamo favorevoli alla presa di posizione del Consiglio provinciale ma c’è da dire il problema, in questo caso, non è la provincia di Salerno bensì le altre province. Mi auguro che possa essere stilato un piano rifiuti che abbia corrispondenza con la realtà».