Un Consiglio al cloroformio

di Andrea Pellegrino

Le aspettative della vigilia sono state disattese. La maggioranza, partita come incendiaria, è arrivata in aula consiliare vestita da pompiere. Nessun emendamento da parte del gruppo ex Davvero Verdi – oggi Dp, nessuna astensione e nessuna protesta. La contestazione della maggioranza, sostanzialmente, si è racchiusa in una serie di raccomandazioni avanzate all’amministrazione comunale, con l’unico obiettivo di stigmatizzare il distacco tra consiglieri comunali e giunta.
Nota di colore, la presenza degli studenti del liceo De Santis (invitati dal consigliere comunale Dante Santoro) rivelatisi i principali interlocutori dei consiglieri comunali. C’è chi, come Leonardo Gallo, ha consumato quasi tutto il suo tempo con una lezione di “educazione civica” ai giovani liceali. Vecchi ricordi quelli di Roberto Celano e Paky Memoli, entrambi studenti di quel liceo.
L’unico annuncio che si è concretizzato è stato il ritiro di mezzo ordine del giorno del Consiglio comunale. Per il resto è filato tutto liscio come l’olio, con il bilancio approvato da tutta la maggioranza compatta e respinto dai cinque dell’opposizione. La pre riunione mattutina avrebbe ricucito lo strappo con il gruppo che fa riferimento a Michele Ragosta. Così durante il Consiglio, Antonio Carbonaro ha annunciato il ritiro dei cinque emendamenti, che si scoprirà, poi, durante il corso della seduta, bocciati già dal collegio dei Revisori dei Conti con una nota protocollata – secondo il presidente del Consiglio Alessandro Ferrara – nella giornata di giovedì. Dunque, comunque, non “oggetto di esame ed approvazione”. Tutto rinviato, annunciano, alla prossima puntata. L’assist del sindaco Napoli e dell’assessore De Luca, convince, invece, il consigliere comunale (Moderati per Salerno) Pietro Stasi che vota sì al bilancio con la promessa di rendere operativo – entro l’anno – il baratto amministrativo, sua storica battaglia fin dalla passa consiliatura. Politicamente, però, non si lascia sfuggire l’occasione, ed annuncia la “sfiducia” a Gaetana Falcone: “Dobbiamo riflettere per quanto riguarda l’assessorato di nostra espressione”.
Punta sui dehors (punto all’ordine del giorno ritirato, proprio dopo un infuocato vertice di maggioranza), Corrado Naddeo che invoca la massima:” Gli interessi pubblici vengono prima di quelli privati”. Il suo è un no alle strutture semichiuse, questo secondo quanto raccolto dai cittadini salernitani: “Occorre – dice – ricucire una grossa frattura con la città”. Antonio D’Alessio ha ribadito la necessita di istituire l’albo delle associazioni: “In commissione abbiamo già approvato il regolamento – dice il consigliere di Campania Libera – ora non si abbia paura delle associazioni, possono dare una mano, non ostacolare”. Luca Sorrentino, capogruppo dei Progressisti per Salerno, ha blindato la maggioranza: “Questi giovani presenti (rivolgendosi agli studenti) possono stare tranquilli perché qui c’è una amministrazione assolutamente trasparente”.
Poi l’opposizione, con Roberto Celano che ha smontato il bilancio di previsione. “I conti li faremo a consuntivo – spiega il consigliere comunale – ora apprendiamo delle perplessità dei revisori dei conti rispetto al monitoraggio del contenzioso, la difficoltà ad incassare residui e canoni di locazione da parte delle associazioni”. E sul Dup (documento unico di programmazione), Celano prende in prestito una battuta di De Luca senior: “E’ pulcinellesco. Sembra scritto da Crozza”.
Antonio Cammarota, torna sulla questione dei terreni che da agricoli sono stati definiti “edificabili”. “Si dà la facoltà ai proprietari di edificare ma viene imposto un fardello Imu su un terreno che magari non si vuole nemmeno edificare, vorrei sollecitare per una cambiamento che vada a favore dei cittadini”. E ancora Cammarota, ribadisce la sua battaglia per il regolamento dei dehors, rimandato alla prossima seduta. “C’è bisogno in questo delicato momento di partecipazione e confronto tra commercianti e cittadini e con chi amministra la giustizia”. Ed ancora sulla nuova cementificazione: “Costruiamo case che non compra nessuno”.




Appalti e luminarie, in dieci nei guai

di Pina Ferro

Noleggio delle luminarie di Natale e abuso d’ufficio. Avviso di conclusione indagini per il sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica, per l’imprenditore di Mercato San Severino Rocco Di Filippo, Domenico Mutariello, Dario del Gais assessore al comune di Pontecagnano all’epoca dei fatti, l’assessore pro tempore alle Politiche Sociali Francesco Pastore, Mario Vivone, Virginia Ivone, Rocco Vernieri, Vincenzo Zuccaro, Gaetano Sorano. L’avviso di conclusione indagini alle dieci persone coinvolte è stato notificato ieri. Ora gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o per chiedere di essere sentiti dal pubblico ministero titolare dell’indagine Vincenzo Senatore. I fatti risalgono al 2013/2014/2015. In particolare sono state contestate alcune determine e delibere comunali. Secondo il pubblico ministerio il sindaco Ernesto Sica in concorso con altri componenti la giunta comunale e con l’autore delle determine omettendo la pubblicazione di un bando di procedura negoziata e attraverso il mancato rispetto del requisito dell’assicurazione della effettiva concorrenza nell’ambito di una procedura negozata aha favorito l’imprenditore Rocco De Filippo, amministratore di fatto della Luminaria De Filippo un ingiusto vantaggio. Sotto accusa sono finite: la determina del dicembre 2013 inerente l’appalto per l’affidamento dei servizi di noleggio delle luminarie natalizie relativamente al periodo dicembre 2013 – gennaio 2014 per l’importo di 24.769 euro; l’appalto per l’affidamento del servizio di noleggio delle luminarie natalizie nel periodo dicembre 2014 – gennaio 2015 e per l’allestimento della manifestazione Christmas Market per l’importo 25.074 per le luminarie di euro 39.040 per la manifestazione dei mercatini di Natale. L’indagine per il quale è stato notificato l’avviso di conclusione indagine è una costala di un’indagine ben più ampia affidata dalla Procura al sostituto Vincenzo Senatore e che riguarda tutta una serie di appalti e che nei mesi scorsi ha portato anche ad una serie di perquisizioni.




Scafati. Redditi 2015. Fogliame e Quartucci i nuovi Paperoni. Casciello il più “povero”

Di Adriano Falanga

Antonio Fogliame assessore più ricco, Filippo Quartucci è il paperone del consiglieri comunali mentre Mimmo Casciello il più “bisognoso”. Pubblicate le dichiarazioni dei redditi degli eletti scafatesi. I dati sono rilevati dalle stesse dichiarazioni autografe depositate dai consiglieri comunali a Palazzo Mayer, sono relativi ai redditi 2015. C’è penuria tra gli avvocati, mentre va decisamente bene ai medici. Inaspettatamente quest’anno è Filippo Quartucci a registrare il reddito più alto, dichiarando un invidiabile 102.797 euro, a fronte dei 91.600 del 2014. Ancora un medico al secondo posto, è l’ex sindaco oggi consigliere del Pd Nicola Pesce a dichiarare 85.216 euro. Medaglia di bronzo per Daniela Ugliano, oggi dissidente di maggioranza e medico anch’essa, per lei 67.289 euro. La Ugliano rispetto al 2014 registra un più 14 mila euro. E’ a reddito zero la neo consigliera di maggioranza Dalila Borriello. Classe 1991, non ha reddito in quanto studentessa. Non è studente però Mimmo Casciello, il consigliere tuttofare di maggioranza è il più “povero” di Palazzo Mayer, per lui un reddito di appena 2.068 euro, erano 2.550 l’anno precedente. Proseguendo per ordine alfabetico, Michelangelo Ambrunzo dichiara 36.880 euro (25 mila nel 2014). Roberto Barchiesi 9.424 (10.473 nel 2014). Carmela Berritto 15.638 (15.251 nel 2014). Alfonso Carotenuto dichiara 13.766 euro (11.800 nel 2014). Un 2015 da dimenticare per Stefano Cirillo, dai 42 mila del 2014 è drasticamente calato a 15.560 euro. Marco Cucurachi registra 26.576 euro (46.500 nel 2014). Diego Del Regno dichiara 20.249 euro (19 mila nel 2014). Medaglia d’argento per il reddito più basso, dopo Casciello, a Teresa Formisano, con i suoi 6.584 euro (4.200 nel 2014). Medaglia di bronzo, partendo dal basso, per Michele Grimaldi, con i suoi 7.399 euro (era 0 nel 2014). Tiene Angelo Matrone con i suoi 29.030 euro (21.400 nel 2014). Bruno Pagano dichiara 8.562 euro (3.600 nel 2014). Stabile Alfonso Pisacane con i suoi 25.719 (24 mila nel 2014). Michele Raviotta non oscilla, dichiara 32.913 euro (33 mila nel 2014). L’ex vicesindaco Cristoforo Salvati, oggi capogruppo Fdi dichiara 33.028 euro (37 mila nel 2014). Era una volta il Paperone del consiglio comunale, ma la crisi tocca anche Mario Santocchio. Nel 2013 con i suoi quasi 98 mila euro era il “migliore” di tutti, scende nel 2014 a meno di 69 mila euro e oggi dichiara 67.709 euro. Francesco Vitiello registra 32.945 euro (29 mila nel 2014). Perde anche Pasquale Vitiello, per lui 18.318 euro a fronte dei 22.400 dell’anno precedente. Non è stato ancora pubblicata la dichiarazione della forzista Brigida Marra, per lei si resta fermi ai 13.470 euro del 2014.

GIUNTA: SCENDE ANCHE ALIBERTI

1-giuntaPassando all’esecutivo, Pasquale Aliberti perde lo scettro di Paperone: dagli 84.600 del 2013 arriva a 105.800 nel 2014, oggi si attesta a 96.547 euro. Meno 10 mila anche per il Presidente del Consiglio Comunale Pasquale Coppola, per lui 33.696 a fronte dei 43.650 dell’anno precedente. Paperone della giunta, e anche dell’intera classe dirigente eletta scafatese, è il dottore Antonio Fogliame, assessore alla Cultura. Dai 92 mila euro del 2014 Fogliame oggi dichiara 118.872 euro. Segue Annalisa Pisacane con 37.698 euro (25.888 nel 2014). Recupera Diego Chirico, assessore allo Sport, con i suoi 26.041 euro (appena 11.850 nel 2014). Non sono ancora aggiornate le dichiarazioni del vicesindaco Giancarlo Fele (62.800 nel 2014) di Nicola Acanfora, assessore all’Urbanistica (13 mila euro nel 2014) e di Raffaele Sicignano, assessore al Bilancio e Manutenzione (34.500 nel 2014). A Scafati gli amministratori ricevono una retribuzione mensile, mentre i consiglieri comunali il solo gettone di presenza. Al sindaco vanno 3.900 euro lordi mensili, al presidente del consiglio comunale, alla pari degli assessori, vanno 2.342 euro lordi al mese, qualcosa in più al vicesindaco: 2.928. Per ogni seduta consiliare e di commissione il consigliere comunale percepisce un gettone di 34,15 euro.




Scafati. Assessori fantasmi, Acanfora: “chi non se la sente può andare via”. Fele: “sempre in comune”

Di Adriano Falanga

Furbetti del cartellino, assessori fantasma, Helios. Temi che stanno agitando non poco le acque della già travagliata politica scafatese. Ne parliamo con Nicola Acanfora, giovane fedelissimo alibertiano, sulle spalle deleghe importanti quali Urbanistica e Polizia Municipale. Davvero la sensazione è che nessuno voglia assumersi responsabilità, in un periodo delicato come questo? “Articolo simpatico. Gli assessori sono pagati anche per fare giunta ma non solo per quello, abbiamo delle competenze specifiche di cui ci occupiamo, per essere un buon assessore bisogna confrontarsi quotidianamente con gli uffici, incontrare cittadini ed essere presenti sul territorio mettendoci la faccia. Ovviamente bisogna assumersi le responsabilità presenziando in giunta, un determinato numero di assenze sono fisiologiche, la cosa importante è che le assenze non siano strategiche, sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di chi invece in giunta è sempre presente, e non mi sembra questo il caso onestamente, questa giunta è collaborativa al suo interno”. Acanfora non nega che qualcuno si sia dato alla “macchia”, come ha denunciato Diego Del Regno e confermato lo stesso Giancarlo Fele. “Sicuramente al comune vedo meno politici rispetto al passato, o meglio vedo sempre gli stessi. E’ una questione di etica personale, siamo stati eletti maggioranza e opposizione per governare e per vigilare a prescindere dal momento delicato o meno bisogna continuare a farlo, chi ha paura o non è più in grado può sempre scegliere di dimettersi”. Sembra che la commissione d’accesso abbia chiesto lo scioglimento. “Non conosco la decisione della commissione d’accesso, però sono certo che in questi 8 anni di amministrazione Aliberti la camorra al comune non è mai salita, tanto meno si è infiltrata, anzi ad essere onesti è stata anche combattuta con le confische alcune veramente molto scomode che pure questo sindaco ha avuto il coraggio di fare rispetto ai suoi predecessori. Resto fiducioso ed ho grande rispetto per il lavoro della commissione e, della giustizia inquirente e giudicante, sono certo che Pasquale Aliberti e la sua famiglia riusciranno a spiegare le loro ragioni, ho grande stima in lui come Sindaco e come uomo, ha dato tanto a questa città e merita rispetto. Dispiace a tal proposito che sui giornali è già stato condannato innumerevoli volte, io per deformazione professionale credo sia innocente fino ad una sentenza passata in giudicato, e mi creda siamo molto lontani da questo, in questi mesi ho sentito tante chiacchiere e pochi fatti, sono fiducioso, ripeto ho fiducia nella magistratura”.

1-comuneHelios, che idea si è fatto? Come assessore Urbanistica, è d’accordo con la modifica della norma di attuazione del Pip, come chiesto dai cinque consiglieri di opposizione? “A prescindere dal ruolo che ricopro, bisogna tutelare i cittadini stremati da questa situazione diventata ormai insostenibile, ci sono delle prescrizioni ambientali che devono essere rispettate, non sono contro gli imprenditori, che hanno diritto a fare impresa sul territorio, ma allo stesso tempo bisogna avere rispetto per chi abita nei pressi della stessa azienda – poi l’apertura alla minoranza – In linea di principio bisogna evitare che altre aziende con caratteristiche simili possano insediarsi non solo in quella zona, ma su tutto il territorio comunale, l’ambiente è un tema importante, ora non so se la modifica della norma sia la strada giusta, ma una soluzione a prescindere bisogna individuarla”. Polizia municipale, due agenti sono stati sospesi, altri due indagati. “Non mi sembra giusto anche in questo caso esprimere sentenze affrettate, è vero due vigili sono stati sospesi, ma onestamente non mi sento di infierire, chi ha sbagliato pagherà, questo deve servire da monito per tutti gli altri dipendenti affinché possano evitare di commettere errori di questo tipo, che possono portare anche a perdere il posto di lavoro. Sugli altri indagati non mi sento di esprimere nessuna considerazione, restano tali e continuano a svolgere il loro lavoro, spero non si verifichino più tali vicende, i dipendenti comunali sono persone perbene, ma esistono delle leggi e queste vanno rispettate”. E il comandante Alfredo D’Ambruoso, perché si è dimesso a pochi mesi dalla pensione? “Motivi personali, le cattive lingue parlano di dissidi interni al comando, ma questo non mi é dato sapere – svela Nicola Acanfora – piuttosto mi sento di esprimere gratitudine per il lavoro svolto in questi anni, gli auguro di godersi la meritata pensione dopo tanti anni di serio e onesto lavoro”.

IL VICESINDACO FELE: “IO SEMPRE PRESENTE IN COMUNE”

1-Fele con AlibertiAssessori, questi fantasmi. La denuncia di Cronache sull’assenteismo istituzionale dei componenti l’esecutivo ha suscitato, come era prevedibile, ilarità ma anche polemiche. Giancarlo Fele, vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici, è risultato, dopo Annalisa Pisacane, il più assente. Fele ha raccolto 20 assenze su 46 sedute, da gennaio a settembre. Io non solo semplicemente tra i presenti, ma da quando il sindaco viene poco sono diventato addirittura full time, come da sempre del resto”. Fele rivendica l’impegno e la dedizione che mette nel suo operato. “Le assenze in giunta sono solo conseguenza di impegni professionali, ma io sono sempre presente in comune, e oltre pochi colleghi non vedo quasi mai nessuno. Non ci sto a passare per chi vuole scaricare le proprie responsabilità istituzionali. Il mio impegno va molto oltre, nessuno dice che da almeno sei mesi sono l’unico ad essere presente tutte le mattine”. Cronache ha esaminato i deliberati prodotti nei primi nove mesi dell’anno, registrando le assenze di ogni sigolo assessore. Al di là dello stipendio, che comunque viene recepito al netto delle presenze in giunta, le assenze sono viste come mancata assunzione di responsabilità, perché alla fine gli atti non vengono firmati. E questo, esonera l’assente da eventuali ricadute, anche penali, future. Il “chi l’ha visto” d’oro va all’unica donna: Annalisa Pisacane. La delegata alle politiche giovanili ed istruzione è stata assente una volta su due: 22 su 46. Segue Fele con 20 su 46. Medaglia di bronzo per Diego Chirico: 16 su 46. A quota 15 si attesta l’assessore a Bilancio e Manutenzione Raffaele Sicignano (unico a rinunciare al 20% del compenso dal mese di luglio). L’assessore all’Urbanistica Nicola Acanfora è stato assente 12 volte. All’ultimo posto, quale assessore più presente, troviamo Antonio Fogliame, delegato alla Cultura, con 8 assenze su 46 sedute.




Scafati. Giunta comunale: “questi fantasmi”. Cercasi assessore…

Di Adriano Falanga

Non solo furbetti del cartellino a Scafati, assentarsi dal proprio posto di lavoro o defilarsi dalle proprie responsabilità istituzionali pare essere prassi diffusa e consolidata. Lo aveva denunciato anche il consigliere di maggioranza Diego Del Regno: “Questa amministrazione è composta da 24 consiglieri e 6 assessori. Mi è oramai difficile ricordarli tutti” riferendosi ai “fantasmi” di Palazzo Mayer. Da un lato una maggioranza ridotta all’osso che si riunisce a singhiozzo, dall’altro l’opposizione, oramai focalizzata sull’attesa del probabile scioglimento comunale. I fannulloni pizzicati dalla Guardia di Finanza però sono in buona compagnia, perché i sei assessori componenti l’esecutivo cittadino guidato da Pasquale Aliberti non sono da meno. Loro non timbrano il cartellino, lo stipendio è garantito e non è legato al numero di giunte (e relativi deliberati) presenziate. La giunta scafatese non sembra essere movimentata, e quando si riunisce, non c’è mai folla. Però, stando alle recenti e frequenti rimodulazioni, essere assessore piace un po’ a tutti, meno le conseguenti responsabilità. Perché non firmare un deliberato, soprattutto in tempi in cui l’amministrazione è rivoltata come un calzino dall’antimafia e dai commissari prefettizi, assume il sapore di una presa di distanza. Attualmente sono sei gli assessori di Palazzo Mayer: Giancarlo Fele (che è anche vicesindaco), Nicola Acanfora, Diego Chirico, Antonio Fogliame, Annalisa Pisacane, Raffaele Sicignano e fino al mese di Giugno pure Antonio Pignataro.

1-fele-alibertiDal 1 gennaio al 30 settembre l’esecutivo si è riunito 46 volte, ma solo in due occasioni (il 4 e 26 aprile) si è avuto il piacere di vederli tutti presenti. Mentre per le restanti 44 sedute i deliberati prodotti hanno sempre avuto qualcuno non presente (e non firmatario). Sempre presente il primo cittadino Pasquale Aliberti, mentre all’opposto, il “chi l’ha visto” d’oro va all’unica donna: Annalisa Pisacane. La delegata alle politiche giovanili ed istruzione, ex politiche sociali, è stata assente una volta su due: 22 su 46. La segue il vicesindaco e delegato al Commercio e Lavori Pubblici Giancarlo Fele (in foto con Aliberti) con 20 assenze su 46 sedute. Medaglia di bronzo per Diego Chirico: 16 su 46. A quota 15 si attesta l’assessore a Bilancio e Manutenzione Raffaele Sicignano (unico però a rinunciare al 20% del compenso dal mese di luglio). L’assessore all’Urbanistica Nicola Acanfora è stato assente solo 12 volte, dalla sua però ha l’attenuante di essersi sposato nel mese di luglio. All’ultimo posto, quale assessore più presente, troviamo Antonio Fogliame, delegato alla Cultura, con 8 assenze su 46 sedute. Completa il quadro Antonio Pignataro, assessore fino a giungo, con 4 assenze.

COMMISSIONI: queste sconosciute

Fanno di meglio i consiglieri comunali. Dal voto al bilancio di giugno, che ha di fatto mischiato le carte e confuso gli equilibri politici in seno al consiglio comunale, le commissioni hanno smesso di riunirsi. Sporadicamente si è riunita solo la commissione Politiche Sociali, latitanti le altre. Il motivo è ricollegabile all’inciucio con il Cotucit, passato in maggioranza dopo il voto al Bilancio, e all’uscita di Identità Scafatese prima e Alfonso Carotenuto poi. Movimenti che richiedono una necessaria rimodulazione delle commissioni, così come chiarisce il presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola. “Ho più volte chiesto ai capigruppo di indicare i componenti delle commissioni, rispettando la quota prevista dal regolamento di 5 esponenti per la maggioranza e 3 per l’opposizione” spiega il capo dell’Assise. Fosse facile, perché ad oggi ancora non è chiara la posizione di Identità Scafatese, composta da Stefano Cirillo, Daniela Ugliano e Bruno Pagano. I tre hanno infatti scelto una posizione defilata, non partecipano alle riunioni di maggioranza ma mai voterebbero una sfiducia al primo cittadino. Di fatto, la loro è una seconda maggioranza. Il regolamento non prevede infatti componenti “indipendenti”, o si è con o si è contro l’amministrazione. Sembrano averlo recepito solo Pasquale Vitiello e Alfonso Carotenuto, entrambi hanno infatti dichiarato la loro entrata in minoranza, e contestualmente, com’è giusto che sia, hanno rinunciato alle presidenze delle commissioni da loro presiedute, rispettivamente urbanistica e lavori pubblici.

LE RETRIBUZIONI DELL’ESECUTIVO

1-giunta-2-2I consiglieri comunali non percepiscono retribuzioni, ma solo un gettone di 34 euro lordi per ogni presenza alle commissioni e ai consigli comunali. Contrariamente, gli assessori sono retribuiti, e ciò indipendentemente dalle loro presenze alle giunte comunali, e sottoscrizione degli atti deliberativi prodotti. Nel dettaglio, ogni assessore percepisce una retribuzione lorda mensile di 2.340 euro, il vicesindaco 2.920 e il primo cittadino 3.900. Solo Annalisa Pisacane, delegata a scuola e giovani, ha già un’indennità ridotta del 50% in quanto dipendente non in aspettativa, cioè, che non ha lasciato il lavoro. Dal mese di luglio Raffaele Sicignano rinuncia al 20% del dovuto, una proposta in un primo momento accettata da tutta la giunta, poi restata in sospeso. I redditi personali degli assessori non rispecchiano la tendenza di assentarsi dalle sedute di giunta. Prendendo in esame l’anno 2014, spicca Antonio Fogliame che ha dichiarato 92 mila euro. Segue il vicesindaco e assessore all’Urbanistica Giancarlo Fele: 62.800; Raffaele Sicignano è a 34.500; Diego Chirico ha dichiarato 11.850 euro. Annalisa Pisacane (Politiche Sociali) non ha aggiornato la dichiarazione, per lei si resta ai 19.800 del 2013. Nicola Acanfora ha dichiarato invece poco più di 13 mila euro. E il sindaco? Pasquale Aliberti dagli 84.600 del 2013 è arrivato a 105.800 nel 2014.




Scafati, come la casalinga, nasconde la polvere sotto al tappeto nuovo. Rassegnazione?

Di Adriano Falanga

Scafati è sempre più somigliante alla principessa triste, bella fuori, ma triste dentro. La città ha registrato un boom demografico figlio della speculazione edilizia degli anni 80-90, oggi vive in pieno tutti i disagi derivanti da quel periodo scellerato, che pure contribuirono allo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Da allora, quasi 60 mila residenti hanno fatto si che la città diventasse la più popolosa dell’agro nocerino sarnese, arrivando ad essere terzo comune dell’intera provincia. Ma basta viverci, per rendersi conto che questa, nei servizi e nelle infrastrutture, è rimasta vincolata a trent’anni fa. Far crescere Scafati è stata una sfida che le amministrazioni comunali negli anni trascorsi hanno puntualmente disatteso. Apparentemente rimodernata, quest’illusione cade nel momento in cui la città finisce sotto un violento temporale. Ma gli allagamenti costituiscono solo una parte del problema, perché ad aggravare la vivibilità già precaria degli scafatesi e anche l’allarme ambientale, in paurosa crescita nell’ultimo quinquennio. Se da un lato si registra un sensibile miglioramento delle condizioni del fiume Sarno, basta l’apertura della stagione conserviera che il corso d’acqua e i suoi affluenti si trasformano in una cloaca a cielo aperto, dove ogni disonesto ne approfitta grazie agli scaricabarile che gli enti preposti al controllo fanno tra di loro. E così, nel mentre la politica chiacchiera, la gente soffoca. A che serve tentare di organizzare una movida, o qualcosa di simile, se poi la villa è nel pieno degrado, tra topi, zanzare e un’acre puzza di uova marce che regala il Sarno. Scafati puzza, e la colpa è del lassismo degli scafatesi, ma soprattutto dell’inerzia di una classe dirigente che da decenni non sa, o non vuole, raccogliere la sfida di portare la città nei limiti di una normale vivibilità quotidiana. Girare per Scafati è un azzardo, la città non dispone di un corpo di Polizia Municipale adeguato. I caschi bianchi sono sottodimensionati, meno di 40 su un fabbisogno pari ad almeno il doppio. E, diversamente da come accade altrove, alle ore 22 questi chiudono bottega. Chiaramente, il motivo è l’impossibilità di bandire nuovo concorso. “Patto di stabilità” ama ripetere la classe dirigente, e su questa falsariga fornisce giustificazioni ad ogni problema irrisolto. Il Sarno è affare regionale, così come gli allagamenti, il Bottaro e lo schifo di via Zara è affare del Consorzio, la Helios inquina l’aria, ma il Comune nicchia, pur sapendo bene che è parte in causa del rilascio delle autorizzazioni. L’ospedale è ancora chiuso: oggi c’è De Luca, prima colpa di Bassolino. Insomma, il nocciolo della questione è tutto qui, in una mancanza di “polso”, di “cattiveria istituzionale”. Scafati non sa più arrabbiarsi, non sa protestare. Eppure, soprattutto in Estate, la vivibilità è decisamente messa in ginocchio dall’allarme ambientale, che pure genera un risvolto sanitario, drammatico, che le autorità sanitarie sembrano non tenerne conto. Insomma, la Helios è in regola o no? Può esistere o meno? La puzza è tollerabile o no? Chi deve dare queste risposte agli scafatesi? Chi è il loro diretto interlocutore? Sarno rosso e puzzolente, la città sprofonda nella vergogna tra lo scherno dei paesi limitrofi, ma dopo cinquant’anni si è ancora fermi a puntarsi l’indice. In pieno centro il degrado avanza paurosamente, topi, insetti di ogni tipo e anche serpenti vivono e prosperano in quel che resta del canale Bottaro. Ma nessuno sembra indignarsi, ma per davvero, di questo scempio. Sarà pur vero che la manutenzione è compito del Consorzio di Bonifica, ma dov’è la Asl? Perché nessuno fino ad oggi ha seriamente chiesto un tavolo congiunto tra i soggetti preposti: Asl, Arcadis, Consorzio, Regione, Comune, Arpac, affinchè si possa avere un quadro preciso della situazione? Scafati è la tipica casalinga che per tenere pulita casa nasconde la polvere sotto al tappeto. Fuori vedi pulito, ma la puzza poi si sente, ed è inutile cambiare il tappeto. La spazzatura va tolta. La nostra non vuole essere una polemica fine a se stessa, facilmente strumentalizzable, il nostro è un appello, sperando che possa spronare le coscienze e risvegliare le ambizioni di quella classe politica che ancora sogna in grande. Cambiare Scafati significa renderla vivibile, dove ambiente, sicurezza, istruzione, sanità, socialità siano garantiti almeno ai minimi civilmente conosciuti. Cambiare Scafati dovrebbe significare no alla puzza, no all’inquinamento, no alla connivenza tra imprenditori senza scrupoli e istituzioni compiacenti. Una rete fognaria, un fiume pulito, un pronto soccorso, qualche asilo nido, un corpo di vigili urbani adeguato, una burocrazia snella, è questa la vera e ambiziosa sfida da vincere. Restituire credibilità alla politica, e soprattutto scendere dai piedistalli, e tornare a battere il territorio palmo per palmo. La città non chiede altro.




Scafati. Tagli agli stipendi di sindaco e giunta: c’è l’ok. Sicignano mai revocato da assessore

Di Adriano Falanga

Taglio alle retribuzioni della giunta e del sindaco del 20%, la proposta di Raffaele Sicignano, ex assessore dimissionario al bilancio, viene condivisa dalla giunta comunale. La proposta, condizione imprescindibile per il ritiro delle sue dimissioni, attende solo l’atto deliberativo. Sono circa 50 mila euro lordi annuali che le casse comunai andranno a risparmiare, a cui bisogna aggiungere uno stipendio mancante conseguenza della riduzione dell’esecutivo a sei componenti. Un totale lordo che oscilla sugli 80 mila euro. Nel dettaglio, ogni assessore percepisce una retribuzione lorda mensile di 2.340 euro, il vicesindaco 2.920 e il primo cittadino 3.900. Solo Annalisa Pisacane, delegata a scuola e giovani, ha già un’indennità ridotta del 50% in quanto dipendente non in aspettativa, cioè, che non ha lasciato il lavoro. Nonostante ciò, l’unica donna dell’esecutivo alibertiano ha comunque accettato di ridursi ancora di un ulteriore 20% il proprio stipendio. “Mi sembra un atto dovuto, e l’ho fatto ben volentieri, nonostante alcuni colleghi erano contrari” spiega la Pisacane. “Senza dubbio d’accordo” anche Diego Chirico e Nicola Acanfora. Non risponde Giancarlo Fele, mentre Antonio Fogliame ha accettato pur mostrando qualche perplessità: “Può essere un segnale importante per la città, ma non credo sia questo il metro di valutazione dell’impegno di un amministratore nell’interesse della città”, insomma, ridursi lo stipendio serve a ben poco, se poi l’amministratore lavoro poco o male, il ragionamento dell’assessore alla Cultura. Il risparmio non andrà a favore di un fondo, o di una qualche opera opera pubblica, come chiedevano gli attivisti di Scafati in Movimento. Il motivo è semplice, si taglia per risparmiare sul bilancio, notoriamente in deficit strutturale. La proposta potrebbe interessare anche il presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola, che pure percepisce la stessa retribuzione di un assessore. “Aderisco a condizione che vengano tagliati del 30% gli stipendi dei dirigenti e soprattutto vengono eliminate le varie premialità che questi percepiscono, facendo lievitare alcuni stipendi ben oltre i 100 mila euro. Addirittura ho appreso che qualcuno deve addirittura tornare soldi indietro” ironizza Coppola, riferendosi alla segretaria comunale Immacolata Di Saia, a cui gli ispettori del Mef avevano contestato errate retribuzioni, somme che la professionista casertana sta già restituendo. E alla professionista casertana, vero e unico braccio destro di Pasquale Aliberti, va la palma d’oro di dirigente più pagato del 2015. La Di Saia ha percepito nell’anno appena concluso una retribuzione lorda di 139.100 euro, compresi 39 mila euro di diritti di segreteria anche per anni pregressi e indennità per convenzione. Nel 2014 portò a casa 123.260 euro. E’ stato un buon 2015 anche per i restanti quattro dirigenti d’area. Porta a casa 113.130 euro l’architetto Maria Gabriella Camera (nel 2014 erano 103 mila). La professionista a capo dell’area Lavori Pubblici ha percepito 96.370 euro di retribuzione a cui si sono aggiunti 16.760 euro di incentivi legge Merloni. Alla Camera segue la dottoressa Laura Aiello, nel 2015 ha percepito un compenso lordo di 88.730 euro, compresa la retribuzione di posizione e di risultato. Nel 2014 erano 81.310. Seguono, poi, gli altri due dirigenti di Palazzo Mayer, la dottoressa Anna Sorrentino e il dottor Giacomo Cacchione, nel 2015 hanno portato a casa 78.510 euro lordi a testa, nel 2014 erano 73.310. Quest’anno Palazzo Mayer ha un nuovo dirigente, l’ingegnere Nicola Fienga, che Aliberti ha voluto a capo del settore Urbanistica. A voler essere maligni, il risparmio frutto del taglio del 20% alla giunta andrà “coperto” dalla retribuzione di Fienga. Insomma, niente tagli, solo somme che vengono spostate. Purtroppo.

SICIGNANO: “SONO IN GIUNTA PER I MIEI CONSENSI ELETTORALI”

2-sicignanoSulle dimissioni di Raffaele Sicignano c’è però una zona d’ombra. Questi ha ben due volte protocollato le sue dimissioni irrevocabili, ma il primo cittadino oggi lo ha riconfermato assessore, senza passare per l’emissione di un nuovo decreto. Questo fa sì che il primo cittadino non debba ricorrere alla ricognizione interna in salsa “rosa” per il rispetto delle quote rosa. Tecnicamente, Aliberti infatti non avendo revocato Sicignano, questi, nonostante l’irrevocabilità delle sue dimissioni, è restato comunque in giunta. Lo Statuto Comunale concede 45 giorni di tempo al primo cittadino per sostituire gli assessori dimissionari, cosa che non ha fatto, e quindi Sicignano in realtà non ritorna, ma resta dove stava. Un aspetto comunque da approfondire. Ad ogni modo, questi incassa la fiducia e tira avanti. “È stata proprio la sua volontà di accettare le mie indicazioni a convincermi a rientrare, così come l’iniziale rifiuto delle stesse da parte della maggioranza, mi costrinse a dimettermi – spiega oggi Sicignano – Ribadisco da assessore al bilancio che la mia continuerà ad essere una politica di tagli e che mi aspetto, dopo la riduzione della giunta a 6 componenti, anche la riduzione dei compensi di sindaco e assessori ed altre misure che mi riservo di suggerire nel corso del mio mandato. Ritengo che chi voglia il bene della città debba collaborare in questa direzione, e sono pronto ad accettare tutti i suggerimenti che possono arrivarmi anche dalle varie opposizioni”. Oltre alle riduzioni di giunta e stipendi, Sicignano ha registrato forse la vittoria più importante: il ritorno della delega alla Manutenzione. Questo, secondo i malpensanti, lo avrebbe spinto a rientrare nonostante le posizioni contrarie di Identità Scafatese. “Mai nessuna distanza ho preso nei confronti del gruppo Identità Scafatese, al quale resto vicino politicamente e personalmente – chiarisce ancora l’assessore – Volendo essere più chiari credo che nessuno degli assessori dell’attuale giunta possa definirsi in quota ad alcun gruppo; le nomine sono state fatte rispecchiando il criterio dei consensi elettorali come è avvenuto, del resto, per il presidente del consiglio e per il vicesindaco. Sono pronto a rinunciare al mio assessorato se non dovessi avere il consenso di parte dell’attuale maggioranza, qualora si dovesse scegliere un criterio diverso per la nomina della giunta”. Secondo Sicignano quindi, a sedere in giunta sono i più votati del 2013. Non è così purtroppo, e Mimmo Casciello lo sa bene, essendo stato capolista Udc e più votato di almeno tre degli attuali assessori in carica.




Scafati. Giunta, a Sicignano la Manutenzione. Quote rosa, le donne rifiutano?

Di Adriano Falanga

“Ognuno senta sulle sue spalle la ‪responsabilità del ruolo, il momento difficile che vive la politica e il Paese, ognuno dia il meglio di sé nel ‪‎solo ed esclusivo ‎interesse della ‪Città”. Così Pasquale Aliberti, nel comunicare alla città le nuove deleghe assessoriali. In realtà, di nuovo non c’è nulla, anzi, è tutto molto più simile alla vecchia giunta, ma a quella antecedente la fase decadenza. Raffaele Sicignano, che si era dimesso in forte polemica con la sua squadra consiliare, accusandoli di inerzia riguardo alla discussione sul voto al bilancio, non solo conserva la delega alle Finanze, ma viene “premiato” con la vecchia “Manutenzione”, che Aliberti aveva tenuto per se in questi mesi. Resta ancora in sospeso il taglio alle retribuzioni del 20%, così come Sicignano aveva chiesto. Una clausola, a dire il vero, che doveva essere rispettata prima del ritorno nell’esecutivo, assieme all’impegno di comporre giunta a sei. Probabilmente il tutto è rimandato alla prima riunione di Giunta. “L’assessorato e più in generale ogni ruolo politico, vuole impegno e dedizione. Bisogna ‪‎dialogare con la Città, cittadini, imprenditori e commercianti, ascoltare le loro difficoltà. La politica deve ‪accorciare le distanze tra il Palazzo comunale e le persone” è il buon auspicio di Pasquale Aliberti. Unico assessore ad andare via è stato Antonio Pignataro, che lascia le deleghe a Commercio e Personale. Esecutivo ridotto a sei, confermato Giancarlo Fele ai Lavori Pubblici, lo stesso tiene anche il vice sindacato. Nicola Acanfora conserva l’Urbanistica e acquisisce pure la Polizia Municipale. Quest’ultima è stata tolta a Diego Chirico (che pure aveva avuto un pesante scontro con il comandante dei caschi bianchi Alfredo D’Ambruoso). Chirico conserva Sport e prende pure il Personale. Antonio Fogliame resta a Cultura, Informatizzazione e Patrimonio. Raffaele Sicignano continuerà ad occuparsi di Bilancio, Cimitero e Manutenzione mentre l’unica quota rosa Annalisa Pisacane (foto in basso), seguirà la Pubblica Istruzione e le Politiche Giovanili.

QUOTE ROSA, C’E’ LA RINUNCIA?

2-pisacaneSecondo la legge Delrio, meglio nota come “quote rosa”, giunte comunali e cda delle partecipate hanno l’obbligo di rappresentanza di genere nella misura minima del 40% a favore del sesso femminile. Nel caso di Scafati, l’attuale giunta a sei dovrebbe quindi avere 2 assessori donne, e non una. La questione è stata già affrontata nell’ultima rimodulazione, quando entrò Nicola Acanfora e sulla quale pende il giudizio del Tar, dietro esposto presentato dall’avvocato e consigliere comunale Mario Santocchio, in rappresentanza di alcune cittadine scafatesi. Il ricorso fu respinto nella fase di urgenza con queste motivazioni: «Considerato che, in sede di prima delibazione, non sussistono i presupposti per la concessione dell’invocata cautela, in quanto, nella comparazione dei contrapposti interessi, appare prevalente quello sotteso alla continuità della funzione giuntale, impregiudicata ogni decisione in rito e nel merito». L’avvocato Gennaro Maione, a difesa dell’ente e delle scelte del primo cittadino, presentò un documento in cui si attestava un’avvenuta ricognizione pubblica tra figure individuate dal sindaco al fine di attestare la volontà non realizzabile di trovare nella società civile una figura femminile che potesse sostituire l’attuale assessore Acanfora. Dal documento presentato a difesa dell’Ente si attestava che nella ricognizione effettuata nessuna delle 26 persone interpellate avesse voluto ricoprire il ruolo di assessore al commercio e alla pubblica istruzione. E la storia si dovrà ripetere anche oggi, Aliberti dovrà infatti dimostrare che non esiste donna disponibile ad occuparsi di bilancio e manutenzione, sia tra le consiglieri comunali che tra la società civile. Quindi, se Daniela Ugliano oggi siede all’opposizione, toccherà a Brigida Marra, Teresa Formisano e Carmela Berritto sottoscrivere un atto di rinuncia a sedere nell’esecutivo. Improbabile, ma non impossibile, per Pasquale Aliberti.




Scafati. “Vengo anch’io, no tu no”. I sogni sfumati di Mimmo Casciello

Di Adriano Falanga

La (non) rimodulazione della giunta consegna alla città due amletici quesiti: E’ stato Mimmo Casciello a rifiutare l’assessorato (per amore della città, naturalmente) oppure è stato Pasquale Aliberti ad averglielo negato? No, perché la differenza non è affatto sottile, la rinuncia dipende da te, la negazione dagli altri. Non c’è che dire, affettuosamente al povero consigliere, primo eletto tra le liste civiche a sostegno del primo cittadino, possiamo dedicare la canzone del compianto Enzo Jannacci “vengo anch’io, no tu no”. Sarà anche un gesto di responsabilità il suo, ma ancora non è chiaro perché ad essere chiamato al sacrificio è sempre e solo lui, soprattutto quando lo stesso, astutamente, ha svelato il mistero del “subentro di Grandito”. Insomma, l’ex vicesindaco non c’entrava nulla, Casciello ad Aliberti piace solo come consigliere comunale. In un momento di comprensibile delusione, l’alibertiano aveva anche scritto su Facebook che lunedi avrebbe protocollato le sue dimissioni. Poi, evidentemente tornato in se, ha smussato i toni (ed è questo quello che forse piace di più al sindaco): “Dimissioni? Sul tavolo, senza alcuna esitazione, qualora avessi la percezione di aver deluso la fiducia dell’ elettorato e quella della mia famiglia”. Rincara la dose Marco Cucurachi: “avrei voluto farti gli auguri per la nomina a Vice Sindaco, avrei voluto complimentarmi con Te per la nomina ad Assessore, invece sono costretto a farti gli auguri perché si nu grand suonatore e piattin. (cioè, la figura meno importante in una banda musicale, ndr)”. In aiuto di Casciello il collega Diego Del Regno: “quando ti parleranno di piattini ricorda loro da quando tempo li stanno suonando e che a furia di suonarli hanno finito per avere i migliori complessi. In realtà i veri perdenti sono proprio quelli che godono a vederti fare un responsabile passo indietro e vorrebbero vederti umiliato e deluso. Sono gli stessi che credono si faccia politica con le poltrone, quelle a cui tu tante volte hai rinunciato”. In questo caso però, la poltrona gli è stata negata, ad essere precisi.




Scafati. Alla fine Aliberti decide tutto lui. Ecco la “nuova” giunta

Di Adriano Falanga

La montagna ha di nuovo partorito un topolino, un copione già visto nel mese di gennaio scorso, dove i protagonisti si sono ritrovati comparse e le comparse protagonisti. Dopo la decadenza ci doveva essere azzeramento della giunta e dei cda, e il voto di fiducia in consiglio comunale. Quella resa dei conti è stata poi rimandata, chiaramente “per il bene della città” e anche in quell’occasione ci fu lo scontro politico con Raffaele Sicignano. Un braccio di ferro con il primo cittadino sulla scelta delle deleghe agli assessori, che fu vinto parzialmente da Sicignano, con un Aliberti costretto a rivedere ogni suo precedente progetto. Anche in quel momento si parlò di Mimmo Casciello assessore, ma questo oramai già non faceva più notizia. “Casciello è il Maradona della politica” disse Aliberti, soltanto che questi non giocava in panchina. Insomma, cambiare tutto per non cambiare niente, una strategia oramai collaudata e ben oliata, convincere la sua squadra che tutti sono determinanti nelle scelte, aprire puntualmente una finestra consultiva salvo poi decidere lui, da solo, le cose da fare. Nulla di illecito, il potere di nomina di giunta e dei cda è pur sempre in capo al sindaco, ma Aliberti sembra avere un vizietto: se ne ricorda sempre dopo aver ottenuto ciò che gli preme. Riunioni, vertici, incontri, messaggi, cene, una democrazia apparentemente partecipata, per un disegno di solito già realizzato. E così, anche questa volta, dopo il voto al bilancio, Aliberti ha fatto tutto da solo, e chiaramente, chi non acconsente “non vuole bene alla città”. Questo dimostra che le maggioranze in realtà non esistono, ma vengono plasmate all’occorrenza. E in questo ragionamento rientra anche la posizione di Identità Scafatese, i tre dissidenti infatti si sono dichiarati indipendenti, ma il sindaco sa che riportando Sicignano in Giunta può avere una carta in più da giocarsi nelle future votazioni importanti. Tra cui il Documento Unico di Programmazione, in aula di nuovo entro luglio, e su cui necessitano di nuovo 13 voti. Sicignano in giunta riporta il sereno anche a Roberto Barchiesi, che seppur ha votato il bilancio rifiutando di passare con IS, ha conservato un rapporto non solo politico con l’ex assessore al bilancio. E a chi si è chiesto il motivo per cui il sindaco ha preferito scontentare tre, e accontentare uno, la soluzione è tutta qui: Aliberti sa bene che nessuno, messo alle strette, è disposto ad andare a casa. Lui ha tenuto testa, ha promesso assessorati, deleghe, poltrone, poi ha realizzato che in fondo il tutto non serviva, perché a decidere è pur sempre lui, e chi protesta alla fine si accoda lo stesso.

2-aliberti cascielloL’esempio di Casciello è lampante, ma anche quello di Brigida Marra. Tutto sommato, una maggioranza dopo il 16 giugno, seppur striminzita era venuta fuori. La giunta era già a 5 con le dimissioni di Sicignano, bastava semplicemente accompagnare alla porta Antonio Pignataro (unico non eletto) e lasciare entrare la coppia Formisano-Casciello, con buona pace di Alfonso Carotenuto che pure sponsorizzava Antonio Mariniello. Ma ad Aliberti piace trattare con i suoi, per poi decidere con gli altri. E’ ciò che è accaduto durante la decadenza, e si è ripetuto oggi. Volendo essere maligni, verrebbe da dire che essere “fedelissimi” è più una palla al piede che un vanto. Perché poi agli occhi degli addetti ai lavori chi “davvero fa politica” appare Michele Raviotta, che pure è salito in cattedra nella maggioranza, o ancora Roberto Barchiesi, e il gruppo Identità Scafatese. Lo scenario comunque non è dei migliori, perché la squadra di maggioranza è troppo volubile, litigiosa, scontenta, e succube delle stesse decisioni del primo cittadino, molto bravo a farli sentire partecipi in una fase, ed esclusi in un’altra. Ma tutto questo si rende necessario per il bene della città, come lo stesso Raviotta ha sottolineato nell’ultima riunione. Occorre mettere da parte i personalismi e le ambizioni, perché “non è il momento” e chi mostra malumore “non ha a cuore il destino della città”. Tutto questo è emerso solo dopo il voto al bilancio però, perché prima, Palazzo Mayer si era trasformato in un banco dei pegni, più che sede istituzionale. Poi il peggio è passato, o meglio rimandato, a quando ci sarà il dup da votare. “Solito teatrino. La verità è che il sindaco continua a fare il gioco delle tre carte, mentre il Paese è sull’orlo del precipizio – polemizza Mario Santocchio – chiacchiere tante, giochi di potere e di ruoli semplicemente per restare aggrappati alla poltrona”.

ECCO LA “NUOVA” GIUNTA

1-giunta (2)Giunta a sei con tutti gli assessori riconfermati tranne Antonio Pignataro. Una grande vittoria per l’assessore Raffaele Sicignano che rientra in giunta una volta che il sindaco ha accettato le sue condizioni. Il primo cittadino ha indetto una conferenza stampa in modo tale da chiarire tutti gli aspetti della sua nuova squadra. “Dopo l’approvazione del bilancio ho bisogno di una maggioranza forte e stabile che riesca a dare serenità all’azione amministrativa. Solo in queste condizioni sarà possibile completare il grande lavoro di questi anni ed andare oltre il chiacchiericcio e le divisioni per volare alto sulla violenza dei nostri avversari e lavorare per l’unità” dichiara Aliberti “Per questo ringrazio chi ha votato il bilancio e ancora di più chi ha rinnovato la sua fiducia nonostante le velleità personali. È ancora più giusto che un sindaco decida in piena libertà e senza il ricatto politico di nessuno”. Poi il sindaco: ” Dopo una lunga consultazione e un confronto sereno e maturo ho deciso fosse giusto comporre la giunta con i sei consiglieri che si erano già dimessi all’inizio del mandato ovvero Fele, Pisacane, Acanfora, Chirico, Sicignano e Fogliame. Ognuno senta sulle sue spalle la responsabilita del ruolo nel momento difficile che vive la politica e il Paese è dia il meglio di sé nel solo ed esclusivo interesse della città”.
Questa giunta rende scontenti i consiglieri comunali Mimmo Casciello e Alfonso Carotenuto. Infatti avevano chiesto un posto nell’esecutivo cittadino. La deleghe saranno pronte nel corso della prossima settimana così come il cda Acse dove dovrebbe restare D’Angolo. Presente alla conferenza anche il neo consigliere di maggioranza Michele Raviotta. Finora l’unico vincitore sembra essere Raffaele Sicignano che ha mantenuto il posto in giunta distaccandosi dal gruppo Identità Scafatese con cui aveva fatto una battaglia prima del bilancio.

Gennaro Avagnano