Si spengono le luci per il dolore

Erika Noschese

Lutto cittadino a Salerno, quest’oggi, in segno di rispetto per le 26 vittime sbarcate a Salerno lo scorso 5 novembre a bordo della nave militare spagnola Cantabria, “come segno doveroso di dolore e commiato nei confronti di queste giovanissime ragazze che hanno trovato la morte in una delle ennesime tragedie del mare”, come dichiarato dal sindaco Enzo Napoli. Alle 10 di questa mattina, presso il Cimitero Monumentale di Salerno verranno celebrate le esequie, nella piazza degli Uomini Illustri. A dispetto di quanto precedente- mente annunciato non ci sarà la presenza del Ministro dell’Interno Minniti o di altri rappresentanti del Governo. Confermata, invece, la presenza del governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, oltre al sindaco Enzo Napoli ed all’assessore Savastano. Simbolicamente, questo pomeriggio, dalle 18.30 alle 19 verranno spente le Luci d’Artista in Piazza Flavio Gioia, nella Villa Comunale e sul Corso cittadino proprio in segno di rispetto per le giovani vittime. Nella giornata di mercoledì, il primo cittadino Enzo Napoli ha inviato una lettera ai dirigenti scolastici degli istituti del territorio chiedendo a docenti e alunni di rispettare un minuto di raccoglimento. Le bare saranno disposte nell’ossario del cimitero, con una rosa bianca mentre sul feretro delle due giovani nigeriane incinte saranno deposti altri due fiori, per ricordare le due vite spezzate ancor prima di nascere. Intanto, altre tre vittime sono state identificate: si tratta Ozuoma Okpara, 24enne nigeriana, Ugechi Fawour Omba 29enne della Nige-ria e Loveth Jonathan di cui non si conosce l’età. Nei giorni precedenti, invece, sono state identificate Marian Shaka e Osato Osaro, riconosciute rispettivamente dal marito e dal fratello. Queste cinque salme, a cui si è riusciti a dare un nome, verranno sepolte nel cimitero di Salerno insieme ad altre 5 salme. Le altre saranno tumulate presso i cimiteri comunali di Sassano, Montesano sulla Marcellana, Battipaglia, Contursi Terme, Novi Velia, Polla, Atena Lucana, Montecorvino Rovella, Pellezzano, Baronissi che ne accoglierà due, Pontecagnano, Sala Consilina. Il rito sarà laico, con un momento di preghiera cattolico celebrato da monsignor Luigi Moretti e uno islamico affidato all’imam Abderrhmane Es Sbaa in quanto le vittime non sono tutte di religione cattolica. Imponente il servizio d’ordine che seguirà attentamente le procedure di accoglienza dei presenti al cimitero tanto da esser stata richiesta la presenza della protezione civile di Salerno.




E’ morto don Luigi Zoccola. Il vescovo si commuove durante la messa. Domani i funerali

SALERNO. E’ morto stanotte uno dei sacerdoti più amati della diocesi. Don Luigi Zoccola non è riuscito a superare una crisi causata da un edema polmonare e stanotte è deceduto all’ospedale “Ruggi”. E’ tornato in cielo il giorno del santo patrono della città.  Il vescono mons. Moretti, nella preghiera dei fedeli durante la celebrazione in onore di San Matteo, con voce rotta dall’emozione ha invitato a pregare per il sacerdote deceduto: molti i volti smarriti e rattristati dalla notizia.

Dalle prime ore della mattina un pellegrinaggio di tantissimi fedeli si è riversato all’obitorio. Alle 12,00 la Salma sarà portata nella Chiesa dei Santi Andrea e Giovanni Battista in Filetta-Pezzano di SanCipriano Picentino, dove saranno celebrati i funerali domani 22 settembre alle 16.

Don Luigi è stato per oltre un quarant’anni il sacerdote di San Felice in Felline a Torrione Alto ma era un punto di riferimento per tutta la città a livelllo personale e non solo. Tifoso del Milan e delal salernitana, ha guidato anche la squadra di calcio di Filetta di San Cipriano Picentino,  la Dz Picenia, allenata dal fratello Mimmo.

Domani un ampio ricordo su Le Cronache

 




Pagani. L’ultimo saluto a Regina Ceglia, il sorriso del calcio femminile

PAGANI. Non hanno voluto macare all’ultimo saluto al “Sorriso del calcio femminile”, la povera Regina Ceglia, morta nell’incendio dell’abitazione dei suoi genitori, in via Caduti di Superga. Atlete da Milano, Firenze e da altre province campane hanno preso parte alla cerimonia funebre nell’affolata chiesa del Carmine. «Tnata gente è stordita dal dolore e scuote la testa», ricorda una sua amica. Sabato, si vedranno tutti gli amici in un locale per ricordarla. Domenica una squadra di calcio giocherà con magliette con il suo visoo il suo nome  stampato sopra. La commozione era tanta. Poco dopo il funerale, una sua amica, Susy Musella, afferma:«”Vorrei riavvolgere il nastro, e tornare indietro per cambiare le cose e non sentirmi così impotente”. ( credo sia il pensiero di tutto, di sicuro il mio).». E Gina lanzuolo, un’altra amica: « É stata dura dover salutare Regina. Ha spezzato il cuore di  tutti i presenti che inevitabilmente non hanno trattenuto le lacrime. Tantissime erano le ragazze che giocavano a calcio e che volevano rivolgerle ancora un saluto. É riuscita a farsi voler bene anche da persone che l’han vista solo due volte, o poco più, e che nonostante il poco tempo trascorso insieme hanno pianto per il suo viaggio senza ritorno. Sarà pure andata via, ma il suo ricordo resta impresso in tutti noi». E l’affetto che godeva Regina era tanto, come testimoniano gli accessi al nostro sito per lo speciale dedicato alla tragedia che l’ha portata via e al suo ricordo.
Un sorriso spento dalle fiamme che certamente rimarrà vivo nel ricordo di miglaiia di persone.




Castel San Giorgio – Pagani. Oggi i funerali di Rosa Izzo

PUBBLICATO OGGI SU LE CRONACHE IN EDICOLA

Castel San Giorgio – Pagani. Saranno celebrati oggi i funerali di Rosa Izzo, la 29enne deceduta in un incidente stradale in Marocco. La salma giungerà alle 11 all’aeroporto di Napoli per poi essere trasportata nelal cappella della frazione di Trivio di Castel San Giorgio, la località di origine della ragazza trasferitasi da qualche tempo a Pagani. La salma poi procederà per la chiesa di San Biagio a Lanzara di Castel San Giorgio, dove, alle 16, saranno celebrati i funerali. Nelle prossime ore, inoltre, potranno conoscersi ulteriori particolari delle indagini delle autorità locali per stabilire eventuali responsabilità nel sinistro. Rosa, madre di due bambine in tenera età, era in vacanza quando, nella notte del 10 agosto scorso, è morta in un incidente nei pressi di Rabat.




L’ultimo saluto a Lidia. Il fotoracconto, le indagini, le interviste

Dal numero di Le Cronache oggi in edicola.

SAN MARZANO SUL SARNO. Ultimo saluto alla piccola Lidia: tante famiglie marzanesi e una folta comunità romena proveniente da tutto l’Agro si sono stretti attorno a Gheorghe, il papà di Lidia, durante il rito ortodosso celebrato nella cappella del cimitero marzanese. L’auto funebre con la piccola bara bianca è partita dall’obitorio dell’ospedale “Martiri di Villa Malta” di Sarno per giungere al cimitero di San Marzano sul Sarno verso le 16 dove ad accogliere la piccola bara bianca c’erano tanti bimbi connazionali con fiori bianchi e peluche tra le mani. E c’erano anche i vicini di casa, tra le lacrime. Si, quei vicini che accompagnavano la dolce Lidia alla ludoteca di mattina e l’andavano a riprendere di sera, gli insegnavano la lingua italiana, le facevano da mangiare da sei mesi, ci giocavano durante il pomeriggio in attesa del ritorno dal lavoro del papà romeno. Quei vicini che hanno riempito di fiori la piccola cappella e riposto un quadretto con la foto della piccole romena sulla bara. C’era il sindaco Cosimo Annunziata, il presidente del Consiglio Comunale Silvio Oliva, l’assessore Francesca Barretta e alcuni consiglieri comunali per l’addio ad una loro concittadina anche in rappresentanza di un’intera comunità.
Si chiudono così tre giorni di passione per il comune dell’Agro nocerino, inziati con la morte di una bimba di tre anni, la notizia falsa, riportata su un quotidiano, sul decesso causato da sevizie e violenze sessuali e sulla smentita praticamente immediata. La bimba, come confermeranno poi l’esame esterno e l’autopsia, non presentava alcun segno di violenza di alcun genere.
Nessun orco, quindi, ma solo la triste storia di una famiglia immigrata che viveva di stenti per garantire un futuro migliore a Lidia. Per farla studiare e vivere in Italia. Invece, in poche ore questi sogni sono svaniti nel nulla. Ora, dopo l’addio, per Gheorghe Buzatu non sembra del tutto finita.
Forse la Giustizia ci vuole vedere ancor più chiaro. E, sabato pomeriggio, il bracciante 35enne è stato nuovamente ascoltato dai ccrabinieri di San Marzano per tutto il pomeriggio.
Raimondo Aufiero

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«Ha fatto tanto per mantenerla»
Il sacerdote ortodosso in difesa del papà della bimba
SAN MARZANO SUL SARNO. «È una situazione singolare – afferma padre Bogdan Filip parroco della Chiesa Cristiana Ortodossa di Salerno che ha celebrato insieme al sottodiacono Massimiliano Autero – è mancata la mamma e se n’è sentita la mancanza». Lei conosceva la famiglia? «Non bene, però sapevo della situazione e posso dire che Gheorghe ha fatto il possibile per la figlia. Ha lavorato tanto per mantenerla anche all’asilo. Poi non so dire di più».

 

«Noi fatti passare per carnefici»
La rabbia dei vicini per la diffusione delal falsa notizia sulla violenza sessaule sulla piccina  
SAN MARZANO SUL SARNO. I “vicini di casa” per voce di Antonio Pagano hanno annunciato querela per diffamazione a mezzo stampa alle testate e ai giornalisti che hanno riportato la falsa notizia della violenza sessuale praticata sulla bimba. «Un paese intero per molte ore ci ha considerato come carnefici, anche se non è stato riportato nessun nome la gente sa dove abitiamo e subito ha fatto due più due». «Nelle prossime ore daremo mandato al nostro legale di fiducia per sporgere la querela» conclude Pagano.

 

La commozione alle esequie anche dei compagni di asilo
funerali bimba lidia 5Tanta rabbia. Questo è il sentimento diffuso tra i presenti ieri ai funerali della piccola Lidia. rabbia per non essere riusciti, come comunità, a salvaguardare una bimba così piccola, e rabbia per voci infondate sulle cause del decesso della bimba. La comunità si interroga su cosa abbiano fatto  le istituzioni, in particolare i servizi sociali e il Piano di zona, per scoprire i casi di difficoltà in cui versava la famiglia di Lidia, alla quale era rimasta solo il padre, dopo che la mamma era andata via in Romania, e l’affetto dei vicini.

 

 

Le indagini continuano
Non è certamente chiusa l’inchiesta del pm Giuseoppe cacciapuoti sul decesso di Lidia. Si attendono ancora i risultati definitivi dell’autopsia, nonostante siano state escluse violenze di ogni genere. E da questa indagini potrebbero aprirsi nuovi filoni per comrpendere come mai la bimba vivesse in condizioni difficili e perchè non sia stata aiutata prima dalle istituzioni

 




Scafati. Funerali di Luca Ferrara, polemiche per la pubblicazione di una foto

Grande commozione per l’ultimo saluto al “Big One”, Luca Ferrara, deceduto a soli 32 anni a Marina di Eboli per cause naturali, domenica mattina. Tantissimi gli amici e conoscenti che si sono stretti alla famiglia, al papà funzionario comunale e alla mamma commerciante, per l’estremo saluto a Luca. I funerali si sono tenuti alla Parrocchia di San Francesco Di Paola ieri pomeriggio. La città è rimasta molto scossa dalla tragica notizia. Luca è descritto come un ragazzo buono, disponibile e generoso. Molto conosciuto per la musica e per il gruppo con cui si esibiva. Luca sembra essere morto a causa di un malore sopraggiunto mentre era in acqua. L’ambulanza sarebbe arrivata dopo circa mezz’ora, quando il giovane era già morto. Polemiche sul web per una foto che ritrae il corpo del povero Luca sulla spiaggia, in attesa del medico legale, coperto da due ombrelloni e da teli per il mare. Il tutto nell’indifferenza dei bagnanti. Foto che Le Cronache ha deciso di non pubblicare




Simone e Gerardo: l’ultimo applauso

di Carmine LANDI

BELLIZZI. «Vi promettiamo che non vi deluderemo mai, ma tornate, ché sennò come lo conquisteremo il mondo?».

È una ragazza a parlare, e ha il cuore in gola, e il suo monito è rivolto a Gerardo Farella e Simone Rocco. I corpi dei due ragazzi sono all’interno di quelle bare, sul sagrato della chiesa “Sacro Cuore” di Via Roma. Attorno c’è tutta Bellizzi che, alle ore 18 del giovedì nero, ha mollato ogni cosa – non c’è una serranda alzata – e ha affollato quel piazzale. Ci sono i papà, Angelo e Gennaro, le mamme, Filomena Calabrò e Rosanna Santese, e i fratelli; ci sono gli amici, coi volti rigati da fiumi di lacrime; c’è una città che, dall’alba di domenica, non riesce a pensare ad altro che non sia una Ford Focus sfasciata contro un maledetto albero.

Lo dice pure don Vincenzo Sirignano: «da domenica, qui a Bellizzi, non si vive più».

Quando due ragazzi – Gerardo aveva 19 anni e Simone 21 – ci lasciano innocentemente la pelle, scovare delle ragioni è difficile pure per i più devoti. “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo”: sono le parole della prima lettura, tratta dal Libro della Sapienza, e per il presule «i due sono giunti in breve tempo alla perfezione, perché vivere la sapienza vuol dire intrattenere buone relazioni col cielo, col prossimo, col creato e con sé stessi».

Il Vangelo, poi, racconta di quando, all’atto della morte del Cristo, “si fece buio su tutta la terra”, e pure Gesù urlò contro il Padre, sentendosi abbandonato. Poi, però, al sepolcro, i discepoli videro un giovane vestito di bianco, che li esortò a non cercare i vivi tra i morti.

«Ma Dio – spiega il parroco, don Antonio Piccirillo – deve donare alle famiglie un cuore grande, capace di capire il significato di quella prova e di tenere ancora aperte le braccia, per abbracciare i figli, ma alla stregua di quell’uomo che è sulla croce».

Ci vuole un cuore grande. E ci vuole il silenzio. «In questi momenti – dice il sindaco, Mimmo Volpe, al termine della celebrazione – le parole non servono, ed è nel silenzio che Bellizzi s’è riscoperta unita».

Gerardo e SimoneE quelle migliaia di bellizzesi, attorno alle due bare, restano in silenzio. E piangono. E, dopo il rito, battono le mani, ché c’è una canzone, amata dai due ragazzi, che vien fuori dagli amplificatori. Dice: “non piangere, bambino, perché il cielo ha un progetto per te».

Quaggiù, però, è un po’ più difficile. Quaggiù, che Dio ci perdoni, questo progetto non lo capiamo. Quaggiù, tuttavia, quei giovani dal cuore d’oro non li dimenticherà nessuno. E il mondo, allora, è già conquistato. Ciao, ragazzi.

 

 

SIMONE STA MEGLIO. Migliorano le condizioni di Simone Parisi, il ventenne che era in quella Ford Focus insieme ai due amici e che ora è ricoverato presso l’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, a Salerno. C’è pure suo padre al funerale di Gerardo e Simone, e il sindaco lo saluta e lo ringrazia: «il papà di Simone ci ha portato una buona notizia, raccontandoci che il figlio è stato stubato, respira e l’ha anche riconosciuto».




«Un angelo volato in cielo»: l’ultimo saluto a Checco

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. «Un angelo volato in cielo»: sono le parole che don Francisco Saverio Guida, parroco della comunità “Santa Maria delle Grazie” in Belvedere, ha pronunciato ieri mattina durante i funerali del piccolo Checco, il bimbo di quattro anni morto venerdì mattina, a Battipaglia, dopo un’aspra battaglia contro il cancro durata per ben due anni.

In prima fila, naturalmente, c’erano Walter Monari e Maria Maffongelli, i giovani – lui 43enne e lei 34enne – genitori del bimbo defunto: neppure una lacrima a dar sfogo all’immenso dolore che i due portano dentro in questo momento; una sofferenza straziante, quella provata da chi è costretto a dire addio al proprio pargoletto, per la quale non ci si potrebbe far trovare pronti neppure dopo la più lunga delle attese.

Chi la conosce da sempre, ha parlato di Maria come di una donna cambiata: la giovane, bella e sempre pronta a sorridere, ieri sembrava uno spettro dallo sguardo spento e del cuore distrutto.

Genitori Checco funerale«Non voglio cose tristi – ha affermato don Franco – perché oggi non siamo qui riuniti per un semplice funerale, ma per una celebrazione eucaristica in onore di un angioletto»: il presbitero, di fatto, non ha scelto il rituale esequiale, ma il formulario proprio della messa in onore degli angeli, e anche i paramenti erano bianchi, candidi come quella piccolissima bara, che portava dentro un cuore enorme.

«A Natale – ha aggiunto il sacerdote, che, nel corso dell’omelia, s’è interrotto più volte, fermato da un tenero pianto – Francesco Pio è venuto in parrocchia correndo, e mi ha detto “vado da Gesù, perché devo chiedergli un regalo che babbo natale deve portarmi”: ora me lo immagino così, mentre corre verso il Cristo, e prego affinché il piccolo Checco insegni anche a noi a correre allo stesso modo verso Gesù».

Anche quel cancro, purtroppo, s’è messo a correre: una corsa sfrenata, che all’improvviso, però, sembrava esser stata sedata dalle cure effettuate dai medici dell’ospedale pediatrico “Santobono Pausilipon” di Napoli, tanto che, durante la scorsa estate, al piccolo erano stati tolti perfino i sondini.

Poi, però, il folle cavallo tumorale ha ripreso a galoppare, fino a costringere i camici bianchi del nosocomio partenopeo a sventolar bandiera bianca: “riportatelo a casa, ché non c’è più nulla da fare”.

E i genitori a casa ce l’hanno riportato, ma avevano ripreso a sognare quando il bambino aveva registrato degli ulteriori miglioramenti: sembrava che fosse arrivato il miracolo, e quella carezza di papa Francesco, che lo scorso 1 aprile, nel sagrato di Piazza San Pietro – in occasione della visita pastorale a Napoli, Maria e Walter non avevano trovato i pass – aveva incontrato il piccoletto di Battipaglia, è apparsa come un segno divino.

checco battipaglia

Eppure, il destino si diverte a fare scherzi folli, incomprensibili, di fronte ai quali non potrà mai esserci alcun sollievo: rendono bene il concetto quei bimbi di quarta e quinta elementare della scuola primaria “John Fitzgerald Kennedy” (Istituto Comprensivo “Alfonso Gatto”) che ieri mattina, su esortazione della responsabile del plesso, l’insegnante Maria Angela Ungaro, alle 11:30 si son fatti trovare dinanzi alle porte dell’edificio scolastico, proprio di fronte alla chiesa, versando lacrime copiose e strazianti al passaggio della bara bianca. Quella minuscola cassa di legno, all’interno della quale c’era soltanto il corpicino di quel bimbetto curioso, con gli occhi vispi e la voglia di vivere, che, come riferito al termine della messa dalla zia, «non s’era mai lamentato del dolore»; l’anima di Checco, infatti, ieri mattina è tornata a volare libera. Ma Belvedere no, e Battipaglia neppure: in città, infatti, il tempo s’è fermato.

E tutti cercano un perché, e in molti si interrogano su quanto sia strano vedere un bimbo morire per il cancro. Dubbi fatti propri anche dall’associazione “Noi Genitori di Tutti”, composta da molti attivisti campani che hanno perso i figli proprio a causa delle disastrose condizioni ambientali del casertano e del napoletano: il gruppo di genitori, timonato da Tina Zaccaria – anche lei è stata costretta ad assistere alla sepoltura di unangioletto, Dalia, che aveva appena 14 anni –, era entrato in contatto con Checco e con la sua famiglia, attraverso le tante iniziative ospedaliere organizzate, e immediatamente aveva preso a sospettare che anche il quadro ecologico battipagliese fosse tutt’altro che roseo.

Tremendi dubbi, che ieri, in seguito al decesso di Checco, hanno lasciato spazio ai mesti commenti della Zaccaria e dei suoi: «Abbiamo il cuore a pezzi, le gambe stanche, le mani vuote! I nostri figli muoiono mentre i veri mostri vivono in ricchezza; una ricchezza acquisita illecitamente avvelenando la nostra terra. La ricchezza più bella, invece, a noi mamme, l’hanno strappata dalle nostre braccia.Di fronte ad un numero sempre più crescente di bambini ammalati di cancro provenienti anche da quelle zone ci chiediamo:“ i confini delle terra dei fuochi rientrano davvero in quel 1%?”. L’unica risposta è il silenzio dello Stato».

Quel che è certo è che i bimbi di Battipaglia hanno un nuovo angelo custode: il suo nome è Checco.




Ciao Enzo, canta in Paradiso

Tra applausi, urla strazianti di dolore e lacrime ieri alle 16:30 si sono celebrati i funerali del giovane Vincenzo Bevilacqua, noto per le sue capacità canore.
Il diciannovenne è deceduto, dopo quattro giorni di coma, nelle prime ore di domenica a causa di un mix di droghe, alcol e farmaci.
Ad accoglierlo nella Chiesa della Madonna di Pompei di Mariconda amici e parenti che commossi e sconvolti per l’accaduto sono accorsi per salutare il loro Enzo.
Tra i presenti, tanti ragazzi come lui che ancora increduli hanno assistito all’ estremo saluto all’amico con cui fino a qualche giorno fa ridevano, parlando dei progetti futuri.
Non sono mancati anche alcuni suoi colleghi neomelodici come Matteo Vitolo alias Nino Esposito:
“Condividevamo la passione per il canto. Ero molto amico di suo fratello Alessio e tante volte ci siamo esibiti insieme. Sperava un giorno di poter avere un grande successo, cantare lo divertiva e faceva divertire i suoi amici.”
Poi dichiara di aver scritto e recitato in un video per lui anche una poesia a nome di tutti coloro che lo amavano: “A vir sta gent comm sta chiagnenn/ e o sacc.. già te ne stai penten / A vintann a vita nun se po spezzà / pecchè a sta assenz nisciune mai se po abituà / E mo che rest e te? /Na bella canzon cantat ngopp o casermon / e tanta gent ca ric: ” Er Propr Nu Brav Guaglion.”
Appassionato di Mauro Nardi, Enzo Salerno, nome d’arte, spesso si esibiva nei pressi del casermone popolare di Sant’Eustachio tra l’entusiasmo dei suoi fan che riempivano il suo cuore di orgoglio.
“Inebriava tutti con la sua voce, amava sua figlia nata da poche settimane – legge la cugina sull’altare durante le esequie – ma siamo fatti di carne e Vincenzo si è lasciato sopraffare dalla debolezza, reagendo come non doveva. Mi rivolgo a te, dai forza a tutti noi da lassù specialmente a tua mamma.”
Anche il sacerdote che, con emozione e coinvolgimento, ha celebrato la Santa Messa ha voluto lanciare un forte messaggio rivolto a tutti i giovani: “Siate coraggiosi. Non dovete mai perdere la speranza e la voglia di vivere. Vincenzo e la sua famiglia, così semplice e umile, hanno affrontato tanti momenti tristi e difficili ma hanno sempre continuato ad avere fede. Per questo oggi sono qui con un unico desiderio: che il loro Enzo possa vivere per sempre accanto a Dio.” Con fiori bianchi, striscioni in suo onore e sciarpe della Salernitana, la sua squadra del cuore, tutti hanno salutato per l’ultima volta il giovane che sembra aver portato via con sé anche la pace e la serenità di un intero quartiere. Anche l’ex juventino Enzo Maresca, in attesa di sistemazione, ha ricordato Enzo Salerno (con un “ciao enzuccio”) sul suo profilo facebook condividendo un messaggio della zia: “Amore sei volato in cielo ,senza poterci dire nemmeno ciao ,a presto, lenostre preghiere non sono state vane ,ma son servite ad accompagnarti da gesù e maria .un grazie a tutti per il pensiero da parte della famiglia ,cioa angelo di zia”.




L’ultimo saluto all’avvocato Giuseppe De Simone

I funerali di Giuseppe De Simone

C’erano i suoi direttori di un tempo come Enzo Ragone, Antonio Bottiglieri, Enzo Todaro, i suoi giornalisti come Josè Elia, Enzo Casciello, Gianni Giannattasio, c’era al gran completo l’attuale staff tecnico e giornalistico di Telecolore capitanato dal direttore Franco Esposito. C’erano i suoi amici, tutti o quasi. Per l’avvocato Giuseppe De Simone ieri l’ultimo viaggio accompagnato dalla mamma Anna, dalla moglie Renata, dai figli Anna e Francesco, dai fratelli Antonio e Umberto. E dall’affetto di tanti amici che gli hanno voluto bene. “Se ne è andato con grande discrezione – ha detto nella sua omelia padre Gerardo Cardaropoli che ha celebrato la Santa Messa nella chiesa del Sacro Cuore – come era nel suo stile di vita”. Padre Cardaropoli ha sottolineato “la grande sensibilità culturale dell’avvocato De Simone ma anche la sua dimensione familiare di padre, marito e nonno”. Al termine della funzione religiosa il figlio Francesco ha ricordato uno degli aforismi del papà.
Erano presenti tra gli altri Carmelo Conte, Alfonso Andria, Alberto Cuomo, Ermanno Guerra, Tino Iannuzzi, Ferdinando Argentino, l’assessore Petillo, l’avvocato Michele Tedesco, Bruno Frangione in rappresentanza della MeM, Guglielmo Saracca, Ambrogio Ietto, Enzo Landolfi, Claudia Bonasi, Gigi Casciello, Pierino D’Elia, Gerardo Sicilia, Agnese Ambrosio, Enrico Bottiglieri e il nostro direttore Tommaso D’Angelo.