Loris Del Campo, questa mattina l’ultimo addio

Si terranno questa mattina alle 11, presso la chiesa San Demetrio di via Dalmazia, i funerali di Loris del Campo, il 28enne tifoso della Salernitana che ha perso la vita ieri sera, a bordo della sua moto.  Intanto, sono ancora in corso di accertamento le cause della morte del giovane Loris. Il 28enne è morto in sella alla sua Honda SH150, mentre percorreva il Lungomare Trieste. Con lui c’era anche una ragazza. Le indagini sono state affidate al Comando della Polizia municipale di Salerno. Al momento i caschi dei due giovani sono stati sequestrati, così come il motociclo e una macchina che si trovava di passaggio in quei drammatici momenti. Folla e commozione ieri sera all’arrivo della salma in obitorio. Tanti tifosi si sono recati a rendere omaggio a questa giovane vita spezzata. Intanto la salma è stata liberata dal pm incaricato ed è stata restituita ai familiari. Al cordoglio della comunità salernitana si aggiunge quello del sindaco di Vincenzo Napoli “fortemente addolorato”. Il ragazzo era molto conosciuto ed era un tifoso della Salernitana.




Salerno piange il tuo amore a servizio della verità

di Giovanna Naddeo

Volti impietriti dal dolore di fronte al suo sorriso fresco e contagioso, un sorriso che illumina la prima del giornale poggiato dolcemente su fiori e maglia dell’Alma. Ogni parola o tentativo di conforto è vana. Il chiodo fisso è uno solo: “Perché, perché a lei?”. Nella giornata di ieri, in centinaia hanno affollato la chiesa e il sagrato della chiesa di “Santa Margherita e San Nicola del Pumpulo”, nel quartiere Pastena, per l’ultimo saluto alla giornalista e amica Marta Naddei. Puntuale alle ore 13, il feretro in legno chiaro sulle spalle dei giocatori dell’Alma Salerno Calcio a 5 ha varcato la soglia circondato dall’affetto e dalla profonda stima di parenti, colleghi, amici e di quanti leggevano avidamente il suo lavoro. «Un dono per l’intera comunità salernitana», come afferma don Sabatino Naddeo nel corso dell’omelia. «Marta era sempre attenta, vigile, in continua difesa della verità. Il suo lavoro, un pungolo, sempre pronto a sensibilizzare tutti a seconda delle occasioni, dall’attualità alla politica allo sport. Con profondo spirito di servizio, lei è entrata nelle cose perché noi potessimo capirle, con amore e passione». E poi: «La sua non era futile ricerca dello scoop, bensì promozione del vero». Poi, l’esortazione: «Dobbiamo rimboccarci le maniche come faceva lei. Marta, un autentico esempio da seguire». Al termine del rito funebre, animato per l’occasione da una ricca delegazione del coro diocesano, il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, prende la parola. «Marta era una grande giornalista, apprezzata e stimata anche oltre i confini salernitani». Poi, la nota personale: «Ricordo la prima volta che la incontrai. Notai immediatamente i suoi occhi grandi e curiosi. Da lì è nata una grande amicizia. Prima di tutto, sapeva ascoltare». E poi: «Tutte le foto pubblicate sugli organi di informazioni e sui social network la ritraggono sempre sorridente e radiosa. Marta trasmetteva gioia, entusiasmo. Trasmetteva forza. Era ed è la nostra forza». Seguono le parole del direttore del quotidiano “Le Cronache”, Tommaso D’Angelo, che, nel rievocare il primo incontro con la sua “Martina”, ne esalta la tenacia e la caparbietà. La benedizione e l’ultimo bacio si svolgono all’esterno, sul sagrato. Un profondo applauso saluta il feretro prima che il corteo si diriga verso il cimitero di Salerno. Tanti i messaggi di cordoglio e di affetto rivolti alla famiglia Naddei e alla redazione de “Le Cronache e “L’Ora di Cronache”. «Il mondo dell’informazione salernitana perde una cronista di gran valore, una giornalista capace che con le sue inchieste aveva dimostrato di vivere con grande impegno civile la professione giornalistica». Così il coordinatore provinciale della Lega, Nicholas Esposito. «Una grave perdita per tutti noi. Riposa in Pace Marta».

 




Pugno chiuso e Bella Ciao, l’ultimo saluto a Giannattasio

di Erika Noschese

Braccio alzato, pugno chiuso e – nonostante la pioggia battente – è stato intonato “Bella ciao”. Così la Salerno antifascita, ieri, ha salutato per l’ultima volta il compagno Luigi Giannattasio. Il presidente dell’Anpi della sezione di Salerno è morto, dopo aver a lungo combattuto contro un brutto male, giovedì mattina, ricoverato all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Alla chiesa di San Paolo ai Saveriani, al rione Petrosino, ieri pomeriggio c’erano tutte le persone che in questi anni lo hanno accompagnato nelle sue lotte, nell’affermazione dei valori antifascisti e nelle battaglie che ha portato avanti, con quella testardaggine che lo ha sempre contraddistinto. Tra i presenti anche l’assessore alla Cultura Antonia Willburger, il segretario generale della Cgil Arturo Sessa, i membri dell’associazione Memoria in Movimento e il presidente Angelo Orientale, i rappresentanti di Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, vari movimenti e comitati solo per citarne alcuni. Una folla gremita ha atteso l’arrivo della salma, partita dalla sala mortuaria del nosocomio locale, diretta alla chiesa dei Salesiani. Al termine della funzione i partecipanti hanno voluto omaggiare, ancora una volta, Giannattasio, intonando “Bella ciao” con il pugno chiuso. Ad esprimere parole di cordoglio per la morte del presidente dell’Anpi Salerno il sindaco Vincenzo Napoli: «Esprimo a nome mio personale e della Civica Amministrazione il più profondo cordoglio per la scomparsa di Luigi Giannattasio, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani di Salerno. Giggino è stato un fiero testimone, in tutta la sua vita, dei più alti valori democratici ed antifascisti – ha detto il primo cittadino – La Sua scomparsa addolora tutta la nostra comunità nella quale egli ha svolto una preziosa militanza civile con particolare riguardo per le nuove generazioni». Cordoglio anche da parte del presidente della Provincia Michele Strianese: «La morte di “Gigino” Giannattasio ha colpito tutta la nostra comunità in particolare l’Anpi di cui era presidente. Luigi Giannattasio era un combattente, dalla sua vita militante antifascista fino alla sua lotta personale contro la malattia per cui stava male da tempo – ha detto Strianese – Eppure, nonostante tutto, non faceva mancare la sua presenza alle varie iniziative antifasciste e antirazziste che si sono tenute in città fino a pochi giorni fa. È un grave lutto per tutti noi, perché con Gigino Giannattasio viene meno la forte testimonianza di resistenza civile a tutela dei più alti valori democratici e antifascisti che lui portava avanti da sempre, giorno dopo giorno. Rimane con noi il suo instancabile impegno nella difesa di diritti umani e civili che ci lascia in eredità. Tocca a tutti noi ora proseguire il suo lavoro per consegnare alle nuove generazioni una società profondamente radicata su valori antifascisti e antirazzisti come ci indica la nostra Costituzione». «Gigi non era semplicemente il presidente dell’Anpi di Salerno. Ha rappresentato il movimento antifascista dell’intera provincia di Salerno con il garbo di chi sa di voler fare la rivoluzione, in particolare negli ultimi anni, unendo tutte le forze possibili, sia politiche che dei movimenti civici. Questa ennesima battaglia lo ha sconfitto, ma noi continueremo a combattere per i valori dell’antifascismo e della democrazia», ha detto il segretario provinciale del partito socialista di Salerno, Silvano Del Duca. Alle parole del segretario provinciale del Psi si sono associate quelle di Vittorio Cicalese, segretario cittadino della Federazione dei Giovani Socialisti di Salerno: «Luigi è stato con noi fino all’ultimo. Una settimana fa, nonostante il suo male, era in piazza con noi per manifestare con il movimento delle sardine. Un ennesimo atto, l’ultimo, di attaccamento a quei valori che noi continueremo fieramente a portare avanti, nel ricordo della sua persona e dei valori che lui in primis ha saputo rappresentare sul suo territorio».




«Antonio dal cielo vi sorriderà»

di Francesco La Monica

La città di Salerno saluta Antonio Liguori. Applausi, cori e lacrime, ieri pomeriggio, in onore del giovane tifoso della Salernitana scomparso nella tarda serata di domenica scorsa dopo 9 giorni di agonia a seguito di un tragico incidente stradale. Tantissime le persone presenti al Duomo di Salerno per l’addio al giovane. La salma di Antonio, partita dall’obitorio dell’ospedale “Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, ha raggiunto inizialmente la sede degli Ultras “Movement Salerno”, gruppo di cui Antonio è stato cofondatore. Toccante lo striscione esposto dagli amici degli Ums su un balcone di via Porta di Mare:” Salerno e il tuo rione… ti rende onore! Ciao Ultras”. Il corteo è poi proseguito per le vie interne del centro storico di Salerno. I tifosi hanno omaggiato la memoria del fratello scomparso con cori, fumogeni e una bandiera raffigurante il suo volto, che da questo pomeriggio campeggerà all’Arechi e in tutti gli stadi d’Italia. “Antonio è qua e canta con gli Ultrà”, “Sarai sempre con noi e non ti lasceremo mai”, “Antonio vive”, “Antonio uno di noi”, “Antonio sempre nel cuore”, i cori lanciati dai fratelli dell’Ums. Il feretro, accompagnato dai familiari, dagli amici di sempre e da centinaia di tifosi, ha poi raggiunto la Cattedrale di Salerno. L’arcivescovo Andrea Bellandi e il parroco del Duomo di Salerno, don Michele Pecoraro, hanno accolto l’arrivo del giovane nella Cattedrale. Oltre agli amici bresciani giunti direttamente dal capoluogo lombardo per rendere omaggio all’ultrà salernitano, presenti anche le delegazioni di due tifoserie storicamente rivali come Cavese e Paganese, che hanno deposto un mazzo di fiori sulla bara bianca. In rappresentanza del Comune di Salerno, presenti il sindaco Vincenzo Napoli e l’assessore allo sport Angelo Caramanno, accompagnati dall’onorevole Piero De Luca. Emozionanti le parole di un commosso Don Michele Pecoraro pronunciate nel corso dell’omelia:«Ogni parola, in circostanze come questa, diventa vana. Ci sarebbe soltanto bisogno di interiorizzare la tragedia e, soprattutto, di silenzio, lasciando parlare la coscienza ed il cuore. Mi rivolgo soprattutto a voi, carissimi giovani, che affollate questa, nostra, meravigliosa casa. Mi rivolgo con la parola del Signore a voi che siete la forza, la speranza, la vera novità della storia. Alzatevi dalla tomba del male, dal vizio e da ogni tipo di dipendenza. Alzatevi da una vita trascorsa senza Dio. Insieme al tifo sportivo – conclude don Michele Pecoraro – che ci appassiona e ci accomuna tutti, sappiate sempre condurre la vostra vita con dignità. Sappiate sempre perseguire i colori sacri della verità perché a tutti e, specialmente a voi, spetta il compito di costituire la civiltà della misericordia e dell’amore… e Antonio dal cielo vi sorriderà”. Al termine della funzione, la salma è stata trasportata presso lo Stadio Arechi, teatro di mille battaglie sportive vissute dal giovane supporter granata e dove, soprattutto, ha vissuto i momenti più belli e intensi della sua giovane vita spezzata troppo presto. Ad attenderlo, uno striscione esposto dalla fidanzata Alessia sui cancelli antistanti la Curva Sud che Antonio frequentava abitualmente. “Sempre con me amore mio!”. Questa la dedica della giovane al suo amato compagno a termine di una straziante giornata, che ha scosso l’intera tifoseria granata e la città di Salerno tutta.




Monsignor Giudice «Iolanda, ti chiediamo perdono Siamo stati distratti»

Di Erika Noschese 

Un invito al silenzio che «non è omertà, non è paura». Parole, queste, pronunciate da Monsignor Giuseppe Giudice, vescovo della dio-cesi di Nocera Inferiore- Sarno. Ieri mattina, a Pagani, l’ultimo saluto alla piccola Jolanda, la bimba di 8 mesi morta la notte tra ve- nerdì e sabato, pare a causa delle percosse procuratele dal padre. Quel padre che, fin da subito, ha mostrato lontananza e poco affetto nei confronti di quella bimba il cui unico “peccato” è stato quello di nascere femmina. Sì, perché Giuseppe Passariello, attual-mente in carcere per pericolo di fuga, dopo essere stato fermato dagli uomini agli ordini del vice questore Marcello Castello domenica sera mentre “os- servava” un freccia rossa in partenza per Milano, fin dai primi giorni di nascita mo- strava indifferenza e insofferenza. A quattro mesi ha infatti chiesto alla moglie Immacolata, anch’essa iscritta nel registro degli in-dagati per concorso, di ab- bandonare quella bambina perché lui voleva un maschietto, come il primogenito. Nel corso della celebrazione, in forma riservatissima presso il cimitero di Pagani a cui era presente il sindaco Alberico Gambino e il primo cittadino di Sant’Egidio del Monte Albino, Nunzio Carpentieri, monsignor Giudice chiede perdono alla piccola Jolanda affinché insegni a riscoprire il valore della vita ma soprattutto per altre tragedie simili in futuro. «La sua innocenza ci suggerisce parole di pace. Come vescovo vi invito al silenzio, che non è omertà, non è paura. Questo momento non sia emotivo – ha poi aggiunto il monsignore –Spesso ci dimentichiamo del passato e aspettiamo la prossima tragedia». Intorno alla piccola bara bianca la mamma della bimba, Immacolata, e i familiari più stretti. Da qui la richiesta del vescovo di chiedere perdono a quell’anima innocente: «A cominciare da me,ognuno chieda perdono perché forse siamo stati distratti, forse ci è mancato lo sguardo per comprendere la realtà – ha poi aggiunto monsignor Giudice – Ti chiediamo perdono, insegnaci a scoprire il valore della vita, della convivenza». Parole toccanti quelle del vescovo di Nocera Inferiore-Sarno che non ha mai alzato i toni che ha voluto poi rivolgere un invito a tutti a deporre le armi del cuore e ad imparare la pace: «Evitiamo ciò che non serve – ha infatti detto il monsignore – Jolanda noi veniamo a scuola da te, siamo impreparati, distratti, e poveri. Aiutaci tu a comprendere che le nostre famiglie, le nostre città, lnostre chiese devono accogliere la vita sempre, evitando il giudizio e le parole che non servono». «Dobbiamo solo pregare, per
questa mamma che ha perso la figlia di soli 8 mesi ma anche per questo papà».




Funerali abusivi: il Comune autorizza ditte non abilitate

La vicenda delle onoranze funebri si arricchisce di un nuovo capitolo. E così scende in campo con un’articolata denuncia il direttore del cimitero Di Popolo. Ma che conferma lo stato confusionale in cui versano gli uffici del Comune. Il giorno 2 agosto il Comune di Salerno autorizza, dietro richiesta scritta, di un funerale di un’anziama morta in una casa di riposo a Cappelle. La richiesta è della ditta Aufiero che non è nell’elenco delle ditte autorizzate dallo stesso Comune di Salerno, tanto è vero che nelle settimane scorse fu anche multata di 5mila euro dalla polizia annonaria. La richiesta è del 2 agosto. Il fatto strano lo si evince dalla lettera che il direttore del cimitero ha inviato al Comune, al Suap e alla polizia annonaria. Scrive Di Popolo: “Trovo nella mia email la richiesta della ditta Aufiero per il funerale dell’anziana, ditta che non è compresa nell’elenco di quelle abilitate, elenco fornito dallo stesso Comune. Ma il relativo trasporto è stato effettuato da un’altra ditta, la Donniacuo di Montoro che altrettanto non risulta nell’elenco”. Dunque ci troviamo difronte ad un’autorizzazione richiesta da una ditta non abilitata e il trasporto fatto da un’altra sempre non abilitata. In virtù di questo Di Popolo chiede al Comune di costituire presso il cimitero un nucleo di polizia mortuaria per fronteggiare eventuali raggiri messi in atto da onoranze funebri non autorizzate. Il nucelo di polizia mortuaria serve per apprendere dai parenti dei defunti la ditta di onoranze funebri interpellata e quella che poi ha fatto effettivamente il trasporto. Perchè dopo la stesura dell’elenco da parte del Comune si recano presso il cimitero ditte che prima solo saltuariamente effettuavano il servizio presso il cimitero cittadino”. La richiesta di Di Popolo mira a bloccare l’intermediazione dei funerali, vietata per legge e scoprire i colpevoli. Certo se poi il comune, stando alle carte, accoglie richieste di ditte non abilitate vuol dire che c’è qualcosa che non funziona tra i dirigenti e un certo lassismo verso il problema da parte dell’assessore al ramo Dario Loffredo.




Folla commossa per l’ultimo saluto a Gennaro Giordano-FOTO

Erika Noschese

Oggi la città di Salerno si prepara a dire addio al compagno Gennaro Giordano. Una folla gremita ha accompagnato il feretro fino alla Chiesa Madonna di Fatima. Tanti i personaggi del mondo politico che hanno voluto dire addio al sindacalista salernitano, morto a 74 anni a causa di un infarto. Il sindaco Enzo Napoli, l’onorevole Piero De Luca, l’ex assessore Roberto De Luca, gli assessori Angelo Caramanno, Mariarita Giordano, Dario Loffredo; il segretario Dem Enzo Luciano; Marco Mazzeo e così via hanno espresso tutta la loro vicinanza alla famiglia Giordano.




“Quando parlate di me ridete Non mi vedete ma io sarò lì»

Pina Ferro

“Non ci dimenticare, noi non ti dimenticheremo e da questo momento saremo noi a prenderci cura di tua moglie e della tua principessa Enrica”. E’ la promessa fatta tra le lacrime a Beniamino Tafuri, morto martedì scorso a seguito di un incdente sul lavoro avvenuto all’interno del porto di Salerno. I funerali del 40enne si sono svolti nel pomeriggio di ieri nella chiesa di San Domenico. Ad officiarli è stato don Franco Fedullo. Tanta la commozione in una chiesa gremita di amici e parenti. Tra i presenti anche il sindaco Vincenzo Napoli ed il comandante della Capitaneria di Porto Manna. Sulla bara, portata a spalla dagli amici, la sciarpetta della Juve, squadra di cui Benny era tifosissimo. Don franco Fedullo nel corso dell’omelia ha sottolineato che quanto accaduto è stato un evento sconcertante per l’intera città di Salerno, poi ha focalizzato l’attenzione sul sorriso di Beniamo. Una persona piena di vita e con il sorriso stampato sul volto sempre, anche durante le giornate no. Il sorriso era la sua forza. Tre amichette della figlia di 8 anni, hanno letto tre pensierini per quel papà volato in cielo troppo presto. Ad Alessandro il compito di leggere una lettera, a firma di tutti gli amici, indirizzata all’amico di sempre, immaginando che lo stesso fossè lì ad ascoltare e rispondere. A grandi linee nella missiva veniva evidenziato il dolore degli amici per la grave perdita e il grande vuoto che ora c’è nelle loro vite. “Adesso siamo più soli… chi cercheremo quando avremo bisogno, quando saremo arrabbiati… da chi cercheremo conforto o un sorriso, ma ti facciamo una promessa da questo momento ci saremo noi a badare a tua moglie ed alla tua principessa Enrica”. “Quando parlate di me ridete, perchè voi non mi vedete ma io ci sarò”. Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita dalla chiesa del feretro. Intanto, proseguono le indagini da parte della magistratura, affidate al sostituto procuratore Vittorio Santoro, al fine di stabilire cause ed eventuali responsabilità nell’incidente che è costato la vita a Beniamino Tafuri. Ora si attende l’esito degli esami istologici che dovranno essere eseguiti sui tessuti prelevati nel corso dell’autopsia effettuata mercoledì pomeriggio nell’ospedale di via San Leonardo dal medico legale Giovanni Zotti. Due le persone iscritte nel registro degli indagati.




Tilde, dal dolore alla forza

Erika Noschese

Un dramma nel dramma. La disperazione per aver perso entrambi i figli e un destino beffardo che l’ha sottratta alla vita per un ritardo nei soccorsi, a causa della sosta selvaggia. E’ la storia di Matilde Salerno, l’insegnante in pensione colpita da un infarto nella notte tra domenica e lunedì. La professoressa Matilde non aveva avuto una vita facile: il lutto per la perdita di un figlio in giovane età, la morte della figlia in un incidente stradale avvenuta lo scorso anno ed una nipotina, oggi 13enne a cui badare. E tutta la sua famiglia era la piccola che oggi si ritrova da sola e la badante che aiutava l’ex insegnante nelle faccende domestiche. Per superare la morte del figlio aveva dato vita ad un’associazione per aiutare i ragazzi in difficoltà: Ombra Luce, fondata nel lontano 1992, su iniziativa di un gruppo di docenti, di genitori di ragazzi diversamente abili e di volontari. Dal 1997 l’associazione ha sede a Giovi San Nicola, presso un ex sede scolastica, su assegnazione del Comune di Salerno. Ombra Luce, si occupa di ragazzi dichiarati non scolarizzabili, fuori dalla fascia dell’obbligo scolastico ed ha lo scopo di garantire il mantenimento e la generalizzazione degli apprendimenti attraverso l’interazione degli insegnanti, dei genitori e degli operatori dell’Associazione. Un modo per mantenere vivo il ricordo di un figlio, presto troppo presto. Un destino crudele che si è poi accanito sulla figlia e su di lei. Un infarto, troppi i 15 minuti di attesa dei soccorsi, impossibilitati a raggiungere l’abitazione di via Madonna del Monte, al civico 7, a causa della sosta selvaggia. Una corsa contro il tempo, quella dei soccorritori, che hanno tentato di raggiungere l’abitazione a piedi. Eppure, nonostante il tentativo, non c’è stato nulla da fare: quando gli uomini del 118 sono giunti sul posto non hanno potuto far altro che costatarne il decesso. “Siamo dolenti di comunicare che questa notte ( la notte tra la domenica e lunedì ndr) infausta ci ha portato via la testata d’angolo della nostra associazione, colei che la fondò, la accudì, la sostenne e ci credette dal primo momento. Colei che dedicò tempo, amore e fato a chi di lei aveva bisogno senza negarsi mai, senza sottrarsi mai. Non vogliamo che questo sia il momento per parole di disperazione. La gioia di averti conosciuto, la formazione che ci hai dato, l’esperienza che ci hai lasciato, l’amore per il prossimo che ci hai insegnato non colmeranno il vuoto dei giorni tristi che verranno senza te. Ma ci consola saperti con il cuore gonfio d’amore insieme a Giovanpaolo, Lella e Vittorio, nuovamente uniti nella gloria di Dio, che tanto ti consolò davanti alle grandi prove della tua vita. Tilde, il tuo nome e i tuoi insegnamenti non lasceranno mai questo mondo, finché ci sarà qualcuno ad onorarli e farne virtù. Noi cercheremo di esserne all’altezza, ma tu con sguardo benevolo veglia sempre su di noi da lassù e proteggici. Ne abbiamo bisogno. Sei e sarai sempre la nostra Presidente”, scrivono i membri dell’associazione. Rabbia e dolore tra coloro che avevano conosciuto quella donna segnata dalla vita già abbastanza, una vita vissuta nel dolore e nel lutto per la perdita dei suoi figli. La rabbia per quelle auto parcheggiate in sosta vietata che hanno imedito il passaggio dei mezzi di soccorso e la conseguente polemica su una tragedia annunciata da chi, in più occasioni, aveva richiesto il presidio permanente della Polizia Municipale per impedire agli automobilisti di parcheggiare nelle zone più critiche della città. Ora qualcuno dovrà pagare per questa morte. Ma chi? Perchè, nonostante le tante richieste, denunce e polemiche, nulla è cambiato? Perchè, ciò che più si temeva si è realizzato ai danni di una donna che aveva ancora tanto amore da dare alla sua nipotina che, ancora una volta, si ritrova a ricominciare. Stavolta completamente sola. Domande a cui, come facilmente prevedibile, nessuno darà una risposta ma ora poco importa. Che questo dramma non resti impunito. Che mai più in città si verifichino episodi simili. Intanto, resta il dubbio: un pronto intervento del 118 l’avrebbe salvata?




Il saluto alle “sorelle” di tutti

Brigida Vicinanza

Ieri la cerimonia solenne per le 26 vittime del mare, politici e cittadini si stringono in una preghiera silenziosa al cimitero di Brignano. Non è bastato il solenne saluto di ieri mattina alle 26 giovani donne morte in mare, a restituire anche solo per un attimo la serenità sul volto di chi ha vissuto sulla propria pelle quei tragici momenti. Rose bianche sulle bare e un silenzio assordante durante i momenti di preghiera guidati da monsignor Luigi Moretti arcivescovo della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno e dall’Imam Abderrhmane Es Sbaa, che hanno alternato ai momenti cattolici, la preghiera musulmana in una cerimonia sobria e di pochi istanti, carichi di significato. Religioni che si incontrano per salutare un’ultima volta le giovani donne che lo scorso 5 novembre sono arrivate al porto di Salerno senza poter sperare in una nuova vita. La stessa vita che due di loro portavano in grembo e che in un contesto formale e istituzionale è stata ricordata con un fiore rosa e uno azzurro sulle bare delle loro madri. Bare accarezzate dai tanti presenti, tra cui il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, i tanti consiglieri comunali salernitani e i sindaci dei Comuni che ospiteranno le salme nei propri cimiteri, insieme ai tanti studenti a cui è stato affidato il compito di rendere quelle bare meno fredde e spoglie. Ma oltre ai presenti, protagonisti i volti dei “compagni di viaggio” delle donne, i parenti e chi ha assistito a quegli attimi atroci e che ieri mattina forse provava quasi un senso di colpa per avercela fatta, tanto da inginocchiarsi davanti a quel legno in segno di rispetto. ”Noi celebriamo una morte difficile da comprendere e da giustificare ma celebriamo anche una vita che va oltre la morte. Di fronte a queste ragazze che non abbiamo conosciuto, noi diciamo che sono nostre sorelle, sorelle di un’umanità intera che se ne deve fare carico di queste morti – ha dichiarato Moretti durante il momento di riflessione – Noi siamo chiamati a fermarci, guardarci intorno, prenderci cura di ognuno e far sì che ognuno ritrovi la condizione vera della vita, la pace nel cuore e la pace nei confronti degli altri”. Osaro Osato, Marian Shaka e le altre donne riconosciute ad oggi grazie ad alcuni numeri telefonici che le stesse avevano nascosto tra i vestiti: Ozuoma Okpara, di 24 anni, di Ugechi Fawour Omba, di 29 anni e Loveth Jonathan di cui non si conosce l’età ed altre cinque riposeranno adesso nel cimitero cittadino. A non riposare, probabilmente, sa- ranno ancora una volta le domande e i “perché” di una tragedia globale che tocca sempre più da vicino i nostri territori.

«Io e mia sorella sognavamo l’Italia per un futuro migliore»: il racconto straziante di Osato Osaro

“Io e mia sorella volevamo rimanere in Italia per frequentare la scuola, ma lei ha trovato la morte”.  A parlare con semplici parole in inglese e la voce spezzata dalla tristezza e dalla disperazione è il fratello di una delle due vittime, Osato Osaro, la giovane donna che fuggiva con la speranza di un futuro migliore ma che ha trovato solo la morte. Quel futuro migliore che probabilmente avrebbe voluto regalare a quel bambino che portava in grembo da pochissimi mesi (neanche 12 settimane) e forse “frutto” di una violenza sessuale in Libia, dove è rimasta 6 mesi prima di cominciare a “tagliare il mare”. Un bambino di cui forse non sapeva nemmeno dell’esistenza e che è solo un caso di una tragedia ben più grande che si consuma a pochi passi dal nostro territorio: donne abusate, violentate e maltrattate in cambio di una via di fuga? Con gli occhi spenti e persi nel vuoto, il fratello di Osaro (di cui non si conosce il nome ma solo che ha 18 anni) ha continuato, sottolineando di non ricordare molto dello sbarco in cui ha perso la sorella e di aver riconosciuto solo dopo il decesso il corpo della giovanissima. “Sono stato sei mesi in Libia – ricorda – quel posto non è bello. Si sparava in continuazione e si uccide anche per delle sciocchezze”. È stato lui ad aver avvisato i genitori della morte della loro figlia, lui che in Nigeria ha lasciato non solo loro ma anche altri 3 fratelli. Osaro e il fratello volevano rimanere in Italia e hanno tentato di rincorrere a tutti i costi il loro sogno ma per Osaro e suo figlio non è stato possibile. Come non è stato possibile per il marito di Marian Shaka, Sule Shaka, che ieri mattina però ha allontanato chiunque gli volesse chiedere del suo dolore, liquidando tutti con una semplice domanda sussurrata: “Come volete che stia un marito che ha perso la propria moglie?”.

Nessuna alta carica dello Stato presente all’ultimo saluto delle 26 nigeriane morte

Diverse le autorità presenti ieri mattina per l’ultimo saluto alle donne vittime del mare, ma nessuna alta carica dello Stato né esponenti del Governo. Oltre al governatore della Campania, presenti i parlamentari Tino Iannuzzi, Angelica Saggese, Sabrina Capozzolo, Michele Ragosta, Enzo Fasano ed Eva Longo, il presidente della Provincia di Salerno, Giuseppe Canfora, i sindaci di gran parte dei comuni dove saranno tumulate 16 delle 26 salme oltre ovviamente al prefetto di Salerno, Salvatore Malfi e al questore Pasquale Errico. E mentre tutti, osservavano un rigoroso silenzio, a dare una lieta notizia è proprio il prefetto, annunciando la nascita di un bambino “figlio” anche lui di questo sbarco: “In questo momento di dolore vi annuncio che è nato il primo maschietto. Dalle navi sbarcano tante donne incinte e oggi che ne abbiamo seppellite tante, accogliamo il primo maschietto”. E sull’assenza di esponenti del Governo ha dichiarato: “Abbiamo scelto di non invitare nessuno che non appartenesse a questo territorio, e in modo condiviso con chi lo rap- presenta. Abbiamo scelto che fosse un rito funebre, per questo oggi non c’è nessuno. Ma ci sono, sono tutti con noi”.”La scelta, per evitare diverse letture, è stata quella di organizzare semplicemente un rito funebre. Abbiamo ritenuto, congiuntamente al sindaco e all’amministrazione regionale, che il segno rimanesse chiaro: questo territorio sta piangendo ventisei sorelle attraverso un rito. Abbiamo scelto di non invitare nessuno, ci sono i momenti della preghiera e della sobrietà”. Ma non è dello stesso avviso l’assessore alle politiche sociali del Comune di Salerno, Nino Savastano che non comprendo l’assenza delle figure di Governo: “Non so se arriverà all’ultimo momento qualcuno, non capisco per qualche motivo non ci siano e non lo comprendo”. La stessa politica che però non è rimasta in silenzio di fronte a questa strage probabilmente annunciata. Tanti i gonfaloni e tanti i sindaci del territorio che si sono stretti in preghiera, alcuni (tra cui lo stesso De Luca) rimanendo addirittura lontani dai microfoni e non la- sciando forse le parole al caso. Altri invece non hanno scelto il silenzio. Tra questi il deputato di Cp Michele Ragosta che scrive in una nota: “E’ stata una giornata triste non solo per Salerno ma per tutta la nazione. Le loro morti non saranno vane. A loro, infatti, la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, dedicherà la conferenza che martedì prossimo si terrà a Montecitorio sulla partnership Italia-Nigeria nella lotta alla tratta. È’ un segnale forte dell’impegno che come Istituzioni dobbiamo affrontare affinchè si migliori il sistema dell’immigrazione e dell’accoglienza”. “Una tragedia immane rispetto alla quale bisognerebbe mettere da parte ogni dissapore personale, nel rispetto di chi ha trovato la morte in un viaggio che avrebbe dovuto condurre verso la speranza di vita migliore. Neppure questo dramma ha frenato il governatore De Luca che, mentre si celebravano i funerali di queste povere anime, non ha perso tempo nel lanciare i suoi strali, ingaggiando una battaglia politica con quella squallida ironia che lo contraddistingue”. Queste invece le parole di Angelo Tofalo, deputato del Movimento 5 Stelle, commentando le frasi di De Luca durante il consueto intervento settimanale a LiraTv. Quest’ultimo infatti, dopo aver “invocato” l’aiuto delle Nazioni Unite per l’ennesima tragedia del mare, non ha risparmiato il solito affondo ai 5 stelle e a Luigi Di Maio in merito ai lavori di riqualificazione degli impianti sportivi per le Universiadi.