Revoca dell’Aia, chiuse le Pisano

Non hanno potuto fare a meno di spegnere i forni e stoppare la produzione. I cancelli delle Fonderie Pisano chiudono nuovamente dopo lq bocciatura da parte della Regione Campania della Via che ha portato di conseguenza anche la revoca dell’Aia e dunque le autorizzazioni per tenere l’impianto in funzione. E da ieri sera i lavoratori sono nuovamente in stato di agitazione per le proprie sorti lavorative, ma non rinunciano alla protesta di lunedì a Napoli proprio sotto Palazzo Santa Lucia. Ai Pisano è stata “permessa” solo la messa in sicurezza e la manutenzione dell’impianto e inoltre i 60 giorni utili per procedere ad un nuovo ricorso.




Fonderie, i Pisano ora chiedono i danni alla Regione

di Andrea Pellegrino

Mentre si valuta l’eventuale istanza di dissequestro delle Fonderie da portare al Gip, i Pisano trascinano nuovamente la Regione Campania dinanzi al Tar. E questa volta con tanto di richiesta di risarcimento del danno. A predisporre il ricorso contro la Regione Campania ed il Genio Civile è l’avvocato Lorenzo Lentini che cura gli aspetti amministrativi della complessa vicenda delle Fonderie. Nel mentre l’altro legale, il penalista Guglielmo Scarlato, valuta le mosse per ottenere il dissequestro dell’azienda di via Dei Greci. Il tutto come se fosse una partita a scacchi che si gioca nelle aule di tribunale, con l’unica certezza che ad oggi la proprietà ha tutta l’intenzione di riaprire i cancelli. Poi, per quanto riguarda la delocalizzazione, si vedrà. D’altronde al momento mancherebbe materialmente il sito dove piazzare il nuovo stabilimento industriale. Il nuovo ricorso amministrativo sostanzialmente impugna tutti gli atti amministrativi recentemente prodotti dal settore ambiente della Regione Campania. In buona sostanza tutti i provvedimenti e le relazioni connesse, che hanno portato alle sospensioni dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) ed al successivo provvedimento di riesame e richiesta di Via. Ma su quest’ultimo aspetto pende già un ricorso al Tar che andrà direttamente in discussione nel merito, dopo la rinuncia dell’udienza cautelare avanzata proprio dalla famiglia Pisano. L’elemento in più che caratterizza la nuova istanza alla giustizia amministrativa, vede la richiesta del danno, che sarà però quantificato solo successivamente e probabilmente in sede civile, se i Pisano dovessero spuntarla al Tar. Quanto al procedimento penale che ha portato al sequestro della struttura si valutano diverse strade, compresa quella della nomina di un curatore che possa consentire all’Arpac di effettuare i controlli, così come disposti dalla Regione Campania, all’atto della revoca della sospensione dell’Aia, avvenuta qualche mese fa. Possibilità questa che non sarebbe stata neppure esclusa dal Gip all’atto della convalida del sequestro dell’impianto eseguito dalla Procura della Repubblica di Salerno. Intanto sullo sfondo resta l’inchiesta che coinvolge funzionari e tecnici dell’Arpac di Salerno sempre nell’ambito della vicenda Pisano nel mentre sotto la lente d’ingrandimento potrebbero finire gli atti della conferenza dei servizi che portò al via libera dell’Aia nel 2012.




Pisano, Scadono i termini dell’ordinanza. E intanto il pm attende le cartelle

di Andrea Pellegrino

Era il 12 maggio quando il Comune di Salerno concedeva trenta giorni di tempo alle Fonderie Pisano per superare alcune criticità. Oggi, 19 giugno, i trenta giorni sono passati ma a quanto pare allo stato mancherebbero gli atti successivi al provvedimento firmato dal sindaco Enzo Napoli. Sul sito web di Palazzo di Città l’ordinanza non compare più tra gli atti pubblicati ma il provvedimento è vivo e vegeto ed in qualche modo andrà revocato o ottemperato.
Sostanzialmente, il sindaco di Salerno aveva evidenziato, nell’ordinanza, criticità nello scarico di acque reflue industriali nel Fiume Irno ed in zona protetta (quella del Parco Urbano dell’Irno) le criticità sollevate dal Comune di Salerno che avrebbero portato alla firma dell’ordinanza sindacale. «Tale anomalia – si legge – riveste particolare importanza sia per la tutela dell’ambiente che per la qualità delle acque del fiume Irno che si riversano nel mare e nelle immediate vicinanze di aree balneabili». «Pertanto – si legge ancora – occorre tutelare un possibile nocumento anche alla salute pubblica oltre che all’ambiente». Trenta giorni di tempo, ora scaduti, per eliminare ogni criticità, «in caso contrario – avverte il primo cittadino – si procederà in danno con denuncia all’autorità giudiziaria».  Ma ancora quanto allo scarico delle acque nell’area protetta “Sic – Zps” del Parco urbano dell’Irno, il Comune aveva ordinato la realizzazione (sempre entro il termine di 30 giorni) di «un progetto di sistema di raccolta di acque di lavorazione industriale prodotte all’interno dei capannoni nonché la produzione di elaborati grafici ed analitici da cui si evince – si legge ancora – l’adeguamento alle moderne tecnologie disponibili relativamente all’impianto per la raccolta ed il trattamento delle acque pluviali, accertando e documentando la totale separazione di tale sistema da quello per le acque industriali nonché da possibili altre intromissioni, in particolare di acque fecali». Ed, infine, si era ordinato ancora «di provvedere con l’urgenza del caso, ad un espurgo delle vasche a servizio dell’attuale sistema abbattitore, tramite apposita ditta autorizzata».
Attendono anche a Palazzo di Giustizia. Ed in particolare è il pm Roberto Penna, titolare di un filone d’inchiesta sulle Fonderie Pisano, che attende dati e cartelle cliniche dei cittadini della zona che si sono rivolti all’autorità giudiziaria per stabilire un nesso tra le morti e l’inquinamento della zona. Dopo una prima scrematura dell’elenco fornito dai comitati, a quanto pare l’azione del sostituto procuratore si sarebbe fermata davanti alla mancata consegna della documentazione da parte degli interessati. Inoltre, secondo indiscrezioni, pare che dall’elenco siano state escluse le persone decedute per cause naturali mentre allo stato non ci sarebbe nessun operaio ammalato o deceduto




Fonderie, tutti sapevano. Nel 2012 perchè hanno detto sì?

di Andrea Pellegrino

Non ci voleva certo tutto questo per conclamare che quell’area non poteva essere il posto giusto per ospitare una azienda pesante ed inquinante. Non ci voleva che Gianni Lettieri aprisse nelle vicinanze un mega centro commerciale (lungo un chilometro) per far sollevare il problema Pisano. Così come non ci volevano le elezioni amministrative a Salerno per smuovere le acque. Carte alla mano, tutti sapevano tutto. Ed hanno, a vario titolo, prodotto atti che restano, appunto, agli atti dei rispettivi enti.  Basti pensare che l’Asl si oppose alla realizzazione di appartamenti nelle vicinanze della Pisano, proprio a causa dell’eventuale “inquinamento prodotto dallo stabilimento”, bloccando di fatto la lottizzazione. Ma questa è solo l’ultima dimostrazione di un problema che c’è ed è anche abbastanza evidente da anni ed anni. Eppur fino a ieri il Comune aveva dato parere favorevole all’Aia. Correva l’anno 2012 quando Palazzo di Città disse sì – con la certificazione di compatibilità urbanistico-edilizia – all’autorizzazione integrata ambientale. Correva lo stesso anno quando l’Asl non si espresse proprio sulla vicenda. E solo oggi, quando si è scoperchiato il pentolone, anche grazie all’insistenza e alla determinazione dei comitati e dei cittadini della zona, si è scoperto che sarebbe mancato, per tutto questo tempo, il certificato antincendio dei vigili del fuoco. E sempre ad oggi si sarebbe scoperto che lo scarico delle acque finisce nel fiume Irno, in un tratto protetto e sottoposto a vincolo. Siamo, infatti, nella zona del Parco Urbano dell’Irno. E non solo, sempre poco tempo fa il sindaco Enzo Napoli si sarebbe accorto che quelle acque, che passano all’interno del parco, finiscono a mare con tutto ciò che ne consegue. E con una ormai presenza fissa dell’Arpac si sarebbero accorti che l’impianto inquina e che da lì deve correre a gambe levate. A Palazzo Sant’Agostino, quando ancora esisteva la provincia eletta dai cittadini, fu istituita una commissione speciale, presieduta da Antonio Cammarota che propose la dislocazione dell’impianto a Cupa Siglia, dove un tempo sarebbe dovuto sorgere il Termovalorizzatore. Ma, all’atto della proposta, apriti cielo. La stessa reazione che si è avuta dopo l’annuncio di Ernesto Sica, sindaco di Pontecagnano Faiano, che provocatoriamente (o no) avrebbe aperto ad una soluzione Sardone. Al momento resta la produzione di carte sull’argomento. Tutti scrivono e mandano carte da un ufficio all’altro, senza domandarsi da dove nasce il tutto. Ed allora qualche domanda nasce spontanea: perché nel 2012 è stata rilasciata l’Aia senza colpo ferire? E perché solo ora si chiede il riesame dell’Autorizzazione, sollevando anche dubbi e perplessità su una eventuale Via (Valutazione di impatto ambientale) mai ottenuta e richiesta? Di chi sono le responsabilità di tutto ciò e soprattutto del tempo perso rispetto ad un problema oggettivamente evidente? Domande a cui probabilmente risponderà con i fatti la Procura della Repubblica che dopo il sopralluogo dei tre pm tenutosi qualche settimana fa presso lo stabilimento è pronta a tirare le somme.




Fonderie, «Le polveri diffuse minano anche l’ambiente esterno»

di Andrea Pellegrino

Nuovo stop per le Fonderie Pisano. La Regione Campania ha nuovamente sospeso l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) allo stabilimento per «reiterate violazioni» rispetto alle precedenti prescrizioni imposte dal settore ambiente regionale e provocano: «situazioni di pericolo e danno per l’ambiente e la salute pubblica».   Chiude, dunque, nuovamente lo stabilimento di via Dei Greci che ora avrà sessanta giorni per «rimuovere completamente la permanenza delle gravi criticità evidenziate nella relazione ispettiva finale del dipartimento dell’Arpac di Salerno». Entro quindici giorni, i Pisano, invece, potranno presentare eventuali memorie. E’ il secondo provvedimento di sospensione emesso dal dirigente regionale Antonello Barretta: al terzo potrebbe scattare definitivamente la revoca dell’Aia. Inoltre quanto all’autorizzazione integrata ambientale in possesso alla Fonderie, questa è già oggetto di riesame sempre da parte della Regione Campania.
Ma stando all’ultimo provvedimento regionale firmato il 27 aprile (ed inviato anche all’attenzione del Procuratore della Repubblica Corrado Lembo), questo segue la relazione trasmessa dall’Arpac che ha evidenziato, tra l’altro, la gestione illecita dei rifiuti prodotto (in quanto utilizzati rifiuti costituiti da forme e anime di fonderie); la non conformità del deposito temporaneo dei rifiuti; la presenza di idrocarburi negli scarichi che avvengono nel fiume Irno, inoltre in una zona sottoposta a vincolo perché ricadente nel Parco Urbano dell’Irno classificato come «area naturale protetta Sic – Zps». Ancora tra le criticità evidenziate c’è il superamento dei limiti della portata dei camini e l’insufficienza dei sistemi di captazione per la completa aspirazione delle polveri diffuse generate nel ciclo di lavorazione della fonderie, tali – si legge – «da non garantire la certezza della salvaguardia dell’ambiente esterno, in quanto accumulandosi le polveri all’interno degli ambienti di lavoro, possono fuoriuscire nelle fasi di trasporto di materiali dall’esterno all’interno».
La relazione dell’Arpac di Salerno ed il provvedimento della Regione Campania sono stati inviati anche al Comune di Salerno. «La nostra unica preoccupazione – ha detto l’assessore comunale all’ambiente Gerardo Calabrese – è sempre stata la salute. Noi in passato ci siamo costituiti anche parte civile nei procedimenti. Da tempo, comunque, stiamo lavorando alla delocalizzazione. Il Comune di Salerno già nel gennaio 2007, quando approvammo il Puc, aveva previsto una norma proprio tesa a favorire la delocalizzazione dello stabilimento, riconoscendo un indice di edificabilità più elevato del comparto in cui è inserito».




Danni agli appartamenti, il Comune paga i Pisano: ecco i primi 324mila euro

di Andrea Pellegrino

Il Comune paga i danni ai Pisano. Ma le Fonderie di Fratte questa volta non c’entrano nulla ma si tratta dei loro appartamenti fittati al Comune. L’amministrazione comunale di Salerno ha chiuso un accordo transattivo con la famiglia Pisano per i “danni cagionati dai fruitori ed altri atti di vandalismo” degli appartamenti (cinquanta) affittati, a partire da dopo il terremoto, al Comune di Salerno.
Un milione e 700mila euro la somma che fino al 2017 il Comune dovrà versare alla famiglia Pisano, in “comode” rate che vanno dai 324mila euro ai 550mila euro annui. Recentissima l’ultima determina a firma del dirigente Domenico Leone che versa 324mila euro alle casse della famiglia Pisano.
Oltre il danno, dunque, la beffa per il Comune di Salerno, che oltre l’affitto ha dovuto versare una consistente cifra per quanto provocato dai locatori all’atto del rilascio degli immobili. Il tutto mentre si scopre che il Comune gestisce più di 800 immobili di sua proprietà, fittati a prezzi stracciati. Ma questa è tutt’altra vicenda.
Quanto alle Fonderie di Fratte, l’attenzione resta altissima, così come le polemiche. Per la delocalizzazione si profila sempre più il sito di Cupa Siglia con la volontà, dunque, da parte della famiglia Pisano di acquisire definitivamente la fallita società “Fonditori di Salerno”. All’asta si andrà il prossimo mese ma sullo stabilimento i Pisano hanno diritto di opzione. Per il trasferimento definitivo delle Fonderie di Fratte però mancherebbero altri 10mila metri quadri che il Comune di Salerno dovrebbe o potrebbe mettere a disposizione.
Ed il sito di Cupa Siglia fu il primo ad essere individuato da Antonio Cammarota, che in Provincia istituì la commissione Terra dei Fuochi. Proprio ieri l’attuale consigliere comunale e candidato sindaco ha sentito la famiglia Pisano.  «Al netto di eventuali fatti penali e delle polemiche sui tumori che compete sol all’autorità giudiziaria accertare, le contrapposizioni sono inutili perché l’obiettivo è comune, ed è possibile finalmente coniugare ambiente, produzione, lavoro di una delle più antiche industrie salernitane e tra le ultime rimaste», afferma Cammarota, per il quale la responsabilità è solo delle istituzioni: «E’ grave che, dopo che si è consentito di costruire abitazioni attorno alla fabbrica preesistente, non si sia provveduto alla delocalizzazione che è un interesse di tutti, in primis della proprietà che realizzerebbe un nuovo impianto con tecniche moderne di antinquinamento, con limitatissimo impatto ambientale, con ogni criterio di sicurezza». Cammarota ha ribadito il suo impegno istituzionale: «Il 6 maggio 2014 la Commissione Provinciale Terra dei Fuochi da me presieduta, presenti il comitato Salute e Vita, la Pisano, Arpac, gli assessori, mostrò favore alla mia proposta di  delocalizzare la fabbrica nell’area destinata al termovalorizzatore, strutturata con ogni cautela ambientale e con vantaggio per i lavoratori»; «poi», continua Cammarota, «portai la vicenda nelle commissioni comunali, ma non se ne fece niente».
Quindi, l’importante anticipazione dei Pisano: con la delocalizzazione e la ristrutturazione aziendale sarà possibile assumere ulteriori 100 dipendenti a tempo indeterminato, che l’avvocato Cammarota ha richiesto di scegliere tra i giovani salernitani, e per cui porterà la vicenda in Consiglio comunale invocando la clausola sociale di tutela dei nostri giovani.
Intanto, aderisce a La Nostra Libertà anche il generale Francesco Lupo, cofondatore del Comitato Salute e Vita, già comandante provinciale dell’Esercito di Salerno e docente della scuola regionale di Protezione Civile, da ultimo consulente di Comune e Provincia di Salerno per la protezione civile, da sempre interessato ai problemi della città con un suo autonomo movimento.




Fonderie, i vigili del fuoco: “Manca il certificato prevenzione incendi”

di Andrea Pellegrino

«Si comunica che l’attività di che trattasi è priva del “Certificato di prevenzione incendi” che costituisce autorizzazione ad esercire ai soli fini antincendio». L’attività è la Fonderia Pisano di Fratte e a scrivere è il comandante provinciale dei Vigili dei Fuoco, l’ingegnere Emanuele Franculli. La nota – del 22 marzo scorso – del Comando dei Vigili del Fuoco di Salerno risponde ad una richiesta della Regione Campania (datata 16 marzo), ed in particolare ad una istanza di riesame dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) – rilasciata nel 2012 – relativa all’impianto dei Pisano in via Dei Greci.
Nella nota, inviata anche alla Procura della Repubblica di Salerno e alla Prefettura di Salerno, nonché al Comando Carabinieri per la tutela dell’Ambiente, si attesta che al momento l’azienda è «priva del certificato di prevenzione incendi». Difficile comprendere, dall’atto dei caschi rossi di Salerno, se il certificato sia stato o meno mai rilasciato a favore dell’azienda. Ma su ciò, a quanto pare, si potrebbero accendere i riflettori da parte della Procura della Repubblica, ed in particolare del pubblico ministero Polito, titolare dell’inchiesta sulle Fonderie Pisano.
Intanto ieri mattina i rappresentanti del Comitato Salute e Vita (Lorenzo Forte, Paola Amato e Massimo Calce) hanno incontrato i vertici dell’Asl di Salerno, ed in particolare il subcommissario Luongo,  il direttore dipartimento prevenzione Della Porta, il dottor Saggese e dottor Ronca del dipartimento Igiene e Salute Prevenzione e due professori universitari dell’università di Salerno. «Per la prima volta – dicono dal Comitato –  ci sembra che l’Asl voglia svolgere fino in fondo il proprio ruolo, è stato comunicato l’avvio dello studio epidemiologico sulla popolazione fondamentale per trovare le dovute correlazioni tra malattie e fonti d’inquinamento del territorio così da poter finalmente avere una verità scientifica su ciò che noi conosciamo da tempo e che viviamo sulla nostra pelle. Ci è stato comunicato – proseguono –  che parteciperà all’osservatorio istituito nel mese di marzo, l’istituto nazionale della Sanità con il dottor Bianco e il CNR di Pisa oltre all’università di Salerno. Ci è stato, inoltre, assicurato che una volta individuati i metalli da ricercare e le sostanze da ricercare eventuali presenti sul territorio della valle dell’Irno, saranno anche effettuate analisi sulla popolazione per vedere la presenza anomala  di metalli pesanti e di altre sostanze nella popolazione, naturalmente le persone verranno scelte con criteri scientifici».
«Ribadiamo – dicono ancora la necessità di riattivare il tavolo tecnico di monitoraggio ambientale della Valle dell’Irto regionale, istituto dalla Regione Campania due anni per creare quella collaborazione necessaria tra Arpac e Asl organi che hanno entrambi competenze anche se diverse a difesa della Salute e dell’ambiente».
Infine, la portavoce M5S alla Camera, Silvia Giordano, ha chiesto l’istituzione di un tavolo interministeriale sulla questione delle Fonderie Pisano di Salerno. La richiesta è stata inoltrata al Ministero della Salute, del Lavoro e dello Sviluppo Economico con l’intento di fare chiarezza sulla questione dello stabilimento salernitano. «La vicenda Fonderie Pisano – dichiara Giordano – necessita dell’intervento di tre Ministeri, perché c’è in gioco la salute dei residenti e dei dipendenti stessi che lavorano in un ambiente che l’Arpac ha già ritenuto poco salubre. Per questo motivo ho chiesto già una ispezione del Ministero della Salute all’interno della fabbrica. La magistratura farà il suo corso e provvederà ad effettuare le sue indagini, ma anche il Governo deve attivarsi a tutela del diritto alla salute e del diritto al lavoro». Due settimane fa è stata depositata la terza interrogazione parlamentare sul caso Fonderie,  ma a nessuna è seguita risposta.




Fonderie, Aia rilasciata cinque anni dopo e senza il parere dell’Asl

di Andrea Pellegrino 

L’Aia della Fonderia Pisano, rilasciata dalla Regione Campania nel luglio del 2012, era finita anche al centro della commissione speciale “Terra dei Fuochi” istituita a Palazzo Sant’Agostino nel 2014 e voluta e presieduta dall’allora consigliere provinciale Antonio Cammarota. Una autorizzazione integrata ambientale che dava il via libera – con tanto di parere favorevole del Comune di Salerno – alla Fonderia della famiglia Pisano di via Dei Greci. Ma l’Aia favorevole alle Fonderie, oggi finita sotto la lente d’ingrandimento dell’autorità giudiziaria e dei comitati, già all’epoca aveva suscitato alcune perplessità.
Nel verbale della commissione provinciale, lo stesso assessore dell’epoca Adriano Bellacosa stigmatizzava che l’autorizzazione rilasciata in “prima istanza” nel 2012 aveva previsto un «scoperto di più di cinque anni» dall’entrata in vigore della norma.
Ma non solo. Dagli atti e dai verbali della conferenza dei servizi emerge, oltre il via libera del Comune di Salerno anche l’assenza completa dell’Azienda sanitaria locale che benché invitata a farlo non si è mai chiaramente espressa sul caso delle Fonderie Pisano. Ad eccezione, ma questo solo di recente, di un parere negativo reso per la costruzioni di immobili in via Dei Greci da parte del costruttore Matteo Cortese, bloccato – secondo l’azienda sanitaria – proprio per “l’inquinamento ambientale dell’area”.
La commissione speciale Terra dei Fuochi si concluse con la “promessa” da parte della proprietà delle Fonderie di delocalizzare quanto prima l’impianto. Era il 6 maggio del 2014. Ad oggi la delocalizzazione resta ancora un percorso tutto in salita e pieno di ostacoli.
Intanto emerge anche uno studio di Legambiente, presentato ieri nel corso dell’iniziativa “Treno Verde”.  «Nell’area delle Fonderie Pisano, a Salerno, i valori di Pm10 sono anche otto volte superiori a quelli registrati in altre zone della città». Il monitoraggio scientifico è stato  presentato da Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente; Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania e Elisa Macciocchi, presidente circolo Legambiente Salerno, alla presenza di Gerardo Calabrese, assessore all’Ambiente del Comune di Salerno.  «Nonostante pioggia e vento, condizioni che di norma aiutano a disperdere gli inquinanti, – spiega Michele Buonomo – i dati registrati dai nostri tecnici confermano una criticità molto elevata nella zona industriale nei pressi delle Fonderie Pisano. Una situazione già monitorata con attenzione dall’Arpac e che ha fatto registrare dall’inizio dell’anno ad oggi 10 superamenti dei valori limite previsti dalla legge. Le Fonderie Pisano non rappresentano più un problema tecnico ma di decisione politica. È ormai accettata l’ineluttabilità della delocalizzazione, perché quell’area è ormai è parte integrante del tessuto urbano. È tempo di risolvere definitivamente questa vertenza nell’interesse della collettività e della salute pubblica».




Fonderie, dopo sette giorni si vede il Comune. Calabrese e Napoli: “Non possiamo fare nulla”

di Andrea Pellegrino

Dopo sette giorni le istituzioni approdano al presidio della Fonderie Pisano. E come sempre accade c'è voluta una mattina di tensione tra alcuni operai dello stabile ed i manifestanti che da giorni ormai, h24, stazionano all'esterno dell'opificio di Fratte. Il tutto nell'indifferenza più totale delle Istituzioni che, probabilmente, prima che “ci scappasse il morto”  sono piombate nella zona. Così Enzo Napoli, accompagnato dal contestatissimo assessore all'ambiente Gerardo Calabrese, ieri pomeriggio – alle 14,45 – è giunto davanti ai cancelli per parlare con i manifestanti e poi con la proprietà. Con sindaco facente funzioni ed assessore, anche Nino Savastano, assessore alle politiche sociali del Comune di Salerno. Napoli avrebbe voluto stringere la mano a Martina Marraffa, ricoverata però in ospedale dopo l'aggressione subita in mattinata. «Troppo tardi», secondo quanti da giorni invocano l'intervento delle Istituzioni, rimaste in religioso silenzio. Ma le maggiori critiche sono state tutte per l'assessore Gerardo Calabrese che solo qualche giorno fa aveva affidato alla sua pagina facebook un commento, in risposta proprio alle richieste di intervento. «Prima di invocare l'intervento delle Istituzioni imparate a rispettarle», il post pubblicato che avrebbe acceso gli animi già surriscaldati di residenti e manifestanti della zona. 
La difesa dell'assessore s'affida allo scaricabarile. «Gli sforamenti registrati del Pm10? Ricordiamoci che nei pressi c'è anche un raccordo autostradale». Ed ancora: «Le competenze del Comune? Non sono molte. Il monitoraggio spetta all'Arpac, il cui commissario è il dottor Vasaturo e il dirigente preposto è il dottor Onorati. Se l'Arpac mi dice che è tutto in regola non posso farci nulla». Ed infine, prosegue Calabrese, «Io non sono venuto qui prima perché non volevo fare passerelle, a differenza di altri. Ma la mia porta, all'assessorato, è aperta da dieci anni. Sfido a trovare un altro assessore così». 
Impossibile un'ordinanza di chiusura, per Enzo Napoli. «Avrei firmato un atto facilmente impugnabile. Dopo un quarto d'ora la fabbrica avrebbe riaperto i cancelli grazie ad un pronunciamento della giustizia amministrativa. Se non c'è una relazione dell'Asl o dell'Arpac io non posso farci nulla. Anzi, tutte le prescrizioni imposte dall'Arpac sono state – mi dicono – tutte rispettate». Per il sindaco, dunque, «unico obiettivo è trovare un'area e delocalizzare la fabbrica. Stiamo lavorando per questo, anche in collaborazione con le altre istituzioni. In questo momento sbaglia chi strumentalizza questa vicenda per fini elettorali. Dobbiamo salvare l'azienda e tutelare la salute». 
Resta il problema politico e sociale, per una risposta giunta tardivamente. «Martina – ricorda Lorenzo Forte del comitato Salute e Vita – aveva chiesto di parlare con l'assessore e con il sindaco. Non abbiamo visto nessuno. Anzi, durante il tavolo al Genio Civile, vi avevamo avvisati, preannunciandovi che vi avremmo ritenuto responsabili nel caso di tensioni o qualcosa di peggio. Purtroppo questo è avvenuto e vi riteniamo, dunque, responsabili morali di quello che è accaduto». Tra l'altro, rincara Forte, «c'è stata una nota della Regione e voi (Comune, ndr) non avete mai risposto. Parola di Barletta, dirigente della Regione Campania».  




Conte: “Fonderia dia un contributo forte”

di Giovanni Sapere 

«Spero che dalla Fonderia venga un contributo importante al progetto politico di una nuova regionale. E spero che si proponga un programma per le aree protette e l’istituzione dell’assessorato al Mare». L’avvocato Federico Conte, membro dell’assemblea nazionale del Pd apre le porte alla “Fonderia di Bagnoli”, purché – dice – sia simbolo del cambiamento. Impegno politico costante e amore per il territorio, queste le caratteristiche dell’avvocato Conte che domenica sarà protagonista del convegno “Il futuro della Valle del Sele ha un cuore antico: la proposta dei riformisti” che si terrà – alle ore 19,30 nella piazza della Basilica di Paestum. Tra i partecipanti anche il sottosegretario al Mit, Umberto del Basso de Caro e l’eurodeputato Massimo Paolucci.

Renzi ce la farà a cambiare il Paese?

«Renzi incarna a tal punto la promessa di una svolta rispetto al passato che il “cambiamento” nell’immaginario politico degli italiani ha assunto le sue stesse sembianze. Una immedesimazione tra immagine personale e messaggio politico che rappresenta la sua maggiore forza, ma che nasconde anche delle insidie».

Cosa intende?

«Il premier mi pare animato da due spinte principali, quella della responsabilità di governo, che lo porta ad assumere decisioni difficili anche a costo di polemiche e rotture, e quella della comunicazione, della quale è maestro, grazie alla quale sostiene e diffonde l’azione di governo e imprime fiducia negli elettori. Un equilibrio delicato, tra esigenze a tratti antagoniste. Se prevarrà la prima, anche concedendo alla seconda lo spazio necessario, Renzi manterrà la promessa dello statista e passerà alla storia come tale».

Faccia un esempio concreto…

«Prendiamo la riforma della giustizia, che da avvocato seguo con particolare attenzione. Renzi ha annunciato che il ruolo delle cause civili verrà dimezzato in 1000 giorni. Benissimo, ma se a tanto si dovesse arrivare sacrificando i diritti di difesa dei cittadini, come è successo con l’introduzione dell’istituto dell’inammissibilità dell’appello, il risultato avrebbe un costo sociale maggiore del valore del suo annuncio. In campo penale, poi, si torna a parlare dell’allungamento dei termini di prescrizione dei reati. Benissimo, in teoria, ma siamo sicuri che nella pratica il maggior tempo a disposizione non verrà assorbito (consumato) da una macchina organizzativa non adeguata ai tempi, senza benefici effettivi per la giurisdizione e per la certezza della pena. Perchè invece non accompagnare la riforma con una poderosa dotazione finanziaria, da destinare alle strutture e agli organici, coniugando l’intervento sui tempi con una depenalizzazione ancora più coraggiosa e una revisione della procedura che renda perentori i termini per le indagini preliminari e potenzi i riti alternativi!».

Insomma ce la farà o no?

«Sono ottimista. Renzi ha il carisma e la forza per cambiare il Paese. Deve farlo per davvero, però, anche se costa qualche “giorno” in più e qualche “tweet” in meno. Per farlo ha bisogno del sostegno di tutti, anche o sopratutto di chi articola opinioni critiche sincere e costruttive».

A lei viene bene!

«Per carattere e formazione sono portato a discutere, non ad aderire acriticamente».

Cosa pensa della della “Fonderia” di Bagnoli?

«In Campania il quadro politico rispecchia la condizione di una regione che da anni è ai livelli più bassi del Paese per capacità produttiva, livelli occupazionali, dotazioni infrastrutturali, sanità, qualità dei servizi e della vita. L’esigenza di un cambiamento radicale di cui si fanno portavoce i promotori della Fonderia è reale ed urgente. La Fonderia come la Leopolda vuole essere un luogo simbolo del cambiamento. Ben venga allora, purchè non si risolva in una esperienza generalista ed autoreferenziale, imperniata esclusivamente sui temi del dibattito nazionale. Una manifestazione a cui aderire per non restare fuori dal gruppo. Auspico invece vi si svolga una riflessione vera e profonda, animata da un autentico sussulto riformista, che metta al centro della discussione i problemi e le esigenze specifiche del nostro territorio, i suoi meriti e le sue abilità, per “fonderli”, con il concorso di tutti, in una proposta complessiva di intervento straordinario, per mezzi e tempi. Un luogo dove pensare, come dice Franco Cassano, la globalizzazione dal punto di vista della Campania e non viceversa».

Che intende per intervento straordinario?

«Un piano di recupero della regione, da proporre anche alle istituzioni comunitarie, per dotarla del patrimonio infrastrutturale, materiale e immateriale, di cui necessita per competere in Italia, in Europa e nel resto del mondo con le sue eccellenze, che sono tante, piuttosto che con le sue inadeguatezze».

Un esempio?

«Penso al mare e alle sue vie. Quelle nazionali, quelle comunitarie, ma più ancora quelle extracomunitarie. Una risorsa poco o niente utilizzata, nonostante la Campania sia tra le regioni europee più dotate di fascia costiera. Penso all’Ambiente, ad una politica concentrata sulle aree protette, che rappresentano circa un terzo della superficie regionale, e alle loro potenzialità culturali e turistiche. Ecco, alla Fonderia sarebbe bello si proponesse un Programma per le aree protette e l’istituzione dell’ Assessorato al Mare».

Dalla Fonderia verrà fuori il candidato governatore?

«Spero che dalla Fonderia venga un contributo importante alle primarie, per la scelta di una politica e di un candidato che rappresentino il progetto di una nuova regione dei campani».