Scafati. Arriva l’autunno caldo scafatese. La triade chiamata a dare risposte su questi temi…

Di Adriano Falanga

Settembre è arrivato. Scafati si lascia alle spalle, lentamente e non senza strascichi, un’estate caldissima sotto ogni aspetto. Ma settembre sarà soltanto il primo di una lunga serie di appuntamenti amministrativi, politici e giudiziari, che continuerà a tenere banco l’opinione pubblica. Si parte dal 14, giorno in cui si (ri)pronuncerà il Tribunale del riesame di Salerno sulla richiesta del Pm Vincenzo Montemurro della custodia cautelare in carcere per Pasquale Aliberti, dopo il rinvio della Suprema Corte di Cassazione. Entro questo mese bisognerà anche decidere se archiviare, o rinviare a giudizio i venti indagati (o parte di questi) dell’inchiesta Sarastra, che ha scombussolato la vita socio politica della città. Dal punto di vista amministrativo la situazione non è meno delicata. La Commissione Straordinaria andrà a toccare con mano le conseguenze provocate dal taglio della spesa corrente imposto dal piano di rientro decennale, per il riequilibrio dei conti comunali. Si parte dalla mensa scolastica, portata all’aliquota massima per qualsiasi nucleo familiare, indipendentemente dal reddito. Durante i mesi estivi è stata avviata una petizione dalle mamme dei piccoli studenti. Bisognerà poi dare risposte dal punto di vista dello sviluppo economico, al momento la triade prefettizia non si è mai espressa in tal senso, limitando i suoi primi sei mesi di attività al contenimento della spesa e alla riorganizzazione della macchina comunale. Occorre nuovo atto di indirizzo quanto all’area Pip, abbandonata a se stessa e senza nessun progetto di rilancio o rivalutazione.

La città attende risposte anche sul commercio, oramai messo in ginocchio dalla totale assenza di progetti, incentivi e manifestazioni. Non calerà mai l’attenzione sulla questione ambientale, perché se da un lato scemerà la puzza del fiume Sarno, resterà dall’altro lato l’intollerabilità dei miasmi emessi dal canale San Tommaso, “operativo” sotto questo spetto per tutto l’anno. A settembre la città tornerà a riempirsi, e l’Acse sta ancora arrancando per risollevare la percentuale sulla raccolta differenziata. Il cda guidato da Daniele Meriani al momento è stato costretto a fare un passo indietro sulla decisione di lasciare i rifiuti indifferenziati a terra. Si raccoglie tutto, ogni sera, puntando però sui controlli portati avanti dalla Polizia Municipale. In tal senso i caschi bianchi, nonostante la carenza di personale, hanno già elevato decine di contravvenzioni. Poca cosa però, vista l’’stensione territoriale e la sfacciataggine dei cafoni. Occorrono telecamere, ragion per cui la commissione cerca fondi, ma occorre anche un piano industriale netto, preciso, dettagliato, che punti non solo a reprimere i cafoni, ma anche ad incentivare i virtuosi. Sotto questo aspetto la guida del dottor Meriani è ancora molto approssimativa. Sembra che l’Acse navighi a vista, e per una società con un Pef di circa 11 milioni di euro è assolutamente censurabile. Bisognerà rilanciare la struttura, migliorare la comunicazione con il cittadino e soprattutto pensare di eliminare un cda di tre componenti. In certi casi è preferibile concentrare le risorse economiche attorno alla figura di un amministratore unico o direttore generale con comprovata esperienza nel settore.

Dopo il fallimento di Aprile, è caduta nell’oblio la Scafati Sviluppo. Non sono più arrivate notizie. Il cda dichiarato fallito, nella persona dell’ex presidente Alfonso di Massa ha presentato ricorso. Poi il nulla. Al momento la società è guidata da due curatori fallimentari nominati dal tribunale, ma non è stato ancora chiarito che resta in piedi anche il cda voluto dai commissari (con relative spese). Urgente e improcrastinabile spiegare alla città le strategie per salvare l’area industriale da eventuali speculazioni immobiliari, possibili acquistando all’asta i beni della società di trasformazione urbana. In alto mare anche il Piano D’Ambito S1, di cui il comune di Scafati è capofila. La struttura che eroga i servizi sociali è ancora senza coordinatore, e questo comporta lo stallo dei servizi, tra cui l’avvio della gara d’appalto per la gestione del centro disabili Raggio Di Sole. Dato il benservito alla Publiparking, al momento la città è libera dalla sosta a pagamento. Circa venti famiglie rischiano seriamente di perdere il lavoro, e oltre al danno economico, in città sono ricomparsi gli abusivi della sosta. E non sempre diventa facile liberarsene. Un errore grave, mandare via la società che aveva regolarmente vinto gara d’appalto, senza avere alle spalle una precisa soluzione alternativa. Il servizio dovrebbe essere gestito dall’Acse, ma la società ha già difficoltà con la sola raccolta rifiuti. A Palazzo Mayer si pensa al ritorno del “grattino”, acquistabile negli esercizi commerciali.

Oppure rilevare i nuovi parcometri acquistati dal vecchio gestore e affidare il controllo alla Polizia Municipale. In quest’ultimo caso si tratta però di una soluzione più onerosa. Quanto alla Sicurezza e Viabilità il maggiore Carmine Apicella, sovraordinato prefettizio, starebbe valutando, assieme al comandante dei caschi bianchi Pasquale Cataldo, un concorso per l’assunzione di nuovi vigili urbani, a tempo determinato. Forse dieci, forse venti. Dal nuovo anno si potrà capire qualcosa di più. Resta ancora il rilancio della città, attraverso il recupero degli spazi pubblici. La Villa Comunale è oramai ridotta a poco più di una boscaglia, e le altre aree attrezzate sono stati chiuse per il forte degrado in cui erano finite. Si pensa quantomeno di attuare una buona Rassegna Natalizia, per riavvicinare i cittadini al territorio. Infine, bisognerà anche decidere cosa fare delle quote detenute al Consorzio Farmaceutico, se venderle del tutto o in parte, evitando pericolose speculazioni sulle farmacie comunali (cinque) presenti in città. Sarà quindi un anno intenso per la commissione straordinaria guidata dal prefetto Gerardina Basilicata, che seppur ha raccolto i cocci di un vaso rotto da altri, ha comunque tutta la responsabilità istituzionale di porre rimedio.

M5S: “CHI CONTROLLA ALLA EX COPMES?”

<<Sono ormai passati sei mesi dall’insediamento della Triade e a Scafati i miglioramenti ancora non si intravedono. Le partecipate più di tutte mostrano le maggiori criticità>>. Polemiche dal M5S, che si richiamano a quelle già espresse anche dal deputato Angelo Tofalo, sull’operato della triade prefettizia. <<Ci ritroviamo l’Acse con un cda che non riesce a dare le giuste risposte ai cittadini sia in termini di risparmio, che di servizi. Sarebbe opportuno eliminare il cda e affidare la gestione ad un unico direttore generale, mai rimpiazzato dopo l’uscita dell’ex ingegnere DE Vivo, andato in meritata pensione. Della Scafati Sviluppo si sono perse le tracce – continuano gli attivisti di Scafati in Movimento – il suo cda non si sa cosa stia facendo. Altro che trasparenza, abbiamo un organo che guida una società dichiarata fallita>>. I grillini incalzano sulla stu, dove sembrerebbe siano stati commessi degli abusi. <<Vengono controllati gli operatori industriali che occupano l’area? Giungono notizie di vari abusi perpetrati nell’area>>.




Scafati. Domenica la marcia, l’appello: “adesso bisogna reagire, è questa la città che vogliamo?”

Di Adriano Falanga

<<Non si manifesta contro qualcuno, ma a favore di qualcosa>>. E quel “qualcosa” è la città di Scafati. Così Arcangelo Sicignano, ingegnere Fiat, promotore e organizzatore della marcia di domenica 3 settembre. Partita in sordina, sembrava una delle tante manifestazioni nate attraverso il web, mai andate oltre le 30-40 adesioni. Obiettivo? Sensibilizzare le autorità preposte al grave disagio vissuto attraverso le esalazioni del fiume Sarno. Ma questa estate è stata una delle più difficili che la città di Scafati abbia mai attraversato. Non solo il fiume, ma anche la spazzatura per strada e soprattutto l’emergenza criminalità. E allora domenica l’occasione è buona per stringersi e quantomeno esserci. Le premesse della vigilia sono positive, tantissime le adesioni. <<La nostra città potrebbe essere uno dei posti migliori dove vivere e far crescere i nostri figli. Il fiume Sarno potrebbe essere una risorsa incredibile. Invece è ormai diventato una fogna a cielo aperto. Ho pensato che non potevamo restare indifferenti e rassegnati ma dovevamo lottare per il futuro dei nostri figli e per la nostra città>>. Sicignano, nessuna esperienza politica di partito alle spalle, racconta di aver sacrificato le ferie e la famiglia, per la riuscita della manifestazione. <<Chiediamo che il Presidente della Regione, il Ministro dell’Interno e il Ministro della Salute vengano nella nostra città e si rendano conto di persona della situazione in cui siamo costretti a vivere. Chiediamo che la Commissione Straordinaria che in questo momento rappresenta lo Stato, si faccia garante di questa richiesta – aggiunge il professionista – I cittadini di sinistra, di destra, di centro e del M5S per una volta saranno uniti sotto un’unica bandiera, quella della salute e sicurezza dei propri figli e della propria città. Tanti cittadini stanno collaborando, ai quali va il mio ringraziamento e lo faccio citando il nome di una cittadina il cui contributo è stato incredibile Teresa Voccia>>. Decine le adesioni, dai diversi gruppi Facebook alle associazioni fisiche, come “Cappella e oltre” e “Laboratori Vitrae”. Anche ex consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, hanno fatto sapere che ci saranno. Contrari Monica Paolino e Pasquale Aliberti, che oltre a ritenere politicamente strumentale la manifestazione, sul social network ha scritto di Arcangelo Sicignano: “L’ho visto solo in occasione di incarichi fiduciari nel 2013”.

Commento stigmatizzato dall’interessato: <<Non ho mai parlato con l’ex sindaco, seppur lo conosco dalle superiori. Ogni qualvolta una persona perbene cerca di fare qualcosa per il bene comune, senza avere partiti e poteri forti alle spalle, viene attaccato e accusato. Ma questo lo sapevo fin dall’inizio. Nonostante ciò ho continuato perché quando tra 10 anni mi guarderò allo specchio potrò dire di averci provato perché “chi lotta può anche perdere ma chi non lotta ha già perso”>>. Sicignano ha personalmente contattato anche esponenti della società civile, nonché i parroci delle diverse parrocchie scafatesi. <<Sia don Giovanni De Riggi di Santa Maria Delle Vergini che Don Peppino De Luca di San Francesco Di Paola hanno sposato l’iniziativa e domenica mattina ricorderanno ai loro fedeli della manifestazione. Non ho parole per ringraziarli della profonda sensibilità mostrata>>. L’appuntamento è per domenica 3 settembre, alle ore 11, in piazza Vittorio Veneto. <<Per dimostrare al mondo intero che il popolo scafatese non si rassegna e non si arrende. Due ore in cui si decide se combattere o rimanere a casa e accettare tutto. Due ore in cui si decide se Scafati può risorgere o andare lentamente ma inesorabilmente verso il declino totale>> conclude Arcangelo Sicignano.

ALIBERTI-PAOLINO: “Protestano senza un obiettivo preciso”

<<Le marce si organizzano su obiettivi precisi e non per portare la gente per strada, già disperata, semplicemente per cercare visibilità o protestare senza conoscere i problemi, lo stato dell’arte e i livelli istituzionali di riferimento>>. Censura in questo modo la marcia di domenica l’ex sindaco Pasquale Aliberti. Ricorda la marcia da lui promossa il 20 novembre 2010: <<Una grande partecipazione della città e dei sindaci di tanti comuni coinvolti. Alla marcia segui un incontro presso l’Aula Consiliare il giorno 23 di novembre a cui parteciparono l’assessore alla Regione Campania Eduardo Cosenza, l’onorevole Monica Paolino e il generale Roberto Jucci, commissario straordinario per l’emergenza del Sarno. La nostra richiesta era chiara: finanziare la rete fognaria del Comune di Scafati e il dragaggio del fiume Sarno. Ottenemmo sia il primo che il secondo finanziamento per opere di completamento pari a 250 milioni di euro. I lavori della rete fognaria sono stati inaugurati ad aprile del 2015 mentre il progetto Grande Sarno è stato più volte ostacolato dagli ambientalisti di facciata per la vicenda delle vasche di esondazione. Una marcia che aveva un obiettivo concreto e che si rivolgeva a degli interlocutori chiari e competenti. Un risultato straordinario ottenuto grazie all’impegno di tutti>>. Sulla stessa posizione anche la moglie consigliere regionale, Monica Paolino. <<Per la maggioranza dei cittadini, questa marcia ha davvero un senso e una ragione che comprendo fino in fondo, ma sembra che per una certa politica sia solo una prova muscolare per ottenere qualche momento di visibilità – fa sapere la forzista – Ecco perché non parteciperò. Per la politica, il tempo delle marce è scaduto. E’ giusto, invece, passare dalle parole alle azioni, alla luce delle opere avviate e pianificate>>.

“Scafati che fine hai fatto. Adesso reagire”

<<Sono passati 60 anni e mi ricordo che bevevo l’acqua del fiume, adesso è una fogna a cielo aperto>>. E’ un foglio A4, con nastro adesivo attaccato sui muri del centro storico. Un volantino fatto in casa che potrebbe essere stato scritto da chiunque, considerato lo sfogo in esso contenuto. Un messaggio probabilmente di stimolo alla partecipazione alla marcia di domenica mattina in piazza Vittorio Veneto. <<Adesso tutti uniti combattiamo per la nostra città. Scafati che fine hai fatto! Ti hanno portato nel degrado totale>>




Scafati. Ambiente: task force in Comune. Gli arancioni chiedono la mappatura degli scarichi

Di Adriano Falanga

Quali sono i poteri degli enti locali in merito agli sversamenti lungo i canali del fiume Sarno? Molti, in primis la facoltà di concedere autorizzazioni. Il fiume Sarno e i suoi affluenti in queste settimane sta letteralmente esasperando gli scafatesi, a causa delle incessanti e insopportabili esalazioni emanate. La puzza è quella tipica che si può avvertire passando nel perimetro delle aziende conciarie solofrane, ma considerato anche l’aumento della portata e il colore che di volta in volta assume il corso d’acqua, è facile presagire che a sversare dentro sono anche i non pochi scarichi abusivi, civili e industriali. Quest’anno il problema è certamente più insopportabile degli anni passati, e la popolazione chiede con forza controlli. In questi giorni a Palazzo Mayer i settori legati all’ambiente stanno intensificando il lavoro. Si cerca la coordinazione tra i sovraordinati prefettizi, i responsabili del settore ambiente, il presidente dell’Acse e il capo della Polizia Locale. Perché oltre al Sarno a Scafati è intensa la questione ambientale, che rende invivibile la città. Puzza certo, ma anche rifiuti, tanti, che l’Acse raccoglie con non poche difficoltà.

Scafati Arancione: <<vogliamo elenco autorizzazioni agli scarichi e loro mappatura>>

Quanto agli scarichi abusivi, protocollata ieri mattina una richiesta alla commissione straordinaria da parte degli attivisti di Scafati Arancione. <<Chiediamo alla Commissione di estrapolare e farci pervenire, vista la legge regionale n.4 del 2011 e considerando le competenze dei comuni, le autorizzazioni concesse per lo scarico nei corpi idrici superficiali, per comprendere così in questi anni chi è stato autorizzato, in che quantità. Questo può rappresentare un primo passo verso una presa di coscienza reale di quello che oggi, soprattutto nei mesi estivi, rappresenta il corso d’acqua – spiega il portavoce Francesco Carotenuto – Allo stesso tempo, vista l’attività svolta negli anni ’90, chiediamo venga pubblica una mappatura delle attività produttive presenti sul territorio scafatese per avere conoscenza degli attori economici che si muovono nella nostra città>>. E in questo modo, può diventare anche più semplice per i cittadini attivi, di monitorare e segnalare eventuali illegalità riscontrate. <<Purtroppo non basta indignarsi – per di più esclusivamente sui social – ma bisognerebbe avere la volontà di agire con fermezza e un pizzico di coraggio, se vogliamo davvero fare in modo che questo tema non sia ad esclusivo appannaggio della stagione estiva per ritornare a richiuderlo a settembre in un cassetto>>




Scafati. “Non si respira più. Andiamo via”. Lo sfogo di chi vende casa per i miasmi del Sarno

Di Adriano Falanga

<<Questa è la casa che ho ereditato da mio padre. Ha lavorato 50 anni, morendo letteralmente sul posto di lavoro, pur di riuscire a darmi una casa. Ma la situazione è insostenibile. Andiamo via da Scafati>>. Anna è nata a Scafati, sposata con un uomo di Angri, due figli sotto i dieci anni. Siamo a pochi metri da piazza Garibaldi, dal balcone si vede il rio Sguazzatoio. <<E’ pieno giorno, e già si sente la puzza. Ogni anno la stessa storia, uno scempio che si consuma ripetutamente sotto gli occhi di tutti, delle Istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni, degli ambientalisti, e dei cittadini oramai assuefatti. Ma ci si può mai assuefare a questo schifo?>>. Agosto salute mia non ti conosco, la gente va al mare, e gli sciacalli ne approfittano per sversare migliaia e migliaia di litri di sostanze nocive nel fiume Sarno, passando soprattutto per i suoi affluenti. Si cerca di far ricadere la colpa sulle industrie conserviere, perché questo è il periodo della lavorazione stagionale, ma dentro il fiume ci finisce di tutto. A monte le acque raccolgono i metalli pesanti provenienti dalle concerie di Solofra, che oramai hanno distrutto tutta la fauna del corso d’acqua, rendendola tossica e ad alto rischio malattie. Ma nei 24 km della sua estensione a sversare illegalmente sono, oltre agli scarichi abusivi civili e agricoli, anche aziende che nel loro processo produttivo adoperano acqua. Sotto accusa anche le aziende di raccolta e trasporto reflui, che per contenere i costi sversano nottetempo il contenuto delle loro cisterne, frutto degli espurghi civili ed industriali fatti durante il giorno.

Sarebbe questa una delle ragioni per cui con l’imbrunire a Scafati cala il coprifuoco, rendendo agli scafatesi impossibile tenere le finestre aperte. <<Abbiamo dovuto installare climatizzatori in ogni ambiente – continua Anna – ma questo serve solo ad attenuare il problema. Mia figlia piccola soffre d’asma e mio marito è molto insofferente, perché si vede limitato nella sua libertà personale, di decidere se dormire con finestre aperte o meno>>. Hanno messo in vendita l’appartamento, l’intenzione è di trasferirsi nella vicina Angri, città di origine del marito. Operazione non facile, soprattutto in estate. <<Chiunque è venuto fino ad oggi a vedere la casa è rimasto scioccato dalle esalazioni provenienti dal fiume. E tutti hanno rifiutato anche di fare un’offerta. Hanno paura per la loro salute. Non vogliono spendere i frutti dei loro sacrifici per respirare veleno>>. Del resto, è la stessa ragione per cui la famiglia ha deciso di andare via. L’appartamento, comprato 15 anni fa a 220 mila euro, oggi è stato messo in vendita a 170 mila. <<Cinquantamila euro in meno, e nonostante tutto, non troviamo acquirenti. Siamo stanchi, abbandonati e non tutelati>>

ANDREA: “vado via anche io da Cappelle”

In inverno le esalazioni della Helios, in estate il Sarno, in entrambe le stagioni i miasmi del canale San Tommaso. <<Lavoro a Salerno, e i miei colleghi oramai l’hanno imparato tutti “Scafati città della puzza”. E’ così che descrivono la mia città>>. Andrea è un impiegato 40 enne. Vive in località Cappelle, in una casa di proprietà della moglie, ereditata dai suoceri. La decisione di andare via dopo che più di un familiare si è ammalato di patologie oncologiche. Forse un caso, ma avendo figli ancora piccoli, prevenire è meglio che curare. <<Ogni battaglia si è rivelata inutile, adesso tutti a protestare, ma tra un mese, che la puzza sarà finita o almeno tollerabile, nessuno si ricorderà più del problema, che con o senza puzza resta assolutamente vivo e vegeto – continua Andrea – abbiamo così deciso di vendere casa. Volevamo semplicemente affittarla in un primo momento, ma la mancanza di acquirenti ci ha convinti di vendere>>. E anche qui il prezzo è basso, fuori mercato, rispetto alla media. <<Perché la puzza scoraggia gli interessati, siamo stati costretti a svendere per rendere più appetibile la casa, ma ad oggi, dopo quasi quattro mesi, decine di contatti ma zero proposte>>. Nessuno vuole venire a Cappelle, perché investire soldi, tanti soldi, in una zona ad alto rischio ambientale? <<Ciò che mi fa rabbia, è che a Scafati non esistono associazioni ambientaliste che possano seguire direttamente la problematica. Ci sfoghiamo su internet, chiamiamo i Noe, i programmi televisivi nazionali ma non esiste un’associazione che decida di agire legalmente, di fare causa, di denunciare tutto e tutti, per il grave e persistente inquinamento di aria e acqua. La politica poi, letteralmente scomparsa. La questione ambientale non può essere solo tema da campagna elettorale>> conclude un arrabbiato Andrea.

LO SFOGO: TUTTI RESPONSABILI.

<<Questi liquami non derivano dal pomodoro. Nei canali del Sarno ci scaricano di tutto! Pensate che un’azienda di autotrasporti situata vicino a un canale ha 20 autocisterne per trasporto liquami! A Nessuno dei preposti viene la voglia di controllare e sorvegliare?>> In questi giorni i social network sono diventati monotematici. Oltre alla spazzatura non raccolta, il tema è sempre lo stesso: l’aria irrespirabile impregnata dei miasmi del Sarno. Un commento però racchiude bene la sintesi degli umori degli scafatesi, e lo scrive Luigi, sul gruppo “Sei di Scafati Se”. <<Care autorità verrà il giorno in cui il cittadino denuncerà! Ma attenti, rischierete di essere denunciate anche voi per omissione di controllo! Lei Commissario, Lei Comandante dei vigili, Lei Comandante dei Carabinieri! (State proprio su uno dei canali in questione), Lei Funzionario ARPAC che è spesso in zona per controllare, appunto, le aziende, Lei direttore della Gori distratto dalla emergenza idrica, Voi politici di Scafati a cui sta tanto a cuore, forse, il nostro territorio (nostro! non vostro!) perché voi in realtà amate solo gli affari>>. Ad essere diventato poi virale in questi giorni è un video in cui è ripreso un tratto del controfosso destro, canale che proveniente da San Marzano passa per via Terze sfociando poi nel Sarno. Taglia in due la fertile campagna che lo circonda. Immagini eloquenti, contadini intenti a lavorare i campi coltivati, che confinano direttamente sugli argini del canale, mentre scorre in esso una sostanza biancastra, densa, e la puzza è simile a quella di fognatura. Un pericolo per le coltivazioni, e nessuno ancora è in grado di dare rassicurazioni. O anche solo spiegazioni.




Scafati. Fiume Sarno: la puzza regna sovrana. E’ allarme sanitario…da trent’anni

Di Adriano Falanga

Il mese di Luglio per gli scafatesi segna un appuntamento importante, quello con la festa patronale. Ma da almeno trent’anni viene ricordato anche per la stagione conserviera, che si apre nello stesso periodo. Un’importante occasione per l’indotto economico, perché centinaia di stagionali trovano lavoro presso le decine di aziende dislocate nell’agro nocerino. Ma luglio è anche il mese della puzza. Le prime “avvisaglie” ci sono state già durante i giorni della festa, dove il centro città ha subito le esalazioni emesse sia dal Sarno che dai canali attigui. Seppur la nomea la portano le aziende conserviere, la responsabilità deve essere estesa anche agli scarichi dell’indotto agricolo e civile, quasi sempre abusivi.  Sono decenni oramai, tutti sanno ma nessuno vede. E così, da oggi e fino ai primi di settembre, dormire con le finestre aperte sarà impossibile per chi vive lungo le sponde del fiume e dei suoi affluenti, dalla periferia al centro città. O meglio, l’acre odore di marcio è avvertito anche in zone distanti centinaia di metri dal corso d’acqua più vicino. E oltre a creare problemi al vivere comune, la puzza diventa un “ottimo repellente” per chi decide di fare una passeggiata in città, tenendo lontana la movida e portando con se insetti, topi e sporcizia di ogni genere. E così Addio ad ogni buono proposito di organizzare eventi o manifestazioni tipicamente estive. Perché, e lo scriviamo senza tanti giri di parole, la questione ambientale legata alla puzza del Sarno ha allontanato, negli anni, la gente dalle strade molto più della questione sicurezza. Chiaramente contribuendo al persistente stato di disagio economico delle attività commerciali locali.

<<L’usanza criminale degli scarichi all’interno del fiume riprende ferocemente e ritornano in azione quel manipolo di criminali convinti che quel corso d’acqua sia di loro proprietà e di conseguenza utilizzabile per i loro sporchi sversamenti>> così Francesco Carotenuto, di Scafati Arancione. <<Non vogliamo che la questione torni ad essere solo un modo di fare retorica per riempire qualche pagina di giornale o per riempire qualche post su Facebook nel bel mezzo della calura estiva ed è per questo che ci appelliamo alla grande sensibilità della commissione straordinaria, che non ha mai fatto mancare in questi mesi>>. La speranza è che i commissari, lontani da ogni logica elettorale e interessi di parte, possano contribuire a dare una svolta all’annoso problema. <<Alla Commissione chiediamo non solo maggiori controlli e un tavolo di concertazione con i sindaci dell’intero bacino per contrastare con azioni forti, dalle sanzioni alle ordinanze di chiusura di opifici e industrie che si macchiano di questi crimini – continua Carotenuto – ma chiediamo di monitorare le realtà industriali che operano e producono nella nostra città>>. Parte il primo esposto alle autorità competenti. <<Anche quest’anno invieremo denuncia non soltanto alla Procura della Repubblica, ma anche alle autorità competenti come Arpac, Asl e Noe. Saremo un tarlo continuo in difesa della nostra città e della nostra gente>>, conclude l’attivista.

SARNO, ALLARME SANITARIO SEMPRE ATTUALE

Oltre ai reflui della rete fognaria, immessi in maniera più o meno legale, a creare pericolo sanitario sono soprattutto le sostanze chimiche che contaminano pericolosamente il corso d’acqua. Sostanze che rischiano di compromettere seriamente la salute pubblica qualora finissero a contatto con le tante colture che costeggiano il letto del fiume. E questa non è certamente una realtà astratta, anzi. L’Arpa Campania ha già lanciato l’allarme, nel corso dei controlli del mese di giungo sono emerse infatti concentrazioni di cromo e mercurio potenzialmente superiori agli standard di qualità ambientale ammessi. Il Dipartimento di Prevenzione Igiene e Sanità Pubblica della Asl Salerno ha così sollecitato il Comune di Scafati ad emettere ordinanza per impedire l’utilizzo “a qualsiasi scopo” delle acque contaminate, compresi gli usi irrigui e zootencici. Un divieto prontamente emanato dalla triade commissariale. Certo è che da anni nessuno beve l’acqua del Sarno, ma in tempi di siccità non è raro imbattersi in agricoltori che attingono dal Sarno (o da pozzi collegati) per irrigare i loro raccolti. Le campionature sono state effettuate lungo il tratto che va da San Pietro-Via Lo Porto a via Fosso Dei Bagni. Un’area vasta e quasi interamente dedita all’agricoltura. E la foto che ritrae il corso d’acqua coperto da una torbida e maleodorante sostanza biancastra, è stata scattata in questi giorni proprio in via Lo Porto, in piena area agricola. Il rischio per la salute pubblica è altissimo, ecco perché occorre subito avviare controlli, verifiche e monitoraggio del corso d’acqua. Scarichi abusivi compresi.




Scafati. Fiume Sarno, allarme cromo e mercurio, scatta il divieto per l’uso assoluto delle acque.

Di Adriano Falanga

E’ allarme inquinamento per il fiume Sarno, e questa volta sotto accusa non sono le industrie conserviere. Curiosamente, il picco massimo di inquinamento delle acque del Sarno si registra nel momento in cui la sua trasparenza è pressoché totale. Acque limpide, ma assolutamente nocive. E a far paura non sono solo i reflui della rete fognaria, bensì sostanze chimiche che contaminano pericolosamente il corso d’acqua. Sostanze che rischiano di compromettere seriamente la salute pubblica qualora finissero a contatto con le tante colture che costeggiano il letto del fiume. Soprattutto a Scafati. A lanciare l’allarme è l’Arpa Campania a seguito di prelievi per l’analisi a campione della qualità delle acque del Sarno. Nel corso dei controlli del mese di giungo sono emerse concentrazioni di cromo e mercurio potenzialmente superiori agli standard di qualità ambientale ammessi. Il Dipartimento di Prevenzione- Igiene e Sanità Pubblica della Asl Salerno ha così sollecitato il Comune di Scafati ad emettere ordinanza per impedire l’utilizzo “a qualsiasi scopo” delle acque contaminate, compresi gli usi irrigui e zootencici. Il divieto vale lungo l’intero attraversamento del territorio comunale. Non solo, stop anche all’approvvigionamento ed utilizzo pure dei pozzi privati, autorizzati e non, insistenti lungo lo stesso tratto, eventualmente alimentati dalle acque del Sarno. La commissione straordinaria ha prontamente recepito e disposto, dal 10 luglio, l’ordinanza nella quale si fa divieto assoluto all’utilizzo, per qualsiasi fine, delle acque del Sarno, nonché dell’uso dei pozzi adiacenti l’intero tratto del corso d’acqua. Insomma, in tempi di siccità chi magari aveva pensato di attingere dal Sarno o da pozzi “compromessi” per irrigare le proprie colture, è avvertito: quest’acqua è tossica. Le campionature sono state effettuate lungo il tratto che va da San Pietro-Via Lo Porto a via Fosso Dei Bagni. Un’area vasta e quasi interamente dedita all’agricoltura. Altro che acque cristalline, il Sarno è ancora contaminato nella misura tale da essere un pericolo per la salute pubblica e soprattutto per il comparto zootecnico e agricolo, che pure è florido sulle sue sponde. Tutto questo senza neanche considerare la puzza che accompagna le afose serate estive degli scafatesi, a partire dal mese di Agosto, quando inizia la stagione conserviera. Il Sarno fa già paura oggi.

GOLETTA LEGAMBIENTE: è ancora record inquinamento. Ecco dove

Numerosi gli interventi che negli ultimi anni hanno mitigato il rischio ambientale legato all’inquinamento del fiume Sarno, ma nonostante questi oggi non sia più considerato il più inquinato d’Europa, l’allarme sullo stato di salute delle sue acque è sempre alto. Lo sostiene Legambiente nel suo ultimo studio Goletta del Fiume Sarno fatto ad Agosto 2016. A dispetto degli interventi realizzati nel corso degli ultimi anni la situazione resta ancora difficile: la metà dei punti campionati presenta criticità e l’80% dei campionamenti lungo canali e corsi secondari presenta livelli di inquinanti considerevoli. Tra il 22 ed il 25 agosto sono stati effettuati 21 prelievi all’interno del bacino del Sarno, tanto lungo il corso principale che lungo gli affluenti Cavaiola, Laura e Solofrana. Tra gli inquinanti sono stati rilevati ammoniaca, azoto, fosforo, nitrati. Le acque analizzate, prelevate principalmente in canali di bonifica che nascevano per il drenaggio e per l’irrigazione, risultano essere “lontane dagli standard di qualità per un loro possibile riutilizzo”. Scarichi abusivi, sversamento di acque utilizzate per l’irrigazione con alte concentrazioni di fertilizzanti e pesticidi e, soprattutto, un sistema di depurazione assolutamente inadeguato alle reali necessità. Sono queste, per Legambiente, le principali cause del persistente inquinamento del bacino del fiume Sarno. E nel 2015 il servizio di depurazione copriva appena il 45% del carico inquinante che arriva dal territorio. Scafati, attualmente interessata dai lavori per la nuova rete fognaria, è inserito in questo elenco. Nel dettaglio, questi i risultati dei prelievi effettuati da Goletta Del Sarno: Via Nuova San Marzano, concentrazione di ammoniaca oltre soglia “probabilmente a causa di scarichi provenienti dall’edificato dei comuni circostanti”. Vicinale Melito: ammoniaca e azoto oltre soglia; Via G. Oberdan: ammoniaca oltre soglia; via Ripuaria (confine con Pompei): Azoto altissimo; Canale San Tommaso (via Palmentelle, tra Angri e Scafati): Azoto oltre i 40,3 mg/l sui 15 ammessi. Si legge nel dossier di Legambiente “Ed è proprio il San Tommaso ad apportare un carico idrico e inquinante rilevante al Mariconda, prima dell’immissione nel Sarno. Nel giorno del campionamento le acque si presentavano infatti, in entrambi i casi, molto torbide e maleodoranti, con presenza di sostanze chimiche riscontrabile già all’analisi olfattiva. Il San Tommaso riceve, legalmente, le acque reflue della rete fognaria di Angri. Ma forse ad ammazzarlo sono principalmente gli scarichi abusivi ed agricoli, pieni di fertilizzanti e altre sostanze chimiche.

SARNO E PARKINSON

Il morbo di Parkinson può essere una patologia la cui incidenza territoriale potrebbe essere correlata al fiume Sarno inquinato? La Commissione parlamentare d’inchiesta del 2006 ha ritenne necessario uno studio completo sulla base di alcune considerazioni: tra le cause scatenanti il morbo di Parkinson vi sono l’alimentazione e le cause ambientali esterne. E’ dimostrata una maggiore diffusione della malattia in campagna, probabilmente a causa dell’esteso ricorso a erbicidi e diserbanti. “Dai dati forniti dal Centro Ricerche sulla Psichiatria e le Scienze Umane di Nocera Inferiore, si evince che diversi giovani di età compresa fra i 17 e 30 anni con sintomi del morbo di Parkinson, sono stati tutti inviati alla struttura di Neurofisiologia del DSM dell’Asl Sa 1, e che – si legge nella relazione parlamentare – tutti questi pazienti provengono da Scafati e dintorni”. Un allarme non di poco conto, quello lanciato dai senatori nel 2006. “In conclusione si ritiene che possa esservi un rischio salute per l’inquinamento del fiume Sarno, per cui sarebbe utile e necessario – scrive la commissione – uno studio epidemiologico approfondito. Lo studio potrà rilevare l’incidenza delle patologie tramite interviste porta a porta, l’incidenza tramite indagini nei presidi ospedalieri, l’analisi dei dati riguardanti l’inquinamento del fiume per verificare la presenza di sostanze tossiche che possono essere fattori importanti delle patologie. Occorre pertanto un organismo che coordini le varie fasi, ne sintetizzi i risultati per programmare tutti gli interventi da porre in essere e risponda di tutto quanto prodotto e del risultato finale, che deve essere il risanamento del Sarno e la piena tutela della salute della popolazione interessata”, così concludeva la relazione parlamentare nel 2006. Un suggerimento mai concretizzato però, e pure il Registro Dei Tumori di Salerno è fermo all’aggiornamento ufficiale dei dati del 2009.




Scafati. Canale San Tommaso: “vergogna senza fine”

Di Adriano Falanga

A quasi un anno dalla “marcia per la salute” organizzata da residenti e comitati, oggi la situazione ambientale di contrada Cappella e del quartiere Mariconda vive la stessa drammatica situazione. O quasi. Certo è che la Helios sembra aver fatto un passo avanti per gli adeguamenti necessari a contenere la puzza dei rifiuti che lavora, ma ciò che non lascia scampo ai residenti è il canale San Tommaso. <<Con l’approssimarsi della stagione estiva, le esalazioni del San Tommaso si acuiscono. L’ odore acre di fogna, in alcune ore del giorno ma soprattutto di notte, invade le nostre case costringendoci a chiudere le finestre e a subire il caldo>>. Così Umberto Acanfora, del comitato “Cappella e Oltre”. <<La situazione è diventata insostenibile, ad un anno dalla marcia e anche se i lavori del Collettore Sub1 sono iniziati, a nostro avviso, come già detto a tre mesi dall’inizio degli stessi, stanno procedendo a passo di lumaca. Siamo in emergenza sanitaria, vengono a mancare il diritto alla salute e il diritto a vivere dignitosamente. Il progetto Sub1 doveva essere preso con più serietà, chi di dovere, deve fare qualcosa subito>>. Ancora più preoccupato il presidente del comitato, Domenico Pagano: <<Il Canale San Tommaso è “malefico” perché continuamente si sversa illegalmente. La meraviglia è che l’ente Bonifica non controlla e non denunzia. Occorre un’azione “illegale” uguale e contraria a quella di sversamento>>. Nel San Tommaso, nato artificialmente per favorire l’irrigazione dei campi che circondano l’area, finiscono senza depurazione le acque reflue della rete fognaria di Angri. Oltre naturalmente agli scarichi abusivi, molti dei quali pieni di sostanze chimiche usate per le coltivazioni, e smaltite illegalmente da qualche agricoltore. Una situazione ben oltre la soglia di tollerabilità. <<Da anni si vive in queste condizioni, veniamo illusi da qualche super eroe di turno che promette e non fa, mi chiedo: forse sarà la troppa puzza ad annullare questi poteri?>> Commenta ironicamente Rosa Cavallaro. <<Non abbiamo ancora capito come sia possibile che nel 2017 non riusciamo a risolvere un problema di cui c’è la soluzione. Capirei se fosse un progetto non fattibile, ma non è così. Quindi mi chiedo perché non si riesce a portare a termine? Cosa è che noi non sappiamo o non ci raccontano. Da anni tanti fiumi di parole ma le acque sono ancora ferme anzi stagnanti>>.

1-canale-san-tommaso-cappelle-1024x614Su queste sponde vivono decine di famiglie, ma la puzza è persistente e stomachevole, avvertita per diverse centinaia di metri. C’è chi poi denuncia anche la presenza di strani insetti, o di topi e zanzare “stranamente” più grandi del solito. Non sono rari i casi di patologie respiratorie, peggio ancora tumorali. Purtroppo non esistono dati certi, o studi sanitari, che possono provarlo. Ma da queste parti ne sono certi: si muore di tumore. <<Una situazione che definire allarmante è poco e che sicuramente peggiorerà con l’avvento della campagna del pomodoro – così Francesco Galasso –  Una vergogna che resterà nella mente, negli occhi, ma soprattutto nel naso dei nostri figli per generazioni. Ci dovremmo vergognare noi che non siamo stati capaci di far rispettare i nostri diritti, ma si deve vergognare ognuno che ha fatto di questa situazione un monumento ai propri interessi personali>>. Uno sfogo certamente comprensibile quello di Francesco: <<Dopo anni di chiacchiere, siamo ancora una volta qui a parlare di cosa si sarebbe dovuto fare e non è mai stato fatto, dello stato di incuria in cui versano i tanti canali del bacino del Sarno. Facciamo ancora una volta appello alle istituzioni preposte, al presidente della regione Campania De Luca affinché i lavori del Sub1, che pure sono iniziati, possano essere portati a termine nei tempi previsti>>




Scafati. I grillini da Saladino: “Illegalità e clientelismo hanno distrutto la città”

Di Adriano Falanga

“Sicuramente daremo segnali di discontinuità, dopo aver avuto un quadro chiaro delle risorse darò delle indicazioni sugli indirizzi da seguire, si vede che qui ci sono dei ritardi amministrativi basta guardare ad alcuni comuni a pochi km da qui”. Parole del Prefetto Vittorio Saladino, commissario prefettizio di Scafati. Il funzionario governativo ha incontrato ieri mattina una delegazione di Scafati in Movimento-amici di Grillo, composta da Giuseppe Sarconio, Roberto Aiello, Paolo Accardo, Giulia Nastri e Vincenzo Iuliano. Un lungo e proficuo scambio di vedute, dove i pentastellati hanno presentato un lungo e dettagliato elenco di problematiche, con tanto di proposte. “Quelle decine di idee e iniziative che negli anni abbiamo puntualmente girato alla vecchia amministrazione, e mai sono state considerate” chiarisce Sarconio. Il Commissario si reso molto disponibile, ha appuntato ogni peculiarità segnalata e fornito risposte laddove poteva. “Su alcune esigenze come per esempio la manutenzione stradale, la pubblica illuminazione, i servizi ai diversamente abili – ha chiarito Saladino – darò risposte immediate anche se qua si è esternalizzato un poco tutto, l’esternalizzazione va bene pure quando si è in difficoltà di personale ma poi si deve anche controllare”. Non vende sogni però, la situazione economica non è delle migliori e quando si parla di progetti si parla anche di risorse. “Farò il massimo con le risorse disponibili, tenendo conto di quello che é programmabile nel breve/medio termine, per altre cose che coinvolgono altre istituzioni mi interfaccerò con tutti per dare le risposte di cui ha bisogno Scafati, state certi che non resterò inerte dinanzi ad alcun problema, dal fiume, all’ospedale fino al sociale”. Gli attivisti sin dall’inizio hanno evidenziato la necessità di una discontinuità rispetto al passato cominciando ad azzerare incarichi e nomine nelle partecipate, passando per il taglio agli sprechi, attraverso la rinegoziazione dei fitti pagati dal Comune. Un caso su tutti, i 3500 euro mensili che l’ente paga per il centro per l’impiego di via Terze, nonostante la competenza sia provinciale. Durante l’incontro si è parlato anche di ambiente, di fiume Sarno e del “caso” Helios, sono stati chiesti per queste problematiche maggiori controlli e la massima attenzione. Stesso discorso per la sicurezza. Il commissario ha rassicurato sulla partecipazione alla conferenza dei servizi del 13 gennaio su Helios, quanto alla sicurezza, si punta al potenziamento della videosorveglianza. Ospedale e Piano di Zona gli altri temi portati a conoscenza di Saladino.




Scafati. “Uniti per l’ambiente”, sabato la marcia per il diritto alla salute

Di Adriano Falanga

“Uniti per l’ambiente”, è questo lo slogan che promuove la marcia per la salute, in programma sabato 26 novembre, alle ore 10, con partenza nei pressi dell’ospedale Scarlato. Ci riprovano i comitati, sulla scia della precedente marcia organizzata a Cappelle, il 29 giugno scorso. Questa volta però cambiano le sigle, si tiene fuori il comitato “Cappelle e oltre” non avendo dato la sua adesione ufficiale. Tra i promotori il gruppo “Uniti si può”, “Uniti per la Salute”, “Il Rio”, che hanno presentato l’iniziativa lunedi sera, presso un noto bar di via Alighieri. Presenti Luigi Lombardi, Domenico Pedone, Carmine Manzo, Fabio Galasso, Anna Cioffi, Giovanni Coppola, assente giustificato Arcangelo Sicignano per Uniti si può, mentre in rappresentanza del comitato “Uniti per la Salute” il consigliere comunale di Angri Eugenio Lato, e Michele Russo per “Il Rio”. Tre i temi: Helios, Fiume Sarno, Allagamenti. Lo scopo della manifestazione è la sensibilizzazione alle problematiche ambientali che attanagliano la città, causando non solo i disagi al vivere quotidiano, ma anche problematiche igienico sanitarie, oltre a mortificare l’economia sia commerciale che immobiliare delle zone interessate. “Su questi temi paghiamo la latitanza del Comune, manifesteremo per rivendicare il nostro diritto alla salute – spiegano i promotori – ma anche per sensibilizzare gli stessi cittadini, oramai assuefatti e scoraggiati, che finiscono per rinunciare ai propri diritti”.

1-heliosSi dicono sfiduciati su ciò che si sta portando avanti quanto alla Helios: “stiamo assistendo ad un gioco al rinvio sulla conferenza dei servizi promossa dalla Regione Campania”. Non hanno dubbi i comitati, il sito di stoccaggio rifiuti “non va solamente adeguato, ma delocalizzato, o quantomeno riconvertito”. Comitati e istituzioni parlano però due lingue diverse, i primi sono netti: “la Helios non la vogliamo, perché la zona è urbanizzata” mentre le istituzioni stanno cercando di centrare l’obiettivo dell’abbattimento dei disagi, in primis dovuti alla puzza. “Resta l’emergenza igienico sanitaria – aggiunge Carmine Manzo, il cui balcone affaccia sul piazzale dell’azienda – non è contenendo la puzza che si risolve il problema. I rifiuti portano topi, insetti, scarafaggi” e mostra sul cellulare anche la foto di un serpente. Non vogliono le istituzioni alla loro manifestazione. “Siamo convinti che le istituzioni non possono vestire anche i panni del cittadino qualunque” e quindi, sindaco e consiglieri comunali non sono graditi. Hanno risposto all’appello, ad oggi, anche le associazioni politiche “Scafati in Movimento” e “Scafati Arancione”. La marcia si concluderà fuori i cancelli della Helios, dove una delegazione dei manifestanti chiederà un incontro con l’amministratore giudiziario dell’azienda, dottor Luigi Palumbo.




Scafati. Scarichi nel Sarno, scattano i controlli

Di Adriano Falanga

La nota positiva è che oggi, grazie agli smartphone e alla rete digitale, diventa molto più facile documentare e testimoniare un’illegalità. E così, qualcuno, stufo di lamentarsi solamente, ha ben pensato di armarsi di telefono e documentare un palese scarico, adiacente una nota industria conserviera in località Bagni. Alle sue spalle infatti un condotto di scarico immette acqua rossa nel canale sottostante. L’inquinamento è evidente, a monte del tubo l’acqua è grigia, subito dopo diventa rossa. Le foto finiscono presto in rete, scatenando la pesante indignazione degli scafatesi. Vengono interessati anche i carabinieri della locale Tenenza e ieri mattina all’opificio si presenta il Noe, che hanno acquisito documentazione utile per accertare eventuali irregolarità. Lo scarico del resto è autorizzato, ma non è questo a suscitare polemiche, bensì la qualità dei suoi reflui. L’attenzione resta alta. Spostandoci alla periferia con Poggiomarino, in via Nuova San Marzano l’attività conserviera addirittura rende impraticabile parte della strada. L’eccesso di acqua immessa nel sistema fognario finisce per strada, allagandola vistosamente e comportando l’impossibilità per numerose famiglie che vivono in zona di uscire di casa. L’origine del surplus di acqua è anche in questo caso evidente, basta notare l’enorme quantità di pomodori che galleggiano sopra. In questo caso però, il disagio più che sanitario è veicolare. Ad ogni modo, secondo gli operatori del settore di questi tempi è facile puntare il dito contro il comparto agroalimentare, che pure offre lavoro stagionale a migliaia di famiglie. Non sempre la loro attività è responsabile della puzza e delle condizioni pietose delle acque del Sarno e dei suoi canali. In realtà, approfittando dell’intensa attività conserviera, altre disoneste attività manifatturiere approfittano del periodo per la pulizia di cisterne e serbatoi, contenenti anche sostanze chimiche utilizzate nel settore agricolo. A queste bisogna aggiungere gli scarichi abusivi dei privati. Insomma, non è tutto pomodoro ciò che galleggia, o puzza, nel fiume Sarno.
2-via nuova san marzano (3)