Btp Tecno: 10 giorni per sperare ancora

di Carmine Landi

(da “Le Cronache” di venerdì 11 Settembre)

BATTIPAGLIA. La Btp Tecno torna al Mise.

Nella mattinata di ieri, all’interno degli stanzoni capitolini, s’è tenuto un importante incontro in cui s’è discusso sull’eventuale futuro dell’azienda fallita.

Oltre alle RSU aziendali – erano presenti Fiorenzo Veneri e Paola Trimarchi per la Fiom Cgil e Sergio Galluzzo per la Fim Cisl – e alle organizzazioni sindacali provinciali e nazionali, hanno preso parte all’incontro il responsabile dell’UGV (Unità per la Gestione delle Vertenze delle imprese in crisi) del Ministero dello Sviluppo Economico, Giampiero Castano, e l’assessore alle attività produttive della Regione Campania, Amedeo Lepore.

I sindacalisti della Btp, che da sempre si ritrovano al tavolo delle trattative in compagnia dei funzionari regionali, hanno accolto con sommo stupore la presenza di un assessore regionale. E da un bel po’ di tempo Lepore dimostra un certo interesse per l’azienda battipagliese.

Proprio ieri, d’altronde, l’assessore ha spiegato alle RSU di essersi messo alla ricerca di uno o più imprenditori intenzionati a rilevare la gloriosa impresa battipagliese. Come già anticipato tra le pagine di questo quotidiano, tuttavia, il dem spinge affinché i Btp decidano di continuare a operare nel campo delle riparazioni delle schede elettroniche, abbandonando ogni proposito di start-up dedita ai RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Rimanere nel medesimo campo, infatti, eviterebbe l’acquisto di nuovi macchinari e consentirebbe alla Btp di non perdere quel thesaurus di contatti e di relazioni creatosi nel corso degli anni. Inoltre la Regione Campania s’è messa al lavoro per poter accedere a quel fondo ministeriale da 800 milioni di euro a beneficio di solide progettualità elaborate in seno ad aziende che riversano in condizioni di criticità.

Capitolo cassa integrazione. Con l’ausilio della CFI (Compagnia Finanziaria Italiana), le maestranze potrebbero accedere alla Cigs concorsuale grazie alla legge Marcora. Andrebbe, tuttavia, creata una cooperativa, che al momento non è stata ancora istituita. Molto, dipende dalla curatela fallimentare, che dovrebbe ritirare la procedura di licenziamento collettivo, e dal Ministero del Lavoro: a stretto giro di posta, i Btp, grazie all’ausilio del Mise, dovrebbero accedere all’interno del dicastero presieduto da Giuliano Poletti per trattare la spinosa quaestio. E per provare a ripartire. Di nuovo.

(da “Le Cronache” di sabato 12 Settembre)

 

Amedeo Lepore

Amedeo Lepore

BATTIPAGLIA. Btp Tecno: dieci giorni per continuare a sperare.

È il verdetto venuto fuori dall’incontro tra la curatela fallimentare, le organizzazioni sindacali e le RSU aziendali.

Alla fine alle 90 maestranze è stata concessa una prorogatio di dieci giorni: in pratica, sono stati prolungati i termini previsti dalla legge per la procedura di licenziamento collettivo, sì da poter agevolare la Btp Tecno nel disperato tentativo di riuscire a beneficiare della Cigs (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) concorsuale.

All’incontro erano presenti i curatori fallimentari, Andrea Bassi e Bruno Borziani, assistiti da Luigi Schenone, consulente del lavoro, i provinciali della Fiom Cgil, Matteo Buonagiunto, e della Fim Cisl, Vincenzo Ferrara e Giuseppe Pepe, e le RSU aziendali, ossia Sergio Galluzzo, Fiorenzo Veneri, Paola Trimarchi e Giacomo Ielpo.

Il nodo più grande, al momento, resta la costituzione di una cooperativa. I lavoratori dell’azienda di via Bosco I, infatti, non hanno ancora provveduto a mettere in piedi la società, senza la quale sarebbe impensabile pensare di poter godere della cassa integrazione concorsuale. L’istituto, in effetti, può esser concesso dal Ministero del Lavoro soltanto in caso di sussistenza di fondate prospettive di continuazione o di ripresa dell’attività.

Il dicastero timonato da Giuliano Poletti, inoltre, deve comunque ricevere il placet dalla curatela fallimentare.

La cooperativa, ad ogni modo, non è stata ancora istituita per via di profonde divergenze tra i lavoratori: c’è chi, su sprone della Regione Campania nella persona dell’assessore alle attività produttive, Amedeo Lepore, vuol continuare a operare nel settore delle riparazioni di schede elettroniche e chi, al contrario, è intenzionato a lanciarsi nel campo dei RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche).

Quel che è certo è che i lavoratori dovranno fare un vero e proprio salto nel vuoto mercoledì prossimo, quando s’incontreranno in assemblea per sottoscrivere il verbale di manleva, esonerando la curatela, e dunque il Tribunale di Genova, da qualsiasi pretesa patrimoniale.

Una mossa che pare quasi un azzardo, ma che è di vitale importanza per poter andare avanti con la nuova società, magari timonata dagli imprenditori sondati da Lepore, beneficiando, nel frattempo, della Cigs. La Regione, ad ogni modo, dovrà darsi da fare per poter attingere a quel tesoretto da 800 milioni che il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo a disposizione delle aziende in crisi. E chi non risica non rosica.

 




Btp Tecno: addio start up?

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. La start up non s’ha da fare.

Pessime notizie dalla Btp Tecno. Mercoledì scorso, infatti, i rappresentanti sindacali dell’azienda fallita si sono recati a Roma, in una sede distaccata del Ministero dello Sviluppo Economico, per chiedere lumi circa l’idea della start up. Un’impresa che dovrebbe muoversi nell’ambito dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche): questa è l’idea degli ex Btp Tecno.

Eppure, i segnali ministeriali non devono esser stati particolarmente incoraggianti: sembra, infatti, che molti tra gli operai dell’azienda di via Bosco I abbiano già riposto nel cassetto l’idea, per la quale andrebbe allestita una società – con tanto di capitale sociale – e andrebbe elaborato un business-plan da sottoporre all’attenzione di una finanziaria governativa che dovrebbe poi supportare il tutto investendo pure delle quote partecipative. Si tratterebbe, però, d’un vero e proprio terno al lotto.

E l’atmosfera in casa Btp non è di certo delle migliori: continua, infatti, il braccio di ferro sindacale tra Sergio Galluzzo (Fim Cisl) e Fiorenzo Veneri e Paola Trimarchi (Fiom Cgil), con il primo che, ieri mattina, al cospetto dei curatori fallimentari del tribunale di Genova, Bruno Bassi e Andrea Borziani, ha accusato nuovamente i fiommini per il modo in cui vengono portate avanti le attività d’inventario. La guerra fredda dei sindacati, dunque, non è di certo l’humus migliore per far sì che germogli una nuova avventura lavorativa.

E il no alla start up potrebbe avere esiti deleteri: mercoledì prossimo, infatti, le Rsu incontreranno Giampietro Castano al MiSE, ed è molto probabile che in quell’occasione si cominci a parlare di licenziamento collettivo, giacché, a questo punto, per la cassa integrazione – che comunque non è stata ancora erogata – mancano le garanzie di tutela dei blocchi occupazionali che la Fornero impone alle aziende fallite per poter accedere alla Cigs. La Btp tecno viaggia verso la mobilità.




Addio, Btp! Fallisce la storica azienda battipagliese

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Btp Tecno: è finita.

Nella giornata di giovedì, infatti, il giudice Daniele Bianchi del Tribunale di Genova ha sancito ufficialmente il fallimento della storica azienda di via Bosco I, raccogliendo l’istanza fallimentare presentata dall’ormai ex liquidatore Giuseppe Toia. Una scelta obbligata, quella compiuta dall’organo di liquidazione, che non ha potuto fare altro che prendere atto della mancanza di un interessamento reale da parte dei libici della Q.S.E., l’azienda di Qaser Saadel El Garradi.

Una vera e propria doccia fredda per i lavoratori dello stabilimento battipagliese: da un po’ di settimane a questa parte, in effetti, le maestranze della Btp Tecno avevano abbandonato ogni speranza, ma hanno accolto comunque mestamente la notizia arrivata in questi giorni. Giorni difficili per loro, che si ritrovano costretti a rinunciare alla Cigs (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) e ad accontentarsi, per meri errori burocratici, di 300 euro al mese per il contratto di solidarietà.

Non può dirsi felice neppure lo stesso Gian Federico Vivado: l’ex patron dell’azienda, infatti, aveva presentato la richiesta di concordato preventivo, sì da provare a metter d’accordo tutti coloro che appartengono alla folta fila dei creditori, ma la magistratura ha deciso di contrapporre un netto diniego all’istanza avanzata dall’imprenditore ligure.

Ora in azienda arriveranno i curatori fallimentari, Andrea Borziani e Bruno Bassi – gli stessi della Oms Ratto di Guidonia, altra azienda che fa capo al gruppo ligure di Vivado & co. – per inventariare il materiale da mettere all’asta, mentre Sergio Galluzzo (Fim Cisl) Fiorenzo Veneri e Paola Trimarchi (Fiom Cgil) incontreranno i lavoratori per provare a concretizzare l’idea del progetto per la start-up. In cerca di finanziamenti ministeriali. La Btp è morta.




Caos Fer.Gom: la Cooper ha bloccato le spettanze. Slitta l’incontro in Prefettura

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Vertenza Fer.Gom: alle 10 di domani mattina si va in prefettura a Salerno. Anzi, no: martedì prossimo. Cambio di programma: venerdì 17 – che poi, a voler essere scaramantici, porta pure male -, perché “la Cooper ha detto così”.  La convocazione era arrivata nella mattinata di ieri: poi, però, da Cooper Standard sono arrivate le richieste di rinvio, e la prefettura, che deve incontrare tutte le parti sociali, ha deciso di rimandare il tutto alla settimana prossima. Quel che è certo è che l’incontro si farà: il delegato sindacale Fim Cisl, Antonio Guglielmotti, le RSU, Vito Nigro (Fiom Cgil) e Angelo Petraglia (Uilm), e il titolare della fabbrica distrutta, Gianpiero Contursi, siederanno dunque al tavolo tecnico, a Salerno, per cercare di addivenire alla soluzione di una quaestio che si rende sempre più spinosa.

All’incontro prenderanno parte anche le segreterie sindacali provinciali e le RSU della Cooper Standard di Battipaglia, che hanno deciso coraggiosamente di manifestare la propria solidarietà nei confronti dei colleghi della Fer.Gom, e dovrebbe essere della partita anche l’amministratore della CS cittadina, Pietro Mancuso. Probabile che decida di partecipare al summit anche uno tra Gerlando Iorio e Ada Ferrara, i membri della commissione straordinaria che tanto si son prodigati per riuscire a sensibilizzare i vertici della prefettura circa l’intricata situazione che vede protagoniste le povere maestranze della zona industriale battipagliese.
Attorno al tavolo, infine, si accomoderanno anche i legali delle due aziende: mentre, a rappresentanza della Fer.Gom ci saranno, infatti, gli avvocati Raffaele Carrano e Alberto Toriello, la Cooper Standard, invece, delegherà lo studio legale salernitano dell’avvocato Giovanni Ambrosio.
Gli uomini di legge, tuttavia, non hanno più preventivamente concordato le comune direttive da seguire attorno al tavolo della prefettura, dal momento che Ambrosio non ha più convocato i legali della Fer.Gom, lasciando l’amaro nella bocca dei lavoratori.
«I miei legali – ha dichiarato Contursi ai nostri taccuini – sono rimasti a disposizione per tutta la giornata di martedì, ma non hanno ricevuto alcuna convocazione: non mi sorprende, dal momento che, come al solito, questi qui stanno soltanto continuando a vender fumo sulla pelle dei lavoratori».
Oltre al danno, d’altronde, c’è la beffa: la Fer.Gom, infatti, ha lavorato fino alla fine del mese di febbraio – dopo aver ottenuto dalla CS una prorogatio di due mesi, credendo, invano, di poter riuscire in tal modo a ricevere dall’Inps la cassa integrazione a erogazione diretta – come conto lavoro della Cooper Standard, realizzando le guarnizioni di gomma per i veicoli Fiat e Iveco. Poi, però, il colosso statunitense ha deciso di spostare tutte le proprie commesse in seno alla Sud Gomma di Oliveto Citra. Ora, però, stando a quanto dichiarato da Contursi, si scopre che questi due mesi di attività, per adesso, non sono costati niente alla Cooper: «vi confesso – ha spiegato il titolare della Fer.Gom – che, come ennesimo atto di ritorsione perpetrato nei confronti del sottoscritto, i vertici CS mi hanno bloccato tutti i pagamenti scaduti relativi alle spettanze di gennaio e di febbraio». In altre parole, la proroga annunciata con squilli di tromba sarebbe stata completamente finanziata dalla Fer.Gom: «farò tutti gli atti – ha annunciato Contursi – per il recupero dei crediti; la verità, però, è che a questi interessa soltanto la possibilità di ritirare quanto prima possibile la nostra attrezzatura, e da oggi noi glielo concederemo».
Un matrimonio decennale, quello tra Cooper e Fer.Gom, che s’è concluso nel peggiore dei modi. C’eravamo tanto amati.




Fer.Gom: la dignità dei lavoratori in presidio

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Quando si scrive di smobilitazioni, di dismissioni, di cessioni di rami d’azienda e di crisi occupazionali, la carta stampata ha la pessima abitudine di limitarsi alla secca descrizione di numeri. Eppure, dietro quel numero “27”, che indica la quantità delle famiglie che si ritrovano coinvolte nella tragica vertenza Fer.Gom, ci sono dei volti rigati di lacrime e dei bagagli esperienziali stravolti che, purtroppo, il mondo dell’informazione riesce a toccare soltanto di rado.

Ieri mattina, allora, ci siamo recati all’ombra della tenda, al cospetto della Cooper Standard di Battipaglia, per ascoltare qualche storia e per cercare di scandagliare un po’ più a fondo i gelidi taccuini della cronaca.

«Papà, dove vai? Non è normale andare a dormire in una tenda davanti alla fabbrica»: è la frase che Giovanni Di Vece, lavoratore Fer.Gom di 52 anni, si sente dire dal figlio più piccolo ogni volta che, da tre settimane a questa parte, si lascia alle spalle la porta di casa per recarsi al presidio. È un pugno sullo stomaco, reso ancor più duro dalla gravità delle condizioni economiche in cui riversa la famiglia. «Ho altri due figli più grandi – racconta Giovanni – e, mentre la più grande è già sposata, il secondogenito, più giovane, studia all’università, e sono preoccupato perché non so dove prendere i soldi per poter pagare la retta; sono molto scettico, in quanto mi sembra che noi lavoratori Fer.Gom siamo stati quasi lasciati da soli a lottare contro dei mulini a vento».

Sergio Pastore Poi c’è Sergio Pastore (36 anni) che, oltre al danno, ha subito anche la beffa: «a dicembre – spiega il 36enne – mia moglie, Stefania Caruccio (lavorava anche lei nell’azienda di Gianpiero Contursi, NdA), si mise in mobilità, così da dare a me la possibilità di lavorare per un altro anno e portare qualche soldo a casa, ma alla fine lei non ha preso nulla e io mi son ritrovato a lavorare per altri soli due mesi».

Due figli, di 4 e 6 anni, chiedono in continuazione “dove vai?” a Sergio, e, nonostante la tenera età, si ritrovano costretti a fare in conti con la cruda realtà e a domandare al papà: «ma quindi ora non mi puoi più comprare quel giocattolo?».

Caterina Benincasa«Mamma, ma adesso siamo poveri?»: lo ha chiesto a sua madre, la 40enne Caterina Benincasa, una ragazza di 9 anni – Caterina ha anche un’altra figlia, che ha 7 anni – che, durante lo sciopero, è stata ricoverata in ospedale a causa di violente vertigini paraossistiche, le quali, guarda caso, sono legate a stati d’ansia. «Sto cercando – ci dice Caterina – insieme a mio marito (disoccupato anche lui, NdA) di tener su gli animi, ma non è facile, anche perché, più che per le privazioni, le bambine soffrono perché avvertono la mancanza della mamma».

All’interno del piccolo gazebo, c’è anche Rossella Petraglia, la 50enne che, a seguito del malore accusato in seguito a uno sciopero della fame durato qualche giorno, ha rifiutato il ricovero in ospedale, spiegando al medico dell’autoambulanza che lei il presidio non lo abbandona.

Rossella PetragliaRossella e suo marito, Giovanni Russo – anche lui è andato in mobilità credendo che, in questo modo, la moglie potesse lavorare qualche mese in più – , hanno tre figli: il più grande, che è già sposato, ha 27 anni, mentre l’ultimogenito ha 12 anni. Di mezzo c’è una figlia di 22 anni, che lavora come estetista part-time: «ogni tanto, per il momento, io e mio marito tiriamo avanti grazie a ciò che lei guadagna, e posso assicurare che per una madre e un padre non c’è nulla di più triste e di maggiormente mortificante».

Eppure, i lavoratori Fer.Gom non hanno perso affatto la voglia di sorridere: scherzano tra di loro come in una famiglia. E sembrano una famiglia. E lottano per la propria famiglia.

Il lavoro è dignità, è vero, ma negli occhi di questi uomini risplende ancora la più bella dignità: quella di chi ama.

 

GIOVEDÌ L’INCONTRO AL COMUNE

Ada FerraraAda Ferrara apre le porte alla Fer.Gom. La donna, che insieme a Gerlando Iorio e Carlo Picone forma la commissione straordinaria che regge le sorti di Palazzo di Città, ha concordato un appuntamento con Antonio Guglielmotti (Fim Cisl) e Vito Nigro (Fiom Cgil): alle 10:30 di domani mattina, dunque, i due delegati sindacali dell’azienda di via Bosco II dialogheranno con la donna sulle pesanti condizioni che affliggono i lavoratori, costretti dal trasferimento immediato delle commesse Cooper Standard alla Sud Gomma di Oliveto Citra a non vedere il becco di un quattrino fino a giugno-luglio, quando forse il Ministero del Lavoro concederà la cassa integrazione. Al summit parteciperanno anche i rappresentanti sindacali della Cooper Standard, che hanno coraggiosamente deciso di sostenere i colleghi della Fer.Gom, e le segreterie provinciali: si spera che la Ferrara possa intercedere presso la Prefettura di Salerno affinché venga concesso un appuntamento ai lavoratori.

«La dottoressa Ferrara – dichiara Nigro – s’è mostrata molto disponibile, e la cosa, naturalmente, ci fa piacere».

 




Alcatel-Lucent: tristi notizie da Roma. Da aprile si passa a Sesa.

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Dal primo di aprile si passa a Sesa: il verdetto dell’incontro che s’è tenuto ieri mattina al Ministero dello Sviluppo Economico tra i lavoratori Alcatel-Lucent, i vertici della multinazionale e dell’azienda capitolina “Sesa-Nv Group”, le sigle sindacali, i rappresentanti delle istituzioni regionali e il funzionario del MiSE, Giampietro Castano– lo stesso che si occupa della vertenza Btp Tecno – , è acremente perentorio.

In accordo con lo Shift Plan, il piano triennale di A-Lu che che, tra il 2013 e il 2015, prevede la fuoriuscita di 586 dipendenti in tutta Italia e la chiusura di tutti gli stabilimenti periferici – in Italia resteranno soltanto gli uffici tecnici di Roma e Vimercate e la fabbrica di Trieste –, porterà 29 uomini alla Sesa: 18 sono i lavoratori dell’impianto di via Bosco I, 2 quelli del capannone di Vimercate e 9 gli operai del sito di Roma.

A Battipaglia, come a Vimercate e a Roma, Sesa fitterà dei locali, all’interno dei quali, in seguito alla cessione del ramo d’azienda, gli ex-Alcatel prenderanno a lavorare con la casacca della ditta capitolina: un trasferimento che fa paura, considerando che nel 2013, a fronte dei primi licenziamenti, 38 persone – tra cui 3 battipagliesi – passarono a lavorare per la Sesa per poi ritrovarsi, dopo neppure 12 mesi, a dover avviare le procedure di cassa integrazione.

Non son di molto più rosee le prospettive dei prossimi 29, dal momento che, a fronte dell’unico anno di attività garantite che A-LU cedette a Sesa nel 2013, stavolta le commesse assicurate son sì di tre anni, ma sono comunque in decalage, ossia con percentuali di lavoro che decresceranno di anno in anno. Ma stavolta Sesa eviterà di avviare procedure per gli ammortizzatori sociali? «Da qui a tre anni – avrebbero dichiarato i capitolini – non possiamo garantirvelo».

Il sogno di Nicola Rosamilia (Fim Cisl) e di Francesco De Rosa (Fiom Cgil) era di addivenire a un patto territoriale quinquennale, come quello che coinvolse i 256 dipendenti A-LU del Nord-Italia che, grazie alle istituzioni regionali – in particolare la Lombardia – passarono alla “Siae Microelettronica” forti di 5 anni di garanzia e di una potente partnership che si venne così a creare tra la SM e Alcatel: i vertici della multinazionale, tuttavia, hanno opposto ai lavoratori battipagliesi un netto diniego.

Si passa, inoltre, da un contratto di tipo metalmeccanico a uno di tipo commerciale, con quest’ultima tipologia che è considerata meno favorevole rispetto alla prima per quel che riguarda ferie, malattie et similia.

Ora, tra i lavoratori, aleggia un comprensibile pessimismo: «speravamo – ha dichiarato Rosamilia ai nostri taccuini –  di avere un po’ di tempo in più prima della perentoria cessione e di riuscire a strappare qualche altro anno di garanzia».

Venerdì 20, sempre al MiSE, ci sarà un altro incontro, che servirà ad illustrare i caratteri più tecnici della cessione, mentre una settimana dopo, il 27, ci sarà l’incontro finale in cui si dovrebbe addivenire a un concordato: saranno i lavoratori, naturalmente, a decidere se firmare o meno. Tuttavia, non apporre la propria sigla al concordato non eviterà di certo la cessione: sottoscrivere l’accordo, d’altronde, consente di avere una tutela ministeriale e delle verifiche semestrali.

E la Regione Campania ha partecipato all’incontro? Certo. Con un funzionario.




Fer.Gom: nulla da fare per le commesse. Destino nero per i lavoratori

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. «Non si può far nulla»: sono le parole che Marco Camurati, capo italiano delle risorse umane di Cooper Standard Automotive, ha rivolto ieri pomeriggio, dinanzi al portone di Confindustria Salerno, ai lavoratori Fer.Gom, negando loro la possibilità di continuare a vedere qualche soldo prima dell’agognata – e tutt’altro che certa – elargizione degli ammortizzatori sociali da parte del Ministero del Lavoro.

Da lunedì 2 marzo, gli uomini dell’azienda di Gianpiero Contursi sono in presidio davanti ai cancelli della Cooper Standard di Battipaglia. Ai principi di questo mese, infatti, il contratto che li legava al colosso statunitense, per conto del quale la Fer.Gom realizzava le guarnizioni di gomma per i veicoli Fiat e Iveco, è scaduto, e le commesse che tenevano in vita la fabbrica sono state inspiegabilmente trasferite dallo stabilimento battipagliese – distante solo 200 metri dalla CS cittadina – alla Sud Gomma di Oliveto Citra: un trasferimento privo di qualsivoglia logica motivazione, considerando che lo spostamento delle commesse non arreca alcun utile alla Cooper Standard sia dal punto di vista logistico – quei 200 metri equivalgono a un bel po’ di taniche di benzina risparmiate – che da quello economico – il costo della manodopera alla Fer.Gom è molto basso.

Ora le 27 famiglie dello stabilimento dei Contursi sono ancor più disperate: «siamo rimasti spiazzati – ha dichiarato ai nostri taccuini Antonio Guglielmotti, delegato del direttivo provinciale Fim Cisl – dal momento che siamo stati privati delle speranze che lo stesso Camurati ci aveva concesso».

E il presidio? «Non sospenderemo affatto la nostra azione – prosegue il sindacalista – e continueremo a manifestare; abbiamo perfino ricevuto una tenda, grazie alla disponibilità di Picariello Teloni».

La paura maggiore di Guglielmotti, però, resta l’innalzamento della tensione tra gli operai: «sono stato inviato qui dal direttivo provinciale per far sì che gli animi restino tranquilli, ma con quanto accaduto oggi, l’impresa appare davvero molto difficile, perché si tratta persone che sono costrette a ricorrere ad ammortizzatori sociali dal 2008».

Sono proprio gli ammortizzatori sociali, adesso, la manna che s’attende dal cielo. Pare, infatti, che i tempi potrebbero accorciarsi, e che la cassa integrazione potrebbe arrivare addirittura per giugno. Il consulente del lavoro, Luigi Altavilla, sta seguendo con attenzione la vicenda, in attesa di nuovi risvolti.

Sulla quaestio, ad ogni modo, s’è pronunciato anche il titolare dell’azienda, Gianpiero Contursi, che ha dichiarato: «non mi sorprende quanto accaduto, dal momento che questi qui fanno finta di promettere ma non mantengono mai nulla».




Fer.Gom: dopo il lavoro, perdono anche la salute

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Non solo brandine: dalle parti del presidio Fer.Gom, infatti, è arrivata anche la bronchite. Cristian Corsaro, 41enne dipendente dell’azienda di proprietà di Gianpiero Contursi, in seguito al referto del medico, che gli ha diagnosticato una bronchite, ha dovuto lasciare il freddissimo gazebo all’ombra – e non di certo al riparo – del quale i lavoratori della Fer.Gom stanno presidiando dai princìpi della scorsa settimana i cancelli dell’impianto battipagliese di proprietà della Cooper Standard Automotive,il colosso statunitense che ha inspiegabilmente deciso di spostare le commesse per la realizzazione delle guarnizioni di gomma per i veicoli Fiat e Iveco dallo stabilimento dei Contursi alla Sud Gomma di Oliveto Citra, andando così incontro, tra l’altro, a una maggiorazione dei costi economici – il costo della manodopera Fer.Gom è significativamente più basso – e ad un aumento della distanza da coprire, dal momento che ora si dovrà andare ben oltre i circa duecento metri che separano l’impresa cittadina dalla CS di Battipaglia.

“Non c’è nulla di così eclatante in una bronchite”, potrebbe pensare qualcuno, ma qui di incredibile c’è che il comune di Battipaglia, che ha comunque provveduto – seppur dopo ben dieci giorni di presidio – a render più umane le notti dei presidianti facendo consegnare ai manifestanti delle brandine e dei sacchi a pelo dalle mani degli uomini della Protezione Civile – ha opposto un netto diniego, invece, alla legittima richiesta di una tenda militare: “ce n’è solo una in citta, e dobbiamo tenerla da parte in caso d’emergenza”, si son sentiti dire i lavoratori della Fer.Gom. Le gelide notti che Cristian ha trascorso sotto un fragile gazebo, dunque, si son rivelate deleterie per i suoi bronchi: «è davvero molto brutto – ha dichiarato Corsaro ai nostri taccuini – ritrovarsi a non esser presi minimamente in considerazione, dal momento che il comune se n’è completamente fregato di noi».

La settimana scorsa, d’altronde, Rossella e Nicoletta, due dipendenti dell’azienda che per circa tre giorni hanno deciso di adottare come forma di protesta lo sciopero della fame, hanno accusato dei malori, a fronte dei quali dovette intervenire un’autoambulanza: le notti all’addiaccio, naturalmente, contribuirono seriamente a render più gravi le condizioni sanitarie delle due donne, che poi, in seguito all’intervento di Antonio Guglielmotti, delegato sindacale Fim-Cisl dell’azienda, desistettero dai duri propositi.

Il quadro Fer.Gom, d’altronde, è a tinte più che fosche: come abbiamo scritto nei giorni scorsi, infatti, il Ministero del Lavoro sta ancora vagliando le richieste di cassa integrazione presentate a ottobre, e la domanda dei lavoratori dell’impianto battipagliese, risalente a gennaio, è ancora ben lungi dall’essere valutata seriamente. Il contratto degli operai – si parla di 27 famiglie interessate, dal momento che molti dipendenti sono vicendevolmente legati da rapporti di parentela – è scaduto ai primi di marzo: oggi, dunque, Guglielmotti e i suoi incontreranno il capo del personale Cooper Standard Italia, Paolo Camurati, e il dirigente di CS Battipaglia, Pietro Mancuso, chiedendo loro delle attività di accompagnamento da affidare ad alcuni dei lavoratori fino a luglio e agosto, quando dovrebbe iniziare ad arrivare liquidità tramite gli ammortizzatori sociali.

Uno scenario tragico, che diviene addirittura catastrofico considerando come la crisi stia colpendo la città in molteplici punti: Paif e Termopaif, Btp Tecno, Alcatel-Lucent e Fer.Gom sono solo alcune delle tante aziende battipagliesi che rischiano di chiudere i battenti.

Il 7 marzo scorso, dunque, dalle colonne di questo giornale denunciammo l’incapacità da parte delle amministrazioni comunali degli ultimi anni di muovere dei seri passi affinché Battipaglia potesse iniziare a beneficiare dell’agognata legge 181 del 1989, che, in caso di placet della giunta regionale, consentirebbe alle imprese delle cosiddette “aree territoriali di crisi industriale” di accedere a contributi a fondo perduto e a mutui agevolati; l’Agro nocerino sarnese, ad esempio, che dalle parti di Palazzo Santa Lucia può contare su un maggior numero di santi in Paradiso, con l’avallo di Caldoro, ha potuto beneficiare di questa legge, e al momento prospera. A Battipaglia, quindi, si piange, mentre a Nocera si sorride un po’ di più.

Matteo Buono, segretario generale della Cisl di Salerno, ha voluto dunque lanciare un appello in tal senso, affinché i candidati alla presidenza della Regione Campania assumano ufficialmente, con i cartelli sindacali, l’impegno a far rientrare la zona industriale di Battipaglia nelle aree di crisi.

Lascaleia Luca invernaleUn parere simile a quello espresso da Luca Lascaleia, ex-segretario cittadino del Pd, ora responsabile dei rapporti istituzionali per i dem della provincia, che ha dichiarato: «Prima di ritrovarci in un pericoloso deserto industriale, bisogna mettere in campo tutte le iniziative utili a tutelare la zona industriale della nostra città: la commissione straordinaria, dunque, crei un tavolo tecnico con i lavoratori, il mondo industriale, il MiSE, la  Regione e la Provincia, convocando anche  parlamentari e consiglieri regionali di tutti i partiti, così da trovare le necessarie risorse finanziare, magari seguendo le ultime riforme  del governo in materia di lavoro»

Enrico FarinaAnche Enrico Farina, attivista cittadino del M5S nonché candidato pentastellato al prossimo consiglio regionale, che sta passando molte ore in compagnia dei lavoratori della Fer.Gom, ha chiesto di attivare la legge 181/2009, così da poter «rinascere da proposte concrete e fattive, come quella del fondo microcredito5stelle.it, e arginando gli spot di chi, come il consigliere Giuseppe Pica, in questi anni hanno promesso di impegnarsi per il rilancio della nostra area industriale, senza alcun risultato concreto».

LE PAROLE DI MATTEO BUONO. 

matteobuonocisl-salerno

«La zona industriale di Battipaglia rientri nelle aree di crisi. I candidati alla presidenza della Regione Campania discutano con noi di questo delicato argomento e prendano  impegni concreti  con Cgil, Cisl e Uil. Per la città capofila della Piana del Sele sono giorni davvero difficili. Le cronache dei quotidiani locali raccontano del drammatico sciopero degli operai e delle operaie della Fer.Gom, da giorni all’addiaccio per difendere, con le unghie e con i denti, quel posto di lavoro su cui hanno fondato sogni, speranze e futuro. Ma quella non è soltanto l’unica vertenza che interessa Battipaglia, una città la cui zona industriale è diventata posto dove la disperazione ha preso il posto dell’occupazione. Basta farsi un giro per trovarsi davanti a un deserto industriale, dove trovare un’azienda senza problemi è diventato un miraggio. Dalla vicenda Cooper Standard all’Alcatel è diventato un crescendo di problemi. Non possiamo sostituirci alle Istituzioni, per questo la politica deve prendersi le sue responsabilità. Chi vuole arrivare a governare la Campania deve dare risposte concrete a questa gente e non pensare a loro soltanto quando si tratterà di andare alle urne».




Il Comune invia brandine e sacchi a pelo agli operai Fer.Gom in presidio

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Alla Fer.Gom arrivano le brandine: alle 11:30 di ieri mattina, infatti, su ordine della commissione straordinaria, gli uomini della Protezione Civile hanno consegnato sacchi a pelo e ferraglie con doghe ai presidianti. Non arriverà più, invece, la tenda che i manifestanti avevano richiesto ai vertici di Palazzo di Città: in città, infatti, ce n’è soltanto una disponibile, e le autorità municipali hanno deciso di non consegnarla, motivando la scelta con la necessità di avere sempre una tenda a disposizione in caso di urgenze; «eppure, la nostra richiesta – aveva dichiarato domenica scorsa ai nostri taccuini il delegato sindacale Fim-Cisl, Antonio Guglielmotti – appare legittima, considerando che la Protezione Civile di Montecalvoli concesse una tenda ai lavoratori delle Officine Ristori, anch’essi in presidio permanente, lo scorso ottobre. Il nostro presidio, poi, durerà sino a giovedì prossimo e, al di là di questo, abbiamo chiarito che, in caso di urgenza, avremmo provveduto a restituire immediatamente la tenda alla Protezione Civile».

Dall’inizio della settimana scorsa, i lavoratori dell’azienda di Gianpiero Contursi stanno presidiando i cancelli dello stabilimento battipagliese della Cooper Standard Automotive, ossia il colosso statunitense che, trasferendo inspiegabilmente le commesse per la realizzazione delle guarnizioni di gomma dei veicoli Fiat e Iveco dalla Fer.Gom all’olivetana Sud Gomma, ha costretto la piccola azienda a chiudere i battenti.

La cessazione delle attività, inizialmente fissata in concomitanza con l’inizio del 2015, era stata prorogata agli inizi di marzo, ma le 27 famiglie – la Fer.Gom ha molti dipendenti che sono vicendevolmente legati da rapporti di parentela – non si son viste approvare ancora la richiesta di cassa integrazione presentata a gennaio, dal momento che il Ministero del Lavoro sta ancora vagliando le domande di ottobre.

Proprio per questo, Guglielmotti e i suoi domani incontreranno il capo del personale Cooper Standard Europa, Marco Camurati, e il direttore della CS di Battipaglia, Pietro Mancuso, per parlare della possibilità di accompagnare gli ultimi mesi di vita dell’azienda dei Contursi con una manciata d’attività in grado di concedere ai presidianti una boccata d’ossigeno fino a luglio e agosto, quando dovrebbero arrivare gli ammortizzatori sociali.

«Lunedì sera – ha raccontato ieri Guglielmotti – i volontari della Protezione Civile hanno fatto un sopralluogo qui per cercare di portare al nostro fragile gazebo dei collegamenti per la corrente, ma qui non c’è illuminazione pubblica, e gli unici lampioni sono all’interno della Cooper; all’azienda, però, non vogliamo chiedere nulla».




Alcatel-Lucent: venerdì l’incontro al Ministero

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Gli operai di Alcatel-Lucent attendono con ansia che arrivi venerdì: il Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, ha finalmente inviato l’agognata convocazione per discutere della cessione del ramo d’azienda alla capitolina “Sesa-Nv Group spa ”. Si terrà venerdì 13 alle ore 10:30, quindi, l’incontro che dovrebbe chiarire il futuro dei dipendenti battipagliesi della multinazionale.

Oltre a Nicola Rosamilia (Fim-Cisl) e Francesco De Rosa (Fiom-Cgil), delegati RSU dello stabilimento battipagliese, sono stati invitati al summit gli esponenti principali delle organizzazioni sindacali, i vertici di Alcatel e di Sesa e, soprattutto, i rappresentanti della Regione Lazio e della Regione Campania. Proprio le autorità regionali avranno un compito di rilevante importanza: «non vogliamo di certo compiere l’impresa impossibile di far cambiare idea ad una multinazionale come Alcatel cercando di persuaderla a non chiudere lo stabilimento di Battipaglia – ha dichiarato Nicola Rosamilia, delegato sindacale Fim–Cisl – ma chiediamo che le autorità politiche, in particolare quelle regionali, intervengano per far sì che Alu possa garantire degli anni e delle attività, dal momento che, se lo stabilimento viene dismesso, quest’ultime non sono di certo considerate strategiche; la Sesa, d’altronde, non ha di certo mostrato una considerevole stabilità, tenendo conto delle vicissitudini degli ex-Alcatel».

Nel 2013, infatti, la multinazionale elaborò lo Shift Plan, ossia un piano triennale che avrebbe dovuto portare alla fuoriuscita di 586 dipendenti in tutta Italia, lasciando in piedi soltanto gli uffici tecnici di Roma e Vimercate e la fabbrica di Trieste e ricorrendo all’ex articolo 47 della legge n°428 del 1990, poi modificato dall’articolo 2 del decreto legislativo n°18 del 2001, per mandar via del personale attraverso la cessione dei rami d’azienda: 38 dipendenti di ALu, allora, passarono a lavorare per la “Sesa-Nv Group s.p.a.” ma, dopo neppure 12 mesi, l’azienda laziale avviò le procedure di cassa integrazione e tre degli ex-dipendenti battipagliesi Alcatel furono così celermente costretti a ricorrere agli ammortizzatori sociali. Ora si parla di cedere circa 30 unità lavorative – con un forte impatto sugli operai battipagliesi – alla stessa azienda e alle medesime condizioni: proprio per questo, dunque, Rosamilia e i suoi vogliono maggiori garanzie per far sì che la cessione del ramo d’azienda possa essere attutita da qualche sicurezza in più, come accaduto al nord, dove 256 persone sono passate alla “Siae Microelettronica”, un colosso che si occupa di prodotti tecnologici di quarta e quinta generazione; lì, però la voce delle istituzioni – in primis s’è fatta sentire la Regione Lombardia – ha garantito 5 anni di garanzia, oltre a una potente partnership tra la SM e ALU.

Appuntamento, dunque, a venerdì 13, sperando che la data non porti sfortuna.