Scafati. Allagamenti, bastano”Quindici minuti” e la città va in tilt

Di Adriano Falanga

“Ciascuno avrà 15 minuti di fama” scriveva Andy Warhol nel 1968. Scafati pure ha i suoi quindici minuti famosi, tanti quanti ne bastano per mandare la città in tilt. Quindici minuti di pioggia intensa e si ferma la Circumvesuviana, sotto un metro di acqua. Questo perché l’acqua che scorre (allagandola) su via Passanti finisce in ciò che oggi è diventata una vasca di laminazione naturale, l’incrocio tra via Battisti e via Martiri D’Ungheria. Naturalmente a diventare un canale veneziano è anche la stessa via Battisti. E’ allarme maltempo per questo fine settimana scafatese, che porterà con se gli ultimi scampoli di festività natalizie. Già ieri pomeriggio la città è finita nel caos, quando i famosi “15 minuti di pioggia” hanno provocato allagamenti in ampie zone della città. Via Passanti, via Nuova San Marzano, via Lo Porto, via Cesare Battisti, via Terze, l’elenco è sempre lo stesso. A finire sommersi dall’acqua box, scantinati ed esercizi commerciali. Paura in via Sant’Antonio Abate, in contrada Cappelle, dove intorno alle 14 la caduta di un fulmine ha mandato in tilt gli impianti elettrici, oltre ad aver danneggiato diverse televisive e bruciato gli apparecchi tv ad esse collegate. Fortunatamente nessun danno fisico a persone. Dopo qualche ora la situazione è tornata nei limiti di tolleranza. Perché Scafati è così, bastano 15 minuti per metterla in ginocchio.




Scafati. Formisano sollecita l’opposizione: “Approviamo il fondo di solidarietà Tari”

Di Adriano Falanga

Teresa Formisano, capogruppo di Forza Italia e presidente della commissione Affari Sociali, lancia l’appello ai colleghi consiglieri: “approviamo il fondo di solidarietà Tari”. La proposta era all’ordine del giorno durante l’ultimo consiglio comunale, ma l’opposizione, che nell’Assise, ricordiamolo, è diventata maggioranza, decise per il rinvio in commissione, per ulteriori approfondimenti. Una decisione che è sembrata più che altro come un segnale agli alibertiani, chiaro ed inequivocabile, sulla loro mancanza di numeri per poter andare avanti nel governo della città. “Tale proposta, ampiamente discussa nella commissione da me presieduta, prevede la destinazione del fondo di solidarietà sociale, ammontante a circa 150 mila euro, nella quota del 70% alla tutela delle fasce deboli mediante riduzione del tributo Tari dovuto e per una quota del 30% alla tutela dei commercianti locali i cui esercizi abbiano subito danni per inondazioni – scrive in una nota ai colleghi la Formisano – in entrambi i casi la misura tiene conto del particolare momento di crisi vissuto dalle famiglie e dal commercio cittadino, con un intervento concreto di sostegno”. Non alza i toni l’alibertiana, consapevole dell’importanza dell’argomento, ma ancora di più della necessità di avere l’avallo delle forze di opposizione, onde approvare la delibera. L’argomento potrebbe arrivare di nuovo in Assise già la settimana prossima, nel corso del terzo consiglio comunale per il procedimento di decadenza dei consiglieri Mimmo Casciello e Marco Cucurachi.




Scafati. Allagamenti, al via le pulizie delle caditoie. Alcune sono state asfaltate

Di Adriano Falanga

La città si allaga, anche laddove non dovrebbe, e in certe zone c’è un qualcosa che amplifica, piuttosto che ridurre, il fenomeno. Sono le caditoie, meglio noti come i tombini di scolo della rete fognaria. L’infrastruttura è chiaramente vetusta, carente e precaria per far fronte alle forti portate d’acqua che si generano sulla superficie, ma spesso non riesce neanche a far fronte al carico per cui è stata progettata. Colpa delle caditoie ostruite, in alcuni punti addirittura coperte dai recenti lavori di riasfaltatura del manto stradale. E’ così a via Domenico Catalano, via Luigi Sturzo e via Giacomo Mateotti, dove i tombini di scolo sono pressoché inesistenti, contrariamente alla normativa che li vuole presenti ogni tot metri. E quelle poche che ci sono, sono ostruite. Ecco spiegato il motivo per cui l’angolo tra corso Trieste e via Sturzo si allaga, isolando di fatto il centro storico. In alcuni punti l’acqua arriva ai fari delle auto e spesso si è reso necessario l’intervento dei pompieri per liberare le auto in panne.

1-2-caditoie-ostruite 1-2-caditoie-ostruite2Tocca alla Gori la manutenzione del sistema fognario, ma è compito del Comune la pulizia delle caditoie. E così la giunta comunale corre ai ripari e stanzia 25 mila euro per la loro manutenzione. Fondi, si legge nella delibera, prelevati dal capitolo di bilancio destinato alla manutenzione ordinaria immobili comunali e scuole. “Le caditoie ostruite non drenano l’acqua, lasciando che questa scorra sulla sua superficie senza finire nella fognatura sottostante. Come amministrazione abbiamo già deliberato in tal senso, e stiamo provvedendo alla pulizia dei tombini ostruiti. Chiaramente questo non risolve il problema – spiega Raffaele Sicignano, assessore a Bilancio e Manutenzione – ma almeno può ridurre i disagi in alcune zone. Per quanto rientra nelle nostre competenze”. Volendo essere polemici, trattandosi di manutenzione ordinaria, forse si dovrebbe intervenire prima, e tramite un crono programma preciso e dettagliato. Ma la manutenzione, è cosa nota, è una spina nel fianco di Palazzo Mayer.

LE PROTESTE

1-pompieri-corso-triesteE’ stato un week end da dimenticare per gli scafatesi, quello che secondo i pessimisti è solo un anticipo di ciò che sarà “servito” durante i mesi invernali. La città si allaga, spesso anche con una certa facilità, tanto da costringere intere famiglie ad essere chiuse in casa. “Torna la pioggia e tornano puntuali gli allagamenti a Scafati. Un appuntamento oramai risaputo a cui l’Amministrazione si fa trovare, come di consueto, impreparata: ritardo nella realizzazione della rete fognaria i cui lavori acuiscono ulteriormente il problema, mancanza di manutenzione ordinaria, anche quella più banale come la pulizia delle caditoie, lavori di rifacimento del manto stradale fatti male, dalle  pendenze alle buche che subito si formano – Così Margherita Rinaldi, Pd – cittadini sequestrati in casa,  costretti a spalare acqua e fango dalle proprie abitazioni. Scene che si ripetono ogni anno a cui non si pone alcun rimedio. Certo il problema è più grande ed ha più concause ma questa Amministrazione non fa neppure il minimo di sua competenza, preferendo come al solito lo scaricabarile piuttosto che essere vicino ai cittadini, non con attestati di solidarietà ma con risposte concrete”. “ Ancora una volta gli abitanti di corso Trieste così come quelli di via Terze e di via Nuova San Marzano, ma anche altri residenti di diverse aree periferiche cittadine, hanno vissuto una domenica infernale, subendo numerosi danni – così il meet up grillino di Scafati in Movimento – Come è possibile che nonostante le sfilate e le passerelle delle campagne elettorali degli ultimi 10 anni alla fine il problema, non solo non si risolve, ma aumenta piuttosto che diminuire? Questa non è una battaglia nei confronti dell’amministrazione comunale, provinciale o regionale ma è una battaglia di dignità e civiltà. Dov’è la sicurezza e quali rischi ci sono per la salute? Si può chiamare civile un paese che di fronte ad episodi di questo tipo si preoccupa più di beghe politiche e giudiziarie, piuttosto che degli effettivi rischi e disagi corsi da centinaia di persone sparse nei vari centri cittadini? È finito il tempo delle accuse e quello della dietrologia – incalzano gli attivisti – è arrivato il momento di battersi anche con gli organi sovracomunali per ottenere la dignità i servizi che davvero renderebbero i cittadini orgogliosi di Scafati. Basta teatrini”. Getta acqua sul fuoco l’assessore all’Urbanistica Nicola Acanfora: “Se mi guardo intorno vedo non una città, non l’agro nocerino sarnese ma mezza Italia sott’acqua, si chiama rischio idrogeologico”. In stile veneziano la proposta del consigliere di maggioranza Diego Del Regno. “Premesso che se da un lato è vero che il compito di risolvere definitivamente il problema degli allagamenti è di natura sovra-comunale (Arcadis col Grande Progetto Sarno), è pur vero che dobbiamo cercare di alleviare i disagi che questi eventi portano ai cittadini – osserva l’alibertiano – al fine di evitare ulteriori danni ai genitori che, non accompagnando i figli a scuola per l’acqua alta, hanno problemi con il lavoro o a coloro che devono ricevere medicinali o debbano raggiungere mezzi pubblici, propongo – dopo aver individuato i punti critici e se possibile – l’approvvigionamento di passerelle rialzate da installare in previsione di forti piogge. Per un motivo diverso, potremmo tornare ad essere la Piccola Venezia”

ALIBERTI CHIAMA DE LUCA: “SUBITO UN TAVOLO TECNICO”

“Alla prima pioggia i paesi dell’Agro e del vesuviano sono stati costretti in ginocchio. La giornata di domenica – ha dichiarato il primo cittadino Pasquale Aliberti – è stata a dir poco drammatica, per la protezione civile, il volontariato e i cittadini scafatesi, che non sono stati in grado, da soli, di tamponare gli enormi disagi. Il tutto, infatti, è stato gestito con risorse esigue. Quanto accaduto ieri, è la dimostrazione che non possiamo più attendere. E’ vero che esistono e sono una realtà progettazioni, gare d’appalto, interventi per i territori più colpiti, ma la soluzione definitiva al problema degli allagamenti prevede tempistiche più lunghe. L’appello alla Regione Campania e al presidente De Luca è, pertanto, quello di convocare ad horas un tavolo tecnico con i sindaci dell’Agro e del vesuviano e i tecnici regionali, per capire come affrontare l’emergenza quotidiana, qualora si ripresenteranno le stesse condizioni di calamità naturale, nonchè l’eventualità di incrementare mezzi e uomini con una compartecipazione della Regione, attraverso una collaborazione tra enti. Si chiede, pertanto, un intervento immediato, nel pieno rispetto delle istituzioni e delle opere che si stanno mettendo in campo”.




Scafati. Vulnerabilità sismica scuole, il dossier

Di Adriano Falanga

Il sisma che ha colpito il centro Italia ha smosso le coscienze e risvegliato non solo gli italiani, ma anche le Istituzioni a rivedere le proprie politiche quanto alla prevenzione dai fenomeni sismici. L’Italia è notoriamente un Paese a forte rischio e il suo interno era classificato in 4 zone, secondo il D.L n. 112 del 1998 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 – Testo Unico delle Norme per l’Edilizia: la zona 1 (quella di Amatrice e degli altri centri colpiti, per capirci) è la zona più pericolosa, dove possono verificarsi fortissimi terremoti, mentre la zona 4 è la meno pericolosa, dove i terremoti sono rari. Scafati è zona 2, rischio medio e forti terremoti (è zona 2 anche la città dell’Aquila). Vedremo poi che questa classificazione è stata successivamente superata. Siccome in Italia ci si accorge del rischio solo dopo aver subito il danno, in città, come nel resto d’Italia, la domanda è: ma saranno sicuri gli edifici pubblici, in particolare le scuole? Prova a far chiarezza, onde evitare facili allarmismi generati da erronee informazioni, l’ing. Gianpiero Russo, docente di Ingegneria Geotecnica della Federico II di Napoli. “Il tema è complesso e purtroppo letteralmente “maltrattato” sui media in questi giorni di grande interesse mediatico. Di fatto la sicurezza ha un costo crescente in funzione della probabilità che si accetta che qualcosa vada male. Più si abbassa tale probabilità più i costi salgono rapidamente fino a diventare proibitivi – la premessa di Russo – Quando le scuole a Scafati sono state costruite vigevano delle normative tecniche diverse da quelle attuali che sono in vigore dal 2008. Rispetto a quello che si chiama rischio sismico la normativa italiana è diventata nel tempo più esigente e, per certi versi, più precisa. Intanto oggi è superata la definizione di zone con intensità crescenti di rischio. Anche sulle tv nazionali presunti esperti continuano a parlare con termini e conoscenze che sono fermi almeno a prima dell’entrata in vigore dell’ultima normativa che per precisione è il D.M. 14.02.2008”. Fa chiarezza, come è doveroso per questi temi, il professor Russo. “Oggi grazie a studi recenti ed innovativi condotti da vari istituti scientifici del paese abbiamo una definizione del terremoto a cui debbono resistere le strutture che varia da punto a punto secondo una griglia molto fitta. A Scafati ad esempio con un periodo di ritorno di circa 1000 anni l’accelerazione sismica attesa dalla norma è di circa 0,17 g (accelerazione di gravità) mentre ad Amatrice, l’accelerazione attesa è circa il doppio ovvero pari a 0,34 g. Non esistono più le zone dunque ma esistono valori da rispettare nel progetto delle strutture che variano almeno da comune a comune. E’ da tenere presente che nessuna normativa ha mai obbligato i proprietari, pubblici o privati, ad adeguare il patrimonio edilizio, ad esempio per sopportare le nuove azioni dei terremoti stabilite per legge – aggiunge ancora il docente della Federico II – Una scuola che rispettava le normative nell’epoca in cui è stata costruita può ovviamente non essere adeguata alle normative attuali. Ovviamente una comunità può decidere che le sue scuole o i suoi ospedali o altre strutture pubbliche debbano essere rese compatibili alle nuove normative. Questo processo non è semplice, richiede studi accurati e competenze anche maggiori di quelle necessarie per costruire nuovi fabbricati. Ovviamente questo processo richiede anche soldi ed investimenti. Si tratta di scelte politiche”.

4-gianpiero RussoRitornando alla città di Scafati, Russo precisa: “la domanda semplice posta all’inizio ora può avere una risposta che alla luce di quanto detto sopra assume un senso diverso ed è necessariamente più articolato: se la costruzione è stata progettata e costruita bene all’epoca, essa al più è conforme alle normative vigenti a quell’epoca e poiché nessuna scuola è stata costruita dopo il 2008 si può concludere che nessuna scuola è sicura ai sensi della normativa vigente oggi. Questa frase vale però non solo a Scafati e non solo in Italia ma in tutto il mondo civilizzato e non deve destare inutili allarmismi. Concludendo alla luce di quanto detto sarebbe serio che ogni singola scuola fosse oggetto di studi accurati da parte di professionalità competenti per valutare quella che tecnicamente si può definire la sua vulnerabilità sismica. Alla luce di tali studi si può poi decidere priorità di interventi e necessità degli stessi per ridurre la suddetta vulnerabilità che, però per quanto detto, non sarà mai pari a zero. Aggiungo, per chi non lo sapesse, che nel periodo 2008/2009 il comune di Scafati ha bandito gare per circa 160 mila euro per fare tali verifiche e per ottenere proposte di adeguamento sismico – svela l’ing. Russo, scafatese molto attento al dibattito socio politico locale – Tali gare sono state espletate e gli studi professionali vincitori hanno consegnato relazioni al riguardo. Di tali studi, nonostante diverse sollecitazioni da parte anche mia su questo social, non si è saputo più nulla”. Da qui il dubbio: “Se la scelta può essere compresa per non creare inutili allarmismi dall’altro dopo 7/8 anni di immobilismo è legittimo chiedersi, alla luce del fatto che interventi strutturali degni di questo nome non sono stati eseguiti in nessuna scuola, ma le scuole erano tutte in ottime condizioni? “. Infine, Gianpiero Russo offre anche una stima indicativa dei costi eventuali: “Stime recenti, per quanto discutibili, fatte in nome del consiglio nazionale dell’ordine degli ingegneri parlano di interventi di adeguamento sismico ragionevoli con circa 80/100 euro al mq. Io credo che siano largamente sottostimati gli oneri complessivi di operazioni del genere sul patrimonio pubblico. Pur considerando 200 euro al mq tuttavia i circa 15 milioni di euro del Piu’ Europa spesi per rifare asfalti e marciapiedi in giro sarebbero stati più che sufficienti per adeguare forse l’intero patrimonio edilizio scolastico scafatese. Queste sono scelte politiche però. E la politica che ci ha amministrato ha scelto diversamente” la stoccata di Russo all’indirizzo di Palazzo Mayer.

VULNERABILITA’ SISMICA DELLE SCUOLE, QUELLE A FORTE RISCHIO

3-anardi“Con la precedente amministrazione Aliberti sono stato assessore all’edilizia scolastica. Fui io a chiedere lo studio sulla vulnerabilità sismica, arrivando anche all’istituzione dell’anagrafica delle strutture pubbliche”. Pasquale Coppola, oggi presidente del Consiglio Comunale, non è in grado di fornire una copia dello studio citato da Russo, quasi fosse stato “secretato” dai tecnici comunali. A memoria l’ex assessore ricorda: “la fotografia venuta fuori dallo studio è la tipica situazione italiana, gli edifici pubblici di non recente costruzione sono oramai superati dalle normative, è chiaro che decidere di renderli conformi è una scelta tutta politica”. E in Italia si preferisce ancora estrarre le persone dalle macerie piuttosto che evitare che gli immobili crollino loro in testa. Scafati però non ha costruzioni recenti, la politica dell’amministrazione Aliberti ha scelto di perseguire altre strade, come anche il professor Russo ha ricordato, piuttosto che investire nella prevenzione degli edifici pubblici. Anche la ristrutturazione di Palazzo Mayer, edificio del XIX secolo oggi sede della casa comunale, è stata sospesa e i fondi ad essa destinati, girati alla manutenzione stradale. Il Più Europa ha visto solo la regolare manutenzione di alcuni plessi scolastici, ma nessun adeguamento antisismico. Situazione decisamente critica al plesso Tommaso Anardi. La struttura non è stata soggetta a manutenzione perché destinata a trasferirsi nel nuovo Polo Scolastico. Lavori interrotti, fondi persi e situazione critica persistente, purtroppo. Occorre una pronta risposta da parte dell’amministrazione comunale, a cui pure abbiamo chiesto se ci fossero progetti in cantiere sull’adeguamento sismico degli immobili comunali, si attende risposta. Coppola, relativamente allo studio sulla vulnerabilità sismica svela un particolare: “Facemmo interventi importanti su alcuni edifici, tra cui le medie Falco di San Pietro e la materna di via Genova, perché presentavano delle carenze strutturali, più che antisismiche”. Gli immobili comunali furono classificati e divisi tra quelli a bassa e alta vulnerabilità. “Sicuramente erano altamente vulnerabili i plessi Anardi, Martiri D’Ungheria e San Pietro, mentre le elementari Capoluogo, costruite negli anni 2000, presentavano una bassa vulnerabilità” precisa l’ex consigliere comunale Alessandro Arpaia, autore di un’interrogazione comunale nella scorsa consiliatura. “La vulnerabilità sismica è la propensione di una struttura a subire un danno di un determinato livello, a fronte di un evento sismico di una data intensità. “Per ridurre la perdita di vite umane, è necessario rendere sicure le strutture edilizie. Oggi, le norme per le costruzioni in zone sismiche prevedono che gli edifici non si danneggino per terremoti di bassa intensità, non abbiano danni strutturali per terremoti di media intensità e non crollino in occasione di terremoti forti, pur potendo subire gravi danni” si legge sul sito della Protezione Civile.

PIANO DELLA PROTEZIONE CIVILE, C’E’ MA NON SI VEDE

ProtezionecivileDovrebbe essere reso pubblico, per informare e istruire la popolazione, ma sul sito del Comune di Scafati non c’è traccia. E’ stato aggiornato e approvato dal consiglio comunale il 28 dicembre scorso, costato 22.500 euro oltre iva, e redatto, tramite gara pubblica, dallo studio Ancona e Partners di Martina Franca. Parliamo del piano di Protezione Civile, che sintetizza e chiarisce ogni aspetto emergenziale che può colpire la città di Scafati, organizzando le strutture di intervento e di gestione di eventuali crisi conseguenti a fenomeni ambientali, quali terremoti, eruzioni vulcaniche (Scafati è zona gialla con aree nella zona rossa), rischio idraulico (la città notoriamente è soggetta ad esondazioni del Sarno e suoi affluenti) e incendio della Villa Comunale, che pure insiste in pieno centro città. Il piano oltre alle mappe e cartografie, presenta uno studio preventivo su questi probabili scenari, indicando le modalità di intervento e gestione delle emergenze. Responsabile del settore in staff dedicato alla Protezione Civile è oggi l’ing. Domenico Sicignano, ma il piano è stato seguito dall’ex responsabile ing. Nicola Fienga, da quest’anno a capo del settore Urbanistica. Ed è stato lo stesso ing. Fienga a seguire lo studio sulla vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, con conseguente loro censimento che ha “fotografato” lo stato di salute degli immobili di proprietà comunale. Scafati quindi non è ignara di eventuali rischi, conosce bene la situazione ed è perfettamente in grado di attuare una politica di prevenzione. Peccato che questi studi sembrano essere “nascosti” alla città, e forse, a voler pensare bene, il motivo è nel voler evitare azzardati allarmismi. Una scelta saggia? Forse si, ma resta che le famiglie devono essere consapevoli di ciò che può accadere alle scuole dove ogni giorno mandano i propri figli. Tutto qui.




Scafati. Canali del Sarno, tutti contro il Consorzio di Bonifica

Di Adriano Falanga

Tutti contro il Consorzio di Bonifica, dopo l’arrivo nelle case degli scafatesi delle bollette per il pagamento della quota consortile. La discussione finisce sul social network, e appare subito evidente che gli scafatesi non amano affatto questo ente, considerato inutile, inadempiente e vessatorio. Al Consorzio viene infatti addebitata la responsabilità oggettiva delle esondazioni del Sarno, causa della mancata manutenzione ai suoi canali. Lo scempio del canale Bottaro è l’esempio più eclatante. Inviperiti, gli scafatesi chiedono una Class Action, mentre c’è chi annuncia lo “sciopero della bolletta” per protestare contro il Consorzio. Tra questi il consigliere comunale Mimmo Casciello, che però chiarisce: “il mio è solo un gesto di protesta, personale. Non un invito”.  Vale il detto “ca nisciun è fess”, e questo gli scafatesi l’hanno capito bene: “Sono anni che la politica ci dice di non pagare le bollette del Consorzio di Bonifica e noi puntualmente con tutte le dovute morosità per ritardato pagamento ci apprestiamo a pagarle”. Oltre il danno, anche la beffa. E sul canale Bottaro, diventato una vera palude a cielo aperto, proprio sotto le finestre di un silente Palazzo di Città, arriva l’interrogazione del consigliere Pd Michele Grimaldi: “abbiamo presentato un'interrogazione al Sindaco sulla vergognosa situazione nella quale versano il Bottaro ed altri canali del fiume Sarno, tra scarichi abusivi e la presenza di fanghi sospetti”. Erbaccia, acqua putrida e stagnante, insetti, topi, e rifiuti sversati da incivili sono una cartolina triste e purtroppo vera, del centro città. “I residenti di Via Zara e zone limitrofe sono costretti a subire ogni giorno l’umiliazione di vivere in simbiosi con le maleodoranti esalazioni prodotte dai canali, con ratti portatori di ogni sorta di malattie, nugoli di zanzare fastidiosissime e rifiuti di ogni genere, che fanno scempio di una delle zone storicamente più caratteristiche e belle della città di Scafati – continua Grimaldi, evidenziando anche l’aspetto socio economico – Senza tacere, infine, il danno economico che subiscono le attività commerciali della zona e il crollo del valore degli immobili insistenti sul percorso del Bottaro e del Fienga”.

2-sversamentoUn danno oramai irreparabile, considerata la conclamata morte commerciale di Piazza Vittorio Veneto, con interi stabili chiusi e abbandonati, in balia di degrado e incuria. Appena una settimana fa il maltempo provocò la caduta di calcinacci da uno dei palazzi storici del centro. Il consigliere democrat segnala anche uno scarico “sospetto” sotto il ponte che incrocia via Zara con via Montegrappa. La pulizia dei canali non è competenza del Comune, ma l’esponente consiliare ha chiaro cosa dovrebbe fare però il primo cittadino: “Chiedere alla Polizia Municipale di intensificare controlli su sversamenti abusivi. E in quanto prima autorità sanitaria della città predisporre immediate analisi su cosa siano quei fanghi. E convocare una conferenza di servizi con Asl, Consorzio, Arcadis ed altri soggetti pubblici e privati interessati alla vicenda, insomma, fare il sindaco”.

VIA NUOVA SAN MARZANO E CANALE SAN TOMMASO, VERTICE IN ARCADIS

3-marra cascielloNon solo canale Bottaro, i disagi degli scafatesi sono palpabili anche in via Nuova San Marzano, strada soggetta ad allagamenti anche per minime precipitazioni, e sulle sponde del canale San Tommaso, dove si registra un vero scempio ambientale. La questione è portata avanti dai consiglieri comunali di maggioranza Brigida Marra e Mimmo Casciello, che ieri mattina sono stati in audizione all’Arcadis. “Arcadis si è impegnata ad una perizia dei canali laterali per verificarne le condizioni e individuare eventuali costi di pulizia da girare alla Provincia di Salerno, tra l’altro assente oggi nonostante sia stata convocata – così la Marra su via Nuova San Marzano – l’Agenzia Regionale, inoltre, provvederà ad un perizia del contropasso e a chiederne la pulizia al competente Consorzio di Bonifica. Provvederemo comunque anche noi, come Comune di Scafati a far pervenire al Consorzio una stessa richiesta. Infine, Arcadis valuterà la possibilità, così come richiesto di collegare la rete fognaria di Scafati a quella di Poggiomarino in quel tratto problematico di 200 metri”. Anche qui viene evidenziata una mancanza del famigerato Consorzio di Bonifica. Il principale problema che attanaglia il Canale San Tommaso in località Cappelle è lo sversamento (legale) della rete fognaria di Angri nelle sue acque. “L’incontro di questa mattina è stata l'occasione per fare il punto della situazione sullo stato del procedimento amministrativo in corso per i lavori del Collettore sub 1, necessario per il definitivo superamento del contesto di criticità ambientale in atto per il Canale San Tommaso – spiega Mimmo Casciello – Al momento è in corso l’istruttoria per l'approvazione del progetto esecutivo, che ha già ottenuto tra l'altro i pareri tutti gli enti preposti. Si è dunque giunti alle fasi conclusive di un procedimento difficile e tortuoso che da qui a non molto consentirà il riavvio dei lavori”.

 

 




Scafati. Consorzio Bonifica e bollette per servizi non resi, scatta la protesta

Di Adriano Falanga

Chi è il responsabile dello scempio ambientale che vive la città di Scafati oggi, in pieno centro, a causa della mancata manutenzione del canale Bottaro? E chi è tra i responsabili delle esondazioni del Sarno e suoi affluenti, a causa dello stato d’uso dei canali? Il Consorzio di Bonifica. Nonostante ciò l’ente, ritenuto dagli scafatesi (ma anche dalla stessa amministrazione comunale che l’ha citato in causa) inutile e inadempiente, continua a mandare le bollette per il pagamento dei suoi “servizi”. “I cittadini sono stanchi di richieste di pagamento senza ricevere alcun beneficio immediato e diretto così come dice la legge con sentenza della Cassazione. Inoltre, cosa inaudita, siamo costretti a pagare un aumento della quota per le spese sostenute dal Consorzio” l’intervento di Michele Raviotta, consigliere comunale del Cotucit, il Comitato che da anni, tra l’altro, si batte anche contro ciò che è ritenuta un’ingiustizia, e per cui ha vinto numerose cause civili. Raviotta si appella al Consiglio Regionale: “affinché venga approvata immediatamente la legge regionale sul riordino dei Consorzi, legge ferma inspiegabilmente in commissione Agricoltura, nella quale è stato inserito un emendamento preparato dal Co.Tu.Cit. e presentato dall'ex Consigliere regionale Donato Pica”. L’emendamento prevede l’esenzione dal tributo tutti quei fabbricati che ricadono nel perimetro urbano e che non ricevono alcun beneficio immediato e diretto dal Consorzio di Bonifica. “Solo con l'approvazione di questa legge potremmo liberarci definitivamente da questa attività vessatoria del Consorzio – continua Raviotta – E' una richiesta illegittima, pertanto ne chiediamo con forza l'annullamento da parte della regione Campania che dovrà provvedere a finanziare l'attività del Consorzio di Bonifica con appositi fondi previsti in Bilancio regionale, rinunciando a mettere le mani nelle tasche di cittadini inermi e incolpevoli”. Il leader del Cotucit si sofferma anche sulla questione allagamenti: “siano la Regione e il Consorzio di Bonifica a pagare i danni subiti dai cittadini dell'Agro Nocerino – Sarnese causati dai continui allagamenti per la mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria sul nostro territorio. Il Co.Tu.Cit porta avanti una battaglia non ideologica ma di civiltà e per vincerla siamo pronti ad azioni di protesta clamorose” la conclusione di Raviotta.

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Scafati. Inchiesta sul canale Bottaro: “Una vergogna in pieno centro”, tutte le inadempienze.

Di Adriano Falanga

“Finché non finisce questa vergogna, Scafati non sarà mai un paese accettabile”. Una frase e una foto, e sul social network fioccano i consensi, centinaia. Gli scafatesi si chiedono come può essere possibile che in pieno centro il canale Bottaro si sia trasformato in palude nell’indifferenza non solo delle istituzioni, ma anche di partiti e associazioni. Ogni tanto un proclama, la minaccia di un esposto, ma atti veri e soprattutto concreti non sono stati portati avanti. “Al centro della città, vergogna, si fanno solo chiacchiere, basta, vogliamo fatti non parole, poveri figli nostri, l’aria è irrespirabile” così la signora Anna, mentre per Claudio: “la cosa che mi fa più rabbia è che la colpa è sempre di qualcun altro. Tra un po’ si pagherà anche la tassa sul Consorzio di Bonifica”. Già, perché la manutenzione del canale Bottaro e della “Traversa Di Scafati”, le famose “chiuse sul ponte”, è competenza del Consorzio, che ultimamente naviga pure in cattive acque economiche. Un ente in difficoltà, che in molti vogliono chiudere. “Io proporrei delle giornate ecologiche sull’ educazione e il rispetto del fiume e capire la sensibilità del popolo di Scafati per la partecipazione – la proposta di Renato – Invitare Asl e medici di base per le problematiche delle malattie che incalzano sempre più nel nostro territorio devastato dall’inquinamento atmosferico e sottosuolo. Sono pronto a lottare educatamente per il mio territorio”. Parte del canale fu dragato e bonificato sotto il commissariamento del generale Jucci, nei primi anni del 2000. Lavori che si bloccarono in quanto nacquero difficoltà nel trovare depositi idonei ad ospitare i fanghi raccolti, e gli stessi risultarono contenere tracce di amianto.

1-aliberti con cosenzaFu avviata la vagliatura e nell’ottobre del 2013 l’ex assessore regionale alla protezione civile Eduardo Cosenza (in foto con Pasquale Aliberti) dichiarava: “La mole del materiale da smaltire ha reso ancor più complicata l’attuazione del processo che era in capo all’ex commissario Jucci e che oggi è stato ereditato dall’Agenzia regionale per la Difesa del Suolo (Arcadis). La fase di vagliatura durerà sei mesi, subito dopo la ditta appaltatrice provvederà a smaltire il materiale in impianti autorizzati fuori Campania. Lo smaltimento del materiale stoccato terminerà nella primavera del 2014 – aggiungeva ancora Cosenza – quando inizierà il dragaggio del Fiume Sarno da traversa Scafati fino alla foce. Si tratta di un’opera fondamentale per la sicurezza dei cittadini che consentirà, finalmente, lo smaltimento dei fanghi depositati negli anni”. Da poco riconfermato sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti aggiungeva: “L’assessore Cosenza ci ha comunicato che, fino ad oggi, le tracce emerse a seguito di analisi effettuate con procedure nuove sono assolutamente minime. Ora il passo successivo sarà il dragaggio che arriverà al canale Bottaro nel mese di marzo (2014 ndr)”. Da allora si è tutto impantanato, una situazione stagnante come l’acqua putrida che giace sotto allo storico ponte in piazza Vittorio Veneto, su cui affacciano le finestre del Comune”. “A che punto è il grande progetto Sarno? Oltre 200 milioni di euro in buona parte fondi europei che rischiamo di perdere? Chi ci dà una risposta certa? ARCADIS? Il presidente della giunta regionale? E nel frattempo ci chiediamo: ma cosa respiriamo? È stata valutata l’incidenza sui livelli tumorali nella nostra zona?” si chiede Giuseppe Sarconio di Scafati in Movimento”. E una risposta la offre Daniela Ugliano, consigliere comunale delegato alla Sanità: “Gli uffici del Comune periodicamente sollecitano il Consorzio alla pulizia del canale e non solo, anche se lo stesso dovrebbe operare indipendentemente. Il nuovo contatto con l’ente è già avvenuto circa dieci giorni fa proprio in previsione dell’arrivo della primavera – spiega la Ugliano – Il rischio sanitario del Bottaro è lo stesso di altri tratti del tratti del Fiume”. E qui non si capisce se questa è una buona notizia o meno, perché ufficialmente non sono noti studi recenti su quanto ristagna in quell’acqua. Ma indipendentemente dal fattore sanitario (il sindaco pure è la prima autorità sul territorio) resta il fattore civiltà. E’ degno di un paese civile il permettere un simile scempio in pieno centro? E fin quando la politica, eletta e non, può limitarsi al solo scaribarile sulle competenze, di fatto girando ripetutamente la faccia dall’altra parte?

IL COMUNE CONTRO IL CONSORZIO, CONTESTATE LE BOLLETTE

2-canale-bottaroIl Consorzio di Bonifica, che nessuno vuole ma esiste ancora, viene puntualmente tirato in ballo non solo per lo scempio del Bottaro, ma anche per le esondazioni del Sarno, che grazie ad un inverno stranamente mite, non si registrano da diversi mesi. Cittadini, associazioni, comitati e pure l’amministrazione comunale ufficialmente rivendicano il diritto a ricevere il servizio per cui pagano le bollette consortili. Scafati però le contesta, e di fatto ne ha richiesto l’annullamento. Nell’aprile 2015 infatti il Comune ha notificato ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria di Salerno avverso e per l’annullamento delle richieste di pagamento inviate dal Consorzio di Bonifica. “Riteniamo –spiegava il legale del Comune di Scafati, Germana Pagano – che l’imposizione sia illegittima in quanto, l’obbligo di contribuzione deve gravare solo sui proprietari di immobili che traggano un reale ed effettivo beneficio dalla bonifica e un incremento di valore direttamente proporzionale alle opere di bonifica ed alla loro manutenzione”. Rincarava la dose la consigliera comunale Brigida Marra: “Da statuto, sono tante le funzioni che l’ente di bonifica dovrebbe espletare tra cui, anche occuparsi di quei canali che durante la stagione invernale e non solo, sono corresponsabili delle continue esondazioni del fiume Sarno che mettono in ginocchio gli scafatesi. Noi non siamo contro nessuno ma il senso di responsabilità e la fiducia dei cittadini che ci hanno votato, merita assolutamente il nostro intervento anche attraverso azioni forti quando emergono dubbi sull’attività di un qualsiasi ente”.

QUANDO TOFALO (M5S) DISSE: “FAREMO UNA DENUNCIA IN PROCURA”

3-tofalo-fiume-300x336Sull’inquinamento del fiume Sarno, direttamente responsabile della triste situazione del Bottaro, anche il M5S, come molte altre forze politiche, si è presa la sua parte di “clamore mediatico”, salvo poi cadere nel dimenticatoio. Nel settembre del 2015, in piena campagna di produzione dell’industria conserviera, e sull’onda del malcontento dei residenti lungo le sponde del fiume Sarno e dei suoi canali, ci fu un sopralluogo del deputato grillino Angelo Tofalo, scortato dagli attivisti di Scafati in Movimento. “Nonostante ci sia stato qualche politicante (Mimmo Casciello, ndr) che ha cercato di cavalcare l’onda di questo malcontento senza risolvere però la annosa problematica e giocando sulla pelle dei cittadini. Noi siamo invece in prima linea insieme ai nostri rappresentanti per cercare di ripristinare la normalità e far pagare realmente chi inquina – facevano sapere gli attivisti – seguiranno oltre ad atti politici quali interrogazioni e sollecitazioni sia parlamentari che regionali, incontri con il Prefetto ed altri organi competenti, anche una dettagliata denuncia alla Procura della Repubblica per tutti i reati individuabili e perseguibili secondo legge”. Bello a dirsi, difficile a farsi. La denuncia attende ancora di essere firmata e non sono note interrogazioni parlamentare sul tema, fatte dopo questa data. La lunga attesa provocò l’ironia di Casciello: “Se per scrivere una denuncia alla Procura della Repubblica di Nocerà o per presentare una interrogazione parlamentare hanno finito l’inchiostro nella stampante lo dicano chiaramente lo dicano chiaramente. In caso contrario legittimamente siamo tenuti a pensare che la loro sia stata esclusivamente una delle tante passerelle politiche che di certo non risolvono il problema”. La città aspetta ancora.

 

 




Scafati. Canale Bottaro e via Zara nell’abbandono. Le proteste

Di Adriano Falanga

Una volta portava acqua ai mulini della rinomata industria tessile che di fatto ha contribuito alla nascita e sviluppo della città di Scafati. Il Canale Bottaro oggi è una “selva oscura”, una boscaglia di steppaglie alte anche tre metri, e dentro rifiuti e animali di ogni genere. Non di certo una “toccata di salute” per le centinaia di famiglie che vivono sul canale, chiuso per lavori di dragaggio interrotti e mai più ripresi. La responsabilità della sua manutenzione è del Consorzio di Bonifica, che di rado, ma molto di rado, provvede a una veloce potatura. Flebile è anche l’impegno del comune nel sollecitare la pulizia, basti passare per piazza Vittorio Veneto e notare, proprio sotto le finestre di palazzo Mayer, lo stato di degrado avanzato del canale. Oggi è il gruppo consiliare di Fratelli D’Italia a lanciare l’ennesimo appello, tramite un’interpellanza al primo cittadino. “rileviamo l’assoluto abbandono degli alberi di via Zara che da tempo memorabile non subiscono la dovuta potatura, la cui altezza diventa sempre più ingombrante e la cui incuria rappresenta un rischio effettivo  per i cittadini per il pericolo derivante dalla caduta dei loro rami e dalla moltiplicazione degli insetti, che trovano terreno facile di crescita insieme alle problematiche ambientali derivanti dal Canale Bottaro, non più percorso dalle acque del Fiume Sarno e coperto da vegetazione impropria e da rifiuti solidi urbani, oltre a segnalare la complessa questione ambientale di tale strada – scrivono Cristoforo Salvati e Mario Santocchio – chiediamo al sindaco quali azioni ha adottato o intende adottare per risolvere la questione specifica di stretta competenza di tale Ente e le annose e “complesse” questioni ambientali collegate”. C’è da dire che tali condizioni dello storico canale contribuiscono notevolmente ad accentuare il fenomeno delle esondazioni del Sarno, in quanto non rappresentano più una valvola di sfogo per i momenti di piena dovuti alle piogge incessanti. E nonostante ciò, al Consorzio di Bonifica è ancora dovuto il contributo per i “servizi resi”. Quali?

 




Scafati. La Denuncia: L’abbandono del centro storico, tra baby gang e allagamenti

Di Adriano Falanga

Centro storico oramai terra di nessuno e in balìa di una baby gang. La questione sicurezza a Scafati sembra essere diventata materia del contendere elettorale, come lo è già per l’ospedale, e il disinquinamento del Sarno. Fiumi di parole, di buoni propositi, di protocolli, di azioni istituzionali e dimostrative, cambiare tutto per cambiare niente. Scafati sta vivendo mesi difficili, e se da un lato lo Stato ha duramente risposto con gli arresti che hanno decimato il clan Loreto-Ridosso, o con le indagini avanzate sul delitto Faucitano, la città resta però vittima di fenomeni di microdelinquenza oramai diventati asfissianti. Eppure basterebbe intensificare il controllo del territorio, anche attraverso un sistema di videosorveglianza adeguato, e soprattutto efficiente. Furti, rapine e fenomeni di vandalismo a danno di cose e persone sono diventati la quotidianità. Anche passeggiare in Villa Comunale diventa pericoloso. Proprio in Villa e nel perimetro circostante si registra un escalation di scippi. Pochi giorni fa un accoltellamento. Ad agire sembra essere una banda di giovanissimi, molto probabilmente minorenni. E sarebbe proprio lo scudo della “tenera età” che creerebbe le condizioni per la loro indisturbata azione criminale.

Non parliamo di estrema periferia, dove magari l’isolamento potrebbe essere un’attenuante, ma si parla di Piazza Vittorio Veneto, Piazza Aldo Moro, Villa Comunale, il cuore della città, a due passi dalla Casa Municipale, dalla caserma dei Carabinieri e dal comando dei Vigili Urbani. Sono oltre due anni che ad ogni azione criminosa la politica risponde, quasi fosse un ritornello, con la richiesta di elevazione a Comando Compagnia dell’attuale Tenenza dei Carabinieri. Diversi sono stati i deliberati consiliari prodotti in tal senso, ma “passato il “santo, passata la festa”. Finanche le prostitute che operano sul confine tra Scafati ed Angri hanno imparato il giochetto per agire indisturbate. Se è la Polizia Municipale di Scafati ad effettuare controlli, loro si spostano sul territorio di Angri, e viceversa. Del resto, lo stesso organico dei caschi bianchi è rimasto dimensionato per una Scafati di trent’anni fa, ed oggi registra un sottorganico di circa il 60% rispetto a quanto previsto per un bacino di oltre 50 mila residenti. E nessuno parla di un nuovo concorso per l’assunzione di Vigili Urbani. Manca un presidio di Pubblica Sicurezza, e sono assenti anche i Vigili del Fuoco. Insomma, non è una questione di poco impegno, a Scafati mancano proprio le risorse, umane e strutturali, per un costante controllo del territorio che possa restituire sicurezza ai cittadini e agli operatori commerciali. E non è un errore dire che anche la questione sicurezza abbia contribuito, e contribuisce ancora, alla fuga di investitori da questa fetta di città. Tenere in piedi un’attività commerciale è una sfida coraggiosa, contro la crisi economica, ma anche contro delinquenti e vandali.

Piazza Vittorio ad esempio è diventata ricettacolo di sbandati nelle ore notturne. E questo perché non esiste una qualsivoglia attività che tenga viva la zona. Laddove esiste la Chiesa Madre della Patrona della città è un susseguirsi di serrande chiuse, alcune di storici esercizi commerciali che in tempi passati hanno dato lustro alla città. Una critica all’assessore Antonio Pignataro, delegato a Sicurezza, Legalità e Polizia Municipale. Subentrato un anno e mezzo fa al dimissionario Pietro Elefante, la sua azione politica si è limitata più che altro alle sollecitazioni e agli incontri istituzionali. Un comitato per l’ordine pubblico, nonostante le pressanti richieste, non si è mai tenuto e la richiesta di elevazione a comando compagnia della Tenenza dei Carabinieri di via Oberdan, è rimasta ferma nel deliberato consiliare. Ma la risposta alla microdelinquenza non può fermarsi agli annunci e ai comunicati, bisogna dare anche un seguito, che sia visibile, tangibile e soprattutto efficiente.

LA MAPPA DEI DISAGI

A dequalificare il centro storico non è però solo la questione sicurezza e la “libertà” di una banda di teppisti. Questa zona è anche martoriata dal fenomeno degli allagamenti e delle esondazioni dei canali del Sarno. Fino ai primi anni ‘90 via Cesare Battisti era una delle strade più floride commercialmente di tutta Scafati. In circa cento metri della sua lunghezza, si trovavano rinomate gioiellerie, una farmacia, importanti boutique, uffici professionali, artigiani. Oggi è una lunga scia di serrande chiuse. Una strada ripetutamente “assalita” dalla lava d’acqua proveniente dai paesi vesuviani, oramai diventata routine dopo la chiusura del canale Conte Sarno. Affittare o vendere un immobile qui è pressoché impossibile. Non va meglio in Piazza Vittorio Veneto, la cui “movida” serale è limitata alla presenza della Parrocchia della Patrona Santa Maria Delle Vergini. Qui, a due passi dal Municipio, si trova quello che era lo storico Canale Bottaro, nato un paio di secoli fa per alimentare i mulini dell’industria tessile, da cui si è poi sviluppata l’attuale città. Oggi il Bottaro è una fogna a cielo aperto, in preda all’erbaccia, a rifiuti, topi, e acqua putrida e malsana. E questo sotto le finestre di Palazzo Mayer. Il quartiere Vetrai, primo nucleo abitativo scafatese, in preda al degrado edilizio. I palazzi crollano, nessuno ha cura per loro e nessuno fa si che questi possano essere recuperati. Solo l’anno scorso si sono registrati tre crolli che per puro caso non hanno comportato conseguenze molto più gravi. Non va meglio neanche in via Roma e piazza Garibaldi, dove restano in piedi solo pochi esercizi commerciali, messi costantemente in ginocchio dalle frequenti esondazioni del rio Sguazzatoio. Da queste parti box e cantine sono inutilizzabili e gli immobili hanno visto crollare i prezzi di vendita e affitto. Un appartamento di cento metri quadri quindici anni fa si fittava anche a 700 euro. Oggi non trova mercato se non si scende sotto i 500. E’ da qui che parte la sfida alle Istituzioni e all’intera classe politica: recuperare e riqualificare il centro storico scafatese. L’amore verso la propria città nasce dall’attenzione verso la sua storia e tradizioni. Sarà vinta questa sfida?

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Scafati. Non si allagano le campagne di Sarno, e Scafati finisce sott’acqua. Vertice al Ministero della Salute

Di Adriano Falanga

“Lo stato di calamità lo dichiara la Regione. Noi siamo in emergenza tutti i giorni”. Risponde così Pasquale Aliberti agli attivisti di Scafati Arancione, che lo hanno sollecitato ad attivarsi per lo stato d’emergenza, onde dare una risposta sugli allagamenti e loro conseguenze sul tessuto socio economico. Quanto al rischio igienico sanitario che potrebbe derivare dal deposito dei fanghi che ogni esondazione lascia sull’asfalto, oltre a negozi e cantine, il primo cittadino rassicura: “al momento nessuno degli enti preposti ci segnala pericoli, sono più preoccupato per le possibili esondazioni – aggiunge Aliberti – alla luce degli interventi a macchia di Leopardo che la Regione, attraverso il genio civile, continua a fare. Allargando gli argini a Sarno, onde evitare l’allagarsi delle campagne, si sta provocando un serio aumento di portata che comporta non più la laminazione in aree rurali, bensì nel centro urbano scafatese. Sarebbe questo il motivo, secondo il sindaco, per cui la città finisce ripetutamente sott’acqua. Lo stesso motivo che lo ha spinto a scrivere al Prefetto nei giorni scorsi. Intanto la consigliera comunale Brigida Marra, delegata alla Sanità, ha chiesto ed ottenuto un incontro al Ministero Della Salute settore Prevenzione proprio per discutere della situazione del fiume Sarno, dei miasmi, fanghi, inquinamento e rischio per la salute dei cittadini. L’incontro si terrà a Roma lunedì mattina. “Il Sarno è un problema oramai vecchio e incessante e rispetto al quale, è necessario responsabilizzare il Governo Nazionale. È da lì che deve partire, devono prendere atto che i nostri cari stanno morendo nell’indifferenza delle istituzioni competenti – spiega la consigliera di maggioranza – Non possiamo bloccare progetti importanti come il Grande Sarno per mero spirito di contrapposizione politica. La salute è prioritaria. Voglio raccogliere tutte le notizie utili al fine di costituire in mora in caso di continua inerzia, le istituzioni competenti e ricorrere se necessario alle autorità giudiziarie” conclude la Marra.

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Brigida Marra