Cirielli guarda alle Regionali «Pronto a scendere in campo»

di Andrea Pellegrino

«Pronto a candidarmi». Edmondo Cirielli scioglie le riserve e si dice pronto a sfidare Vincenzo De Luca. Il nome di Cirielli era stato già avanzato per la Campania dai Fratelli d’Italia su uno scacchiere nazionale più ampio e di coalizione. Un percorso politico che passerà proprio dalle imminenti elezioni europee: una buona affermazione del partito di Giorgia Meloni in Campania potrebbe aprire la strada verso la leadership e quindi verso Edmondo Cirielli. Ed è lo stesso deputato a sbilanciarsi nel corso di una intervista a Ottopagine. «Se fosse necessario, scenderei in campo senza problemi. Così come ho fatto all’epoca delle elezioni provinciali». All’epoca Cirielli sfidò l’uscente Angelo Villani e conquistò la guida di palazzo Sant’Agostino, dopo un lungo governo di centrosinistra. Tempo di europee ed amministrative ma anche già tempo di regionali. «Non capisco come faccia Vincenzo De Luca a ricandidarsi dopo la sua gestione», incalza Edmondo Cirielli ai microfoni di Pierluigi Melillo. Rilancia poil’allarme su Capaccio Paestum, chiedendo l’intervento del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. «Mi giungono notizie di promesse elettorali di assunzioni in Consorzi. Non ho gli strumenti investigativi necessari ed è per questo che ho chiesto e ribadisco l’intervento di Matteo Salvini». Qui, prosegue Cirielli: «C’è Alfieri che ha scelto la professione di sindaco: lo è stato a Torchiara, suo paese; ad Agropoli ed ora si candida a Capaccio. Ma è il delegato all’agricoltura della regione Campania, quindi l’assessore di fatto, che vigila proprio sui consorzi di bonifica e che fa nominare i suoi vertici. Stiamo attenti, dunque, a quel che accade a Capaccio Paestum».




Bisogno incassa il sostegno dell’imprenditrice La Rocca

Adriano Rescigno

Giuseppe Bisogno spopola anche tra gli imprenditori ed a “Per la città pubblica” si aggiunge un altro tassello in quanto il candidato sindaco incassa il si di Barbara La Rocca, imprenditrice di Salerno che dal 2008 si è trasferita nel Comune picentino. La stessa La Rocca sarà candidata al Consiglio comunale nella prossima tornata elettorale amministrativa del 10 giugno, ed intanto si sfoga con i suoi concittadini e followers: «è una città dormitorio ed i giovani scappano mentre nulla è dedicato ai più piccoli; ecco perchè scendo in politica». «Sono nata a Salerno, ma dal 2008 vivo la realtà di Pontecagnano Faiano come se fosse la mia città natale – spiega Barbara La Rocca – In tale data, decisi di affacciarmi al mondo del lavoro autonomo, inaugurando una ludoteca. La mia scelta ricadde su Pontecagnano Faiano perché, da giovane imprenditrice, notai qui la quasi totale assenza di attività di questo genere. Dopo alcuni anni, sposando un commerciante locale, la cui famiglia è radicata sul territorio da intere generazioni, iniziai a vivere la città in maniera globale. Negli anni, crescendo e maturando qui la mia esperienza, dapprima come imprenditrice, poi come moglie, ed infine come mamma, ho percepito le tante carenze di questa comunità. Pontecagnano è una città- dormitorio, i giovani scappano, le poche attività rimaste arrancano, ed i bambini non hanno spazi adeguati ed attrezzati. Tutto ciò è inammissibile. Come cittadina, come mamma, non posso più essere indifferente a tutto questo. A tal proposito, è nata in me la necessità di rendermi parte attiva nella vita politica della città, e scegliere di appoggiare un gruppo di amici, facente parte del “ Movimento Libero ”, ma già presente sul territorio come “Associazione Ombra”. Da sempre al servizio della comunità, il gruppo ha dato dimostrazione di agire con buon senso e di anteporre il bene collettivo agli interessi personali. Sostengo quindi, la candidatura a sindaco di Giuseppe Bisogno, imprenditore e cittadino di Pontecagnano Faiano – conclude – una persona seria che come me vive del proprio lavoro, e che non cerca la ribalta politica per rincorrere scopi personali».




Morra è cauto: “Non sono il favorito, gareggio per i contenuti”

“Impegno Civico” ha quasi raggiunto la quadra, ma Morra, pur felice di aver incassato il sostegno del Partito democratico e di alcune correnti della destra di Pellezzano, rimane cauto:Alza una cortina di ferro il leader del polo civico “Impegno Civico”, Francesco Morra, candidato allo scranno di primo cittadino nel Comune di Pellezzano, vietato distrarsi, e mentre si susseguono riunione per ultimare la compilazione della lista civica, a Coperchia (frazione di Pellezzano) in via Vittorio Emanuele continuano i preparativi per poter inaugurare il comitato elettorale alle 18.00 di sabato 21 aprile. Nella serata di ieri, testimonianze di stima verso Morra anche da parte del mondo delle associazioni. Insomma, non solo trait d’union tra le destra e la sinistra, ma anche “giovane per i giovani”. Forse per scaramanzia Morra non si esprime, ma sembra proprio che la mattina dell’11 giugno sia lui a festeggiare.




Monaco: “Il no alle fonderie è una difesa alla nostra identità”

Eugenio Verdini

CAMPAGNA – «L’esperienza di governo maturata in questi anni può e deve rappresentare una grande occasione di velocizzazione delle problematiche ancora irrisolte e di sostegno al reale sviluppo del nostro territorio». Una frase, quella pronunciata dal sindaco di Campagna, Roberto Monaco, che indica la filosofia alla base della sua ricandidatura alla guida della città per il prossimo mandato consiliare, dopo le elezioni del prossimo 10 giugno. Monaco mette sul tappeto i risultati raggiunti, ma anche i consensi incassati persino da avversari politici ed ammnistrativi, che in vista dell’appuntamento elettorale hanno già da tempo annunciato il loro sostegno all’architetto campagnese. «Se volessi fare un bilancio – spiega Monaco – indicherei come primo grande risultato raggiunto l’avere mantenuto i conti pubblici del Comune in ordine. Si tratta di un risultato non scontato, alla luce dell’inesistenza dei trasferimenti finanziari da parte dello Stato centrale che mette in ginocchio le autonomie locali. Questo risultato si coglie nella sua grande rilevanza, soprattutto se lo si combina con il consistente abbassamento delle tasse che abbiamo operato». I dati contabili dicono, ad esempio, che è stata abbassata la tassa sui rifiuti in una percentuale che varia dal 28 al 33%, risultato ottenuto grazie alla riduzione dei costi annui dei gestione dei rifiuti, passati da oltre 2.200.000 all’anno a circa 1.650.000 attuali. Una riduzione coincisa con un aumento considerevole della percentuale di differenziata, passata nella gestione Monaco da circa il 44% a oltre il 75%, con l’istituzione delle isole ecologiche mobili o di quartiere, con l’eliminazione delle campane e l’introduzione della raccolta porta a porta del vetro, l’eliminazione dei cassonetti per la raccolta degli indumenti (oggi si attua con numero verde, la raccolta degli oli esausti domestici attraverso taniche distribuite ai cittadini. «Tutto ciò – ricorda ancora il sindaco Roberto Monaco – è valso al Comune di Campagna l’attribuzione, da parte di Legambiente, del riconoscimento di Comune Riciclone 2017, tra i primi 5 Comuni in Campania. Inoltre, l’efficientamento energetico di 4 scuole, eliminando spese di gasolio, ha fatto attribuire, da parte di Trenoverde e Legambiente, al Comune di Campagna il premio Comune Rinnovabile 2018. Infine, da qualche giorno il Comune ha iniziato a rinnovare, con ecoefficientamento, anche l’impianto di pubblica Illuminazione, che genererà, a costo zero per l’Ente, un risparmio di oltre 100mila euro all’ anno». Importante la èartita dell’Amministrazione Monaco ache sul piano dei flussi finanziari. «Abbiamo ottenuto diversi milioni di finanziamento in questi anni di governo locale, ma stiamo ancora operando per ottenere finanziamenti nel settore della viabilità e della gestione delle risorse idriche». Ma c’è un punto sul quale il sindaco Monaco marca un’orgogliosa soddisfazione: «Altro risultato di cui va fiera l’Amministrazione è di essere riuscita a difendere la sovranità di Campagna rispetto a scelte territoriali che ne avrebbero minato profondamente l’identità e lo sviluppo, come nella vicenda fonderie».




Sica cala la carta Bisogno Pastore non molla la presa

Andrea Pellegrino

Archiviate, o quasi, le elezioni politiche, è tempo di amministrative a Pontecagnano Faiano. Ernesto Sica non potrà più candidarsi e, sfumata anche la corsa a Roma, non gli resta che assicurarsi una amministrazione amica in attesa di tentare la carta di Bruxelles. Nelle ultime ore il sindaco in carica starebbe lavorando intorno ad una super coalizione di carattere civico. Dal cappello avrebbe cacciato il suo nome: Giuseppe Bisogno, tessera Pd, vicino a LeU e quindi a Carmelo Conte e al neo onorevole Federico ma soprattutto figura di «sintesi» rispetto alle altre formazioni politiche. Una mossa di Sica scaturita dopo il no alla candidatura a sindaco del fratello Gerry e ad una presunta e misteriosa lettera di dimissioni dell’assessore Francesco Pastore, giunta a poche ore dalla chiusura dei seggi. Pastore, che da tempo studia da sindaco, ha tutta l’intenzione di smarcarsi da Sica, imponendosi così come leader della coalizione di centrodestra. E non solo. Lo stesso Pastore da qualche mese lavorava a un progetto civico che comprendesse anche la componente di Liberi ed Uguali. Insomma una fotocopia di ciò che avrebbe messo in piedi nelle ultime ore il primo cittadino in carica. Con una sostanziale differenza. Sarà lo stesso Sica ad indicare e “battezzare” il candidato sindaco. Certo è che Bisogno, al momento, non ha sciolto ancora la riserva. Voci parlano di un possibile passo indietro.




Voto e camorra: c’è la svolta

di Valerio Cozzolino

Un sistema di consenso elettorale nelle elezioni amministrative del 2013 ed in quelle per l’elezione di Lady Aliberti in Regione nel 2015 creato con un giro di assunzioni, incarichi e clientele: l’appoggio in voti più o meno onesti, in cambio di lavoro, di aiuti a lavorare in alcune ditte, in alcuni settori delle pubbliche amministrazioni. Poi, il giro che ritorna sotto forma di clienti per l’attività di famiglia: gli amici degli amici, i protetti, i familiari del clan. Tutto all’ombra dello stendardo della città di Scafati, una volta simbolo del valore civile, del sacrificio per la Resistenza. Ieri mattina, a Scafati è tornata all’alba l’Antimafia e stavolta le idee erano chiare: sette nuovi avvisi di garanzia per un’inchiesta aperta nel 2012 e che si è ramificata in diversi filoni coordinati dal pm Vincenzo Montemurro della Dda di Salerno. Un’attività di indagine che passa per le dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, figlio del ras della Nuova Famiglia, Pasquale, poi collaboratore di giustizia, rese ai pm Russo e Cardea lo scorso febbraio e successivamente nei mesi a seguire. Sono sette gli avvisi di garanzia emessi dalla Procura salernitana su riscontro delle dichiarazioni fornite da “funiz’ . Nel mirino degli inquirenti ci sono Andrea Ridosso, familiare di Gennaro e Romolo Ridosso: il ragazzo ha svolto in passato il tirocinio formativo gratuito post laurea e specializzazione presso i servizi sociali in virtù di una convenzione con l’Università. La sua nomina è finita nel mirino della Dia in quanto, secondo le dichiarazioni di Loreto Jr, il suo impegno fornito attraverso i servizi sociali ed il piano di zona, sarebbe stato parte del “sistema” messo in campo. Nei guai è finita anche Anna Ridosso, sua familiare, presso la cui abitazione avvenivano presumibilmente gli incontri per accordarsi sui ruoli, i lavori e i voti. Indagati anche il consigliere comunale Roberto Barchiesi, ex zio acquisito di Alfonso Loreto. C’è poi l’ex componente del Cda della partecipata comunale Acse, Ciro Petrucci, nomina fiduciaria del sindaco Pasquale Aliberti. Sarebbe un “uomo vicino al clan” secondo gli inquirenti, una scelta che potrebbe essere stata imposta, oppure frutto dell’accordo tra le parti. Questo almeno, quello che emerge nelle dichiarazioni di Loreto Jr. Nel mirino anche l’ex consigliere comunale e provinciale Raffaele Lupo: la Dia indaga sul suo sostegno elettorale a Pasquale Aliberti nelle amministrative del 2013 e nelle regionali per l’elezione di Monica Paolino nel 2015. Un sostegno plateale. Infine ieri ha ricevuto l’avviso di garanzia anche Roberto Cenatiempo, responsabile di una ditta (Italia service) che si occupa di pulizie e manutenzione in diversi ambiti e strutture comunali e non. Tra queste c’è anche il centro commerciale Plaza, come sostiene lo stesso Loreto. Anche lui, per il pentito era uno del clan e quella di Cenatiempo era “una delle nostre ditte”. A dirlo era stato lo stesso Loreto nelle dichiarazioni rese a Russo e Cardea: «A oggi il gruppo è composto da Gennaro Ridosso, Luigi Di Salvatore, Alfonso Loreto, Alfonso Morello, Dario Spinelli e Cenatiempo Roberto che si occupa dei proventi illeciti dei videopoker e degli appalti di pulizia e manodopera». Indagata anche Anna Ridosso, nella cui abitazione venivano organizzati presumibilmente gli incontri per accordarsi sui ruoli, i lavori e i voti. Il suo impegno nell’organizzazione è tuttora al vaglio dell’antimafia. Un giro di perquisizioni che si è consumato in un silenzio assordante, nemmeno un elicottero ma solo le prime luci dell’alba e l’ingresso anche non troppo forzato nelle abitazioni degli indagati: le perquisizioni sono andate avanti pochi minuti in alcuni casi, ore ed ore in altri. Nel mirino della Dia coordinata dal capitano Fausto Iannaccone sono finite circa venti persone: oltre ai citati, anche il fratello del sindaco Pasquale Aliberti, Aniello Maurizio Aliberti, alcuni pregiudicati della zona, degli imprenditori e altre persone legate all’amministrazione comunale di Scafati. Per gli inquirenti erano tante le persone vicine al clan che erano state assunte in partecipate o enti vicini al Comune: tra loro c’era la ex di Loreto Jr, secondo le accuse assunta al Consorzio delle farmacie, ma anche insospettabili incensurati che però erano stati scelti dal gruppo Ridosso-Loreto. Al vaglio quindi ci sono le nomine dirette e gli incarichi affidati dal sindaco o dal Cda delle partecipate comunali: sempre una scelta indiretta di Pasquale Aliberti.




Focus amministrative a Battipaglia: il Pd candida Landolfi; caos a destra. E i Cinque Stelle…

di Carmine Landi

IL PD CANDIDA NICOLA LANDOLFI

BATTIPAGLIA. Il Pd s’affida a Nicola Landolfi.

Nelle ultime ore, s’è decisamente rafforzata la pista che potrebbe portare i democrat battipagliesi a candidare alla poltrona di primo cittadino il segretario provinciale del partito. Da qualche settimana a questa parte, infatti, il gruppo dirigente del Partito democratico di Battipaglia, coordinato dal segretario Davide Bruno, stava provando a praticare due strade, sì da tenersi spalancate entrambe le porte: da un lato, s’aspirava a un influente membro della società civile, mentre, dall’altro, era troppo forte la tentazione di proporre all’elettorato un nome che, da un po’ di anni a questa parte, è l’uomo di punta del Pd salernitano.

Una mossa, la più politica che ci sia, che pare aver preso il sopravvento, dopo che, venerdì scorso, i vertici dem cittadini hanno incassato il no del presidente provinciale d’un’organizzazione di settore, che è anche un eminente imprenditore appartenente a una storica famiglia battipagliese. Con la candidatura di Landolfi, ad ogni modo, Bruno e i suoi sperano di riuscire a ricostruire quella grosse koalition partitica che, in occasione delle scorse elezioni regionali, è scesa in campo a sostegno di Vincenzo De Luca.

Nel nome di Landolfi, d’altronde, l’intellighenzia dem cittadina s’è già riscoperta unita: paiono ricomposte, infatti, le profonde spaccature che, nei mesi scorsi, dividevano la maggioranza della direzione cittadina dall’opposizione interna.

«Il bene del partito va anteposto a tutto»: lo ha dichiarato ai nostri taccuini l’ex segretario cittadino, Luca Lascaleia, che è uno degli uomini di punta della minoranza del direttivo, riunita attorno ad Angelo Reggente, e che siede al tavolo della segreteria provinciale in qualità di responsabile dei rapporti istituzionali.

Landolfi sta pensando seriamente alla proposta che gli è arrivata dai vertici del Pd battipagliese. Il coordinatore provinciale dei democrat, nato e cresciuto a Salerno, è stato adottato dalla città del Tusciano: da diversi anni, infatti, vive a Battipaglia insieme alla moglie, che è battipagliese. Non vi sarebbe, poi, alcun tipo di incompatibilità tra la fascia tricolore e la carica, ricevuta di recente, di amministratore unico di Salerno Energia, che è una partecipata del Comune di Salerno.

Nel caso d’un diniego landolfiano di fronte alle advances di Bruno, il leader cittadino avrebbe già pronto un altro nome in grado di federare il fronte dei progressisti. Se, poi, dovessero andare a male entrambi i tentativi, il centrosinistra dovrebbe mettere in moto la logorante macchina delle primarie. In tal caso, i nomi sarebbero quelli di Pietro Ciotti (l’unico, durante il direttivo cittadino di martedì scorso, a dare la propria disponibilità), Piero Lascaleia, Alfonso Pace, Andrea Toriello e Nicola Vitolo.

 

E Bruno incontra l’Udc.

Nella serata di ieri, il segretario dei democrat ha già incontrato Michele Toriello, vicesegretario provinciale dell’Udc e punto di riferimento battipagliese – riconosciuto dal demitiano segretario salernitano Luigi Cobellis – per discutere d’amministrative e di strategie elettorali. «Vogliamo offrire alla città – aveva dichiarato ai nostri taccuini, nel pomeriggio, Bruno, che, però, non ci aveva detto nulla in merito all’incontro con Toriello – un governo stabile agganciato a quello della regione, e scenderemo in campo con il simbolo e con una nostra lista». Il leader renziano parla di «una consultazione interna al partito già avviata» e va all’attacco di chi si autocandida: «questo modo di fare autoreferenziale non ci appartiene».

Michele Toriello (UDC)

Michele Toriello (UDC)

Le incognite. Ciotti da solo? Che fa Motta?

Gerardo Motta

Gerardo Motta

I democrat s’interrogano su due spinose questioni.

Pietro Ciotti, presidente di Comunità Storia & Futuro, accetterebbe di ritirare la propria candidatura a sindaco al termine d’un percorso continuo, intrapreso nel 2013, al tramonto dell’era Santomauro?

E il deluchiano Gerardo Motta, che ha annunciato la propria candidatura a sindaco e che ha dichiarato d’aver già pronte diverse liste civiche, interloquirebbe con il deluchiano Landolfi o continuerebbe a correre da solo?

Lo scopriremo solo votando.

 

Pietro Ciotti

Pietro Ciotti

IL TAVOLO DELLE DESTRE

3.4. Il tavolo delle destre

BATTIPAGLIA. I moderati fanno la conta.

Nella mattinata di ieri, all’Hotel Palace, s’è riunito il tavolo delle destre, convocato da Carmine Pagano, ex consigliere comunale che s’è candidato alle scorse regionali tra le fila di Fratelli d’Italia.

Oltre all’organizzatore, hanno preso parte all’incontro Fernando Zara, Aldo Giulio Zangaro, Michele Gioia, Romeo Leo e Vincenzo Inverso.

I presenti, «sulla scorta di quanto indicato dai dirigenti provinciali», auspicano l’unitarietà del centrodestra nella città. Fattore che, in termini politici, va letto come “candidato unico”, che sarà definito in un secondo summit.

I conservatori, infatti, attendono di conoscere ufficialmente la posizione di Forza Italia, che ieri mattina non ha preso parte all’incontro per via di problematiche organizzative interne, motivate dal fatto che il futuro coordinatore – che, al 99%, sarà Giuseppe Provenza – non ha ancora ricevuto la nomina. In settimana, tuttavia, l’ex capogruppo consiliare del Pdl, in compagnia del vice coordinatore provinciale, Domenico Di Giorgio, e di Giuseppe Salvatore, aveva incontrato Cecilia Francese durante uno degli incontri della campagna d’ascolto promossa da “Etica”. Pagano e i suoi, dunque, attendono una presa di posizione ufficiale da parte dei forzisti. Assente ingiustificato Michele Ventriglia, referente cittadino di “Noi Con Salvini”, che probabilmente correrà da solo.

Un’occasione per guardarsi negli occhi, quella di ieri. «Non ho mai fatto fughe in avanti», ha fatto sapere Pagano. «Per l’unitarietà del centrodestra, io sono pronto a fare un passo indietro», Zara dixit. «Spero che la riorganizzazione del centrodestra stimoli pure il centrosinistra», ha fatto sapere Romeo Leo.

S’è parlato di indicazioni dei dirigenti provinciali, ma, stando alle dichiarazioni rilasciate da Luigi Cobellis («Il partito, a Battipaglia, è rappresentato solo da Michele Toriello») alla vigilia dell’incontro, il presidente provinciale dell’Udc non avrebbe preso parte alla riunione in rappresentanza dell’Udc. «Sono qui – ha dichiarato Inverso – perché gentilmente invitato dal dottor Carmine Pagano, e per me l’educazione viene prima di tutto, anche delle appartenenze politiche e partitiche, e perché il gruppo #perunnuovoinizio è al lavoro per il bene comune, per unire le migliori energie e non per creare altre divisioni in questa città».

E SE SI PUNTASSE SU TOZZI?

Ugo Tozzi

Ugo Tozzi

Si tratta solo di illazioni, ma la presenza di Gioia, coordinatore di Fratelli d’Italia e amico di Ugo Tozzi, potrebbe far pensare a quest’ultimo –  che tuttavia s’è detto «non attratto dalla lodevole iniziativa personale di Pagano» e ha dichiarato d’essere intenzionato a «scendere in campo senza i partiti» – nelle vesti di candidato federatore del centrodestra. Una candidatura che si giocherebbe sull’asse FdI Edmondo Cirielli – Alberico  Gambino, lungo il quale non è vista di buon occhio la forzista Mara Carfagna.

 

Francese e Forza Italia. «Niente inciuci: solo incontri ufficiali»

6. CECILIA FRANCESE

Cecilia Francese

BATTIPAGLIA. Etica Per il Buon Governo incontra Forza Italia.

Giovedì sera, nella sede di Piazza Aldo Moro, Cecilia Francese ha incontrato alcune personalità di spicco di Forza Italia.

All’incontro, infatti, erano presenti il vice coordinatore provinciale, Domenico Di Giorgio, il commissario cittadino, Raffaele Francese, il futuro coordinatore di FI Battipaglia, Giuseppe Provenza, e il numero uno provinciale della giovanile azzurra, Giuseppe Salvatore.

«Abbiamo avviato una campagna di ascolto per costruire, con tutte le energie che si vogliono mettere a disposizione, questo percorso di ricomposizione sociale, senza alcuna preclusione o pregiudizio», spiega la pasionaria endocrinologa.

«Abbiamo iniziato incontrando Forza Italia – prosegue la Francese – con la quale abbiamo discusso dei principali problemi di Battipaglia; della depurazione e la sua ricaduta sulle prospettive economiche legate al turismo; del tema ambientale; del ripristino di democrazia a partire dal Forum dei Giovani alla elezione dei Consigli Circoscrizionali previsti dallo Statuto Comunale; della tutela dei diritti individuali troppo spesso vessati dall’Amministrazione».

Gli etici e i forzisti hanno trovato ampia condivisione sul «focus sui contenuti, sulle iniziative concrete e sulla  necessità di valorizzare le giovani professionalità cittadine».

A breve, in solidum con Forza Italia – e con gli altri movimenti e le associazioni che vorranno partecipare – , Etica organizzerà un convegno sulle tematiche ambientali.

«L’incontro del 17 settembre con Forza Italia, come tutti gli altri che seguiranno, si è svolto alla luce del sole, nella sede di “Etica”, fra delegazioni ufficiali; niente più “inciuci ” o accordi segreti in qualche ristorante, ma soltanto incontri ufficiali». Parla così la Francese che, nei prossimi giorni, chiederà un incontro a Pietro Ciotti e ai vertici di Csf.

C’è una corposa parte di Forza Italia, ad ogni modo, che, come anticipato lo scorso 2 agosto da “Le Cronache”, vuol candidare la Francese: in prima fila, oltre ai membri della delegazione, ci sono il coordinatore provinciale Enzo Fasano e, a quanto pare, anche la stessa Mara Carfagna.

Quel che è certo, tuttavia, è che l’endocrinologa correrà con la casacca di Etica: da FI, insomma, può arrivare soltanto un supporto.

 

GLI OUTSIDER 

BATTIPAGLIA. Tra i due litiganti, il terzo gode.

Dopo gli ultimi fatti di cronaca, la politica, a Battipaglia, non è di certo vista di buon occhio.

I rappresentanti dei partiti ostentano sicurezza, ma la verità è che sono particolarmente temuti i civici e i movimenti.

 

Terrore a Cinque Stelle.

Enrico Farina (M5S)

Enrico Farina (M5S)

 

Sono i pentastellati il vero e proprio cruccio della politica cittadina. I rappresentanti battipagliesi del movimento di Beppe Grillo hanno già riscosso ottimi risultati in occasione delle elezioni regionali, ed è probabile che possano accumulare un vasto consenso derivante dal voto di protesta dei cittadini.

Eppure, almeno sulle schede elettorali, dovranno fare a meno del frontman delle regionali. Enrico Farina, infatti, ha declinato ogni invito alla candidatura: non scenderà in campo alle prossime amministrative né come aspirante sindaco né come potenziale consigliere. Il motivo della scelta sarebbe legato a una proposta di candidatura alla Camera in occasione delle prossime politiche. Ad ogni modo, gli attivisti stanno valutando diversi profili ma, almeno nella composizione delle liste, si muoveranno nell’imminenza delle elezioni. Discorso differente per il candidato sindaco, che, invece, dovrebbe essere ufficializzato a stretto giro di posta.

 

Lanaro e Inverso ai ferri corti.

Enrico Lanaro e Vincenzo Inverso

Enrico Lanaro e Vincenzo Inverso

 

Erano seduti l’uno accanto all’altro in occasione d’una recente conferenza stampa con la quale veniva ufficializzato l’ingresso del veterinario in seno al progetto #perunnuovoinizio. Poi, però, stando a quanto riferito da fonti accreditate, i rapporti tra Enrico Lanaro e Vincenzo Inverso si sono raffreddati. Entrambi continuano a lavorare alle amministrative: mentre il secondo s’è seduto al tavolo delle destre, il primo parrebbe intenzionato a migrare verso altri lidi.

 

Incognita Sagarese.

Antonio Sagarese

Antonio Sagarese

Tre liste civiche: una di sole donne. Anche Antonio Sagarese scenderà in campo in vista delle prossime amministrative, ma occorre capire se andrà fino in fondo. Lui, storico zariano, potrebbe far propria la scelta di tanti altri ex commilitoni, che hanno sposato la causa d’un altro medico: Cecilia Francese.




Battipaglia: pace fatta tra Motta e don Ezio

di Carmine LANDI 

BATTIPAGLIA. D’ora in poi, a Battipaglia, Peppone e don Camillo andranno un po’ più d’accordo.

Tra don Ezio Miceli, parroco della chiesa madre “Santa Maria della Speranza”, e Gerardo Motta, esponente di spicco della classe politica cittadina e dell’imprenditoria locale, pace è fatta.

Dopo sei anni di contrasti e dissapori, che hanno contribuito ad alimentare numerose leggende – tra cui pure quella, non si sa quanto attendibile, dei fuochi d’artificio del presule in occasione del trionfo elettorale di Giovanni Santomauro su Motta – , l’imprenditore, che s’è ricandidato alle prossime amministrative come aspirante sindaco, e padre Ezio si sono riscoperti amici a tavola, condividendo un pasto.

A far da paciere, stando a fonti particolarmente attendibili, sarebbe stato Gianluca Barile, amico in comune dei due ex litiganti. Alle scorse elezioni comunali, pure il giornalista, che da candidato al consiglio comunale tra le fila di “Italia dei Valori”  supportò Santomauro, ebbe degli screzi con Motta, ma, dopo aver rotto con l’ex sindaco, abbandonando pure l’assessorato alla Sicurezza e alla Legalità, chiarì con l’imprenditore.

Probabile, dunque, che la decisione bariliana – di cui s’è scritto lunedì scorso – di ritirare la propria candidatura alla poltrona di primo cittadino per ambire a un posto in consiglio comunale tra le liste dello stesso Motta sia stata motivata pure dalla pace stipulata tra i due amici.

Quel che è certo è che il progetto “Speranza per Battipaglia”, civica creata dal vaticanista all’atto dell’annuncio della propria discesa in campo come aspirante sindaco, resta in piedi: la lista, timonata da Barile, farà da supporto a Motta in occasione delle prossime amministrative.




Elezioni a Battipaglia. Bruno (PD) incontra Iannuzzi e Oddati: ecco i probabili nomi.

di Carmine LANDI

 

BATTIPAGLIA. Summit dem per decidere il futuro.

Nella serata di ieri, a Salerno, s’è parlato a lungo di Battipaglia.

Nel capoluogo, infatti, c’è stato un incontro tutto democrat tra l’onorevole Tino Iannuzzi, il consigliere regionale Tommaso Amabile, il segretario battipagliese del Pd, Davide Bruno, e il suo vice, Vincenzo Spinelli.

Al centro della discussione, le elezioni amministrative che dovrebbero coinvolgere Battipaglia nel 2016 e la definizione di un candidato sindaco in grado di rappresentare il centrosinistra.

Al momento, vengono seguite due piste.

La prima parla il linguaggio del partito, e conduce a diverse stradine: sul tavolo, in questo caso, non ci sarebbero soltanto il sindacalista Pietro Ciotti, presidente di “Comunità Storia & Futuro”, e l’architetto Nicola Vitolo, numero uno di “A717 Battipaglia & Oltre”, ma pure Carmine Crudele, stimato medico battipagliese, Nicola Oddati, già assessore al Comune di Napoli e ora residente a Battipaglia, che però non parrebbe ben disposto ad accettare un’eventuale candidatura, e addirittura lo stesso segretario, Davide Bruno. Ci sono, poi, gli outsider, ossia la cerchia di giovani che gravita attorno a Andrea Volpe e il 31enne Dario Toriello, seriamente intenzionato a candidarsi alle primarie.

La seconda pista, invece, porta alla società civile. Imprenditori, commercianti o professionisti in grado di raccogliere un ampio consenso e di assicurare alla sinistra pure voti che di consueto sono andati alla destra: in tal senso – ma l’ipotesi non piace al segretario – a guidare la coalizione, seppur da civico, potrebbe esserci anche Gerardo Motta.

Il Pd è ancora al lavoro. Il discorso relativo alle amministrative, tuttavia, sarà avviato ufficialmente domani sera, all’interno della sezione battipagliese di via Domodossola, durante una direzione che sarà presieduta dal segretario provinciale Nicola Landolfi.




Battipaglia. 64 amministrazioni in 86 anni: da sempre instabilità politica.

di CARMINE LANDI

 

BATTIPAGLIA. Sessantaquattro amministrazioni in ottantasei anni di storia. Governi cittadini che durano mediamente quindici mesi. Quinquenni di stabilità politica che mai nessuno è riuscito a garantire. Commissari, vicesindaci, assessori facenti funzioni e consiglieri anziani seduti sullo scranno del primo cittadino.

È il ritratto impietoso di questo lembo di terra all’ombra del Castelluccio.

Da Alfonso Menna, indimenticabile commissario prefettizio che governò il Comune di Battipaglia dal 1929 al 1931, nei primi tre anni di storia ufficiale della città, a Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della commissione straordinaria che regge le sorti dell’amministrazione, nessuno tra i sindaci eletti dai cittadini ha saputo assicurare l’agognata stabilità politica alla “Milano del Sud”.

Ora, a Battipaglia, si parla nuovamente d’elezioni. Poco probabile che i battipagliesi tornino alle urne sul finir dell’anno corrente, poiché accreditate voci di corridoio riferiscono che a Roma sia già stata approntata la proroga per Iorio e i suoi.

Appuntamento al 2016, dunque, con il sessantacinquesimo amministratore che dovrà far di tutto per rimanere al governo per almeno cinque anni.

Nella storia recente, tuttavia, qualcuno s’era avvicinato a compiere l’impresa. È il caso di Fernando Zara, eletto nel 1994, che, dopo esser stato arrestato nel marzo 1997, riuscì a farsi rieleggere a novembre per poi esser dichiarato decaduto per incompatibilità – era diventato presidente di Alba Nuova – nel 2001, a un anno dal ritorno alle urne: in realtà, si trattava di un escamotage per ottenere da Forza Italia una candidatura alla Camera, che, tuttavia, sfumò all’ultimo secondo.. Per un anno il potere finì nelle mani del vicesindaco, Pasquale D’Alessio. Nel 2002 scoccò l’ora di Alfredo Liguori: pure lui fu tirato fuori dai giochi all’ultimo giro di boa, nel marzo 2006, quando sedici consiglieri comunali rassegnarono le proprie dimissioni. Un altro commissario, Pasquale Manzo, e poi, nel 2007, l’elezione di Gennaro Barlotti, che, vittima di altre dimissioni e di una mozione di sfiducia avallata proprio dal suo main sponsor, Gerardo Motta, decadde nel luglio 2008. Un altro commissariamento, targato Alfonso Noce, e nel 2009 fu eletto Giovanni Santomauro: quasi quattro anni per lui, fino all’arresto, nel 2013, a un anno dalle urne. Un commissario prefettizio, Mario Rosario Ruffo, e poi, nel 2014, le elezioni annullate dal decreto di scioglimento e l’arrivo della triade commissariale oggi in carica.

Nel 2016, allora, scoccherà l’obiettivo 2021: missione impossibile?

 

Il pericolo dei rapporti tra politica e camorra.

“Battipaglia non è terra di camorra”.

Un motivetto che, all’indomani dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione camorristica, “vola veloce di bocca in bocca” in città.

Dopo quanto accaduto sulle sponde del Tusciano, sia chiaro, gli amministratori futuri – ma pure i cittadini –  dovranno tener gli occhi spalancati sui rischi di infiltrazione.

In effetti, s’è detto e s’è scritto tanto di criminalità organizzata, ma s’è compiuto sovente l’errore di guardarsi alle spalle con la spregiudicata presunzione di aver gli occhi rivolti al futuro.

Nell’era della “modernità liquida” (Zygmunt Bauman dixit), infatti, pure la delinquenza scorre fluida.

Gli ultimi fatti di cronaca – che, per intendersi, son quelli redatti sui fermi piuttosto che sulle ordinanze – consegnano ai battipagliesi un quadro in cui la criminalità cittadina pare essere al momento alle prese con un vuoto di potere.

Per farla breve, sono stati versati fiumi di inchiostro sull’Operazione Sistema e su arresti ordinati sulla base di un corposo apparato indagatorio che, tuttavia, si ferma al 2012. S’è scritto di un potenziale condizionamento dei voti. Ma qual è il presente? Stando alle indagini appena citate, infatti, il cartello battipagliese avrebbe messo in campo diverse attività tese ad assicurarsi il controllo del traffico degli stupefacenti. No allo spaccio forestiero, insomma. Eppure, le ultime azioni delle forze dell’ordine sul territorio fanno pensare a un mercato della droga che parla l’arabo e il tamazight. E poi scippi, furti, rapine. La sensazione, insomma, è che nella delinquenza cittadina – eccezion fatta per certi tipi d’imprenditoria delinquenziale – si sia determinato un vuoto di potere. Gli amministratori stiano attenti, ché laddove c’è un vuoto può arrivare chiunque. E può farlo ex abrupto. Occhi aperti, Battipaglia!