Sofo (Lega): «Sarà una sfida bella e complessa. Il mio impegno per il mio Sud»

di Andrea Pellegrino

Approda a Salerno per il suo primo giorno di campagna elettorale. Vincenzo Sofo arriva alla stazione di Salerno, incontra qualche amico e si mette in movimento. Lui è il fidanzato di Marion Len Pen, è un milanese “terrone” con il sangue calabrese e con un rapporto particolare con Salerno. Ha voluto e ha sperato di essere candidato nella circoscrizione meridionale e Matteo Salvini ha esaudito il suo desiderio. «Sfida complessa che accetto con entusiasmo. Sono entrato nella Lega nel 2009, quando era vista come un movimento indipendentista. Ero visto come il meridionale, al punto che nel 2009 la prima campagna elettorale l’ho fatta con l’appellativo di “diversamente padano”. Nel 2010 scrivevo: “Non c’è leghista più leghista di un terrone”. Ora la Lega è diventata quella dei miei sogni. Ed ora sono qui in campo con entusiasmo e con impegno». Campania, terra di reddito di cittadinanza: il vostro cavallo di battaglia sarà la sicurezza? «La Lega può battere sulla sicurezza ma non solo su quello, obiettivo dev’essere proporre al Sud l’esperienza amministrativa del Nord, dove governa bene da trent’anni. Ciò di cui ha bisogno il Sud è di buoni amministratori, che abbiano una visione concreta e pragmatica di sviluppo del territorio, che va difeso e valorizzato. La vera specificità della Lega sta nel saper essere a favore delle grandi infrastrutture, valorizzando il piccolo commercio e in generale tutto ciò che genera lo sviluppo dei territori». Una lista che vede in campo anche il rettore dell’Università di Salerno, Aurelio Tommasetti…«A Cantalamessa (segretario regionale, ndr) va dato il merito di aver avuto un coraggio enorme, aprendo le prime sedi sui territori. E’ bene ora che la Lega di governo si apra il più possibile a tutte le forze della società civile, di chi conosce i bisogni del territorio». Si parla sempre di Lega come reincarnazione del fascismo…«La Lega è tutt’altra cosa, lo dico da uomo di destra. Viene da un percorso totalmente originale che al nord riusciva a superare la contrapposizione tra destra e sinistra, cambiando l’approccio e partendo dalla difesa del territorio. La Lega deve essere un sindacato territoriale che guardi a Bruxelles e all’Europa permettendo al Sud di essere realmente rappresentato in Europa. Se pensiamo ai fondi europei, solo una cifra irrisoria viene utilizzata al Sud, questo perché il Sud fino ad oggi ha avuto una classe dirigente che non ha mai saputo connettere il territorio meridionale con tutto il resto del continente». A proposito di nord e sud,come si pone sul tema dell’autonomia? «Da persona di sangue calabrese, nato nella regione più povera d’Italia e vissuto nella regione più ricca d’Italia, credo che l’autonomia sia un’opportunità. Il problema è che la burocrazia centralizzata italiana non funziona: decentrare le responsabilità consente anche al cittadino di individuarle più facilmente. Il Nord ha sempre visto il Sud come un carrozzone da trainare: ma io, da meridionale, ho sempre detto che il problema non è il popolo del Sud ma il problema sta nel fatto che le risorse giunte al Sud di sono perse nell’ambito del clientelismo locale. Se voi considerate tutte le risorse che sono state elargite al sud solo in minima parte sono andate ai cittadini. Propongo una collaborazione tra regioni e territori, ad esempio tra Lombardia e Campania, che possa consentire alle regioni del Nord di gestire in collaborazione le risorse che vengono “sottratte” alle regioni settentrionali, magari finanziando un’infrastruttura che possa servire allo sviluppo del territorio». Le Europee saranno un “supersondaggio” in vista delle regionali del prossimoanno…«L’anno prossimo la Lega dovrà arrivare preparata a fare un salto di qualità; le Europee sono un passaggio interessante in quanto consente di certificare la presenza della Lega al sud e arrivare il più preparati possibile alle prossime elezioni regionali».




Il ritorno di Paolucci nel Pd. Obiettivo: «Fermare la destra»

di Marcello D’Ambrosio

La presentazione del libro “Un sogno di sinistra. Tra Europa e Mezzogiorno” ieri al salone del bar Moka moderato dalla deputata di Liberi e Uguali Michela Rostan con gli interventi di Federico Conte, Carmine Pinto, Antonio D’Alessio, Carmelo Conte è l’occasione per porre qualche domanda all’eurodeputato Massimo Paolucci, autore del volume e ricandidato con la lista del Pd. Quali sono le attività del suo primo mandato che ritiene di maggiore rilievo? «Ho lavorato tantissimo sulle questioni ambientali. Sono stato il relatore per i Socialisti sulla direttiva in favore della plastica monouso, fondamentale per salvare gli oceani e per ridurre l’utilizzo di questo materiale. Sono stato l’unico italiano del centrosinistra a far parte della commissione d’indagine sul caso Wolkswagen. Sono stato il relatore del documento di indirizzo sull’economia circolare. Ho lavorato moltissimo sulle tematiche riguardanti l’ambiente». Con quali proposte si presenta ai cittadini con la sua nuova candidatura? «Innanzitutto continuare con il lavoro avviato sull’ambiente. E poi, dare una mano ai socialisti europei per rifondare l’Europa. Abbiamo la moneta unica senza una struttura politica che la regga. Abbiamo la moneta unica ma non abbiamo regole fiscali uniche. Abbiamo la moneta unica ma abbiamo regole del mercato e del lavoro differenti. Abbiamo la moneta unica ma il parlamento europeo ha poteri limitati. Il tema è andare oltre un’Europa a metà e in mezzo al guado». Qualcuno sostiene che la sua candidatura nella lista “PD – Siamo europei” rappresenti un ritorno nel Partito Democratico. «Sono stato eletto cinque anni fa, ho aderito al gruppo Socialisti e Democratici e mi candido con un partito che è parte del Partito Socialista Europeo. Da cinque anni ho la tessera del Partito Socialista Europeo e mi candido per sostenere il PSE. Il Pd è socio fondatore del PSE». E’ nella città del governatore De Luca. Da europarlamantare come valuta questa prima tranche del presidente della regione Campania? «De Luca ha ereditato una situazione molto difficile. Ha fatto alcuni passi in avanti: penso alla riorganizzazione dei trasporti, un lavoro difficilissimo. Sulla sanità c’è ancora moltissimo da fare». Ci potrebbero essere alternative a De Luca nel centrosinistra? «Mi sembra una discussione prematura. Il mio assillo, ho lavorato così in tutte le regioni, penso all’Abruzzo, alla Basilicata, in queste settimane al Piemonte, è unire il centrosinistra, allargarlo, con un programma che sia credibile e fermare la destra. Il mio assillo è davvero fermare la destra». E’ di oggi la notizia delle dimissioni del professore Peppino Cacciatore da presidente dell’assemblea salernitana di MDP. «Per coerenza», anche, «con la candidatura di mio figlio Silvio ne La Sinistra». Che ne pensa? «Rispetto la scelta del professor Cacciatore. Una scelta dettata anche da motivi familiari. Il professor Cacciatore è un mio amico, una persona che stimavo prima e che continuo a stimare».




Ap si spacca: Lupi va verso Berlusconi, Alfano resta a sinistra

Ok all’unanimità della direzione Ap al documento che sancisce la “separazione consensuale”, Sarebbe stata, dunque, trovata la “quadra” per la separazione consensuale in casa Ap tra chi punta a una coalizione con il Pd e chi guarda a destra. A quanto si apprende, l’intesa sarebbe stata raggiunta tra Maurizio Lupi e Angelino Alfano. Secondo il documento il gruppo di Ap resterà unito fino alla fine della legislatura e continuerà a sostenere il governo, poi ognuno per la sua strada. Sulla questione dei simboli occorrono ulteriori tempi. Secondo un primo schema, dovrebbe tornare in campo il simbolo Ncd che potrebbe essere utilizzato dal gruppo di Lupi intenzionato ad un accordo a destra mentre il logo di Alternativa Popolare potrebbe restare nelle mani di Alfano. Nelle prossime ore per la separazione e la riorganizzazione si darà vita inoltre ad una consultazione permanente tra i gruppi.




Salerno. Elezioni comunali. Gagliano ci riprova e chiama tutti

di Andrea Pellegrino

Salvatore Gagliano chiama a raccolta i “benpensanti con tanta dignità” e propone un incontro in vista delle prossime elezioni amministrative. Il consigliere comunale, ex capolista Udc, da tempo ormai vicino alle posizioni della maggioranza, ritorna alla carica e propone un nuovo progetto. «Che si mettano da parte i rancori e si operi nell’interesse di Salerno», dice Gagliano che rivolge l’appello ad Antonio Roscia, Antonio Cammarota, Guido Milanese, Rosario Peduto, Michele Sarno, Alessandro Ferrara, Leonardo Gallo, Corrado Naddeo e Maria Rosaria Carfagna. E perfino al consigliere comunale di maggioranza Luciano Provenza. «Gente come noi – dice – con tanto di dignità e di professionalità, non può assolutamente accettare di essere organizzata da personaggi che sulla città di Salerno incidono in maniera minima, non vivendoci e di conseguenza non conoscendo le vere problematiche». Apertura da parte di Antonio Roscia, attuale presidente del club Forza Silvio che dice: «Tutto quello che nasce dalla base, dal territorio, è sempre da ascoltare. Specie quando proviene da un consigliere comunale di Forza Italia. Per quello che mi riguarda ogni ragionamento è aperto, nei limiti dell’area diretta o indiretta dell’esperienza di Forza Italia». Anche Rosario Peduto, responsabile cittadino di “Noi con Salvini” dice: «E’ un appello che ritengo politicamente lucido ed elettoralmente lungimirante, formulato nell’ottica di rispondere unicamente alle nostre coscienze di uomini liberi, da sempre al servizio esclusivo degli interessi della nostra comunità cittadina». Vuole sostenere Vincenzo De Luca, invece, Maria Rosaria Carfagna che all’appello di Gagliano risponde così: «Non rinnego il mio passato, ho militato prima nel Pdl e poi in Fi e mi sono resa conto che i valori politici in cui credo, finalizzati al raggiungimento del bene comune non possono essere conseguiti da questa dirigenza nominata e mai eletta dalla base. Per queste ragioni ho fatto le mie scelte e alle regionali ho sostenuto Vincenzo De Luca, esempio di buona amministrazione e di buona politica». Replica ma non senza polemica, Raffaele Adinolfi, coordinatore cittadino di Forza Italia e collega di gruppo consiliare azzurro a Palazzo di Città: «Se il consigliere Gagliano volesse dare una mano ad un centrodestra alternativo a De Luca ne sarei felice così come sarei stato felice se lo avesse fatto in passato. Si – dice Adinolfi – a seppellire i rancori del passato ma barra al centro nella direzione politica per costruire un’alternativa credibile alla devastante politica della ‘(tar) tassazione’ deluchiana».




«Una nuova destra? No, grazie»

Una nuova destra… “Per carità, non parlate di destra”. Dall’esperienza di Casapound al Circolo Proudhon guardando alla Russia di Putin. Luca Lezzi rifiuta qualsiasi tipo di “marchio” politico. L’esperienza di estrema destra è una pagina importante di un percorso di impegno sociale prima che politico. Ora c’è voglia di svoltare ma non seguendo le direzioni tradizionali della politca. “Rifuggiamo dagli schemi del passato – spiega Lezzi. Non è una questione di destra o di sinistra il nostro impegno è quello di coinvolgere persone di diversa estrazione sociale, di diverse posizioni ideologico  ed avviare un percorso comune. Fatto di confronto quotidiano. Al nostro tavolo può accomodarsi un intellettuale di sinistra, magari un marxista convinto così come un esponente di estrema destra. Vogliamo rompere con il passato e non amiamo le etichette. Quelle le lasciamo a chi vuole proseguire in un certo tipo di discorso”. Sovrànità e nazionalismo sono tra i concetti ai quali si ispira il movimento di Lezzi che, attraverso il giornale on line l’Intellettuale dissidente, ha già lanciato segnali precisi sul modello politico che il circolo Proudhon vuole seguire. L’intellettuale francese fu tra i primi ad affermare che l’anarchia non era da catalogare come concetto negativo. Un confronto che, almeno nella fase iniziale, si baserà precipuamente su incontri letterari. E non solo. “Al momento abbiamo una ventina di iscritti ma sono tante le persone che si stanno avvicinando al nostro progetto. L’obiettivo principale è quello di sviluppare il nostro circolo territoriale confrontandoci sempre su tematiche nazionali e su libri che, spesso e volentieri, non sono alla portata di tutti o meglio sono oggetto di recensioni e dibattiti riservati a pochi”. Al movimento non si stanno avvicinando soltanto persone che hanno avute esperienze politiche di destra. “A conferma che non siamo assolutamente orientati. Anzi abbiamo raccolto consensi da vari ambienti politici e tra i nostri iscritti possiamo annoverare avvocati ed anche un docente universitario. Non vogliamo assolutamente essere ghettizzati o etichettati. Ci siamo resi conto che c’è voglia di qualcosa di nuovo e ci stiamo muovendo in questo senso”. Rottura con il passato ma con un modello da seguire… “La Russia di Putin è sicuramente un modello molto interessante. Siucuramente più perforanete nell’ottica della sovranità o di un modello nazionalista rispetto alla Comunità Europea”. Proprio in riferimento al modello russo il Circolo Proudhon a settembre terrà un incontro sul libro “Rinascità di un Impero, la Russia di Putin”. Ma sono diversi le iniziative già intraprese. Oltre al giornale on linea c’è una rivista cartacea trimestrale “Il Bestiario degli Italiani” che racconta il mondo attraverso vignette, ripecorrendo schime di periodici italiani degli anni ‘20-’30. Anni che agli italiani ricordano prima l’avvento e poi lo stabilizzarsi del movimento fascista che imporrà ben presto al paese la sua dittatura. Guai a parlare, però, di destra, di fascismo o comunismo con i ragazzi del circolo Proudhom.
g. d’a.




«Cobellis? Non condivido la scelta»

di Michele Amoruso

In odore di campagna elettorale sempre più prossima, durante la bagarre delle primarie del Pd e la profonda crisi della destra, il presidente della regione Campania Stefano Caldoro sbarca a Postiglione, in occasione del convegno moderato dal sindaco di Campagna Roberto Monaco “Alburni – Sele – Calore: Un comprensorio tra parco e sviluppo sostenibile”. La presenza nel comune alburnino segue quella presso il Museo dello Sbarco di Salerno, in cui il presidente della regione ha avuto modo di illustrare il lavoro della sua amministrazione e di esprimere il proprio dissenso nei confronti della scelta di Luigi Cobellis e dell’Udc salernitano dell’accordo con l’amministrazione Canfora e con il Partito democratico. Non ha dubbi però che, per la imminente sfida elettorale, l’area centrista (Ncd ed Udc) potrà stringere nuovamente il legame con la coalizione di destra per correre insieme alla riconferma in regione. Poi la tappa a Postigione, alle ore 19,00. Una occasione per vedere da vicino un territorio assai travagliato, spesso dimenticato e vittima incolpevole della distanza dai centri di potere. L’ultima visita risale all’incirca ad un quinquennio prima, come sottolineato dal presidente della comunità montana locale, quella degli Alburni, Eduardo Doddato. Doddato che ne ha approfittato per relazionare, con forza, sulla profonda crisi che ha colpito l’ente da lui rappresentato, il territorio degli Alburni, le difficoltà vissute dal Parco, ma soprattutto nel Parco. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco Pellegrino, padrone di casa, che nei saluti ha colto l’occasione per illustrare al presidente Caldoro le necessità, le difficoltà e le eccellenze locali, tutte per nulla seconde a quelle dei grandi epicentri campani. Le relazioni dei diversi sindaci della zona, i loro saluti, i loro interventi, orbitano tutti sulla necessità di presentare al presidente Caldoro il disagio di una zona della Campania da troppo repressa nella solitudine: l’assenza della regione in questi luoghi si fa sentire tutta. Palmieri da Roscigno, Melchionda da Serre, Pastore da Controne, Lardo da Contursi, Forziati da Castelcivita, Auricchio da Roccadaspide, Marra da Altavilla Silentina, questi i primi cittadini intervenuti, tutti accomunati da problemi identici, identiche richieste, identiche proposte: il completamento della fondovalle, il soccorso finanziario per il completamento delle opere in cantiere, il risanamento dell’ente comunità montana e dei presidi ospedalieri, la creazione della città degli Alburni, al fine di addensare in un’unica voce amministrativa territori grandi e scarsamente popolati, vessati nei servizi, disagiati dall’isolamento. Caldoro raccoglie ed incassa, insieme alle istanze, anche tanti complimenti e la solidarietà elettorale dei sindaci presenti al tavolo di lavoro: nonostante i problemi e l’abbandono, paradossalmente, tutti gli amministratori riconoscono nell’operato del presidente regionale un lavoro egregio ed importante, addossando alla politica nazionale le responsabilità del declino del territorio da loro rappresentato. Il presidente regionale chiude, infatti, tutti gli interventi con una prevedibile disamina di quanto fatto dalla regione Campania sotto la sua gestione, soprattutto nei confronti delle piccole comunità: “la Campania, potete controllarlo sulla gazzetta ufficiale, è la prima in Italia per numero di gare d’appalto”. “Sull’esempio della Regione Campana – afferma poi Caldoro – tante altre regioni hanno assunto il nostro sistema di lavoro, un esempio può essere rintracciato ad esempio nella Calabria”. Il presidente pone l’accento poi su uno dei temi più delicati per gli Alburni: forestazione, Comunità Montana, operai e dipendenti. Grazie al suo intervento e all’interessamento del ministro Braca che ha introdotto la questione a livello europeo, è stato possibile garantire una copertura finanziaria di 60 milioni che nei prossimi anni provvederà a risolvere molte delle questioni in sospeso. “Fateci investire, caro Governo, i soldi che abbiamo risparmiato. Sono 220 milioni, sono soldi nostri che possiamo usare per assumere, per sistemare la sanità, vogliamo impegnare questo avanzo laddove si ha maggiore necessità, sulla sanità siamo in una situazione molto molto critica”. In attesa di un giudizio del governo nazionale, Caldoro presenta quella che è una importante vittoria: la riorganizzazione del piano ospedaliero, atto a risanare non soltanto le cattive scelte fatte dalle precedenti amministrazioni regionali, ma anche le cattive disposizioni governative che proprio alla Campania avevano tolto più di 1000 posti letto e coperture sanitarie. “Se lavoriamo bene insieme – rivolgendosi agli amministratori locali- possiamo risolvere molti dei problemi pendenti, viabilità su tutti, come abbiamo fatto per il porto di Salerno o l’aeroporto di Pontecagnano”. Un pensiero, in conclusione, è rivolto all’Ente Parco, da cui in tempi recenti è iniziata la fuga da parte dei comuni. “Va trovato un punto di equilibrio, saltando i no ideologici, chiedendo a gran voce al governo nazionale l’intervento a riguardo”. “Chi in questi anni di crisi ha svolto il proprio compito meglio degli altri, negli anni a venire, dove è prevista una piccola ma positiva crescita, avrà la possibilità di meglio agganciare questa ripresa. Insieme, tutti noi, abbiamo fatto un gran bel lavoro a riguardo, con una mentalità positiva ed una logica di comunità”.




Acqua e gas, estate cara per gli utenti salernitani

di Marta Naddei

Acqua salata e canna del gas. E’ così che potrebbe essere riassunta la situazione dei cittadini salernitani, alle prese con bollette impazzite. Acqua salata perché – così come anticipato da Cronache lo scorso 26 giugno – è arrivata la stangata sulle bollette da parte di Salerno Sistemi, controllata della holding Salerno Energia che gestisce i servizi idrici. Nelle fatture emesse dalla società, infatti, è contemplata la voce “deposito cauzionale” – al momento ammontante a metà dell’importo complessivo che varia dai 50 a i 490 euro a seconda del tipo di utenza – e che ha fatto lievitare le bollette. Canna del gas perché anche la stessa Salerno Energia ha deciso di procedere con il conteggio della cauzione sulle bollette. Una decisione della quale – al contrario di quanto accaduto con Salerno Sistemi che, seppur nascosto in una delle varie sezioni del proprio sito web, un annuncio lo aveva messo – non vi è traccia. Così come non vi è traccia della tabella con relativa cifra da sborsare a titolo di deposito cauzionale, a seconda del tipo di utenza, né le modalità di pagamento. L’unica certezza – in entrambi i casi – è che saranno esentati coloro che effettuano il pagamento tramite prelievo da conto corrente bancario. La vicenda è stata oggetto di discussione da parte dei rappresentanti del centrodestra cittadino che hanno parlato di «provvedimenti illegittimi» e di «balzelli utili soltanto a far cassa» perché si tratta di società che «come il Comune di Salerno sono sull’orlo del dissesto». Motivi per i quali hanno chiesto «l’immediata sospensione della “gabella”» (con relativa richiesta di dimissioni degli amministratori), sottolineando come la sua introduzione sia «discrezionale» e come non ne sia «stata data opportuna conoscenza all’utenza». «La richiesta di deposito cauzionale – ha affermato il portavoce cittadino di Fratelli d’Italia, Rosario Peduto – è l’ennesimo sovraccarico in danno dei cittadini salernitani. Anziché dare respiro agli utenti, li si mette dinanzi a bollette spropositate». Di fatto, l’applicazione della cauzione dovrebbe essere prevista solo per nuove utenze, ma sia nel caso di Salerno Sistemi che in quello di Salerno Energia, andrà ad interessare anche i vecchi contratti. Più grande è il consumo, maggiore è la cifra da pagare: alte saranno quelle per gli esercizi commerciali. «E’ una gabella medeivale – spiega Antonio Roscia, coordinatore cittadino di Forza Italia – Altro che distensione nei confronti dei commercianti, questa è una dichiarazione di guerra, in un periodo in cui gli affari sono già difficili. Devono fare cassa e se la prendono con i contribuenti». A ben guardare i bilanci delle due società, i conti non sono proprio rosei. Se Salerno Sistemi ha segnalato debiti, nel 2013, per 6 milioni di euro, Salerno Energia registra ben 30 milioni di euro di debiti. E per quanto riguarda la casa madre, le anomalie sarebbero diverse, come spiega il consigliere comunale di Ncd Roberto Celano: «Si registrano tante anomalie – dice – nell’errata tariffazione delle utenze con tariffe residenti che diventano non residenti, con un notevole aumento di costi. Negli ultimi giorni, inoltre, stanno chiamando a casa gli utenti per segnalare le bollette scadute. Fino a qualche tempo fa si utilizzavano comunicazioni scritte; evidentemente sono talmente in difficoltà che utilizzano mezzi più diretti». Sottolinea, invece, la totale mancanza di comunicazione il capogruppo in Consiglio comunale della lista Principe Arechi, Raffaele Adinolfi: «I salernitani vengono trattati come sudditi – afferma – Non hanno avuto nemmeno l’accortezza di informare l’utenza della decisione – assolutamente facoltativa, come specifica la delibera dell’Aeeg – di inserire un deposito cauzionale». Ancor più drastica la posizione del capogruppo forzista, Giuseppe Zitarosa che invita addirittura «a non pagare le bollette dell’acqua maggiorate». Anche perché – specifica – «su una fattura di 200 euro, oltre 100 sono voci estranee ai consumi. C’è la voce relativa alla depurazione, ma abbiamo acqua piena di calcare e maleodorante. E c’è anche quella relativa alle fognature e sappiamo in che condizioni sono. Questa è vessazione».




Esposito: «Sì all’unità del centrodestra»

di Andrea Pellegrino

«Anche se c’è stata qualche fuga in avanti, lavoreremo per l’unità del centrodestra». Il riferimento del senatore Giuseppe Esposito, ieri “padrone di casa” della convention salernitana del Nuovo Centrodestra, è ai casi di Nocera Superiore e Sarno, dove sostanzialmente Forza Italia e l’Udc hanno scelto già i loro candidati sindaco, escludendo così Fratelli d’Italia e lo stesso movimento di Alfano. Ma i margini, almeno per Esposito, ci sarebbero tutti per ricompattare il centrodestra, affinché – dice – «ne esca vittorioso alle prossime consultazioni amministrative. E noi faremo la nostra parte. Ai nostri amici – incalza – diciamo solo che questo movimento è in crescita e crescerà sempre di più». Con Schifani in testa, ieri mattina all’hotel Mediterranea di Salerno, il Ndc ha fatto il suo ingresso ufficiale a Salerno ed in provincia. Le troppe sedie vuote in platea lasciano il segno di una flotta di amministratori che resta a guardare. Di ufficiale ormai ci sono le posizioni di Roberto Celano e Raffaele Adinolfi, i due consiglieri comunali di Salerno che hanno lasciato il gruppo di Cirielli (Fratelli d’Italia) per sposare il progetto del vicepremier. In prima fila ci sono l’ex deputato Guido Milanese (vicino alle posizioni del ministro Quagliariello) e l’ex consigliere regionale Pasquale D’Acunzi. Poi Lello Ciccone, la cui presenza conferma l’adesione al Ndc ed il consigliere provinciale Franco Annunziata, anch’egli fino a ieri cirielliano doc. Timida comparsa del dottor Mimmo Della Porta, di recente nominato direttore sanitario del Ruggi d’Aragona mentre è folto il gruppo che viene da Cava de’ Tirreni e composto dall’assessore Marco Senatore e dal presidente del Consiglio comunale Antonio Barbuti. Per il resto visi non noti, ad eccezione di qualche storico ex diccì o di qualche nostalgico della prima Repubblica in attesa di collocazione. Esposito annuncia la costituzione di ben «116 circoli nella sola provincia di Salerno». Poi aggiunge: «Arriveremo a numeri importanti, perchè è all’interno dei circoli che si sceglieranno i candidati sui territori». Ed ancora propone: «Sicuramente ci saranno le primarie di partito ma non escludo neppure quelle di coalizione». In provincia di Salerno la guida è affidata al cavese Giovanni Baldi. «Mancava il contatto con il territorio – dice il consigliere regionale – con questo movimento è possibile instaurare nuovamente un legame con i cittadini». Baldi, infatti, non risparmia accuse al Pdl: «L’elettorato si è sentito tradito perché il partito si è allontanato dalla gente. Occorre una rivisitazione della politica, ragionando alla vecchia maniera. Io ad esempio non ho mai chiuso le mie segreterie politiche». Ed a Baldi ora toccherà il compito di comporre le liste, in vista degli appuntamenti elettorali per il rinnovo dei sindaci in molti comuni del salernitano. E, considerato l’avvio da parte degli alleati, la strada sembrerebbe abbastanza in salita.