La Confcommercio è in deficit Salerno accorpata a Napoli e Caserta

Andrea Pellegrino

Rivoluzione alla Confcommercio della Campania: da Roma chiudono le sedi in deficit. Così da qualche giorno la struttura di Salerno dipende direttamente da Napoli. Così come quella di Caserta. Via gran parte dei dipendenti che componevano la struttura amministrativa salernitana. In città, a sostegno dell’associazione dei commercianti, ne resteranno solo due su sette. Una drastica diminuzione con Marone, attuale presidente della Confcommercio di Salerno, che potrà contare su Ruggiero Broglia e Michele Soriente. Via anche Mariano Lazzarini, fino a qualche giorno fa direttore generale della Confcommercio; ancora le lettere di licenziamento avrebbero interessato Agnese Ambrosio, Anna Gargano e Mario Giorgi. Secondo il nuovo assetto, Napoli, Caserta e Salerno saranno accorpate in un’unica struttura amministrativa. Decade, invece, definitivamente la Confcommercio di Avellino mentre si salva la sede di Benevento. A quanto pare il bilancio attivo dei beneventani ha escluso l’organismo territoriale dalla tagliola romana. Per tutto il resto, invece, i conti hanno imposto una riorganizzazione delle sedi distaccate, con tanto di diminuzione dei posti di lavoro.




Canottieri, si dimette il presidente

Pina Ferro

Circolo Canottieri: il presidente Gulletta e l’intero consiglio rassegna le dimissioni. Un atto dettato dal clima che si era venuto a creare nelle ultime settimane tra i soci i quali avevano anche promosso una tezione al fine di ottenere la convocazione di un’assemblea con all’ordine del giorno la presa d’atto delle dimissioni di un componente il Consiglio. Invece il presidente aveva convocato per domenica scorsa un’assemblea con all’ordine del giorno il solo debito che vanta il Circolo Canottieri pari a un milione e 200mila euro. Si tratta, come qualcuno ha tenuto a sottolineare di debiti a lunga, media e breve scadenza. Domenica scorsa si è riunita l’assemblea dei soci, durante la quale il presidente Gulletta e l’intero consiglio hanno rassegnato le dimissioni. Per statuto del circolo quando tra i soci vi è una situazione di tensione bisogna riportare la serenità con gli atti dovuti. E, le dimissioni del presidente pare fossero mirate proprio a questo: riportare una situazione di armonia. A partire da domenica, entro 40 giorni bisiognerà indire l’assemblea dei soci per l’elezione del nuovo organismo. L’assemblea ha anche già stabilito che il neo eletto consiglio dovrà convocare, dopo l’insediamento l’assemblea dei soci e presentare un piano di risanamento del circolo. Piano che pare dosse anche già stato redatto in passato ma mai portato all’attenzione dell’assemblea. I debiti accumulati fino ad oggi pare siano per Iva non versata, Tfr da corrispondere ai dipendenti (una decina) e spese varie. Per quanto concerne il debito con l’erario pare sia anche già in atto un piano di rateizzazione con l’agenzia di riscossione. Ora, azzerate le polemiche ci si è già messi al lavoro per individuare il nuovo consiglio che dovrà pensare ad un piano di rilancio del circolo e quindi di risanamento economico. Secondo alcune indiscrezioni sembra anche che i soci si autotasseranno per cercare di rientrare o comunque ridurre il debito.




Scafati. L’era Aliberti? Mille euro di debiti per ogni scafatese. Neonati compresi

Di Adriano Falanga

Cosa resterà di questi 8 anni di amministrazione Aliberti? Lo scioglimento certo, ma anche e soprattutto debiti. Tanti debiti, molti debiti. Facendo una stima molto approssimativa, parliamo di qualcosa come 50 milioni di euro, che ogni scafatese sarà chiamato a pagare, neonati compresi. Ad occhio e croce fanno circa mille euro a testa. Oltre naturalmente alle imposte portate al massimo e servizi al minimo. Non vogliamo parlare delle cause, per non incorrere nel rischio di strumentalizzazione, ma vogliamo invece parlare di numeri. Di cifre e dati di fatto. Partiamo allora da quelli che erano i “cavalli di battaglia” elettorali dell’ex sindaco, i temi su cui nacque lo slogan “Orgogliosi di Scafati” nel 2013, come quel cartellone che ancora campeggia sul cantiere abbandonato del Polo Scolastico. Ed è da qui che partiamo. Un progetto ambizioso, finanziato con fondi europei per oltre 9 milioni di euro. L’epilogo è oramai cosa nota, oltre al buco in pieno centro e alla perdita delle strutture pre esistenti quali il Palazzetto dello Sport, la scuola materna e i campi da tennis, il contenzioso aperto con la Tyche srl fino ad oggi costa agli scafatesi, tra spese legali, ctu, rimozione rifiuti, oltre 300 mila euro. <<Abbiamo scritto la storia>> sosteneva un entusiasta Aliberti dopo l’approvazione del Puc. Da allora però il nulla. Lo strumento urbanistico è stato rimandato indietro dalla Provincia perché non conforme alla normativa provinciale di riferimento. Un errore palese, non un cavillo tecnico. Come a voler costruire casa senza conoscere il Piano regolatore del Comune. Ad oggi non ci sono responsabili, restano le spese per la sua redazione. Un centinaio di migliaia di euro, suppergiù. Intorno ai 400 mila euro è costata la sola progettazione dell’Urban Center, presentato in campagna elettorale come il progetto più ambizioso (e costoso) del Piu Europa.

Tra i progettisti Sintecna e Giugiaro Architettura. L’Urban Center doveva ospitare, presso l’area della Ex Manifattura dei Tabacchi, attività quali uffici pubblici e privati, centro culturale e biblioteca, ostello, ristorante, centro commerciale, parcheggio a due piani e finanche una palestra/fitness. Oggi è sede di uffici comunali, mentre gran parte della struttura cade a pezzi. Il Pip non nasce con l’ultima amministrazione, oggi però ha inciso per oltre il 50% sul disavanzo di amministrazione che portato il Comune ad adottare un piano di rientro decennale lacrime e sangue. Oltre 32 milioni di euro, frutto di debiti fuori bilancio mai contabilizzati dall’amministrazione uscente, ed è qui la responsabilità, perché, se fossero stati iscritti a tempo debito, si sarebbe (forse) potuto evitare il cumulo che ha rischiato di mandare in default l’Ente. Sul Pip Aliberti non ha mai scommesso, e in più occasioni ha dirottato gli investitori interessati a scommettere sul progetto di riqualificazione Ex Copmes. Da Monte Everest da 30 milioni di euro, il progetto firmato da Giugiaro è diventato una modesta collina, ridimensionato e diviso in due lotti, sono stati consegnati e attualmente in uso circa 2 mila mq. Nel frattempo, la Scafati Sviluppo, partecipata comunale nata appositamente per realizzare l’opera, è stata dichiarata fallita. Nell’ultimo bilancio i debiti iscritti sono pari a circa 8 milioni euro. Soldi che pure pagheranno gli scafatesi.

Centro Sociale di Mariconda, opera da finanziare con i fondi Piu Europa. Allo stato di fatto, il cantiere è oggi in evidente stato di abbandono e di pericolo. Fondi persi e un contenzioso aperto per i 165 mila euro anticipati dal Comune. Pista ciclabile, costata quasi 2 milioni di euro, fu inaugurata nel settembre 2012 e parzialmente chiusa dopo appena 4 mesi, quando si scoprì che i lavori per la pavimentazione eseguiti nel tratto della Villa Comunale non erano a norma. Ciò che resta è in totale abbandono, chiuso anche il parco giochi per manifesta incapacità di manutenzione e sicurezza. Centro Sociale San Pietro, realizzato su un terreno di proprietà della famiglia Nappo, acquisito a patrimonio comunale per un abuso edilizio, è costato oltre un milione di euro di fondi Piu Europa. Ospita il centro anziani e il centro disabili. Una sentenza del Consiglio di Stato ha però condannato Palazzo Mayer a restituire l’area al proprietario oppure a risarcirlo, perché la normativa urbanistica vigente gli permetteva di sanare l’abuso. In gioco qualcosa che si aggira sui due milioni di euro. Punto forte del programma Piu Europa è stata però la riqualificazione urbana. Decine di milioni di euro spesi per la realizzazione di alcune piazzette, e soprattutto per il completo rifacimento del manto stradale, illuminazione e accessori compresi, tra cui i dossi pedonali. Opere purtroppo che già versano nel degrado, perché la crisi economica del Comune lo rendono incapace di provvedere alla regolare manutenzione.

Inoltre, i lavori della rete fognaria hanno già distrutto le principali arterie, come via Aquino, via Catalano, via Tricino, via Della Resistenza, via Fosso dei Bagni. Da appalto l’ente attuatore il progetto dovrebbe ripristinare i luoghi allo stato originale, ma non è ancora accaduto e comunque, fatto grave, la riqualificazione stradale è stata decisa nella piena e totale consapevolezza degli imminenti lavori di scavo per la posa della nuova rete fognaria. E questo vale anche per strutture come la rotonda/fontana sul corso Nazionale. Chi pagherà questi costi? Gli scafatesi. E non solo, l’incapacità finanziaria del Comune di Scafati e l’assoluto blocco agli investimenti consegneranno alla futura amministrazione una città ridotta malissimo. Ripartire da zero sarà difficile, con sulle spalle i vincoli di spesa legati al piano di riequilibrio decennale. E poi ci sono i costi dello scioglimento del consiglio comunale. Quantizzarli preventivamente è impossibile, ma il danno morale e di immagine è già stato fatto. Che la colpa possa essere davvero dell’ex amministrazione comunale o di un eccesso di zelo del ministero dell’Interno lo dirà solo il tempo. Ma a quel punto, poco importerà.




Scafati. Ok al bilancio. Lacrime e sangue fino al 2026. Spuntano i rimborsi agli ex amministratori

Di Adriano Falanga

Scongiurato il dissesto finanziario, la commissione straordinaria approva definitivamente, con i poteri del Consiglio comunale, il bilancio preventivo 2017-2019. Come oramai noto, ad esso è allegato il piano di riequilibrio decennale (fino al 2026) con le misure previste per rientrare dal disavanzo di 33 milioni di euro accumulato negli anni. Una cifra su cui pesano in misura del 50% circa i debiti, mai messi a bilancio, contratti per il fallimento dei Pip, ma spuntano anche altri 10 milioni di euro di debiti fuori bilancio. Dal settore Avvocatura, il responsabile ha certificato alla commissione straordinaria debiti per quasi 1,3 milioni di euro per sentenze esecutive accumulate dal 2012 ad oggi. In gran parte si tratta di risarcimento danni e lesioni, conseguenti a contenziosi persi per il cattivo stato di manutenzione del manto stradale. Nel 2015 ad esempio compare un risarcimento per lesioni di 37.500 euro, oltre 4 mila di spese legali. Oltre 111 mila euro sono i danni per lesioni che deve avere la signora I.I. con sentenza esecutiva del 2017. Ci sono anche i rimborsi spese legali chiesti dagli ex amministratori e dipendenti comunali, conseguenziali alle loro attività istituzionali. Tra questi, i quasi 77 mila euro chiesti dall’ex consigliere Mario Ametrano, difeso dall’avvocato Michele Sarno.

1-spese legali ex amministratoriOltre 40 mila euro spettano all’ingegnere Andrea Matrone, ex responsabile Urbanistica, difeso dal figlio avvocato Ippolito. Lo stesso legale è anche difensore di Giancarlo Fele, ex assessore all’Urbanistica, a cui spetta un rimborso di 18 mila euro. Mario Santocchio, difeso dall’avvocato Felice Lentini è in attesa di un rimborso di 36.500 euro. Oltre 31 mila euro è quanto tocca invece all’ex sindaco Nicola Pesce, difeso da Silverio Sica. I rimborsi per le spese legali ammontano a oltre 422 mila euro. Vengono iscritti a bilancio anche gli oltre 3 milioni di euro di debiti provenienti dal settore Energia. Nel dettaglio, sono circa 2,5 milioni gli euro che il Comune di Scafati deve solo alla società Enel spa, per fatture prevalentemente riferite a consumi del 2016. Anche la Gori risulta creditore di circa 123 mila euro, per consumi relativi agli anni 2015 e 2016. Poi ci sono gli oltre 10 milioni di euro legati agli espropri dell’area Pip, e sulla quale la commissione straordinaria ha chiuso un accordo con i proprietari terrieri, che riceveranno indietro o i loro terreni oppure vedranno saldato in 8 rate annuali il 50% del credito accumulato. Mentre l’altro 50% sarà cura dell’amministrazione comunale entrante di trovare copertura.

LE SOLUZIONI PROPOSTE

2-via-De-Gasperi-palazzineIl dissesto è certamente scongiurato, ma il piano di riequilibrio approvato prevede molte tipiche misure di contenimento e rientro della spesa, applicabili ai Comuni che dichiarano fallimento.  Le prime sono già note e fortemente criticate, si tratta del taglio alle riduzioni sulla refezione scolastica e sugli impianti sportivi. Il costo di questi due servizi sarà, a partire da giugno, interamente coperto dalle relative tariffe. Vale a dire che i fruitori si vedranno accollati sulle spalle l’intera copertura finanziaria. Giocare in notturna allo stadio comunale può costare fino a 600 euro mentre far mangiare il figlio a scuola (peraltro obbligatorio laddove c’è servizio mensa) costerà oltre 80 euro per 20 pasti. Per tutti, ricchi e poveri. Prevista l’internalizzazione di alcuni servizi comunali, come la gestione dei parcheggi e parte della riscossione tributi. Al rialzo le tariffe di locazione degli immobili comunali, anche l’Acse si vedrà costretta a pagare il fitto (attualmente in comodato d’uso) della sede di via Diaz. Mannaia anche sui costi del personale, limitandosi strettamente alle assunzioni per il turn over. Attualmente il Comune di Scafati ha in organico poco più del 50% del personale previsto per Enti delle stesse dimensioni. Saltano le convenzioni con Anci e Lega Autonomie, prevista anche la chiusura del centro anziani Bagni, nessuna convenzione sarà rinnovata con le parrocchie di San Pietro e San Francesco di Paola, per l’uso dei rispettivi teatri. Ancora, via il sito web della biblioteca Morlicchio e dell’Istituzione Scafati Solidale. Nessun contributo per la festa patronale di Santa Maria Delle Vergini. Novità importante è l’alienazione del patrimonio immobiliare comunale, tra cui 27 fondi pari a 12 ettari e 35 alloggi di edilizia residenziale pubblica (questi ultimi per un valore di oltre 1,8 milioni di euro). Si punta anche alla cessione delle 5 farmacie comunali, o parte di esse. Tutti i proventi non andranno certamente a finanziare nuove opere o servizi, ma saranno usati esclusivamente per il ripiano dei debiti.

SANTOCCHIO: “NO ALLA VENDITA DELLE FARMACIE”

1-farmacia-comunaleIl collegio dei revisori era stato chiaro, bisogna considerare l’eventuale uscita dal Consorzio Farmaceutico Comunale, di cui il Comune di Scafati detiene da solo il 41% dell’intero capitale. “Le farmacie rendono poco a fronte della spesa” hanno scritto i dottori commercialisti. E la commissione straordinaria guidata dal prefetto Gerardina Basilicata, sotto la supervisione del sovraordinato Valentino Antonetti, nel piano di riequilibrio decennale ha previsto l’alienazione delle 5 farmacie o alcune di esse. Una vendita che potrebbe anche attirare eventuali speculatori, almeno secondo il parere di Mario Santocchio. <<L’eventuale vendita delle cinque farmacie non procurerà un guadagno di dieci milioni ma forse, se tutto va bene, tra i tre e i quattro milioni; tale somma è di gran lunga inferiore alle posizioni debitorie del Consorzio derivanti dalle precedenti gestioni già attenzionate  dalla Corte dei Conti, che, in caso di scioglimento, si ribalterebbero in maniera devastante sul bilancio del comune di Scafati, mentre in caso di proroga potranno essere neutralizzate nel tempo grazie a un nuovo cda che consente ai dirigenti di fare il loro lavoro senza subite incursioni di carattere clientelari – spiega l’ex consigliere comunale di Fdi – In ogni caso difficilmente si potranno trovare degli acquirenti delle farmacie, in quanto  gli eventuali interessati  dovranno assumere i dipendenti delle farmacie i quali hanno un contratto di lavoro pubblicistico a tempo indeterminato; senza considerare il problema dei dipendenti della sede amministrativa che dovrebbero transitare in gran parte al comune di Scafati con ulteriori aggravi di spesa sul bilancio comunale>>. Uno scenario complicato secondo Santocchio, per cui meglio prorogare la convenzione: <<continuando sulla strada di una gestione sana ed efficiente, l’erogazione di un adeguato servizio sanitario sul territorio e la necessità di preservare il bilancio del Comune da conseguenze che sarebbero devastanti>>




Scafati. Approvato il Dup. I tagli previsti, a rischio Geset e Publiparking

Di Adriano Falanga

Senza soldi non si cantano messe, ma neanche si avranno riduzioni sulla refezione scolastica e sulle tariffe orarie per l’uso degli impianti sportivi. La commissione straordinaria ha infatti approvato, con i poteri di giunta e consiglio comunale, sia il Documento Unico di Programmazione che il conseguente bilancio di previsione 2017-2019. Il disavanzo di 33 milioni di euro è confermato, come è confermato il derivante piano di riequilibrio per rientrare dalla perdita. “La grave penuria finanziaria limita fortemente l’operatività dell’Ente” si legge nel documento. La crisi di liquidità di cassa secondo i tecnici di Palazzo Mayer è dovuta a “fasce di evasione tributi perduranti da anni, diffusa tendenza di alcuni contribuenti a non corrispondere gli importi dovuti, per consuetudine e in alcuni casi per sfiducia verso l’ente”. Tra le misure approvate, l’incremento della copertura dei costi della mensa scolastica e degli impianti sportivi dopo aver tagliato ogni riduzione o agevolazione, e quindi stabilendo che il costo di questi servizi sia coperto al 100% da chi ne usufruisce. Destinate ad aumentare anche le locazioni e la gestione dei beni dell’Ente. Non solo, la commissione straordinaria punta anche ad incrementare le entrate correnti a seguito della “revisione delle forme di gestione dei servizi e internalizzazione dei servizi comunali, tra cui i parcheggi e parte del servizio tributi. Addio quindi alla Publiparking e alla Geset, rispettivamente con contratti scadenti nel 2021 e nel 2019. Rispetto alle previsioni di esercizio del 2016, subirà un incremento del 312% la spesa per i servizi istituzionali, generali e di gestione. Più 2% la spesa per ordine pubblico e sicurezza. Più 17% l’istruzione, più 308% lo sviluppo economico e competitività. Cresceranno del 208% il fondo accantonamento e del 206% il debito pubblico. Cala del 78% la spesa per la tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali. Caleranno del 78% le somme destinate alle politiche giovanili, sport e tempo libero. Giù del 57% l’assetto del territorio e l’edilizia abitativa. Meno 28% lo sviluppo sostenibile e l’ambiente, meno 57% sui trasporti e mobilità, meno 56% infine i fondi destinati ai diritti sociali, politiche sociali e della famiglia. Sarà un biennio non facile, e le premesse già ci sono tutte.




Scafati. Pip, trovato l’accordo sui debiti. Si allontana lo spettro del dissesto finanziario

Di Adriano Falanga

E’ corsa contro il tempo, e soprattutto alla ricerca di soluzioni possibili, quella che la commissione straordinaria sta portando avanti per evitare il concreto rischio del dissesto finanziario del Comune di Scafati. Sul piatto, come è oramai noto, i circa 15 milioni di euro di debiti ereditati dal fallimento dei Piani di Insediamento Produttivi, che sommati agli ordinari debiti di bilancio, hanno creato un disavanzo di amministrazione di 33 milioni di euro. Una somma che ha comportato l’applicazione di un piano di rientro lacrime e sangue, che peserà interamente sulle tasche di un già tartassato popolo scafatese. Nonostante ciò, manca ancora la parola fine perché entro il 5 luglio la Corte dei Conti è chiamata a pronunciarsi sul piano di riequilibrio predisposto dal sovraordinato prefettizio Valentino Antonetti, voluto dal prefetto Gerardina Basilicata come supervisore del delicato comparto economico finanziario dell’Ente, partecipate comprese. Giovedi sera, presso la sala consiliare della biblioteca Morlicchio, la triade con il dottor Antonetti ha incontrato gli espropriati terrieri dell’area Pip di via Sant’Antonio Abate, molti dei quali in possesso di sentenze definitive ed esecutive per la riscossione del loro credito. Un primo tentativo di accordo era già saltato poche settimane fa, ieri sera invece la fumata è stata bianca. Alle decine di presenti, accompagnati dai rispettivi legali, i tecnici di Palazzo Mayer hanno palesato la seria e concreta possibilità di fallimento dell’Ente, e questo come diretta conseguenza dell’enorme debito accumulato per il fallimento dei Pip. Dissesto significa, per i poveri creditori, la possibilità di vedere svanire, almeno nel breve e medio termine, la possibilità di riavere i propri soldi o terreni. Diventa quindi necessario trovare una quadra che possa essere allegata al piano di rientro e convincere la Corte dei Conti alla sua approvazione, evitando lo spettro del default. Intensa la discussione tra le parti, e una volta placati gli animi, viene sottoscritto l’accordo. I creditori saranno rimborsati del 50% dell’importo riconosciuto, più gli interessi, in un arco di tempo di 8 anni. La restante parte sarà rimbalzata all’amministrazione che verrà nel 2019, la quale, con ogni probabilità, sarà chiamata a rivalersi su Agroinvest. Azione alquanto improbabile, considerato che la società di trasformazione urbana dell’agro, che pure ha realizzato Pip in città come Angri o Sarno, è attualmente in liquidazione. Alternative migliori non ce ne sono però, e accontentandosi dell’uovo oggi, i proprietari terrieri hanno vestito i panni dei salvatori delle casse dell’ente, sottoscrivendo l’accordo. Una mezza vittoria, perché l’accordo dovrà poi ricevere il benestare dei giudici contabili. <<Abbiamo firmato, avendo visto l’acqua alla gola. In gioco le sorti della città – spiega M.D.P. – il fallimento del resto avrebbe allungato ancora i tempi per ricevere il dovuto>>. In caso di fallimento dell’ente una possibile soluzione sarebbe la vendita dei terreni, ma con l’uso agricolo e non industriale, un altro danno per i creditori. Si voterà nel 2019, e la futura amministrazione non avrà libertà di decisione sulla spesa, perché vincolata al piano di riequilibrio, della durata di 10 anni. Un vincolo su cui vigilerà, quasi certamente, ancora Valentino Antonetti. La politica è avvisata.

CRONACHE LO DENUNCIA DA ANNI

1-pipNel totale, i debiti che il Comune di Scafati ha accumulato per espropri non pagati e acconti dagli imprenditori non restituiti, ammontano ad oggi a circa 10,5 milioni di euro. Poi vi sono i possibili debiti relativi a sentenze non ancora notificate pari a circa 5,5 milioni di euro. Non solo, secondo i tecnici di palazzo Mayer esiste anche la concreta possibilità dell’attivazione di un contenzioso da parte dell’Agenzia per lo Sviluppo del sistema Territoriale della Valle del Sarno (Ex Agroinvest) in quanto ha agito in nome e per conto del Comune di Scafati, che è lo stesso beneficiario dell’attività svolta, oltre ad essere diventato proprietario dei terreni espropriati, oltre il danno anche la beffa quindi. Un probabile contenzioso stimato in circa 685 mila euro, che viene iscritto al fondo passività potenziali. La situazione debitoria del Comune di Scafati relativa ai contenziosi Pip viene denunciata da Cronache da almeno due anni. Cifre però mai iscritte a bilancio e mai divulgate. Oggi viene presentato il conto, e a pagarlo saranno gli scafatesi, che non solo non avranno l’area industriale ma dovranno anche pagare i debiti contratti e i contenziosi derivanti. Spendendo una critica, mentre a Scafati ci si lecca le ferite e si contano i danni, grazie a contributi regionali città come Angri o Sarno hanno visto realizzati i loro Pip, tramite Agroinvest.




Scafati. Terreni Pip e perizie false: nuovo scandalo

Di Adriano Falanga

Rischia di aprire un precedente in favore di Agroinvest la sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato illegittima la perizia del CTU riguardo l’indennizzo di un espropriato scafatese. La signora A.V. è parte delle decine di espropriati terrieri dell’area Pip di Scafati. Espropri mai pagati e che hanno portato, ad oggi, a sentenza esecutive per oltre dieci milioni di euro. Una somma destinata ancora a crescere, e che rischia concretamente di mandare in dissesto il Comune di Scafati. A quanto pare però, almeno nel caso della signora A.V. la somma è stata falsata da una perizia ritenuta illegittima, in quanto il ctu nominato dalla Corte d’Appello di Salerno nel 2012, determinò al rialzo, sulla base di presupposti errati, l’indennizzo spettante all’espropriata. Contro tale decisione è ricorsa Agroinves, difesa dall’avvocato Squillante Domenico. Ad emettere la sentenza, la numero 13747 pubblicata il 31 maggio scorso, la prima sezione civile ordinaria, Presidente Tirelli Francesco, relatore Sambito Maria Giovanna. Secondo la difesa della società di trasformazione urbana dell’Agro nocerino, convenzionata con il Comune di Scafati per la realizzazione dell’area Pip in località Cappelle, La Corte d’Appello di Salerno, con sentenza depositata il 17.4.2012, determinò il dovuto in ragione del valore venale del suolo edificatorio quale determinato dal CTU, in base alla media dei valori ottenuti col metodo sintetico comparativo e con quello analitico ricostruttivo; negò rilevanza all’avvenuta restituzione di alcune porzioni di suolo, non essendo stata posta in essere dal Comune secondo la prescritta procedura; escluse la spettanza di ulteriori indennità per manufatti e soprassuolo, non avendo i primi autonoma consistenza ed essendo il secondo compensato dall’indennità, di carattere omnicomprensivo. Sia il Comune di Scafati che la signora A.V. non hanno svolto difese. Agroinvest ha presentato ben sette motivi secondo i quali i giudici salernitani erano in errore, sei di questi sono stati accolti. Col primo ed il secondo motivo il ctu si ritiene aver illegittimamente elevato il valore ottenuto col metodo sintetico comparativo, tramite la media con quello ricavato dal metodo analitico ricostruttivo, che ha carattere sussidiario; e per non avere i giudici a quo tenuto conto che il suolo non raggiungeva il lotto minimo, e che erano assenti le opere di urbanizzazione. Bisognerà adesso ritornare in Appello per rideterminare il giusto indennizzo. Non è chiaro al momento se Agroinvest abbia ricorso solo contro questo indennizzo oppure presto seguiranno ulteriori sorprese in tal senso.

IL COMUNE VUOLE RESTITUIRE I TERRENI

2-comune-di-scafatiNel mentre parte il bando di assegnazione per il pip Taurana di Angri, la commissione straordinaria che guida il Comune di Scafati in queste giorni avrebbe incontrato l’avvocato Paolo Santacroce, legale di una nutrita fetta di espropriati. Al professionista di Cava Dei Tirreni la triade ha proposto la restituzione dei terreni agli espropriati, interessi compresi fino alla data dell’eventuale sottoscrizione dell’accordo, e cifra da saldare in un arco di tempo di dieci anni. I suoli saranno restituiti fermo restando il vincolo di edificabilità secondo le norme di attuazione del Pip. Vale a dire che oltre a capannoni industriali null’altro sarà possibile edificare. Toccherà adesso ai proprietari terrieri decidere se accettare o meno. La dilazione di pagamento prevista in dieci anni lascerebbe pensare alla concreta fattibilità di dichiarare il dissesto dell’Ente, accedendo così ai fondi ministeriali previsti per i Comuni falliti. La triade tiene il massimo riserbo sull’operazione, ma entro il 5 luglio tutto dovrà essere definito. In quella data infatti è prevista l’approvazione definitiva del bilancio.

ALIBERTI: “SEGNALATO TUTTO ALLA DIA NEL 2015”

1-dia-al-comune-di-scafati<<Ci avevano comunicato che il dramma maggiore derivava dal mancato pagamento dei terreni espropriati nell’ambito del Pip, pure opera di lungimiranti amministratori che mi hanno preceduto>>. Così Pasquale Aliberti sulla sua pagina social, commentando la sentenza della Cassazione. <<Le perizie di parte della Corte di Appello, quella che doveva fare gli interessi del Comune, sono illegittime e gravate da evidenti errori a vantaggio dei ricorrenti: ignoranza ho complicità? Come si comporterà la commissione straordinaria rispetto alle sentenze passate in giudicato?>> si chiede l’ex primo cittadino. <<Si tratta di errori tecnici o esiste una regia occulta dietro una vicenda che rischia di mettere ingiustamente in ginocchio un comune che è stato amministrato nel rispetto delle regole imposte dall’Europa? Avranno tempo sufficiente e volontà di indagare sul comportato di perdite di svariati milioni di euro, la cui complicità è anche di qualche amministratore, falso moralista, che faceva opposizione in consiglio e il difensore dei ricorrenti? Per non parlare di un a.d. che dopo aver fatto assumere con una strana procedura il suo autista, in quella causa ne divenne anche suo avvocato difensore>>. Insomma, punta l’indice Aliberti, contro i suoi avversari politici, dimenticando però che la sua amministrazione ha per anni tenuta nascosta la gravità della situazione finanziaria legata all’area Pip, senza mai aver contabilizzato le sentenze passate in giudicato. A pochi giorni dall’irrevocabilità delle dimissioni di Aliberti, fu il vice Giancarlo Fele a dare mandato legale di verificare se ci fossero gli estremi per ricorrere contro Agroinvest riguardo alla pesante situazione debitoria accumulata. Fino ad oggi però è stata Agroinvest a vincere legalmente contro il Comune di Scafati.




Scafati. I revisori: “rivedere contratto con Geset e farmacie comunali. Necessario vendere beni”

Di Adriano Falanga

“Effettuare la valorizzazione dei beni patrimoniali verificando quelli disponibili alla vendita”. Il collegio dei revisori del Comune di Scafati propone alla commissione straordinaria la drastica misura di vendere parte del patrimonio immobiliare onde far fronte al disavanzo amministrativo e salvaguardare gli equilibri finanziari. Naturalmente si renderà necessario anche il contenimento della spesa del personale e delle spese non necessarie. L’obiettivo è ripristinare il pareggio di bilancio. Come è oramai noto, a portare l’ente sull’orlo del default, dopo essere uscito dalla fase di pre dissesto, sono i debiti fuori bilancio. In particolare gli oltre 10 milioni di euro (5 già notificati) frutto del fallimento dei Pip. Una somma che palazzo Mayer è chiamata a pagare a seguito delle sentenze, tutte esecutive, a favore degli espropriati terrieri mai rimborsati. Un disavanzo di amministrazione che sfiora i 33 milioni di euro e che il piano di riequilibrio già approvato dalla triade prevede di ripianare in dieci anni. Una condizione difficile, che pone il divieto per l’Ente di assumere impegni e pagare spese per servizi non espressamente previsti dalla legge. Il collegio dei revisori, composto dal ragioniere Andrea Sicignano (presidente) e dai dottori Marco Calenzo e Fedele Del Vecchio (componenti), nella sua relazione al Rendiconto di gestione 2016, oltre a suggerire di vendere parte degli immobili, suggerisce anche di “effettuare una revisione dei fitti attivi rendendoli quanto più congrui ai valori di mercato”. Qui ricorderemo lo scandalo “affittopoli”, che ha portato a scoprire il vaso di Pandora sulla gestione degli immobili di edilizia residenziale pubblica. Non solo, i revisori chiedono anche di rivedere i contratti in essere per servizi esterni, citando espressamente la convenzione con la Geset, che di sola riscossione Tari costa oltre un milione di euro. Un contratto in scadenza il prossimo anno, con ogni probabilità non rinnovato, considerato l’orientamento dei commissari ma anche le forti pressioni del mondo politico in tal senso.

BILANCIO 2016, le IRREGOLARITA’

bilancioA seguito dell’attento riscontro del bilancio 2016, il collegio dei revisori contabili del Comune di Scafati ha evidenziato 4 punti ritenuti “gravi irregolarità contabili e finanziarie e inadempienze”. Primo punto è il fondo incentivante il personale dipendente e dirigente (il cosiddetto fondo salario accessorio). I revisori hanno accertato la regolarità della copertura finanziaria, ma hanno sollevato critiche riguardo gli obiettivi previsti, che non rispecchiano i dettami della legge di riferimento, in quanto generici, privi di qualità e non meglio indicati. Punto secondo ci sono le spese per autovetture. Nel 2016 il Comune ha impegnato per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio di autovetture oltre il 30% delle spese sostenute nel 2011. Sono escluse da questo limite le spese per le autovetture istituzionali di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. L’Ente ha speso 31 mila euro anziché 21 mila, superando di 10 mila euro il tetto massimo. Terzo punto critico è la spesa impegnata per l’acquisto di mobili e arredi. Nel 2016 superato del 20% il tetto di spesa prefissato in poco più di 6 mila euro, arrivando a circa 7.500 euro. Ultimo punto, certamente il più critico, sono i debiti fuori bilancio emersi dopo la data di chiusura dell’esercizio. Oltre ai già noti milioni di euro legati al Pip, si sono aggiunte somme anche da altri settori, tra cui l’energia elettrica, manutenzione, prestazioni professionali ecc. Il totale supera gli 8 milioni di euro.

FARMACIE, VERSO L’ADDIO AL CONSORZIO

CFILa decisione della commissione straordinaria di rivedere gli orari delle farmacie comunali, eliminando il servizio notturno offerto dalla struttura in via Pertini, ha un suo fondamento. Il suggerimento arriva infatti dal collegio dei Revisori, che nel loro parere al rendiconto di gestione 2016, suggeriscono chiaramente di “verificare la possibilità della vendita delle società partecipate, in particolare le farmacie comunali che arrecano un utile alquanto esiguo rispetto al valore patrimoniale”. Insomma, avere il 40% dell’intero capitale del Consorzio Farmaceutico Intercomunale renderà anche un servizio pubblico, ma a stento si riescono a coprire le spese. Da qui la seria possibilità che entro fine anno la commissione straordinaria composta dal prefetto Gerardina Basilicata, e dai componenti Maria De Angelis e Augusto Polito, possa decidere di lasciare l’ente, cedendo la sue quote. Una possibilità concreta, considerato l’invito alle farmacie private di partecipare ad un tavolo di confronto per “assorbire” i servizi resi dalle farmacie comunali, che la legge impone già anche alle private. Una chiamata “alle proprie responsabilità” a dirla in parole semplice.




Scafati. Finalmente spuntano i debiti Pip. Decise le misure del piano di rientro

Di Adriano Falanga

Cresce l’importo del disavanzo di amministrazione, che ha costretto Palazzo Mayer a ricorrere al piano di riequilibrio, cercando di scongiurare lo spettro del dissesto. In realtà, a conti e dati fatti, il piano di riequilibrio predisposto dal sovraordinato prefettizio Valentino Antonetti comporta misure di rientro del debito tipiche di quelle imposte da una situazione di dissesto. A mancare è la dichiarazione, sono però presenti debiti e misure restrittive. Da un riaccertamento della situazione contabile, complici anche (come da anni andiamo scrivendo) i debiti emersi (finalmente) dalla mancata partenza dei Pip, il disavanzo sale da 31 a scarsi 33 milioni di euro. Nel totale, i debiti che il Comune di Scafati ha accumulato per espropri non pagati e acconti dagli imprenditori non restituiti, ammontano ad oggi a circa 10,5 milioni di euro. Il 2 maggio in Comune sono state consegnate da parte di un legale, sentenze esecutive relative agli anni 2014-2015-2016, che avevano ad oggetto la condanna del comune di Scafati a di Agro Invest al pagamento di 5 milioni di euro. Secondo il responsabile dell’area Pip, i possibili debiti relativi a sentenze non ancora notificate ammontano a circa 5,5 milioni di euro. Non solo, secondo i tecnici di palazzo Mayer esiste anche la <<concreta possibilità dell’attivazione di un contenzioso da parte dell’Agenzia per lo Sviluppo del sistema Territoriale della Valle del Sarno (Ex Agroinvest) in quanto ha agito in nome e per conto del Comune di Scafati, che è lo stesso beneficiario dell’attività svolta, oltre ad essere diventato proprietario dei terreni espropriati>>, oltre il danno anche la beffa quindi. Un probabile contenzioso stimato in circa 685 mila euro, che viene iscritto al fondo passività potenziali. La situazione debitoria del Comune di Scafati relativa ai contenziosi Pip viene denunciata da Cronache da almeno due anni. Cifre però mai iscritte a bilancio e mai divulgate. Oggi viene presentato il conto, e a pagarlo saranno gli scafatesi, che non solo non avranno l’area industriale (o meglio, resta la sola Helios) ma dovranno anche pagare i debiti contratti e i contenziosi derivanti. Secondo l’ex sindaco Pasquale Aliberti, la colpa affonda nelle amministrazioni passate. <<Le attuali responsabilità sarebbero comunque di chi ha voluto il Pip e non paga la Tarsu: è chiaro alla opposizione?>> scrive Aliberti in rete, che poi svela <<era fine gennaio quando il Capo Ufficio Ragioneria (Giacomo Cacchione, ndr) scriveva al commissario “…risulta un saldo di cassa pari a zero, nonostante il mancato incasso della Tari e ulteriori crediti che vantiamo dalla Regione. Una situazione finanziaria di gran lunga migliore degli anni passati che addirittura ci consente di rientrare dal deficit strutturale. Unica nota negativa il mancato pagamento degli espropri del PIP”>>. E così, dal deficit strutturale del 2015 siamo arrivati al disavanzo di amministrazione. <<I problemi restano due: mancato pagamento degli espropri fatti dalla sinistra più di dieci anni fa e mancato incasso dei ruoli Tarsu che addirittura non sono stati mai pagati neppure da un consigliere comunale – prosegue Aliberti – Dalla relazione di gennaio ad oggi cosa è successo nell’ufficio Ragioneria? A chi giova tutto questo?>>. L’ex primo cittadino promette un’interrogazione parlamentare al Ministro delle Finanze.

LE MISURE PREVISTE DAL PIANO DI RIENTRO

1-triadeL’art. 188 del decreto legislativo n. 267 del 2000 indica le azioni che gli enti locali devono intraprendere per fronteggiare una situazione di per sé negativa che impone quindi immediatamente il ripristino del pareggio finanziario. Per il ripristino o ripiano è possibile: l’utilizzo, per l’anno in corso e per i 2 successivi, di tutte le entrate e le disponibilità, ad eccezione di quelle provenienti dall’assunzione di prestiti e di quelle aventi specifica destinazione per legge; l’utilizzo dei proventi derivanti da alienazione dei beni patrimoniali disponibili. In presenza di disavanzo d’amministrazione ogni risorsa deve essere impiegata nell’operazione di risanamento, tant’è che la legge stabilisce il divieto assoluto di assumere impegni di spesa e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge (sono fatte salve le spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi) per cui ogni atto adottato in difformità dalla prescrizione è da ritenersi nullo. Solo dopo l’adozione del provvedimento di ripiano del disavanzo d’amministrazione il divieto viene meno. La commissione, sotto la supervisione e parere positivo del dottor Valentino Antonetti, sovraordinato dalla Prefettura di Salerno a tutela dei conti dell’Ente, ha già approvato e predisposto la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. Palazzo Mayer è chiamato a ridurre le spese per il personale, attraverso l’eliminazione dei fondi per il finanziamento dei salari accessori. Entro tre anni dovrà ridurre di almeno il 10% la spesa per l’acquisto di beni e prestazioni servizi (ad esclusione di quelli essenziali, come illuminazione e raccolta rifiuti). Entro cinque anni dovrà ridurre di almeno un 25% per la spesa per i trasferimenti. Blocco dell’indebitamento, niente stipula di mutui quindi. Per gli scafatesi continuano i tempi di vacche magre. La cinghia è sempre più stretta.

PRELIEVO TRIBUTARIO PRO CAPITE DI 548 euro

2-tasseResta stabile la spesa corrente, come è stabile anche l’importo (comunque alto) che ogni singolo scafatese paga in media di tributi. Secondo la relazione presentata dall’Area finanziaria guidata dal dottor Giacomo Cacchione, resta stabile l’indice della spesa corrente pro capite, dai 1.025 euro del 2014, passando per gli 802 del 2015, si arriva nel 2016 a 772 euro. La spesa corrente è la spesa che l’ente sostiene per l’ordinaria gestione, rapportata al numero di abitanti. Tra le voci troviamo la retribuzione del personale, le indennità di missione, l’acquisto dei beni di consumo per la gestione ordinaria, e le spese per le utenze quali corrente elettrica, acqua. Il costo del personale è di 8,2 milioni di euro, ed incide per il 21% sull’intera voce di spesa corrente. L’indice di pressione tributaria (cioè il prelievo tributario dell’ente sul singolo cittadino) è pari ad euro 548, in leggero aumento rispetto all’anno scorso (543 euro). Un altro dato importante che emerge dagli indicatori finanziari allegati al bilancio, è l’assenza di intervento regionale, o meglio, dalla Regione Campania nel 2016 non sono arrivati trasferimenti, mentre lo Stato centrale ha girato 12,2 milioni di euro (pari al 29,45% del totale delle entrate correnti) pari a 241 euro per ogni cittadino scafatese. Neonati compresi.




Scafati. Tari, riscosso solo il 50% dei tributi. Male anche la rottamazione. Rischio crac

Di Adriano Falanga

Sono giorni intensi e frenetici questi per la commissione straordinaria. Difficile poter avere notizie in merito a quanto accade in città, difficile anche per gli stessi dirigenti riuscire a confrontarsi con loro. Chiusi in quella che è la stanza del sindaco, la prefetto Gerardina Basilicata, la vice prefetto Maria De Angelis e il funzionario Augusto Polito, in coordinamento con i sovraordinati mandati dalla Prefettura, stanno cercando di sbrogliare una lunga matassa amministrativa dove lo scioglimento dell’Ente è responsabile solo in minima parte. Lo spettro del dissesto finanziario, ad esempio, è conseguenza di una crisi economica derivata da una non oculata e parsimoniosa gestione della macchina amministrativa. Progetti falliti, partecipate mediocremente amministrate, bilanci non sempre fedeli alla reale situazione economica dell’Ente, hanno portato il Comune di Scafati sull’orlo del fallimento. Sono in tre i commissari, e da soli devono assolvere ai compiti di sindaco, Giunta e Consiglio comunale. In assenza di notizie ufficiali, a parlare sono fonti ufficiose. E’ ufficioso ad esempio il dato Geset, che quantifica in appena il 50% la percentuale di bollette Tari al 2016, mentre è del 60% quella del 2015. Significa che la metà degli scafatesi non ha assolto al proprio compito di contribuente e quindi, il Comune incassa solo la metà di quanto previsto dal Piano Economico Finanziario dell’Acse. Un documento che raccoglie l’intero costo (da coprire appunto con il gettito Tari) del ciclo rifiuti: raccolta e smaltimento. Tempi difficili, e lo specchio delle strade cittadine oggi ne è fedele testimone. In un clima simile, diventa difficile anche garantire i servizi essenziali, come la manutenzione, i servizi sociali, il verde e illuminazione pubblica. Restando in casa Geset, non sono rassicuranti neanche i dati relativi alla riscossione dei primi mesi 2017. Colpa della rottamazione delle cartelle probabilmente, ma non è così. Diversamente dalle aspettative, e dal clamore avuto alla vigilia, sono solo 450 le istanze presentate per la rottamazione delle cartelle. Tutto questo contribuisce alla mancanza di liquidità dell’Ente, che di contro è costretto a rinviare i pagamenti dei fornitori, con tempi medi di pagamento stimati oggi in un anno. Segnali questi assolutamente non incoraggianti, che aprono appunto le porte al dissesto.

SERVIZI BLOCCATI E TASSE AL MASSIMO: ECCO IL DISSESTO

ComuneScafatiFULMINE_001L’art. 244 del Testo Unico sull’ordinamento locale stabilisce che si ha dissesto finanziario quando un ente non è più in grado di assolvere alle “ordinarie” funzioni ed ai servizi definiti indispensabili, quando nei confronti dell’Ente esistono crediti di terzi ai quali non si riesce a far fronte con il mezzo ordinario del riequilibrio di bilancio né con lo strumento straordinario del debito fuori bilancio. L’Ente dissestato è tenuto ad approvare un nuovo bilancio, basato principalmente sull’elevazione delle proprie entrate al livello massimo consentito dalla legge, vale a dire che tutte le tasse comunali saranno aumentate fino ad arrivare al tetto massimo consentito dalla legge. Viene rivista la pianta organica del personale dipendente, con un forte taglio ai contratti a tempo determinato. Le conseguenze sugli amministratori sono limitate a quelli che la Corte dei conti ha individuato come i responsabili del dissesto imputando loro i danni per dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario. Le conseguenze sui creditori riguardano i rapporti obbligatori rientranti nella competenza dell’organo straordinario di liquidazione e consistono nella cristallizzazione dei debiti, che non producono più interessi né sono soggetti a rivalutazione monetaria, nonché nell’estinzione delle procedure esecutive in corso, con conseguente inefficacia dei pignoramenti eventualmente eseguiti, e nell’impossibilità di intraprendere o proseguire azioni esecutive nei confronti dell’ente. Tagli anche ai servizi a domanda individuale, quali mense, buoni libro.

IL PD: PREOCCUPATI, VOGLIAMO CAPIRE BENE

2-3-Scafati. rinaldiHanno chiesto un incontro con la triade commissariale i rappresentanti del Partito Democratico. <<Siamo seriamente allarmati dalle notizie degli ultimi giorni secondo cui il monte debiti accumulato dal Comune di Scafati sfiorerebbe 30 milioni di euro. Se ciò fosse vero e la Commissione dovesse dichiarare lo stato di dissesto, come pare inevitabile, ciò significherebbe il blocco totale di ogni progetto o attività che va oltre i servizi essenziali, e livelli massimi di tassazione per i cittadini>>. Occorre fare chiarezza, anche per scongiurare (forse con ritardo) un allarmismo superfluo. <<Neppure quando abbiamo denunciato ripetutamente il fallimento politico della vecchia Amministrazione immaginavamo un disastro di simili proporzioni. Vogliamo capire quanto c’è di vero, se è ancora possibile un piano di rientro, altrimenti ogni proposta nell’interesse della città è destinata a cadere nel vuoto per mancanza di copertura finanziaria – si legge nella nota stampa del locale circolo – Siamo anche preoccupati per l’allarme sicurezza in città, che nelle ultime settimane ha subito un’impennata: furti in abitazioni, in esercizi commerciali che già combattono una crisi economica difficile. Continuiamo a chiedere la convocazione del Comitato Provinciale di Ordine Pubblico e Sicurezza e ogni misura utile perché, almeno sotto questo aspetto, i cittadini devono potersi sentire sicuri nelle loro case e nei loro negozi. Ancora, i disagi legati ad un servizio raccolta rifiuti totalmente insufficiente e inadeguato; disagi che rischiano, con l’arrivo del caldo, di degenerare in un rischio serio per la salute dei cittadini>>