Bruno (Pd): «Il direttivo non deve essere un Vietnam»

 

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Guerra nel Pd: nel numero di ieri, abbiamo proposto ai lettori le dichiarazioni del capo dell’opposizione interna, Angelo Reggente; oggi riportiamo un’intervista che vede come protagonista il segretario cittadino, Davide Bruno.

– Davide, la minoranza ha affermato che stai rendendo il Pd un “non-partito”: ti senti un “non-segretario”?

«Niente affatto, anche perché, nella storia dei dem battipagliesi, sono l’unico segretario che, diversamente dai predecessori, è stato eletto e non nominato. La forza politica che rappresento, inoltre, non è un “non-partito”, bensì un partito martorizzato dai fatti di cronaca che l’hanno visto protagonista prima della mia elezione. Qualcuno dovrebbe comprendere che la politica non è questione di livore personale; si tratta di studiare i problemi. C’è bisogno di tempo».

– Eppure, è proprio sul tempo che vieni biasimato, dal momento che pare che, dall’inizio della tua segreteria, il Pd si stia muovendo poco.

«In 7 mesi abbiamo dato al Pd provinciale un contributo importantissimo sulla quaestio dei distretti industriali nella Piana del Sele, in una zona in cui ci sono delle leadership su segmenti di mercato importanti. Ciononostante, c’è tanta delusione per il contesto aziendale cittadino. Ebbene, è la stessa delusione che provo anch’io. Vorrei allargare il Pd; rifiuto l’ipotesi di un partito ripiegato su sé stesso: bisogna mettere in moto una macchina organizzativa al momento inesistente, che va ricostruita con calma».

– Stando alle parole di Reggente e al caso del documento sulla depurazione preparato dalla maggioranza in sedi diverse dal direttivo, però, pare che tu abbia ripiegato il partito sulla tua linea.

«Sto cercando di formare i gruppi di lavoro da settembre: chi vive gli ambienti della politica e dell’associazionismo, sa bene come i mille impegni quotidiani rendano impossibile una rapida e collegiale concertazione. Si strumentalizza, dunque, anche l’impegno di un gruppo di lavoro che si prodiga al di fuori del direttivo, che non deve essere un Vietnam. Se facciamo il direttivo su ogni cosa, diventa difficile preparare qualcosa di propositivo».

– «Non ci stiamo a far piegare l’autorevolezza del PD agli interessi di chi ha già dimostrato alla città il proprio “valore”»: lo ha detto Reggente. Cosa ne pensi?

«Non so: può darsi che parli di sé stesso, dal momento che, col direttivo dell’era Santomauro, io non ho nulla a che fare. Il circolo di Battipaglia non è vassallo di nessuno: vogliamo soltanto aprirci a persone d’esperienza che in passato hanno fatto qualcosa di importante per la città. Battipaglia, al momento, ha un vulnus derivato dal fatto che c’è stata una debolezza della politica durante l’amministrazione iniziata nel 2009 e giunta al termine nel 2013, causata da un consiglio comunale privo di confini definiti e con persone che non avevano mai condotto, dal ’94 in avanti, le battaglie del centrosinistra: il Pd s’era spaccato per votare un sindaco che poi è passato all’opposizione, durante anni in cui abbiamo lasciato campo libero a chi ha raggiunto pessimi risultati, che ora sono sotto gli occhi di tutti».

– E quel colloquio con la commissione straordinaria, a cui ti sei presentato all’insaputa di tutti senza aver prima elaborato dei documenti d’interrogazione, come concordato in direttivo?

«Chiesa a Reggente se volesse venir con me, ma lui mi disse “Porta chi vuoi!”. L’incontro che ho avuto con Iorio è stato preliminare e interlocutorio: seguiranno incontri su delle tematiche specifiche».

– Il grosso della discussione verte sul caso Emilio Guerra: ti accusano di non aver avuto tatto e di aver trascinato in politica qualcosa che di politico non ha nulla.

«Mi dà fastidio parlare di questa cosa, perché non sono stato io a strumentalizzarla. Io ho sempre evitato di parlare, perché ho rispetto per la persona. La palla della sospensione è tra le mani della commissione di garanzia provinciale». Il virgolettato dice altro. Lo devono dire loro.

– Spaccate pubblicamente il partito alla vigilia – forse – delle primarie per eleggere il candidato governatore regionale del centrosinistra. Autolesionismo?

«Farsi la guerra adesso è sbagliato, perché in questo momento difficile abbiamo bisogno di energie positive, come quelle dei tanti militanti che sacrificano un’ora a sera per studiare delle problematiche».

– Masochismo, pensando che a ottobre di quest’anno o nel 2016 si voterà per le elezioni amministrative, in un contesto in cui il consenso per il “partito” dei commissari è alle stelle. Cosa deve fare il Pd in vista delle prossime elezioni?

«Non esiste il partito dei commissari, che sono degli uomini dello Stato che stanno cercando di risanare il vulnus. Alle forze politiche spetta creare il consenso. Verso i commissari, invece, i cittadini maturano giudizi riconoscendo le cose ben fatte. Per le comunali, dobbiamo allargarci ad altre esperienze che si riconoscano nel centrosinistra: una coalizione più ampia possibile, con il Pd come perno che sposi la triplice causa dei distretti produttivi e agroindustriali, del nuovo governo per il territorio e dei servizi alla persona».

– Ti penti di esserti candidato alla segreteria cittadina?

«Non mi pento politicamente, ma mi sforzo per far sì che si possa creare una nuova classe dirigente. Mi pento un po’ di più a livello personale, avendo ridotto il mio tempo, considerando che lavoro tra Milano e Napoli, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18».

 




Il Pd si spacca: è guerra tra Bruno e Reggente

 

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Guerra in casa dem. L’ultima riunione della direzione cittadina del Partito democratico, che s’è tenuta lunedì scorso, ha sancito ufficialmente la spaccatura tra la maggioranza, guidata dal segretario Davide Bruno, e la minoranza, timonata da Angelo Reggente.

Il casus belli, a seguito del quale sono figurativamente volati gli stracci all’interno della nuova sede di via Domodossola, riguarda l’annosa quaestio della depurazione battipagliese: Francesco Gatto e altri ragazzi dell’area bruniana, infatti, hanno predisposto, col consenso del segretario, un documento sui depuratori incontrandosi in sezione per diversi giovedì. La minoranza del partito, a quel punto, ha manifestato il proprio disappunto per essersi ritrovata dinanzi un carteggio elaborato al di fuori dei tavoli di concertazione interni al partito; il segretario, allora, ha fatto capire che la scelta di realizzare dei progetti in separata sede trae origini dai continui veti dei competitor interni a fronte di ogni proposta della maggioranza.

Il busillis, a quel punto, ha semplicemente fatto traboccare un vaso – quello dei malumori della maggioranza dell’era in cui il segretario era Luca Lascaleia – già stracolmo: Bruno, infatti, è stato accusato di aver reso negligente il partito; il coordinatore renziano, allora, ha fatto notare di aver mosso diversi inviti al dialogo all’attuale minoranza, senza però riuscire a cogliere alcun riscontro positivo.

«Il Pd di Battipaglia – ha dichiarato Reggente attraverso un post su Facebook –  è un non-partito, dal momento che, se si dovesse votare oggi, sarebbe più che probabile non vedere nella competizione la lista del PD: anche questa sera la maggioranza non è riuscita a garantire il numero legale».

Sul caso del discusso documento, inoltre, il leader della minoranza ha scritto parole molto dure: «stasera si è capito ancora una volta che le iniziative che prende il partito oramai vengono decise altrove, poiché, pur non vedendosi per mesi interi, si arriva alle riunioni con documenti scritti da altri ed in altre sedi. Come disse un famoso presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, “io non ci sto” a far gestire e piegare l’autorevolezza del PD agli interessi ed alle vendette di pochi noti che hanno già dimostrato alla città il proprio “valore”».

Ai nostri taccuini, poi, Reggente ha motivato in maniera più dettagliata le dichiarazioni che spaccano il Pd: «al momento, il nostro partito non è in grado di proporre alcuna discussione alla cittadinanza, avendo promosso soltanto una manifestazione nel giro degli ultimi 7 mesi».

Al capo dell’opposizione interna, inoltre, non sono andate giù le modalità con cui, nelle ultime settimane, il partito s’è interfacciato con la triade commissariale, composta da Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, che regge le sorti dell’azione di governo in città: all’incirca un mese e mezzo fa, infatti, all’interno della direzione, si propose la preparazione di un carteggio di interrogazione ai commissari circa il futuro della gestione dell’istituto che ospitò la scuola “E. De Amiciis” e le eventuali possibilità di dissesto, riguardo alle quali s’è parlato a lungo in città negli ultimi mesi. «In quell’occasione – racconta Reggente – stabilimmo che a interloquire con Iorio sarebbe andata esclusivamente la maggioranza, pur portando con sé un documento elaborato dal partito; ieri, però, abbiamo saputo che Bruno ha già incontrato i commissari senza aver preparato il foglio di cui s’era parlato».

Il grosso della polemica in casa dem, ad ogni modo, si gioca attorno al caso relativo a Emilio Guerra, il membro del direttivo locale che è finito in arresto dopo l’accusa di esser coinvolto, attraverso la sua “G.Service”, nello scandalo, parallelo alla grande inchiesta su Mafia Capitale, relativo al traffico illecito di abiti usati – raccolti nei comuni della zona e destinati al riciclaggio – nell’Africa del nord: «lo statuto del Pd – spiega il leader della minoranza – parla chiaro: una persona va sospesa dal partito. Eppure, non abbiamo condiviso la scelta di convocare un direttivo dal mattino alla sera per decidere riguardo a una sospensione che non rientra nelle nostre competenze, bensì tra le prerogative della commissione di garanzia provinciale; inoltre, Emilio partecipava alle nostre riunioni fino alla sera prima, e affrontare, non appena accaduta, una vicenda simile, che, tra l’altro, non c’entra nulla con la politica, in presenza della moglie (Luisa Faruolo, moglie di Guerra, fa parte della direzione del pd, nda) testimonia umanamente un’indicibile assenza di tatto».

Angelo Reggente buona
SI VA ALLE ARMI ALLA VIGILIA DELLE REGIONALI. “Giochiamo a fare la guerra?”: il Partito democratico di questi giorni ricorda tanto le piazzette e i giardinetti in cui, da bambini, ci si riuniva per divertirsi a interpretare dei militari in erba, pronti a impugnare rami secchi raccolti in qualche aiuola alla stregua di potenti fucili a canna mozza. D’altronde, lo disse l’ex-segretario cittadino, Luca Lascaleia, durante l’ultima conferenza da coordinatore cittadino, lo scorso 10 luglio: «il Pd è nato nel 2007, quindi, se fosse un essere umano, oggi sarebbe un bambino di 7 anni».

Tante volte, però, i bambini dimostrano un livello di maturità superiore a quello di qualche adulto: vale lo stesso per il Partito democratico di Battipaglia?

Domenica prossima, in Campania, il partito più forte d’Italia ospiterà nelle proprie sedi tutti i cittadini intenzionati a partecipare alle primarie per eleggere il candidato governatore che correrà contro Stefano Caldoro per ottenere lo scranno di governatore della Regione: con quale appeal i dem battipagliesi, bruniani o reggentiani che siano, inviteranno i concittadini a sborsare 2 euro e a varcare le soglie dei quattro seggi per designare uno tra Vincenzo De Luca, Andrea Cozzolino, Gennaro Migliore, Marco Di Lello e Aniello Di Nardo?

A Salerno, l’ex-sindaco ha ordinato la partecipazione di almeno 15mila persone, e non si sa se stia parlando dei seggi per le le primarie di domenica o degli spalti dell’Arechi in occasione del big match del sabato successivo tra Salernitana e Benevento.

E a Battipaglia? In città non si sa neppure per chi voteranno i membri del direttivo locale, ché ora contarsene quattro richiede maggiore – e, evidentemente, maggiormente necessario – impegno rispetto alla scelta di un candidato.

Lo si sapeva fin dal congresso sezionale del 12 luglio – quando Bruno ebbe la meglio su Reggente per soli due voti (146 a 144) – che le due anime più influenti del centrosinistra battipagliese non sarebbero mai andate d’accordo; approdare a qualcosa di molto simile a una pubblica resa dei conti a poco meno di una settimana da uno dei momenti più delicati di sempre per i dem campani, però, è fin troppo masochistico anche per il Pd.

«Siamo convinti – ha dichiarato Lascaleia, nelle vesti di responsabile dei rapporti istituzionali del Pd provinciale, con una nota stampa – che anche nella nostra città sarà forte la partecipazione e il sostegno al PD e al centrosinistra per ridare voce da Battipaglia alla Campania migliore , per ricostruire nella città un futuro possibile per la nostra generazione»