SCAFATI. Cozzolino, «Un modus agendi illegale ripetuto»

Non è un dirigente, non è un politico, non ha ruoli istituzionali e non è stato mai alla guida di società o enti pubblici. Giovanni Cozzolino però è uno dei personaggi più chiacchierati mediaticamente degli ultimi mesi. Un uomo riservato, considerato come l’ombra e le orecchie di Pasquale Aliberti. Riduttivo definirlo semplicemente uno staffista, perché Cozzolino era “lo staffista”. E’ forse, assieme al comandante in pectore dei Vigili Urbani Antonio Cavallaro, il nome più rilevante tra i 15 dipendenti comunali rinviati a giudizio per assenteismo, nel corso dell’indagine “Mal Comune” condotta dalla Guardia di Finanza di Scafati. La vicenda, nota anche come l’inchiesta sui “furbetti del cartellino”, ha fatto il giro dei media nazionali. Un ruolo, quello di Cozzolino, che va oltre la semplice qualifica di collaboratore amministrativo, tanto da essergli costato un avviso di garanzia nell’inchiesta condotta dalla Dda di Salerno che ha visto la richiesta di arresto per il sindaco, oggi dimissionario, Pasquale Aliberti. Con ogni probabilità il fedele collaboratore del sindaco sarà ascoltato a breve dal pm titolare delle indagini, Vincenzo Montemurro. “La qualifica di staffista risiede esclusivamente nella modalità di assunzione, che avviene mediante scelta diretta da parte del sindaco”. A scriverlo sono i giudici del Riesame di Salerno, nell’ordinanza con cui hanno respinto la richiesta dell’avvocato Raffaella Farricelli, di revoca della sospensione dal lavoro per il suo assistito. Giovanni Cozzolino è stato infatti colpito da sospensione di sei mesi, oltre a dover rispondere del reato di truffa aggravata ai danni dell’Ente pubblico. Un’indagine che ha visto il rinvio a giudizio per 15 dipendenti, tra cui 4 Vigili Urbani, ma ad essere stati denunciati sono stati in 40, mentre altri 14 sono in corso di identificazione. Cozzolino durante il monitoraggio viene notato entrare nel luogo di lavoro, timbrare il cartellino, uscirne subito dopo e recarsi a svolgere incombenze personali, come andare al bar, a casa, accompagnare la moglie o il figlio con l’auto, recarsi a Pompei, entrare e sostare al Santuario. Il periodo monitorato è di 17 giorni lavorativi, dal 4 al 20 aprile 2016. L’assenza complessiva dal lavoro è stata, secondo l’accusa, di 23 ore in tredici giorni, “un periodo che non è di scarsa entità se si considera che esso equivale a circa il 25% dell’attività lavorativa che avrebbe dovuto prestare” scrivono i giudici nell’ordinanza. Tutto nasce da una denuncia anonima: “è però evidente che le condotte illecite riscontrate costituiscono la prosecuzione di altre di un analogo tenore in precedenze commesse ad evidenziare un modus agendi illegale”. Insomma, una consuetudine, secondo il riesame. La difesa di Cozzolino, sostenuta dall’avvocato Farricelli, si è basata sull’ex art.90 del Tuel, che disciplina la figura dello staffista del sindaco. Questa norma non richiede la rilevazione degli orari di lavoro, perché la sua funzione è quella di supporto alle attività del sindaco con espresso divieto di attività gestionali e con spiccato profilo politico. Nel Piano Economico di Gestione 2015-2016 si precisa che il ruolo di Cozzolino è di gestire una mailing list di cittadini e tecnici addetti ai lavori, organizzare convegni, rapportarsi quotidianamente con il sindaco e amministratori. Secondo la difesa, se “il Cozzolino dovesse timbrare ogni volta che esce dall’ufficio manderebbe in tilt il sistema elettronico”, non solo, la sospensione di sei mesi dal lavoro è superflua perché il contratto scade a fine anno, e quindi non sussiste il pericolo di reiterazione del reato. Il riesame però, composto dalla stessa triade di giudici che ha avallato la richiesta di arresti per Aliberti (presidente Sgroia a latere Rulli e Zarone) ha precisato che lo staffista è assunto presso l’ente a tempo determinato, ma il contratto viene puntualmente rinnovato dal 2012, di anno in anno. In quanto assunto presso l’Ente, e da questi retribuito, è obbligato a timbrare il cartellino in entrata e uscita. “La sua posizione all’interno del Comune non è diversa da quella da ogni altro lavoratore subordinato assunto con contratto a tempo determinato o indeterminato”. Quanto alle mansioni ricoperte: “si tratta di un complesso di attività che si articolano in colloqui, scritti, pubblicazioni, creazioni di documenti, attività svolte a tavolino, che nulla o quasi ha a che vedere con il comportamento osservato. Del resto Cozzolino è stato visto girare per scafati e anche Pompei, discutendo davanti al bar”. Insomma, la sua scrivania doveva stare a Palazzo  Mayer, non per strada.  “Giovanni non era un guru, non era un laureato, non era un politico: era semplicemente un operaio in cassa integrazione da un decennio; lavorava la mattina presto, si svegliava alle 5 per costruire gabbie per topi e avere il resto della giornata da spendere davanti al bar – scrive di lui il sindaco, nel suo libro Passione e Tradimenti – era colui che insieme a me si occupava della composizione delle liste. Proprio così, Giovanni era capace di darmi ottimi consigli, di suggerirmi strategie”. Le liste elettorali, racconta Aliberti, le facevano loro due. “Se qualche abbinamento mi sembrava particolarmente riuscito, non esitavo a fotografarlo e inviare la foto a Giovanni, via mms – si parla di simboli di lista – Subito Giovanni lanciava uno dei suoi mitici sondaggi sul marciapiede e davanti al bar, i cui risultati erano quasi scientifici: riusciva ad indicare le preferenze e l’opinione della gente rispetto ad un fatto, o, come in questo caso, rispetto al nome che bisognava dare ad una lista, con un margine di errore bassissimo”

Adriano Falanga




Scafati. Fotoreportage e 18 articoli sul blitz contro Aliberti e la Paolino. Tutti i retroscena

Il reportage completo di Le Cronache in edicola oggi in 18 articoli e un fotoracconto

 

 

 

 

Il fotoracconto del blitz

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Gli indagati

Il sindaco Pasquale Aliberti e la moglie, il consigliere regionale e presidente della commissione anticamorra della Regione Campania, Monica Paolino

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il fratello Nello Aliberti e lo staffista Giovanni Cozzolino

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La segretaria generale del Comune, Immacolata Di Saia

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GLI ARTICOLI

1) Scambio elettorale politico mafioso: indagati Aliberti e la moglie Paolino

Perquisiti l’abitazione e gli uffici del primo cittadino scafatese e della moglie, presidente della commissione anticamorra della Regione. Sott’inchiesta della Dda di Salerno anche il freatello Nello Aliberti, lo staffista Giovanni Cozzolino, la segretaria comunale Di Saia. Il contributo di una collaboratrice di giustizia.

L’indagine verte su appalti e incarichi ai dirigenti. Inchiesta partita dopo una bomba al consigliere di opposizione D’Alessandro

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SCAFATI. Sono le 6,10 di mattina quando la Dia di Salerno si ritrova in via Aquino per andare a bussare alla porta della famiglia Aliberti. L’allarme della splendida villa interrompe i sogni e i progetti quotidiani del 44enne sindaco Angelo Pasqualino Aliberti e di sua moglie, la 43enne consigliere regionale Monica Paolino. Alla porta uomini in divisa e con le pettorine con in mano un “Un avviso di garanzia” e un decreto di perquisizione per la casa dei due  politici scafatesi e i loro rispettivi uffici. Fuori dalla villa decine di agenti della Dia, i carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore coordinati dal maggiore Enrico Calandro e il capitano Michele Avagnale (entrambi presenti in borghese) e anche auto di servizio dei carabinieri di Scafati alla guida del tenente Saverio Cappelluti. Lo stesso avviso di garanzia e lo stesso decreto li riceve anche il 40enne fratello del sindaco, Aniello Aliberti (detto Nello): è indagato in qualità di amministratore unico della società “Max service srl” operante nel settore della consulenza aziendale e sicurezza dei luoghi di lavoro. Associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, concussione, corruzione e abuso d’ufficio sono i reati ipotizzati a vario titolo per cinque persone. Un presunto sistema criminoso che avrebbe usato i metodi tipici della criminalità organizzata per ottenere favori e consensi elettorali, secondo la Dda. Oltre al sindaco di Scafati, la moglie Monica Paolino, consigliere regionale della Campania e presidente della commissione regionale anticamorra e beni confiscati (sott’inchiesta solo per scambio pelettorale politico mafioso), indagata anche la 53enne segretaria generale del Comune, Immacolata Di Saia. La professionista è considerata dagli inquirenti il trade union tra Aliberti e l’ex leader Fi, Nicola Cosentino, attualmente arrestato per camorra. I carabinieri infatti hanno perquisito anche l’abitazione della Di Saia ad Aversa così come quella a corso Trieste a Scafati di Giovanni Cozzolino, staffista del sindaco Aliberti. Sono tutti nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno. E’ stato proprio il pm della Dda di Salerno, Vincenzo Montemurro a tirare quel filo sottile che legherebbe la camorra, l’imprenditoria e tutti i livelli della vita politico-amministrativa. Una sorta di disegno complesso fatto di legami e rapporti che hanno tre cose in comune: soldi pubblici, vantaggi ingiusti e voti.
Dopo circa un’ora di perquisizione nelle abitazioni, i militari hanno lasciato i coniugi ad accompagnare i figli a scuola (ma con la presenza di militari in borghese) e poi li hanno accompagnati nei rispettivi uffici. Infatti le perquisizioni sono state estese al comune di Scafati e all’isola F13 della Regione Campania. In particolare, presso il Comune di Scafati è stato eseguito un decreto di sequestro di documentazione relativa all’aggiudicazione di appalti pubblici tra cui quello relativo alla realizzazione del polo scolastico comunale di via Oberdan dell’importo di circa 6 milioni di euro, al conferimento di incarichi a tempo determinato ai dirigenti dell’Ente e alle determine inerenti i lavori di riqualificazione urbanistica e stradale presso il medesimo consesso amministrativo. Le indagini, sarebbero state avviate a seguito dell’esplosione di un ordigno rudimentale avvenuta a Scafati il primo novembre 2014 davanti all’abitazione dei coniugi Cuomo-D’Alessandro, rispettivamente cognato e sorella dell’avvocato Vittorio D’Alessandro. Il consigliere comunale di minoranza del Comune di Scafati aveva presentato il suo forte dissenso rispetto al polo e alla gestione dell’appalto e quindi si era beccato la bomba carta.
Grazie alla dichiarazione di una collaboratrice di giustizia ed alle indagini, è stato possibile focalizzare l’attenzione sull’aggiudicazione di alcuni appalti pubblici , che gli inquirenti ipotizzano sia illegittima
L’inchiesta resta aperta e potrebbe trascinare con sé numerose gare d’appalto nell’ambito del Piu Europa e dei fondi regionali.                                 Valeria Cozzolino

 

2) Palazzo Mayer vuoto e sgomento. Perquisite anche l’ex manifatture

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SCAFATI. Palazzo Meyer blindato per diverse ore. Le perquisizioni sono state effettuate nell’ufficio di segreteria, ufficio del sindaco, ufficio del personale, gabinetto del sindaco, ufficio gare e contratti nell’ex manifattura di via Diaz.
Già diverse volte la Dia e i carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore avevano effettuato diversi accessi a Palazzo Meyer su appalti di diverso genere.
Solo sul polo scolastico tra gennaio ad oggi sono stati effettuate numerose acquisizioni di atti.

 

3) Polo scolastisco e il rischio della grande incompiuta

Al centro dell’inchiesta. L’opera doveva essere conclusa e rendicontata entro dicembre prossimo dalla Tyche, obiettivo che sembra irraggiungibile

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SCAFATI. Polo Scolastico l’opera incompiuta. Anche l’appalto milionario del Polo Scolastico di via Oberdan sarebbe finito nelle mira  della Direzioni Investigativa Antimafia, nel blitz di ieri che ha visto coinvolti il  sindaco di Scafati  e la consorte consigliere regionale.  L’appalto da nove milioni di euro fu vinto dalla ditta “Tyche” in seguito ad una gara svolta dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e aggiudicata alla ditta scafatese Tyche con un ribasso di circa il 40 % nel 2013 . Tutto l’importo dei lavori, circa sette milioni di euro, era completamente finanziato con i fondi PIU Europa , soldi di cui la città di Scafati in pochi anni ha beneficiato per una cifra complessiva vicino ai 50 milioni di euro. Dopo varie peripezie, tra progetti visti e rivisti, validati e invalidati, finalmente, nel luglio 2014, partirono i lavori di quella che doveva essere un’opera che avrebbe dovuto accogliere migliaia di studenti della zona . Già nel 2014, il gruppo di Fratelli D’Italia in consiglio comunale chiese chiarimenti sui legami tra l’amministrazione Aliberti e la ditta Tyche dello scafatese Andrea Vaiano, proprietario anche di una squadra di calcio che sarebbe molto vicina alla famiglia Aliberti. Tra esposti sul mancato rispetto delle distanze dal Rio Sguazzatoio e problemi di natura tecnica, l’opera è proseguita sino a dicembre scorso. In quel mese fu pagato il primo acconto  alla ditta di circa 760 mila euro. Da allora i lavori si fermarono  ed è iniziato un contenzioso tra la ditta e l’Ente. La Tyche, a suo dire, avrebbe abbandonato il cantiere per il ritrovamento, durante gli scavi, di materiali di risulta non previsti e prevedibili,materiali il cui smaltimento non rientrava nel capitolato d’appalto. Il Comune, da parte sua, sosteneva  che lo smaltimento dei materiali era di competenza della ditta. Nel periodo di contenzioso si sono “inseriti” i carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico, che, avendo verificato la presenza nel cantiere di via Oberdan di materiale stoccato senza autorizzazioni per più dei tre mesi concessi dalla legge, a marzo scorso, ha sequestrato il cantiere. Solo a luglio, a seguito delle richieste del Comune, fu dissequestrato il cantiere per 90 giorni , periodo in cui Palazzo Mayer avrebbe dovuto provvedere ad una gara per affidare lo smaltimento del materiale di risulta e la bonifica dell’area, gara svoltasi all’inizio di questo mese che ha visto vincitrice una ditta di Baronissi con un importo di circa 270 mila euro a fronte del milione e duecento mila euro richiesto dalla ditta Tyche al Comune per continuare l’opera.
I lavori di bonifica ancora devono cominciare, e il polo scolastico deve essere terminato e rendicontato entro dicembre di quest’anno, ora si spera in una proroga dei finanziamenti altrimenti si tratterebbe della più grande incompiuta della storia di Scafati.
Gennaro Avagnano

 

4) Il pm della Dda Vincenzo Montemurro sul posto

Il magistrato ha seguito da vicino le perquisizioni

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SCAFATI. Erano le 9 in punto quando a sirene spiegate il pm della Dda di Salerno, Vincenzo Montemurro (nella foto mentre esce dal Comune) è arrivato in via Pietro Melchiade a Scafati raggiungendo i militari del reparto territoriale di Nocera Inferiore e gli agenti della Dia che da circa trenta minuti erano arrivati insieme a sindaco e Di Saia a perquisire gli uffici comunali. Circondato da giornalisti e da carabinieri, Montemurro ha suscitato la curiosità dei presenti che hanno capito che la questione al comune, stavolta, “era seria”. Il pm ha attirato su di sé e sull’inchiesta della Procura di Salerno- che svela gli intrecci tra la politica scafatese e la camorra – le attenzioni che il primo cittadino Pasquale Aliberti aveva provato a spostare ieri mattina su un’iniziativa. Infatti il sindaco avrebbe dovuto tenere una conferenza stampa sullo sportello anti-racket promosso insieme all’associazione Alilacco di Amleto Frosi. Una nota stampa ufficiale alle 10 circa ha solo specificato che la conferenza sarebbe stata rinviata. Ieri, sentir parlare di legalità da Aliberti, sarebbe stato paradossale

 

5) La città sgomenta

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In molti si sono chiesti cosa ci facessero quelle auto all’interno della proprietà degli Aliberti, in via Aquino alle prime luci dell’alba. Poi sono arrivati i primi fotografi, e una pattuglia dei Carabinieri ferma all’incrocio con via Passanti. Tra lo stupore e l’incredulità la città si è svegliata alla notizia, rimbalzata velocemente sul web, del blitz della Dia. “Normali controlli, come accadono spesso del resto” mormora un avventore di un bar nei pressi di Palazzo Mayer quando poi, a sirene spiegate, arriva il Pm della Dda Vincenzo Montemurro assieme a diverse pattuglie dell’arma dei Carabinieri. E lo stesso accade agli uffici amministrativi nella vecchia Manifattura dei Tabacchi. Si capisce che la questione è molto più seria e articolata, rispetto ai consueti controlli della Guardia di Finanza effettuati tempo addietro. L’accusa è di quelle pesanti, gravi, che possono minare la figura istituzionale di un eletto, ma anche danneggiare gravemente l’immagine di una città intera. La gente commenta poco, è alla ricerca smaniosa di una notizia certa su internet. Telefona “hai sentito? Sarà vero?”, ma c’è anche chi prende le difese a prescindere: “Il sindaco, sono sicuro, smonterà ogni accusa”. Come sempre capita, c’è colui che: “eh, ma io lo sapevo”. Tutto da accertare ovviamente, ma la città appare scossa, affamata di conoscere la verità, di capire cosa c’è dietro quelle gravi accuse. L’operazione è stata vistosa, e tra i corridoi di Palazzo Mayer l’atmosfera è cupa, di sgomento. C’è attesa, le voci sono basse e più che commenti, si odono in giro solo mormorii. Su internet girano decine di link, ma non si accompagnano a commenti. In casi come questi la faziosità politica è accantonata, il desiderio è solo di apprendere, al più presto possibile, la verità. “Al di là dell’ appartenenza politica di ognuno di noi, situazioni così non giovano all’immagine della nostra città e di tutti noi scafatesi. Rispetto per il sindaco e per questa situazione. Auguriamoci solo che sia tutto fumo, per il bene del sindaco, di noi cittadini e di tutta Scafati”, è quanto scrive, saggiamente, Melania.

Adriano Falanga

 

6) Le opposizioni: «Una vicenda gravissima»

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SCAFATI. “É una vicenda gravissima della storia politica della città, confidiamo nello stato di diritto ma siamo preoccupati della città onesta che ha bisogno di legalità e sicurezza per progredire nello sviluppo e nella libertà”. Così Cristoforo Salvati, capogruppo Fratelli D’Italia. Dal Pd preferisce aspettare gli sviluppi dell’indagine Marco Cucurachi, mentre si dice molto preoccupato per la città il capogruppo Vittorio D’Alessandro. Chiede l’invio di una commissione d’accesso al Comune Francesco Carotenuto, di Scafati Arancione. “L’umiliazione che la città sta subendo in queste ore credo mortifichi l’orgoglio delle persone e di quanti hanno provato un nodo alla gola dopo gli ultimi servizi mandati in onda dai media, anche e soprattutto nazionali – le parole dell’attivista di centrosinistra – ed è proprio alla luce di questi ultimi e gravi fatti che stiamo seriamente valutando di scrivere al Prefettto e richiedere, se ci sono gli elementi, l’invio di una commissione d’accesso per fare luce sulla vicenda”.
(a.f.)

7)  Matrimonio a Palazzo Mayer, ma arrivano i carabinieri

La curiosità.   Solo alle 12 la coppia ha celebrato le nozze in un clima surreale

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Grande curiosità ha suscitato la coincidenza tra il blitz della DIA al Comune di Scafati e la contemporanea cerimonia di un matrimonio a Palazzo Mayer. Ilarità e ironia per il tappeto blu che sembrava essere messo alle porte del Comune per accogliere gli uomini della DIA e non gli sposi. Gli sposi sono arrivati con forte ritardo e i presenti invitati al matrimonio avevano anche ipotizzato una sospensione forse per il disagio. Alla fine  la coppia ė arrivata verso le ore 12 e il Sindaco ha celebrato le nozze. Una mattinata quella di Aliberti che è passata repentinamente dalla visita della DIA alla celebrazione di un matrimonio , ore che non dimenticheranno facilmente né il Sindaco, né gli sposi, né tanto meno la  cittadinanza.
Gennaro Avagnano

8) La quota rosa di Cosentino a Scafati
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Immacolata Di Saia è la discussa segretaria comunale. Il caso Overline

Il dirigente è più volte citato nell’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, Maria Vittoria Foschini, nei confronti di Michele Zagaria, boss dei Casalesi

 

Un triangolo tra politica, camorra e potere amministrativo. Abuso di potere, nel caso di Immacolata Di Saia. La discussa segretaria comunale, originaria di Aversa e lì residente, era arrivata a Scafati insieme al sindaco Pasquale Aliberti ed alla sua amministrazione. Subito era stato chiaro che oltre al brillante curriculum, aveva anche un pugno d ferro. Le opposizioni ben presto la identificarono come il potere occulto, il legame tra Nicola Cosentino e Pasquale Aliberti. Dal caso “Overline” smascherato da un’inchiesta giornalistica eccellente, tutto sembrò più chiaro anche al Pd di Rosaria Capacchione.

Tutto risale all’appalto sui rifiuti affidato in maniera “sospetta” alla ditta di Antonio Fontana, già interdetto dall’antimafia. Poi il legame con i casalesi. La segretaria comunale Di Saia era spuntata fuori come un fungo: negli ultimi anni ha avuto incarichi di responsabilità in alcuni comuni del casertano tra i quali Casapesenna, San Cipriano di Aversa e Casal di Principe, oltre che del salernitano come Battipaglia, tutti sciolti per infiltrazioni camorristiche. La stessa Di Saia è più volte citata nell’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Maria Vittoria Foschini, nei confronti di Michele Zagaria, boss dei Casalesi, arrestato a Casapesenna il 7 dicembre 2011, dell’ex sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria e di un consigliere dello stesso Comune, Luigi Amato, il 7 febbraio 2012.

Dal quadro investigativo relativo a questa indagine è emerso che nel febbraio 2009 l’ex sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria, in carica quale vicesindaco, promosse le dimissioni collettive di 13 consiglieri al fine di sciogliere il consiglio comunale, determinando la caduta del suo successore, il sindaco Giovanni Zara, e aprendo così la strada alla sua rielezione a sindaco, avvenuta nello stesso anno 2009, all’interno di un quadro intimidatorio promosso dal clan di Michele Zagaria, finalizzato al controllo mafioso delle attività amministrative. La segretaria generale Di Saia viene ritenuta dagli inquirenti persona vicina al sindaco arrestato per camorra Fortunato Zagaria. Inoltre la stessa segretaria, avrebbe – secondo la senatrice ‘rogato’ un contratto di appalto per 18 milioni di euro per la Stu Scafati Sviluppo, con un compenso di sedicimila euro. Il contratto sarebbe, secondo la senatrice nullo, vietato dalla normativa vigente e dalla prassi dei segretari comunali. Ma vi è di più. La segretaria Di Saia avrebbe avallato atti dichiarati illegittimi dai tribunali e dall’autorità di vigilanza, assecondando l’amministrazione creativa del sindaco di Forza Italia Pasquale Aliberti. Sempre lei è a processo per un concorso truccato a Scafati e per le “giunte fantasma” di cui è accusata insieme ad Aliberti. La segretaria, più volte contestata anche dalla minoranza politica scafatese, è coinvolta in alcuni procedimenti penali: uno per le delibere di giunta cosiddette false e l’altro per i concorsi truccati al comune di Scafati. La stessa segretaria che aveva citato – dinanzi al Tribunale del lavoro – lo stesso Ente che dirige come segretaria comunale chiedendo centomila e 511 euro per indennità di trasferta quando rivestiva l’incarico di dirigente generale. Per un periodo infatti, Immacolata Di Saia – residente in Provincia di Caserta – era contemporaneamente Dirigente generale e segretaria comunale a Scafati, questo fino a quando il sindaco non dovette revocarle il costoso incarico. Per la parlamentare Capacchione era opportuno verificare, attraverso i canali istituzionali l’attività amministrativa di Scafati e l’accesso di una commissione che accerti l’esistenza di legami tra gli organi istituzionali e elementi della criminalità organizzata. Una tesi che oggi, dopo battaglie giornalistiche prima e politiche poi, viene in parte confermata ed arricchita dalla Dda che ha identificato in Immacolata Di Saia il braccio destro di Pasquale Aliberti, la mente del suo rapporto con Nicola Cosentino. Attraverso le sue firme negli appalti e il suo sì venivano contattate e accontentate ditte, secondo le accuse del pm Montemurro. Un mosaico ancora da completare, tassello dopo tassello per un’inchiesta che va avanti oramai da più di due anni.

 

9)  Aliberti, il suo inizio come giornalista. Poi diventa forzista

Il personaggio. Sindaco a Scafati nel 2008 e nel 2013. Ora la decadenza per cercare il terzo mandato

SCAFATI. Pasquale Aliberti è l’uomo forte di Forza Italia in provincia di Salerno.  I primi anni ’90 si fa conoscere per la sua attività di giornalista sull’emittente televisiva locale Canale 3, dove conduce programmi di approfondimento politico. Contrasta fortemente la Democrazia Cristiana, che portò la città al commissariamento dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose nel marzo 1993. Aderisce a Forza Italia, nel 1994., viene eletto Consigliere  Comunale nel 94 e nel 2003. È Sindaco di Scafati nel 2008 e poi ancora nel 2013, presentandosi sempre  con una coalizione a guida PDL-Forza Italia.  È componente dell’ufficio nazionale di presidenza A.N.C.I. (Associazione Nazionale  Comuni Italiani) dal 2011. La sua biografia è stata raccolta nel libro “Passione e Tradimenti”, scritto di suo pugno, dove è raccontata la sua passione per la politica, dall’adesione a Forza Italia, agli amici di sempre, tra cui, appunto, Giovanni Cozzolino. Dalla rottura con l’area di Edmondo Cirielli, al legame con Mara Carfagna. Nel 2010, grazie alla legge sulle quote rosa e alla doppia preferenza di genere, riesce a candidare e far eleggere la moglie Monica Paolino. Una decisione che spaccò il partito, e provocò la rottura con il suo ex braccio destro, l’avvocato Mario Santocchio, che da coordinatore cittadino del partito lo indicò quale candidato sindaco nel 2008. Santocchio vide sfumare il suo desiderio di arrivare in Regione e approdò alla corte di Edmondo Cirielli, arrivando alla guida del Cstp. Da allora tra i due è una guerra politica aperta, e continua. Santocchio  ha trascinato la giunta Aliberti attuale davanti al Tar, perché non rispetterebbe la legge sulle quote rosa. Monica Paolino è stata rieletta, prima della lista e unica di Forza Italia a Salerno,  alle regionali del 2015, finendo però all’opposizione di Enzo De Luca. E’ stata eletta presidente della commissione regionale antimafia. Da pochi giorni Pasquale Aliberti ha avviato un procedimento che lo porterà alla sua decadenza da sindaco prima della metà del suo mandato, questo per potersi ricandidare per il terzo mandato consecutivo, con una nuova coalizione che, stando alle indiscrezioni, sarebbe composta da almeno 8 liste. Il primo cittadino avrebbe fatto ricorso al Tar contro un diniego amministrativo del Comune nei suoi riguardi: una Scia negata per la costruzione di una tettoia nella sua proprietà. Un’azione che lo renderebbe in conflitto con la sua posizione istituzionale. Un “sotterfugio” legale che l’opposizione ha definito come un “abuso della legge sull’incompatibilità” mentre il capogruppo Pdl Pasquale Vitiello, dissidente di maggioranza, ha parlato di “vile stratagemma” per evitare le dimissioni.
Gianfranco Pecoraro

10)La reazione: coniugi Aliberti sereni

SCAFATI. Aliberti Sereno, Paolino rammaricata. In un comunicato stampa del Comune di Scafati il sindaco Pasquale Aliberti fa sapere: «Il Primo Cittadino, stante anche la correttezza del personale operante, si è mostrato molto disponibile offrendo tutte le spiegazioni necessarie relative ai documenti rinvenuti. E’ stata ritirata presso il Comune la documentazione relativa ad alcuni appalti ma si tratta di carte di poca rilevanza che gli inquirenti hanno comunque ritenuto dover acquisire. Il dott. Pasquale Aliberti è pertanto sereno, mostrandosi, sin da ora, disponibile ad offrire alla magistratura tutti i chiarimenti che dovessero essere necessari ed utili alle indagini».
In un comunicato il presidente Monica Poalino scrive: «Stamattina, avendo ricevuto una perquisizione domiciliare e presso il mio ufficio in Consiglio Regionale, ho appreso con immenso rammarico e stupore di essere indagata per reati relativi a fatti di cui non sono assolutamente a conoscenza. Sono comunque serena e rimango fiduciosa nell’operato della magistratura».

 

11) Le altre accuse

E’ a processo per un concorso truccato a Scafati e per le “giunte fantasma” di cui è accusata insieme ad Aliberti. La stessa segretaria  aveva citato – dinanzi al Tribunale del lavoro – lo stesso Ente che dirige come segretaria comunale chiedendo centomila e 511 euro per indennità di trasferta

12) Paolino: voto di scambio. Mafioso
Questa è l’ipotesi di reato a suo carico avanzata dal pm Vincenzo Montemurro

Nel corso delle perquisizioni sequestrati i documenti relativi alle ultime nomine fatte.  All’attenzione della Procura di Salerno anche una serie di consulenze ed incarichi e alcuni appalti “politicamente” seguiti dalla consigliera

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SCAFATI. “Una grande squadra”: questa la forza politica di Monica Paolino Aliberti che le ha assicurato lo scranno in consiglio regionale. Non una volta, ma due. Lei stessa, nel corso della campagna elettorale per le elezioni del 2015, aveva detto che proprio la “forza della sua squadra” le aveva permesso quel risultato alle regionali. Nel 2010 la stessa Paolino, neofita della politica, si era candidata in Forza Italia ottenendo quasi 17mila voti. Secondo la Dda di Salerno però quella squadra non ha agito secondo la legge. La sua forza elettorale proveniva dal “voto di scambio di stampo mafioso”. Questa è l’ipotesi di reato a suo carico avanzata dal pm Vincenzo Montemurro della Dda di Salerno. Proprio lei che qualche mese fa era stata eletta tra le polemiche, presidente della commissione Antimafia in Regione Campania. La donna, eletta consigliera regionale nella lista di Forza Italia lo scorso maggio con 13mila voti circa, ha ricevuto ieri mattina all’alba l’avviso di garanzia in cui figura la grave ipotesi di reato e per lei sono subito state chieste le dimissioni da quel ruolo che dovrebbe garantire la totale estraneità rispetto ad episodi di cui invece la consigliera è accusata. Dopo le perquisizioni nella sua abitazione di via Aquino 12 a Scafati, i militari del reparto territoriale e gli agenti della Dda hanno anche dato il via alle perquisizioni nell’ufficio di Paolino, all’isola F13 del centro direzionale di Napoli, dove ha sede il consiglio regionale.  Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati i documenti relativi alle ultime nomine fatte dalla consigliera nel suo ufficio di staff. In questi giorni infatti erano stati scelti l’addetto stampa e due collaboratori. Ma non solo, all’attenzione della Procura di Salerno anche una serie di consulenze ed incarichi, nonché alcuni appalti “politicamente” seguiti dalla consigliera. Era la Paolino ad assicurare – secondo le accuse – alcuni aiuti a determinate ditte in cambio di voti. Consensi che le hanno permesso ottimi risultati elettorali, secondo la Dda. Nel 2010 era arrivata quarta in Forza Italia Salerno e prima dei non eletti. L’arresto di Alberico Gambino (ex sindaco di Pagani) le permise di entrare in consiglio regionale. Il giorno dell’arresto di Gambino, fu festa a Palazzo Meyer perchè “Lady Aliberti” finalmente aveva raggiunto l’obiettivo. Nel 2015 i voti si sono ridotti ma lei, stavolta, è stata la prima eletta: il suo consenso lampo ha insospettito la Dda che quindi ha iniziato ad indagare nella sua vita politica e non solo. Ieri, l’ascesa politica della Paolino ha subito una dura e discussa frenata.

(c.v.)

13) Gli aiuti alle ditte

Era la Paolino ad assicurare – secondo le accuse – alcuni aiuti a determinate ditte in cambio di voti.
Dopo le perquisizioni nella sua abitazione di via Aquino 12 a Scafati, i militari del reparto territoriale e gli agenti della Dda hanno anche dato il via alle perquisizioni nell’ufficio di Monica Paolino, all’isola F13 del centro direzionale di Napoli.

 

14) Cozzolino, da Bottoni ad Aliberti

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SCAFATI. A raccontare chi è e cosa significa per lui Giovanni Cozzolino è proprio Pasquale Aliberti nel suo libro “Passioni e tradimenti”. Il 50enne Cozzolino è un ex “comunista nel dna” prima legato al sindaco Francesco Bottoni e poi, clamorosamente, passato con Pasquale Aliberti nel corso del mandato dell’ex primo cittadino Pd. Giovanni Cozzolino dal 2008 era nello staff del sindaco per chiamata diretta del primo cittadino a seguito di una delibera di Giunta. Era inquadrato come collaboratore amministrativo, con compiti non meglio chiariti. Lui era il “tuttofare” che adempiva a vari compiti per conto dei fratelli Aliberti, secondo la Dda è tra gli indagati nell’inchiesta che svela i legami tra politica e camorra.
Già in passato una professionista dello staff del sindaco era stata indagata e per i concorsi truccati. Ma mai la parola camorra era venuta fuori. Aliberti di Giovanni Cozzolino, però, dice di fidarsi ciecamente e racconta di quando lo scelse. «Avevo bisogno di qualcuno che fosse capace di tessere la tela, di abbassare i toni della discussione, di parlare con la politica, con i dipendenti e con la gente davanti al bar e sui marciapiedi -afferma  aliberti- Giovanni non era un guru, non era un laureato, non era un politico: era semplicemente un operaio in cassa integrazione da un decennio; lavorava la mattina presto, si svegliava alle 5 per costruire gabbie per topi e avere il resto della giornata da spendere davanti al bar». E ora nella trappola ci sarebbe finito lui per colpa del suo fedelissimo amico.

15) Nello, fratello del sindaco, e la societàdi consulenza

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Scafati. Una testa calda, secondo alcuni. Un brutto carattere, secondo altri. Nello Aliberti è molto conosciuto in città per due motivi: il primo è perché è il fratello del sindaco Pasquale Aliberti. Il secondo è perché era stato sposato con la nipote di Pasquale Galasso, l’ex boss poi pentito e inserito nel programma di protezione testimoni. Fino al 2012, la sua carriera era sempre stata all’ombra di “Pasquale” Aliberti. Suo fratello, brillante e molto affabile è sempre stato una sorta di interfaccia per lui con il mondo a cui Nello non aveva potuto accedere in quanto non era diventato ad esempio medico o politico come il primogenito di casa Aliberti. Poi, nel 2013, la svolta: Nello Aliberti inizia a portare avanti in pratica da solo la “bottega” di famiglia. E’ lui da quell’anno l’amministratore unico di “Max Service” in via Aquino 10 a Scafati. La società di consulenza è la sua nuova creatura: un contenitore di servizi che riesce ad avere incarichi in tutte le aziende dell’Agro nocerino più note. Un vero e proprio successo che gli consentono una vita agiata tra barche e serate mondane opportunamente pubblicate nella continua galleria fotografica di Aliberti Jr. Nemmeno ieri, è riuscito a far a meno di una delle sue iniziative e ha brindato alla sua amicizia con Giovanni Cozzolino (anche lui coinvolto nel blitz di ieri). Poco importa se hanno brindato con l’acqua minerale, l’importante è esserci. E la sua “onnipresenza” diventa scomoda probabilmente quando nel 2013 qualcuno decide di dar fuoco alle ruote della sua auto. I carabinieri ci misero poco a capire che quell’auto non era la sua ma dell’allora amministratore dell’Acse, Eduardo D’Angolo. Erano gli anni in cui il caso “Overline” aveva fatto il bello ed il cattivo tempo sulla partecipata comunale: per i carabinieri, quella fu probabilmente un’intimidazione. Ma ad oggi non è mai stato svelato il senso di quel raid incendiario. Oggi Nello Aliberti è protagonista: anche lui, come il fratello è indagato per associazione di tipo mafioso. Il 416 bis.

 

16) Capacchione, facile profeta
All’atto della nomina della Paolillo aveva dichiarato: “Un po’ come mettere un piromane a capo dei Vigili del fuoco”

Anche il Movimento 5 stelle chiede le immediate dimissioni dalla presidenza della commissione regionale anticamorra. Duro attacco di Sel. Casillo (Pd): “Motivi di opportunità politica”

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di Andrea Pellegrino

All’atto della nomina di Monica Paolino alla presidenza della commissione Anticamorra della Regione Campania, la senatrice Pd Rosaria Capacchione non era stata morbida. Anzi si era vista rispondere dall’interessata con una minaccia di querela. «Nomina quantomeno surreale – aveva detto la senatrice, giornalista del Mattino che danni anni vive sotto scorta per le minacce del clan dei Casalesi –  Un po’ come mettere un piromane a capo dei Vigili del fuoco. Adesso attendiamo solo quella di Dracula a presidente dell’Avis». E ieri, naturalmente, la Capacchione ha rincarato la dose, poco dopo che gli uomini della Dia sono piombati nell’abitazione della consigliera regionale di Forza Italia e del marito sindaco di Scafati Pasquale Aliberti. Al suo secondo mandato, Monica Paolino nella precedente legislatura era stata “ripescata” dopo l’arresto di Alberico Gambino, per poi diventare effettiva in aula regionale dopo le dimissioni di Eva Longo, eletta nel frattempo al senato. Questa volta, invece, ha fatto il suo ingresso con una valanga di voti (13.285 preferenze) e con alle spalle naturalmente il marito sindaco, costretto ancora una volta a rinunciare al suo personale “salto di qualità politico”. Al tavolo delle trattative post voto, la coppia Aliberti – Paolino si è immediatamente imposta in Forza Italia, al punto di strappare la presidenza della commissione anticamera, oggi finita al centro delle polemiche dopo l’operazione dell’autorità giudiziaria. Una pioggia di richieste di dimissioni per la Paolino, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle che ambivano a quel posto di «garanzia». Una richiesta scritta ed inoltrata già all’attenzione del presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio. «La Paolino deve dimettersi immediatamente», dice la capogruppo del M5S Valeria Ciarambino, supportata anche da tanto di post sul blog di Beppe Grillo. «Avevamo chiesto con forza – dice ancora la Ciarambino – che la presidenza della commissione andasse al M5S perché tra di noi non ci sono né indagati né condannati e perché per quel ruolo serve una figura non ricattabile e libera da condizionamenti. Il Pd ha scelto di lavarsi le mani ed oggi è anch’esso responsabile di aver consegnato quella commissione a chi risulterebbe indagato proprio per reati legati alla camorra. Il M5S è l’unica forza di opposizione che può fare da argine alla criminalità, impedendo che entri nelle istituzioni. Alla luce di quanto accaduto, rinnoviamo la nostra richiesta di presidenza della Commissione Anticamorra e chiediamo alla maggioranza di assumersi la responsabilità di garantire che una commissione così importante sia affidata a chi non ha ombre e a chi porta avanti da sempre la battaglia per la legalità». Sempre dal Movimento 5 Stelle arriva il commento del vicepresidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio: «Qualcuno in questi giorni (Rosy Bindi, ndr) sosteneva che i napoletani avessero la camorra nel Dna. Io invece penso che la camorra sia un elemento costitutivo dei partiti che governano Napoli e la Regione Campania. Basta vedere Renzi e De Luca: si guardano bene dal chiedere le dimissioni della Paolino, un atteggiamento da omertosi fino al midollo».
«Solo qualche mese fa avevamo sollevato il tema dell’inopportunità della nomina del consigliere regionale Monica Paolino a presidente della Commissione “Anticamorra e beni confiscati”», ricorda Rosaria Capacchione, insieme a Michele Grimaldi, ambedue esponenti di Rifare l’Italia e candidati nella lista di ’Primavera non bussa’ alle scorse elezioni amministrative di Scafati. «Non e’ nostro compito giudicare la colpevolezza o l’innocenza degli indagati, compito che spetta alla magistratura. Ma ribadiamo di nuovo l’inopportunità della nomina della Paolino, per la dignità, il decoro e la trasparenza delle istituzioni. In politica – aggiungono – l’opportunità, soprattutto rispetto a certi temi, dovrebbe essere sempre valutata con maggiore attenzione e responsabilità. Per questo ribadiamo la richiesta di dimissioni del consigliere Paolino dalla carica di presidente della commissione e, al tempo stesso, pensiamo sia giunto il momento di un accesso al Comune di Scafati della commissione antimafia», concludono. Richiesta di dimissioni anche da parte di Arturo Scotto e Franco Mari, rispettivamente deputato e segretario provinciale di Sel. «Parliamo di accuse estremamente gravi, che vanno dal voto di scambio politico-mafioso per cui è indagata la Paolino al reato di associazione di stampo mafioso su cui stanno lavorando gli inquirenti relativamente al Sindaco Aliberti ed ai suoi collaboratori. Un quadro drammatico, che pure però era estremamente prevedibile, come dimostrato dal fatto che Sinistra Ecologia Libertà da mesi già chiedeva l’invio di una commissione d’accesso a Scafati. Oggi più che mai tale richiesta è attuale, perché il Governo ha il dovere di intervenire subito per ripristinare una condizione di trasparenza e legalità in un Comune della Campania così importante come Scafati. Nell’attesa che la magistratura compia il suo lavoro, inoltre, riteniamo che una carica così importante come la Presidenza della Commissione regionale antimafia non possa essere ricoperta da una persona indagata per un reato direttamente connesso alle attività della criminalità organizzato, specie in una fase delicata come quella che attraversiamo, e che quindi Monica Paolino debba rassegnare immediatamente le sue dimissioni». Anche il Pd, attraverso il capogruppo regionale Mario Casillo chiede un passo indietro alla presidente della commissione antimafia: «Ribadendo la nostra fiducia per il lavoro dei magistrati e in attesa che il consigliere possa chiarire la propria situazione, riteniamo peró che debba, per evidenti motivi di opportunità politica, lasciare l’incarico di Presidente della Commissione speciale Anticamorra e beni confiscati. Facciamo leva sul senso di responsabilità istituzionale della Paolino affinchè con le dimissioni contribuisca a tutelare l’immagine della Commissione e del Consiglio regionale».  Infine il presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio: «E’ auspicabile un gesto della consigliera di dimissioni dall’incarico attualmente ricoperto che dia un segnale di trasparenza della istituzione regionale».

 

17) Forza Italia compatta con la coppia. Manca la voce della Carfagna

Forza Italia è tutta con Aliberti e Paolino. A partire dal coordinatore regionale Domenico De Siano, il partito rinnova la fiducia al sindaco di Scafati e al consigliere regionale. «Auspichiamo – dice De Siano –  che questa vicenda possa essere chiarita in tempi brevi, ma torniamo a rammaricarci del fatto che su vicende che sono dolorose anche da punto di vista umano non manchi mai, tra le fila della peggiore politica, qualche sciacallo di turno”, conclude De Siano. Anche il coordinamento provinciale azzurro esprime solidarietà. «Siamo vicini agli amici Pasquale Aliberti, sindaco di Scafati, e alla consigliera regionale Monica Paolino, interessati dell’inchiesta della Dia e della Procura di Salerno.
Nell’esprimere al contempo piena fiducia all’attività giudiziaria, siamo però certi che Pasquale e Monica sapranno dimostrare la propria estraneità ai fatti», dice il commissario provinciale Enzo Fasano. Ancora il portavoce del partito Gigi Casciello scrive: «Non sarà un’inchiesta giudiziaria, legittima, ma ancora tutta da scrivere, a far cambiare il nostro giudizio sul sindaco di Scafati Pasquale Aliberti e il consigliere regionale Monica Paolino. Entrambi  hanno dato prova non solo di lealtà di appartenenza a Forza Italiia ma di avere la legalità come punto di riferimento nella propria azione politica ed amministrativa.La magistratura faccia il suo lavoro e lo faccia in fretta per sgombrare sospetti che le persone indagate, a notte giudizio, non meritano. Noi confidiamo nella giustizia, certi che riconoscerà l’assoluta estraneità di Aliberti e Paolino ad ogni infamante accusa». Raffaele Adinolfi, coordinatore cittadino di Forza Italia dice: «Siamo stati sempre garantisti. Ho fiducia nella giustizia e sono convinto che si chiarità ben presto tutta la vicenda». Anche il presidente del Club Forza Silvio Salerno Antonio Roscia si esprime sulla vicenda: «I contrasti nel Partito, in questi casi, devono lasciare spazio al sostegno. Sono certo che Pasquale e Monica sapranno dimostrare la loro esteaneità rispetto a qualunque ipotesi illecita, laddove sussistente.  Sono altresì certo che la Magistratura operi con serenità e dunque possa acclarare le fattispecie oggetto di indagine con celere spirito di giustizia. Auspico che Forza Italia Salerno, partito al quale tanto hanno dato Aliberti e Paolino in termini politici lungo tutti questi anni, faccia sentire la sua vicinanza ai due illustri iscritti».

(andpell)

18) Cgil: “Un’azione per mettere in salvo l’Agro”

“Le notizie delle perquisizioni stamane nelle abitazioni del Sindaco di Scafati e di suo fratello, da parte dei Carabinieri e DIA, l’avviso di garanzia su voto di scambio, destinato alla moglie di Aliberti, Consigliera Regionale e Presidente della Commissione Antimafia in Regione, le accuse di associazione di stampo mafioso, impongono un’attenzione vera e seria nei confronti della legalità nella nostra provincia e nell’intera regione.” – tuona Maria Di Serio, Segretario Generale della Cgil di Salerno.
“Non è più rinviabile un’azione decisa per mettere in salvo il territorio dell’Agro, al di  là di dove approderanno le indagini.” – continua la Di Serio – “Ci auspichiamo che le inchieste giudiziarie approdino presto ad appurare la verità. Riteniamo che solo la garanzia di Istituzioni chiare e trasparenti possa ridare fiducia ai cittadini dell’Agro e motivare una seria ripresa dell’economia dell’area.”
“La ricchezza di quel territorio, la sofferenza dei tanti che lo abitano, il lavoro regolare che viene meno, favorendo quello nero, chiedono l’impegno di soggetti che favoriscano la ripresa della legalità in maniera netta. Pertanto, chiediamo con convinzione alla Magistratura di portare presto a soluzione le inchieste aperte, chiarendo la gestione del Comune di Scafati, degli Enti e aziende collegati (non ultimo il Piano di Zona di cui Scafati è capofila), le ipotesi sul voto di scambio. Abbiamo bisogno di Istituzioni che promuovano la crescita di quell’area in piena legalità, e siamo stanchi dell’identificazione negativa che tali vicende comportano per chi abita a nord della provincia. Chiediamo che la classe politica di questa Regione, al di là dell’esito finale delle inchieste, non sottovaluti più certi fenomeni, ma li stigmatizzi e agisca perché non accada mai più di lasciare spazi ad una cultura che ammazza la democrazia ed il rispetto per le persone”.

 

 

 




Scafati. Dia in azione a casa del sindaco Aliberti e della moglie, presidente della commissione regionale anticamorra

Scafati. Dall’alba Dia e carabinieri perquisiscono la casa del sindaco Pasquale Aliberti e della moglie, il consigliere regionale Monica Paolino doi Forza Italia, presidente della commissione anticamorra della Regione Campania. Perquisite, inoltre, l’abitazioni di Nello Aliberti, fratello del sindaco, di uno staffista del sindaco Aliberti (Giovanni Cozzolino) e a casa della segretaria comunale Immacolata Di Saia, ad Aversa. I militari stanno eseguendo decreti emessi dal pm Vincenzo Montemurro della Dda di Salerno.

Dia e i carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore anche all’ex manifattura dei tabacchi.

Rinviata la conferenza stampa prevista stamattina su un’iniziativa anti-racket con l’associazione Alilacco, prevista per stamattina alla presenza del sindaco Pasquale Aliberti, è stata rinviata.

 

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Fasano vuole la Guarino Fi, la lista è incompleta

di Andrea Pellegrino

Forza Italia è ancora alle prese con la lista regionale. All’appello mancherebbero cinque persone ed il rischio di restare a bocca asciutta è abbastanza concreto. Al momento le candidature certe sono quelle di Monica Paolino, Valentino Di Brizzi, Sonia Senatore e Gigi Casciello. Per il resto è tutto in alto mare, tra trattative, incontri e promesse. Enzo Fasano, attuale commissario provinciale di Forza Italia vorrebbe il colpo a sorpresa. E spera soprattutto che Carmen Guarino non trovi posto nella coalizione di Vincenzo De Luca. Il senatore, infatti, avrebbe riallacciato i rapporti con la direttrice di Rete Solidale, da mesi ormai in piena campagna elettorale. Guarino, che avrebbe già rifiutato un precedente invito forzista, attende e spera ancora in una candidatura democrat, con il supporto di Andrea Cozzolino. Ma Fasano pare voglia tentare fino alla fine.
Nessuna riserva sciolta da Attilio Pierro, l’ex assessore provinciale, ed ex Fratelli d’Italia, che Forza Italia vorrebbe in lista per coprire la zona sud del salernitano. Ma al momento il consigliere provinciale ancora non avrebbe dato il suo via libera. Trattative in corso anche con Enzo Pasca di Vallo della Lucania. Il tutto mentre si cercano di capire le mosse della senatrice Eva Longo che ancora si deve esprimere sulla composizione della lista azzurra.

La carfagna detta la linea
Mara Carfagna, intanto, dalla sua contesta i sindaci candidati. Ed in particolare coloro che hanno avviato la procedura per la decadenza. Il deputato afferma che «saremo lontani da questi sette sindaci campani». Seppur nella lista di Fratelli d’Italia ci sia Nunzio Carpentieri – sindaco di Sant’Egidio del Monte Albino – che così come Alfieri e Russomando (Pd) ha utilizzato lo stesso sistema per candidarsi. «Questo ingarbugliato percorso – contesta la Carfagna – nasce per aggirare la citata legge varata dal Consiglio Regionale, che impone ai primi cittadini di scegliere: o si è sindaci, o si è candidati, una scelta di chiarezza verso i cittadini. La riflessione che impone questa vicenda è: quale è il rispetto che hanno queste persone per la politica? Per gli incarichi che rivestono? Ma soprattutto che peso hanno i voti e quindi la conseguente fiducia che hanno ricevuto dai loro elettori? Dove sono finite l’etica e la legalità?». E, concludendo, «ma soprattutto, in questa vicenda, dove è finita la voce di Renzi il rottamatore? Nel Mezzogiorno il Presidente del Consiglio e il “suo decisionismo” sono dei corpi estranei. E lui se ne lava le mani, fa finta di non vedere e non sentire. Renzi già con il caso De Luca ha asfaltato “alcune” regole. E noi, da garantisti, ci sforziamo di comprenderlo. In questo caso però il cuore del problema è differente: la politica dovrebbe dare un segno concreto di serietà. Che ne dici Matteo, vogliamo chiudere definitivamente la stagione della doppia morale e dei due pesi e delle due misure?».

Gli alleati
Sviluppi intanto nelle altre liste della coalizione che sarà a sostegno di Stefano Caldoro. A quanto pare Clemente Mastella sia intenzionato a ritornare all’idea originaria: ossia quella di riproporre una propria lista, semmai in accordo con Enzo Rivellini. Così pare che nell’ultime ore sia tramontata l’ipotesi di accordo con il Nuovo Centro destra di Alfano.
Per ora l’uomo di punta di Clemente Mastella nel salernitano resta Pasquale Citro, seppur l’imprenditore di Nocera Inferiore pare che sia corteggiato dalla civica “Caldoro Presidente” che è in trattativa, tra l’altro, anche con il sindaco di San Valentino Torio Felice Luminello e con il presidente del mercato ortofrutticolo Enzo Paolillo.




NOCERA I: Oliva segretario del Pd. I nomi del nuovo direttivo

di Giovanni Sapere

Nocera Inferiore. Congresso cittadino del Pd: vince la mozione “Insieme per…” e nuovo segretario del partito è Alfonso Oliva.

Ieri sera, al termine dello spoglio delle schede, con 355 voti, pari al 56,5% dei votanti, Oliva ha vinto la sfida con Dina Pagano di “#CambiaMenti” (213 voti-34%) e Luca Forni per “Il partito che ci piace” (56 voti-9%). Alla mozione “Insieme per…” vanno 34 componenti del direttivo sui 60 totali, a #CambiaMenti 21 e cinque a “Il partito che ci piace”. Hanno votato in 615 su 738 iscritti.

Il gruppone di “Insieme Per” con le sue 400 e più tessere, è sostenuto da Vincenzo Petrosino, ex vicesindaco e attuale portavoce del partito, dai consiglieri comunali Massimo Petrosino, Francesco Esposito e Antonio Iannello, anche da alcuni fedelissimi dell’ex sindaco Antonio Romano e dell’ex assessore Rosario Cozzolino (a loro si riferirebbero una settantina di persone), oltre che da una serie di esponenti storici del pd. Pagano contava su circa 240 tesserati, una sessantina erano per Forni.

Alfonso Oliva è dipendente di una nota catena di supermercati, è  fratello di Mimmo (è stato tra i maggiori supporter del sindaco Cuofano di Nocera Superiore, del quale è stato per breve tempo assessore, dimessosi poi dopo poco per diventare l’anima di Polis Sa) ed è figlio del sindacalista Cgil e dirigente del Pci Galante. Alfonso Oliva è stato candidato al consiglio comunale di Nocera Inferiore nel 2011 (131 voti) e nel 2012 (64) con il Pd. Luca Forni, avvocato, già consigliere comunale nella giunta di centrodestra con il sindaco Aldo Di Vito alla fine degli anni Novanta, poi diventato segretario dei Popolari Udeur, nel 2011 candidato al consiglio comunale con l’Udeur (86 voti) a sostegno del sindaco Manlio Torquato e dal 2012 è iscritto al Pd. Dina Pagano, figlia del dirigente del pd Tonino Pagano, funzionario della Regione Campania ed è stata sempre vicina al partito.

Ecco il nuovo direttivo.

Per “Insieme per”, con il segretario Alfonso Oliva ci saranno 33 componenti, nell’ordine: il consigliere comunale  Massimo Petrosino, Lucia Bove, Giancarlo Pagliuca, Rosa Petrosino (già esponente del Pci), Antonio Fortino, Raffaella D’Alessandro, Raffaele Napoletano, Giuseppina Esposito, Francesco Scarfò, Maria Laura Cicalese, Mario Salsano, Alfonso Lenza, Giovanni Minardi, Eduardo Giglio, l’ex assessore di matrice socialista Salvatore Soriente, Giuseppe Afeltra, Gerardo Scarpa, Raffaele Serio, Vincenzo Daniele, Sebastiano Barone, Luigi Dattilo, Raffaele Battipaglia, Pasquale Benevento, Pietro Giordano, Gerardo D’Angelo, Alfonso Lombardo, Alfonso Oliva, Augusto Vicidomini, Antonio Stile, Gerardo Ferrentino, Enrico Esposito, Antonio Iannello e Vincenzo Calabrese.

Di #CambiaMenti, assieme al candidato segretario nel direttivo ci saranno, nell’ordine: Vincenzo Stile, Enza Sonetti, Emiddio Stani, Adelina Tirelli, Salvatore Forte, Cristina Oliveto, Ettore Verrillo, Veronica Stile Domenico Siniscalchi,  Pina Scannapieco, Felice Ianniello (ex candidato sindaco del Pd). Alfonso Boffardi, Giacomo Apicella, Nicola Maisto, Renato Guerritore, Paolo Donnarumma, Giancarlo Di Serio, Lello Citarella Stefano De Prisco e Ilaria Granito.

Per il partito che ci piace, assieme al candidato segretario Luca Forni, sono stati eletti altri quattro componenti: nell’ordine, Erminio Capodanno, Luciana Mandarino, Antonio Cesarano (ex vicesindaco della città), Sara Ferraioli.




Nocera I. Congresso del Pd. Ecco le “tessere” in campo. Numeri e nomi per la scelta del segretario cittadino

NOCERA INFERIORE. Ed ora si va alla conta. Domenica prossima, nella sala polifunzionale nella Galleria Maiorino si terrà il congresso cittadino del Pd per scegliere tra le tre mozioni presentate.  l’assemblea degli scritta avrà due fasi, una pubblica dalle 9 alle 11 con la relazione del portavoce, la presentazione candidature e delle piattaforme programmatiche. La fase interna sarà a seguire fino alle 13.30 e dalle 16 alle 20.30, con il dibattito e le votazioni, elezione del coordinatore e del coordinamento.

Tre le mozioni in campo: “Il partito che ci piace”, “Insieme per” e a “#CambiaMenti”. I candidati alla segreteria cittadina del partito saranno Forni per “Il partito che ci piace”, Alfonso Oliva per “Insieme per” e Dina Pagani per “#CambiaMenti”.

L’ultima, in ordine di tempo, mozione a presentarsi è quella di Forni, nata da una scissione di “Insieme Per”, del quale Forni riteneva di essere candidato alla segreteria, mentre il gruppo maggioritario ha deciso di sostenere Oliva.

Il gruppone di “Insieme Per” con le sue 400 e più tessere, sostenuto da Vincenzo Petrosino, ex vicesindaco e attuale portavoce del partito, dai consiglieri comunali Massimo Petrosino, Francesco Esposito e Antonio Iannello, anche da alcuni fedelissimi dell’ex sindaco Antonio Romano e dell’ex assessore Rosario Cozzolino (a loro si riferirebbero una settantina di persone), oltre che da una serie di esponenti storici del pd.

Con Dina Pagano c’è #CambiaMenti e circa 270 sostenitori tesserati. Con l’avvocato nocerino si schiererebbe Antonio Cesarano, ex vicesindaco della città, e una ottantina di iscritti al partito.

“Il partito che ci piace” rischia seriamente di drenare altri consensi a “Insieme per…”. Nel gruppone, infatti, ancora persistente un clima di freddezza, scaturito dalle laceranti primarie. Molti sostenitori di quest’ultima mozione non si sono dati un gran da fare per invogliare i propri tesserati a partecipare alla scelta del candidato a governatore della Regione.

L’asse deluchiano che si rivede in questa mozione è rimasto “scottato” dal mancato tesseramento di Antonio Romano nel partito democratico, deciso dalla commissione provinciale, nonostante i colloqui con i vertici salernitani del Pd. Tra gli scontenti di “Insieme per…” per il no a Romano, diversi non si sono presentati alle votazioni per le primarie o hanno votato per Andrea Cozzolino. C’è il pericolo che alcuni tesserati del gruppone possano fare scelte diverse da Oliva o non partecipare al congresso cittadino. Un’evenienza che aprirebbe i giochi soprattutto a favore del più compatto #CambiaMenti. Tutto è possibile e nulla è scontato.

Domenica prossima, si confronteranno in tre. Alfonso Oliva, fratello di Mimmo (quest’ultimo tra i maggiori supporter del sindaco Cuofano di Nocera Superiore, del quale è stato per breve tempo assessore, dimessosi poi dopo poco per diventare l’anima di Polis Sa) e figlio del sindacalista Cgil e dirigente del Pci Galante, candidato al consiglio comunale di Nocera Inferiore nel 2011 (131 voti) e nel 2012 (64) con il Pd. Luca Forni, avvocato, già consigliere comunale nella giunta di centrodestra con il sindaco Aldo Di Vito alla fine degli anni Novanta, poi diventato segretario dei Popolari Udeur, nel 2011 candidato al consiglio comunale con l’Udeur (86 voti) a sostegno del sindaco Manlio Torquato e dal 2012 iscritto al Pd. Dina Pagano, figlia del dirigente del pd Tonino Pagano, funzionario della Regione Campania ed è stata sempre vicina al partito. E che ci si confronti sulle idee e non solo sulle tessere e le logiche di potere.

 




Primarie, De Luca batte Cozzolino

di Andrea Pellegrino

Vincenzo De Luca ribalta le aspettative della vigilia e conduce le primarie del Pd in Campania. E’ suo il “miracolo” della rimonta nei confronti di Andrea Cozzolino, indicato come favorito all’interno del Partito democratico. L’eurodeputato non sfonda a Napoli, sfiora il pareggio a Caserta ma vince a Benevento. La vittoria di Vincenzo De Luca sarebbe acclarata dal 56 per cento ottenuto su scala regionale. I primi festeggiamenti presso la sede di via Manzo già alle ore 23, poi la corsa fino a Napoli. A Salerno città i votanti sono stati 16mila, in tutta la provincia di Salerno 42mila. In città, come da previsione, Vincenzo De Luca si attesta all’80 per cento. Questi i dati: 12434 De Luca; 432 Cozzolino e 58 Di Lello. In Campania sono oltre 146mila i votanti. Anche a Napoli l’ex sindaco di Salerno conquista un ottimo risultato: a lui sono andate Fuorigrotta, Chiaia, Pianura e Vomero. Ad Avellino è sua la vittoria con una percentuale che sfiora il 50 per cento. In provincia di Salerno, sono poco più di mille i votanti a Cava de’ Tirreni ma l’affermazione netta è per Vincenzo De Luca. A Giffoni Valle Piana, Paolo Russomando vince la sfida in famiglia (contro lo zio Ugo Carpinelli) piazzando Cozzolino al primo posto. Per lui 625 preferenze rispetto alle 273 incassate da Vincenzo De Luca. A Scafati si conclude con un testa a testa: 474 voti per De Luca contro 467 preferenze per Cozzolino. Nel Vallo Di Diano De Luca vince il 16 comuni. Andrea Cozzolino annuncia ricorsi su Agropoli, Minori, Eboli, Pontecagnano ed Amalfi. A Minori, il sindaco Andrea Reale ha portato al voto più di mille persone. Qui, nel piccolo borgo della Costiera Amalfitana sono andate ben 867 preferenze a Vincenzo De Luca.




Pd, Cozzolino a cena con Sica

di Andrea Pellegrino 

Non c’è pace all’interno del Partito democratico. Lo scontro tra il deputato Simone Valiante (con la sua area politica) ed il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca (con i suoi fedelissimi) prosegue, senza esclusione di colpi. Soprattutto da parte di Valiante junior che anche ieri non ha risparmiato accuse ai vertici provinciali del partito. Il tutto mentre Andrea Cozzolino, lo sfidante di De Luca alle probabili primarie del 1 febbraio, continua a conquistare pezzi in provincia di Salerno. E secondo le ultime indiscrezioni si tratterebbe di pezzi da 90. L’eurodeputato, infatti, sarebbe stato avvistato a cena con Ernesto Sica, sindaco di Pontecagnano, al ristorante “Porcellino d’oro” di Baronissi. A darne notizia Giuseppe Lanzara, già suo sfidante a Pontecagnano ed attuale componente della segreteria provinciale del Partito democratico. Da tempo il primo cittadino picentino tenta una collocazione a sinistra, o meglio una candidatura alle regionali. E dopo aver tentato con Vincenzo De Luca, Ernesto Sica ora si sarebbe spostato verso Cozzolino.
E la guerra interna al Pd, oltre ad agevolare Roma e quindi l’annullamento delle primarie, potrebbe far emergere nuove correnti interne al partito democratico per superare definitivamente il “deluchismo”. Ed in campo ci sarebbe proprio Simone Valiante che, contestando la nomina di Americo Montera a guida del Corisa4, firmata dal presidente Canfora con un blitz di fine d’anno, lancia dure accuse a De Luca e a Landolfi: «Ho comunicato a Landolfi che io collaboro fino a quando si fanno gli interessi dei cittadini, si rispetta la dignità delle istituzioni e delle persone, si rispettano i consiglieri provinciali e i territori che li hanno eletti, non si consumano ritorsioni o altre stupidaggini e si rispettano i rapporti di forza all’interno del partito». «Questa volta io la faccia non la perdo – rincara Simone Valiante – Mi sono esposto per l’incapacità e la furbizia di qualcuno a speculazioni che interessano una difficile e delicata vicenda del mio territorio. Io che nella mia vita dopo venti anni di politica vivo in un appartamento in fitto e ho difeso sempre il lavoro e i lavoratori a differenza di chi si faceva i cazzi propri utilizzandole le istituzioni, sono passato come il nemico di qualche povero disgraziato che porta con fatica un po’ di pane a casa per i propri figli, con gente che si è miseramente coperta dietro le falsità trasmesse ai lavoratori per salvare la poltrona e forse da quello che si sente in giro non solo quella». In Provincia? «Abbiamo già vissuto un’esperienza di governo della Provincia con le stesse “tarantelle” che si stanno facendo in questi giorni e si sa come è finita», dice ancora Valiante che rivolgendosi a De Luca dice: «A te onori ed oneri (sui primi ho qualche dubbio). Io come sempre con i miei amici darò una mano per evitare pure a te danni eccessivi e se riusciamo pure a dare qualche risposta ai nostri cittadini. Buon anno Vincè».




Primarie il primo febbraio. Poi l’annullamento?

di Marta Naddei
E rinvio fu. Probabilmente propedeutico all’annullamento ma da qui al prossimo primo febbraio tutto potrebbe essere, come il Pd campano insegna.
Ieri pomeriggio la tanto attesa direzione regionale del Partito democratico della Campania che ha sancito il secondo slittamento della competizione interna per la scelta del candidato governatore che dovrà sfidare Stefano Caldoro il prossimo mese di maggio.
Assente il vicesegretario nazionale del partito Lorenzo Guerini che, da qualche settimana a questa parte, sta di fatto dirigendo i lavori del Pd campano. La proposta di rinvio di circa 10 giorni è stata avanzata dal segretario regionale Assunta Tartaglione la quale ha sottolineato l’intenzione di far svolgere le «primarie nella più ampia trasparenza possibile e quindi l’obiettivo principale del rinvio è fare in che si svolgano in serenità e con regole certe», anche perché – ha sottolineato -«le precedenti primarie in Campania costituiscono un triste precedente». Una proposta che fa il paio con l’iniziativa dell’Open day dei circoli del Pd che si terrà proprio l’11 gennaio con un’assemblea dei segretari dei circoli campani con la partecipazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio e del ministro per gli affari regionali Maria Carmela Lanzetta. Una scelta che sarebbe in linea con la recente “denuncia” di disorganizzazione dei circoli in vista dell’appuntamento con le urne, ad eccezione di quelli di Salerno.
Contrario al rinvio ma diplomatico Andrea Cozzolino, candidato con Vincenzo De Luca e Angelica Saggese, alle primarie del partito: «Non si tratta di un annullamento ma di una proposta di rinvio credo anche per ragioni tecnico amministrative. Ben venga un ulteriore periodo di lavoro per creare il miglior clima e consentire una larga partecipazione al voto che dovrà scegliere il candidato che si batterà contro il centrodestra per sconfiggere Caldoro».
Più duro, invece, il commento del deputato salernitano e deluchiano di ferro, Fulvio Bonavitacola che ha lanciato un vero e proprio avvertimento al partito al quale appartiene, confermando la sua totale contrarietà alla decisione. «La motivazione del rinvio delle primarie a febbraio addotto dalla segreteria regionale è debole. Tutto il tempo che dedichiamo alle primarie è tempo sottratto alla campagna elettorale vera, che bisogna vincere: per questo sono contrario a questo rinvio.
Renzi ha espugnato il palazzo attraverso la partecipazione dei cittadini, sarebbe strano che il gruppo dirigente renziano ora negasse uno dei codici genetici del Pd. Per questo bisogna mettere fine questo teatrino il prima possibile».
La realtà, però, sarebbe ben altra e sempre la stessa: il continuo lavorio dei vertici del partito per liberarsi, in un colpo solo di Andrea Cozzolino e Vincenzo De Luca, tramite l’individuazione di un nome che metta tutti d’accordo. L’ennesimo rinvio delle primarie, dunque, a parte le motivazioni ufficiali celerebbe quella ufficiosa della necessità di più tempo per trattare sul nome di un candidato unico che possa presentarsi alla sfida di maggio con un consenso importante, sia da parte del Pd stesso che degli alleati
Proprio in riferimento alla ormai certa discesa in campo del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, il presidente uscente Stefano Caldoro ha lanciato frecciate al veleno: «E’ legittimo che i sindaci di Napoli e Salerno, Luigi de Magistris e Vincenzo De Luca, vogliano occuparsi di Regione, ma consiglio sempre di occuparsi delle cose di cui si ha responsabilità» – ha detto in un’intervista a Canale21 – «Sono sindaci, si occupino innanzitutto delle loro città».
Insomma, il clima comincia a scaldarsi e mancano ancora cinque mesi.

 




Cozzolino: “Brogli? Uniche primarie non certificate sono quelle di Salerno”

di Andrea Pellegrino

Su un punto è d’accordo con Vincenzo De Luca: «Le primarie vanno fatte». Su tutto il resto la visione di Andrea Cozzolino è completamente distante da quella dei suoi competitors. L’eurodeputato in corsa alle primarie del Pd per la scelta del candidato governatore annuncia il suo programma: «Restituire alla Campania la sua identità» con due obiettivi, ovvero quello di «combattere la corruzione e creare lavoro e sviluppo». Tra le scommesse: «Superare le competizioni interne tra Napoli e Salerno, piuttosto che tra Caserta e Napoli, o tra aree interne o costiere. Dobbiamo essere omogenei creando un’unica identità regionale».
Cozzolino annuncia che comunque vada «resterà in Campania. Che vinca o che perda». Seppur par esser certo di vincere «prima le primarie» per poi «portare il centrosinistra alla guida della Regione Campania». Se dovesse superare le primarie, Cozzolino non ha dubbi: «Lascerò il seggio di Bruxelles». Anche perché l’errore più grosso di Vincenzo De Luca è stato quello di «aver abbandonato l’opposizione in Regione». «Oltre ad aver avuto un governo regionale assente – afferma Cozzolino -abbiamo avuto una opposizione debole. Questo anche per colpa dell’assenza di chi si era proposto alla guida di una 
coalizione. Non si possono prendere i voti e poi lasciare. Questo è stato un errore clamoroso del sindaco di Salerno».
Parliamo di primarie. Anche De Luca è certo che si andrà al voto l’11 gennaio ma da Roma giungono altri segnali. 
«Io non interpreto i segnali ma fatti politici. E attualmente questi vanno nella direzione di un regolare svolgimento delle primarie. Non ci sono atti o pronunciamenti che vanno in un’altra direzione. Se dovesse poi essere confermato un “congelamento” o uno “slittamento” o un “annullamento” reputo ciò fatti gravissimi sotto il profilo politico. Ciò non sarebbe irrispettoso per i candidati in campo ma per i militanti che hanno sostenuto le candidature e per i cittadini della Campania che si troverebbero lesi di una possibilità, rispetto a quanto è accaduto in altre regioni per la scelta dei candidati. Penso che ciò penalizzerebbe notevolmente il Partito democratico in Campania e getterebbe un’ombra sull’intero gruppo dirigente, a vantaggio di un centrodestra impresentabile».
Angelica Saggese, candidata alle primarie, reputa che “Roma teme lo scontro duro tra De Luca e Cozzolino”. Cosa c’è da avere paura?
«Non lo so. Se la Saggese ha elementi che possano svelare ciò, illumini anche noi. La Saggese, ricordo, ha partecipato alle famose primarie del 30 dicembre per le “parlamentarie”. Quelle furono primarie molto partecipate. Cosa sarebbe di diverso con le primarie dell’11 gennaio. Perché quelle primarie sì e queste no. Quale sarebbe la differenza? C’è un vizio di un pezzo dirigente della Campania che si presenta agli occhi dell’Italia cercando di mettere in ombra la forza e l’autorevolezza di una classe dirigente che c’è in Campania. Non si può avere paura dei cittadini quando votano. Non si governano comuni, regioni con decreti dall’alto. Per cui è bene che tutti contribuiscano a creare un clima più sereno e partecipato. L’appello che rivolgo alla Saggese è a non alimentare un dibattito sbagliato ma stare in campo motivando le ragioni della presenza, non per giustificare le ragioni di un’uscita dalla competizioni».
Anche i continui allarmi sui brogli lanciati da Vincenzo De Luca non rischiano di compromettere le primarie e di alimentare un brutto clima intorno a questo appuntamento?
«Brogli? Sono sciocchezze. Le uniche primarie che mi risulta non siano state certificate sono quelle della federazione di Salerno. Le uniche inchieste aperte
di cui ho letto – che sono certo si concluderanno rapidamente confermando la correttezza e l’estraneità del Pd – sono appunto sui “reclutamenti” che si sono fatti a Salerno. Penso sarebbe meglio che tutti avessimo il dovuto rispetto per i gruppi dirigenti del partito».
Capitolo alleanze. Saranno primarie di partito o di coalizione? Nei giorni scorsi l’Idv ha chiesto chiarezza…
«Dalla nostra abbiamo manifestato la volontà di svolgere le primarie anche con altri candidati ma il Pd in due sedute della direzione regionale ha scelto di non svolgere primarie di coalizione. Quindi l’11 gennaio i cittadini sulla scheda troveranno i nomi di Cozzolino, De Luca e Saggese».
Quindi un allargamento è pensabile dopo le primarie?
«Assolutamente sì. Non sì può vincere solo con il Partito democratico»
Quanto ad un accordo con Ncd e Udc?
«Attualmente sono forze impegnate nell’azione di governo della giunta Caldoro. Se vogliono concorrere con noi, devono fare una scelta verso la giunta Caldoro e verso l’attuale maggioranza regionale. Poi occorrerà un confronto politico e programmatico. Io sono contro un contenitore che inglobi tutti e tutto pur di vincere. I prossimi cinque anni – che io scandisco in settimane – devono rappresentare la svolta di questa regione. Le 260 settimane saranno decisive per tracciare un profondo cambiamento. Per far ciò dobbiamo stringere un patto con i cittadini ma dopo il voto realizzare ciò che abbiamo promesso settimana dopo settimana».
Vincenzo De Luca pensa anche alla formazione di liste civiche, lei?
«Io sto realizzando un movimento che si sta mobilitando in molte realtà della regione con amministratori, sindaci, imprenditori. Ciò si tramuterà in una lista che sarà a mio supporto. “Campania insieme” avrà un ruolo rilevante e darà un contributo importante alla proposta di governo».
Il fenomeno Salvini al Sud e quindi in Campania?
«Una drammatica crisi del centrodestra e soprattutto di Forza Italia che lascia spazio ad una iniziativa di Salvini. E’ una dimensione che fa leva sulle paure ma non mi sembra una grandissima novità».
Si può verificare lo stesso effetto di Grillo?
«Penso che il Movimento Cinque Stelle continuerà ad avere una presenza e radicamento nel Mezzogiorno ed anche in Campania. Non penso sia esaurita questa esperienza».
Passiamo al programma. Quali sono le sue priorità?
«Ho due obiettivi in particolare. Il primo: un’azione forte alla lotta alla corruzione e criminalità organizzata. Immagino anche la costituzione di un’agenzia regionale che vada nella direzione di quella nazionale. Ancora, occorre cambiare il volto della pubblica amministrazione. Il governo regionale richiede una nuova pubblica amministrazione, ed è per questo che stiamo lavorando ad un progetto “staffetta” che non mortifichi l’attuale classe burocratica ma bensì la supporti. Abbiamo l’intenzione di selezionare ragazze e ragazzi e con loro stringere un patto: costruire un vero e proprio “erasmus” della pubblica amministrazione. I ragazzi acquisiranno esperienza nelle migliori pubbliche amministrazioni europee, dopo un anno rientreranno qui e metteranno a disposizione le proprie competenze e la propria esperienza. Questo consentirà di realizzare una pubblica amministrazione più europea e più moderna. Se lo Stato funziona, anche l’economia funziona. Se lo Stato è inefficiente, anche la società ne risente notevolmente. Altra priorità è il lavoro. Veniamo da cinque anni in cui la Regione Campania è stata una fase recessiva. Abbiamo perso 140mila posti di lavoro, nel pubblico e nel privato. Abbiamo livelli di povertà raddoppiati e fenomeni seri di dispersione scolastica e dunque è tempo di mettere mano ad una operazione che riaccenda i motori di questa regione».
Quale è la sua soluzione?
«Una politica di investimenti pubblici. Chiederò alla Commissione europea di poter utilizzare i fondi europei in cinque anni, anziché in sette. Questo perché dobbiamo recuperare un ritardo enorme. Quindi investimenti nel campo della riqualificazione urbana, dei servizi, della sanità e dei trasporti. Dobbiamo mettere mano ad un programma di bonifica e di tutela del nostro patrimonio ambientale. Concentrare un pacchetto di investimenti pubblici che diano ossigeno all’economia della Regione. Utilizzerò i fondi europei per tagliare la fiscalità, quindi l’Irap. Poi penso al piano delle grandi infrastrutture: ai porti e agli aeroporti. In particolare mi piacerebbe capire se i 40 milioni stanziati per lo scalo di Pontecagnano Faiano siano davvero determinati per il rilancio dell’infrastruttura o siamo davanti all’ennesima occasione sprecata per il Mezzogiorno e quindi davanti ad una nuova cattedrale nel deserto».
Sui porti, invece, lei è favorevole o contrario all’accorpamento dell’autorità di Salerno e Napoli?
«Dobbiamo essere europei. L’Europa sta chiedendo all’Italia l’aggregazione delle autorità. Dobbiamo essere pronti a ciò. La politica dei porti è regolata da direttrici europee».
Da anni la Regione Campania tenta di varare una legge sull’urbanistica ma puntualmente ci si scontra con i problemi del territorio…
«Noi dobbiamo essere consapevoli che siamo la regione che ha consumato più suolo ma contemporaneamente poniamo limiti e vincoli assurdi verso attività che vorrebbero investire qui. Ecco le due cose vanno equilibrate, con l’obiettivo di avere zero consumo di suolo ma nel contempo offrire una possibilità alle nostre imprese, che non sia però semplice speculazione immobiliare, di cui non ne abbiamo bisogno».
C’è poi il problema dell’abusivismo edilizio. Anche a Cava de’ Tirreni c’è tanta preoccupazione sul futuro di decine e decine di abitazioni…
«La soluzione di questo problema grave non può essere piegato alla logica di scontro elettorale. Così come sono convinto che la sola regione non possa farcela, bensì ha bisogno del supporto del governo e del parlamento. Ecco perché immagino un accordo politico con il Governo ma anche con le soprintendenze al fine di realizzare un vero e proprio piano».
L’ipotesi della macroregione, sponsorizzata da Caldoro?
«Occorre una modifica costituzionale. Ma a mio avviso è inutile, c’è anche oggi la possibilità di una concertazione con le altre Regioni».
Altro tema sentito dalla popolazione riguarda le politiche sociali…
«Abbiamo avuto tagli paurosi negli ultimi anni. C’è la necessità di mettere mano al sistema welfare. Siamo ultimi per livelli di assistenza, ultimi per l’accoglienza della terza età. Va rivisto il tutto investendo fondi in questo settore».