Picentini.Rissa con lame, bastoni e scacciacani Nei guai 11 appartenenti al branco. Hanno tutti tra i 15 ed i 17 anni i minori colpiti da ordinanza di custodia

di Pina Ferro

Rissa, lesioni personali gravi, porto ingiustificato di armi e oggetti atti a offendere, con queste accuse sono state notificate 11 ordinanze di custodia cautelare (9 presso comunità di accoglienza e 2 ai domiciliari) ad altrettanti minori (tutti tra i 15 ed i 17 anni) residenti tra Salerno, Castiglione del Genovesi e Giffoni Sei Casali. Ad eseguire il provvedimento emesso dal tribunale per i minorenni di Salerno, sono stati i carabinieri della Compagnia di Battipaglia. Il minori si sono dati appuntamento tramite chat e, poi, una volta gli uni di fronte agli altri, si sono almenati utilizzando anche bastoni e roncole. Uno di loro, un sedicenne, ha riportato danni permanenti al cervello. Sono due distinti gruppi di giovanissimi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i protagonisti di una rissa scoppiata il 22 aprile scorso a Giffoni Sei Casali, nel Salernitano. Dalla ricostruzione degli inquirenti, la sera del 22 aprile scorso, circa 17 ragazzi, la maggioranza dei quali minorenni, “in modo preordinato e premeditato”, si sarebbero dati appuntamento a Giffoni Sei Casali con l’obiettivo di “scatenare con efferata violenza uno scontro fisico”, aggravato dall’uso di armi, spiega la procura. Un bastone è stato sequestrato quella sera e sarebbe quello utilizzato per colpire il sedicenne il quale, dopo gli accertamenti medico-legali, ha riportato “un indebolimento permanente dell’organo cervello”. All’arrivo sul posto dei carabinieri, molti dei ragazzi coinvolti erano riusciti a dileguarsi. Da li’, è stata avviata un’indagine, delegata ai militari dell’Arma in collaborazione con la sezione di polizia giudiziaria della procura, che ha portato all’identificazione dei presunti responsabili e al sequestro di due coltelli a scatto e di una pistola scacciacani senza tappo rosso. “E’ abbastanza dilagante il concetto di impunità dei minori che ritengono di essere super partes, di non rientrare in quelli che sono i canoni del diritto penale ordinario e pensano di farla franca”, spiega a margine di un incontro con la stampa il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Salerno, Patrizia Imperato, chiarendo i motivi per i quali “abbiamo sentito la necessita’ di convocare una conferenza stampa”. “E’ vero – riconosce – che esiste la normativa che tutela i minorenni, per cui sono previste diminuzioni di pena ed enormi agevolazioni in tema di risoluzione dei procedimenti penali, ma è anche vero che il minore deve rendersi conto che non tutto gli è consentito e che tutto gli è possibile”. Per il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Gianluca Trombetti, le indagini hanno permesso di “chiarire la dinamica di un’aggressione particolarmente violenta”. “Un aspetto che mi ha particolarmente colpito dell’intera vicenda – sottolinea – è che uno dei minori non aveva neanche il minimo timore delle forze di polizia, tant’e’ che, quasi come un affronto, ha detto ‘aspetto che vengano, tanto non ho timore'”. All’identificazione dei minori si è giunti a seguito di una laboriosa attività investigativa espletata anche attraverso le intercettazioni. “Va buono jamm andiamo a parlare e poi finisce la. … non mi aspettavo una cosa del genere che ne so io … Poi quando andasti a terra… loro vennero a guardare a te e rimasi io da solo la in mezzo… cosa dovevo fare?… Non potevo fare niente… purtroppo se eravamo più assai non succedeva questo bordello… tanto se ci afferravamo si facevano male loro… questo sicuramente … Tu andasti a terra D, R e G vennero a vedere cosa ti eri fatto e io rimasi da solo… che facevo … li potevo menare sotto e quello feci… non potevamo fare niente c… tutti quanto hanno detto così e non lo dico solo io Tutti quanti siamo segnati .. ma a me mi interessa quello la… la pagherà… non ti preoccupare fidati di me… non posso dirti tante cose ma fidati “… vocale: “lo sai cosa dobbiamo fare lo impostiamo un giorno che si sta “cugliendo” a casa lo “struppiamm ” ma lo dobbiamo rimanere a terra che non si deve muovere M. vocale:” C. te l’ho detto non ti preoccupare stai tranquillo.. Lo sdegno c’è l’abbiamo tutti quanti… Non abbiamo mangiato non abbiamo dormito stiamo nervosi tutti quanti devi stare tranquillo… quello la paga… la pagherà cara purtroppo se eravamo di più ci davamo li a terra e finiva la ma non è andata così… non ti preoccupare Il suo telefono cellulare al momento dei fatti aggancia la cella telefonica strada provinciale Orinito Faiano/acquedotto comunale Giffoni Valle Piana loc. S. Pietro N/D Giffoni Valle Piana.




Botte a mamma e nonna e continue richieste di denaro, nei guai un minore

di Pina Ferro

Non esitava ad aggredire la madre e la l’anziana nonno per avere la chiave di un appartamento dove aveva occultato dello stupefacente. Condotte aggressive e maltrattamenti che andavano avanti da tempo. Nei guai è finito un minorenne. Il ragazzo, salernitano, su disposizione del tribunale per i Minori è stato collocato in una comunità alloggio nel territorio Campano. A dare esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura coercitiva della permanenza in comunità a carico di un minorenne salernitano sono stati gli uomini della Squadra Mobile di Salerno. Le indagini hanno preso il via a seguito dell’ennesima richiesta di aiuto alla sezione volanti da parte dei familiari del minore, vessati e costretti a vivere in un vero e proprio clima di terrore a causa delle continue e ripetute richieste di denaro fatte dallo stesso. Richieste accompagnate da aggressioni, minacce violenza di qualunque genere. Malgrado le condotte aggressive, i familiari avevano sempre ritirato le denunce nella comprensibile speranza di riuscire a contenere il minore fino al 12 gennaio quando il minore ha aggredito sia la mamma che l’anziana nonna per ottenere le chiavi di una stanza dell’appartamento dove lui stesso aveva occultato dello stupefacente, cagionando loro lesioni per le quali erano costretti a ricorrere alle cure dei sanitari. Nella stessa occasione, lo stesso dopo aver estratto un coltello minacciava anche il fratello e lo zio intervenuto in difesa delle due donne. Da qui le nuove indagini coordinate dalla procura del tribunale dei minori. In considerazione degli elementi raccolti il gip del tribunale dei minori ha ritenuto di accogliere totalmente la richiesta del pubblico ministero per l’applicazione della misura di collocamento in comunità del minore diciassettenne.




Don Mario e Rossano in Madagascar per una missione umanitaria

Erika Noschese

Due salernitani in missione umanitaria in Africa. Rossano Braca, presidente dell’associazione Venite Libenter e don Mario Salerno, sacerdote della parrocchia San Demetrio sono volati in Madagascar per aiutare i più bisognosi. Così, qualche vestito di ricambio, tanta buona volontà e si parte: don Mario e Rossano hanno esplorato la costa orientale dell’Africa, aiutando le suore e mettendosi a disposizione dei più bisognosi, come sempre hanno fatto nel corso della loro vita. Dal 4 luglio, il sacerdote salernitano ed il presidente di Venite Libenter sono approdati in Madagascar, impegnati nelle missioni di Bevalala e Mahitsi. La prima tappa è stata proprio la casa di Bevalala dove i due missionari salernitani sono stati accolti calorosamente dalle suore Ancelle e dai ragazzi che vivono lì, dove il sacerdote della parrocchia San Demetrio ha celebrato la santa messa, prima di presenziare alla festa dell’accoglienza a loro dedicata. Successivamente, è stata la volta della comunità missionaria di Mahitsi dove don Mario e Rossano Braca si sono intrattenuti con le suore ed i bambini della comunità. Nonostante la lontananza, don Mario ha sempre mantenuto solidi contatti con la città di Salerno per mostrare loro il volto di una città tanto accogliente quanto bisognosa dell’aiuto di tutti, come una casa inaugurata nel 2002 dove è stato realizzato un dispensario di medicine ma si sta tentando di realizzare anche un laboratorio di analisi o un campetto dove si pratica sport ma che andrebbe sistemato e reso più funzionale per attività polivalenti. Il grande cuore di don Mario e Rossano li ha poi condotti presso la scuola di Bevalala dove hanno ascoltato i piccoli studenti. Un viaggio, quello dei due missionari salernitani, ricco di sacrifici, di amore, passione e devozioni che li hanno portati anche ad incontrare padre Canapini, sacerdote emiliano novantenne che ha speso la sua vita in Africa, decidendo di trasferirsi definitivamente in Madagascar. Quello di Rossano e don Mario non è però stato un viaggio “a mani vuote”: tanti sono gli abiti che hanno donato ai bambini ed i ragazzi delle comunità, raccolti dalla LA STORIA / Il sacerdote della parrocchia di San Demetrio ed il Presidente dell’associazione Venite Libenter torneranno in Italia il prossimo 24 luglio Banca degli abiti di Salerno. E poi un incontro, uno di quelli che cambierebbe la vita di tutti, con la dottoressa salernitana Paola Giustiniani, anch’essa trasferitasi in Madagascar dove ha aperto due case di accoglienza per bambini orfani e abbandonati. Il sacerdote salernitano e Rossano Braca sono ormai agli sgoccioli di questa missione umanitaria: il prossimo 24 luglio, infatti, torneranno nuovamente in città ma prima di allora continuano a dedicare il loro tempo ai più bisognosi, come fatto a Mahitsi dove si sono impegnanti nella distribuzione di cibo ai più poveri grazie alla generosità delle comunità. Insomma, nell’era dell’umanità perduta don Mario Salerno e Rossano Braca sono l’emblea della solidarietà, della generosità, dell’amore verso il prossimo. Sono esempi da seguire, perchè il loro immenso amore e la devozione nei confronti dei più bisognosi merita di essere raccontato a gran voce.




Il Parco nazionale del Cilento contro la delocalizzazione delle Pisano

Il Parco nazionale del Cilento dice no alla delocalizzazione delle fonderie Pisano nell’area industriale di Buccino. Nella mattinata di ieri, infatti, il sindaco di Buccino, Nicola Parisi, ha partecipato ad un incontro tenutosi presso la sede del Parco Nazionale del Cilento e la comunità si è schierata contro l’ipotesi delocalizzazione. Dunque, dopo i comuni del Cratere e le comunità montane Sele-Tanagro-Vallo di Diano, anche il parco del Cilento si schiera contro il bando Asi. «Si chiude così un’area vasta che va da Campagna fino a Sapri dove tutti i comuni hanno detto di no. Mancava il Parco Nazionale del Cilento che, con il suo consiglio direttivo, rappresenta tutto il parco e anche in questo caso è stato detto di no», ha dichiarato il primo cittadino di Buccino, Nicola Parisi, al termine dell’incontro. «Tralasciando i rapporti istituzionali o di solidarietà, l’area industriale di Buccino è contigua al parco – ha detto ancora il sindaco – e in qualche modo interessa anche il parco soprattutto da un punto di vista territoriale, dal momento che si trova alle pendici degli Alburni». Recentemente, anche il neo parlamentare Piero De Luca si è recato a Buccino per incontrare Parisi e decidere il da farsi, ottenendo così pieno appoggio dal partito democratico locale: «Da un punto di vista del territorio, mi fa piacere che il partito democratico finalmente, grazie a Piero De Luca, scende nei territori, per la gente e tra la gente», ha sottolineato Parisi. La vicenda delocalizzazione sembra aver fatto tornare a galla anche l’ipotesi “dimissioni”, prontamente smentite – ancora una volta- dallo stesso primo cittadino che, come ampiamente detto a suo tempo non ha alcuna intenzione di «abbandonare la nave che affonda»: «Non sono abituato ad abbandonare la nave in difficoltà. Dopo la risoluzione di questa problematica farò le mie riflessioni che non devono necessariamente portare alle dimissioni come sindaco. Penso sia fuorviante pensare che un sindaco, a prescindere se si chiami Nicola Parisi o meno, possa lasciare la comunità allo sbando, senza una guida e non avere interlocuzione istituzionale», ha spiegato Parisi, secondo cui sarebbe stata lanciata quest’ipotesi solo per «far parlare qualcuno o qualcosa». Intato, dopo la decisione dell’amministrazione comunale di Buccino di modificare il Puc, piano urbanistico, cambiando la destinazione d’uso dei suoli e vincolandoli ad attività agro-alimentari, l’Asi avrebbe sospeso il bando a cui ha partecipato la famiglia Pisano, intenzionato ad insediarsi nell’area dell’ex metalli e derivati. Al momento, tutto è fermo poichè la modifica al Puc, varata dal Comune, dovrà passare al vaglio della Provincia che, di conseguenza, dovrà valutarla in rapporto al piano di coordinamento territoriale, ragion per cui l’Asi non ha ancora formato la commissione esaminatrice per valutare le offerte del bando. Dunque, tutto in stand-by almeno per il momento ma la comunità di Buccino è ancora pronta a mettere in atto ogni azione possibile per evitare la delocalizzazione e non si esclude che possa aprirsi un nuovo filone giudiziario che possa rimettere nuovamente in gioco l’ipotesi del trasferimento.

Fonderie Pisano, Forte smentisce il Riesame Si attende il 7 giugno per l’udienza del ricorso

Emergono nuovi particolari circa le decisioni del Riesame che ha confermato la riapertura delle fonderie Pisano. Il comitato Salute e Vita, nella mattinata di ieri ha tenuto una conferenza stampa per commentare la decisione del Riesame ed i nuovi particolari emersi dalle relazioni mediche, circa lo studio effettuato dal dipartimento di sanità dell’Università Federico secondo: «Per il Riesame – dichiara il presidente del comitato, Lorenzo Forte – si tratta di un dato oggettivo che tranquillizza sullo stato di salute dei lavoratori». Ma, sostiene Forte, la relazione medica di Medicina democratica spiega che non si tratta di uno studio oggettivo né scientifico poichè è un privato, le Pisano per l’appunto, che pagando l’università chiedono di fare una relazione e poi perchè i dati utilizzati sono stati forniti dal medico di lavoro della fabbrica mentre lo Studio Spes non «è uno studio del comitato Salute e Vita, si confonde il Riesame», ha spiegato il presidente evidenziando che si tratta di uno studio oggettivo, effettuato sullo stato di salute dei cittadini, realizzato dall’istituto zooprofilattico del Mezzogiorno, dalla Regione Campania e l’Asl di Salerno. Novità riguarderebbero anche l’attività ispettiva dell’Arpac poiché, spiega Lorenzo Forte, «il Riesame ha commesso un altro errore grave» perchè dice che nel 2016, ad agosto, quando era sotto sequestro e nel mese in cui è stata riaperta la fabbrica, con il custode giudiziario, i dati del 2017 dell’Arpac dimostrano che le Pisano hanno superato le immissioni diffuse in atmosfera, creando un rischio diossina tanto che la Procura nel 2017 è intervenuta per sequestrare diverse tonnellate di metalli, intrisi di olio e plastica. E ancora: secondo il Riesame, le segnalazioni effettuate dai cittadini preoccupati per la loro salute a causa della puzza, non sono state prese in considerazione in quanto ritenute “soggettive”. Intanto, il 7 giugno il Consiglio di Stato discuterà l’udienza per il ricorso effettuato dal comitato e dalla Regione Campania che chiedono l’annullamento della sospensiva in merito alla revoca dell’Aia. Il Tar, nel mese di novembre, ha infatti disposto il dissequestro delle Pisano. «Ci auguriamo che il 7 giugno il Consiglio di Stato, in campo neutro a Roma possa dare risposte concrete al dramma che vive la popolazione, sospendendo la sospensiva per l’Aia».

Pisano, Cgil e Fiom chiedono incontro alla Regione

Le segreterie sindacali e provinciali di Salerno della Cgil e della Fiom chiedono un incontro alla Regione Campania. Le sigle sindacali, ingatti, in sintonia con quanto discusso con la Rsu e in assemblea dei lavoratori delle fonderie Pisano hanno infatti inviato formale richiesta di incontro alla Regione Campania, per un confronto su quanto sinora portato avanti dall’azienda e sulle possibili azioni a farsi per la più rapida e concreta attuazione della nuova iniziativa produttiva che l’azienda intende attuare e che, per le scriventi, rappresenta la reale garanzia per il futuro delle maestranze attualmente impegnate nello stabilimento, oltre che per altri possibili sbocchi occupazionali. Al contempo, stante a quanto in attualità rispetto alla possibile realizzazione di un nuovo impianto produttivo da realizzarsi in area industriale, le Segreterie Provinciali di Cgil e Fio, hanno formalizzato una richiesta di incontro al Presidente di Confindustria Salerno Andrea Prete ed al Presidente dell’Asi di Salerno Antonio Visconti. «Queste richieste, ed i successivi incontri che ci auspichiamo di fissare, rappresentano alcuni passi del percorso che la Fiom e la Cgil stanno compiendo per sostenere il diritto al lavoro ed al futuro del lavoro sui nostri territori, in una logica di sviluppo e di innovazione e nel rispetto della salute e della sicurezza di tutti», dichiarano i sindacati.

Ciro Pisano: «Non vogliamo distaccarci dalla nostra terra»

La famiglia Pisano continua a difendersi dalle accuse del comitato Salute e Vita. A parlare è l’ingegnere Ciro Pisano che fa il punto della situazione sulle attività da portare avanti.

Quali iniziative imprenditoriali proporrà la famiglia Pisano nel breve e medio periodo?

«La Pisano è un’azienda familiare la cui storia si intreccia con quella dello sviluppo della città di Salerno a partire dalla metà del secolo scorso fino ad arrivare ai nostri giorni. Una storia, quindi, di imprenditori del Sud che tra mille difficoltà hanno costruito una realtà aziendale che ha raggiunto livelli di qualità produttiva apprezzati nel Nord Italia ed in tutta Europa. Una Fonderia – per così dire – artigianale tra le poche rimaste in attività e con un know how professionale di altissimo livello. Una vera e propria eccellenza, lasciatemi dire. Un’azienda radicata nel territorio e che ha prodotto sempre ricchezza per il territorio: circa 130 addetti con un fatturato medio superiore ai 30 milioni di euro annui prima delle vicende più recenti che ci hanno portati ad una riduzione di circa il 50 per cento del fatturato ed una perdita gravissima delle commesse».

Fatta questa premessa come vi muoverete?

«Proprio in considerazione di questa piccola/grande storia familiare ed imprenditoriale nello stesso tempo le attuali generazioni familiari intendono proseguire l’attività in questa provincia, la nostra terra dalla quale non vogliamo distaccarci, anche per coerenza e rispetto del grande lavoro svolto da quanti ci hanno preceduto. L’obiettivo è realizzare un nuovo insediamento produttivo dotato delle più avanzate tecnologie: un impianto in grado di ridurre l’impatto ambientale il più possibile allo stato attuale dei progressi scientifici. Di questo stiamo parlando: la nuova fonderia sarà un gioiello di tecnologia e continuerà la tradizione di una produzione di altissimo livello qualitativo. E, naturalmente, consentirà di conservare i livelli occupazionali oggi garantiti dallo stabilimento di Fratte».

Sui territori della provincia di Salerno si riscontra una netta opposizione all’ipotesi di un insediamento di un impianto di fonderie.

«Il nostro auspicio è che – come noi abbiamo fatto e faremo fino in fondo la nostra parte imprenditoriale, rendendo disponibili progettualità e capitali necessari – la filiera istituzionale ci garantisca il diritto di svolgere il nostro lavoro. Semplicemente si tratta di questo: consentirci di fare il nostro lavoro nella nostra terra. Un diritto costituzionale perché la Repubblica Italiana è una Repubblica fondata sul lavoro. Lavoro per noi e lavoro per gli operai che sono parte integrante del nostro progetto. Perché la nostra azienda è una comunità di persone prima di tutto, una comunità oltraggiata e denigrata oltre ogni misura. Il nostro programma prevede, ovviamente, che sull’attuale sito di Fratte , appena avviata la nuova realtà produttiva, inizieranno le operazioni di bonifica e di recupero e valorizzazione urbanistica”.




Scafati. La testimonianza: “a capa lor non è bona”. I musulmani scafatesi contro i terroristi

Di Adriano Falanga

“A capa lor non è bona”. Così parla Hicham Bettach, 38 anni, marocchino residente a Scafati, parlando dei suoi connazionali attentatori di Barcellona. E’ arrivato 12 anni fa, sposato con tre figli tutti nati in Italia. Vive in via Roma, lavora da diversi anni in un’azienda che lavora il legno. E’ musulmano osservante, frequenta regolarmente la moschea di via Cesare Battisti. Hicham sceglie di parlare a nome di tutta la comunità islamica marocchina regolarmente residente a Scafati, dopo il blitz di venerdì scorso ad opera dei Ros dell’antiterrorismo, in località San Pietro. Una comunità che si ritrova ogni venerdì nella moschea, allestita presso locali privati il cui affitto viene pagato tramite quote individuali dei frequentatori. Chi può versa, chi non può prega lo stesso. Quasi di fronte c’è una delle due macelleria musulmane cittadine, aperta molti anni fa e punto di incontro della comunità marocchina, è qui che gira il “pettegolezzo”, un po’ come in Italia funziona il salone del barbiere. “Ci conosciamo tutti oramai, e stranamente nessuno di noi, tra moschea e macelleria, conosceva i connazionali controllati dai carabinieri” spiega Hicham. Il ragionamento è semplice, se fossero stati “veri musulmani” avrebbero per forza di cose usufruito dell’attività commerciale, o della moschea. Ma secondo loro, i terroristi “non sono veri musulmani, ma esaltati con scopi politici. Il Corano non dice da nessuno parte che si può ammazzare il prossimo, anzi, l’Islam è religione di pace e tolleranza. E non è ammesso neanche il suicidio, perché la vita è dono di Dio”. Hanno le idee chiare i musulmani scafatesi. “Questa gente non fa parte della nostra comunità, si muovono tramite loro canali. Non frequentano la moschea e non rispettano le leggi coraniche”.

Insomma, uccidono in nome di Allah ma non rispettano le sue prescrizioni. Bevono alcol e mangiano cibi proibiti. “Il terrorismo non c’entra con l’Islam. Noi siamo venuti qui per lavorare e vivere, non per morire. Guarda quel ragazzo – fa Hicham indicando un giovane connazionale di 26 anni – con i soldi del suo lavoro ha comprato una costosa e firmata tuta di calcio della Juventus, sua squadra del cuore. Ti pare uno che odia l’occidente?”. Hanno le idee chiare da queste parti “il terrorismo fa leva su chi è debole e mentalmente predisposto al lavaggio del cervello. Ma un vero musulmano sa che l’Islam è pace e fratellanza. Dietro vi sono interessi politici ed economici, non religiosi”. La moschea potrebbe diventare un punto di incontro, è qui che viene diffuso il Corano. A Scafati però, nonostante la comunità sia (secondo fonti della Polizia Municipale) la prima dell’intera regione Campania, non c’è un iman di riferimento a guidarla. Si riuniscono il venerdì per la preghiera, che viene guidata a turno da loro stessi. L’Imam viene sporadicamente da Napoli “ma non parla contro nessuno. Più che altro controlla lo stato della moschea, gli arredi e la modalità con cui viene portata avanti” aggiunge Hicham, che confida di aver chiesto, già da tempo senza ancora ottenerla, la cittadinanza italiana.

RESIDENTI MAROCCHINI, TRA I PRIMI IN CAMPANIA

Gli stranieri residenti a Scafati al 1° gennaio 2016 sono 2.284 e rappresentano il 4,5% della popolazione residente. Erano 2.201 (4,3%) nel 2014. A Scafati sono presenti molte nazionalità diverse. Secondo i dati Istat al 1 gennaio 2015 la comunità non italiana più nutrita è risultata quella marocchina con 966 residenti regolari, pari al 42,2% dell’intera comunità straniera. A seguire la comunità ucraina con 562 residenti pari al 24,6%. I rumeni sono terzi con 224 residenti mentre al quarto posto vi sono i cinesi, con 141 loro cittadini. Quest’ultima comunità è in forte crescita e contribuisce ad innalzare il dato totale che vede 2.284 cittadini di diversa nazionalità residenti sul territorio, pari al 4,5% della popolazione scafatese. La comunità marocchina scafatese è seconda solo a quella di Eboli in tutta la provincia salernitana. Sempre a Scafati vi è la seconda comunità di ucraini dell’intera provincia mentre quella cinese è al primo posto. Guardando al dato complessivo i 2.284 residenti stranieri nel comune di Scafati portano la città al quinto posto in provincia, dietro alla città di Salerno, Eboli, Battipaglia e Capaccio. Sono giovani gli stranieri, il 52,4% di loro sono infatti compresi nella fascia d’età 25-44 anni. Curiosamente, risultano avere 75-79 anni solo in 7: 3 maschi e 4 femmine. A leggere i dati dei flussi migratori appare lampante che a far crescere la popolazione di origine non italiana sono proprio gli arrivi dall’estero, più che le nascite. I dati sono ufficiali del 2016, ma fonti ufficiose della Polizia Municipale raccontano di un vero boom delle residenze di cittadini marocchini, un “business” degli affitti al nero che Cronache racconterà domani. Una crescita esponenziale, che ha permesso alla città di Scafati di arrivare al primo posto quanto a marocchini residenti. Sarebbe anche da questi dati che informative dell’intelligence italiana hanno comportato il blitz delle squadre dell’antiterrorismo di venerdì scorso. I flussi migratori, soprattutto quelli irregolari e non controllati, potrebbero aver avuto contatti diretti o indiretti con qualcuno degli attentatori di Barcellona. Al momento nulla è trapelato, ma l’attenzione resta alta.




Battipagliesi esclusi dalla lista Ira Bruno: «Così non va»

Pietro Ciotti e Angela Ventriglia: sono queste le indicazioni di candidatura venite ufficialmente fuori dal Partito democratico di Battipaglia. Lo ha fatto sapere nella giornata di ieri, tramite nota stampa, il coordinatore cittadino dei dem, il renziano Davide Bruno, che ha parlato delle prossime elezioni regionali come di una «sfida determinante  per il futuro della Regione Campania» e, altresì, di un appuntamento fondamentale «anche per la città di Battipaglia, che sta attraversando un periodo storico di grande difficoltà, considerando gli oltre due anni di commissariamento, il processo di deindustrializzazione in atto e la dispersione delle energie migliori in un quadro sempre più ripiegato su stesso». Mentre la notizia riguardante la Ventriglia è assolutamente nuova, dalle colonne di questo quotidiano scrivemmo già domenica 5 aprile di una volontà del leader dei democrat di  proporre il già segretario provinciale della Cisl – al momento presidente dell’associazione “Comunità, Storia & Futuro” –  come candidato dem battipagliese. «La questione che si pone – ha aggiunto Bruno – è politica, nel presidio e nella proiezione che questo  Partito deve affermare in questa città e in questa zona della provincia di Salerno, perché bisogna iniziare a tracciare una rotta di autonomia del nostro territorio soprattutto per il futuro, consapevoli che il nostro cammino è ancora lungo e che la rivendicazione di queste candidature risiede soprattutto, al di là dell’accettazione, nella capacità di esprimere una rappresentanza politica della nostra città». La palla, ora, balza tra le mani di Luca Lascaleia, ex segretario cittadino, ora impegnato nella direzione provinciale come responsabile dei rapporti istituzionali, che cercherà di perorare la causa battipagliese presso i coordinatori provinciali e regionali –  rispettivamente Nicola Landolfi e Assunta Tartaglione –; eppure è pressoché impossibile che il sindacalista e la fisioterapista possano trovare realmente collocazione in una lista in cui, al di là degli interrogativi legati ai sindaci, con Franco Alfieri e Paolo Russomando tutt’altro che certi della propria candidatura, pare non esserci più spazio neppure per uno spillo. D’altronde, non avrebbe trovato spazio tra i candidati dem neppure lo stesso Lascaleia, da sempre pupillo di Antonio Valiante, che sembrava essere uno dei nomi caldi sul tavolo provinciale.




Piazza, traballano i finanziamenti

di Andrea Pellegrino

A proposito di Europa, più che per le imminenti elezioni del 25 maggio, Vincenzo De Luca sembrerebbe preoccupato per i finanziamenti incassati nell’ambito del programma Piu Europa. Soprattutto – e per ovvi motivi – per i soldi ottenuti per la realizzazione di piazza della Libertà e per le conseguenti opere di urbanizzazione di Santa Teresa. Stando al cartello, l’intervento si sarebbe dovuto concludere a fine 2011. E pur volendo beneficiare delle dovute proroghe ad oggi – maggio 2014 – di finire non se ne parla proprio. Anche perché la piazza è completamente sotto sequestro e per la prosecuzione dei lavori, oltre che del via libera da parte della Procura di Salerno, occorre un nuovo progetto di messa in sicurezza del cantiere crepato. Insomma i tempi sarebbero lunghissimi e da Bruxelles pare che qualcosa si stia muovendo. In ballo ci sarebbero due finanziamenti, l’uno per la realizzazione della piazza di 14 milioni di euro circa – interamente finanziato grazie ai Fesr – e l’altro di 4 milioni e 400mila euro circa – confinanziato per 1.300.000 dalle casse comunali per l’urbanizzazione di Santa Teresa. A quanto pare l’Europa avrebbe bussato Palazzo di Città ed una nota sarebbe già all’attenzione degli uffici preposti. D’altronde la commissione europea di recente aveva fatto visita in città per un punto della situazione sui cantieri targati Ue attualmente ancora aperti. Ed ora c’è chi scommette che in quella nota arrivata da Bruxelles ci sia l’ultimatum all’amministrazione comunale. O almeno ci sia la richiesta di chiarimenti sull’intervento di piazza della Libertà, la cui definizione – o almeno la sua ripartenza – sembrerebbe sempre più complicata anche in considerazione del prosieguo dell’iter giudiziario in corso che ha portato già all’avviso di conclusione indagine per gli indagati. Ma non solo. C’è da concretizzare il nuovo progetto, le cui valutazioni statiche dovranno passare ora al vaglio dei tecnici e della stessa Procura. Ed inoltre c’è da definire il nuovo appalto sulla pavimentazione un tempo seguito dalla Esa Costruzioni che di recente dal Tar ha avuto la sua nuova bocciatura sul rientro in possesso dell’intervento di Piazza della Libertà, dopo l’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Salerno. Ma se dovessero essere revocati i finanziamenti sarebbe un duro e probabilmente irreparabile colpo per le casse comunali. Un provvedimento dell’Unione Europea in tal senso davvero potrebbe mettere ko il Comune di Salerno.