Scafati. I Loreto, negli anni 90 e 2000 i “principi” delle tenebre…scafatesi

Di Adriano Falanga

Era il 1995, Scafati dopo due anni di commissariamento straordinario aveva un nuovo sindaco, Nicola Pesce, socialista e già veterano del consiglio comunale prima dello scioglimento per infiltrazioni mafiose. Il dottore, noto cardiologo scafatese, non era soltanto il primo sindaco della nuova “era” post scioglimento, non era il primo sindaco eletto con la nuova legge elettorale, che introduceva il voto diretto del primo cittadino da parte degli elettori, Pesce fu anche il primo sindaco non democristiano dopo quarant’anni interrotti di predominio della Dc, che a Scafati ha sfornato anche illustri politici diventati deputati o senatori. Fin dall’avvento della Repubblica, Scafati aveva eletto sempre esponenti di estrazioni popolare cattolica, ben diciassette, da Vincenzo Scarlato, eletto nel 1952 a Domenico Pagano, sindaco che sarà coinvolto nello scioglimento del consiglio comunale del 1993. Dopodiché due anni difficili, che sono restati nella memoria storica degli scafatesi, e che, purtroppo, rischiano seriamente di ripetersi anche oggi. La città è commissariata e il sindaco dimissionario, su cui pende una richiesta d’arresto emessa dalla Procura antimafia di Salerno. Sarà la Cassazione a decidere, si spera in tempi brevi. Sullo sfondo i rapporti, veri o presunti, con esponenti della criminalità locale.

Alfonso Loreto

Nel 1993 come oggi, a risuonare è un cognome: Loreto. Ieri come oggi sono le dichiarazioni del vecchio boss Pasquale Loreto a scoperchiare un sistema in cui arrivano a collimare politica e camorra. Dallo scioglimento del 1993, dopo vent’anni di processi, non si è avuto un solo colpevole: Tutti assolti e/o prescritti. Oggi a inguaiare l’ultima amministrazione comunale è anche il figlio del vecchio boss: Alfonso. Padre e figlio sono entrambi protagonisti sia del primo che dell’ultimo periodo buio della città. Nei giorni a venire racconteremo lunghi passaggi su quel periodo, pubblicando ampi stralci della relazione redatta dalla commissione d’accesso prefettizia, che convinse l’allora ministro degli Interni a decidere per lo scioglimento straordinario. Attualmente, la commissione d’accesso che ha operato a Palazzo Mayer da marzo a settembre, ha emanato lo stesso verdetto, sul quale però si attende ancora le decisione del ministero.

1-vittorio-saladino-430x323Una spada di Damocle che tiene la città col fiato sospeso. Unica certezza, per ora, sono le dimissioni di Pasquale Aliberti e il subentro del commissario, Prefetto Vittorio Saladino (in foto). Il 1993 fu però solo l’epilogo di un lungo periodo di speculazione edilizia, perché è questa che comportò la fine forzata della consiliatura. Una speculazione figlia del Piano di Fabbricazione (poi Piano Regolatore, oggi Puc) approvato, curiosamente, all’unanimità alla fine degli anni 70. Indici di fabbricazione molto alti, che permisero alla città di cambiare radicalmente volto. “Infatti, dei circa 30 mila abitanti dell’anno 1985, si arriva oggi ad una presenza di circa 60 mila cittadini fra residenti e domiciliati” si legge nella relazione della commissione d’accesso guidata dal dottor Felice De Prisco, e in cui era componente anche Vincenzo Amendola, oggi vice Prefetto e a capo dell’ultima commissione. A differenziare le due commissioni è la durata dell’insediamento, dal 12 gennaio al 12 febbraio 1993 allora, dal 22 marzo al 22 settembre 2016 oggi. Su Palazzo Mayer aleggia l’accusa di voto di scambio politico mafioso, dietro promessa di appalti pubblici. I motivi scatenanti nel 1993 invece furono principalmente due: il servizio di refezione scolastica di dubbia gestione e le irregolarità rilevate nel settore dell’edilizia pubblica, con la falsificazione dei protocolli. Questo portò all’arresto del sindaco e di alcuni assessori. Un lunghissimo processo che alla fine non ha prodotto colpevoli. Resta però lo “scempio” urbanistico che oggi genera i disagi più importanti che attanagliano la città: allagamenti, crisi delle aree verde, scomparsa del comparto agricolo, traffico veicolare, assenza di importanti infrastrutture. Nei giorni a venire, Cronache ripercorrerà, attraverso la ricostruzione fatta dalla commissione di accesso del 1993, le tappe che comportarono il primo scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune di Scafati.




Scafati. Sul consiglio comunale aleggia lo scioglimento

Di Adriano Falanga

La svolta alle indagini di certo non condanna ancora nessuno, ma queste non possono non essere collocate in un contesto anche politico molto più complicato e, purtroppo, difficoltoso. La maggioranza consiliare non vive un buon momento, questo è noto, e non bastano gli attestati di fiducia al sindaco, pure di circostanza, a tirarlo fuori dalla “crisi” che oramai lo accompagna fin dal dicembre scorso. I numeri non ci sono, l’inciucio non piace, e la sensazione di instabilità amministrativa si rispecchia anche tra i corridoi di palazzo Mayer. Tutto è rallentato, tutto è molto complicato. C’è ansia tra i consiglieri comunali e la giunta, lo spettro dello scioglimento del consiglio comunale assume una veste concreta dopo che nel filone d’inchiesta è entrato anche il consigliere comunale Roberto Barchiesi, assieme all’ex vicepresidente Acse Ciro Petrucci. “La nostra preoccupazione cresce perché temiamo che lo spettro di uno scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni camorristiche sia oggi una ipotesi più vicina e concreta – spiega dal Pd Margherita Rinaldi – Crediamo quindi, oggi ancor più di ieri, che l’unico, vero bene della città, imponga, per queste ragioni e per l’evidente fallimento politico ed amministrativo, le dimissioni quanto prima di questo sindaco e della sua maggioranza”. Secondo indiscrezioni, la commissione d’accesso avrebbe documentato una lunga serie di incongruenze negli atti amministrativi, tali da motivare una richiesta di scioglimento, mentre il blitz di giovedì mattina dovrebbe produrre eventuali riscontri alle dichiarazioni rese dal pentito Loreto. L’innocenza degli indagati fino al terzo grado di giudizio però, non preclude affatto lo scioglimento del consiglio comunale. La corte Costituzionale con sentenza 103/1993 ha ricordato che per arrivare allo scioglimento di un ente locale per infiltrazioni mafiose gli elementi probatori non devono essere granitici (come invece è richiesto per provare la responsabilità penale di un soggetto o sottoporlo a misure di prevenzione) perché questo istituto è una misura di prevenzione sociale e si deve intervenire anche quando c’è il pericolo che una o più cosche “inquinino” l’ente pubblico. Insomma, non servono gli arresti, che pure non auguriamo a nessuno, ma volendo essere obiettivi e alla luce dei primi riscontri giudiziari, il destino della città di Scafati appare oramai inevitabilmente segnato.




Scafati. L’annus horribilis di Pasquale Aliberti. Barchiesi verso le dimissioni. Minoranza furiosa

Di Adriano Falanga

Un anno terribile per il sindaco Pasquale Aliberti, ma ancor di più per la città, ripetutamente scossa da notizie di cronaca giudiziaria, che vedono protagonisti la classi politico imprenditoriali, accusate di essere colluse con la criminalità organizzata. Tutto parte dal settembre 2015, quando la famiglia Aliberti fu svegliata all’alba della Dia, su di loro le accuse pesanti di associazioni a delinquere, voto di scambio politico mafioso, concussione e corruzione. Secondo il primo cittadino, tutto nasce dalle “dichiarazioni rese sul Polo Scolastico”, e da esposti presentati dalle forze politiche di opposizione, che non esita a definire “violente”. Da allora, le visite dell’antimafia a Palazzo Mayer sono diventate quasi di routine, e la città sembra essersi assuefatta. Nel frattempo, Aliberti non si scompone e organizza la sua decadenza, che lo avrebbe portato alla ricandidatura per il suo terzo mandato. Un chiaro artifizio ai limiti della legge, che di fatto vieta il trzo mandato. Una Scia negata per una tettoia, una pratica urbanistica chiusa in pochissimi giorni, diversamente da quanto regolarmente accade in città. L’ufficio Avvocatura e la segreteria lavorano braccio a braccio per le delibere necessarie ad accelerare l’iter. Tutto deve chiudersi infatti, entro la metà del secondo mandato, sennò addio sogni di gloria. Purtroppo per lui, le opposizioni, con il Presidente del consiglio in testa e statuti e regolamenti alla mano, si pongono di traverso. Aliberti non cede neanche quando il vice Prefetto Forlenza dichiara illegittima la convocazione del consiglio comunale del 27 novembre, ad opera di Teresa Formisano, che agisce in autonomia nonostante Coppola sia nel pieno delle sue funzioni e poteri. Ennesimo esposto, e la Procura di Nocera Inferiore apre un fascicolo. Si vuole accertare la regolarità delle procedure adoperate dagli uffici coinvolti nel procedimento per la decadenza. Sfumata questa opportuntà, Aliberti passa al piano B e convince una parte dei suoi, compreso il Cotucit, ancora ufficialmente all’opposizione, di dimettersi in massa per ritornare al voto. Servono 13 dimissionari, ma dal notaio se ne presentano 11. E’ l’inizio della crisi. Da questo momento in poi il sindaco perde non solo la possibilità di ripresentarsi alle urne per un terzo mandato, ma anche la leadership incontrastata con la sua maggioranza. Ogni argomento e ogni riunione diventa puntualmente un gioco forza con i suoi. Non riesce più a rimodulare la giunta, dovendo puntualmente “trattare” con i dissidenti. Non finisce qui, perché nonostante i tentativi di sminuire e sorvolare, Aliberti è costretto a cedere ed ammettere che nel novembre 2015 gli ispettori del Mef hanno ispezionato i conti di Palazzo Mayer, evidenziando oltre 20 punti critici su cui il dirigente capo Giacomo Cacchione ancora deve contro dedurre punto per punto. Si contesta l’aumento della spesa corrente, le assunzioni a tempo determinato, la gestione delle partecipate, l’errata retribuzione della segretaria comunale Immacolata di Saia, chiamata a restituire diverse decine di migliaia di euro. ComuneScafatiFULMINE_001A marzo si insedia la commissione d’accesso, che rivolta il Comune come un calzino, lavorando a stretto contatto con gli uomini della Dia. Poi la scure dei revisori dei conti: il pre dissesto. Il Comune infatti sforando la metà dei parametri di riferimento ministeriali, certifica lo stato di deficit strutturale. Dovrebbe presentare un dettagliato piano di riequilibrio economico, ma il previsionale 2016 ne è privo. Questo, almeno ufficialmente, comporta una serie di discordanze con il gruppo Identità Scafatese, che lascia la maggioranza. Su Aliberti si abbattono anche le dimissioni di Raffaele Sicignano, assessore al Bilancio, che aveva sposato le proposte dei tre dissidenti. Sicignano rientrerà poi in giunta, dopo un accordo con il primo cittadino. Non avendo più la maggioranza del 2013, Aliberti rassegna le sue dimissioni aprendo la crisi, che culmina nel grande inciucio con il Cotucit, che passa tra gli alibertiani. Questo però non basta, perché a far passare il documento economico è lo stesso Aliberti, tredicesimo uomo. Poi la rimodulazione della Giunta, che pure scombina il già precario equilibrio tra le fila della sua squadra. Aliberti non avrebbe mantenuto fede alle promesse fatte prima del voto al bilancio, lasciando sul campo di “battaglia” almeno altri tre scontenti e l’Acse è ancora senza cda. Entrambe le partecipate, così come anche il Piano di Zona, sono fortemente interessate dalle verifiche della commissione d’accesso e dell’antimafia. In tutto questo, il naufragio del Polo Scolastico, lo stallo del Puc, il fallimento del Pip e le dimissioni del presidente della Scafati Sviluppo Antonio Mariniello. Sulla stessa società, che sta portando a termine il progetto Ex Copmes, un’istanza di fallimento in udienza a settembre. Poi il proiettile recapitato al presidente del consiglio Pasquale Coppola, e il clima incandescente, quasi da stadio, che accompagna i consigli comunali. Segni palpabili dello stato di tensione in cui vive la città, e che oggi, dopo l’ennesima “sveglia” all’alba, attende ancora di conoscere quale sia il suo destino. E se questo sia oramai inevitabilmente segnato.

ROBERTO BARCHIESI VERSO LE DIMISSIONI

2-roberto-barchiesi-300x336Roberto Barchiesi agli amici è apparso provato, preannunciando anche le sue dimissioni. Il suo nome compare in quelle pagine di verbali riempite dalle dichiarazioni di Alfonso Loreto, tra cui: “Carlucciello è quella persona di cui vi ho parlato a proposito del primo pestaggio a Roberto Barchiesi, consigliere comunale”. Secondo Loreto sarebbero due i pestaggi ai danni del consigliere comunale di maggioranza. Il pentito per un periodo di tempo è stato vicino alla famiglia Barchiesi, avendo sposato la nipote, da cui ha avuto una bambina.  Un matrimonio finito però da tempo, tanto che oggi l’ex moglie ha anche rifiutato il programma di protezione, spiegando di non aver più nulla da condividere, se non la bambina, con il Loreto. “Mia nipote è separata da questo signore dalla fine del 2012 inizio 2013. A partire da quella data mia nipote e la figlia vivono a casa della madre, mia sorella. Come è ampiamente dimostrabile – spiegava pubblicamente Barchiesi nel marzo scorso – “Da allora, e sottolineo da allora, i miei rapporti con questo signore si sono interrotti, nonostante che prima della separazione di mia nipote fossero rapporti puramente formali, mai frequentazione abituale. Nella mia qualità di amministrazione pro-tempore non ho mai, e ripeto mai, favorito interessi illeciti e camorristici, come è ampiamente dimostrabile”. Oggi invece il suo nome è finito nel registro degli indagati. Politicamente Barchiesi, seppur a pieno titolo in maggioranza, non è però annoverato tra i fedelissimi alibertiani, anzi, più volte avrebbe mostrato di agire secondo propria convinzione. E’ stato lui, con Stefano Cirillo, Pasquale De Quattro ed Alfonso Carotenuto, tra i fautori della mancata decadenza del primo cittadino, e sempre lui è stato per un periodo vicino al gruppo dei dissidenti Identità Scafatese, fino al passo indietro e alla decisione di votare il bilancio, salvando di fatto l’amministrazione comunale dal commissariamento. Nel marzo 2014 il “giallo” delle dimissioni, prima protocollate e poi ritirate, dopo un ricorso al Tar. “Non c’è mai stata da parte mia alcuna volontà di dimettermi dalla carica di consigliere comunale, bensì quella di autosospendermi momentaneamente, per motivi di salute. Lo scopo era di evitare la decadenza” si giustificò il civico eletto nella lista Grande Scafati. Pronto a scendere in campo Espedito De Marino, già assessore alla scuola in questo mandato sindacale, primo non eletto. Già (quasi) senza maggioranza, Pasquale Aliberti con le dimissioni di Barchiesi rischia di perdere una pedina fondamentale per la sua squadra, che si regge sui voti del Cotucit. De Marino infatti non ha mai gradito il modo con cui il sindaco lo ha estromesso dalla giunta, e non ha mai fatto segreto di voler passare in minoranza nel momento in cui dovesse subentrare in consiglio comunale.

LE OPPOSIZIONI INCALZANO: “DIMISSIONI SUBITO”

2- opposizioneLe contestazioni mosse dalla DDA di Salerno, in particolare il 416 ter – scambio politico mafioso, confermano non solo le indagini culminate nel blitz del 18 settembre, ma tutti i sospetti e dubbi: la camorra è dentro la macchina comunale e ne ha condizionato la gestione – così Marco Cucurachi, Pd – La dignità e la responsabilità imporrebbero le dimissioni, ma temo che questo sindaco ci porterà al baratro insieme con i suoi sodali. Ci sarà lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni malavitose e Scafati avrà perso ancora una volta”. Sulla stessa scia anche Cristoforo Salvati, capogruppo Fdi: “Le perquisizioni di ieri mattina a Scafati a carico di imprenditori e politici legati all’amministrazione Aliberti-bis, oltre a dimostrare che esiste nella nostra Città un “sistema politico-imprenditoriale” che gestisce i consensi in maniera illecita e che strizza l’occhio alla Camorra, suscita sdegno e una seria preoccupazione anche sul piano della legittimità del voto delle amministrative del 2013. Pur rimanendo garantisti –aggiunge Salvati – resta ferma la nostra condanna definitiva su piano politico del metodo seguito dei consensi e dell’indirizzo politico e gestionale della cosa pubblica della nostra Città, che assurge continuamente agli onori della cronaca giudiziaria nazionale senza che il principale autore, tra sceneggiate varie comprenda di rassegnare debitamente ed incondizionatamente le dimissioni”. Chiedono un passo indietro del primo cittadino anche gli attivisti di Scafati in Movimento. “A questo punto meglio un commissario che continuare ad avere la città sulle prime pagine dei giornali o avere esponenti politici continuamente indagati dalla magistratura, si difendano dalle accuse o attendano il corso delle indagini da semplici cittadini e non da amministratori impegnati nella res publica – spiegano i grillini – Ci auguriamo le dimissioni immediate di tutti in segno di rispetto della città non di colpevolezza. Sono troppo gravi le accuse e troppi gli episodi che vedono questa amministrazione protagonista in negativo”.

 




Scafati. Cotucit in maggioranza, il si degli alibertiani. Verso le larghe intese

Di Adriano Falanga

Si fanno i conti a Palazzo Mayer. E non sono solo quelli del ragioniere capo Giacomo Cacchione, per cercare di risanare un bilancio in pre dissesto. Si cercano voti per una nuova maggioranza, dopo l’uscita di Identità Scafatese dei consiglieri Stefano Cirillo, Daniela Ugliano e Bruno Pagano. Le voci di corridoio si rincorrono e sono sempre piuttosto confuse e discordanti. C’è chi vede il ritorno del figliol prodigo Pagano, ma l’interessato smentisce. C’è chi vede già siglato un patto con Pasquale Vitiello e Pasquale Coppola, ma quest’ultimo chiarisce: “abbiamo chiesto un incontro istituzionale, con tutta la maggioranza”. Alfonso Carotenuto resta in bilico, ma è pur vero che se fossero state rose, avrebbe già protocollato le dimissioni. Mimmo Casciello giura che non voterà il Consuntivo, ma non spiega il perché, e questo lo tiene ancora confinato nella schiera degli indecisi. La situazione è più delineata tra le fila della minoranza, con il Cotucit che scalpita, e già assapora l’idea di amministrare, magari attraverso un probabile assessorato. Le dimissioni di Pasquale Aliberti del resto hanno certamente aperto un nuovo scenario, un gesto che Michele Raviotta mostra di aver gradito, e si dice pronto a votare anche un bilancio frutto non della sua amministrazione, pur di consolidare la sua idea di politiche sociali. Resta anche da capire cosa resta da spendere, con un bilancio in rosso e sull’orlo del fallimento. Chiaramente, questo sarà materia di accordo tra le parti. Salgono le quotazioni per il sì di Angelo Matrone, pressato dai fedelissimi. Il giovane consigliere di Fdi negli ultimi mesi è stato tra i più feroci oppositori dell’esecutivo Aliberti, arrivando a chiedere le dimissioni dell’assessore alla Sicurezza Antonio Pignataro (oggi passato al Commercio) per la questione videosorveglianza. Nel previsionale 2016 i centomila euro previsti in un primo momento per le nuove videocamere di sorveglianza sono stati stralciati, in favore del fondo di riserva potenziale, come chiesto dai Revisori dei Conti. Certamente sono giorni concitati, e i cellulari dei titubanti e delle possibili new entry sono incandescenti, a farli squillare Teresa Formisano, Brigida Marra, Nicola Acanfora e Giancarlo Fele, tessitori delle trame di una nuova squadra di governo.

3-barchiesi carotenutoResta poi da capire come la prenderanno Roberto Barchiesi e Alfonso Carotenuto, che pubblicamente e in più riprese hanno sempre dichiarato che un’altra maggioranza possibile oltre quella uscita dalle urne non esiste. Il dibattitto su Raviotta in maggioranza è entrato già da tempo, intensificandosi durante le elezioni regionali del 2015, e ritornando prepotentemente attuale nel dicembre scorso, quando sia lui che il collega Filippo Quartucci avevano sposato, e sostenuto, il terzo mandato di Pasquale Aliberti, passando attraverso la decadenza prima e le dimissioni anticipate dopo. “Questa maggioranza, uscita dalle urne, è forte e coesa e non necessita di rinforzi esterni. Rispettiamo la volontà degli elettori. Se hanno voluto questo è giusto che questa sia – spiegava Alfonso Carotenuto nell’aprile dell’anno scorso – Se qualcuno pensa di approfittare e speculare per proprio tornaconto creando artatamente disdicevoli dicerie su questa maggioranza si sbaglia e questo da quanto mi risulta non è solo il mio pensiero”. Di contro, Teresa Formisano e Brigida Marra hanno sempre dimostrato apertura. “Quest’amministrazione è sempre stata aperta al confronto – spiegava la capogruppo di Forza Italia – è chiaro però che chiunque deciderà di sostenere il nostro progetto politico dovrà allinearsi in toto alle posizioni della maggioranza”. Sempre durante la fase Decadenza del dicembre scorso, anche Brigida Marra non negò di gradire Raviotta in maggioranza. “Per quanto mi riguarda, hanno sempre avuto un comportamento corretto verso la maggioranza, per quale motivo non potrebbero farne parte? Solo perché sono stati eletti in minoranza?”. Poi rafforzava il suo pensiero: “Se Coppola e Pasquale Vitiello, pur essendo stati eletti all’interno della coalizione di Aliberti oggi si sono messi a capo dell’opposizione, non vedo perché non dovrebbero stare con noi Raviotta e Quartucci, che sostengono l‘operato di questa amministrazione”. Da allora sono passati sei mesi, ma il ragionamento è ancora attualissimo.

PESA L’INCOGNITA COMMISSARI , VOTO ANTICIPATO: CHI CI CREDE?

3-palazzo mayerA tre anni esatti dalla sua rielezione, Pasquale Aliberti si gioca il tutto e per tutto della sua carriera istituzionale, con indosso la fascia di primo cittadino di Scafati. Il Prefetto il 31 maggio gli ha concesso venti giorni per votare il Bilancio, una prima seduta consiliare è andata deserta e senza maggioranza, rischia di andare deserta anche la fissata seduta dell’8 giungo. Entro il 20 dovrà poi trovare i numeri per votare entrambi i bilanci: Rendiconto 2015 e Previsionale 2016. Sulle spalle le dimissioni già protocollate mercoledi scorso, e anche qui la legge gli concede venti giorni per poterle ritirare, prima che diventino irrevocabili. Non basta, perché nello stesso periodo scadranno anche i primi tre mesi di insediamento della commissione d’accesso prefettizia (22 giugno) e ancora non è chiaro cosa faranno i commissari guidati dal vice prefetto Vincenzo Amendola. Richiesta di scioglimento, archiviazione del tutto oppure, cosa più probabile, si concederanno un’ulteriore proroga di tre mesi? L’opposizione resta a guardare, in attesa di capire quale sarà la nuova maggioranza, perché al voto anticipato in realtà non ci crede nessuno. Non ancora. La città pure attende risposte, e le attende non solo dal suo primo cittadino dimissionario, ma anche dalla stessa commissione d’accesso e dalla Procura Antimafia che pure indaga serratamente sugli intrecci politici dei corridoi di Palazzo di Città, dal settembre 2015. Nove mesi di dubbi, accuse, difese, denunce, smentite, titoloni, locandine di quotidiani, chiacchiere da bar, che sicuramente non fanno bene a nessuno, perché alla fine chi ci rimette, è sempre la città. Nell’immagine, nell’orgoglio e nella dignità.




Scafati. Il dossier del Mef scatena la bufera. Manca ancora un cd. Aliberti scrive alla città

Di Adriano Falanga

E’ bufera politica dopo la diffusione del dossier del Ministero Delle Finanze. Gli ispettori hanno usato una scure pesante sui conti di Palazzo Mayer, definendo “non attendibili” i bilanci dal 2010 al 2014, numeri e dati scritti in maniera tale da far emergere una situazione diversa da quella che sarebbe stata riscontrata. Non solo, confermate anche le accuse delle opposizioni sulle illegittimità delle nomine dei dirigenti a tempo determinato, evidenziate incongruenze nei rapporti con le partecipate e sottolineata le necessità di restituire somme indebitamente corrisposte alla segretaria comunale Immacolata di Saia e alla Polizia Municipale. Un’ispezione durata due mesi, e la cui relazione, notificata nel marzo scorso, è stata tenuta “secretata” dall’ufficio finanziario e nascosta al consiglio comunale, fino a che non è nata la polemica, molto aspra, tra consiglieri di opposizione e il dirigente Giacomo Cacchione. Se ne parlerà stasera i consiglio comunale, dopo che il dossier, o meglio, parte di esso, è stato consegnato ai consiglieri comunali soltanto l’altro ieri. Due giorni per approfondire quattro capitoli in oltre 130 pagine. Un dossier tenuto nascosto anche alla stessa maggioranza e alla riunione di mercoledì sera neanche se ne è parlato. Nessuna discussione, assente per l’occasione sia il sindaco che il vice Giancarlo Fele e il dirigente Cacchione, oramai finito nella bufera totale. Tutto rimandato a questa sera, anche se Pasquale Aliberti prova a giustificare la sua posizione, scrivendo una lettera aperta alla città. Un periodo difficile per la tenuta dell’amministrazione comunale, da settembre sotto indagine dell’antimafia e dal mese scorso anche dalla commissione d’accesso. Una maggioranza che stenta a compattarsi, tra malumori e defezioni. Resistono nei panni del “soldato Ryan” solo pochi alibertiani, capitanati da Teresa Formisano e Brigida Marra. Sarà tempesta stasera, si parte con la discussione della relazione del Mef, poi l’approvazione (non certo facile) delle nuove tariffe della Tari 2016, passando per il “mistero” della Scafati Solidale, con le dimissioni fresche del cda e il ritiro dell’approvazione del nuovo statuto, per la terza volta. Intanto, alla relazione pare esserci allegato anche un cd con dentro “elenco rilievi e osservazioni” che non sarebbe stato trasmesso ai consiglieri comunali. Marco Cucurachi scrive ai colleghi consiglieri e anche alla segretaria comunale, che in serata risponde, sollecitando tramite missiva interna il ragioniere capo alla trasmissione di tutto il materiale necessario e propedeutico alla discussione in consiglio comunale. L’esponente del Pd tira dritto e non concede sconti: “chiedo l’immediata integrazione della documentazione, confidando che la mancata trasmissione del cd sia imputabile ad un mero errore del dirigente, diversamente, il suo comportamento risulta essere, ancora una volta, di intralcio al ruolo di controllo riservato ai consiglieri comunali”.

ALIBERTI SCRIVE ALLA CITTA’: “FIERI DI CIO’ CHE ABBIAMO FATTO”

1-maggioranzaTira dritto il sindaco Pasquale Aliberti, e incassato il colpo post relazione Mef, rilancia accusando la sua opposizione, in una lettera aperta alla città. “ Quando mi avete eletto per la prima volta Sindaco della nostra Città, orgoglioso del ruolo che mi avevate concesso, ho lavorato da subito assieme alle mie amministrazioni per cambiare il volto di questa Città. Un lavoro che mai mi sarei aspettato fosse così duro visto il dissesto economico in cui versava il Comune prima della mia elezione: abbiamo ereditato un deficit strutturale enorme. Trovai un’anticipazione di cassa di ben 9 milioni di euro, residui attivi (soldi da riscuotere e mai riscossi) per più di 20 milioni di euro a causa una gestione superficiale delle entrate da parte di chi mi aveva preceduto, imposte e ruolo TARSU che non venivano inviate ai cittadini in modo regolare in previsione della imminente campagna elettorale e addirittura i fondi vincolati della 219 utilizzati in modo illegittimo –ricorda Aliberti – Abbiamo provato a riportare i conti in ordine, pur davanti ad un momento economico difficile per tutto il Paese Italia e talvolta, a malincuore, dovendo per colpa di quella gestione scellerata del passato, vessare voi cittadini, facendo anche una scelta <<non politica>>. Ci siamo presi le nostre responsabilità nell’interesse della Città e di certo mai soldi non dovuti sono finiti nelle nostre tasche. Questo ha determinato un’anticipazione di cassa ridotta a 3 milioni di euro e residui attivi stabili. Siamo andati in anticipazione di cassa perché la Regione lo scorso anno non ha mantenuto gli accordi sui fondi, sopperendo agli stessi con le casse comunali: abbiamo prodotto opere, Politiche Sociali, Cultura e garantito il funzionamento di una macchina comunale che dovrebbe avere almeno altre cento unità, attraverso i Progetti Obiettivo che hanno permesso il potenziamento di servizi e migliorato la Città. Tutto anche con l’aiuto di quei Dirigenti che il MEF ci contesta, gli stessi sui quali la Corte dei Conti invece si era espressa in positivo a suo tempo – spiega ancora il primo cittadino – Davvero incoerente che queste vicende vengano strumentalizzate proprio da quella parte di opposizione che ha governato con noi per i primi cinque anni a alla quale la Corte dei Conti contesta le stesse cose; strano che arrivino anche da chi ha governato prima di noi e determinato il dissesto economico del Comune. Quello che abbiamo realizzato è sotto gli occhi di tutti. Gli altri hanno prodotto solo sfascio (vedi la ex Copmes, svenduta, un debito agli imprenditori di circa 2 milioni di euro; il contenzioso idrico costato circa 3 milioni di euro; e il mancato incasso degli oneri di urbanizzazione che tutti ricorderanno). A loro viene noi contestiamo l’arricchimento personale o di gruppi economico-finanziari, a noi contestano l’iperattività nella gestione e scusate se ne siamo fieri”.




Scafati. Gli ispettori del Mef: “Di Saia restituisca centomila euro”. Bilanci non attendibili e nomine illegittime

Di Adriano Falanga

Dovrà restituire circa centomila euro di somme illegittimamente percepite, la segretaria comunale Immacolata Di Saia, secondo quanto relazionato dagli ispettori del Mef. Messo alle strette, il primo cittadino ha autorizzato il dirigente Giacomo Cacchione alla trasmissione del dossier redatto dagli ispettori del Ministero delle Finanze a seguito di un accertamento eseguito dal settembre al novembre 2015. “Emergono vicende preoccupanti in merito alla gestione del bilancio e dei conti da parte dell’attuale amministrazione, vicende che riguardano nomine, debiti, giochi contabili e che approfondiremo nei prossimi giorni – fanno sapere i consiglieri del Pd Marco Cucurachi e Michele Grimaldi – La prima bugia di Pasquale Aliberti è contenuta già sulla copertina: risulta, infatti, essere stata notificata al Comune 22 Marzo, mentre il Sindaco nel consiglio comunale del 13 Aprile aveva sostenuto fosse giunta solo qualche giorno prima”. Il dossier è diviso in 4 capitoli, si va dall’analisi dei conti alla spesa per il personale e rapporti con le partecipate. La verifica ha preso in esame il periodo 2010-2014. “Dall’analisi dei bilanci è risultato, in primo luogo, l’esistenza di una situazione di sofferenza finanziaria caratterizzata da una cronica mancanza di liquidità – scrivono gli ispettori Cesare Carassai e Gianpiero Fortino – che ha causato probabilmente alcune gravi irregolarità”. I bilanci esaminati vengono considerati come “non attendibili”. Passando alla voce “personale” gli ispettori hanno analizzato le posizioni contrattuali dei dirigenti, arrivando a giudicare illegittime quelle a tempo determinato (tra cui lo stesso ragioniere capo Cacchione) in quanto la normativa prevede di norma il concorso pubblico per esami per talune posizioni. Non solo, i contratti potevano essere rinnovati una sola volta, e non per tre volte consecutive. Gli ispettori hanno sottolineato il come le assunzioni a tempo determinato siano stata individuate dai vertici politici come “unica modalità per assumere i dirigenti”, un criterio che mina anche l’autonomia del dirigente rispetto al sindaco, venendosi a creare gioco forza un rapporto di soggezione. Come lo stesso Cacchione avrebbe confermato, suo malgrado, quando sotto pressione dei consiglieri di minoranza si sarebbe rifiutato di consegnare il dossier dicendo: “non mettetemi in difficoltà”. Infine, avrebbe percepito somme non dovute la segretaria generale dell’Ente, Immacolata Di Saia. Gli ispettori hanno riscontrato palesi difficoltà a leggere e capire le diverse “voci” sulla sua busta paga. Alla fine, dopo una lunga e non semplice verifica hanno determinato in circa 100 mila euro le somme incassate e non dovutegli, nel dettaglio: 67.200 euro come conguaglio per il pregresso maturato non dovuto, e 31.200 quale galleggiamento illegittimamente azionato. “L’illegittimità di tali operazioni può essere configurata come ipoteticamente produttiva di danni all’erario” concludono gli ispettori. Palazzo Mayer dovrà adesso produrre i necessari provvedimenti ed interventi, e inviarli, oltre che alla Ragioneria Generale dello Stato, anche alla Procura Regionale della Corte dei Conti.

 




Scafati. “Meritavo più di altri il posto in giunta”, si sfoga Casciello. Nuovi equilibri in maggioranza

Di Adriano Falanga

Molti gli argomenti, alcuni anche piuttosto importanti, quelli votati nel corso del consiglio comunale di mercoledi sera. Emergono però due dati politici interessanti, il primo è relativo ad una opposizione molto blanda, poco incisiva nelle “arringhe” contro il primo cittadino, nonostante alla vigilia tutto lasciava presagire ad un aspro confronto sui temi caldi che accompagnano Palazzo Mayer in queste settimane. Da Fdi presente solo Mario Santocchio, assente però nel momento in cui Pasquale Aliberti ha riferito sull’insediamento della commissione d’accesso. “Ho fatto tardi” si giustificherà. Ci ha provato il Partito Democratico, incalzando su Ex Copmes e dossier degli ispettori del Mef, per tutto il resto, si concorda che la sala consiliare “non è un’aula di Tribunale”. Insomma, i toni rissosi della decadenza sono stati accantonati, e questo non è detto sia un male. In aula è apparsa una maggioranza tranquilla, e chi si aspettava colpi di scena da quella fetta di consiglieri meno “alibertiani di ferro” è rimasto deluso. In realtà non è esattamente così, e l’assenza di Mimmo Casciello, voluta e non certo causale, è un chiaro segnale di ciò che accade, a cui va necessariamente abbinata la nascita del gruppo Identità Scafatese. Ciò non è indice di una maggioranza in crisi, ma espressione di mutati equilibri interni. Allo stato di fatto, e dopo la fase decadenza, la squadra di consiglieri alibertiani si potrebbe sintetizzare come unione di tante individualità diverse, o meglio, uno vale uno. Questo è un dato che va a rafforzare la giunta e soprattutto il primo cittadino. E sarebbe questo il motivo per cui Stefano Cirillo e Bruno Pagano, entrambi ad un passo dall’uscire fuori dalla squadra, hanno deciso, con Daniela Ugliano, di fare squadra (in foto).

pagano cirillo uglianoI tre avrebbero chiesto al sindaco meno tatticismi e più azione. Ed hanno capito che il messaggio per essere compreso ha bisogno di forza. Un segnale preciso, come a dire: ci siamo anche noi adesso. E diversamente da quello che è sembrato nell’aula consiliare, il gruppo non è di quelli accondiscendi a prescindere, e il loro voto non è scontato. Bravo è stato Aliberti quando ha capito che i tre “identici scafatesi” avevano intenzione di non votare il nuovo Statuto di Scafati Solidale, e dopo una trattativa con i suoi consiglieri ha deciso di ritirare l’argomento, salvando capra e cavoli, e no lasciando trasparire nessun malumore. Casciello invece si è auto sospeso dall’essere generale di truppa. Il consigliere di Cappella si definisce un “eremita politico” a dimostrazione del suo volontario isolamento. “In prima linea continuo ad esserlo nei confronti dei bisogni della Città. Un impegno quotidiano ed incessante che svolgo gratis, avendo rinunciato per mia volontà ad ogni indennità di carica, per l’amore smisurato che nutro verso città – le parole di Casciello – altra cosa invece, sono le dinamiche interne a questa maggioranza, a cui ho dimostrato con senso di maturità di saper accantonare ogni mia velleità personale, in favore dell’unità di una squadra. Primo di sette liste, il ruolo di Assessore l’avrei meritato prima di molti altri.  Un’amarezza, seppur profonda, che non farà mai però venir meno il mio sostegno, al programma Orgogliosi di Scafati”. Rassicura che non è una presa di distanza, ma dalle sue parole traspare certamente una delusione per come sono andate alcune dinamiche, soprattutto la rimodulazione della giunta, che lo ha lasciato fuori per la terza volta, e non solo, anche la distribuzione delle deleghe ai consiglieri comunali lo ha lasciato deluso. Il messaggio è chiaro, nessuna polemica politica, anche in virtù del delicato momento che vive l’amministrazione, ma da Cirillo, Pagano, Ugliano, Casciello e certamente qualcun altro ancora arriva la dimostrazione che qualcosa è cambiato. E il voto al Bilancio è vicino.




Scafati. Commissione d’accesso, evitato lo scontro in consiglio comunale. Scafati Solidale, fumata grigia

Di Adriano Falanga

È stranamente un consiglio comunale sotto tono, forse atipico rispetto a quanto offerto negli ultimi mesi. Si comincia già con oltre mezz’ora di ritardo, quando dai banchi della minoranza è presente solo il Pd. Tra le file della maggioranza pesano le assenze di Mimmo Casciello e Bruno Pagano (arriverà due ore dopo). Il primo, dopo aver visto sfumare il desiderio di sedere in giunta, ha assunto una posizione defilata, seppur non polemica, rispetto ai suoi colleghi. Insomma, da generale della truppa alibertiana si è auto declassato a soldato semplice. Bruno Pagano, sul punto di dichiararsi indipendente, ha deciso di darsi una seconda chance, aderendo al gruppo Identità Scafatese con Daniela Ugliano e Stefano Cirillo. È rimasto deluso chi si aspettava lo “scontro” sui temi caldi delle ultime settimane, quali l’insediamento della commissione d’accesso, le indagini dell’antimafia, le dimissioni poi respinte del comandante della Polizia Municipale, le dimissioni di Antonio Mariniello dalla guida della Scafati Sviluppo. Quasi a dimostrare come una fetta di minoranza ha a piacere più la polemica mediatica che il confronto vero e serrato in aula consiliare. Perché a pressare il sindaco di riferire sull’insediamento della commissione sono stati proprio i consiglieri di opposizione, arrivando anche a chiedere un apposito ordine del giorno. Richiesta che non ha avuto poi seguito e il sindaco ha semplicemente riferito in aula, tra assenze e scarsa attenzione, quando si è insediata la commissione e dai chi questa fosse composta. Nessun ulteriore dettaglio, anche perché sul protocollo depositato dai commissari non sembrano essere indicate motivazioni, “noi siamo sereni e sicuri del nostro operato” chiosa Aliberti. Prova ad accendere la miccia Marco Cucurachi, interpellando il prima cittadino sullo stato di salute della Scafati Sviluppo e del progetto di deindustrializzazione della Ex Copmes. “Vogliamo capire il perché delle dimissioni di Mariniello, anche a seguito della mancata copertura finanziaria come ha anche chiarito l’Anac, dopo il forte ridimensionamento del progetto, oggi in forte ritardo e dopo la revoca dell’amministratore delegato Mario Ametrano con provvedimento del’Anac – insiste Cucurachi – vogliamo capire anche perché il responsabile dell’anticorruzione Giacomo Cacchione, non ha ancora formalizzato la revoca come imposto dalla delibera di Cantone”. Aliberti replica ricordando che il progetto, seppur ridimensionato, è in dirittura d’arrivo. Il lotto C è terminato e pronto per la consegna, mentre il lotto B sarà terminato entro il 30 aprile. Sulla mancata revoca di Ametrano da parte di Cacchione chiarisce “è in atto una corrispondenza tra il dirigente e l’Anac per dei chiarimenti”. Deluso Cucurachi “sindaco non mi ha risposto sul perché il dottor Mariniello ha rassegnato le dimissioni e non mi ha chiarito la questione del finanziamento”.  A seguire, il consiglio comunale  approva la mozione presentata dal PD sul contrasto alla ludopatia, approvata anche l’adesione alla Stazione Unica Appaltante, che dovrebbe dare il via alla realizzazione del primo stralcio del Polo Scolastico. Infine, si nega il cambio della destinazione d’uso dell’ex liceo scientifico, cosi come chiesto dalla Provincia, che vorrebbe venderne una parte ai privati, “non saremo loro complici, che vendono scuole per farne appartamenti” spiega il primo cittadino.  Si nega anche il permesso per realizzare ulteriori cinque aule presso la sede centrale di via Niglio: “operazione possibile solo con un aumento della volumetria totale ad almeno 15 mila metri quadri” spiega l’assessore all’urbanistica Nicola Acanfora.

NUOVO STATUTO PER SCAFATI SOLIDALE, ANCORA UN RINVIO

1-scafati-solidaleNuovo statuto dell’Istituzione Scafati Solidale, altro rinvio dopo che una prima bozza di revisione è stata ritirata prima di essere votata in consiglio comunale, ad ottobre 2015. Una netta sforbiciata di ruoli e competenze, portata avanti dal cda dell’ente, ad oggi “sospeso” de facto dopo la revoca dell’Anac del presidente Andrea Granata. Tra i promotori Luca Celiberti. “A seguito delle ripetute e motivate sollecitazioni del collegio dei Revisori dei Conti, a quattro mani con l’ex direttore Vittorio Minneci e soprattutto con la supervisione periodica del ragioniere capo Giacomo Cacchione, il CDA ha proceduto in oltre tre mesi di lavoro a modificare, aggiornare, adeguare, correggere e migliorare lo statuto della Istituzione della Scafati Solidale” spiega Celiberti. “Lavoro resosi necessario per trasformare uno strumento nato e pensato come regolamento di una partecipata, ma poi rivelatosi errato, poiché l’istituzione di fatto partecipata non lo è mai stata – aggiunge l’ex consigliere comunale – si sono eliminate tutte le discrasie amministrative, le sovrapposizioni di ruoli tra il CDA è il Direttore. Si sono stabili i compiti e le funzioni di ognuno, cioè chi fa chi è chi fa cosa, ma soprattutto personalmente ho proceduto alla eliminazione di tutti quei paragrafi finanziari “pericolosi” e contrastanti con la realtà, come ad esempio la tenuta di un bilancio proprio, la disponibilità di acquisti in contanti e così via”. Insomma, lo snellimento dello statuto sarebbe orientato a ribadire la natura di “Istituzione” dell’ente, chiarendo bene che questa non è una società partecipata. E la differenza non è da poco, in primis si viene incontro alle osservazioni dei Revisori, che nel parere al Bilancio di previsione 2015 avevano evidenziato proprio la mancanza del Bilancio della Scafati Solidale. Da qui la scelta di sforbiciare lo Statuto, evitando le voci equivoche. La sua natura di Istituzione infatti la rende più simile (gestionalmente) ad un’associazione che ad una partecipata. Niente obbligo di Bilancio e nessuna bacheca digitale. Non male, per una struttura che si occupa di servizi sociali e che pesa sul bilancio comunale per circa 600 mila euro (previsione 2015). “Ringrazio tutti gli attori che hanno contribuito, nonché il consiglio comunale – conclude Luca Celiberti – spero che lo strumento approvato riporti la Solidale più vicino alla realtà e di conseguenza più vicino ai cittadini”. Una differenza tra lo Statuto presentato ad Ottobre e quello in aula ieri sera c’è, ed è relativa ai gettoni di presenza percepiti dai componenti del cda. Celiberti in prima battuta parificò il rimborso dovuto al presidente con quello dei componenti del cda, 30 euro per tutti. Oggi la commissione ha invece ratificato uno statuto che lascia questa voce com’era prima: 15 euro a seduta per i componenti e 30 per il presidente”. Con buona pace di Celiberti.

 




Scafati. Cucurachi: “L’arrivo della Dia sugella il fallimento di Aliberti”

Di Adriano Falanga

“Ho sempre detto che a Scafati abbiamo il Sindaco eletto: Aliberti, e il Sindaco di fatto: Di Saia. Se il Sindaco avesse rimosso dall’incarico la segretaria comunale, avrebbe dato un grande segno tangibile di legalità”. E’ questo lo scenario politico amministrativo sintetizzato da Marco Cucurachi. Il consigliere del Partito Democratico e presidente della commissione Garanzia, ha condiviso con Cronache alcune riflessioni.

Tra commissione d’accesso e indagini della Dia, lei che idea si è fatto? Trova concreta l’ombra dello scioglimento? Temo di sì, ma spero di no in qualità di cittadino e di amministratore comunale. Sono garantista fino al terzo grado di giudizio, per cui non mi pronuncio sulla colpevolezza o meno degli indagati. Se, però, il Prefetto ha nominato una Commissione di Accesso per valutare se esistono condizionamenti nella gestione della cosa pubblica, il quadro si complica.

Quali le colpe di questa amministrazione? Per me le colpe sono solo ed esclusivamente politiche. Come ho sempre detto l’arrivo della DIA a Scafati ha suggellato il fallimento della politica di Aliberti, fatta di proclami, di annunci, di fumo negli occhi e di obiettivi non raggiunti. Basti pensare al Polo Scolastico, opera da 10 milioni di euro, bloccata con un sito adibito a discarica, al PIP, anch’esso bloccato per un debito di circa 13 milioni di euro per espropri sbagliati per i quali il Comune è stato condannato in via definitiva, la reindustrializzazione dell’area ex Copmes, anch’essa bloccata e stiamo parlando di un’opera da 20 milioni di euro, l’ospedale chiuso da 5 anni dall’amministrazione Caldoro, la rete fognaria inesistente, l’utilizzo clientelare dei Fondi Più Europa con sottrazione di 4 milioni alla riqualificazione del Centro storico, il PUC bocciato dalla Provincia di Salerno per gravi irregolarità.

Senza gli esposti dell’opposizione, crede che sarebbe comunque successo tutto ciò? L’opposizione fa il ruolo che le è stato conferito dal popolo e cioè vigilare e controllare sulla corretta gestione della cosa pubblica. Aliberti non faccia la vittima, anche perché ci sono delle notizie preoccupanti circa le collusioni criminali, non certo frutto dell’attività dell’opposizione e mi riferisco alla tangente di 50 mila euro pagata ai Ridosso per l’appalto dei parcheggi AIPA dal suo super consulente, nonché sostenitore nelle due campagne elettorali del 2008 e del 2013, Aurelio Voccia De Felice e al pentimento del figlio di Pasquale Loreto.

Lo stallo alla Scafati Solidale, la mancata nomina degli organi di controllo e valutazione, le dimissioni di Mariniello dalla Scafati Sviluppo, poi lo scontro tra la polizia municipale e l’assessore Chirico. Cosa sta accadendo?

Rientra tutto nel fallimento politico ed ora che la questione è all’attenzione degli inquirenti e della Commissione, stanno scappando tutti per paura che si possano abbattere su di loro conseguenze catastrofiche.

1-Pasquale-AlibertiStasera consiglio comunale, Aliberti dovrebbe riferire in aula? Dovrà rendere una comunicazione istituzionale sull’arrivo della Commissione d’accesso a Scafati e basta, non deve fare un’arringa difensiva, quella la faranno i suoi valenti avvocati nelle sedi competenti. Il Consiglio Comunale è il luogo massimo di partecipazione democratica di una Città e spesso è stato mortificato e violentato con attacchi e questioni personali, che non interessano ai cittadini.

Sarà lei il candidato sindaco del Partito Democratico? Sono sicuro che il Partito Democratico sceglierà il candidato migliore, chiunque esso sia, per le prossime elezioni amministrative, tenendo presente l’attività che è stata messa in campo, l’impegno profuso, le battaglie fatte, le proposte avanzate, le iniziative portate avanti per la Città. Auspico l’unità e il grande senso di responsabilità da parte di tutti i dirigenti di partito locali e territoriali per giungere all’impegno elettorale con una squadra forte, compatta e coesa che sicuramente farà la differenza.




Scafati Sviluppo: Mariniello minimizza, Aliberti tace e Cucurachi affonda

Di Adriano Falanga

Le dimissioni non passano mai inosservate se poi a rassegnarle è il presidente della Scafati Sviluppo, società partecipata che porta avanti il progetto di reindustrializzazione Ex Copmes da quasi venti milioni di euro, il caso è bello e servito. Antonio Mariniello lascia la presidenza nel momento in cui la società sta completando l’assegnazione del lotto A, e si appresta ad iniziare il lotto B. “Sarà fatto in questi giorni e può darsi pure che sia io a firmare i primi atti perché resto in carica fino alla prossima Assemblea che ho convocato per il giorno 14” spiega il noto medico scafatese, già vice sindaco con la giunta Bottoni. “Con assoluta franchezza devo dire che le motivazioni sono assolutamente di ordine lavorativo, non raccapezzandoci più noi medici in questi meandri della burocrazia – conferma Mariniello – Avevo preannunciato al Sindaco tale mia decisione già un mese fa e ci siamo chiariti in grande sintonia. Nessuno screzio”. Sarà pure così, ma Pasquale Aliberti è piuttosto laconico: “le scelte di vita, o quelle professionali, non si commentano”. Vacilla la società che oltre alla Ex Copmes non ha altre commesse, e che ha sul groppone diverse centinaia di migliaia di euro di debiti di gestione pregressi. E’ comunque un terremoto che continua a scuotere l’amministrazione, dopo che l’Anac ha revocato la nomina dell’amministratore delegato Mario Amitrano, e c’è chi giura che presto seguiranno le dimissioni anche di altri componenti. Oltre al presidente e all’a.d, il cda vede la presenza di Emanuele De Vivo, Bartolomeo D’Aniello e Il comandante dei vigili urbani Alfredo D’Ambruoso. Collegio Revisori presidente Massimiliano Granata, componenti Assia Tufano e Catello Casciello. Revisore: Ferdinando Voccia. Ha una interpretazione tutta politica Marco Cucurachi, Pd: “le dimissioni di Mariniello hanno un solo significato, chiaro, inequivocabile e non soggetto ad interpretazione: scendo dalle nave”. E ovviamente, il tutto contestualizzato: “in questo momento topico, caratterizzato da crisi di maggioranza, fallimento politico di Aliberti, inchieste giudiziarie e accertamenti della Commissione di Accesso Prefettizia – continua Cucurachi – Aliberti spieghi alla Città e al Consiglio Comunale il perché delle dimissioni e lo stallo in cui si trova il progetto, tra mancanza di copertura finanziaria accertata da Cantone, debiti nei confronti dell’impresa appaltatrice, contenziosi con fornitori, consulenti coinvolti in inchieste della DDA e mancata consegna dei capannoni. Prevalga la responsabilità nell’ interesse degli imprenditori che hanno investito e rischiano di perdere tutto a causa della mala gestione del Comune e dei vertici della STU, questioni sempre stigmatizzate dal sottoscritto sin dal primo consiglio comunale d’inserimento”. Secondo indiscrezioni, sarebbero in procinto di lasciare anche il geometra Emanuele De Vivo e il revisore Catello Casciello.