Ore di attesa per l’insediamento per il commissario Sonia Caputo. Celano scrive al vice prefetto

di Erika Noschese

Dopo giorni di attese e rinvii al Comune di Salerno, ieri mattina, si è insediato il commissario per gli istituti di partecipazione Sonia Caputo. La dottoressa commercialista di Campagna ieri mattina, alle 9. è giunta a Palazzo di Città. Ad accoglierla, neanche a dirlo, nessuno: il sindaco Vincenzo Napoli atteso per le 10 si è presentato con diverse ore di ritardo. Solo verso le 11 il capostaff del primo cittadino Enzo Luciano ha accolto il commissario Caputo che, a causa dell’assenza di segretario generale del Comune e del dirigente comunale – entrambi in ferie, stando a quanto riferito da Palazzo di Città – si è insediata da sola, senza alcuna assistenza. «Mi sono insediata, ho protocollato e sono andata via», ha spiegato il commissario ad hoc nominato dal difensore civico regionale l’avvocato Giuseppe Fortunato. Alla Caputo spetta ora il comito stilare il regolamento per la partecipazione popolare alla “res pubblica” che dovrà poi essere approvato entro due mesi. A breve, la dottoressa Caputo dovrà presenziare anche alla commissione trasparenza presieduta dal consigliere comunale Antonio Cammarota che, già da diversi anni, chiedeva all’amministrazione comunale di procedere con il commissariamento degli istituti di partecipazione, salvo poi – in consiglio comunale- chiederne la sospensione fino al 15 settembre, lasso di tempo utile per approvare il regolamento già preparato e stilato. Intanto, il consigliere nonchè capogruppo di Forza Italia Roberto Celano ha richiesto l’intervento del vice prefetto vicario, Giuseppe Forlenza, «per informare la Prefettura dello sgarbo istituzionale e chiederne intervento». Dal canto suo Forlenza, nei limiti dei poteri demandati alla Prefettura, si è impegnato a richiamare l’Amministrazione al rispetto ed al garbo Istituzionale sempre dovuto. «Anche stamane (ieri per chi legge ndr)l’Amministrazione comunale di “famiglia” ha palesato intolleranza per il rispetto delle regole e delle norme. Inaccettabile è, infatti, l’ostracismo ancora una volta manifestato nei confronti del commissario ad acta giustamente nominato dal Difensore Civico Regionale per inadempienza del Consiglio comunale, nonostante una diffida del 2017», ha attaccato il forzista secondo cui «sindaco ed apparato burocratico, dimostrando di non avere, oltre tutto, alcuna sensibilità per i più elementari principi di educazione, hanno lasciato la professionista incaricata per ore nei corridoi senza riceverla, tentando di evitare che la stessa si insediasse. Nessun rispetto per le altre Istituzioni, nessuna considerazione per una donna che tentava semplicemente di espletare un mandato conferitogli da un Organo regionale di garanzia». Alla fine il Commissario ad Acta è stato costretto ad insediarsi unilateralmente sottoscrivendo e protocollando il verbale di insediamento, come ha poi sottolineato anche il consigliere Celano.




Scafati. Gli auguri di Saladino: “si abbandoni scetticismo. Si guardi al futuro con speranza”

Di Adriano Falanga

“Desidero rivolgere a tutti i cittadini di Scafati i miei più cordiali auguri di buone feste da trascorrere all’insegna della serenità, solidarietà e dei valori cristiani che devono ispirare e guidare la nostra attività nell’ambito familiare e sociale”. Il Prefetto Vittorio Saladino, neo commissario prefettizio alla guida del Comune, commissariato dopo le dimissioni di Pasquale Aliberti, esprime i suoi auguri alla popolosa città dell’agro nocerino. “So che viviamo in un momento storico difficile e complesso, particolarmente per la città di Scafati che dovrà superare tanti problemi e situazioni di criticità, dalle infrastrutture ai servizi, dalla disoccupazione alle condizioni di sviluppo – continua Saladino – So altrettanto bene che la comunità scafatese è ricca di risorse e potenzialità che dovranno essere sfruttate per superare l’empasse in cui si trova. Gli scafatesi sono persone laboriose e creative e sono sicuro che sapranno affrontare il nuovo anno con maggiore fiducia e spirito di inventiva.Questo è l’augurio che mi sento di formulare: si abbandoni ogni forma di scetticismo e pessimismo e si guardi il futuro con la speranza che ciascuno, con il proprio apporto, possa migliorare la propria e altrui condizione di vita. Da parte mia, che ho l’onore e l’onere di amministrare provvisoriamente questa Città, c’è il massimo impegno di operare, nella massima trasparenza e nel massimo rispetto delle persone e delle regole, al fine di creare le condizioni ottimali per un rilancio delle attività economiche, produttive e sociali della comunità”. Saladino lo aveva fatto capire fin dalla prima ora, la piena collaborazione con ogni comparto sociale ed economico della città è richiesta e ben accetta. “Non sarà trascurato alcun settore e, con le disponibilità economico-finanziarie dell’ente , con la collaborazione del l’apparato amministrativo e, soprattutto, con la collaborazione di Voi scafatesi, cercherò di alleviare e risolvere le varie situazioni di disagio e di crisi, in cui attualmente si trova la comunità. Auguri sinceri di ogni bene a ciascuno di voi e alle vostre famiglie, nella speranza che il nuovo anno sia foriero di pace, solidarietà e prosperità”. Il commissario sarà affiancato nel suo mandato da tre sub commissari: Francesco Prencipe, responsabile dei servizi finanziari della Prefettura di Salerno, Vincenzo Rosario Carleo, responsabile dei servizi sociali e Sergio Tortora, dell’ufficio del servizio di vigilanza. Durante la Santa messa natalizia nella parrocchia patronale di Santa Maria Delle Vergini, il funzionario Prencipe ha voluto essere presente in rappresentanza del pool prefettizio. Indossava la fascia tricolore, non per caso.




Scafati. Il Prefetto Saladino neo commissario. Ecco cosa lo aspetta

Di Adriano Falanga

Sarà il Prefetto Vittorio Saladino, calabrese classe 1951, a reggere il Comune di Scafati in qualità di commissario prefettizio. In attesa del decreto di scioglimento del consesso civico da parte del Presidente della Repubblica, il prefetto Saladino provvederà alla provvisoria amministrazione dell’ente, sospeso a seguito delle dimissioni rassegnate da Pasquale Aliberti, colpito da una richiesta di arresto per voto di scambio politico mafioso, emessa dalla Procura Antimafia di Salerno. Coniugato, con due figli, Saladino è entrato nell’Amministrazione Civile dell’Interno nel 1978 ed è stato nominato Prefetto nel 2005. Nell’anno successivo ha svolto da prefetto le funzioni di Presidente della Commissione Straordinaria presso il Comune di Boscoreale (NA), sciolto per infiltrazione della criminalità organizzata. Nel 2007 ha esercitato le funzioni di Prefetto di Agrigento. Dal 2008 al 2012 è stato Prefetto di RIMINI; dal 2012 al 2013 Prefetto di TERNI. Ha svolto già la funzione di commissario prefettizio, anche straordinario, in molti altri comuni italiani, tra cui Pizzo, Cirò, Davoli, San Calogero, Staletti, Mileto, Zambrone, Briatico, Parghelia, Petronà, Savelli. Un funzionario di navigata esperienza Saladino, probabilmente la sua nomina è in prospettiva dello scioglimento per infiltrazione mafiosa, così come richiesto dalla commissione d’accesso presente a Palazzo Mayer dal marzo al settembre 2016. Si attende adesso di conoscere i nomi dei collaboratori di cui il neo commissario vorrà circondarsi, e le prime sue decisioni in merito ai cda delle partecipate pubbliche nominati dall’ex primo cittadino, ancora in carica. Nel 2015, l’ex Prefetto finì indagato dalla Procura di Rimini assieme ad un dirigente della prefettura e un ex comandante della polizia municipale della provincia per abuso d’ufficio per multe annullate senza motivo. Quindici le multe contestate dalla Procura della Repubblica relative a verbali annullati senza aver specificato il motivo a parenti, amici o addirittura a se stessi. All’ex prefetto fu contestato l’annullo di una sola multa. Una posizione poi chiarita dall’interessato: la multa fu presa durante un’uscita di servizio, cioè per l’acquisto di un quadro da regalare in un’occasione ufficiale.

COSA LO ASPETTA

municipioVittorio Saladino è partito già ieri pomeriggio da Terni, e dovrebbe arrivare a Scafati oggi stesso.  Traghettarà Palazzo Mayer fino alla prossima tornata elettorale utile, vale a dire in primavera. Ma lo spettro dello scioglimento per infiltrazioni mafiose aleggia con insistenza, ed è quasi una certezza. Questo significa che Saladino potrebbe essere sostituito oppure, considerato l’alto profilo governativo, restare come commissario straordinario per un periodo che può arrivare fino ai due anni. Sulla sua scrivania troverà non solo l’ordinaria amministrazione, ma temi caldi lasciati in sospeso dall’ex amministrazione. Bisognerà sottoscrivere l’accordo di programma in Regione Campania per i circa 10,5 milioni di euro di fondi europei, derivati dai cosiddetti retrospettivi. Tra gli ultimi atti prodotti dalla giunta, una delibera che indica nel Polo Scolastico il progetto da rifinanziare. Una scelta che però il commissario non è tenuto a rispettare, ricoprendo lui gli stessi poteri di sindaco, giunta e consiglio comunale. C’è poi da portare avanti la questione, delicatissima, legata alla Helios. La volontà politica della precedente amministrazione era quella di verificare fino in fondo il pieno rispetto delle norme in materia di tutela della salute pubblica. La Helios, che lavora rifiuti speciali e non in via Ferraris, ad oggi è risultata lacunosa in alcune prescrizioni, tanto da essere commissariata dalla Procura di Nocera Inferiore. Inoltre, alla stessa sono state revocate alcuni autorizzazioni comunali di tipo ambientale e urbanistico. C’è da completare la rete fognaria, i cui lavori sono partiti a rilento e al momento sembrano essersi fossilizzati. Bisognerà portare a termine gli affidamenti per la manutenzione dell’impianto di pubblica illuminazione, oltre a capire come uscire dall’impasse in cui versano i Pip, il Puc, e la riqualificazione dell’area ex Copmes. Una città finita nella morsa della microcriminalità, rapine e furti sono oramai all’ordine del giorno. La popolazione avverte un profondo senso di insicurezza, causa anche dell’insufficiente dotazione di uomini e mezzi alle forze dell’ordine. Occorre nominare il nuovo comandante della Polizia municipale, senza dimenticare il precario stato delle casse comunali dell’ente, finito in pre dissesto. Insomma, una situazione non certamente facile, che richiede decisioni più importanti di una ordinaria amministrazione.




Scafati. Calato il sipario, ecco i protagonisti dell’ultima consiliatura

Di Adriano Falanga

Calato il sipario sull’amministrazione Aliberti, la seconda, dopo aver vinto le elezioni nel 2008 e nel 2013. Tremila giorni, di quella che sarà ricordata negli annali scafatesi come la consiliatura giuridicamente più tosta. Tra decadenza, dimissioni pilotate, passaggi di schieramento, nomine e ruoli fiduciari, il Testo Unico degli Enti Locali a Scafati è stato passato in rassegna per intero. Una consiliatura, questa, decisamente litigiosa, con toni costantemente accesi, che pure il Prefetto di Salerno Salvatore Malfi ricorderà nella sua carriera di funzionario pubblico. A momenti sembrava quasi che la Prefettura dovesse lavorare solo sulla città dell’agro nocerino. Chiaramente, sarà la storia (e le aule di Tribunale) a ristabilire la verità. Noi intanto possiamo immaginare l’ex consiglio comunale come il set di un’opera teatrale. E a sipario calato, proviamo a passare in “rassegna” i diversi ruoli, perché questo sindacato ha avuto certamente tantissimi protagonisti, ma anche qualche comparsa. A dare i voti saranno gli elettori, ma da osservatori attenti e costanti proviamo a restituire al lettore una disamina sui personaggi. Cominciamo dalla maggioranza, dove troviamo i fedelissimi. Senza dubbio al primo posto la giovane portavoce del gruppo Forza Italia Teresa Formisano. La sua fedeltà al primo cittadino uscente le costerà una causa presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Fu lei infatti, onde contrastare il lassismo di Coppola, a convocare un consiglio comunale fotocopia, esautorando dal suo ruolo il presidente del consiglio regolarmente in carica. Era il 27 novembre 2015. Il consiglio si tenne nonostante il parere di illegittimità espresso dalla Prefettura. Brigida Marra, definita la “pasionaria” tra gli alibertiani, la sua verve e il suo piglio sanguigno l’hanno fatta sembrava come la 2meno gradita” tra gli stessi alibertiani. Il dissenso di Identità Scafatese è nato anche e soprattutto per i pesanti scontri con la Marra. Attivissima in Assise, forse colei che tra le fila della maggioranza ha avuto più a lungo la parola. E quando parlava lei, l’asticella saliva sempre. Diego Del Regno è subentrato a Nicola Acanfora, si è subito distinto per la vivacità della sua azione politica a difesa della sua amministrazione. Non sempre ha avuto freni nelle dichiarazioni. Carmela Berritto, in consiglio comunale si è sentita poco ma vista sempre. Non ha mai fatto mancare la sua vicinanza, non solo politica, a Pasquale Aliberti. Fedelissima della prima ora. Mimmo Casciello è senza dubbio uno dei massimi protagonisti di questo sindacato. Costantemente presente in ogni dove, dal fianco di Aliberti alla strada, intento a fungere da “sportello segnalazioni” h24 per l’amministrazione. Senza dubbio il più criticato, ma anche il più esposto e operativo. Casciello è considerato il braccio sinistro di Aliberti, dove non arrivava il sindaco, ci arrivava lui. Un amore senza fine il suo. Tra i fedelissimi senza dubbio anche Michele Raviotta, eletto all’opposizione, la sua azione politica è stata costantemente vicino alla maggioranza fin dalle prime battute. Paradossalmente, ufficializzato il passaggio tra gli alibertiani, ha fatto pesare la sua assenza, e il suo voto. Si dice causa motivi di salute, ma non si esclude il mancato assessorato. Fuori dal perimetro dei fedelissimi troviamo Roberto Barchiesi, con Aliberti indagato nel filone aperto dall’antimafia.

1-maggioranzaSecondo i pentiti sarebbe il candidato espressione del clan Ridosso-Loreto. Non ha mai fatto mancare la fiducia al sindaco, ma si è sempre tenuto border line. Tra i fautori della mancata decadenza, Barchiesi gli ultimi mesi ha devoluto la metà del suo gettone di presenza ad un fondo di solidarietà. Pisacane Alfonso è un veterano, parla poco, ma è sempre stato un alibertiano tranquillo e fedele. Pasquale De Quattro è stato un consigliere “ombra”, non si registrano interventi di spessore in Assise. Negò anche lui la decadenza. Si è dimesso a Luglio per un posto nel Consorzio Farmaceutico: non ci è mai andato. Gli subentra Dalila Borriello, giovanissima e praticamente una “comparsata” la sua. Di Filippo Quartucci ricorderemo più che altro le assenze. Con Raviotta è stato protagonista dell’inciucio di giugno, poi non s’è più visto. Alfonso Carotenuto è passato in minoranza qualche mese fa, non è mai stato un fedelissimo, ma anzi, non si è mai tirato indietro quando non era d’accordo con la squadra. Anche lui ha avuto pesanti scontri con Brigida Marra. Daniela Ugliano è passata con Identità Scafatese dopo essere stata tra le massime protagoniste della decadenza. Si è distinta in aula per i suoi interventi, è stata anche assessore all’Ambiente. Non è mai stata un numeretto, ma protagonista tra gli alibertiani. Poi il cambio di passo, causato anche da un pessimo rapporto con la Marra. Con lei anche Stefano Cirillo, uno dei vecchi protagonisti del primo sindacato, ha assunto posizioni border line molto presto. La condotta di Aliberti nei suoi confronti è forse uno dei principali errori politici commessi. Doveva candidarlo alle provinciali, ha preferito l’accordo con Giuseppe Canfora. Bruno Pagano è terzo componente di Identità Scafatese, con i suoi colleghi ha rinunciato, negli ultimi mesi, a metà del gettone di presenza. Prima del dissenso era un fedele “voto a favore”, poi il cambio di rotta, causato, sembra, da insormontabili divergenze con alcuni colleghi di maggioranza.  Pasquale Coppola e Pasquale Vitiello, forse non sono mai stati parte attive della maggioranza, nonostante in due valessero circa 1.300 voti. Lo scontro con Coppola nasce subito dopo la vittoria del 2013. Aliberti lo vuole assessore e vice sindaco, ma Coppola punta alla presidenza, perché sa di non poter essere sfiduciato. Ed è stato così. Una consapevolezza che lo ha reso antagonista dell’ex sindaco. Il fallimento della decadenza è ascrivibile a lui. Poi c’è Francesco Vitiello. Impalpabile la sua azione politica e amministrativa.

L’EREDITA di ALIBERTI

1-inaugurazione polo scolastico“A mio avviso Aliberti lascia una città migliore rispetto a otto anni e mezzo fa, una città che è migliorata sotto tutti i punti di vista”. Nicola Acanfora è “figlioccio” di Nello Aliberti, nasce politicamente socialista, vicino all’ex sindaco Nicola Pesce. Poi il colpo di fulmine con la famiglia Aliberti. Prima staffista, poi consigliere comunale, infine assessore all’Urbanistica. “Dal punto di vista politico, il centrodestra è senza alcun dubbio spaccato, e queste ferite credo siano difficili da risanare, ci sono due schieramenti ben definiti – la consapevolezza di Acanfora – prevedo semmai si votasse a giugno un numero spropositato di candidati alla carica di primo cittadino, tra le tante cose fatte abbiamo creato anche tanti “mostri” politicamente parlando”. Non lo cita, ma il riferimento è facilmente ascrivibile a Pasquale Coppola. Positivo anche il bilancio di Teresa Formisano. “Insieme ai miei colleghi abbiamo dato il massimo, abbiamo dato tutto, nell’interesse della città. Spero che i cittadini scafatesi abbiano conservato dentro di loro quanto di positivo è stato fatto per il paese, nel mio caso sottolineo l’impegno nelle politiche sociali, campo in cui ho riversato tutte le mie energie e il mio tempo – commenta l’ex capogruppo di Forza Italia – Anche se l’ultimo anno le vicende politiche hanno rallentato la nostra azione, da sempre invidiata dai paesi limitrofi, oggi lo dico senza alcun rimpianto: orgogliosa del nostro sindaco Aliberti e della città di Scafati”.

2- opposizioneNon è certamente positiva la disamina di Mario Santocchio: “Citta da lui depredata e violentata per ambizioni personali e familiari. Il peggiore Sindaco della Storia di Scafati. Con lui il Paese ha perso l’ospedale e si ritrova con una discarica al centro del paese. La macchina comunale va ricostruita. La prima cosa da fare è il ritorno alla legalità e poi rimboccarsi le maniche per dare alla citta le risposte sui tanti temi lasciati senza Soluzioni: Pip, Puc, Ospedale e liberare la citta dalla discarica della Helios”. Secondo Michele Grimaldi, Scafati vive un nuovo 25 aprile: “Termina la pagina più buia della nostra storia recente, fatta di cattiva amministrazione, sprechi, clientelismo, corruzione. L’eredità di Aliberti è sotto gli occhi di tutti: un buco al posto del mai realizzato Polo Scolastico (in foto, l’inaugurazione del cantiere), nessuna rete fognaria, una discarica al centro della città, lo sperpero dei fondi Più Europa, l’allarme sicurezza, tasse altissime, il ritorno della camorra a Palazzo Mayer”. E’ impietoso l’esponente del Pd: “La principale colpa di Aliberti è stata quella di subordinare costantemente gli interessi della collettività a quelli della sua carriera politica, dei suoi affari, della sua famiglia. Ma Scafati è più forte di un pessimo ex Sindaco: per questo, con le parole d’ordine insieme e ricostruire, saprà rialzarsi e reagire alla fase difficile che abbiamo dinanzi”




Scafati. Aliberti deve fare 13. La città verso il commissariamento

Di Adriano Falanga

Sono ore intense queste, è una corsa contro il tempo oramai, tra telefonate, sms, “giuramenti” e defezioni. Tredici è il numero da raggiungere per poter sfiduciare Pasquale Aliberti, ma al massimo si riesce ad arrivare a dodici, con Michele Raviotta e Filippo Quartucci eletti all’opposizione. Arriva anche il chiarimento di Mario Santocchio, dopo che in un primo momento era sembrata possibile la sua firma, assieme al collega Cristoforo Salvati, per la sfiducia ad Aliberti. “Abbiamo detto che qualora ci fossero state le firme di undici consiglieri di maggioranza, noi avremmo aggiunto le nostre”. Condizioni che però non si sono verificate, in quanto la maggioranza di fatto è ferma ad appena nove, Quartucci e Raviotta sono “esterni”. Tra le più attive mediatrici telefoniche Teresa Formisano e Daniela Ugliano, sarebbero loro in queste ore a fare sintesi tra il gruppo di maggioranza. La sensazione però è che alcuni consiglieri dichiaratisi disponibili avrebbero acconsentito (almeno verbalmente) solo perché sicuri che mai si sarebbe arrivati a tredici con la loro adesione, insomma, si vuole provare a salvare la faccia con Aliberti, che comincia a pensare, a questo punto, ad un consiglio comunale urgente in cui porre la questione sfiducia. Il tutto entro lunedi 14, e cioè allo scadere dei 2 anni, sei mesi e un giorno dalla proclamazione a sindaco (13 giugno 2013, in foto). Ma anche questa è un’opzione debolissima, visto che a convocare il consiglio è proprio Pasquale Coppola, vero deus ex machina del fallimento della decadenza.

La sfiducia o le dimissioni collettive comportano l’arrivo di un commissario, tramite scioglimento del consiglio comunale e della giunta. E con una situazione complicata come quella scafatese, non è affatto scontato che questi resti solo per pochi mesi. E allora, perché andare a votare, portando la città al commissariamento, quando davanti ci sono ancora due anni e mezzo di governo legittimo? Una risposta la fornisce Diego Del Regno, consigliere di maggioranza subentrato da pochi mesi al neo assessore Nicola Acanfora: “ho dato la mia disponibilità, le dimissioni sono un atto di coraggio e la manifestazione della volontà di fare politica per il popolo. Se dovessimo continuare per altri 2 anni e mezzo a guerreggiare per questioni futili e personali senza pensare alla città i danni che questa ne potrebbe ricevere sarebbero molto più gravi – spiega Del Regno – Ma quando Aliberti tornerà a vincere sarebbe buona cosa che coloro ai quali è addebitabile l’attuale situazione di instabilità si ritirassero definitivamente dalla politica”. Anche a costo di portare un commissario prefettizio a Palazzo Mayer? La città capirebbe? “La città non capirà la scelta ma, quando vedrà cantieri fermi e rallentamenti burocratici, si renderà conto del lavoro che è stato fatto da questa amministrazione e dalle fandonie messe in giro da chi, in questa legislatura, ha solo starnazzato o urlato retoricamente”.

Sono ore frenetiche e decisive queste, Aliberti starebbe incontrando di nuovo i consiglieri e la giunta, cercando in ogni modo di trovare una via d’uscita, che oramai è sempre più lontana. Se sfumasse il terzo mandato, dal 15 dicembre ci si ritroverebbe davanti una maggioranza spaccata, in forte tensione tra i componenti. Queste ultime settimane hanno messo a dura prova i nervi di tutti, e non è esclusa neanche l’apertura di una crisi politica, dopo i pesanti scontri avuti con chi non ha voluto cedere alla decadenza prima e alla sfiducia dopo.




Giffoni Valle Piana. Russomando attacca: «Tradita la comunità». E per le amministrative spunta il nome di Marotta

di Carmine Landi

GIFFONI VALLE PIANA. «Si tratta di un atto indegno nei confronti della comunità».

Paolo Russomando, sindaco di Giffoni Valle Piana, commenta così quanto accaduto nelle ultime ore in seno all’amministrazione del comune picentino.

«È stato un comportamento che ha scosso l’intera comunità perché, a causa di mere beghe personali, quattro consiglieri di maggioranza hanno deciso di non votare il bilancio e di bloccare una serie di investimenti programmati»: è questo il commento del primo cittadino giffonese sulla mossa del vicesindaco dimissionato, Antonio Giuliano, e degli altri tre membri della consiliatura che hanno abbandonato la maggioranza bocciando il piano delle opere pubbliche e il bilancio di previsione. Provvisoriamente, s’auspica il democrat: «Avremo un’altra chiamata, perché la Prefettura di Salerno chiederà la riconvocazione del consiglio comunale, e spero che, in quella sede, questi consiglieri s’astengano pur di far approvare il bilancio, che risponde a un mandato elettorale che è fondato su un vasto consenso; dopodiché possiamo anche lasciar spazio a un commissariamento».

Il sindaco renziano s’appella alla fronda dei ribelli: «Se c’è un problema politico, non prendetevela con i cittadini».

Giuliano, d’altronde, è intenzionato a scendere in campo in prima persona per lo scranno sindacale: «Lui – commenta Russomando – è il capogruppo di un gruppo di dissidenti che vorrebbe da alcuni amici della maggioranza la certezza che questi decidano di candidarsi con lui ma, data la sua inaffidabilità, è legittimo che essi dubitino».

Si va verso un commissariamento: «Abbiamo lottato tanto per raggiungere certi risultati, come quello di riuscire a garantire il servizio idrico in capo al Comune, e non vorrei che, ad esempio, un commissario tornasse al passato».

Il futuro politico di Russomando? «Sarà sempre nel Pd, in seno al quale non escluderei un mio impegno diretto in vista di ipotetiche primarie per la scelta dei prossimi candidati al Parlamento».

 

Ed è subito totosindaco. Il giovedì nero di Paolo Russomando alla vigilia della campagna elettorale.

Nell’aria giffonese s’avvertiva già da qualche mese l’odore della sfiducia.

Tra il finir d’aprile e i principi di maggio, infatti, era andato in frantumi il rapporto idilliaco tra il sindaco e Antonio Giuliano, l’uomo che, per ben nove anni, era stato al suo fianco al timone di Giffoni Valle Piana. Il primo cittadino, infatti, aveva estromesso il suo più stretto collaboratore dalla carica di vicesindaco, nominando Antonietta Buonanno.

Galeotta quella candidatura – poi ritirata – alle regionali e il disaccordo di Giuliano in merito all’iter intrapreso da Russomando per la decadenza dalla carica.

Ora è subito totosindaco. Di sicuro non sarà della partita il sindaco uscente, che era già al suo secondo mandato. Molto probabile, invece, che nell’agone elettorale possano sgomitare due suoi parenti, ossia lo zio Ugo Carpinelli e il fratello di quest’ultimo, Guido, che potrebbero contendersi in una lotta fratricida la fascia tricolore.

Chi spera di succedere a Russomando, ovviamente, è proprio lo stesso Giuliano. Nomi le cui intenzioni erano note da un bel po’ di tempo.

Ma il volto nuovo, stando ad alcune indiscrezioni raccolte da “Le Cronache”, è quello di Gerardo Marotta, sindaco di Giffoni Sei Casali, che è ben visto anche a Valle Piana.

Gerardo Marotta

Gerardo Marotta