Autorità Portuale, Spirito pronto alle dimissioni e convoca il Comitato

di Andrea Pellegrino

Non si respira aria di tranquillità nella sede dell’Autorità di sistema portuale “Mar Mediterraneo”. A quanto pare il presidente Pietro Spirito starebbe valutando un passo indietro già da qualche tempo. Il suo incarico scade il prossimo dicembre ma il numero uno dell’Authority che raggruppa i porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia, potrebbe anticipare i tempi e salutare tutti. Complice l’inchiesta giudiziaria scoppiata in estate. Pietro Spirito è accusato, dalla Procura di Napoli, di abuso di ufficio e concorso in turbativa d’asta per la concessione dell’ex Cogemar affidata alla società Tttlines. Indiscrezioni confermano l’amarezza e la stanchezza del presidente che negli ultimi mesi ha sofferto anche di un isolamento politico rispetto all’inchiesta giudiziaria. Inoltre i rapporti politici con il presidente della giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, sarebbero sempre più complessi. Già durante le celebrazioni per i 100 anni di Confindustria nel salone dei Marmi del Comune di Salerno, non mancò un piccato scambio di battute tra il governatore e il presidente dell’autorità portuale stesso. Per il 30 gennaio, Spirito ha convocato il comitato di gestione. Da lì si saprà il suo futuro e dell’Autorità di Sistema portuale “Mar Mediterraneo.




La sposa Nadia Bassano e il sindaco di Pellezzano Francesco Morra aderiscono all’iniziativa

di Erika Noschese

La Campagna “fonderia pisano stai uccidendo la nostra aria “ lanciata sui social, continua senza sosta. In pochi giorni più di 500 le foto arrivate. Tra i partecipanti all’iniziativa lanciata dal comitato Salute e Vita anche il sindaco di Pellezzano Francesco Morra e Nadia Bassano, giovane attivista, che ha voluto esprimere il suo dissenso per l’opificio di via dei Greci proprio nel giorno del suo matrimonio. Nadia, residente a Matierno, una delle località più martoriate dalle fonderie, ha voluto immortalarsi chiedendo alle Istituzioni di fermare le Fonderie Pisano, che anche nella giornata di giovedì hanno continuato a rendere l’aria irrespirabile. E ieri è giunta anche la foto del primo cittadino di Pellezzano. Quella del sindaco Morra è «una scelta ancora una volta chiara da parte del Sindaco che si schiera senza indugi per la vita e la salute della popolazione e anche degli stessi lavoratori», ha dichiarato il presidente del comitato Lorenzo Forte che rinnova l’invito ad inviare le foto con la scritta “fonderia pisano stai uccidendo la nostra aria” all’associazione.




Un anno e sei mesi di carcere chiesti per i titolari delle Pisano

di Erika Noschese

Un anno e sei mesi di reclusione, con pena sospesa: è la richiesta avanzata dai pubblici ministeri Polito e Guariello nel corso dell’udienza preliminare di discussione del processo a carico dei titolari delle fonderie Pisano, tenutasi ieri mattina al tribunale di Salerno dinanzi la dottoressa Zambrano. La richiesta dei pm è stata avanzata per tutti gli imputati che potrebbero sborsare una cifra record pari a circa 150mila euro di risarcimento danni per i cittadini e le associazioni che si sono costituite parte civile e l’interdizione dell’attività per 6 mesi. I pubblici ministeri hanno costruito con dovizia di particolari tutti i fatti giudiziari, dal 1998 fino al 2018, ovvero tutte le violazioni, tutti i provvedimenti in Regione di sospensione, la revoca dell’Aia, le impugnative davanti al tribunale, «dimostrando in modo incontrovertibile la piena responsabilità degli imputati per i reati ascritti, per tutte le violazioni di natura ambientale ed amministrative, rimarcando che le violazioni si sono protratte e reiterate nel tempo nonostante ci sia stata una certa collaborazione da parte dell’opificio», ha spiegato l’avvocato Fabio Torluccio che, dal canto suo, ha invece concluso rimarcando che si tratta di una falsa collaborazione in quanto la proprietà si sarebbe mossa soltanto quando ci sono stati provvedimenti di sospensione ossia il sequestro; «gli accertamenti continui da parte dell’Arpac hanno dimostrato che questi imprenditori non intendono tutelare la salute delle persone e non garantiscono di vivere in un ambiente salubre in quanto hanno perseguito un’attività economica in violazione di tutte le disposizioni previste per la tutela della salute», ha poi aggiunto il legale dell’associazione Salute e Vita. Da qui la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale a favore delle persone fisiche che si sono costituite parte civile nonché delle associazioni e dei Comuni ritenendo che il danno è pienamente provato anche sulla base delle annotazioni dell’Arpac sulla base di tutte le relazioni di servizio che comprovano i miasmi intollerabili, le polveri e la fuliggine sui balconi delle abitazioni e sui muri. Non vi è dubbio che il compendio probatorio sia tale da poter fondare un giudizio di responsabilità. L’avvocato Torluccio ha inoltre evidenziato che non vi è alcuna volontà da parte della proprietà di adeguare l’impianto, per tutelare gli imprenditori, evidenziando altresì che le trasgressioni reiterate nel tempo comprovano la necessità di un intervento risolutivo anche attraverso la disapplicazione dell’Aia che impedirebbe la prosecuzione dell’attività a tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori e per la tutela dell’ambiente. L’associazione Salute e Vita presieduta da Lorenzo Forte esprime un ringraziamento sia ai pubblici ministeri Polito e Guariello che alla procura di Salerno «che ha esposto in maniera encomiabile tutte le relazioni e le azioni gravissime, oltre ai reati commessi negli anni e reiterati dalle fonderie Pisano, facendo venir fuori il chiaro quadro di reiterazione e di comportamenti illegali e dannosi per la vita e la salute delle persone. Pertanto, esprimiamo un ringraziamento alla procura e al nostro avvocato Fabio Torluccio che ha saputo rappresentare le istanze e le problematiche della popolazione che ancora una volta è danneggiata dalle fonderie Pisano, una fabbrica che nei decenni ha commesso sempre gli stessi reati, a danno della salute pubblica, della popolazione, dell’ambiente, violando le tre matrici aria, suolo e acqua. Andremo avanti nella nostra battaglia», ha concluso Forte. Intanto, la prossima udienza è in programma il 12 novembre alle 9.30. Intanto domenica mattina, alle ore 9, a Fratte in piazza Matteo Galdi si terrà la manifestazione del comitato Salute e Vita per raccontare tutti i passaggi dell’udienza e per tenere alta l’attenzione sul tema della tutela della salute e della vita nella valle dell’Irno.

Codacons: «Speriamo che il processo accerti tutte le responsabilità»

«Si condivide completamente la linea della Procura basata su diverse consulenze probanti i reati ambientali commessi e bene la calendarizzazione che procede in maniera rapida. Speriamo che il processo la cui conclusione è prevista per il gennaio 2020 accerti tutte le responsabilità». Lo ha dichiarato Matteo Marchetti, difensore del Codacons Campania, commentando il giudizio abbreviato a carico dei Pisano con la richiesta avanzata dai pm di 1 anno e 6 mesi di reclusione e l’interdizione dal consiglio di amministrazione per tutti gli imputati Guido, Roberto, Ciro e Ugo Pisano, Antonio Setaro e Luca Fossat.




No Crescent: «Ecco la nostra battaglia»

Nel 2009 Vincenzo De Luca, allora sindaco di Salerno, era all’apice dello splendore politico, regnava incontrastato sulla città risultando il sindaco più amato d’Italia (72% del gradimento), seguito da Flavio Tosi (primo cittadino di Verona). In quegli stessi mesi nasceva il comitato No Crescent che – solo pochi mesi dopo il rilevamento del massimo gradimento per il borgomastro – veniva definito in un reportage del Sole 24Ore come “l’unica spina nel fianco” per il rais di Salerno. Prendeva forma un modo inusitato – in una città sonnecchiosa e svogliata – di partecipazione, e di opposizione, civica: appelli su base nazionale per denunciare la speculazione spalmata su un’area pregiata, convegni sui danni dell’urbanistica calata dall’alto, lettere aperte alle massime autorità, dossier puntuali sulle conseguenze sull’ambiente. E poi adesioni alla campagna da parte di personalità pubbliche, quali Mario Tozzi, il compianto Enzo Maiorca, Tomaso Montanari, Giobbe Covatta, Vittorio Sgarbi (prima della famosa ‘giravolta’ … e qui usiamo un eufemismo), e autorevoli critiche raccolte a Barcellona presso il centralissimo studio dell’urbanista Oriol Bohigas. E ancora reportage sul caso urbanistico su organi di informazione nazionali ed esteri, con El País che, nelle pagine domenicali, in un pezzo del corrispondente Miguel Mora, titolava a nove colonne: “Una polemica italiana per Bofill”. Il lunedì successivo seguiranno 1200 visualizzazioni dalla Spagna delle pagine del sito web del comitato (www.nocrescent.it).

Infine le battaglie nelle aule di giustizia, con gli intrecci tra i faticosi ricorsi amministrativi del legale Oreste Agosto e decine di denunce penali sulle storture della procedura paesaggistica, sul ruolo della sovrintendenza, sulle anomalie in campo demaniale, sulle risultanze dei tecnici dell’associazione, Alberto Alfinito e Vincenzo Strianese, i quali in rigorose perizie segnalavano dissesti idrogeologici e rilevavano come tratti di superficie marina e di arenile di lì a poco sarebbero stati ricoperti da grigio cemento.

L’ecomostro dalle possenti colonne doriche posticce avrebbe divorato spiaggia e mare.

E mentre il primo cittadino – poco abituato alle critiche aperte e documentate – si dimenava nelle televisioni locali in stanchi e spesso volgari soliloqui, il volenteroso comitato continuava nella ricerca della sua verità, copie e copie di atti, permessi, pareri raccolti in snervanti accessi negli uffici di enti cittadini o nelle sedi partenopee dell’agenzia del demanio. Venivano così alla luce silenzi amministrativi imbarazzanti, carenze documentali, lettere attestanti la mancata sdemanializzazione di parte rilevante dell’area proprio mentre le betoniere iniziavano a colare il loro cemento.

Sembrano cronache di un secolo fa, invece è storia dell’altro ieri, è vita reale di questi giorni. Il lavoro di un gruppo pugnace di cittadini ha portato ad una revisione del progetto, con ridimensionamento delle cubature, ad un processo penale in dirittura d’arrivo. Un lavoro che magari sarà utile per scrivere una piccola pagina nella storia della partecipazione attiva verso le cose della città. Con una certezza già acquisita: le piroette di Vittorio Sgarbi sulla questione Crescent sono la metafora di un atteggiamento collettivo. Da una critica fin troppo feroce in un articolo pubblicato sulla rivista Oggi con titolo eloquente (la piazza di Stalin), alle festose foto scattate con i costruttori sul lastrico solare dell’ecomostro. E quando in un tentativo maldestro di riabilitare il progetto, l’allora sindaco De Luca organizzava al Salone dei Marmi il convegno “Italia Viva” – in contrapposizione alla presunta stagnazione a suo dire rappresentata da Italia Nostra – invitando Sgarbi (mossosi da casa dietro onorevole rimborso spese), avvicinammo il critico d’arte.

Fu l’occasione per ravvivare il ricordo di quella feroce critica all’intero progetto, mostrandogli – perché i vuoti di memoria possono colpire chiunque – quel suo intervento, stampato stavolta in formato manifesto.

Avvicinò lo sguardo miope, quindi appoggiò gli occhiali sulla fronte, lesse con attenzione, riconobbe quel suo pezzo. Dopo un colpo di tosse che nascondeva un profondo imbarazzo affermò: “il progetto però è cambiato”.

Capimmo che l’Italia è Viva, W l’Italia!

Pierluigi Morena




Crescent, Italia Nostra accusa:«Dalla Sist lavori abusivi»

Andrea Pellegrino

La Sist ha sospeso tutto. I lavori sono fermi da più di un mese per la costruzione del pezzo di Crescent affidato alla società riconducibile all’ex Jolly Hotel. Ieri al Tar l’udienza cautelare nella quale è stata discussa l’istanza presentata da Italia Nostra, rinviando il merito al 24 aprile. Qui si deciderà la legittimità o meno del permesso di costruire rilasciato alla Sist ed impugnato dagli avvocati Oreste Agosto e Pierluigi Morena. Tra l’altro, secondo i legali dell’associazione “Italia Nostra”, i lavori realizzati fino alla sospensione imposta dal Comune di Salerno, sarebbero abusivi perché «eseguiti in assenza di un titolo edilizio efficace». Quindi i primi muri perimetrali, la rampa di accesso, le pilastrature e le armature. Stando ai tempi, il 12 ottobre del 2017 la Sist comunica l’avvio dei lavori. Solo successivamente, il Comune si accorge del mancato versamento degli oneri prescritti, ossia di oltre 2 milioni e 440mila euro. Il 22 dicembre gli uffici diffidano la Sist a sospendere i lavori e solo dopo la notifica della istanza cautelare di Italia Nostra, il Comune ordina un sopralluogo che avviene il 31 gennaio. Elementi che ora saranno portati in aula il 24 aprile. Intanto in sede penale è slittata l’udienza del processo Crescent che vede tra gli imputati anche l’attuale governatore della Campania Vincenzo De Luca. Lo sciopero degli avvocati ha costretto il presidente del collegio ad un brevissimo rinvio. Si torna in aula già domani. (andpell)




Scafati. Bagni, i residenti dicono basta alle lucciole

Di Adriano Falanga

Per strada contro la prostituzione, i residenti esasperati costringono le lucciole ad andare via. Cronache lo ha letteralmente profetizzato da tempo ormai: è in atto a Scafati un risveglio della coscienza civile. I cittadini, totalmente delusi dalle istituzioni, hanno deciso che rimboccarsi le maniche è l’unica soluzione per porre un freno al dilagare di alcune pesanti problematiche, da tempo senza risposte. O meglio, parole al vento e fatti zero. Da un lato il fiorire dei comitati di quartiere spontanei, dall’altro le istituzioni ma anche parte della stessa politica, con le spalle al muro perché incapace di fornire soluzioni. A Cappelle i residenti stanno dignitosamente portando avanti una battaglia per il diritto alla salute contro il sito di stoccaggio della Helios e dell’inquinamento del canale San Tommaso, che pure non emana profumo di rose, a Bagni invece è lotta contro i furti in appartamento e alla prostituzione. Due piaghe sociali che più volte il nostro quotidiano ha denunciato, l’ultima il 7 settembre scorso. Da queste parti si ruba in casa, in totale tranquillità, e nonostante la presenza dei proprietari. E ci si prostituisce pure, tra l’indifferenza delle istituzioni e letteralmente sotto casa dei bagnesi. Non sono bastati i numerosi blitz del passato, a Scafati la Polizia Municipale alle 22 chiude i battenti, e i Carabinieri sono impegnati su ben altri fronti. A mali estremi, estremi rimedi e così una 50ina di residenti da due notti hanno deciso di presidiare il loro territorio. “L’altro giorno alle 19 di sera erano già in servizio, mio figlio uscito di casa si è trovato di fronte la lucciola intenta all’adescamento” spiega la signora M.N, tra i promotori del sit in. Non sono ronde, e neanche hanno minacciato nessuno, si sono semplicemente posti nei pressi delle donne, quasi tutte di provenienza straniera. “La nostra è un’opera di dissuasione, siamo assolutamente pacifici, noi non ce l’abbiamo con nessuno, ma chiediamo che le nostre abitazioni siano rese libere da questo fenomeno”. Quando sono scesi in strada, intorno alle 22:30, le lucciole si sono spostate, perché la loro presenza chiaramente scoraggia i clienti. Ma i residenti, caparbi, si riavvicinano. Un tira e molla pacifico terminato a tarda notte, quando le donne sono andate via, avendo capito l’andazzo. “Noi ci siamo affidati alle autorità tante volte senza mai concludere nulla…i bambini scendono dalle loro case e vedono questo scempio” così A.M. che racconta di come la “trattativa” tra lucciola e cliente viene poi consumata a pochi metri dalle abitazioni, dove basta uscire fuori al balcone per scorgere la coppia clandestina in atteggiamenti che dovrebbero essere invece privati. Dal confine con Angri, lentamente le donnine di piacere sono arrivate a poche decine di metri dalla piazza e dal Santuario, prostituendosi nei pressi del cavalcavia, sotto le finestre di decine di appartamenti. “Devono smetterla e andare via e se le autorità non sono in grado, considerato che sono stati chiamati tante volte senza risolvere nulla, ci ribelliamo noi.. Ci stiamo mettendo la faccia e soprattutto il coraggio per affrontare una situazione che è diventata degradante e invivibile”. Insomma, altro che romanticismo di “bocca di rosa”, come cantava De Andrè.




Nocera Inferiore. Pendolari Fs, «vertice in Regione»

NOCERA INFERIORE. Si è svolto a Palazzo di Città, l’incontro tra l’Amministrazione Torquato, rappresentata dall’Assessore alla Mobilità, Rita Pisanzio e i componenti del Comitato dei pendolari della linea storica ferroviaria Napoli- Pompei – Salerno. Un incontro durate il quale sono state affrontate le diverse problematiche legate alla mobilità su rotaie sulla linea storica ferroviaria che collega Salerno e le città dell’Agro con Napoli. Le parti hanno concordato su diversi punti di cui si è a lungo discusso. Diversi i treni soppressi nell’ultimo anno, con conseguente disagio per i pendolari costretti a raggiungere il capoluogo di Regione per motivi di lavoro o di studio. Nell’occasione l’assessore Pisanzio ha assunto l’impegno per fissare a breve un incontro in Regione Campania con i responsabili dell’assessorato regionale alla mobilità e rappresentanti delle Rfi. Una tratta della massima importanza, utilizzata ogni giorno da migliaia di persone su tutto il territorio. Occorre intervenire con urgenza, così come affermato da entrambe le parti nel corso dell’incontro.
Enzo Colabene




Castel san giorgio. Guerra per la festa di Trivio tra parrocchiani e parroco. Sciolto il comitato promotore

CASTEL SAN GIORGIO. Guerra per la festa patrnale a Trivio. Da circa un anno si è insediato il nuovo parroco don Rocco Aliberti. Da anni ormai la festa del Santo patrono della piccola frazione, San Michele Arcangelo, si svolge tradizionalmente la domenica a ridosso del 29 settembre, festa liturgica, anche per favorire una maggiore partecipazione dei fedeli e di bambini.
Costituitosi anche quest’anno il Comitato promotore della festa, non si fanno attendere i primi screzi con il nuovo parroco, il quale impone la sua linea di celebrare la festa esterna con la processione il 29 settembre, che quest’anno cade di martedì. Quando in una riunione viene fatto notare al parroco che il Direttorio diocesano sulla pietà popolare, entrato in vigore il primo gennaio 2014, consente di celebrare la festa esterna oltre che nel giorno del Santo, anche nella domenica più vicina, il parroco infuriato avrebbe abbandonato la riunione. Nei giorni successivi, don Rocco ha sciolto il Comitato festa e che provvederà da solo a organizzare i festeggiamenti in onore del Santo, senza motivare la sua scelta. La piccola comunità resta sbigottita di fronte alla scelta del parroco di spostare i festeggiamenti del patrono in un giorno lavorativo, poiché ciò non favorirà di certo il concorso di popolo così come prevede la normativa ecclesiastica sulle processioni.




Crescent: «Esposto contro Miccio e Cantisani»

di Andrea Pellegrino

L’ordinanza di rigetto dell’istanza di revoca del sequestro preventivo del Crescent è chiara e non lascia troppo spazio alle interpretazioni. Il collegio giudicante (composto da Antonio Cantillo, Mariano Sorrentino ed Ennio Trivelli) ha rimarcato tutte le violazioni urbanistiche compiute e contestate nel corso del processo in atto nei confronti di costruttori, tecnici, amministratori locale e dell’ex sindaco, oggi governatore della Campania Vincenzo De Luca. E non solo. Anche gli ulteriori atti amministrativi compiuti non sarebbero serviti per sbloccare l’opera di Santa Teresa. Dunque, tanto il nuovo parere dell’ex soprintendente Miccio (che ha taglia le due torri e l’edificio Trapezio e riduce l’altezza del condomino privato) quanto le altre autorizzazioni comunali rilasciate per la formazione del nuovo Pua di Santa Teresa. E non avrebbe convinto il collegio neppure l’ipotesi di dissesto finanziario della Crescent srl e del Comune di Salerno in caso di ulteriore stop dei lavori per il completamento della mezza luna di Bofill. Ora, pare che i Rainone abbiano già predisposto appello all’ordinanza, richiedendo dunque nuovamente il dissequestro dell’opera ma dall’altra parte comitato No Crescent ed Italia Nostra sono pronti per una nuova offensiva. A finire sotto accusa ora sono Miccio (ex soprintendente di Salerno) e la Cantisani (dirigente del settore trasformazioni urbanistiche del Comune di Salerno, nonché compagna di Vincenzo De Luca). «Hanno commesso un abuso rilasciando il permesso senza la dovuta documentazione (Miccio) e le autorizzazioni senza la completa titolarità dell’area (Cantisani). Tutto questo sarà raccolto in un ricco dossier che in questi giorni presenteremo alla Procura di Salerno, sottoponendo anche il corposo ricorso al Tar presentato contro il nuovo Pua di Santa Teresa». Naturalmente i componenti del comitato si dicono soddisfatti della decisione della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno: «Siamo felici di aver avuto un collegio giudicante di altissimo profilo. Dalle osservazioni fatte si evince la grande competenza e la capacità di aver inquadrato tutte le vicende». Ma la battaglia prosegue a suon di ricorsi ed esposti e sulla Cantisani, in particolare, vogliono vederci chiaro: «Sarà oggetto di un nostro esposto: vogliamo chiarire i rapporti tra la dirigente ed il neo governatore Vincenzo De Luca, già sindaco decaduto di Salerno. Non fosse altro che la dottoressa Cantisani guida un settore strategico del Comune di Salerno». Il processo intanto sul Crescent prosegue ed il 14 luglio ci sarà una nuova udienza. L’opera resterà sequestrata e la vicenda sarà approfondita in sede dibattimentale del processo in corso.




Governo irremovibile: l’inceneritore ci sarà

di Marta Naddei

L’inceneritore di Salerno si farà. Forse non come era stato previsto qualche anno fa, ma è si è quasi ad un passo dal via libera definitivo alla sua realizzazione. A coordinarla ci sarà un commissario governativo ad “orologeria”, con un incarico semestrale. Alla fine, il Movimento Cinque Stelle, al termine di una lunga notte – in commissione Ambiente e Industria in Senato – si è visto bocciare tutti gli emendamenti presentati al decreto legge 91 contro l’inserimento dell’impianto salernitano di incenerimento dei rifiuti tra le opere di rilevanza strategica del Decreto Competitività. A passare, invece, è stato un emendamento presentato da alcuni senatori del Partito democratico (il capogruppo in commissione Ambiente Caleo e i senatori Cuomo, Capacchione, Sollo, Saggese) con cui, in sostanza, vengono attribuiti, al commissario di Governo, poteri decisori in merito alle eventuali modifiche di carattere tecnologico o relative ad un dimensionamento da apportare all’impianto di Cupa Siglia. Decisioni che dovranno essere assunte a seguito di uno studio di una serie di fattori da parte di colui che sarà chiamato a ricoprire l’incarico: lo stato della raccolta differenziata in atto ed in proiezione previsionale alla data di attivazione dell’impianto; la produzione complessiva di rifiuti; le innovazioni maturate dal punto di vista delle migliori tecnologie utilizzabili. Amarezza è stata espressa dal senatore del Movimento Cinque Stelle, Andrea Cioffi, al termine del lungo dibattito in commissione (terminato intorno alle 7.15 di ieri mattina). «Nonostante il nostro impegno – spiega – non siamo riusciti a convincere il Governo dell’inopportunità di inserire l’inceneritore di Salerno tra le opere di rilevanza strategica del Decreto competitività». E nel ricordare la bocciatura di tutti gli emendamenti presentati, il senatore salernitano ricorda come sia stato approvato solo quello del Pd, che però rappresenta una «foglia di fico» dal momento che «prevede solo la possibilità di apportare modifiche alle caratteristiche tecnologiche e al dimensionamento». «Il non detto – spiega Cioggi – è che nell’impianto di Salerno ci vogliono bruciare le “ecoballe”, e questa è una pazzia. Sarebbe come bruciare una miniera d’oro. Ad oggi 8 milioni di tonnellate di ecoballe, costituite per gran parte di materiale nobile, come plastica e alluminio che potrebbe essere riciclata invece di essere bruciata. La Regione Campania dovrebbe modificare il piano rifiuti per escludere definitivamente l’incenerimento nell’impianto di Salerno e utilizzare le famose “ecoballe”, come una miniera». Nonostante la decisione della commissione congiunta, però, il Movimento promette battaglia «alla Camera dove vi sarà la conversione definitiva», ribadendo come il progetto dell’inceneritore di Salerno sia «scellerato, inutile, dannoso e non sostenibile finanziariamente». Sostanzialmente differente la posizione espressa dai due deputati salernitani del Partito democratico, Fulvio Bonavitacola e Tino Iannuzzi che hanno espresso condivisione per la scelta di modificare «in profondità il decreto 91/2014», sottolineando come si sia trattato di «una scelta giusta e responsabile» perché – in buona sostanza, secondo i due – «si tratta di preliminari valutazioni che devono precedere ogni decisione sulla realizzazione dell’impianto, sul suo dimensionamento, il suo bacino di utenza e sulle sue caratteristiche tecnologiche. Sono stati introdotti adeguati meccanismi per garantire la vigilanza del Comune di Salerno e dei Comuni confinanti sulla realizzazione, attivazione e funzionamento dell’impianto». Insomma, una posizione che stante in questi termini non sembrerebbe assolutamente contraria alla realizzazione dell’inceneritore. Tant’è che il segretario provinciale del Pd, Nicola Landolfi, tramite una nota ha tenuto a precisare la contrarietà del partito alla costruzione dell’impianto e della vicinanza agli amministratori della zona che contro di esso si stanno battendo, invitando ad evitare «forzature in linea a quanto espresso dalle nostre rappresentanze istituzionali».