Il caso fonderie Pisano approda al Parlamento europeo

di Erika Noschese

Il caso Fonderie Pisano presto potrebbe approdare all’europarlamento. Ad occuparsi della vicenda che da anni si sta trascindando nella città capoluogo l’europarlamentare della Lega Lucia Vuolo che ha deciso di portare il caso all’attenzione del parlamento europeo. «Le Fonderie Pisano negli anni sono diventate il caso emblematico di un’Italia a due velocità, troppo lontana da un’Europa che vede queste esperienze una risorsa e non un problema. Ecco perché è giusto portare questa storia all’attenzione del Parlamento europeo», ha dichiarato la Vuolo che, di fatto, interviene sulla vicenda che da anni interessa i lavoratori dell’opificio salernitano, oltre che i residenti a nord del capoluogo di provincia e della Valle dell’Irno. «Da anni questa vicenda è strumentalizzata dalla vecchia politica – ha detto – non è più il momento di cavalcare il dissenso delle parti in lotta, ma è tempo di responsabilità». L’europarlamentare salernitana, infatti, sembra avere le idee chiare sullo storico opificio di via dei Greci, a Fratte: per le fonderie Pisano il tempo è ormai scaduto: «come anche confermato dalla magistratura, devono chiudere l’attuale sede e continuare l’attività lavorativa altrove – ha spiegato la militante della Lega – Da anni si parla di delocalizzazione: un tema che diventa di attualità ogni volta che alle porte c’è una campagna elettorale. Alle ultime Amministrative tenutesi a Salerno sembrava cosa fatta, ma dal 2016 a oggi le Fonderie sono ancora lì e, seppur a tratti, continuano la loro attività». Ad oggi però nulla è cambiato: da un lato continuano le proteste da parte del comitato Salute e Vita che ha dato vita ad una campagna social per dire no alle Pisano e dall’altro continua l’attività lavorativa dell’opificio, tra una serie di vicende giudiziarie, civili e penali. Da qui la decisione della Vuolo di portare il caso all’attenzione dell’Europa per poter acquisire esperienze utili affinché si possa velocizzare il processo di delocalizzazione e sostenere le ragioni di lavoratori e residenti. «La politica del passato, quella degli ultimi 40 anni che ha fondato le proprie campagne elettorali sulle Fonderie, ha portato a tutto questo – ha spiegato ancora la leghista salernitana – Il primo passo da portare avanti è trovare soluzioni che possano eliminare questo momento di stasi perenne. Sono pronta ad ascoltare lavoratori e residenti per poter dare un mio contributo. Le Fonderie devono continuare a funzionare, ma altrove e nel rispetto delle leggi. I temi di salute e vita, diritti sanciti dalla Costituzione italiana, non possono essere in contrasto tra loro». Soddisfatto per la decisione dell’europarlamentare anche il presidente del comitato Salute e Vita Lorenzo Forte: «Come comitato Salute e Vita vogliamo sottolineare che grazie alla lotta dei cittadini che – riuniti intorno al comitato – negli anni hanno finalmente costretto la politica ad accorgersi di questa grave situazione ambientale e sanitaria, di questa emergenza legata alle Pisano». Per Forte, necessario è l’intervento della politica a cui non risparmia attacchi: «E’ solo colpa della politica complice, di questi decenni, e di un imprenditore che ha pensato solo al profitto se ci troviamo in questa situazione». Forte ha ribadito la volontà di ottenere il blocco immediato dello storico opificio e che la mancata delocalizzazione è solo «colpa della politica complice e dello stesso imprenditore che non ha pensato a tutelare la vita dei lavoratori e dei cittadini».




Fonderie, il sindaco Napoli rinvia l’incontro con Forte

Erika Noschese

E’ stato rinviato al primo ottobre l’incontro tra i membri del comitato Salute e Vita, presieduto da Lorenzo Forte, ed il sindaco di Salerno Enzo Napoli. Inizialmente previsto per la mattinata di ieri presso Palazzo di Città, a poche ore dall’incontro, il primo cittadino ha contattato il presidente Forte chiedendo il rinvio dell’incontro, mirato ad una presa di posizione decisa da parte dell’amministrazione comunale, con la motivazione di non voler svolgere l’incontro alla vigilia della seconda seduta della Conferenza dei Servizi e quindi anticipare ai cittadini quelle che saranno le posizioni del Comune in merito alla revoca /rinnovo dell’Aia. Il presidente del comitato ha spinto affinché il nuovo incontro venisse fissato prima dell’imminente udienza del 3 Ottobre in cui si deciderà del rinvio a giudizio dell’intero Consiglio d’amministrazione dell’azienda Pisano, della Società Pisano SpA, nonché del tecnico che ha redatto la prima richiesta di Aia e del dirigente della Regione Campania, il dottor Setaro, ora in pensione. “L’intento dei cittadini è quello di mettere il Comune di Salerno di fronte alle proprie responsabilità, richiedendone una presa di posizione decisa e chiara fin dal principio del procedimento accanto alla popolazione, costituendosi parte civile già dalla prima udienza del 3 Ottobre. Inoltre si richiede un provvedimento d’immediata chiusura delle Fonderie Pisano nel rispetto del principio di precauzione, considerato che l’ultima relazione ARPAC relativa a rilievi eseguiti in tempi recentissimi mette in evidenza la non applicazione delle migliori tecnologie per la salvaguardia della salute di cittadini e lavoratori, nonché dell’ambiente in 8 dei 9 casi in studio e che esiste un provvedimento di diffida da parte della Regione Campania che è scaduto già dal 2 Giugno e che avrebbe previsto la chiusura dello stabilimento per 60 giorni”, ha dichiarato Lorenzo Forte che accoglie con apprensione la notizia del rinvio della seconda seduta della Conferenza dei Servizi, inizialmente fissata per il 26 Settembre al 10 Ottobre. Il rinvio è stato accordato per consentire i rilievi sugli scarichi nel fiume Irno richiesti soltanto in questi giorni dall’ATO Destra Sele. “La richiesta di assunzione di responsabilità si estende ancora una volta a tutte quelle Istituzioni che sono da considerarsi a vario titolo come danneggiate dall’operato degli imputati e quindi possono e devono costituirsi Parte Civile al Processo già il 3 Ottobre. Così come individuati anche dallo stessa procura, Ci si riferisce oltre che ai Sindaci dei comuni interessati anche al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Campania e alla Provincia di Salerno. A tutt’oggi solo il Comune di Pellezzano ha confermato ufficialmente la propria costituzione per il 3 Ottobre, mentre dagli altri Enti non sono arrivate a tutt’oggi conferme ufficiali. Per questo motivo l’intento è quello di compulsare tali Istituzioni nei prossimi giorni affinché prendano impegni precisi in merito alla vicenda processuale – ha poi aggiunto Forte – Ribadiamo che le Istituzioni se vogliono effettuare un cambio di rotta con un messaggio chiaro alla popolazione dovranno schierarsi a tutela dell’Ambiente e dei cittadini senza tentennamenti, solo così si potrà lanciare un messaggio chiaro ovvero che il tempo è scaduto e che lo stabilimento delle Fonderie Pisano deve immediatamente essere fermato senza se e senza ma, , atteggiamenti differenti saranno considerati dai cittadini come atteggiamenti ostili e saranno pubblicamente denunciati”. Intanto, il Comune di Pellezzano guidato dal sindaco Francesco Morra ha annunciato che si costituirà parte civile nel procedimento penale a carico dei Pisano, titolari dello storico opificio di Fratte, dopo la richiesta del presidente del comitato.




Pace fatta tra il comitato Salute e Vita e l’Arpac A breve una nuova relazione semplificata

Erika Noschese

Pace fatta tra il comito Salute e Vita, e l’Arpac di Salerno. Nella giornata di ieri, i membri del comitato e associazione che da anni si batte per la chisura delle fonderie Pisano hanno protestato sotto la sede dell’agenzia regionale per la tutela ambientale ai fini di chiedere la rimozione del commissario Luigi Sorvino per «non aver fatto nulla e per il suo disinteresse alla vicenda fonderie Pisano», con l’azzeramento di tutti i vertici dell’Arpac di Salerno. Dopo la protesta, una delegazione dei membri del comitato, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano, il presidente del consiglio comunale di Pellezzano Alessandra Senatore e gli avvocati del comitato hanno avuto un incontro con il direttore Antonio De Sio per discutere della vicenda, portando avanti la tesi dello scontro istituzionale all’interno della Regione Campania «perchè due organi di uno stesso ente che non riescono a capirsi sulla documentazione, ci sembra una cosa che fa scontare ai cittadini quest’incapacità di trovare sintesi», ha spiegato Lorenzo Forte. Al centro della polemica la recente relazione stilata dall’Arpac e la mancata risposta alla Regione Campania, ragion per cui nessuno sembra essere intervenuto per stabilire, una volta per tutte, se le Pisano rispettino o meno le Bat. «Anche in quest’occasione, il direttore dell’Arpac ha dimostrato grande apertura ed interesse al dialogo con i cittadino – ha poi aggiunto il presidente del comitato Salute e Vita – Per questo riteniamo opportuno ritirare la lettere che avevamo indirizzato al governatore De Luca, ma non ancora protocollata, in cui chiedevamo l’azzeramento dei vertici». L’Arpac, dunque, entro la prossima settimana scriverà nuovamente la relazione “in maniera elementare” per permettere «anche a chi non ha competenze specifiche» – come sottolineato da Forte – di comprendere ciò che è stato inizialmente scritto nelle 80 pagine fornite dall’ente nel mese di luglio. Il comitato chiede ora uno sforzo all’Arpac e alla Regione Campania, di comunicare per vie brevi e di essere celeri nei controlli e i risultati: «noi siamo molto preoccupati perchè il dato certo è che a distanza di un anno e due mesi, ad oggi potrebbero ancora non essere a norma», ha spiegato Forte la cui certezza sarà fornita solo con la relazione dettagliata ma semplificata dell’ente che si occupa della tutela ambientale. Dunque, ora spetta ai vertici regionali spiegare il perchè della mancata comunicazione da parte dell’Arpac, come inizialmente ipotizzato. «Siamo stanchi di questo scarica barile – ha poi attaccato il presidente dell’associazione – A noi non interessa di chi è la colpa: la Regione dovrà risolvere questo conflitto istituzionale tra i due organi perchè a pagare sono i cittadini». La Regione Campania, infatti, aveva annunciato l’impossibilità di agire proprio a causa di mancate risposte da parte dell’Arpac, poi smentito dal direttore De Sio, che ha spiegato di aver stilato una relazione chiara e dettagliata, non compresa dai vertici regionali. Presenti alla protesta il consigliere comunale di Salerno di Tutti, Gianpaolo Lambiase; il consigliere regionale pentastellato Michele Cammarano; il consigliere di Baronissi, Agnese Coppola Negri su delega del sindaco Gianfranco Valiante e la consigliera di Pellezzano, Alessandra Senatore, su delega del primo cittadino Francesco Morra. Ad entrambi i Comuni – a detta di Forte – la famiglia Pisano aveva diffidato ad interessarsi della vicenda fonderie. Dunque, non resta che attendere ora la nuova relazione dell’Arpac che deve rispondere ad un quesito semplice: lo stabilimento di via dei Greci, a Fratte, supera o no le Bat consentite per legge? Ora, non resta che attendere la risposta.

Il Comune ancora assente Forte pronto a procedere per vie legali

Ancora una volta, sembra essere il Comune di Salerno, il grande assente nella vicenda fonderie Pisano. Il comitato Salute e Vita, di fatto, ha già annunciato che il prossimo presidio si terrà sotto Palazzo di Città, per avere un incontro con il sindaco Enzo Napoli. Ritirata la lettera indirizzata al governatore De Luca circa l’azzeramento dei vertici Arpac, resta in piedi la missiva pe il primo cittadino di Salerno, a cui il comitato e associazione chiede chiarimenti “in merito alla totale assenza di iniziative poste in essere dall’amministrazione comunale a tutela della salute pubblica sulla questione fonderie Pisano”, si evince infatti dalle lettera indirizzata a Napoli. Ad interessarsi alla vicenda solo il consigliere d’opposizione Lambiase, presente alla manifestazione tenutasi ieri mattina. Per i membri di Salute e Vita, infatti, ci sono tutti gli elementi per emettere ordinanza di chiusura dello stabile di Fratte ma – come scrive Forte – “il Comune di Salerno continua nella sua condotta ambigua ed attendista, ignorando qualsiasi principio di precauzione”. Chiedendo nuovamente un provvedimento di immediata chisura delle fonderie Pisano, in base al principio di precauzione in accordo con le recenti direttive europee, il presidente Lorenzo Forte ha ricordato “l’ultimo vergognoso episodio”, come ha voluto sottolineare nella missiva indirizzata al numero uno di Palazzo di Città , ovvero la prima riunione della Conferenza dei Servizi dello scorso 16 luglio, in occasione del Riesame dell’Aia, alla quale non era presente alcun rappresentante del Comune di Salerno. “Tale comportamento è gravissimo, dal momento che in tale sede si discute della possibile revoca dell’Aia che porterebbe la Regione Campania a decretare inevitabilmente la chiusura dell’impianto”. Il comitato invita dunque il Comune di Salerno a fornire spiegazioni ufficiali ai cittadini riguardo all’operato dell’amministrazione comunale poichè “in mancanza di future azioni concrete “si procederà senza esitazione a rendere pubbliche le condotte omissiove del Comune di Salerno e si valuterà l’opportunità di procedere con una denuncia presso la Procura”. Dunque, il comitato sembra essere seriamente intenzionato ad intrapendere azioni legali contro l’amministrazione comunale di Salerno ed in particolare il sindaco.

«Chiarito l’equivoco tra Regione e Arpac, si proceda con chiarezza»

«Siamo venuti qui stamattina a dirimere questo equivoco tra Regione Campania ed Arpac perchè la trasparenza è la porta della verità». A dichiararlo il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano, al termine dell’incontro con il direttore dell’ente regionale che si occupa della tutela ambientale, Antonio De Sio. «Basterebbe essere un po’ più trasparenti e chiari per risolvere le cose», ha poi aggiunto il consigliere pentastellato che ha poi spiegato – ancora una volta – che a breve l’Arpac provvederà a redigere un testo più semplificativo di quelle che sono le criticità sulle Bat, comunicandole alla Regione Campania, evitando così nuove querelle circa l’incomprensibilità della relazione originale. Dunque, con il nuovbo documento che la settimana prossima l’ente regionale ambientale invierà alla Regione Campania si potrà procedere per verificare ed accertare eventuali criticità tutt’ora in corso. «La verità sta sempre nel mezzo – ha poi aggiunto Cammarano – però bisogna incentivare ad ulteriori controlli ed azioni, anche da parte della Regione Campania sulle fonderie Pisano e riuscire a capire come tutelare la salute dei cittadini che deve essere la cosa primaria, senza equivoci». Il consigliere regionale ha poi ricordato l’operato del suo gruppo circa la problematica delle Pisano per tentare di capire se sono o meno dannose per la salute dei cittadini, per i dovuti provvedimenti come potrebbe essere la delocalizzazione o l’adeguamento ai nuovi parametri. Cammarano chiede ora di sollecitare l’analisi del metodo Spes, utilizzato per capire quanti metalli pesanti ci sono nel sangue delle persone, «un’altra leva per fare chiarezza sulle persone», ha detto poi il consigliere regionale, intenzionato a fare relazione sulla base di studi certi.




Forte: «Un progetto per ridisegnare l’area delle fonderie, senza le stesse»

Matteo Maiorano

«A settembre lanceremo con gli architetti salernitani un progetto per ridisegnare l’area delle Fonderie senza più le stesse, come parco verde per restituire ed indennizzare la popolazione dopo la bonifica a carico dei Pisano». Così Lorenzo Forte dopo la mattinata di ieri, trascorsa al fianco dei bambini al Parco Pinocchio di Salerno. Due ore in cui, con Legambiente e l’associazione “Arcobaleno – Marco Iaculli” hanno sensibilizzato le giovani generazioni sul tema delle Fonderie Pisano. «Oggi è stata una giornata molto importante, abbiamo incontrato la parte debole e le vittime principali dell’avvelenamento, ovvero i bambini. In questo parco, popolato ogni giorno dalle famiglie e da bambini che vengono a giocare nelle giostre in totale spensieratezza, come nelle scuole vicine, arrivano le polveri e la puzza di miasmi intollerabili. Gli stessi bambini ci hanno detto che molte volte durante l’orario scolastico le maestre sono costrette a chiudere le finestre perché l’odore è intollerabile. I miasmi prodotti dalle Fonderie vanno a violare la loro vita». . Sulla questione è intervenuto anche Francesco Morra: «La mia prima uscita pubblica ha riguardato proprio la vicinanza ai comitati. Non deve essere una loro battaglia isolata ma delle istituzioni, dei residenti di Salerno e della Valle dell’Irno. Mi ha toccato da vicino lo studio epidemiologico sul territorio realizzato dall’istituto zooprofilattico che avviò un’analisi su 400 abitanti presi a campione, residenti tra i comuni di Baronissi, Pellezzano e Salerno. Abbiamo fatto di tutto per raggiungere questo numero per dimostrare che c’è un’incidenza anche sulla salute pubblica. La querelle relativa alle Fonderie – prosegue il neosindaco di Pellezzano – è sentita su tutto il territorio, è materia di tutti i giorni grazie all’impegno dei comitati che tengono alta l’attenzione. Creeremo dei tavoli istituzionali affinché si metta la parola fine alla questione, ormai quella zona è totalmente urbanizzata, non ha più motivo di esistere uno stabilimento che negli anni ha solo incassato e non investito sulle nuove tecnologie per quanto riguarda il problema dell’inquinamento, credo che le industrie debbano esistere anche per il ruolo che svolgono in contrasto alla disoccupazione, ma devono essere sostenibili».




In fiamme i prefabbricati di via Spirito Si indaga per capire le cause del rogo

Erika Noschese

Attimi di paura, ieri sera, a Fratte. Per cause ancora da accertare, un vasto incendio si è sviluppato in via Francesco Spirito. Ad essere stati avvolti dall’incendio sono stati alcuni prefabbricati della zona, contenente materiale dannoso per la salute dei cittadini. Immediato l’intervento dei Vigili del Fuoco che hanno domato le fiamme. Resta da capire cosa ha provocato le fiamme ma pare che al momento del rogo nessuno fosse presente all’interno dello stabile. L’area è stata transennata ma diversi sono stati i disagi per i cittadini salernitani, a partire dal traffico che ha paralizzato tutta la zona di Fratte. I containers, già di per sé dannosi per la salute in quanto contenente amianto, sono ad uso abitativo ma in quel momento nessuno era presente, scongiurando così il pericolo di feriti. Intanto, ad insorgere è stato anche il comitato e associazione Salute e Vita, presieduto da Lorenzo Forte che, attraverso un tam tam sui social, ha invitato i cittadini a restare chiusi in casa a causa della coltre di fumo nero che ha sprigionato l’incendio. “Nuovo disastro a Fratte un incendio nei prefabbricati hanno fatto alzare un nuvola di veleni non bastano i veleni già esistenti ! Restate chiusi in casa”, ha detto infatti Forte, suscitando l’ira di molti salernitani che chiedono ancora oggi l’abbattimento dei containers proprio per la presenza dell’amianto. Fratte, del resto, è la zona in cui si trovano anche le fonderie Pisano, sotto l’occhio del ciclone per via della vicenda giudiziaria. I prefabbricati di Fratte sono già stati colpiti dalle fiammelo scorso anno, sempre nel mese di maggio con un incendio di vaste dimensioni che si sviluppò nei pressi dell’area archeologica. I caschi rossi lavorarono tutta la serata per domare le fiamme che in pochissimo tempo avevano invaso tutta l’area dei container andati bruciati. Intenso l’odore di fumo e lamiere che si era sprigionato nell’aria alimentato anche dal vento. In quell’occasione, avanzarono l’ipotesi di incendio doloso, in quanto si trattava del secondo in poco più di quarantotto ore nella zona.




Il Comitato ricorre al Consiglio di Stato e Pisano ritira i licenziamenti

Brigida Vicinanza

Ricorre al Consiglio di Stato il Comitato Salute e Vita dopo la sentenza del Tar che ha riaperto i cancelli delle Fonderie Pisano a Fratte. Secondo gli avvocati del Comitato il tribunale amministrativo non ha preso in considerazione tutt’e due gli aspetti della vicenda, ovvero quello del diritto alla salute, ma solo quello del valore imprenditoriale per l’opificio e i 110 operai. “L’attività con la sospensiva si sta svolgendo di fatto in totale assenza della autorizzazioni richieste e in aperta ed “autorizzata” elusione dell’obbligo di legge di attuare tutte le iniziative utili per superare le criticità rappresentate dall’Arpac a seguito di meticolose e corrette rilevazioni effettuate sul campo – spiegano gli avvocati Lanocita, Sandro Amorosino e Simona Corradino – i giudici hanno totalmente ignorato le recenti relazioni depositate a giudizio, che confermano le abnormi criticità riscontrate (nonostante le solenni dichiarazioni rese dalla società di aver ottemperato alle prescrizioni volte al superamento delle criticità contestate), e sia degli allarmati risultati preliminari dello studio Spes, anch’essi tra gli atti del giudizio. In sostanza sono state accolte le istanze dell’imprenditore che viola la legge, mentre sono state ignorate le conclusioni tecnico-scientifiche riportate in atti prodotti da enti pubblici. Questi ultimi dimostrano in maniera inequivocabile il danno gravissimo ed irrimediabile provocato all’ambiente e alla salute pubblica a causa del persistere del grave inquinamento causato dal mal funzionamento dell’opificio industriale ormai obsoleto”. Intanto dalla prorietà c’è stato ieri l’annuncio agli operai del ritiro del procedimento di licenziamento collettivo. Adesso si attende il Tribunale del Riesame e soprattutto l’apertura delle buste all’Asi, con la partecipazione al bando di concorso da parte dei Pisano per la delocalizzazione dell’impianto nell’area del cratere e precisamente a Buccino.




Il Comitato in protesta, Forte: «Non ce l’abbiamo con i lavoratori»

Erika Noschese

«Noi non ce l’abbiamo con i lavoratori, sono persone che hanno il diritto del pane quotidiano ma viene violato dalla famiglia Pisano, non da noi». Lo ha dichiarato il presidente del comitato Salute e Vita, Lorenzo Forte nel corso del presidio tenutosi ieri mattina dinanzi il Tribunale, in concomitanza con l’udienza del Riesame per decidere il futuro dello stabile di via dei Greci. Tanti i presenti, muniti di mascherina, striscioni e cartelloni per chiedere il rispetto del diritto alla Salute. Va ricordato che presto le Pisano potrebbero essere delocalizzate a Buccino, dopo il bando Asi. Scelta, questa, che non è piaciuta al sindaco Nicola Parisi e all’amministrazione comunale, tanto di maggioranza quanto di minoranza. A tal proposito, Forte ha dichiarato: «Noi non possiamo biasimare chi ha paura di accogliere una fonderia. Noi non siamo contro le fonderie ma contro gli imprenditori che sono disonesti perché violano la legge e perché fanno profitto non rispettando né l’ambiente né la legge». E ancora: «Noi siamo per tutte le fabbriche che rispettano la legge, vengono costruite nuove con gli impianti tecnologici e abbattono l’inquinamento perché non è vero che una fabbrica non inquina, al massimo lo abbatte e deve andare in zona industriale. Noi non biasimiamo gli abitanti di Buccino che hanno paura della famiglia Pisano che ha dimostrato, fin dal 2004, di non rispettare la legge», ha poi aggiunto il presidente del comitato Salute e Vita, ricordando che l’Arpa, nella relazione del 2015, ha scritto “i tecnici dei Pisano, non solo non rispettano Aia e bat e inquinano le tre matrici, acqua, suolo e aria ma non hanno la cultura dei bat e dell’Aia, non le conoscono le norme. «Di fronte a questo, se il sindaco di Buccino legge questa relazione, ha paura di accogliere un imprenditore del genere», ha aggiunto Forte, spiegando che se il Riesame non decreterà il sequestro, e dunque lo stop definitivo dell’opificio di Fratte, «contrasteremo la sentenza in maniera civile. Tuttavia, la Cassazione ha sbugiardato quella decisione. Noi andremo avanti a raccontare la verità, i giudici possono sbagliare ma noi avvieremo tutto ciò che è in nostro potere per ottenere il diritto alla Salute». Intanto si attende la sentenza che potrebbe mettere un punto alla vicenda, ma non prima di qualche giorno.




Lorenzo Forte: «I consulenti mentono, la bonifica è obbligatoria per legge»

di Andrea Pellegrino

«Danni ambientali maggiori in caso di chiusura incontrollata? E’ una bugia colossale». Lorenzo Forte, rappresentante del comitato Salute e Vita, parla di “controdeduzioni surreali”, riferendosi a quelle presentate dalla società Pisano nell’ambito del procedimento di Via. «I consulenti sono di parte e sono pagati dall’azienda – spiega Forte – quindi possono scrivere quello che vogliono. Alla fine sarà la Regione Campania a dover emettere ilprovvedimento». Ed in merito a ciò, incalza: «Siamo fuori tempo massimo e siamo pronti a diffidare gli uffici competenti. Il provvedimento di Via, che noi auspichiamo essere negativo, deve arrivare in tempi brevissimi, non si può più perdere tempo. Tutte queste manovre della famiglia Pisano, ed in ultimo queste ennesime controdeduzioni, altro non sono che un tentativo di mantenere la fabbrica aperta». Per ora, prosegue Forte, «rispediamo al mittente queste ultime e strane valutazioni, ricordando che non esiste chiusura incontrollata, in quanto la bonifica è prevista per legge. Tra l’altro, le Fonderie sono gestite da una spa che fa capo alla famiglia Pisano che ne risponde, in caso di fallimento, attraverso i beni personali. Ed il loro patrimonio dovrebbe essere abbastanza solido, a partire dai numerosi appartamenti che hanno a Salerno città. Quindi su questo aspetto possiamo essere tutti più tranquilli». Quanto all’inquinamento, dice ancora Lorenzo Forte: «Le relazioni dell’Arpac parlano chiaro. L’ultima, in particolare, evidenzia come il sequestro di 20 tonnellate di metalli abbia potenzialmente bloccato l’emissione di diossina. Ancora ricordo che durante la chiusura della fabbrica, disposta dalla Procura, abbiamo notato sostanziali miglioramenti della vivibilità nella zona, a partire dalla fauna. E’ giunto il tempo di mettere un punto e fermare questa paradossale vicenda, la Regione Campania prenda provvedimenti e chiuda l’impianto di Fratte».




“Sulla relazione Arpac il sindaco sapeva tutto”

«Napoli sapeva della relazione degli ispettori dell’Arpac prima dell’incontro del 14 dicembre a Fratte. Così come sapevano, sempre il sindaco di Salerno ed il vicepresidente della giunta regionale della Campania Fulvio Bonavitacola quando li abbiamo incontrati il 15 gennaio. Ma nessuno ha detto nulla». Il comitato “Salute e Vita” torna alla carica dopo la diffida inoltrata dalla Regione Campania alla ditta Pisano, in riferimento al riesame dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale). Stando alla ricostruzione della vicenda, quindi delle date, gli atti da mesi erano finiti sulla scrivania degli organi preposti e soprattutto del primo cittadino Enzo Napoli. Ancor prima della riunione che l’amministrazione comunale tenne a Fratte prima delle vacanze natalizie, con tanto di successive promesse di valutazioni di eventuali ordinanze di chiusura. «Gli elementi li aveva già da tempo – spiega Lorenzo Forte – ma nonostante ciò nulla è stato fatto. Ora non consentiremo a nessuno di fare campagna elettorale sulla salute delle persone di Salerno e della Valle dell’Irno». Entro metà febbraio la Regione Campania si dovrà esprimere anche sulla Via (Valutazione di impatto ambientale) dopo il primo provvedimento di diniego. «Si mantengano gli impegni – proseguono i rappresentanti del comitato Lorenzo Forte, Carla Cirillo e Salvatore Milione – e cioè di esprimere un parere negativo in merito alla procedura di Via entro la metà di febbraio». Ed in più dicono: «Una presa di posizione pubblica in merito all’atteggiamento omertoso del sindaco di Salerno e dell’assessore all’Ambiente (nonché vice presidente della Regione Campania), entrambi presenti all’incontro del 15 gennaio ed informati dei fatti». Quanto alla diffida a firma della dottoressa Martinoli, gli esponenti del comitato incalzano: «Tale provvedimento, al contrario della diffida del 2016 a firma del dirigente dottor Barretta (il quale ha applicato il comma a dello stesso decreto legislativo) di fatto non sospende l’Aia e non dispone il fermo delle attività. Tale decisione appare opinabile, dal momento che appare ormai acclarato che fin dal 2015 le fonderie abbiano creato un pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente e che alle già allarmanti criticità rilevate in quell’anno ora vanno ad aggiungersene altre altrettanto gravi, quali le possibili emissioni di diossina. Come si notava all’inizio, la tempistica con cui si sono svolti questi ultimi fatti lascia perplessi, e porta inevitabilmente a domandarsi se sia un caso che tali atti siano stati formalizzati proprio il giorno seguente all’incontro della delegazione dei cittadini con lei». Ed infine: «Perché Barretta è stato trasferito ad Avellino?».




Fonderie, i sindacati incalzano: «Allarmanti le posizioni di De Luca e Napoli Ci hanno rassicurato in questi ultimi mesi ed ora hanno cambiato idea»

«Troviamo incomprensibili e allarmanti le posizioni trasmesse in quell’incontro e le dichiarazioni prodotte dal governatore e dal sindaco di Salerno Vincenzo Napoli». A dichiararlo – in seguito all’incontro tenutosi a Palazzo Santa Lucia sulla vertenza fonderie Pisano con il presidente del comitato Salute e Vita Lorenzo Forte – sono le segretarie Fiom e Cgil, in tutte le loro articolazioni, hanno sempre ribadito, nel corso di questa annosa vertenza, la necessità di salvaguardare salute e lavoro e in tal senso si sono mosse in ogni direzione pos- sibile per rendere praticabile la costruzione di un nuovo impianto in altra area industriale. «Questa posizione è stata portata avanti con determinazione da tutte le maestranze, anche nei momenti di massima esasperazione e nel dramma, purtroppo a noi già noto, di un impianto chiuso e di assenza di futuro. Per questo non staremo in silenzio di fronte a dichiarazioni che hanno il sapore di campagna elettorale perché da sempre sosteniamo l’indiscutibile necessità, non più rinviabile, della delocalizzazione della struttura produttiva, quale soluzione per tenere insieme lavoro e salute», hanno dichiarato i sindacalisti, accusando sindaco e governatore di essere in campagna elettorale. «Chiediamo alla politica atti di concretezza che siano in grado di dare risposte ai bisogni dei cittadini e dei lavoratori. Se si sono ac- cumulati ritardi in questa direzione non accettiamo che ricadano solo sui lavoratori e su chi li rappresenta. La Cgil e la Fiom, in tutta la vertenza, hanno compulsato quotidianamente la proprietà e, andando anche oltre il loro ruolo, si sono attivate in prima persona con le Istituzioni per favorire ipotesi delocalizzative richiedendo il massimo impegno proprio alla Regione Campania». E ancora: «E’ intollerabile, dunque, sapere oggi che le posizioni della Regione Campania e del Comune di Salerno sono così distanti dalle nostre, nonostante in questi mesi queste stesse Istituzioni ci abbiamo raccontato e rassicurato sulla fattibilità di quel progetto. Nessuno può pensare che il futuro del lavoro si garantisce con uno stabilimento chiuso. Gli ammortizzatori sono l’ultima spiaggia e funzionano solo quando le attività sono in piedi e non a cancelli chiusi. Questo deve essere chiaro a tutti e non consentiremo che su questo si faccia alcuna propaganda. Avevamo già chiesto a dicembre 2017 un incontro chiarificatore in Regione e ribadiamo l’urgenza dello stesso. Nel mentre, siamo già pronti con le maestranze ad ogni forma di mobilitazione per scongiurare la perdita nella nostra provincia di altri 100 posti di lavoro ed il rischio che un altro impianto industriale scompaia e, addirittura, trovi posto in un’altra Regione».