Franco Castiello (M5S): “Strade, internet e incentivi per giovani del nostro Cilento”

di Arturo Calabrese

Eletto senatore nel 2018 con il Movimento 5 Stelle e da sempre attivo nel panorama culturale del Meridione, Francesco Castiello chiude il primo mandato da parlamentare. È rimasto fedele a Giuseppe Conte dopo le scissioni e continuerà a sostenere il partito. In questi giorni è già impegnato in campagna elettorale per le cosiddette “parlamentarie” e cioè delle primarie interne al Movimento con le quali si decidono i nomi dei candidati.
Senatore, come sta il Movimento 5 Stelle e come si presenta alle elezioni?
“Gode di una buona salute. I sondaggi lo danno in crescita grazie a Giuseppe Conte, figura di alto profilo istituzionale. Chi è rimasto non ha ceduto alle lusinghe dell’interesse opportunistico. Il vincolo del terzo mandato doveva essere rispettato e in molti non lo hanno accettato. Le scissioni, però, ci hanno permesso di eliminare alcune scorie radioattive che avevamo al nostro fianco”.
Questione candidatura: sarà in campo per il Movimento?
“Certo, ma c’è da fare chiarezza. Per adesso mi sono autocandidato alle parlamentarie per il collegio senatoriale che comprende le province di Salerno, Benevento, Avellino e Caserta. Dopo il taglio dei parlamentari, battaglia voluta e vinta dal M5S, si è resa necessaria la rimodulazione delle varie circoscrizioni. Nel 2018, fui eletto in quella che andava da Battipaglia a Sapri, passando per il Cilento e comprendente il Vallo di Diano. Oggi, viene accorpata con altre per formare questa grande che comprende quasi interamente la Campania ad esclusione di Napoli e dei comuni che rientrano nella sua Città Metropolitana. Qualora dovessi superare questo primo scoglio, sarò candidato nel proporzionale. Volevo fermarmi sia per l’età avanzata, ho ormai 80 anni, e sia perché il mio stato di salute non è dei migliori, dopo il Covid le cose si sono complicate, ma da più parti mi è stato chiesto di impegnarmi nuovamente e ho deciso di farlo. Sarà difficile, ma ce la metterò tutta per fare il meglio per gli italiani”.
Si chiudono quattro anni complessi sotto vari punti di vista. Tanto è stato fatto, ma c’è qualcosa che avrebbe voluto fare?
“Sono soddisfatto perché ho lavorato per il mio territorio. Mi sono impegnato per combattere lo spopolamento dei piccoli borghi, per una ricerca definitiva sulle cause che portano ad una così alta percentuale di malattie tumorali nel Cilento, per uno sviluppo culturale del Cilento. A Vallo della Lucania, su mio invito, è stato presente l’allora presidente del consiglio Giuseppe Conte. In quell’occasione, insieme a tanti sindaci della provincia, gli ho consegnato il manifesto per il Sud contenente dieci idee e obiettivi per fermare l’emorragia di giovani. Da quel manifesto si può e si deve ripartire. Per quanto riguarda i rimpianti ne ho uno: poco prima che ci fosse la crisi di governo con conseguente scioglimento delle camere, avevo presentato un disegno di legge che vietasse i cambi di casacca. Nell’ultima legislatura, sono stati circa 300 i parlamentari che hanno cambiato partito. Così si tradiscono gli elettori prima ancora che i propri ideali. Il mio ddl prevedeva la decadenza automatica dalla carica. L’interruzione anticipata dei lavori bicamerali ha messo fine all’iter, ma se ne avrò la possibilità presenterò nuovamente il Ddl”.
Quali saranno i temi della prossima campagna elettorale?
“Per cominciare la transizione ecologica. Confrontandomi con il ministro al ramo Cingolani, non ho mai avuto risposte precise sulle rinnovabili. La Regione Puglia, e lo dico in maniera obiettiva, è riuscita a dare dei fondi ai cittadini per l’acquisto e installazione di pannelli fotovoltaici. Se ci sono riusciti loro, perché non lo fa l’intero Paese o nella nostra benedetta Regione Campania? Se lo facessimo, si combatterebbero gli aumenti di luce e gas. Questo è un tema. C’è poi l’aiuto fondamentale per le aziende che assumono giovani con sgravi fiscali o in generale assistenza da parte dello Stato. Ci sarà da rivedere il rapporto Stato – Regioni: il Titolo Quinto ha recato solo danni. Lo abbiamo visto durante l’emergenza pandemica. Ogni Regione ha il suo regolamento in materia sanitaria e cioè crea solo caos. Ci vuole una riforma costituzionale seria ed efficace che elimini queste profonde differenze”.
Cosa si può fare per il Cilento?
“Bisogno fare un grande sforzo. Gli antidoti contro il veleno dello spopolamento sono le infrastrutture: se non facciamo strade, continueremo a fare vivere le comunità in stato di isolamento. La Provincia di Salerno interviene raramente con un po’ di pittura e qualche pennellata di asfalto per poi impegnarsi a fare qualcosa dopo dieci anni. A tal proposito, avevo chiesto a Palazzo Santa Lucia la cancellazione della tassa di possesso e di circolazione per i veicoli. Era un indennizzo per i cittadini obbligati a percorrere strade dissestate e pessime. La Regione, nella figura di Vincenzo De Luca, ha respinto questa proposta. I collegamenti non dovranno essere solo fisici. Il 50% circa del Cilento non ha copertura del segnale televisivo e ciò vale anche per internet e per la telefonia. In questo modo, i giovani possono fare economia. Per fare un esempio, un giovane può costruire un’azienda e avviare un commercio di prodotti tipici come può essere il fico bianco”.




Politiche 2022, Malandrino (FI): «Rimango fedele ai miei ideali. Non lascio il partito»

di Arturo Calabrese

Tra i partiti che maggiormente stanno avendo ripercussioni per le prossime elezioni politiche vi è Forza Italia. La realtà creata da Silvio Berlusconi, che tanto ha influito sulle vicende italiane dal 1994 ad oggi, sta perdendo pezzi importanti. Chi rimane fermo al suo posto, convinto delle idee e delle ideologie, è Emilio Malandrino, responsabile cittadino di Forza Italia per Agropoli.

Dottor Malandrino, Lei rimane con Forza Italia?

“Certo. Ho abbracciato il progetto fin dal primo momento e fin da subito ho creduto in ciò che erano gli obiettivi del presidente Berlusconi, molti dei quali raggiunti. Oggi la situazione sicuramente non è delle migliori perché vedere elementi forti del partito andare fa male. Fa male perché è come lasciare compagni di viaggio coi quali tanto è stato fatto e creato. A loro non dico nulla, ma solo un augurio di trovare ciò che in Forza Italia non trovavano. Spiace per questa scelta, ma abbandonare una nave in difficoltà è facile, più difficile è rimanere a bordo nonostante la tempesta in corso”

Nel 2018, Lei era responsabile della campagna del centrodestra nel collegio cilentano, l’unico in cui la coalizione ha vinto nell’uninominale. A settembre quale sarà la situazione?

“Impossibile dirlo, ma possiamo fare delle previsioni. Chi ha governato negli ultimi anni ha fallito: Partito Democratico e Movimento 5 Stelle in primis hanno fallito su molti punti e il popolo se n’è accorto. Forza Italia scenderà in campo con una coalizione di centrodestra insieme agli alleati della Lega e di Fratelli d’Italia. Noi rappresentiamo l’anima moderata e liberale della squadra che si presenterà agli elettori, ma insieme possiamo davvero creare quell’alternativa di cui l’Italia ed i territori hanno bisogno. La tornata elettorale di settembre sarà quella in cui finalmente il presidente del consiglio sarà espresso dalla volontà di chi andrà a votare. L’ultimo è stato proprio il nostro Berlusconi e da allora abbiamo avuto solo rappresentanti non espressione del popolo: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni Conte uno, Conte bis ed ora Draghi. C’è necessità di vedere un premier che sia voluto da chi vota e non più dai soliti tristi, triti e ritriti giochi di palazzo. Abbiamo la possibilità di incidere e so che faremo un ottimo risultato”.

Possiamo già dire dei nomi per quanto riguarda le candidature?

“Ovviamente i nomi girano ed è inutile ripeterli. Come per le recenti amministrative agropolesi, dissi che i nomi sarebbero dovuti uscire da un tavolo di concertazione a cui si sarebbero sedute tutte le forze interessate al progetto. Il Cilento ha nomi validissimi sia tra amministratori che ex amministratori e quindi non si faticherà a trovare un nome. Ribadisco la mia fedeltà al partito e di conseguenza alla coalizione. Chiunque sia il candidato, io e la mia squadra lo appoggeremo senza se e senza ma. Si tratta di vincere un’altra sfida e mai come stavolta abbiamo la possibilità di farlo con poche difficoltà. Auspico che i nomi siano condivisi da tutti gli attori coinvolti perché solo così avremo un esponente unitario e non divisivo. Possiamo convergere tutti insieme su una scelta forte”.

Nel Cilento qual è la situazione?

“Viviamo da oltre quindici lo strapotere del Partito Democratico e di alcuni suoi esponenti che credono di poter gestire la cosa pubblica come una cosa privata. Quattro anni fa, il candidato della sinistra è stato sonoramente sconfitto dal candidato della destra. Un qualcosa che pare si sia legato al dito e le teste che sono cadute ad Agropoli negli ultimi mesi è il simbolo di ciò. Anche su questo il popolo è stanco e lo abbiamo visto il 12 giugno ad Agropoli. C’è stata la vittoria del centrosinistra, è vero, ma ci sono forti dubbi non espressi da me su cui si dovrà far luce.

 Cosa vuol dire?

“Il 26 ottobre si esprimerà il Tar dopo il ricorso presentato dal consigliere di minoranza Raffaele Pesce e con lui Massimo La Porta ed Elvira Serra. Ci sono dei precedenti molto importanti e credo proprio che il risultato elettorale possa essere in forte dubbio. È accaduto a Latina, dove si dovrà votare nuovamente nella maggior parte delle sezioni. Ad Agropoli la commissione elettorale ha evidenziato gravi incongruenze dagli scrutini ed è doveroso che ci siano giudici esterni che dicano la loro. Può rivelarsi un nulla di fatto, ma può anche accadere di tutto dal semplice riconteggio dei voti, e quindi piccoli cambi in consiglio comunale, all’annullamento delle elezioni. Lo scopriremo solo vivendo”,

Le elezioni di settembre possono essere un banco di prova per questo strapotere di cui parla?

“Sicuramente. È da Salerno al Cilento, sappiamo chi sono i nomi che contano o che dovrebbero contare. Saranno tutti in campo e lì noi dovremo fare la nostra parte cercando di fermare questo andazzo. In parte ci sono e ci siamo riusciti alle elezioni politiche del 2018 e da allora c’è stato un ridimensionamento ma non è stato abbastanza. Oggi, abbiamo la possibilità di incidere e lo faremo con l’appoggio dell’elettorato”.




Casciello lascia Forza Italia: «Scelta dolorosa. Adesso avanti con Mara Carfagna»

di Arturo Calabrese

Forza Italia continua a perdere pezzi. Dopo l’addio di Mara Carfagna e Rossella Sessa, lascia il partito anche la colonna portante salernitana Gigi Casciello. Lo fa con amarezza, stato d’animo che gli si legge negli occhi e nella voce per la fine di una lunga storia d’amore tra il deputato e il partito di Silvio Berlusconi.

Onorevole, perché questa decisione?

“Lascio dopo 28 anni di militanza. È stata una scelta dolorosa perché nel mio lungo impegno politico non è trascorso giorno in cui non ci sia stata lealtà e appartenenza ad un partito che è stato, grazie a Silvio Berlusconi al quale va tutta la mia gratitudine, il fondatore e la garanzia moderata di un centrodestra nuovo e diverso. Da tempo, ormai, vivevo uno stato di inquietudine e di disagio per le scelte del partito che sempre più condivideva le scelte dei sovranisti. ‘Chi non cambia mai idea, non cambierà mai nulla’, dice l’adagio ma non sono stato io a cambiare idea bensì Forza Italia a rinunciare alle proprie e spostarsi altrove”

Dove andrà adesso?

“Il ministro per il Sud Mara Carfagna sta lavorando proprio in questo senso: tracciare una strada per capire dove muoverci. Di sicuro abbiamo davanti a noi l’agenda di Mario Draghi e quindi non potremmo mai allearci con chi ha di fatto deciso la fine anzitempo del Governo. Non possiamo andare con Fratelli d’Italia o con la Lega, ma nemmeno con Giuseppe Conte e i 5 Stelle. Mettere fine al Governo guidato da Draghi è stata una scelta scellerata perché non dobbiamo dimenticare che poco lontano da casa abbiamo una guerra in corso, che a causa di essa i prezzi sono alle stelle, che le aziende faticano, che il carrello della spesa è sempre più costoso, che la pandemia non è ancora alle spalle. Chi ha deciso questo non può dunque essere un nostro alleato. Insieme al ministro stiamo valutando il da farsi e quali alleanze stringere. Tutto è in divenire, ma di certo c’è con chi non ci alleeremo”.

Dunque Lei segue Mara Carfagna…

“Non può essere altrimenti: grazie al suo lavoro, il Meridione è riuscito ad uscire dalla trappola della spesa storica ed oggi può contare su oltre il 40% dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un grande risultato, oserei dire storico, così come lo sono, a titolo di esempio, i risultati che si stanno ottenendo con i Contratti istituzionali di sviluppo, con interventi sempre immediati del governo e del ministro Carfagna in ogni emergenza, pensiamo alla baraccopoli di Messina, i fondi per l’istruzione al Sud pari al 40,8%, l’attività per il nuovo riparto finanziario di circa 200 milioni di euro di risorse nazionali disponibili per la Strategia Nazionale Aree Interne. Insomma, dal Ministero per il Sud è stato fatto tanto e tanto altro si sarebbe potuto fare se qualcuno non avesse deciso di staccare la spina”.

Anche lei ha fatto tanto. Rinnega qualcosa?

“Dobbiamo metterci sempre in discussione, questo è certo, ma posso dire di aver spinto per lo sblocco dei fondi per la metanizzazione del Cilento, per i circa 70 milioni della Fondovalle Calore. Ho combattuto per l’istituzione dell’Area Interna Sele – Tanagro. Sono stato tra i deputati con più presenze e più proposte alla Camera. Insomma ho onorato il ruolo concessomi dagli elettori che hanno premiato il mio costante impegno. Devo ringraziare ancora una volta il ministro perché senza il suo apporto il Sud non avrebbe avuto le tante opportunità che ha oggi. Tanto c’è da fare, ripeto, e per il poco tempo a disposizione verrà fatto”.

Onorevole Casciello, alla luce di quanto fatto: sarà impegnato nella prossima campagna elettorale?

“Sicuramente sarò al fianco di Mara Carfagna per ogni sua battaglia e condividerò ogni sua scelta. Sarò impegnato per dare il mio contributo alla causa e lavorerò affinché ciò che sarà l’alleanza o soggetto politico possa raggiungere i risultati a cui eravamo abituati. Non so se sarò candidato e non posso sciogliere la riserva, ma di certo non mi tirerò indietro qualora ciò dovesse servire”.




Cilento e proskỳnesis, la genuflessione della politica locale

di Arturo Calabrese

Termine greco che indica l’atto e l’usanza di adorare mediante la prostrazione davanti alla sovranità e al sovrano. Era usanza diffusa nelle antiche corti orientali, dove il monarca si riteneva di origine divina. Recita così la Treccani per definire la “proskỳnesis” e cioè la genuflessione. L’antica e valida enciclopedia non può sapere che tale atto è a tutt’oggi molto presente nel Cilento e viene perpetrato in particolare dai piccoli amministratori locali nei confronti di un “capo” individuato come tale. Ciò avviene in particolare sui social network, dove l’amministratore si lancia in grandi elogi verso qualcuno di più grande, un presidente, un sindaco  o un governatore a caso (cariche che spesso vengono graficamente rese, con buona pace della grammatica, con una bella lettera maiuscola). Per dimostrare la propria fedeltà, si deve scrivere un post in cui si ringrazia “Lui” per l’attenzione, per la vicinanza, per lo sforzo, per l’abnegazione, per l’amore, per il lavoro e via discorrendo.

Capita, dunque, che quando la Provincia di Salerno finalmente stanzia i soldi per mettere in sicurezza una strada ci sia un consigliere provinciale che si lancia in ringraziamenti, dimenticando che quella strada attendeva i lavori da oltre sette anni e che i disagi che si sono creati sono stati enormi. Il consigliere provinciale si inginocchia e rende omaggio, ma dimentica che gli utenti rischiano la vita ogni giorno attraversando quel tratto, dimentica che c’è chi la vita l’ha persa. La più grande dimenticanza, però, è che lo stanziamento di fondi da parte di un ente è un atto dovuto, è il rispetto di un diritto sancito dalla Costituzione. La Provincia deve stanziare i fondi, deve mettere in sicurezza, deve rendere fruibile totalmente una strada e non lo fa perché, come scrive il solerte consigliere, il presidente “tiene al territorio” o ama “il nostro Cilento”. Il presidente lo fa perché deve, perché rappresenta un’istituzione pubblica super partes. E dunque, questo prostrarsi a terra in segno di riconoscenza comincia ad essere stucchevole e a divenire l’ennesima mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini.

Determinate parole non possono più essere sopportate perché non si può ringraziare un ente per aver fatto il proprio dovere in netto ritardo. Ad Agropoli, ad esempio, la Sp 184 sarà messa in sicurezza dopo cinque anni solo nel mese di ottobre e dunque lasciando dei massi di contenimento su una via trafficata per un’altra estate. C’è da ringraziare? Non credo. C’è da prostrarsi? Nemmeno. Quando Alessandro Magno volle imporre ai suoi sottoposti la proskỳnesis le cose iniziarono ad andare molto male. E la storia, si sa, è maestra di vita. Ci sarebbe da riflettere, e anche tanto. Oppure, ben più importante, la classe politica locale dovrebbe fare in modo che gli enti si attivino entro poco tempo per risolvere una questione. Nemmeno in quel caso, giusto sottolinearlo, si dovrà ringraziare il presidente del momento perché ha fatto semplicemente metà del suo dovere.




“Costabile Carducci e i moti del Cilento nel 1848”: nuova opera di Giuseppe Galzerano

di Arturo Calabrese

Continua incessante l’opera di difesa della cultura meridionale e cilentana da parte dell’editore Giuseppe Galzerano. L’ultima fatica, in mero ordine cronologico, riguarda la riedizione di un importante scritto di Matteo Mazziotti, politico del Regno d’Italia. Si tratta del volume dal titolo “Costabile Carducci e i moti del Cilento nel 1848”. Più volte deputato, eletto nei collegi cilentani, nel 1909 è nominato senatore. Tra il finire dell’800 e l’inizio del ‘900, Mazziotti si dedica allo studio degli antenati e al processo risorgimentale del Cilento. Studi che lo portano, a partire dal 1904, a pubblicare una serie di importanti volumi, “unici esempi della scarsa pubblicistica storia cilentana”.

Galzerano recupera un piccolo tesoro e lo mette a disposizione della comunità affinché si faccia luce su una delle pagine più buie della storia della meridione. Ciò è accaduto, secondo l’autore, a causa di una “damnatio memoriae” il cui obiettivo era quello di cancellare la storia da parte dei vincitori come spesso, o sempre, è avvenuto. Uccisioni di massa, paesi rasi al suolo, caseggiati dati alle fiamme, abitanti giustiziati o arrestati. Nel periodo del risorgimento cilentano, collocabile dalle metà dell’800 in poi, la violenza perpetrata nei confronti del popolo è stata atroce e solo grazie a Mazziotti e pochi altri se ne ha memoria, una consapevolezza di cui si ha necessità. Galzerano ripubblica integralmente il volume scritto dall’autore all’inizio del XX secolo, modificando unicamente le sezione fotografica. Mantenere intatto lo scritto è una precisa scelta dell’editore ed ha il preciso obiettivo di fedele riproduzione di una testimonianza, mettendo in risalto anche le differenze linguistiche tra il linguaggio e lo stile dell’800 rispetto a quello odierno. Fluida, interessante e adeguatamente colma di notizie è l’introduzione dell’editore che, novello Virgilio, prende per mano il lettore e lo introduce in una dimensione passata.

Come il poeta latino fece con Dante, anche Galzerano non lascia nulla al caso e spiega passo dopo passo cosa il lettore andrà a leggere, quali saranno i contesti, le motivazioni, le cause. Ogni rivoluzione, si sa, porta con sé morte e distruzione, ma quanto avvenuto nel Cilento diviene ancor più tragico e devastante. Galzerano, usando le parole di Mazziotti, riesce bene a riportare ai giorni nostri una forte testimonianza del tempo che fu, confermando il lungo impegno nella storiografia del Sud e del territorio cilentano. Emblematica anche la figura sulla quale è incentrato il volume, pubblicato in questo periodo perché il 4 luglio ricade l’anniversario dell’uccisione di Costabile Carducci. Rivoluzionario cilentano, ha guidato le rivolte del popolo meridionale in Calabria, territorio dal quale fu costretto a fuggire per poi riparare sulla costa tra Sapri e Maratea dove, a causa di un tradimento, trovò la morte. Galzerano, dunque, fa di nuovo centro, riportando alla luce un volume fondamentale per la storia del Cilento.




Coronavirus, morto il caposquadra dei vigili del fuoco di Sala Consilina, Morello

Il comandate del distaccamento dei vigili del fuoco di Sala Consilina, Luigi Morello, dopo aver contratto il coronavirus, all’età di 57 anni. Originario di Teggiano, risultato positivo da una decina di giorni, era ricoverato in rianimazione presso l’ospedale civile di Scafati. Quello di Morello e’ il secondo decesso da Covid -19 nel Vallo di Diano, area in cui da nove giorni e’ stata disposta la ‘zona rossa’ per i comuni di Sala Consilina, Caggiano, Polla e Atena Lucana. Lo scorso 19 marzo era morto don Alessandro Brignone, 46enne parroco di Caggiano.




Buone notizie per il Cilento: tamponi negativi

di Giovanna Naddeo

Il Cilento tira un sospiro di sollievo. Sono tutti negativi i primi tamponi effettuati ai familiari e ad alcune persone entrate in contatto nei giorni scorsi con la ventiseienne di Montano Antilia, attualmente ricoverata all’ospedale “Cotugno” di Napoli. Ad affermarlo lo stesso primo cittadino del borgo cimentano, Luciano Trivelli: «Buone notizie, i prelievi effettuati non ci hanno rilevato altri casi di Covid-19 sul nostro territorio. La nostra comunità può tirare un sospiro di sollievo». Comunità che, a detta del primo cittadino, seppur scossa e allarmata, ha saputo metter in pratica un atteggiamento di grande coesione e collaborazione, evitando allarmismi e paranoie prive di fondamento. «Sono contento di aver visto atteggiamenti pragmatici e altamente collaborativi di queste ultime ore» tiene a precisare il sindaco Trivelli. La donna, di nazionalità ucraina e professione biologa, era rientrata nei giorni scorsi ad Abatemarco, frazione di Montano Antilia, da Cremona. Dopo aver accusato sintomi influenzali e difficoltà respiratorie, la decisione di presentarsi al pronto soccorso del “San Luca” di Vallo della Lucania. Dopo la positività del test, il trasferimento al centro ospedaliero napoletano in un’ambulanza dell’Humanitas ad alto contenimento. Ancora in quarantena infermieri e personale sanitario del complesso ospedaliero vallese. «Massima disponibilità per far fronte a qualsiasi tipo di bisogno» sono le parole del primo cittadino di Vallo della Lucania, Antonio Aloia. «Siamo vicini al personale sanitario attualmente in quarantena e li ringraziamo per il loro prezioso lavoro».




Cilento, sospese le attività del centro antiviolenza: la deputata Bilotti presenta interrogazione parlamentare

Trenta milioni di fondi disponibili e, ciò nonostante, le attività dei professionisti che operano nel centro antiviolenza dell’ambito sociale S8, nel Cilento, vengono sospese, con evidente pregiudizio dell’assistenza alle donne in difficoltà. Sui ritardi nell’erogazione dei finanziamenti ha depositato oggi un’interrogazione parlamentare la deputata Anna Bilotti (Movimento 5 Stelle) che alla ministra alle Pari Opportunità, Elena Bonetti, chiede di sapere cosa si intenda fare per accelerare l’iter ed evitare, anche in futuro, situazioni di stallo che pregiudicano le politiche di aiuto alle donne.

«Il 4 dicembre, dopo il necessario passaggio in Conferenza Stato-Regioni, la ministra ha firmato il decreto di riparto che fa arrivare i fondi alle Regioni e, da queste, ai Comuni – spiega la parlamentare – Alla Campania sono assegnati 2.146.888 euro, tuttavia apprendiamo che le attività del centro antiviolenza “Il volo delle farfalle”, operativo in 37 comuni dell’area Sud della provincia di Salerno, sono state sospese per mancanza di liquidità. È una situazione paradossale, di cui ancora una volta fanno le spese le donne. Nell’interrogazione si evidenzia che soltanto il 28 novembre dopo la deliberazione della Conferenza Stato-Regioni, gli enti gestori sono venuti a conoscenza delle risorse disponibili per coprire i costi delle attività già realizzate nel 2019 per garantire protezione e supporto alle donne. Si chiede quindi se il Governo sia a conoscenza della situazione in cui versano i centri antiviolenza della regione Campania e quali linee programmatiche intenda seguire, per quanto di competenza, al fine di rendere i tempi di effettiva erogazione delle risorse coerenti con una tutela tempestiva di tutte le donne vittime di violenza.

L’obiettivo è evitare che ritardi burocratici ostacolino l’attuazione concreta dei progetti di supporto psicologico, socioassistenziale e legale alle donne vittime di violenza e ai loro bambini. Non sempre, infatti, i fondi destinati a queste attività giungono ai centri antiviolenza nei tempi necessari per organizzare le attività programmate. «L’aiuto e la protezione delle donne vittime di violenza non si può attuare a singhiozzo – sottolinea Bilotti – Parliamo di percorsi difficili, che presuppongono continuità e rapporti di fiducia. Se non si garantiscono questi requisiti, si resta lontani dallo spirito della convenzione di Istanbul su cui i centri antiviolenza si fondano».




Crolla il turismo nel salernitano ma regge in Costiera Amalfitana

di Erika Noschese

Ancora una stagione amara per il turismo campano. I dati forniti dall’Abbac – l’associazione nazionale dei B&B e affittacamere – e dell’osservatorio Otei, parlano infatti di una stagione turistica in chiaroscuro con punte del meno 20%, rispetto allo scorso anno, in alcuni territori. Nello specifico, a Salerno città l’Abbac ha registrato un 15/20% in meno rispetto al 2018 mentre si è registrato un netto aumento per quanto riguarda la platea delle strutture considerate non regolari; calo registrato anche in Cilento con il 20% in meno rispetto allo scorso anno. E’ andata meglio, invece, in Costiera Amalfitana dove la flessione è stata davvero minima o insignificante; dicorso simile anche per Amalfi e Positano che restano al top nella classifica seguite da Vietri sul Mare, Maiori e Minori. Dati, questi, che da un lato allarmano e demoralizzano gli operatori e dall’altro fanno invece sperare nel mese di settembre, con le ultime settimane estive. A penalizzare le zone costiere sia fattori esogeni quali il successo di destinazioni più a buon mercato per il turismo balneare, soprattutto per le vacanze degli italiani, sia fattori endogeni come le storture del territorio con poca organizzazione turistica, carenti infrastrutture e servizi, scarsa professionalità, abusivismo ricettivo, percezione di insicurezza e difficile mobilità. Alla base dell’ennesimo crollo registrato dalle strutture turistiche, salernitane e campane, anche le difficoltà collegate ai dati allarmanti sulla balneabilità di alcune importanti aree costiere che hanno destato preoccupazione. Migliorano, invece, le esperienze di viaggio dei turisti che recensiscono online malgrado diverse problematiche. «Speriamo in settembre che possa mitigare i guasti di una stagione che per la prima volta, come già annunciato dalle previsioni, ha registrato una flessione», ha dichiarato il presidente Abbac Ingenito che parla di segnali incoraggianti grazie alla frequenza dei voli e alle maggiori opportunità culturali offerti ad un target sempre più alto di viaggiatori ma – aggiunge – «si può fare molto di più». come ad esempio, «una calendarizzazione annuale di mostre ed eventi, migliore promozione verso mercati nuovi e rafforzamento dei canali tradizionali oltre ad una forte azione contro abusivismo, illegalità e sicurezza». Nel bilancio complessivo di questa estate 2019 vengono messe nel conto anche le mancate scelte compiute sinora della Regione, che non si è ancora dotata di un piano di sviluppo regionale, con carenze strutturali relativi a portali di informazione, strumenti di assistenza e gestionali dell’organizzazione turistica. «Molti enti non dialogano tra loro, poche vere sinergie con i privati, eventi non coordinati e promossi in tempi e modalità non corretta mentre restano sul tappeto le gravi difficoltà di mobilità, basti pensare alla Circumvesuviana, alle ridotte corse integrative delle vie del Mare, alla fruizione di spazi e parcheggi e al traffico insostenibile verso località che come per la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana dovrebbero essere tutelate e protette considerata la loro fragilità», ha aggiunto Ingenito secondo cui è necessario «un dialogo franco e diretto, per cogliere le oportunità di un segmento economico sempre più rilevante in Campania. Si deve fare di più e meglio su risorse europee, cogliendo l’opportunità della nuova programmazione Ue e utilizzando le cifre già stanziate e non utilizzate per il turismo, puntando ad una vera cabina di regia, che coinvolga tutti gli attori della filiera». Tante, troppe le problematiche che mettono in ginocchio il turismo come le tasse, troppe, e le imposte da parte dei Comuni per la tarsu, spendita non direzionale delle imposte di soggiorno per i Comuni che la applicano e servizi non all’altezza di destinazioni anche prestigiose. «Va bene l’aeroporto di Capodichino con i tanti voli e rotte offerte, come pure l’avvio speriamo a breve a pieno regime del secondo aeroporto di Salerno ma si deve lavorare ad una sinergia istituzionale e privata che punti alla qualificazione dell’offerta, al rafforzamento di infrastrutture, al potenziamento dei collegamenti del trasporto pubblico, per evitare ad esempio lo spopolamento nelle aree interne con un progetto concreto di incentivazione turistica e sostenibile e puntando ad una destagionalizzazione vera fatta con pacchetti turistici integrati che coinvolga tutti i settori da quello naturalistico, termale, escursionistico e religioso oltre a quello accessibile».




Ex Yele, riconosciuti tfr e arretrati ai dipendenti

di Erika Noschese

Riconosciuti Tfr e arretrati per i lavoratori dell’ex Yele, la società che per oltre 20 anni si è occupata della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nei 49 comuni del Cilento, licenziati nel mese di ottobre 2018. A stabilirlo il tribunale di Vallo della Lucania. Ieri mattina infatti si è tenuta l’udienza dinanzi al giudice Michela Eligiato sul fallimento della società del Consorzio di Bacino del Cilento. Un licenziamento inaspettato per centinaia di dipendenti che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati senza lavoro e senza reddito. Dopo numerosi rinvii, l’udienza si è svolta regolarmente e le richieste presentate dall’ufficio legale della Fiadel, tramite l’avvocato Ignazio Ardizio, sono state accolte. Le maestranze – rappresentate dal sindacato – sono state ammesse al pagamento di mensilità arretrate e trattamento di fine rapporto. «Alcuni di essi stanno lavorando presso i vari cantieri che garantiscono la continuità del servizio, seppure in maniera precaria. Altri purtroppo sono ancora in lista di mobilità – spiega Angelo Rispoli della Fiadel – La più grossa preoccupazione, in questo momento, riguarda i debiti. E’ emerso che i dipendenti hanno avuto regolarmente le trattenute, incamerate dalla società ma non versate nelle finanziarie. Quindi non si tratta più di un passivo che riguarda i lavoratori, ma del debito che Yele ha contratto con le finanziarie». Una vicenda che sarà trattata nel corso delle prossime udienze, il 4 luglio e il 12 settembre. «In questo momento – afferma il segretario provinciale della Fiadel – si è comunque accesa una fiammella in una situazione di buio, almeno sulla tutela dei diritti più elementari, come lavoro e reddito». La società Yele Spa è fallita nel mese di novembre 2018, da allora si sono susseguite una serie di proteste da parte dei dipendenti che chiedevano di veder riconosciuti i propri diritti, Tfr e arretrati compresi. A ridare speranza ai dipendenti è stato proprio il tribunale di Vallo della Lucania con il giudice che impone, di fatto, alla società di riconoscere quanto spetta agli ex lavoratori.