Ausino e caso Zarrella, lettera alla Procura: ipotesi voto di scambio

di Adriano Rescigno 

“Segnalo che il nipote di primo grado Giuseppe Zarrella, figlio della sorella di Maiorino Vincenzo – segretario del Comune di Cava de’ Tirreni – è stato assunto dalla società partecipata del Comune “Ausino” con metodo non regolare”. Si apre così una missiva fatta recapitare ieri alla procura della Repubblica, al comando provinciale dei carabinieri, all’autorità nazionale anticorruzione, al Comune di Cava, ai revisori dei conti ed alla partecipata stessa. Dopo la nostra inchiesta sull’Ausino Spa, ente partecipato che gestisce il servizio idrico nella valle metelliana e in molti comuni della Costa d’Amalfi, iniziano ad arrivare le prime denunce e qualcuno parla già di “vaso di Pandora”. Si attende probabilmente adesso una commissione controllo e garanzia al Comune di Cava convocata d’urgenza viste le selezioni in corso per un posto da impiegato di settimo livello all’interno dell’ufficio affari generali, posto attualmente occupato da Giuseppe Zarrella il cui contratto è al vaglio della Corte dei Conti alla luce di un probabile profilo di illegittimità dove il responsabile dell’ufficio personale della partecipata aveva avanzato più di una perplessità sul rinnovo firmato lo stesso dal presidente dell’ente Mariano Agrusta. La lettera, probabilmente dal nome fittizio, continua: “Vincenzo Maiorino è sempre stato molto tiepido anzi completamente assente, quando si parla di fatti che riguardano l’Ausino”, ma poi arriva l’accusa più grave sulla quale la magistratura ordinaria e contabile sarà chiamata ad esprimersi: “Tante volte non ha controllato i bilanci per coprire tutte le situazioni irregolari che l’Ausino fa, con l’aiuto del sindaco Servalli e del presidente Agrusta, già segretario del Partito democratico cittadino, nominato sempre da Servalli in cambio dell’appoggio alle primarie della famiglia potente di Agrusta. Lo Zarrella presenta libri con il patrocinio del sindaco Servalli – si conclude la lettera – eccolo il voto di scambio, Non è solo Polichetti, purtroppo, ma come sembra anche Maiorino – Zarrella – Agrusta – Servalli”. Tutto a firma di un “Antonio Sapere”, che mette in guardia le autorità di giustizia e militari al fine di indagare su una vicenda già nota a “radio portici” ed agli uffici di Palazzo di Città ma che mai ha trovato un oggettivo riscontro. Adesso la partecipata ed il Comune non possono più tirarsi indietro dal fare chiarezza sulla vicenda che rischia di minare la credibilità di un intero concorso e di un intero ente.




Scambiati per ladri e aggrediti L’incubo dei Vico Masuccio

di Erika Noschese

L’ondata di furti a Cava de’ Tirreni sembra aver generato una vera e propria psicosi. Ultime vittime, se non altro per l’ordine cronologico, la nota band salernitana Vico Masuccio: due musicisti, domenica sera, sono infatti stati aggrediti dalle ronde. A denunciarlo, attraverso un video pubblicato sui canali social il cantante Antonio Amatruda che, insieme ad altre centinaia di persone, ha espresso la sua solidarietà ad Antonio Pappacoda e alla sua compagna Laura Panico, entrambi aggrediti dalle ronde.

Antonio cosa è accaduto domenica sera?

«Sono andato a suonare accompagnato dalla mia fidanzata col gruppo Vico Masuccio, in sostituzione al loro batterista ufficiale. Io seguivo con la mia macchina il chitarrista del gruppo che conosceva la strada ma ad un certo punto come accade anche per i navigatori più precisi, ci perdiamo e torniamo indietro dove sta passando una processione tra una delle frazioni dove dovevamo suonare. A quel punto, ci fermiamo e scendiamo dalle auto per chiedere informazioni. Veniamo così accerchiati da alcune persone del posto che ci chiedono: “chi cercate? dove dovete andare? che dovete fare? da dove venite?” e rispondendo pacatamente ad ognuna delle domande ci dirigiamo di nuovo verso le nostre auto cariche di strumenti. Ad un certo punto però ci accorgiamo di essere seguiti ci mettiamo in macchina e per precauzione blocchiamo le portiere e lasciamo i finestrini chiusi nonostante il caldo. Veniamo quindi inseguiti da due o tre scooter e un’auto; la mia auto (una Station Wagon) è più pesante e stento a stare dietro la macchina del chitarrista così si interpone un uomo sullo scooter che tagliandomi la strada mi obbliga a rallentare, ma riesco a sorpassarlo. Nel fare il sorpasso lui mi intima di fermarmi e di scendere dalla macchina e comincia a dare a pugni contro il mio finestrino e calci alla portiera».

Poi cosa è successo?

«”Chiama G. (il chitarrista) o la polizia” urlo alla mia compagna; poi arriviamo ad un semaforo rosso, che non rispettiamo per la troppa paura e arriviamo sul posto dove suonare dove troviamo i vigili ai quali chiediamo aiuto. Nel frattempo ci raggiunge la ronda – continuando a non capire il perché veniamo aggrediti. In 5 tentano di forzare le portiere, prendendo a pugni il parabrezza e i finestrini da entrambi i lati, coinvolgendo e terrorizzando la mia compagna. Tutto accade in fretta, i vigili intervengono cercando anche loro di capire e sedare gli animi. G (il chitarrista) scende dalla sua auto e dice agli aggressori “siamo musicisti, ci hanno chiamato a suonare” e a quel punto i vigili spiegano alla ronda che siamo musicisti, intimando di smettere di aggredirci (continuano imperterriti a dare pugni sui finestrini) perché non c’entriamo nulla con furti e scassi nella zona, “ma qua a capa c’ fa mal, c’eta capì” sono le uniche parole che capisco e scappano. E’ tutto finito ma è durato un’eternità, rimaniamo chiusi in macchina e nel frattempo ci raggiungono anche gli altri musicisti. Passano venti minuti e restiamo blindati in macchina, non riusciamo a fidarci di nessuno e vogliamo solo tornare a casa e lasciarci tutto alle spalle».

Come tu stesso hai dichiarato in un video pubblicato sui social non è stato facile esibirti quella sera. Come state tu e la tua compagna ora?

«I ragazzi ci tranquillizzano, ci dicono “ormai non torneranno, hanno capito” e solo dopo veniamo a sapere che questa era una ronda provocata dai vari episodi di furto nelle case dei quartieri di Cava. Ora stiamo bene ma è difficile tornare alla normalità. La mia compagna prova ancora molta rabbia».

Agirete per vie legali?

«Non è da escludere, ma stiamo valutando le condizioni per poterlo fare». Hai già anticipato però che non hai nulla contro le persone di Cava. Ci torneresti? «Da musicista mi reco a Cava quasi una volta alla settimana ed ho sempre girato per le vie del centro senza la sicura alle portiere. Come ho già detto ho molti amici a Cava, ci vivono persone straordinarie, piene di idee e cultura, e non stanno mai con le mani in mano, cercando di migliorare il territorio attorno a loro. Non credo che si debba giudicare un posto da quello che accade nei piccoli borghi periferici».

Ora che tutto è finito, vuoi lanciare un messaggio?

«Mi sento di aggiungere solo una cosa: oltre al ritorno alla normalità e alla tranquillità quotidiana, vorrei provare a lanciare un messaggio il più possibile vicino a queste persone: posso capire la disperazione che molta gente sta vivendo ultimamente, ma tutto questo non giustifica la violenza e la rabbia con cui siamo stati aggrediti. Inoltre, se fossero riusciti ad aprirci le portiere e solo dopo averci pestato, cosa avrebbero fatto una volta capito che noi – in quanto musicisti – non c’entravamo niente con i furti di cava? Pensare è più difficile e faticoso che cercare di rompere un vetro a pugni».




L’Ausino scrive alla Corte dei Conti, nel mirino il contratto di Zarrella

di Adriano Rescigno

CAVA DE’ TIRRENI. Ancora caos all’Ausino Spa in merito ai contratti a tempo indeterminato, questa volta sono gli stessi uffici a scrivere alla procura regionale della Corte dei Conti. Tutto ruota intorno al contratto 2017/22/1091 che riguarda l’avvocato (ma anche scrittore nel tempo libero, ndr) Giuseppe Zarrella, in città noto come “Pippo”, legato a doppio filo con l’amministrazione comunale. Il contratto, stipulato dall’Ausino Spa – società partecipata, con Cava de’ Tirreni comune capofila, gestore del servizio idrico nella valle metelliana ed in numerose località della Costa d’Amalfi – e dalla società di somministrazione di lavoro interinale salernitana Tempor, è in vigore dal primo settembre 2017 e prorogato sempre di sei mesi in sei mesi, dove la società salernitana si premurava di fornire all’Ausino Spa sempre la stessa persona, l’avvocato Zarrella, per un cumulo di mesi complessivi pari a venticinque. La denuncia alla Corte dei Conti parte proprio a causa dell’ultima proroga, non di sei mesi, ma bensì di sette, ovvero dal primo marzo 2019 al 30 settembre 2019, che secondo il responsabile dell’ufficio personale dell’Ausino potrebbe comportare un profilo di responsabilità per la società per via di un possibile mancato rispetto della normativa sul lavoro a tempo determinato: in altre parole l’ultima proroga riguardante il contratto dell’avvocato Zarrella, arruolato attualmente come impiegato di settimo livello all’interno dell’ufficio affari generali, potrebbe essere viziato da illegittimità. Stando a quanto denunciato dal responsabile dell’ufficio personale della società guidata da Mariano Agrusta, il contratto in questione non poteva sforare proroghe superiori ad un cumulo complessivo di 24 mesi, ed inoltre con la firma dell’ultima proroga il legale rappresentante della società- lo stesso presidente Mariano Agrusta – ammette che la risorsa lavorativa ha si avuto rapporti con la società Ausino, ma non per le mansioni di pari livello e categoria legale previste per nel suo contratto; circostanza smentita dal responsabile del personale specificando che le attività da svolgere con l’ultima proroga – 01/03/2019 al 30/09/2019 – sono di pari livello e categoria legale rispetto ai precedenti incarichi. Una situazione dunque che mette in forte disagio l’ente visto che una proroga di sette mesi potrebbe servire potenzialmente – salvo una svista ed una correzione immediata da parte di chi l’ha firmata nonostante il parere negativo dell’ufficio del personale – per sforare i 24 mesi di prorogabilità del contratto e quindi andare oltre anche ai dettami del “decreto dignità” profilandosi dunque una possibilità di assunzione del soggetto in questione a tempo indeterminato scavalcando così la “noiosa” procedura concorsuale che si svolgerà tra due giorni per un solo posto a tempo indeterminato proprio come impiegato di settimo livello all’interno dell’ufficio affari generali… proprio la funzione adesso ricoperta da Zarrella.

TRA SPENDING REVIEW E REPERIBILITÀ

Un posto a concorso, a tempo indeterminato, per impiegato di settimo livello all’interno dell’ufficio affari generali dell’Ausino. Ancora una volta l’ente partecipato titolare del servizio idrico pecca nella gestione della trasparenza delle notizie ed a soli tre giorni dall’esame scritto viene pubblicata nella sezione “news” del sito ufficiale, non solo la composizione della commissione esaminatrice ma anche le date per le sessioni di prova scritta ed orale, mentre nella sezione “calendario”, meno visibile e senza anteprima nessuno sa quando è comparsa, nemmeno i dipendenti che solo ieri come tutti hanno avuto notizia delle prove. Il concorso in questione prevede due prove, una scritta in programma per il prossimo 5 luglio a partire dalle 8.30 presso la sede di Confindustria a Salerno in via Madonna di Fatima , mentre gli ammessi all’orale dovranno presentarsi il 29 luglio alle ore 8.30 presso la sede della società di selezione “DG associati” in via delle risaie, sempre a Salerno. Un concorso dai tempi biblici, tenuto fermo per ben due anni per il suo svolgimento, visto che è comparso per la prima volta nella sezione “news” del sito dell’Ausino il 14/09/2017, e mal pubblicizzato visto il suo essere “nascosto”, che in ogni caso potrebbe pregiudicare la partecipazione di qualche candidato con conseguente perdita di chance. Ma le stranezze, o quantomeno le particolarità dell’ente nella sua gestione non si esauriscono alla poca trasparenza nel comunicare notizie, bensì continuano in sede di spending review, con un consiglio di amministrazione convocato pare appositamente – vista la forte possibilità di varo di bilancio in rosso dell’ente, anche se diverse volte il presidente Agrusta ha urlato ai quattro venti di un bilancio sano, probabilmente grazie all’esercizio del recupero crediti – che non vara il piano di passaggio di livello superiore per tanti dipendenti proprio per risparmiare, ma che bensì utilizza lo strumento della “reperibilità” – in caso di chiamata il dipendente deve trovarsi in sede Ausino entro massimo 30 minuti – per elargire un aumento in busta paga di circa 300 euro a pochissimi dipendenti stretti al presidente mentre numerosi dipendenti operosi ed anziani hanno visto sottrarsi la possibilità di scalare i livelli aziendali visto che la negazione è stata generale ma una scappatoia è stata trovata probabilmente per accontentare qualcuno. Insomma criticità o quantomeno punti oscuri nella gestione ai quali sicuramente il presidente Agrusta non mancherà di rispondere e fare chiarezza, soprattutto in vista del varo di bilancio che stando ai rumors potrebbe anche non essere roseo.




Il prete si difende, il vescovo indaga

CAVA DE’ TIRRENI- Padre Michele si difende: “Io quelle cose non le ho mai dette”. La città dei portici si indigna ed ieri mattina intanto all’interno dell’ufficio di Soricelli in piazza Duomo colloquio a porte chiuse tra il reggente della parrocchia della comunità di Castagneto – Vetranto e l’arcivescovo della diocesi Amalfi – Cava de’ Tirreni. Facce tiratissime tra le stanze della Curia con Orazio Soricelli che dopo aver letto il dossier da noi pubblicato ieri mattina e già spedito a Roma al vaglio della Congregazione per la dottrina della fede, nonché a quello di Sua Santità Papa Francesco I in persona, di buon’ora ha convocato il parroco di origini lucane, don Michele Pappadà al fine di sentire la sua versione dei fatti. Un colloquio serrato, durato quasi due ore e del quale nulla è dato sapere se non eventuali risvolti a seguito delle indagini avviate dal vescovo in persona visto che già diverse volte il reggente pastorale della diocesi Amalfi – Cava de’ Tirreni, ha incontrato diverse mamme ed alcuni fedeli della comunità Castagneto – Vetranto, contrariati dal comportamento del parroco che al termine dell’incontro ha divulgato, dopo aver prima accettato e successivamente disdetto un’intervista all’interno degli uffici della sua parrocchia, la sua breve nota in merito alle circostanze correnti: “ In riferimento alle notizie pubblicate sul giornale “le Cronache” in prima pagina, il sottoscritto dichiara di disconoscere formalmente tutte le dichiarazioni riportate, fortemente offensive della mia reputazione, anche quanto riferito da terzi. Ovviamente il sottoscritto si riserva di tutelare la propria onorabilità nelle sedi opportune. Sento che la comunità parrocchiale mi è vicina, colpita da tante falsità, mi è vicina anche con la preghiera ed anche, in una, a Sua Eccellenza il vescovo”. Attraverso il suo addetto stampa, il professor Antonio De Caro, anche l’arcivescovo Orazio Soricelli prende posizione – visto che come egli stesso affermava in un incontro con le famiglie con ad oggetto sempre il parroco di Castagneto – Vetranto: “Padre Michele ha già avuto problemi con le comunità di Alessia, Dupino e Benincasa… talmente gravi da farlo affiancare dal diacono Casillo Antonio” – ed annuncia di attenzionare la vicenda con particolare dedizione al fine di poter prendere provvedimenti in merito con la massima serenità al termine delle sue personali indagini. Una città dunque indignata, un dossier che è deflagrato in maniera possente su una città già scossa per altri avvenimenti, anche se da una parte della comunità di Castagneto si alza il grido del “non è vero nulla”. Adesso non tocca che aspettare l’esito delle indagini di Sua Eccellenza Orazio Soricelli, chieste a gran voce da numerosi appartenenti alla comunità che hanno scelto di disertare le funzioni religiose, anche quelle legate alle tradizioni più viscerali della comunità; al fine di verificare l’attendibilità stessa delle missive inviate con destinazione Città del Vaticano e delle quali lo stesso monsignore ha avuto notizia prima dell’inizio dell’estate appena terminata.




«La badante la notte si addormenta con me e mi pratica sesso orale»

Adriano Rescigno

CAVA DE’ TIRRENI. “Stai tranquilla, è il saluto che ci inviamo tra i parroci di sera”. Don Michele Pappadà nella bufera. Il parroco della comunità Castagneto – Vetranto e le sue esternazioni finiscono al vaglio della Congregazione per la dottrina della fede. “La badante la notte si addormenta con me e mi pratica sesso orale”. Numerosi sono gli episodi riportati e provati dai fedeli della piccola comunità residente nella valle metelliana che riguardano un prete al dir poco sui generis, sulla linea di confine dell’oscenità, e mentre la cerchia di fedeli si dirada: “Puoi guardare e tradire tua moglie, tanto vieni in chiesa ed io ti do l’assoluzione dei peccati”. L’episodio di cui si riporta l’affermazione del prelato è accaduto in via Paolina Craven, all’altezza del civico 22 durante una camminata con dei ministranti. Secondo quanto riferito dai presenti il prelato faceva di tutto per cercare di vedere meglio all’interno di una abitazione dove una ragazza si stava svestendo, e per giustificarsi in tal maniera si rivolgeva ad uno dei ministranti. Scene folk e di pessimo gusto anche durante le processioni, ed infatti, proprio durante la processione della Vergine Addolorata, molto lenta a causa del traffico veicolare, il parroco disse ad una delle fedeli: “Se ti metti in reggiseno e mutande tutti gli automobilisti sicuramente ci farebbero passare”. Avances ed apprezzamenti molesti anche per le catechiste, infatti proprio parlando di una di esse il prelato non si nascondeva dal dire: “Ha una faccia brutta, ma una bella farfalla”, alludendo ad un tatuaggio della donna; e poi ancora volgarità in pubblico: l’episodio di cui ne è a corrente monsignor Soricelli, si è verificato proprio dinanzi la chiesa di Vetranto, dove Michele Pappadà è solito posteggiare l’auto, dinanzi ad un agente della Polizia di Stato. Al prelato era stata consigliata attenzione in una manovra in quanto avrebbe sicuramente tamponato l’auto di una fedele, e lui, di tutta risposta, secondo quanto riportato nel dossier spedito a Roma: “Io una botta alla signora gliela darei”, oltre ad apprezzamenti di ogni genere e natura. Accuse infamanti e meschine anche per le novizie del Monastero di Santa Chiara di Nocera Inferiore, sempre dinanzi ai suoi fedeli il parroco a piena voce: “Le suore li sono molto giovani, da dietro tutte sfondate mentre vergini dal punto di vista sessuale”. Senza vergogna il prelato che è solito riportare in omelia domenicale anche confessioni, non esitava ad esibire dinanzi alle signore che svolgono attività parrocchiali, le sue usanze notturne. Nel fascicolo infatti è possibile leggere: “Davanti alle signore… nel mentre svolgevano attività parrocchiali il parroco si espresse con apprezzamenti circa la giovane badante che assisteva sua madre: la notte si addormenta con me e mi pratica sesso orale”. E mentre l’arcivescovo Soricelli, che fin ora non ha preso provvedimenti seri in merito alla situazione veniva informato che don Pappadà usasse anche le offerte per scopi personali, e diverse mamme hanno sottoscritto la prova di atteggiamenti ambigui del prelato nei confronti di alcuni giovanissimi fedeli, una sera, sul telefono di una fedele arriva anche un video, pornografico, attore protagonista, nemmeno a dirlo il pre- lato. Scandalizzata la donna avverte il marito che impugna il telefono e chiama il parroco, ma anche questa volta la scusa è pronta: “Sua moglie può stare tranquilla, ho sbagliato persona. E’ il saluto che tra parroci la sera ci si invia reciprocamente”. Se questo è un parroco…

La comunità è spaccata tra chi accusa e chi difende il parroco

CAVA DE’ TIRRENI – Una cosa è certa: la comunità di Castagneto – Vetranto è ormai spaccata, l’arcivescovo Soricelli pare non essere interessato alla questione e la controversa figura di don Michele Pappadà, già allontanato dalle comunità delle frazioni metelliane di Alessia, Dupino e Benincasa, pare essere rimasta la sola tra i banchi di una chiesa spopolata. Mentre il Santo Padre dalle Repubbliche Baltiche tuona ed ammonisce i prelati e mette in guardia che tanti, troppi, cristiani stanno via via allontanandosi dalla Chiesa a causa di comportamenti ambigui da chi dovrebbe garantire l’integrità morale dell’istituzione a Cava de’ Tirreni si sta consumando l’ennesimo allontana- mento di una comunità turbata e violentata nei suoi usi e nelle sue tradizioni legate alla fede alla cristianità. “Numerosi sono gli episodi testimoniati e verbalizzati che affermano lo stato di disagio che sta vivendola nostra comunità fanno sapere dalle frazioni di Vetranto e Castagneto – siamo stanchi e sfiduciati tanto da disertare le celebrazioni, anche quelle storiche di un paesino legato alle sue tradizioni, usi e costumi; non da ultimo il trauma vissuto da bambini e donne difronte a tanta disinvoltura nel parlare anche di temi delicati, intimi e poco adatti al luogo ed alle circostanze. Chi avrebbe mai pensato di sentire proprio da un prete, dal luogo più sacro di una chiesa, tali oscenità e che si potesse arrivare a tanto?”. Il tanto infatti sono famiglie divise e fedeli ormai schieratisi in fazioni, Guelfi e Ghibellini, tra chi riceve e sente oscenità anche sul telefonino e chi non ci crede bollando il tutto con “sono solo dicerie e cattiverie” difendendo il parroco Pappadà. La documentazione e le prove mostrate all’arcivescovo Orazio Soricelli senza ricevere la dovuta importanza, stando a quanto riferiscono i fedeli, è giunta nel Palazzo del Santo Uffizio a Roma, dove risiede la Congregazione della dottrina della fede, nella speranza di ricevere una risposta adeguata alle problematiche esposte.

Lettera a mons. Soricelli, alla Congregazione per la Dottrina della Fede ed a Papa Francesco

“La cosa ancor più grave è che molti fatti coperti dal segreto confessionale diventano argomento dell’omelia domenicale”. Interdetti a sconfortati sia dalla storia sia dai comportamenti fatti registrare dal prelato reggente della comunità parrocchiale di Santa Maria della Purificazione che si estende nelle frazioni di Vetranto e Castagneto, i fedeli non trovando celeri provvedimenti nell’arcivescovo della diocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni, scrivono direttamente a Papa Francesco I ed alla Congregazione per la dottrina della fede. “Siamo delusi e rattristati – i fedeli, parlando di padre Michele Pappadà – da come la Chiesa, anzi da come coloro che dovrebbero vigilare su di essa, permettano che ognuno coltivi il proprio orticello, senza preoccuparsi di chi ha bisogno non solo dell’aiuto materiale ma in particolare quello spirituale”. Nella missiva arriva anche l’attacco durissimo all’arcivescovo Soricelli che dopo numerosi incontri con i fedeli della comunità di Castagneto, i quali non solo hanno debitamente fornito numerose prove delle malefatte del prelato ma hanno dovuto anche sentirsi rispondere: “Bisogna avere pazienza”. “La nostra piccola comunità è diversi mesi che subisce e sopporta comportamenti alquanto discutibili, se non opposti a quelli del Buon Pastore, in più di una occasione gli interessi personali sono stati anteposti al bene della comunità nonostante la guida del Consiglio pastorale. Il Tempio – tuona la comunità – è diventato per pochi eletti, fino ad annullare ogni attività di ogni genere, punendo in particolar modo anziani e bambini”. Non solo vicende parrocchiali nel centro della polemica, ma anche personali: “E’ diventato ormai uno scontro dove chi dovrebbe donare sempre una parola di conforto, pace e unione, è proprio lui il primo a dividere, creare tensioni oltre ad utilizzare un linguaggio lontano dal ruolo originario della chiamata al sacerdozio”. Si conclude amaramente la missiva al Santo Padre, con l’immagine di una piccola comunità spaccata in due: “Tante le chiacchiere e le dicerie messe in giro, tanto da spaccare famiglie intere, dividere amicizie secolari e impoverire sempre di più la comunità mettendo gli uni contro gli altri: la cosa ancor più grave è che molti dei fatti coperti dal segreto confessionale diventano argomentazione dell’omelia domenicale e se attaccato – don Michele Pappadà – si nascondeva dietro un “mi è stato detto!”.

«Abbiate pazienza»: ma le parole di Monsignore non bastano ai fedeli

Periodo di terremoti in città. Dopo lo scossone che ha dato la procura di Salerno a Palazzo di città, adesso sono le sacre mura delle chiese cittadine a tremare grazie ad una fuga di notizie e di documenti circa padre Michele Pappadà. Eppure, il monsignore non si è mosso. In merito alla vicenda del parroco Michele Pappadà, l’arcivescovo della diocesi Amalfi – Cava de’ Tirreni, Orazio Sorecelli, non si è mosso, o quantomeno secondo gli appartenenti alla comunità religiosa delle frazioni Castagneto – Vetranto, non in modo adeguato alla situazione, emblematica la frase del vescovo dunque “abbiate pazienza”, tutto registrato durante uno dei tanti incontri con i fedeli. Anche una messa è stata celebrata dal vescovo all’interno della chiesa di Vetranto, ma nulla, la situazione non è cambiata e la comunità è sempre più esasperata, divisa e confusa da un par- roco controverso e non voluto da maggior parte della comunità che inevitabilmente si scontra con la restante parte creando anche divisioni familiari alla luce comunque di piccole comunità che vivono la fede in maniera continua e viscerale, legate alle proprie tradizioni. Eppure sia gruppi di madri che semplici fedeli hanno interpellato in vescovo, ma la risposta non è mai stata soddisfacente, e il “perchè” il reggente della diocesi non interviene in maniera decisa alimenta altri dubbi e perplessità. Eppure è lo stesso Soricelli ad affermare che “Padre Michele ha già avuto problemi con le comunità di Alessia, Dupino e Benincasa… talmente gravi che dovetti farlo affiancare dal diacono Antonio Casillo”, ed anche quando gli fu prospettato l’uso improprio delle offerte lo stesso vescovo rispondeva: “Vi consiglio di congelarli a tempo indeterminato al fine che il parroco ne potesse fare un uso improprio”, ma niente, dell’allontanamento richiesto alla luce dei gravi fatti esposti, nemmeno l’ombra, tant’è che i tanti incontri, l’ultimo il 9 mag- gio 2018, non hanno trovato riscontro ed i cittadini hanno interpellato in causa direttamente il Santo Padre e la Congregazione per la dottrina della fede nella prima metà dello scorso maggio. Adesso non si attende che un intervento decisivo del vescovo che riporti pace in una comunità dilaniata. Le ultime notizie che giungono da Roma è che l’interessamento della Congregazione al caso è forte, soprattutto dopo gli ultimi scandali che hanno coinvolto esponenti ecclesiastici della Costa d’Amalfi. La speranza delle comunità infine è una mossa risolutoria di Orazio Soricelli.




Terremoto al Comune, evitare “l’effetto Scafati”

Adriano Rescigno

E’ devastante l’impatto dell’indagine della procura di Salerno sul Comune di Cava de’ Tirreni. Sotto la lente di ingrandimento della magistratura non solo la rete geografica della criminalità organizzata ma anche possibili connivenze tra le forze politiche ed isituzionali ed i sodalizi criminosi, e nel frattempo il sindaco, Vincezo Servalli, licenzia tutti gli assessori e prende tempo per un maxi rimpasto di giunta che molto probabilmente arriverà la prossima settimana. «Il procuratore Lembo è persona di grande esperienza e professionalità, per cui il suo allarme non può essere ignorato – scrive il primo cittadino metelliano – Allo stato nessun esponente della nostra amministrazione è stato raggiunto da alcun provvedimento della magistratura, ciò nonostante ritengo doveroso da parte mia, insieme ai miei collaboratori, avviare una riflessione attenta sul monito lanciato dalla Procura a cui confermo la massima disponibilità e collaborazione. Ho deciso, pertanto, di azzerare la Giunta comunale e di ritirare le deleghe ai consiglieri comunali, nella consapevolezza che questa amministrazione si è voluta, vuole e vorrà distinguersi innanzitutto per la trasparenza e l’onestà dei comportamenti, valori a cui ho permeato tutta la mia vita», conclude malinconicamente il sindaco dem che vuole scongiurare “l’effetto Scafati” con il commissariamento del Comune dopo lo scioglimento del Consiglio comunale per camorra. Alle parole del primo cittadino fanno eco quelle del segretario cittadino del Partito democratico, Massimiliano De Rosa: «C’è pieno sostegno all’operato del sindaco Servalli proteso alla tutela dell’immagine della città e dell’amministrazione comunale che non coincide con la rappresentazione data in queste ore, alla luce delle ultime vicende giudiziarie. Si sottolinea come nessun rappresentante delle istituzioni locali, ad oggi, e’ stato raggiunto da provvedimenti giudiziari e nel contempo si ripone la fiducia nel primo cittadino di cui nessuno può mettere in dubbio l’onesta’ e la trasparenza», alle quali si accoda il segretario Socialista cittadino, Enrico Alfano, fermo nella convizione della bontà e dell’onestà dell’operato dell’amministrazione. Convinto dell’operato della bontà dell’amministrazione è anche il consigliere comunale di opposizione ma non troppo, alla luce dei continui tavoli politico-programmatici d’intesa, Armando Lamberti di “Cava ci Appartiene”che sottolinea come il sindaco abbia agito perfettamente azzerando la Giunta comunale e lo invita a convocare in tempi stretti un Consiglio comunale per riferire all’Assise ed alla città sui fatti accaduti: «A mio avviso non aveva altra scelta il sindaco per dimostrare il pieno rispetto dell’operato della magistratura, per difendere la credibilità delle istituzioni, per tutelare l’immagine e la dignità dell’intera città e al tempo stesso per fugare qualsiasi ombra sull’amministrazione da lui diretta. Invito il sindaco a formare in tempi ristretti un nuovo esecutivo e a venire, il prima possibile, in Consiglio Comunale per riferire sui fatti, per confrontarsi con tutte le forze politiche e per assumere le decisioni necessarie per il bene della città e la credibilità delle istituzioni». Se le forze di maggioranza tirano il fiato e perdono tempo, la Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia ed il movimento dei Responsabili per Cava chiedono le dimissioni ad horas del sindaco e la caduta del governo cittadino. «La scelta repentina del sindaco Vincenzo Servalli di azzerare l’intera giunta comunale lascia presagire un quadro preoccupante e non può considerarsi soluzione sufficiente a riabilitare l’immagine e la morale dell’amministrazione. Lascia francamente perplessi l’incapacità del sindaco e della sua maggioranza per non aver saputo cogliere gli elementi preoccupanti precursori della situazione balzata agli onori della cronaca. Alla stregua delle dichiarazioni del Procuratore Corrado Lembo: “ Mi dispiace dover constatare che anche un comune che un tempo era considerato immune da infiltrazioni criminali di tipo mafioso risulti contaminato anche per quanto riguarda i livelli di infiltrazione istituzionale”, il Sindaco Servalli non ha alternativa alle dimissioni. Le forze politiche di opposizione di centro destra auspicano un’amministrazione ispirata ai principi di trasparenza, onestà e legalità consapevoli che sono il desiderio di ogni cittadino cavese». Clima polare a Palazzo di città, dove prima del provvedimento del sindaco, l’ormai ex vice sindaco Enrico Polichetti, che dalle dichiarazioni di un pentito coinvolto nell’inchiesta pare essere stato in rapporti con alcuni esponenti della malavita locale, ha rassegnato le sue dimissioni mettendosi a completa disposizione della magistratura per chiarimenti del caso.

LE REAZIONI/ Casapound: «Se Servalli non si dimette siamo pronti ad occupare Palazzo di Città»

CasaPound Italia non si fa attendere e dagli esponenti cittadini arriva immediatamente la sintesi della situazione corrente: «Servalli primo responsabile. Pronti ad occupare Palazzo di città». «Prendiamo atto con sgomento e preoccupazione del terremoto politico registrato in città e riportato nei giorni scorsi sulle pagine delle principali testate giornalistiche locali dopo il presunto coinvolgimento di un personaggio di spicco della giunta comunale nel vomitevole giro della criminalità organizzata locale. Non sta a noi fare i giudici, aspettiamo il corso delle indagini riservando a tutti i protagonisti della vicenda quella sacrosanta presunzione di innocenza dovuta ad ogni indagato, in attesa di ulteriori sviluppi sul caso da parte degli organi preposti. Attenzione e sensibilità che difficilmente sarebbe stata concessa a noi di CasaPound a parti invertite, fatto sta che l’atto di azzeramento della giunta comunale da parte di Servalli è un segnale chiaro e preciso nonché un’ammissione di colpa: il sindaco non ha più fiducia dei suoi collaboratori. Il particolare non trascurabile è che il nome uscito fuori dalla bocca di un pentito non è quello di un personaggio qualsiasi, ma del suo braccio destro, di una pedina che è stata determinante per la sua elezione. Azzerare la giunta da lui scelta significa scaricare le proprie responsabilità sugli altri ed è un atto che, sebbene dovuto e rientrante nella prassi precauzionale del caso, risulterebbe alquanto ipocrita nei confronti del popolo cavese qualora le responsabilità della suddetta persona, collaboratore così stretto del primo cittadino, venissero definitivamente confermate. Lui è il primo responsabile, lui deve essere il primo a farsi da parte. Questa amministrazione è politicamente morta, si prosegua con nuove elezioni e intanto la giustizia faccia il suo corso. Se ciò non dovesse accadere siamo pronti anche ad occupare il palazzo di città».

Enrico Polichetti: «Sono innocente Pronto a chiarimento con la Procura»

L’ex vicesindaco dimissionario, Enrico Polichetti, si difende: «Sono innocente. Sono a disposizione degli inquirenti per qualsiasi chiarimento su fatti e circostanze che mi riguardano». L’ormai ex vice sindaco, tirato nel mezzo dell’inchiesta da un pentito che avrebbe svelato circostanze di vicinanza tra l’uomo poliico ed esponenti della malavita locale non ci sta e: «Sebbene non sia stato oggetto di iniziative investigative, quali ad esempio perquisizioni o accertamenti di diversa natura, né, tantomeno il mio nominativo sia stato incluso tra coloro che risultano indagati a piede libero o indicato dagli inquirenti nel corso della conferenza stampa di ieri, in maniera del tutto indebita e improvvida, sono stato ingiustamente accostato all’indagine della procura Distrettuale antimafia». Così scrive il vice sindaco dem: « Questa notizia mi ha profondamente addolorato, umiliato e costernato per la sua assoluta infondatezza e ingiustizia. D’altra parte provengo da una famiglia che ha sempre fatto del lavoro e dell’umiltà la sua bandiera. Sono anch’io un uomo umile e costantemente vicino alla gente, di qualsiasi estrazione o ambiente o razza, senza distinzione alcuna. Sono certo, al contempo, che la magistratura, verso la quale nutro assoluto rispetto e considerazione, saprà far luce sulle vicende descritte nell’articolo di stampa e dissipare ogni ombra sul comportamento da me assunto durante la legislatura. Evidentemente sono a disposizione degli inquirenti per qualsiasi chiarimento su fatti e circostanze che mi riguardano. Intendo tranquillizzare i miei elettori, i cittadini di Cava de’ Tirreni, il sindaco e i miei colleghi sulla correttezza dei comportamenti da me finora assunti perché il mio modo di intendere la politica non può prescindere dalla legalità, correttezza e trasparenza. Per tale motivo, dunque, nel condividere la scelta annunciata dal sindaco di procedere all’azzeramento della Giunta, ritengo opportuno, in ogni caso, informare l’opinione pubblica che era mia volontà di rassegnare le dimissioni, pur ribadendo con forza la mia più assoluta estraneità ai fatti richiamati nell’articolo di stampa, almeno fino a quando sarà completamente chiarita la mia posizione e restituita la mia dignità, allo stato, violata».

Voto di scambio politico mafioso: la nuova inchiesta

Giovanni Sorrentino, per ammissione della stessa Procura, è considerato un collaboratore affidabile. Per questo quando ha fatto il nome del vice sindaco Polichetti e dei suoi rapporti con Dante Zullo ci vogliono vedere chiaro. Non solo per le sue frequentazioni presso la scuderia o quel zì Dante con il quale si rivolgeva al boss. Cose di per sé già gravi ma quello che ha fatto drizzare le antenne è il passaggio sulle comunali del 2015 dove con la candidatura di Polichetti, Dante Zullo ed Antonio Santoriello sono stati molto attivi sul territorio per sostenerne l’elezione: Polichetti secondo le dichiarazioni, è stato frequentatore abituale delle scuderie di Zullo, costruite abusivamente, così come recita il capo di accusa. La Dia vuole capire se si è davanti ad un nuovo caso Scafati, ad un voto di scambio con l’aggravante del metodo mafioso. Per questo motivo è stato aperto un nuovo fascicolo dove si cercano riscontri e sono ben avviate attività di indagini. Un0’inchiesta che se dovesse decollare trascinerebbe lo stesso Comune di Cava nel baratro del commissariamento. A parte leggerete le dichiarazioni dello stesso Polichetti, le indagini faranno il resto. Ma dalle parole del procuratore Lembo si è subito avuto la sensazione che le novità non mancheranno.

Trapani, patron della Paganese, coprì un prestito di 20mila euro con assegni tratti da un conto estinto

Il presidente della Paganese Raffaele Trapani aveva ottenuto un prestito di 20mila euro da Dante Zullo, garantendolo con cinque assegni tratti da un conto estinto. Lo racconta il collaboratore di giustizia Giovanni Sorrentino che racconta come nel 2016 Vincenzo Zullo e Vincenzo Porpora accompagnarono alla scuderia, dove Dante Zullo teneva gli incontri, il cugino del Presidente Trapani. La questione degli assegni era delicata – racconta Sorrentino- perchè Zullo li consegnava ai nipoti del boss Nuvoletta di Marano con cui condivideva la passione per i cavalli. Per questo motivo non voleva avere problemi con la famiglia dei Nuvoletta. Sorrentino racconta che le persone sotto usura ma che non pagavano venivano portati presso la scuderia e non sono mancati episodi di violenza. Sul fronte della droga fu lo stesso Zullo a presentare ad Antonio Di Marino il suo fornitore di droga, Franco Longobardi di Angri. Il canale fu aperto dopo la rottura di quest’ultimo con Caputano. Come schermo veniva usata la friggitoria di Di Marino e Valentino Pastore era addetto alla distribuzione della droga.




Il Pd alle prese con Provinciali e congresso regionale

Andrea Pellegrino

Tempi duri per il Partito democratico. E tempi duri per Vincenzo De Luca che dovrà rilanciare la sua azione ed immagine in Campania. A Napoli il governatore sarebbe sempre più isolato all’interno dei democrat. Ma la prima principe sarà il congresso regionale che si terrà ad ottobre. Due i nomi in lizza: l’ormai sempreverde Nicola Oddati e l’ex deputato Tino Iannuzzi pronto a ritornare alle origini e quindi alla guida del Pd regionale. Non si esclude che Vincenzo De Luca decida di contarsi calando così un nome di propria produzione. Ma questo dipenderà dai prossimi eventi politici ed anche giudiziari, con particolare riferimento alla sentenza sul Crescent di Salerno. Intanto proprio a Salerno il Partito democratico è a caccia del candidato presidente per la Provincia. Sulla carta i nomi sono due: Vincenzo Servalli di Cava de’ Tirreni ed il neo eletto primo cittadino di Pontecagnano Faiano Giuseppe Lanzara. Sul secondo non mancano malumori interni. La linea Lanzara non sarebbe piaciuta al cerchio magico deluchiano rimasto quasi alle porte di Pontecagnano Faiano per volontà e distinguo proprio della neo amministrazione comunale. E proprio dal comune picentino parte la strigliata al Pd (nazionale) da parte del suo segretario cittadino Roberto Brusa: «Per tornare ad essere riferimento dei cittadini, il Partito Democratico con coraggio deve rinnovarsi, scendere dal piedistallo, rompere gli steccati e confrontarsi a viso aperto con gli altri partiti, il mondo civico, l’associazionismo e la gente comune. La leadership non si eredita, va conquistata con il lavoro ed il radicamento sul territorio. Solo così si potrà iniziare a formare una nuova classe dirigente che possa contrastare e vincere i populismi». Ma a sferrare un vero e proprio attacco è l’ex deputato dem Simone Valiante tra i più critici – a livello nazionale – all’interno del partito. Contro De Luca, invece, non mancano malumori da parte dei grandi esclusi del 4 marzo. A partire dall’ex deputata Camilla Sgambato fermata nella sua Caserta dal primogenito del governatore, scattato nel listino proporzionale dopo la sconfitta nella sua Salerno. Ma ancora insidia Michele Ragosta pronto a far la voce grossa al Comune di Salerno, dove per le prossime settimane già in programma un vertice – verifica il sindaco Enzo Napoli. Intanto di segreteria provinciale dem manco a parlarne. Dall’elezione dei nuovi vertici ad oggi, a via Manzo non c’è un organismo di supporto al segretario.




“Ingorghi e Panorama”: automobilisti ostaggi di una panineria è un problema di sicurezza

Adriano Rescigno

VIETRI SUL MARE. Ormai l’affluenza della paninoteca “Pane e Panorama” è diventata un problema di ordine pubblico. Ingorghi lunghi centinaia di metri a causa di auto parcheggiate lungo entrambi i lati della provinciale che porta a Salerno e di un servizio di ristorazione che si svolge a metà: la fase di preparazione dei panini all’interno del locale commerciale ed il servizio nella villa comunale con un via vai di inservienti che spesso non riescono a guardare nemmeno il passo di strada da attraversare visto che sono accompagnati da cataste di ceste di panini. Verrebe da chiedersi chi ha autorizzato tale attività commerciale in quel lembo di strada strategico e già ingolfato dal traffico per nomenclatura al cui ordinario adesso si aggiune il problema dei veicoli in sosta, che a quanto pare nessuno multa nonostante non ci siano stalli di sosta ma la sosta viene concessa anche sui marciapiedi e guai ai mezzi di soccorso di incrociarsi, come successo mercoledì sera, in quanto non riescono nemmeno a transitare. Viene dunque da chiederesi in ultimo dove siano i controlli da parte dell’autorità locale che per una intera estate infernale per gli automobilisti li in transito, finalmente volge al termine, al contrario degli affari dell’esercizio commerciale, ha intasato l’ingresso per salerno e la Costa.




Universiadi 2019, si insedia la cabina di regia

Erika Noschese

Le Universiadi 2019 sembrano essere entrate, finalmente, nel vivo dei lavori. Nella mattinata di ieri, infatti, si è tenuta la riunione di insediamento della Cabina di regia per le Universiadi 2019, presso la Sala “De Sanctis” di Palazzo Santa Lucia. «D a questo momento lavoreremo senza sosta, ogni istituzione coinvolta farà la sua parte per assicurare la massima riuscita dell’unico evento sportivo di portata internazionale al momento previsto in Italia per i prossimi dieci anni», ha dichiarato il governatore Vincenzo De Luca che parla di un «evento che va ben oltre la natura sportiva, con ricadute importanti anche in termini economici, culturali e turistici per Napoli e tutta la regione». I lavori per la realizzazione della manifestazione sportiva più attesa continuano spediti e questa mattina verrà firmato il contratto per la prima nave, la Msc Lirica con circa 2000 posti, che ospiterà gli atleti. La manifestazione, che vedrà la partecipazione di studenti universitari di 170 paesi, prevede dal 3 al 14 luglio 2019 lo svolgimento di competizioni in 18 sport, con l’arrivo complessivo di oltre 8000 atleti e delegati, ed oltre 1000 ufficiali di gara. «E’ stata una giornata importante con l’approvazione della nuova cabina di coordinamento del Piano, improntata sullo spirito della massima collaborazione istituzionale – ha sottolineato il Commissario per le Universiadi Gianluca Basile – la novità, rispetto al Piano precedentemente approvato, riguarda l’incremento del finanziamento destinato allo stadio San Paolo, che sarà la struttura protagonista della manifestazione». «L’Universiade – ha spiegato il segretario generale Fisu Eric Saintrond – è una manifestazione di straordinarie proporzioni che richiede, in questi ultimi mesi a disposizione, un grande sforzo organizzativo per assicurare i numeri previsti, in termini di gare e di atleti coinvolti». Le gare per i singoli sport si svolgeranno a Napoli, ad eccezione della scherma prevista a Salerno, con l’utilizzo di impianti sportivi situati in tutte le province della regione Campania per le gare degli sport di squadra. A tal proposito, la Cabina di Regia ha approvato il Piano degli interventi: per la parte infrastrutturale – 57 impianti sportivi di cui 36 da utilizzare per competizioni e 21 per allenamenti – l’investimento complessivo è di 127.107.177 euro. In particolare, sono state appostate per lo stadio San Paolo, oltre alle somme già previste per la pista di atletica, gli impianti di illuminazione ed audio/video, le somme inizialmente destinate allo stadio Collana, per il quale non è più previsto l’utilizzo per l’Universiade, a seguito dell’affidamento dell’impianto a privati. Per la parte riguardante i beni ed i servizi dell’Universiade, l’importo è di 129.792.823 euro. Il centro di accreditamento principale verrà realizzato all’aeroporto di Capodichino, mentre alla Mostra d’Oltremare verrà ubicato il Media Press Center. Per il villaggio degli atleti è stato definito l’utilizzo di tre poli: Napoli, Salerno e Caserta, con l’utilizzo di due navi da crociera per complessivi 4000 posti, sistemazioni alberghiere per 2000 posti e residenze universitarie per ulteriori 2000 posti. Approvate anche le linee guida per il reclutamento dei circa 8000 volontari che saranno coinvolti nelle attività prima, durante e dopo l’Universiade, contribuendo al successo complessivo dei Giochi.

Enrico Polichetti soddisfatto: «Ora bisogna solo lavorare»

Cava de’ Tirreni partecipa alla Cabina di regia per le Universiadi 2019 con il vice sindaco Enrico Polichetti, con delega allo sport. L’incontro è stata l’occasione per fissare un ulteriore programma e analizzare i punti critici per il superamento degli ostacoli burocratici, sono stati risolti i problemi che erano sorti riguardo alla Mostra d’Oltremare per il Villaggio atleti, l’accoglienza si farà tutta sulle navi da crociera e nelle residenze universitarie. Con i fondi stanziati dall’amministrazione Servalli, sono già iniziati i lavori per quanto riguarda la sicurezza e l’antincendio. Con ulteriori fondi comunali, infine, è stato ampliato l’impianto di videosorveglianza che ora conta 30 telecamere. «Adesso bisogna solo lavorare – afferma il vicesindaco, Enrico Polichetti – attendiamo che il Provveditorato provveda a calendarizzare entro agosto tutti gli interventi da fare e cantierizzare i lavori».




Delitto Maiorano, trent’anni per Salvatore Siani

Adriano Rescigno

CAVA DE’ TIRRENI – Trent’anni per Salvatore Siani, l’uomo che nello scorso gennaio con 47 coltellate ha posto fine alla giovane moglie Nunzia Maiorano a Cava de’ Tirreni davanti agli occhi del figlio più piccolo in località Petrellosa. Alle 16.30 dello scorso pomeriggio su richiesta del pubblico ministero Mafalda Cioncada, assistita dal giudice per l’udienza preliminare Gustavo Danise, il tribunale di Nocera Inferiore ha inflitto nel rito abbreviato di primo grado trent’anni all’uomo, nonostante le richieste del suo collegio difensivo composto dagli avvocati Agostino De Caro e Pierluigi Spadafora del foro di Salerno che ha avanzato richiesta di riconoscimento della semi infermità mentale, di non attribuire le aggravanti nonchè il riconoscimento delle attenuanti generiche. Assenti in aula i figli della coppia ma a farne le veci il curatore speciale, l’avvocato Alessandro Marino. A sostenere la tesi della massima pena possibile in un giudizio direttissimo, dei trent’anni i carcere, portata avanti dal legale della famiglia Maiorano, di cui il fratello Gianni, era in aula, l’avvocato Francesco Siniscalchi, l’associazione Frida, il Comune di Cava de’ Tirreni e diverse associazioni locali costituitesi parte civile. Soddisfazione per una città intera e per le tante donne presenti in aula che hanno esultato alla sentenza che in molti si augurano sia d’esempio. Adesso si attende la riconferma in sede di appello.

Il fratello di Nunzia, Gianni Maiorano: «Non ce lo aspettavamo, mia sorella ha avuto giustizia»

«Mia sorella ha avuto giustizia, il grazie più grande va alla sensibilità dei giudici». Alla lettura della sentenza di primo grado, oltre alle tante associazioni presenti con a capofila Gertrude Barba ed al rappresentante del Comune di Cava de’ Tirreni, che nel procedimento abbreviato si è costituito parte civile, insieme all’associazione Frida, rappresentata dall’avvocato Carmela Novaldi; c’era soprattutto il fratello di Nunzia, Gianni Maiorano che raggiunto telefonicamente quasi commosso: «Finalmente mia sorella Nunzia ha avuto giustizia. Siamo contentissimi per l’esito di questo rito abbreviato. Siamo contentissimi, non ci aspettavamo questo risultato, il massimo ottenibile in un giudizio direttissimo. Sappiamo perfettamente che è solo il primo grado, ma la base dalla quale si parte è massima. Il mio grazie va alla sensibilità dei giudici e del pubblico ministero». Accanto a Gianni per tutto il corso dell’udienza c’era anche l’avvocato Antonella Garofalo, vice presidente dell’associazione Frida di Cava de’ Tirreni: «Siamo felici e soddisfatti per questa sentenza. Una pena realmente commisurata al delitto compiuto. Speriamo sia d’esempio».