Battipaglia: polizia municipale di nuovo verso l’agitazione – LE FOTO

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Comune e Polizia locale: torna il gelo.

I caschi bianchi di Battipaglia si preparano a proclamare nuovamente lo stato d’agitazione.

Gli agenti di polizia municipale avrebbero voluto parlarne a Palazzo di Città, approfittando d’una trattante con i dirigenti e i dipendenti del Comune di Battipaglia, inizialmente fissata alle ore 16 di ieri. In mattinata, tuttavia, ai vigili urbani è stato comunicato che la riunione, posticipata, si terra l’8 ottobre.

Le RSU, dunque, convocheranno in questi giorni un’assemblea sindacale: dall’adunanza dovrebbe venir fuori la proclamazione della protesta.

Le ragioni del malcontento sono molteplici.

Come ai principi della scorsa estate, quando i vigili battipagliesi proclamarono già l’agitazione, anche stavolta c’è di mezzo la mancata retribuzione di una parte di lavoro straordinario.

Lavoro esplosivo, dal momento che si tratta delle prestazioni straordinarie effettuate quasi un anno fa, a novembre, in occasione delle operazioni di disinnesco dell’ordigno bellico trovato a via Parmenide.

A un tavolo di confronto di fine luglio, attorno al quale sedettero il segretario comunale, Salvatore Massi, il dirigente del Settore finanziario, Giuseppe Ragone, il comandante dei vigili urbani, Giorgio Cerruti, e le RSU, Palazzo di Città promise che gli emolumenti per gli straordinari sarebbero stati retribuiti entro gli ultimi giorni d’agosto: al momento, invece, in busta paga i caschi bianchi hanno trovato soltanto i soldi per la festa della Speranza del 2012.

Nulla ancora è stato fatto, inoltre, per rifornire il guardaroba degli agenti: gli uomini della polizia municipale, infatti, indossano ancora la pettorina, e non è ancora partito l’iter per giungere al bando di gara per la fornitura delle nuove uniformi. Tutto è difficile per gli uomini di Cerruti, perfino la cena, giacché, per la fascia oraria 18-24, non vengono consegnati neppure i buoni pasto.

E poi c’è la quaestio relativa ai premi incentivanti. Le RSU, infatti, si domandano dove sono finite le schede di valutazione dei caschi bianchi per le annate 2013 e 2014: proprio sulla base di quelle “pagelle”, in effetti, andrebbero attribuiti dei bonus economici ai vigili meritevoli.

Gli agenti di polizia municipale, inoltre, lamentano la mancanza di corsi di aggiornamento, la computeristica obsoleta.

Infine, sul tavolo delle problematiche ci sono le condizioni di degrado in cui riversa il Comando, ubicato all’interno dell’ex Tabacchificio Farina, a via Rosa Jemma. In merito all’ultimo punto, pare che lo stesso Cerruti si sia attivato in prima persona per segnalare il tutto agli uffici comunali.

 

Struttura nel degrado

Mura che cadono a pezzi, in particolare nello spogliatoio per gli uomini; docce inagibili nei wc per le donne; cavi pericolosamente privi di protezione. I caschi bianchi battipagliesi devono fare i conti cotidie con una struttura sempre più degradata. E lo stesso vale per i civili che si recano al Comando: barriere architettoniche ovunque, una catena che impedisce di aprire una delle uscite di sicurezza, bagni col soffitto pericolante e di wc per disabili neppure l’ombra. E in caso d’emergenza medica? Da mesi, oramai, la cabina sanitaria è priva di medicinali e di altri strumenti per il primo soccorso.

La cabina medica è vuota da mesi

La cabina medica è vuota da mesi

Cablaggio senza protezioni

Cablaggio senza protezioni

Le docce per le donne sono inagibili

Le docce per le donne sono inagibili

Catene e lucchetti all'uscita di sicurezza

Catene e lucchetti all’uscita di sicurezza

Spogliatoio decadente

Spogliatoio decadente

Soffitto a pezzi nel bagno per i civili

Soffitto a pezzi nel bagno per i civili




Miasmi a Battipaglia: ieri l’incontro in prefettura. E il Comune fa esposto in procura

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Gli odori molesti giungono fino alle narici del procuratore capo Corrado Lembo.

Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della triade commissariale che regge le sorti della città, hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Salerno in merito alla quaestio miasmi.

Dalle parti Comune di Battipaglia, dunque, si tiene alta la guardia. Ieri mattina, infatti, l’amministrazione, nella persona del commissario Picone, ha preso parte a un tavolo di confronto la cui convocazione, nei giorni scorsi, era stata invocata proprio dai vertici Palazzo di Città.

Il funzionario economico della terna è stato accompagnato all’incontro dall’architetto Angela Costantino, responsabile APO del Servizio Ambiente. Attorno al tavolo, presieduto dal prefetto Antonella Scolamiero, sedevano anche l’assessore all’Ambiente del Comune di Eboli, Ennio Ginetti, i comandanti dei carabinieri della Compagnia di Battipaglia, il maggiore Giuseppe Costa, e di quella di Eboli, il capitano Alessandro Cisternino, e i rappresentanti dell’Arpac e dell’Asl.

«Lo scopo dell’incontro – ha dichiarato Picone – era proprio quello di creare un comitato sinergico tra i tecnici dei due comuni, l’Arma, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente e l’Azienda Sanitaria Locale».

La più corposa mole di indizi continua a investire l’impianto di compostaggio di Eboli, di cui s’è parlato a lungo ieri mattina a Salerno. Dopo alcune analisi, effettuate la scorsa settimana, stamattina, in via Quattro Giornate di Eboli, torneranno i tecnici della Ladurner Ambiente, società di Bolzano che gestisce il centro di biostabilizzazione, per portare avanti ulteriori controlli, ai quali prenderanno parte pure tutte le altre autorità.

Il dito è puntato contro le modalità d’accumulo del materiale organico, custodito alla flebile ombra d’una tettoia, e dunque soggetto all’azione dei raggi solari.

I tecnici del Settore Ambiente del Comune di Battipaglia, in solidum con gli agenti di Polizia locale e con i carabinieri, hanno effettuato numerosi sopralluoghi all’interno degli impianti battipagliesi, pubblici e privati, che lavorano i rifiuti: pare che sia tutto in regola.

«Non ci interessa portare avanti una battaglia tesa esclusivamente ad individuare i colpevoli – dichiara Picone – ma il nostro unico obiettivo è la salvaguardia dei cittadini battipagliesi, ed è questo ciò che abbiamo vigorosamente rivendicato in Prefettura».

Dalle parti di piazza Aldo Moro, insomma, si lavora alacremente per risolvere la spinosa faccenda. «Continueremo a indagare – annuncia il commissario – e, oltre a noi, indagherà anche la procura, che ha già ricevuto i verbali redatti dai nostri tecnici».

Per Iorio e i suoi, dunque, va solcata la pista delle responsabilità penali. E i fatti danno ragione ai commissari. Stando ad alcuni verdetti emessi negli ultimi anni dalla Cassazione, anche le emissioni in atmosfera di cattivi odori sarebbero perseguibili penalmente sulla scorta dell’articolo 674 c.p.: il reato ravvisabile sarebbe quello di “getto pericoloso di cose”.

Inoltre l’ingegner Giancarlo D’Aco, dirigente del Settore tecnico, sta impegnandosi per far sì che anche a Battipaglia, città vicinissima all’impianto di compostaggio eburino, arrivi una quota di ristoro ambientale.




Battipaglia: dove sono le quote per la depurazione?

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Chiarezza sui fondi per la depurazione.

Il Comitato cittadino battipagliese per le bonifiche, timonato da Antonio Gazzaneo, chiede lumi all’Asis e all’Autorità di Ambito Sele. E pure al Comune di Battipaglia.

«Come sono stati utilizzati – si chiedono Gazzaneo e i suoi – i contributi per la depurazione?».

Il punto di partenza è la Convenzione per la gestione del servizio idrico integrato nell’Area Sele: correva l’anno 2012, e i contraenti, appunto, erano l’Autorità di Ambito Sele e l’Asis.

L’importante documento, all’articolo 16, parlava dell’istituzione di un fondo speciale per gli impianti di depurazione. Chi stipulò la convenzione parlava d’una quota di tariffa che «non è dovuta dagli utenti, anche se collegati alla fognatura, quando essa risulta sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o gli stessi sono temporaneamente inattivi» ma che, invece, deve esser corrisposta dai contribuenti «anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi, solo allorquando sia stato conferito incarico per la progettazione delle opere ai fini della realizzazione o completamento dell’impianto di depurazione o tali interventi siano in corso di realizzazione purché siano compresi nel Piano di Ambito». Queste quote di tariffa, poi, stando ai dettami della convenzione, sarebbero dovute confluire «in un fondo vincolato intestato all’Autorità d’ambito, che lo mette a disposizione del gestore per l’attuazione degli interventi relativi alle reti di fognatura».

A Battipaglia, com’è noto, il mese prossimo dovrebbero prendere il via i lavori per il potenziamento dell’impianto di depurazione in località Tavernola e per il collettamento fognario di via Padova alla rete di Salerno: due importantissime opere, che la città attende da tempo, ma che saranno finanziate dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Campania nell’ambito del “Programma strategico per le Compensazioni Ambientali nella Regione Campania del 18.07.2008 e successivo Atto di modifica in data 08.04.2009”.

Al Comitato, tuttavia, lo stanziamento non va giù. Nel 2012, ai tempi in cui il sindaco di Battipaglia era Giovanni Santomauro, una delibera consiliare stabilì legittimamente che quei fondi venissero utilizzati per la bonifica dei siti di stoccaggio temporaneo presenti sul territorio.

I soldi per la depurazione, insomma, andrebbero presi da quel fondo vincolato, previsto dalla convenzione del 2012: il rischio, altrimenti, è che i due siti battipagliesi che vanno ancora bonificati, ossia l’area della collina del Castelluccio e quella di località Buccoli, vengano ignorati ancora a lungo.

Il Comitato, allora, presenterà un istanza indirizzata all’Asis: «Vogliamo sapere – dichiara Gazzaneo – in che modo sono stati utilizzati quei soldi, sì da metterci l’anima in pace».

Gazzaneo, inoltre, sta chiedendo da un po’ di tempo un incontro all’Autorità di Ambito: per ora, le sue richieste sono state ignorate.




Scioglimento prorogato: Battipaglia non è sola

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. La proroga che intimorisce la politica.

A Battipaglia, com’è noto, è passato un bel po’ di tempo dal 2009, anno in cui, per l’ultima volta, ci si recò alle urne per eleggere il sindaco e i membri del consiglio comunale.

Lo scorso 6 agosto, il Consiglio dei ministri ha deliberato una prorogatio dello scioglimento dell’assise consiliare battipagliese, sì da «consentire il proseguimento delle operazioni di risanamento delle istituzioni locali dove sono state  riscontrate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata».

Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone resteranno a Palazzo di Città almeno fino al 7 aprile del 2016. E c’è una fetta di politica, che sperava di poter godere d’una finestra elettorale straordinaria nel prossimo mese di novembre, che già parla d’una congiura capitolina ordita ai danni dell’elettorato cittadino.

La proroga dello scioglimento, invece, pare essere una vera e propria prassi. “Le Cronache” ha passato al setaccio i comuni italiani all’interno dei quali, tra il 2013 e il 2014, sono stati sciolti i consigli per mafia.

Quindici le assisi consiliari municipali sciolte per infiltrazioni nel 2013: proroghe in tutti i casi. Ben otto le città calabresi, cioè la vibonese San Calogero e le reggine Siderno, Melito di Porto Salvo, Casignana, Montebello Jonico, San Luca, Ardore e Taurianova;  tre comuni siciliani, ossia la siracusana Augusta – di cui s’è discusso addirittura in Senato – , la catanese Mascali e la palermitana Polizzi Generosa; sono tre anche i casi campani, con la casertana Grazzanise e le partenopee Quarto e Giugliano; infiltrazioni della ‘ndrangheta a Sedriano, alle porte di Milano. Prorogati tutti gli scioglimenti.

E il trend è simile pure nel 2014: tra i comuni i cui consigli sono stati sciolti l’anno scorso, infatti, è già arrivata la proroga per i commissari straordinari della vibonese Ricadi, della palermitana Altavilla Milicia, della cosentina Scalea e, ovviamente, di Battipaglia.

È stato reintegrato dal Tar del Lazio il sindaco di Giardinello, nel Palermitano, mentre, stando all’orientamento espresso dal comitato per l’ordine e per la sicurezza pubblica, dovrebbe limitarsi a diciotto mesi il commissariamento della brindisina Cellino San Marco, i cui cittadini dovrebbero recarsi alle urne alla prima occasione utile. Attendono ancora lumi sul proprio futuro la palermitana Montelepre, la catanzarese Badolato e le reggine Africo e San Ferdinando.

Quanto accaduto a Battipaglia, dunque, è tutt’altro che un’eccezione. Cade in errore, tuttavia, chi crede che la proroga deliberata su proposta del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, serva soltanto a evitare una tornata elettorale straordinaria all’ombra del Castelluccio e ad accompagnare i battipagliesi all’election-day primaverile. A Taurianova e Sedriano, ad esempio, i cittadini avrebbero potuto eleggere il sindaco lo scorso maggio, insieme a tanti altri comuni italiani; di fatto, invece, con la proroga alfaniana, taurianovesi e sedrianesi dovranno recarsi straordinariamente alle urne sul finir del prossimo autunno. Lo stesso accadde pure lo scorso novembre a Isola delle Femmine, in provincia di Palermo.

Il discorso, quindi, è d’una certa complessità. Inoltre, voci di corridoio dal Viminale parlano di eventuali elezioni tra febbraio e marzo, e la clamorosa – e prematura – ipotesi lascerebbe fuori Battipaglia anche nella prossima primavera, giacché il commissariamento finirà soltanto ad aprile. In era di spending review – e dei privilegiati accorpamenti delle migliaia di elezioni italiche – molto dipenderà da quanto durerà il governo di Matteo Renzi e da quanto si rivelerà urgente fissare la prima tornata elettorale del 2016.




Comune di Battipaglia: stop alle assunzioni. La triade conferma la direttiva di Ruffo

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Stop alle assunzioni a Palazzo di Città. Almeno fino al 2023.

Lo hanno deciso Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della commissione straordinaria che regge le sorti della città.

La triade ha confermato la direttiva emanata nel 2013 da Mario Rosario Ruffo, commissario prefettizio che all’epoca occupava l’aula del sindaco.

Nei giorni scorsi, infatti, Iorio e i suoi hanno firmato la delibera 120/G, tramite la quale sono state programmate le politiche triennali – dal 2015 al 2017 – relative al fabbisogno di personale della macchina comunale.

Alla luce della ricognizione del personale, operata da ogni dirigente sul finir dello scorso anno e rielaborata nel 2015, è venuto fuori che negli uffici municipali non v’è alcuna situazione di esubero o d’eccedenza del personale dipendente.

Eppure, com’è noto, dalle parti del Tusciano bisogna ancora ottemperare ai dettami della Corte dei conti che, il 19 giugno dello scorso anno, ha approvato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale. Lo strumento, volto a scongiurare una dichiarazione di dissesto, fu inizialmente richiesto, negli ultimi mesi del 2012, dal  consiglio comunale timonato dall’ex sindaco Giovanni Santomauro; l’elaborazione del grosso del piano di riequilibrio fu attuata nel 2013, nell’era di Ruffo; la triade, poi, ha apportato delle piccole modifiche e ha lavorato per ottenere la fatidica approvazione.

«Per l’intera durata del piano di riequilibrio finanziario – si legge nella delibera – non si potrà procedere all’assunzione di altro personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale».

Divieto d’assunzioni che tocca pure alcuni settori particolari, come la polizia locale, che da 70 caschi bianchi è passata a contarne 53, e la municipalizzata Alba. La delibera commissariale, dunque, contrappone un netto diniego alle lagnanze dei lavoratori della partecipata, che lamentano  – e il piano Conai per il recupero di carta e cartone dà loro ragione – d’esser pochi.

Discorso diverso per Giancarlo D’Aco, nominato dirigente dell’intero settore tecnico nel 2014 e ancora legato al Comune di Battipaglia almeno fino alla primavera 2016, avendo ricevuto, lo scorso febbraio, la proroga del rapporto di lavoro – il cui contratto, come vuole la prassi nei casi di deroga al divieto d’assunzione, era già stato approvato dal Viminale – per tutta la durata dell’amministrazione commissariale: i comuni sciolti per infiltrazione camorristica, infatti, possono assumere personale a tempo determinato, in deroga ai limiti legislativi vigenti.

Ad ogni modo, con un disavanzo da ripianare fino al 2044, non è affatto da escludere che lo stop alle assunzioni vada addirittura oltre il 2023.




Battipaglia, “caromorte”: le tariffe cimiteriali tendono all’aumento

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Il carovita coinvolge anche i morti.

Nei giorni scorsi, l’amministrazione ha predisposto le nuove tariffe dei servizi cimiteriali.

Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della commissione straordinaria che regge le sorti della città, hanno apportato al tariffario del camposanto delle significative modifiche.

La triade, infatti, ha eliminato le distinzioni tra le varie zone dei cimiteri, sì da evitare erronee interpretazioni del nuovo regolamento comunale di polizia mortuaria.

Un mutamento di particolare rilevanza, dal momento che le fattezze degli esborsi da assicurare alle casse comunali erano ripartiti in base all’area del plesso cimiteriale fin dagli ultimi anni dell’era di Alfredo Liguori.

Se, da un lato, non si può parlare in senso globale d’un aumento delle tariffe, dall’altro canto si può facilmente prendere atto di una diffusa tendenza a ritoccare le cifre verso l’alto.

Rispetto all’anno scorso, ad esempio, crescono i diritti che si dovranno pagare al Comune per il trasporto della salma, che passano dai 130 euro del 2014 ai 150 del 2015. Per quel che riguarda l’ingresso o l’uscita della salma, invece, l’obolo resta sempre di 80 euro, mentre s’assiste a un lieve calo per quel che riguarda il diritto d’ingresso o uscita dei resti mortali o delle ceneri, che diminuisce del 33%, ossia da 60 a 40 euro.

Un sensibile ritocco verso l’alto, invece, sul diritto per le operazioni di esumazione, estumulazione e traslazione delle salme, che sale a 150 euro rispetto al centone del 2014. Adesso, inoltre, occorre pagare pure 15 euro per il diritto per l’istruttoria delle pratiche amministrative.

E sale di ben 100 euro, passando dai 300 dello scorso anno agli attuali 400, il costo del diritto per l’inumazione in campo comune, mentre rimane invariato – ancora a 100 euro – il diritto per l’inumazione di parti anatomiche o d’un feto.

Un vero e proprio salasso, con aumenti del 100%, per quel che riguarda il diritto sulla concessione del fosso distinto e della nicchia per i resti mortali e per le ceneri: nel primo caso, infatti, si passa dai 400 euro di settembre 2014 agli attuali 800, mentre, per quel che riguarda la nicchia, da 200 euro s’arriva a 400.

Sul diritto per l’apertura e la sepoltura in loculi o in nicchie, i commissari hanno operato un vasto accorpamento: fino all’anno scorso, infatti, veniva fatta distinzione tra nicchia (40 euro), loculo piccolo (50 euro) e loculo grande (80 euro), mentre d’ora in poi ci sarà un’unica tariffa di 50 euro. Lo stesso vale per la chiusura di loculi e nicchie: finora, infatti, venivano elargiti al Comune 40 euro per la chiusura della nicchia, 70 per il loculo piccolo e 100 per il loculo grande, ma d’ora innanzi la sola tariffa corrisponderà a 120 euro. Notevole, invece, l’incremento che riguarda la chiusura del fosso distinto: qui si passa da 300 a 500 euro. Aumentano anche i costi relativi allo smaltimento dei rifiuti, che passano da 150 a 200 euro. Basta confusione, invece, sul diritto per la concessione dei loculi, che non sono più distinti tra grandi e piccoli, né tra differenti livelli, né tra varie aree del cimitero. Un’unica tariffa, 2205 euro, che, però, supera d’oltre sette centoni quella che finora era la più alta, ossia i 1500 per i loculi grandi del secondo livello.




Battipaglia, un mare di pesci morti. Approfondimenti e commento

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. La necropoli delle sarde.

Nella giornata di ieri, sulla costa sud del litorale battipagliese, laddove, nei dì precedenti, erano state rinvenute ingenti quantità di pesci morti, sono arrivati i rinforzi.

A seguito di numerose denunce pervenute, i ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico di Portici sono giunti in città e, accompagnati dai volontari di Legambiente, si sono recati in quella porzione di spiaggia che, nello scorso fine settimana, s’era ritrovata invasa da carcasse di differenti varietà ittiche.

In un attimo, negli animi battipagliesi, s’è diffuso il panico. A destare preoccupazioni, c’è pure la considerevole presenza di quelle rhodophyta, popolarmente nominate alghe rosse, che lo scorso weekend erano presenti in grosse quantità sulla battigia.

Le alghe rosse, di solito, popolano i mari più profondi: trovarle a riva è un segno di sconvolgimento ambientale. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, le rhodophyta non sono patogene. C’è, però, una rara gamma di alghe rosse in grado di provocare danni all’organismo umano. Dunque, i ricercatori di Portici hanno prelevato pure dei campioni di rhodophyta, sì da verificarne un’eventuale tossicità. E sono stati portati via pure alcuni dei pesci deceduti: si tratta soprattutto di sarde, di cui la zona marittima presa in considerazione è ricchissima, ma vi sono pure granchi e altri pesci. Nel giro di due giorni, dovrebbero arrivare gli attesissimi risultati.

Rimane plausibile, al di là della considerazione dell’estensione notevole del fenomeno – potrebbero esser stati adoperati più ordigni – l’ipotesi dei pescatori “bombaroli”, e su questa pista starebbero lavorando gli uomini della Capitaneria di Porto di Salerno e gli agenti della polizia municipale di Battipaglia. Azioni perseguibili a norma di legge: in tal caso, infatti, i reati sarebbero di danneggiamento dell’ecosistema marino, di detenzione abusiva di materiale esplodente e di esercizio della pesca di frodo. Tra l’altro, in una zona che è sottoposta pure al divieto di pesca.

E della quaestio si stanno interessando pure Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone. Tra venerdì e sabato, infatti, la triade commissariale, preoccupata, ha richiesto l’intervento dell’Arpac. Nelle ultime ore, inoltre, i caschi bianchi hanno intensificato il servizio di pattugliamento lungo le spiagge battipagliesi.

C’è chi, da ieri, è più tranquillo. All’indomani della “domenica nera”, infatti, il mare era limpido e cristallino, sulla battigia non c’erano più le carcasse dei pesci – ma le alghe rosse, nel pomeriggio, sono tornate – e s’era reso più tollerabile pure il cattivo odore che da un po’ di giorni s’avverte in spiaggia. Talora, tuttavia, l’apparenza inganna. Il fatto che le acque siano fisicamente limpide non le rende chimicamente pulite: in altre parole, i coliformi fecali – è il caso, ad esempio, dell’escherichia coli che è in zona Idrovora– possono esser presenti pure in mari resi puliti da venti e da piogge, come quelle che nella serata di domenica si sono abbattute sul Salernitano.

Sul web, intanto, la bufala corre veloce. Gira su Facebook la fotografia di una bambina con la pelle ricoperta di sospetti foruncoli che sarebbero stati provocati dal contatto con l’acqua contaminata. La foto, tuttavia, era da mesi su Internet, che pure è un mare assai pericoloso.

 

IL COMMENTO

La politica tra mare sporco e commissari: il pesce comincia a puzzare o puzza dalla testa?

Sette anni.

C’è chi, come Brad Pitt sceglie di passarli in Tibet. E poi c’è chi decide di trascorrerli in una ridente città della Piana del Sele chiamata Battipaglia.

Se qualcuno avesse vissuto l’ultimo settennio all’ombra del Castelluccio, ora saprebbe che, pochi mesi fa, la non balneabilità, a Battipaglia, s’è ritrovata dinanzi una bella torta di fanghiglia e batteri con sette candeline. Buon compleanno, divieto di balneazione! Benvenuto nel tuo ottavo anno.

Eppure, le dichiarazioni di qualche volto noto che “si costerna, s’indigna, s’impegna” – e ci si ferma qui, ché si sa poi come va a finire – , oltre a indicare la sorgente d’acqua pura che per tant’anni non è stata trovata (i soliti politici altruisti, che lasciano grandi opportunità ai propri eredi), ci insegnano che i cattivoni sono tre: Iorio, Ferrara e Picone. Una cinica terna, e ti pare d’aver dinanzi le tre Moire dell’Ellade; una cupola di complottisti, e allora ti vengono in mente Moggi, Giraudo e Bettega; tre sterminatori, e allora lì vien da pensare addirittura a Riina, Provenzano e Bagarella, o a Giuseppucci, Abbatino e De Pedis. Colpa d’Angelino Alfano e di Giorgio Napolitano, che li mandarono da Caserta a Battipaglia con la non balneabilità in dote. “Prendi tre, paghi mare sporco”: fa più o meno così.  

Anche i commissari sbagliano, è ovvio. Di frequente, le colonne di questo quotidiano ne parlano. E sì, forse è vero che, al di là d’ogni logica motivazione del tipo “si perdono i fondi”, di cantieri in città ce ne son troppi. Ma è pur vero che, in merito al mare, la non balneabilità c’era pure l’anno scorso. E due anni fa. E tre. E quattro. E cinque. E sei. E sette. E negli anni Zero e nei Novanta, Battipaglia non era gemellata con Palinuro. Forse, se è di pesci che si parla, il pesce puzza dalla testa. Quella testa chiamata “anni Ottanta”. Ed è pur vero che, sedici mesi or sono, la politica accoglieva Iorio e i suoi come la terna redentrice. Erano le Tre Grazie, ma ora son dannate Parche, ché qualcuno ha filato la proroga dello scioglimento. E qui Antonio s’ha da far votare. E allora il pesce, come l’ospite, dopo un po’ comincia a puzzare, perché dalle vallate circostanti s’avverte l’inequivocabile profumo di campagna…elettorale.

(carlan)

 

Picone, Ferrara, Iorio

 




Battipaglia: Alfano proroga lo scioglimento. Restano i commissari

BATTIPAGLIA. I commissari restano in carica fino alla primavera del 2016.

La notizia, che era già nell’aria – l’avevamo più volte riportata attraverso le colonne del quotidiano – , è stata unta dai crismi dell’ufficialità nella serata di ieri.

Durante il Consiglio dei ministri, infatti, il numero uno del Viminale, Angelino Alfano, ha richiesto che venisse prorogata l’attività di governo commissariale portata avanti da Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, vice prefetti che reggono le sorti della città dall’aprile del 2014.

Il consiglio comunale cittadino era già stato sciolto nel maggio del 2013, dopo le dimissioni presentate dai membri dell’assise consiliare in seguito all’arresto dell’allora sindaco, Giovanni Santomauro. Lo scioglimento, all’epoca, fu ratificato in ottemperanza all’articolo 141 del Tuel (Testo Unico Enti Locali).

Arrivò il commissario prefettizio, Mario Rosario Ruffo, che lasciò Palazzo di Città nell’aprile del 2014. Avrebbe dovuto cedere il posto a una nuova amministrazione politica, ma le elezioni comunali non si svolsero a causa di un secondo scioglimento, stavolta in ossequio all’articolo 143, per infiltrazioni camorristiche. Giunsero così i tre commissari.

Com’è risaputo, Santomauro, Etica per il Buon Governo insieme a Battipaglia Nostra, e l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico, Pasquale Angione, in solidum col già consigliere comunale Pasquale Tramontano, presentarono tre ricorsi contro il decreto con cui l’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva sciolto l’assise. Di recente, il Tar del Lazio ha respinto i tre ricorsi.

Dopo le indagini sull’ex primo cittadino e su altri dirigenti e amministratori, rinvigorita poi dall’inchiesta parallela – che ha portato pure agli 87 arresti dello scorso maggio – riguardante l’ex consigliere comunale, Orlando Pastina, e il figlio Paolo, la triade ha ricevuto la proroga tesa “a continuare l’opera di bonifica dell’amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose riscontrate”.

 

 

 

 




Battipaglia vendesi: nuovo estimo degli immobili

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Il Comune ordina la conta dei beni.

Nei giorni scorsi, Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della commissione straordinaria che regge le sorti della città, hanno deliberato una revisione di stima del valore degli immobili di proprietà di Palazzo di Città.

L’intento, naturalmente, resta quello di vendere.

Dal 2009, anno in cui il commissario, Alfonso Noce, stilò la prima lista, le amministrazioni hanno provato più volte a cedere i beni, ma le procedure di gara tese a fare in modo che Palazzo di Città conseguisse l’alienazione degli immobili, sono andate praticamente deserte.

Stando a quanto relazionato lo scorso febbraio da Alba Srl, la municipalizzata che, con delibera commissariale, ha inglobato la Veicolo Srl – partecipata comunale creata da Giovanni Santomauro per favorire la dismissione dei beni – il disinteresse dei potenziali acquirenti sarebbe stato provocato dal calo dell’andamento del mercato immobiliare negli ultimi anni e dalle attuali quotazioni dei cespiti. Iorio e i suoi, dunque, hanno affidato all’Ufficio tecnico e delle politiche comunitarie, diretto da Giancarlo D’Aco, e al Settore finanziario e delle risorse umane, timonato da Giuseppe Ragone, l’incarico di provvedere quanto prima possibile a determinare i nuovi estimi.

Diversi gli immobili che il Comune vorrebbe cedere: l’Americanino e il centro sportivo polivalente in via Giusti; il macello comunale in via Spineta; l’ex serbatoio di via Olevano; l’ex tabacchificio ATI di via Rosa Jemma;  Palaschiavo e Palapuglisi; le aree adiacenti alla tendostruttura di via Don Minzoni e i locali terranei di via Don Sturzo;  un fondo in via Abruzzi; i terreni rimasti invenduti nei pressi dell’ex sorgente in località Festola, a Olevano sul Tusciano; un chiosco a via Clarizia; un immobile, a via Fili Galardi, e un fabbricato, a via Leopardi; il bocciodromo di via Adige.

Una scelta drastica, imposta, tuttavia, dal rigore del piano pluriennale di riequilibrio finanziario, che graverà sulle spalle dei battipagliesi fino al 2023.

Lacrime e sangue, e terra e cemento.




Battipaglia, al via i lavori al depuratore di Tavernola

BATTIPAGLIA. La Commissione Straordinaria, con Deliberazione n.109/G del 30.07.2015, ha approvato il progetto definitivo di adeguamento funzionale dell’impianto di depurazione di Tavernola.

Il progetto viene trasmesso alla Stazione Unica Appaltante istituita presso il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Salerno, per l’espletamento delle procedure di gara.

I lavori inizieranno entro il prossimo mese di ottobre, per essere completati nei primi mesi del 2016.

L’impianto di depurazione. una volta entrato a regime, permetterà di trattare rifiuti fognari pari a 200 litri al secondo, rispetto agli attuali 40 litri al secondo, soddisfacendo il fabbisogno di circa 60.000 abitanti, ferma restando la realizzazione del collettore principale del quartiere Belvedere, pure in fase di espletamento di gara.